Una sofferta riconciliazione nel Caucaso? Gli ultimi sviluppi tra Armenia e Azerbaigian (Il Caffe Geopolitico 20.11.23)

In breve

  • Il 19 settembre l’offensiva militare azera ha di fatto messo fine all’esistenza del Nagorno-Karabakh come entità indipendente. Lo spazio delle trattative mira a ricongiungere i rapporti nella regione.
  • Fino ad ora i negoziati hanno seguito due strade parallele: una incoraggiata dall’UE e una sostenuta dalle potenze regionali.
  • Nonostante vari dissapori, i due Paesi sembrano essere giunti all’intesa su tre principi fondamentali che potrebbero contribuire ad accelerare il processo di pace.

Prima di iniziare…

Il Caffè Geopolitico è gratuito da sempre e lo rimarrà anche in futuro. Non usiamo pubblicità, ma esistiamo grazie ai nostri sostenitori. Se ti è utile quello che facciamo, iscriviti!

In 3 sorsi– A poco più di un mese dalla capitolazione della Repubblica del Nagorno-Karabakh, Armenia e Azerbaigian sembrano vicini a un accordo di pace. Il Primo Ministro armeno Pashinyan ha di recente enunciato i tre punti fondamentali che potrebbero contribuire a una normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi.

 

1. L’OFFENSIVA AZERA E LA FINE DEL NAGORNO-KARABAKH

Il 19 settembre l’esercito azero ha lanciato un’offensiva militare contro la regione separatista del Nagorno-Karabakh (Artsakh in armeno), aprendo una nuova fase di ostilità nel Caucaso meridionale. L’attacco militare ha portato in sole 24 ore alla resa della Repubblica autonoma, che con l’accordo di cessate il fuoco del 20 settembre non ha potuto fare altro che riconoscere la fine dell’esistenza del Nagorno-Karabakh come entità indipendente de facto e la dissoluzione di ogni istituzione a partire dal 1° gennaio 2024. Terminata la fase militare del conflitto ora bisogna delineare le dinamiche che investiranno questa regione nel prossimo futuro e le condizioni che intendono fissare le parti per cercare di ricostituire un clima di stabilità.

Fig. 1 – Il Presidente azero Ilham Aliyev assiste alla parata per il Giorno della Vittoria nel centro di Stepanakert/Khankendi in Nagorno-Karabakh, 8 novembre 2023

2. IL NODO DELLA MEDIAZIONE

Finora si sono seguiti due percorsi principali di negoziazione, uno facente capo all’Europa e agli USA, e uno mediato dalla Russia. Mentre l’Armenia predilige una mediazione occidentale e vorrebbe allontanarsi sempre di più dallo storico alleato russo, la Repubblica di Azerbaigian intende risolvere la questione rimanendo nell’ambito regionale, affidando la mediazione alla Russia, alla Turchia, all’Iran o alla Georgia.
Un appuntamento importante era previsto per il 5 ottobre al vertice della Comunità politica europea a Granada, dove avrebbero dovuto incontrarsi il Presidente dell’Azerbaigian Aliyev e il Primo Ministro armeno Pashinyan alla presenza di mediatori europei, ma Aliyev si è tirato indietro a causa della presenza della Francia, fornitrice di armi difensive all’Armenia, e per il dissenso provocato dall’esclusione della Turchia dal tavolo negoziale. Pochi giorni dopo, il 10 ottobre, Pashinyan ha deciso di disertare il vertice del Consiglio dei leader della Comunità degli Stati Indipendenti a Bishkek, capitale del Kirghizistan, riunione alla quale ha presenziato anche il Presidente Putin. Nonostante questi dissapori i colloqui sono proseguiti: il 23 ottobre i Ministri degli Esteri di Iran, Russia, Turchia, Armenia e Azerbaigian si sono incontrati a Teheran nel vertice 3+3 (3+2 a causa dell’assenza della Georgia) per esaminare gli ultimi sviluppi nel Caucaso meridionale e incoraggiare l’intrapresa di un percorso di pacificazione in ambito regionale.

Fig. 2 – Il premier armeno Nikol Pashinyan durante il vertice della Comunità politica europea a Granada, 5 ottobre 2023. Insieme a lui il Cancelliere tedesco Scholz, il Presidente del Consiglio europeo Michel e il Presidente francese Macron

3. I TRE PUNTI CENTRALI DEL FUTURO ACCORDO DI PACE

Il 26 ottobre a Tbilisi, capitale della Georgia, si è tenuto il Forum economico sulla Via della Seta. Durante l’evento il Primo Ministro armeno Pashinyan ha annunciato che la conclusione di un accordo di pace con l’Azerbaigian è imminente e ha espresso i tre principi fondamentali su cui le parti avrebbero trovato un  compromesso. Tali principi sono: il riconoscimento dell’integrità territoriale dei due Paesi, la delimitazione dei confini sulla base della dichiarazione di Alma Ata del 1991 (che ha decretato la fine dell’URSS e la sovranità dei confini delle 12 Repubbliche firmatarie) e l’enunciazione di un progetto infrastrutturale ad ampio respiro denominato “Crocevia della pace”, le cui ambizioni sono state spiegate dallo stesso Pashinyan: “tutti i Paesi utilizzano le rispettive infrastrutture secondo il principio di uguaglianza e reciprocità. Sulla base di questi principi, la disponibilità dell’Armenia ad aprire, riaprire, ricostruire, costruire tutte le comunicazioni regionali”. Il disegno di una “Crocevia della pace” porterebbe l’Armenia ad aprirsi ai propri vicini tramite un potenziamento significativo dei collegamenti infrastrutturali tra i Paesi della regione.
“La proposta dell’Azerbaigian riguardo all’accordo di pace è valida ancora oggi. Pertanto, i prossimi passi dovrebbero essere compiuti principalmente dall’Armenia. Finora la maggior parte dei punti dell’accordo di pace sono stati concordati tra le parti”: queste le parole del Vice Ministro degli Affari Esteri dell’Azerbaigian all’indomani delle dichiarazioni di Pashinyan, aggiungendo anche che una sovranità piena e riconosciuta dell’Azerbaigian nel Nagorno-Karabakh contribuirà alla conclusione di un accordo di pace.
È importante ribadire quanto tutto possa essere ancora suscettibile di ulteriori sviluppi e che nulla è definitivo. In tal senso il discorso intriso di retorica nazionalistica del Presidente Aliyev, pronunciato in occasione del Giorno della Vittoria l’8 novembre, non appare molto conciliante. Discorso al quale si aggiungono le ultime dichiarazioni del Ministro degli Esteri azero, in cui accusa Yerevan di minacciare il percorso di pace, continuando a fornire sostegno militare alle forze separatiste e mantenendosi in territori reclamati da Baku. Gli ultimi eventi ci mostrano quindi come una piena normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi sia ancora difficile, ma passi avanti, seppur modesti, si stanno compiendo verso questa direzione. Tuttavia, la ferita di una comunità millenaria ormai scomparsa rimarrà sempre aperta e lascia un doloroso precedente nella memoria storica di questo territorio.

Vai al sito