Finale Europa League, Polizia ferma i tifosi dell’Arsenal con la maglia di Mkhitaryan (Skysport 28.05.19)

Il calciatore armeno ha dovuto rinunciare alla finale di Europa League per motivi politici. Ma nelle ore precedenti alla partita, la Polizia ha fermato per le strade di Baku i tifosi dei Gunners arrivati in Azerbaijan con la maglia di Mkhitaryan

ARSENAL, MKHITARYAN SALTA LA FINALE DI EUROPA LEAGUE

CHELSEA, SARRI LITIGA CON DAVID LUIZ. VIDEO

Alla fine Henrikh Mkhitaryan ha davvero dovuto rinunciare alla finale di Europa League per motivi politici, considerato il delicato momento che si sta vivendo tra Armenia e Azerbaijan. Il fantasista dell’Arsenal non ha raggiunto Baku, città in cui i suoi compagni di squadra si giocheranno il titolo con il Chelsea di Maurizio Sarri. L’assenza di Mkhitaryan, però, non è bastata a calmare gli animi. Nelle ore che precedono la partita, infatti, anche i tifosi dell’Arsenal arrivati a Baku con la maglia del calciatore armeno sono stati fermati dalla Polizia locale. Un video, che ha fatto immediatamente il giro del web, mostra alcuni supporters dei Gunners fermati dalle forze dell’ordine e poi lasciati andare dopo alcuni approfonditi controlli.

I motivi dell’assenza di Mkhitaryan

Ma per quale motivo Mkhitaryan ha dovuto saltare la finale di Europa League? Il fantasista dell’Arsenal è il calciatore più rappresentativo nonché il capitano dell’Armenia. Il suo paese è in conflitto con l’Azerbaijan, paese che ospita la gara tra i Gunners e il Chelsea, per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh. Questa, pur appartenendo al territorio azero, si è dichiarata indipendente nel 1991. Una contesa che già conta morti e tanta sofferenza e che ha impedito a Mkhitaryan di essere a disposizione per una delle partite più importanti della sua carriera.


DA CHE PULPITO!

Il Nagorno e Europa League, Azerbaigian: non politicizzare calcio

Roma, (askanews) – Il calciatore Henrikh Mkhitaryan, ha annunciato che non si unirà all’Arsenal nella trasferta di Baku per la finale di Europa League in programma mercoledì 29 maggio perché teme per la sua sicurezza a causa delle tensioni tra Armenia e Azerbaigian per la questione del Nagorno Karabakh. Una scelta che “politicizza” il calcio, secondo Hikmat Hajiyev, Capo del Dipartimento Politica Estera dell’Amministrazione presidenziale della Repubblica dell’Azerbaigian.”E’ stata una decisione sua e del suo club quella di non venire. Noi, come Azerbaigian, abbiamo detto che garantiremo la sicurezza per tutti i giocatori che verranno a giocare a Baku incluso Mkhitaryan. Ma sfortunatamente quello che vediamo è una tendenza o la tentazione di politicizzare il calcio, che non è accettabile. Il calcio, lo sport in generale, sono al di là della politica e non dovrebbero essere politicizzati. E in questo contesto rileviamo anche gli elementi di una guerra di informazione contro l’Azerbaigian. Auguriamo a entrambi i club, Arsenal e Chelsea, di avere successo. Puntiamo a promuovere i veri valori del calcio in tutto il continente europeo e lavorare insieme per mettere da parte questi elementi di politicizzazione che entrano nel calcio per obiettivi personali”.”C’è un conflitto tra Armenia e Azerbaigian, ma il calcio non ha niente a che fare con questo e non ha neanche niente a che fare con le origini di Mkhitaryan. Lui può venire come giocatore in Azerbaigian. L’Armenia, però, sta continuando la guerra contro l’Azerbiagian e continua ad occupare il 20% del territorio dell’Azerbaigian. Un milione di azeri sono stati sottoposti a pulizia etnica. Stati Uniti, Francia, Russia stanno lavorando come mediatori per una soluzione pacifica del conflitto. L’Azerbaigian sostiene questi sforzi e insieme alla comunità internazionale stiamo cercando di raggiungere al più presto la risoluzione del conflitto e la fine dell’occupazione delle forze armate armene in territorio azero”.


CAUCASO: Caso Mkhitaryan, tra sport e politica

Difficilmente la situazione politica nel Caucaso riceve l’attenzione della stampa italiana e internazionale. Ci voleva una partita di calcio perchè le cose cambiassero e persino sui giornali sportivi si scrivesse del conflitto irrisolto in Nagorno-Karabakh. Lo scorso 21 maggio, il giocatore armeno dell’Arsenal, Henrikh Mkhitaryan, ha annunciato, con un comunicato su Twitter, che non si sarebbe unito alla squadra nella trasferta di Baku, dove mercoledì prossimo si terrà la finale di Europa League.

Secondo quanto riportato dalla BBC, la scelta di Mkhitaryan è legata a timori per la sua sicurezza personale, considerata la situazione di tensione tra Armenia e Azerbaigian. Nonostante non sia la prima volta che il giocatore armeno rinunci a giocare in territorio azero, l’importanza della partita del 29 maggio ha dato alla notizia una grande eco mediatica, scatenando un vespaio di reazioni e polemiche nel Caucaso e non solo.

In Armenia, dove Mkhitaryan è, senza dubbio, lo sportivo più popolare e in molti seguono le partite dell’Arsenal solo per la sua presenza, non tutti concordano con la posizione che ha preso. Secondo i suoi detrattori, se altri atleti armeni, senza la fama del tesserato dell’Arsenal, hanno preso parte a gare internazionali organizzate in Azerbaigian nel recente passato, i timori per la sicurezza non sussistono. Altri sostengono la scelta di Mkhitaryan, ma spiegano che il giocatore avrebbe dovuto rinunciare a giocare per protestare contro la politica di chiusura dei confini che Baku applica nei confronti degli armeni.

Con una commistione di sport e cultura così forte, le istituzioni non potevano rimanere in silenzio. Anna Naghdalyan, portavoce del Ministero degli Esteri, ha dichiarato che Erevan avrebbe sostenuto Mkhitaryan se anche avesse deciso di giocare la partita. La rappresentante del governo ha colto l’occasione per criticare l’Azerbaigian per non aver dimostrato “quanto stia facendo per la pace”.

Al contempo, Baku si è difesa, spiegando di aver garantito ufficialmente la sicurezza del giocatore. Diversi membri delle istituzioni hanno condannato i media inglesi di orientalismo per il modo in cui hanno descritto l’Azerbaigian dopo che è scoppiato il caso. Anche la giornalista di opposizione Khadija Ismayilova –della quale  abbiamo scritto di recente– hausato parole durissime nei confronti di Mkhitaryan, accusandolo di razzismo per aver sfruttato la situazione per presentare, agli occhi del mondo, gli azeri come dei selvaggi pronti ad ammazzare gli stranieri.

A livello regionale, lo scambio di accuse e controaccuse non è una novità e dimostra, ulteriormente, quanto sia lontana  una prospettiva di pace tra i due vicini nel Caucaso del Sud. È interessante, piuttosto, notare il danno d’immagine che il caso ha causato all’Azerbaigian. Da quando Mkhitaryan ha comunicato la sua decisione, sulla stampa inglese, le analisi tattiche della partita sono state messe in secondo piano da articoli che parlano della situazione dei diritti umani nel paese e criticano la scelta di Baku come sede della finale. Tutto questo, mentre le istituzioni azere, da diversi anni, investono milioni di euro per promuoversi a livello internazionale. Ospitare eventi sportivi costituisce la chiave di volta di questa iniziativa. Nel 2015, l’Azerbaigian è stato sede della prima edizione dei Giochi europei, una sorta di olimpiade continentale, mentre dal 2016 il Gran Premio di Baku è una tappa fissa del mondiale di Formula 1. Per quanto riguarda il calcio, oltre alla finale di Europa League, nel 2020 la città ospiterà quattro partite degli Europei, competizione sponsorizzata dalla SOCAR, l’azienda petrolifera nazionale.

La campagna promozionale è riuscita  nell’intento di “mettere sulla carta del mondo” l’Azerbaigian che, come altri paesi dello spazio post-sovietico, è quasi completamente sconosciuto al grande pubblico. Il caso Mkhitaryan dimostra, però, quanto la visibilità mediatica rappresenti un’arma a doppio taglio; da tempo, infatti, anche le contraddizioni e le criticità del  paese sono finite sotto gli occhi della stampa internazionale.

Speciale difesa: esperto armeno denuncia attacco hacker dall’Azerbaigian (Agenzianova 28.05.19)

Speciale difesa: esperto armeno denuncia attacco hacker dall’Azerbaigian
Erevan, 28 mag 16:00 – (Agenzia Nova) – Un gruppo di hacker dell’Azerbaigian hanno lanciato un attacco contro l’Armenia tentando di violare i profili di Facebook di oltre 2 mila cittadini. È quanto affermato dall’esperto di sicurezza delle informazioni Samvel Martirosyan all’agenzia di stampa “Armenpress” “Molti account non sono ancora stati compromessi, quindi potrete modificare rapidamente le vostre password qualora il vostro nome risulti nella lista”, ha affermato Martirosyan su Facebook, pubblicando un elenco degli account interessati e sollecitando gli utenti a modificare i propri dati personali alle persone coinvolte. Secondo l’esperto anche alcuni utenti armeni del servizio di posta elettronica “Mail.ru” sarebbero stati presi di mira. (Res)

CAUCASO: Caso Mkhitaryan, tra sport e politica (Eastjournal 27.05.19)

Difficilmente la situazione politica nel Caucaso riceve l’attenzione della stampa italiana e internazionale. Ci voleva una partita di calcio perchè le cose cambiassero e persino sui giornali sportivi si parlasse del conflitto irrisolto in Nagorno-Karabakh. Lo scorso 21 maggio, il giocatore armeno dell’Arsenal, Henrikh Mkhitaryan, ha annunciato, con un comunicato su Twitter, che non si sarebbe unito alla squadra nella trasferta di Baku, dove mercoledì prossimo si terrà la finale di Europa League.

Secondo quanto riportato dalla BBC, la scelta di Mkhitaryan è legata a timori per la sua sicurezza personale, considerata la situazione di tensione tra Armenia e Azerbaigian. Nonostante, non sia la prima volta che il giocatore armeno rinunci a giocare in territorio azero, l’importanza della partita del 29 maggio ha dato alla notizia una grande eco mediatica, scatenando un vespaio di reazioni e polemiche nel Caucaso e non solo.

In Armenia, dove Mkhitaryan è, senza dubbio, lo sportivo più popolare e in molti seguono le partite dell’Arsenal solo per la sua presenza, non tutti concordano con la posizione che ha preso. Secondo i suoi detrattori, se altri atleti armeni, senza la fama del tesserato dell’Arsenal, hanno preso parte a gare internazionali organizzate in Azerbaigian nel recente passato, i timori per la sicurezza non sussistono. Altri sostengono la scelta di Mkhitaryan, ma spiegano che il giocatore avrebbe dovuto rinunciare a giocare per protestare contro la politica di chiusura dei confini che Baku applica nei confronti degli armeni.

Con una commistione di sport e cultura così forte, le istituzioni non potevano rimanere in silenzio. Anna Naghdalyan, portavoce del Ministero degli Esteri, ha dichiarato che Erevan avrebbe sostenuto Mkhitaryan se anche avesse deciso di giocare la partita. La rappresentante del governo ha colto l’occasione per criticare l’Azerbaigian per non aver dimostrato “quanto stia facendo per la pace”.

Al contempo, Baku si è difesa, spiegando di aver garantito ufficialmente la sicurezza del giocatore. Diversi membri delle istituzioni hanno condannato i media inglesi di orientalismo per il modo in cui hanno descritto l’Azerbaigian dopo che è scoppiato il caso. Anche la giornalista di opposizione Khadija Ismayilova –di cui  abbiamo scritto di recente– ha usatoparole durissime nei confronti di Mkhitaryan, accusandolo di razzismo per aver sfruttato la situazione per presentare, agli occhi del mondo, gli azeri come dei selvaggi pronti ad ammazzare gli stranieri.

A livello regionale, lo scambio di accuse e controaccuse non è una novità e dimostra, ulteriormente, quanto sia lontana  una prospettiva di pace tra i due vicini nel Caucaso del Sud. È interessante, piuttosto, notare il danno d’immagine che il caso ha causato all’Azerbaigian. Da quando Mkhitaryan ha comunicato la sua decisione, sulla stampa inglese, le analisi tattiche della partita sono state messe in secondo piano da articoli che parlano della situazione dei diritti umani nel paese e criticano la scelta di Baku come sede della finale. Tutto questo, mentre le istituzioni azere, da diversi anni, investono milioni di euro per promuoversi a livello internazionale. Ospitare eventi sportivi costituisce la chiave di volta di questa iniziativa. Nel 2015, l’Azerbaigian è stato sede della prima edizione dei Giochi europei, una sorta di olimpiade continentale, mentre dal 2016 il Gran Premio di Baku è una tappa fissa del mondiale di Formula 1. A livello calcistico, nel 2020 la città ospiterà quattro partite degli Europei, competizione sponsorizzata dalla SOCAR, l’azienda petrolifera nazionale.

La campagna promozionale è riuscita  nell’intento di “mettere sulla carta del mondo” l’Azerbaigian che, come altri paesi dello spazio post-sovietico, è quasi completamente sconosciuto al resto del mondo. Il caso Mkhitaryan dimostra, però, quanto la visibilità mediatica rappresenti un’arma a doppio taglio; da tempo, infatti, anche le contraddizioni e le criticità del  paese sono finite sotto gli occhi della stampa internazionale.

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>>Europa League, i giocatori dell’Arsenal pronti a indossare una maglia con il nome di Mkhitaryan, ma arriva il divieto della Uefa


>>Arsenal, Leno difende Mkhitaryan: “è uno scandalo che non possa giocare a Baku”

Pierrel: autorizzato al commercio in Armenia l’anestetico dentale Orabloc (Quifinanza 27.05.19)

(Teleborsa) – Pierrel Pharma, società interamente controllata da Pierrel, specializzata nello sviluppo, registrazione, commercializzazione e licensing di nuovi farmaci e dispositivi medici , ha ricevuto l’autorizzazione alla commercializzazione per l’anestetico dentale di punta by Pierrel a base Articaina, Orabloc, in Armenia paese che si aggiunge alla scacchiera della strategia commerciale del Gruppo.

“La registrazione del nostro prodotto Orabloc in Armenia – dice Fabio Velotti, amministratore unico della Società – rappresenta un ulteriore passo in avanti della nostra strategia di sviluppo nel continente Euroasiatico volta a rafforzare il nostro posizionamento commerciale dopo aver già registrato il nostro prodotto Orabloc in Iran ed Azerbaigian”.

L’Armenia si aggiunge agli altri Paesi dell’area Euroasiatica (Iran, Azerbaigian) oltre che ai grandi Paesi come USA e Canada, Italia, Russia ed agli altri sette Paesi Europei, al Sudan, a Taiwan ed Indonesia nel Far East, in cui Pierrel già commercializza i propri prodotti ed ai quali si aggiungeranno gli ulteriori 23 Paesi in cui la Società è attualmente impegnata nel processo di registrazione del proprio anestetico Orabloc. La Società commercializza attualmente oltre 32 referenze prodotto in 17 diversi paesi ed è in procinto di aggiungere ulteriori 30 referenze nei nuovi paesi nei quali sono in corso le procedure autorizzative.

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Pierrel, ok a commercializzazione di Orabloc in Armenia …
Leggi tutto: https://www.soldionline.it/notizie/azioni-italia/pierrel-ok-a-commercializzazione-di-orabloc-in-armenia?cp=1

Diari della Motocicletta: Da Milano all’Armenia con una moto Guzzi (Cds 27.05.19)

Sono davanti a casa, a Milano, è il 19 maggio e tra le gambe borbotta una Moto Guzzi gialla e bianca, davanti a me ho 10 mila chilometri. Sembrerebbe la situazione ideale, ma piove a dirotto, il termometro sul cruscotto segna 12 gradi e io vorrei tornare a letto. Essendo la situazione tragicacomica e non drammatica, non è tutta la vita a passarmi davanti, ma solo la piccola parte che riguarda il concatenarsi di eventi e coincidenze che mi ha portato a questo istante: di fronte ho una infinità di chilometri, curve e paesaggi, dietro, e precisamente nel collo, un rivolo d’acqua fredda.

Dicevo, come mi sono trovato qui? Lo scorso inverno avevo architettato un viaggio in Cina, e lo avevo proposto alla Moto Guzzi che proprio a primavera avrebbe lanciato la V85 TT, una moto perfetta per un viaggio avventuroso. Paolo, il capo dell’ufficio stampa era entusiasta come me: nessuno lo dice mai, ma chi progetta e produce moto ultimamente è un po’ frustrato. Loro testano i prototipi perché siamo in grado di sopportare il freddo siberiano e il caldo del deserto, e poi i loro clienti il più delle volte la cosa più avventurosa che fanno è tornare a casa nel traffico dell’ora di punta. Purtroppo arrivare in Cina, nonostante mille telefonate, visti richiesti e mail spedite (spesso senza risposta) a personaggi ineffabili come il responsabile degli spot motoristici uzbeki, che peraltro mai ha risposto, si è rivelata una impresa impossibile.

Così, in fretta e furia, abbiamo cambiato la meta del viaggio: si dice sempre che i proprietari delle mega enduro, quelle moto che con borse e bauli stazzano come un traghetto, al massimo su due ruote vanno a prendere l’aperitivo? Bene, e allora a prendere l’aperitivo ci andiamo anche noi, solo che il baretto che abbiamo scelto è ad Areni, in Armenia, quasi al confine con L’Azerbaijan. Là dove è stata scoperta dagli archeologi la prima cantina della storia dell’umanità. Laggiù nel Caucaso il vino si fa da piu di 6 mila anni, di sicuro avranno una bottiglia che vale la pena di stappare: tra andata e ritorno sono più o meno 10 mila chilometri, speriamo che non lesinino con patatine e olive.

Pausa caffè. Andrea percorrerà più di 10 mila chilometri

La moto, che come dicevo borbotta tra le mie gambe in attesa che metta la prima, secondo Tommaso e Corrado, gli “arcimeccanici” del reparto esperienze della casa che l’hanno messa a punto, è pronta a tutto, ma è identica a quella che si potrebbe comprare dal concessionario: non ci sono pezzi speciali, sospensioni rinforzate, motore versione Paris-Dakar. Ci sono però delle belle borse, una tanichetta per la benzina, un po’ di pezzi di ricambio (che spero di non dover utilizzare) e i tubi para motore, nel caso finissi di muso sull’asfalto. E anche questi confido di non testarli.

Ora devo solo mettere la prima, che sul Guzzi fa CLONK, ma su questa che è nuova fa un sommesso clonk, e partire. Prima tappa Roma, a salutare la mamma. Poi si punta su Bari, ci si imbarca, quindi si attraversa la Grecia, si percorre tutta la costa turca sul Mar Nero, si entra in Georgia, ci si arrampica su ogni strada che punta ai monti (è la mania di noi motociclisti), si arriva in Armenia, si stappa la bottiglia ad Areni e quindi si torna, attraversando il Mar Nero e poi Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria. Ora parto, che non vedo l’ora di essere dalle parti di Arezzo per ricordarmi qualcosa di essenziale che di sicuro mi sono scordato sul tavolo di casa. Clonk.

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Armenia-Cina: presidente Sarkissian, rapporti fondati su amicizia e rispetto reciproco (Agenzianova 26.05.19)

Erevan, 26 mag 16:52 – (Agenzia Nova) – I rapporti tra Armenia e Cina si basano da sempre su principi di amicizia e rispetto reciproco. Lo ha dichiarato il presidente del paese caucasico, Armen Sarkissian, durante il suo incontro di oggi ad Erevan con il ministro degli Esteri di Pechino, Wang Yi. “L’amicizia tra i nostri popoli risale a secoli fa, e non è iniziata solo con l’istituzione dei rapporti diplomatici e intergovernativi bilaterali nel 1992”, ha aggiunto il capo dello Stato, sottolineando l’efficienza con cui le autorità dei due paesi stanno cooperando nel quadro dell’iniziativa cinese della nuova Via della seta. Stando alle informazioni diffuse da “Armenpress”, il capo della diplomazia di Pechino ha concordato con quanto affermato da Sarkissian, sottolineando quanto i rapporti bilaterali si sono consolidati negli ultimi anni. Secondo quanto riportato dalla stampa dei due paesi, le due parti hanno discusso una serie di questioni rilevanti nel quadro dei rapporti bilaterali e della cooperazione nei settori delle nuove tecnologie, della scienza e dell’istruzione. (Res) © Agenzia Nova – Riproduzione riservata

ASIA/TURCHIA – Nuovi problemi per le Fondazioni legate alle minoranze religiose (Agenzia Fides 24.05.19)

Ankara (Agenzia Fides) – In Turchia si protrae la situazione di incertezza e disagio in cui versano da anni le Fondazioni collegate alle minoranze etniche, culturali e religiose. E i responsabili di tali organismi non riescono a trovare interlocutori istituzionali disposti a cercare insieme soluzioni ai nodi irrisolti.
Le circa 170 Fondazioni legate a minoranze etniche e religiose presenti in Turchia – comprese quelle animate da ebrei e da cristiani armeni, greci, assiri, siri, caldei, bulgari e georgiani – operano secondo le disposizioni e i regolamenti definiti dalla Direzione generale delle Fondazioni. La situazione di stallo si protrae da almeno sei anni: nel 2013 era stato steso un nuovo regolamento, che di fatto non è mai entrato in vigore, impedendo di rinnovare le cariche dirigenziali delle singole istituzioni. Nel marzo scorso, la Direzione delle Fondazioni ha iniziato a prendere contatto con le diverse comunità per iniziare il processo di applicazione del testo normativo, finora rimasto sulla carta. Ma proprio in tale frangente – secondo quanto riportato da Agos, giornale bilingue armeno-turco con sede a Istanbul – è emerso con chiarezza che il nuovo regolamento prevede non la libera elezione dei dirigenti delle singole Fondazioni, ma la loro “nomina” da parte della Direzione delle Fondazioni. In base alle nuove regole, la stessa Direzione aveva chiesto a marzo alla comunità greco-ortodossa di limitarsi a suggerire possibili candidati per il rinnovo delle cariche amministrative di ogni singola Fondazione ad essa legata. I rappresentanti legali della comunità greco-ortodossa – riferisce ancora Agos – hanno risposto facendo riferimento all’articolo 6 della legge sulle fondazioni, dove si legge che “gli amministratori delle Fondazioni sono eletti tra i loro membri, e le modalità di elezione vengono stabilite attraverso regolamenti interni di ogni Fondazione” .
Sono 67 le Fondazioni che in tutta la Turchia fanno capo alla locale comunità cristiana greco-ortodossa. Quelle legate alla comunità armena sono 50, e quelle legate alla comunità ebraica sono 7. Lo scorso 9 maggio, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha respinto per “carenza di documentazione” il ricorso presentata dalla Fondazione del monastero siro ortodosso di Mor Gabriel (nella foto), che chiedeva di rientrare in possesso di 18 beni immobiliari appartenenti in origine al Monastero, espropriati nel 2008 e rimasti ancora sotto il controllo del Ministero turco del Tesoro, nonostante le promesse di restituzione espresse in passato dall’allora premier turco – oggi Presidente – Recep Tayyip Erdogan. (GV) (Agenzia Fides 24/5/2019).

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Energia: governo armeno approva decreto su formazione mercato comunità elettricità eurasiatico (Agenzianova 23.05.19)

Erevan, 23 mag 15:16 – (Agenzia Nova) – Il governo dell’Armenia ha approvato oggi un decreto che stabilisce la firma del protocollo sulla formazione di un mercato comune dell’elettricità per l’Unione economico eurasiatica (Uee). Lo riferisce l’edizione locale dell’agenzia di stampa “Sputnik”. Secondo il sito web dell’organizzazione, il trattato stabilisce che gli Stati membri dell’Uee devono concludere un accordo internazionale che costituisca il mercato comune dell’energia elettrica e garantisca la sua entrata in vigore non oltre il primo luglio 2019. Inoltre, il protocollo è destinato ad autorizzare il Consiglio intergovernativo eurasiatico e il Consiglio della Commissione economica eurasiatica ad approvare gli atti che regolano il nuovo mercato dell’elettricità. L’Uee comprende la Russia, l’Armenia, la Bielorussia, il Kazakhstan e il Kirghizistan. Il trattato che istituisce l’Uee è entrato in vigore a gennaio 2015. (Res)

Mkhitaryan rinuncia alla finale di Europa League in Azerbaigian (Rassegna Stampa 21 e 22 maggio 2019)

Il colpo di genio dei tifosi dell’Arsenal: spargono la voce che Hazard e Kanté… sono armeni (La Gazzetta dello sport 22.05.19)

Ci sono tanti tipi di rumors. Notizie infondate, gossip, segreti più o meno importanti; scoprire qualcosa che non era dato sapere dà a molti quel brivido, quella sorta di attimo in cui ci si sente estremamente potenti nel momento in cui si decide di rivelarlo al mondo. Nel calcio, in genere, si assiste a rumors di calciomercato, si possono stare a sentire delle dicerie sui rinnovi contrattuali, qualche chiacchiera da bar sulla vita privata di un giocatore. Ma mai nessuno aveva sparso la voce che due calciatori fossero segretamente… armeni. Almeno, fino ad oggi.

In seguito alla vicenda che costringerà il centrocampista dell’Arsenal Henrik Mkhitaryan a casa, alcuni tifosi dei Gunners non riescono a darsi pace e cercano un modo per far sì che anche il Chelsea di Maurizio Sarri possa partire con lo stesso svantaggio. E come si fa a mettere fuori combattimento un giocatore prima di una finale come quella di Baku? Beh, non è un metodo molto carino, né già sperimentato e che darà sicuramente frutti ma i tifosi dell’Arsenal, un’idea se la sono fatta venire: si sparge la voce che Eden Hazard e N’Golo Kanté abbiano origini… armene. È vero, mettendosi nei panni di Mkhitaryan, si tratta di uno scherzo, se non crudele, quantomeno un po’ insensibile. Ma bisogna ammettere che è una trovata geniale!

TESTIMONI – Un certo Richard scrive su Twitter: “La cosa triste è che l’Armenia è un gran paese! Ci sono stato una volta in vacanza e ho incontrato Eden Hazard e N’Golo Kanté che facevano visita ai propri nonni“. Qualcuno, inevitabilmente risponde: “Ho sentito che Kepa ha fatto uno di quei test del DNA ed è risultato per il 62% armeno“. Sempre nelle risposte a questo primo Tweet si trova un autentico genio: “Io sono armeno, sono andato a scuola con Eden Hazard aka Edik Hasardyan. La zia armena di Kanté lavora con mia zia a Artsakh. Sono sorpreso che in Azerbaijan non si sappia“… e no, l’utente non dimentica di taggare Ilham Aliyev, presidente della repubblica dell’Azerbaijan. E ora, Hazard e Kanté se la sentiranno di partire per Baku e a mettere in dubbio le testimonianze di molti onesti cittadini che solo per puro caso tifano anche Arsenal?


Il cuore armeno di Mkhitaryan(Indiscreto 22.05.19)

Henrikh Mkhitaryan non giocherà la finale di Europa League a Baku per motivi di sicurezza, non soltanto sua. Questa triste notizia va oltre l’Arsenal-Chelsea della settimana prossima, perché ha il merito di ricordarci che in Europa esiste uno stato, la Repubblica dell’Artsakh, di cui nessuno parla e che quindi ci interessa.

Una situazione nata con la fine dell’Unione Sovietica, nel 1991, e il riemergere di identità che per tutto il secolo breve erano state tenute a bada dall’autoritarismo comunista, dopo che nell’Ottocento ci aveva pensato quello zarista. Dal punto di vista amministrativo, però, il Nagorno-Karabah fu assegnato all’Azerbaigian da Stalin…

Nagorno è un nome russo, Karabah turco, mentre Artsakh è l’antico nome armeno di quella terra (per cercarla su Google Maps trascinate verso il Caucaso) abitata prevalentemente da armeni di religione cristiana. La guerra scoppiata quasi subito dopo la fine dell’URSS portò a scappare verso l’Azerbaigian propriamente detto gli azeri dell’Artsakh, con fuga dall’Azerbaigian di quasi tutti gli armeni. Nel 1994 una pace mai ufficializzata fra Armenia (al 95% cristiana) e Azerbaigian (al 96% musulmano), e 40.000 morti sul campo, per tre quarti azeri.

E una regione, appunto l’Artsakh, diventata da un quarto di secolo uno stato di cui non si può dire che sia uno stato: una logica annessione all’Armenia farebbe scoppiare di nuovo la guerra, ma del resto si può capire, con buona pace di Bergoglio, perché 150.000 cristiani non abbiano tutta questa voglia di far parte di un paese musulmano di 10 milioni di abitanti come l’Azerbaigian. Pensare che qualche fuoricorso italiano voglia manifestare per l’Artasakh è fantapolitica, però ogni tanto arriva la realtà a ricordarci che quello che siamo dipende anche da come ci vedono gli altri. Possiamo fare i cosmopoliti della mutua, ma per un armeno o un azero rimaniamo italiani (non che sia un pregio o un difetto, è un fatto).

Quanto a Mkhitaryan, ci è particolarmente caro perché qualche anno fa, sotto i ferri di un bravo chirurgo suo omonimo (era infatti armeno), prima dell’anestesia dopo qualche battuta sul cognome ci mettemmo a parlare della sua posizione nel Borussia Dortmund di Klopp. Uno di quei casi in cui il il primo comandamento del Muro del Calcio (Non serve guardare le partite per poterne parlare) ci è tornato utile.


Chelsea-Arsenal, Mkhitaryan salterà la finale di Europa League per motivi politici (Skysport 21.05.19)

La tensione politica tra Armenia e Azerbaijan, stato in cui si giocherà la prossima finale di Europa League, costringerà l’Arsenal a rinunciare a Mkhitaryan, che non partirà con la squadra per Baku. Ad annunciarlo i Gunners in un comunicato ufficiale

I timori della vigilia sono stati confermati: Henrikh Mkhitaryan non viaggerà con l’Arsenal verso Baku, città nella quale si giocherà la finale di Europa League tra i Gunners e il Chelsea. Le tensioni politiche tra l’Armenia, stato nel quale il giocatore è nato, e l’Azerbaijan, del quale Baku è la capitale, hanno costretto il club londinese ad abbandonare le speranze di poter convocare il centrocampista, che dunque non si recherà nella città azera. A comunicarlo è stato lo stesso Arsenal, che con delusione ha commentato la vicenda: “Abbiamo scandagliato a fondo tutte le opzioni possibili affinché Mkhitaryan potesse far parte della squadra – si legge nella nota ufficiale – ma, dopo aver discusso di questo con il giocatore e con la sua famiglia, abbiamo concordato di comune accordo che Heinrikh non farà parte della nostra spedizione a Baku. Abbiamo scritto alla Uefa esprimendo le nostre preoccupazioni riguardo a questa vicenda: Mkhitaryan è stato un giocatore chiave per il raggiungimento della finale ed è per noi una grande perdita. Siamo anche molto delusi per il fatto che un giocatore possa perdere una grande finale europea, evento che accade raramente all’interno di una carriera, a causa di situazioni come questa”.

Armenia-Azerbaijan, i motivi del conflito

Non è la prima volta che Mkhitaryan si trova a doversi confrontare con una situazione simile. Il centrocampista, infatti, già nel 2015, quando indossava la maglia Borussia Dortmund, aveva dovuto rinunciare alla trasferta contro il QabalaLo stesso era successo nella fase a gironi di questa Europa League: l’Arsenal aveva pescato gli azeri del Qarabag e il classe 1989 era rimasto a Londra. I motivi della sua assenza sono politici, riconducibili, come detto, alle tensioni tra Armenia e Azerbaijan. I due stati sono infatti in conflitto tra loro per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh, la quale, pur appartenendo al territorio azero, a seguito di una disputa nel 1991 si è dichiarata indipendente. La contesa conta decenni di morti e di dolore alle sue spalle.

La delusione di Mkhitaryan

Lo stesso centrocampista armeno non ha potuto far altro che esprimere tutta la sua delusione per la situazione. Mkhitaryan ha dimostrato il suo rammarico con un post apparso sul proprio profilo Instagram, nel quale ha spiegato le motivazioni che hanno spinto lui e l’Arsenal a propendere per la decisione: “Dopo aver preso in considerazione tutte le opzioni del caso – ha scirtto il giocatore -, abbiamo dovuto prendere la decisione difficile per me di non viaggiare con la squadra per la finale di Europa League. Non capita spesso a noi calciatori di giocare partite di questo genere e non poter scendere in campo mi fa molto male. Farò il tifo per i miei compagni di squadra! Portiamo a casa il trofeo!”.

La posizione dell’Azerbaigian

Dopo l’annuncio da parte dell’Arsenal, le autorità dell’Azerbaigian hanno voluto rassicurare il club inglese e lo stesso giocatore. A farsi foriero del messaggio è stato il portavoce del ministero degli esteri azero, Leyla Abdullayeva: “Mkhitaryan può giocare la finale di Europa League a Baku – ha chiarito – nonostante i rapporti difficili tra l’Azerbaigian e l’Armenia. Già molti eventi sportivi importanti sono stati ospitati dal nostro Paese e gli atleti armeni vi hanno sempre preso parte. Non bisogna confondere sport e politica, devono restare separati”. Le parole del portavoce del ministero degli esteri si aggiungono a quelle del segretario generale della federcalciodell’Azerbaigian, Elkhan Mamedov, il quale nelle scorse settimane aveva spiegato come la situazione fosse sotto controllo: “Le autorità azere hanno fornito all’Uefa le garanzie di sicurezza per Mkhitaryan. Il giocatore non avrebbe alcun problema di sicurezza in Azerbaigian”.

Tifosi furiosi: “Boicottiamo la finale”

La decisione dell’Arsenal, costretto a rinunciare a un giocatore importante come Mkhitaryan, non è stata presa di buon grado dai tifosi dei Gunners, che hanno protestato in maniera furiosa proponendo addirittura di boicottare la finale di Europa League: “Boicottare la finale di Europa League mi renderebbe orgoglioso del mio club più di un’eventuale vittoria“. Altri, invece, chiedono uno spostamento della sede della finale: “Se Mkhitaryan non potrà giocare, la soluzione è semplice. La partita deve essere spostata in un altro Paese. Se la Uefa insiste per giocare lì, bisognerà boicottare il match“. Tanti messaggi di questo tono sono apparsi sul web, infine c’è stato anche chi ha voluto scherzare: “Se l’Arsenal non potrà avere Mkhitaryan per la finale di Baku – ha scritto un tifoso -, l’unica soluzione è che il Chelsea lasci a casa un suo giocatore. Io nomino Eden Hazard“.

 


Arsenal, Mkhitaryan non va alla finale di Baku: non si sente protetto nella guerra azero-armena (Cds 21.05.19)

È una scelta molto personale, come tutte le scelte «politiche»: Henrikh Mkhitaryan, centrocampista armeno dell’Arsenal, non volerà a Baku per la finale di Europa League contro il Chelsea in programma mercoledì 29 maggio. In Azerbaigian – è il parere della società, della famiglia e del giocatore stesso – la sua sicurezza non sarebbe stata garantita. Colpa di una guerra tra armeni e azeri vecchia quasi trent’anni, nel Nagorno-Karabakh, e mai davvero risolta: quel territorio montagnoso a larga maggioranza armena (cristiana), ma dentro i confini dell’Azerbaigian (musulmano), nel ’91 sfruttò il crollo dell’Urss per dichiararsi indipendente, scatenando un conflitto che lasciò una scia di 30 mila morti e che periodicamente riesplode in scontri armati. Le rassicurazioni per Mkhitaryan non sono servite: la Uefa «insieme alle più alte autorità dell’Azerbaigian» aveva studiato e trasmesso all’Arsenal «un piano di sicurezza» per il giocatore, forse non abbastanza convincente. Così il club londinese ha accettato di privarsi di lui per la partita che, oltre al trofeo, può valere la qualificazione alla prossima Champions League. Gli azeri, che nel 2015 hanno ospitato i primi Giochi europei e due anni dopo inaugurato il proprio Gp di Formula 1, hanno provato fino alla fine a evitare il pasticcio. La portavoce del ministro degli Esteri, Leyla Abdullayeva, ha giurato che «Micki» poteva giocare: «Molti altri atleti armeni hanno partecipato ai nostri eventi». Non lui, che aveva già evitato l’Azerbaigian nel 2015, per un Galaba-Dortmund, e lo scorso ottobre per la sfida con il Qarabag. Nemmeno il sogno di due coppe è valso quel rischio.


Arsenal, Mkhitaryan escluso  dall’Euroleague per motivi politici (Sport il Mattino 21.05.19)

Non convocato per motivi politici. Può sembrare assurdo ma è proprio così. Henrikh Mkhitaryan non giocherà la finale di Europa League contro il Chelsea in programma a Baku il prossimo 29 maggio perché non ci sarebbero sufficienti garanzie per la sua sicurezza. Tradotto il centrocampista dell’Arsenal rischierebbe la vita. Nonostante nei giorni scorsi il governo azero avesse rassicurato tutti, il club londinese ha preferito non convocarlo. La decisione, sofferta è arrivata ieri dopo un colloquio con il calciatore e la sua famiglia. «Sono partite che non capita spesso di giocare e mi fa molto male saltarla» ha dichiarato il calciatore armeno.
MOTIVI 
La situazione tra Azerbaigian e Armenia rimane tesa per la questione del Nagorno-Karabakh. Una regione con maggioranza etnica armena nel territorio azero, che nel 1991 decise di staccarsi e fondare una repubblica. La dichiarazione d’indipendenza causò un conflitto che tuttora è irrisolto. Per questo è bandita la presenza di giocatori armeni sul suolo azero. Non a caso per Mkhitaryan si tratta già della terza esclusione. La prima volta fu nel 2015 con il Borussia Dortmund, saltò la gara in casa del Qabala, quest’anno sempre con l’Arsenal ha saltato la sfida della fase a gironi contro il Qarabag. Di casi “politici” ce ne sono molti altri. Ad esempio In Inghilterra è famoso James McClean, nato a Derry, la città che segna il confine fra la Repubblica d’Irlanda e lo stato leale alla corona. Si sente irlandese e per questo si è rifiutato d’indossare il papavero che si usa in Premier per commemorare i soldati del Regno Unito morti in battaglia e ha voltato le spalle alla Union Jack durante l’inno.


 Tensioni Armenia-Azerbaigian,Mkhitaryan no a finale E.League

(ANSA) – LONDRA, 21 MAG – L’Arsenal rinuncia a schierare Henrikh Mkhitaryan nella finale di Europa League che giocherà contro il Chelsea, a causa delle tensioni politiche tra il suo Paese nativo, l’Armenia, e Azerbaigian, che il 29 maggio ospiterà l’incontro nello stadio della capitale Baku. “Abbiamo esplorato a fondo tutte le opzioni per permettere a Micki di far parte della squadra – afferma l’Arsenal – ma dopo aver discusso di questo con lui e la sua famiglia abbiamo concordato che non farà parte della trasferta”. Il club aggiunge “abbiamo scritto alla UEFA esprimendo la nostra profonda preoccupazione per questa situazione. Micki è stato in giocatore chiave nella nostra corsa verso la finale, quindi questa è una grande perdita per noi dal punto di vista della squadra”.


Tensioni tra Armenia e Azerbaigian: Mkhitaryan rinuncia alla finale di Europa League (Eurosport 21.05.19)

Il centrocampista armeno dell’Arsenal ha annunciato che non partirà con i compagni di squadra alla volta di Baku dove i Gunners di Unai Emery, mercoledì prossimo 29 maggio, disputeranno la finale tutta inglese contro il Chelsea di Maurizio Sarri. Alla base della decisione del giocatore le relazioni tese tra il suo Paese e l’Azerbaigian, sede della finalissima.

Henrikh Mkhitaryan ha deciso di rinunciare alla finale di Europa League che mercoledì 29 prossimo vedrà sfidarsi in un derby tutto inglese l’Arsenal e il Chelsea allo stadio Olimpico di Baku. Alla base della decisione del 30enne centrocampista armeno dei Gunners ci sono le relazioni difficili tra il suo Paese, l’Armenia, e il Paese che ospiterà la finalissima ovvero l’Azerbaigian. “Annunciamo con grande dispiacere che Mkhitaryan non viaggerà con la squadra per la finale di Europa League contro il Chelsea”, scrive l’Arsenal in un post su Twitter.

Le parole di Mkhitaryan

” Dopo avere considerato tutte le possibili opzioni, abbiamo preso la decisione più difficile per me, quella di non partecipare con la squadra alla finale di Europa League contro il Chelsea. Si tratta di una di quelle partite che non capita spesso di giocare e devo ammettere che per me è doloroso saltarla. Farò il tifo per i miei compagni di squadra, portiamo la Coppa a casa”

I precedenti con il Qarabag e il Qabala

Non è la prima volta che Mkhitaryan rinuncia a una trasferta in Azerbaigian: il centrocampista armeno non era stato convocato da Emery nemmeno lo scorso ottobre quando l’Arsenal, nella fase a gironi di Europa League, aveva fatto visita al Qarabag. Ai tempi in cui militava nel Borussia Dortmund, inoltre, Mkhitaryan aveva saltato anche la trasferta sul campo del Qabala (sempre nella fase a gironi di Europa League).

22 maggio1924, nasce Charles Aznavour (Agenziacomunica 22.05.19)

È un caso forse unico nella storia che un artista sia stato immortalato in vita con un monumento, una statua che lo raffigura ad altezza naturale nella città di Erevan in Armenia. È accaduto a Charles Aznavour che oggi avrebbe compiuto oggi 95 anni, essendo nato a Parigi il 22 maggio 1924 da genitori immigrati di origine armena.

Iniziò a cantare che era un bambino ma il successo incominciò ad arridergli quando giovane si incrociò con il mitico usignolo, il passerotto di Francia Edith Piaf che fu anche grande scopritore di talenti. Insieme girarono molto affascinando platee di famosi teatri anche all’altra parte del mondo. Ma Aznavour non solo cantava e canta ma scriveva e scrive le canzoni, e per la divina Piaf scrisse “…Ma l’amore è distrutto,. Tutto è crollato sulla mia vita schiacciando, calpestando, prendendo via il mio cuore, Jezebel, ma per te, io giro la terra andrò fino in fondo all’inferno, dove sei? Jezebel dove sei?…

Era il disperato canto d’amore di questa donna minuta che ebbe dal buon Dio nella voce tutto quanto e anche più di quello che la vita le aveva negato. E Aznavour ha saputo raccontare nelle sue canzoni le mille sfaccettature della vita, dall’assurdità di una patria etnicamente cancellata e negata “…Dio lo vedrà, provvederà per te, Armenia. Il mondo è con te, barriere non ce n’è la solidarietà, no, non ti mancherà rifiorirai, vedrai…”, alla tristezza di un amore finito con la dignità che impone “Il faut savoir, si deve sapere”, al canto struggente per la morte della mamma, alla nostalgia di anni passati nei caffè di Montmartre senza soldi ma ricchi di amore per Boheme, alla dignitosa rabbia di un tradimento consumato dinanzi a se come un “io tra di voi”, alla… Insomma Charles Aznavour ci ha raccontato e ci racconta la vita con una voce straordinaria meritamente paragonata a quella del the voice come il Frank Sinatra francese.

Perdonatemi se con nessuno di voi non ho niente in comune: io sono un istrione a cui la scena dà la giusta dimensione” e che dimensione, un grande straordinario artista di dimensione immensa.

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