In Armenia il Concours Mondial de Bruxelles 2026, l’Italia conquista 475 medaglie. Ecco i vini premiati (Cronachedigusto 10.06.26)

È stata l’Armenia ad ospitare la 33ª edizione del Concours Mondial de Bruxelles 2026, nell’affascinante Yerevan, la millenaria capitale, soprannominata la “città rosa”, con le due grandi Sessioni del Concours, una dedicata ai vini rossi e bianchi, l’altra ai vini effervescenti, eccezionalmente organizzate insieme quest’anno.

(Qua tutti i risultati del Concours Mondial de Bruxelles 2026)

Per tre giorni le cime innevate del Grande Ararat e del Piccolo Ararat, hanno fatto da scenario ai 320 degustatori provenienti da 56 Paesi sono stati impegnati a valutare 6.700 vini rossi e bianchi e quasi 1.000 vini effervescenti, in rappresentanza di 51 Paesi. Ad accompagnare le degustazioni una competizione dedicata ai vini No Low, con oltre 100 campioni in concorso: un numero in costante crescita. L’Italia ha guadagnato ben 475 medaglie di cui: 171 Gold, e 282 Silver.

Le regioni che hanno ottenuto più medaglie sono state:

Puglia 70
Veneto 64
Toscana 49
Sicilia 42
Lombardia 36
Abruzzo 34
Sardegna 33
Calabria 27
Piemonte 22
Friuli V.G. 18
Lazio 17
Marche 16
Trentino A.A. 15
Campania 10
Umbria 6
Emilia-Romagna 6
Basilicata 3
Vini d’Italia 7

Le 22 medaglie Grand Gold sono state conquistate: 5 il Veneto, 4 la Sicilia, 2 Puglia, Abruzzo, Piemonte, Emilia Romagna, ed 1 ciascuna Toscana, Lombardia, Sardegna, Calabria, Friuli V.G.

L’Armenia, una delle culle del vino, è una nuova voce sulla scena internazionale: non è un caso che Yerevan sia stata scelta per ospitare questa prestigiosa 33ª edizione del Concours. L’Armenia occupa un posto unico nella storia del vino: quello di una terra in cui tutto ha avuto inizio, filo conduttore nella cronologia stessa della civiltà vitivinicola. La scoperta, nel 2007, della più antica cantina vinicola al mondo nella grotta di Areni, risalente a oltre 4.100 anni fa, ha confermato il ruolo fondamentale del Paese alle origini della viticoltura.

Ma oltre alla sua dimensione storica, l’Armenia incarna oggi una scena vitivinicola in piena rinascita, dove tradizioni ancestrali e competenze contemporanee dialogano con grande coerenza. Proprio per questo l’Armenia Wine Company, in collaborazione con il Concours, ha voluto far visitare questo storico ritrovamento in una suggestiva location.

“Organizzare il Cmb a Yerevan si è imposto come una scelta naturale, poiché la regione in cui si trova l’Armenia rappresenta una delle culle della storia del vino, ma anche una terra del futuro, animata da una nuova generazione di vignaioli capaci di coniugare eredità e innovazione”, dichiara Baudouin Havaux, Presidente del Concours.

In questa stessa dinamica, Zaruhi Muradyan, direttrice esecutiva della Vine and Wine Foundation of Armenia, sottolinea: “Accogliere il Cmb è al tempo stesso un onore e un’opportunità strategica per l’Armenia. È un’occasione unica per valorizzare il nostro patrimonio millenario, i nostri terroir e i nostri vitigni autoctoni, rafforzando al contempo il ruolo del Paese sulla scena vitivinicola internazionale.”

Ciò che rende davvero uniche le vigne armene è il fatto che non si siano semplicemente adattate al loro ambiente: ne sono state plasmate. Situati tra i 600 e i 1.800 metri di altitudine, su suoli vulcanici di basalto, tufo e ossidiana, i vigneti beneficiano di oltre 300 giorni di sole all’anno, mitigati da notti fresche e da marcate escursioni stagionali. In queste condizioni esigenti, le uve sviluppano una notevole intensità aromatica, preservando al tempo stesso freschezza ed equilibrio. I vitigni autoctoni conservano un’identità autentica e intatta: una firma unica, capace di attraversare il tempo.

Nel rapporto profondo che lega la vite alla terra, il vignaiolo armeno non è un semplice osservatore: partecipa intimamente a questo equilibrio. Qui il sapere non si apprende soltanto, si tramanda: nei gesti, nell’istinto, in una comprensione intima della vite che non ha mai avuto bisogno di essere formalizzata, tanto è radicata nella memoria viva. Ne è testimonianza una particolarità straordinaria: gran parte dei vigneti armeni è ancora costituita da viti a piede franco, eredità rara di un patrimonio viticolo preservato per millenni. Nel 2026, il Cmb prosegue il suo percorso di innovazione, con la volontà dichiarata di rafforzare il valore offerto all’intera filiera, come spiega Quentin Havaux, Ceo del Cmb.

“Questa edizione 2026 del Cmb riveste un’importanza particolare. Vogliamo spingerci oltre nella valorizzazione dei dati raccolti durante le degustazioni. Grazie all’esperienza dei nostri degustatori internazionali, disponiamo di informazioni preziose che trasformiamo in strumenti di marketing concreti: scheda sensoriale, ruota degli aromi e commento di degustazione. Questi strumenti vengono poi condivisi con i distributori, grande distribuzione, enoteche e HoReCa, per facilitare la comprensione del vino da parte dei consumatori finali”.

In questa stessa logica, il Cmb ha lanciato Cmb Merit, un nuovo marchio di qualità pensato per valorizzare vini di alto livello che non hanno raggiunto la soglia delle medaglie, attribuite al 33% dei partecipanti, ma che meritano comunque l’attenzione del mercato. Un’altra innovazione è la certificazione Cmb Experience Certified, che valorizza gli esercizi, wine bar e ristoranti, che propongono almeno cinque referenze di vini medagliati al Concours Mondial de Bruxelles.

Nel corso della manifestazione è stata annunciata la sede della sessione Vini Rossi e Bianchi 2027, così come la Sessione Vini Dolci e Fortificati, si terranno, per la prima volta nella storia del Cmb, nella valle incantata del vino: la Valle del Douro (Portogallo), dal 14 al 16 maggio 2027. L’evento sarà organizzato in partenariato con la Comunità Intermunicipale del Douro.

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Armenia: amb. Ferranti celebra 80° anniversario Repubblica italiana (Giornalediplomatico 09.06.26)

GD -Jerevan, 9 giu. 26 – Nella residenza dell’ambasciatore d’Italia in Armenia, l’amb. Alessandro Ferranti ha ospitato il tradizionale ricevimento in occasione della Festa della Repubblica, che quest’anno ha assunto un significato particolare celebrando l’80° anniversario della nascita della Repubblica Italiana.
Alla celebrazione hanno preso parte oltre 600 ospiti, tra cui una significativa delegazione armena guidata dal viceprimo ministro, Mher Grigoryan, ospite d’onore in rappresentanza del Governo.
L’evento ha registrato un’ampia partecipazione di rappresentanti delle Istituzioni armene, alti funzionari dell’Amministrazione pubblica, del Corpo diplomatico, delle autorità religiose e del mondo accademico, culturale, museale e imprenditoriale del Paese. Erano presenti, tra gli altri, i viceministri Arman Khojoyan (Economia), Armen Ghazaryan (Interno), Gevorg Mantashyan (Hi-Tech), Anna Karapetyan (Giustizia), Artur Martirosyan (Educazione, Scienza, Cultura e Sport) e Christine Ghalechyan (Amministrazione Territoriale e Infrastrutture), nonché membri dell’Assemblea Nazionale.
La cerimonia è stata inaugurata dagli interventi dell’amb. Alessandro Ferranti e del viceprimo ministro Mher Grigoryan.
Nel suo saluto, Grigoryan ha sottolineato il profondo legame di amicizia che unisce Italia e Armenia, richiamando l’attualità del percorso italiano di riconquista della libertà e di consolidamento democratico avviato con il referendum del 1946 e l’elezione dell’Assemblea Costituente. Ha inoltre evidenziato la crescente cooperazione multisettoriale tra Roma e Jerevan, ricordando la recente visita del presidente del Consiglio Giorgia Meloni in occasione dell’ottavo Vertice della Comunità Politica Europea e il costante sostegno dell’Italia al rafforzamento delle relazioni tra Armenia e Unione Europea.
Nel suo intervento, l’amb. Ferranti ha richiamato l’intenso dialogo politico e le numerose collaborazioni in corso tra i due Paesi nei settori economico, culturale, accademico, sportivo e della mobilità. Ha inoltre evidenziato il ruolo sempre più rilevante dell’Italia nell’economia armena, divenuta nel 2025 il primo partner commerciale dell’Armenia tra i Paesi dell’Unione Europea.
L’ambasciatore ha poi ricordato alcune delle principali iniziative che hanno caratterizzato le relazioni bilaterali nell’ultimo anno, tra cui il gemellaggio tra Jerevan e Napoli, la rappresentazione dell’opera I Pagliacci nell’ambito della collaborazione tra il Teatro dell’Opera di Yerevan e l’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, le missioni archeologiche italiane ad Aruch, Dvin, Garni e sul lago Sevan, l’organizzazione del primo Giro ciclistico d’Armenia con il coinvolgimento di RCS Sport e il progetto per la creazione della prima Juventus Academy nel Paese.
In conclusione, l’amb. Ferranti ha annunciato l’imminente apertura nell’ambasciata di un nuovo Ufficio regionale dell’AICS Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, destinato a rappresentare un importante strumento per l’ulteriore rafforzamento della cooperazione bilaterale, anche in vista della prossima COP17 sulla biodiversità.
L’evento, impreziosito da allestimenti ispirati al Tricolore e da numerosi richiami all’eccellenza italiana, ha riscosso unanime apprezzamento da parte dei partecipanti.
Nel corso della serata sono stati offerti agli ospiti numerosi prodotti enogastronomici tipici della Penisola, alcuni dei quali recentemente introdotti sul mercato armeno. L’offerta è stata arricchita dall’esposizione di prodotti di iconici marchi italiani, tra cui automobili, motociclette, biciclette e da una selezione di materiali tratti dalla mostra dedicata al design italiano nel mondo, presentata in occasione dell’ultima edizione dell’Italian Design Day.
La celebrazione è stata ulteriormente valorizzata da un repertorio jazz italo-armeno che ha accompagnato la serata, contribuendo a creare un’atmosfera particolarmente gradita e gioviale.
Il Tricolore ha inoltre trovato una emblematica rappresentazione attraverso numerosi schermi pubblicitari presenti nella capitale e nell’illuminazione della torre televisiva che domina la città, realizzata in onore delle celebrazioni italiane quale segno di amicizia tra i due Paesi.
Le celebrazioni sono proseguite il giorno successivo al Komitas Chamber Music House di Jerevan con il concerto dell’Orchestra Nazionale di Musica da Camera d’Armenia, intitolato “Omaggio alla musica italiana: dal Barocco al Cinema”. Sotto la direzione del maestro Vag Papian e con la partecipazione del mezzosoprano Bella Amaryan, sono stati eseguiti brani della grande tradizione musicale italiana, da Corelli a Respighi, da Boccherini a Puccini, fino alle suggestioni più moderne di Mascagni e alle celebri colonne sonore di Nino Rota. Un repertorio particolarmente amato dal pubblico armeno, che ha confermato ancora una volta il ruolo della musica quale straordinario strumento di dialogo e di vicinanza culturale tra Italia e Armenia.
Infine, il presidente della Repubblica d’Armenia, Vahagn Khachaturyan, ha ricevuto l’ambasciatore Ferranti per formulargli personalmente gli auguri in occasione dell’ottantesimo anniversario della Repubblica Italiana.

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Armenia. Pashinyan vince, ma il Paese resta diviso tra Occidente e Russia (Rassegna 09.06.26)

Il trionfo di Pashinyan: l’Armenia sceglie la continuità


Elezioni Armenia, Pashinyan esulta sulle note di We are the Champions ma l’opposizione: “Brogli e interferenze occidentali” (Giornale d’Italia) 


Armenia. Pashinyan vince, ma il Paese resta diviso tra Occidente e Russia (Notizie Geopolitiche)


Vince l’«Armenia reale» di Pashinyan, una promessa di pace molto in salita (Il Manifesto)


L’Armenia con le ultime elezioni volta le spalle a Mosca e si avvicina a Bruxelles: “La nostra strada è l’Europa” (Fanpage)


Dentro il voto armeno, dove la pace con l’Azerbaigian sa di tradimento (WIred)


Pashinyan vince e porta l’Armenia verso l’Ue (Corriere Toscano)


Armenia, Pashinyan vince ma la pace resta appesa a una Costituzione (Giornale La Voce)


I filoeuropei vincono le elezioni armene (Rinovatio21)


Armenia: ministero Interno, concessa cittadinanza a 39.650 sfollati Nagorno-Karabakh

Erevan, 09 giu 09:38 – (Agenzia Nova) – La cittadinanza armena è stata concessa a 39.650 sfollati del Nagorno-Karabakh e dall’inizio dell’anno si registra un aumento delle domande presentate. Lo ha dichiarato il viceministro dell’Interno armeno Armen Mkrtchyan durante una sessione congiunta delle commissioni permanenti dell’Assemblea nazionale per Difesa e sicurezza, Affari finanziari e creditizi e Bilancio, presentando la relazione annuale sull’attuazione del bilancio del ministero per il 2025, riferisce l’agenzia “Armenpress”. “Dal primo gennaio di quest’anno si è registrato un aumento delle richieste di cittadinanza armena da parte delle persone sfollate dal Karabakh”, ha affermato Mkrtchyan, precisando che all’inizio di giugno le domande ammontavano a 11.146. A seguito dell’offensiva militare dell’Azerbaigian nel Nagorno-Karabakh nel settembre 2023, circa 120 mila armeni della regione si sono trasferiti in Armenia. Il governo armeno sta attuando programmi per l’alloggio, l’occupazione e altre misure di sostegno sociale destinate agli sfollati.
(Rum)

Il voto inArmenia (Rassegna 08 .06.26)

Il voto in Armenia, il filoeuropeo Pashinyan dichiara vittoria, attenzione all’Azerbaigian (Euronews)


Pashinyan vince le elezioni in Armenia (Agi)


Armenia, vince le elezioni il partito Contratto Civile di Pashinyan (Avvenire)


Armenia, il partito Contratto Civile di Pashinyan vince le elezioni: “Governeremo in autonomia” (TGcom24)


Il piccolo paese che ha detto no a Putin: l’Armenia e la scommessa europea (Famiglia Cristiana)


PASHINYAN SFIDA MOSCA (Opinione)


L’Armenia guarda all’Europa: il filo-Ue Pashinyan vince le elezioni parlamentari (IlFattoquotidiano)


Armenia: sospesa tra Mosca e Bruxelles? (Ispi)


Elezioni in Armenia, vince Pashinyan promettendo pace con Baku. Esulta Bruxelles, Mosca “sconfitta” (Rainews)


In Armenia ha perso Putin (Haffingtonpost)


Alle elezioni in Armenia ha vinto quello filo-occidentale (Post)


La nuova vittoria di Pashinyan porta l’Armenia sempre più vicina all’Europa (Formiche)


Svolta armena, il premier Pashinyan: «Porteremo il paese verso l’Europa» (Domani)


Armenia, si compie la svolta europeista (La nuovqb)

 

“L’Armenia al bivio elettorale: o rinascita o collasso!”, l’Editoriale dell’Ambasciatore Bruno Scapini (Gazzetta Diplomatica 08.06.26)

di Bruno Scapini

Le elezioni politiche appena conclusesi in Armenia si inseriscono in un contesto di accese tensioni interne del Paese riconducibili ad un quadro geopolitico regionale altrettanto acceso e caratterizzato da intensa instabilità. Protagonista assoluto di tale critica situazione è, a ben osservare la più recente evoluzione dei rapporti esterni del Paese, l’Unione Europea, o meglio, quella parte di essa costituita dai più “volenterosi”, che appare come votata apertamente ad antagonizzare la Russia con ogni mezzo ed oltre ogni ragionevole motivazione.

Gli europei, pertanto, convinti di dover proseguire “finchè necessario” lo scontro con Mosca sul terreno ucraino – ma gli accenni ad allargare lo spettro d’azione non mancano anche alla luce delle continue provocazioni condotte in altri Paesi confinari – tentano oggi la strada dell’Armenia; un modo da tempo studiato per destabilizzare un altro possibile fronte da aprire in funzione anti-russa.

L’Armenia è, infatti, diventata, dopo la sconfitta (voluta e cercata) nella guerra con l’Azerbaijan del 2020, la pedina più debole e fragile della regione transcaucasica, e come tale più idonea quale candidata ad ospitare un possibile – non solo probabile – colpo di mano che, qualora dovesse riuscire, sgancerebbe definitivamente il Paese dalla sfera di quei rapporti intrattenuti con Mosca in virtù della sua appartenenza alla Unione Euro-asiatica e alla CSTO, alleanza militare, quest’ultima, dalla quale l’attuale Governo già da tempo cerca di allentare il collegamento.

Chiara è, dunque, per sua evidente genesi, la deriva euro-atlantista avviata dal Primo Ministro Pashinyan il quale, salito al potere “per grazia ricevuta” nel 2018 – a seguito di forti ingerenze occidentali di cui l’allora Presidente Sargsyan è stato incredulo destinatario – ha proseguito nella sua azione di consolidamento del controllo interno del Paese, sia attraverso una aperta repressione delle opposizioni (a colpi di mandati di arresto e di condanne penali), sia con una guerra avviata contro la stessa Chiesa Apostolica di Echmiadzin, infierendo con attacchi giudiziari su Arcivescovi e sullo stesso capo supremo della Chiesa, il Catholicos di Tutti gli Armeni, colpevoli di aver sostenuto il popolo nel resistere ad evidenti soprusi e abusi perpetrati dal Governo nella gestione del dopo-guerra con Baku. Quanto grave sia questa condotta di Pashinyan sul piano religioso è del resto reso evidente dall’importanza annessa dagli armeni alla loro Chiesa, unico vero baluardo del Cristianesimo attraverso i secoli e simbolo depositario dei valori storici, soprattutto quelli legati alla memoria del Genocidio del 1915, attorno ai quali si è costruita e conservata nel tempo l’identità della Nazione armena.

Ma la deriva europeista del Primo Ministro non tiene conto del fatto che nelle relazioni internazionali, ogni Paese ha le sue proprie “uniformità storiche”, ovvero, quelle linee direttrici comportamentali che riflettono i tradizionali interessi nazionali, e per l’Armenia, queste “uniformità” non rilevano sul fronte europeista, bensì su quello russo-caucasico. Yerevan ha sempre trovato in Mosca, fin dai tempi più bui della sua Storia, l’unico vero difensore delle cause nazionali, e oggi la Russia, ospitando circa 3 milioni di lavoratori armeni emigrati, fornendo energia a bassissimo costo, e garantendo un alto flusso di investimenti, costituisce il vero primario mercato di sbocco economico per il Paese.

Evidente a questo punto il fine dei “volenterosi” di Bruxelles di destabilizzare l’Armenia, costi quel che costi, pur di mettere in atto una ulteriore provocazione capace di indebolire la Russia sul fronte del Caucaso meridionale. E Pashinyan, in questa prospettiva, si è rivelato la persona più adatta per tale progetto. Sensibile alle false profferte occidentali, reclutato fin dai tempi dei sanguinosi moti di piazza del 2008 che lo hanno visto arrestato, ma poi liberato su pressioni di Bruxelles quale “prigioniero politico”, il Primo Ministro si offre oggi come condottiero di una ingannevole azione politica. Un’azione volta al tradimento del suo popolo solo per servire la causa degli egoismi stranieri interessati non alla prosperità del Paese, ma alla sua strumentalizzazione per farne, sull’esempio dell’Ucraina, un altro progetto in funzione anti-russa.  Del resto le più recenti attenzioni di Bruxelles per Yerevan parlano chiaro in termini di ingerenze esterne.  Il 4 e 5 maggio i soliti “volenterosi” hanno tenuto a Yerevan, proprio a ridosso delle elezioni politiche  – caso unico nella storia armena contemporanea – l’8° vertice della Comunità Politica Europea con il chiaro intendimento di voler “sostenere” la candidatura del loro “pupillo” avverso una opposizione sempre più decisa a fare “scudo” contro tale invadenza di campo.  L’UE, peraltro, non manca di mezzi per indurre i Governi ad un forzato esito elettorale. Basti vedere i precedenti in Romania, Georgia, ed altri Paesi per i quali si è fatto ricorso al poco noto, ma pur esistente, progetto denominato “European Democracy Shield”, una cornice normativa strategica adottata da Bruxelles per “proteggere” le deboli democrazie del Continente!

E oggi non mancano i segni prodromici di questa azione protettiva!  Da varie fonti informative attendibili, si apprende già della manipolazione dei voti in corso.  Elettori deceduti che votano, casi di voto plurimo, più elettori iscritti allo stesso indirizzo di residenza, e ultimo, ma non per questo meno rilevante, l’arresto condotto a poche ore dal varo dell’esercizio elettorale, di importanti figure di candidati dell’opposizione.

Che queste elezioni in Armenia siano critiche non ci meraviglia; ma non ci sorprenderebbe neanche una vasta operazione di manomissione del voto condotta soprattutto nelle periferie del Paese, ove minore è l’attenzione dei media e degli osservatori, con evidenti brogli elettorali in grado di confermare al potere Pashinyan. Questi, peraltro, in caso di vittoria, assumerebbe il mandato (affidato da Bruxelles) di traghettare il Paese verso un definitivo allontanamento da Mosca, recidendo così gli ultimi cordoni di un collegamento storico con la Russia che gli europei  chiamano, in disprezzo dei veri interessi di Yerevan, dipendenza!

Al popolo armeno sta ora l’ultima parola. Le opzioni non sono molte: o Pashinyan riuscirà nei suoi intenti manipolatori (col sostegno di presenze esterne che pare provengano addirittura da unità militari ucraine), o gli elettori fedeli alle cause nazionali riusciranno a mandare al Governo un candidato delle opposizioni con però il già preannunciato disconoscimento dell’esito elettorale da parte di Bruxelles.

In ogni caso, la partita politica, qualora la vittoria delle opposizioni non dovesse attestarsi su valori di stragrande maggioranza, e quindi capace di una inoppugnabile tenuta del nuovo Governo, non finirà con le urne, ma proseguirà prevedibilmente con tentativi di reciproche accuse per brogli elettorali fino a configurare il rischio di pericolose tensioni di piazza dai risvolti imprevedibili per l’ordine pubblico interno del Paese.

Bruno Scapini – Ambasciatore d’Italia

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Armenia al voto (Rassegna 07.06.26)

Armenia al voto, Pashinyan avanti negli exit poll: sfida aperta con il partito filorusso (Il Giornale)


Elezioni in Armenia, exit poll: avanti il partito del premier Pashinyan (TG24)


La Russia ce l’ha messa tutta per influenzare le elezioni in Armenia (Il Post)


Armenia alle urne, votazione cruciale che potrebbe cambiare il suo corso e avvicinarla alla UE (Rainews)


L’Armenia reale di Pashinyan, tutta cuoricini e ricerca di equilibrio (Il Manifesto)


Armenia, oggi si vota: tra Russia, Usa e Ue qualunque scelta ha un prezzo (InsiderOver)


L’Armenia guarda alla Ue. Gli exit poll danno Pashinyan vincitore alle elezioni (Haffingtonpost)


Armenia al voto: tra Mosca e Bruxelles, una piccola nazione contesa (Sardegnagol)


Armenia, dove oggi alle urne si gioca la partita tra Russia ed Europa (La Repubblica)


Armenia, in corso lo spoglio del voto decisivo per il futuro del Caucaso meridionale (Euronews)


L’Armenia al voto, candidati filorussi arrestati senza motivo (Ilfattoquotidiano)


Armenia al voto: Erevan divisa tra Ue e Russia (Rassegna 06.06.26)

Armenia: amb. Ferranti con presidente Repubblica, Khachaturyan (Giornale Diplomatico 05.06.26)

GD – Jerevan, 5 giu. 26 – L’ambasciatore d’Italia in Armenia, Alessandro Ferranti, in occasione delle celebrazioni per la Festa della Repubblica italiana, è stato ricevuto dal presidente della Repubblica d’Armenia, Vahagn Khachaturyan.
Nel dare il benvenuto all’ambasciatore, il presidente ha dichiarato: “Sono lieto di avere questa opportunità per congratularmi con Lei in occasione della festa nazionale del suo Paese. Nel 1946, il popolo italiano si trovò di fronte a una grande responsabilità nel scegliere la strada che il proprio Paese avrebbe seguito. Il popolo italiano scelse la libertà e la democrazia. Come Stato indipendente, abbiamo fatto una scelta simile nel 1991, sebbene siano ancora molte le prove e le sfide davanti a noi”.
Il presidente armeno ha voluto inoltre porre in risalto la condivisione di un retaggio storico millenario tra Italia e Armenia, che al giorno d’oggi si traduce nella condivisione di valori comuni ispirati anche dall’esperienza universale dell’Umanesimo.
Da parte sua l’amb. Ferranti ha ringraziato il presidente per l’accoglienza, trasmettendo anche i più calorosi saluti del presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella.
Durante l’incontro, le parti hanno avuto modo di passare in rassegna le questioni relative all’agenda bilaterale tra Armenia e Italia e le prospettive di un ulteriore sviluppo e approfondimento della collaborazione tra i due Paesi.
L’ambasciatore ha informato il presidente sugli ultimi dati riguardanti la cooperazione economica, che hanno visto l’Italia affermarsi come primo partner commerciale dell’Armenia nel 2025, tra i Paesi dell’Unione Europea.
Entrambe le parti hanno espresso soddisfazione per la crescente cooperazione nel settore turistico, che beneficia ampliamente delle cinque tratte aeree dirette tra Armenia e Italia.
Gli interlocutori hanno inoltre scambiato opinioni sulla necessità di rafforzare ulteriormente l’eccellente collaborazione tra le Università armene e italiane, e in ambito culturale, dove l’Italia viene considerata un punto di riferimento per l’Armenia, anche per la conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e artistico.
Nel corso del colloquio, infine, l’ambasciatore ha ribadito il sostegno dell’Italia al processo di liberalizzazione dei visti d’ingresso Schengen per i cittadini della Repubblica d’Armenia.

Armenia al voto: Erevan divisa tra Ue e Russia (Rassegna 05.06.26)

Armenia: Perché le Elezioni Parlamentari Rappresentano una Sfida Esistenziale (Specialeeuroasia 04.06.26)


Armenia: ultima frontiera (Ansa)


La colomba della pace non collabora: il momento imbarazzante del premier armeno (Corrieretv 04.06.26)


Von der Leyen: “Mosca preme sull’Armenia, in arrivo pacchetto aiuti Ue” (Ansa 04.06.26)


L’UE sta spingendo l’Armenia ad espellere la Chiesa ortodossa russa: parlano i servizi esteri russi SVR (enovatio21 04.06.26)


Armenia al voto: molto più di una scelta tra Mosca e Occidente (Osservatorio Balcani e Caucaso 03.06.26)


Le elezioni in Armenia, tra Oriente e Occidente (Asianews 05.06.26)


L’integrazione europea dell’Armenia avviene solo a parole: Pashinyan promette di aderire all’UE, ma ne viola gli standard (Il Giornale d’Italia 05.06.26)


Intervista al direttore Richard Giragosian sulle elezioni in Armenia di domenica 7 giugno (Radioradicale 04.06.26)


Perché le elezioni in Armenia sono le più importanti del mondo (Tempi 05.06.26)


Ue, sostegno a Pashinyan alla vigilia delle elezioni decisive in Armenia (Euronews 04.06.26)


L’ombra di Mosca sul voto in Armenia che guarda a ovest (Avvenire 05.06.26)

Armenia. Il 7 si vota una scelta tra Mosca e Occidente (Rassegna Stampa 03.06.26)

Armenia al voto: molto più di una scelta tra Mosca e Occidente

Le elezioni parlamentari in Armenia del 7 giugno 2026 sono uno snodo cruciale per il futuro del paese e per gli equilibri geopolitici del Caucaso meridionale. Due milioni e mezzo di cittadini alle urne in una consultazione elettorale dall’esito non così scontato, col primo ministro uscente, Nikol Pashinyan, favorito nei sondaggi

03/06/2026, Luna De Bartolo

Armenia ai seggi domenica 7 giugno: elezioni parlamentari la cui rilevanza non può essere sovrastimata. Certo, il voto del 1991, che sancì l’indipendenza dall’Urss, e quello del 2018, coronamento della rivolta democratica che ha spodestato un logoro apparato oligarchico, sono stati altrettanto decisivi per il Paese. Ma se allora si trattava di momenti di unità nazionale, tra pochi giorni gli armeni saranno chiamati a decidere il proprio destino in una consultazione dall’esito non così scontato.

Due milioni e mezzo di elettori, diciotto forze politiche e una società scissa su temi determinanti. I più controversi riguardano il processo di pace con l’Azerbaijan e la normalizzazione delle relazioni con la Turchia, l’orientamento della politica estera, il dibattito identitario e lo stato di diritto, le tensioni tra il governo e la Chiesa apostolica armena, ma anche l’economia e l’occupazione, in un contesto estremamente polarizzato.

Il programma di Nikol Pashinyan

Al centro della disputa c’è il giornalista eroe della rivoluzione di velluto, oggi un politico navigato che rivendica i suoi otto anni al comando e una visione radicale. Queste elezioni riveleranno se la sua “Armenia vera” – contrapposta alla nozione di una “Armenia storica” ancorata a narrative revansciste e al “culto del trauma” – incontri resistenze minoritarie, seppur rumorose, o rappresenti un progetto genuinamente divisivo.

Nikol Pashinyan contro tutti (o quasi). Salvo una manciata di partiti con scarse o nulle possibilità di entrare in parlamento, le opposizioni si collocano su posizioni diametralmente opposte a quelle del primo ministro. E, sebbene il consenso dei sondaggi veda il partito di governo Contratto civile in netto vantaggio su questa frammentata galassia di avversari, una sfida non trascurabile è costituita da tre schieramenti: innanzitutto il blocco Armenia forte, del miliardario russo-armeno Samvel Karapetyan. Poi l’Alleanza Armenia dell’ex presidente Robert Kocharyan, e Armenia prospera del magnate Gagik Tsarukyan.

Il trio contesta aspramente la svolta filoccidentale di Pashinyan e la sua gestione dei negoziati con Baku. Il premier li chiama “partito della guerra a tre teste”, sostenendo che il loro intento di rivedere i termini della riconciliazione con l’arcinemico provocherebbe un’immediata reazione militare azera, da cui il Paese non sarebbe in grado di difendersi.

La frammentazione delle opposizioni

Dal canto loro, le opposizioni accusano Pashinyan di arrendevolezza, sostenendo di poter inchiodare il presidente azero Ilham Aliyev a condizioni più favorevoli grazie a una “pace garantita”. In verità, dopo l’esodo forzato della popolazione armena del Nagorno Karabakh nel 2023, sullo sfondo dell’inazione del contingente di pace russo e di una flebile risposta internazionale, l’idea di garanti esterni si è rivelata irrealistica, spostando il processo negoziale su binari prettamente bilaterali.

Il punto non è stabilire se siano auspicabili meccanismi capaci di far rispettare il diritto, quanto piuttosto se siano impiegabili nelle attuali condizioni geopolitiche. Kocharyan, ad esempio, pretende l’adozione di tali dispositivi “al di là del volere di Aliyev” ma non chiarisce in quale modo questo scopo possa essere raggiunto.

Pashinyan ritiene che una pace duratura dipenda da un sistema vantaggioso per entrambe le parti. In questa direzione va l’intesa raggiunta nel 2025 a Washington, che ha definito un quadro per la normalizzazione dei rapporti tra Armenia e Azerbaijan. Nonostante la firma del trattato di pace resti subordinata alla richiesta di Baku di eliminare dalla costituzione armena qualsiasi menzione al Nagorno Karabakh – questione politicamente assai sensibile, che richiede una maggioranza in parlamento di 2/3 e un referendum confermativo – Pashinyan e Aliyev si sono impegnati con il presidente Donald Trump a riconoscere l’inviolabilità dei rispettivi confini internazionali.

Il trattato di pace con l’Azerbaijan e il corridoio TRIPP di Trump

Determinanti sono stati gli incentivi offerti dagli Usa, che hanno sciolto uno dei nodi chiave: la creazione di un collegamento tra l’Azerbaijan e la sua exclave del Nakhichevan attraverso il territorio armeno, perno di un accordo che, se portato a compimento, promette significativi benefici economici e strategici a entrambi i Paesi.

La “Rotta di Trump per la pace e la prosperità internazionale” (Tripp), corridoio logistico, energetico e digitale la cui gestione è affidata a un consorzio statunitense, è pensato per integrarsi nel Corridoio di mezzo, il percorso più breve tra Cina e Europa.

L’ambizioso piano di Pashinyan punta a inserire l’infrastruttura all’interno di uno sblocco integrale dei collegamenti regionali, trasformando l’Armenia in uno snodo decisivo tra Oriente e Occidente. Ciò richiede una normalizzazione tra Yerevan e Ankara – stretta alleata di Baku, che mantiene il confine armeno sigillato dagli anni Novanta – vincolata però alla firma di una pace che, come menzionato, presenta ancora un serio ostacolo. Pur senza assumere il ruolo di garante, gli Usa rappresentano lo sponsor dell’intesa, offrendo a Yerevan uno scudo implicito.

Politica estera: la svolta di Yerevan verso l’Unione Europea e lo scontro con Mosca

L’inclusione dell’Armenia in un corridoio commerciale che aggira la Russia – seppur strutturalmente aperto a sinergie con Mosca – introduce l’altra grande faglia del dibattito elettorale: il vettore della politica estera. Le tre formazioni di opposizione con le maggiori possibilità di entrare in parlamento invocano l’urgenza di rinsaldare i legami con lo storico alleato, mentre Pashinyan, che non punta alla rottura con la Russia ma a una diversificazione che ne allenti la dipendenza economica ed energetica, ha avviato passi decisi in direzione dell’Occidente.

Il distanziamento dal Cremlino si è consumato in parallelo con le tragiche vicende del Nagorno Karabakh e le incursioni azere oltreconfine del 2022. Baku ancora oggi occupa, denuncia Yerevan, oltre 200 km quadrati di territorio armeno. Dopo il mancato intervento di Mosca e della Csto, la “Nato a guida russa”, Pashinyan ha congelato la partecipazione del Paese alla coalizione per poi ottenere il ritiro delle truppe di frontiera russe dall’aeroporto di Yerevan e il progressivo disimpegno dai confini di terra, senza tuttavia mettere in discussione la base di Gyumri, cuore della presenza di Mosca in Armenia. Altri strappi hanno approfondito la frattura con il Cremlino, fino all’inserimento dell’integrazione europea tra le priorità strategiche del governo.

La svolta si è manifestata in modo eclatante il 4 maggio, quando Yerevan ha ospitato il vertice della Comunità politica europea, seguito dal primo summit bilaterale Armenia-Ue. E da Mosca, il 9 maggio, Vladimir Putin ha invitato Yerevan a indire un referendum tra l’integrazione con l’Ue e la permanenza nell’Unione economica eurasiatica (Uee). Il leader russo ha evocato lo “scenario ucraino”, ribadendo la narrativa secondo cui nel 2014 “la crisi” sarebbe nata dalla volontà di Kyiv di avvicinarsi a Bruxelles.

Una linea ribadita il 29 maggio nel comunicato finale del vertice eurasiatico di Astana, in cui i leader di Russia, Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan hanno paventato la sospensione di Yerevan dal blocco.

Pashinyan ha definito “illogica” l’idea di una consultazione popolare finché la scelta tra Ue e Uee non sarà “inevitabile”. Le minacce si sommano alle limitazioni alle esportazioni armene imposte da Mosca, che prospetta una revoca del regime di esenzione dai dazi per le forniture energetiche.

Il rapporto della missione pre-elettorale dell’Istituto McCain definisce le campagne di disinformazione russe “incredibilmente sofisticate”. Reuters riporta inoltre che il Cremlino avrebbe ideato “un’audace operazione” per portare ai seggi in patria fino a 100 mila elettori residenti in Russia.

Il più ampio contesto politico è segnato da gravi conflittualità tra il governo e la Chiesa apostolica armena, che gode del sostegno di buona parte delle opposizioni. Leader religiosi e di partito sono stati sottoposti a procedimenti penali. Tra loro lo stesso fondatore di Armenia Forte, Samvel Karapetyan – un oligarca strettamente legato al Cremlino – agli arresti domiciliari con accuse di istigazione al rovesciamento dell’ordine costituzionale e reati finanziari.

Sondaggi elettorali in Armenia: scenari politici e il rischio per lo stato di diritto

In un contesto così polarizzato non sorprende l’elevata reticenza nei sondaggi. Se Nikol Pashinyan stacca nitidamente gli avversari raccogliendo circa il 30% delle preferenze, la quota di elettori che si dicono indecisi o rifiutano di rispondere tocca il 40%, imponendo prudenza. Alle spalle del premier regna la frammentazione: Karapetyan è secondo con percentuali tra il 6 e il 15% mentre Kocharyan e Tsarukyan oscillano attorno alla soglia di sbarramento. I voti delle formazioni che non riusciranno a entrare in parlamento verranno poi suddivisi proporzionalmente tra le forze che hanno superato la soglia (4% per i partiti, 8-10% per le coalizioni).

Infine, il voto del 7 giugno non è una scelta lineare tra Russia e Occidente quanto piuttosto una competizione tra visioni del futuro che il dibattito elettorale tende a indirizzare lungo quella stessa faglia: da un lato, un Paese che aspira a diventare, nelle parole di Pashinyan, “crocevia del mondo”, e scommette sulla possibilità di una vera riconciliazione con i propri vicini accettando una profonda revisione identitaria. Dall’altro, un’Armenia più conservatrice che continua a vedere in Mosca una garanzia di sicurezza e di tutela dei valori nazionali, non credendo in una pace che rigetta o che reputa imposta sotto ricatto.

E tra le pieghe di questa inevitabile semplificazione si annida una questione insidiosa: mentre lo spazio pubblico si satura di retoriche aggressive e narrazioni allarmiste, in una logica amico-nemico che diffida di ogni voce critica, i segnali di un’erosione dello stato di diritto appaiono più evidenti.

Pashinyan è arrivato al potere promettendo la democrazia, e sebbene l’Armenia non sia mai stata così libera, si rafforzano i sospetti di un’applicazione selettiva della giustizia, mentre i media indipendenti e le organizzazioni della società civile denunciano crescenti pressioni: una tendenza che non può essere legittimata dalla necessità di difendersi dalle interferenze esterne. È anche su questo terreno, non meno importante, che verrà definito il futuro del Paese.

Osservatorio Balcani e Caucaso 


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