La statua di Gesù Cristo più alta del mondo si trova in Armenia (Tgcom24 22.05.26)

Una statua di Gesù Cristo alta 33 metri che insieme al piedistallo di 44 metri raggiungerà un’altezza complessiva di 77 metri. L’opera quasi conclusa sorgerà sul Monte Hatis, ma già da tempo imperversano le polemiche. La Chiesa Apostolica Armena ha sottolineato che la statua si discosta dalle tradizioni artistiche armene, storicamente fondate su miniature e anche l’Associazione delle Guide Armene ha manifestato perplessità, sottolineando come la cristianità armena non abbia una tradizione scultorea monumentale. Inoltre, l’opera inizialmente era progettata per erigersi sui resti di una fortezza del secondo millennio a.C.: solo in un secondo momento il piano originario è stato modificato, tutelando il sito archeologico che è stato scoperto nel 2019 da un team italo-armeno. Il progetto è stato sponsorizzato dal potentissimo imprenditore e oligarca Gagik Tsarukyan, da molti ritenuto legato alla mafia armena, accusa dalla quale è stato assolto nel marzo 2026.

Il catholicos Aram I: il Libano deve rimanere un esempio (Vatican News 21.05.26)

“Dobbiamo continuare il dialogo”. È la ferma convinzione che il catholicos Aram I esprime nel corso della conferenza stampa svoltasi al termine della sua visita in Vaticano con la delegazione della Chiesa Apostolica Armena – Sede di Cilicia. “Le relazioni e le collaborazioni tra la nostra Chiesa armena e la Chiesa cattolica in generale sono storicamente uniche” è la sua indicazione, mentre sottolinea anche l’importanza di tale cooperazione in un contesto globale in rapida evoluzione. “Non possiamo vivere isolati”, è la sua osservazione, indicando quindi la necessità di un “nuovo slancio ecumenico” perché i cristiani, a suo avviso, non possono ignorare la necessità di una riflessione condivisa – soprattutto nei Paesi in cui sono una minoranza – sulla preservazione della propria identità, impegnandosi nel “dialogo con gli altri” e rimanendo fedeli ai propri valori. “È una sfida”, ammette il catholicos, che i cristiani possono affrontare insieme. In questo, «il dialogo con il Vaticano è molto importante».

Salvaguardare l’esempio libanese

Libanese egli stesso, il catholicos armeno apprezza lo stretto rapporto tra il Papa, “e il Vaticano in generale”, e il popolo libanese. La preghiera comune con Leone XIV per la pace nella Terra dei Cedri e, più in generale, in Medio Oriente, ne è un’ulteriore dimostrazione. “Il Libano deve essere visto da una prospettiva islamo-cristiana”, è l’indicazione di Aram, che ricorda come tale visione pluralistica del Libano sia condivisa dal Papa, il quale, durante il suo viaggio a Beirut all’inizio dello scorso dicembre, aveva incontrato la comunità musulmana. “La convivenza»”, conclude il catholicos, è iscritta nella storia del Libano che, per questo motivo, deve rimanere “esemplare” per dimostrare al mondo che è possibile coesistere e vivere pacificamente con l’Islam.

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Armenia: amb. Ferranti a presentazione nuovo hub sportivo Noah Park (Giornale Diplomatico 21.05.26)

GD – Jerevan, 21 mag. 26 – L’ambasciatore d’Italia in Armenia, Alessandro Ferranti, ha partecipato alla presentazione ufficiale del progetto “Noah Park”, un’ambiziosa iniziativa architettonica e ingegneristica promossa dalla società calcistica FC Noah, attuale campione nazionale armeno. Il complesso sorgerà a Vagharshapat, nella provincia di Armavir, con l’obiettivo di diventare una moderna cittadella dello sport e del calcio.
Tra le personalità presenti all’evento c’erano il ministro dell’Istruzione, della Scienza, della Cultura e dello Sport, Zhanna Andreasyan, il ministro dell’Amministrazione Territoriale e delle Infrastrutture, Davit Khudatyan, il capo di gabinetto del primo ministro, Arayik Harutyunyan, il presidente dell’FC Noah, Vardges Vardanyan, e il campione portoghese Luís Figo, ospite d’onore della cerimonia.
Grande rilievo è stato attribuito al coinvolgimento di specialisti e aziende internazionali impegnati nella progettazione dell’iniziativa, provenienti in particolare dall’Italia, a testimonianza del crescente interesse e coinvolgimento italiano per i processi di crescita e modernizzazione del Paese, nonché per le opportunità di dialogo e collaborazione tra Italia e Armenia nei settori dell’architettura, dell’ingegneria, dello sport e dello sviluppo urbano.
Durante la presentazione sono stati inoltre richiamati alcuni importanti esempi italiani – tra cui l’Allianz Stadium di Torino, lo Stadio Renato Dall’Ara di Bologna e lo Stadio Partenio-Lombardi di Avellino – assunti come riferimento per l’esperienza e l’approccio del team di progettazione.
Il progetto infrastrutturale del Noah Park prevede la realizzazione di un moderno polo multifunzionale destinato a integrare infrastrutture sportive, formazione giovanile e servizi aperti alla comunità. Il complesso comprenderà un nuovo stadio, un’accademia calcistica, aree pubbliche e spazi ricreativi progettati secondo standard internazionali, con una visione orientata allo sviluppo sostenibile e all’utilizzo quotidiano delle strutture. I promotori dell’iniziativa hanno sottolineato la volontà di creare un ecosistema capace di favorire la crescita del calcio giovanile e contribuire alla valorizzazione del territorio attraverso investimenti di lungo periodo.
La presentazione del Noah Park rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di modernizzazione intrapreso dall’Armenia nei settori sportivo e urbano, con particolare attenzione alla realizzazione di infrastrutture moderne, inclusive e orientate alle nuove generazioni. Il progetto contribuisce a rafforzare il posizionamento internazionale del Paese grazie a nuovi investimenti infrastrutturali e a progettualità innovative, sviluppate anche in collaborazione con l’Italia.

Non siamo inclini a creare tensione: Yerevan risponde alle accuse di Mosca su passi ostili (Notizie da Est 21.05.26)

In vista delle elezioni parlamentari in Armenia, Mosca mantiene una retorica dura nei confronti di Yerevan. Il viceministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin ha recentemente dichiarato che la politica dell’Armenia è “assolutamente inaccettabile” per la Russia. Si riferiva all’intenzione di Yerevan di mantenere l’appartenenza all’Unione Economica Eurasiatica (EAEU) guidata dalla Russia fino a eventuali future adesioni all’Unione Europea.

Nel frattempo, il segretario del Consiglio di Sicurezza russo Sergei Shoigu ha detto che la leadership armena aveva recentemente intrapreso passi “non in linea con lo spirito delle relazioni di alleanza con la Russia”.

Il ministro degli Esteri armeno Ararat Mirzoyan ha risposto alle osservazioni in un’intervista a giornalisti armeni. Ha insistito sul fatto che Yerevan non intende creare tensioni nelle relazioni armeno-russe.

“Al contrario, ci impegniamo a proseguire la nostra partnership in modo normale,” ha detto.

Il primo ministro Nikol Pashinyan ha anche ribadito più volte il contesto dei legami armeno-russi. Secondo lui, Yerevan non intende danneggiare gli interessi della Russia.

“Non abbiamo fatto e non faremo nulla contro gli interessi della Russia. Tuttavia, non possiamo anteporre gli interessi della Russia ai nostri,” ha detto nuovamente Pashinyan durante un comizio con gli elettori in vista delle elezioni parlamentari in Armenia.

  • Una fuga rivela documenti secret su gli attacchi ibridi della Russia contro l’Armenia
  • Che cosa c’è dietro la risposta ostile della Russia ai legami sempre più stretti tra Armenia e UE?
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Il viceministro degli Esteri russo sostiene che l’Armenia ‘non può ballare a due matrimoni contemporaneamente’

Il viceministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin ha ricordato ai giornalisti che l’Armenia aveva firmato documenti sull’adesione e sul ulteriore sviluppo dell’Unione Economica Eurasiatica (EAEU). Secondo lui, gli accordi stabiliscono chiaramente che l’Armenia deve evitare azioni che potrebbero minacciare o danneggiare il blocco.

È impossibile per definizione far parte di due unioni contemporaneamente. Come si dice, l’Armenia non sarà in grado di ballare a due matrimoni simultaneamente. L’adesione dell’Armenia all’Unione Europea, verso cui viene trascinata nel campo occidentale, è semplicemente uno slogan populista. Le stesse tecniche sono state usate per avvicinare l’Ucraina all’Occidente nel 2013-2014. Le stesse tecniche sono ora usate contro la Moldova,” ha sottolineato.

Operativi dei servizi segreti russi inviati per ‘puntare Pashinyan’: indagine di The Insider

La pubblicazione si concentra in parte su alcuni imprenditori Samvel Karapetyan e Gagik Tsarukyan. Le liste guidate da entrambi gli uomini hanno presentato candidature per partecipare alle elezioni parlamentari armene. Cosa dicono le persone in Armenia riguardo alle affermazioni.

Il Segretario del Consiglio di Sicurezza accusa l’Armenia di ‘passi non amichevoli’

Il segretario del Consiglio di Sicurezza russo Sergei Shoigu ha detto che la leadership armena ha recentemente intrapreso “una serie di azioni chiaramente ostili”.

Questo è come vediamo la sua adesione al Tribunale Penale Internazionale e l’estradizione di cittadini russi verso paesi terzi,” ha detto.

Tra i passi “non in linea con lo spirito delle relazioni di alleanza con la Federazione Russa”, Shoigu ha anche elencato:

  • adesione allo statuto della CortePenaleInternazionale,
  • approvazione legislativa di un corso verso l’adesione all’Unione Europea,
  • allineamento con la posizione dell’UE sulle piattaforme internazionali,
  • modifica degli standard e armonizzazione dei regimi doganali e commerciali con l’UE.

Secondo il segretario del Consiglio di Sicurezza, Mosca comprende il desiderio di Yerevan di beneficiare delle relazioni con la Russia, ma la partnership strategica è “una strada a doppio senso”.

Secondo Shoigu, l’Armenia riceve i seguenti benefici:

  • I cittadini armenini che lavorano in Russia hanno inviato a casa quasi 3,9 miliardi di dollari nel 2025;
  • lavorano in Russia senza quote, brevetti o permessi di lavoro;
  • la Russia rappresenta il 36% del volume totale degli scambi dell’Armenia;
  • fino al 98% delle esportazioni agricole dell’Armenia e il 78% delle esportazioni di alcolici forti vanno in Russia;
  • la Russia fornisce all’Armenia gas naturale, farina, grano, fertilizzanti e benzina a prezzi tre volte inferiori al mercato.

Il nostro paese è al primo posto sia nelle esportazioni sia nelle importazioni,” ha osservato Shoigu.

Opinione: ‘La Russia “ricatta” l’Armenia con la minaccia di aumenti dei prezzi del gas’

Esperti armeni sostengono che Yerevan potrebbe orientarsi verso alternative, come importare gas dal Kazakistan. Aggiungono che la Russia subirebbe perdite se aumentasse i prezzi.

 

Russia threatens Armenia with gas price hikes

 

Il ministro degli Esteri armeno: ‘Tutto è molto relativo’

Commentando le osservazioni di Shoigu sul “spirito delle relazioni di alleanza”, il ministro degli Esteri armeno Ararat Mirzoyan ha sottolineato:

C’erano momenti ed eventi in cui ci aspettavamo azioni diverse dai nostri partner, comprese misure previste dai nostri accordi, ma non le abbiamo viste. Tutto è molto relativo,” ha ricordato.

L’Armenia è membro della CSTO, alleanza militare guidata dalla Russia. Yerevan ha a lungo sospeso la propria partecipazione al blocco, sebbene lo statuto dell’organizzazione non preveda una tale procedura. La mossa è stata descritta dall’Armenia come inattività degli alleati dopo che Yerevan aveva chiesto assistenza durante incursioni delle forze armate azere nel territorio sovrano dell’Armenia. Questo è successo ripetutamente nel 2021-2022. Invece di offrire supporto, la CSTO ha dichiarato che il confine armeno-azerbaijano non era demarcato.

«Se diciamo che non esiste un confine tra Armenia e Azerbaijan, allora non esiste la CSTO. Perché la CSTO ha un’ area di responsabilità definita dai confini. Se non c’è confine, non c’è area di responsabilità. E se non c’è area di responsabilità, allora non c’è organizzazione,» ha risposto Pashinyan.

Mirzoyan ha anche ricordato ai giornalisti che l’Armenia paga per le importazioni di gas russo, di grano e di altri beni.

Secondo il ministro, l’attuale situazione è che c’è un desiderio tra il popolo armeno di unirsi all’UE e un’agenda di partenariato strategico con l’Unione Europea, mentre l’Armenia resta allo stesso tempo membro a pieno titolo dell’EAEU.

Ha insistito sul fatto che l’Armenia è interessata a mantenere relazioni “normali, strette e da partner” con la Russia sia bilaterali sia all’interno del quadro dell’EAEU. Secondo lui, l’Armenia sta facendo tutto il possibile per continuare il partenariato.

Mirzoyan ha suggerito che le dichiarazioni di Mosca siano state probabilmente guidate da “preoccupazioni” riguardo alle aspirazioni dell’Armenia di entrare nell’UE.

Ha anche ricordato che Yerevan ha esposto in modo chiaro e trasparente la propria posizione sulla questione al più alto livello. Il ministro l’ha ribadita:

Comprendiamo che sia impossibile essere membri sia dell’EAEU sia dell’UE contemporaneamente. Si tratta di due strutture economiche diverse. Quando arriverà il momento di prendere una decisione — se restare qui o andare lì — prenderemo quella decisione, ancora in modo trasparente e dopo aver discusso tutto.

‘Armenia’s security guarantor led us to slaughter’ — Nikol Pashinyan

L’opposizione armena nei giorni recenti ha parlato della necessità di un “garante della pace” con l’Azerbaigian. Le autorità cercano di spiegare le lacune del concetto di “garante”, ricordando il passato recente.

 

Armenia row over “peace guarantor”

 

Pashinyan ribadisce la posizione di Yerevan

Parlando a un comizio nella regione di Lori, un giorno prima, il primo ministro Nikol Pashinyan ha detto che il partito al potere non avrebbe adottato nessun “passo brusco” nelle relazioni con la Russia. Inoltre ha insistito sull’intenzione di approfondire i legami bilaterali.

Secondo Pashinyan, ha buone relazioni con il presidente russo Vladimir Putin. A prova, ha detto di essersi sentito al telefono più di 200 volte dal 2018.

Questo significa che in questi otto anni abbiamo parlato quasi ogni mese. Abbiamo relazioni molto calorose e amichevoli.”

Il premier ha detto di ritenere che l’Armenia non possa avere relazioni uguali con la Russia, descrivendo la Russia come una superpotenza che merita rispetto.

È esattamente così che tratto la Russia, il presidente russo e il capo del governo,” ha detto.

‘We know better when to decide’: Nikol Pashinyan responds to Vladimir Putin on choice between EU and EAEU

Putin ha detto che l’Armenia dovrebbe decidere “il prima possibile” tra l’UE e l’EAEU al fine di perseguire “un divorzio morbido”. Il premier armeno Nikol Pashinyan non è d’accordo. Ecco i dettagli.

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Liberate Ruben Vardanyan e tutti gli ostaggi Armeni in Azerbaigian (Korazym 20.05.26)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 20.05.2026 – Vik van Brantegem] – L’attivista umanitario Armeno Ruben Vardanyan, per pochi mesi Ministro di Stato della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh oggi occupata dall’Azerbaigian, attualmente detenuto in una prigione di Baku, è stato candidato al Premio Václav Havel per i Diritti Umani 2026 da un gruppo di difensori dei diritti umani internazionali, attivisti umanitari e leader della società civile, che comprende lo scrittore e attivista contro la tratta di esseri umani Vahan Zanoyan, l’attivista burundese per i diritti umani Marguerite Barankitse, il medico umanitario americano Tom Catena, il difensore dei diritti umani congolese Julienne Lusenge e l’attivista yazida iracheno Mirza Dinnayi.

Il Premio Václav Havel per i Diritti Umani è assegnato dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa e premia azioni eccezionali della società civile nella difesa dei diritti umani.

Secondo la dichiarazione rilasciata dal gruppo proponente, la candidatura si basa sul contributo di Vardanyan agli sforzi globali per i diritti umani attraverso l’Iniziativa umanitaria Aurora, nonché sul suo impegno pubblico a favore dei diritti degli Armeni dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh.

La dichiarazione evidenzia l’attività del Premio Aurora, co-fondato da Ruben Vardanyan insieme a Noubar Afeyan e al compianto Vartan Gregorian. Secondo il gruppo, l’iniziativa umanitaria ha sostenuto il lavoro per i diritti umani in tutto il mondo e ha contribuito a salvare migliaia di vite in diversi paesi e continenti.

La dichiarazione descrive inoltre Vardanyan come una persona profondamente impegnata nella tutela dei diritti umani e della dignità umana. Sottolinea come la sua decisione di trasferirsi in Artsakh durante un periodo difficile derivasse dalla sua convinzione di dover difendere i diritti della popolazione armena autoctona che vi risiedeva fina all’espulsione forza dalle forze armate dell’Azerbaigian.

Il gruppo proponente afferma che Vardanyan, essendo un pacifista convinto, ha messo a rischio la propria vita e il proprio futuro per cercare il dialogo, i negoziati e la comprensione in una delle zone di conflitto più delicate al mondo.

La dichiarazione collega inoltre l’opera e i valori di Vardanyan ai principi di Václav Havel, a cui è intitolato il premio. Fa riferimento alle parole di Havel sulla dignità umana, la solidarietà e la convivenza, affermando che le attività di Vardanyan riflettono gli stessi ideali.

Ruben Vardanyan è uno dei diciannove prigionieri Armeni ancora illegalmente detenuti dall’Azerbaigian. Fu stato arrestato dall’Azerbaigian nel settembre 2023 mentre tentava di lasciare l’Artsakh/Nagorno-Karabakh attraverso il Corridoio di Berdzor/Lachin (un “corridoio di vita” per l’Artsakh) in seguito all’occupazione militare azera dell’intera regione. Le autorità azere hanno successivamente formulato contro di lui oltre 40 capi d’accusa, tra cui accuse relative al finanziamento del terrorismo, a gruppi armati illegali e all’attraversamento illegale del confine di Stato.

Il gruppo proponente evidenzia quella che ha definito l’ironia della situazione attuale, notando che lo stesso Vardanyan necessita ora di protezione internazionale dopo essere stato condannato da un tribunale militare azero a 20 anni di carcere con accuse inventate.

La dichiarazione aggiunge che Vardanyan è attualmente detenuto a Baku insieme a diversi altri ex funzionari della Repubblica di Artsakh e a detenuti Armeni. I proponenti esprimono la speranza che l’assegnazione del premio a Vardanyan non solo riconosca il suo impegno umanitario, ma contribuisca anche ad accrescere l’attenzione internazionale per ottenere il rilascio dei prigionieri Armeni attualmente detenuti a Baku.

La Commissione Internazionale dei Giuristi (ICJ) ha denunciato gravi violazioni nei processi contro ex leader della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh e prigionieri Armeni a Baku. Il rapporto evidenzia la natura a porte chiuse dei processi, le restrizioni al diritto alla difesa e i problemi di traduzione. L’organizzazione ha inoltre segnalato accuse di tortura e pressioni psicologiche nei confronti dei prigionieri Armeni. L’ICJ ha affermato che i processi riflettono problemi sistemici nel sistema giudiziario azero, tra cui la mancanza di indipendenza della professione forense e l’insufficiente garanzia di un giusto processo.

Le chiamate e gli appelli dei prigionieri Armeni detenuti a Baku, trasmessi tramite conversazioni telefoniche con le loro famiglie, testimoniano violazioni sistemiche dei diritti umani e la mancanza di meccanismi efficaci per la loro protezione in Azerbaigian. Inoltre, è possibile che, in risposta a tali segnalazioni, la parte azera imponga ulteriori misure punitive nei loro confronti. Lo ha affermato Siranush Sahakyan, rappresentante dei prigionieri Armeni presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).

Sahakyan ha spiegato che, nei casi in cui i prigionieri contattano le loro famiglie, non si tratta di messaggi registrati e pubblicati dall’Azerbaigian, bensì di brevi telefonate in cui i detenuti si scambiano messaggi personali. “Tali chiamate avvengono sotto il controllo della parte azera, che fornisce i mezzi di comunicazione. Tuttavia, non vi è alcuna garanzia che non vengano applicate misure punitive a causa del contenuto delle conversazioni”, ha affermato.

Secondo Sahakyan, anche in assenza di ricorsi contro gli Armeni detenuti in Azerbaigian, si registrano segnali di comportamenti punitivi basati sull’etnia. Pertanto, il silenzio su questo non garantisce che gli Armeni detenuti a Baku non subiranno ritorsioni.

“Stiamo assistendo a una tendenza a creare ostacoli artificiali al processo di ricorso contro le decisioni giudiziarie presso i tribunali internazionali. C’è anche un problema oggettivo: queste decisioni non sono nemmeno formalizzate del tutto, poiché si tratta di un processo politicamente motivato in cui non ci sono diritti, prove né fatti. Ma la parte azera teme che tutto ciò venga contestato a livello internazionale e quindi sta cercando di guadagnare tempo per presentare una nuova ‘verità giudiziaria’”, ha affermato Sahkyan.

Secondo Sahakyan, gli organi giuridici e per i diritti umani internazionali, tra cui la CEDU, possono svolgere un ruolo chiave nella situazione attuale.

La rappresentante dei prigionieri armeni ha inoltre segnalato numerose altre violazioni: del diritto a un giusto processo, della libertà personale, della libertà di espressione e molte altre.

«Nei procedimenti legali internazionali, abbiamo la possibilità di richiedere e ottenere prove, ovvero documenti il cui accesso è stato limitato. In base alla nostra esperienza, posso affermare che i materiali relativi ai casi penali azeri vengono richiesti dalla Corte internazionale e ci vengono forniti nella misura in cui ci vengono consegnati. Naturalmente, l’Azerbaigian presenta casi inventati, cosa che emerge chiaramente durante le analisi. Tuttavia, nascondere informazioni sia alla Corte che ai partecipanti al procedimento comporta conseguenze legali, e i fatti che presentiamo vengono quindi considerati confermati», ha dichiarato Sahakyan.

Sahakyan ha anche ricordato che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha già richiesto all’Azerbaigian di fornire le sentenze e altri documenti procedurali, fissando scadenze precise. «Speriamo di riceverli, e in caso contrario, gli organismi internazionali trarranno le dovute conclusioni», ha concluso.

Ricevuto in Udienza da Sua Santità Papa Leone XIV martedì 19 maggio 2026, Sua Santità Aram I, Catholicos di Cilicia della Chiesa Apostolica Armena, ha sollevato la questione del diritto degli Armeni dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh al ritorno – nel rispetto delle garanzie internazionali – e ha accennato alla salvaguardia delle chiese e dei monumenti storici in conformità con il diritto internazionale, nonché alla necessità di un rapido rilascio dei leader della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh e dei prigionieri Armeni detenuti a Baku.

Almeno 19 Armeni prigionieri di guerra, comprese le ex autorità della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, sono stati illegalmente processati e sono attualmente detenuti dal regime dell’Azerbaigian. La loro liberazione deve essere una battaglia di tutto il mondo civile e democratico.

«Le dichiarazioni del Premier armeno Nikol Pashinyan sul Nagorno-Karabakh sono destinate a lasciare un segno profondo nella società armena e nella diaspora. Affermare che “il Nagorno-Karabakh non è mai stato nostro” non è soltanto una presa di posizione politica perché per molti Armeni rappresenta un colpo doloroso alla memoria storica, al sacrificio di migliaia di caduti e al destino di una popolazione che per decenni ha vissuto quella terra come parte integrante della propria identità nazionale.

Le parole del Premier arrivano in un momento già estremamente delicato per l’Armenia, dopo la perdita definitiva del controllo del Nagorno-Karabakh e l’esodo della popolazione armena della regione nel 2023. Una ferita ancora apertissima, che difficilmente poteva essere affrontata con toni così netti senza provocare amarezza e indignazione visto che in quelle terre gli Armeni hanno vissuto fin dall’antichità e che è stata ceduta all’Azerbaigian temporaneamente da Stalin, senza sentire la popolazione e con l’intenzione di definire la questione in una conferenza di pace che non si è mai tenuta.

Pashinyan ha sostenuto che gli Armeni non avessero realmente costruito uno Stato nel Karabakh e che il territorio non potesse essere considerato “proprio”. Una riflessione che sembra voler chiudere definitivamente la stagione del nazionalismo legato all’Artsakh, ma che rischia anche di essere percepita come una delegittimazione di anni di storia armena nella regione.

Dal punto di vista del diritto internazionale, il Nagorno-Karabakh è sempre stato riconosciuto come parte dell’Azerbaigian, anche durante i decenni di controllo armeno successivi alla prima guerra degli anni Novanta. Tuttavia, la questione non è mai stata solo giuridica. Per gli Armeni il Karabakh rappresentava una presenza storica, culturale e religiosa secolare, fatta di monasteri, villaggi, tradizioni e comunità radicate nel territorio molto prima dell’epoca sovietica.

Ed è proprio qui che le parole del Premier rischiano di produrre l’effetto più traumatico: perché una parte consistente dell’opinione pubblica armena può accettare con dolore la realtà geopolitica, ma fatica ad accettare che venga messo in discussione il legame storico ed emotivo con quella terra.

Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian ha lasciato dietro di sé distruzioni, pulizie etniche, espulsioni forzate e profonde ferite da entrambe le parti. Dopo la guerra del 2020 e l’offensiva azera del 2023, sostenuta anche dalla superiorità tecnologica dei droni turchi, il controllo del Karabakh è tornato completamente a Baku. In seguito, tutta la popolazione armena della regione ha abbandonato le proprie case rifugiandosi in Armenia. Le parole di Pashinyan sembrano inserirsi nella sua linea politica di normalizzazione dei rapporti con l’Azerbaigian e di ridefinizione dell’identità strategica armena. Ma in un Paese ancora segnato dalla sconfitta e dal trauma dell’esodo, certe affermazioni difficilmente possono lasciare indifferenti. Per molti Armeni, infatti, il Karabakh non era soltanto una questione territoriale ma era una parte della propria memoria collettiva» (L. Leonardi – Assadakah, 15 maggio 2026).

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Incontro del Santo Padre con Sua Santità Aram I, Catholicos della Chiesa Apostolica Armena – Sede di Cilicia (Libano) (20.05.26)

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(ANSA) – CITTÀ DEL VATICANO, 20 MAG – Il Papa, prima della catechesi dell’udienza generale, ha salutato il ‘catholicos’ della Chiesa armena Aram I che è accanto a lui sul sagrato di Piazza San Pietro. Il Papa ha invitato tutti a “pregare per la pace in Libano e in Medio Oriente ancora una volta tornati alla violenza e alla guerra”.
“Questa visita fraterna rappresenta un’importante occasione per rafforzare i legami di unità che già esistono tra noi mentre ci avviciniamo alla piena comunione tra le nostre Chiese”, ha aggiunto Leone XIV rivolto al Capo della Chiesa armena.


Leone XIV: udienza, Aram I sul sagrato, “preghiamo per la pace” (Sir)


La Chiesa Armena in piazza San Pietro per pregare per la pace


Il saluto di Leone ad Aram I. L’appello: «Preghiamo per la pace» (Roma Sette)


Papa al Catholicos Aram I: ‘Rafforzare i legami di unità che già esistono’ (Asianews)


Il Papa al capo della Chiesa armena, preghiamo per la pace in Medio Oriente (L’Arena)


Leone XIV riprende Sacrosanctum Concilium: «Nella Pasqua di Cristo nasce la vita della Chiesa» (Silere Nn Possum)


Leone XIV: nel Libano minacciato i cristiani rafforzino i legami di fraternità (Vaticannews)


Leone XIV accoglie il Catholicos Aram I: «Senza unità nella fede non può esserci ristabilimento della comunione» (Silere Non Possum)


Nelle prove difficili i cristiani rafforzino i loro legami fraterni (OsservatoreRomano)


“Nel Libano minacciato i cristiani rafforzino la fraternità”. Leone XIV rilancia il dialogo con gli armeni (Chiara Lonardo) (Faro di Roma)


Papa Leone XIV ad Aram I: “Avanti nel dialogo nonostante le recenti difficoltà” (AciStampa)


Nelle prove difficili i cristiani rafforzino i loro legami fraterni (L’Osservatore Romano)


Leone XIV incontra il Catholicos Aram I: appello per il Libano e rilancio del dialogo ecumenico (2duerighe)


Leone XIV: ad Aram I, “profonda preoccupaizone per il Libano e le chiese del Medoi Oriente” (SIR)


Il catholicos della Chiesa armena Aram I in visita al Papa il 18 maggio (Vatican News)


Il 18 maggio il catholicos della Chiesa armena Aram I da Papa Leone XIV (AciStampa)


 

 

Leone XIV al catholicos Aram I: “Preghiamo per la pace in Libano e in Medio Oriente” (Vaticanews 20.05.26)

All’udienza generale, il Papa accoglie il capo della Chiesa Apostolica Armena – Sede di Cilicia, esprimendo gratitudine per il suo impegno a favore dell’ecumenismo e auspicando che la visita a Roma costituisca “un ulteriore passo sul cammino verso la piena unità”

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

La preghiera comune per la pace in Libano e Medio Oriente, lacerati da conflitti e violenze, e la gratitudine per la dedizione personale al dialogo tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali. Così Papa Leone XIV accoglie Aram I, catholicos della Chiesa Apostolica Armena – Sede di Cilicia, in Piazza San Pietro, durante l’udienza generale di questa mattina, 20 maggio.

Il ricordo del Libano

Aram I è stato ricevuto ricevuto lunedì in Vaticano per un incontro, seguito da un momento di preghiera nella Cappella Urbano VIII del Palazzo Apostolico. In quell’occasione, il Pontefice aveva ricordato il Libano, terra a lui “così cara”, esprimendo “profonda preoccupazione” per un momento in cui l’unità e l’integrità del Paese sono minacciate. Un appello che riecheggia anche oggi:

Preghiamo anche per la pace in Libano e in Medio Oriente, ancora una volta lacerati dalla violenza e dalla guerra.

L’impegno a favore dell’ecumenismo

La visita del catholicos, spiega il Papa parlando inizialmente in italiano, rappresenta un’occasione per rafforzare i legami di unità già esistenti, nella prospettiva di una “piena comunione” tra le due Chiese. Nei giorni che precedono la Pentecoste, prosegue Leone XIV passando all’inglese, risuona l’invito a pregare affinché la permanenza di Aram I e della sua delegazione costituisca “un ulteriore passo sul cammino verso la piena unità”.

Desidero esprimere la mia particolare gratitudine per il vostro costante impegno personale a favore dell’ecumenismo, specialmente per il dialogo teologico internazionale tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali.

L’intercessione dei santi

Il Pontefice invoca infine l’intercessione di san Gregorio Illuminatore, apostolo degli armeni; di san Gregorio di Narek, sacerdote e monaco; e di san Nerses il Grazioso, catholicos di Cilicia che, come ha ricordato il Papa nell’udienza di lunedì, “può essere considerato il pioniere dell’ecumenismo e la cui recente inclusione nel Martirologio Romano è un ulteriore esempio di quell’ecumenismo dei santi che già unisce le nostre Chiese”.

I canti dei vescovi armeni apostolici

Alla fine dell’udienza generale i vescovi armeni apostolici, riuniuti intorno al Papa, hanno intonato due canti. Il primo si intitola “Cilicia” e il secondo “Dalle sacre ed eccelse vette” che di solito si dedica al catholicos regnante.

Nelle ultime strofe recita: “Custodisci, o Signore, incrollabile la santa Sede di Cilicia. Viva, viva per sempre il Signore, il Signore Patriarca Aram”. I vescovi armeni hanno aggiunto un altra strofa dedicata al Pontefice che dice: “Custodisci, o Signore, incrollabile la santa Sede di Roma. Viva, viva per sempre il Signore, il Signore Papa Leone”. Quest’ultima è una ripetizione formale e d’onore che amplifica il titolo di rispetto.

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Leone XIV in dialogo con Aram I: sul tavolo l’ipotesi di un Concilio Vaticano III. Il Catholicos Armeno chiede a Israele di lasciare il Libano (Faro di Roma 20.05.26)

Un possibile Concilio Vaticano III, capace di riunire vescovi appartenenti a diverse confessioni cristiane, entra per la prima volta nel dibattito ecclesiale contemporaneo. L’ipotesi sarebbe stata affrontata durante l’incontro in Vaticano tra Leone XIV e Aram I, protagonista di una visita di tre giorni alla Santa Sede.

A rivelarlo è stato lo stesso Catholicos armeno al termine degli incontri ufficiali con il Pontefice e i rappresentanti vaticani. Secondo quanto riferito ai giornalisti, sarebbe stato proprio Aram I a proporre l’idea di una nuova grande assemblea conciliare che coinvolga non soltanto la Chiesa cattolica, ma anche altre Chiese cristiane, in particolare quella armena.

L’eventualità di un Vaticano III rappresenterebbe un passaggio storico di enorme portata spirituale e geopolitica. Dopo il Concilio Vaticano II, che tra il 1962 e il 1965 rivoluzionò il rapporto della Chiesa con il mondo contemporaneo, una nuova assise potrebbe infatti segnare un ulteriore passo verso il dialogo ecumenico e la collaborazione tra le diverse tradizioni cristiane.

Secondo le parole del leader armeno, Papa Leone XIV avrebbe accolto con attenzione la proposta, senza chiudere la porta a un percorso di riflessione comune. L’idea di un concilio allargato alle Chiese orientali e alle comunità cristiane storiche appare oggi particolarmente significativa in un contesto internazionale segnato da guerre, tensioni religiose e crisi umanitarie.

Durante il colloquio è stato affrontato anche il delicato scenario mediorientale, con particolare attenzione alla situazione del Libano. Aram I ha ribadito la necessità che il diritto internazionale venga rispettato e ha espresso l’auspicio che il Paese dei Cedri possa continuare a essere uno spazio di convivenza tra le diverse comunità religiose.

Il Catholicos ha inoltre chiesto il ritiro immediato delle forze israeliane dal sud del Libano, definendo l’occupazione contraria alle norme internazionali. Nel suo intervento ha richiamato anche il rispetto del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, sottolineando la necessità di evitare nuove escalation militari nella regione.

Le dichiarazioni arrivate dopo l’incontro confermano il crescente ruolo diplomatico e spirituale della Santa Sede nei dossier mediorientali. Il confronto tra Leone XIV e Aram I evidenzia inoltre una volontà condivisa di rafforzare la collaborazione tra le Chiese cristiane orientali e occidentali, non soltanto sul piano teologico ma anche nella difesa delle popolazioni colpite da conflitti e instabilità.

L’ipotesi di un Concilio Vaticano III resta per ora una suggestione, ma il fatto stesso che venga discussa apertamente ai vertici delle Chiese cristiane rappresenta un segnale importante. In un’epoca attraversata da divisioni politiche e religiose, il dialogo ecumenico torna così al centro dell’agenda ecclesiale internazionale.

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Un altro santo di una Chiesa sorella nel martirologio romano: San Nerses il Grazioso (AciStampa 20.05.26)

Dopo San Gregorio di Narek, i 21 martiri copti di Libia e San Isacco di Ninive, un altro santo di una cosiddetta “Chiesa sorella” viene inserito nel martirologio romano. Si tratta di San Nerses il Grazioso, Catholicos di Armenia dal 1166 al 1173, inserito nel martirologio romano il 18 maggio, nel giorno in cui il Catholicos di Cilicia Aram I cominciava la sua visita in Vaticano con una udienza con Leone XIV.

Il Catholicossato di Cilicia, che ha sede in Libano, ad Antilyas, dove è stata trasferito nel 1930 a seguito del genocidio armeno, ed è, insieme ad Etchmiadzin, una delle due grandi sedi della Chiesa Apostolica Armena.

San Nerses il Grazioso era Nerses Shnorhali (1102 – 1173). È ricordato come pastore, teologo, poeta, compositore di inni e precursore dell’ecumenismo moderno. Shnorhali significa appunto “il grazioso”, appellativo che gli era stato dato per il carattere irenico dei suoi scritti. Già nel 2022, era stato chiesto che fosse proclamato “patrono dell’unità dei cristiani”.

Durante il suo ministero come vescovo e catholicos, si adoperò per la riconciliazione tra le Chiese, specialmente tra la Chiesa armena e la Chiesa ortodossa bizantina. I suoi inni fanno parte della liturgia armena – sia apostolica sia cattolica – e numerose chiese sono dedicate a lui.

Secondo il Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, l’inserimento di un altro santo proveniente da una confessione cristiana differente “dimostra che la santità non si è fermata con le separazioni e che esiste al di là dei confini confessionali”.

Il dicastero ricorda che il Concilio Vaticano II, “riconoscere le ricchezze di Cristo e le opere virtuose nella vita degli altri, i quali rendono testimonianza a Cristo talora sino all’effusione del sangue, è cosa giusta e salutare” (Unitatis Redintegratio 4), mentre San Giovanni Paolo II ha sottolineato che “la communio sanctorum parla con voce più alta dei fattori di divisione” (Tertio Millenio Adveniente 37) e che “in una visione teocentrica, noi cristiani abbiamo già un martirologio comune” (Ut Unum Sint 84).

Come già fatto con Papa Francesco nell’ultimo incontro che ha avuto nel 2024, Aram I ha chiesto a Leone XIV di convocare un Concilio Vaticano III. Inoltre – riferisce il sito del catholicossato di Cilicia – si è discusso nell’incontro anche di una data unificata per la Pasqua e dello stabilimento di una giornata della Memoria di tutti i martiri.

Aram I ha anche affrontato con Leone XIV quella che il comunicato armeno definisce “la questione dell’Artsakh” – si tratta del Nagorno Karabakh, oggi regione del Karabagh sotto il controllo azerbaijano, dove negli ultimi tempi è stata denunciata la scomparsa di alcune chiese, tra cui la chiesa di San Jakob a Stepanakert.

Aram I “ha sottolineato il diritto al ritorno degli armeni dell’Artsakh, nel rispetto delle garanzie internazionali, la salvaguardia delle chiese e dei monumenti storici, in conformità con il diritto internazionale, e la necessità di un rapido rilascio dei leader dell’Artsakh detenuti a Baku”.

Il Patriarca – spiega ancora il catholicossato – “ha parlato anche della situazione attuale in Libano, sottolineando la sovranità e la presenza dello Stato libanese su tutto il territorio libanese, il ritiro di Israele dal Libano meridionale e il rispetto del cessate il fuoco. Naturalmente, ha anche accennato all’importanza del dialogo interconfessionale, evidenziando la necessità di dare priorità alle questioni etiche, oltre a quelle teologiche, in tale contesto”.

Secondo il comunicato, “il Papa ha espresso la sua comprensione e il suo sostegno ai punti sopra esposti, fornendo a sua volta i necessari chiarimenti”, “Sua Santità il Patriarca e il Santo Padre hanno avuto un colloquio privato dopo il suddetto incontro, riguardo alle questioni già citate e ad altre, scambiandosi opinioni e preoccupazioni”.

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La santità esiste al di là dei confini confessionali (Osservatore Romano 19.05.26)

«Il mio pensiero va al santo Nerses il Grazioso, che può essere considerato il pioniere dell’ecumenismo»: così Leone XIV ieri, 18 maggio, in occasione della visita di Sua Santità Aram I, Catholicos di Cilicia, ha descritto Nerses Shnorhali (1102-1173) annunciandone l’inserimento nel Martirologio Romano. Un fatto, quest’ultimo, definito dal Papa «un ulteriore esempio di quell’“ecumenismo dei santi” che già unisce le nostre Chiese».

Catholicos di Armenia dal 1166 al 1173 — riferisce sul proprio sito il Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani — è riconosciuto e venerato dalla tradizione armena come uno dei suoi più grandi santi. Ricordato come pastore, teologo, poeta, compositore di inni, nonché come precursore dell’ecumenismo moderno, ricevette il titolo di “Shnorhali” dai suoi contemporanei per il carattere irenico dei suoi scritti. Durante il suo ministero come vescovo e catholicos, si adoperò per la riconciliazione tra le Chiese, specialmente tra la Chiesa armena e la Chiesa ortodossa bizantina. I suoi inni fanno parte della liturgia armena, sia apostolica sia cattolica, e numerose chiese sono dedicate a lui.

Sulla scia di san Gregorio di Narek, dei 21 martiri copti di Libia e di san Isacco di Ninive, l’inclusione di san Nerses il Grazioso nel Martirologio Romano dimostra — scrive il Dicastero — che la santità non si è fermata con le separazioni e che esiste al di là dei confini confessionali.

Come ha dichiarato il Concilio Vaticano II, «riconoscere le ricchezze di Cristo e le opere virtuose nella vita degli altri, i quali rendono testimonianza a Cristo talora sino all’effusione del sangue, è cosa giusta e salutare» (Unitatis redintegratio, 4). San Giovanni Paolo II, da parte sua, ha dichiarato che «la communio sanctorum parla con voce più alta dei fattori di divisione» (Tertio millennio adveniente, 37) e che «in una visione teocentrica, noi cristiani abbiamo già un martirologio comune» (Ut unum sint, 84).

Il recente Sinodo sulla sinodalità ha ricordato che «l’esempio dei santi e testimoni della fede di altre Chiese e Comunioni cristiane è un dono che possiamo ricevere, inserendo la loro memoria nel nostro calendario liturgico» (Documento finale, 122). Da qui l’augurio del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani che l’inserimento nel Martirologio Romano di Nerses Shnorhali, «testimone del prezioso patrimonio spirituale della tradizione armena, contribuirà alla riscoperta del suo insegnamento e all’unità di tutti i discepoli di Cristo».

Anche Aram I, nel suo discorso davanti al Papa, ha evidenziato il forte rapporto di collaborazione fra la Chiesa apostolica armena e la Chiesa cattolica nonché «i comuni sforzi ecumenici». E l’incontro di ieri, ha spiegato, «ci aiuterà a riaffermare il nostro comune impegno a proseguire sulla via dell’unità visibile della Chiesa».

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Nerses Shnorhali, grande “pioniere dell’ecumenismo” dell’Oriente cristiano (VaticanNews)

Operativi dell’intelligence russa inviati per prendere di mira Pashinyan: L’inchiesta di The Insider (Notizie da Est 20.05.26)

La testata internazionale indipendente The Insider ha pubblicato un’inchiesta contenente accuse su legami tra i servizi di intelligence russa e gli uomini d’affari Samvel Karapetyan e Gagik Tsarukyan. Entrambi sono figure di rilievo i cui partiti hanno presentato domande per partecipare alle prossime elezioni parlamentari in Armenia.

«Dopo i contraccolpi in Moldavia e in Ungheria, il Cremlino ha diretto tutte le sue risorse verso l’Armenia, dove si svolgeranno le elezioni parlamentari il 7 giugno. Il Cremlino spera di evitare la vittoria del partito Civil Contract guidato dal primo ministro Nikol Pashinyan, che ha perseguito legami più stretti con l’UE e gli Stati Uniti», ha scritto The Insider.

The Insider è un mezzo di informazione specializzato in giornalismo investigativo, fact-checking e analisi politica.

La testata afferma che la sua inchiesta identifica chi coordina la campagna informativa sugli affari armen Ash within the Russian presidential administration, quali funzionari dei servizi di intelligence straniera russa (SVR), dell’intelligence militare (GRU) e del servizio di sicurezza (FSB) sono stati inviati a Yerevan «per raggiungere obiettivi assegnati», e come i candidati dell’opposizione sarebbero apparentemente collegati alle agenzie di intelligence russe.

Le affermazioni hanno suscitato una vasta reazione in Armenia, suscitando commenti sia del primo ministro sia dell’opposizione.

Alcuni dettagli dell’indagine di The Insider, nonché reazioni di politici armeni e analisti politici.

  • Il leak rivela documenti segreti sugli attacchi ibridi della Russia contro l’Armenia
  • «Sappiamo meglio quando decidere»: Nikol Pashinyan risponde a Vladimir Putin sulla scelta tra UE e EAEU
  • «Che lascino sbattere la testa contro il muro»: il governo armeno reagisce alla proposta di aderire allo Stato dell’Unione russo
  • «Ci sarà un’altra rivoluzione il 7 giugno» – Pashinyan fiducioso nel sostegno popolare nelle elezioni

Chi dirige gli affari armeni a Mosca

The Insider descrive innanzitutto chi, secondo la sua indagine, coordina la campagna informativa contro il primo ministro Nikol Pashinyan. In Armenia, molti sono già familiari con Sergei Kiriyenko, vicecapo dell’amministrazione presidenziale russa. In passato ha lavorato sul dossier Abkhazia prima di assumere, secondo quanto riportato, anche l’incarico per l’Armenia. Tuttavia, la testata introduce nuovi nomi, tra cui l’ex funzionario dell’industria nucleare Vadim Titov, che è a capo del Dipartimento presidenziale russo per la cooperazione e le partnership strategiche.

«Il suo avvio nel ruolo non è stato particolarmente riuscito: prima delle elezioni in Ungheria, si è recato a Budapest con il suo assistente, Yegor Kvyatkovsky, che proveniva anch’egli dal settore nucleare. Ma la campagna si è chiusa con la schiacciante sconfitta di Orbán. Ora ha un’altra occasione per dimostrare il proprio valore», si legge nella pubblicazione.

Secondo The Insider, due funzionari legati ai servizi di intelligence supervisionano direttamente gli affari armeni: Valery Chernyshov, responsabile del dipartimento per le relazioni interregionali e socioculturali all’interno della stessa struttura, e il suo vice Dmitry Avanesov.

L’indagine cita inoltre un funzionario specifico responsabile delle questioni elettorali legate all’Armenia attraverso il ministero degli Esteri russo: Mikhail Kalugin, capo del Quarto Dipartimento CIS. In passato ha lavorato come consigliere economico presso l’ambasciata russa a Washington. I media hanno collegato il suo nome a accuse di un’ingerenza russa nelle elezioni statunitensi. Dopo tali resoconti, si sarebbe dovuto lasciare gli Stati Uniti.

«Figure di lunga data restano in prima linea della campagna di propaganda contro Pashinyan — i senatori Konstantin Kosachev e Konstantin Zatulin. Il senatore Zatulin presiede il Lazarev Club internazionale russo-armeno, che comprende anche il proprietario di Tashir e miliardario Samvel Karapetyan.

Presso l’ambasciata russa, Rossotrudnichestvo promuove il “soft power”. Sotto l’egida della Casa Russa a Yerevan, l’organizzazione ospita seminari, conferenze, tavole rotonde e campi estivi dove i partecipanti guardano film sulla «rinascita del Nazismo in Ucraina». Il focus principale è sui giovani, a cui viene ripetutamente detto che l’Armenia ha un futuro solo accanto alla Russia», ha scritto The Insider.

What’s behind Russia’s hostile response to Armenia’s deepening ties with EU?

Moscow reacts to two EU-linked summits in Yerevan and the visit of the Ukrainian president — political analyst Hovsep Khurshudyan comments

Who interests Russian intelligence services

Secondo la testata, l’obiettivo principale dell’attività di intelligence russa è il primo ministro dell’Armenia:

«Dopo la Rivoluzione di velluto del 2018, l’ex giornalista d’opposizione Nikol Pashinyan divenne primo ministro e divenne l’obiettivo principale di quasi tutte le operazioni di intelligence russe in Armenia. A Mosca, agli ufficiali è stato assegnato il nome operativo ‘Barba’ e hanno iniziato a raccogliere attivamente materiale compromettente su di lui.»

Un’altra figura ha attirato l’attenzione — Kristinne Grigoryan. In passato è stata Difensore dei diritti umani dell’Armenia. Dopo un periodo relativamente breve nel ruolo, Grigoryan si è dimessa e è scomparsa dai riflettori per oltre un anno. In seguito è diventata la prima capo del Servizio di Intelligence Estera recentemente creato dall’Armenia.

Osservatori hanno notato il ruolo sempre più attivo dell’agenzia sia all’interno dell’Armenia sia all’estero.

«A marzo di quest’anno ha detto che i servizi di intelligence hanno messo sotto pressione i cittadini armeni che vivono all’estero prima delle elezioni. Si riferiva, naturalmente, principalmente alla Russia, dove vivono più di un milione di persone di origine armena,» ha scritto The Insider.

Intanto, una fonte citata dalla testata e descritta come collegata ai servizi di intelligence ha detto:

«Abbiamo invitato Kristinne a Mosca per un breve periodo di tirocinio presso l’accademia dello SVR, per parlare. Ma è andata a fare esperienza alla CIA. Più tardi, gli americani l’hanno aiutata a costruire la struttura necessaria a Yerevan.»

Naturalmente, la gente ha guardato anche alla sua vita privata. Erano particolarmente interessati al perché non fosse ancora sposata. Hanno anche controllato con chi viaggiava attraverso i nostri canali verso Pechino, ma non hanno trovato nulla di significativo a livello operativo.»

‘Military escalation unlikely, but risks remain’ — Armenian Foreign Intelligence Service report

Il Servizio di Intelligence estera dell’Armenia vede rischi nell’aumento della spesa militare dell’Azerbaijan e nella narrativa di Baku sul “ritorno degli Azerbagian occidentali” nel territorio armeno. Questo fa parte delle previsioni del servizio per il 2026.

 

Armenia intelligence report: 2026 outlook

 

Controversial claims about candidates in Armenia’s elections

The Insider reports that, according to data it published, the FSB appears under the “employment” section for Russian billionaire and businessman Samvel Karapetyan.

Data published by The Insider

«Karapetyan ha ottenuto un passaporto estero a Kaluga nel 1999. Secondo banche dati offline leakate, il fascicolo del passaporto contiene una nota del Ministero dell’Interno nella sezione ‘luogo di lavoro’: ‘IC FSB’. La nota significa che, in caso di controlli di background, gli ufficiali devono prima contattare l’FSB. Come ha detto un funzionario del Ministero dell’Interno alla pubblicazione, tali marchi si applicano di solito a stranieri che lavorano sotto la supervisione dell’FSB o a informatori confidenziali,» ha riferito The Insider.

L’inchiesta ha anche ricordato quello che ha descritto come uno “scontro verbale” tra Nikol Pashinyan e Vladimir Putin durante la visita di Pashinyan a Mosca ad aprile di quest’anno. Putin aveva detto che le forze pro-Russia dovrebbero essere ammesse a partecipare alle elezioni. Sebbene non abbia menzionato i nomi, The Insider ha detto che era chiaro a chi si riferisse, ovvero Samvel Karapetyan.

Pashinyan ha risposto che la costituzione armena non permette ai cittadini stranieri di partecipare alle elezioni parlamentari. Karapetyan possiede la cittadinanza russa e cipriota.

Nel frattempo, l’uomo d’affari ha dichiarato anche l’intenzione di diventare il prossimo primo ministro dell’Armenia, nonostante i vincoli costituzionali che gli impediscono di candidarsi al posto.

«Un altro alleato del Cremlino che si oppone al primo ministro Pashinyan è Gagik Tsarukyan, leader del partito Prosperous Armenia. Anche lui partecipa alle elezioni.

Tsarukyan ha un passato controverso. Servì nella polizia sovietica e, nel 1979, fu condannato per rapina e stupro di due turisti russi. Ha scontato la sua pena nella colonia penale di “Red Duck” vicino a Nijni Tagil.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, però, quando Tsarukyan era già diventato uno degli uomini più ricchi dell’Armenia, una corte lo assolse.

C’è un altro episodio controverso nella sua biografia. Nel novembre 2004, un’esplosione distrusse un’auto Niva appartenente a Nikol Pashinyan, allora direttore editoriale del quotidiano Armenian Time, nel centro di Yerevan. Pashinyan accuso Tsarukyan di aver ordinato l’attacco, presumibilmente a causa di insoddisfazione per uno dei suoi articoli. Il caso penale rimane irrisolto,» ha osservato la pubblicazione.

Foto di Pashinyan accanto all’auto bruciata

I giornalisti fact-checking sostengono che Gagik Tsarukyan sia “un frequentatore abituale di uffici di alto livello a Mosca”. Osservano inoltre che, nel febbraio 2019, il partito Prosperous Armenia firmò un protocollo di cooperazione con United Russia:

«Le fughe dall’ormai sciolto dipartimento presidenziale per i legami culturali con i paesi vicini — i cui presunti attività di intelligence The Insider aveva già riportato — includono una copia del passaporto di Tsarukyan e una stima finanziaria per la sua campagna elettorale del 2017.»

From documents published by The Insider

«I fondi arrivarono a Yerevan da un fondo speciale su Piazza Staraja. Tuttavia, i soldi assegnati al Bloc Tsarukyan sono stati molto probabilmente dirottati all’interno della stessa amministrazione presidenziale, poiché Tsarukyan è abbastanza ricco da finanziare la propria campagna elettorale,» sostengono i giornalisti investigativi.

‘Russia trying to send tens of thousands of voters to Armenia’s elections’: debate in Yerevan

Il Servizio di Intelligence estera dell’Armenia ha emesso una dichiarazione senza nominare Paesi coinvolti, ma gli esponenti della società civile puntano alla Russia. Quanto si sa finora, insieme al commento di un analista politico.

 

Russia tries to send voters to Armenia

 

Nikol Pashinyan: “Agenti, l’Armenia verrà da voi”

«I media internazionali hanno pubblicato documenti specifici e prove che mostrano che l’oligarca di Kaluga [Samvel Karapetyan], per come sapete, è un agente occulto dell’FSB,» ha dichiarato Pashinyan.

Il primo ministro si è riferito alle pretese di Karapetyan secondo cui era venuto in Armenia e agiva nell’interesse del paese.

«Abbiamo grande rispetto per i nostri partner internazionali. Ma l’invio di agenti in Armenia per condurre attività occulte e operazioni di intelligence non si concilia molto bene con un rapporto di partnership,» ha detto.

Pashinyan ha insistito sul fatto che il partito Strong Armenia, guidato da Karapetyan, solleva la questione di “restituire 300.000 azero-armeni in Armenia”. Il primo ministro ha ripetutamente dichiarato che tale questione “non è mai stata discussa nei negoziati tra Armenia e Azerbaigian”. Sulla base di questo, Pashinyan ha concluso che il suo avversario mostrava “un comportamento da agente estero”.

La sua conclusione è stata diretta: se Karapetyan è un agente, allora anche il partito che ha creato costituisce una rete di agenti. Pashinyan ha sostenuto che gli elettori nelle elezioni del 7 giugno devono decidere se sono agenti o cittadini dell’Armenia. Ha detto di credere che la maggioranza opti per la cittadinanza. Per quanto riguarda coloro che scelgono diversamente, ha avvertito:

«Agenti, l’Armenia verrà da voi.»

Samvel Karapetyan: «L’impiegato dell’FSB è Pashinyan»

Karapetyan, leader del partito Strong Armenia, ha commentato la pubblicazione di The Insider in un’intervista a una stazione televisiva locale:

«È opera di Pashinyan. Ho ottenuto il mio passaporto non nel 1999, ma nel 1993 o nel 1994. Quindi non ho nulla da commentare. Se qualcuno nel nostro Paese ha legami con l’FSB, è soltanto Nikol Pashinyan.»

Karapetyan ha anche detto di essere pronto a condividere un “segreto” con i giornalisti:

«L’impiegato dell’FSB — già caporale — è solo Pashinyan. Vai a chiederglielo. Presto riceverà il grado di sergente. Sta avanzando di grado.»

Hovsep Khurshudyan:

«La lustration che le autorità armene non hanno saputo fare ora la stanno facendo i servizi di intelligence occidentali, che pubblicano informazioni sugli agenti russi operanti in Armenia. Secondo questa fuga di notizie, l’oligarca di Kaluga [Karapetyan] è anche un informatore di basso livello. Penso che tutti loro dovrebbero essere dichiarati persona non grata ed espulsi dall’Armenia.»

Ruben Meghrabyan:

«Tutti i cosiddetti ‘diplomatici’ russi presso l’ambasciata russa a Yerevan menzionati nell’articolo di The Insider dovrebbero essere dichiarati persona non grata e ordinati di lasciare il Paese entro 24 ore. È giunto il momento di agire.»

‘Armenia’s security guarantor led us to slaughter’ — Nikol Pashinyan

L’opposizione armena ha recentemente parlato della necessità di un «garante della pace» con l’Azerbaijan. Le autorità cercano di spiegare le lacune del concetto di «garante», ricordando il recente passato.

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