GD – Jerevan, 16 apr. 26 – All’Università Europea d’Armenia, a Jerevan, è stata inaugurata la Italian Business School, una nuova iniziativa accademica volta a rafforzare e ampliare le relazioni universitarie e i percorsi imprenditoriali tra Italia e Armenia, con particolare attenzione allo sviluppo dei percorsi economico-manageriali e all’internazionalizzazione dell’offerta formativa.
Da tale iniziativa potranno scaturire nuove significative sinergie, come quella rappresentata dal partenariato già consolidato con il prestigioso Istituto “Eurac Research” di Bolzano.
L’evento si è svolto in coincidenza con la Giornata del Made in Italy, sottolineando il valore paradigmatico della promozione del modello italiano non solo in ambito economico e produttivo, ma anche nel settore della formazione e della diffusione della lingua e della cultura italiana.
Alla cerimonia hanno preso parte il presidente dell’Ateneo, Arthur Baghdasaryan, la rettrice Heghine Bisharyan, e l’ambasciatore italiano Alessandro Ferranti, accompagnato da una delegazione dell’Ambasciata, insieme ai rappresentanti della comunità accademica e del corpo docente.
Il tradizionale taglio del nastro ha sancito l’avvio delle attività della scuola, concepita come una piattaforma di collaborazione internazionale ispirata al modello educativo italiano e agli standard europei. Gli ospiti hanno potuto visionare i nuovi spazi didattici e le strutture dedicate, oltre ai programmi formativi focalizzati su business, leadership e innovazione.
Particolare rilievo è stato attribuito al tema dell’insegnamento della lingua italiana, considerato una priorità strategica nel rafforzamento delle relazioni culturali e accademiche tra i due Paesi. Sempre più studenti armeni individuano infatti nell’Italia concrete opportunità di crescita professionale e scelgono di investire nell’apprendimento dell’italiano come strumento utile anche per accedere al mercato del lavoro e a percorsi di alta formazione.
A margine della cerimonia ufficiale, si è inoltre discusso di nuove prospettive di collaborazione, con l’obiettivo di ampliare la rete di accordi con Università italiane, in particolare nel settore economico e commerciale, di promuovere l’introduzione dell’italiano come lingua curriculare e di valorizzare il ruolo dell’Armenia come hub attrattivo per le imprese italiane.
La Italian Business School si propone così di formare professionisti altamente qualificati e di sviluppare competenze in linea con le esigenze del mercato globale, contribuendo al rafforzamento strutturale e duraturo delle relazioni tra Italia e Armenia nel settore dell’istruzione, della formazione e dell’innovazione.
Nell’ambito del ciclo di “Lezioni di Pace”, il Centro Interdipartimentale
di Ricerche sulla Pace “Giuseppe Nardulli” ha organizzato per lunedì 20
aprile 2026 alle ore 16:00 presso l’Aula Leogrande del Centro
Polifunzionale Studenti (“Ex-Palazzo delle Poste”) un incontro sul tema:
“Bari incontra l’Armenia – Storia, musica e memoria”
Saluti istituzionali:
Dario Rupen Timurian (Console Onorario della Repubblica d’Armenia in Bari)
Moderatore:
Alessandro Mirizzi (Coordinatore del Centro interdipartimentale di
Ricerche sulla Pace “Giuseppe Nardulli”)
Sara’ presentato il libro “Armeni: identità e memoria” del prof. Kegham
Jamil Boloyan (Universita’ del Salento)
Dialogheranno con l’autore:
Pietro Fabris
Leo Lestingi
Vito A. Loprieno
Patrizia Resta
Angela M. Rutigliano
Anna Santoliquido
L’evento si concludera’ con un viaggio musicale nell’anima armena, con il
musicista Jack Sorressa (Duduk)
Venerdì 17 aprile, alle ore 21, l’Auditorium comunale di San Fermo della Battaglia (via Lancini, 5) ospiterà un incontro dal titolo Armenia. La fede di un popolo scolpita nella pietra e nei cuori, proposto dal Centro culturale Paolo VI e dal Comune di San Fermo della Battaglia. Al centro ci sarà, appunto, l’Armenia, un paese di cui si parla troppo poco: caratterizzato da una storia millenaria, oggi è purtroppo attraversato da profonde tensioni e da una fase delicata della sua esistenza. Nel piccolo Stato del Caucaso, stretto tra potenze regionali e grandi interessi geopolitici, cresce infatti la tensione tra il Governo e la Chiesa apostolica armena, una delle istituzioni più antiche e simboliche della nazione. Sullo sfondo pesano la guerra perduta per il Nagorno-Karabakh, le difficili trattative di pace con l’Azerbaigian e una questione ancora più profonda, quella dell’identità stessa dell’Armenia. All’appuntamento interverranno don Andrea Straffi, sacerdote della diocesi di Como e direttore dell’Ufficio diocesano di arte sacra, Chiara Gerosa, giornalista radiofonica RSI (Radiotelevisione Svizzera Italiana), e suor Benedetta Carugati, missionaria della Carità a Yerevan.
La serata non si limiterà a un’analisi geopolitica: attraverso immagini, racconti e interviste, raccolti da don Andrea Straffi e da Chiara Gerosa in occasione di un recente viaggio in Armenia con l’associazione “Russia Cristiana”, il pubblico sarà accompagnato dentro la vita concreta di un popolo, per scoprire come la fede continui a rappresentare una radice viva e una forza capace di generare speranza anche nelle prove più dure. Seguirà la testimonianza in presa diretta di suor Benedetta Carugati, originaria di Olgiate Comasco, che da anni vive e opera nella capitale armena.
L’incontro rappresenta quindi un’occasione per scoprire una terra di monasteri scolpiti nella roccia, di paesaggi aspri e luminosi e di una tradizione artistica e spirituale unica e, al contempo, per conoscere storie di uomini e donne che parlano di resistenza, identità e fiducia nel futuro.
L’ingresso è libero, con prenotazione consigliata al seguente link.
L’incontro è rivolto anche agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Per gli studenti degli ultimi tre anni delle scuole secondarie di secondo grado, su richiesta, verrà rilasciato l’attestato di partecipazione per l’attribuzione del credito formativo.
INFORMAZIONI E CONTATTI Email: segreteria@ccpaolosesto.it Telefono: 3318573594
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2026-04-15 16:24:432026-04-15 16:25:13San Fermo, un incontro sull’Armenia, tra fede e difficoltà (Ciaocomo 15.04.26)
La chiesa armena di San Giacomo, a Stepanakert (Azerbaigian), è stata completamente distrutta, secondo quanto denunciato dalla diocesi di Artsakh in un comunicato pubblicato il 12 aprile 2026. Come riferisce Tribune Chrétienne, la distruzione del tempio è attribuita alle autorità dell’Azerbaigian, nel contesto successivo alla presa totale del territorio nel 2023.
La diocesi, attualmente rifugiata in Armenia dopo l’esodo forzato della popolazione armena, ha espresso la sua “profonda tristezza” per la perdita di un luogo che per anni è stato il centro della vita liturgica della comunità cristiana locale.
Un tempio centrale nella vita sacramentale
La chiesa di San Giacomo era un punto di riferimento spirituale per migliaia di fedeli che si riunivano ogni domenica per la liturgia e la ricezione dell’Eucaristia.
La sua distruzione rappresenta, secondo la diocesi, non solo la scomparsa di un edificio, ma l’eliminazione di un luogo dove si sosteneva la vita sacramentale di una comunità che oggi si trova dispersa dopo la sua uscita forzata dal territorio.
Accuse di distruzione sistematica del patrimonio cristiano
Il comunicato inquadra questo fatto all’interno di una serie più ampia di attacchi contro il patrimonio religioso cristiano nel Nagorno-Karabakh. La diocesi denuncia la distruzione o la profanazione di altre chiese negli ultimi anni e parla di un processo portato avanti in modo “sistematico, deliberato e a livello statale”.
In tal senso, qualifica la situazione come un “genocidio culturale”, considerando che esiste una volontà di eliminare ogni traccia della presenza cristiana armena nella regione.
Esilio e scomparsa di una presenza storica
Da settembre 2023, dopo il recupero totale del territorio da parte dell’Azerbaigian, la quasi totalità della popolazione armena ha abbandonato la zona e si è rifugiata in Armenia.
Questo spostamento ha posto fine a una presenza cristiana che risale a secoli addietro. Chiese, monasteri e cimiteri non erano solo luoghi di culto, ma anche segni visibili di un’identità profondamente radicata nella storia del Caucaso.
Appello di fronte alla mancanza di reazione internazionale
La diocesi denuncia anche la mancanza di risposta da parte degli organismi internazionali, che accusa di rimanere indifferenti di fronte alla distruzione del patrimonio religioso.
Secondo quanto avvertono i suoi responsabili, la scomparsa progressiva di questi templi non colpisce solo il popolo armeno, ma l’intero patrimonio cristiano. La perdita di questi luoghi solleva, inoltre, interrogativi sulla protezione dei siti religiosi in contesti di conflitto e sul rispetto effettivo della libertà religiosa.
Privati delle loro chiese, i fedeli armeni vivono oggi in esilio, con difficoltà aggiuntive per la trasmissione della fede, strettamente legata nella loro tradizione ai luoghi consacrati.
La diocesi ha reiterato la sua intenzione di continuare a reclamare giustizia e ha chiamato la comunità internazionale a intervenire per fermare ciò che considera una distruzione continuata del patrimonio cristiano nella regione.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2026-04-14 19:14:262026-04-14 19:14:26Distruggono una chiesa armena in Azerbaigian: la diocesi denuncia un «genocidio culturale» (InfoVaticana 14.03.26)
Il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan ha minacciato Israele di “entrare nel suo territorio” e di poter “iniziare una guerra“, per evitare che in Libano, a Gaza e in Cisgiordania Tel Aviv continui a “massacrare“ la popolazione.
Turchia, Erdogan minaccia: “Possiamo entrare in Israele e iniziare una guerra, continuano a massacrare Gaza e Libano“
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha minacciato un possibile intervento militare contro Israele, alimentando ulteriormente le tensioni in Medio Oriente già segnato da un’escalation senza precedenti.
Secondo quanto riportato dal Jerusalem Post, Erdogan ha dichiarato che la Turchia potrebbe “entrare in Israele” per impedire quella che ha definito una politica di espulsione dei palestinesi dai loro territori. Il leader turco ha paragonato tale eventualità alle operazioni militari già condotte da Ankara in Libia e nel Nagorno-Karabakh.
“Proprio come siamo entrati in Libia e nel Karabakh, possiamo entrare in Israele. Nulla ci impedisce di farlo”, ha affermato Erdogan, sottolineando la necessità di agire con forza per evitare che situazioni simili a quelle osservate in Libano possano verificarsi anche nei territori palestinesi.
Nel suo intervento, il presidente ha accusato Israele di aver costretto circa 1,2 milioni di libanesi a lasciare le proprie case, nonostante il cessate il fuoco, a causa degli attacchi contro aree civili. Dichiarazioni che si inseriscono in una crescente retorica critica da parte di Ankara nei confronti delle operazioni militari israeliane nella regione.
La risposta israeliana non si è fatta attendere. Il ministro per i Beni culturali Amichai Eliyahu ha duramente attaccato Erdogan, definendolo un “dittatore megalomane” con ambizioni imperialistiche. Secondo Eliyahu, il presidente turco si vedrebbe come un moderno sultano ottomano, guidando un Paese descritto come economicamente fragile e democraticamente compromesso.
Le dichiarazioni incrociate segnano un ulteriore deterioramento dei rapporti tra Ankara e Tel Aviv, già tesi negli ultimi anni. L’ipotesi di un coinvolgimento diretto della Turchia nel conflitto rappresenterebbe un salto di qualità significativo, con potenziali conseguenze su scala regionale e internazionale.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2026-04-14 16:21:562026-04-15 16:23:23Turchia, Erdogan minaccia: "Possiamo entrare in Israele e iniziare una guerra, continuano a massacrare Gaza e Libano" (IlGiornaleditalia 14.04.26)
Presentato “Gemina”, il documentario di Alessio Mattia che debutterà alla Design Week di Milano. Per l’assessore Candelaresi è “un progetto di qualità”, per gli organizzatori “un ponte tra culture e territori”
Le immagini della presentazione
Asti guarda oltre i propri confini con “Gemina – Echoes of Identity Across Borders”, il documentario che intreccia Monferrato e Armenia in un racconto di identità, memoria, tradizioni e cultura del vino. Il progetto è stato presentato ieri mattina nella sala Gianni Basso del Teatro Alfieri e approderà in anteprima internazionale il 21 aprile al Cinema Anteo di Milano, nell’ambito della Design Week.
Prodotto da SiAmo il Monferrato in collaborazione con Fondazione Time2, Hayeli e Nork Group, il film è diretto dal videomaker astigiano Alessio Mattia e rappresenta il primo capitolo di un percorso triennale che punta a raccontare Asti e il Monferrato attraverso il confronto con altri territori del mondo. Accanto al documentario ci saranno anche un libro e una mostra fotografica.
“Un posto che è stato subito casa”
Ad aprire la conferenza è stato l’assessore alla Cultura Paride Candelaresi, che ha subito rimarcato la qualità dell’iniziativa. “Quando un progetto porta il nome di Alessio Mattia, si capisce che c’è serietà e passione”, ha detto in sostanza, sottolineando il valore di un lavoro capace di dare visibilità ad Asti attraverso la cultura.
Per Simona Paniati, di SiAmo il Monferrato, “Gemina” nasce invece da una precisa missione associativa: portare il territorio fuori dal territorio. “Siamo qui per raccontare il Monferrato e farlo dialogare con il mondo”, è la sintesi del suo intervento, in cui ha spiegato come il progetto voglia costruire legami tra realtà geograficamente lontane ma vicine per sensibilità e valori.
Poi è stato il turno di Alessio Mattia, che ha raccontato la genesi del film partendo dal suo rapporto con l’Armenia. “Per me l’Armenia è stata subito casa”, ha spiegato in sostanza, insistendo sul fatto che il documentario nasce dal desiderio di mostrare quanto Monferrato e Armenia condividano ospitalità, autenticità e capacità di resistere nel tempo.
Il regista ha anche chiarito che il cuore del progetto è il confronto tra due territori spesso poco conosciuti fuori dai rispettivi confini. “Abbiamo voluto creare un ponte, non un semplice accostamento”, è il senso della sua riflessione, con l’idea di far emergere differenze e affinità come risorsa culturale, non come distanza.
Un racconto corale
Nel film compaiono artisti, musicisti, studiosi e protagonisti della scena culturale internazionale, tra cui Tigran Tsitoghdzyan, Ghukas Khachatryan, Armine Ohanyan, Tigran Hamasyan, Ugo Nespolo, Ottavio Coffano, Piercarlo Grimaldi, Francesco Scalfari e don Luigi Berzano. “Gemina” costruisce così un mosaico di voci diverse, tenute insieme dall’idea che l’identità si racconti meglio quando incontra altre identità.
Un passaggio importante è quello dedicato all’inclusione: grazie alla collaborazione con Fondazione Time2, quattro ragazzi torinesi hanno partecipato alla formazione multimediale e alla produzione del documentario. “La cultura può diventare anche un’occasione concreta di crescita”, è il messaggio che emerge da questo capitolo del progetto, che unisce narrazione e responsabilità sociale.
Le prossime tappe
Dopo l’appuntamento astigiano, l’anteprima internazionale è in programma martedì 21 aprile alle 19 al Cinema Anteo di Milano. Il progetto farà poi tappa giovedì 14 maggio alle 19 alla Società Canottieri Armida di Torino, mentre il libro sarà presentato al Salone del Libro di Torino negli spazi della casa editrice Team Service di Asti.
“Gemina” prova così a trasformare un legame territoriale in una storia più ampia, in cui Asti e il Monferrato diventano il punto di partenza per un dialogo che guarda lontano
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2026-04-14 16:17:012026-04-15 16:18:50Il Monferrato si racconta attraverso l’Armenia (Lavocediasti 14.04.26)
Letizia Leonardi (Assadakah News) – Serata di grande musica a Yerevan, dove il 9 aprile la Sala Concerti Aram Khachaturian ha ospitato un evento che ha unito tradizione italiana e talento armeno. Protagonista il concerto “Vivaldi & Paganini”, diretto dal Maestro Gianluca Marcianò, con due solisti d’eccezione: Hayk Kazazyan e Nikolay Madoyan.
Accompagnati dall’Orchestra da Camera Nazionale, i due violinisti hanno dato vita a un vero e proprio confronto musicale, elegante e serrato, costruito sui capolavori di Antonio Vivaldi e Niccolò Paganini. Un repertorio impegnativo, affrontato con tecnica e personalità, che ha conquistato il pubblico presente in sala.
La direzione di Marcianò ha tenuto insieme il dialogo tra orchestra e solisti, valorizzando le sfumature di un programma che richiede precisione ma anche carattere. Il risultato è stato un equilibrio raro: virtuosismo senza esibizionismo, energia senza eccessi.
L’iniziativa si inserisce in un quadro ormai consolidato di collaborazione culturale tra Italia e Armenia. Il concerto è stato infatti promosso dal Centro Nazionale di Musica da Camera e dall’Orchestra da Camera Armena, con il sostegno dell’Ambasciata d’Italia a Yerevan.
A suggellare la serata, la presenza dell’ambasciatore Alessandro Ferranti, che al termine dell’evento ha incontrato musicisti e organizzatori, guardando già ai prossimi sviluppi. Sul tavolo ci sono nuove iniziative e tournée in Italia, segno che questo asse culturale non è solo celebrativo, ma concreto e destinato a crescere.
Quando la musica è fatta bene, non servono grandi parole: parla da sola. E a Yerevan, per una sera, ha parlato italiano con accento armeno.
Questo agevole pamphlet consente al lettore di approcciarsi in maniera corretta al mondo degli armeni, popolo perseguitato nei secoli, grazie all’autorevole penna del prof. Kegham J. Boloyan, siro-armeno che vive e lavora in Italia, a Bari, docente nelle Università di Bari e Lecce di Lingua e Letteratura araba. L’intento dell’autore, Vicepresidente dell’Unione degli Armeni d’Italia, come lui stesso afferma nella Introduzione, consiste nell’offrire un quadro sintetico di «una fedeltà incrollabile a sé stessi. E finché questa fedeltà continuerà ad essere raccontata, l’Armenia continuerà a vivere».
Il testo è opportunamente corredato da un glossario dei termini, da una bibliografia essenziale divisa per argomenti e da un’appendice con due cartine politiche a colori dell’Armenia storica e di quella attuale.
Inoltre, nella nota bibliografica il docente elenca alcune delle sue pubblicazioni più significative.
Il testo è suddiviso in due capitoli, il primo su “Armenia tra storia mito e identità nazionale” e il secondo su “I luoghi da visitare in Armenia” che include la Cucina, le Feste, i Riti familiari, il Tarez, abbigliamento tradizionale armeno.
Va sottolineato che la presenza in Italia di questo popolo risale al VI secolo e la loro presenza è stimata tra le 3500 e 5.000 persone. La loro storia appartiene a tutti in quanto la presenza armena in Italia non è soltanto un dato numerico, ma una realtà culturale stratificata, ricca di storia e continuamente rafforzata dalla cooperazione istituzionale e diplomatica tra i due paesi.
Bari, amante degli stranieri, grazie alla devozione di San Nicola, ha ospitato una presenza armena strutturata tra fine Ottocento e inizio Novecento grazie a Hrand NAZARIANT poeta e intellettuale armeno rifugiatosi in Italia nel 1913.
Val la pena riprodurre quanto è riportato dalla Casa editrice nella scheda di presentazione del volume, che può essere autentica miniera di notizie utili ad approfondire la storia di un popolo che appartiene alla cultura dei pugliesi:
«Ci sono popoli che abitano la storia come si abita una casa: con continuità, con stabilità, con la sicurezza di chi sa che le mura resteranno in piedi. E ce ne sono altri che la storia la attraversano come si attraversa un deserto, lasciando dietro di sé impronte che il vento tenta di cancellare, ma che puntualmente riemergono. Il popolo armeno appartiene a questa seconda, dolorosa e straordinaria categoria. La sua storia non è soltanto una sequenza di eventi, ma una lunga prova di resistenza morale, culturale e spirituale».
Verrà proiettato in anteprima internazionale alla Design Week di Milano il documentario “Gemina – Echoes of Identity Across Borders”, un dialogo tra Monferrato e Armenia tra arte, memoria e identità. Il progetto sarà presentato alla stampa martedì 14 aprile, alle 11, nella sala Gianni Basso del Teatro Alfieri di Asti. Prodotto dall’associazione “SiAmo il Monferrato”, in collaborazione con Fondazione Time2, Hayeli e Nork Group, e diretto dal videomaker astigiano Alessio Mattia, il documentario racconta il profondo legame tra il Monferrato e l’Armenia, facendo emergere sorprendenti parallelismi tra identità, spiritualità, tradizioni, cultura del vino e resilienza delle comunità e mettendo Asti e il suo territorio al centro. Il lavoro, accompagnato da un libro e da una mostra fotografica, rappresenta il primo capitolo del progetto internazionale Gemina, un percorso triennale che nasce con l’obiettivo di raccontare Asti e il Monferrato attraverso il confronto con altri territori del mondo. Echoes of identity across borders intreccia immagini, testimonianze e contributi di artisti, musicisti, studiosi e protagonisti della scena culturale internazionale, costruendo un racconto contemporaneo sull’identità e sul dialogo tra popoli. Tra i protagonisti figurano, tra gli altri, Tigran Tsitoghdzyan, artista armeno di fama internazionale, Ghukas Khachatryan, imprenditore, Armine Ohanyan, stilista, Tigran Hamasyan, pianista, Ugo Nespolo, artista, Ottavio Coffano, scenografo, gli antropologi Piercarlo Grimaldi e Francesco Scalfari e il sociologo Don Luigi Berzano. Elemento distintivo del progetto è la sua dimensione inclusiva: grazie alla collaborazione con la Fondazione Time2, impegnata in percorsi di inserimento lavorativo di persone diversamente abili e/o con disagio sociale, quattro ragazzi torinesi hanno partecipato attivamente al percorso di formazione multimediale e alla produzione del documentario. Il progetto è cofinanziato dalla Regione Piemonte nell’ambito delle attività di divulgazione culturale. L’anteprima internazionale si terrà martedì 21 aprile alle 19 al Cinema Anteo – Palazzo del Cinema di Milano, nell’ambito della Design Week, seguita da un secondo appuntamento giovedì 14 maggio alle 19 negli spazi della Società Canottieri Armida di Torino. Il libro verrà presentato al Salone del Libro di Torino negli spazi della casa editrice Team Service di Asti il 14 maggio
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2026-04-13 19:02:212026-04-14 19:06:18Monferrato e Armenia uniti in un documentario (Gazzettadasti 13.04.26)
Non sapevo cosa aspettarmi dall’Armenia. Della sua cultura conoscevo i magnifici manoscritti miniati, della sua storia sapevo che era un Paese antico e ferito, sospeso tra memorie dolorose e un presente segnato da tensioni ai confini. Eppure, proprio per questo, non ho voluto rinunciare al viaggio. Sentivo che c’era qualcosa da capire, qualcosa che non si coglie restando a distanza.
Non ero sola. Ero parte di un piccolo gruppo di viaggiatori che si è affiatato quasi subito: sconosciuti alla partenza, compagni di sguardi e di scoperte dopo poche ore. A tenerci insieme, con discrezione e competenza, c’era l’accompagnatrice italiana del Tour operator: sempre presente, mai invadente, capace di risolvere problemi pratici e, allo stesso tempo, di creare un clima di fiducia. Anche questo ha contribuito a rendere il viaggio qualcosa di più di una semplice somma di tappe.
Il mio primo vero incontro con l’Armenia, però, è stato con la guida locale che ci ha accompagnato per tutta la settimana: una docente universitaria che insegna italiano a Yerevan e che, per passione e curiosità lavora come guida per i gruppi di turisti italiani. Parlava della storia armena con la precisione di una studiosa e l’emozione di chi quella storia la porta addosso. Della diaspora, delle ferite, delle rinascite. “Gli armeni ricominciano sempre”, ci ha detto. “E quando possono, tornano”.
(ph: Biancastella Antonino)
Durante il pranzo di Pasqua, anche il responsabile dell’agenzia armena è venuto a farci gli auguri. Non per formalità, ma per un gesto che in Armenia sembra naturale: portare un dolce tradizionale, sedersi un momento, condividere. “L’ospitalità è la nostra forza”, ha detto, ricordando un vecchio motto che recita: “L’ospite in Armenia è una grazia di Dio”. In quel gesto semplice ho capito che l’Armenia non si racconta solo attraverso i suoi monumenti, ma attraverso la sua umanità.
Yerevan è una capitale sorprendente. Al Matenadaran, la Biblioteca-Museo dei manoscritti miniati, si entra in un mondo dove la cultura è sopravvissuta a tutto: invasioni, terremoti, dispersioni. Quelle pagine, illuminate da colori che sembrano ancora freschi, sono la prova materiale della tenacia armena. Poco distante, il Museo di Storia Nazionale ricostruisce millenni di civiltà, ricordando che l’Armenia non è mai stata periferia, ma crocevia.
E poi c’è la Cascata, un museo d’arte contemporanea a cielo aperto che sale verso il cielo come una scalinata monumentale. Le sculture di Botero e di altri artisti internazionali dialogano con il profilo del Monte Ararat, creando un contrasto che racconta meglio di qualsiasi guida la doppia anima del Paese: antica e modernissima, ferita e creativa.
Il luogo più commovente è il Memoriale del Genocidio Armeno. Non c’è retorica, solo una fiamma eterna e un’architettura che invita al silenzio. È un silenzio che pesa, ma che non schiaccia: è un invito a ricordare, a non voltarsi dall’altra parte.
Tra i momenti più intensi del viaggio c’è stata la messa di Pasqua al Patriarcato di Echmiadzin, il cuore spirituale dell’Armenia. Il rito armeno, sontuoso e solenne, con i canti antichi e le vesti liturgiche dai colori brillanti, ha restituito la sensazione di una fede che non è solo religione, ma identità. Assistervi è come entrare in un tempo sospeso, dove la tradizione non è un ricordo, ma una presenza viva.
Fuori dalla capitale, l’Armenia si apre in paesaggi che sembrano scolpiti per custodire la propria spiritualità. Il monastero di Geghard, scavato nella roccia, è un luogo dove la pietra sembra respirare. Khor Virap, con la sua vista sul Monte Ararat, è un simbolo potente di fede e di confine. Noravank, con le sue tonalità rosse, appare come un miracolo architettonico nato dalla terra stessa. E ovunque, le khachkar, le croci di pietra, ricordano che la memoria armena è scolpita più che scritta.
Il Lago Sevan, vasto e luminoso, è un altro volto dell’Armenia: un luogo di quiete, quasi marino, dove il tempo sembra rallentare. Qui la natura non è solo paesaggio, ma parte della storia.
E poi la cucina: sapori semplici e profondi, erbe fresche, melograno, carne cotta lentamente sulla brace. Ogni piatto è un gesto di accoglienza, un modo per dire “sei il benvenuto”. A tavola, tra una portata e l’altra, il nostro piccolo gruppo si è trasformato in una comunità provvisoria: racconti, risate, silenzi condivisi davanti a ciò che avevamo visto durante il giorno. Un’esperienza indimenticabile è stata anche assistere alla preparazione del lavash, il pane armeno che è patrimonio dell’UNESCO. Una sfoglia sottilissima stesa con movimenti rapidi e sicuri, poi applicata alle pareti roventi del tonir, il forno tradizionale. In pochi istanti si gonfia, si colora, prende vita. È un gesto antico, quasi rituale, che racconta la continuità di un popolo che ha sempre custodito le proprie tradizioni. Mangiarlo caldo, appena sfornato, è come assaggiare un frammento di Armenia.
(ph: Biancastella Antonino)
Alla fine della settimana, mi sono accorta che ciò che resta non è solo la bellezza silenziosa dei monasteri o la forza dei paesaggi, ma la sensazione di un popolo che, nonostante tutto, continua a ricominciare. È questo che colpisce anche il viaggiatore più distratto: la capacità degli armeni di trasformare la fragilità in resistenza, la memoria in identità, l’ospitalità in forza.
E mentre l’aereo decollava da Yerevan, ho capito che questo viaggio non era stato solo un itinerario, ma un incontro. Un incontro con una terra che non si arrende e con un popolo che, pur ferito, continua a credere nel futuro.
Ed è forse per questo che, nonostante la guerra ai confini, partire è stato necessario: perché ci sono luoghi che, più che visitati, devono essere ascoltati, luoghi che ti attraversano e che, una volta incontrati, non ti lasciano più.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2026-04-13 16:19:002026-04-15 16:21:40Armenia: un viaggio nella terra dove la memoria resiste (Lavocedinewyork 13.04.26)
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