Armenia: tribunale Erevan ordina rilascio ex presidente Kocharyan (Agenzia Stampa 18.05.19)

Erevan, 18 mag 16:18 – (Agenzia Nova) – Un tribunale di Erevan ha ordinato oggi il rilascio dell’ex presidente armeno Robert Kocharyan, sotto garanzia dei leader attuali e precedenti del Nagorno-Karabakh. “La corte ha deciso di cambiare la sentenza di condanna per Kocharyan, sulla base di garanzie personali”, ha annunciato il magistrato incaricato di leggere il verdetto. L’attuale presidente della repubblica non riconosciuta del Nagorno-Karabakh, Bako Sahakyan, e il suo predecessore Arkadi Ghukasvan, hanno dato garanzie personali per Kocharyan. (Res)

Genocidio Armeno (Tgyou24.it 17.05.19)

Durante la prima guerra mondiale (1914-1918), nell’area dell’ ex impero ottomano,in Turchia,il genocidio del popolo armeno (1915-1923),il primo del XX secolo. Il governo dei Giovani Turchi, preso il potere nel1908, attua la fine  dell’Etnia armena, presente nell’area anatolica fin da l7°secolo a.C.  I due terzi degli armeni dell’impero Ottomano perirono si contano circa 1.500.000 di persone. Molte furono i bambini islamizzati e donne inviate negli harem. La deportazione e lo sterminio del 1915 vennero preceduti dai pogrom del1894-96 voluti dal Sultano Abdul Hamid II, e da quelli di 1909, attuati dal governo dei Giovani Turchi. Le responsabilità dell’ideazione e dell’attuazione del progetto genocidio  vanno individuate all’interno del partito dei giovani turchi”ittihad ve Terraki ”(Unione e Progresso).l’ala più intransigente del Comitato Centrale del partito, pianificò il genocidio con la supervisione del  Ministero dell’interno e la collaborazione del ministero della giustizia.  I politici responsabili del genocidio furono:Talaat,Enver,Djemal,Mustafà Kemal, detto Ataturk,che ha completato e avvallato l’opera dei Giovani Turchi, sia con nuovi massacri, sia con la negazione delle responsabilità dei crimini commessi. Il Genocidio degli armeni, può essere considerato il più grande genocidio del XX secolo. L’obbiettivo era di risolvere alla radice la  questiona degli armeni, popolazione cristiana che guardava all’occidente. Il movente principale è da ricercarsi all’interno dell’ideologia panturchista, che ispira l’azione di governo dei Giovani Turchi, determinati a riformare lo Stato su una base nazionalista, e quindi sulla  omogeneità etnica e religiosa. La popolazione armena, di religione cristiana, che aveva assorbito gli ideali dello stato di diritto di stampo occidentale, con le sue richieste di autonomia poteva costituire un ostacolo ed opporsi al progetto governativo. L’obiettivo degli ottomani era la cancellazione della comunità armena, come soggetto storico, culturale e innanzitutto politico.

Non secondaria fu la rapina dei beni e delle terre degli armeni. Il governo e la maggior parte degli storici turchi ancora oggi rifiutano di ammettere che nel 1815 è stato commesso un genocidio ai danni del popolo armeno.

Il 24 aprile del 1915 tutti i notabili intrapresero un’opera di sistematica deportazione della popolazione armena verso  il deserto di Der Es-Zor. Deserto provvisorio di deportazione è del maggio1915, seguito dal decreto di confisca dei beni, decreti mai ratificati dal parlamento.

Violenze indiscriminate sulla popolazione civile,  infine i superstiti furono costretti  ad una terribile marcia verso il deserto, nel corso del quale gli armeni furono depredati di tutti i  loro averi  e moltissimi persero la vita. Quelli che giunsero al deserto non ebbero alcuna possibilità                                                  di sopravvivere, molti furono depredati di tutti i loro averi e moltissimi persero la vita e  gettati in caverne. Gli armeni non ebbero alcuna possibilità di sopravvivere, molti bruciati vivi, altri annegati nel fiume Eufrate e nel Mar Nero. Anche la presenza di alcuni Giusti permise al mondo di sapere quello che stava succedendo. Ne ricordiamo due: ArminT.Wegner e Giacomo Gorrini.

Anna Sciacovelli

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Turchia, in tv falsa conversione all’islam di un cristiano armeno (ILgiornale 17.05.19)

Nella Turchia di Recep Tayyip Erdogan e, soprattutto, in Armenia, sta scatenando grandi polemiche quanto accaduto in diretta tv relativamente alla conversione di un tredicenne cristiano all’islam.

Una conversione poi smascherata e che ha suscitato indignazione in una Armenia da sempre trafitta da quella tragedia passata alla storia come “genocidio armeno“.

Nel corso di una seguita trasmissione televisiva che va in onda sulla stazione televisiva AtvNihat Hatipoglu, accademico e teologo turco, presidente della Gaziantep University of Science and Technology, curatore del programma, ha portato in studio un ragazzo di 13 anni armeno che ha “voluto” convertirsi. Così, di fronte a migliaia di spettatori, il ragazzo ha ripetuto le parole della confessione musulmana, la shahàda, diventando quindi un musulmano.

Immediatamente, Hatipoglu ha chiesto al ragazzo che nome musulmano volesse assumere e, guarda caso, il giovane Arthur ha “scelto” il nome “Nihat”, lo stesso del presentatore del programma in onda in Turchia. Sul sito armeno Lurer.com, la madre, Alina Y., appena ha saputo del fatto, ha dichiarato che suo figlio non si era convertito all’islam. “Siamo armeni e cristiani. Se l’avessi saputo, sarei stato vicino a mio figlio. Arthur è un ingenuo ragazzo di soli 13 anni. Un suo amico siriano gli ha detto: ‘Andiamo, andiamo a parlare dal vivo alla televisione. Loro ci daranno dei giochi e possiamo mangiare fianco a fianco con le stelle’. E mio figlio è andato con lui. È un bambino, ha sbagliato, ma non si è convertito e non è circonciso“.

Alina ha anche chiamato il parlamentare turco di origine armena Garo Paylan, membro della Grande Assemblea nazionale della Turchia per il Partito democratico popolare (Hdp), per spiegare che suo figlio è stato invitato al programma senza l’autorizzazione dei suoi genitori. E Paylan ha deciso che invierà una lettera agli organizzatori del programma, accusandoli di “pedofilia”.

Per la comunità armena, il presentatore Hatipoglu ha violato il trattato di Losanna, in particolare gli articoli che difendono le minoranze etniche e religiose da qualsiasi genocidio. In effetti, il trattato, nello spiegare gli aspetti del genocidio, afferma che la conversione forzata è inaccettabile e che la conversione di un minore, senza la presenza dei suoi genitori, è equiparata a una conversione forzata.

Il ragazzo, infatti, secondo quanto spiegato dalla madre, non aveva nemmeno pensato di diventare musulmano prima di entrare in studio, né aveva ricevuto una formazione per preparare la sua presunta conversione. Hatipoglu si è difeso sul Independent Turkishsostenendo che avrebbe chiamato la famiglia del bambino prima della trasmissione per ottenere il permesso telefonico della madre e del patrigno. Ricostruzione smentita dalla madre del giovane. Hatipoglu ha rilanciato dicendo: “il mio obiettivo è mostrare la faccia pulita dell’Islam. Non faccio il mio programma secondo le reazioni nei social media. Nella tradizione islamica non puoi tornare indietro se diventi musulmano“.

Aram Atesyan, il vicario generale del Patriarcato Armeno in Turchia ha detto che vuole incontrare il bambino con i genitori ed ha spiegato che questa “conversione” è stata criticata non solo dalla comunità armena ma anche da vari settori della religione islamica. Anche l’associazione per i diritti umani ha annunciato che avrebbe presentato una denuncia penale per Hatipoglu.

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Germania: la delegazione della Conferenza episcopale termina il viaggio in Armenia​ (SIR 17.05.19)

“Il forte carattere cristiano dell’Armenia non ha subito danni permanenti durante l’era sovietica. La Chiesa oggi lavora con un grande impegno pastorale e sociale, in modo che la fede cristiana nella società rimanga viva e venga trasmessa alle generazioni future”. È una delle osservazioni riferite dal vescovo di Magdeburgo, mons. Gerhard Feige, appena rientrato da una visita in Armenia su invito del Supremo Patriarca e Catholicos di tutti gli armeni, Karekin II. Il forte legame tra “fede cristiana e popolo armeno”, i segni “profondi dell’eredità cristiana nella cultura armena” rendono possibili la crescita della “comprensione reciproca e della comunione” tra le due Chiese. Oltre all’udienza con Karekin II e alla partecipazione all’ordinazione episcopale di mons Isakhanyan, la delegazione cattolica ha visitato il memoriale del genocidio a Yerevan: “Nel doloroso ricordo della sofferenza incredibile di innumerevoli persone, prego Dio che non ci sia mai più una simile tragedia” e che “la disamina onesta dei terribili crimini del passato apra cammini per un futuro riconciliato”, ha scritto il vescovo nel libro dei visitatori. Incontrando l’arcivescovo Raphaël Minassian, responsabile per i credenti armeni uniti alla Chiesa cattolica, la delegazione tedesca ha visto il grande impegno caritatevole della piccola Chiesa cattolica armena, sostenuto dall’istituzione tedesca Renovabis.

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Kazakhstan-Armenia: incontro fra presidenti Tokayev e Sarkissian, proseguire cooperazione (Agenzianova 16.05.19)

Nur-Sultan, 16 mag 09:06 – (Agenzia Nova) – Il presidente del Kazakhstan Kassym-Jomart Tokayev ha incontrato oggi l’omologo dell’Armenia Armen Sarkissian. Lo riferisce l’ufficio stampa della presidenza di Nur-Sultan. Ringraziando la sua controparte armena per aver accettato di partecipare al Forum economico di Astana – che prende il via oggi –, il presidente kazakho si è soffermato su questioni bilaterali di attualità. “I nostri paesi hanno forti legami di amicizia e collaborazione. I rappresentanti della comunità armena in Kazakhstan vivono in armonia con altri gruppi etnici e danno un contributo significativo allo sviluppo socio-economico del nostro paese”, ha detto Tokayev, ricordando che il primo presidente kazakho, Nursultan Nazarbayev, è stato uno dei fondatori delle basi della cooperazione fra i due paesi. (segue) (Res)

Armeno 13enne convertito all’islam in diretta tivu. Era stato attirato con l’inganno (Asianews 15.05.19)

La madre: Mio figlio non si è convertito all’islam. Noi siamo armeni e cristiani. Il ragazzo era stato invitato solo a partecipare a un evento live in tivu. Il teologo Nihat Hatipoglu lo ha guidato nella confessione islamica e gli ha cambiato il nome. La comunità armena accusa di “genocidio” perché si tratta di conversione forzata, senza la presenza e il permesso dei genitori.

Istanbul (AsiaNews) – Un ragazzo armeno 13enne è stato convertito all’islam in una diretta tivu. La notizia è stata pubblicizzata sulla stampa turca come fra le più importanti. Ma i genitori vogliono denunciare i produttori del programma, che hanno attirato il ragazzo con l’inganno.

Sabato 12 maggio, sulla catena televisiva Atv, Nihat Hatipoglu, rettore dell’università per la conoscenza islamica e la tecnologia di Gazientep e teologo, ha presentato Arthur, un ragazzo armeno di 13 anni che “desiderava” convertirsi all’islam. Davanti a migliaia di telespettatori, Arthur è divenuto musulmano, ripetendo dietro a Hatipoglu le parole della confessione musulmana.

Subito dopo, Hatipoglu gli ha chiesto se voleva cambiare nome, prendendo proprio il nome “Nihat”, lo stesso del presentatore. Hatripoglu ha detto che – essendo Arthur/Nihat minorenne – essi avevano domandato l’autorizzazione alla madre del ragazzo.

In realtà, al sito Lurer.com la madre Alina Y. Ha dichiarato: “Mio figlio non si è convertito all’islam. Noi siamo armeni e cristiani. Se l’avessi saputo, sarei stata vicino a mio figlio. Arthur è un ingenuo ragazzo di 13 anni. Il suo amico siriano gli ha detto: Vieni, andiamo a parlare ‘live’ alla televisione e ci daranno dei giochi e potremo mangiare fianco a fianco delle star. E mio figlio è andato con lui. È un bambino, ha sbagliato, ma non si è convertito e non è circonciso”.

Alina ha anche chiamato il parlamentare Garo Paylan, dell’Hdp, per spiegargli che suo figlio è stato invitato al programma senza l’autorizzazione dei genitori. E Paylan ha deciso che invierà un esposto agli organizzatori del programma per abuso su minori.

Per la comunità armena, il presentatore Hatipoglu ha violato il Trattato di Losanna in un punto che difende le minoranze etniche e religiose dal genocidio. Il Trattato infatti, spiegando gli aspetti del genocidio, afferma che è inaccettabile la conversione forzata di un bambino a un’altra religione. La conversione di un minore senza la presenza dei suoi genitori è parificata a una conversione forzata.

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L’UE celebra dieci anni di partenariato orientale (Opinione delle libertà 15.05.19)

A margine dell’ultimo Consiglio europeo, nella sua formazione di Affari esteri, è stato celebrato il decimo anniversario del Partenariato orientale. I ministri e i rappresentanti degli Stati membri dell’Unione europea, l’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza, Federica Mogherini, e i ministri degli Affari esteri dei sei partner dell’Europa orientale hanno infatti ricordato il successo di questa collaborazione privilegiata descrivendone, al contempo, limiti e sviluppi per il futuro.

L’anniversario della partnership dell’Unione europea con Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldova e Ucraina, consolida radici profonde, non solo dal punto di vista geografico ma soprattutto storico e culturale. Inoltre, i rapporti commerciali e le cooperazioni rafforzate con programmi di sostegno e dialogo transfrontaliero rappresentano già una nuova idea di costruzione europea.

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, ha definito il partenariato orientale come “un sodalizio orientato al futuro per i cittadini e con i cittadini, saldamente ancorato negli aspetti che contano per loro. La nostra collaborazione mira a rafforzare le economie, la governance, la connettività e le società. Vorrei che rimanessimo concentrati sulla sostanza di quel che riteniamo di dover fare insieme affinché il nostro partenariato possa tener fede alle sue promesse”.

Insomma, se i primi dieci anni di collaborazione hanno dimostrato che la relazione esistente si basa su valori condivisi di principi e norme del diritto internazionale, molto ancora rimane da fare in tema di democrazia e stato di diritto, lotta alla corruzione e libertà di informazione. Pur tuttavia, i ministri non hanno mancato di ricordare come la realizzazione delle riforme e il raggiungimento degli impegni concordati nel 2009, dovranno rimanere l’obiettivo principale negli anni a venire. A questi indubbiamente dovranno esserne aggiunti altri poiché la società e il contesto politico sono sensibilmente cambiati nell’ultimo decennio. Basti pensare alle maggiori opportunità e possibilità che si hanno di viaggiare, lavorare, o creare una nuova impresa, ma anche avere accesso a moderne infrastrutture tecnologiche o garanzie di sicurezza esterna e difesa comune. In tale contesto, la società civile svolge un ruolo importante e decisivo, anche perché il cambio radicale che la politica europea si appresta a vivere con le prossime elezioni europee condizionerà inevitabilmente i processi di riforma.

A sostenere i prossimi passi e le sfide che verranno è giunto il monito dell’Alto rappresentante, Federica Mogherini, ricordando come “la bussola da seguire è la partecipazione diretta e il coinvolgimento della società civile, soprattutto dei giovani. Il partenariato ha permesso una maggiore facilità di spostamento verso l’Ue, maggiori possibilità commerciali per le imprese e maggiore mobilità per docenti universitari e studenti. L’amicizia che ci lega è oggi molto più matura e ci permette di concentrarci molto di più sugli aspetti che realmente contano per i nostri concittadini: le loro priorità resteranno il perno su cui ruota la nostra amicizia”.

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Anche Armenia e Montenegro ratificano l’emendamento di Kigali! (Industriaeformazione 15.05.19)

Sale a 71 il numero delle Nazioni che hanno ratificato l’Emendamento di Kigali al protocollo di Montreal.
L’Armenia lo ha ratificato il 2 maggio, mentre il Montenegro ha fatto lo stesso il mese passato. Si tratta della quinta e sesta ratifica avvenuta nel corso di quest’anno, dopo quelle da parte di Albania, Andorra, Honduras e Polonia.
Ricordiamo che l’Emendamento di Kigali è entrato in vigore il 1° gennaio 2019. Ad oggi, però, manca ancora la ratifica dell’Emendamento da parte di circa due terzi dei paesi aderenti al Protocollo di Montreal. Fra questi, gli Stati Uniti e la Cina non hanno ancora proceduto in questo senso, nonostante siano fra i maggiori produttori e consumatori di HFC.
In risposta alla rapida crescita delle emissioni di HFC, potenti gas a effetto serra, le 197 nazioni aderenti al Protocollo di Montreal hanno adottato l’Emendamento di Kigali nel 2016 al fine di eliminarne gradualmente la produzione e il consumo globali.
Si prevede che la riduzione graduale degli HFC eviterà fino a 0,4° C di riscaldamento globale da qui al 2100, continuando a proteggere lo strato di ozono e contribuendo così in maniera significativa all’obiettivo di lungo termine dell’Accordo di Parigi: mantenere l’incremento medio della temperatura mondiale a meno di 2°C rispetto ai livelli pre-industriali.

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Beijing, incontro tra Li Keqiang e il premier armeno Pashinyan (Cri online 15.05.19)

Mercoledì 15 maggio presso il palazzo dell’Assemblea del popolo il premier cinese Li Keqiang ha incontrato il suo omologo armeno Nikol Pashinyan.

Li Keqiang ha affermato che sia la Cina e che l’Armenia sono antiche civiltà che vantano una lunga storia. La Cina guarda da sempre alle relazioni tra i due paesi da un punto di vista lungimirante e vuole consolidare costantemente la fiducia politica reciproca tra le due parti sulla base del rispetto reciproco, del trattamento paritario e del mutuo vantaggio, rafforzando il collegamento tra l’iniziativa “Belt and Road” e la strategia di sviluppo armena. La Cina sostiene le trattative delle impresi cinesi su possibili cooperazioni con la parte armena, ed è intenzionata ad ampliare le importazioni di prodotti agricoli armeni, valorizzare i punti di forza complementari delle due parti e intensificare la cooperazione tecnologica.

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Tutte le nakbe dell’imperialismo e dell’oppressione in Medio Oriente (Israele.net 15.05.19)

Ogni anno, il 15 maggio, attivisti palestinesi in tutto il mondo compiangono la nakba(catastrofe), cioè la rinascita dello stato ebraico, con narrazioni fittizie su come gli ebrei europei “bianchi” arrivarono e colonizzarono la terra degli indigeni arabi palestinesi.

Quello che non compare mai, in questa diatriba su ciò che accadde o non accadde ai palestinesi nella loro catastrofe, sono le storie vere delle decine di milioni di persone che hanno subito genocidi, espulsioni e assimilazioni forzate (genocidi culturali) sotto l’imperialismo arabo e turco.

La mia famiglia è composta da ebrei berberi (amazigh) da parte di padre ed ebrei iracheni da parte di madre. Entrambi vennero espulsi dai loro paesi, ed per via di questa persecuzione che sono venuto a conoscenza di queste storie che non vengono quasi mai raccontate. Col tempo ho appreso che molti altri gruppi umani sono stati perseguitati, in massa, senza alcuna restituzione né alcun “diritto al ritorno”, e che la comunità internazionale stava (e sta) zitta. Perché questa doppia morale?

Negli ultimi 150 anni, si sono verificate nakbe in Nord Africa, nel Medio Oriente e nel Mediterraneo orientale. Fra le vittime di questi stermini di massa, in gran parte misconosciuti, vi sono assiri (300.000 dal 1914 al 1920), armeni (1,5 milioni dal 1914 al 1923), curdi (180.000 dal 1986 al 1989), greci (750.000 dal 1913 al 1920), yazidi (10.000 nel solo 2014, sconosciuti gli altri dati), sudanesi nel Darfur (300.000 dal 2003 al 2009). Fra le vittime di espulsioni e persecuzioni sfociate nell’emigrazione forzata si contano maroniti libanesi (tra 8 a 14 milioni nella diaspora e 4 milioni in Libano), cristiani assiri (15 milioni nella diaspora e in Siria), armeni sotto l’impero turco (oggi 11 milioni nella diaspora). Ci sono poi gli 850.000 ebrei che vennero espulsi o costretti a fuggire da Nord Africa e Medio Oriente, così come il milione di copti che hanno lasciato l’Egitto.

E dove non si ebbero espulsioni o emigrazioni forzate, si ebbero spesso vaste persecuzioni. Chi sente mai parlare, oggi, dell’assimilazione forzata di berberi, curdi e sudanesi? Dagli anni ’60, queste comunità hanno subito l’arabizzazione forzata nelle scuole e nelle istituzioni governative. Ad esempio, solo nel 2002 il berbero è diventato lingua riconosciuta in Algeria. Fino al 2002 il curdo era proibito in tutti i mass-media turchi. Le leggi da apartheid contro le comunità ebraiche nello Yemen imponevano che i bambini ebrei venissero tolti alle famiglie e dati ai musulmani con conversioni forzate. Ci sono molti altri esempi simili riguardanti le comunità ebraiche un po’ in tutto il Medio Oriente, anche nella seconda metà del XX secolo. E fino ad oggi non si è vista alcuna restituzione di nessun tipo da parte degli autori di questi crimini odiosi.

Queste storie non si sentono nelle università, nei raffinati ritrovi a Londra o Parigi e certamente non su Al-Jazeera, su AJ+, sulla tv turca e neanche, purtroppo, sui mass-media internazionali. In tutto il mondo, invece, si sente dire da tanti “esperti” che il Medio Oriente è stato turco, arabo e iraniano sin dall’alba dei tempi. Parleranno con grande eloquenza di come questi popoli siano stati vittime dell’aggressione europea e sionista, ignorando totalmente la storia di tutti gli altri gruppi umani della regione. Armeni, georgiani, assiri, curdi, ebrei e cristiani libanesi cercarono l’indipendenza dagli imperi dominanti arabi e turchi. Prima di loro, anche greci e serbi avevano fatto lo stesso. E sì, molti di questi gruppi cercarono l’aiuto degli europei occidentali.

Dal 1880 al 1923, i propugnatori del pan-turchismo tentarono di unificare i vari popoli turchi e furono cruciali nel rivendicare come di loro proprietà le zone che i turchi avevano conquistato da colonizzatori come l’Armenia, la Grecia e le regioni assire dell’attuale Turchia. E istigarono massacri in quelle aree non appena i gruppi soggetti al loro dominio, come greci assiri e armeni, mostrarono il minimo segno di voler perseguire l’indipendenza. I turchi si assicurarono che i curdi e gli assiri rimasti fossero sottoposti ad assimilazione forzata, ed espulsero dalla Turchia tutti i greci e gli armeni.

Dal canto loro, i propugnatori del pan-arabismo rivendicavano come originarie terre arabe le regioni in cui gli arabi si erano stabiliti in forza del loro colonialismo nel Medioevo o anche più tardi. Aiutando gli inglesi a sconfiggere l’Impero ottomano, i capi arabi si misero in condizione di conquistare paesi multi-culturali e perseguire i loro obiettivi imperialisti. Così, i pan-arabisti imposero la cultura e i costumi arabi ad assiri, berberi, maroniti e copti egiziani. Negli anni ’40 crearono la Lega Araba e cercarono di arabizzare tutto il Nord Africa e il Medio Oriente.

In realtà, tutti i popoli indigeni del Medio Oriente – dai curdi agli assiri agli ebrei ai maroniti, molti già decimati dagli omicidi di massa – erano presenti alla conferenza per il Trattato di Versailles e chiedevano l’autodeterminazione nazionale. Solo ebrei e armeni (gli ebrei sotto gli inglesi e gli armeni sotto i russi) riuscirono a ottenere l’indipendenza.

Anche quest’anno, il 15 maggio innumerevoli attivisti promuoveranno campagne più o meno propagandistiche per commemorare i profughi arabi palestinesi del conflitto arabo-israeliano. Mi piacerebbe che tutte queste persone esprimessero, per i milioni di persone che erano e sono ancora realmente oppresse dalle potenze imperiali mediorientali, almeno metà della simpatia che manifestano per i palestinesi.

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