Accadde Oggi: inizia il genocidio armeno (L’indro 23.04.18)

Il riconoscimento delle pagine più tristi della propria storia non è mai un processo semplice e lineare: fare i conti con il proprio passato richiede un profondissimo esame di coscienza e una grandissima capacità di analizzare le cause dei propri sbagli. Ci si scontra con se stessi, con il giudizio di coloro che hanno sofferto per i propri errori e con quello di chi sta a guardare. Tuttavia, fare quest’operazione è necessario per chiudere capitoli del proprio passato e ricostruire se stessi per il futuro. Soprattutto se si è responsabili della morte di un milione e duecentomila persone e ci si vuole presentare al mondo come un Paese moderno. Stiamo parlando della Turchia e del genocidio armeno, mai riconosciuto da Ankara.

Nel corso della Prima Guerra Mondiale, la Turchia (allora Impero Ottomano) combatteva a fianco degli Imperi Centrali contro Russia, Francia e Gran Bretagna. Era uno Stato multietnico, composto da varie minoranze, fra cui quella armena. Vi erano timori che la popolazione armena disertasse l’esercito ottomano per unirsi a quello russo, come, in effetti, accadeva sempre più spesso. La popolazione armena veniva inoltre finanziata dai francesi, per indebolire dall’interno il grande Impero Ottomano. Nella notte fra il 23 e il 24 aprile del 1915 vennero arrestati intellettuali, scrittori, pensatori di etnia armena: era l’inizio del genocidio armeno. Vennero raccolti, negli anni, oltre un milione di armeni, costretti a lunghe marce che portarono alla loro morte, per fame, fatica e percosse. In queste marce, l’esercito ottomano venne sostenuto dall’alleato tedesco: secondo alcuni studiosi, il futuro regime nazista si ispirò a queste deportazioni per organizzare quelle degli ebrei.

Il dibattito è aperto: alcuni studiosi non riconoscono questo massacro come un genocidio perché non ritengono che dietro ciò ci fosse un preciso piano di eliminazione dell’etnia armena, intenzione che è invece confermata da altri studiosi, sottolineando il carattere nazionalista del partito dei Giovani Turchi, considerato responsabile di tale eccidio. Quel che è certo è che quasi un milione e mezzo di persone persero la vita: una cifra mostruosa, che meriterebbe più spazio nella memoria di tutti, Turchia compresa.

Commemorazione annuale a Napoli dell’inizio del Genocidio Armeno (Tricolore 23.04.18)

In occasione del 103° anniversario dell’inizio del Genocidio Armeno, ieri l’Associazione Internazionale Regina Elena Onlus, il Gruppo Armeni di Napoli ed il Circolo “Beata Maria Cristina di Savoia” di Tricolore hanno organizzato un solenne “Atto di commemorazione nella giornata dedicata al ricordo del Genocidio Armeno”, presso la chiesa di S. Gregorio Armeno.
Alle ore 11 i partecipanti sono stati accolti da Gevorg Tovmasyan, responsabile del Gruppo Armeni Napoli, Rodolfo Armenio, Presidente del “Comitato per il riconoscimento del Genocidio Armeno” e l’Uff. Mario Franco, dirigente napoletano dell’Associazione Internazionale Regina Elena Onlus, accom-
pagnato da una delegazione.
Il 24 aprile del 1915 a Costantinopoli cominciava il genocidio armeno. Parlamentari, giornalisti ed altri esponenti della comunità armena venivano arrestati o uccisi. Il “triumvirato” – Talaat, Djemal e Enver – si preparava a mettere in atto quello che sarebbe stato il primo genocidio del secolo, il modello degli altri genocidi che si sarebbero succeduti in forme diverse nel corso del sanguinoso XX secolo.
Il governo turco da sempre e ancora oggi conduce una politica negazionista totale.
Dalla sua fondazione, nel 1985 in Francia, l’Associazione Internazionale Regina Elena non ha mai fatto mancare la sua solidarietà concreta a favore del riconoscimento del Genocidio Armeno iniziato il 24 aprile 1915, anche attraverso il suo “Comitato per il riconoscimento del Genocidio Armeno” da anni presieduto dal Comm. Rodolfo Armenio.

Tra le diverse delegazioni in Italia quella di Napoli è attivissima e, ancora una volta, il Sodalizio intitolato ad Elena del Montenegro è stato all’origine di una solenne commemorazione nella chiesa dedicata a San Gregorio Armeno nella città partenopea.
La situazione attuale in certe zone del mondo ci fa pensare, che il tempo sia passato invano, che le atrocità del XX secolo non  abbiano insegnato nulla all’umanità: le barbarie del Genocidio Armeno si ripetono in Medio Oriente con la stessa ferocia, con spietate esecuzioni, decapitazioni, violenze sulle donne, le bambine..; le foto delle donne Yezide sembrano quelle delle donne  Armene di cent’anni fa…
Il Genocidio Armeno viene a tutt’oggi negato dai turchi, dai  discendenti dei perpetratori, e dallo stato turco. Dal 1923, il negazionismo di stato turco è riuscito a insabbiare il Genocidio degli Armeni.

Benché negli ultimi anni e durante tutto il 2015 se ne sia parlato molto e con importanti riconoscimenti, -dall’enunciazione del   Papa in San Pietro (12 aprile 2015) e durante il Suo viaggio in Armenia (24-27 giugno 2016), al riconoscimento di vari Parlamenti e sopratutto del Parlamento Tedesco (2 giugno 2016), che ha votato sì, malgrado le minacce di morte da parte dei turchi e il ricatto di far saltare l’accordo sui migranti-, il Genocidio Armeno
è relativamente poco conosciuto.

E’ nostro dovere portare a conoscenza l’ingiustizia di ieri per denunciare l’impunità per convenienza di cui continua a godere la Turchia oggi.
E’ l’impunità che rende estremamente facile il ripetersi delle barbarie.
Ed è la mancanza di memoria che rende ignoranti, indifferenti, e di conseguenza deboli, le genti davanti alle nuove barbarie.
E’ necessario ricordare per prevenire.
E’ necessario non chiudere gli occhi per convenienza, davanti ai misfatti.
E’ necessario esigere giustizia, poiché, non può esserci civiltà e pace senza giustizia.

La cerimonia si è conclusa come ogni anno con la deposizione di una corona.

 

www.tricolore-italia.com

Armenia: arresti e proteste (Osservatorio Blacani e Caucaso 23.04.18)

Domenica pomeriggio, durante il decimo giorno di proteste contro la nomina di Serzh Sargsyan a primo ministro, la polizia ha usato granate stordenti e compiuto arresti di massa. In diecimila continuano però a manifestare in una campagna di disobbedienza civile, bloccando diverse strade e incroci e urlando lo slogan “free Nikol” [Pashinyan, ndr]. Secondo Civil Net almeno 192 persone sarebbero state arrestate.

Tra loro anche Nikol Pashinyan, deputato e leader del partito di opposizione “Contratto civile”, che è presto emerso come il leader di questa protesta. Anche altri deputati di Contratto Civile, Susun Mikaelyan e Ararat Mirzoyan, sarebbero stati arrestati domenica. Secondo Radio Free Europe, la polizia avrebbe però negato l’arresto dei rappresentanti dell’opposizione dichiarando che sono solo “stati forzati a lasciare il luogo in cui si stava svolgendo una manifestazione non autorizzata”. Successivamente, secondo EVN Report, i deputati sarebbero stati accusati di avere violato la legge sulla libertà di associazione.

In seguito al suo arresto, Nikol Pashinyan ha esortato la società civile a continuare la protesta, sostenendo che le dimissioni di Sargsyan fossero ormai vicine. Ha inoltre invitato i ministri, i capi delle istituzioni di governo e della polizia, a dimettersi in segno di protesta.


Sabato, uno degli organizzatori delle proteste, Armen Grigoryan, è stato arrestato da uomini della polizia dal volto coperto, mentre si trovava con degli amici in un caffè nella zona centrale di Yeravan.

Stepan Grigoryan, a capo dell’Analytical Centre for Globalisation and Regional Cooperation, un think tank armeno, il 16 aprile aveva dichiarato a OC Media che “le autorità useranno la forza e tutte le risorse a loro disposizione per fermare le proteste” al fine di “preservare il loro regime corrotto e non democratico”. Domenica, anche Grigoryan è stato arrestato dalla polizia mentre partecipava alle manifestazioni.

Il Servizio europeo per l’azione esterna ha richiamato domenica le autorità armene invitandole a rilasciare “tutti coloro che sono stati arrestati mentre esercitavano il loro diritto fondamentale di associazione”. “L’Unione Europea si aspetta che le autorità armene rispettino pienamente questo diritto, e che applichino la legge in maniera giusta e proporzionata, in accordo con gli obblighi internazionali dell’Armenia, anche nell’ambito della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”, hanno affermato in una dichiarazione.

Il primo ministro Sargsyan aveva incontrato Nikol Pashinyan al Mariott hotel di Yeravan domenica mattina: un incontro che è durato soltanto tre minuti, secondo quanto riportato da CivilNet. Pashinyan avrebbe riferito a Sargsyan e alla stampa di aver “chiaramente dichiarato […] di non avere intenzione di parlare di dialogo, ma solo dei termini delle sue (di Sargsyan, ndr) dimissioni e delle condizioni di una transizione pacifica e tranquilla del potere”.

Sargsyan ha risposto dal canto suo definendo quanto affermato da Pashinyan un “ricatto”, e aggiungendo che Pashinyan “non ha imparato nulla dagli eventi del primo marzo (2008)”.

Nel corso del marzo 2008, proteste pacifiche contro la contestata elezione di Sargsyan come presidente, vennero disperse con forza dalle autorità, portando alla morte di dieci persone, sia nei giorni della protesta, sia nelle giornate seguenti. Oggi, alla Corte europea dei diritti dell’uomo, è ancora aperto un procedimento che accusa di violenze il governo armeno.

Attacchi ai giornalisti

Venerdì, Reportes Without Borders, ha denunciato che “diversi giornalisti” sarebbero stati aggrediti mentre partecipavano alle proteste e ha chiesto alle autorità di “mostrare moderazione, assicurare il rispetto della libertà di stampa e ad indagare tempestivamente sulle violenze”. Domenica RWB ha riportato che altri giornalisti sono stati attaccati, ed ha invitato la comunità internazionale a “monitorare adeguatamente la situazione”.

Inoltre un giornalista dell’ONG Union of Informed Citizens sarebbe stato picchiato a Yerevan giovedì. “Due poliziotti in borghese hanno picchiato il nostro giornalista Tirayr Muradyan, vicino ai palazzi del governo (Tirayr stava indossando il badge di riconoscimento). I poliziotti in divisa che si trovavano sul posto non sono intervenuti”, ha riportato Panorama.am citando Daniel Ioannisyan, direttore progetti di Union of Informed Citizens.

Arus Hakobian, un corrispondente per il servizio armeno di RFE/RL, è poi stato aggredito sabato nei pressi di Artashat, trenta chilometri a sud di Yeravan. La polizia presente non avrebbe fatto nulla per prevenire l’aggressione, nonostante Hakobian abbia chiesto aiuto.

In un altro incidente, sabato sera, un produttore di RFE/RL sarebbe stato aggredito a Yeravan da alcuni funzionari di polizia. Anatoly Yeghiazarian sarebbe stato spinto per terra, preso a pugni e a calci dalla polizia per aver registrato dei video sul telefono, pur avendo mostrato loro il suo pass per la stampa.

La caporedattrice di EVN Report’s, Roubina Margossian, è stata ferita da una granata stordente caduta vicino a lei domenica.

Riforme costituzionali

Serzh Sargsyan si è dimesso il 9 aprile scorso dall’incarico di presidente come atto dovuto a seguito delle riforme costituzionali in corso per cambiare il modello di governo da un sistema semi-presidenziale a un sistema parlamentare.

Sargsyan ha dichiarato poi l’11 aprile di puntare alla carica di primo ministro, quella dove si concentra dopo la riforma il potere esecutivo. Eletto dall’Assemblea nazionale il 17 aprile ha poi effettivamente prestato giuramento come primo ministro.

Proteste organizzate intorno allo slogan “No a Serzh”, sono nate a partire dal mese di marzo con migliaia di persone che sono scese in piazza a partire dal 13 aprile in quella che Nikol Pashinyan ha definito la “rivoluzione di velluto”.

Vai al sito

Frana il dialogo tra primo ministro e opposizione in Armenia, arrestato il leader della protesta anti governativa (Haffingtonpost 22.04.18)

La polizia armena ha arrestato Nikol Pashinyan,capo dell’opposizione del partito del Contratto Civile. L’arresto è arrivato dopo che era naufragato il tentativo di dialogo tra lo stesso Pashinyan e il primo ministro armeno ed ex presidente della ex repubblica sovietica, Serzh Sarkisian. Quest’ultimo è da dieci giorni contestato da migliaia di persone, scese in piazza per reagire quelli che a loro dire sono i risultati del decennio di presidenza del 63enne Sarkisian, che oggi rifiuta di fari da parte e grazie a una legge del 2015 ha pieni poteri nelle sue mani: povertà, corruzione, predominio dell’oligarchia.

E’ naufragato il tentativo di dialogo tra il primo ministro armeno ed ex presidente della ex repubblica sovietica, Serzh Sarkisian, e Nikol Pashinyan, capo dell’opposizione del partito del Contratto Civile , che negli ultimi dieci giorni ha trascinato in piazza folle consistenti per chiedere a Sarkisian di farsi definitivamente da parte.

“Sono qui per parlare delle vostre dimissioni”, ha detto Pashinyan, nel corso dell’incontro tra i due, trasmesso in diretta televisiva; “Questo non è un dialogo, ma un ricatto. Posso solo consigliarvi di rientrare nella legalità, altrimenti dovrete assumervi la responsabilità”, ha reagito Sarkisian, contestato da migliaia di persone scese in piazza per contestare quelli che a loro dire sono i risultati del decennio di presidenza del 63enne Sarkisian: povertà, corruzione, predominio dell’oligarchia. Colui che oggi è premier era riuscito nel 2015 a far trasferite i poteri del presidente al primo ministro.

Vai al sito


In Armenia salta il tentativo di dialogo, l’opposizione torna in piazza e la procura di Erevan conferma il fermo di Nikol Pashinian. (Euronews 22.04.18)

Il leader dell’opposizione che negli ultimi dieci giorni ha guidato le proteste contro l’elezione a premier, da parte del Parlamento, dell’ex presidente Serzh Sarkisian è stato trattenuto insieme ad altri due deputati e 225 attivisti.

Pashinian aveva incontrato Sarkisian all’Hotel Marriott di Erevan, ma l’incontro è stato chiuso subito, dopo tre minuti, dal premier. Pashinian ha chiesto le dimissioni di Sarkisian, filo russo e incapace di risolvere il conflitto con l’Azerbaigian sul Nagorno Karabakh.

L’Armenia aveva approvato con un referendum nel 2015 la riforma costituzionale per trasferire poteri dal presidente al premier e

l’allora capo dello Stato Sarkisian, al suo secondo e ultimo mandato, aveva assicurato che non avrebbe assunto la carica di capo del governo. Martedì scorso, invece, il Parlamento lo ha eletto, con 76 voti a favore e 17 contrari.

Da allora è stato un crescendo di proteste, con scontri e decine di fermi.

Gli organizzatori lanciano un appello alla “disobbedienza civile” contro il premier sostenuto da Mosca.

Lunedì i manifestanti hanno cercato di entrare nel palazzo del parlamento. Il giorno dopo hanno annunciato l’inizio di una “rivoluzione di velluto”.


Armenia, arrestato il leader dell’opposizione Pashinyan (Askanews 22.04.18)

Erevan, 22 apr. (askanews) – Le forze di sicurezza armene hanno arrestato oggi il leader dell’opposizione Nikol Pashinyan. Lo ha annunciato la Procura generale armena, aggiungendo che l’arresto di Pashinyan, insieme a quello di altri due parlamentari dell’opposizione, è avvenuto “mentre commettevano atti pericolosi per la società”.

In precedenza la polizia armena aveva smentito di aver arrestato il leader dell’opposizione, affermando di averlo “portato via con la forza” da una manifestazione antigovernativa a Erevan di cui stava per prendere la guida. L’arresto è avvenuto dopo il fallito incontro con il premier Serzh Sarkisian


Armenia in rivolta: proteste contro il neo-premier Serzh Sargsyan (Tpi.it 22.04.18)


Armenia, proteste continue (Rsi.ch 22.04.18)

L’aspro confronto tra Governo e opposizione in Armenia continua a salire di tono dopo due settimane di proteste. Sabato sera un’imponente manifestazione nella capitale Erevan ha chiesto le dimissioni del primo ministro, nominato una settimana fa al termine dei suoi due mandati presidenziali. Una settantina gli arresti tra cui uno dei leader dell’opposizione.

Oggi, domenica, durante un nuovo corteo di protesta, il leader dell’opposizione Nikol Pachinian è stato espulso dalla polizia dalla marcia e fermato. Secondo i suoi sostenitori la causa del fermo sarebbe un recente duello televisivo al vetriolo tra lo stesso Pachinian e il premier Sarkissian.

L’opposizione armena accusa Sarkissian, oltre di incapacità a riformare il paese, di voler mantenere il potere a tutti i costi. Dopo due mandati come presidente, Sarkissian avrebbe dovuto farsi da parte. Invece ha fatto promulgare al Parlamento una controversa riforma che affida al primo ministro l’essenziale dei poteri. Un paio di settimane fa l’ex presidente è riuscito a farsi eleggere in qualità di premier.

Armenia, presidente incontra leader dell’opposizione (Askanews 210.4.18)

Roma, 21 apr. (askanews) – Il presidente armeno Armen Sarkisian s’è recato oggi nella piazza della Repubblica di Erevan per incontrare il capo dell’opposizione Nikol Pachinian, mentre migliaia di persone si stanno concentrando nello stesso luogo per manifestare contro la nomina a premier dell’ex presidente Serge Sarkisian.

Il capo di stato, accompagnato dalle guardie del corpo, ha stretto la mano a Pachinian, deputato e leader dell’opposizione, prima che i due uomini s’impegnassero in una discussione durata una decina di minuti.

L’incontro viene dopo che l’opposizione ha respinto un invito al dialogo da parte dell’ex presidente, pronto a incontrare Pachinian, e ha confermato la manifestazione id stasera.

Armenia, premier Sargsyan vuole discutere con leader contestazione (Askanews 20.04.18)

Erevan (Armenia), 21 apr. (askanews) – L’ex presidente dell’Armenia, Serzh Sargsyan, di recente nominato primo ministro, ha lanciato un appello al “dialogo politico” al leader della contestazione Nikol Pashinyan, al nono giorno di mobilitazione di piazza contro la sua designazione alla guida del governo.

“Sono molto preoccupato dallo svolgimento degli avvenimenti politici interni” e “al fine di evitare conseguenze irreversibili, chiedo al deputato Nikol Pashinyan di sedersi al tavolo del dialogo politico e della negoziazione”, ha affermato in una dichiarazione.


Armenia: manifestazioni di piazza, presidente Sarkissian invita parti al dialogo

Erevan, 20 apr 09:18 – (Agenzia Nova) – Il presidente armeno Armen Sarkissian ha invitato i vari schieramenti politici al dialogo, così da porre fine alle proteste che da giorni sono in corso a Erevan e in altre città del paese. “Migliaia di cittadini, la maggior parte di loro studenti, hanno esposto le loro richieste alle autorità negli ultimi giorni. I giovani sono il nostro futuro: futuri soldati, scienziati e ingegneri, politici e uomini di Stato; la loro voce dovrebbe essere ascoltata e la loro opinione dovrebbe essere rispettata”, ha detto Sarkissian. “Sicuramente, ci sono una serie di problemi socio-economici, legali e politici che richiedono una soluzione urgente. Il parlamento armeno e il governo che ha formato la maggioranza sono chiamati a discutere tali questioni ea trovare soluzioni che soddisfino le richieste del pubblico”, ha affermato il presidente. “È mia profonda convinzione che il dialogo in qualsiasi formato, il rispetto delle opinioni e la tolleranza degli altri siano l’unica via d’uscita da tali situazioni”, ha affermato il presidente. (segue) (Res)

Anniversario del genocidio armeno, Delpini partecipa alla preghiera (Chiesadimilano.it 20.04.18)

L’Arcivescovo presente al momento di raccoglimento in ricordo del milione e mezzo di vittime, in programma alle 11 nella chiesa armena di via Jommelli 30. L’archimandrita Tovma Khachatyann: «A Milano il cuore della nostra Comunità in Italia»

di Annamaria BRACCINI

GENOCIDIO ARMENO. Oggi a Roma comincia il ricordo dei massacri turchi. (STILUM CURIAE 20.04.18)

Cento tre anni fa, il 24 aprile 1915, cominciava a Costantinopoli il primo genocidio del secolo, quello che doveva fornire il know how ai nazisti, qualche decennio dopo, su come sterminare un popolo. I nazisti, come sappiamo, grazie a Dio non sono riusciti nel loro intento; anche se la famosa frase di Hitler “Chi si ricorda del massacro degli Armeni?” faceva loro sperare di compiere il crimine e passarla liscia. Così non è stato; ma gli eredi del primo genocidio, e cioè i governi turchi, quello di oggi come quello di ieri come quello dell’altro ieri, persistono in una campagna negazionista che a fronte delle testimonianze anche di coraggiosi storici turchi appare sempre più irreale. Ma che purtroppo per ragion geopolitiche trova il tacito avallo anche di Paesi come gli Stati Uniti e Israele che per non alienarsi la Turchia non riconoscono quel crimine. Per questo motivo è necessario continuare a parlarne. E infatti il Consiglio per la Comunità Armena di Roma lancia a questo scopo un’iniziativa molto coinvolgente. Ecco come la spiegano: 

Commemorazione Genocidio Armeno – Torna la campagna “Una Tragedia che non ha parole…”

In vista del prossimo 24 aprile, giorno di commemorazione del Genocidio Armeno del 1915, perpetrato dal Governo turco di allora a danno della minoranza armena, il «Consiglio per la comunità armena di Roma» ripropone la campagna di sensibilizzazione “Una tragedia che non ha parole”, con l’intento non solo di informare l’opinione pubblica su quanto accaduto 103 anni fa, ma anche di denunciare quanto sta accadendo in questi giorni, sotto gli occhi di tutti, negli stessi luoghi e con gli stessi attori di allora.

La campagna, dal titolo “Una tragedia che non ha parole”, avrà inizio venerdì 20 aprile e durerà fino a giovedì 26 aprile.

Si tratta di uno spot della durata di quindici secondi che verrà proiettato a rotazione sul circuito video della metropolitana e degli autobus di Roma.

La sequenza si apre con l’indicazione delle date del genocidio armeno per poi mostrare un uomo con gli occhi chiusi e la bocca cucita, simbolo della tragedia armena che per lunghi anni è rimasta sotto silenzio ed ignorata da chi avrebbe dovuto evitare che fatti simili potessero accadere.

“Una tragedia che non ha parole” è anche una denuncia al perdurante negazionismo turco e all’atteggiamento di complice silenzio di molte diplomazie che sacrificano la tragedia armena ed altre tragedie sull’altare degli interessi economici e delle convenienze politiche.

Il Consiglio per la comunità armena, da sempre in prima linea nella lotta contro la negazione e l’oblio, auspica che anche quest’anno la campagna abbia il successo degli anni passati e sempre più voci si uniscano alla voce negata del milione e mezzo di martiri Armeni per far si che verità e giustizia non tramontino mai.

Ecco il link per visionare lo spot. 

Vai al sito

Genocidio Armeno: una tragedia che non ha parole (Impaginato.it 20.04.18)

Che i governi o le intellighenzie decidano di usare il termine genocidio o pulizia etnica, a questo punto poco cambia nei confronti di quella che è stata in assoluto la prima violenza di massa del XX secolo. Durante la prima guerra mondiale nell’area dell’ex impero ottomano si consumò un immenso omicidio di massa contro il popolo armeno, per mano di chi aveva deciso di continuare con la stessa politica usata (prima e dopo) contro greci, ponti, curdi e ciprioti.

Una barbara condotta che ancora oggi è complesso far conoscere a chi, soprattutto a occidente, ha deciso che il metro della storia e dell’onestà intellettuale non va utilizzato, preferendo invece l’impuro consumismo mescolato torbidamente da chi stupra (di nuovo) fatti e anime.

In occasione della commemorazione, il Consiglio per la comunità armena di Roma ripropone la campagna di sensibilizzazione “”Una tragedia che non ha parole””, con l’’intento non solo di informare l’’opinione pubblica su quanto accaduto 103 anni fa, ma anche di denunciare quanto sta accadendo in questi giorni, sotto gli occhi di tutti, negli stessi luoghi e con gli stessi attori di allora.

Lo spot, pubblicato fino al 26 aprile, in quindici secondi verrà proiettato sul circuito video della metropolitana e degli autobus di Roma per raccontare e sensibilizzare cittadini e politica troppo spesso distratti e poco inclini alla mite ma ferma riflessione.

(CLICCARE QUI PER LO SPOT)

La sequenza si apre con l’indicazione delle date del genocidio armeno per poi mostrare un uomo con gli occhi chiusi e la bocca cucita, simbolo della tragedia armena che per lunghi anni è rimasta sotto silenzio ed ignorata da chi avrebbe dovuto evitare che fatti simili potessero accadere. Dramma nel dramma, a queste come ad altre latitudini, si ritrova nel perdurante negazionismo turco e nel vile atteggiamento di complice silenzio di molte diplomazie che sacrificano la verità storica per interessi di parte.

Come diceva Aldous Huxley “il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia ci insegna”.

Per questa ragione occorre ricordare, come un martello pneumatico, fatti e sangue innocente versato. Ogni anno, ogni giorno, ogni istante.

Vai al sito

Genocidio armeno in spettacolo a Milano (Ansa 20.04.18)

(ANSA) – MILANO, 20 APR – Il 24 aprile ricorre tradizionalmente l’anniversario del genocidio armeno perpetrato dal governo dei Giovani Turchi a partire dal 1915. Per questo motivo domani sera, alle 20.30 a Palazzo Marino in Sala Alessi ingresso libero, il Comune di Milano ricorda l’accaduto, con lo spettacolo “I crimini contro l’umanità non vanno in prescrizione. 1915, il canto spezzato”, in una serata dedicata alla memoria, alla musica, ai canti e alla poesia armena. Il soprano armeno Ani Balian, accompagnata al pianoforte dal maestro Giacomo Piazza, interpreterà i canti armeni tradizionali raccolti dal grande etnomusicologo Gomidàs; la musica sarà alternata ad interventi di reading, letture, di testimonianze tratte da pubblicazioni dell’epoca, con precisi agganci ad accadimenti attuali e di poesie di poeti armeni che hanno vissuto in prima persona il genocidio prima di essere a loro volta trucidati. La proiezione di immagini dell’epoca contribuirà alla contestualizzazione storica degli eventi.