Storico incontro. Festival delle Religioni, segretario vaticano e patriarca Armeni uniti nella diversità della fede (Agenziaimpress.it 29.04.19)

Storico incontro alla Basilica di San Miniato di Firenze tra il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, e Karekin II, patriarca supremo degli Armeni. L’appuntamento ecumenico è avvenuto durante il Festival delle Religioni, diretto da Francesca Campana Comparini. La scelta del luogo di San Miniato non è affatto casuale: la splendida basilica fiorentina prende infatti nome dal protomartire Miniato, un re proveniente dall’Armenia che fu ucciso a Firenze dall’imperatore Decio in epoca di persecuzione cristiana, nella metà del III secolo. La Chiesa Apostolica Armena deriva da una delle prime comunità cristiane ed è tra le più antiche Chiese del mondo: le prime testimonianze dell’avvento del cristianesimo in Armenia risalgono infatti al I secolo, ad opera degli apostoli Taddeo e Bartolomeo.

L’intervento di Karekin II, Catholicos di tutti gli Armeni, è partito proprio da quelle origini per soffermarsi poi sul tema della fede e sul ruolo delle chiese cristiane nella società e nella storia. Nel suo discorso, il patriarca degli Armeni ha sostenuto che oggi «la Chiesa cristiana nella sua missione dovrebbe necessariamente statuire l’unico esempio della relazione tra fede e verità nella società, relazione che è confermata dal credere nel proprio cuore, conferita dalle opere della vita virtuosa e dando frutto con il miglioramento della vita quotidiana e del risveglio spirituale di milioni di persone». Karekin II sfiorando l’attualità ha affermato: «Oggi, le manifestazioni estreme della percezione di fede sono diventate normali. Da una parte, alcuni gruppi e individui desiderosi di vivere secondo l’esempio della fede percepiscono la loro verità come esclusiva, spesso un fenomeno di espulsione, e non di rado a spese di una società che per lo più non condivide questa opinione. Dall’altra parte, il sentimento della fiducia individuale e pubblica nei valori inalienabili nati dall’unione di verità e di fede è considerato con qualche riserva. Questo sentimento della fiducia individuale e pubblica nei valori inalienabili è visto come qualcosa di strettamente privato, ed è lasciato alla coscienza individuale.Certamente la scelta della verità di fede è una realtà molto personale e privata – ha sostenuto il patriarca armeno – eppure la sua manifestazione, nella prospettiva della Chiesa cristiana, crea la Chiesa del Dio vivente, il pilastro e il fondamento della verità. È così che la fede, come verità basata su valori eterni, viene trasformata da livello personale e individuale di verità in una diritta via che guida nella vita».

Il segretario di Stato Parolin: «Cristaini siano fattori di unità» Il segretario di Stato vaticano, il cardinale Parolin, nel suo lungo intervento ha avuto modo di affrontare varie tematiche – dal dialogo tra chiese, alle difficoltà della Chiesa di oggi, oltre ad una profonda riflessione sul valore della preghiera. Al termine dell’incontro ha voluto soffermarsi sull’importanza dell’incontro ecumenico: «Credo che nel mondo di oggi, lacerato da tanti conflitti e da tante tensioni, i cristiani – ancor prima di parlare del dialogo interreligioso – prima di tutto devono essere fattore di unità, e per diventare elemento di unità all’interno della società devono cercare primariamente l’unione tra di loro. Che è poi la preghiera più ardente di Gesù nel Cenacolo, ‘che tutti siano uno’, pur nelle loro differenze, come spesso ricorda il Papa. L’unità non è uniformità ma mettere insieme le proprie differenze e farle convergere in un mettere insieme le proprie differenze e farle convergere in un arricchimento comune».

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24 Aprile 1915, si consuma IL GRANDE MALE, il genocidio Armeno (Caserta24ore 27.04.19)

(di Arcangelo SANTORO) Il genocidio armeno — oltre un milione e mezzo di donne, uomini, anziani, bimbi — ha motivazioni profonde e terribili. L’origine del “grande male”, come gli armeni chiamano il disastro del 1915 ha radici e motivi storicamente chiari ma, per tanti motivi, misconosciuti. Dimenticati. Rimossi.
Per cercare di capire le ragioni di questa terribile “pulizia etnica” dobbiamo tornare alla fine dell’Ottocento. Sul Bosforo. Negli ultimi caotici anni dell’impero ottomano, il “grande malato”.
Nell’ultimo decennio del secolo del XIX secolo gran parte dei quadri dell’esercito del sultano — per lo più affiliati alla massoneria d’osservanza filo francese, ma anche a logge britanniche e italiane – si organizzarono clandestinamente in opposizione al regime di Abdulhamid II. Centro particolarmente attivo dell’opposizione fu la piazzaforte di Salonicco. Qui nel 1906 i cospiratori costituirono la Othmânli Hürriyet Cemiyyeti (Associazione ottomana della libertà?cui aderirono ben presto vari ufficiali superiori, come Mehmet Tal’at, Cemal Bey e Enver Bey. Da quest’iniziativa risale la nascita del movimento dei “Giovani turchi”.

Nel 1907 il gruppo di Salonicco prese contatto con gli oppositori in esilio in Europa per dar luogo a una fusione formale nel Comitato di unione e progresso, il fatidico CUP.
Obiettivo dei “Giovani turchi” era apparentemente il ripristino della costituzione del 1876, da tempo sospesa. Quando Abdulhamid — uomo diffidente, arcigno ma non stupido — decise di fermare gli ufficiali coinvolti, le truppe di Salonicco minacciarono (luglio 1908) una marcia su Istanbul.
Molto malvolentieri il sultano fu costretto a ripristinare la costituzione. Le elezioni del 1908 portarono in parlamento una maggioranza appoggiata dal Comitato. Ma in concomitanza con le votazioni, l’impero fu scosso dalla dichiarazione d’indipendenza della Bulgaria (che si annetté la Rumelia orientale), dalla rivolta di Creta, che fu annessa alla Grecia, e dall’annessione di Bosnia ed Erzegovina nell’impero austroungarico. I Giovani turchi vennero accusati di aver perduto in men di un anno più territori di quanti Abdulhamid ne aveva perso in tutto il suo regno. Non minori erano le difficoltà interne: la maggioranza si sgretolò quando il parlamento e il governo dovettero affrontare i problemi finanziari e amministrativi. Il sultano tentò una controrivoluzione (13 marzo 1909), subito stroncata dal comando militare di Salonicco.
Deposto l’iroso monarca, subito sostituito dal più docile Mehmet V, i “Giovani turchi” assunsero dirette responsabilità di governo e con un ulteriore colpo di stato insediarono un triumvirato dittatoriale che, sotto l’impulso di Enver, strinse ulteriormente i legami con la Germania di Guglielmo II.
L’armata ottomana fu riorganizzata con l’aiuto di missioni militari tedesche, supervisionate dal generale Otto Liman von Sanders. Ambiguamente, la Marina ottomana rimase, invece, sino alla vigilia della guerra sotto il controllo dei britannici. Al comando delle navi del sultano si susseguirono gli inglesi Gamble (1909-1910), Williams (1910-1911), Limpus (1911-1914). La nascente aeronautica ottomana rimase un affare francese (industriale e militare) sino al novembre del 1914.
In ogni caso, l’alleanza — seppur opaca e contraddittoria — con una grande potenza “infedele” poneva a Costantinopoli gravi problemi ideologici e, soprattutto, religiosi che si cercarono di superare mediante un’ulteriore esaltazione del nazionalismo turco. Nel 1912 fu fondata l’associazione dei Türk Ocaklarï (Focolari turchi), destinata a ridestare l’orgoglio patriottico, e cominciarono a diffondersi più vasti ideali panturanici, miranti ad unificare culturalmente e politicamente tutti i popoli d’origine turca in un impero esteso dall’Albania e dall’Ungheria sino alla Cina.
I “Giovani turchi” lanciarono una visione politica forte, ma inevitabilmente escludente. Le consistenti minoranze etnico-linguistiche e/o religiose — armeni, curdi, arabi, maroniti, greci, israeliti, circassi, etc. — che componevano il grande impero si sentirono emarginate e discriminate. Un dato inevitabile.
Forte sui Giovani turchi fu l’influenza della massoneria: Tal’at Pasha era stato dal 1909 al 1912 Gran Maestro del Grande Oriente Ottomano della massoneria, un’obbedienza legata al laicissimo Grande Oriente di Francia, e in tutti i gradi della catena di comando del regime giovane-turco durante la Prima guerra mondiale dominava una corrente massonica di impronta positivista e anti-religiosa.
Su queste coordinate fu promossa una politica di laicizzazione radicale dello Stato, ripresa poi pienamente e con maggior determinazione attuata dalla repubblica di Ataturk; fu fondata una Banca nazionale destinata a finanziare lo sviluppo interno e si incoraggiarono le iniziative imprenditoriali dei turchi disposti a sostituirsi ai membri delle minoranze armene, greche, curde, ed israelitiche, alle quali venivano drasticamente ridotte le tradizionali autonomie.
Lo scoppio della Grande Guerra nel 1914 fornì il pretesto per il massacro della folta comunità armena, considerata una “quinta colonna” — in quanto cristiana e benestante — della Russia ortodossa e zarista (sull’argomento vedi Taner Akcam Nazionalismo turco e genocidio armeno. Dall’impero ottomano alla Repubblica, Guerini e Associati, 2006), e la repressione delle altre minoranze non islamiche (e/o non turcofone). I germanici e gli austriaci, va dato loro atto, tentarono di opporsi alla ventata xenofoba del CUP e cercarono di tutelare le popolazioni cristiane e israelitiche. Purtroppo, con pochi risultati. In ogni caso i due kaiser furono gli unici ad agire e a frenare, dove possibile, la deriva di Costantinopoli. Parigi e Londra rimasero indifferenti.
Alla fine della prima guerra mondiale le potenze vincitrici costrinsero il governo turco a processare, per crimini di guerra, i leader del CUP, responsabili dello sterminio dei cristiani armeni e siriaci (un capitolo questo ancora non indagato&hellip? Retorica. Un tribunale militare turco condannò i capi del CUP alla pena capitale quando già avevano lasciato il Paese.
Sulla via dell’esilio, gli antichi padroni della Turchia trovarono tutti la morte per mano di giustizieri armeni. Il 15 marzo del 1921 lo studente Soghomon Tehlirian assassinò a Berlino Tal’at Pascià. Processato da un tribunale tedesco, fu poi assolto. Analoga sorte toccò a Cemal Bej, il secondo dei “triumviri” autori del genocidio, raggiunto e giustiziato a Tbilisi, in Georgia, da un altro giovane armeno. E armeno era pure il comandante del reparto bolscevico che il 4 luglio 1922 uccise Enver Pascià, che capeggiava un’impossibile rivolta turco-islamico-cosacca contro i bolscevichi nella regione di Buhara.
24 aprile 2019, San Fedele da Sigmaringa

Ils sont tombés
Ils sont tombés, sans trop savoir pourquoi
Hommes, femmes, et enfants qui ne voulaient que vivre
Avec des gestes lourds comme des hommes ivres
Mutilés, massacrés, les yeux ouverts d’effroi.

Ils sont tombés en invoquant leur Dieu
Au seuil de leur église ou au pas de leur porte
En troupeau de désert, titubant, en cohorte
Terrassés par la soif, la faim, le fer, le feu.

Nul n’éleva la voix dans un monde euphorique
Tandis que croupissait un peuple dans son sang
L’Europe découvrait le jazz et sa musique
Les plaintes des trompettes couvraient les cris d’enfants.

Ils sont tombés pudiquement, sans bruit,
Par milliers, par millions, sans que le monde bouge,
Devenant un instant, minuscules fleurs rouges
Recouverts par un vent de sable et puis d’oubli.

Ils sont tombés, les yeux pleins de soleil,
Comme un oiseau qu’en vol une balle fracasse
Pour mourir n’importe où et sans laisser de traces,
Ignorés, oubliés dans leur dernier sommeil.

Ils sont tombés en croyant, ingénus,
Que leurs enfants pourraient continuer leur enfance,
Qu’un jour ils fouleraient des terres d’espérance
Dans des pays ouverts d’hommes aux mains tendues.

Moi je suis de ce peuple qui dort sans sépulture
Qui choisit de mourir sans abdiquer sa foi,
Qui n’a jamais baisser la tête sous l’injure,
Qui survit malgré tout et qui ne se plaint pas.

Ils sont tombés pour entrer dans la nuit
Eternelle des temps, au bout de leur courage
La mort les a frappés sans demander leur âge
Puisqu’ils étaient fautifs d’être enfants d’Arménie.

Sono caduti
Sono caduti, senza sapere veramente il perché
Uomini, donne e bambini che volevano solo vivere
con gesti pesanti come gli uomini ubriachi
mutilati, massacrati, con gli occhi spalancati dallo spavento.

Sono caduti invocando Iddio
sulla soglia della Chiesa o della loro porta
a greggi da deserto, titubando, a coorti
stremati dalla sete, la fame, il ferro, il fuoco.

Nessuno alzo’ la voce in un mondo euforico
mentre un popolo ristagnava nel proprio sangue
L’Europa scopriva il jazz con la sua musica
i lamenti delle trombe coprivano le grida dei fanciulli.

Sono caduti pudichi, senza rumore,
a migliaia, a milioni, senza che nessuno si muovesse,
diventando per un istante, minuscoli fiori rossi
ricoperti da un vento di sabbia e di oblio.

Sono caduti, con gli occhi pieni di sole,
come un uccello che una pallottola trafigge in volo
per morire in un qualunque posto e senza lasciare nessuna traccia
ignorati, dimenticati nel loro ultimo sonno.

Sono caduti credendo con ingenuità
che l’infanzia dei propri figli sarebbe potuta continuare,
che un giorno avrebbero calcato terre di speranza
in paesi aperti di uomini dalle mani tese.

Io sono di questo popolo che dorme senza sepoltura
che sceglie di morire senza abdicare la propria fede,
che non ha mai abbassato la testa sotto l’ingiuria,
che sopravvive nonostante tutto e non si lamenta.

Sono caduti per entrare nella notte
eterna dei tempi, agli estremi del loro coraggio
la morte li ha colpiti senza chiedere loro l’età
poiché erano colpevoli di essere figli di Armenia.
C. AZNAVOUR

Ils sont tombésIls sont tombés, sans trop savoir pourquoi
Hommes, femmes, et enfants qui ne voulaient que vivre
Avec des gestes lourds comme des hommes ivres
Mutilés, massacrés, les yeux ouverts d’effroi.

Ils sont tombés en invoquant leur Dieu
Au seuil de leur église ou au pas de leur porte
En troupeau de désert, titubant, en cohorte
Terrassés par la soif, la faim, le fer, le feu.

Nul n’éleva la voix dans un monde euphorique
Tandis que croupissait un peuple dans son sang
L’Europe découvrait le jazz et sa musique
Les plaintes des trompettes couvraient les cris d’enfants.

Ils sont tombés pudiquement, sans bruit,
Par milliers, par millions, sans que le monde bouge,
Devenant un instant, minuscules fleurs rouges
Recouverts par un vent de sable et puis d’oubli.

Ils sont tombés, les yeux pleins de soleil,
Comme un oiseau qu’en vol une balle fracasse
Pour mourir n’importe où et sans laisser de traces,
Ignorés, oubliés dans leur dernier sommeil.

Ils sont tombés en croyant, ingénus,
Que leurs enfants pourraient continuer leur enfance,
Qu’un jour ils fouleraient des terres d’espérance
Dans des pays ouverts d’hommes aux mains tendues.

Moi je suis de ce peuple qui dort sans sépulture
Qui choisit de mourir sans abdiquer sa foi,
Qui n’a jamais baisser la tête sous l’injure,
Qui survit malgré tout et qui ne se plaint pas.

Ils sont tombés pour entrer dans la nuit
Eternelle des temps, au bout de leur courage
La mort les a frappés sans demander leur âge
Puisqu’ils étaient fautifs d’être enfants d’Arménie.

Sono caduti
Sono caduti, senza sapere veramente il perché
Uomini, donne e bambini che volevano solo vivere
con gesti pesanti come gli uomini ubriachi
mutilati, massacrati, con gli occhi spalancati dallo spavento.

Sono caduti invocando Iddio
sulla soglia della Chiesa o della loro porta
a greggi da deserto, titubando, a coorti
stremati dalla sete, la fame, il ferro, il fuoco.

Nessuno alzo’ la voce in un mondo euforico
mentre un popolo ristagnava nel proprio sangue
L’Europa scopriva il jazz con la sua musica
i lamenti delle trombe coprivano le grida dei fanciulli.

Sono caduti pudichi, senza rumore,
a migliaia, a milioni, senza che nessuno si muovesse,
diventando per un istante, minuscoli fiori rossi
ricoperti da un vento di sabbia e di oblio.

Sono caduti, con gli occhi pieni di sole,
come un uccello che una pallottola trafigge in volo
per morire in un qualunque posto e senza lasciare nessuna traccia
ignorati, dimenticati nel loro ultimo sonno.

Sono caduti credendo con ingenuità
che l’infanzia dei propri figli sarebbe potuta continuare,
che un giorno avrebbero calcato terre di speranza
in paesi aperti di uomini dalle mani tese.

Io sono di questo popolo che dorme senza sepoltura
che sceglie di morire senza abdicare la propria fede,
che non ha mai abbassato la testa sotto l’ingiuria,
che sopravvive nonostante tutto e non si lamenta.

Sono caduti per entrare nella notte
eterna dei tempi, agli estremi del loro coraggio
la morte li ha colpiti senza chiedere loro l’età
poiché erano colpevoli di essere figli di Armenia.
C. AZNAVOUR

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Genocidio degli Armeni, la Turchia continua a negare: ora Erdogan se la prende pure con Macron (Secoloditalia 27.04.19)

La decisione della Francia di istituire quest’anno per la prima volta una giornata di commemorazione del “genocidio armeno” il 24 aprile ha scatenato l’ira del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che si è scagliato contro il suo omologo francese, Emmanuel Macron, criticandolo aspramente. “Lanciare un messaggio ai 700mila armeni che vivono in Francia non ti salverà signor Macron”, ha affermato Erdogan in un discorso davanti ai funzionari dell’Akp, il suo partito, a Kizilcahamam, a nord di Ankara. “Prima impara ad essere onesto in politica. Se non lo sei, non puoi vincere”, ha aggiunto Erdogan riferendo di essersi rivolto direttamente al presidente francese “molte volte”. Secondo le stime, tra 1,2 e 1,5 milioni di armeni furono uccisi durante la prima guerra mondiale dalle truppe dell’Impero Ottomano dei cosiddetti Giovani Turchi. La Turchia tuttavia rifiuta l’uso del termine “genocidio”. Secondo Erdogan, se la Turchia avesse fatto ciò di cui è accusata, “non potremmo parlare di milioni di armeni che vivono in una vasta area, dall’Europa all’America, dal Nord Africa al Caucaso”.

Sarà il Papa il prossimo bersaglio di Erdogan?

Chissà se il prossimo bersaglio del dittatore Erdogan sarà il Papa? Storico incontro oggi infatti alla Basilica di San Miniato di Firenze tra il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, e Karekin II, patriarca supremo degli Armeni. L’appuntamento ecumenico è avvenuto oggi durante il Festival delle Religioni, diretto da Francesca Campana Comparini. La scelta del luogo di San Miniato non è affatto casuale: la splendida basilica fiorentina prende infatti nome dal protomartire Miniato, un re proveniente dall’Armenia che fu ucciso a Firenze dall’imperatore Decio in epoca di persecuzione cristiana, nella metà del III secolo. La Chiesa Apostolica Armena deriva da una delle prime comunità cristiane ed è tra le più antiche Chiese del mondo: le prime testimonianze dell’avvento del cristianesimo in Armenia risalgono infatti al I secolo, ad opera degli apostoli Taddeo e Bartolomeo. L’intervento di Karekin II, Catholicos di tutti gli Armeni,è partito proprio da quelle origini per soffermarsi poi sul tema della fede e sul ruolo delle chiese cristiane nella società e nella storia. Nel suo discorso, il patriarca degli Armeni ha sostenuto che oggi “la Chiesa cristiana nella sua missione dovrebbe necessariamente statuire l’unico esempio della relazione tra fede e verità nella società, relazione che è confermata dal credere nel proprio cuore, conferita dalle opere della vita virtuosa e dando frutto con il miglioramento della vita quotidiana e del risveglio spirituale di milioni di persone”.

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Svolta a Brancaleone la commemorazione del genocidio del popolo Armeno (Calabriapost 27.04.19)

Il consueto appuntamento commemorativo si è svolto giovedì 25 Aprile a Brancaleone vetus, una manifestazione patrocinata dall’ambasciata della repubblica Armena di Roma e dal comune di Brancaleone che ogni anno attira un gran numero di pubblico nel borgo di Brancaleone vetus. La giornata si è aperta nel segno dei saluti e dei ringraziamenti a cura del presidente della pro loco Carmine Verduci, il quale ha sottolineato il grande impegno dei soci dell’associazione e del Consorzio di bonifica basso ionio reggino per il progetto “Renaissance Brancaleone vetus” che ha riqualificato e messo in sicurezza il borgo antico consentendo così una fruizione idonea alle visite e a questa manifestazione in particolare. Presenti anche il viceprefetto Salvatore Mottola di Amato che ha posto i saluti a nome della triade commissariale di Brancaleone che dal secondo anno partecipa all’evento con grande entusiasmo.

Sebastiano Stranges, anima di questo importante evento, ha proseguito con un racconto sulle origini dei primi insediamenti Armeni tra l’ VIII e IX secolo d.C. in questo territorio, oggi conosciuto come “valle degli armeni”. La prima parte si è conclusa con la benedizione del pane Armeno (lavash) benedetto da Don Vladimiro Calvari delegato dal Parroco Don Ivan Iacopino, assente per impegni parrocchiali.
Al termine del cerimoniale di benedizione del pane Armeno, la folla dalla chiesa Maria SS Annunziata del vecchio borgo si è diretta in corteo verso l’antica chiesa Protopapale del borgo con una solenne fiaccolata, sul sito è stata accesa la “fiamma della Memoria” e osservato un minuto di silenzio in memoria dei martiri Armeni, trucidati dai turchi nel 1915 quando occuparono i loro territori. Il pomeriggio è proseguito con la visita alla chiesa grotta denominata Albero della vita con Sebastiano Stranges che ha illustrato le caratteristiche di questi primi insegnamenti Armeni a Brancaleone e nei dintorni, come Bruzzano, Staiti e Ferruzzano. Presente all’evento anche la cooperativa Cantine di Bova che ha presentato i vini dell’azienda caratteristici per la somiglianza dei vini Armeni, e la presenza di uno dei massimi esperti della viticoltura e dell’archeologia del territorio, il prof. Orlando Sculli.
L’organizzazione ha sottolineato l’importanza dell’evento che ha unito il dramma del popolo Armeno presente all’evento con una piccola delegazione di Calabria e Sicilia, e gli aspetti culturali e dei costumi con la presenza di abiti tipici indossati dal Presidente della Pro Loco Carmine Verduci e dalla giovane Armena Themina Arshakyan.
È stato per l’ennesimo anno un successo di presenze con numerose associazioni del territorio presenti all’evento, inoltre moltissimi provenienti dalla Sicilia, dal reggino, dalla locride e dal Cosentino.
Eventi come questo, ha sottolineato la pro loco di Brancaleone servono a ricordare tragici eventi storici che ci toccano da vicino, e che alcune nazioni come la Turchia ancora negano. Un forte segnale del governo italiano è arrivato quest’anno con il riconoscimento del Genocidio in Senato, motivo per il quale siamo veramente orgogliosi di questo importante atto di riconoscimento.
La manifestazione si da appuntamento all’anno prossimo sempre il 25 aprile giorno della liberazione Italiana, data emblematica, che rappresenta l’unione di due momenti storici e tragici della storia mondiale.

Brancaleone 27 aprile 2019

Corbetta Missionaria onlus raccoglie e invia in Romania e Armenia oltre 10mila euro alle comunità cattoliche (Cronacaossona 27.04.19)

Corbetta Missionaria onlus, che è nata per volere dell’ex prevosto corbettese e che è espressione di solidarietà e di impegno volontaristico dei corbettesi e non solo, ha inviato circa 5mila euro in Romania e 6mila euro in Armenia, frutto delle donazioni e del ricavato di pranzi, spettacoli e banchetti benefici. Il tutto per donazioni che superano i 10mila euro.

“I dati vanno considerati nei progetti che portiamo avanti nel periodo settembre 2018/settembre 2019 – spiega la signora Maria Teresa Calleri – I 5mila euro sono andati a sostegno della Casa di accoglienza in Romania delle suore Benedettine della divina Provvidenza che ospita bambini dai 3 ai 18 anni che hanno bisogno di cure mediche, dato che la sanità pubblica in Romania non copre parecchie spese mediche”. Al momento i minori assistiti sono 30 (numero comunque variabile in base agli arrivi e dimissioni). Si offrono cure dentistiche, pediatriche, di genere, medicinali e abbigliamento.

“Sosteniamo anche la piccola comunità cattolica armena di padre Comitas – conclude la signora Calleri – Siamo andati in pellegrinaggio con la parrocchia di Corbetta lo scorso agosto e da dicembre a ora abbiamo donato 6mila euro”.

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Firenze: Festival Religioni. Incontro tra il segretario di Stato Vaticano e Patriarca Armeni (Askanews 27.04.19)

Roma, 27 apr. (askanews) – Si avvicina la chiusura del Millenario di San Miniato, entra nel vivo il Festival delle Religioni con uno dei suoi appuntamenti più attesi: l’incontro, aperto dal saluto del Sindaco di Firenze, Dario Nardella, è entrato nel vivo con l’intervento di Padre Bernardo M. Gianni, abate di San Miniato: “Il Millenario oggi si conclude con un auspicio che in questi giorni di Festival trova la sua realizzazione più importante e feconda. Abbiamo tutta la chiesa e tutte le chiese presenti in questo luogo santo consacrato alla memoria del primo martire di Firenze, Miniato, giunto da lontano oriente, dall’Armenia, per bagnare col suo sangue la terra nobilissima di Firenze”.

L’intervento del Patriarca Armeno è stato preceduto dall’introduzione di Francesca Campana Comparini, ideatrice del Festival delle Religioni, che ha ricordato la tematica del “tempo”, centrale in questi tre giorni di evento: “Stiamo fuori dal tempo, per starci meglio dentro. Teniamo un piede nella civitas hominis e un piede nella civitas dei per alimentarla, per renderla più creativa, più ricca. Usciamo dal tempo – come questa basilica, costruita sul monte, lontana dalle vie della città – ripristiniamo quella distanza che ci permette di essere più prossimi, per non correre il rischio, come ricordava Hannah Arendt, di cascarci addosso.”

L’intervento di Sua Santità Karekin II, Catholicos di tutti gli Armeni, ha dedicato il suo intervento al tema della fede e al ruolo delle chiese cristiane nella società e nella storia.

Il Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin che nel suo lungo intervento ha avuto modo di affrontare varie tematiche – dal dialogo tra chiese, alle difficoltà della Chiesa di oggi, oltre ad una profonda riflessione sul valore della preghiera, al termine dell’incontro ha voluto soffermarsi sull’importanza dell’incontro ecumenico: “Credo che nel mondo di oggi, lacerato da tanti conflitti e da tante tensioni, i cristiani – ancor prima di parlare del dialogo interreligioso – prima di tutto devono essere fattore di unità, e per diventare elemento di unità all’interno della società devono cercare primariamente l’unione tra di loro. Che è poi la preghiera più ardente di Gesù nel Cenacolo, “che tutti siano uno”, pur nelle loro differenze, come spesso ricorda il Papa. L’unità non è uniformità ma mettere insieme le proprie differenze e farle convergere in un arricchimento comune”.

L’incontro – su proposta di Padre Bernardo Gianni – si è concluso con un “fuori programma”: al termine degli interventi, dopo un minuto di silenzio e raccoglimento, la delegazione guidata da Karekin II ha intonato un canto in lingua armena, rivolta all’altare della Basilica. Un inno a cui ha fatto eco il “Regina Coeli” armonizzato dalle voci dei monaci benedettini di San Miniato.

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Card. Parolin: oggi i cristiani nel mondo sono perseguitati

E’ in corso a Firenze, nella basilica di San Miniato al Monte, la IV edizione del “Festival delle Religioni”. Momento centrale della manifestazione, che si concluderà domani, l’incontro ecumenico questa mattina tra il card. Parolin e il patriarca Karekin II. L’intervista al Segretario di Stato vaticano

Daria Arduini – Firenze

L’obiettivo del Festival è parlare di religione e degli influssi che ha nella società, coinvolgendo atei e credenti, laici e religiosi. Appuntamento centrale di questa quarta edizione della manifestazione: l’incontro ecumenico tra il Segretario di Stato vaticano il card. Pietro Parolin, e il patriarca Karekin II, Catholicos di tutti gli Armeni. La Chiesa apostolica armena deriva da una delle prime comunità cristiane ed è tra le più antiche del mondo: le prima testimonianze dell’avvento del cristianesimo in Armenia, risalgono infatti al I secolo, ad opera degli apostoli Taddeo e Bartolomeo. Un incontro quindi, che ha racchiuso due millenni di storia, di tradizione e di comunione. E il luogo di San Miniato non è stato affatto casuale: il nome della splendida basilica fiorentina prende infatti nome dal protomartire Miniato, un re proveniente dall’Armenia, che fu ucciso a Firenze dall’imperatore Decio in epoca di persecuzione cristiana, nella metà del III secolo.

La chiusura della Porta Santa di san Miniato

Questo pomeriggio, la chiusura ufficiale del Millennio di san Miniato al Monte quando il card. Parolin presiederà la celebrazione liturgica ed alla chiusura della Porta Santa. La porta della basilica era stata ‘aperta’ il 27 aprile del 2018 dall’arcivescovo di Firenze, il card. Betori, ed aveva aperto le celebrazioni ed i festeggiamenti per i mille anni dell’abbazia benedettina.

Al termine dell’intensa mattinata, il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, riprende le tematiche di questa IV edizione del Festival delle religioni di Firenze

Ascolta l’intervista al card. Parolin

C’è ancora tempo per la fede nella società contemporanea?

R. – Direi che c’è ancora più necessità della fede nella società contemporanea, proprio perché c’è il rischio che l’uomo si perda, come questa accentuazione forte della dimensione antropologica: quando è chiusa la trascendenza rischia di portare l’uomo al fallimento e tante grida di allarme che provengono da varie parti dicono proprio questo. Quindi la fede è proprio salvezza, la fede salva l’uomo nella sua dimensione integrale.

L’incontro tra fedi diverse oggi sembra sempre più difficile, perché?

R. – Sì, ma non credo, perché l’incontro tra fedi diverse è in atto da molto tempo, c’è tutto un dialogo interreligioso che cerca di avvicinare le fedi e di farle collaborare in tanti progetti che possono essere di utilità comune, di servizio al bene comune. E forse, la difficoltà, nasce nel momento in cui ci sono questi fondamentalismi… La sconfitta della fede, della vera religione, impedisce alle fedi di dialogare ma quando c’è una ricerca sincera del bene di tutti e di ciascuno, credo che le fedi possano incontrare tanti punti comuni, soprattutto pratici.

Si può parlare del nuovo martirio dei cristiani?

R. – Credo di sì, oggi i cristiani sono perseguitati in tante parti del mondo. Io penso sempre al Vangelo e a Gesù che ha descritto fin dall’inizio la condizione dei suoi discepoli come una condizione di persecuzione e di rifiuto da parte del mondo.

Lei stasera chiuderà la porta santa di san Miniato, che cosa resta di questa esperienza millenaria?

R. – Resta la grande tradizione monastica, per tornare alla prima domanda che mi ha fatto, come ricerca di Dio ma ricerca di Dio per la salvaguardia dell’uomo. I monaci sono stati anche dei grandi maestri e dei grandi artefici di civiltà, hanno saputo costruire autentiche civiltà proprio a partire da questo radicamento in Dio. Questo resta.

L’Europa è in crisi perché gli europei hanno smarrito il senso religioso?

R. – Certamente la perdita del senso religioso, la perdita del riferimento a Dio è una delle caratteristiche della nostra società. Per noi questa è una delle cause anche della crisi europea, della crisi dell’Europa, proprio perché quelli che dovrebbero essere i valori fondanti sono stati poi i valori di ispirazione cristiana. Quando viene a mancare Dio, cadono anche questi valori ed allora ecco la crisi.

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RELIGIONI: A SAN MINIATO STORICO INCONTRO FRA PATRIARCA ARMENO E SEGRETARIO DI STATO VATICANO

FIRENZE – Lo hanno definito storico, l’incontro nella Basilica di San Miniato, fra il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, e Karekin II, patriarca supremo degli Armeni. L’appuntamento ecumenico è avvenuto oggi, 27 aprile, durante il Festival delle Religioni, diretto da Francesca Campana Comparini. La scelta del luogo di San Miniato non è affatto casuale: la splendida basilica fiorentina prende infatti nome dal protomartire Miniato, un re proveniente dall’Armenia che fu ucciso a Firenze dall’imperatore Decio in epoca di persecuzione cristiana, nella metà del III secolo.

La Chiesa Apostolica Armena deriva da una delle prime comunità cristiane ed è tra le più antiche Chiese del mondo: le prime testimonianze dell’avvento del cristianesimo in Armenia risalgono infatti al I secolo, ad opera degli apostoli Taddeo e Bartolomeo. L’intervento di Karekin II, Catholicos di tutti gli Armeni,è partito proprio da quelle origini per soffermarsi poi sul tema della fede e sul ruolo delle chiese cristiane nella società e nella storia. Nel suo discorso, il patriarca degli Armeni ha sostenuto che oggi «la Chiesa cristiana nella sua missione dovrebbe necessariamente statuire l’unico esempio della relazione tra fede e verità nella società, relazione che è confermata dal credere nel proprio cuore, conferita dalle opere della vita virtuosa e dando frutto con il miglioramento della vita quotidiana e del risveglio spirituale di milioni di persone».


La sfida di essere testimoni di fede nel mondo

E’ entrato nel vivo il Festival delle Religioni con la chiusura del Millenario di San Miniato. Interventi del Patriarca Armeno e del cardinale Parolin

FIRENZE — Si avvicina la chiusura del Millenario di San Miniato, entra nel vivo il Festival delle Religioni con uno dei suoi appuntamenti più attesi: l’incontro è entrato nel vivo con l’intervento di Padre Bernardo M. Gianni, abate di San Miniato: “Il Millenario oggi si conclude con un auspicio che in questi giorni di Festival trova la sua realizzazione più importante e feconda. Abbiamo tutta la chiesa e tutte le chiese presenti in questo luogo santo consacrato alla memoria del primo martire di Firenze, Miniato, giunto da lontano oriente, dall’Armenia, per bagnare col suo sangue la terra nobilissima di Firenze”.

L’intervento del Patriarca Armeno è stato preceduto dall’introduzione di Francesca Campana Comparini, ideatrice del Festival delle Religioni, che ha ricordato la tematica del “tempo”, centrale in questi tre giorni di evento: “Stiamo fuori dal tempo, per starci meglio dentro. Teniamo un piede nella civitas hominis e un piede nella civitas dei per alimentarla, per renderla più creativa, più ricca. Usciamo dal tempo – come questa basilica, costruita sul monte, lontana dalle vie della città – ripristiniamo quella distanza che ci permette di essere più prossimi, per non correre il rischio, come ricordava Hannah Arendt, di cascarci addosso.”

L’intervento di Sua Santità Karekin II, Catholicos di tutti gli Armeni, ha dedicato il suo intervento al tema della fede e al ruolo delle chiese cristiane nella società e nella storia.

Il Segretario di Stato Vaticano, il Cardinal Pietro Parolin che nel suo lungo intervento ha avuto modo di affrontare varie tematiche – dal dialogo tra chiese, alle difficoltà della Chiesa di oggi, oltre ad una profonda riflessione sul valore della preghiera, al termine dell’incontro ha voluto soffermarsi sull’importanza dell’incontro ecumenico: “Credo che nel mondo di oggi, lacerato da tanti conflitti e da tante tensioni, i cristiani – ancor prima di parlare del dialogo interreligioso – prima di tutto devono essere fattore di unità, e per diventare elemento di unità all’interno della società devono cercare primariamente l’unione tra di loro. Che è poi la preghiera più ardente di Gesù nel Cenacolo, “che tutti siano uno”, pur nelle loro differenze, come spesso ricorda il Papa. L’unità non è uniformità ma mettere insieme le proprie differenze e farle convergere in un arricchimento comune”.

L’incontro – su proposta di Padre Bernardo Gianni – si è concluso con un “fuori programma”: al termine degli interventi, dopo un minuto di silenzio e raccoglimento, la delegazione guidata da Karekin II ha intonato un canto in lingua armena, rivolta all’altare della Basilica. Un inno a cui ha fatto eco il “Regina Coeli” armonizzato dalle voci dei monaci benedettini di San Miniato.

Armenia: oggi celebrazioni in tutto il paese per la nuova Giornata del cittadino (Agenzianova 27.04.19)

Erevan, 27 apr 13:33 – (Agenzia Nova) – Oggi l’Armenia celebra per la prima volta la Giornata dei cittadini, nuova festività arrivata in seguito alla cosiddetta “rivoluzione di velluto” della primavera del 2018. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Armenpress”. Secondo un decreto adottato dal governo il 21 marzo, la festa si celebra l’ultimo sabato di aprile, che quest’anno cade il 27 aprile di quest’anno. Il Parlamento armeno ha poi approvato il 9 aprile il progetto di legge sulla modifica della legge sulle festività e le giornate della memoria. Eventi e celebrazioni sono programmati in tutta l’Armenia e nella capitale Erevan. Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha inviato oggi un messaggio di congratulazioni per la nuova festività sul proprio profilo Facebook. “Cari cittadini, orgogliosi cittadini della Repubblica di Armenia, mi congratulo con tutti voi per la giornata dei cittadini. Avete vinto e vincerete. Siate coraggiosi”, ha scritto Pashinyan.

Festival delle religioni: attesi domani a Firenze il card. Parolin e Karekin II, Patriarca e Catholicos di tutti gli Armeni (SIR 26.04.19)

Si è aperto ieri a Firenze, a San Miniato al Monte, la quarta edizione del Festival delle Religioni  alla presenza di Ronald Lauder, presidente del World Jewish Congress, e del sindaco di Firenze, Dario Nardella. La rassegna ha preso il via nel giorno non solo della Festa Nazionale del 25 Aprile, ricordo della liberazione dal nazifascismo, ma anche nel periodo in cui gli ebrei celebrano Pèsach, la Pasqua Ebraica, ricordo della liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù egiziana. “L’Antisemitismo – ha detto Lauder –  è una questione di violenza e soprattutto di indifferenza. Abbiamo visto cosa è accaduto durante la seconda Guerra Mondiale, sappiamo cosa è stato l’Olocausto: al termine del conflitto non c’erano più gli ‘antisemiti’, perché nessuno voleva essere associato ai nazifascisti, era evidente che quella parte fosse da rifuggire. Oggi però le persone si sono dimenticate, e l’unico modo per evitare l’antisemitismo è educare le giovani generazioni. Oggi è stupendo festeggiare la libertà, è una cosa meravigliosa. Ma si può perdere la libertà dalla sera alla mattina, e questo è dovuto proprio all’indifferenza. E noi – ebrei, cristiani, musulmani – dobbiamo fare in modo che i popoli siano rispettosi delle nostre religioni e non dare tutto per scontato.”

Il sindaco Nardella ha sottolineato l’importanza del dialogo tra le religioni. “È importante perché spesso alla base di conflitti sociali, guerre e attentati terroristici c’è proprio l’odio religioso”. “Ciò di cui dobbiamo avere paura infatti non è la differenza, ma l’indifferenza. È nel riconoscersi e nell’accettarsi che troviamo il fondamento della nostra identità e i presupposti per una vera convivenza”. Il Festival delle Religioni proseguirà fino a domenica 28 aprile, e chiuderà le celebrazioni per il Millenario di San Miniato al Monte. Domani, interverranno alle 10.30, il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, e Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni. Alle 17.30, per la chiusura ufficiale del Millenario di San Miniato al Monte, il cardinale presiederà la celebrazione liturgica con la chiusura della Porta Santa.

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La “svolta” di Erdogan sugli armeni: aperti gli archivi turchi (Ilgiornale.it 26.04.19)

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha di recente operato una svolta nel quadro della controversia sul genocidio armeno, dichiarandosi disposto ad aprire gli archivi del suo Paese agli storici di tutto il mondo.

Ad avviso della storiografia occidentale, il Paese anatolico avrebbe organizzato, durante la Prima guerra mondiale, il “primo genocidio del Ventesimo secolo”, ossia la morte di un milione e mezzo di Armeni. Il leader di Ankara aveva finora costantemente rigettato tali ricostruzioni storiche, bollandole come offensive verso la dignità turca e attribuendo tali decessi a una “guerra civile” esplosa nel 1915 nell’allora Impero ottomano. Tuttavia, Erdogan ha recentemente dichiarato di essere disposto ad aprire il suo Paese a un’indagine indipendente sui travagli subiti dal popolo armeno nel Novecento.

In un discorso pronunciato in questi giorni durante un convegno sull’archivistica tenutosi ad Ankara, il leader dell’Akp ha annunciato di volere fare esaminare a studiosi di tutto il mondo i documenti redatti dall’amministrazione ottomana negli anni del controverso genocidio. Il presidente anatolico ha infatti esortato i principali esperti mondiali di tale dolorosa pagina del Ventesimo secolo a ispezionare gli archivi della Sublime porta, al fine di favorire l’“emersione della verità” sul passato degli Armeni e sul trattamento riservato dal governo dei Giovani Turchi alle minoranze etniche.

Erdogan ha giustificato tale apertura affermando: “Noi non abbiamo nulla da nascondere. Chi, per partito preso, ci accusa di avere le mani sporche di sangue, venga a fare delle ricerche nei nostri archivi nazionali, così da maturare giudizi meno faziosi sulla storia della Turchia.” Il Capo dello Stato, dopo avere annunciato la svolta in questione, ha attaccato con parole di fuoco i governi occidentali, tacciandoli di “ipocrisia”.

Il leader dell’Akp ha infatti denunciato come “assurdo” che la Turchia venga accusata di gravi crimini da nazioni come Francia, Germania, Regno Unito e Usa, colpevoli delle “peggiori atrocità della storia umana: colonialismo, nazismo, imperialismo”. Egli ha poi tuonato:“Sulle spalle di quegli stessi Paesi che oggi ci fanno la morale gravano milioni e milioni di vittime innocenti. È quindi assolutamente ridicolo che quegli stessi Stati, che occupano il primo posto nella classifica dei peggiori criminali mai esistiti, accusino la Turchia di avere commesso in passato gravi reati.”

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