Pace ospite all’ambasciata armena in Italia (Basilicatanet 15.11.16)

Il consigliere regionale del Gruppo misto riceve i ringraziamenti della rappresentanza diplomatica a seguito della approvazione da parte del Consiglio regionale della mozione sul genocidio del popolo armeno

 

ACR “A poco meno di due mesi dalla presentazione ed approvazione della mozione a mia firma relativa al genocidio del popolo armeno avvenuto nel 1915, mozione votata all’unanimità dal Consiglio della Regione Basilicata nella seduta del 27 settembre scorso, oggi sono ospite presso l’ambasciata per ricevere i ringraziamenti ufficiali dalla rappresentanza diplomatica”.

A darne notizia è il consigliere regionale del Gruppo misto Aurelio Pace. A riceverlo l’ambasciatrice Victoria Bagdassarian “che ha voluto rimarcare – aggiunge il consigliere -, con il suo invito, ‘l’importanza del riconoscimento della condanna del genocidio armeno quale crimine contro l’umanità ed il ringraziamento alla mia persona ed a tutto il Consiglio regionale, della dichiarazione d’identificazione delle atrocità commesse contro il popolo armeno dell’Impero Ottomano durante la prima guerra mondiale e la rinnovata consapevolezza di una nuova vittoria morale che ha visto realizzarsi la possibilità di vincere l’impari lotta al negazionismo attraverso il democratico strumento legislativo’”.

Pace ha ricordato che “la mozione approvata nella seduta del Consiglio regionale lucano, condannando il genocidio armeno, ha riaffermato il valore della verità storica, ridando al popolo armeno la dignità dell’esistenza umana e della persona e l’onorabilità della memoria. L’uso di strumenti criminali volti verso un popolo e le rovine generate da ogni conflitto, rappresentano la sconfitta della civiltà ed un freno ai processi di pace, che non hanno colore politico e rappresentano un dovere improrogabile necessario al conseguimento di un’esistenza che, nella sua completezza, necessita che si debba garantire il diritto alla vita, alla libertà, all’uguaglianza e alla dignità personale e sociale”.

“L’ambasciatrice Victoria Bagdassarian – dice Pace – ha riconosciuto che la costruzione dei processi condivisi di crescita e collaborazione per le nostre piccole realtà, quella lucana e quella armena, sarà di vicendevole arricchimento”. Pace, dal canto suo, condividendo il principio, ha concluso il suo intervento aggiungendo che “i valori di pace e di giustizia, raggiunti attraverso percorsi compartecipati, riguardano l’umanità nella sua interezza e sono valori che devono essere alla base di ogni processo di globalizzazione ed a monte di ogni modello educativo. Questo nostro incontro rappresenta un avanzamento rispetto a quel percorso di arricchimento reciproco che trova nel confronto e nel sostegno gli strumenti per una crescita democratica”.

Vai al sito

Armenia: lungo la strada dell’alta moda (Osservatorio Balcani E Caucaso 11.11.16)

In occasione del primo Fashion Trade show al neo-inaugurato spazio Expo di Yerevan, OBC Transeuropa ha incontrato Vahan Khachatryan, stilista armeno giovane ma già affermato, che in Italia ha lavorato per Dolce&Gabbana, per poi tornare in Armenia e lanciare un proprio marchio.

Vahan, come è iniziata la tua avventura nel mondo della moda? Quando hai scoperto questo tuo talento?

Tutto è cominciato quando avevo 15 anni. Un gruppo di amici aveva messo insieme un complesso rock, e volevano dei costumi di scena. Mi sono offerto di dare una mano e la cosa è andata molto bene… ho cominciato a essere richiesto, collaborando con atelier a Yerevan. Ho fatto il percorso inverso al solito, ho cominciato con il settore celebrities! Man mano che il tempo passava ampliavo un po’ le mie attività, divenendo direttore artistico presso pubblicazioni di moda. A un certo punto però mi sono sentito di dover indirizzarmi e strutturarmi meglio in un settore solo.

C’è stata quindi una seconda svolta significativa, dopo un esordio così giovanile e casuale?

Sì. Nel 2008 mi sono chiesto cosa volevo davvero fare. Mi rendevo conto che mi mancavano degli strumenti creativi e tecnici. Ho deciso di studiare. La mia scelta è stata l’Accademia Italiana di Firenze. Ho lasciato quindi Yerevan per l’Italia.
All’Accademia mi sono venuti incontro sul curriculum studiorum: normalmente è di 3 anni, ma siccome io non ero un esordiente assoluto mi hanno abbuonato un anno e mezzo. A Firenze ho appreso molto di quello che volevo sapere sulla sartoria, e anche sull’industria della moda. Ora mi aspettava il mondo del lavoro con nuovi strumenti. Prima di lasciare l’Italia per tornare a Yerevan ho quindi inviato curriculum in giro, nella speranza che qualcuno si facesse avanti.

E di nuovo hai cominciato da là dove per molti si arriva dopo anni…

E’ andata inaspettatamente bene! La mia candidatura spontanea ha destato l’interesse di Dolce&Gabbana. Sono tornato in fretta e furia in Italia per il colloquio e mi sono trovato a lavorare a Milano, all’Ufficio Stile Alta Moda. Un’esperienza intensissima che è durata un anno. Di nuovo ho imparato tantissimo, forse quello che ancora mi mancava dopo Firenze. Ho potuto seguire come nasce, cresce e si materializza una collezione, ho conosciuto moltissime persone che mi hanno aiutato a formarmi e a continuare il mio percorso professionale e creativo. E poi ho deciso per una nuova svolta: tornare in Armenia e provare a mettere in piedi nella mia città un marchio tutto mio.

Sei diventato imprenditore: com’è stato l’inizio?

Ovviamente è diverso dall’essere esclusivamente un creativo. Ho dovuto re-settare le mie ambizioni sulla base della fattibilità del mio progetto, trovare un sostegno economico. Non ho trovato programmi governativi per start-up di giovani imprenditori, quindi mi sono dovuto rivolgere a privati. Fra questi ho trovato una persona che aveva disponibilità di investimento, e che mi ha aiutato divenendo mio partner.

Sicuramente ci sono riuscito perché nel mio curriculum c’era l’esperienza a D&G. Una firma così è stato un biglietto da visita che ha reso possibile attivare un processo che altrimenti sarebbe stato molto difficile far partire: una collezione mia, uno spazio dove creare e vendere e – nel 2013 – cominciare a sfilare.

E’ nata quindi la Vahan Khachatryan … 

Sì, dal 2013 riesco a fare 2 collezioni all’anno e a presentarle in Armenia e ora anche all’estero. Finora ho presentato quattro collezioni al Kiev Mercedez Benz Fashion Days. Uscire dall’Armenia è un grande sforzo, anche economico, che faccio non solo per vendere e affacciarmi su un altro mercato, ma anche perché Kiev è già più inserita nel circuito della moda internazionale, almeno come garanzia di visibilità del marchio, rispetto a Yerevan. Ed è stata la scelta giusta: sono stato notato, anche nella stampa internazionale. Le mie collezioni risentono del gusto italiano, la mia formazione e inclinazione estetica emergono, e si uniscono a chiari riferimenti all’arte e alla cultura armena. Questa miscela pare destare interesse.

Anche in Italia, dove il tuo lavoro è stato riconosciuto anche dopo il tuo ritorno in Armenia..

Sì. Vogue Italia per due volte mi ha voluto nell’inserto di settembre, quello dedicato agli stilisti emergenti, così come ho partecipato all’Expo a Milano per Pitti Immagine/Vogue Italia, selezionato dalla talent scout Sara Maino, mentre Simonetta Gianfelice mi ha voluto alla settimana dell’Alta Moda di Roma.

Ci hai accennato alla tua estetica. Come descriveresti le tue collezioni?

Ogni collezione ha una sua dimensione estetica, quasi un percorso narrativo. E forse questo è già un elemento molto armeno: la nostra arte è piena di simbologia, ha una ritualità implicita che va decifrata. Ho già accennato al fatto che questo si sia poi fuso con tutto quello che ho visto e amato in e dell’Italia. E poi ci sono i messaggi o i ricordi che voglio trasmettere attraverso le mie sfilate. Ho dedicato una collezione al centenario del genocidio. E una collezione speciale è stata ispirata e realizzata in omaggio al centenario della nascita di mio nonno, Suren Stepanyan, pittore ufficiale dell’Unione Sovietica: i quadri in mezzo ai quali sono nato sono divenuti stampe su tessuti italiani.

E adesso? Quali sono i prossimi passi artistici e imprenditoriali?

Oltre a mantenere il mio progetto sostenibile, mi piacerebbe differenziarlo, lanciare una linea pretaporter per una fascia economica media, aprire un secondo negozio dedicato a questa a Yerevan. E uno a Firenze, una cooperazione italo-armena.

Sono programmi ambiziosi, e ci sono davvero molti ostacoli per un imprenditore armeno che opera su un mercato transfrontaliero. Le tasse di importazione mi costano di più della produzione, di cui buona parte si concentra in Italia. Secondo me questo strozza davvero l’imprenditorialità armena.

Vahan, c’è qualcosa che trovi importante aggiungere sul tuo percorso, a bilancio della tua avventura finora?

Voglio dire a chi ci ha letto che davvero niente è impossibile. Io 15 anni fa – con pur tutte le difficoltà che ci sono state e con cui continuo a confrontarmi – non avrei mai immaginato che il mio sogno si sarebbe potuto realizzare. Un percorso come il mio mi sarebbe sembrato una cosa titanica, per uno sconosciuto, in un paese come l’Armenia, piccolo, con un minuscolo mercato e fuori dai circuiti internazionali della moda. Per cui continuate a lavorare e non smettete di credere: se è successo a me può succedere anche a voi.

E poi spero di poter essere l’apripista, che da uno i nomi di stilisti che emergono dall’Armenia diventino sempre di più, oltre agli armeni già affermati che provengono dalla diaspora.

Vai al sito

Mondiali 2018: Armenia-Montenegro 3-2 (Ansa 11.11.16)

L’Armenia ha battuto 3-2 il Montenegro (rimontando dallo 0-2) in una partita delle qualificazioni al Mondiale di calcio 2018, giocata e Yerevan (gruppo E). Il Montenegro non ha saputo difendere il doppio vantaggio maturato nel primo tempo grazie alle reti di Kojasevic (36′) e dell’interista Jovetic (38′). Nella ripresa la reazione dei padroni di casa ha portato prima Artak Grigoryan ad accorciare le distanze (5′) e poi al pari di Haroyan (29′). Al 3′ di recupero è arrivato il terzo gol, siglato da Ghazaryan.
Dopo tre sconfitte, l’Armenia ha così colto il primo successo nelle qualificazioni. Il Montenegro resta a 7 punti.
   Vai al sito


 

Under 19: Italia batte Armenia 2-1 (Ansa 11.11.16)

(ANSA) – ROMA, 12 NOV – Un finale al cardiopalma contro l’Armenia regala la seconda vittoria all’Italia Under 19, il primo posto nel Gruppo 7 e un passo in più verso la qualificazione alla fase finale dell’Europeo di categoria. E’ sempre il solito Cutrone protagonista delle azioni che portano gli Azzurrini alle due realizzazioni, segnando nella prima e procurando poi al 90′ il rigore messo a segno da Marchizza: fra le due reti il punto di Petrosyan, che aveva riaperto la partita. L’altro match tra Svizzera e Ungheria si è concluso a favore di quest’ultima per 2-1, un risultato che rimanda all’ultima partita il passaggio all’élite round della squadra Azzurra.

Vai al sito

 

 

Seminario sulle elezioni americane e conferenze sul genocidio degli Armeni (Trieste.diarioweb 08.11.16)

TRIESTE – Mercoledì 9 novembre 2016, dalle 18 alle 20, nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione dell’Università di Trieste, in Via Filzi 14 a Trieste, avrà luogo un seminario dedicato alle elezioni presidenziali americane dal titolo ‘The day after. Le incredibili presidenziali del 2016’.

Relatori e informazioni
Introduce e modera Pierluigi Sabatti, Presidente del Circolo della Stampa di Trieste
Partecipano: Leonardo Buonomo (Università di Trieste), Annalisa Mogorovich (Dottorato Interateneo Trieste-Udine ‘Storia delle società, delle istituzioni e del pensiero’) Elisabetta Vezzosi (Università di Trieste) Ilaria Zamburlini (Dottorato Interateneo Trieste-Udine ‘Storia delle società, delle istituzioni e del pensiero’)
Il seminario è organizzato dall’Università di Trieste e dal Collegio Universitario Luciano Fonda di Trieste in collaborazione con: Associazione Italo-Americana del Friuli Venezia Giulia, Associazione di Studi Nordamericani, Centro Interuniversitario di Storia e Politica Euro-Americana
Cliccare qui per la locandina.

Il genocidio degli armeni, appuntamento a Gorizia e Trieste
Sempre il 9 novembre, quinto appuntamento con ‘Storia in città a Trieste e a Gorizia’, dal titolo ‘Dal genocidio degli armeni allo scambio di popolazioni greco – turco’.
Gli anni compresi tra le Guerre balcaniche (1912-13) e la Guerra greco-turca (1919 -22) rappresentano per il settore orientale del Mediterraneo e per il bacino del Mar Nero un periodo segnato da forte instabilità e dal largo uso della violenza. Fu in quel contesto che si consumò quello viene riconosciuto come il primo genocidio moderno, ovvero quello degli Armeni nell’Impero ottomano.

Relatori e luoghi
Di questo parlerà il prof. Marco Dogo, già docente di Storia dell’Europa Orientale all’Università di Trieste, dalle 17 alle 19, a Trieste nella sala conferenze di androna Baciocchi.
Sarà invece previsto a Gorizia l’intervento di Erica Mezzoli, dottore di ricerca e cultore della materia in Storia dell’Europa Orientale, dalle 11.00 alle 13.00 nella sala Della Torre della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia.
L’iniziativa è organizzata dall’Università di Trieste e finanziata dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Fondazione CRTrieste.

Visite guidate sulle deportazioni e gli esodi
Sono previste anche visite guidate gratuite nei luoghi simbolo di deportazioni, migrazioni e esodi: Risiera di San Sabba; Piazza Oberdan e Silos; Centro Raccolta Profughi di Padriciano; Civico Museo della Civiltà istriana, fiumana e dalmata e Magazzino 18 in Porto Vecchio.
Appuntamento in Piazza Oberdan mercoledì 9 novembre alle ore 14.30 con lo storico Roberto Spazzali dell’Istituto regionale per la storia del Movimento di liberazione.
Per partecipare alle visite è necessaria la prenotazione:
bit.ly/VisiteGuidateStoriaInCittà
bit.ly/StoriaInCittà16
Programma e video su www.farespazio.org

 

Vai al sito

Italia con Armenia per tutela cultura: Gentiloni a Yerevan (Onuitalia.com)

YEREVAN, 8 NOVEMBRE – L’Italia e’ con l’Armenia per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale. Facendo tappa a Yerevan, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha firmato un accordo per la creazione di un centro regionale per conservazione dell’importante patrimonio storico, artistico e architettonico di un popolo che tanti antichi legami ha con l’Italia. Gentiloni e’ il primo ministro degli esteri a recarsi nel paese del Caucaso e la sua visita, informa una nota della Farnesina, si inserisce in un solco di “solida amicizia”. La visita, in cui Gentiloni ha incontrato il collega armeno Edward Nalbandian, ha consentito anche di esplorare le “potenzialità per rafforzare la cooperazione economica”: nei prossimi mesi – ha annunciato il ministro – Roma ospiterà una riunione della commissione congiunta intergovernativa.
La tappa a Yerevan ha chiuso la missione di Gentiloni nel Caucaso Meridionale che ha portato il titolare della Farnesina anche Tbilisi e a Baku. L’Italia sostiene “la sovranità’ e l’integrità’ territoriale della Georgia” e il suo percorso di avvicinamento a Ue e a Nato, ha detto il ministro nel corso dell’incontro con l’omologo georgiano Mikheil Janelizde. A Baku Gentiloni ha avuto colloqui con il Presidente della Repubblica di Azerbaigian, Ilham H. Aliyev, e con il Ministro degli Esteri, Elmar Mammadyarov: in agenda,  una vasta gamma di questioni bilaterali e internazionali, ma soprattutto i temi del gas e del petrolio. L’Azerbaigian è la seconda fonte energetica per l’Italia dopo la Russia.
La visita prepara il terreno agli importanti appuntamenti internazionali del 2017 per l’Italia tra cui la presidenza di turno del G7 e il seggio non permanente in Consiglio di Sicurezza. L’impegno italiano in tutta la regione caucasica avrà un ulteriore slancio con la co-presidenza e la presidenza dell’Osce nel 2018 che si occuperà dei “conflitti congelati come Ucraina, Ossezia, Transnistria e Nagorno-Karabach, che coinvolge anche l’Armenia. In quest’ultimo scenario, l’Italia “sostiene gli sforzi per una soluzione diplomatica portata avanti dalle co-presidenze del ‘gruppo di Minsk (Usa, Russia e Francia)”. (@OnuItalia)

Antonia Arslan e Sonig Tchakerian protagoniste di Dessaran Festival (Padovanews.it 08.11.16)

DESSARAN FESTIVAL
settimana della cultura armena
Padova, 9-13 novembre 2016

 PAROLE E MUSICA
ANTONIA ARSLAN e SONIG TCHAKERIAN, protagoniste  di DESSARAN FESTIVAL

 

domenica 13 novembre 2016 ore 11.00
Teatro Verdi – Sala del Ridotto
Via del Livello, 32 – Padova
www.teatrostabileveneto.it
ingresso libero prenotazione obbligatoria al 342.1486878

“Un lungo viaggio tra musica, canti sacri, scrittura, teatro, illustrazioni, fotografia, cinema ed enogastronomia che ha voluto esplorare l’antichissima cultura armena andando a toccare anche le tante civiltà che ad essa si sono intrecciate nei millenni della sua esistenza”.

Con queste parole la direttrice artistica di Dessaran Festival Antonia Arslan, protagonista della giornata chiusura assieme a SONIG TCHAKERIAN, descrive questa rassegna il cui titolo in armeno significa “l’orizzonte, il confine di ciò che vedi” e che si è posta l’obiettivo di gettare lo sguardo verso “tanti orizzonti diversi, ma anche nessun orizzonte definito ed escludente, in uno scambio fruttuoso e allegro di saperi, cognizioni, suggestioni antiche e moderne”.

Domenica 13 novembre 2016 alle 11.00, la giornata si aprirà dunque con un incontro d’eccezione: la scrittrice Antonia Arslan sarà protagonista di un reading al Ridotto del Teatro Verdi insieme alle musiche dal vivo di Sonig Tchakerian, acclamata violinista di origine armena. Unite dalla comune passione del racconto e dall’amore per la cultura della propria terra, Antonia e Sonig non sono nuove a collaborazioni dal vivo e condurranno il pubblico in un viaggio di parole e musica tra i paesaggi dell’Armenia anatolica, lungo le rotte del Mediterraneo e oltre, raccontando storie di donne, uomini, luoghi reali e immaginari tra passato, presente e futuro.

La violinista Sonig Tchakerian

La violinista Sonig Tchakerian

Antonia Arslan, padovana di origine armena, ha insegnato per molti anni Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova. Ha ritrovato le sue radici armene traducendo Il canto del pane e Mari di grano di Daniel Varujan e scrivendo i best seller La masseria delle allodole(2004, tradotto in venti lingue e reso in film dai fratelli Taviani) e La strada di Smirne (2009).

Nel 2012 è uscito Il libro di Mush, la storia di due donne che, durante il genocidio, salvano un prezioso manoscritto. Nel marzo 2015 pubblica il terzo volume della serie armena, Il rumore delle perle di legno.

Sonig Tchakerian, violinista di origine armena, ha iniziato a imporsi con l’archetto sotto la guida del padre e ha potuto studiare con grandi maestri diversissimi come Guglielmo, Accardo e Milstein. Ha creato esperienze intense e coraggiose alle Settimane Musicali al Teatro Olimpico, dove è responsabile artistico dei progetti di musica da camera, ed è docente di violino nell’ambito dei corsi di perfezionamento dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Roma. Suona un magnifico G. Gagliano (Napoli 1760). E’ artista poliedrica che spazia dalla musica classica ad incontri con il jazz e si dedica da sempre alla riscoperta delle origini armene.

Alle ore 18.30, invece, alla Chiesa di San Gaetano grande concerto, in prima assoluta a Padova, della Corale Akn di Parigi, diretta da Aram Kerovpyan, autorevole interprete e studioso del canto liturgico armeno. Una corale mista di 12 elementi provenienti da tutta Europa che si prefigge lo scopo di salvaguardare e sviluppare l’interpretazione del canto liturgico armeno tradizionale. Le sue esecuzioni si basano sulle ricerche musicologiche che il suo fondatore e direttore, Aram Kerovpyan, svolge da circa 20 anni. Kerovpyan è maestro cantore della Cattedrale armena Saint Jean-Baptiste di Parigi e fa parte della Société des études arméniennes (Francia) e della Society for Armenian Studies (Usa).

Il Festival è promosso da Comune di Padova-Assessorato alla Cultura e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. L’organizzazione è a cura di Nairi Onlus supportata dal Centro Studi e Documentazione della Cultura Armena di Venezia, dall’Associazione Italia-Armenia e da diverse associazioni culturali del territorio (Scuola di Musica Gershwin, Play, Veneto Suoni e Sapori).

Tutti gli eventi sono ad ingresso libero e gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Vai al sito

La strada di Smirne di Antonia Arslan. Per non dimenticare il genocidio armeno (Imolaoggi.it 08.11.16)

Dopo il successo de ‘La masseria delle allodole’ la scrittrice di origine armena, Antonia Arslan, ci regala altre pagine piene piene di dolore con ‘La strada di Smirne’ (Rizzoli). L’autrice narra in questa saga gli eventi umani della sua famiglia, che durante il I conflitto mondiale subì le violenze da parte dei militari turchi. Nei suoi romanzi la microstoria si intreccia alla Storia con la maiuscola e al milione e mezzo di armeni trucidati dal nuovo governo controllato dal partito nazionalista di Mustafà Kemal.

Quello armeno è considerato il primo genocidio del XX secolo, poiché come afferma il Diritto Internazionale vengono riscontrate tre circostanze correlate: elemento materiale (uno o più atti criminali), elemento morale (intenzione di distruggere una parte o tutto un gruppo in quanto tale), destinatario particolare (un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso). In questa definizione si mette in evidenza non tanto la volontà omicida in sé, quanto quella di eliminare una cultura diversa. Il primo romanzo ha avuto una eco notevole, tradotto in numerose lingue ed in quella lingua universale che è il cinema, con un film bello e coraggioso diretto dai fratelli Taviani.

Il secondo ‘La strada di Smirne’, seguito de La masseria delle allodole’, si apre con la fuga dalla Turchia di Shushanig (moglie del fratello del nonno dell’autrice), con le sue tre figlie e il piccolo Nubar, salvatosi perché travestito da bambina. Mentre i piccoli sbarcano in Italia cercando di adattarsi ad una nuova vita, ad Aleppo in Siria, rimane Ismene la lamentatrice greca che tanto li ha amati, e che, continua a prendersi cura degli orfani armeni provando a dare corpo all’illusione di salvare altre vite. Intanto le sorti del conflitto volgono a sfavore dei turchi e per tre anni greci e armeni trovano pace a Smirne, città spensierata e tollerante, la seconda dell’Impero, dove gli armeni sognano di fondare il loro Stato sovrano. Purtroppo i sogni non sempre diventano realtà e le speranze bruceranno nell’incendio della città, durante l’entrata dell’esercito turco.

L’autrice, come appare dal prologo del primo romanzo, è fortemente legata alle radici e alla figura del nonno, venuto in Italia a studiare anni prima della tragedia, sente il dovere di scrivere, testimoniare il dolore di un popolo che vive l’angoscia, il tormento della Patria perduta, la diaspora e l’esilio. A lei va il merito di averci commosso, dandoci uno spaccato di realtà sul popolo armeno, della sua religiosità, della sua sofferenza, aumentata a dismisura dal beffardo negazionismo del governo turco.

Vai al sito

Santa Sofia ha un Imam. È una Moschea. Curdi, Armeni: Il Genocidio nel 1915 cominciò così… (Marcotosatti.it 05.11.16)

Il regime laico di Kemal Ataturk, che cercava di rendere la Turchia più europea e meno asiatica, 80 anni fa decise che Santa Sofia sarebbe stata un luogo neutrale da un punto di vista religiosa. La splendida basilica bizantina, trasformata in moschea dopo la conquista di Costantinopoli divenne un museo.

Nei giorni scorsi il governo turco dell’islamista Recep Tayip Erdogan ha stabilito che Santa Sofia avrà un imam permanente. Già all’inizio dell’anno il governo aveva annunciato che il richiamo alla preghiera sarebbe stato intonato due volte al giorno dal minareto che i turchi si affrettarono a costruire dopo la conquista, per fissare in maniera tangibile e visibile che l’islam è superiore al cristianesimo.

Adesso, con questa nuova misura, l’appello alla preghiera verrà lanciato cinque volte al giorno; e la presenza di un imam farà sì che Santa Sofia possa funzionare come qualsiasi altra moschea del Paese.

Non è un bel segnale, per la Turchia laica e democratica, e per le minoranze religiose. Mentre è un segnale agghiacciante la decapitazione della guida politica legale curda nel Paese. E’ un’operazione che ha fatto passare un brivido lungo la schiena di chi ricorda che cosa è successo dal 1915 in poi in Turchia: il genocidio armeno, il primo del secolo dei genocidi. Che ebbe inizio, il 24 aprile 1915, proprio con l’arresto degli esponenti politici e parlamentari armeni. E si chiuse con lo sterminio di un milione e mezzo di persone.

Non a caso il Consiglio per la comunità armena di Roma “Apprende con sgomento la notizia della retata notturna che ha azzerato la classe dirigente del partito curdo Hdp e portato all’arresto di deputati e dirigenti. Esprime preoccupazione per l’ennesima azione autoritaria del governo turco che sta portando la Turchia sull’orlo della dittatura”.

Ricorda il Consiglio che “La repressione nottetempo della leadership curda ricorda molto da vicino quella a danno della comunità armena di Costantinopoli che …il 24 aprile 1915 diede inizio alla campagna genocidaria del governo ottomano. Il Consiglio esprime solidarietà alla comunità curda in Italia e rinnova la sua vicinanza a quella componente democratica della società turca che non condivide quanto sta accadendo nel proprio Paese”. Per un’atroce ironia della storia, bisogna ricordare che nel 1915 i curdi furono usati dal governo turco per sterminare gli armeni, fatto di cui la comunità curda ha fatto ammenda in passato, riconoscendo quelle responsabilità storiche.

Vai al sito

Armeni d’Italia: preoccupazione e condanna per l’azione autoritaria del governo turco (Mondogreco.it 04.11.16)

Il Consiglio per la comunità armena di Roma apprende con sgomento la notizia della retata notturna che ha azzerato la classe dirigente del partito curdo Hdp e portato all’arresto di deputati e dirigenti. Esprime preoccupazione per l’ennesima azione autoritaria del governo turco che sta portando la Turchia sull’orlo della dittatura. La repressione nottetempo della leadership curda ricorda molto da vicino quella a danno della comunità armena di Costantinopoli che il 24 aprile 1915 diede inizio alla campagna genocidaria del governo ottomano.

Il Consiglio per la comunità armena di Roma auspica da parte delle istituzioni italiane e dei media una ferma condanna per quanto sta accadendo in Turchia e per ogni forma di quel negazionismo del genocidio armeno che ancora oggi caratterizza la politica di Ankara. Il Consiglio esprime solidarietà alla comunità curda in Italia e rinnova la sua vicinanza a quella componente democratica della società turca che non condivide quanto sta accadendo nel proprio Paese.

Vai al sito

Armenia: centro restauro monumenti aprira’ con sostegno Italia (OnuItalia.com 03.11.16)

ROMA, 3 NOVEMBRE – Un centro per il restauro dei monumenti sara’ creato in Armenia nell’ambito di un accordo di collaborazione italo-armena in materia culturale. Lo scorso settembre l’architetto Rita Gonelli del Ministero degli Esteri, con Gaianè Casnati, responsabile del programma“Preserving Cultural Heritage in Armenia”, e Maria Cristina Zambrano del Politecnico di Milano hanno discusso a Yerevan i particolari della collaborazione con funzionari del ministero della cultura e esperti.

Rita Gonelli e l'Ambasciatore Bagdassarian

Rita Gonelli e l’Ambasciatore Bagdassarian

Ieri attestati di benemerenza per la collaborazione culturale sono stati assegnati alla Gonelli e Laura Frigenti, Direttore dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo nel corso di una cerimonia a Roma. Gli attestati del Ministero armeno della cultura sono stati consegnati nella sede dell’Agenzia a Via Contarini a Roma da parte dell’Ambasciatore della Repubblica d’Armenia, S.E. Sig.ra Victoria Bagdassarian, e del Ministro plenipotenziario Sig.ra Anahit Tovmassian.

“L’Armenia, antica culla di civilta’, e’ di grande interesse per l’Italia”, aveva detto la Gonelli nel corso di una conferenza stampa al termine della missione a Yerevan: “Il suo patrimonio archeologico e storico-architettonico deve essere preservato coma la pupilla dei propri occhi”.  (@OnuItalia)