Armenia: amb. Ferranti a inaugurazione 2ª sede Società Dante Alighieri (Giornale Diplomatico 22.10.25)

GD – Jerevan, 22 ott. 25 – Nell’ambito della XXV edizione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, intitolata “Italofonia: lingua oltre i confini”, all’Università Statale “V. Brusov” di Jerevan si è svolta la cerimonia ufficiale di inaugurazione della seconda nuova sede del Comitato di Jerevan della Società Dante Alighieri.
Nel corso delle celebrazioni sono stati presentati il rinnovato sito web del Comitato e i nuovi corsi di lingua italiana di vari livelli, nonché l’avvio degli esami di Certificazione della conoscenza della lingua italiana (PLIDA) presso il Comitato.
All’evento hanno partecipato l’ambasciatore d’Italia, Alessandro Ferranti; il viceministro dell’Istruzione, della Scienza, della Cultura e dello Sport della Repubblica di Armenia, Artur Martirosyan; il rettore dell’Università Brusov, Davit Gyurjinyan; i soci del Comitato di Jerevan della Società Dante Alighieri, oltre a docenti e studenti dell’Ateneo.
L’amb. Ferranti, congratulandosi per la contestuale ricorrenza del 90° anniversario dalla fondazione dell’ateneo, ha ringraziato l’università per la partecipazione alla Settimana della Lingua Italiana nel Mondo e per l’importante contributo profuso per la diffusione della lingua e della cultura italiana in Armenia, sottolineando in particolare l’ampio spettro delle opportunità e delle ispirazioni offerte dall’insegnamento dell’italiano.
Nel suo discorso il viceministro Martirosyan ha evidenziato l’importanza della presenza di tale Centro all’Università Brusov, in quanto luogo di eccellenza a livello nazionale per la linguistica, e ha altresì affermato che le attività della nuova Sede del Comitato di Jerevan daranno ulteriore slancio ai legami bilaterali in ambito formativo ed educativo.
Da parte sua il rettore Gyurjinyan, congratulandosi con tutti i presenti per l’importante evento, ha dichiarato che l’istituzione della sede del Comitato in seno all’Università Brusov è un’ulteriore testimonianza del continuo rafforzamento delle relazioni tra Italia e Armenia. Il Rettore ha infine sottolineato che tale collaborazione contribuirà all’espansione dell’insegnamento della lingua italiana in Armenia, alle prospettive professionali degli studenti e all’ulteriore approfondimento del dialogo culturale fra i due Paesi.
Al termine dell’evento è stato proiettato il celebre film armeno “Noi e le nostre montagne”, per la prima volta con sottotitoli in italiano, curati dagli studenti e dai docenti del Dipartimento di Italianistica dell’Università.

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Monaci armeni in visita alla reliquia di San Mercuriale, poi le celebrazioni in rito armeno (Forlitoday 21.10.25)

Si avvicina la festa di San Mercuriale, primo vescovo di Forlì, la cui figura – secondo recenti ricerche storiche e scientifiche – sarebbe giunta in Romagna dalla lontana Armenia. In vista della ricorrenza, quest’anno la comunità forlivese vivrà un momento dal forte valore simbolico e spirituale.

Mercoledì, saranno infatti presenti in città i monaci armeni mechitaristi dell’Isola di San Lazzaro (Venezia), che hanno espresso il desiderio di visitare e venerare le reliquie del santo vescovo. Il programma prevede alle ore 18, sul sagrato della basilica di San Mercuriale, l’accoglienza — alla presenza del vescovo Livio Corazza — della reliquia del capo del santo, solitamente custodita nella chiesa della Santissima Trinità. A seguire, alle 18.30 in basilica, i monaci mechitaristi celebreranno la Divina Liturgia secondo il rito armeno.

L’incontro rappresenta un’occasione preziosa per avvicinarsi alla tradizione liturgica armena, espressione di una stessa fede condivisa, e al tempo stesso per rinsaldare il legame con la terra d’origine del primo pastore della Chiesa forlivese.


Monaci armeni in visita alla reliquia di San Mercuriale, poi le celebrazioni in rito armeno
https://www.forlitoday.it/cronaca/visita-monaci-armeni-san-mercuriale.html
© ForlìToday

Minassian: come il vescovo martire Maloyan “viviamo con coraggio la nostra fede” (Vaticannews 21.10.25)

“Sant’Ignazio Maloyan visse le parole del Vangelo e portò la croce fino all’ultimo respiro. Preservò il suo gregge nella fede, soffrì con esso e per esso, e diede la sua vita per incoraggiarlo, rafforzarlo e salvarlo”. Lo ha detto il patriarca di Cilicia degli armeni cattolici, Raphaël Bédros XXI Minassian, che nel pomeriggio di ieri, lunedì 20 ottobre, all’Altare della Cattedra della Basilica vaticana, ha presieduto la celebrazione della messa di ringraziamento per la canonizzazione di sant’Ignazio Maloyan, vescovo e martire della Chiesa armeno cattolica, proclamato santo insieme ad altri sei beati da Leone XIV domenica 19 ottobre, in una solenne cerimonia in Piazza di San Pietro.

I concelebranti, le autorità e la società civile

Alla celebrazione hanno preso parte i patriarchi Béchara Boutros Raï, di Antiochia dei Maroniti, e Ignace Youssif III Younan, di Antiochia dei Siri; poi il cardinale George Jacob Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo interreligioso; Mesrop Sarkissian, rappresentante di Sua Santità Aram I, Catholicos della Chiesa armena apostolica di Cilicia; l’arcivescovo Flavio Pace, segretario del Dicastero per la Promozione dell’unità dei cristiani, l’arcivescovo Michel Jalakh, segretario del Dicastero per le Chiese orientali, insieme a padri sinodali della Chiesa armeno cattolica e membri del clero. Erano presenti, tra gli altri, gli ambasciatori di Armenia e Libano e altri rappresentanti della società civile, oltre a un gran numero di pellegrini armeni provenienti da varie parti del mondo che avevano partecipato alla celebrazione della canonizzazione del giorno precedente.

Il grido silenzioso ma potente del martirio

Durante l’omelia, il patriarca Minassian ha ricordato “il grido silenzioso ma potente del martirio” di Ignazio Maloyan, celebrato non in un semplice rito commemorativo ma in una proclamazione viva di fede. Sant’Ignazio, ha rimarcato, non è solo un testimone del passato, ma un compagno del presente, una voce che continua a parlare con forza nel cuore di un mondo spesso sordo alla verità del Vangelo. “Moriamo, ma moriamo per Cristo”, disse il vescovo Maloyan nel momento supremo della prova, durante le persecuzioni contro il popolo armeno, il Metz Yeghern-Grande Male. In quelle parole, ha affermato il patriarca, c’è tutta la potenza di una fede che non si piega e trova nella Croce non una sconfitta, ma una vittoria. “Il sangue da lui versato, come quello del suo Maestro, è seme per nuovi credenti e testimonianza viva di una Chiesa che non muore, perché radicata in Cristo”, ha ribadito Minassian sottolineando che “la sua santità non è semplicemente un riconoscimento da parte della Chiesa, ma una voce che ci chiama a vivere nella verità, una chiamata a una fede scomoda, ma viva e coraggiosa, capace di perseverare anche nei momenti più bui”.

La santità non riservata a pochi, è una vocazione universale

Per questo, ha insistito, “una persona disposta a sacrificare la propria vita per la verità non può essere sconfitta. Perché quando il cuore appartiene a Cristo, né la guerra, né la persecuzione, né la morte possono togliergli la libertà: la libertà dell’amore”. La canonizzazione di  Ignazio Maloyan, ha esortato il celebrante, “è una chiamata a tutti i cristiani, e in particolar modo ai fedeli armeno cattolici, a comprendere che la santità non è riservata a pochi, ma è una vocazione universale”. Pertanto, in tempi in cui la fede viene spesso marginalizzata, la figura di Ignazio Maloyan, ha osservato ancora, “ci invita a vivere la nostra fede con coraggio, autenticità e amore ardente per Cristo”.

Avere la forza di dire: siamo pronti a morire per Cristo

In conclusione il patriarca ha invitato i presenti a pregare per la Chiesa armena cattolica e per tutti i cristiani perseguitati nel mondo, specialmente in Medio Oriente, chiedendo “l’intercessione di sant’Ignazio Maloyan e di tutti i martiri, affinché anche noi, nella nostra vita quotidiana, possiamo avere la forza di dire: ‘Viviamo per Cristo e, se necessario, siamo pronti a morire per Lui'”.

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Il grido silenzioso ma potente del martirio (Osservatore Romano)

Armenia: arresti a Gyumri, 33 fermati per disordini di massa durante protesta a sostegno sindaco (AgenziaNova 21.10.25)

Erevan, 21 ott 10:27 – (Agenzia Nova) – Sono 33 le persone arrestate a Gyumri in relazione ai disordini scoppiati il 20 ottobre durante una manifestazione a sostegno del sindaco Vardan Ghukasyan. Lo ha riferito il Comitato investigativo dell’Armenia, precisando che i fermati sono accusati di partecipazione a disordini di massa e ostruzione alla giustizia. Secondo le autorità, i disordini sono avvenuti mentre il Comitato anticorruzione conduceva perquisizioni negli uffici municipali nell’ambito di un procedimento penale per corruzione. Mentre le indagini erano in corso, i sostenitori del sindaco si sono radunati davanti al Comune dando vita a una protesta, sfociata in scontri con le forze dell’ordine. La polizia ha successivamente proceduto a fermare numerosi manifestanti. Oggi il sindaco Vardan Ghukasyan è stato posto in detenzione preventiva per due mesi con l’accusa di aver richiesto e ricevuto tangenti. Oltre al primo cittadino, altre sette persone sono state arrestate con le medesime accuse.
(Rum)


 

Armenia: Convegno “Turismo archeologico per sviluppo: il restauro dei mosaici di Garni e le attività armeno-italiane a Dvin e Aruch” (GiornaleDiplomatico21.10.25)

GD – Jerevan, 21 ott. 25 – Nel Museo di Storia di Jerevan si è svolto il convegno “Turismo archeologico per lo sviluppo in Armenia: il restauro dei mosaici di Garni e le attività armeno-italiane a Dvin e Aruch”, organizzato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, della Scienza, della Cultura e dello Sport della Repubblica di Armenia e sostenuto dall’Ambasciata d’Italia a Jerevan, nell’ambito del progetto ARCHEtourDEV, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo AICS e coordinato dall’Università di Firenze.
L’evento è stato inaugurato dall’allocuzione del Direttore del Museo, Davit Poghosyan, a cui sono seguiti i saluti istituzionali della Ministra della Cultura, Zhanna Andreasyan, e dell’Ambasciatore d’Italia, Alessandro Ferranti.
Nel dare il benvenuto ai partecipanti, la Ministra Andreasyan ha fatto cenno all’importanza dell’iniziativa dal punto di vista della conservazione e del restauro del patrimonio archeologico e della crescita delle capacità professionali degli specialisti, nonché dello sviluppo delle comunità locali, i cui abitanti potranno considerare il patrimonio culturale come un’opportunità diretta per lo sviluppo delle loro comunità.
La Ministra Andreasyan ha poi espresso la sua gratitudine all’Ambasciata d’Italia in Armenia e a tutte le altre istituzioni coinvolte nel programma, augurando pieno successo nell’attuazione del progetto congiunto, che riguarda innanzitutto le relazioni amichevoli e l’ulteriore approfondimento della cooperazione tra Italia e Armenia.
Per parte sua l’amb. Ferranti, sottolineando la grande importanza di progetti congiunti di tale calibro tra Italia e Armenia, ha osservato che i popoli italiano e armeno sono legati da un patrimonio e un comune retaggio millenario e che l’archeologia simboleggia la capacità di guardare al futuro con maggiore serenità e consapevolezza, attraverso la riscoperta e la valorizzazione delle memorie del passato.
Il programma principale del Convegno era dedicato a Garni, dove l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze sta conducendo la terza fase dei delicati lavori di restauro del mosaico. Gli interventi previsti, tra cui l’analisi strutturale del mosaico, gli studi stratigrafici, la rimozione selettiva della malta e le operazioni di pulitura, contribuiranno alla conservazione a lungo termine del mosaico.
L’evento ha inoltre presentato i progressi registrati dall’Università di Firenze e dall’ISMEO (Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente) nelle missioni archeologiche in essere rispettivamente a Dvin e ad Aruch, a dimostrazione dell’ampia portata del partenariato italo-armeno in tale settore, che collega la conservazione del patrimonio a un nuovo paradigma di opportunità di sviluppo delle comunità locali coinvolte e di promozione del turismo culturale.

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Ignazio Maloyan, martire e testimone del genocidio arme (BQ e altri 21.10.25)

Ignazio Maloyan è santo martire armeno, assassinato dai turchi in odium fidei l’11 giugno 1915, nel giorno della Festa del Sacro Cuore. Fu testimone del genocidio armeno, troppo a lungo negato.

Cultura 21_10_2025
Statua di Ignazio Maloyan in LibanoFra i sette nuovi santi proclamati da Papa Leone XIV domenica 19 ottobre, c’è anche il martire armeno Ignazio Maloyan. Il premier armeno Nikol Pashinyan, benché ai ferri corti con la Chiesa nel suo paese (due vescovi arrestati, con l’accusa di golpismo, per le manifestazioni dell’anno scorso), era presente alla cerimonia. Ha definito la canonizzazione “un atto di giustizia” per gli armeni e che fa luce sulla loro drammatica storia. Il santo martire armeno è infatti un testimone d’eccezione del genocidio del 1915.

Choukrallah Maloyan nacque a Mardin, nell’Anatolia orientale, Impero Ottomano, il 15 aprile 1869. L’arcivescovo di Mardin, Melkon Nazarian notò la sua forte fede e lo inviò nel 1883 al convento di Bzommar in Libano (allora provincia ottomana), sede dell’Istituto del Clero Patriarcale armeno. Il giorno della solennità del Corpus Domini del 1896 fu ordinato sacerdote prendendo il nome di Ignazio.

Dopo un primo periodo ad Alessandria d’Egitto, nel 1910 veniva nominato Vicario patriarcale nella sua città natale, a Mardin. Ignazio Maloyan tornava a Mardin dopo 27 anni. Venne consacrato vescovo da San Pio X il 22 ottobre 1911, durante Sinodo nazionale della Chiesa armena. Molte cose erano cambiate in Turchia. Fra il 1894 e il 1896 gli armeni avevano subito una serie di sanguinose persecuzioni nella provincia di Diyarbekir, ad opera del sultano Abdul Hamid. Nel 1909, nel suo ultimo anno di regno, il sultano scatenò un’altra ondata di persecuzioni, questa volta nella provincia di Adana. Queste prime forme di genocidio, ancora non organizzate, avevano comunque causato 250mila morti, terrorizzando i sopravvissuti. I Giovani Turchi avevano preso il potere con un colpo di Stato nel 1908 e stavano riformando lo Stato secondo le linee del nazionalismo europeo. Nel 1911, mentre Maloyan si trovava a Roma, l’Italia era entrata in guerra con una Turchia ormai indebolita, per sottrarle la Libia.

Appena tre anni dopo, l’Impero Ottomano, suo malgrado, veniva trascinato dai tedeschi nella Grande Guerra. Tanto per cominciare, le forze ottomane rimediarono una sonora sconfitta nella battaglia di Sarikamish, contro i russi, nel Caucaso. Quindi proprio a ridosso delle regioni a maggioranza armena ci si preparava a un’invasione russa. Per i Giovani Turchi fu il pretesto giusto per sbarazzarsi del tutto della minoranza armena.

La Turchia, tuttora, nega la natura genocida dello sterminio e minimizza le cifre. Chi usa il termine di “genocidio” commette un reato secondo il codice penale turco. Eppure non solo i documenti (come gli ordini contenuti nel “telegramma Talaat” che i turchi tuttora considerano un falso storico), ma anche le modalità stesse indicano l’intenzione genocida: quella di eliminare del tutto un popolo. Prima vennero fucilati in massa gli armeni che prestavano servizio sotto le armi. Poi, eliminati i maschi abili alle armi, vennero deportati i più deboli: vecchi, donne, bambini. Ma non si trattava di deportazioni, bensì di massacri programmati. Nei lunghi percorsi, le colonne di armeni venivano infatti attaccate e massacrate, o dai turchi stessi, o da guerriglieri curdi, aizzati dagli ottomani anche dietro la promessa di saccheggiare le proprietà delle vittime. Nei luoghi di destinazione delle deportazioni, nei campi di concentramento allestiti nel deserto siriano, i prigionieri erano lasciati morire di fame e di stenti. Fra il 1915 e il 1916 ne morì più di un milione, la metà dell’intera popolazione armena in Turchia.

Il genocidio viene ricordato in Armenia nel giorno del Metz Yeghern (Grande Male) ogni 24 aprile. In realtà, lo sterminio era iniziato già in febbraio, ma il 24 aprile 1915 venne condotta, a Costantinopoli, una grande retata di polizia in cui furono arrestati tutti i capi politici, religiosi e gli intellettuali della comunità armena. Ignazio Maloyan, a Mardin, venne arrestato in questa fase del genocidio, il 30 aprile. Le autorità ottomane imbastirono anche una finta indagine, per produrre prove compromettenti (armi e documenti che dimostrassero un tradimento) che però non vennero mai trovate.

La natura del genocidio resta oggetto di dibattito anche per chi non ne nega l’esistenza storica. I Giovani Turchi erano laici, massoni e nazionalisti. Si ispiravano alla rinascita delle patrie europee, prendevano ad esempio il Risorgimento italiano (da cui il nome che rievoca la mazziniana Giovine Italia) volevano modernizzare la Turchia. Condividevano l’ideale di una nazione mono-etnica, libera da qualunque corpo estraneo. Di qui la tesi prevalente che il genocidio non sia stato contro i cristiani, ma contro gli armeni in quanto etnia. I motivi laici, oltre al nazionalismo e alla paura di una collaborazione con il nemico russo, si ritrovano, come spesso accade, nell’invidia: gli armeni, fra le minoranze turche, erano i più ricchi e intraprendenti, i più connessi con la comunità internazionale e cosmopoliti.

Ma i curdi e i turchi che sterminarono materialmente gli armeni furono motivati soprattutto dal furore religioso. Nel 1914, il sultano Maometto V aveva proclamato il jihad contro le potenze dell’Intesa. Il jihad era vissuto anche all’interno dell’Impero, come guerra santa contro le minoranze cristiane. Il martirio di Maloyan è la testimonianza di questo furore religioso. Al vescovo venne chiesto più volte di convertirsi all’islam in cambio della libertà. Venne anche torturato barbaramente perché si convertisse. Condannato ai lavori forzati, dopo dieci giorni di carcere duro, fu incolonnato assieme agli altri deportati, ma assassinato appena due giorni dopo la sua partenza da Mardin, l’11 giugno 1915, giorno della festa del Sacro Cuore. Prima di ucciderlo, gli aguzzini turchi gli proposero di nuovo di convertirsi per salvarsi. Venne ucciso in odium fidei, non perché semplicemente armeno, ma perché cristiano, dalla fede incrollabile, pronto al martirio.

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Il Papa: i santi, non paladini di qualche ideale ma testimoni dell’amore di Cristo (Vaticannews)

A Teheran apre una stazione della metro dedicata alla Vergine Maria (RaiNews 21.10.25)

ATeheran è stata inaugurata una fermata della metropolitana dedicata alla Vergine Maria. La stazione “Maryam Moghaddas” (Santa Maria), sulla linea 6, si trova nel Maryam Park, proprio di fronte alla chiesa armena della Santa Vergine, vicino ai quartieri che ospitano le minoranze cristiane, armene e assire. L’ apertura ha suscitato un dibattito sull’immagine del Paese, sulla diversità religiosa e sulle relazioni internazionali. Oltre a elementi ornamentali che evocano la simbologia cristiana, c’è anche una statua della Vergine Maria, alta due metri e mezzo. Un progetto che il sindaco di Teheran Alireza Zakani definisce su X come “un tributo alla coesistenza delle religioni divine” a Teheran.

 

“Ogni elemento visibile in questa  stazione è stato realizzato in modo che, quando si passa di lì, si  capisca che l’obiettivo è quello di rispettare le altre religioni, e  in particolare il cristianesimo“, ha dichiarato all’Afp Tina Tarigh Mehr, l’artista che ha realizzato le opere visibili nella stazione, pensata come un’opera d’arte.

Il nome e l’immagine della stazione riflettono la venerazione della figura di Maria, “una figura rispettata anche nell’Islam”, ha affermato un funzionario comunale alla cerimonia di apertura, sottolineando appunto il legame interreligioso con la figura della Vergine.

 

stazione della metropolitana Maryam Moghaddas (Vergine Maria), appena inaugurata, vicino alla cattedrale armena Sarkis, a Teheran.
stazione della metropolitana Maryam Moghaddas (Vergine Maria), appena inaugurata, vicino alla cattedrale armena Sarkis, a Teheran. (afp)

Da un punto di vista estetico, la stazione integra elementi artistici che riflettono il patrimonio culturale iraniano con simboli associati alla Vergine Maria. I media iraniani hanno parlato della scelta del nome come un gesto di coesistenza culturale e le immagini della nuova stazione sono state ampiamente condivise sui social media in persiano. Molti utenti hanno accolto la decisione come “inaspettata” ma “positiva”, mentre altri hanno notato come il gesto simbolico sia in contrasto con le pressioni quotidiane a cui sono sottoposte le minoranze religiose nel Paese. Sebbene il cristianesimo sia infatti ufficialmente riconosciuto in Iran e un piccolo numero di chiese storiche continui la sua opera di evangelizzazione, i gruppi per i diritti umani da tempo documentano restrizioni alla libertà religiosa, in particolare per i convertiti e le congregazioni non registrate. Arresti, sorveglianza e molestie nei confronti delle comunità cristiane, infatti, sono stati segnalati nel corso degli anni.

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La metro di Teheran onora la Madonna, dialogo tra fedi nella stazione “Hazrat Maryam” (Famigli Cristiana)


A Teheran una stazione metro dedicata alla Madonna. Card. Mathieu: sguardo di amore per gli iraniani (Asianews)


Teheran dedica alla Madonna una nuova stazione della metropolitana (TerraSanta)

Il Primo Ministro della Repubblica d’Armenia Nikol Pashinyan visita l’Ambasciata a Roma (Giornale Diplomatico 20.10.25)

l Primo Ministro della Repubblica d’Armenia, Nikol Pashinyan, ha effettuato una visita ufficiale presso l’Ambasciata armena in Italia, che si trova al centro di Roma. Accolto dall’Ambasciatore Vladimir Karapetyan, il Capo del Governo ha avuto modo di incontrare il personale diplomatico e di conoscere da vicino le attività dell’ufficio.

Durante la visita, l’Ambasciatore Karapetyan ha illustrato al Primo Ministro le principali linee d’azione dell’Ambasciata, soffermandosi in particolare sullo stato attuale della cooperazione bilaterale tra l’Armenia e l’Italia. Sono stati evidenziati i progressi compiuti nel dialogo politico, negli scambi culturali e nella promozione delle relazioni economiche tra i due Paesi.

Il Primo Ministro ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalla rappresentanza diplomatica, sottolineando l’importanza del ruolo della stessa nel rafforzamento dei legami armeno-italiani e nel sostegno alla Comunità armena residente in Italia.

La visita ha rappresentato un momento significativo nel quadro delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Italia, confermando l’impegno reciproco teso a una collaborazione sempre più profonda e articolata.

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Leone XIV: Ignazio Maloyan, “un pastore secondo il cuore di Cristo”. Appello per “riconciliazione e pace” per il popolo armeno (SIR 20.10.25)

“Tutti noi condividiamo la gioia del popolo armeno amato mentre contempliamo la santità del vescovo martire Ignazio Maloyan”. Lo ha detto il Papa, in inglese, durante l’udienza concessa ai partecipanti alle sette canonizzazioni di ieri. “Egli era un pastore secondo il cuore di Cristo e, nei momenti di grandi difficoltà, non abbandonò il suo gregge, ma lo incoraggiò per rafforzarne la fede”, il ritratto di Papa Francesco: “Quando gli fu chiesto di rinunciare alla sua fede in cambio della libertà, non esitò a scegliere il suo Signore, fino al punto di versare il proprio sangue per Dio”. “Questo mi fa pensare con affetto al popolo armeno, che incide la croce nelle pietre come segno della loro fede ferma e incrollabile”, ha commentato il Pontefice: “Possa l’intercessione del nuovo santo rinnovare il fervore dei credenti e portare frutti di riconciliazione e pace per tutti”.


La comunione della Chiesa coinvolge tutti i fedeli in ogni lingua e cultura (OsservatoreRomano)

 

Armenia: amb. Ferranti visita Accademia Statale di Belle Arti a Jerevan (GiornaleDiplomatico 20.10.25)

GD- Jerevan, 20 ott. 25 – Nel quadro delle iniziative in programma in Armenia per la XXV Settimana della Lingua italiana nel mondo, l’ambasciatore italiano Alessandro Ferranti, accompagnato da una delegazione dell’Ambasciata, si è recato in visita all’Accademia Statale di Belle Arti di Jerevan.
A dare il benvenuto agli ospiti il Rettore Vardan Azatyan, il quale ha sottolineato l’importanza delle relazioni armeno-italiane ponendo enfasi sugli ambiti di possibile sviluppo della cooperazione nel campo delle arti.
Nel corso della visita l’ambasciatore ha anche incontrato gli studenti del corso di lingua italiana, augurando loro pieno successo nel percorso di formazione intrapreso, che permetterà di allargare gli orizzonti delle ispirazioni e delle opportunità di sviluppo dei talenti e di sbocco professionale. Alla delegazione sono state inoltre presentate la nuova collezione della Biblioteca dedicata alla lingua e alla cultura italiana e la mostra “Pensare attraverso la pittura: il corpo come modello” allestita presso la sala espositiva dell’Accademia.
L’italiano viene insegnato all’Accademia a partire dal 2013. Nel corso degli anni circa 20 studenti hanno ottenuto la certificazione CELI di livello A2, B1 e B2, e alcuni hanno proseguito gli studi in diverse Accademie in Italia. Dal 2014 l’Accademia collabora con l’Università per Stranieri di Perugia, offrendo agli studenti l’opportunità di partecipare a corsi di lingua e cultura italiana con borse di studio.
La visita ha consentito di valorizzare la centralità della lingua italiana nella dimensione privilegiata del rapporto culturale fra Italia e Armenia, traguardando una sempre più ampia diffusione di itinerari e modelli di apprendimento dell’italiano volti a propiziare ed approfondire le collaborazioni e gli scambi fra i due Paesi.

Fonte: Ambasciata

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A Yerevan convegno su collaborazione archeologica Armenia-Italia (Ansa)