Energia: stampa locale, l’Armenia sceglie la via del solare (Agenzianova 28.12.17)

Erevan, 28 dic 15:54 – (Agenzia Nova) – L’Armenia sta aumentando la produzione di energia solare. L’energia alternativa, che consentirà al paese di ridurre le importazioni di risorse energetiche, ha buone prospettive grazie all’elevato numero di giornate di sole, scrive l’agenzia di stampa russa “Tass”, citando i media armeni. Nei prossimi quattro anni, fino all’8 per cento del fabbisogno energetico dell’Armenia sarà coperto da fonti energetiche rinnovabili, secondo la tabella di marcia sull’energia adottata dal governo del paese. Il documento strategico afferma che la capacità potenziale di produzione di energia solare nel paese è di circa 3 mila megawatt, sufficiente per soddisfare la domanda interna e persino esportare energia “pulita”. Secondo le stime del governo armeno, il paese ha vantaggi rispetto ai paesi europei che investono attivamente nelle tecnologie di energia solare: in Armenia, una superficie di un metro quadrato riceve 1.700 mila kilowattora di luce solare l’anno, in Europa la media è di mille. (Res)

Armenia: chi sono i proprietari delle miniere? (Osservatorio Balcani E Caucaso 27.12.17)

Il settore minerario è tra i principali dell’economia armena. Nel marzo 2017 il paese si è candidato a far parte della Extractive Industries Transparency Initiative (EITI). Sarà sufficiente a rendere più trasparente il settore?

27/12/2017 –  Hakob Safaryan

(Pubblicato originariamente l’8 maggio 2017 da Ampop, e ripreso da OC Media il 6 dicembre 2017)

Il sottosuolo dell’Armenia è ricco di risorse minerarie: ferro, carbone, molibdeno, stagno, zinco, oro, argento, alluminio ed altri metalli preziosi. I più rilevanti per il settore minerario del paese sono rame e molibdeno. La miniera di Karajan, la più grande nel paese, li estrae entrambi ed afferma di avere a disposizione 2.24 miliardi di tonnellate di minerale ricco di molibdeno che rappresenterebbe il 6% delle riserve mondiali di questo specifico metallo. Date le riserve dichiarate e considerando che dalla Karajan si estraggono 18 milioni di tonnellate all’anno, quest’ultima potrebbe rimanere attiva per i prossimi 100-120 anni.

Secondo i dati forniti dal ministero delle Infrastrutture energetiche e delle Risorse naturali, nel paese vi sarebbero 670 miniere, 30 delle quali nel settore dell’estrazione di metalli. Il 1 gennaio del 2017 erano 431 le aziende nel paese con licenza d’estrazione, 28 delle quali per metalli. Rame, oro e molibdeno sono quelli costituiscono la fetta più rilevante nelle esportazioni armene.

Nel settore minerario sono impiegate circa 10.000 persone. Il salario medio è di 710 dollari, il doppio del salario medio nel paese. Questo è dovuto all’alto valore del prodotto e al lavoro usurante e con rischi per la salute. Secondo i dati ufficiali, nel 2015 il 16,4% dell’intero prodotto industriale del paese era legato alle miniere; l’anno successivo si è passati al 16,7%. Nel 2015 il settore pesava per il 4,4% sul Pil mentre nel 2016 la quota è scesa al 2,6%. Per quanto riguarda le esportazioni industriali invece la parte legata ai prodotti minerari copre il 50%, con il rame, da solo, a coprire tra il 23 e il 26% del valore delle esportazioni. E’ quindi evidente che le miniere siano un’importante fonte per le entrate statali. Le aziende impiegate nel settore versano somme rilevanti sottoforma di tasse.  Nel 2016 hanno contribuito alle casse dello stato per circa 81 milioni di dollari.

Mancanza di trasparenza

Nonostante sia un settore strategico poco però si sa sui proprietari delle miniere e di fatto i nomi degli azionisti in questo settore non vengono resi pubblici. I siti ufficiali delle aziende non contengono alcun dettaglio sulla proprietà. Ci si augura però che l’adesione alla Extractive Industries Transparency Initiative (EITI), avviata nel 2017, possa portare maggior trasparenza.

La seconda azienda mineraria del paese è la miniera di Teghut, situata nella provincia di Lori, Armenia settentrionale. Quest’ultima è proprietà del Gruppo Vallex. La miniera è divenuta operativa a fine 2014. Secondo il portale dell’azienda conterrebbe 454 milioni di tonnellate di riserve di minerale con concentrazione dello 0,36% di rame e dello 0,02% di molibdeno. Dal processo produttivo ci si aspetta l’estrazione di 7 milioni di tonnellate all’anno.

L’estrazione dell’oro avviene invece principalmente nella miniera di Sotk (Gegharkunik). L’oro è il principale prodotto anche della miniera di Shahumayan della Dundee Precious Metals. Anche la miniera di Amulsar, della Lydian International estrae minerali che contengono oro con una scarsa concentrazione, ma di cui sarebbero presenti ampi volumi. Quest’ultima ha ottenuto la sua licenza nel 2012 e si prevede divenga attiva nel 2018.

Secondo il sito della Lydian International la miniera contiene riserve (quindi una concentrazione di almeno 0,2 grammi per tonnellata) per 67 milioni di tonnellate. Il livello di concentrazione nei minerali verificati nel bacino minerario sarebbe attualmente di 0.79 grammi a tonnellata per l’oro e 3,68 per l’argento. Sempre sul sito si dichiara che la miniera rimarrà attiva per 10 anni estraendo 5.700 chili di oro all’anno, che varrebbero sul mercato, ai prezzi attuali, circa 200 milioni di dollari all’anno.

Il passato

La storia dell’industria estrattiva in Armenia è centenaria. La prima attività mineraria si ebbe ad Alaverdi (provincia di Lori) nel 1770 e a Kapan nel 1840. La miniera di Karajan venne aperta nella metà del 20mo secolo. Durante il periodo sovietico queste miniere erano i giganti del settore estrattivo armeno e consentivano al paese di giocare un ruolo importante in Unione Sovietica, essendo la terza repubblica per minerali estratti dopo Russia e Kazakhistan.

Dopo il crollo dell’Unione sovietica le miniere, che erano aziende pubbliche, vennero progressivamente privatizzate. A metà degli anni 2000 lo stato non manteneva più alcuna partecipazione in questo settore.

Nella storia delle privatizzazioni del paese, quella della miniera di Zangezur (rame-molibdeno) è stata la più rilevante. Di quest’azienda ottenne il 60% la tedesca Chronimed, il 15% l’armena Makur Yerkat, e un 12,5% rispettivamente per la Armenian Molybdenum Production e la Zangezur Mining. Il valore nominale del totale delle quote era di 132 milioni di dollari.

Società civile

In ogni paese l’espansione dell’industria mineraria è spesso osteggiata da una fetta rilevante della società. Si sottolinea in particolare che si tratta di uno sviluppo non sostenibile, che causa danni ambientali rilevanti.

Per questo spesso gruppi che si battono per la difesa dell’ambiente protestano contro l’uso insostenibile delle risorse naturali e a volte chiedono si fermi l’attività mineraria. A partire dalla metà degli anni 2000 in Armenia si sono sviluppati movimenti ambientalisti, che hanno assunto ancor più rilevanza a seguito dell’apertura di nuove attività d’estrazione nel paese.

‘Salviamo Teghut’ è stata una delle campagne civiche più partecipate in Armenia. Il suo obiettivo era di fermare le estrazioni da parte della Vallex a Teghut. La Vallex aveva ottenuto la licenza ad estrarre nel 2007 ma è riuscita ad essere operativa solo nel 2014. Il ritardo è stato in parte causato da queste iniziative civiche.

Conseguenza di questo risveglio civico è che le aziende minerarie ora sentono su di loro la pressione di questi movimenti. E non è una coincidenza che la partecipazione all’EITI preveda un ruolo della società civile nel monitorare l’industria mineraria.

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Armenia: tra i 20 in corsa per l’Eurovision 2018 anche Tamar Kaprelian (Eurofestivalnews 27.12.17)

Partono ufficialmente i preparativi per l’Eurovision anche in Armenia che, dopo aver confermato la sua presenza a Lisbona il prossimo maggio, ha optato per una selezione nazionale aperta al pubblico tramite il programma televisivo Depi Evratesil, modificandone il format rispetto alla lunga maratona dello scorso anno.

Sono stati pubblicati oggi i nomi dei venti fortunati in gara per aggiudicarsi il biglietto d’oro che consentirà di rappresentare l’Armenia all’Eurovision 2018 in Portogallo.

Tra tutti spicca sicuramente il nome di Tamar Kaprelian, esperta dell’Eurovision poiché già in gara nel 2015 nel gruppo Genealogy, formatosi per commemorare la diaspora armena nei cinque continenti. L’esperimento si concluse con un sedicesimo posto in finale, ma l’Armenia riuscì a portare sul palco il tema del Genocidio Armeno, giunto allora al suo centesimo anniversario.

Era già, peraltro, nota da molto tempo la presenza di Tamar tra i concorrenti di Depi Evratesil, dal momento che ha lei stessa comunicato a diversi media internazionali il nome del brano con cui sarà in gara: si tratta di “Touyn Arink” (Poisoned).

A contendersi la vittoria ci sono anche Asmik Shiroyan e Gevorg Harutyunyan, già in gara nella scorsa edizione di Depi Evratesil, nonché diversi artisti provenienti dal talent X Factor: Tyom e Zhanna Davtyan, in gara rispettivamente nel 2017 e nel 2014, oltre a Sevak Khanagyan, vincitore dell’edizione 2016 del format in versione ucraina.

Presenti in lista anche diversi nomi noti della scena musicale armena, come Hayk Kasparov – peraltro vincitore di diversi premi – e Mger Armenia.

Ecco la lista completa dei venti partecipanti:

  • Robert Kvoloyan
  • Sevak Khanaghyan
  • Suren Poghosyan
  • Mger Armenia
  • Tyom
  • Zhanna Davtyan
  • Hayk Kasparov
  • Gevorg Harutyunyan
  • Maria Sikret
  • Hasmik Shiroyan
  • Angel
  • Amaliya Margaryan
  • Tamar Kaprelian
  • Lusine Mardanyan
  • Arman Mesropyan
  • Mariam
  • Kamil (Arsen Grigoryan)
  • Nemra
  • Alternativ
  • Gata bend

Mentre le canzoni in gara saranno già pubblicate a gennaio, Depi Evratesil prenderà il via il prossimo 3 febbraio, e vedrà un format più snello rispetto allo scorso anno: in una prima fase, tutti e 20 gli artisti in gara canteranno il loro inedito dal vivo; nella successiva semifinale, il televoto, insieme con una giuria internazionale, decreterà coloro che potranno accedere alla finale, e solo il fortunato vincitore della finale potrà volare a Lisbona all’Eurovision.

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“A cavallo del vento – Fiabe di Armenia” raccontate da Sonya Orfalian (Saltinaria.it 24.12.17)

Torna dopo il successo forse insperato della prima edizione il racconto del mondo armeno, la memoria di una tradizione orale molto lontana da quella europea, affascinante e per certi aspetti disorientante. Scritti con grande capacità iconopoietica, le fiabe armene hanno il dono della sintesi pur in una trama molto articolata e rompono completamente lo schema del bene e del male e la corrispondenza bello, buono e felice, tipico della cultura europea. Fiabe che spalancano un mondo di trasformazioni, spiriti in un clima totalmente surreale, nel quale bisogna solo lasciarsi trasportare.

 

Dopo la prima edizione, già recensita su queste pagine, ho aperto, a tre anni di distanza, la seconda edizione, ampliata da un pugno di nuovi racconti e con un commento molto circostanziato di Corrado Bologna nella postfazione. Scritte con un stile fluido e con sipari testuali che si costruiscono come uno spettacolo teatrale, rivelano probabilmente che la loro narrazione era tenuta da cantastorie e legata a una condivisione pubblica piuttosto che destinata ad una lettura intima o comunque sussurrata. Le fiabe raccolte da Sonya Orfalian hanno innanzi tutto il merito di salvare la memoria di un popolo perseguitato e disperso dopo la diaspora che oltre tutto disponeva di una grande cultura, affidata soprattutto all’oralità e quindi più fragile dal punto di vista della conservazione. Come racconta l’autrice non era scontato il successo perché la sensibilità è molto diversa dalla fiaba europea e dalle novelle del pubblico italiano. Quasi sempre la narrazione inizia con la formula “c’era e non c’era una volta” che lascia in un clima di sospensione più forte del c’era una volta che semplicemente colloca in un tempo lontano l’azione. Qualcosa di simile però, fa nota re, Corrado Bologna, esiste anche nelle fiabe rumene e si ritrova in alcuni racconti del mondo islamico. Questo elemento di atemporalità che anche a livello spaziale trova una corrispondenza è enfatizzato da formule come “camminò o camminarono, tanto o poco”, luoghi poco definiti e distanze che si allungano e si accorciano intrecciandosi con una metamorfosi continua tra i vari essere viventi e inanimati che non sembrano avere barriere tra di loro. Al centro del racconto c’è sempre un viaggio e una serie di prove iniziatiche che sono sempre tre più una risolutiva.

La conclusione di solito è affidata ad un matrimonio che viene festeggiato per sette giorni e sette notti, al termine del quale si dice che gli sposi vissero a lungo felici, non già per sempre e che essendosi realizzati i desideri dei protagonisti si auspica che anche il lettore esaudirà i propri. In effetti rispetto alle “nostre” fiabe quelle armene hanno un’interattività tipicamente teatrale. Infine molti racconti si concludono con la formula “caddero tre pomi”, essendo le mele un dono prezioso per la cultura contadina: uno per chi ha narrato, uno per chi ha ascoltato e la terza per il mondo intero, o per chi ha chiesto la fiaba o per chi ha seguito la dottrina e così via.
Tra gli elementi tipici della cultura armena, oltre strumenti musicali e alcune pietanze, il vento, citato anche nel titolo, vero e proprio personaggio, quasi una colonna sonora, che si anima con i suoi mulinelli e vortici, oltre a una pletora di spiriti.

Uno degli elementi che mi ha colpito e che non è sottolineato nel commento è la frequente citazione di Dio e la non presenza della classica rispondenza tra bello, buono e vincitore, trionfatore; più spesso lo sconfitto è il nemico che non è necessariamente però il cattivo. Non solo, ma la fiaba sembra assecondare la possibilità dell’inganno, come se il fine giustificasse i mezzi. E’ certamente spiazzante anche per la quantità di simboli non facilmente decifrabili come nella fiaba in cui una figlia dovendosi allontanare per non rischiare di essere uccisa dalla casa materna bacia i seni scoperti della madre e le stacca un capezzolo. In effetti sono fiabe che sembrano destinata ad adulti e particolarmente violente in molti casi, nelle quali ad esempio torna spesso il mito della bella e la bestia ma stranamente il re della situazione non si meraviglia di concedere in matrimonio, generalmente la figlia, ad un mostro, che poi si rivelerà un bel giovane.

Credo che bisogna abbandonarsi ad un mondo completamente diverso dal nostro, uscire dallo schema della logica, entrare in quello della peripezia, del viaggio iniziatico, della dimensione magica del sogno che facilmente si rovescia in un incubo: è estremamente difficile fare un riassunto di questi racconti dove ci si smarrisce e talora si torna al punto di partenza che è però totalmente trasformato. D’altronde, come suggerisce il critico Bologna, la fiaba è fondante come mito proprio nel suo essere irrealtà.

Il tono è spesso ironico e anche beffardo e anche in questo stile si allontana un po’ dalla fiaba europea più ingenua ed edulcorata, fatte alcune eccezioni, in un clima decisamente surreale; mentre la novella spesso risponde alla logica della realtà anche se ha qualcosa di miracoloso.

A cavallo del vento
Fiabe di Armenia
Raccontate da Sonya Orfalian
Nuova edizione ampliata
ARGO
I edizione 2014
II edizione 2017
Postfazione di Corrado Bologna

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Armenia e magia, il Natale di Arslan (Cds 22.12.17)

C’è il monastero armeno di Khor Virab da cui si può guardare verso «il confine del mondo», la cima del Monte Ararat perennemente innevato. Ma c’è anche il miracolo del 25 dicembre, due orfani, uno spazzacamino di dieci anni e una bimba «coi capelli ricci e neri» che trovano una casa e una famiglia. E quel «leone di Giudea» che a New York riesce a fare felice un senzatetto. Sette storie di Natale di Antonia Arslan (Medusa editore), è il libro dalla copertina rossa in cui la scrittrice padovana di origine armena ha narrato racconti autobiografici, ricordi intensi dall’atmosfera magica, vissuti in varie parti del mondo.

Il monastero Khor Virab in Armenia
Il monastero Khor Virab in Armenia

«La mitica Armenia»

Dal Veneto e Padova dove Antonia Arslan vive, a New York, Amburgo, Grecia e in Armenia, la terra dei suoi antenati, «la mitica Armenia sognata fin dall’infanzia».

Racconti brevi

Racconti brevi, che «fioriscono e scaldano i cuori, da raccontare e ascoltare», scrive Arslan nella prefazione, per un Natale che «è il tempo del camino acceso e del cibo caldo, dei pomeriggi sonnolenti e dei bambini in vacanza».

Sette storie

Nello stile inconfondibile che alterna l’instancabile testimonianza della memoria del suo popolo alla contemporaneità, Antonia Arslan regala sette storie che evocano il momento più atteso dell’anno, in cui si celebra la Natività, quindi un inizio, ma è il momento che rappresenta anche il precipitare dei giorni verso la fine dell’anno.

«Le colombe di Khor Virab»

Nella storia «Le colombe di Khor Virab», c’è tutta la bellezza di quell’Armenia di cui la scrittrice si è fatta testimone e narratrice, unita al dolore e alla nostalgia per la morte dell’amato fratello Carlo. Ed è proprio il racconto a cui Antonia Arslan è più legata, che nasce dal primo viaggio di Carlo in Armenia, quando lui, nato in Italia, «scoprì una seconda patria, l’antica stirpe riemergeva: era sempre sembrato il più orientale dei cinque fratelli Arslan. Fu allora che una nostalgia lo invase e un senso di appartenenza perduta, e l’eccitazione di una scoperta».

Il Natale del 1944

La magia non è mancata nemmeno in quell’ultimo Natale di guerra, nel ‘44, che la scrittrice rievoca dai suoi ricordi di bambina, trascorsi nella villa di Dolo, nel Veneziano, quando la bella mamma Vittoria preparava misteriosi pacchetti chiusi da nastri colorati. I più piccoli attendevano impazienti e curiosi l’arrivo di Babbo Natale, fino a che dalla barba bianca finita di traverso spuntò la faccia (e il vocione) di papà Khayel…

Il campanile di Belluno

E ancora, il campanile di Belluno che diventò luogo di scoperta e scorribande in una gelida Vigilia, in cui dalla cima, ammirando tutta la vallata del Piave, i bambini non sentivano né freddo né stanchezza, ma, incantati, con il suono delle campane che risuonava da un paese all’altro, intravedevano perfino gli angeli.

L’atmosfera dickensiana

Sono racconti delicati e commoventi, dall’atmosfera dickensiana, che Antonia Arslan ha cesellato con ritmo e spruzzato di poesia. Ad accompagnare le storie, ci sono anche le illustrazioni dell’artista Massimo Pullini, dipinte nei toni del rosso e del grigio a olio su vetro e create proprio per illustrare i racconti di questo libro.

Speranza e lieto fine

Ognuna delle sette storie ricostruisce un frammento della vita della scrittrice, ma è anche un racconto compiuto in se stesso che ha un inizio e una fine e che suscita riflessioni ed emozioni. Parole da custodire, da cui farsi avvolgere, su cui meditare, trame sospese tra fantasia, magia e realtà. Sono racconti di speranza e lieto fine. Come del resto ogni storia di Natale che si rispetti dovrebbe essere.

Speciale energia: viceministro armeno Harutyunyan, nel 2017 raggiunti importanti obiettivi strategici (Agenzianova 22.12.17)

Erevan, 22 dic 14:30 – (Agenzia Nova) – Lo sviluppo del programma di liberalizzazione del mercato energetico, i lavori di estensione della seconda unità della centrale nucleare di Metsamor e le riforme nel settore delle rinnovabili: sono questi i tre risultati strategici raggiunti quest’anno dall’Armenia per quanto riguarda il settore energetico. È quanto affermato in un’intervista all’agenzia di stampa “Armenpress” dal viceministro per le Infrastrutture energetiche, Hayk Harutyunyan, che ha cercato di tracciare un bilancio dell’anno che volge al termine. “Quest’anno abbiamo attuato programmi importanti: il primo è l’avvio del processo di liberalizzazione del mercato. Quest’anno il governo ha approvato il programma di liberalizzazione del mercato energetico che prevede un processo graduale. Al momento il programma è stato inviato al parlamento ed è probabile che venga inserito nell’ordine del giorno della sessione di gennaio”, ha detto Harutyunyan, secondo cui altrettanto importante è stata l’estensione del programma del ciclo vitale dell’impianto nucleare di Metsamor.

Il terzo obiettivo strategico, ha aggiunto il viceministro armeno, sono le riforme nel settore dell’energia solare che sono entrate in vigore quest’anno dopo la loro attuazione avvenuta alla fine del 2016. “Al momento abbiamo già quasi 200 impianti solari in tutto il paese collegati alla rete: ciò significa che i cittadini hanno installato dei mini impianti solari nei loro terreni e hanno generato energia per soddisfare le loro necessità”, ha aggiunto Harutyunyan che ha poi indicato i prossimi obiettivi per quanto riguarda il settore. “Ci sono diverse infrastrutture della Rete elettrica armena che necessitano di essere cambiate e aggiornate. A questo scopo la Rete elettrica armena ha preparato un programma di grandi investimenti che è stato approvato e che mira ad attirare prestiti a un basso tasso d’interesse da organizzazioni finanziarie internazionali”, ha detto il viceministro armeno. (Res)

Focus – Henrikh Mkhitaryan, eroe armeno del Manchester United che si consacrò allo Shakhtar Donetsk. Ora l’Inter? (Passioneinter.com 21.12.17)

La dinamicità del calciatore in forza ai Red Devils potrebbe essere la chiave per regalare a Spalletti un centrocampo completo

Il dubbio amletico di questi ultimi giorni in casa nerazzurra è dettato dalla possibilità di investire o meno sul mercato di gennaio per rinforzare un’Inter che fino ad ora, forte di 40 punti in 17 giornate, ha sorpreso anche i tifosi più fiduciosi. Inutile negarlo: la rosa interista non gode di ampi argomenti alla voce “seconde linee”, se così vogliamo definirle. Ecco perché Luciano Spalletti ha chiesto alla società delucidazioni su quella che a partire da febbraio sarà effettivamente la rosa su cui potrà contare per il resto della stagione. Sabatini con le sue parole di qualche giorno fa sembrerebbe aver aperto un piccolo spiraglio in questo senso, ed i nomi su cui puntare sono 2: Javier Pastore ed Henrikh Mkhitaryan. La redazione di Passioneinter.com ha tracciato il profilo del trequartista armeno del Manchester United.

 

LA CARRIERA – Il giovane Henrikh inizia a dare i primi calci al pallone in Patria, dove viene tesserato per la prima volta dal Pyunik. La sua avventura nelle trafile giovanili del club armeno vive una brevissima interruzione, quando Mkhitaryan nella primavera del 2003 venne ceduto in prestito al San Paolo in Brasile, prima di debuttare nel 2006 con la prima squadra. Qui in 4 stagioni mostra qualità sulle quali il Metalurh Donetsk decide di investire: l’avventura in Ucraina si rivela molto proficua e dopo appena un anno, nell’estate del 2010, firma per lo Shakhtar. E’ qui che il calcio europeo di alto livello si accorge di lui: sotto la sapiente gestione di Mircea Lucescu la squadra ucraina vive stagioni importanti in patria ed in Champions League, dove sorprende molti addetti ai lavori per la qualità espressa. L’annata della consacrazione è quella del 2012/13, quando Mkhitaryan in 42 presenze mette a segno ben 29 gol, 25 dei quali in campionato, risultando l’uomo decisivo per la vittoria finale. Questo gli vale un biglietto per Dormund, dove ad attenderlo c’è il Borussia di Jurgen Klopp: in 3 annate in terra tedesca mantiene ottimi livelli, e nell’estate del 2016 il Manchester United sborsa 42 milioni di euro per portarlo ad Old Trafford. In Inghilterra non riesce a confermarsi tra i titolari di José Mourinho, ed ora potrebbe lasciare Manchester per trovare più spazio altrove. Inoltre, oltre che ad essere il giocatore più conosciuto ed il capitano dell’Armenia, gode anche del titolo di miglior marcatore armeno della storia in Nazionale con 25 centri.

COSI’ IN CAMPO – Mkhitaryan nasce come interno di centrocampo nei suoi trascorsi nelle giovanili de Pyunik, ma con la promozione in prima squadra anche il suo ruolo subisce delle modifiche. Si impone in prima squadra nel corso della sua carriera come trequartista: ciò che gli garantisce la fortuna in questo ruolo sono le sue qualità tecniche. Il fantasista armeno è infatti dotato di una notevole visione di gioco e di una grande lucidità che gli permettono di essere una grande insidia per le difese avversarie. La sua facilità nel riuscire a dribblare gli avversari e la capacità di essere incisivo sotto rete attraverso incursioni o tiri da fuori nel corso delle stagioni lo hanno portato spesso ad andare in doppia cifra per quanto riguarda i tabellini gol ed assist. Inoltre la sua rapidità, con e senza palla, nel corso degli anni gli hanno permesso di disimpegnarsi con disinvoltura anche come esterno destro o sinistro di un attacco a 3.

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Armenia-Ue: presidente parlamento Babloyan, accordo con Bruxelles apre nuovo capitolo dei rapporti bilaterali (Agenzianova 19.12.17)

Erevan, 19 dic 14:50 – (Agenzia Nova) – Costruire uno Stato armeno basato sul modello europeo è una scelta consapevole. Lo ha detto il presidente del parlamento armeno, Ara Babloyan, durante la 17ma sessione della commissione per la cooperazione parlamentare con l’Unione europea. “Il nuovo accordo fra Armenia e Ue siglato di recente a Bruxelles è un documento ambizioso che apre una nuova pagina delle relazioni bilaterali. Sin dall’indipendenza l’Armenia ha sempre reso noto che la cooperazione con l’Ue è fra le priorità dello stato. L’Ue è prima di tutto una comunità di valori che noi supportiamo”, ha detto Babloyan. Il nuovo accordo bilaterale fra Ue e Armenia è stato siglato lo scorso 24 novembre durante i lavori del summit del Partenariato orientale che si è tenuto a Bruxelles. (Res)

Speciale infrastrutture: Armenia, importazioni di gas iraniano destinate a crescere (Agenzianova 18.12.17)

Erevan, 18 dic 18:15 – (Agenzia Nova) – Il ministro delle Infrastrutture energetiche e delle risorse naturali armeno, Ashot Manukyan, si è recato in visita in Iran nel fine settimana per discutere del processo di costruzione della terza linea di trasmissione ad alto voltaggio transfrontaliera. Durante la visita il ministro ha avuto diversi incontri con vari rappresentanti istituzionali iraniani e con la comunità armena. In base all’accordo raggiunto in seguito all’incontro con Behzad Babazadeh, direttore per gli affari internazionali della compagnia nazionale iraniana del gas, le importazioni di metano destinante all’Armenia cresceranno nel corso del 2018. Il ministro Manukyan ha incontrato anche degli imprenditori iraniano-armeni interessati alle prospettive d’investimento nel paese caucasico per quanto concerne le rinnovabili, in particolare, l’eolico e il solare. Il ministro ha illustrato anche i vantaggi derivanti dall’apertura della nuova zona economica libera di Meghri, situata proprio nei pressi del confine con l’Iran, che potrebbe diventare una piattaforma per lo sviluppo delle relazioni commerciali. (Res)

Armenia: premier Karapetyan, zona economica libera di Meghri ottima opportunità per le imprese (Agenzianova 16.12.17)

Erevan, 16 dic 10:40 – (Agenzia Nova) – La zona economica libera di Meghri, in Armenia, è un’ottima piattaforma per fare impresa. Lo ha detto il premier armeno, Karen Karapetyan, durante la cerimonia d’apertura della zona economica. Secondo Karapetyan, l’apertura dell’area di Meghri non è che la metà del lavoro volto a favorire lo sviluppo economico del paese e necessiterà di continui sforzi. “Le nostre intenzioni sono molto serie: sin da quando ci siamo convinti che c’erano le condizioni per creare la zona economica di Meghri, abbiamo avviato dei regimi commerciali con l’Unione economica eurasiatica (Uee), l’Unione europea, il vicino Iran e altri paesi, tutte ottime piattaforme per lo sviluppo del business”, ha detto il capo del governo citato dall’agenzia di stampa “Armenpress”. (segue) (Res)