La Camera ha approvato la mozione per il riconoscimento del genocidio armeno (Rassegna stampa Bis 10, 11 e 12 .04.19)

L’Italia riconosce il genocidio armeno (Aleteia 12.04.19)

L’altro ieri a Montecitorio è stata votata la mozione che impegna il governo a riconoscere il genocidio armeno (1915): nessun gruppo parlamentare e nessun deputato ha votato contro, malgrado le note pressioni di Ankara perché la mozione non passasse. È risultata dunque vistosa, in tal senso, l’astensione dei 43 parlamentari forzisti presenti.

Abbiamo chiesto un commento alla collega Franca Giansoldati, vaticanista de Il Messaggero che quattro anni fa dedicò una monografia a “la marcia senza ritorno“ degli armeni deportati cento anni prima.

L’altro ieri eri alla Camera al momento del voto sulla mozione di riconoscimento del genocidio armeno. Che momento è stato?

È stato importante vedere che in parlamento su un voto del genere non ci sia stato nemmeno un voto contrario. L’Italia si impegnerà da ora in poi a difendere in sedi internazionali la verità storica su quel pezzo di storia che appare forse lontana, visto che riguarda fatti avvenuti 104 anni fa, ma che è invece ancora terribilmente vicina a noi. Si tratta del primo genocidio della storia del XX secolo dal quale si capiscono i meccanismi che hanno portato alla eliminazione della minoranza cristiana nel silenzio delle potenze… da allora in poi il medio oriente si è svuotato di cristiani, e ancora oggi accade, in una sostanziale indifferenza. Non accadono mai a caso le cose e nella storia tendono a ripetersi se non ci sono dei passaggi di comprensione, delle denunce, delle riparazioni. Cosa che ancora non c’è per il genocidio degli Armeni. L’Italia ha tracciato una linea.

Ci spieghi che senso ha, per un governo di un Paese che nel XXI secolo ha tanti enormi problemi, “riconoscere” un genocidio commesso nel secolo precedente da un altro governo di un altro Paese?

Ci sono due ragioni. La prima ha a che fare con la giustizia internazionale, Il rendere giustizia alla memoria di un popolo che finora non ha avuto alcun tipo di risarcimento, ne morale ne economico. La seconda ha a che vedere con un aspetto umano e riguarda la chiusura di un lutto ancora aperto per gli armeni. Un lutto ancora non riconosciuto per un milione e mezzo di morti.

Larghissima la maggioranza che ha fatto passare la mozione, ma colpiscono anche le 43 astensioni di Forza Italia. Come te le spieghi?

La spiegazione è sempre la stessa: il negazionismo turco e i ricatti della turchia nei confronti di tutti i governi che sono pronti a riconoscere il genocidio… Nonostante siano fatti storici attribuibili al governo dell impero ottomano e non alla turchia moderna! Ma Ankara considera uno sgarbo il riconoscimento del genocidio. Per la turchia è un fatto che va a incidere sulla sua identità. C’è ancora un articolo del codice penale, il 301, parlare di genocidio implica il carcere. Di conseguenza la turchia ricatta, fa pressing, minaccia ritorsioni di tipo economico per evitare il riconoscimento.

Qualche anno fa hai scritto un libro sul genocidio degli armeni: come mai ti sei appassionata a un tema così poco usuale? E cosa ti ha dato (in termini di esperienza, contatti umani, ricchezza culturale ecc…) questo libro?

Seguo questo tema dal 1996 da quando fu introdotto per la prima volta in parlamento questo argomento. Ho seguito tutti i viaggi dei Papi e i ricatti che ciclicamente la turchia imponeva al Vaticano perché evitasse ogni volta di pronunciare la parola genocidio. In tanti anni ho raccolto una mole di informazioni, articoli, testimonianze, interviste, documenti che poi sono stati alla base del mio libro.

ARMENIA: GARIGLIO, RICONOSCIUTA VERITÀ STORICA  (AGV 10.04.19)

Oggi, a oltre 100 anni dai fatti del 1915 che produssero lo sterminio di oltre 1,5 milioni di armeni, la Camera dei Deputati ha approvato a larghissima maggioranza una mozione che impegna il Governo a riconoscere ufficialmente il genocidio armeno”. Lo dichiara Davide Gariglio, deputato del Partito democratico, a proposito delle mozione sul genocidio armeno approvata dalla Camera.
“Ho ancora negli occhi – continua – le immagini del genocidio che ho avuto modo di vedere solo pochi giorni fa all’interno del Tsitsernakaberd, il memoriale eretto a Erevan. Nei giorni passati in Armenia ho compreso quanto è importante, per quella piccola nazione, che il mondo tutto riconosca le immani sofferenze patite nell’ultimo secolo. Oggi, finalmente il Parlamento italiano ha riconosciuto questa verità storica, nonostante le mille pressioni giunte fino all’ultimo affinché questo non avvenisse”.
“Oggi sono orgoglioso di essere membro di questo Parlamento. Come ci ha insegnato Aldo Moro ‘Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta: la verità è sempre illuminante’”, conclude.


ARMENIA: ZANNI (LEGA), TURCHIA RICONOSCA GENOCIDIO (AGV 10.04.19)

“Riconoscere errori del passato è segno di maturità per un Paese. Nazioni importanti come l’Italia e la Germania lo hanno fatto dopo gli orrori commessi durante la Seconda Guerra Mondiale. Se vuole continuare ad essere un partner dell’Ue, è ora che la Turchia faccia lo stesso sull’Armenia”. Così l’eurodeputato Marco Zanni, responsabile Esteri della Lega.


Armenia: Lega, riconoscimento genocidio è giornata storica per nostro paese
Roma, 11 apr 13:22 – (Agenzia Nova) – I deputati della Lega, Riccardo Molinari, Paolo Formentini e Giulio Centemero, in una nota congiunta commentano: “Ieri è stata una giornata storica per la nostra democrazia. Il nostro Parlamento ha infatti votato a favore del riconoscimento del genocidio degli armeni. Si tratta – spiegano – di un passo fondamentale che dimostra come questo governo porti avanti le idee e i valori. Sono infatti i valori a tener unito un paese che crede nei diritti umani e nella vita. Un giorno importante anche per la Lega – puntualizzano – che per tanti anni si è impegnata a far riconoscere il genocidio del popolo armeno che ha subito un martirio impressionante e per tutto il popolo italiano, da sempre vicino al popolo armeno”.

Nervi tesi sull’asseo Roma-Ankara. Nelle scorse ore la Camera ha approvato una mozione unitaria che impegna il governo a “riconoscere ufficialmente il genocidio armeno e a darne risonanza internazionale”. Nessun voto contrario, 382 favorevoli, 43 astenuti (tutto il gruppo di Forza Italia). L’approvazione ha provocato le proteste turche, che già due giorni prima del voto aveva convocato l’ambasciatore italiano ad Ankara: ora giunge la forte critica del partito Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan e le accuse al vicepremier Matteo Salvini in una nota del Ministero degli Esteri turco.

Le reazioni dei deputati

Per Andrea Delmastro (Fdi) il voto della Camera è “una vittoria di un Parlamento che ha resistito alle pressioni turche che ha convocato il nostro ambasciatore ad Ankara e ha inviato l’ambasciatore turco in Parlamento per condizionare il voto”. Dal canto suo Enrico Carelli (M5s), ci tiene a sottolineare che la posizione espressa da Montecitorio “non mette in discussione l’amicizia, i buoni rapporti con uno Stato amico, ben diverso dall’Impero Ottomano”. E sempre riferendosi ad Ankara ne ha evidenziato il “ruolo strategico di porta tra Oriente e Occidente”.

L’attacco turco a Salvini

Ma in Turchia non bastano le rassicurazioni a rendere più sereno il clima. Il partito di Erdogan “condanna fermamente la mozione proposta nel Parlamento italiano sugli avvenimenti del 1915”, ha detto il portavoce Omer Celik. In questo contesto va registrato l’impegno di Salvini, manifestato lunedì scorso, contro l’ingresso della Turchia in Europa. Proprio il ministro dell’Interno italiano è ora l’obiettivo di un comunicato del Ministero degli Esteri turco che lo accusa di essere “da sempre impegnato nel sabotare i rapporti tra la Turchia e l’Italia”, come riferisce AgenziaNova. Secondo la Turchia, la mozione rappresenta “un nuovo esempio dell’uso delle rivendicazioni armene come strumento di interesse politico interno” e “non sorprende che sia stata preparata dal partito della Lega, il cui leader Matteo Salvini si è sempre impegnato nel sabotare i rapporti tra la Turchia e l’Italia”. “Ciò che sorprende e rattrista – incalza il comunicato – è che la suddetta Camera sia diventata una pedina della Lega all’interno del piano organizzato per rafforzare la sua posizione alle elezioni per il Parlamento Europeo. In realtà, portare all’ordine del giorno le già note rivendicazioni armene in ogni circostanza, o prima delle elezioni o nel quadro dell’opposizione alla Turchia, rivela chiaramente che queste rivendicazioni sono di natura politica e non si attengono ai fatti storici. Questi sforzi non solo non giovano a nessuna delle parti ma bloccano anche ogni eventuale futura iniziativa intrapresa in buona fede”. Per Ankara è ora “inevitabile” che la mozione “si rifletterà in vari modi sulle relazioni con l’Italia”, definito “partner strategico con cui abbiamo legami storici ed una cooperazione commerciale molto intensa”. La Turchia non ha mai riconosciuto i massacri del 1915 contro gli armeni un genocidio, considerandoli avvenuti all’interno di un conflitto e non su base etnica o religiosa.


Armenia: Calderoli, ‘dopo Olocausto pagina più orrenda Ventesimo secolo’ (Adnkronos 11.04.19)

Roma, 11 apr. (AdnKronos) – “Il genocidio armeno perpetrato dal 1915 dall’Impero Ottomano ha causato circa 1,5 milioni di morti e rappresenta, dopo l’Olocausto, la pagina più ripugnante e orrendo della storia del ventesimo secolo. Quasi tutti gli Stati occidentali, a cominciare dagli Stati […]

Roma, 11 apr. (AdnKronos) – “Il genocidio armeno perpetrato dal 1915 dall’Impero Ottomano ha causato circa 1,5 milioni di morti e rappresenta, dopo l’Olocausto, la pagina più ripugnante e orrendo della storia del ventesimo secolo. Quasi tutti gli Stati occidentali, a cominciare dagli Stati Uniti all’epoca del presidente Obama, fino alla Francia e alla stessa Santa Sede, lo hanno riconosciuto ufficialmente. Eppure il sultanato islamico della Turchia anche oggi insulta e offende l’Italia per via della risoluzione sul genocidio armeno approvata dal nostro Parlamento. Tanto che il ministro degli Esteri, Cavasoglu, il fedelissimo braccio destro del dittatore Erdogan, arriva a minacciare una rottura dei rapporti con diplomatici tra Ankara e Roma”. Lo afferma il senatore della Lega Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato.
“Facciano pure, se credono e non sono troppo distratti dal chiedere l’annullamento del voto a Istanbul dove la coalizione di Erdogan è stata democraticamente sconfitta dal voto dei cittadini. Mi domando -prosegue l’esponente del Carroccio- perché l’Italia debba avere rapporti diplomatici con un regime che non rispetta i diritti umani, le minoranze, le opposizioni interne, e nega uno dei più grandi orrori della storia moderna”.


ARMENIA: ANTONIA ARSLAN, ‘ROMPERE IL SILENZIO? E’ POSSIBILE SOLO DAL BASSO’ = l’autrice de ‘La masseria delle allodole’, ‘fondamentale  ricordare, dichiarazioni passano ma convinzioni restano’ Roma, 12 apr. (AdnKronos/Aki) (di Alessia Virdis) – Antonia Arslan con la sua epocale ‘La masseria delle allodole’ è stata citata in aula nel giorno dell’approvazione alla Camera della mozione bipartisan che impegna il governo a “riconoscere ufficialmente il genocidio armeno”.

Aki – AdnKronos International l’ha raggiunta telefonicamente a New York. Come si fa a rompere il silenzio? “Dal basso, persona dopo persona, discorso dopo discorso”, risponde con la stessa forza e necessità di testimonianza che si trovano nei suoi lavori. “Le dichiarazioni passano la convinzione resta”, dice.

La ricetta per contrastare “ricostruzioni storiche fasulle” e “altre favole” sta nel “ricordare continuamente”, sottolinea la Arslan, parlando di quel genocidio che “il 98% degli storici riconoscono come avvenuto e precedente la Shoah ebraica”.


11/04/2019 11:34:00 – ARMENIA: CONSIGLIO COMUNITA’ ROMA, ‘SU GENOCIDIO ITALIA HA SCELTO VERITA” =

Attarian, ‘contenti per voto trasversale’

Roma, 11 apr. (AdnKronos/Aki) – “Siamo felici del fatto che finalmenteil Parlamento italiano abbia scelto la strada della verità e della giustizia. Siamo contenti per questo voto trasversale”. Robert Attarian, responsabile dei rapporti istituzionali del Consiglio per lacomunità armena di Roma, commenta così con Aki – AdnKronos International l’approvazione alla Camera della mozione bipartisan che impegna il governo a “riconoscere ufficialmente il genocidio armeno”. “E’ stato un lavoro collettivo di tutte le comunità armene. Non è stato il lavoro di un giorno”, afferma Attarian, sottolineando come inItalia siano “136 i Comuni che hanno riconosciuto il genocidio armeno”. Ultima in ordine di tempo, la mozione sul riconoscimento del genocidio armeno approvata il mese scorso dal Consiglio della Regione Lazio.”Abbiamo sempre intrattenuto rapporti con tutte le forze politiche perché crediamo che la questione del genocidio armeno appartenga a tutti, all’intera umanità”, prosegue Attarian, che ricorda la risoluzione del novembre del 2000 con cui la Camera dei Deputati già riconosceva il genocidio degli armeni. “Il pronunciamento di ieri ha più forza perché – evidenzia – impegna il governo a riconoscere il genocidio armeno”. Il Consiglio per la comunità armena di Roma è nato nel 1999 con l’obiettivo dichiarato di “mantenere, diffondere e rafforzare lo spirito e l’identità armena”.(Rak/AdnKronos)ISSN 2465 – 1222


Genocidio degli Armeni, ora la Turchia minaccia l’Italia: “Ci saranno conseguenze per voi” (secoloditalia 12.04.19)

La Turchia è sempre più arrabbiata con il parlamento italiano, reo di aver votato una mozione che riconosce il genocidio degli Armeni. La Camera dei deputati italiana ha “strumentalizzato” la storia ed il diritto definendo un “genocidio” l’uccisione degli armeni nel 1915. Lo ha affermato il presidente del parlamento turco, Mustafa Sentop, commentando l’approvazione alla Camera della mozione bipartisan che impegna il governo a “riconoscere ufficialmente il genocidio armeno”. “La Camera italiana ha soppiantato i tribunali internazionali e ha cercato di giudicare su un crimine specifico chiaramente definito nel diritto internazionale come il genocidio, strumentalizzando la storia ed il diritto”, ha dichiarato Sentop, citato dall’agenzia di stampa Anadolu, nel corso di una riunione della Nato ad Antalya. “È inevitabile che questa mozione si rifletterà in vari modi sulle relazioni con l’Italia, nostro partner strategico con cui abbiamo legami storici ed una cooperazione commerciale molto intensa. Come tutte le iniziative che politicizzano la storia, anche questa mozione non ha alcuna validità per la Turchia”. Così il ministero degli Esteri turco in una nota diffusa dall’ambasciata di Ankara a Roma. Ankara ce ne ha anche per la Francia: la Francia è l’ultimo Paese che può “dare lezioni” alla Turchia sul genocidio. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, commentando la decisione del governo francese di celebrare il 24 aprile la giornata per la commemorazione del genocidio armeno. “La Francia dovrebbe pensare alla pagina nera della sua storia in Ruanda ed Algeria”, ha affermato Cavusoglu. Secondo il ministro degli Esteri turco, non è compito dei politici “giudicare gli eventi storici”. E pensare che la sinistra caldeggiava l’ingresso della Turchia nella Ue…

Soddisfazione degli Armeni in Italia

Soddisfazione invece degli Armeni in Italia: “È un primo passo, ma siamo a 104 anni dagli eventi. Quanto ancora dobbiamo aspettare? Nel frattempo con l’omertà e il silenzio, soprattutto in Turchia i vari governi hanno continuato a commettere ingiustizie contro le minoranze”. È il commento personale di Lourian Minas, presidente dell’Unione Armeni d’Italia, all’indomani dell’approvazione alla Camera della mozione bipartisan che impegna il governo a “riconoscere ufficialmente il genocidio armeno”. In una dichiarazione ad Aki – Adnkronos International Lourian dice di volere piuttosto “una legge” perché “allora sì che un atto politico del genere potrebbe porre la Turchia nella condizione di dover rivedere le sue posizioni negazioniste”. Lourian ci tiene a sottolineare di “essere favorevole al dialogo con i turchi”. Come altri esponenti e rappresentanti della comunità armena, ricorda la risoluzione del novembre del 2000 con cui la Camera dei deputati già riconosceva il genocidio degli armeni. “Dal 2000 ad oggi non abbiamo visto alcun cambiamento”, osserva, chiarendo che l’Unione Armeni d’Italia “non è stata interpellata” durante il lavoro per mettere a punto la mozione. Lourian, nipote di un sopravvissuto, afferma di “apprezzare l’impegno di molti parlamentari che hanno voluto proporre questa nuova mozione”, pur dicendosi “perplesso” per la scelta di Forza Italia di non sottoscriverla e “ferito per il fatto che durante la votazione della mozione gli scranni del governo fossero vuoti”. “Ringraziamo coloro che hanno portato avanti questo piccolo passo all’interno del Parlamento però – conclude – non mi aspetto più nulla di concreto”.


Una serata dedicata ad Aznavour in occasione della giornata della memoria armena (Torinooggi 12.04.19)

L’associazione AS.SO. ha organizzato per il 17 aprile alle 20,30 una serata dedicata a Charles Aznavour e all’Armenia, in occasione della giornata della memoria armena del 24 aprile, ovvero il cosiddetto “Metz Yeghern” – il “Grande Male” -, per ricordare la ricorrenza dei tragici fatti del genocidio e l’impegno che l’artista rivolse al popolo di cui era originario, a pochi mesi dalla sua scomparsa. Appuntamento al teatro Educatorio della Provvidenza  (corso Trento 13 a Torino).

Aznavour non fu soltanto cantante e artista, ma dal 1995 fu anche Ambasciatore itinerante dell’Armenia presso l’Unesco e proclamato nel 2004 eroe nazionale e Ambasciatore ONU. Quando nel 1991 ci fu lo scontro con il neonato Azerbaijan, Aznavour pagò centinaia di aerei per portare i suoi fratelli armeni in salvo.

All’evento parteciperanno l’autrice Silvye Mutafian, che narrerà episodi della vita di Aznavour, il tenore Giovanni Bresciano e il pianista Andrea Musso. Voce recitante e presentatrice della serata sarà Beatrice Bonino. Saranno eseguite musiche di Aznavour, proiettati filmati e recitati i testi di alcune delle sue canzoni più celebri.

Iniziative per la commemorazione del 104esimo anniversario del Genocidio Armeno a Padova dal 12 aprile al 7 giugno 2019 (Padova oggi 11.04.19)

Iniziative per la commemorazione del 104esimo anniversario del Genocidio Armeno a Padova dal 12 aprile al 7 giugno 2019

Nel quadro storico del primo conflitto mondiale (1914-1918) si compie, nell’area dell’ex Impero Ottomano in Turchia, il genocidio del popolo armeno (1915-1923), il primo del XX secolo. Con esso il governo dei Giovani Turchi, che ha preso il potere nel 1908, attua l’eliminazione dell’etnia armena presente nell’area anatolica fin dal VII secolo a.C.
Gli storici stimano che persero la vita circa i 2/3 degli armeni dell’Impero Ottomano, quindi circa un milione cinquecentomila persone.

Scarica il programma completo con tutte le iniziative

Medz Yegern – il Grande Male – è l’espressione con la quale gli Armeni nel mondo designano il massacro subito in Anatolia dal loro popolo, tra il 1915 e il 1916.

In occasione del 104° anniversario del genocidio, l’associazione Italiarmenia e il Comune di Padova organizzano alcune iniziative e una cerimonia commemorativa.

Cerimonia commemorativa

Mercoledì 24 aprile, ore 11
Cortile di Palazzo Moroni, via VIII febbraio

Deposizione di una corona di alloro, presso il bassorilievo in bronzo, a ricordo dei martiri del genocidio armeno.
Interventi di:

  • Sergio Giordani, sindaco di Padova;
  • Vahé Agop Moumdjian, rappresentante della comunità Armena e dell’associazione Italiarmenia;
  • padre Hamazasp Kechichian, Congregazione Mechitarista di San Lazzaro degli Armeni di Venezia.

Iniziative collegate

  • Venerdì 12 aprile, ore 18 – Ballatoi al primo piano del Centro Culturale Altinate/San Gaetano, via Altinate, 71
    Inaugurazione della mostra “Oltre la passione di un popolo. Percorsi nella Memoria del Genocidio armeno”, ideata da padre Vahan Ohanian
  • Mercoledì 24 aprile
    ore 9.30 – Chiesa di San Gaetano, via Altinate, 73
    Liturgia in rito armeno in memoria dei martiri del Genocidio degli Armeni, officiata dai Padri della Congregazione Mechitarista di San Lazzaro degli Armeni di Venezia

    ore 12.45 – via E. Forcellini, 24
    Visita al Giardino dei Giusti del Mondo per ricordare, in particolare, i Giusti per gli Armeni

  • Venerdì 24 maggio, ore 17.15 – Sala Carmeli, via G. Galilei, 36
    “Progetto Memoria”, testimonianze, storie di resilienza e integrazione di Armeni in Italia dopo il Genocidio; a cura dell’associazione Italiarmenia
    Partecipa Sonia Shaghoyan e Vartan Gianighia
  • Venerdì 7 giugno, ore 20.45 – Auditorium del Centro Culturale Altinate/San Gaetano, via Altinate, 71
    “Sognando l’Armenia”, musiche e danze armene
    Partecipano: Sona Hakobyan – canto, flauto bloul, danza armena; Giuseppe Dal Bianco – duduk armeno, flauti etnici, Giuseppe Laudanna – tastiera, percussioni

Per informazioni

 

Potrebbe interessarti: https://www.padovaoggi.it/eventi/cultura/anniversario-genocidio-armeno-padova-aprile-giugno-2019.html
Seguici su Facebook: https://www.facebook.com/pages/PadovaOggi/199447200092925

Il caso-Armenia nelle scuole di Pordenone (Il Friuli.it 11.04.19)

L’associazione “via Montereale” di Pordenone, che quest’anno celebra la sua ventennale attività di sensibilizzazione alla diversità attraverso progetti soprattutto sulle culture lontane, ha promosso quest’anno, in accordo con il Comune di Pordenone, un progetto sull’Armenia, diviso fra scuola e teatro.

Il primo evento è previsto per la mattina martedì 16 alle 12  all’Itsse Mattiussi di Pordenone, dove si parlerà per la prima volta del genocidio armeno, iniziato con l’affacciarsi della Prima Guerra Mondiale e ritenuto il primo genocidio del Novecento e dove persero la vita oltre un milione e mezzo di armeni.

A raccontare la Storia dell’Armenia e del genocidio sarà Ludovica Cantarutti, mentre Chiara Quarin, responsabile del settore “Danze d’oltremare” del sodalizio pordenonese, insegnerà agli allievi alcune danze popolari armene con il supporto tecnico di Laura Giusti.

Il secondo evento riguarda inveceil teatro. Giovedì 18 alle 21, nel Ridotto del Teatro Verdi di Pordenone, si svolgerà, ad ingresso libero, la rappresentazione dell’Atto Unico “Non colpevole”, scritto, diretto ed interpretato da Adriano Marcolini con il supporto di Manuel Bendoni e Silvia Scarabello.

Il progetto è sostenuto anche dalla Fondazione Friuli, dalla BCC Pordenonese, dall’associazione Zizernak di Udine e da Nautilus di Vicenza, sotto la cui egida si sono svolte tutte le rappresentazioni dell’opera in Italia, compresa Pordenone ed Udine.

E’ prevista anche la presenza a Pordenone di una delegazione dello Stato armeno guidata dal Vice Primo Ministro, che incontrerà il Sindaco e le autorità pordenonesi. La scelta del mese di aprile per gli eventi ha un particolare significato, quello di una riflessione a ridosso del 24 aprile, data che segna l’inizio del genocidio.

Vai al sito

Anche l’Italia riconosce il genocidio armeno (Rassegna Stampa 11.04.19)

La mozione della Camera sul riconoscimento del genocidio degli armeni. Collegamento con Mariano Giustino da Ankara sulle dichiarazioni di Omer Celik, portavoce del partito Akp (Ascolta Radio Radicale)


Armeni: anche per l’Italia fu genocidio. Una mozione della Camera lo riconosce formalmente (Euronews 11.04.19)

L’Italia ha riconosciuto formalmente il genocidio degli armeni, lo sterminio di un milione e mezzo di cristiani pianificato tra il 1915 e il 1917 sotto l’Impero Ottomano.

La Camera dei Deputati ha approvato a larga maggioranza una mozione bipartisan che impegna il governo a «riconoscere ufficialmente il genocidio e a darne risonanza internazionale». È il 29esimo Stato a prendere questa iniziativa, e come negli altri casi non si sono fatte attendere le proteste della Turchia, che ha convocato l’ambasciatore ad Ankara.

Il portavoce dell’Akp, partito di governo, ha rinfacciato all’Italia la sua politica coloniale negli anni del fascismo.

“Un quarto della popolazione della Cirenaica, più di 50mila persone, sono morte – ha detto Omer Celik – Centomila musulmani sono stati costretti a lasciare le loro case sulla base di una pulizia etnica.

Se si sostiene che il confronto su questi temi sia un contributo alla storia, benissimo. Ma lasciate stare la storia degli altri Paesi“.

Ankara non riconosce il genocidio degli armeni durante la prima guerra mondiale, ne contesta i numeri e sostiene che i massacri del 1915 siano avvenuti nell’ambito di un conflitto, non su base etnica o religiosa.


Armenia: Lega, riconoscimento genocidio è giornata storica per nostro paese
Roma, 11 apr 13:22 – (Agenzia Nova) – I deputati della Lega, Riccardo Molinari, Paolo Formentini e Giulio Centemero, in una nota congiunta commentano: “Ieri è stata una giornata storica per la nostra democrazia. Il nostro Parlamento ha infatti votato a favore del riconoscimento del genocidio degli armeni. Si tratta – spiegano – di un passo fondamentale che dimostra come questo governo porti avanti le idee e i valori. Sono infatti i valori a tener unito un paese che crede nei diritti umani e nella vita. Un giorno importante anche per la Lega – puntualizzano – che per tanti anni si è impegnata a far riconoscere il genocidio del popolo armeno che ha subito un martirio impressionante e per tutto il popolo italiano, da sempre vicino al popolo armeno”.

Anche l’Italia riconosce il genocidio armeno (Gariwo 11.04.19)

Ieri, in data 10 aprile 2019, la Camera dei deputati ha approvato con 382 voti a favore, nessun contrario e 43 astenuti, la mozione unitaria per il riconoscimento del genocidio armeno, lo sterminio di un milione e mezzo di persone compiuto dai Giovani Turchi, tra il 1915 e 1917, nei territori dell’Impero Ottomano ai danni della minoranza cristiana. Il governo italiano è quindi impegnato “a riconoscere ufficialmente il genocidio armeno e a darne risonanza internazionale”.

Nel testo della mozione si leggono anche le parole di Papa Francesco che, il 12 aprile 2015, in occasione del centenario del genocidio armeno, ricordava il massacro del popolo armeno chiamandolo “il primo genocidio del XX secolo“, provocando la reazione durissima di Ankara. Prima di lui, anche Papa Giovanni Paolo II aveva usato il termine “genocidio” per definire la tragedia degli Armeni.

L’Italia si unisce quindi ai Paesi – tra i quali Austria, Francia e Germania – che in Europa hanno già riconosciuto il genocidio o che hanno dato seguito alla Risoluzione del Parlamento europeo del 15 aprile 2015 sul centenario del genocidio armeno, che invitava nuovamente la Turchia a riconoscere il genocidio oltre ad invitare Armenia e Turchia a impegnarsi nella realizzazione di una riconciliazione positiva fra i loro popoli.

In calce il testo completo della mozione concernete il riconoscimento del genocidio del popolo armeno


 



 

Brancaleone ricorda il Genocidio degli Armeni (Corrierelocride.it 11.04.19)

Il 25 Aprile a Brancaleone si terrà l’evento più atteso dell’anno! Anche quest’anno la nostra Associazione con il Patrocinio Morale dell’Ambasciata della Repubblica di Armenia e l’Amministrazione Comunale di Brancaleone ha organizzato questa importante giornata del ricordo per il popolo Armeno che si terrà presso una delle sedi più antiche e caratterizzate dalla presenza di popoli che hanno lasciato a noi e in tutto il territorio segni tangibili del loro passaggio. Si celebrerà a Brancaleone Vetus alla presenza di autorevoli personalità, accompagnati dalla presenza di una delegazione Armena per condividere un momento di riflessione molto intimo.
Finalmente anche la notizia che tanto aspettavamo! Siamo riusciti  il Governo Italiano ha riconosciuto in maniera ufficiale il genocidio degli Armeni ad opera dei turchi, e questo è un grandissimo onore per noi aver contribuito a questo processo culturale e morale che da anni, e grazie all’opera del più grande studioso degli Armeni in Calabria come Sebastiano Stranges (Socio Onorario della nostra Associazione) ha portato la nostra comunità alla riscoperta delle nostre antiche origini interessate dal passaggio e lascito di cultura, toponimi e DNA Armeno che pochi sanno, ma ha lasciato tracce inequivocabili del loro passaggio.
Il nostro è stato un percorso lungo che in questi anni è molto maturato, realizzando uno degli eventi unici in Calabria che sta avendo forti risonanze mediatiche in tutta Italia e nel mondo.
La giornata del 25 Aprile sarà quest’anno commemorata con un momento molto importante sulla storia e sui fatti riguardanti al Genocidio degli Armeni perpetrato dagli Ottomani nel 1915, la relazione sarà a cura di Sebastiano Stranges.
Successivamente ci sarà la benedizione del pane tipico Armeno “Lavash” che dopo benedetto sarà distribuito ai presenti in segno di amicizia e nel ricordo dei Martiri Armeni. Una processione guiderà i presenti sul sito dell’antica chiesa Protopapale dell’Annunziata (punto più alto del borgo antico di Brancaleone) dove sarà accesa un fuoco simbolico ed osservato un minuto di silenzio per le vittime di questo olocausto. Non mancherà dopo la visita alla Grotta dell’Albero della vita “simbolo storico ed archeologico del passaggio degli Armeni a Brancaleone”
Si informa alla che l’evento sarà regolato nel traffico, per cui abbiamo ritenuto opportuno mettere a disposizione una navetta che dalla frazione di Razzà raggiungerà il borgo (è previsto un contributo di 3€ per il servizio) di andata e di ritorno.

Vai al sito

La Camera ha approvato la mozione per il riconoscimento del genocidio armeno (Rassegna stampa 10.04.19)

Genocidio armeni, la Camera approva la mozione che impegna il governo Conte a riconoscerlo. Nuove proteste della Turchia (Ilfattoquotidiano.it 10.04.19)

La Camera ha approvato la mozione unitaria che impegna il governo a “riconoscere ufficialmente il genocidio armeno e a darne risonanza internazionale”. A votare a favore sono stati 382 deputati, nessun ha espresso voto contrario e mentre i 43 di Forza Italia si sono astenuti. Dopo il voto tutti i deputati si sono alzati in piedi ad applaudire. L’ok arriva a due giorni delle proteste della Turchia, che aveva convocato l’ambasciatore italiano ad Ankara, e la “condanna” all’atto del Parlamento arrivata dal partito Akp del presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Per Andrea Delmastro (Fdi) il voto della Camera è “una vittoria di un Parlamento che ha resistito alle pressioni turche che ha convocato il nostro ambasciatore ad Ankara e ha inviato l’ambasciatore turco in Parlamento per condizionare il voto”. Tutti i deputati intervenuti nel dibattito hanno ribadito, pur se con toni diversi, che il voto di oggi non è un atto ostile nei confronti della Turchia di oggi. La posizione così espressa da Montecitorio, ha puntualizzato Enrico Carelli del  M5s, “non mette in discussione l’amicizia, i buoni rapporti con uno Stato amico, ben diverso dall’Impero Ottomano”. E sempre riferendosi ad Ankara ne ha evidenziato il “ruolo strategico di porta tra Oriente e Occidente”.

Eppure le proteste di Ankara continuano. Il partito di Erdogan “condanna fermamente la mozione proposta nel Parlamento italiano sugli avvenimenti del 1915”, ha detto il portavoce Omer Celik, ribadendo la posizione espressa luendì al’ambasciatore d’Italia in Turchia, Massimo Gaiani, era stato convocato al ministero degli Esteri turco per esprimergli il “dispiacere” di Ankara.

La protesta diplomatica è una prassi comune in casi analoghi da parte del governo turco, che non riconosce il genocidio degli armeni durante la Prima guerra mondiale. Ankara sostiene che i massacri del 1915 sono avvenuti nell’ambito di un conflitto e non sono stati orchestrati su base etnica o religiosa e contesta anche le cifre delle vittime.


Anche l’Italia riconosce il Genocidio Armeno: passa alla Camera la mozione bipartisan, solo FI si astiene (Il Messaggero)

Roma  –  L’Italia è tra le 29 nazioni che hanno formalmente riconosciuto il genocidio degli armeni, lo sterminio di un milione e mezzo di persone che venne pianificato tra il 1915 e 1917 sotto l’Impero Ottomano ai danni della minoranza cristiana. La Camera dei Deputati ha approvato con 382 voti a favore, 43 astensioni e nessun contrario, la mozione bipartisan che impegna il governo a «riconoscere ufficialmente il genocidio armeno e a darne risonanza internazionale», sulla quale l’esecutivo, rappresentato in aula dal vice ministro degli Esteri, Emanuela Del Re, si è rimesso al voto di Montecitorio.

La mozione è stata sottoscritta, tra gli altri da esponenti della Lega, M5S, Fdi, Pd, Leu, Misto-Usei ma non da Fi. Il dibattito che ha preceduto il voto è stato piuttosto acceso, soprattutto per l’intervento di Forza Italia che ha annunciato la sua astensione, evitando persino di pronunciare la parola genocidio e mettendo in evidenza di come sia un errore portare avanti una mozione senza tenere conto delle buone relazioni con la Turchia, partner «strategico per l’Italia» ha detto il parlamentare Andrea Orsini. A nome del Pd, la parlamentare Flavia Piccoli Nardelli, ha anunciato l’impegno del suo partito a riconoscere una pagina di storia indiscutibile, incoraggiando anche il dialogo politico tra Armenia e Turchia che «è un grande paese e per questo potrà fare i conto con il suo passato», facendo distinzione tra l’allora impero ottomano e la Turchia moderna di oggi. Ad ascoltare il dibattito parlamentare, nel settore dedicato agli ospiti, erano presenti da una parte l’ambasciatrice armena e l’ambasciatore turco dall’altra. Un lungo applauso ha salutato l’approvazione tra l’emozione dei presenti.

Il testo della mozione fino all’ultimo è stato oggetto di intense trattative, soprattutto per il pressing del ministro degli Esteri, Moavero che aveva suggerito alcuni cambiamenti sostanziali che non prevedevano l’utilizzo del termine genocidio per non irritare la Turchia. Ankara, come si sa, mantiere un atteggiamento negazionista sulla pagina nera della sua storia. Parlare di genocidio armeno in Turchia è un reato punito con l’arresto, previsto dall’articolo 301 del codice penale.


Per l’Italia quello degli armeni è un “genocidio” (huffingtonpost.it 10.04.19)

Il governo italiano è impegnato “a riconoscere ufficialmente il genocidio armeno e a darne risonanza internazionale”: lo prevede la mozione unitaria approvata dall’Aula della Camera con 382 voti a favore, nessun contrario e 43 astenuti (i deputati di Forza Italia). Dopo il voto tutti i deputati si sono alzati in piedi ad applaudire. Il governo si era rimesso all’Aula. Il viceministro degli Esteri Elisabetta Del Re ha chiesto due sospensioni dei lavori per mediare con i presentatori dei testi.

Lega e 5 Stelle sembravano divisi anche questa volta. Fonti parlamentari della Lega – che sul genocidio annunciavano di tenere il punto -, riferisce l’Agi, hanno parlato di pressioni del governo affinché non si usasse il termine genocidio, ma “eventi storici” per timore che da Ankara potessero arrivare ripercussioni sulle aziende italiane in Turchia, vista la linea politica dell’Akp, il partito del presidente Recep Tayyip Erdogan. “Noi non cambieremo il testo che è sostenuto anche dalle altre forze politiche”, spiegavano i parlamentari della Lega. La preoccupazione però era che il M5s potesse sfilarsi al momento del voto.

Proprio l’Akp aveva condannato “fermamente la mozione proposta nel Parlamento italiano sugli avvenimenti del 1915” e due giorni fa l’ambasciatore d’Italia in Turchia Massimo Gaiani era stato convocato al ministero degli Esteri turco per esprimergli il “dispiacere” di Ankara. La protesta diplomatica è una prassi comune in casi analoghi da parte del governo turco, che non riconosce il genocidio degli armeni durante la prima guerra mondiale. Per Erdogan, quelli che costarono la vita a più di un milione di armeni, sono “i fatti del 1915”. Ankara sostiene che i massacri del 1915 siano avvenuti nell’ambito di un conflitto, rifiutando la lettura del massacro su base etnica o religiosa e contesta anche le cifre delle vittime. In Turchia parlare di “genocidio” riguardo alle questioni del 1915 è un reato punibile con la reclusione.


La Camera approva: il governo riconosce il Genocidio degli Armeni. Ira di Ankara (Secoloditalia.it 10.04.19)

L’aula della Camera ha approvato con 382 voti a favore, 43 astensioni e nessun contrario, la mozione bipartisan che impegna il governo a “riconoscere ufficialmente il genocidio armeno e a darne risonanza internazionale”, sulla quale il governo, rappresentato dal vice ministro degli Esteri, Emanuela Del Re, si è rimesso al voto dell’aula. La mozione è stata sottoscritta, tra gli altri da esponenti della Lega, M5S, Fdi, Pd, Leu, Misto-Usei ma non da Forza Italia. Soddisfazione di Fratelli d’Italia: “Approvata la mozione sul riconoscimento del genocidio del popolo armeno da parte della Turchia. Una vittoria di un parlamento che ha resistito alle pressioni turche che ha convocato il nostro ambasciatore ad Ankara e ha inviato l’ambasciatore turco in Parlamento per condizionare il voto. Oggi abbiamo non solo fatto atto di verità storica a lungo negata, ma abbiamo dimostrato alla Turchia che non siamo sottomessi. Se qualcuno pensava di trovare in Parlamento gli eunuchi del Topkapi si sbagliava di grosso”. Lo dichiara Andrea Delmastro, deputato Fratelli d’Italia e capogruppo Fdi in commissione Esteri. E nuove critiche all’Italia arrivano dalla Turchia. Due giorni fa il ministero degli Esteri turco ha convocato l’ambasciatore italiano ad Ankara, Massimo Gaiani, e oggi sulla questione è tornato Omer Celik, ex ministro per gli Affari europei e portavoce dell’Akp, il partito del presidente Recep Tayyip Erdogan. Secondo Celik, scrive l’agenzia ufficiale Anadolu, “l’Italia si fa ingannare dalla diaspora armena che in nessun modo vuole relazioni normali tra la Turchia e l’Armenia”.

 


Con il genocidio degli armeni ebbe inizio il Secolo della violenza (Agi.it 10.04.19)

All’origine della crisi diplomatica tra Italia e Turchia il riconoscimento del genocidio armeno. Molti sostengono che aprì la strada a Stalin, all’Olocausto e a Pol Pot

Questi i fatti: l’ambasciatore italiano ad Ankara, Massimo Gaiani, è stato convocato l’altro giorno al ministero degli Esteri turco. Qui gli hanno espresso il “dispiacere” del governo di Recep Taypp Erdogan (la terminologia non tragga in inganno: “dispiacere” vuol dire “ci sentiamo traditi da voi”) per via di una mozione parlamentare presentata a Roma, alla Camera dei Deputati.

Nella mozione si chiede quanto segue: il governo si impegni a “riconoscere ufficialmente il genocidio armeno e a darne risonanza internazionale”.

L’Italia, infatti, non è tra le 29 nazioni che hanno formalmente definito un genocidio i fatti occorsi poco più di cento anni fa nell’Anatolia orientale, ad opera delle sciabole ottomane.

Il motivo è sostanzialmente uno: la Turchia è un partner essenziale della Nato; non è il caso di scavare una fossa ancor più larga tra noi e loro.

Non a caso nemmeno gli Usa hanno mai compiuto un passo del genere. Non lo ha fatto nemmeno Israele, che per anni ha guardato ad Ankara come partner regionale: per controbilanciare la focosità degli stati arabi.

Cinque dita e un pugno di ferro

Ma non è tutto facile o scontato. Certi “dispiaceri” non sono litanie che si continuano a biascicare – magari ogni volta con un tocco di stanchezza in più – tanto per appagare l’ego di settori sempre meno importanti delle rispettive opinioni pubbliche.

Semmai è il contrario: in Turchia la questione è delicata e scottante come se tutto fosse accaduto ieri, o comunque in tempi recentissimi. Più recenti dei massacri di Vukovar e Srebenica in quella che una volta era la Jugoslavia, e che pure in qualche modo di quel genocidio primigenio sono stati gli ultimi – si spera – discendenti.

Il massacro degli armeni, infatti, è progenitore di una fila di scempi che rappresentano un salto di qualità nell’eterna lotta dell’uomo per ribadire la propria bestialità.

Se la Storia, diceva Hegel, altro non è se non un banco di macellaio, gli armeni furono agnelli sacrificali nella crisi di un impero che lottava per la propria sopravvivenza, a costo anche di recidere una delle cinque dita della mano del Sultano.

Nel 1915, quando iniziò la gran carneficina, il Sultano già contava molto poco. Era di fatto ostaggio di un governo di ufficiali nazionalisti, che gestivano in suo nome le operazioni militari della Prima Guerra Mondiale.

 Quanto alle cinque dita della sua mano (turchi, arabi, greci, ebrei e per l’appunto armeni) l’indice ormai puntava verso Londra, grazie al Lawrence d’Arabia; il medio non era considerato affidabile dai tempi dell’indipendenza della Grecia; l’anulare si agitava sentendo arrivare la Dichiarazione Balfour su un focolare domestico in Palestina.

Restava il mignolo, che poi tra tutti era anche il dito in cui il Sultano portava gli anelli più preziosi.

Ricchi erano ricchi, gli armeni: gente di tradizione commerciale ed intellettuale come pochi altri in tutti i domini ottomani.

Avevano, poi, il torto di avere una spiccata coscienza nazionale: l’Armenia era stata per secoli uno stato indipendente e cristiano. Talmente antico, indipendente e cristiano da aver abbracciato ufficialmente la fede in Cristo per farne l’unica accettata già nel 301, ben dieci anni prima dell’editto con cui il Grande Costantino pose fine alle persecuzioni di Roma, per non dire dell’Editto di Teodosio.

Se gli arabi, agli inizi del Novecento, erano un insieme di tribù, gli armeni erano insomma un corpo solo ed un’anima sola. Non antitetica ai turchi, sia chiaro, ma comunque facile bersaglio per una genia di conquistatori che, dopo aver retto per secoli popoli e genti, sentiva la fine prossima del proprio predominio.

Cosa ancor più spaventevole, tutto questo poteva aver luogo per mano dei nemici storici russi. Che sì perdevano dai tedeschi sui campi di Livonia, ma sfondavano lungo il Caucaso e rischiavano di dilagare fino al Bosforo e ai Dardanelli, dove già si erano affacciati gli inglesi in uno sbarco suicida ideato avventatamente da Winston Churchill.

Subito dietro la linea del fronte caucasico risiedevano gli armeni: ricchi, cristiani, ormai non più affidabili. Ma, ancor più di questo, ostacolo all’idea di riunire tutte le tribù turcomanne sotto un’unica guida. Si chiamava panturanesimo.

Quel che restava della mano del Sultano si chiuse allora in un pugno di ferro.

Il sangue delle allodole

Da Costantinopoli partì un telegramma, a firma di Behaeddin Shakir, un ufficiale dell’esercito ora considerato il vero pianificatore dell’eccidio. Il documento, insieme a 24 scatoloni di documenti, è stato ritrovato solo nell’aprile del 2017, dopo essere transitato per Parigi, New York ed il quartiere armeno di Gerusalemme. Era il via libera ai rastrellamenti ed alle deportazioni.

Due parole, queste ultime, che spiegano tutto e dicono ben poco: dietro ci sono centinaia di migliaia di esecuzioni (gli uomini, ed anche i bambini maschi, venivano uccisi immediatamente) di stupri, di donne trascinate a morire nei deserti in vere e proprie marce della morte.

Se i numeri hanno un senso, si sappia che le vittime furono almeno un milione e duecentomila. Chi volesse avere un’idea della orribile concretezza dei fatti veda uno degli ultimi capolavori dei fratelli Taviani, “La masseria delle allodole”, e dica a se stesso se quelle scene non gli ricordano qualcosa che sarebbe successo, tempo trent’anni, anche nel cuore dell’Europa.

Sì, qualcosa di molto simile all’Olocausto, anche se mancano i forni crematori. Il fatto è che la strage degli armeni non fu l’ultima carneficina di un mondo medievale, ma l primo di una lunga catena di genocidi: sempre più sofisticati, sempre meglio organizzati.  Sempre più scientifici.

Uno storico tedesco chiamato Ernst Nolte lo colloca addirittura l’inizio di ciò che lui stesso definisce, con terribile ed efficace sintesi, “Il Secolo della Violenza”. Su una cosa è difficile dargli torto, vale a dire sul fatto che il Novecento di stermini pianificati ed eseguiti con precisione scientifica ve ne sono stati tanti. Anzi, quella dello sterminio “scientifico” è proprio una caratteristica del secolo che si è appena concluso, come se l’uomo avesse imparato dalla propria scienza ad essere non più razionale, ma più bestialmente efficace.

Prosegue, la teoria di Nolte, nel dire che il tipico genocidio novecentesco si caratterizza nell’applicazione di un principio di intolleranza precedentemente elaborato a livello teorico e culturale. Nel caso degli armeni si ha la teorizzazione dell’identificazione del “diverso” da eliminare come popolo su criteri di etnia e religione, e nel nome di una soluzione finale che avrebbe fatto trionfare l’ideologia panturanica.

A questi due requisiti Hitler affianca l’idea della razza e l’organizzazione di Himmler, e Stalin quello della classe sociale. In questo modo il primo stermina gli ebrei perché nemici del popolo ariano, Stalin i kulaki (i contadini ricchi delle pianure ucraine) perché alieni alla società socialista senza classi.

Un giorno arriverà in Cambogia Pol Pot, e toccherà agli intellettuali. Anche lui ucciderà un milione di persone.

Nolte, sia detto per inciso, venne accusato di negare l’unicità dell’Olocausto, affiancandogli gli altri genocidi su un livello paritario. I tedeschi chiamano ancora adesso quella controversia “Historikestreit”, lo “scontro tra gli storici”, come se il punto fosse quello di fare una classifica degli orrori.

La verità è che chi uccide un uomo uccide tutto il mondo. Ogni genocidio è un unico. Lo è l’Olocausto. Lo è quello degli armeni. Lo è quello dei kulaki, di cui nessuno si rammenta più. Eppure anche loro ebbero le loro marce votate allo sterminio, ed i loro due milioni di morti.

Forse un giorno saranno ricordati anche loro.


Mozione genocidio armeno, la Camera dà il via libera (Sputniknews.com 10.04.19)

La decisione è stata unanime con 382 voti favorevoli.

La Camera ha esaminato le mozioni riguardo il riconoscimento del genocidio del popolo armeno ed ha approvato con 382 favorevoli, 43 astenuti e nessun contrario alla mozione Formentini, Sabrina De Carlo, Delmastro, Delle Vedove, Quartapelle, Procopio, Boldrini, Colucci ed altri.

“Approvata la mozione sul riconoscimento del genocidio del popolo armeno da parte della Turchia. Una vittoria di un parlamento che ha resistito alle pressioni turche che ha convocato il nostro ambasciatore ad Ankara e ha inviato l’ambasciatore turco in Parlamento per condizionare il voto”, ha commentato il deputato Fratelli d’Italia e capogruppo Fdi in commissione Esteri, Andrea Delmastro.

Dopo il via libera del Montecitorio Federico Mollicone, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo in commissione Cultura, ha chiesto in una nota al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di convocare l’ambasciatore turco.

“Chiedo al Presidente Giuseppe Conte di convocare l’ambasciatore turco, dopo la reazione avuta: nessuna nazione straniera può permettersi di dettare condizioni al Parlamento italiano. Nel rispetto delle prerogative, il parlamento italiano è sovrano e interpreta la volontà del popolo”, ha detto Mollicone.

Nella giornata di lunedì la Turchia ha convocato l’ambasciatore italiano ad Ankara, Massimo Gaiani.

Il genocidio armeno, ovvero olocausto degli armeni, finora è stato riconosciuto da 29 paesi.


Armenia: Camera approva mozione su genocidio, Mollicone (Fd’I), Conte convochi ambasciatore turco
Roma, 10 apr 20:37 – (Agenzia Nova) – Federico Mollicone, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo in commissione Cultura, dopo il via libera di Montecitorio – con 382 sì, nessun no e 43 astenuti – alla mozoione unitaria che impegna il governo a riconoscere “ufficialmente il genocidio armeno e a darne risonanza internazionale”, in una nota, chiede “al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di convocare l’ambasciatore turco, dopo la reazione avuta: nessuna nazione straniera può permettersi di dettare condizioni al Parlamento italiano. Nel rispetto delle prerogative, il Parlamento italiano è sovrano e interpreta la volontà del popolo”. Mollicone inoltre si dice “orgoglioso di aver presentato la mozione con i colleghi Andrea Delmastro e Paola Frassinetti che ha costretto il governo e la maggioranza a votare il testo originale che intendevano stravolgere”

Genocidio armeno, ok della Camera al riconoscimento ufficiale Corriere della Sera 10.04.19)

L’Aula della Camera ha approvato la mozione bipartisan che impegna il governo a «riconoscere ufficialmente il genocidio armeno e a darne risonanza internazionale». I sì sono stati 382, 43 gli astenuti (i deputati di Forza Italia), nessun contrario. Dopo il voto tutti i deputati si sono alzati in piedi ad applaudire. Il governo si era rimesso all’Aula. Una decisione destinata ad irritare la Turchia: l’Akp del presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha «condannato fermamente la mozione proposta nel Parlamento italiano sugli avvenimenti del 1915». Lunedì il ministero degli Esteri di Ankara ha convocato l’ambasciatore italiano, Massimo Gaiani, per chiedere chiarimenti ed esprimere «dispiacere». La protesta diplomatica è una prassi comune in casi analoghi da parte del governo turco, che non riconosce il genocidio degli armeni durante la prima guerra mondiale.

Il genocidio

Considerato da molti – ma non dai turchi – il primo genocidio del ventesimo secolo, lo sterminio degli armeni da parte delle truppe ottomane ha avuto luogo tra la primavera del 1915 e l’autunno del 1916. Un anno e mezzo in cui un numero compreso tra il mezzo milione (secondo i turchi anche meno) e il milione e mezzo di armeni hanno perso la vita, e furono perseguitati, deportati, sterminati da inedia, malattie, freddo o semplicemente finirono vittime di omicidi mirati. La Turchia non ha mai ammesso il genocidio e ha sempre sostenuto che i massacri sono avvenuti nell’ambito di un conflitto e non sono stati orchestrati su base etnica o religiosa e contesta anche le cifre delle vittime.

Le polemiche

Sembra difficile, se non impossibile che Erdogan volti pagina in questo senso, considerando che le polemiche relative al termine «genocidio» hanno nel recente passato minato le relazioni di Ankara con Francia, Russia, Germania e con Papa Francesco. Una situazione che oggi è l’Italia a dover fronteggiare.

«Porta strategica»

In sede di dichiarazione di voto Emilio Carelli (M5S) ha assicurato, riferendosi alla Turchia, che la posizione espressa da Montecitorio «non mette in discussione l’amicizia, i buoni rapporti con uno stato amico, ben diverso dall’Impero Ottomano». E sempre riferendosi ad Ankara ne ha evidenziato il «ruolo strategico di porta tra Oriente e Occidente».


La Camera ha approvato la mozione per il riconoscimento del genocidio armeno (Openonline 10.04.19)

Con 382 voti a favore, nessun contrario e 43 astenuti (i deputati di Forza Italia), la Camera dei deputati ha approvato la mozione che prevede il riconoscimento da parte del Governo italiano del genocidio armeno. Il Governo non ha dato un parere specifico sul voto, rimettendosi alla decisione dell’Aula.

Per Andrea Delmastro, di Fratelli d’Italia, si tratta di una «vittoria del Parlamento che ha resistito alle pressioni turche che ha inviato l’ambasciatore per condizionare il voto». Enrico Carelli, del Movimento 5 stelle, è stato più conciliante: per il deputato grillino il voto di oggi «non mette in discussione l’amicizia, i buoni rapporti con uno stato amico (la Turchia, ndr), ben diverso dall’Impero Ottomano».

Il genocidio armeno

Ogni anno il 24 aprile l’Armenia commemora il genocidio degli armeni da parte dello stato Ottomano – che verso l’inizio del Novecento comprendeva l’Anatolia e gran parte del Medio Oriente – durante la Prima Guerra Mondiale. Lo stesso giorno nel 1915 diverse centinaia di intellettuali armeni furono arrestati e in seguito uccisi per conto del Governo dei Giovani Turchi che all’epoca governava l’Impero. Fu l’inizio di una strage in cui avrebbero perso la vita circa 1 milione e mezzo di armeni.

Alcuni fanno datare il genocidio dal 1915 al 1917, altri invece sostengono che durò fino al 1923. In quegli anni la popolazione armena, sospettata di essere una sorta di «quinta colonna», ovvero di agire contro gli interessi dello Stato ottomano, fu oggetto di esecuzioni di massa. Molti invece morirono mentre marciavano nel deserto della Siria verso i campi di concentramento.

La Turchia

Il Governo turco ha sempre sostenuto che non si è trattato di un vero e proprio genocidio, ovvero di un’operazione di sterminio sistematica e premeditata, quanto di una deriva violenta dovuta principalmente al contesto di Guerra. La parola genocidio non era ancora stata coniata all’epoca, ma il suo ideatore, l’avvocato polacco Raphael Lemkin, aveva ricostruito la storia dello sterminio degli armeni con grande interesse.

In passato la Turchia ha usato l’arma della diplomazia per far prevalere questa posizione all’estero. Memorabili per esempio le pressioni fatte sugli Stati Uniti durante l’epoca di George W. Bush affinché il Congresso non passasse una legge simile a quella approvata in giornata dalla Camera italiana. Negli ultimi giorni, in vista della votazione di oggi, l’Ambasciatore italiano era stato convocato dal ministero degli Esteri ad Ankara per esprimere il dispiacere del Governo turco.


 

Mozione sul genocidio degli armeni. Collegamento con Mariano Giustino da Ankara sulla convocazione dell’ambasciatore italiano da parte del ministero degli esteri turco (Radio Radicale 09.04.19)

Ruanda – Armenia, firmato un memorandum d’intesa per sviluppare cooperazione. (Agvilvelino 09.04.19)

Il Ruanda, attraverso lo Smart Africa Centre con sede a Kigali, e l’Enterprise Incubator Foundation (EIF), il più grande incubatore di imprese tecnologiche in Armenia, hanno firmato un memorandum d’intesa nella capitale ruandese per sviluppare la cooperazione, anche nel settore delle Tlc.

In base all’accordo, firmato domenica durante una visita ufficiale del ministro degli esteri armeno Zohrab Mnatsakanyan in Ruanda, i due nuovi partner si impegnano a cooperare nei settori delle Tlc, dell’ingegneria e dell’istruzione, ha riferito martedì la stampa locale.
”Questa cooperazione apre la strada all’attuazione di programmi congiunti di innovazione e ricerca tra Armenia e Ruanda, nonché nel campo dell’alta tecnologia e dell’ingegneria, che stimoleranno le relazioni tra università e contatti commerciali”, ha dichiarato Amaliya Yegoyan, responsabile del dipartimento di sviluppo commerciale del EIF, citato dai media locali.
Durante la sua visita, iniziata il 7 aprile, il ministro armeno ha incontrato Lacina Koné, Direttore Generale della Segreteria Smart Africa, con la quale ha discusso le possibilità di organizzare eventi in entrambi i paesi per lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione, delle telecomunicazioni, dell’alta tecnologia e dell’innovazione. Inoltre, domenica, il ministro armeno ha partecipato alla cerimonia di commemorazione del 25° anniversario del genocidio del 1994.

Vai al sito

Armenia: premier Pashinyan a Strasburgo il 10-11 aprile per seduta plenaria Pace (Agenzia nova 09.04.19)

Erevan, 09 apr 10:45 – (Agenzia Nova) – Il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, si recherà in visita ufficiale a Strasburgo nelle giornate del 10-11 aprile, per prendere parte alla seduta plenaria primaverile dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Pace) in programma per dopodomani. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Armenpress”, aggiungendo che il premier terrà un discorso nel quadro della sessione. Stando alle informazioni diffuse, Pashinyan avrà incontri a margine con la presidente dell’Assemblea, Liliane Maury-Pasquier, il segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland, e il presidente della commissione di Venezia, Gianni Buquicchio. I media armeni riferiscono anche che il capo del governo di Erevan, al termine di una conferenza stampa congiunta con il segretario generale, parteciperà ad una mostra fotografica sulla rivoluzione di velluto in Armenia e ad un incontro con la diaspora del paese caucasico a Strasburgo. (Res)

La Camera discute mozione riconoscimento genocidio armeno La Turchia scatena i canali diplomatici. (Rassegna Stampa 09.04.19)

 Mozione sul genocidio armeno, Turchia convoca ambasciatore italiano (Skytg24 09.04.19)
Ankara esprime disappunto per la mozione in discussione alla Camera, che chiede al governo di riconoscere il genocidio degli armeni. Il governo turco ribadisce che il massacro commesso durante la prima guerra mondiale non è configurabile come un genocidio

Irritazione della Turchia per la mozione in discussione alla Camera in cui si impegna il governo “a riconoscere ufficialmente il genocidio armeno e a darne risonanza internazionale”. Il ministero degli Esteri di Ankara ha immediatamente convocato l’ambasciatore italiano, Massimo Gaiani, per invocare chiarimenti, ribadendo la posizione della Turchia. Ovvero: il massacro che è stato compiuto durante la prima Guerra Mondiale non è configurabile come genocidio (100 ANNI DAL GENOCIDIO).

L’Italia intende “onorare le vittime di questa atrocità”

All’indomani del genocidio del Ruanda, l’Italia ha ritenuto che la questione dei massacri dovesse essere affrontata “secondo un dialogo scevro da giudizi”. Così ha affermato il sottosegretario ai rapporti con il Parlamento, Vincenzo Santangelo, che sostiene l’obiettivo di “onorare le vittime di queste atrocità” per favorire un percorso di pace.

Oltre un milione di armeni uccisi

Gli armeni fanno risalire l’inizio del genocidio alla notte tra il 23 e il 24 aprile del 1915, quando il governo ottomano ordinò che 50 intellettuali e leader della comunità armena venissero arrestati e uccisi, con il pretesto che fossero “quinta colonna” russa. Tra il 1915 e il 1917 furono centinaia di migliaia gli armeni deportati dall’impero ottomano; oltre 1 milione, secondo l’Associazione internazionale degli studiosi di genocidi (lags).

Venti paesi hanno riconosciuto il genocidio

Il primo stato al mondo a riconoscere il massacro degli armeni, nel 1965, è stato l’Uruguay. Il riconoscimento a livello parlamentare dell’Italia, con una risoluzione alla Camera dei deputati, è avvenuto  nel novembre 2000. Anche Russia, Francia, Argentina, Olanda e Città del Vaticano hanno ufficialmente riconosciuto come genocidio il massacro degli armeni. Nel 2015, Papa Francesco definì il massacro come “il primo genocidio del XX secolo” scatenando l’ira della Turchia dove l’utilizzo del termine è punito con il carcere in base all’articolo 301 del codice penale che prevede il reato di “vilipendio dell’identità turca”. A giugno 2018 il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, accettò invece la raccomandazione del ministero degli Esteri di far slittare il dibattito alla Knesset sul riconoscimento del genocidio


La Turchia convoca l’ambasciatore italiano: «Irritazione per la mozione sul genocidio armeno» (Corriere della Sera 09.04.19)

Tra martedì e mercoledì la Camera vota il testo che impegna il governo «a riconoscere ufficialmente» i massacri del 1915-1916 e «a darne risonanza internazionale»

La Turchia ha espresso «irritazione» per la mozione — che tra martedì e mercoledì sarà votata alla Camera — in cui si impegna il governo «a riconoscere ufficialmente il genocidio armeno e a darne risonanza internazionale». Il ministero degli Esteri di Ankara ha convocato l’ambasciatore italiano Massimo Gaiani per invocare chiarimenti, ribadendo la posizione della Turchia ed esprimendo «dispiacere» per il testo in discussione in Aula.

Lunedì a Montecitorio si è aperta la discussione sul riconoscimento del genocidio del popolo armeno, non riconosciuto dalla Turchia, avvenuto tra il 1915 ed il 1916.Nell’Aula è intervenuto il sottosegretario ai rapporti con il Parlamento, Vincenzo Santangelo, auspicando che il voto sulle mozioni possa rappresentare «un passaggio per favorire un percorso di pace» tra il popolo armeno e quello turco: «L’Italia — ha sottolineato il sottosegretario — ritiene che la questione dei massacri debba essere affrontata secondo un dialogo scevro da pregiudizi». L’obiettivo è quello di «onorare le vittime di questa atrocità. Serve — ha aggiunto Santangelo ricordando le difficoltà sorte dopo gli accordi sottoscritti a Zurigo tra le parti — lavorare ad un dialogo tra il popolo armeno e quello turco per evitare che simili atrocità» possano ripetersi, affinché si arrivi «ad una verità storica condivisa. Turchia e Armenia vengano a patti con il passato» per percorrere «la strada della riconciliazione».

Sempre lunedì sono arrivate parole molto nette da parte del vicepremier Matteo Salvini sull’eventualità che la Turchia entri nella Ue: «La Turchia non è e non sarà mai Europa. Il processo di adesione va cancellato, va definitivamente interrotto — ha detto il leader leghista — . Per quanto mi riguarda, la Turchia non entrerà mai nella Ue. Mai».


Genocidio armeni, in Aula la mozione per spingere governo italiano a riconoscerlo. Turchia convoca il nostro ambasciatore (Ilfattoquotidiano.it 09.04.19)

Via alla Camera della discussione della mozione unitaria sul riconoscimento del genocidio del popolo armeno, avvenuto tra il 1915 e il 1916 ad opera dell’impero Ottomano, anche da parte del governo italiano. Il Parlamento infatti aveva già riconosciuto il genocidio nel novembre del 2000, ma da allora manca ancora quello dell’esecutivo. Per sollecitarlo è stata presentata una mozione a prima firma Paolo Formentini (Lega) ma con l’approvazione di tutti i partiti tranne, almeno nella presentazione del testo, Forza Italia. Infatti tra i firmatari vi sono i deputati Sabrina De Carlo(Movimento 5 stelle), Andrea Delmastro Delle Vedove (Fratelli d’Italia) e Lia Quartapelle Procopio (Partito Democratico). “Con questa mozione chiediamo al nostro governo di riconoscere il genocidio degli armeni come tale, e ci piacerebbe che altri governi, compreso quello turco, facessero lo stesso, per dare tutti insieme uno sguardo al futuro”, ha detto in aula il deputato leghista Giulio Centemero.

Il sottosegretario Vincenzo Santangelo (M5s) ha sostenuto la mozione: “L’Italia ritiene che la questione dei massacri perpetrati in Anatolia nel 1915 debba essere affrontata mediante un dialogo costruttivo fra le parti, scevro da pregiudizi e preconcetti”. Pertanto l’esecutivo incoraggia  la Turchia e l’Armenia a intensificare e portare avanti gli sforzi volti a venire a patti con il passato, aprendo così la strada a un’autentica riconciliazione tra i due popoli”.

La Turchia convoca l’ambasciatore italiano
La risposta della Turchia non si è fatta attendere. L’ambasciatore italiano ad AnkaraMassimo Gaiani, è stato convocato al ministero degli Esteri turco per esprimere disappunto. Ankara ha ribadito con forza che il massacro degli armeni commesso durante la prima guerra mondiale non è configurabile come un genocidio. Anche se nel 2014 l’allora premier – ora presidente – Recep Tayyip Erdogan aveva offerto le sue “condoglianze ai nipoti degli armeni uccisi nel 1915”, auspicando che “gli armeni che avevano perso la vita nelle circostanze dell’inizio del XX secolo riposassero in pace”. Ma a febbraio, quando Emmanuel Macron aveva dichiarato il 24 aprile giornata della commemorazione del genocidio armeno, il governo del rais lo aveva invitato a occuparsi dei “problemi politici” del suo Paese.

Il termine “genocidio” in Turchia è reato
Il primo stato al mondo a riconoscere il genocidio armeno, nel 1965, fu l’Uruguay. I sudamericani sono stati poi seguiti da una ventina di Oaesi tra cui Russia, Argentina, Città del Vaticano e anche l‘Unione europea. L’ultimo paese a farlo è stato l’Olanda nel febbraio scorso. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu invece, meno di un anno fa aveva fatto slittare il dibattito parlamentare sul riconoscimento. Il termine “genocidio” in Turchia è punito con il carcere in base all’articolo 301 del codice penale che prevede il reato di “vilipendio dell’identità turca“. Proprio per questo sono stati perseguiti il Nobel per la letteratura Orhan Pamuk e il giornalista di origine armena Hrant Dink.


Mozione genocidio armeno, Turchia convoca ambasciatore italiano (Repubblica 09.04.19)

Irritazione della Turchia per la mozione unitaria che oggi, al massimo mercoledì, verrà votata alla Camera in cui si impegna il governo “a riconoscere ufficialmente il genocidio armeno e a darne risonanza internazionale”. Il ministero degli Esteri di Ankara ha convocato l’ambasciatore italiano, Massimo Gaiani, per invocare chiarimenti, ribadendo la posizione della Turchia.

Ieri nell’Aula della Camera si è aperta la discussione sul riconoscimento del genocidio del popolo armeno, avvenuto tra il 1915 ed il 1916. Genocidio non riconosciuto dalla Turchia.

Nell’Aula di Montecitorio è intervenuto il sottosegretario ai rapporti con il Parlamento, Vincenzo Santangelo, auspicando che il voto sulle mozioni possa rappresentare “un passaggio per favorire un percorso di pace” tra il popolo armeno e quello turco. “L’Italia – ha sottolineato il sottosegretario – ritiene che la questione dei massacri debba essere affrontata secondo un dialogo scevro da pregiudizi”.L’obiettivo è comunque quello di “onorare le vittime di questa atrocità. “Serve – ha aggiunto Santangelo ricordando le difficoltà sorte dopo gli accordi sottoscritti a Zurigo tra le parti – lavorare ad un dialogo tra il popolo armeno e quello turco per evitare che simili atrocità” possano ripetersi, affinchè si arrivi “ad una verità storica condivisa. “Turchia e Armenia vengano a patti con il passato” per percorrere “la strada della riconciliazione”, l’invito del sottosegretario.

Ieri, tra l’altro, sono arrivate parole molto nette da parte del vicepremier Matteo Salvini sull’eventualità che la Turchia entri nella Ue: “La Turchia non è e non sarà mai Europa. Il processo di adesione va cancellato, va definitivamente interrotto”, ha spiegato. Ed ancora: “Per quanto mi riguarda, la Turchia non entrerà mai nella Ue. Mai”.
La protesta diplomatica è una prassi comune in casi analoghi da parte del governo di Ankara, che non riconosce il genocidio degli armeni durante la Prima Guerra mondiale. La Turchia sostiene che i massacri del 1915 sono avvenuti nell’ambito di un conflitto e non sono stati orchestrati su base etnica o religiosa e contesta anche le cifre delle vittime


Mozione sul genocidio armeno, la Turchia convoca lʼambasciatore Italiano (Tgcom24 09.04.19)

Ankara ha espresso “dispiacere” per lʼiniziativa parlamentare che punta al riconoscimento del genocidio da parte del governo

L’ambasciatore d’Italia ad Ankara Massimo Gaiani è stato convocato lunedì pomeriggio al ministero degli Esteri turco per esprimergli il “dispiacere” di Ankara rispetto a una mozione presentata nel Parlamento italiano per chiedere al governo il riconoscimento del genocidio armeno. Lo riferiscono fonti diplomatiche.

La protesta diplomatica è una prassi comune in casi analoghi da parte del governo di Ankara, che non riconosce il genocidio degli armeni avvenuto durante la prima guerra mondiale. La Turchia sostiene che i massacri del 1915 sono avvenuti nell’ambito di un conflitto e non sono stati orchestrati su base etnica o religiosa e contesta anche le cifre delle vittime.