Turchia: morto patriarca armeno di Costantinopoli Mesrob II (Swiss.info 08.03.19)

È morto oggi a Istanbul all’età di 62 anni il patriarca armeno ortodosso di Costantinopoli, Mesrob II. Da tempo malato, è deceduto per un infarto nell’ospedale armeno di Surp Pirgic dove era ricoverato.

Al secolo Minas Mutafyan, ordinato nel 1979 dopo studi in Germania e Stati Uniti, era stato eletto come 84/mo patriarca armeno di Costantinopoli nel 1998, ma dal 2008 soffriva di una forma di demenza precoce che gli aveva impedito di fatto di esercitare il suo mandato. Secondo la normativa turca, tuttavia, un successore non può essere eletto finché il legittimo patriarca è in vita. Le sue funzioni erano quindi state affidate a un vicario, l’arcivescovo Aram Atesyan, che oggi ha ricevuto le condoglianze anche dal presidente Recep Tayyip Erdogan.

L’elezione del successore avverrà con la convocazione di un sinodo dopo un lutto di 40 giorni. La comunità di fedeli armeni in Turchia, concentrata principalmente a Istanbul, è stimata oggi in circa 70 mila persone.

Armenia: le ragazze delle stelle (Osservatorio Balcani e Caucaso 08.03.19)

Hasmik Andreasyan, 26 anni, si sente a casa quando guarda le stelle. Hasmik è figlia di un astronomo ed è cresciuta a pochi metri dal telescopio più grande dell’Armenia, presso l’osservatorio astrofisico di Byurakan. Oggi segue i passi del padre assieme ad altre otto giovani astronome che lavorano all’osservatorio.

L’astronomia armena, e in particolare l’Osservatorio di Byurakan, hanno una ricca storia. Grandi scoperte, in particolare nel campo dell’astrofisica, son da ascrivere a scienziati armeni. Una delle leggende della moderna astronomia, Victor Ambartsumyan, era armeno ed è stato lui a fondare l’osservatorio.

Ma l’astronomia ha faticato a trovare i suoi spazi dalla fine dell’Unione sovietica. Hanno pesato sia la mancanza dei fondi necessari e le riforme del settore scolastico.

Attualmente sono 43 i ricercatori che lavorano all’osservatorio che si estende su una superficie di 53 ettari. Tra loro vi sono 9 giovani donne.

Hasmik e Anahit Samsonyan, entrambe trentenni, rappresentano la nuova generazione degli astronomi in Armenia. Le due giovani scienziate viaggiano su un piccolo autobus dalla capitale Yerevan all’osservatorio, impiegando 40 minuti, quasi ogni giorno per condurre esperimenti ed osservare il cosmo.

Hasmik è specializzata in giovani stelle. Anahit studia l’astronomia dell’infrarosso. Hasmik è cresciuta studiando le stelle mentre Anahit ha iniziato ad interessarsene solo durante i suoi studi universitari, quando le capitò in gita di visitare l’osservatorio.

Entrambe sono scienziate molto legate al loro lavoro ed a volte stanno sveglie tutta la notte ad aspettare che le nuvole si diradino e di poter lavorare. “La nostra professione sembra molto romantica ma in realtà non lo è. La maggior parte del tempo la passiamo davanti al computer a fare calcoli ed esperimenti. Ma la nostra routine quotidiana è molto diversa dai giorni in cui facciamo osservazioni”, sottolinea Hasmik.

“Il nostro orario di lavoro non si limita alle canoniche otto ore al giorno, cinque giorni alla settimana… A volte nei giorni di osservazioni, se ci sono nuvole, sto sveglia tutta la notte”.

Durante i giorni di osservazione gli scienziati possono risiedere a Byurakan. Vi sono ancora dormitori in stile sovietico. “Mio padre è u astronomo e io sono di fatto cresciuta a Byurakan. Mio padre aveva un posto dove dormire qui, io andavo a scuola nel villaggio. In questo ambiente non potevo che non amare l’astronomia”, racconta Hasmik.

Il villaggio, Armenia occidentale, può non essere famoso come Londra o Parigi ma, nel mondo dell’astronomia, è ben conosciuto.

Molte sono state le scoperte rilevanti fatte nell’osservatorio, fondato nel 1946. I contributi nel campo includono del lavoro apripista relativamente alle associazioni stellari, a fenomeni correlati ai nuclei delle galassie e alla teoria della materia super-densa.

Attualmente, sottolinea Anahit, gli scienziati armeni hanno accesso a tutti gli ultimi sviluppi e non vi sono limiti su cosa possono raggiungere. “L’astronomia non ha confini. Non mi sento separata dalla comunità scientifica globale. La mia carriera dipende da me e dalle mie ambizioni e non vi sono limiti. Nell’era di internet abbiamo molte possibilità di venire informati di ogni nuova scoperta”, afferma.

Aggiunge che i giovani astronomi riescono solitamente a fare da tre a quattro viaggi di lavoro all’anno per prendere parte a diverse conferenze e collaborare a lavori scientifici con colleghi stranieri. Anahit sottolinea che, grazie ai contributi  dati in passato dall’Armenia all’astronomia, i giovani astronomi sentono l’enorme responsabilità di continuare il lavoro di Ambartsumyan.

“L’astronomia è una scienza internazionale, in qualsiasi fase della tua carriera puoi continuare la tua formazione all’estero, acquisire nuove conoscenze ed espandere i tuoi orizzonti. Ci sono molte opportunità per questo… L’Osservatorio di Byurakan era uno dei principali al mondo e in questo senso noi ci sentiamo molto responsabili assicurandoci di non restare indietro rispetto agli ultimi risultati dell’astronomia e nell’aiutare ad ispirare giovani scienziati e spingerli ad entrare nel campo”.

Vai al sito

Harbour for cultures: Triseste contemporanea vola a Jerevan (08.03.19)

TRIESTE\ aise\ – Nuova collaborazione internazionale per Trieste Contemporanea, hub di proposte e di informazione sull’arte contemporanea: il suo progetto “Harbour for Cultures” farà infatti parte del programma di lavoro della 89ma Sessione Internazionale del Parlamento Europeo della Gioventù, in programma a Jerevan, in Armenia, da domani al 17 marzo.
Traendo ispirazione dal caso reale di come convertire e riutilizzare l’area del Porto Vecchio (vecchio porto) di Trieste e idealmente alla ricerca di un modello accessibile di una società condivisa, il progetto H/C chiederà ai giovani partecipanti al Parlamento Europeo della Gioventù (EYP) di immaginare un “nuovo porto” e reinterpretarlo da una prospettiva diversa.
Le idee raccolte durante l’incontro formeranno uno speciale mazzo di carte ispirato a “Strategie oblique” di Brian Eno.
La prossima sessione del Parlamento Europeo dei Giovani sarà la più grande conferenza della gioventù nella storia della Repubblica di Armenia che riunirà circa 300 giovani leader provenienti da oltre 40 paesi europei che discuteranno le attuali questioni europee e globali in materia di diritti umani, energia e sicurezza, cooperazione tra i paesi dell’Unione Europea e i paesi del partenariato orientale (EaP).
Presente in 40 paesi europei e con oltre 30.000 partecipanti su base annuale, il Parlamento europeo dei giovani è una rete peer-to-peer di associazioni indipendenti che riunisce giovani di tutta Europa per discutere su temi globali e sociali in un contesto parlamentare. L’obiettivo del Parlamento Europeo dei Giovani è quello di rendere le nuove generazioni più informate e responsabili per affrontare le sfide del mondo e della società del presente e del futuro, lavorando contemporaneamente su un importante problema della nostra società: come avvicinare la politica alle persone. (aise)

Vai al sito

Sant’Egidio partecipa al dolore della Chiesa Apostolica Armena di Turchia per la perdita del Patriarca Mesrob II (Sanyegidio.org 08.03.19)

La Comunità di Sant’Egidio partecipa al dolore della Chiesa Apostolica Armena di Turchia per la perdita del Patriarca Mesrob II, amico fraterno, deceduto dopo una lunga e dolorosa malattia. Ancora pochi giorni fa aveva ricevuto la visita di alcuni suoi membri presso l’ospedale armeno di Istanbul.

Giovane prete e poi vescovo, ha trascorso un anno di studi a Roma e organizzato assieme alla Comunità di Sant’Egidio la visita e i soccorsi alla popolazione di Yerevan colpita dal terremoto nel 1988. Prese parte a numerose  edizioni della Preghiera per la Pace nello spirito di Assisi e ha operato e pregato per l’unità dei cristiani. Ne ricordiamo i tratti umani, l’entusiasmo per la liturgia, la predicazione, la passione per la tradizione e la spiritualità di cui era figlio, la speranza nelle giovani generazioni, l’apertura all’incontro con l’altro. Si ricordano i suoi incontri a Roma con Giovanni Paolo II e a Istanbul con Benedetto. Ha aiutato ad amare la storia, le ferite e le speranze di una grande Chiesa, e nel debito di questa amicizia, si rinnova anche la promessa della prossimità futura.



Testo dell’omelia di Sua Beatitudine Mesrob II (23 dicembre 1999 – Basilica di Santa Maria in Trastevere)

Cari fratelli e care sorelle,
un saluto affettuoso nel nome di Gesù Cristo, nostro Signore.
Io sono Mesrob, la mia gente mi chiama Mesrob II. Sono il Patriarca Armeno di Costantinopoli da quattordici mesi. Ma alcuni fra voi sapranno che da circa quattordici anni sono un amico e un membro in spirito dell’amata Comunità di Sant’Egidio.
Sono a Roma per un pellegrinaggio in occasione della festa di Natale, che l’occidente celebra il 25 dicembre, mentre siamo alla soglia del terzo millennio.
La Comunità è stata il ponte per questa visita. A Genova, dove sono stato invitato da voi, ho avuto ancora una volta l’opportunità di incontrare il card. Roger Etchegaray, un vecchio amico, attualmente presidente della Commissione Pontificia per il Grande GiubiIeo. Lui mi ha invitato a Roma per essere presente all’apertura della Porta Santa, insieme al Papa Giovanni Paolo II. E qui sono un pellegrino a Roma e un amico.
Questo è il mio secondo Natale a Roma. Nel 1988 ero qui per alcuni corsi aIl’Angelicum. Non vedevo l’ora di passare il Natale con voi. E in realtà così è avvenuto, anche se qualcosa ha profondamente toccato e ferito il mio cuore.
Due settimane prima di Natale l’otto dicembre, un terribile terremoto ha devastato il Nord dell’Armenia. Il mio cuore sanguinava e i miei pensieri erano con il mio popolo. Ho capito allora come la Comunità condividesse questo dolore nel modo più profondo. Non riesco a ricordare ora quante parrocchie ho visitato in Roma, insieme agli amici della comunità, predicando a innumerevoli gruppi di cittadini romani, per suscitare un aiuto concreto per l’Armenia. E’ stato un Natale differente da quello che mi sarei aspettato. Ma ad ogni modo è stato un Natale speciale. Mi sono sentito vicino a Giuseppe e Maria, esausti, rigettati, poveri, ma ciò nonostante, capaci di proteggere la vita che era in loro, ripieni di speranza.
È nuovamente Natale. E di nuovo sono in Roma, dopo un altro terribile terremoto che ha devastato, questa volta, il Nord ovest della Turchia, della quale sono cittadino e Patriarca. Attraverso di voi, vorrei ringraziare tutti coloro che sono stati di aiuto con la loro generosità.
La gente a Istanbul, Nicomedia, Nicea sono pieni di paura, perché centri internazionali di sismologia hanno annunciato un prossimo terremoto, di dimensioni maggiori, a causa di una grande cavità al di sotto del mar di Marmara. Molti ricchi stanno consolidando la struttura delle loro case. Ma cosa avverrà ai più poveri? Cosa sarà di quelli che lottano per mettere sul tavolo dei loro figli una fetta di pane? Per questo preghiamo. Preghiamo che la paura lasci spazio alla speranza, l’ansia sia rimpiazzata dalla fiducia. La gente è assetata di una parola di conforto. Ma questa parola è già incarnata in loro, in quanti hanno occhi per vedere e orecchie per udire.
Ecco, sono passati circa duemila anni dall’evento salvifico di Betlemme. La Parola si è fatta carne, vive in mezzo a noi, e noi abbiamo visto la sua gloria, piena di grazia e verità. La Parola, come unigenito figlio di Dio, ha ricevuto la sua gloria dal Padre.
Il Verbo esisteva prima di tutto. Ma si è incarnato nello spazio e nel tempo. È come uno di noi, eccetto il peccato. E’ stato inviato per tutti, offerto e ricevuto come un sacrificio gradito a Dio. E’ espressione dell’amore del Padre, che ha amato il mondo tanto da mandare il suo unico figlio. Chi crede in lui non morirà ma riceverà la vita eterna. La sua missione salvifica continua attraverso di noi, quando obbediamo. La missione della parola incarnata si realizza quando ci pentiamo. La parola germina, quando siamo uniti nell’amore.
Pentimento, obbedienza, amore incorruttibile di Dio e amore fraterno. E qui noi ci sentiamo deboli e poveri.
Ma questa è la nostra chiamata, fratelli e sorelle. Tutti abbiamo ereditato peccati antichi, antichi malintesi, antichi problemi ed errori. Questi sono ostacoli, inferriate che devono essere rimosse come dice il salmo ventiquattro. E’ così che il Re della gloria, il Verbo incarnato, potrà entrare nei cuori e guarirli.
Siamo gioiosi. Entriamo nel nuovo millennio. Per portare frutti per e con Cristo dobbiamo insieme aprire le porte, rimuovere le inferriate.
Amen.
Vai al sito

Antonia Arslan ad Ancona, si rinforza l’amicizia con la comunità ebraica e con la città (Vivereancona.it 07.03.19)

Ancona 07/03/2019 – Ci sarà anche Ancona d’ora in avanti tra i luoghi cari ad Antonia Arslan, celebre scrittrice italo-armena, studiosa e traduttrice di autori armeni, che è stata ospite mercoledì pomeriggio della comunità ebraica del capoluogo -tra le più antiche d’Europa- al Teatro delle Muse, insieme al vicepresidente del Tribunale Rabbinico di Milano, Vittorio Robiati Bendaud, docente, saggista e storico.

A salutarla davanti ad un ampio pubblico, insieme alla presidente della Comunità Ebraica, Manuela Russi e all’Arcivescovo Mons. Angelo Spina, il Sindaco Valeria Mancinelli, che ha ascoltato fino in fondo riflessioni e testimonianze della autrice del pluripremiato “La masseria delle allodole”, il romanzo in parte autobiografico che nel 2004 ha svelato al mondo intero la tragica vicenda del genocidio armeno. Una pagina della Storia terribile, fatta di persecuzioni, massacri e diaspore a più riprese che ha non poche affinità con la shoah ebraica.

Una occasione, quella di mercoledì (moderata dal giornalista Cristiano Bendin) che ha avuto il merito di rinsaldare i legami e portare alla luce le affinità tra minoranze perseguitate in periodi non tanto lontani, e tra queste comunità e la città dorica, che riscopre così una parte fondante della propria identità, sempre aperta al dialogo interreligioso e interculturale.

Nella mattinata di giovedì la scrittrice, accompagnato dall’assessore alla Cultura, Paolo Marasca, ha quindi visitato la chiesa di San Gregorio Illuminatore ( o Armeno, già San Bartolomeo) sul colle Guasco, recentemente riaperta dopo un lungo lavoro di restauro, conseguente alle ferite che le ha inflitto il terremoto del 1972.

Ad Antonia Arslan, che si è detta colpita dalla città e dalla sua comunità rappresentativa, è stata illustrata da parte dalla curatrice Cristiana Colli, la pregevole mostra fotografica “Terre in movimento” in chiusura presso la chiesa degli Armeni.

Vai al sito

 

ARMENIA. Le relazioni nippo-armene tra cognac e sakè (Agcnews.it 07.03.19)

L’Armenia ha uno storico legame con il Giappone. Nato per la presenza di una comunità d’affari diffusa in tutta l’Asia, il Giappone è stato sempre un avamposto diplomatico Yerevan. La posizione del Giappone come centro della diplomazia armena in Asia prosegue tutt’oggi. Il Giappone è stato uno dei primi paesi a riconoscere la nuova Repubblica d’Armenia indipendente nel settembre 1992, e l’ambasciata armena a Tokyo è stata istituita solo nel 2010, mentre il Giappone ha aperto la sua ambasciata a Yerevan nel 2015. 

I legami diplomatici, economici e commerciali si sono comunque costantemente estesi, con due visite presidenziali armene e due visite dei ministri degli Esteri in Giappone dal 1999-2012, oltre a diverse visite separate del premier armeno, di vari ministri e parlamentari riporta Asia Times. Il commercio bilaterale è promettente, ma finora relativamente scarso, con l’Armenia che ha esportato in Giappone, nel 2017, solo circa 1,17 miliardi di yen e importa circa 2,17 miliardi di yen di merci e prodotti. 

Il ruolo del Giappone come paese donatore per l’Armenia è molto più significativo, con l’aiuto pubblico allo sviluppo esteso fino al 2016 per un totale di circa 39 miliardi di yen in prestiti e sovvenzioni, con ulteriori 4,5 miliardi di yen nel finanziamento della cooperazione tecnica. Negli ultimi anni, i viaggi ufficiali giapponesi in Armenia hanno incluso quattro visite dei viceministri per gli Affari esteri e una visita del ministro per gli Affari esteri, nonché una visita dell’attuale ministro degli Esteri nipponico Taro Kono a settembre 2018. 

Da parte armena, riporta Asia Times, c’è oggi il tentativo di voler creare una relazione strategica con il Giappone vista l’importanza dell’Asia come fonte di nuovi mercati e investitori per Yerevan e per la sua volontà di alleggerire la dipendenza dalla Russia, passando attraverso il settore IT in espansione nel paese caucasico. 

La firma di un nuovo accordo di investimento nippo-armeno nel 2018 ha inoltre dato nuovo slancio all’espansione delle relazioni bilaterali. L’accordo ha offerto lo status di nazione più favorita, e si prevede inoltre di incoraggiare gli investimenti giapponesi nel crescente settore delle tecnologie dell’informazione in Armenia, strategia profonda alla base della visione giapponese; inoltre il Giappone è attraente per motivi strategici, cercando l’Armenia un equilibrio con Mosca e Pechino.

La presenza armena nella Belt Road Initiative vede, infatti, anche la Cina come porta d’ingresso per una maggiore “interconnettività” che la facciano uscire dall’isolamento infrastrutturale internazionale e non allarghino eccessivamente a Pechino, al contrario di Georgia e Azerbaijan.

Vai al sito

Il genocidio degli armeni ricordato per la Giornata dei Giusti (Anteprima24.it

Benevento – La terribile vicenda del genocidio degli armeni agli inizi del secolo scorso è stata ricordata nel corso di una “Lectio Magistralis” tenuta al Museo del Sannio dal filosofo francese Gerard Malkussian nell’ambito della “Giornata dei Giusti”, la manifestazione voluta dal Parlamento Europeo per condannare gli attentanti alla Umanità e celebrare quanti, i Giusti, appunto, si sono opposti con le sole proprie forze ai genocidi e alle violenze contro gli esseri umani.
Il filosofo dell’Università di Parigi, invitato in città dalla giornalista Enza Nunziato – referente campana della Associazione “Gariwo – La Foresta dei Giusti” che ha promosso negli anni passati l’istituzione di questa Giornata internazionale – ha partecipato anche al prologo, ricco di significato simbolico, che si è svolto presso il Giardino del Liceo Scientifico “Rummo”, consistito nella piantumazione di un albero (per la cronaca, un “Callistemon”) per ricordare i Giusti. Un albero dedicato alla memoria di Eugenio Colorni. che a Ventotene sognava un’Europa unita.

L’iniziativa, patrocinata dalla Provincia, ha visto la collaborazione del Circolo Manfredi e dei Lions Club di Benevento, insieme agli allievi dello stesso Liceo Rummo e dell’Istituto Magistrale “Guacci”. La dirigente dell’istituto Scolastico Teresa  Marchese ha sottolineato: “Lo spirito che ci ha animato sin dall’inizio era quello di non far perdere la memoria,di avvicinare  i giovani alle tante vita  che hanno rappresentato molto e per l’Europa”.

La coordinatrice Enza Nunziato ha evidenziato: ” La memoria è sempre necessaria sopratutto oggi in un mondo in fibrillazione. la memoria non può essere neutra , o di parte ma propositiva. La coscienza deve essere attiva e partecipativa. Noi dobbiamo essere dei cittadini pronti a saper guardare oltre le differenze”. La  Nunziato ha poi detto: “I giusti non sono degli eroi ma persone che hanno saputo illuminare il buoi del loro tempo con la luce della coscienza. Non hanno badato alle differenze  di religione. Sono costruttori di pace e libertà”.
Infine ha evidenziato: “I giovani dovranno essere fiammelle di libertà e di democrazia”. Il filosofo francese Gerard Malkussian ha rimarcato  come il Governo fu colpevole di aver sempre rinnegato questo genocidio: “Andare avanti per gli eredi e i sopravvissuti che chiedono giustizia per i loro antenati.”   Infine ha aggiunto: “Un paese come la Turchia si è fondata su questa pagina nera. C’è bisogno di verità e solidarietà.”

Nikol Pashinyan: in Armenia nessuna dittatura (Euronews 06.03.19)

Dopo aver dato le dimissioni a maggio, è salito di nuovo sul carro dei vincitori a dicembre, con una vittoria elettorale schiacciante.

Euronews lo ha incontrato a Bruxelles per confrontarlo con la delicata posizione in cui s trova l’Armenia, contesta tra UE e Russia

Signor Pashinyan, come primo ministro come sta cambiando la sua politica estera? Yerevan è ancora divisa tra Mosca e Bruxelles?

Pashinyan

Non penso che questa sia la formulazione corretta: avere un equilibrio è il nostro obiettivo. L’obiettivo più importante della nostra politica estera è rendere la nostra indipendenza più forte e difendere la nostra sovranità e sicurezza ecc.

L’UE fornisce finanziamenti per le politiche di vicinato. Cosa offre l’Armenia all’UE?

Pashinyan

Abbiamo un accordo di partnership rafforzato con l’UE. Il nostro governo è pienamente determinato ad attuare questo accordo. Vogliamo avere un sistema giudiziario davvero indipendente, un meccanismo istituzionale per combattere e prevenire la corruzione.

Parliamo della questione del gas. State negoziando i prezzi con la Russia: cosa ha imparato dall’esperienza dell’Ucraina, che ha sofferto dell’interruzione delle forniture?

Pashinyan

Non pe nso che dobbiamo imparare qualcosa dall’esperienza Ucraina. Stiamo discutendo di qualsiasi opportunità di cooperazione nel campo dell’energia con l’Iran, con la Georgia, con la Russia. Ne parleremo con l’UE.

La riforma economica è una sua priorità?

Pashinyan

Non siamo in un sistema autoritario di governo che determina quale cambiamenti attuare in Armenia. Per il sistema democratico è molto importante coinvolgere sempre più persone in qualsiasi processo: economico, politico, ecc.

Ho menzionato all’inizio la sua popolarità. È possibile che l’attuale generazione di armeni conosca solo un leader nazionale, Nikol P ashinyan, se verrà rieletto più e più volte?

Pashinyan

Se sarò eletto attraverso elezioni libere e democratiche, va bene. Se in Armenia esiste la minaccia di creare un regime autoritario o una dittatura, non c’è nessuna possibilità. La democrazia deriva dal nostro popolo e dal nostro insieme nazionale di valori.

Vai al sito

Nagorno-Karabakh: Azerbaigian condanna tentativi armeni di modificare formato negoziale (Agenzia Nova 06.03.19)

Nagorno-Karabakh: Azerbaigian condanna tentativi armeni di modificare formato negoziale
Baku, 06 mar 15:33 – (Agenzia Nova) – La volontà del primo ministro armeno Nikol Pashinyan di modificare il formato dei negoziati sulla risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh può essere considerato un tentativo di indebolire le attività del Gruppo di Minsk dell’Osce. Lo ha detto la portavoce del ministero degli Esteri dell’Azerbaigian Leyla Abdullayeva all’agenzia di stampa “Trend”. Abdullayeva ha commentato le dichiarazioni di Pashinyan che, durante la sua visita a Bruxelles, ha ribadito che anche le autorità non riconosciute che controllano i territori occupati dell’Azerbaigian (definito dagli armeni Artsakh) dovrebbero partecipare ai colloqui. Secondo Abdullayeva, è impossibile modificare il formato approvato a Helsinki del 1992 dal Consiglio dei ministri dell’Osce senza il consenso degli Stati membri. “Sulla base di questa decisione, l’Armenia e l’Azerbaigian sono le parti in conflitto, mentre le comunità armena e azerbaigiana del Nagorno-Karabakh agiscono come parti interessate”, ha aggiunto la portavoce. “Sarebbe meglio che le autorità armene non sprechino tempo tentando inutilmente di trovare una nuova interpretazione alla soluzione pacifica del conflitto”, ha aggiunto Abdullayeva. (segue) (Res)

Conversazione sul genocidio armeno ed ebraico con Antonia Arslan al ridotto delle Muse (tmnotizie 05.03.19)

ANCONA – Antonia Arslan  l’autrice del bestseller  “ La masseria delle allodole”  che nel 2004 ha fatto conoscere al mondo il genocidio degli Armeni –  dal quale i fratelli Taviani hanno tratto l’omonimo film-  e di altri romanzi e saggi, quali  “La strada di Smirne” e “La collana dalle perle di legno” sarà ad Ancona il 6 e il 7 marzo prossimi.

Su invito della comunità ebraica incontrerà la cittadinanza mercoledì 6 marzo alle 18, 15 al Ridotto del Teatro delle Muse per una conversazione sull’eredità ebraica e su quella armena, sulle tragedie, le rinascite e le speranze tra le coste mediterranee e mediorientali, fino al nostro Paese, con un sguardo alla contemporaneità.   A dialogare con la prof. Arslan, di origine armena e già docente di Letteratura italiana contemporanea, il giornalista Cristiano Bendin e, inoltre, Vittorio Bendaud della Comunità Ebraica di Ancona.

La mattina seguente, giovedì 7 marzo, accompagnata dall’assessore alla Cultura Paolo Marasca ed altri rappresentanti delle istituzioni, la scrittrice visiterà la chiesa di San Gregorio Illuminatore (o degli Armeni) recentemente riaperta dopo quasi mezzo secolo, con la mostra Terre in Movimento, dedicata al sisma marchigiano.  Una occasione per confrontarsi con una preziosa e autorevole testimone su una pagina della storia controversa e terribile , tuttora negata da diversi Paesi.

Antonia Arslan, padovana di origine armena, è tra le più amate scrittrici italiane. Docente per numerosi anni all’Università di Padova di Letteratura Italiana contemporanea, nel 2004 scrive La Masseria delle Allodole, raccontando il Genocidio Armeno. Il libro, divenuto ben presto un bestseller mondiale (tra i classici italiani più tradotti al mondo), viene trasposto cinematograficamente dai fratelli Taviani.

Antonia Arslan è divenuta in Italia e in Europa, assieme al compianto Charles Aznavour, la voce dell’Armenia e della Diaspora armena, spendendosi per la causa del suo popolo. Parimenti, la Arslan è nel mondo oggi un’ambasciatrice della cultura italiana e della nostra letteratura.

Cristiana d’Oriente e intrisa di cultura italiana (e veneta), per ragioni biografiche, affettive e culturali è strettamente legata al mondo ebraico, peninsulare e internazionale, ed impegnata nel  dialogo ebraico-cristiano. Ricordiamo la sinergia intellettuale con l’insigne rabbino e studioso Giuseppe Laras.

Letterata ‘a maturazione lenta’, come ama definirsi, si spende da anni per la causa dei cristiani d’Oriente e contro l’antisemitismo. Nella sua missione di ‘cantastorie’, Antonia Arslan continua a scoprire e diffondere tesori della letteratura italiana e di quella armena, con particolare sensibilità verso il femminile e le tradizioni popolari.

Vai al sito