Guida di Erevan (news.fidelityhouse.eu 19.10.15)

Erevan, altresì conosciuta come Yeravan, è la capitale dell’Armenia ed è la città più popolosa del paese. Erevan è infatti una metropoli di ben 1.100.000 abitanti ed è divenuta capitale dell’Armenia dal 1991.

A livello geografico la suggestiva Erevan nasce e si sviluppa lungo il confine turco ed il fiume Hrazdan. Il centro della città incarna una delle testimonianze architettoniche più antiche a livello mondiale ed è sinuosamente abbracciato su 3 lati da colline che scendono dal monte Ararat.

Grazie alle numerose documentazioni archeologiche, si è venuti a conoscenza del fatto che una fortezza militare battezzata Erebuni fu fondata ove attualmente si trova la capitale armena nel 782 a.C., grazie ad Argistis I. Questo punto fu di strategica importanza in quanto crocevia delle rotte carovaniere che mettevano in contatto l’Europa con l’India. Dal VII secolo a.C., il centro abitato venne appellato Erevan. Continua

Il console armeno in provincia «Grazie agli alpini friulani» (Messaggeroveneto.it 18.10.15)

È un piccolo pezzo della storia di Povoletto quello che si è scritto ieri mattina, con la visita dell’ambasciatore armeno Sargis Ghazaryan a Udine ospite di Confindustria e a Povoletto. Si è trattato, come ha rimarcato il sindaco Andrea Romito, della prima visita di un ambasciatore estero al Comune collinare. Su iniziativa della Lega Nord, il consiglio comunale aveva votato all’unanimità una mozione di solidarietà al popolo armeno, per il riconoscimento della verità sul genocidio, illustrata da Lorena Beltrame.

«L’ingiustizia in qualsiasi luogo è una minaccia alla giustizia ovunque»: con questa frase di Martin Luther King il sindaco Andrea Romito ha aperto il suo discorso ufficiale che ha ricompreso, dopo il benvenuto e un omaggio alla poesia e alla cultura armena, importanti riflessioni sulla guerra. «I crimini contro l’umanità – ha dichiarato l’ambasciatore – dovrebbero essere relegati nei libri di storia, invece sono cronaca. Voi parlando di un crimine di “lesa umanità”, avete contribuito a ridare umanità a chi l’aveva persa». Continua

“Il Grande Male”, la compagnia InControVerso in scena al Teatro India dal 19 al 21 ottobre (Saltinaria.it 17.10.15)

arà in scena al Teatro India dal 19 al 21 ottobre Il Grande Male”, uno spettacolo civile dedicato al centenario del genocidio armeno; testo e regia di Sarghis Galstyan. In scena Stefano Ambrogi, Jonis Bascir, Ermanno De Biagi, Vincenzo De Michele, Sarghis Galstyan, Andrea Davì, Marine Galstyan, Lorenzo Girolami, Claudia Mancinelli, Luca Basile, Arsen Khachatryan. Lo spettacolo è realizzato dalla compagnia InControVerso (ensemble artistico molto apprezzato da pubblico e critica, che ricordiamo anche per l’ottimo spettacolo “A Porte Chiuse” andato in scena a Roma al Piccolo Eliseo), realizzato in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia.

 

La Compagnia InControVerso presenta

Teatro India
19|21 Ottobre 2015

IL GRANDE MALE
Uno spettacolo civile dedicato al centenario del genocidio armeno
testo e regia di Sarghis Galstyan
con Stefano Ambrogi, Jonis Bascir, Ermanno De Biagi, Vincenzo De Michele, Sarghis Galstyan, Andrea Davì, Marine Galstyan, Lorenzo Girolami, Claudia Mancinelli, Luca Basile, Arsen Khachatryan

scenografie- Gianluca Amodio
manichini sono realizzati da Almaloca
musiche- Jonis Bascir
costumi- Metella Raboni
riprese video- Mauro Petito
grafica video- Dario Pelliccia
make up- Stefania Piovesan e Anna Di Forio
parrucchiere: Nicola Botta
disegno luci- Giuseppe Filipponio

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L’isola degli Armeni a Venezia (Ilpost.it 16.10.15)

Nella laguna veneziana, pochi uomini su una piccola isola sono stati in grado, negli ultimi tre secoli, di salvare un’antica storia nazionale. Lontani, quasi appartati, hanno prodotto, per il proprio popolo, una rinascita artistica, letteraria e sociale in qualche modo paragonabile all’opera dei grandi umanisti, pittori e scultori del Rinascimento italiano.
La storia inizia nel Vicino Oriente, a Sebaste dove nel 1676 era nato Mechitar: al centro della Turchia di oggi. Il suo nome di battesimo era in realtà Manuk, ovvero “bambino”, ma entrato in monastero, appena adolescente, lo aveva cambiato in Mechitar (“consolatore”). La vita monastica nella Chiesa armena apostolica non aveva però impedito a Mechitar di avvicinarsi a missionari cattolici e allo stesso tempo di rendersi conto del lento declino culturale in cui si trovava il monachesimo armeno. L’istituzione monastica cristiana era stata in passato il fondamento della crescita culturale, letteraria e sociale del popolo armeno. Gli armeni erano diventati cristiani, ufficialmente, all’inizio del IV secolo, nell’anno 301, a seguito del battesimo di re Tiridate III da parte di San Gregorio Illuminatore. Circa un secolo dopo, nel 404 o 405, il monaco Mesrop Mashtots aveva inventato l’alfabeto armeno e avviato così una straordinaria produzione letteraria che avrebbe percorso il medioevo… Continua

Ambasciatore armeno, insieme a ebrei per combattere indifferenza (Ansa 15.10.15)

(ANSA) – ROMA, 15 OTT – “La nostra responsabilità di armeni ed ebrei sopravvissuti ai genocidi è quella di colmare il vuoto dell’indifferenza”. Sargis Ghazaryan, ambasciatore dell’Armenia in Italia, lo ha sottolineato intervenendo a Roma, insieme al Presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, alla presentazione del libro “La Lettera a Hitler”, scritto da Gabriele Nissin, edito da Mondadori e dedicato a Armin Wegner, scrittore e dissidente tedesco che fu tra i primi a denunciare lo sterminio armeno e poi a intuire l’imminente tragedia del nazismo e della Shoah. “Purtroppo – ha osservato il diplomatico – i crimini contro l’umanità non sono relegati ai libri di storia ma appartengono ancora all’attualità”. Ghazaryan ha denunciato il negazionismo che, in particolare, nel caso armeno si è trasformato in un negazionismo di Stato, in un rifiuto dei governi turchi, che si sono succeduti anche in tempi moderni, “a fare i conti con la propria storia”,nonostante le richieste di parte della stessa società civile turca. Quest’anno, il centesimo anniversario del genocidio armeno è stato ricordato insieme e agli ebrei: “un fatto importantissimo”, ha rimarcato l’ambasciatore. Non a caso, ha ricordato, Hitler, nell’agosto del 1939, mentre avviava l’invasione della Polonia, ed esortava i suoi generali alla ferocia e alla crudeltà contro gli ebrei, ad un certo punto esclamò:”chi dopo tutto si ricorda ancora dell’annientamento degli armeni?”. Il presidente dell’Ucei, Gattegna, si è soffermato sulla figura di Wegner, intellettuale tedesco che cercò di salvare l’onore della sua patria e di evitare che il proprio Paese precipitasse in “un abisso di barbarie”. Wegner scrisse persino due lettere, una a Hitler nel 1933, ed una a Mussolini, nel 1936, per cercare di fermare la deriva. Fu, ovviamente inutile, e lui stesso venne deportato in un campo di concentramento nazista, da cui sopravvisse miracolosamente.

Non impedì che si consumasse la Shoah che detiene – ha spiegato Gattegna – “il triste primato” tra tutti i genocidi perpetrati per “dimensione, durata, programmazione scientifica”.

Dalla storia e dalla figura di Wegner, combattente solitario contro i genocidi del Novecento e proclamato giusto sia da Israele nel 1967, sia dall’Armenia nel 1996, un insegnamento: “mai più, contro nessuno”, ha sintetizzato il presidente delle comunità ebraiche. (ANSA).

Piccola storia della diaspora armena (Alfabeta2.it 15.10.15)

Ex tabacchificio riqualificato nel 2009 dai proprietari per accogliere nei suoi ampi spazi (si tratta di un antico edificio industriale di quattro piani utilizzato, appunto, fino al 1950 come Tünün Deposu) progetti d’arte contemporanea sempre più aperti al dialogo e alla polifonia culturale, il DEPO Cultural Centre di Istanbul – considerato dal milieu artistico un importante luogo istituzionale alternativo della Turchia – ospita, fino al prossimo novembre, un nuovo racconto che, in linea con la sua vocazione primaria, muove dalla collaborazione tra il territorio turco e i diversi paesi del Medio Oriente, del Caucaso del Sud, dei Balcani e dell’Europa per modellare la storia umana, intellettuale e sociale del popolo armeno.

Al centro del nuovo percorso espositivo disegnato, progettato e coordinato da Silvina Der-Meguerditchian (artista con sede a Berlino, anche se figlia di immigrati armeni in Argentina), c’è infatti non solo il desiderio di esaminare i vari volti del multiculturalismo, ma anche l’esigenza di riscattare, mediante una manovra estetica, una comunità randagia che, sin dal 1375 (anno in cui termina la sovranità armena in Cililia), e in maniera più cruda nel 1915 (anno del genocidio e della diaspora), è stata costretta a sgretolarsi, a vivere e a rifugiarsi, in diversi paesi d’Europa, nei Balcani, in Medio Oriente, in Russia, in Crimea, in Georgia, in Siria, nel Libano, e tra le tante altre destinazioni o mete, a Cipro e Gerusalemme. Continua

Il Grande Male: a teatro il genocidio armeno (Globalist.it 15.10.15)

Sarà in scena al Teatro India dal 19 al 21 ottobre 2015 “Il Grande Male”, uno spettacolo civile dedicato al centenario del genocidio armeno; testo e regia di Sarghis Galstyan. In scena Stefano Ambrogi, Jonis Bascir, Ermanno De Biagi, Vincenzo De Michele, Sarghis Galstyan, Andrea Davì, Marine Galstyan, Lorenzo Girolami, Claudia Mancinelli, Luca Basile, Arsen Khachatryan. Lo spettacolo è realizzato dalla compagnia InControVerso (ensemble artistico molto apprezzato da pubblico e critica, che ricordiamo anche per l’ottimo spettacolo “A Porte Chiuse” andato in scena a Roma al Piccolo Eliseo), realizzato in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia.

Berlino, 1921. Lo studente armeno Soghomon Tehlirian è sotto processo per aver ucciso con un colpo di pistola Talaat Pasha, uno degli organizzatori del genocidio, rifugiato nel 1919 in Germania sotto falso nome, per sfuggire ad una condanna a morte per “crimine di lesa umanità” a danno delle popolazione armene residenti nell’Impero Ottomano.
Dopo due giorni di processo è Talaat – del quale vengono ricostruite le atroci gesta e attraverso le drammatiche rivelazioni dei sopravvissuti chiamati a deporre – ad essere condannato moralmente: le prove a suo carico sono talmente terrificanti che Tehlirian viene assolto per l’omicidio da lui compiuto. Continua

Scienze diplomatiche: l’ambasciatore armeno (Il piccolo 15.10.15)

L’Associazione degli Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche (Assid) di Gorizia apre il suo nuovo anno sociale con la conferenza dal titolo “La politica estera dell’Armenia: sfide globali e opportunità regionali” che si terrà questa mattina alle 11.30 nell’Aula Magna del Polo Universitario di Gorizia, Università degli Studi di Trieste (via B. d’Alviano 18). Relatore sarà Sargis Ghazaryan, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica di Armenia in Italia, alumnus del CdL in Scienze Internazionali e Diplomatiche dell’Università degli Studi di Trieste. Il diplomatico toccherà i temi della politica estera armena, inquadrandoli da una parte nella più ampia cornice della relazioni internazionali e della politica globale, dall’altra nel più ristretto quadro della regione del Caucaso. Continua

Armenia inquieta: prima e oltre Electric Yerevan (Osservatorio Balcani e Caucaso 14.10.15)

La società civile armena continua a dimostrare una grande vitalità, ora diretta contro i progetti di riforma costituzionale. La storia del movimento di protesta “Voch”
Non si ferma l’onda lunga delle proteste in Armenia. Dopo Electric Yerevan, che aveva dato luogo a una mobilitazione senza precedenti quest’estate – infiammando le vie del centro cittadino e attirando l’attenzione dei grandi media internazionali – ora a tenere banco è un movimento di protesta contro la riforma costituzionale.
Niente di altrettanto dirompente, certo, ma si tratta pur sempre di un sintomo da non sottovalutare per una società civile, quella armena, che si dimostra sempre più combattiva. Un movimento che ha radici precedenti a Electric Yerevan, e la cui vitalità sembra passare intatta da una battaglia all’altra, riuscendo a coinvolgere e mobilitare giovani e meno giovani. Un impegno politico forte e per lo più spontaneo, ma che stenta a trovare un inquadramento politico definito o forme organizzative stabili: il che rappresenta, forse, il suo limite più evidente. C’è molta improvvisazione, a Yerevan, accompagnata da tanta passione.
Voch
Ultimo in ordine cronologico è il movimento di protesta denominato “Voch”, che in lingua armena significa “No”. Un fronte che si leva in opposizione a una riforma costituzionale che molti ritengono vada in direzione di una deriva autoritaria del paese. Molte le manifestazioni di piazza già svolte, e tutto fa pensare che non sia finita qui.
L’Armenia è stata, fra le repubbliche nate in concomitanza con la fine dell’URSS, una di quelle che è meglio riuscita a tenere lontani gli spettri dell’autoritarismo. Eppure, dopo i successi dei primi anni dell’indipendenza, una classe di oligarchi è cresciuta anche all’ombra dell’Ararat, sfruttando fra l’altro l’isolamento dovuto alla doppia frontiera chiusa con Azerbaijan e Turchia e al conflitto per il Nagorno-Karabakh. Una classe che a suon di monopoli e sopraffazioni ha stritolato l’economia del paese, e piegato ai suoi interessi la politica. E proprio contro gli oligarchi, in primis, si era mossa Electric Yerevan. Continua

Focus sull’Armenia Iscrizioni entro oggi all’evento di venerdì (messaggeroveneto.it 14.10.15)

La mostra fotografica sull’Armenia promossa da Confindustria e sostenuta da Comune e Camera di Commercio di Udine sarà anticipata, proprio in Cciaa, venerdì da una giornata di approfondimento economico sul mercato (iscrizioni entro oggi info su www.ud.camcom.it). La delegazione armena, guidata dall’ambasciatore in Italia Sargis Ghazaryan, con Levon Arevshatyan, già capo di gabinetto del primo ministro e ad di “Si Holding”, e Gagik Sarucanian, ad di Sartis Srl e vicepresidente Apindustria Venezia, incontrerà i rappresentanti di categorie e imprese del Fvg nella sede di Friuli Future Forum…Continua