Armeni, Una Storia Millenaria a Il cinema e i Diritti (Spettakolo 02.04.19)

Fra il 1915 ed il 1923, approfittando della Prima guerra mondiale, il governo nazionalista dei Giovani Turchi di Costantinopoli (odierna Istanbul), mantenendo la politica spietata di dominio parassitario del distruttivo Impero Ottomano, fu responsabile della pianificazione dello sterminio estremamente crudele di quasi un milione e mezzo d’inermi armeni (uomini, donne, bambine e bambini) nell’attuale Turchia e nell’Armenia storica, usando anche allo scopo la minoranza curda: un crimine contro l’umanità che ha ispirato anche Adolf Hitler. In occasione della Giornata della Memoria del Genocidio Armeno, il 24 aprile, il cinetalk propone il docufilm che racconta la lunga storia del popolo armeno, delle sue terre stupende, dell’Armenia storica chiamata Eden dagli occidentali e vari aspetti caratteristici della sua cultura, provando, con il contributo di autorevoli testimoni ebrei, denunciatori del genocidio, a capire le ragioni profonde dell’odio contro questo popolo industrioso, creativo, pacifico e amante della bellezza. Gran parte del film è stato girato nell’affascinante e sui generis città di Fresno, nella favolosa California, con un tour delle stupende chiese della numerosa comunità armena locale. Ospite d’onore sarà il soprano Ani Balian, milanese armena, che subito dopo la proiezione terrà una conferenza multimediale dal vivo in cui, fra un brano musicale e l’altro (tutti brani salvati da un etnomusicologo armeno, Gomidàs), ci racconterà questa pagina di Storia ingiustamente poco nota nonostante la vastità della letteratura storico-scientifica. La coinvolgente performance sarà intermezzata dal racconto da parte dell’artista-divulgatrice e dalla recitazione delle stupende poesie dei giovani poeti armeni uccisi nel genocidio. Il documentario contiene altresì una strabiliante carrellata di armeni famosi, inventori come Steve Jobs e artisti (da Charles Aznavour al Premio Oscar Cher) e brevissimi estratti dai film Il Padre (mai uscito in Italia) e The Promise con il Premio Oscar Christian Bale. Gran finale con un dolcetto armeno in omaggio. Ingresso 15 euro.

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Genocidio Armeno – Memoria storica e riconoscimenti istituzionali (Assadakah 02.04.19)

pesso la commemorazione di un centenario rappresenta una formalità, un ricordo che dura il tempo di un solo giorno ma quella del genocidio degli Armeni, celebrata nel 2015, in Italia ha avuto un impatto rilevante che continua a produrre, anche a distanza di tempo, i suoi effetti. Ha avuto l’ottimo risultato di salvare dall’oblio una terribile pagina di storia sconosciuta alla stragrande maggioranza degli italiani, ciò anche grazie alle parole di Papa Francesco che ha definito la tragedia degli Armeni il primo genocidio del XX secolo. Una dichiarazione, quella del Pontefice, che ha sicuramente scosso le coscienze. Dopo questa affermazione, che ha scatenato l’ira di Ankara, e i numerosi eventi organizzati dalle diverse comunità armene per ricordare il milione e mezzo di vittime del Metz Yeghern si è notato, nel nostro Paese, un interesse sempre crescente verso l’Armenia e gli armeni. Si registra una maggiore conoscenza e sensibilità per la storia e le tematiche di questo popolo.

Le iniziative organizzate dagli armeni della diaspora, anche attraverso le Comunità e l’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia, hanno contribuito non solo a puntare l’attenzione su questa materia ma il centenario del 2015 ha offerto anche l’occasione per innumerevoli pubblicazioni dedicate al genocidio ma non solo: ha fatto conoscere anche altre opere di anni precedenti che non avevano avuto la diffusione che meritavano.

Sul fronte dei riconoscimenti nel corso di questi anni, sempre più Enti Locali e Consigli Regionali hanno riconosciuto il genocidio armeno incrementando notevolmente il numero di quelli avvenuti negli anni precedenti al centenario. Dal 1997 al 2014 i riconoscimenti sono stati infatti solo 80 mentre dal 2015 al 2018 sono stati ben 52 soprattutto grazie all’iniziativa lanciata all’inizio del 2015 dal Consiglio per la Comunità Armena di Roma, accolta da altre Comunità e Associazioni, di arrivare ad un totale di 100 riconoscimenti da parte dei Comuni italiani. A tal proposito in molti si sono impegnati ad inviare lettere di richiesta, materiale informativo sul genocidio e una bozza di mozione da portare all’approvazione. L’obiettivo non solo è stato raggiunto ma anche superato. Recentissimo e rilevante poi è stato il riconoscimento del Metz Yeghern da parte del Consiglio della Regione Lazio che ha approvato all’unanimità, il 18 marzo di quest’anno, la mozione presentata dall’onorevole Sergio Pirozzi su richiesta del Consiglio per la Comunità Armena di Roma. Un risultato importante considerato che, la Regione Lazio è la seconda regione più popolata, dopo la Lombardia, è la regione che ha come capoluogo la capitale d’Italia e, considerato che nel corso degli anni ci sono stati diversi tentativi non andati a buon fine. Segno quindi che la sensibilità verso questa immane tragedia è sempre più palese. Anche la Camera dei Deputati nella seduta n. 813 del 17/11/2000 ha approvato il riconoscimento del Genocidio degli Armeni.

Ma non sono solo gli Enti Locali e le Regioni a manifestare interesse crescente. L’argomento Armenia incuriosisce anche Biblioteche Comunali, Associazioni e Istituzioni Scolastiche che chiedono di saperne di più organizzando presentazioni di libri e conferenze. E i testi di storia adottati dalle scuole italiane, da dopo il centenario, hanno cominciato a fare cenno a questa efferata strage che nei tempi passati era stata sempre fagocitata dalle vicende belliche della Prima Guerra Mondiale. In Italia quindi il negazionismo è sempre più isolato, retaggio soprattutto di vecchie ideologie politiche che spesso vanno nel senso opposto a quelle che sono le convinzioni e le coscienze delle singole persone.

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Un libro sugli Armeni che hanno conseguito un titolo studio in Italia (9 colonne.it 02.04.19)

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BigItalyFocus è un servizio di news quotidiane che offre informazioni e approfondimenti sul meglio della presenza italiana nel mondo. Dal lunedì al venerdì, offre un panorama di informazione completo che spazia dalle attività di cooperazione al made in Italy

Un libro sugli Armeni che hanno conseguito <br> un titolo studio in Italia

(2 aprile 2019) La società Dante Alighieri di Jerevan, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Armenia, promuove la realizzazione di un “Libro d’Oro” che possa raccogliere i nominativi dei cittadini armeni che abbiano conseguito un titolo di studio in Italia o che vi abbiano frequentato dei corsi di formazione. L’intento – si legge sul sito dell’Ambasciata italiana – è di favorire l’attivo coinvolgimento degli alumni nelle attività culturali della Dante Alighieri in Armenia, di raccoglierne eventuali suggerimenti e proposte, di cogliere ogni potenziale sinergia.

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Armenia: presidente Sarkissian riceve delegazione Ibm, opportunità di collaborazione (Agenzia Nova 01.04.19)

Erevan, 01 apr 09:08 – (Agenzia Nova) – Il presidente armeno, Armen Sarkissian, ha incontrato oggi una delegazione della compagnia attiva nel settore informatico e tecnologico Ibm guidata da Iris Dzeba, direttore generale per la Russia e i paesi della Comunità degli Stati indipendenti (Csi). Lo riferisce una nota della presidenza di Erevan. Il presidente Sarkissian ha detto che l’Armenia è interessata allo sviluppo delle informazioni e delle tecnologie digitali, in particolare dell’intelligenza artificiale. Secondo il capo dello Stato, l’Armenia ha tutte le precondizioni necessarie per essere un leader in questo settore. Il presidente ha osservato che il paese caucasico ha un ambiente scientifico e formativo di alta qualità, oltre a costituire un ponte chiave tra oriente e occidente. La rappresentante di Ibm ha dichiarato di essere interessata a cooperare con l’Armenia e che la compagnia è pronta a considerare la possibilità di attuare programmi congiunti. (Res)

Armenia: ministro Difesa Tonoyan incontra vertici Ufficio Onu per affari umanitari (Agenzianova 29.03.19)

Armenia: ministro Difesa Tonoyan incontra vertici Ufficio Onu per affari umanitari
Erevan, 29 mar 13:06 – (Agenzia Nova) – Il ministro della Difesa armeno, Davit Tonoyan, ha incontrato oggi a New York i vertici dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha) nel quadro della sua visita ufficiale attualmente in corso negli Stati Uniti. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Armenpress”, citando fonti interne al dicastero della Difesa di Erevan. Stando alle informazioni diffuse, il colloquio si è incentrato sulla discussione di una serie di questioni pressanti relative all’attività degli specialisti armeni che partecipano alle missioni umanitarie in Siria. I presenti, riferisce “Armenpress”, hanno anche parlato di un eventuale rafforzamento della cooperazione tra l’Ocha e le autorità di Erevan a livello regionale ed interregionale. (Res)

Nagorno-Karabakh: premier armeno, colloqui con presidente azerbaigiano svolti in clima “normale” (Agenzianova 29.03.19)

 

Vienna, 29 mar 15:54 – (Agenzia Nova) – Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian per l’area del Nagorno-Karabakh – territorio occupato dai militari di Erevan ma riconosciuto internazionalmente sotto la sovranità di Baku – è iniziato nel 1988, quando la regione autonoma del Nagorno-Karabakh ha chiesto il trasferimento dalla Repubblica sovietica dell’Azerbaigian a quella armena. Nel 1991 a Stepanakert – autoproclamatasi capitale – è stata annunciata la costituzione della Repubblica del Nagorno-Karabakh. Nel corso del conflitto, sorto in seguito alla dichiarazione di indipendenza, l’Azerbaigian ha perso de facto il controllo della regione. Dal 1992 proseguono i negoziati per la soluzione pacifica del conflitto all’interno del Gruppo di Minsk dell’Osce. L’Azerbaigian insiste sul mantenimento della sua integrità territoriale, mentre l’Armenia protegge gli interessi della repubblica separatista. La Repubblica del Nagorno-Karabakh, in quanto non riconosciuta internazionalmente come entità statale, non fa parte dei negoziati. (Res)

Nagorno-Karabakh: presidente Aliyev su colloqui Vienna, nuovo slancio a processo negoziale
Mosca, 30 mar 09:18 – (Agenzia Nova) – L’Azerbaigian e l’Armenia hanno dato un nuovo slancio al processo negoziale. Lo ha affermato il presidente azerbaigiano, Ilham Aliyev, in…
“Abbiamo discusso di varie questioni relative al rafforzamento della fiducia reciproca”, ha proseguito Aliyev. Il presidente azerbaigiano…
“Il processo negoziale ha ricevuto un nuovo slancio”, ha proseguito Aliyev. “Abbiamo valutato molto positivamente la dichiarazione rilasciata…
Il colloquio di ieri fra i due leader, organizzato presso l’hotel Bristol a Vienna, ha avuto una durata complessiva di tre ore e 15 minuti….
Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian per l’area del Nagorno-Karabakh – territorio occupato dai militari di Erevan ma riconosciuto internazionalmente… (Rum)

La famiglia armena protagonista del culto no stop in Olanda non sarà espulsa (Riforma.it 28.03.19)

E’ ancora tempo di festeggiare per la comunità protestante, ma non solo, de L’Aja, nei Paesi Bassi, protagonista nei mesi scorsi del culto no stop durato tre mesi per salvare dall’arresto e dalla deportazione una famiglia armena. La situazione della famiglia Tamrayzan è stata infatti esaminata dalle autorità statali, e la conclusione è stata che tutti e cinque i componenti, padre, madre e tre figli, potranno rimanere nel Paese.

La vicenda è questa: secondo una legge statale olandese le forze dell’ordine non possono interrompere una funzione religiosa in corsoCentinaia di pastori si sono dunque alternati per non far cessare mai il culto cui partecipava la famiglia in questione. L’idea è venuta al presidente del consiglio generale della Chiesa protestante olandese, il pastore Theo Hettema, una volta saputo che la famiglia, da ben 8 anni nei Paesi Bassi,  con un figlio iscritto all’università e gli altri alle scuole dell’obbligo, rischiava il rimpatrio perché non poteva più  godere delle tutele internazionali in quanto l’Armenia, terra d’origine dei cinque, non è considerata nazione a rischio. In realtà il padre, dissidente politico, aveva ricevuto più volte minacce di morte, prima di decidere di fuggire per non vedere coinvolto anche qualche familiare.

La storia aveva fatto il giro del mondo. Dal 25 ottobre 2018 per tre mesi, 95 giorni per la precisione, oltre 650 pastori e predicatori provenienti da ogni dove si sono alternati per non concludere mai il servizio. 720 ore consecutive di culto, in una grande impresa collettiva che ha coinvolto fedeli e sostenitori, persone che non avevano mai messo piedi in chiesa e fedeli impegnati. Tutti insieme per garantire la tutela ai cinque, oramai inseriti a pieno nella vita della comunità.

Il braccio di ferro fra l’esecutivo olandese e la chiesa riformata locale si è giocato non solo sul culto non stop, ma anche sulla legge nota come “children’s pardon”, sorta di amnistia concessa ai minori presenti in Olanda da più di 5 anni, applicata con estrema ritrosia dal governo in questi anni. Il culto si è interrotto a inizio gennaio 2019 solo quando, dopo settimane di slogan e di dichiarazioni contrarie, in realtà è stato trovato un accordo fra le varie forze politiche che ha portato ad una revisione della norma, le cui maglie ora si allargheranno. Un cambio di politica che potrebbe riguardare altri 700 bambini circa con le relative famiglie. I casi verranno tutti riesaminati con un’elevatissima probabilità di venire accolti. Grande soddisfazione è stata espressa dalla Chiesa riformata nei Paesi Bassi che è stata capace di mobilitare i cuori di migliaia di persone e ora raccoglie i frutti di questo sforzo collettivo.

«Siamo grati a Dio per questo esito e ci felicitiamo ancora una volta per la grande partecipazione collettiva della popolazione: sono stati tutti fondamentali per raggiungere questo risultato, ha scritto sul sito della chiesa Bethel il pastore Theo Hettema.

Il compromesso fra le varie forze politiche include in realtà anche nuove linee guida in materia di ingresso nel Pase, che sarà più complicato di quanto avvenuto fino ad ora. Come dire, il governo ha incassato la sconfitta, ha fatto buon viso a cattivo gioco e sta già correndo ai ripari, ma per Hettema «questo rimane al momento il miglior risultato che potessimo aspettarci. Continuiamo a pregare perché la saggezza illumini i nostri governanti a fare il meglio per tutte le persone di questa nazione».

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Piccioni, amore armeno (Osservatorio Balcani e Caucaso 28.03.19)

Sono in molti ad allevarli e sono pronti a tutto per la sicurezza e il benessere dei propri piccioni. Altri invece li comprano per sacrificarli per eventi particolari. Altri ancora li allevano per competizioni sportive. La storia di un’antica tradizione armena

28/03/2019 –  Armine Avetisyan Yerevan

Nel 2013 la BBC scrisse  : un uomo d’affari cinese detiene il record, ha acquistato un piccione per 310.000 euro. La storia si è diffusa su molte testate per arrivare sino al mercato dei colombi di Yerevan, la capitale dell’Armenia. Lì, anche se sono ormai passati 5 anni, la gente si ricorda ancora della vicenda.

“Noi veniamo a sapere notizie che riguardano piccioni in qualsiasi angolo del mondo, e poi ne discutiamo! Cinque anni fa abbiamo saputo del tizio cinese che si è comperato un piccione pagandolo centinaia di migliaia di dollari. Ancora sogno di essere messo in contatto con lui, di portarlo a far visita ai miei parenti, di chiedergli che razza di piccione fosse per valere tutti quei soldi e che tipo di business poi lui ci riuscisse a fare. A noi armeni piace ascoltare chi viene dall’estero, se lui mi parlasse io guadagnerei di prestigio e mi libererei di migliaia di preoccupazioni”, racconta David Shirvanyan, 40 anni, che ormai alleva piccioni da 30. Da ragazzino ricevette il suo primo piccione in dono da un parente e da allora è perdutamente innamorato di questi uccelli.

In Armenia il piccione viene chiamato, nella lingua orale, ghush, ed il loro allevatore ghushbas.

ghushbase sono pronti a tutto per la sicurezza e il benessere dei propri piccioni. C’è qualcuno di loro che arriva a vendere la propria casa o macchina per garantire loro il nido e il cibo migliore. Spesso trascurano il lavoro o gli amici pur di stare vicino ai loro beneamati.

“All’inizio mi occupavo solamente di allevarne ma poi – diventato adulto – ho iniziato anche a venderli. Non abbiamo mai raggiunto il livello di quel cinese ma anche noi abbiamo venduto piccioni a prezzi molto alti. Ma ho piccioni che non venderei mai, qualsiasi sia il prezzo che mi viene offerto”, sottolinea David.

La domanda di piccioni è particolarmente alta nella città di Gyumri, la seconda città dell’Armenia. Diversamente dai ghushbase, i cittadini ordinari comperano i piccioni per sacrificarli. A Gyumri infatti è tradizione che per la nascita di un bambino si sacrifichi una colomba. Ed ancora oggi centinaia di cittadini di Gyumri lo fanno per la nascita di un bambino oppure quando una persona cara sopravvive ad un grave incidente.

Inoltre vengono acquistati piccioni come richiesta a Dio di pace e felicità ed è diffusa la credenza che il rilasciare un piccione all’interno di una chiesa porti alla realizzazione dei propri sogni.

Secondo la Bibbia dopo il Diluvio universale una colomba ritornò da Noè portando un ramoscello d’ulivo, divenendo simbolo della trasformazione della rabbia di Dio in mitezza.

Rilasciare un piccione nel cielo in occasione di un matrimonio è un’altra parte integrante della tradizione armena. Ed è per questo che davanti ad ogni chiesa non mancano i venditori di piccioni. Un paio di piccioni costano 3000 drams [poco più di 5 euro].

“Non vi è matrimonio senza l’acquisto e il rilascio di piccioni nel cielo”, afferma un venditore di piccioni che da anni lavora nella piazza centrale di Gyumri

“Uno compera un piccione, lo rilascia, e il piccione ritorna. ma non accade sempre. Spesso il proprio uccello finisce in una città o villaggio vicino e se per caso riconosci il tuo piccione non puoi più però farci niente”, racconta Rafayel Kirakosyan, 57 anni, che da 20 vende piccioni

Diversamente da quando affermano i venditori per strada, i veri ghushbases sottolineano che i piccioni non dimenticano mai il loro nido e, se hanno opportunità di volare liberi, ritornano nella loro gabbia originaria.

Uno dei più anziani ghushbase di Gyumri è Ashot Metsoyan, 67 anni. Da trent’anni, 3 volte al giorno, va dai suoi uccelli per dare loro da mangiare, cambiare l’acqua e ripulire i nidi.

“Presto al mattino mi alzo per dare loro pane e acqua, poi li rilascio nell’aria fresca e mi bevo un caffè. Posso rimanere senza acqua e cibo io, ma loro devono essere a posto”, racconta Ashot
Ashot non è certo benestante, vive di una piccola pensione, ma ai suoi piccioni dà il mangime migliore

“Questo è quello giallo”, racconta Ashot. mi hanno promesso una casa, una macchina e tanti soldi per questo ma non lo venderò mai. In generale non mi piace vendere i miei piccioni. Il denaro non mi tenta

ghushbase non amano vendere i loro piccioni, ma amano la competizione. In primavera vengono promosse numerose “Gare di piccioni”, in molte città dell’Armenia. I ghushbase hanno le loro regole non scritte e rigidi regolamenti per queste competizioni, che possono durare, a seconda del numero di piccioni iscritti, anche un mese intero.

Le giurie sono composte da rinomati ghushbase e veterinari. Il premio in denaro attinge dalle tasse di iscrizioni che possono andare dai 10 ai 100 dollari a piccione. Vince il piccione che vola più in alto o più lontano. A volte però queste gare devono registrare anche delle vittime: a causa dei falchi.

I falchi colpiscono i piccioni più attivi, quelli che riescono a volare in cielo anche per 7-8 ore

Per i loro proprietari, i piccioni sono segreto di longevità.

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Armenia-Azerbaigian: colloquio per il Nagorno Karabakh (Vaticannews.va 27.03.19)

Riprendono i colloqui tra Armenia e Azerbaigian per il Nagorno-Karabakh, la regione a maggioranza armena, contesa tra i due Paesi ex sovietici. La questione è da sempre al centro delle frizioni tra Yerevan e Baku e negli anni ’90 ha anche causato un sanguinoso conflitto

Giancarlo La Vella – Città del Vaticano

Il Presidente azero Aliyev e il premier armeno Pashinyan si incontreranno a Vienna il 29 marzo prossimo, per discutere una soluzione alla questione del Nagorno-Karabakh, che in passato ha dato vita anche a scontri armati tra Yerevan e Baku. L’incontro è promosso dal gruppo dei mediatori di Minsk dell’Osce formato da Russia, Francia e Stati Uniti. L’obiettivo è porre fine ad una contesa che va avanti da molti anni e che non ha mai trovato una via d’uscita.

Un conflitto nato ai tempi dell’Unione Sovietica

Emanuele Aliprandi, esperto dell’area, autore di diversi volumi sulla questione ed esponente dell’Iniziativa Italiana per il Nagorno Karabakh, ricorda ai nostri microfoni come la vicenda nasce ai tempi dell’Unione Sovietica, quando Stalin assegnò il territorio della regione, ad alta maggioranza armena e cristiana, al controllo dell’Azerbaigian. Quando nel 1991, alla dissoluzione della potenza sovietica, quest’ultimo Paese dichiarò la secessione e l’indipendenza, a sua volta il Nagorno-Karabakh si autoproclamò indipendente, scattò allora la risposta armata di Baku, alla quale si oppose il piccolo esercito locale. Da allora la questione va avanti con un conflitto a bassa intensità, mentre il Nagorno non ha ancora ricevuto alcun riconoscimento dalla comunità internazionale.

Speranze di pace per il Nagorno-Karabakh

Su questi colloqui, ennesima tappa di un lento processo di avvicinamento tra l’Armenia, che tratta per conto della provincia contesa, e l’Azerbaigian, puntano le speranze della comunità internazionale – sottolinea Emanuele Aliprandi – affinché vengano riconosciute le istanze di entrambi i contendenti e, soprattutto, si raggiunga pace e tranquillità per la popolazione del Nagorno-Karabakh, sino ad oggi senza identità di fronte al mondo.

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Incontro tra presidente azero e premier armeno a Vienna su Karabakh (Askanews 27.03.19)

Roma, 27 mar. (askanews) – I leader di Armenia e Azerbaigian si incontreranno a Vienna venerdì per discutere del conflitto in Nagorno Karabakh, l’enclave armena in territorio azero. Lo hanno confermato sia Erevan che Baku.

Il presidente azero Ilham Aliyev e il premier armeno Nikol Pashinyan “in base all’iniziativa del gruppo di Minsk” hanno raggiunto “l’accordo per un incontro” per discutere della situazione.