Regione Lazio approva mozione per riconoscere il genocidio armeno (Il Messaggero 27.03.19)

Roma – Nella seduto di lunedì scorso, il Consiglio Regionale del Lazio ha approvato all’unanimità una mozione presentata dal Consigliere Sergio Pirozzi con la quale viene riconosciuta la validità storica del genocidio armeno e si esprime piena solidarietà al popolo armeno nella sua battaglia per la verità storica e per la difesa dei diritti umani.

Con l’approvazione della mozione il Consiglio della Regione Lazio risulta essere il 136esimo Consiglio che riconosce il genocidio armeno.

Il Metz Yeghern, come viene chiamato dagli armeni, il genocidio, fu il frutto di un piano studiato a tavolino all’epoca dell’impero ottomano. Un piano che si è completato tra il 1915 e il 1917. In quel periodo sono state deportate e mandate alla morte un milione e mezzo di persone, donne, bambini, anziani, attraverso marce forzate nel deserto, senza viveri e senza acqua.Il progetto, naturalmente, prevedeva anche l’incameramento dei beni e dei possedimenti delle vittime armene, all’epoca una minoranza molto benestante, attraverso una legge che fu votata dal Parlamento turco. Ancora oggi in Turchia è vietato parlare di genocidio e si rischia il carcere.

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Presidente del PACE in Armenia: fondamentale combattere nazionalismo e populismo (Sputniknews.com 27.03.19)

La presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa Liliane Maury Pasquier ha rilevato oggi ai giornalisti ad Yerevan l’importanza di combattere la retorica dell’odio e del nazionalismo, sottolineando che questi problemi incombono sull’intero continente europeo.

“Nell’incontro con il presidente del parlamento armeno Ararat Mirzoyan, abbiamo esaminato i problemi che affliggono tutta l’Europa: sono la difesa dei diritti umani, l’uguaglianza tra uomini e donne, la lotta contro la retorica dell’odio, del populismo e del nazionalismo”, ha detto la Pasquier.

Secondo la Pasquier, il futuro di stabilità e pace dell’intera Europa dipende dalla risoluzione di questi problemi.

“Ho anche espresso il sostegno del Consiglio d’Europa per il processo di democratizzazione in Armenia”, ha sottolineato la presidente del PACE.


Armenia-Ue: presidente parlamento Mirzoyan incontra Pasquier (Pace), focus su riforme
Erevan, 27 mar 17:15 – (Agenzia Nova) – Il presidente del parlamento di Erevan, Ararat Mirzoyan, ha incontrato la sua omologa dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Pace), Liliane Maury Pasquier, nel quadro della visita ufficiale di quest’ultima in Armenia. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Armenpress”, aggiungendo che all’incontro, svoltosi nel formato allargato, hanno preso parte anche le commissioni parlamentari permanenti, la delegazione della Pace, gli esponenti delle forze politiche in Armenia e il rappresentante permanente del paese presso il Consiglio d’Europa, Paruyr Hovhannisyan. Stando alle informazioni diffuse, Mirzoyan ha elogiato la cooperazione con le istituzioni comunitarie, ringraziando per il loro sostegno nel quadro del processo di democratizzazione e riforma in corso nel paese. “La democrazia, i diritti umani, le libertà individuali, la trasparenza e la lotta alla corruzione non sono semplici parole, ma valori fondamentali per il popolo armeno. La presidente dell’Assemblea parlamentare, di contro, ha confermato il sostegno di Strasburgo alle riforme in corso in Armenia, elogiando la rivoluzione e il processo elettorale che hanno portato alla formazione dell’attuale esecutivo.

SUDESTIVAL 20 – Venerdì 29 marzo, al Cinema Vittoria di Monopoli, giornata dedicata al gemellaggio Italia – Armenia. (Cinemaitaliano.info 27.03.19)

Sabato 30 marzo 2p019, presso il Teatro Auditorium Radar di Monopoli, sarà l’attore barese Dino Abbrescial’ospite d’onore della serata di premiazioni del 20/mo Sudestival, il “festival lungo un inverno” dedicato al cinema italiano d’autore, svoltosi dal 25 gennaio al 30 marzo in a Monopoli.

Alle ore 21.00 l’attore Abbrescia, insieme al direttore artistico della manifestazione Michele Suma, incontrerà il pubblico in occasione della proiezione dell’ultimo lavoro che lo vede protagonista: la commedia diretta da Fausto Brizzi “Modalità aereo”.

A seguire, la Giuria Cinema composta da Antonella Gaeta (presidente), giornalista e sceneggiatrice; Viviana Del Bianco, direttrice artistica del New Italian Cinema Events; Marco Spoletini, montatore; Alessandra De Luca, critica cinematografica; Ernesto Maieux, attore; Federico Pontiggia, critico cinematografico; Francesca Palumbo, scrittrice, assegnerà il prestigioso riconoscimento Faro d’Argento della Città di Monopoli al Miglior Film, mentre la Giuria Sudestival Doc, composta da Paolo Di Paolo (presidente), scrittore e giornalista; Barbara Sorrentini, giornalista di Radio Popolare e Chiara Valenti Omero, Presidente di ShorTS International Film Festival, attribuirà il Premio “Albergo Diffuso” al Miglior Documentario.

A dare il via al week end conclusivo della 20/ma edizione della manifestazione, già venerdì 29 marzo, sarà la giornata dedicata al gemellaggio Italia-Armenia, con l’intento di creare un ponte e un momento di approfondimento, riflessione e conoscenza reciproca tra le due cinematografie e tra l’Armenia e la Puglia, regione già accogliente verso i profughi armeni nel Primo Novecento.

Ad aprire il programma della giornata, alle ore 17.00, sarà il documentario “Armenia!” di Francesco Fei, un viaggio per immagini in uno dei più suggestivi e travagliati Paesi europei; alle 17.45 seguirà la proiezione del cortometraggio “Matria” di Alvaro Gago, vincitore dell’ultimo ShorTS International Film Festival di Trieste, sarà introdotto dalla direttrice della manifestazione Chiara Omero. Alle 18.15 Viviana Del Bianco, direttrice artistica del N.I.C.E New Italian Cinema Events – il festival dedicato alla promozione del cinema italiano all’estero – presenterà il film di Simone Spada “Hotel Gagarin”, la storia di un gruppo di persone inviate in Armenia a girare un film, che partiranno alla ricerca della loro occasione di riscatto. Alle 20.00 sarà invece il reporter e caporedattore della sede Rai in Medio Oriente Piero Marrazzo a presentare il suo lavoro “I figli dell’Ararat”, documentario che ripercorre le vicende del popolo armeno con la testimonianza della scrittrice Antonia Arslan; E ancora alle 21.15 “Border”, documentario del regista e direttore del Golden Apricot International Film Festival di Yerevan Harutyun Khachatryan, sul conflitto armeno-azerbaigiano negli anni ’90. Alle 22.30 la curatrice della sezione Sudestival Doc Cinzia Masotina introdurrà, insieme alla regista pugliese Brunella Filì e alla sceneggiatrice Antonella Gaeta, il documentario “Alla Salute”, premiato all’ultimo Biografilm Festival. Sarà presente alla proiezione il protagonista del doc, il foodperformer Nik Difino. A chiudere il focus alle 23.40 sarà l’omaggio al cantautore recentemente scomparso Charles Aznavour con la proiezione di “Tirate sul pianista” di François Truffaut.

Ospiti della giornata saranno Tigran Galstyan, Vice Ministro della Cultura in Armenia, Vincenzo Del Monaco, Ambasciatore d’Italia a Yerevan, Lusine Karamyan, Direttrice del dipartimento Rapporti Internazionali del Ministero della Cultura, Harutyun Khachatryan, presidente del Golden Apricot International Film Festival, Piero Marrazzo, Caporedattore della sede RAI in Medio Oriente, Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, Angelo Annese, sindaco di Monopoli, Carlo Coppola, Presidente del centro Studi “Hrand Nazariantz”, Viviana Del Bianco, Direttirce artistica del N.I.C.E – New Italian Cinema Events, Chiara Valenti Omero, Presidente dello ShorTS International Film Festival di Trieste.

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Napoli e gli armeni: un insegnamento che ritorna dopo 40 anni (ateneapoli.it 26.03.19)

È cominciato lo scorso 4 marzo un Laboratorio di Lingua Armena Classica tenuto dal prof. Giancarlo Schirru, docente di Linguistica Generale. Si tratta di un corso elementare di armeno, una delle più antiche lingue della famiglia indoeuropea, introdotto nell’offerta formativa con l’obiettivo di “arricchire il mosaico di lingue orientali antiche” presso l’Ateneo. Una possibilità proficua per gli studenti che coltivano un interesse particolare nell’ambito degli studi storico-comparativi per approfondire “una varietà (detta grabar nella tradizione locale) risalente al V secolo d.C., in cui furono scritti testi letterari dal greco, dal persiano, dall’ebraico e dal latino che ci sono, peraltro, pervenuti soltanto nella traduzione in questa lingua”, spiega il linguista. Tra le altre testimonianze letterarie classiche, “vi sono anche una traduzione armena della Bibbia, testi del cristianesimo armeno e della storia antica e tardoantica dell’Armenia”. Una lingua ricca di fascino per i suoi contatti con il rito liturgico e che “vanta un legame storico con Napoli, città che conserva la principale reliquia di San Gregorio Armeno, nell’omonima Chiesa sita nel Centro storico” (conosciuta come Santa Patrizia). Ragione per cui questa lingua non ha mai smesso di attrarre la curiosità dei filologi e dei linguisti.
L’armeno classico si rivela inoltre un’ottima base di comparazione tra lingue corradicali: “Il Laboratorio vuole essere un punto di partenza per approfondire le connessioni linguistiche in tutto il ramo indoeuropeo, compresa la nostra lingua”. Un valore aggiunto per il Dipartimento di Asia, Africa e Mediterraneo – all’interno del quale il Laboratorio si colloca – e che va a reintegrare una disciplina che “mancava a L’Orientale da circa 40 anni. Qui vi insegnò dal 1968 lo studioso e glottologo Giorgio Cardona”. Il Laboratorio prevede una serie di… Vai al sito

Armenia: Consiglio d’Europa accoglie positivamente programma riforme del governo (Agenzianova 26.03.19)

Erevan, 26 mar 08:56 – (Agenzia Nova) – I correlatori dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Apce) per il monitoraggio dell’Armenia, l’ucraina Yuliya Lovochkina e lo sloveno Andrej Sircelj, hanno affermato che le autorità armene sono acutamente consapevoli delle grandi aspettative della popolazione verso il cambiamento. “È quindi importante che le riforme ora formulate conducano a risultati concreti e tangibili”, hanno affermato i correlatori in seguito a una visita a Erevan svoltasi dal 12 al 14 marzo stando a quanto riferisce una nota dell’Apce pubblicata oggi. I correlatori hanno accolto con favore l’impegno dei parlamentari a conferire all’Assemblea nazionale armena un ruolo centrale nel sistema istituzionale e il desiderio dei membri dell’esecutivo di migliorare il sistema di separazione dei poteri. “La tradizione di ‘potere verticale’ è antica in Armenia e qualsiasi volontà dichiarata di mettere in atto un vero equilibrio dei poteri può essere accolta con favore”, hanno affermato i corrrelatori, sottolineando che ciò potrebbe aiutare un’effettiva cultura democratica a mettere radici in Armenia, segnato dalla tolleranza e dall’accettazione di una pluralità di opinioni. (Res)

L’incitamento al’odio di Pietro Kuciukian (Gariwo 25.03.19)

Leggendo e rileggendo il libro di testimonianze sui fatti di Sumgait, mi sono reso conto che le memorie che emergono con grande difficoltà dal buio del male sono una sorta di dialogo che i sopravvissuti intrattengono con se stessi e che non vorrebbero condividere, quasi a voler seppellire o addirittura cancellare violenze e crudeltà subite, ma anche perché consapevoli della devastazione morale causata a un’intera comunità dai pogrom contro gli armeni. Era scomparsa improvvisamente la capacità di distinguere il bene dal male e nulla più valevano le relazioni di amicizia o di buon vicinato, se non in qualche raro caso, là dove il coraggio civile ha interrotto, sia pure tardivamente, “il determinismo del male”.

Ludmilla è un’insegnante. Sta lavorando nella sua classe. È il 27 febbraio del 1988, ma è costretta da un ordine superiore a dimettere gli studenti e a partecipare a un raduno politico in piazza Lenin. Assiste sconvolta alle manifestazioni di odio e alle sollecitazioni al massacro degli armeni. Vicino a lei, il direttore azero della scuola sottolinea con ironia il fatto che lei è la sola armena presente. Ludmilla arretra e quasi non si regge in piedi. Un collega azero giunge in suo aiuto. La prende sottobraccio e l’accompagna a casa, riuscendo a superare la folla inferocita che, eccitata dai discorsi della piazza, si preparava a colpire gli armeni. “Saldamente attaccata al braccio del collega”- racconta Ludmilla – riprendevo fiducia, sapendo che non mi avrebbe mai tradita”. La famiglia di Ludmilla è composta dal padre Grisha, dalla madre Rosa, dalle figlie Ludmilla, Karina, Marina. Non sanno che il peggio deve ancora accadere. Ludmilla cerca di raccontare.

Alla domenica, quando tutta famiglia è riunita, una folla inferocita si avventa sulla porta d’entrata e la sfonda. Sono decisi a requisire l’appartamento e iniziano a saccheggiarlo. Picchiano la madre e il padre, poi si avventano su Ludmilla e Marina con una violenza inaudita. La madre Rosa ha la forza di prendere la borsetta e consegna il denaro e i gioielli a un giovane russo di quattordici anni, Vadim Vorobiev che intascato il denaro, non infierisce più sulle ragazze. Qualcuno vuole aprire la porta del balcone per buttare Ludmilla in strada, ma interviene un anziano azero che con grande autorevolezza ordina: “Non uccidetela, la conosco, è un’insegnante!”. Gli assalitori se ne vanno e Kuliev, un azero originario dell’Armenia, la aiuta a rivestirsi e la consegna ad una vicina azera che alla sua vista si mette a piangere. Poi, la vicina le dice che non può rischiare la vita di suo figlio per nasconderla. Ludmilla ritorna nel suo appartamento e si nasconde sotto il letto. Dopo qualche ora, Ludmilla scende al piano terreno nell’appartamento del capitano Sabir Kassumov, dove trova il resto della famiglia con la sorella più giovane, di 24 anni, Karina, sfigurata, in fin di vita. Ludmilla telefona a un suo direttore amico, Mamedov, che arriva subito con la sua jeep e li porta in infermeria. L’infermiere azero, alla vista di Marina, si sente male e si mette a piangere. Viene chiamata una dottoressa azera per visitare le ragazze stuprate, ordina che vengano portate in un ospedale a Baku, mentre Mamedov accompagna i genitori a casa. Ludmilla viene sottoposta ai raggi X e, poiché non riscontrano fratture, viene messa su un veicolo blindato, dato che finalmente è stata decretata la legge marziale, e condotta in un centro di raccolta sorvegliato dai militari. All’indomani, Ludmilla viene accompagnata alla sede del Partito dove collabora con un insegnante, Alexandr Ghugassian, a compilare la lista delle vittime del pogrom, lista che viene inviata al segretario del partito azero Baghirov. Di quella lista si perderanno le tracce. Assieme a Ghugassian Ludmilla andrà a visitare i luoghi di detenzione di Sumgait e di Baku, dove riuscirà a identificare 36 assalitori, “banditi”, operai azeri senza istruzione di età fra i 20 e i 30 anni. “Nel nome di Allah tutto si poteva compiere” – afferma Ludmilla – “e tutto diventava un atto sacro”. Perché erano così solerti e pronti a obbedire all’ordine di aggredire e uccidere gli armeni? Tutte le case e i beni degli armeni sarebbero stati assegnati agli assalitori come ricompensa. Ludmilla termina la sua intervista dicendo che nel gruppo dei violenti solo un orfano azero sposato con un’orfana, padre di due bambini, era sinceramente pentito e piangeva: “Non avevo bisogno di niente, non mi so spiegare come mi sono trovato lì, è come se mi avessero preso per mano e condotto là, ho perso tutta la volontà, tutta la dignità di uomo. Tutto!” Questo pentimento ha ridato un po’ di speranza a Ludmilla che ha vissuto con tutta la sua famiglia le ore più buie del male. Devono la sopravvivenza a pochi gesti di coraggio e di aiuto compiuti da persone che non hanno voluto stare dalla parte dei carnefici e che non hanno voluto perdere la loro dignità.

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Antonia Arslan in Biblioteca Bertoliana lunedì 25 marzo (Vicenzapiu 22.03.19)

Il 24 marzo si celebra la Giornata Internazionale per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e per la dignità delle vittime: per dibattere le tematiche di questa importante ricorrenza la Biblioteca civica Bertoliana, in collaborazione con il Club for Unesco Vicenza, organizza lunedì 25 marzo a Palazzo Cordellina, in contra’ Riale 12, alle 17.30 un incontro con Antonia Arslan, scrittrice e saggista italiana di origine armena che attraverso l’opera del grande poeta armeno Daniel Varujan, del quale ha tradotto le raccolte “II canto del pane” e “Mari di grano”, ha dato voce alla sua identità armena e al suo popolo, vittima del genocidio perpetrato dall’Impero Ottomano tra il 1915 e il 1916. Arslan è l’autrice del bestseller internazionale La masseria delle allodole (Premio Stresa e Premio Campiello), Ishtar 2. Cronache dal mio risveglioIl cortile dei girasoli parlanti, Il Libro di Mush, Il calendario dell’Avvento. Del 2015 è Il rumore delle perle di legno; del 2016 Lettera a una ragazza in Turchia. Del 2018 è il suo nuovo libro La bellezza sia con te. La scrittrice ha insegnato Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova. A dialogare con Antonia Arslan vi sarà Paolo Navarro Dina,giornalista, membro della Comunità ebraica di Venezia. Con loro si confronteranno anche alcuni studenti delle scuole secondarie di secondo grado di Vicenza.

Lo scopo dell’iniziativa è quello di sottolineare che il diritto alla verità e il diritto alla giustizia sono centrali per mettere fine all’impunità dei responsabili di gravi violazioni dei dirittti umani. Celebrare e onorare questo diritto significa affermare chiaramente che non si può tollerare che le violazioni rimangano impunite. “Non ha senso dire ‘facciamo memoria perché non succeda mai più’: questa è pura retorica. Invece, – esorta Antonia Arslan – dobbiamo cercare di capire perché è successo e ciascuno di noi deve impegnarsi per non ripeterlo”.

In occasione dell’incontro la Bertoliana ha realizzato la bibliografia “Gli armeni. Il popolo dell’Ararat”, con una serie di proposte di lettura di libri che si possono trovare nelle sedi della Bertoliana, e scaricabile dal sito della biblioteca: https://www.bibliotecabertoliana.it/it/attivita/consigli_di_lettura.

La Giornata Internazionale per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e per la dignità delle vittime è stataistituita dall’ONU il 21 dicembre del 2010. La finalità della ricorrenza è rivolta alla conoscenza di quanti hanno perso la vita in difesa dei diritti umani nel mondo e l’affermazione dei principi inviolabili riconosciuti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.

La ricorrenza ricade nel giorno dell’assassinio di monsignor Óscar Arnulfo Romero, ucciso il 24 marzo 1980 a causa del suo impegno nella denuncia delle violazioni dei diritti umani degli individui più vulnerabili del Salvador.

La partecipazione all’incontro è libera, fino ad esaurimento dei posti.

Per informazioni: consulenza.bertoliana@comune.vicenza.it; 0444578 203.

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Diritti umani di persone con disabilità psicosociale, l’Università di Cagliari coordina progetto con l’OMS (Castedduonline 21.03.19)

Sostenere la società civile nella protezione dagli abusi e nella promozione dei diritti umani e delle libertà fondamentali attraverso programmi di ricerca e di intervento da attuarsi in Paesi extraeuropei: è questo l’obiettivo del progetto di ricerca “Empowering Persons with Psychosocial Disabilities to Fight for their Rights”, presentato questa mattina alla Fondazione di Sardegna, a margine del meeting di apertura delle attività. L’iniziativa è coordinata da Mauro Giovanni Carta, docente dell’Università di Cagliari nell’ambito del programma europeo “EUROPEAN INSTRUMENT FOR DEMOCRACY AND HUMAN RIGHTS (EIDHR)”: partner sono l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite sui Diritti Umani; per il Ghana il Ministero della Sanità,  e le ONG di familiari e utenti MEHSOG, and MindFreedom Ghana; per il Libano: il Ministero della Sanità e le ONG ABAAD e  IDRAAC; per l’ Armenia: la Associazione Psichiatra Armena e la ONG AMBRA. Alla presentazione ha partecipato anche Alessandra Carucci, Prorettore per l’Internazionalizzazione dell’Università di Cagliari.

Il contesto. Le persone con disabilità psicosociale sono pressoché ovunque stigmatizzate e discriminate, mentre le strutture deputate alla loro cura offrono spesso servizi di scarsa qualità. In questi luoghi sono frequentemente violati i diritti di chi dovrebbe essere curato, e questo ne ostacola la guarigione, la riabilitazione e il processo d’inclusione sociale. Condizioni di vita deprecabili, mancanza di igiene e sovraffollamento sono comuni, cosi come violenze, abusi, uso di pratiche coercitive e negligenza. L’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, nel gennaio 2017, ha raccomandato come prioritario il porre fine a queste violazioni. Per raggiungere questi obiettivi l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha sviluppato il “WHO QualityRights project”, un’azione che supporterà l’inclusione sociale delle persone con disabilità psicosociale e le organizzazioni che ne difendono i diritti. Le Nazioni Unite hanno indicato il gruppo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che lavora al progetto “QualityRights”, di cui fa parte l’Università di Cagliari, come il referente per gli Stati che volessero iniziare un percorso di cambiamento. In particolare, l’Ateneo ha messo a punto la metodologia e gli strumenti standardizzati per la valutazione della qualità delle cure centrata sui diritti degli utenti, per la messa in atto dei piani di miglioramento e per la misura del miglioramento stesso.

Gli obiettivi specifici. Il progetto condurrà una valutazione standardizzata della qualità delle cure negli ospedali psichiatrici e in alcuni servizi di cure comunitarie di Ghana, Libano e Armenia attraverso l’approccio e gli strumenti del protocollo WHO Quality Rights. La scelta di questi tre Paesi è nata anche da precedenti relazioni costruite con partner di questi paesi a partire della Summer School “Human Rights and Mental Health” che il nostro ateneo organizzò in collaborazione con la Fondazione di Sardegna nell’estate del 2016, evento che ha costito una pietra miliare della crescita del movimento mondiale su Diritti Umani e Disabilità Psicosociale. Si programmerà in ciascuna realtà e si porrà in essere una strategia di miglioramento. La valutazione, così come la messa in atto dei piani di miglioramento, si avvarrà della collaborazione dei professionisti che operano negli stessi servizi di cura, di specialisti della valutazione di qualità e dei diritti umani e di rappresentanti dei familiari e degli utenti. Il progetto curerà anche la formazione del personale  e degli utenti per supportare i piani di cambiamento.

In questo momento storico riveste sempre più importanza per l’Unione Europea supportare azioni di cooperazione nei Paesi “vicini”, rafforzando in questi Stati le organizzazioni della società civile che operano sul territorio. La Sardegna e l’Università di Cagliari – grazie alla posizione al centro del Mediterraneo – possono giocare un ruolo rilevante di ponte culturale tra popoli, promuovendo i diritti umani, le libertà fondamentali e la crescita sociale ed economica in questi Paesi, grazie a iniziative come quelle promosse dal progetto coordinato da Mauro Giovanni Carta.

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La Regione Lazio riconosce il Genocidio Armeno (Assadakah.com 20.03.19)

Con l’approvazione all’unanimità della mozione dell’onorevole Sergio Pirozzi, il Consiglio della Regione Lazio è il 136° Consiglio che riconosce il Genocidio Armeno perpetrato dai Giovani Turchi nel 1915.

Il 18 marzo 2019 segna una data importante per i valori di solidarietà, di civiltà e di rispetto verso un popolo martoriato perché nella seduta del Consiglio regionale tutti i consiglieri si sono espressi a favore sul riconoscimento del  Medz Yeghern

Tale notizia arriva a  poco più di un mese dalla ricorrenza del 104° anniversario del genocidio del popolo armeno. Dopo tanto tempo finalmente viene riconosciuta la validità storica del genocidio armeno esprimendo così piena  solidarietà al popolo armeno nella sua battaglia per la verità storica e per la difesa dei diritti umani.

In occasione del riconoscimento il Consigliere Pirozzi, nella lettera inviata al Consiglio per la comunità armena ha dichiarato: “Questa mozione rappresenta un sincero atto  di verità e di solidarietà verso un popolo vittima di deportazioni e brutali uccisioni”, sperando che questo atto “costituisca un monito per i giovani e le future generazioni”.

Il Consiglio per la comunità armena di Roma e anche l’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia esprime gratitudine e riconoscenza a tutti i membri del Consiglio della Regione Lazio che con questo atto di riconoscimento hanno scelto di stare dalla parte della verità, inserendo la Regione Lazio nell’elenco dei “Giusti” per la Memoria del Medz Yeghern.

L’onorevole Sergio Pirozzi, Presidente della XII Commissione (Tutela del territorio, erosione costiera, emergenze e grandi rischi, protezione civile, ricostruzione) del Consiglio Regionale del Lazio, molto sensibile  alla causa armena, ha dichiarato in una sua nota:

«Grazie all’approvazione da parte del Consiglio Regionale della mozione da me presentata su richiesta del “Consiglio per la Comunità Armena di Roma”, si colma la grave lacuna del mancato riconoscimento del genocidio armeno da parte della Regione Lazio. Il dramma del popolo armeno era infatti già stato riconosciuto sia dall’ONU, sia dal Parlamento Europeo, sia da quello italiano. Ringrazio i colleghi consiglieri che hanno approvato all’unanimità la mozione che impegna la giunta al riconoscimento per la sensibilità mostrata su un tema dimenticato da troppo tempo».

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Guardare il terrorismo con gli occhi di Grossman (Ilsussidiario.net 19.03.19)

La trasmissione in diretta, via Facebook, del massacro (quasi 50 morti) perpetrato in Nuova Zelanda da Brenton Tarrant aggiunge un tocco di ripugnante spettacolo all’atto di terrore. Il terrorismo è sempre stato un atto di propaganda. Ora l’odio per i musulmani può trasformarsi in un video diabolico, con un aspetto di gioco, in un mondo in cui è sempre più difficile distinguere la realtà dal virtuale. Una mattanza islamofoba quando da otto anni si combatte una guerra in Siria in cui il jihadismo di Daesh ha compiuto genocidi sistematici. Lo stesso nichilismo con diverse maschere. Volontà di distruzione dell’altro e di se stessi.

Solo poche voci danno un respiro e indicano il cammino in un mondo in cui il nulla sembra essere diventato padrone. Una di queste è senza dubbio quella di Vasilij Grossman, che appare di nuovo luminosa con la pubblicazione in Spagna del suo ultimo libro “Il bene sia con voi!”. È un Grossman come sempre preciso, profondo, sobrio, nella descrizione dei colori e dei dolori del mondo. È stato appena messo ai margini per via della sua opera “Vita e destino” e inviato, nei primi anni ‘60, in Armenia. Gli viene dato l’incarico di tradurre un testo da una lingua che non conosce.

Il grande scrittore è malato, nessuno lo accoglie dopo un lungo viaggio, nessuno è interessato alla sua opera, è oppresso dalla devastazione della natura umana del regime sovietico. Ma nell’incontro con le persone, nella bellezza, nella fede dei semplici, trova una via in cui nulla gli sembra banale o semplicemente di routine, come se per la prima volta partecipasse a un meraviglioso e solenne dramma in un solo atto armonioso: la vita.

Grossman si stabilisce nel villaggio armeno di Tsaghkadzor e nel rapporto con la sua popolazione trova la sua strada. I vicini della città, le loro storie dolorose, il loro desiderio di affermare il bene nonostante il male sofferto, nella penna dell’autore di “Vita e Destino” acquistano la bellezza che solo le cose concrete hanno. E lo scrittore sottolinea che il nazionalismo di chi attacca e il nazionalismo di chi si difende sono molto simili. Per questo è essenziale abbandonare il rigore ferreo degli stereotipi per tornare all’umano; occorre scoprire le ricchezze delle anime, dei caratteri e dei cuori umani. Mentre Grossman scrive le storie dei suoi nuovi amici afferma che la vera umanità e gli autentici legami tra persone, popoli e culture non sono nati negli uffici o nei palazzi dei governatori, ma nelle isbe, nelle strade verso l’esilio, nei campi di prigionia e nelle caserme dei soldati.

L’autore va incontro alle persone concrete, consapevole che né in loro, né nei meravigliosi paesaggi che l’Armenia offre troverà una risposta alla ferita che lo fa essere attento. Scrive che il primo pensiero di chi si innamora della città di Dilizhán è che per guarire l’anima occorra solamente vivere in quel posto. Ma non è vero, perché l’inquietudine dell’anima è terribile, inestinguibile, non è possibile placarla o fuggire da essa. Di fronte a essa nulla possono i silenziosi tramonti rurali o lo sciabordio del mare eterno. Quanto più intensa è la bellezza, più si allarga la ferita, il desiderio che qualcosa accada. Scrive ancora che questa bellezza esagerata e incredibile delle montagne suscita un sentimento più grande dell’emozione, provoca un disturbo nell’anima, quasi paura, come se stesse per accadere qualcosa di improbabile, una grande trasformazione.

Grossman si confessa ateo, ma dice che i suoi libri devono essere, come le antiche chiese dell’Armenia, abitati da Dio. E il suo sguardo diventa molto acuto, si trasforma in un giudizio assolutamente pertinente su tanta religiosità ridotta a morale e dottrina quando afferma che l’uomo che crede in Dio si nota in una moltitudine di segni, non si manifesta solo nel contenuto delle parole, ma anche nell’intonazione della voce, nella costruzione delle frasi, nell’espressione dello sguardo, nell’andatura, nel modo di mangiare e bere. “I credenti si sentono”.

E lo scrittore russo non sente il credente quando ha una lunga conversazione con la più alta autorità ecclesiastica armena, che considera un mondano. Ma quando entra in un’isba povera e cena con un contadino scrive che c’è una forza speciale nelle sue parole, anche se non sono pronunciate da un sacerdote in chiesa, ma da un vecchio contadino vestito con una giacca sporca. È come se né il peso della vita, né il peso del lavoro riescano a vincere la sua forza spirituale. È come se la fede non esista al di fuori della sua vita, ma si sia trasformata nella sua lunga e difficile vita, si sia sciolta e intrecciata con il borsc che ha cucinato, con i vestiti che ha lavato, con il lavoro nei boschi. Sono parole che vengono dalla vita, e non da un sermone, parole di una vita passata in una povera isba. Sguardo di Grossman, metodo Grossman.

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