Armenia-Stati Uniti: consigliere Usa Bolton oggi a Erevan (Agenzianova 25.10.18)

Erevan, 25 ott 09:54 – (Agenzia Nova) – Il consigliere per la sicurezza nazionale statunitense, John Bolton, dovrebbe arrivare oggi ad Erevan nel quadro di una visita nella regione che lo ha già portato in Russia e in Azerbaigian, e che lo porterà nei prossimi giorni anche in Georgia. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Arka”, aggiungendo che Bolton sarà il più importante funzionario dell’amministrazione di Donald Trump ad essersi recato nei tre paesi del Caucaso meridionale. Stando alle dichiarazioni rilasciate da una portavoce del ministero degli Esteri armeno, Anna Naghdalyan, il consigliere Usa ha in programma di incontrare il primo ministro designato, Nikol Pashinyan, il ministro degli Esteri incaricato, Zohrab Mnatsakanyan, e il segretario del Consiglio di sicurezza, Armen Grigoryan. Bolton arriva in Armenia a seguito di una serie di visite da parte di funzionari americani nel paese. Il vicesegretario di Stato statunitense per gli affari europei ed eurasiatici, George Kent, ha dichiarato la scorsa settimana ad Erevan che al termine delle elezioni parlamentari anticipate, in programma per la giornata del 10 dicembre, le relazioni bilaterali tra Armenia e Stati Uniti sarebbero entrate in una nuova fase di sviluppo e rafforzamento. (Res) © Agenzia Nova – Riproduzione riservata

Papa Francesco incontra il patriarca armeno Karekin II (Lastampa 24.10.18)

Papa Francesco ha ricevuto oggi pomeriggio, in udienza privata nel Palazzo Apostolico vaticano, Sua Santità Karekin II, patriarca supremo e catholicos di tutti gli Armeni. L’ultimo dei vari incontri tra il Papa e il patriarca era avvenuto nel mese di aprile scorso, in occasione della inaugurazione nei Giardini Vaticani di una statua di San Gregorio di Narek. Il primo appuntamento tra i due era avvenuto nel maggio 2014, poi nel giugno del 2016 il Pontefice aveva visitato l’Armenia, firmando con il patriarca una Dichiarazione congiunta.

«Ringraziamo Dio perché, tra le nostre due Chiese, non ci sono solo relazioni ad alto livello, ma anche a livello personale e individuale», ha aggiunto il patriarcato, riconfermando il comune «spirito di collaborazione» e i suoi incontri «tutti fraterni» con i Pontefici: nel 2001 con san Giovanni Paolo II, successivamente in privato con Benedetto XVI e con Papa Francesco dove – aveva anticipato Karekin – «ci rechiamo come fratelli spirituali. Per noi sono molto importanti le relazioni tra le Chiese basate sull’amore, soprattutto, considerando le sfide comuni per la pace e il benessere del mondo».


Papa Francesco, incontro con il Catholicos Armeno Karekin II (ACI Stampa).

L’incontro tra Papa Francesco e il Catholicos Karekin II arriva al culmine di un viaggio che il capo della Chiesa Apostolica Armena ha fatto in Italia, passando prima da Milano per festeggiare i 60 anni di presenza armena nella città. L’incontro con Papa Francesco va a rinsaldare il legame di amicizia tra Chiesa Cattolica e Chiesa Apostolica Armena.

Un legame reso simbolicamente visibile dalla “mattinata ecumenica” dedicata all’Armenia lo scorso 5 aprile, avvenuti prima che il Papa si recasse nel giardino tra il governatorato e la caserma della Gendarmeria a inaugurare la Statua di San Gregorio di Narek donata dalla presidenza della Repubblica di Armenia. Un segno che, come fu detto nella dichiarazione congiunta di Papa Francesco e il Catholicos Karekin II durante il viaggio di Papa Francesco in Armenia, “sono più le cose che uniscono che quelle che dividono”.

Il Catholicos Karekin è partito per Roma il 23 ottobre, e nell’ambito della sua visita, ha incontrato tutti i rappresentanti della comunità armena di Roma nella chiesa di San Vito, e ha consegnato un messaggio biblico all’arcivescovo Khazhak Parsamyan, delegato pontificio dell’Europa orientale e rappresentante pontificio in Vaticano. Erano presenti anche padre Dustivelle, responsabile dei rapporti con l’ortodossia del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e l’arcivescovo Farrell, segretario del dicastero.

Parlando con la comunità armena, il Catholicos Karekin ha sottolineato che il popolo armeno “ha dovuto affrontare secoli di prove e tentazioni, sopravvivendo al genocidio e alla diaspora”, ma che è rimasto “ovunque vigile nella fede”, nonostante le tribolazioni.

Al termine dell’incontro, la comunità armena ha letto una preghiera per la pace, per la prosperità della patria e il progresso e il benessere degli armeni. La storia di Armenia è fortemente radicata nel cristianesimo, e i libri sono parte dell’identità nazionale del popolo armeno.

Il Catholicos Karekin ha anche ricordato la sua visita a Milano, e la gioia per il sessantesimo della presenza della comunità armena nella città.

Lo scorso 21 ottobre, nell’ambito della sua visita a Milano, il Catholicos Karekin II si è incontrato con l’arcivescovo di Milano Mario Delpini nella Cappella arcivescovile. Il Catholicos era accompagnato da una delegazione della Chiesa apostolica armena e dall’archimadrita Tovma Khachatyann, che da 5 anni, oltre a guidare la realtà armena a Milano, ricopre anche la carica di Vicario generale della Chiesa armena per l’Italia. ,

Durante l’incontro, il Catholicos ha ringraziato Dio perché tra Chiesa Apostolica Armena e Chiesa Cattolica “non ci sono solo relazioni ad alto livello, ma anche a livello personale e individuale”, e ha ricordato i suoi incontri nel 2001 con San Giovanni Paolo II, in privato con Benedetto XVI e nel 2016 con Papa Francesco durante il viaggio del pontefice in Armenia.

Cruciale, per il Catholicos, è il riconoscimento del Metz Yeghern, il Grande Male in lingua armena, vale a dire la questione del “genocidio armeno”: si calcola che l’impero ottomano abbia terminato un milione di persone, anche se i turchi contestano la definizione di genocidio.

Il Catholicos Karekin II ha detto poi di andare in visita a Francesco “come fratelli spirituali. Per noi sono molto importanti le relazioni tra le Chiese basate sull’amore, soprattutto, considerando le sfide comuni per la pace e il benessere del mondo”.

L’arcivescovo Delpini ha detto di avere “compassione e solidarietà” per la partecipazione emotiva al genocidio, e sottolineato che “la Chiesa di Milano sente il senso di un benvenuto che sia anche di consolazione per le tribolazioni della storia”.

Alla fine dell’incontro, Karekin II ha donato all’arcivescovo una croce, mentre la Chiesa ambrosiana ha contraccambiato con delle riproduzioni dell’antica croce di Ariberto e di un Sacramentario risalente al secolo VIII, “che San Paolo VI fece riprodurre perché la memoria dell’antica tradizione liturgica della Chiesa latina permanesse”.

La Chiesa Apostolica armena, tra le più antiche della cristianità, è parte delle Chiese Ortodosse Orientali e conta 9 milioni di membri. Sanate da tempo le differenze dottrinali, tanto che la Chiesa Apostolica non differisce in niente con quella Cattolica tranne che nell’unione con Roma, la Chiesa apostolica armena è una Chiesa fortemente connaturata con la storia nazionale.

Pesaro: Antropologando, dalla terra di Haik all’Armenia (Tmnotizie 23.10.118)

PESARO – Venerdì 26 ottobre, la sala del Consiglio comunale di Pesaro ospiterà la decima edizione del convegno “Antropologando”, appuntamento sulle origini antropologiche e psicologiche di favole, miti, leggende nelle diverse realtà delle varie tradizioni culturali e religiose. A moderare l’evento (a partire dalle ore 16) sarà Luigi Maria Bianchini, neuropsichiatra, agopuntore, giornalista pubblicista nonché ideatore dell’iniziativa.

Seguirà alle 16.30 l’intervento di Francesco Domenico Goglia (esperto di araldica) su“Simbologia e significati dello stemma d’Armenia”; alle ore 17,  Flavio Di Luca(farmacista, viaggiatore,  master in Filosofie Orientali con tesi sulle  Erbe degli Sciamani) interverrà su “La sacralità delle immagini religiose armene”.

Alle ore 17.30 Mario Amirkhnian (farmacista, esperto di storia, in particolare dell’Armenia) parlerà sul tema “Da Noè ai giorni nostri”; Su “Dante Alighieri e il monte Ararat”verterà l’intervento di Angelo Chiaretti (docente di Letteratura Italiana e storia, dantista, fondatore  e presidente del Centro Studi Danteschi di San Gregorio in Conca). Ultimo intervento quello di Pierpaolo Loffreda (docente di Teoria e metodo dei mass media, Accademia di Belle Arti di Urbino, giornalista free-lance), alle ore 18.30, su su“1988, Gli armeni in rivolta”.

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“Antropologando”, X edizione: convegno nella sala del Consiglio comunale  (Viverepesaro.it 22.10.18)

Venerdì 26 ottobre, la sala del Consiglio comunale di Pesaro ospiterà la decima edizione del convegno “Antropologando”, appuntamento sulle origini antropologiche e psicologiche di favole, miti, leggende nelle diverse realtà delle varie tradizioni culturali e religiose.

A moderare l’evento (a partire dalle ore 16) sarà Luigi Maria Bianchini, neuropsichiatra, agopuntore, giornalista pubblicista nonché ideatore dell’iniziativa.

Seguirà alle 16.30 l’intervento di Francesco Domenico Goglia (esperto di araldica) su “Simbologia e significati dello stemma d’Armenia”; alle ore 17, Flavio Di Luca (farmacista, viaggiatore, master in Filosofie Orientali con tesi sulle Erbe degli Sciamani) interverrà su “La sacralità delle immagini religiose armene”. Alle ore 17.30 Mario Amirkhnian (farmacista, esperto di storia, in particolare dell’Armenia) parlerà sul tema “Da Noè ai giorni nostri”; Su “Dante Alighieri e il monte Ararat” verterà l’intervento di Angelo Chiaretti (docente di Letteratura Italiana e storia, dantista, fondatore e presidente del Centro Studi Danteschi di San Gregorio in Conca). Ultimo intervento quello di Pierpaolo Loffreda (docente di Teoria e metodo dei mass media, Accademia di Belle Arti di Urbino, giornalista free-lance), alle ore 18.30, su “1988, Gli armeni in rivolta”.

Armeni e cattolici, una fratellanza per la pace nel mondo (Chiesadimilano 23.10.18)

Gratitudine, fratellanza, amicizia. Queste le parole pronunciate più spesso nell’incontro svoltosi sabato 21 ottobre, nella Cappella arcivescovile, tra Sua Santità Karekin II, Catholicos di tutti gli Armeni, e l’Arcivescovo.

Accompagnato da una delegazione della Chiesa apostolica armena e dall’archimadrita Tovma Khachatyann – che da 5 anni, oltre a guidare la realtà armena a Milano, ricopre anche la carica di Vicario generale della Chiesa armena per l’Italia -, il Catholicos si è subito soffermato sulla presenza del suo popolo nella nostra città. «Anche in questo viaggio abbiamo visto riconfermate la gratitudine, la profonda cordialità e la fratellanza mostrata alla Chiesa e alla Comunità armena da parte della Chiesa cattolica. È una buona testimonianza», ha detto, aggiungendo poi: «Ringraziamo Dio perché, tra le nostre due Chiese, non ci sono solo relazioni ad alto livello, ma anche a livello personale e individuale».

«Vogliamo riconfermare il nostro spirito di collaborazione», ha ancora sottolineato Sua Santità, ricordando i suoi incontri con i Pontefici: nel 2001 con san Giovanni Paolo II, successivamente in privato con Benedetto XVI e in questi giorni con papa Francesco, che nel 2016 aveva compiuto un viaggio apostolico in Armenia. «Sono stati tutti gesti fraterni. Con San Giovanni Paolo II, in una dichiarazione comune, abbiamo riflettuto sul genocidio e lo abbiamo condannato». Il riferimento è alla ferita sempre aperta del genocidio armeno (finora riconosciuto come tale da 26 Nazioni, tra cui l’Italia), iniziato nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 e nel quale, ad opera dell’Impero ottomano, si calcola che siano state sterminate un milione di persone. Chiamato in armeno Medz yeghern (Il grande crimine), questo olocausto è stato definito da papa Francesco «il primo genocidio del XX secolo». «L’Italia e la Chiesa hanno riconosciuto che fu genocidio. Ci rechiamo da Francesco come fratelli spirituali. Per noi sono molto importanti le relazioni tra le Chiese basate sull’amore, soprattutto, considerando le sfide comuni per la pace e il benessere del mondo».

Espressioni a cui ha fatto eco l’Arcivescovo. «La partecipazione emotiva al vostro genocidio ci muove a compassione e solidarietà. La presenza del vostro popolo a Milano risale a molti anni fa e ha arricchito la città, anche se tanti armeni sono arrivati in Occidente in un momento tragico», come quello, appunto, dello sterminio.« La Chiesa di Milano sente il senso di un benvenuto che sia anche di consolazione per la tribolazioni della storia», ha sottolineato monsignor Delpini che, da Arcivescovo, nell’aprile scorso ha assistito a una Divina liturgia nella chiesa armena di via Jommelli, in memoria proprio dei martiri del Medz yeghern. «Un altro motivo per cui molti fedeli hanno simpatia per l’Armenia è il suo essere divenuta meta di pellegrinaggi, per la bellezza del paesaggio e la bontà degli abitanti», ha concluso Delpini.

Un incontro, «di amicizia, ricordando i 60 anni di presenza armena a Milano» conclusosi, infine, con il dono di una preziosa croce all’Arcivescovo, «augurandoci che lei continui nel suo amore paterno per i figli e i figli dei nostri figli» e con l’omaggio, da parte della Chiesa ambrosiana a Karekin II, delle riproduzioni dell’antica croce di Ariberto e di un Sacramentario risalente al secolo VIII, «che San Paolo VI fece riprodurre perché la memoria dell’antica tradizione liturgica della Chiesa latina permanesse».

Il volo del “falco”: cosa ci fanno gli americani in Caucaso? (Sputniknews 21.10.18)

Sabato è cominciato il viaggio nel Caucaso meridionale di John Bolton, consigliere USA per la sicurezza nazionale. Il “falco” della Casa Bianca non tiene alcun segreto: si sta recando nella regione per promuovere gli interessi nazionali americani.

Ma per prima cosa visiterà Mosca per discutere della situazione in Siria e Iran. Un’altra questione è, invece, la preparazione al prossimo incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump.

Passaggio per Mosca

A Mosca John Bolton è arrivato sabato 20 ottobre, ma la visita ufficiale comincerà lunedì 22 ottobre. L’ordine del giorno definitivo non è ancora stato definito. Come anche la lista di funzionari russi che incontrerà l’ospite americano. Il consigliere del presidente russo, Yury Ushakov, ha comunicato che gli americani hanno richiesto di parlare con il segretario del Consiglio di sicurezza Nikolay Patrushev e con il ministro degli esteri Sergey Lavrov. Dal ministro degli esteri russo hanno precisato che al momento non è stato raggiunto alcun accordo definitivo.

Mosca è intenzionata a sollevare la questione della proprietà di stato russa negli USA ormai bloccata da due anni. “La questione non è mai stata eliminata dalla lista delle nostre priorità. Ad ogni incontro con i colleghi americani parliamo della questione”, ha spiegato Maria Zakharova, portavoce del ministero degli esteri russo.

A sua volta, Bolton desidera affrontare la questione della Siria e della inopportuna partecipazione dell’Iran alla risoluzione post-bellica. Alla vigilia della sua visita a Mosca è stato reso noto che gli americani stanno elaborando una nuova strategia bellica in Siria volta a scacciare i soldati iraniani dal Paese. Mosca non è d’accordo con questo approccio.

Il problema dell’Iran interessa Washington anche relativamente alle nuove sanzioni introdotte contro Teheran che entreranno in vigore a novembre. Sia Mosca sia l’UE sono contro questi provvedimenti, ma le autorità americane stanno comunque tentando di convincere la comunità internazionale della legittimità delle proprie azioni.

Un altro tema che Bolton affronterà durante le trattative con Patrushev è la preparazione del nuovo incontro dei presidenti di Russia e USA. Quando e dove avrà luogo ancora non si sa. Non si esclude che si terrà nuovamente a Helsinki.

Equilibrio fragile

Poi il “falco” americano si recherà in Azerbaigian dove lo aspettano mercoledì 24 ottobre. Oltre alle questioni di sicurezza regionale, durante le trattative con le autorità azere Bolton discuterà delle forniture di risorse energetiche agli alleati degli USA. In particolare, all’Europa la quale considera il gas azero come un’alternativa a quello russo.

Washington sostiene il progetto di costruzione del Corridoio meridionale del gas per le forniture rese possibili grazie al giacimento azero Shah Deniz 2. Ma gli americani non considerano le risorse energetiche azere come una competizione per il proprio gas liquefatto. Mentre il gasdotto russo Nord Stream 2, invece, sì.

Il sostegno dei progetti energetici azeri viene spiegato dallo studioso del Caucaso Nurlan Gasymov con il fatto che i suoi principali investitori sono società occidentali. “British Petroleum è uno dei principali azionisti del giacimento Shah Deniz. Attiva a Baku è anche la Shell”, afferma l’esperto osservando che gli americani sono molto interessati alla salvaguardia dei propri investimenti nella regione.

A Washington suscita preoccupazione il possibile peggioramento della situazione in Nagorno-Karabakh sullo sfondo degli eventi politici interni armeni. Bolton discuterà della questione a Yerevan.

“Dopo il cambio di potere in Armenia il processo di risoluzione del conflitto nel Nagorno Karabakh si è trovato in una posizione di stallo. Prima si tenevano delle trattative e le parti cercavano di attenersi ai patti. L’arrivo di Nikol Pashinyan al potere è stato interpretato dai pacieri esterni (inclusi USA e Russia) come l’ennesimo ostacolo al buon funzionamento del processo negoziale sul Karabakh. Ora, mentre i politici armeni sono occupati dalla campagna elettorale, i sentimenti più estremisti stanno prendendo piede. Gli americani non escludono che questo possa portare a un peggioramento del conflitto. Ma una guerra in Caucaso non serve a nessuno. I primi a risentirne sarebbero proprio i gasdotti”, sostiene Gasymov.

Per salvaguardare questo fragile equilibrio, Washington cerca il sostegno di Mosca la quale nella regione è da sempre considerata arbitro e paciere. “La Russia è co-presidente del Gruppo di Minsk dell’OSCE per la risoluzione del conflitto in Nagorno Karabakh. Baku e Yerevan riconoscono che Mosca svolge un ruolo importante nel mantenimento della stabilità nella regione. In Occidente ne sono consapevoli. Per questo Bolton prima si è recato a Mosca”, conclude Gasymov.

Il ruolo geopolitico del Caucaso meridionale

Durante le trattative con le autorità di Azerbaigian, Armenia e Georgia il consigliere americano solleverà lo stesso tema affrontato in Russia, cioè la situazione in Medio Oriente. Desidera valutare l’importanza del “ruolo geopolitico” del Caucaso per Iran, Russia e Turchia.

Nonostante i rapporti stabili dei Paesi del Caucaso meridionale con Teheran, gli esperti interpellati da Sputnik non escludono che Bolton tenterà comunque di invitarli a seguire le sanzioni contro l’Iran. “Sia l’Azerbaigian sia l’Armenia stanno intensificando la loro collaborazione con Teheran soprattutto in ambito economico. Baku sta persino investendo nelle infrastrutture iraniane. In particolare, Baku partecipa al Corridoio di transito internazionale Nord-Sud. Ma Washington sta tentando di isolare il più possibile l’Iran da progetti economici con i Paesi del Caucaso e, attraverso di loro, con la Russia”, sostiene Andrey Devyatkov, ricercatore senior dell’Istituto di economia presso l’Accademia russa delle scienze.

Il politologo Rafael Sattarov, che vive negli USA, è convinto che Bolton a Mosca solleverà anche un altro problema, ovvero la crisi dei rapporti russo-americani.

“Gli USA non escludono la possibilità di creare una “fascia di sicurezza” con i Paesi dello spazio post-sovietico contro la Russia, come accadde negli anni ’90 quando crearono il GUAM. Ma oggi la situazione energetica, economica e politica nella regione è diversa e i Paesi della CSI non possono permettersi di scegliere tra Washington e Mosca. Sono interessati a collaborare con entrambi”, sostiene Sattarov.

In Georgia, che sarà l’ultimo Paese visitato da Bolton nel Caucaso meridionale, l’ordine del giorno sarà il medesimo: sicurezza, energia ed economia. A Tbilisi il consigliere di Trump prevede di discutere e preparare la sottoscrizione dell’accordo sul libero commercio tra Georgia e USA. Bolton riserverà attenzione anche alla campagna presidenziale avviata nel Paese.

“La Georgia è un partner strategico chiave della NATO e degli USA nella regione e Bolton non può non esprimere il suo supporto a Tbilisi in questioni come i conflitti territoriali e l’integrazione nella NATO. Non è escluso che si parlerà anche del laboratorio Lugar nel Paese”, ritiene Devyatkov.

Tuttavia, Devyatkov non crede che le trattative saranno fruttuose

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Libano-Armenia: premier designato armeno Pashinyan incontra omologo Hariri, focus su cooperazione economica (Agenzianova 21.10.18)

Libano-Armenia: premier designato armeno Pashinyan incontra omologo Hariri, focus su cooperazione economica

Beirut, 21 ott 10:36 – (Agenzia Nova) – Il primo ministro designato dell’Armenia, Nikol Pashinyan, ha incontrato ieri sera l’omologo libanese Saad Harriri, nell’ambito della sua visita in Libano. Nel corso del colloquio, riferisce l’agenzia di stampa “Armenpress”, le due parti elogiato il dialogo politico ad alto livello tra i due paesi, sottolineando la necessità di compiere ulteriori sforzi per migliorare la componente economica della cooperazione bilaterale in particolare nei settori dell’agricoltura, dei trasporti e del turismo. Pashinyan ha inoltre informato Hariri del processo di transizione politica in atto nel paese, accogliendo con favore l’interesse mostrato dalle aziende libanesi nel realizzare investimenti in Armenia. Il premier libanese ha ribadito da parte sua il proprio apprezzamento per il ruolo svolto dalla comunità libanese-armena nello sviluppo del suo paese, nonché la promozione dei legami armeno-libanesi. In precedenza, Pashinyan era stato ricevuto dal presidente libanese Michel Aoun e aveva incontrato il presidente del parlamento Nabih Berri. Nel corso dela visitaa poi incontrare i rappresentanti della comunità libanese-armena e Aram I, vescovo cristiano-orientale libanese, Catholicos di Cilicia della Chiesa apostolica armena, oltre a fare visita ai centri spirituali e culturali armeni e a delle istituzioni educative di Beirut. (Res) © Agenzia Nova – Riproduzione riservata

Armenia: riunione della direzione dei repubblicani per discutere di elezioni anticipate (Agenzianova 19.10.18)

Erevan, 19 ott 08:48 – (Agenzia Nova) – Il Partito repubblicano dell’Armenia (Pra) ha convocato oggi una sessione della sua direzione presso la sede del partito. Lo ha detto il vicepresidente del Pra, Armen Ashotyan, in un post su Facebook. La sessione è stata presieduta dal presidente del Pra ed ex capo dello Stato dell’Armenia Serzh Sargsyan. “Si è discusso della situazione politica interna, del disegno di legge sul codice elettorale che è stato presentato al parlamento dal governo, e sono state toccate le questioni relative alle elezioni parlamentari anticipate, ha detto Ashotyan. Dopo le dimissioni annunciate dal premier armeno, Nikol Pashinyan, nei giorni scorsi – volte proprio a favorire elezioni anticipate entro la fine dell’anno – il Pra resta l’unico partito che si oppone a questo processo: in più di un’occasione, infatti, gli esponenti repubblicani hanno espresso la loro preferenza per un voto a maggio del 2019. (Res)

ARMENIA: Si dimette il premier Pashinyan, la rivoluzione continua (Eastjournal 16.10.18)

Nikol Pashinyan ha annunciato ieri, martedì 16 ottobre, le proprie dimissioni dalla carica di primo ministro dell’Armenia. Il leader della rivoluzione di velluto aveva già spiegato nei mesi scorsi che tale mossa sarebbe stata necessaria per indire le elezioni anticipate in Parlamento.

Pashinyan era stato eletto premier nel maggio di quest’anno, dopo che le grandi proteste tenutesi nel mese di aprile a Yerevan avevano portato alle dimissioni dell’ex presidente Serzh Sargsyan, all’epoca appena nominato primo ministro in seguito a un controverso “scambio di poltrone“. La mobilitazione pacifica di centinaia di migliaia di persone, senza precedenti nella storia nel paese, era stata ribattezzata dallo stesso Pashinyan “rivoluzione di velluto”. Da allora, il carismatico Pashinyan ha guidato il paese in veste di primo ministro, e la coalizione Yelk a cui è legato il suo partito (Contratto Civile) ha anche ottenuto una vittoria schiacciante alle elezioni del Consiglio comunale di Yerevan lo scorso settembre (81% dei voti). La composizione del Parlamento era però rimasta invariata (le ultime elezioni si sono tenute nell’aprile 2017), cosa che – secondo Pashinyan – non rifletterebbe l’esito della rivoluzione né la realtà politica del paese. Da qui, la necessità di forzare le elezioni anticipate per portare a termine una rivoluzione finora rimasta incompiuta.

Martedì 16 ottobre Pashinyan ha spiegato alla nazione come si svolgerà il percorso verso le elezioni anticipate: per prima cosa, il neo-presidente della repubblica Armen Sarkissian dovrà accettare le dimissioni di Pashinyan e del governo. Nelle due settimane che seguono, il Parlamento, teoricamente incaricato di scegliere un nuovo premier, non dovrà nominare nessun candidato alla carica di primo ministro, ciò che risulterà nello scioglimento dell’Assemblea Nazionale. Infine, il presidente della repubblica sarà costretto a indire le elezioni anticipate – che secondo i calcoli dovranno svolgersi nel mese di dicembre. Nel frattempo, Pashinyan continuerà a svolgere le funzioni di primo ministro ad interim, come previsto dalla Costituzione, e a vegliare sulla ”vittoria del popolo”.

Sebbene le spiegazioni date da Pashinyan sullo svolgimento delle elezioni anticipate sembrino lineari, ed egli abbia assicurato che il Parlamento non si opporrà alla volontà popolare, nelle scorse settimane il premier ha dovuto far prova di forza per garantirsi il sostegno (o meglio, il nulla osta) degli altri partiti. Nei primi giorni di ottobre, infatti, i deputati del partito Armenia Prospera insieme a quelli della Federazione Rivoluzionaria Armena avevano votato (d’urgenza e nel cuore della notte) un decreto per modificare le procedure parlamentari, che rischiava di compromettere il progetto di Pashinyan per le elezioni anticipate. Non appena la notizia del decreto “controrivoluzionario” era stata resa pubblica, migliaia di persone si erano riunite di fronte al palazzo del Parlamento a Yerevan per mostrare il loro sostegno al premier Nikol Pashinyan e contestare l’assemblea parlamentare. Questa innegabile dimostrazione di sostegno popolare aveva permesso a Pashinyan di firmare un memorandum d’intesa con Gagik Tsarukyan, leader di Armenia Prospera: il partito ha ufficialmente dichiarato che, in vista delle elezioni anticipate, non presenterà nessun candidato al posto di primo ministro in seguito alle dimissioni di Pashinyan. Lo stesso vale per la Federazione Rivoluzionaria Armena e per il Partito Repubblicano dell’ex presidente Sargsyan, che detiene il più alto numero di seggi in Parlamento. A inizio ottobre, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) aveva dichiarato, riguardo alla situazione politica in Armenia, che è “fondamentale” che le prossime elezioni parlamentari siano percepite e accettate in quanto democratiche e corrette da tutti i gruppi politici e le parti interessate”.

Concludendo il suo discorso alla nazione, Pashinyan ha affermato che con le sue dimissioni da premier “si chiude una fase della rivoluzione e si entra in una nuova era“. Il premier si è detto sicuro che tutto andrà per il meglio, e che le prossime elezioni costituiranno una nuova vittoria per “un’Armenia forte, libera e felice”. La rivoluzione di velluto continua.

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Armenia: premier Pachinian si dimette, si va al voto anticipato

Erevan, 16 ott. (askanews) – Il Primo ministro armeno riformatore Nikol Pachinian ha annunciato oggi le sue dimissioni alla televisione, una decisione che porterà alle elezioni anticipate che intende organizzare prima della fine dell’anno.

“Mio caro e fiero popolo, oggi ho rassegnato le mie dimissioni”, ha dichiarato Pachinian, promettendo di “garantire la libera espressione della volontà del popolo alle legislative anticipate”. (fonte Afp)


 

Incontro con l’autrice de “La masseria delle allodole” (Gazzettadireggio.it 15.10.18)

La nota scrittrice di origine armena Antonia Arslan è stata ospite del Rotary Club Reggio Emilia, nel corso di un incontro a cui hanno partecipato anche i club Reggio Emilia Terra di Matilde e Reggio Emilia Val di Secchia.

Prendendo spunto dal suo ultimo libro “Benedici questa croce di spighe”,un’antologia inedita di scrittori armeni, vittime del genocidio ad opera dei turchi, Antonia Arslan ha raccontato la tragica storia della sua famiglia, discendente da Yerwant Arslanian, nato nel 1865 in Armenia e unico superstite, giunto in Italia a soli 15 anni. Già insegnante di letteratura all’Università degli studi di Padova, la professoressa Arslan descrisse la tragedia armena soltanto nel 2004, dopo aver tradotto l’opera del grande poeta Daniel Varujan. Fu grazie a questo testo che ritrovò le proprie radici e si decise a testimoniare il drammatico genocidio nel libro “La masseria delle allodole” che divenne presto un bestseller internazionale, tradotto in ventitré lingue, e di cui i fratelli Taviani fecero una splendida trasposizione cinematografica.

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La tragedia del genocidio armeno raccontata da Antonia Arslan (Nexstopreggio.it 4.10.18)

La nota scrittrice di origine armena Antonia Arslan è stata ospite questa settimana del Rotary Club Reggio Emilia, nel corso di un incontro a cui hanno partecipato anche i club Reggio Emilia Terra di Matilde e Reggio Emilia Val di Secchia.

Prendendo spunto dal suo ultimo libro Benedici questa croce di spighe…, un’antologia inedita di scrittori armeni, vittime del genocidio ad opera dei Turchi, Antonia Arslan ha raccontato la tragica storia della sua famiglia, discendente da Yerwant Arslanian, nato nel 1865 in Armenia e unico superstite, giunto in Italia a soli 15 anni.

Già insegnante di letteratura all’Università degli studi di Padova, la professoressa Arslan descrisse la tragedia armena soltanto nel 2004, dopo aver tradotto l’opera del grande poeta Daniel Varujan. Fu grazie a questo testo che ritrovò le proprie radici e si decise a testimoniare il drammatico genocidio nel libro La masseria delle allodole che divenne presto un bestseller internazionale, tradotto in ventitré lingue, e di cui i fratelli Taviani fecero una splendida trasposizione cinematografica.

“Cancellare la memoria, il ricordo, le testimonianze, i monumenti significa cancellare l’esistenza di un intero popolo – ha spiegato Antonia Arslan – così come quella di un gruppo di intellettuali armeni che con le loro testimonianze di vita e di morte, tra poesia e tragedia, hanno portato a conoscenza del mondo intero questa immane tragedia”.

Se questo non accadrà, sarà grazie anche ad Antonia Arslan che con i suoi libri ha reso immortale la storia di oltre un milione e mezzo di persone i cui pochi superstiti sono dispersi nel mondo, uniti ancora oggi dall’antico canto armeno di comunione Der voghormia, Dio abbi pietà.

Al termine dell’incontro, il presidente del Rotary Club Reggio Emilia Lorenzo Ferretti Garsi, ha salutato la scrittrice ed amica facendole dono del Primo Tricolore.

Antonia Arslan – Breve profilo: Antonia Arslan, padovana di origine armena, è stata professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università degli studi di Padova.

Ha ritrovato le sue radici armene traducendo l’opera del grande poeta Daniel Varujan e scrivendo i bestseller La masseria delle allodole (2004, tradotto in ventitré lingue e reso in film dai fratelli Taviani) e La strada di Smirne (2009). Fra i suoi altri libri: Ishtar 2. Cronache dal mio risveglio (2010), sulla sua esperienza nel tunnel del coma; i racconti del Cortile dei girasoli parlanti (2011); Il libro di Mush (2012), storia di due donne che, durante il genocidio, salvano un prezioso manoscritto. Nel 2015 pubblica il terzo volume della serie armena, Il rumore delle perle di legno, in cui s’intrecciano la famiglia armena di suo padre e quella italiana di sua madre. Del 2016 è Lettera a una ragazza in Turchia, tre storie di donne armene fra tragedia e rinascita.

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Speciale difesa: Armenia, ex presidente Kocharyan sostiene formazione nuovo fronte per stabilizzare scenario politico nazionale (Agenzianova 15.10.18)

Speciale difesa: Armenia, ex presidente Kocharyan sostiene formazione nuovo fronte per stabilizzare scenario politico nazionale

Erevan, 15 ott 16:30 – (Agenzia Nova) – L’ex capo di stato armeno, Robert Kocharyan, ha rilasciato un’intervista a “Bloomberg”, durante la quale si è dichiarato pronto a sostenere la formazione di un nuovo fronte che possa stabilizzare lo scenario politico nazionale. “Voglio anzitutto diventarne parte, esprimendo le mie opinioni e promuovendo una più attiva collaborazione con le altre forze in parlamento. C’è una lunga serie di strumenti politici da sfruttare in tal senso, dalla partecipazione personale alla cooperazione, fino ad una presa di posizione riguardo lo scenario politico nazionale o le questioni d’interesse pubblico”, ha risposto il secondo presidente armeno, interrogato sulle misure che intende prendere per raggiungere il suo obiettivo. L’ex presidente aveva già annunciato ad agosto le sue intenzioni di partecipare alle elezioni parlamentari anticipate, in un’intervista all’agenzia di stampa “Sputnik Armenia”. “Non penso che sia giusto parlare dei formati. Ora è necessario stabilire i passaggi organizzativi in base ai quali ci si presenta in campo politico, agli obiettivi per i quali la tua attività sarà diretta e alla massa di elettori che pensi possa essere il tuo sostegno futuro. Questo è il compito principale al momento”, aveva dichiarato Kocharyan, aggiungendo che la situazione politica nel paese si sta evolvendo in modo dinamico, e potrebbe cambiare ancora. Nell’intervista, Kocharyan non ha escluso di poter diventare il centro del polo dell’opposizione. “Prima di tutto cerco di affidarmi a me stesso e agli elettori di massa che si uniscono intorno a me, i cittadini. Più forte è questa forza, maggiore è la possibilità di formare alleanze “, ha detto l’ex capo di stato, senza però menzionare le forze politiche che con cui costituirà la possibile alleanza, e dichiarando che i cittadini armeni, che ricordano i risultati ottenuti dalla sua amministrazione, rappresentano il suo principale sostegno politico. (Res)