IL TEMPO PASSA, LA MEMORIA RESTA. Contro il virus del negazionismo gli anticorpi della Memoria. 105° anniversario del genocidio armeno.

IL TEMPO PASSA, LA MEMORIA RESTA

24 aprile 1915 – 24 aprile 2020

105° anniversario del genocidio armeno.

Contro il virus del negazionismo gli anticorpi della Memoria

Il prossimo 24 aprile ricorre il 105° anniversario dell’inizio delle uccisioni e deportazioni di massa a danno della minoranza armena nell’impero ottomano.

L’emergenza Coronavirus impedisce qualsiasi manifestazione pubblica a ricordo del primo genocidio del XX secolo.

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” ha di conseguenza lanciato un evento in rete, a ricordo di quella tragica ricorrenza.

  • Logo ricorrenza

Nei giorni scorsi è stato pubblicato sulla pagina FB della comunità (www.facebook.com/comunitaarmena) un logo creato ad hoc per il 105° anniversario del Medz Yeghern con invito a condividirlo, come segno di vicinanza e partecipazione, sui profili personali.

  • Video clip

48 ore prima dell’evento previsto per il 24 aprile sarà lanciato, sempre sulla piattaforma Facebook, una breve video clip che ci si augura venga anch’essa diffusa e condivisa in rete quanto più possibile.

  • Video Party diretta FB

A partire dalle ore 10.30 di giovedì 23 aprile saranno trasmessi in Video Party sempre sulla pagina FB della comunità, documentari, filmati e contenuti multimediali sul mondo armeno.

  • Diretta FB 24 aprile

Nella giornata del 24 aprile La pagina FB “Comunità armena” trasmetterà in diretta, a partire dalle ore 15,00 testimonianze, interviste, contributi e riflessioni sul tema. Nei prossimi giorni saranno resi noti i nomi dei partecipanti.

Lo scorso anno il parlamento italiano ha approvato una storica risoluzione di riconoscimento del genocidio armeno. Sulla scia di tale pronunciamento, il “Consiglio per la comunità armena di Roma” si augura che l’opinione pubblica italiana sia sempre più partecipe nel ricordo della tragedia del 1915.

L’antidoto al negazionismo è la Memoria.

Il tempo passa, la Memoria resta

Consiglio per la comunità armena di Roma

www.comunitaarmena.it

 

Coronavirus: Uno spettacolo pan-armeno di beneficenza a supporto del sistema sanitario Armeno

Riceviamo dall’Ambasciata Armena e divulghiamo

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Cari connazionali,

si informa che la “Tovmasyan Charitable Foundation” ha avviato un’iniziativa inedita: uno spettacolo pan-armeno di beneficenza, che si terra’ online e sara’ interattivo. Lo spettacolo, che si svolgera’ attraverso le tecnologie VR, sarà trasmesso in diretta il 2 maggio 2020 alle 18:20 (ora italiana) contemporaneamente da Jerevan, dalla sala

concerti “Dvin Music Hall”, da Jerevan, e da Los Angeles.

Gli incassi saranno interamente devoluti a favore delle misure di contenimento del coronavirus in Armenia per supportare il sistema sanitario

nell’acquisto di respiratori polmonari e di materiale sanitario.

Le informazioni relative all’acquisto dei biglietti sono disponibili nelle schede in allegato e nelle descrizioni video sul sito: https://www.mfa.am/filemanager/Videos/Tovmasyan.zip

Cordiali saluti.

 

Ambasciata della Repubblica d’Armenia
Via XX Settembre, 98/E
00187 Roma
Tel: (+39) 06. 3296638

Fax: (+39) 06. 3297763

www.italy.mfa.am
www.mfa.am

Sua Eccellenza Victoria Baghdassarian termina il suo mandato di ambasciatore della repubblica di Armenia in Italia

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” rivolge un sentito ringraziamento a S.E. Victoria Baghdassarian, il cui mandato di ambasciatore della repubblica di Armenia in Italia è giunto a termine come da decreto presidenziale  del 10 aprile.

Nei suoi quattro anni di servizio l’ambasciatrice Baghdassarian ha saputo tessere importanti relazioni nel campo dell’economia e della politica, rafforzando ancora di più il legame fra Italia e Armenia.

In tale quadriennio  ci piace ricordare la prima visita in Armenia di un ministro degli Affari esteri italiano (Gentiloni), la prima visita in Armenia di un Capo di Stato italiano (Mattarella) nonché lo storico pronunciamento della Camera dei deputati (aprile 2019) a riconoscimento del genocidio armeno. E per ultimo le visite in Italia del Presidente dell’Assemblea nazionale armena (Mirzoyan) e del Primo ministro (Pashinyan).

Ovviamente questo ringraziamento è esteso a tutto il personale di ambasciata con l’augurio che il rapporto fra i nostri due Paesi continui nel solco dell’amicizia e della collaborazione.

A  S.E. Victoria Baghdassarian rivolgiamo fervido augurio di un futuro pieno di successo.

Consiglio per la comunità armena di Roma

TENTATIVI AZERI DI SABOTAGGIO AL CONFINE DELL’ARMENIA

Nonostante l’appello delle Nazioni Unite in questo difficile momento di pandemia, l’Azerbaigian viola ancora una volta il cessate-il-fuoco e spara contro i villaggi armeni di confine. Ferma condanna del ministero della Difesa dell’Armenia

Lunedì 30 marzo, intorno alle ore 19 locali, militari azeri hanno tentato di penetrare in territorio armeno all’altezza del villaggio di Noyemberyan della provincia di Tavush lungo il confine tra i due Stati. L’azione di sabotaggio è stata respinta. Due soldati armeni sono rimasti leggermente feriti.
L’avversario ha anche preso di mira i villaggi di Baghanis e Voskevan lungo il confine e un giovane di 14 anni residente di Voskevan è stato ferito dai colpi azeri. Il giovane è stato trasferito al centro medico Surb Astvatsamayr di Yerevan.

Il ministero della Difesa dell’Armenia ha diramato il seguente comunicato:
«Condanniamo fermamente i tentativi dell’Azerbaigian di intensificare la situazione sul confine armeno-azero, che ha provocato il ferimento di un residente 14 anni della comunità di Voskevan nella regione di Tavush. Allo stesso tempo, due militari delle forze armate dell’Armenia sono stati feriti mentre impedivano il tentativo di infiltrazione della parte azera verso le posizioni armene nella stessa direzione.
Questa violazione non provocata del cessate il fuoco non ha giustificazione, soprattutto oggi, quando tutti i Paesi del mondo mobilitano le proprie risorse mediche nella lotta contro COVID19. Con tali azioni, l’Azerbaigian ignora le richieste della comunità internazionale, in particolare dei copresidenti del Gruppo Minsk dell’OSCE e del Segretario generale delle Nazioni Unite, di aderire rigorosamente al cessate il fuoco e astenersi da azioni provocatorie durante questo periodo.
Questo incidente militare dimostra che o la parte azera non ha alcun controllo sulle azioni delle sue unità militari al confine o intensifica deliberatamente la situazione, assumendo quindi la piena responsabilità delle sue conseguenze.
Auguriamo una pronta guarigione ai nostri cittadini feriti».

 

Novità in libreria: Henri Verneuil “Le Bugatti di Marsiglia”

Traduzione di Letizia Leonardi Edizioni Terra Santa, Milano 2020

296 pagine 18,00 € e-book ISBN: 978-88-6240-726-7

Data di pubblicazione: 20 febbraio 2020 


Comunicato stampa

Antonia Arslan: «L’avventura di una famiglia armena scampata al genocidio. Un racconto di grande intensità»

Al capezzale della morente mayrig, «mammina» in armeno, un figlio scampato all’orrore – ormai adulto e professionista affermato – torna alla sua vita di bimbo e di adolescente, rievocando i sentimenti e le emozioni, le fatiche e le speranze di un piccolo apolide che ha combattuto per crescere e affermare la propria identità in un Paese straniero. È l’incipit di Le Bugatti di Marsiglia in uscita per Edizioni Terra Santa, scritto da Henri Verneuil, alla nascita Achod Malakian (1920-2002), celebre regista, sceneggiatore e produttore cinematografico francese di origine armena (Prix César 1996 alla carriera), fuggito da bambino con tutta la famiglia a Marsiglia per scampare a pericoli e persecuzioni subite nello spazio ottomano in via di disfacimento. Autore di film celebri, come Quando Torna l’inverno o Il clan dei siciliani, diresse due pellicole ispirate a questo romanzo autobiografico: Mayrig (1991) e Quella strada chiamata paradiso (1992), entrambi interpretati da Omar Sharif e Claudia Cardinale. Il romanzo uscì in Francia con il titolo Mayrig. Scrive l’autore nel primo capitolo, che dà il via all’intera narrazione: «Fuori, le luci della città si sono accese. Ora so che nessuno mi metterà più in guardia contro il freddo delle notti, nessuno mi tenderà più quell’inutile maglioncino di lana che mi ha sempre infastidito tanto. E io resto solo, con il rimorso delle mie stupide collere, suscitate da quegli eccessi di premura. Nei grandi dolori, talvolta tornano alla mente sciocchezze che diventano via via sempre più grandi. Il nostro teatro interiore finisce per mettere in scena una pièce di sofferenza e lacrime ed è facile montare in groppa al dolore e cavalcare con lui. Ma questa sera, il mio dolore è come un tarlo. Ho chiuso il mio teatro per lutto… o quasi. Il tempo delle lacrime verrà più tardi. Realizzo, tornando indietro nel tempo, che durante tutti questi anni nei quali ci siamo tanto amati, non ci siamo mai detti quanto ci volevamo bene. Forse per un pudore comune, o forse per il timore di sottolineare uno stato di fatto che era evidente, permanente, irrevocabile. Il ricorso alle parole sembrava superfluo: ci si amava di nascita. Tutto il resto diventava un inutile corollario. Questo amore mi ha insegnato anche l’angoscia, al pensiero di ciò che poteva capitare a qualcuno di noi. Ho imparato a stare male, fisicamente male, nello stesso momento in cui stava male un altro della famiglia». In fuga dal genocidio del loro popolo, arrivano a Marsiglia dopo un avventuroso viaggio in mare cinque fragili sagome: un padre, una madre, il figlioletto di soli quattro anni, Achod, e le sue due zie. Per bagaglio, un piccolo fagotto e, come unico patrimonio, otto bottoni rivestiti di stoffa cuciti sul vestito della mamma: otto monete d’oro. Tre donne e un uomo completamente indigenti, che non parlano francese, e che hanno un solo scopo: vivere e prosperare per amore del piccolo Achod. Un racconto intimo e poetico, ricco di squarci e di aneddoti che lasciano spazio al sorriso, all’umorismo e alla speranza. Uno struggente inno alla lotta per la sopravvivenza e agli affetti familiari. Un’acuta riflessione sul valore delle proprie radici. Chi ha amato La masseria delle allodole si innamorerà di questo romanzo forte e vero come la vita di chi l’ha scritto.

L’Autore
Henri Verneuil, alla nascita Achod Malakian (Tekirdağ, Turchia, 15 ottobre 1920 – Bagnolet, Francia, 11 gennaio 2002), è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico di origine armena, fuggito da bambino con la famiglia a Marsiglia per scampare alla persecuzione. Il romanzo uscì in Francia con il titolo Mayrig. Nel 1996 Verneuil ha vinto il Premio César alla carriera.


  

Anche il Parlamento Siriano riconosce il Genocidio Armeno.

“Nella seduta di giovedì 13 febbraio 2020 Il Parlamento della Repubblica Araba della Siria ha riconosce e condanna il genocidio armeno pianificato e messo in atto da parte dell’Impero Ottomano ad inizio del 20 secolo”. E’ quanto si legge nella risoluzione approvata dal Parlamento della Repubblica Siriana in data 13 febbraio 2020.

Il Parlamento condanna anche ogni tentativo di negazione del genocidio e di mistificazione della storia è conferma che il Genocidio Armeno è uno dei peggiori crimini perpetrati contro l’umanità.

Il Parlamento condivide il dolore del popolo armeno amico e afferma che  armeni, assiri,siriaci e altri popoli che fanno parte del popolo siriano sono stati vittime  del genocidio progettato e perpetrato dal parte dei turchi ottomani.

Il Parlamento si appella a tutti i parlamenti del mondo e alla comunità internazionale per riconoscere e condannare il Genocidio Armeno.

Venezia – Agosto 2020 – Corso estivo intensivo di lingua e cultura armena

La 35ma edizione del corso estivo intensivo di Lingua e Cultura Armena, promosso dall’Associazione culturale Padus-Araxes in collaborazione con lo “Studium Generale Marcianum” di Venezia, si svolgerà dal 3 al 19 agosto; gli esami avranno luogo il 19 agosto.

ARRIVI: 2 agosto (check in); PARTENZE: 20 agosto (check out).

Per partecipare, compilate il modulo che trovate sul nostro sito:  www.padusaraxes.com/SummerCourse/ApplicationForm

Novità editoriale: Pubblicazione del libro “La leggenda del Platano di Vrisi” del Prof. Franco Fruci.

Sinossi dell’opera:

“Il Caso, che tutto governa, conduce Wadiah, il grande miniatore, dalle montagne dell’Hayastan al monastero basiliano di Corda sulla collina di Curinga.

La vicenda si svolge nella Calabria istmica, sulle terre della circoscrizione bizantina di Maida e dintorni, a cavallo tra la prima e la seconda metà dell’XI secolo quando la storia del meridione sta rapidamente mutando.

Inizia la rekatolisierung, un processo destinato a smantellare il monachesimo orientale sostituendolo con quello latino e a consolidare il potere dei normanni attraverso l’introduzione di un sistema feudale simile a quello dei grandi regni europei.

Sullo sfondo di questi cambiamenti c’è la vita dei villani, servi della gleba, che passano di mano da un padrone all’altro come le bestie e le cose.

In questo clima il pellegrinaggio terreno del protagonista, vissuto con il cuore stracolmo di sehnsucht e abbagliato da un amore asincrono accolto in nome della bellezza che per lui ha potere divino, si conclude in un posto dal quale si può vedere il mare, accanto a uno stecco grigiastro che tutti oramai chiamano il platano di Vrisi.”

 

Biografia dell’autore:

Franco Fruci, all’anagrafe Giuseppe Rosario, è nato a Curinga (CZ) il 25 aprile del 1946. Laureato in materie letterarie, ha insegnato per 35 anni nella locale scuola media. La passione per la politica, intesa come servizio alla propria comunità, ha segnato la sua vita fin da ragazzo. Ha più volte ricoperto cariche elettive e amministrative nel comune di Curinga di cui è stato sindaco. Dal 2005 è stato segretario provinciale della FLC-CGIL di Catanzaro e, per un breve periodo, presidente regionale dell’Associazione professionale “Proteo Fare Sapere”.

Attualmente è in pensione, libero di curare le passioni di sempre: ascoltare musica, leggere e scrivere, ma anche pescare e coltivare cavoli con le sue mani.

 

“Nei primi capitoli il libro descrive il protagonista e la sua terra, l’Armenia. Si raccontano gli usi, la vita quotidiana delle famiglie armene di un piccolo villaggio. Si parla di cantori, gli ashugh, che con le loro storie allietavano adulti e bambini; si fa riferimento alla tradizione culinaria armena, alla zuppa di agnello, bozbash, al pane tradizionale di quella regione, il lavash, alle bevande, come il than o l’areni. Il racconto ci porta lontano, in un’epoca diversa, il medioevo, e in una terra straniera, dilaniata dalle lotte per la conquista portate avanti da turchi e bizantini, nel cui contesto si inserisce un tema antropologico molto importante, oltre che attuale: la migrazione. Vediamo sia il viaggio del protagonista del racconto, animo inquieto senza dimora, sia lo spostamento in quanto flusso migratorio dei monaci che dopo la perdita d’indipendenza dell’Armenia, costretta sotto il dominio dei bizantini, sbarcarono sulla costa ionica della Calabria in cerca di luoghi di culto in cui sostare. E così, dall’altro lato, raggiungiamo un luogo che conosciamo bene, la Calabria, in particolare la zona del lametino e di Curinga, ancora non altro che un piccolo agglomerato appena nato. Ma nemmeno la Calabria era un luogo di pace. I signori locali erano perennemente in conflitto fra loro e le lotte interne devastavano la regione, già teatro di incursioni distruttive da parte degli arabi musulmani. I normanni, poi, furono ancora più sanguinari dei precedenti padroni. La loro dominazione contribuì ad accrescere, nelle genti assoggettate, il fatalismo e la rassegnazione, due sentimenti che hanno intriso la vita del meridione e la cultura popolare da lì e nei secoli successivi.

Guidati dal percorso di vita del protagonista, un monaco e un miniatore di estrema bravura, entriamo nel contesto del monachesimo armeno e poi, più tardi nel racconto, anche del monachesimo basiliano del Sant’Elia di Corda, nome con il quale si fa riferimento, nel testo, all’eremo di Sant’Elia Vecchio, situato poco distante da Curinga e di cui tutti, ancora oggi, possiamo ammirare la sopravvivenza. Nei monasteri armeni, Wadiah, protagonista della storia, impara l’arte della miniatura di cui diviene, col tempo, maestro. Il suo spirito irrequieto, però, non gli consente di stare per troppo tempo nello stesso posto, il suo peregrinare lo conduce lontano dalla sua terra natale e lo spinge sulle coste di Curinga, dalle quali raggiungerà il monastero di Corda, la sua ultima casa” (tratto dalla recensione della Dott.sa in Antropologia culturale, Felicia Fruci).