Genocidio degli armeni: Venezia lo ricorderà con iniziative fino a metà maggio (GenteVeneta 02.04.26)

Un percorso istituzionale, con la collaborazione di enti, istituti e associazioni, per celebrare la Giornata del Ricordo del Genocidio armeno e mantenere viva la memoria di un tragico passato, ma soprattutto per diffondere la conoscenza di un popolo e della sua cultura, ancor viva nel presente e nella città di Venezia in particolare.

La Presidenza del Consiglio comunale di Venezia, per la quinta volta, coordina un curato programma di iniziative, da inizio aprile a metà maggio, in stretta collaborazione con l’Unione Armeni d’Italia e l’Università Ca’ Foscari Venezia. Giovedì 2 a Ca’ Loredan la presentazione del calendario delle iniziative, presnti la presidente del Consiglio comunale Ermelinda Damiano, insieme al presidente Unione Armeni d’Italia Baykar Sivazliyan, al professore di Lingua e letteratura armena dell’Università Ca’ Foscari di Venezia Aldo Ferrari e alla presidente dell’Associazione Civica Lido Pellestrina Germana Daneluzzi. Presenti il vicepresidente Club per l’Unesco di Venezia Daniele Spero, la docente di Ca’ Foscari Sona Haroutyunian, Hripsime Barseghhyan del consolato armeno e la storica dell’arte Enrica Folin con Giovanni Pelizzato, rispettivamente autrice ed editore per La Toletta della prima pubblicazione sulla chiesa di Santa Croce degli Armeni.

La Cerimonia cittadina in ricordo del Genocidio del Popolo armeno, “Dalla tragedia alla resilienza”, si terrà venerdì 24 aprile all’Auditorium Santa Margherita – Emanuele Severino.  Sarà un dialogo tra il docente Aldo Ferrari e il presidente Baykar Sivazliyan, con l’intervento musicale di un duduk, antico strumento tradizionale, eseguito da Giuseppe Dal Bianco, flautista e polistrumentista.

Tra gli altri appuntamenti da ricordare:

  • la Conferenza “Tipografie armene a Venezia dal 1512 al 1800”, mercoledì 29 aprile al Centro Culturale Candiani, a cura dell’Associazione Civica Lido e Pellestrina, in collaborazione con Il Circolo Veneto;
  • le visite guidate per i residenti del Comune di Venezia, solo su prenotazione ed entro il 30 aprile: all’Isola di San Lazzaro degli Armeni; alla Chiesa della Santa Croce degli Armeni, entrambe con l’Ordine dei Padri Mechitaristi.

Nella pagina dedicata sul sito web del Comune di Venezia è disponibile e scaricabile il programma completo delle iniziative.

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Ricordare il Genocidio armeno: il calendario di iniziative

I diritti umani dopo il conflitto del Nagorno-Karabakh, tra memoria e documentazione: intervista a Maria Gevorgyan (Meridiano14 02.04.26)

*di Cathelijne de Groot e Serli Haladjian

Anche quando l’attenzione internazionale si affievolisce, ciò che resta di una guerra e dei danni che ha causato rimangono. Per Maria Gevorgyan, avvocata armena specializzata in diritto internazionale, l’utilizzo delle memorie personali delle vittime, con la conseguente trasformazione in prove legali di ciò che è avvenuto, è diventata sia una professione che una responsabilità. In questa intervista, Gevorgyan sottolinea l’importanza del vissuto personale come elemento essenziale per ottenere giustizia e rispetto per i diritti umani dopo il conflitto del Nagorno-Karabakh.
Quando era ancora una studentessa, Gevorgyan ha iniziato a collaborare inizialmente a titolo pro bono, con il Centro per la verità e la giustizia (Cftj), un’organizzazione non-profit nata nel 2020 e con sede negli Stati Uniti.

L’organizzazione, istituita in risposta alle gravi violazioni di diritti umani durante la guerra tra Armenia e Azerbaigian, raccoglie testimonianze da chi la guerra l’ha vissuta in prima persona, per conservarne la memoria e consentire l’utilizzo di queste risorse e informazioni a fini educativi o, in certi casi, per procedere con azioni legali.

Con una laurea magistrale in diritti umani e una seconda in diritto internazionale e diritto dell’Unione Europea, nel suo lavoro Gevorgyan si occupa della documentazione dei crimini di guerra, delle atrocità di massa e degli sfollamenti forzati legati al conflitto del Nagorno-Karabakh.

Al momento, Gevorgyan ricopre il ruolo di consulente legale per i rapporti con le corti internazionali e negli ultimi anni ha lavorato nell’ambito tra documentazione legale e raccolta delle testimonianze dei sopravvissuti, trasformando le esperienze vissute dalle vittime in materiale da presentare alle corti internazionali.

Le guerre del Nagorno-Karabakh, dagli anni Venti al 2023
Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian, noto come conflitto del Nagorno-Karabakh, è una guerra che si protrae da decenni, con un’escalation iniziata nel periodo in cui l’Unione Sovietica era sull’orlo del collasso e conclusasi con l’offensiva dell’Azerbaigian del 2023.

Al centro del lavoro che svolge Gevorgyan quotidianamente, c’è una regione conosciuta con due nomi: nei contesti giuridici e diplomatici internazionali, Gevorgyan utilizza il termine Nagorno-Karabakh, poiché è la denominazione che si trova nei documenti ufficiali, negli atti giudiziari e nei procedimenti dell’Onu o della Corte penale internazionale (Cpi). Allo stesso tempo, Artsakh è il nome storico armeno della regione e che è profondamente radicato nella memoria e nell’identità culturale del luogo.

Leggi anche la nostra breve storia del Nagorno-Karabakh

diritti umani dopo il conflitto del Nagorno-Karabakh
Una scena di vita quotidiana a Stepanakert, capitale della Repubblica dell’Artsakh (Wikicommons/Adam Jones)
“È importante riconoscere entrambi i termini”, spiega Gevorgyan, “uno parla il linguaggio del diritto internazionale, l’altro il linguaggio dell’identità e della memoria: ignorarne uno riduce la comprensione del conflitto”.

Le origini del conflitto risalgono agli anni Venti, quando l’Urss creò l’oblast’ autonomo del Nagorno-Karabakh (NKAO), la regione autonoma del Nagorno-Karabakh, all’interno del territorio dell’allora Azerbaigian sovietico, nonostante la presenza della schiacciante maggioranza armena nel territorio.

In un salto in avanti, arrivando al 1988, la situazione cambia: con l’indebolimento dell’Urss, la popolazione armena del Nagorno-Karabakh cercò l’unificazione con l’Armenia e il suo organo legislativo votò a favore.

Questo sviluppo portò a proteste di massa e violenze etniche, con eventi di grande portata come i pogrom di Sumgait e infine allo scoppio della prima guerra del Karabakh (1988-1994), coincidente con il crollo dell’Unione Sovietica.

Sebbene la fine della prima guerra del Karabakh abbia portato al controllo armeno della regione nel 1994, le ostilità e i piccoli scontri sono continuati nell’area, tra cui uno durato quattro giorni, dal due al cinque aprile del 2016 e per questo ricordato come la guerra dei quattro giorni.

Tuttavia, nel settembre 2020, l’Azerbaigian ha lanciato una grande offensiva, scatenando la seconda guerra del Karabakh che si protrarrà per 44 giorni, la quale culminerà con l’indebolimento del controllo armeno su alcune parti della regione del Nagorno-Karabakh.

Nel periodo tra il 2022 e il 2023, il conflitto è giunto a un picco costante, con l’aumento delle tensioni a causa del blocco durato un anno da parte dell’Azerbaigian del corridoio di Lachin, il principale collegamento terrestre tra il Nagorno-Karabakh e l’Armenia.

Confine tra Armenia e Nagorno-Karabakh
Al confine tra l’Armenia e il Nagorno-Karabakh (Wikicommons/Clay Gilliland)
Nel settembre 2023, le forze azere hanno lanciato un’offensiva finale, provocando la resa delle autorità armene e lo sfollamento di massa di oltre 100mila armeni dalla regione. Poco dopo, la Repubblica dell’Artsakh è stata sciolta e il territorio è stato reintegrato in quello dell’Azerbaigian.

I diritti umani dopo il conflitto del Nagorno-Karabakh: il lavoro del Centro per la verità e la giustizia
Fondato nel novembre 2020 all’indomani della seconda guerra del Karabakh, il Centro per la verità e la giustizia ha sede a Montrose, in California.

La sua missione è chiara, ma impegnativa: raccogliere le testimonianze dei sopravvissuti al conflitto e trasformare quelle esperienze vissute in prove utilizzabili in sede legale.

Attraverso interviste, programmi di formazione e progetti di ricerca, il centro fornisce a giovani studenti armeni e aspiranti avvocati gli strumenti necessari per documentare le violazioni in modo conforme agli standard giuridici internazionali.

Queste testimonianze e questi risultati vengono successivamente citati durante i procedimenti dinanzi alle corti internazionali e utilizzati nelle relazioni presentate a vari meccanismi delle Nazioni Unite. Da quando l’Armenia ha aderito alla Cpi nel 2024, Gevorgyan guida l’attività di comunicazione con la corte, dalla presentazione delle prove al dialogo con i suoi organi costituenti.

Contro l’oblio: l’importanza della conservazione delle prove
La raccolta di prove in questo contesto presenta sfide importanti: l’accesso alle scene del crimine, alle strutture di detenzione e alla documentazione ufficiale è spesso impossibile, poiché molte di esse rimangono sotto il controllo dello stato accusato di essere il responsabile. Le documentazioni stesse sono fragili, i ricordi svaniscono, i materiali digitali scompaiono, i testimoni cambiano residenza e il trauma altera il modo in cui vengono rievocate le esperienze. “Il recupero delle prove è un compito che richiede creatività, perseveranza e una metodologia rigorosa”, osserva Gevorgyan.

Le testimonianze dei familiari e delle persone care, quindi, svolgono qui un ruolo fondamentale, in particolare quando le vittime sono decedute, scomparse, detenute o troppo segnate per testimoniare di persona.

Durante lo sfollamento degli armeni dal Nagorno-Karabakh nel 2023, i resoconti dei parenti si sono infatti rivelati cruciali per stabilire i modelli di comportamento e le intenzioni. “L’esilio non sminuisce la credibilità”, sottolinea Gevorgyan, “in molti casi, le testimonianze della diaspora conservano dettagli che altrimenti andrebbero persi”.

Oggi, le conseguenze dello sfollamento continuano a influenzare la vita quotidiana degli armeni che vivono in Armenia. Al di là dei bisogni materiali, molti provano un profondo senso di perdita. “Non si tratta solo di una questione materiale” spiega Gevorgyan, “è la perdita della memoria, del paesaggio, dei cimiteri, delle chiese e delle abitudini quotidiane”.

Un nuovo alloggio e ricevere assistenza da soli non possono colmare questa frattura. “Molti armeni sfollati cercano il riconoscimento di ciò che hanno perso e la garanzia che il loro sfollamento non venga normalizzato, o dimenticato”, dice Gevorgyan a riguardo.

monastero armeno Nagorno-Karabakh
Il monastero armeno di Gandzasar, Nagorno-Karabakh (Wikicommons/Clay Gilliland)
Tuttavia, nonostante la portata degli eventi, la copertura mediatica internazionale del conflitto è rimasta limitata: per Gevorgyan, questa assenza è stata da una parte sia frustrante che motivante, dall’altra.

Dalla guerra del 2021, passando per il blocco del 2022 e la pulizia etnica del 2023, l’attenzione globale è stata sorprendentemente bassa e Gevorgyan aggiunge: “L’assenza di una copertura mediatica costante crea un vuoto e quel vuoto deve essere colmato dalla documentazione, dall’assistenza legale e dalle prove”.

L’Armenia e la Corte penale internazionale
La recente adesione dell’Armenia alla Cpi ha aperto nuove vie per l’assunzione di responsabilità. Le organizzazioni della società civile, come il Centro per la verità e la giustizia, hanno svolto un ruolo centrale nel sostenere l’adesione e ora stanno contribuendo a tradurre anni di documentazione in azioni legali formali con il lavoro dei loro avvocati: in questo progetto di lunga durata, Gevorgyan ha già preso parte attiva in quanto co-autrice di una comunicazione ufficiale alla corte.

Nel dicembre del 2025, le vittime armene hanno partecipato per la prima volta all’Assemblea degli stati parte della corte penale e ai loro rappresentanti, condividendo direttamente le proprie testimonianze. Tuttavia, Gevorgyan rimane realistica sui tempi della giustizia internazionale e dice: “la ricerca di responsabilità è intrinsecamente lenta, richiede pazienza e perseveranza, spesso si sviluppa nel corso di anni o anche decenni, piuttosto che tramite svolte drammatiche”.

Documentare il trauma vissuto solleva anche delle sfide etiche, oltre che pratiche. Il rigore giuridico richiede dettagli e coerenza, mentre la rievocazione di ricordi dolorosi spesso produce frammentazione o silenzio. La documentazione etica e consapevole, sostiene Gevorgyan, deve dare priorità alla dignità, al consenso informato e a colloqui in cui ci si presenta in maniera sensibile di fronte al trauma: “La forza giuridica non deve mai andare a discapito dell’umanità di una persona”.

Scopo, perseveranza e responsabilità: il necessaire per la protezione dei diritti umani
L’impegno di Gevorgyan in questa missione nasce da un senso di responsabilità nei confronti della sua comunità e del suo paese, raccontando i suoi sforzi per la protezione dei diritti umani non sempre come una scelta, ma spesso come una risposta necessaria alla realtà vissuta.

Uno striscione a Erevan, Armenia, per il rilascio degli armeni dell’Artsakh, Nagorno-Karabakh, imprigionati dall’Azerbaigian
Uno striscione di protesta a Erevan per il rilascio delle autorità e dei residenti armeni della Repubblica dell’Artsakh, imprigionati dall’Azerbaigian, 2024 (Wikicommons/Garik Avakian)
Geovrgyan ricorda quanto sia un lavoro estenuante, a volte invisibile, ma sempre fondamentale per i risultati a cui può portare. “Lo scopo ti sostiene quando la motivazione viene meno” afferma, sostenendo anche che “il cambiamento avviene a piccoli passi e questi piano piano si accumulano, ma solo se si rimane”.

Letture e film, i consigli per approfondire l’argomento
Ai lettori che desiderano approfondire la comprensione del diritto internazionale nella pratica, Gevorgyan indica il libro To Catch a Dictator di Reed Brody (disponibile in lingua inglese), che offre uno sguardo raro e sincero sulla ricerca, spesso silenziosa, della giustizia da parte delle vittime, delle organizzazioni, della società civile e degli avvocati che si rifiutano di lasciare che tali crimini vengano dimenticati.

Si consiglia anche la visione del documentario Invisible Republic (2022), del regista Garin Hovannisian, incentrato sulla vita quotidiana, i ricordi e le paure degli armeni dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh, che sposta l’attenzione dalla geopolitica all’esperienza umana del conflitto.

Rapporti più dettagliati, indagini e materiali di ricerca sono disponibili sul sito web del Centro per la verità e la giustizia, dove l’organizzazione continua a documentare le violazioni e a collaborare con i meccanismi internazionali per l’ammissione di responsabilità.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato in lingua inglese su Human Writes con il titolo “Maria Gevorgyan and the Work of Preserving Evidence”.

Traduzione e adattamento in italiano di Chiara Luccioli.

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Incontro tra Pashinyan e Putin a Mosca: visita di lavoro per affrontare questioni urgenti (Notizie da Est 02.04.26)

Il Primo Ministro dell’Armenia Nikol Pashinyan, in visita di lavoro a Mosca, è stato ricevuto dal Presidente russo Vladimir Putin. In precedenza, notizie provenienti da Mosca indicavano che i due leader avrebbero dovuto tenere una “colazione di lavoro”; tuttavia il volo di Pashinyan è partito con ben maggiore ritardo rispetto ai piani. I colloqui hanno invece avuto inizio in serata.

Allo stesso tempo, si sono svolti negoziati in formato esteso presso il Cremlino. Il primo ministro armeno si è recato a Mosca accompagnato dal Vice Primo Ministro Mher Grigoryan, dal Ministro degli Affari Esteri Ararat Mirzoyan e dai suoi viceministri.

Judging by the participation of the heads of Rosatom and Russian Railways on the Russian side, it can be assumed that the meeting addressed issues Yerevan currently considers most pressing.

In particolare, la parte armena ha avanzato piani per sostituire l’attuale centrale nucleare con stazioni modulari. In Russia, questo potrebbe essere interpretato come l’intenzione dell’Armenia di diversificare il proprio sistema energetico e potenzialmente allontanarsi dalla cooperazione con Rosatom a favore di partner occidentali, in particolare gli Stati Uniti.

Inoltre, Pashinyan ha discusso la possibilità di trasferire la concessione per le ferrovie armene dalla Russia a un paese ritenuto amico sia di Yerevan sia di Mosca. Il primo ministro ha recentemente dichiarato che l’Armenia sta perdendo il proprio vantaggio competitivo nello sviluppo di collegamenti ferroviari regionali poiché la rete ferroviaria è gestita da una società russa. Un giorno prima della visita di Pashinyan, Mosca aveva fatto capire di non avere intenzione di rinunciare alla concessione.

Dal 2008, le ferrovie armene sono gestite in concessione da South Caucasus Railway, una filiale interamente controllata dalle Ferrovie Russe. Gli esperti armeni osservano che in questo periodo il volume del traffico merci si è dimezzato, alcuni itinerari hanno cessato l’attività e gli impegni di investimento obbligatori sono rimasti in gran parte non soddisfatti.

Non ci sono ancora informazioni sull’esito della parte a porte chiuse dei colloqui. Tuttavia, sembra che tutte queste questioni siano stateDiscusse dalle delegazioni con la partecipazione dei leader armeno e russo.

  • «Il garante della sicurezza dell’Armenia ci ha condotti al massacro» — Nikol Pashinyan
  • «Lasciateli sbattere la testa contro il muro»: il governo armeno reagisce alla proposta di aderire allo Stato dell’Unione della Russia
  • Opinione: l’Armenia trarrebbe beneficio dal riportare le ferrovie sotto controllo statale

Putin: «Russia e Armenia condividono relazioni speciali»

Durante la parte dell’incontro aperta alla stampa, Vladimir Putin ha detto che, indipendentemente dall’esito delle elezioni parlamentari armene previste per giugno, «il percorso per costruire e rafforzare le relazioni russo-armene continuerà». Ha anche espresso la speranza che gli «amici» della Russia — forze politiche filorusse — possano prendere parte al voto. Probabilmente si riferiva al partito legato all’imprenditore russo Samvel Karapetyan, attualmente agli arresti domiciliari con l’accusa di aver incitato al colpo di stato, nonché a un blocco guidato dall’ex presidente Robert Kocharyan.

Putin ha inoltre affrontato le divergenze tra i due paesi in merito alla cooperazione all’interno della Alleanza Militare guidata dalla Russia, l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (OTSC). Ha inquadrato l’insoddisfazione delle autorità armene nei confronti del blocco in gran parte nel contesto della questione Karabakh, affermando che la Russia non potrebbe intervenire in un conflitto su un territorio internacionalmente riconosciuto come parte dell’Azerbaijan. Ciò nonostante l’Armenia aveva chiesto assistenza alleata nel 2021–2022 per difendere il proprio territorio sovrano.

Il presidente russo ha anche affermato che Mosca resta ferma riguardo agli sforzi di Yerevan per approfondire i legami con l’Unione Europea:

«Comprendiamo che qualsiasi paese cerchi di massimizzare i benefici della cooperazione con paesi terzi. Ma deve essere chiaro e concordato in anticipo, per così dire, fin dall’inizio: l’appartenenza a una unione doganale con l’Unione Europea e con l’Unione Economica Eurasiatica è semplicemente impossibile. È impossibile per definizione. E questo non è nemmeno una questione politica — è puramente economico.»

«La Russia sta cercando di inviare decine di migliaia di elettori alle elezioni in Armenia»: dibattito a Yerevan

Il Servizio di Intelligence estero dell’Armenia ha diffuso una dichiarazione senza nominare il Paese coinvolto, ma i rappresentanti della società civile indicano la Russia. Ciò che si sa finora, insieme al commento di un analista politico.

 

 

Pashinyan: «I rapporti si sviluppano in modo dinamico»

Il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan ha cominciato sottolineando lo sviluppo dinamico dei rapporti con la Russia. Ha osservato che, nelle nuove realtà, con la pace stabilita tra Armenia e Azerbaigian, la cooperazione con la Russia è diventata più produttiva. Pashinyan ha ricordato che, per la prima volta dall’indipendenza, l’Armenia dispone ora di una linea ferroviaria con la Russia e può importare merci russe attraverso il territorio azero. Ha anche espresso la speranza che le esportazioni lungo la stessa rotta diventino presto possibili.

Sull’ingresso nell’UE, il Primo Ministro armeno ha detto:

«Naturalmente, capiamo che, in linea di principio, non è possibile appartenere a due unioni. [Si riferiva all’Unione Economica Eurasiatica guidata dalla Russia e all’Unione Europea.] Ma ciò che stiamo facendo ora, e l’agenda che abbiamo, sono compatibili. Questo è un fatto. E fintanto che sarà possibile combinare queste agende, lo faremo. Quando tali processi arriveranno a un punto in cui sarà necessaria una decisione, noi — cioè i cittadini dell’Armenia — prenderemo quella decisione. Certamente, in questo contesto, i nostri rapporti con la Russia non sono stati e non saranno mai messi in discussione.»

Sull cooperação energetica, Pashinyan ha detto che le negoziazioni attive proseguono sia con la Russia sia con partner occidentali. Ha dichiarato apertamente che l’Armenia sta cercando le opzioni più vantaggiose per lo sviluppo futuro del proprio sistema energetico.

Riferendosi al ruolo del presidente degli Stati Uniti nel facilitare la pace con l’Azerbaigian, Pashinyan ha anche evidenziato l’interesse del presidente russo nel processo. Allo stesso tempo, ha sottolineato:

«Ciò che è successo a Washington apre nuove opportunità per le nostre relazioni con la Russia. È un fatto. Il fatto che ora esista una comunicazione ferroviaria con la Russia — abbiamo lavorato su questa questione per decenni, ma purtroppo non siamo riusciti a raggiungere una soluzione simile.»

Riguardo alla questione del Karabakh, il primo ministro armeno ha ribadito che la considera chiusa e la vede come base solida per stabilire la pace nella regione.

Rispondendo ai commenti di Vladimir Putin sull’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, Pashinyan ha detto:

«Non possiamo spiegare al nostro popolo perché la CSTO non ha risposto [alla richiesta dell’Armenia di assistenza militare], contrariamente agli obblighi stabiliti dal Trattato di Sicurezza Collettiva.»

Ha anche affrontato le osservazioni di Putin sui sostenitori filorussi che partecipano alle elezioni:

«L’Armenia è un paese democratico, e abbiamo sempre processi politici. Abbiamo perfino cittadini che ritengono che l’Armenia sia troppo democratica. Ma questo è un principio per noi. Le elezioni parlamentari sono alle porte e, di fatto, queste elezioni sono elezioni de facto del primo ministro.»

E vorrei richiamare la vostra attenzione sul fatto che solo i cittadini in possesso esclusivo di passaporti armeni possono partecipare a queste elezioni. Con tutto il rispetto, gli individui in possesso di passaporti russi, secondo la Costituzione dell’Armenia, non possono essere candidati al parlamento o a primo ministro.»

Si riferiva all’imprenditore russo Samvel Karapetyan, che, cittadino sia della Russia sia di Cipro, sta cercando la premiership.

Pashinyan concluse affermando che il dialogo con la Russia continuerà e che saranno esplorate opportunità di cooperazione che non sono ancora state utilizzate.

«Non agirò contro la Russia, ma agirò sempre nell’interesse dell’Armenia» — Pashinyan

Nell’intervista a Channel One, il primo ministro armeno ha anche parlato delle nuove opportunità create dall’ampliamento della partenership con gli Stati Uniti e ha commentato questioni politiche interne.

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Piano City Milano: Tigran, il famoso pianista armeno in un concerto esclusivo (Milanopost 01.04.26)

Piano City Milano: Tigran, il famoso pianista armeno in un concerto esclusivo

Il pianista internazionale TIGRAN sarà protagonista del concerto conclusivo di PIANO CITY MILANO, festival in programma dal 15 al 17 maggio a Milano. A inaugurare la 16a edizione sul Main Stage della GAM – Galleria d’Arte Moderna SOFIANE PAMART.

PIANO CITY MILANO
Al Main Stage della GAM – Galleria D’arte Moderna di Milano
due grandi nomi della scena internazionale

INAUGURAZIONE VENERDÌ 15 MAGGIO
SOFIANE PAMART

GRAN FINALE DOMENICA 17 MAGGIO
TIGRAN

Dal 15 al 17 maggio il pianoforte torna a essere protagonista a Milano con PIANO CITY MILANO, il festival diffuso che ridisegna la città attraverso la musica.

 Dopo l’annuncio dell’inaugurazione, affidata a Sofiane Pamart venerdì 15 maggio sul Main Stage della GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano, il protagonista del concerto conclusivo della sedicesima edizione del festival di pianoforte è TIGRAN, previsto per domenica 17 maggio sempre sul Main Stage della GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano.

 Considerato uno dei pianisti e compositori più originali della scena contemporanea, Tigran Hamasyan fonde jazz, rock progressivo e tradizione musicale armena in uno stile unico, capace di unire virtuosismo, improvvisazione e radici sonore. Acclamato a livello internazionale e vincitore di importanti premi, ha conquistato pubblico e critica con progetti che spaziano tra album, performance immersive e opere concettuali. Il nuovo album concettuale “The Bird of a Thousand Voices” (2024) unisce tradizione folklorica armena e influenze rock, ispirandosi a un antico racconto in cui un eroe è alla ricerca di un uccello mitico capace di riportare armonia nel mondo. Il progetto si estende anche a un’opera transmediale immersiva, tra musica dal vivo, teatro e installazioni.

Con la presenza dei due grandi protagonisti della scena pianistica internazionale, anche questa nuova edizione di Piano City Milano conferma la vocazione del festival a unire innovazione e tradizione, sperimentazione e condivisione, portando a Milano artisti capaci di dialogare con pubblici diversi e di ridefinire i confini del pianoforte contemporaneo. Guidato dalla direzione artistica di Ricciarda Belgiojoso e Titti Santiniil festival ha raccolto nel corso delle sue precedenti 15 edizioni un’importante eredità culturale e partecipativa, coinvolgendo centinaia di migliaia di persone e attirando un pubblico sempre più affezionato che ogni anno contribuisce in modo decisivo al suo successo.

Dal 2011 Piano City Milano ha inaugurato nuovi spazi, riaperto luoghi simbolici della cultura cittadina e promosso iniziative sociali in ospedali, case circondariali, centri di accoglienza e realtà del territorio, portandola musica oltre la tradizionale dimensione performativa.

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(ANSA) – MILANO, 31 MAR – Dal 15 al 17 maggio il pianoforte torna a essere protagonista a Milano con Piano City Milano, che sarà inaugurato da Sofiane Pamart venerdì 15 maggio sul Main Stage della Gam – Galleria d’Arte Moderna di Milano e chiuso nello stesso luogo, domenica 17 maggio, da Tigran.
Considerato uno dei pianisti e compositori più originali della scena contemporanea, Tigran Hamasyan fonde jazz, rock progressivo e tradizione musicale armena in uno stile unico, concentrato nel nuovo album concettuale “The Bird of a Thousand Voices” (2024), che unisce tradizione folklorica armena e influenze rock, ispirandosi a un antico racconto in cui un eroe è alla ricerca di un uccello mitico capace di riportare armonia nel mondo. (ANSA).

Ambasciata in Armenia commemora i 350 anni dalla nascita dell’abate Mechitar (Ansa 30.03.26)

Ambasciatore d’Italia a Jerevan, Alessandro Ferranti, ha partecipato al Museo di Letteratura e Arte alla presentazione della moneta commemorativa coniata dalla Banca Centrale armena per il 350° anniversario della nascita dell’Abate Mechitar di Sebaste, monaco e riformatore armeno del XVIII secolo, fondatore della Congregazione mechitarista e figura chiave del dialogo culturale tra Armenia e Italia.

Alla cerimonia è seguita l’inaugurazione di una mostra temporanea sulla storia e le opere della Congregazione a Venezia.
Nel suo intervento, l’Ambasciatore Ferranti ha sottolineato come l’eredità mechitarista, testimoniata dalla presenza della Congregazione nell’Isola di San Lazzaro a Venezia, continui a rappresentare un pilastro delle relazioni tra Italia e Armenia, rafforzando i legami culturali, accademici e spirituali tra i due Paesi.
Durante la cerimonia, la Banca Centrale ha donato al Museo la moneta ‘Mechitar di Sebaste – 350’

L’evento si è concluso con l’esecuzione di componimenti musicali dell’Abate Mechitar e con la prima del canto in italiano ‘Testamento’, composto da padre Vahan Hovhannesian.


Armenia: moneta commemorativa 350° nascita Abate Mechitar di Sebaste

30-03-2026 22:31 – Ambasciate
GD – Jerevan, 30 mar. 26 – Nel Museo di Letteratura e Arte di Jerevan, l’Ambasciatore italiano Alessandro Ferranti ha partecipato alla cerimonia di presentazione della moneta commemorativa, coniata dalla Banca Centrale della Repubblica d’Armenia, dedicata al 350° anniversario della nascita dell’Abate Mechitar di Sebaste, seguita dall’inaugurazione di una mostra temporanea sulla storia e le opere della Congregazione Mechitarista a Venezia.
L’evento ha visto la partecipazione, fra gli altri, dell’Arcivescovo Kevork Noradounguian, Ordinario per gli Armeni Cattolici in Armenia, del rappresentante della Banca Centrale Davit Nahapetyan, di esponenti della Congregazione Mechitarista e altri rappresentanti del mondo religioso e della cultura.
Nel suo discorso di apertura, la Direttrice del Museo, Syuzanna Khojamiryan, ha sottolineato il valore evocativo di tale celebrazione presso l’Istituzione da lei diretta, quale custode di preziosi documenti e archivi relativi alla Congregazione Mechitarista.
Un accento particolare è stato posto sul ruolo dell’Abate Mechitar quale figura chiave nel dialogo culturale tra Armenia e Italia. Nel suo intervento l’Ambasciatore Ferranti ha evidenziato come l’eredità mechitarista, vividamente testimoniata dalla storica presenza della Congregazione presso l’Isola di San Lazzaro a Venezia, rappresenti ancora oggi un pilastro delle relazioni bilaterali, rafforzando i legami culturali, accademici e spirituali tra i due Paesi.
Durante l’evento la Banca Centrale ha donato al Museo la moneta commemorativa “Mechitar di Sebaste – 350”, simbolo tangibile della memoria condivisa e del patrimonio culturale comune.
La cerimonia si è conclusa con l’esecuzione di tre componimenti musicali dell’Abate Mechitar e con l’esibizione in prima assoluta del canto in italiano “Testamento”, composto da Padre Vahan Hovhannesian.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio quadro di celebrazioni volte a valorizzare il ruolo storico della Congregazione Mechitarista come ponte tra Oriente e Occidente, riaffermando la profondità e la vitalità delle relazioni culturali tra Italia e Armenia.

Fonte: Ambasciata

 

Analisi: la crescita economica e i livelli di vita in Armenia crescono — ma potrebbero essere sopravvalutati (Notizie da Est 28.03.26)

L’economia dell’Armenia ha mostrato una crescita costante negli ultimi anni. Secondo i dati preliminari, il PIL è cresciuto del 7,2% nel 2025 rispetto all’anno precedente.

Una quota significativa di questa crescita è stata trainata da settori quali costruzioni, finanza e assicurazioni, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, transazioni immobiliari, nonché commercio all’ingrosso e al dettaglio.

I contributi più consistenti alla crescita del PIL sono stati:

  • costruzioni — 1,5%,
  • attività finanziarie e assicurative — 1,3%.

Allo stesso tempo, il volume del commercio estero è diminuito drasticamente — di circa il 29% rispetto al 2024. In questa cornice, si è registrata una crescita in:

  • costruzioni (20,2%),
  • servizi (10%),
  • produzione di elettricità (6,7%),
  • estrazione mineraria (6,4%),
  • agricoltura (circa 5,6%),
  • commercio (3%).

Nel frattempo, i prezzi al consumo sono aumentati anche dello 0,3% su base annua.

C’è chi ritiene che il ritmo di crescita osservato negli ultimi anni potrebbe provocare uno shock economico in futuro, in particolare se uno o più di questi settori dovessero subire una contrazione. Gli economisti sostengono che sarebbe preferibile una politica economica ciclica — impiegando diversi strumenti per attenuare la rapida crescita e creare margini di sicurezza contro crisi future.

In questo contesto, alcuni economisti suggeriscono di mantenere l’attività economica entro limiti ragionevoli. Si osserva che nessun settore può sostenere una crescita rapida indefinitamente; periodi simili sono tipicamente seguiti da fasi di stabilizzazione e declino. Queste recessioni, sostengono, dovrebbero essere graduali e non causare shock all’economia, agli investitori o alla politica socio-economica dello Stato.

  • «La modernizzazione è essenziale per il progresso»: proposte dell’economista alle autorità armene
  • «L’Armenia ha una scelta: guidare o seguire gli altri» – specialista IT
  • La proposta di ridurre l’orario di lavoro in Armenia di un’ora è fuorviante: opinione di un economista

La produzione di gioielli in oro ha contribuito anche alla crescita economica

Il calo del volume del commercio estero non ha avuto un impatto significativo sull’industria della gioielleria. Pargev Aloyan si occupa di esportare gioielli in oro dall’Armenia. Secondo lui, il principale mercato di esportazione attuale è il Kazakistan. Negli ultimi anni è proprio questa direzione a contribuire a mantenere la redditività della produzione e delle esportazioni di gioielli in oro.

«Dietro queste cifre di crescita ci sono i mezzi di sussistenza di centinaia di famiglie, perché la catena di produzione di gioielli è ampia: lavorazione, produzione, design, marchiatura, etichettatura e così via. Io stesso lavoro con circa 50 produttori, la maggior parte dei quali serve la domanda estera», dice Pargev.

Spiega che l’incremento senza precedenti dei prezzi dell’oro lo scorso anno ha portato a un calo multiplo della domanda interna:

«Tradizionalmente, l’Armenia è uno dei paesi la cui crescita economica è trainata dalla produzione di gioielli in oro. L’esportazione ha rapidamente sostituito la domanda interna. In questo modo si sono evitati gli shock.»

L’imprenditore suggerisce di espandere le destinazioni di esportazione. In particolare, evidenzia il potenziale di esportare verso i paesi dell’Asia orientale, assicurando che le imprese armene siano pienamente in grado di soddisfare una nuova domanda — il che potrebbe far aumentare i volumi di esportazione di diverse volte.

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La crescita nel settore delle costruzioni cederà il passo ad altri settori

Rappresentanti delle aziende edili ritengono che, prima o poi, il loro contributo alla crescita economica cederà il passo ad altri settori. In altre parole, la costruzione rimarrà una delle principali industrie, ma i suoi tassi di crescita probabilmente diventeranno più modesti.

Margarita Karapetyan, responsabile marketing di una delle più grandi aziende di costruzione dell’Armenia, spiega:

«Lo sviluppo del settore è ancora trainato dai benefici di rimborso dell’imposta sul reddito applicati al mercato delle ipoteche al di fuori di Yerevan.»

Dal 1° gennaio 2025, il programma di rimborso dell’imposta sul reddito per gli interessi ipotecari ha cessato di applicarsi a Yerevan. Tuttavia, continua per coloro che acquistano immobili nelle regioni. Il programma offre risparmi significativi per i beneficiari, e molti armeni vedono nel rimborso fiscale una condizione attraente per l’acquisto di una casa.

La specialista di marketing nota che i volumi di costruzione a Yerevan si sono dimezzati rispetto agli anni precedenti.

Allo stesso tempo, l’attività edilizia sta aumentando nei comuni situati nelle vicinanze della capitale.

«La legge rimane in vigore fino al 2027 inclusi. Ciò significa che nei prossimi due anni vedremo una crescita continua delle costruzioni nelle regioni. Dopo di che, le aziende di costruzione passeranno ad altre aree o inizieranno a operare all’estero», spiega Margarita.

Secondo lei, le aziende che mantengono elevata qualità ridurranno gradualmente i volumi di costruzione ma, grazie alla loro reputazione e alla nicchia consolidata, garantiranno contratti statali e internazionali.

«Le aziende più piccole hanno già iniziato a diversificarsi. In particolare, si dedicano alla produzione e all’assemblaggio di eco-cottages. Offrono la costruzione di case vacanza, guest house e negozi. Questo è un caso in cui le sfide creano nuove opportunità,» conclude.

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“Gli indicatori economici sono positivi, ma alquanto distorti”

Il politologo ed economista Grant Mikaelyan considera impressionante la crescita del PIL del 7,2%, osservando che essa riflette non solo l’espansione della produzione e dei servizi ma anche, in una certa misura, un miglioramento degli standard di vita:

«Questo significa che l’economia sta attraversando un periodo favorevole. Tuttavia, è importante capire che la crescita degli indicatori economici è guidata da una serie di fattori casuali, dai quali dovremmo trarre non solo benefici a breve termine ma trasformarli in opportunità a lungo termine.»

Secondo l’economista, le sanzioni anti-russa degli ultimi anni hanno stimolato l’economia attraverso l’attività di re-esportazione.

In particolare, l’Armenia è diventata un hub di transito per la vendita di elettronica (smartphone, laptop, tablet), automobili e pezzi di ricambio, oro e altri metalli preziosi.

«I risultati delle re-esportazioni dovrebbero essere calcolati separatamente, cosa che non viene fatta. Di conseguenza, le statistiche sulle esportazioni sono gonfiate, distorcendo l’immagine complessiva. Secondo le mie stime, le re-esportazioni hanno rappresentato il 71% delle esportazioni nel 2024 e il 50% nel 2025.»

Mikaelyan dice che negli ultimi anni sono fluiti nel paese miliardi di dollari grazie a questo fattore “casuale”. A suo avviso, questo non è particolarmente vantaggioso per la produzione interna o la concorrenza. Tuttavia, ritiene che possa essere utilizzato per creare opportunità a lungo termine:

«La Banca centrale dell’Armenia dovrebbe sviluppare programmi mirati per questi flussi. Ad esempio, questi fondi potrebbero essere utilizzati per coprire le passività sociali derivanti dal regime di rimborso dell’imposta sul reddito introdotto nel 2014, che attualmente ammontano a circa 100 miliardi di drams all’anno (circa 266 milioni di dollari).»

Mikaelyan sostiene che lo Stato non abbia ancora superato l’onere assunto con il programma di rimborso dell’imposta sul reddito e abbia ora assunto un ulteriore onere attraverso l’assicurazione sanitaria universale:

«Lo Stato ha assunto obbligazioni di circa 420 miliardi di drams (circa 1,12 miliardo di dollari), per le quali attualmente non dispone delle risorse. Questo è più un movimento populista, dato l’avvicinarsi delle elezioni.»

A suo avviso, un tale “surriscaldamento” dell’economia è rischioso e potrebbe portare a un rallentamento o a una recessione, come accadde nel 2008. Suggerisce che il governo dovrebbe perseguire una politica ciclica per contrastare i trend di rallentamento — cioè per moderare la rapida crescita economica usando vari strumenti affinché lo Stato disponga di una protezione tampone nel caso di future recessioni, ad esempio a causa di un calo dell’attività nel settore delle costruzioni.

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Armenia sull’abisso: l’ultima chiamata per fermare Pashinyan e salvare la nazione (Politicamentecorretto 27.03.26)

Mancano poco più di due mesi alle elezioni parlamentari in Armenia, ma prima del 7 giugno, il Primo Ministro, Nikol Vovayevich Pashinyan, è determinato ad assicurarsi un posto nei libri di storia. E non stiamo solamente parlando del procedimento penale nei confronti di Sua Santità Karekin, 132° Catholicos di tutti gli Armeni, sebbene anche questo sarebbe degno di nota; stiamo parlando di qualcosa di altrettanto Sacro: la Costituzione della Repubblica armena. E Nikol Vovayevich ci ha messo le mani per cancellare urgentemente gli articoli che lo infastidiscono.

La prima a cadere è la Dichiarazione d’Indipendenza del 1990, che costituisce la base e il preambolo dell’attuale Costituzione. Il Primo ministro ha annunciato che è intrinsecamente viziata da conflitti e contiene minacce ai paesi confinanti, costringendo il Paese a sopravvivere solo grazie al sostegno esterno.

Questo il punto incriminato: “Il popolo armeno, basandosi sui principi fondamentali della statualità armena e sugli obiettivi nazionali sanciti nella Dichiarazione d’Indipendenza dell’Armenia, avendo adempiuto al sacro Testamento dei suoi antenati amanti della libertà sulla restaurazione di uno stato sovrano… adotta la Costituzione della Repubblica d’Armenia”.

Con la modifica apportata diventa così: “Il popolo della Repubblica d’Armenia, guidato dagli obiettivi di preservare l’indipendenza, la sovranità e la continuità dello Stato della Repubblica d’Armenia, proteggere i diritti umani e le libertà, rafforzare uno Stato democratico e di diritto, garantire la sicurezza del popolo e promuovere il benessere generale, nonché dal desiderio di ereditare una patria pacifica, sicura e prospera per le generazioni future, adotta la Costituzione della Repubblica d’Armenia.” In definitiva, Sparisce qualsiasi allusione ad uno stato sovrano di armeni amanti della libertà, il che implica anche il riferimento all’unificazione dell’Armenia con il Nagorno-Karabakh.

Pashinyan potrà anche sostenere che il riferimento costituzionale alla Dichiarazione d’Indipendenza sia una “questione interna” e non esterna, tuttavia, non è un mistero che proprio questo punto fosse considerato dal Governo azero un impedimento al processo di pace tra i due Paesi. Secondo il Ministro degli Esteri armeno, Ararat Mirzoyan, infatti, Baku non ha chiesto, ma imposto a Yerevan di modificare la Costituzione per la firma di un accordo di pace definitivo. Agli antenati del popolo armeno non rimane nulla: addio all’idea di Miatsum (l’unificazione di Armenia e Nagorno-Karabakh), addio all’Artsakh!

Viene eliminato dalla costituzione anche il paragrafo 2 dell’articolo 35, che stabiliva pari diritti tra uomo e donna al momento del matrimonio, durante e in caso di divorzio. La modifica sradica il modello di famiglia tradizionale armena, aprendo alle unioni tra persone dello stesso sesso.

Un articolo che viene completamente abrogato è il 36: “Gli adulti abili al lavoro hanno l’obbligo di prendersi cura dei genitori incapaci e bisognosi. La legge stabilisce le modalità”. Ora i figli non saranno più obbligati a occuparsi dei genitori anziani, che verranno abbandonati.

Viene eliminata anche la procedura semplificata per l’ottenimento della cittadinanza da parte della diaspora armena. Il risultato sarà l’isolamento dell’Armenia dal resto della sua comunità internazionale, che perderà il contatto con la propria identità.

Un altro articolo importantissimo abrogato è 113, che conferiva ai parlamentari il diritto di esigere trasparenza e responsabilità, rivolgendosi direttamente al primo ministro, presentando richieste informative e pretendendo rapporti. Con la modifica, il controllo parlamentare si sta indebolendo e il sistema politico si sta progressivamente orientando verso una monarchia. Il sogno di ogni Governo si avvera: impedire all’opposizione d’influenzare il governo e garantire al primo ministro libertà senza controllo.

Infine, la nuova versione dell’articolo 205 consente alle autorità di ritirarsi dalle unioni internazionali (in particolare, l’Unione Economica Eurasiatica, la Comunità degli Stati Indipendenti e l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva) senza necessità di passare per un referendum. La strada verso una rottura definitiva con i legami storici degli ex alleati, per favorire l’assorbimento dell’Armenia nel “mondo turco”.

“La bozza della ‘nuova’ Costituzione armena ricorda più un atto di capitolazione e una tabella di marcia per trasformare il Paese in un protettorato di Baku e Ankara, noto anche come Azerbaigian occidentale. Sotto la patina luccicante dei ‘valori europei’ si cela lo smantellamento delle fondamenta dello Stato nazionale, imposto dall’esterno. L’Armenia viene costretta ad assumere il ruolo di vassallo obbediente, disposta a diventare un’appendice dell’alleanza Ankara-Baku in nome di una sicurezza illusoria. Questa Costituzione non è la legge di uno Stato sovrano, ma un progetto per la riorganizzazione di uno spazio in cui l’Armenia non è più concepita come un’entità indipendente”, conclude il politologo Beniamin Matevosyan, parlando dell’opera costituzionale di Nikol Pashinyan.

“Questo non è solo un documento legale, è una condanna a morte per il nostro Stato, la nostra fede e le nostre famiglie. Ci stanno privando del nostro passato, mentre il nostro presente viene distrutto e il nostro futuro rubato“, osserva amaramente il noto blogger armeno Mikael Badalyan.

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L’energia del design per le persone e per l’ambiente: l’Italian Design Day in Armenia (Aise 27.03.26)

JEREVAN\ nflash\ – In occasione della X edizione della Giornata del Design Italiano nel mondo, il 23 e il 24 marzo l’Ambasciata d’Italia in Armenia ha organizzato, in collaborazione con l’Agenzia ICE, due iniziative dedicate alle eccellenze italiane nell’ambito del design e dell’architettura. Il prestigio di questa edizione è stato suggellato a Jerevan dalla partecipazione, in veste di ospite d’onore, dell’architetto e designer Marco Poletti, che il 23 marzo, accompagnato da una delegazione dell’Ambasciata, ha tenuto una lectio magistralis presso l’Università Nazionale di Architettura e Costruzione (NUACA) di Jerevan. Nella serata successiva, è stata inaugurata la mostra fotografica “Light on Made in Italy”, in collaborazione con la rivista Interni Magazine. (nflash) 

Guerra Segreta per il Petrolio – parte III, il ruolo degli armeni nello sviluppo dell’industria petrolifera.I (Il Giornale d’Italia 27.03.26)

Circa nell’ 800 d.c., il Khan che regnava sulla penisola di Apscheron e che governava la provincia di Baku, ora Azeirbajian, cominciò a fare esperimenti con il petrolio, che sgorgava ovunque dal suolo di quella provincia, rendendo impossibile la coltivazione dei campi. Egli fece costruire una lampada a petrolio e si accorse che quella scoperta valeva parecchio in termini economici. Mandò una di quelle lampade allo Scià di Persia ed ottenne il permesso di vendere il petrolio in tutto l’ impero. Poi i russi distrussero il palazzo del Khan di Baku ed il petrolio venne dimenticato. Vi furono alterne vicende ed, in alcuni casi, il petrolio venne utilizzato per scopi medicamentosi. In seguito nel 1875, un povero fabbro tedesco costruì il primo modello di motore a scoppio, Ma di fatto fu l’industriale Henry Ford (1863 – 1947) , che ai primi del novecento con la sua produzione inaugurò la vera era del petrolio. La dove una volta sorgeva il primissimo laboratorio del Khan di Baku, i Nobel, i Rothschild, i russi e gli armeni protetti dallo Zar, iniziarono ad estrarre ricchezze colossali. Gli armeni furono fra i protagonisti assoluti nello sviluppo della innovativa industria petrolifera. La loro influenza si sviluppò attraverso grandi famiglie che trasformarono Baku in uno dei centri di produzione più importanti al mondo. L’ armeno Alexander Mantashyan ( 1842- 1911) è considerato il ” Re del Petrolio” del suo tempo. Finanziò la costruzione dell’ oleodotto Baku Batumi ( ora Georgia) ed acquistò navi cisterna per trasportare il greggio in Europa ed in Asia. Anche i fratelli Lianozyan furono determinanti nella raffinazione e nel trasporto del petrolio. Crearono una rete che collegava il Caspio ai mercati internazionali, distinguendosi per l’innovazione nelle tecniche di trivellazione. Molti ingegneri armeni contribuirono a perfezionare i metodi di perforazione profonda e la chimica della raffinazione. I colossali proventi vennero reinvestiti nella costruzione di scuole, ospedali, chiese in tutto il Caucaso ed in Armenia, alimentando un vero e proprio rinascimento armeno, prima della grande guerra. Sicuramente molti storici concordano che il loro successo economico fu sicuramente una concausa significativa nel fare esplodere le persecuzioni contro di loro. Mentre l’ Impero Ottomano era in declino, armeni, greci ed ebrei detenevano una quota molto consistente della ricchezza industriale e finanziaria del paese. Secondo alcuni Giovani Turchi, per la creazione di una borghesia turca, era necessaria l’eliminazione delle minoranze cristiane, e gli armeni lo erano ( anzi fu proprio l’ Armenia il primo stato al mondo a dichiarare il Cristianesimo religione di stato nel 301 d.c., quindi prima che l’ Impero Romano facesse lo stesso). Le confische dei beni armeni servirono consistentemente  a finanziare le casse dello stato ottomano, durante la Prima Guerra Mondiale. Si unì il Panturchismo e la volontà di controllo dei pozzi di Baku, all’epoca dominati da russi ed armeni. Gli armeni vennero quindi percepiti come una sorta di ” quinta colonna” dei russi, praticamente ” cugini in affari” ed entrambi cristiani. Quindi erano un ostacolo all’espansione ottomana verso Baku. Non si possono dimenticare i massacri di Baku nel 1918. Le truppe ottomane raggiunsero la città e vennero massacrati migliaia di armeni. La distruzione quindi degli Armeni fu un obbiettivo centrale per garantire la vita del nuovo stato turco. Fu Talaat Pascià ( 1874- 1921), appartenente all’ elite dei Giovani Turchi, il principale architetto del genocidio armeno. Egli era ” dunmeh”, che nel mondo ottomano significava cripto ebreo ( ringrazio ancora una volta il Prof Giorgio Galli per i chiarimenti sul delicato argomento). L’ obbiettivo di Talaat Pascià non fu solo l’eliminazione fisica degli armeni, ma anche la distruzione della attiva e vincente minoranza cristiana. Fra il maggio ed il settembre 1915, il governo emanò decreti sulle cosìdette ” proprietà abbandonate”. Le leggi stabilivano che i beni degli armeni, ormai deportati, sarebbero stati custoditi dallo stato per poi essere restituiti al rientro ai legittimi proprietari. Una ignobile finzione. Tali bene furono di fatto sequestrati/ espropriati. Sul tema delle espropriazioni Talaat si scontrò con Mehmed Djavid Bey ( 1875- 1926), ministro delle finanze e membro di spicco del Comitato Unione e Progresso. Anche lui ” donmeh”, sosteneva che la distruzione della classe commerciale armena avrebbe causato una inflazione galoppante ed il collasso della produzione industriale ed agricola. Talaat Pascià fu poi ucciso a Berlino da Soghomon Tehlirian, superstite di una famiglia armena trucidata. L’omicidio faceva parte dell’ ” Operazione Nemesis” , volta a giustiziare i principali artefici del genocidio armeno. Gli armeni pagarono il fatto di essere alleati dei russi, di avere una brillante posizione economica e sociale e di essersi trovati in mezzo ai meccanismi della Grande Guerra per il Petrolio. Gli ebrei, che pur erano una minoranza, specialmente quelli di Salonicco, all’inizio della rivoluzione  nel 1908, sostennero con entusiasmo i Giovani Turchi, vedendoli come una protezione contro quello che loro vedevano come una sorta di ” tradizionale anti semitismo cristiano”, inoltre vedevano nel nuovo corso una opportunità di integrazione che il sistema teocratico del Sultano non offriva. La situazione cambiò radicalmente con l’ascesa del Sionismo. I Giovani Turchi erano fanaticamente contrari a qualsiasi forma di separatismo e quando il movimento sionista iniziò a premere per un focolaio ebraico in Palestina, Talaat iniziò a guardare gli ebrei con sospetto . Fra il 1914 ed il 1917, il governatore militare della Palestina, Cemal Pascià, adottò misure  severe nei confronti degli ebrei. Nel 1917 vi furono migliaia di espulsioni da Giaffa e Tel Aviv. Cemal Pascià aveva considerato una deportazione di massa degli ebrei, simile a quella armena, ma fu fermato dalla Germania, alleata dei turchi. Gli armeni pagarono amaramente il loro successo culturale, economico e sociale ed ebbero la disgrazia di trovarsi in mezzo ai meccanismi della Grande Guerra per il Petrolio. Quanto alla responsabilità di Talaat Pascià, i ” Quaderni Neri” o il ” Libro Nero” costituiscono una prova agghiacciante della pianificazione del Genocidio Armeno. Non sono un diario intimo ma un registro contabile della distruzione. I documenti sono rimasti segreti per anni, nelle mani della famiglia di Talaat Pascià, finchè la vedova li affidò allo storico turco Murat Bardakci, che li pubblicò nel 1908. ( Vedi  libro di Bardakci Murat, Talat Pasa’ nin Evrak-i Metrukesi : Sadrazam Talat Pasa’ nin ozel arsivinde bulunan Ermeni tehciri ile ilgili belgerer e yazismalar ). Taner Akam fu uno dei primi storici turchi a riconoscere il genocidio. Utilizzò i dati forniti da Bardakci per dimostrare la pianificazione centrale dello sterminio ( vedi ” The Young Turks’ Crime Against Humanity: The Armenian Genocide and Ethnic Cleansing in the Ottoman Empire, Princeton University Press, 2012).

Armenia: governo modifica programma sostegno abitativo per sfollati del Karabakh (Agenzia Nova 26.03.26)

Erevan, 26 mar 09:54 – (Agenzia Nova) – Il governo armeno ha approvato modifiche al programma statale di sostegno abitativo per le famiglie sfollate con la forza dal Karabakh. La decisione è stata adottata nella seduta del 26 marzo. Il ministro del Lavoro e degli Affari sociali, Arsen Torosyan, ha spiegato che saranno considerati membri della famiglia nell’ambito del programma anche i bambini nati entro il 31 dicembre 2026, indipendentemente dalla data di presentazione della domanda online e dal rilascio del certificato. Un’altra modifica consentirà di utilizzare l’assistenza per il rimborso di un mutuo ipotecario anche ai beneficiari che al primo luglio 2025 non avevano un mutuo per l’acquisto o la costruzione di un’abitazione, ma avevano ottenuto un prestito al consumo garantito da un immobile per rifinanziare il mutuo. Torosyan ha aggiunto che, se il beneficiario vorrà usare il saldo positivo dell’assistenza per acquistare mobili o elettrodomestici, il trasferimento sarà effettuato sul conto del venditore sulla base di una documentazione più ampia rispetto alla sola fattura. Il governo ha inoltre rivisto l’importo del sostegno, ampliando di 150 unità l’elenco degli insediamenti con limite di 4 milioni di dram (circa 9.136 euro), in particolare nelle comunità confinanti con Erevan. In base alla nuova ripartizione, Erevan resterà a 3 milioni di dram (circa 6.852 euro), cinque comunità di confine manterranno 5 milioni di dram (circa 11.421 euro), mentre negli altri insediamenti il sostegno sarà pari a 4 milioni di dram (circa 9.136 euro). (Rum)