Russia, Cremlino: Putin promette aiuti economici all’Armenia (Il Velino 21.09.15)

l presidente russo Vladimir Putin ha promesso aiuti economici all’Armenia, congratulandosi con il presidente del paese asiatico in occasione del giorno dell’indipendenza. “Vladimir Putin ha confermato che la parte russa è pronta a fornire assistenza a favore dell’Armenia su questioni socio-economiche urgenti e ha indicato la volontà di esplorare l’intera gamma dei legami tra gli alleati e di promuovere la cooperazione costruttiva negli affari regionali”, ha detto il Cremlino citando il telegramma di congratulazioni del presidente Vladimir Putin al presidente Serzh Sargsyan. Il leader russo ha elogiato, in particolare, i progressi della cooperazione russo-armeno, sia bilaterale, sia all’interno dell’Unione economica eurasiatica, della Collective Security Treaty Organization e della Comunità degli Stati Indipendenti. Continua

Cosa c’è dietro il flusso di profughi siriani dalla Turchia all’Ue? (Ilsussidiario.it 17.09.15)

Negli ultimi anni la politica neo-ottomana attribuita a Erdogan aveva dato un paio di buoni frutti, derivanti da una ripresa dei caratteri multinazionali dell’impero ottomano frantumatosi con la Prima Guerra mondiale, rispetto al principio “unica nazione in unico Stato” del modello francese laicista creato dai Giovani Turchi. L’anno scorso, per la prima volta da parte turca, Erdogan aveva ammesso la tragedia armena del 1915, cioè la deportazione forzata della popolazione armena che viveva in Turchia, che causò  da un milione a un milione e mezzo di morti. Erdogan ha respinto ogni accusa di genocidio, ma ha offerto le sue condoglianze “ai nipoti degli armeni uccisi nel 1915”. Una timida, seppur importante, apertura che si è rapidamente richiusa lo scorso aprile in concomitanza del centenario del genocidio, in occasione del quale Erdogan ha violentemente criticato anche Papa Francesco per aver utilizzato tale termine, con un raffreddamento notevole rispetto alle accoglienza dell’anno prima durante la visita papale ad Ankara. La manovalanza utilizzata per deportare gli armeni era costituita in buona parte da curdi e nei loro confronti è stata la seconda apertura di Erdogan, accettando l’invito di Ocalan, capo dei marxisti curdi del PKK, ad aprire trattative per porre fine alla lunga guerra terroristica della sua organizzazione contro lo Stato turco. Ocalan è noto agli italiani per aver cercato asilo politico anche in Italia nel 1998, per poi essere catturato a Nairobi da agenti turchi e portato in Turchia, dove è tuttora in prigione. Continua

Nagorno Karabakh. Nelle trincee in cui da 25 anni il Paese lotta per la sua indipendenza (La Stampa.it 17/09/15)

Marut racconta che nel ’45 il nonno ha combattuto i tedeschi, uno zio negli Anni 80 i taleban in Afghanistan, il padre nel ’92 gli azeri in Nagorno Karabakh, il suo Paese. E lui ora – la mimetica sbiadita, la baionetta nel cinturone e una laurea in tasca – da due anni è al fronte contro l’Azerbaigian. La storia di Marut è simile a quella di molti da queste parti. “Qui tutti hanno combattuto per difendere la nostra terra, le nostre montagne” spiega imbracciando un Kalashnikov così malconcio che sembra aver fatto tutte le guerre che racconta. Marut e i suoi compagni – soldati di leva poco più che ventenni, visi smagriti, capelli rasati, pelle cotta dal sole – sono all’ombra dei sacchi di sabbia. Si riparano dai cecchini e dal caldo asfissiante. E scacciano come possono gli insetti, la nostalgia di casa, il tempo che non passa mai. C’è anche chi chiude gli occhi e prega nella cappella improvvisata tra i reticolati, coperta di polvere, santini stropicciati, lumini spenti. I nemici sono invece là, a una manciata di metri dal filo spinato, oltre i campi minati, in fondo alla terra di nessuno. “Un paio di settimane fa hanno ucciso uno dei nostri” ricorda Marut indicando la feritoia sottile pochi centimetri in cui si è infilato il colpo mortale.  Continua

Festival di Mandas, un viaggio nel genocidio degli Armeni (Unionesarda.it 17.09.15)

Come ogni rassegna culturale che si rispetti, si propone come crocevia di incontri tra storie e autori. Il Festival internazionale della letteratura di viaggio, che per il nono anno consecutivo Mandas dedica a D.H. Lawrence, non può prescindere (perché è la storia della sua titolatura a ispirarne le finalità) dall’esplorazione di ciò che appare lontano e, perché sconosciuto, trascurabile.
Per favorire la scoperta di tragedie che l’umanità non può ignorare, quest’anno la manifestazione rivolgerà un’attenzione particolare al genocidio degli armeni e alla condizione dei cristiani in Medio Oriente.
È significativo il fatto che l’inaugurazione del Festival, prevista il 25 settembre alle 11 tra Biblioteca e Chiostro, coincida col taglio del nastro della mostra fotografica dedicata all’olocausto di cui l’Impero ottomano si rese responsabile tra 1915 e 1916. Intitolata “Cento anni di silenzio. Gli ultimi sopravvissuti del genocidio armeno” e curata da Assadakh Sardegna-Centro Italo arabo e del Mediterraneo, proporrà al pubblico le foto di Romolo Eucalitto.
Interverranno alla cerimonia, oltre all’autore degli scatti, anche l’Ambasciatore della Repubblica d’Armenia Sargis Ghazaryan e i giornalisti Alessandro Aramu e Raimondo Schiavon che a quella pagina di storia dedicano scritti, studi e impegno sociale. Nei tre giorni in cui si svolge la manifestazione (si chiude il 27 settembre), alla loro voce si aggiungeranno quella della scrittrice Antonia Arslan – che racconta la tragedia armena anche nell’ultimo romanzo “Il rumore delle perle di legno” – e dell’inviato di guerra Gian Micalessin. Entrambi saranno premiati col Ducato D’oro. Continua

Forlì. Gran finale dell’Emilia Romagna Festival con il concerto del prestigioso coro armeno Hover State Chamber Choir. (Romagnagazzette-com 16.09.15)

FORLI’. Il gran finale dei questa edizione 2015 di ERF– mercoledì 16 settembre alle 21, alla Chiesa di San Giacomo in San Domenico di Forlì – sarà affidata ad uno straordinario concerto all’insegna del dialogo e della riconciliazione in occasione del centenario del genocidio armeno. Il prestigioso Hover State Chamber Choir di Erevan (Armenia), fondato e diretto da Sona Hovhannisyan nel 1992, che lo dirigerà anche in questa occasione, si esibirà con un repertorio di musiche tra Oriente e Occidente, in piena linea con i percorsi storici di quelle regioni, da sempre terre di incontri e contatti tra popoli, culture e civiltà diverse, e che vede tra gli altri la prima esecuzione italiana di Psalmus III di Krzysztof Penderecki. Il brano è stato scritto espressamente dal compositore polacco per l’Hover ed è stato eseguito in prima assoluta alla Carnegie Hall di New York il 26 maggio 2015.

Il Coro da camera “Hover” nasce da un’iniziativa privata. Già dalla prima apparizione, ha presentato un programma originale con musiche corali armene, aperto a vari stili e generi e strettamente connesso con l’arte della musica corale europea. La sperimentazione e l’innovazione sono la base della filosofia del Coro di Hovhannisyan, attento alla sintesi delle varie arti persino nell’esecuzione del repertorio più tradizionale. Sono molte le prime esecuzioni assolute eseguite: opere di Britten, Hindemith, Messiaen, Oneger, Poulenc, Schütz, Purcell, Stravinski, Brahms e altri compositori dell’Europa occidentale, così come opere corali di compositori Armeni contemporanei (A. Ghazarian, V. Manukyan, A. Voskanyan) e brani di Yekmalian e Komitas, considerato il padre della moderna arte corale Armena. Continua


“Hover State Chamber Choir of Armenia: l’Emilia Romagna Festival chiude al San Giacomo Eventi a Forlì (Forlitoday.it)

Armenia: repressa protesta contro caro bolletta, 48 fermi (Euronews 13.09.15)

La protesta contro il caro bollette provoca il fermo di 48 persone a Yerevan in Armenia.

In migliaia si erano riversati su Bagramyan Avenue, dopo l’annuncio del governo di limitare le sovvenzioni statali.

La compagnia elettrica armena, di proprietà della russa Inter-Rao, giustifica gli aumenti con la svalutazione della moneta nazionale. Continua

Infrastrutture tra Iran e Armenia (Agccomunication 11.09.15)

ARMENIA – Yerevan 11/09/2015. Alla luce della probabile sospensione delle sanzioni alla fine del 2015, l’Armenia guarda all’Iran.

Uno dei progetti che potrebbero essere sviluppati è la ferrovia tra Iran e Armenia, forse con un finanziamento cinese.
La China Civil Engineering Construction Corporation (Ccecc) ha sviluppato il progetto, mentre la società emiratina Rasia Fze ha stanziato 3 miliardi e 200milioni di dollari per questo progetto di una linea ferroviaria lungaa 305 km, che dovrebbe collegare i porti del Golfo Persico e del Mar Nero nell’arco di sei anni.
L’agenzia di stampa armena News.am, riportava nei giorni scorsi la dichiarazione del primo ministro armeno Hovik Abrahamyan secondi cui la ferrovia Iran-Armenia sarà discussa durante la sua visita ufficiale in Cina, il 23 settembre.
La linea iraniana, riporta inoltre Trend, che arriva a Jolfa devrà essere estesa di 90 km per arrivare alla città armena di Meghri; sul versante armeno, si tratta di realizzare 120 km con 86 ponti, 60 gallerie e 27 stazioni. Altra serie di progetti infrastrutturali cui guarda Yerevan è accrescere le forniture di gas iraniano alle centrali armene; stanca ad un accordo tra le due nazioni, l’Iran scambia tra 1,1 a 1,2 milioni di metri cubi di gas con l’elettricità generata dalle centrali armene sul rapporto di un metro cubo di gas per 3 kWh di energia armena entro il 2019. La concorrenza alla fornitura dell’Iran è quella della Russia che fornisce gas a Yerevan a 168 dollari per 1000 metri cubi, prezzo inferiore a quello iraniano.
Oltre all’accordo summenzionato, l’Iran e l’Armenia hanno un accordo relativo allo scambio di potenza: nel corso del 2013, l’Iran ha esportato 1 miliardo di kWh di energia elettrica (+ 25 per cento) in Armenia, mentre ha importato 1,15 miliardi di kWh (-27 per cento) dallo stesso paese.

A Cento anni dal genocidio degli Armeni (Gazzetta Di Reggio 10.09.15)

REGGIO EMILIA. Sarà inaugurata venerdì 11 settembre, alle ore 17.30, nella Sinagoga di Reggio Emilia (via dell’Aquila 3) la mostra ‘Armin T. Wegner e gli Armeni in Anatolia, 1915. Immagini e testimonianze’.

La mostra, ospitata la prima volta al Museo archeologico di Milano nel 1995, in occasione dell’80° anniversario del genocidio del popolo armeno, è diventata itinerante: ha toccato più di 90 città in Italia e all’estero e ora approda appunto a Reggio Emilia, nell’anno Centenario del genocidio. Alla mostra, è collegata una rassegna di incontri di carattere storico e culturale, sino a fine settembre.

Si tratta di circa 80 fotografie scattate dall’ufficiale medico tedesco  Armin T. Wegner, testimone oculare del genocidio degli armeni, perpetrato nel 1915 dal governo dei Giovani turchi, in cui hanno perso la vita più di un milione e mezzo di persone. E’ stato il primo genocidio del XX Secolo, spesso dimenticato o sottaciuto, sino ad oggi “negato” dalla Turchia. Continua

ASIA/TURCHIA – Una mostra d’arte e un film sul Genocidio armeno (Agenzia Fides 09.09.15)

Istanbul (Agenzia Fides) – Alcune opere d’arte legate direttamente o indirettamente alla storia del Genocidio armeno vengono esposte per la prima volta senza censure alla Biennale di Istanbul, in programma dal 5 settembre al 1° novembre. Lo riferiscono fonti turche consultate dall’Agenzia Fides. I curatori della Biennale hanno reso noto che quest’anno la manifestazione – organizzata dalla Istanbul Foundation for Culture and Arts – ospiterà le opere d’arte di 13 artisti armeni, sottolineando che anche in questo caso il potere dell’arte ha permesso di garantire a tutti un approccio nuovo e non conflittuale a una questione considerata ancora tabù in molti ambienti turchi.
La stampa turca informa inoltre che il prossimo 30 ottobre verrà proiettato anche in Turchia il film Lost Birds (Uccelli perduti), la prima pellicola prodotta in Turchia sul Genocidio armeno e realizzata dai registi Ela Alyamac e Aren Perdeci. Nel film le vicende tragiche del 1915 vengono viste attraverso gli occhi di due bambini, fratello e sorella. (

ARMENIA-RUSSIA. Rosatom costruirà nuovo reattore nucleare di Metsamor (Notizie Geopolitiche 09.0915)

di Giacomo Dolzani
In seguito alla visita a Mosca del presidente armeno, Serzh Sargsyan, avvenuta il 7 settembre scorso, nei documenti ufficiali redatti in seguito all’incontro con il suo omologo russo, Vladimir Putin, si parla anche del progetto per la costruzione di una nuova unità di produzione per la centrale nucleare armena di Metsamor.
Nella realizzazione di quest’opera sarebbe coinvolta anche Rosatom, la compagnia di stato russa che si occupa della gestione del comparto nucleare del paese e della collaborazione con l’estero in questo settore, la quale aveva già svolto i lavori di risistemazione delle unità già esistenti.
Il piano di costruzione di un nuovo reattore era infatti stato abbandonato, a causa anche di ripensamenti da parte del governo russo e di contrasti internazionali, in favore di interventi che puntassero ad allungare la vita utile delle unità già presenti.
La centrale nucleare di Metsamor, realizzata nel 1970 e situata a pochi chilometri da Erevan, supplisce per oltre il 33% del fabbisogno nazionale di energia elettrica; è dotata di due reattori VVER440 modello V-230, di cui solo uno in funzione, il quale genera una potenza di 408 MW ed il cui smantellamento era previsto per il 2016 ma che, grazie a queste operazioni, potrà rimanere in funzione per altri dieci anni.
Nel 1988, in seguito al devastante terremoto di Spitak, il governo armeno decise di interrompere le attività della centrale, che però ripresero nel 1993, tra le forti proteste di Turchia ed Azerbaigian, da sempre in pessimi rapporti diplomatici con Erevan, i quali sostengono ancora oggi che Metsamor sia un pericolo per la sicurezza dell’intera regione; i tecnici dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica), in seguito alla loro ispezione, hanno però dato il loro parere positivo per il proseguo della produzione di energia elettrica.