Il degrado senza fine della chiesa degli Armeni (Ilpiccolo 06.11.17)

TRIESTE Tra le varie parrocchie in cui la comunità tedesca ha girato, ancor prima di passare sotto l’ala della Curia nel 2010, c’è la chiesa, ancora consacrata, della Madonna delle Grazie di via Giustinelli, una delle tante vie della zona un tempo in mano alla Comunità degli armeni. La struttura infatti, protetta dalla Soprintendenza, era stata presa in comodato d’uso dalla comunità dai padri mechitaristi di Venezia (creata dall’abate Mechitar insediatosi in origine nell’isola veneziana di San Lazzaro), proprietari dell’edificio inaugurato nel 1859 con il contributo dell’armeno Gregorio Ananian, composto anche da otto appartamenti che fino a poco tempo fa erano quasi tutti abitati.

Inizialmente ospitavano anche un collegio-convitto con l’avvio del primo corso del ginnasio e della scuola reale di lingua italiana. Poi sono divenuti sede pure del parroco. C’è un’ampia sacrestia e dalla chiesa si notano quattro finestre realizzate appositamente affinché le suore di clausura potessero seguire la messa.Nella bellissima cappella è conservato, malamente, anche l’organo di Julius Jugy.
Ma l’ultima volta che la comunità cattolica mise piede lì dentro fu all’incirca nel 2009. Oggi le condizioni di tutto il complesso versano nel degrado. Con tanto di affreschi rovinati dall’umidità. Una parte del tetto è caduta. Un campanile sta in piedi grazie all’impalcatura. Per ripristinarli ci vorrebbero almeno 24mila euro. Altri sei mila per portare via tutte le masserizie che occupano il magnifico giardino a pastini (che come tutto l’impianto ha un bellissimo affaccio sul golfo), e i diversi piani, compresi quelli sotterranei, dove durante la seconda guerra mondiale l’allora rettore Johannes Dittrich, molto amato da alcuni, tra cui il fedele Roberto Mellini, nascose gli ebrei perseguitati.

La lista dei soldi da tirare fuori per rimettere in sesto tutto ingloba anche 2mila euro per ripristinare il verde attorno. Soldi che però, al momento, non si trovano. Quel che si può mettere in ordine finora è stato fatto dalla signora Gianna Tagliapietra che risiede in uno degli otto appartamenti da tantissimi anni.

I padri mechitaristi fino a oggi non si sono esposti per accollarsi le varie spese. Sono stati commissariati anni addietro. Ma forse con il nuovo commissario che li guida, il vescovo di Istanbul, le cose potrebbero smuoversi.

Come fare in caso contrario? Il comitato nato proprio per la salvaguardia della chiesa, la cui presidente è Liliana Servadei Davanzo, propone un’altra idea: perché non usare parte dei fondi della comunità cattolica tedesca e farla diventare così la loro sede?

Oggi infatti si battono per la riapertura della chiesa da una parte il comitato Giustinelli, di cui fanno parte anche fedeli che ormai hanno abbandonato la comunità cattolica tedesca, e dall’altra dal comitato Julius Kugy, sorto proprio per tenere viva la memoria dell’alpinista, musicista e poeta austro-ungarico. «L’organo è molto particolare – spiega Gianna Fumo, presidente – ha più di cento anni ed è stato acquistato direttamente da Kugy e poi lasciato in eredità alla chiesa dei mechitaristi». Fu realizzato a Vienna dai fratelli Rieger e consegnato nel novembre del 1894. All’interno sono stati realizzati molti concerti prima che fosse abbandonato. «Abbiamo organizzato l’ultimo concerto – dice Fumo – nella chiesa attorno al 2010, quando sia la chiesa che l’organo erano freschi di restauro».

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Cucina armena: 8 piatti tradizionali che non ti aspetti (Blog findininglovers 06.11.17)

Situata tra Georgia, Azerbaigian, Turchia e Iran, l‘Armenia è un piccolo stato con una grande storia alle spalle. Noi di Fine Dining Lovers vi raccontiamo l’identità armena attraverso i piatti che fanno di questa cucina una realtà da scoprire.

Avete mai sentito parlare della cucina armena? Ecco 8 piatti tipici, dall’antipasto al dolce, che fanno parte della tradizione culinaria dell’Armenia.

1. MEZE

La cucina armena occidentale si avvicina molto alla cucina libanese, greca e turca. Per questo motivo, è molto comune trovare sulla tavola ogni sorta di meze per antipasto come l’hummus, il tabbouleh, il mutabbal o i dolma.

2. MADZUN

In Armenia orientale, generalmente il pasto inizia con la zuppa di mazdoun (yogurt) o di pollo aromatizzata alle erbe. I più golosi uniscono le due specialità e servono una zuppa kefta al madzoun.

3. KHOROVADZ

L’Armenia è una grande consumatrice di khorovadz, che altri non sono che spiedini di pollo grigliato o di carne – di solito di maiale, ma anche di manzo, pollo o agnello. Gli spiedini di norma sono serviti con del riso o delle patate fritte.

4. KHACH

Il khach è un altro piatto tipico della cucina armena. La stagione deputata a questo piatto è l’inverno e si compone di zampe di manzo bollite.

5. GHAPAMA

Il ghapama è una sorta di ragù di zucca, che è possibile trovare spesso nella cucina armena tradizionale. Di norma viene servito durante le feste.

 

6. MANTI

I manti sono dei piccoli ravioli di carne, di solito ripieni di manzo ( vedi foto).

7. I DOLCI ORIENTALI

Per quanto riguarda i dolci, la cucina armena si avvicina molto alla cucina orientale. Ritroviamo baklava, lokum e halva come dessert a fine pasto.

 

8. TORTA NAPOLEONE

Nella cucina armena è possibile trovare anche delle influenze russe, come ad esempio la Torta Napoleone, l’equivalente della nostra millefoglie.

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Armenia-India: presidente Sargsyan, importanti opportunità di cooperazione e investimenti reciproci (2) (Agenzianova.com 06.11.17)

Erevan, 06 nov 15:33 – (Agenzia Nova) – “Stiamo registrando progressi da diversi anni nel rating Doint Business della Banca mondiale”, ha detto Sargsyan, secondo cui “l’Armenia è un piccolo paese”, un fattore che consente a tutti gli uomini d’affari di essere strettamente sotto osservazione. “Questo significa che siamo sempre pronti ad assistere ogni investitore”, ha detto il capo dello stato, secondo cui ci sono numerose sfere di cooperazione, per esempio nei settori agricolo, farmaceutico, Itc e nell’industria mineraria. Sargsyan ha effettuato una visita di lavoro in India durante la quale ha incontrato il premier Narendra Modi, il presidente Shri Ram Nath Kovind, e il vicepresidente Shri M. Venkaiah Naidu. Il presidente armeno ha inoltre partecipato alla sessione plenaria della conferenza World Food: India -2017” e ha avuto un incontro con la comunità armena residente nel paese asiatico. (Res)

Giovedì 16 novembre 2017, memoria deportazione Ebrei di Firenze (Met.provincia.fi.it 06.11.17)

Dal 2013 la Comunità di Sant’Egidio ha inteso ricordare la deportazione degli Ebrei di Firenze, avvenuta il 6 novembre del 1943, attraverso un pellegrinaggio della memoria nelle strade del centro storico. Il corteo quest’anno partirà da via del Corso, giovedì 16 novembre, alle ore 17.30, con appuntamento al Canto di Croce Rossa (all’angolo di via del Corso con via dei Cerchi) e percorrerà le vie del centro fino alla sinagoga di via Farini, dove i partecipanti al corteo saranno accolti dai responsabili della Comunità Ebraica per una cerimonia nel piazzale.
La cittadinanza è invitata. L’appuntamento è alle 17.30, ma in caso di temporale la manifestazione si svolgerà direttamente alla sinagoga alle ore 18.

Anche quest’anno, dunque, la Comunità di Sant’Egidio, in accordo con la Comunità Ebraica, intende rinnovare questo gesto, al quale hanno preso parte con convinzione tante anime della realtà cittadina, tra le quali anche musulmani con l’imam Izzedin Elzir, i rappresentanti della Comunità Armena, i buddisti della Soka Gakkai.

La marcia della memoria si colloca nel 2017 a 74 anni dalla prima deportazione degli Ebrei fiorentini.
Può essere utile ricordare alcuni dati.
Il 6 novembre 1943 il comando nazista avviò a Firenze la cattura e la deportazione degli Ebrei fiorentini. Vennero arrestate oltre 300 persone. Il 9 novembre furono caricate sui treni diretti verso Auschwitz, dove arrivarono il 14 novembre. Solo 107 superarono la selezione per l’immissione nel campo: gli altri vennero immediatamente eliminati.
Nell’elenco dei deportati figuravano anche otto bambini nati dopo il 1930 e 30 anziani, nati prima del 1884.
I tedeschi avevano completato l’occupazione di Firenze nel settembre 1943. Qui i nazisti poterono contare per la razzia sul sostegno attivo dei fascisti, in particolare su quello della banda Carità.
Degli Ebrei deportati nei lager dal 6 novembre del ’43 in poi, solo 15 tornarono indietro: otto donne e sette uomini.

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Siria, Serbia e Armenia pronte a partecipare allo sminamento (Sputniknews.com 06.11.17)

Il viceministro russo della Difesa Alexander Fomin ha dichiarato che la Serbia e l’Armenia hanno detto di essere disponibili a inviare i loro esperti in Siria per lo sminamento dopo che le ostilità nel Paese saranno cessate.

“Lo sminamento potrebbe essere una delle questioni più dolorose e abbiamo organizzato consultazioni con i rappresentanti delle agenzie di difesa dell’Iran, dell’Egitto, della Serbia, dell’Armenia, della Turchia e degli Emirati Arabi Uniti. Alcuni Paesi hanno espresso la loro disponibilità a fornire assistenza finanziaria” ha spiegato Fomin al portale Gazeta.ru.

Lui ha anche detto che l’offensiva nella Siria sudorientale è l’ultima cosa da affrontare per combattere il terrorismo nel Paese.

“Credo che nessuno dubiti che le forze aerospaziali russe, le quali supportano le truppe terrestri siriane, abbiano giocato una parte significativa nei successi della lotta contro il terrorismo. Rimane soltanto da completare l’offensiva nel sud-est del Paese, lungo il fiume Eufrate. I terroristi stanno resistendo ma il loro destino è segnato” ha spiegato Fomin al portale Gazeta.ru.

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Non solo Duomo: la Chiesa armena di Milano (Thesubmarine.it 04.11.17)

La chiesa apostolica armena di Milano si trova in una traversa di via Porpora, e la sua forma austera ed esotica al tempo stesso si inserisce nel panorama del quartiere, composto da villette bizzarre e vagamente vittoriane, in modo sorprendentemente appropriato. Siamo andati a visitare questo pezzo di terra armena nel cuore della città.

A Milano non c’è solo il Duomo. Il territorio cittadino conta centinaia di edifici di culto sparsi per il territorio comunale, soprattutto chiese cristiane cattoliche, parrocchie; edifici storici dal valore inestimabile o brutti prefabbricati anni ’60 come quello di San Leonardo. A Milano molte comunità hanno il proprio luogo di culto e, in casi di minoranze molto ristrette o per cui la religione è un tratto di autoidentificazione, questo luogo di culto finisce per diventare uno dei principali motori di aggregazione e conservazione culturale di quella minoranza. È il caso della chiesa armena, dedicata ai Santi Quaranta Martiri del IV secolo di Sebaste.

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Ci siamo fatti accompagnare a visitarla da Padre Tovma, il sacerdote responsabile della struttura, che risiede in Italia da cinque anni. “Mi ha incaricato il nostro Catholicos, il Pontefice degli Armeni.” Padre Tovma è un Archimandrita, “come il Monsignore nella Chiesa Cattolica.” Per questo motivo, è celibe: Il clero armeno non ha obbligo di castità nelle fasce più basse della gerarchia ecclesiastica, ma solo per le cariche più alte.

“La comunità armena a Milano conta circa 800 persone,” ci informa Padre Tovma. “In tutta Italia saremo circa 5000. Questa chiesa esiste da sessant’anni ed è la sede di rappresentanza della Chiesa armena in Italia.” La maggior parte della comunità armena italiana infatti, secondo Padre Tovma, risiede in Lombardia. “Gli armeni milanesi però non risiedono nelle immediate vicinanze della chiesa,” continua, “sono sparsi per tutta la città.”

È luogo comune che la popolazione della diaspora armena sia arrivata nel nostro paese — e altrove in occidente — in seguito al terribile genocidio ad opera dei turchi nel 1915, che spazzò via una fetta rilevante della popolazione armena dalla loro dimora storica tra il Caucaso e l’Anatolia. In realtà, le cose sono più complesse.

Sinbàd

Sinbàd

Sinbàd, ad esempio, è arrivato in Italia cinque anni fa. Come molti altri ragazzi armeni è emigrato dall’Armenia per motivi di studio. “La situazione economica in Armenia è precaria,” ci racconta padre Tovma, “specie dopo che la Turchia ha chiuso il confine dopo l’indipendenza per la questione del Nagorno-Karabakh,” che si trascina da ormai tre decenni. Oggi Sinbàd lavora nella parrocchia di Milano, partecipando anche alle funzioni religiose. È lui ad aprirci fisicamente la porta della chiesa per fare qualche foto.

Sul portone della struttura, di legno chiaro, sono raffigurate in dei bassorilievi le principali chiese d’Armenia. L’interno della chiesa in sé non è molto diverso da quello di una tipica chiesa cattolica, se si esclude qualche tappeto più del solito e le scritte nell’arcano alfabeto armeno. La messa si tiene ogni domenica alle undici e, versando un’offerta libera, si può accendere una candelina come in una normale chiesa milanese.

img_20171026_153617L’architettura delle chiese armene, a un occhio profano, è simile a quella romanica: serie di archi tondeggianti e in generale solida, con interessanti cupole coniche che ricordano vagamente quelle di alcuni castelli francesi. Secondo Josef Strzygovsky, uno dei primi europei a studiare l’architettura armena in medioriente, la forma delle chiese armene avrebbe influenzato in modo decisivo quelle occidentali, almeno nei primi anni della cristianità. La chiesa di Echmiadzin, sede del katholicos, il pontefice armeno, e una delle cattedrali più antiche del mondo, avrebbe ispirato la chiesa milanese di San Satiro, in via Torino. Un legame duraturo nel tempo.

Ma la chiesa armena è ortodossa? È cattolica ma rinnegata? Perché c’è un pontefice che non è il Papa e nemmeno il metropolita di Costantinopoli? Abbiamo esposto le nostre perplessità a Padre Tovma, che ci ha regalato una veloce lezione di teologia paleocristiana.

In sostanza, la chiesa armena è una chiesa Apostolica, ovvero fondata direttamente dagli apostoli di Cristo: in questo caso san Bartolomeo e san Taddeo — san Pietro, fondatore della chiesa romana, non c’entra niente. La chiesa armena e altre chiese (quella Siriaca, Copta, Etiope, Eritrea e Indiana) sono tutte chiese indipendenti e vengono a volte definite chiese Ortodosse orientali, da non confondere con l’ortodossia greca e russa alla quale siamo in genere abituati a pensare. Tra l’altro, la chiesa armena è stata la prima a essere adottata come religione di stato dal regno d’Armenia, nel 301 d.C.

A livello dottrinale, le differenze in realtà sono minime. La chiesa cattolica accusa quella armena di essere monofisita, ma quella armena respinge questa accusa.

Il monofisismo, per chi avesse bisogno di un ripasso di storia come la persona che sta scrivendo questo articolo, è la dottrina elaborata da un teologo greco nel 5° secolo secondo la quale in Cristo non ci sarebbero due nature — umana e divina — ma, appunto, solo quella divina. La dottrina venne bollata come eretica dal Concilio di Calcedonia del 451 d.C., che però fu essenzialmente un affare della chiesa romana e quella bizantina, al quale la chiesa armena non partecipò. Come in passato anche oggi la chiesa armena, come altre chiese orientali, sostiene che “la natura totalmente umana e quella totalmente divina sono unite in un’unica natura con Cristo senza tuttavia miscelarsi,” una definizione che fa storcere il naso alle chiese occidentali.

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Assistere a una messa armena probabilmente è un’esperienza simile a quella di assistere ad una messa cattolica pre-concilio vaticano secondo. Il sacerdote — in questo caso, Padre Tovma — recita la liturgia rivolto verso l’altare con le spalle al pubblico, e il tutto è in armeno classico. La messa è ricca di spezzoni cantati. Nel caso specifico della messa a cui abbiamo assistito nella chiesa armena di Milano, i cantanti — un uomo e due donne — cantano in modo fenomenale melodie che ricordano un mix tra i suoni della liturgia occidentale e quella ortodossa. Come tutta la messa, del resto.

Nel piano interrato della chiesa si trova l’ufficio di Padre Tovma e un’ampia sala comune, che viene usata per alcuni eventi o occasioni sociali dalla comunità come battesimi, matrimoni o feste. “O quando è più comodo restare qui dopo la messa,” secondo Padre Tovma.

La parrocchia infatti non è l’unica istituzione della comunità a Milano. La Casa armena è un’organizzazione laica e ha sede in Piazza Velasca 4.

Abbiamo parlato con Pietro Kuciukian, console onorario d’Armenia a Milano. “I rapporti tra la chiesa e la casa armena sono ottimi. ” ci ha detto al telefono il console. La casa è stata aperta, come la chiesa, circa sessant’anni fa, dopo che “i reduci del genocidio si sono stufati di girare qua e là per riunirsi e hanno comprato tutti insieme un appartamento.”

“Il centro è apolitico e areligioso,” prosegue Kuciukian. “ci si trova lì il sabato e la domenica, o per eventi culturali e ricorrenze. A volte la chiesa ci ospita o viceversa.”

img_20171026_153326Per quanto riguarda invece i rapporti con le altre chiese cattoliche milanesi, la chiesa di via Jommelli non è coinvolta in particolari attività con esse. “Però,” precisa Padre Tovma, “facciamo parte del Consiglio delle chiese di Milano.” Chiediamo a Padre Tovma come siano i rapporti con la comunità turca di Milano. “Qui c’è una comunità turca?” ci chiede con un sorriso Padre Tovma. “A me sinceramente non interessa dei turchi, possono fare quello che vogliono. È il loro governo che non ha ancora ‘pagato’ per quello che ha fatto. Speriamo che la comunità turca spinga il suo governo per il riconoscimento del genocidio. Noi siamo aperti, ma loro no. Tutti i tentativi di apertura da parte del governo armeno sono rimasti solo sulla carta.”

Ovviamente, ancora oggi la memoria di quell’evento drammatico è molto viva nelle comunità della diaspora, che sono nate in larga parte dopo i tragici eventi del 1915. “C’è anche la questione dei rimborsi economici per gli eredi delle vittime. Se il governo riconoscesse il genocidio, poi dovrebbe anche provvedere ai rimborsi. Gli armeni possedevano molte cose in Turchia. Per esempio il palazzo dove risiede adesso Erdogan apparteneva a una famiglia nobile armena.”

Dopo che l’Armenia ha guadagnato l’indipendenza, in seguito allo scioglimento dell’URSS, il suo popolo si è trovato ad avere uno stato effettivamente indipendente. Abbiamo parlato con Simone Zoppellaro, giornalista e scrittore autore tra l’altro di Armenia Oggi, prefatto dalla scrittrice italoarmena Antonia Arslan, autrice de La masseria delle allodole. Zoppellaro ha vissuto per qualche tempo in Armenia e sua moglie viene proprio dalla repubblica caucasica. “L’Armenia contemporanea è uno stato che vive di rimesse. Tra le repubbliche caucasiche dell’Unione Sovietica è quella che ha più sofferto per lo scioglimento, visto che la sua economia si basava soprattutto su industria e tecnologia.”

La chiesa armena è tornata ad essere importante nella vita pubblica del paese in seguito alla caduta del comunismo, in modo analogo ad altre chiese delle repubbliche post-sovietiche.

Ciononostante la chiesa continua a essere un legame tra le colonie della diaspora e la madrepatria, nonostante qualche barriera di livello linguistico: le comunità armene all’estero parlano prevalentemente un dialetto armeno di varietà occidentale, mentre in patria si parla prevalentemente il dialetto armeno orientale. “La comunità armena italiana non è numerosa come quella francese o americana, ma è comunque molto viva,” prosegue Zoppellaro, “ad esempio a livello culturale. A Venezia c’è un monastero di cultura armena che è stato molto importante negli ultimi decenni per la diaspora.” Del monastero ci ha parlato anche Padre Tovma, nonostante non sia sotto la giurisdizione della chiesa armena ma di quella cattolica romana. “Su quell’isola è come essere in Armenia. A casa.”

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Israele-Armenia: ministro Esteri Nalbandian in visita nel paese il 6-7 novembre (Agenzianova 04.11.17)

Erevan, 04 nov 11:19 – (Agenzia Nova) – Il ministro degli Esteri armeno, Edward Nalbandian, si recherà per due giorni di visita in Israele. Lo riferisce con un comunicato il ministero degli Esteri armeno, citato dall’agenzia di stampa “Armenpress”. “Il ministro Nalbandian si recherà in visita il prossimo 6-7 novembre dopo l’invito del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu”, si legge nel comunicato. Secondo quanto reso noto dal ministero armeno, Nalbandian incontrerà rappresentanti delle autorità nazionali, deputati del parlamento e l’arcivescovo del Patriarcato armeno di Gerusalemme Nourhan Manougian. (Res)

Speciale difesa: presidente armeno Sargsyan, attendiamo nuove forniture militare russe nei prossimi giorni (Agenzianova 02.11.17)

Erevan, 02 nov 15:30 – (Agenzia Nova) – La Russia è pronta a inviare una nuova fornitura di armamenti all’Armenia come parte dell’accordo bilaterale vigente fra i due paesi. Lo ha detto il presidente armeno, Serzh Sargsyan, aggiungendo che il nuovo accordo di prestito del valore di 100 milioni di dollari verrà attuato dopo l’approvazione dei rispettivi governi. “Entro la fine dell’anno completeremo i contratti in vigore. Ci aspettiamo nuove forniture nei prossimi giorni ed entro la fine dell’anno completeremo tutte le questioni relative agli accordi precedenti”, ha detto Sargsyan in un’intervista all’agenzia di stampa russa “Ria Novosti”. Nel giugno del 2015 la Russia e l’Armenia hanno siglato un accordo del valore di 200 milioni di dollari che prevede una fornitura di prodotti militari in Armenia. Sulla base invece della nuova bozza di intesa approvata dal governo armeno il 12 ottobre scorso, la Russia dovrà inviare all’Armenia un credito statale per finanziare le forniture dei prodotti militari russi: l’accordo prevede un prestito con una maturità di 15 anni e interessi annuali del 3 per cento. (Res)

Sono stati liberati i primi due orsi sfruttati in Armenia (Lastampa.it 02.11.17)

Si chiamano Misha e Dasha e sono i primi due orsi armeni liberati dalle loro gabbie minuscole. Per loro inizia finalmente una nuova vita, con la speranza che un giorno potranno essere liberate nella natura.

 Vi avevamo raccontato nei giorni scorsi la storia dei plantigradi armeni, utilizzati per intrattenere turisti e piccoli magnati locali. Grazie alla collaborazione fra il governo armeno e l’Iar, l’International Animal Rescue – l’associazione animalista che ha promosso la petizione internazionale “Armenia Bear Rescue” – i due orsi saranno accolti in un rifugio costruito sulle montagne apposta per loro.

Dasha è una femmina, Misha un maschio. Hanno passato la loro intere vite chiusi nelle gabbie, sfruttati per intrattenere i clienti di un ristorante. L’operazione di salvataggio ha visto la partecipazione dei veterinari che hanno usato un tranquillante per preparare agli animali al viaggio. Sono stati poi accolti in un rifugio, costruito dalla stessa Iar. Ora saranno monitorati dai veterinari che dovranno decidere se potranno un giorno essere liberati in natura senza pericoli per loro.

L’associazione ha previsto di liberare 80 orsi nelle prossime settimane, primo passo di un’operazione che vorrebbero fosse ancora più ampia. Perché l’intera Armenia è piena di orsi sfruttati, rinchiusi nelle gabbie dei ristoranti, delle fabbriche, degli zoo privati e delle stazioni.

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Già pronti 838 km di rotaie. La linea unisce Baku (Azerbaigian) con Kars (Turchia) (Italiaoggi.it 02.11.17)

Baku-Tbilisi-Kars, sono le tre tappe della cosiddetta Btk, primo troncone ferroviario della Via della seta, l’ambizioso progetto di corridoio di collegamento tra l’Asia e l’Europa. La linea di treni tra i due continenti sarà completata nel 2018, quando la Turchia poserà l’ultima pietra nel tunnel sottomarino Marmaray, attualmente in costruzione sotto il Mar di Marmara, che unirà la sponda europea a quella asiatica del Bosforo, a Istanbul in Turchia.

Quando la linea Btk sarà completata, permetterà di trasportare passeggeri e merci «da Pechino a Londra in 12-15 giorni» secondo il ministro turco dei trasporti, Ahmet Arslan.

Il trasporto merci che passa dalla Russia e dal l’Iran, così come il trasporto marittimo, dovranno stare in guardia perché la «Via della seta ferroviaria sarà molto più rapida» hanno assicurato le autorità dell’Azerbaigian.

Lunedì scorso, 30 ottobre, l’Azerbaigian ha inaugurato la nuova linea di 838 chilometri di binari che collegano la capitale Baku, sulla riva occidentale del Mar Caspio, alla città di Kars, nel Nordest della Turchia, passando dalla capitale della Georgia, Tbilisi, come ha riportato Le Monde.

La nuova linea Btk trasporterà, all’inizio, un milione di passeggeri e 6,5 milioni di tonnellate di merci all’anno, carico che salirà a 50 milioni di tonnellate nel 2025, se tutto andrà come previsto.

Lunedì scorso è partito il primo treno da Alat, un porto a Sud di Baku, capitale dell’Azerbaigian, creato per facilitare i commerci con il Kazakistan e il Turkmenistan, due stati dell’Asia centrale che si trovano sulla sponda orientale del Mar Caspio. Salendo a bordo dei treni della nuova linea Btk, i rappresentanti di Azerbaigian, Turchia, Kazakistan, Georgia e Uzbekistan hanno percepito una promessa di «pace e prosperità per la regione».

La promessa non è valida per l’Armenia, tenuta lontana dal progetto, mentre la sua vecchia rete ferroviaria, che risale all’epoca sovietica, avrebbe offerto il tracciato ferroviario più breve verso la Turchia. L’opzione era impensabile, perché l’Armenia e l’Azerbaigian sono ai ferri corti per il possesso del Nagorno-Karabakh, una regione dell’Azerbaigian popolata in maggioranza da armeni e dove gli scontri sono continui. In nome della solidarietà con i fratelli dell’Azerbaigian turcofoni la Turchia ha chiuso la propria frontiera con l’Armenia nel 1993 e non pensa assolutamente di riaprirla.

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