A che punto sono le relazioni tra Unione Europea e Armenia (EastJournal 18.03.26)

l Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan si è recato a Strasburgo l’11 marzo, dove ha incontrato la Presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola e dove ha tenuto un discorso in assemblea plenaria. Il 13 marzo, invece, il Commissario UE per gli affari interni e l’immigrazione, Magnus Brunner, si è recato a Yerevan, dove ha incontrato la Ministra degli Interni Arpine Sargsyan oltre al Premier, con cui ha discusso del Summit UE-Armenia che si terrà a maggio. Facciamo il punto sulle relazioni bilaterali tra UE e Armenia.

Cosa ha detto Pashinyan a Strasburgo

Il discorso del Premier armeno si può dire essere stato all’insegna di un “realistico ottimismo”, ruotato prevalentemente attorno alla pace di fatto raggiunta con l’Azerbaijan, e la volontà armena di allinearsi sempre di più con Bruxelles. Pur non avendo ancora firmato il trattato di pace con Baku, la dichiarazione di Washington sull’istituzione della TRIPP segna di fatto la fine della guerra decennale tra Armenia e Azerbaijan. Pashinyan ha sottolineato che il 2025 è stato il primo anno sin dall’indipendenza senza vittime (morti o feriti) al confine tra i due paesi: “i nostri cittadini che vivono al confine non hanno sentito un colpo”. Inoltre ha rivendicato che per la prima volta, un treno partito dall’Azerbaijan è arrivato in Armenia passando per la Georgia, segnando un passo in avanti significativo in vista dell’apertura dei confini tra i due paesi nell’ambito del progetto Crossroad of Peace, più volte citato come il vero obiettivo del governo armeno. Aprire i confini del piccolo paese Caucasico con i suoi vicini sarebbe infatti nell’interesse geopolitico oltre che economico di Yerevan. Ciò consentirebbe di uscire dal cronico isolamento internazionale, dare impulso al commercio, e farsi ponte tra la Turchia e la regione del Caspio per le merci europee. A tal riguardo Pashinyan ha esplicitamente detto di augurarsi che Baku diventi nel prossimo futuro partner commerciale stabile di Yerevan. Infine, il Primo Ministro ha riaffermato la volontà armena di allinearsi sempre di più con gli standard europei, parlando anche di un ingresso futuro del paese in UE. In realtà, per quanto il parlamento armeno abbia votato una legge per iniziare il processo di integrazione europea, Yerevan non ha ancora presentato domanda formale di adesione all’Unione, e in ogni caso è chiaro a tutti che l’allargamento è un processo complesso, tanto tecnico quanto politico, e che l’allineamento con i Criteri di Copenaghen appare lontano. Parlando di adesione, però, Pashinyan esercita una postura geopolitica di diversificazione di politica estera, che tradizionalmente vedeva l’Armenia sotto la sfera di influenza di Mosca.

Panoramica delle relazioni tra UE e Armenia

Le relazioni tra UE e Armenia hanno avuto un impulso significativo negli ultimi anni, soprattutto a partire dal 2021 quando è entrato in vigore il CEPA (Comprehensive and Enhanced Partnership Agreement). Tale accordo fu firmato nel 2017, sotto la presidenza di Sargsyan ma mai entrato pienamente in vigore. Nel 2018 la Rivoluzione di Velluto portò al potere Pashinyan il quale spinse per una ratifica, in seguito alla guerra del 2020 in Nagorno-Karabakh e il presso che totale disinteresse russo nei confronti del suo alleato. Il CEPA è diventato quindi la base delle relazioni bilaterali tra Yerevan e Bruxelles, già inserite nel quadro multilaterale della Politica Europea di Vicinato e del Partenariato Orientale. Dopo la guerra del 2020 l’inaffidabilità di Mosca nei confronti dell’Armenia divenne manifesta. Il governo di Pashinyan ha quindi iniziato un processo di diversificazione della propria politica estera, trovando nell’Unione Europea un partner alternativo non solo sul piano economico. Nel 2023 la missione EUMA entrò in vigore, e a partire del 2024 attraverso lo Strumento Europeo per la pace, l’Unione Europea sostiene finanziariamente le forze armate armene. Tutto ciò semplicemente non sarebbe stato possibile senza un rafforzamento della democrazia armena e quindi un allineamento di valori con l’UE, tanto che lo speaker del parlamento armeno Alen Simonyan disse chiaramente che “la democrazia è la nostra principale fonte di sicurezza. Se attacchi l’Armenia, attacchi la democrazia”.

Per il futuro, l’UE ha bisogno di un Caucaso stabile e affidabile

L’Armenia quindi col tempo ha avuto un approccio sempre più propositivo nei confronti dell’Unione Europea. Per quanto l’adesione sia irrealistica nel breve e medio periodo, le relazioni tra Yerevan e Bruxelles stanno per raggiungere verosimilmente un nuovo livello. Appena due giorni dopo il discorso del Premier Pashinyan a Strasburgo, il Commissario UE agli affari Interni e l’immigrazione Magnus Brunner si è recato nella capitale armena dove ha incontrato la Ministra degli Interni Arpine Sargsyan. Brunner ha annunciato un piano di 270 milioni per rafforzare l’economia armena. Inoltre, nell’ambito della strategia europea Global Gateway, ha annunciato diversi investimenti per rafforzare la connettività regionale, diversificazione economica e transizione verde. Con la Ministra Sargsyan è stata discussa anche la questione della liberalizzazione dei visti, su cui il Commissario si è complimentato con l’amministrazione armena per l’efficacia con cui sta attuando il piano d’azione. Lo stesso Primo Ministro ha espresso soddisfazione per il lavoro svolto fino ad ora e ha sottolineato come la liberalizzazione dei visti sia di grande supporto per le riforme democratiche del paese. La visita del Commissario Brunner si è svolta appena due mesi prima del summit UE-Armenia che si terrà a Yerevan il 6 maggio, due giorni prima del summit della Comunità Politica Europa, che si terrà sempre in Armenia. Ciò dimostra una volontà crescente da parte dell’UE oltre che di Yerevan di mantenere salde le relazioni bilateri in un contesto internazionale sempre più instabile. La guerra in Ucraina, e la terza Guerra del Golfo hanno fatto del Caucaso l’unico corridoio stabile tra Europa e Asia dove per altro passa la gran parte del traffico aereo, ora che i paesi del Golfo sono costantemente sotto attacco iraniano.

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La guerra vista da Meghri: la fuga di due sorelle iraniane e il sogno della libertà (Il Giornale 18.03.26)

Raha ha diciassette anni e il suo nome in persiano significa libertà. Lo dice con una naturalezza disarmante, come se non ci fosse niente di ironico in questo. Come se il destino non si divertisse a mettere le parole in anticipo sulle cose.
Suo padre le ha portate qui, a Meghri, città armena che guarda l’Iran dall’altra parte del monte. Non è una fuga, dice. È una vacanza breve. Lo dice in modo che ci si possa credere. Quando i missili hanno cominciato a cadere su Teheran, sua sorella Hedia, ventuno anni, ha preparato le borse di emergenza. Cibo, bende, il necessario per sopravvivere a qualcosa che non aveva ancora un nome preciso. Sono rimasti tre giorni. Al secondo, i jet passavano bassi sulla città e il fumo nero saliva a pochi chilometri di distanza. Hedia usciva a guidare con gli amici. Non per coraggio. Per non restare ferma a guardare la madre piangere.
Iran
Guardiani della Rivoluzione stanno gestendo il paese. Lo dice un uomo di Isfahan che ha parlato con i giornalisti. I generali si nascondono sottoterra, usano la gente come scudo. Le voci corrono ovunque perché internet è tagliato e il vuoto di informazioni si riempie con quello che si teme di più. I Pasdaran sono nati nel 1979 con un mandato semplice: difendere la Rivoluzione, non il paese. Negli anni sono diventati un impero. Energia, banche, telecomunicazioni, petrolio. Ora hanno lo Stretto di Hormuz. Settantasette navi transitate dall’inizio di marzo, contro milleduecentoventinove nello stesso periodo dell’anno scorso. Un blocco che vale il venti per cento del petrolio mondiale. La Guida Suprema è ferita, forse morta, forse in coma. Nessuno ha prove. Il potere reale è già altrove.
A Yerevan, durante i due giorni di distrazione, Raha ha visto una donna cantare in un ristorante. Ha pianto. Non se lo aspettava. Le lacrime arrivano così, davanti alle cose che si credevano perdute per sempre o semplicemente vietate. Una donna che canta in pubblico. Un graffito su un muro — cosa che in Iran è illegale. Piccole libertà che altrove non hanno nemmeno un nome, perché nessuno le ha mai tolte.
Le due sorelle sono cresciute in una famiglia religiosa, hanno letto il Corano da bambine. Gli ayatollah hanno distrutto l’Islam, dice Raha. Lo usano per ottenere quello che vogliono. Ma mentono.
Diranno che torneranno. La famiglia e gli amici sono là. Ci mancano tantissimo. Non sanno quali siano ancora vivi. Trump dice che la guerra finirà presto, non è rimasto quasi niente da colpire. Hedia non gli crede. Ha bombardato una scuola, dice trattenendo le lacrime, sono morti quasi centosessanta bambini.
Al confine il movimento scorre in entrambe le direzioni. Un commerciante che importa olio dalla Bielorussia dice che a Tabriz la vita continua come prima. Un gruppo di afghani con i bambini aggrappati ai genitori arriva disorientato. Vogliono chiedere asilo in Finlandia. L’Armenia è solo la prima tappa. Hedia e Raha pensano di fermarsi a Malayer, la città dei nonni, per il Nowruz. Il capodanno persiano. Lontane da Teheran, finché non finisce. Papà voleva che restassimo qui fino alla fine della guerra, dice Raha. Ma noi non vogliamo.
La libertà è il suo nome. E lei vuole scegliere dove aspettare.

Kegham J. Boloyan a Galatina per presentare il suo libro “Armeni, identità e memoria” (Galatina.it 18.03.26)

La città di Galatina si prepara ad accogliere un importante evento dedicato alla ricca cultura e alla millenaria storia degli Armeni. Occasione del convegno è la presentazione del libro di Kegham J. Boloyan, intitolato “Armeni, identità e memoria”, che si terrà il 26 marzo 2026 presso la Sala Pollio della Chiesa di San Biagio alle ore 18:30, e vedrà la partecipazione di studiosi, storici e rappresentanti della comunità armena, insieme a un momento di grande significato istituzionale.
L’evento sarà arricchito dalla presenza del Console della Repubblica Armena, Dario Rupen Timurian che sarà ricevuto dal Sindaco di Galatina Fabio Vergine, in un incontro ufficiale a Palazzo Orsini volto a rafforzare i rapporti di amicizia e collaborazione tra le nostre comunità. Infatti, già nel 2018 l’Amministrazione comunale aveva riconosciuto il genocidio Armeno e nel 2019 è stata intitolata una strada cittadina dedicata ai “Martiri Armeni”.
Il convegno, organizzato dall’Ufficio Ecumenico dell’Arcidiocesi di Otranto e dal Centro Ecumenico Oikos “P. A. Lundin” di Galatina, si propone di approfondire le radici storiche, le tradizioni culturali e le sfide contemporanee dell’Armenia, offrendo al pubblico un’occasione unica di conoscere e valorizzare un patrimonio culturale di inestimabile valore.
Programma
Ore 17:00 Palazzo Orsini – Comune di Galatina Cerimonia di ricevimento del Console Dario Rupen Timurian
Ore 18:00 Visita alla Strada cittadina intitolata ai “Martiri Armeni”
Ore 18:30 Sala “Pollio” – Chiesa San Biagio – Galatina
Saluti istituzionali Sindaco Fabio Vergine, don Pietro Mele, direttore Ufficio Ecumenico Intervento del Console Dario Rupen Timurian Dialogano con l’autore Kegham Boloyan, Rossella Schirone, Angela Maria Rutigliano, Isabella Oztasciyan Bernardini D’Arnesano.
Nel corso della serata – Presentazioni multimediali sulla cultura armena – Tavola rotonda e confronto tra relatori e pubblico – Momento di incontro e networking
L’evento è aperto a tutti e rappresenta un’occasione di promozione della diversità culturale e di rafforzamento dei legami tra le comunità.

La Divina Liturgia secondo il Rito Armeno sarà celebrata a Bari (CorrierePl.it 17.03.26)

La Divina Liturgia secondo il Rito Armeno sarà celebrata a Bari il 22 marzo 2026 Padre Aram Tilikyan da Barcellona presiederà la celebrazione nella Chiesa di San Gregorio, seguirà visita alla Basilica di San Nicola

Il Consolato Onorario della Repubblica di Armenia a Bari ha il piacere di annunciare che domenica 22 marzo 2026, alle ore 10:00, sarà solennemente celebrata la Divina Liturgia secondo il rito della Chiesa Apostolica Armena presso la Chiesa di San Gregorio, gioiello architettonico incastonato nel cuore del centro storico della Città Vecchia di Bari.

La liturgia sarà presieduta da Padre Aram Tilikyan, parroco della Comunità Apostolica Armena di Barcellona e Catalogna e Delegato Patriarcale della Chiesa Apostolica Armena per l’Europa Occidentale, incarico che ricopre dal 1° novembre 2025. Padre Tilikyan giungerà a Bari accompagnato da un gruppo di fedeli pellegrini provenienti dalla Catalogna, a testimonianza del vivo legame che unisce le comunità armene della diaspora ai luoghi santi della tradizione cristiana tra cui Bari.

Al termine della celebrazione liturgica, la comunità si raccoglierà in preghiera nella Basilica di San Nicola per venerare devotamente le reliquie di San Nicola di Myra, in un gesto di profonda comunione spirituale tra Oriente e Occidente.

Contesto e Coordinamento Istituzionale

L’evento è frutto della stretta e proficua collaborazione tra la Parrocchia Apostolica Armena di Barcellona, la Delegazione Pontificia della Chiesa Armena in Europa Occidentale e il Consolato Onorario della Repubblica di Armenia a Bari. Il Consolato coglie l’occasione per esprimere la propria più sentita gratitudine ai Padri Domenicani della Basilica Pontificia di San Nicola — con un ringraziamento particolare al Rev. Padre Giovanni Distante O.P. e a Padre Savino Somma O.P. — per la generosa disponibilità dimostrata e per la calorosa accoglienza con cui sapranno ricevere i pellegrini.

Il Pellegrinaggio Armeno annuale in Italia

La celebrazione barese rappresenta la seconda delle due tappe liturgiche che scandiscono il pellegrinaggio annuale della nazione armena in Italia. Il giorno precedente, sabato 21 marzo, i pellegrini prenderanno parte alla Divina Liturgia presso la venerabile Chiesa di San Gregorio Armeno a Napoli — uno dei luoghi di culto armeno più antichi e significativi della penisola, che custodisce gelosamente il cranio di San Gregorio l’Illuminatore, apostolo ed evangelizzatore dell’Armenia. Quella cerimonia sarà presieduta da Sua Eccellenza Reverendissima l’Arcivescovo Khajag Barsamian, Rappresentante della Chiesa Apostolica Armena presso la Santa Sede e Delegato Pontificio per l’Europa Occidentale, figura di primissimo piano nel dialogo ecumenico internazionale.

Un momento di incontro nel segno della Fede condivisa

La celebrazione a Bari non è soltanto un appuntamento liturgico: è il riflesso vivo e tangibile dei profondi legami storici e spirituali che da secoli uniscono la tradizione cristiana armena al Sud Italia. Bari, città aperta al Mediterraneo e da sempre crocevia di culture, popoli e fedi, ha saputo nel corso dei secoli incarnare il ruolo di ponte naturale tra il Cristianesimo d’Oriente e quello d’Occidente. Questo evento ne riafferma con forza la vocazione quale luogo privilegiato di incontro, dialogo e devozione condivisa, in cui la ricchezza della pluralità cristiana si esprime nella sua forma più autentica e commovente.

La comunità armena in Italia, i fedeli di ogni confessione e il pubblico in generale sono invitati a partecipare con calore a questo straordinario momento di preghiera e fraternità.

 

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Armenia: amb. Ferranti incontra viceministro Simonyan (Il Giornale Diplomaticao 17.03.26)

GD – Jerevan, 17 mar. 26 – L’ambasciatore d’Italia in Armenia, Alessandro Ferranti, è stato ricevuto da Armen Simonyan, viceministro dell’Amministrazione Territoriale e delle Infrastrutture della Repubblica d’Armenia.
Nel corso dell’incontro il viceministro Simonyan ha sottolineato l’importanza delle strette relazioni sviluppatesi tra i due Paesi nel settore dei collegamenti aerei e dei trasporti.
Le parti hanno inoltre discusso il progetto di realizzazione di un’infrastruttura ferroviaria verso l’aeroporto di “Zvartnots” di Jerevan, tenendo in considerazione un’eventuale cooperazione con aziende italiane.
Da parte sua l’amb. Ferranti ha evidenziato che il collegamento aereo diretto tra Italia e Armenia favorisce il crescente flusso di turisti anno dopo anno e l’intensificarsi degli scambi, il che a sua volta suscita interesse da parte delle imprese italiane a partecipare ai programmi di sviluppo delle infrastrutture in Armenia.
Al termine dell’incontro, le parti hanno concordato di proseguire il dialogo su tutte le questioni di reciproco interesse.

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Cardoso: al Palazzo della Cultura ‘I genocidi del XX secolo’ (Lucatimes 17.02.26)

Dal 18 al 31 marzo 2026 la mostra: “I genocidi del XX secolo”, un’esposizione didattica curata dal Mémorial de la Shoah.

L’iniziativa, sostenuta dall’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna e promossa dal Comune di Stazzema, si inserisce nel solco delle attività dedicate alla memoria e all’educazione ai diritti umani, temi particolarmente significativi in un territorio segnato dalla storia della strage di Sant’Anna.

La mostra propone un’analisi comparata di tre tra i più tragici genocidi del Novecento: quello degli Armeni, degli Ebrei durante la Shoah e dei Tutsi in Ruanda. Attraverso documenti, immagini e pannelli esplicativi, il percorso mette in luce i meccanismi politici, culturali e propagandistici che hanno reso possibili queste tragedie.

L’obiettivo è duplice: da un lato fornire strumenti di comprensione storica, dall’altro stimolare una riflessione critica sui segnali di odio, discriminazione e disumanizzazione ancora presenti nelle società contemporanee.

L’esposizione si collega idealmente a uno dei momenti fondativi della coscienza civile globale: l’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani da parte delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, il giorno successivo alla Convenzione per la prevenzione e la repressione del genocidio.

Le dichiarazioni dell’assessore alla cultura Anna Guidi

“Una mostra importante in un periodo in cui il termine genocidio è stato oggetto di attenzione per quanto accaduto a Gaza. Recuperare la memoria dei genocidi del Novecento offre un contributo di conoscenza sul piano storico e contemporaneamente è un monito a cambiare rotta, un invito alla pace, al rispetto, alla integrazione. La mostra mette l’accento sulla Shoah e sugli stermini di Armeni, Tutsi, Rom e Sinti. Già allestita a Palazzo Ducale in occasione del giorno della memora per iniziativa della provincia di Lucca e curata dal Memoriale della Shoah di Parigi, in collaborazione col Parco Nazionale della Pace abbiamo ritenuto di accoglierla per offrire in primis alle alle scuole ma anche ai cittadini una qualificata opportunità di approfondimento. Se la Shoah è tematica assai conosciuta non così le vicende di Armeni, Tutsi, Rom e Sinti, come non lo sono altre, penso agli Herero e ai Nama , sterminati nell’odierna Namibia dai Tedeschi fra il 1904 e il 1907. Ringrazio il Presidente Pierucci e la scuola di Pace per la preziosa disponibilità e fattiva collaborazione”.

Orari e modalità di visita

La mostra sarà visitabile gratuitamente presso il Palazzo della Cultura di Cardoso nei giorni di sabato e domenica, dalle ore 15:30 alle 19:30.

Per scuole e gruppi organizzati è possibile prenotare visite in altri giorni e orari, contattando l’indirizzo email messo a disposizione dal Comune.

L’inaugurazione ufficiale è prevista per venerdì 20 marzo alle ore 16:00.

 

Iran. La voce dei cristiani iraniani e l’aggressione all’Iran – (Di Enrico Vigna 16.03.26)

A cura di Enrico Vigna, 16 marzo 2026 

Al di là delle assillanti e “distrazioniste” campagne mediatiche, funzionali all’obiettivo della distruzione e annichilimento dello stato iraniano, in questo secondo lavoro, dopo il precedente articolo sulla posizione degli ebrei iraniani, qui documento la posizione e situazione delle varie comunità cristiane, che sono garantite e protette nella Costituzione del paese. Tutti i rappresentanti delle varie comunità cristiane, si sono espressi in modo chiaro e netto contro l’aggressione e per soluzioni diplomatiche di tutte le problematiche.

Le comunità cristiane iraniane si sono schierate contro l’aggressione israelo-statunitense dell’Iran

Le chiese cristiane dell’Iran hanno condannato le affermazioni, funzionali alla logica dell’interventismo bellico, da parte dei funzionari statunitensi sulla situazione delle minoranze religiose nella Repubblica islamica, invitando Washington a essere più preoccupata per il proprio sventurato record di diritti umani negati in patria e all’estero, invece di spargere “lacrime di coccodrillo” per altri.

In una dichiarazione rilasciata subito dopo l’inizio dell’aggressione e dei bombardamenti sul paese, le chiese cristiane denunciano: “…respingiamo le accuse statunitensi di violazioni dei diritti contro le minoranze religiose in Iran, riaffermiamo che tutte le religioni divine nel paese hanno i loro rappresentanti al parlamento iraniano (Majlis), che godono di uguali diritti con i colleghi legislatori. All’interno dell’establishment islamico, le chiese si sentono libere di tenere cerimonie religiose e festival culturali, sociali e sportivi preservando la propria identità religiosa e culturale e proprio lo scorso anno è stato ancora incrementato un bilancio speciale alle comunità religiose iraniane. Questi sono solo alcuni esempi dell’impegno dell’establishment sacro della Repubblica islamica dell’Iran per la questione delle religioni divine e dei loro seguaci e per proteggere i loro valori morali e sociali…I ‘commenti interventisti’ degli uomini di stato americani attraverso piattaforme ufficiali e cyberspazio, in particolare Twitter, sulle violazioni dei diritti delle minoranze religiose nella Repubblica islamica dell’Iran non sono altro che spargere lacrime di coccodrillo…

Le chiese cristiane hanno inoltre invitato: “…i funzionari statunitensi a concentrarsi sulle proprie questioni interne e a impegnarsi in relazioni efficaci e costruttive con tutti i governi invece di interferire nei nostri affari interni. Condanniamo inoltre il sostegno di Washington ai regimi guerrafondai di Israele e Arabia Saudita e invitiamo gli Stati Uniti a smettere di sostenere le sanguinose guerre in Siria e Yemen. Ribadiamo che le minoranze religiose iraniane non hanno bisogno di alcun ‘tutore’ nella loro patria e sono in grado di difendere i loro diritti attraverso i loro rappresentanti al parlamento e le relative istituzioni governative”, si legge nel comunicato.

Secondo la Costituzione iraniana la religione ufficiale dell’Iran è l’Islam sciita, ma la Repubblica islamica riconosce e protegge le minoranze religiose dall’ebraismo, ai cristiani con le varie denominazioni, ai zoroastriani, che hanno rappresentanti anche nel parlamento, gli armeni, assiri, i sunniti, oltre a comunità più piccole ma riconosciute, come il mandaeismo, il yarsanismo, il buddismo, l’induismo.

Con diritti civili chiaramente definiti, ad esse sono garantite libertà economiche, culturali e religiose e partecipano pienamente alla vita politica del Paese. Dei 290 seggi in Parlamento, cinque sono riservati alle minoranze religiose. I rappresentanti di armeni, ebrei, zoroastriani, assiri e caldei parlano direttamente a nome delle loro comunità. Circa 450 chiese in tutto il Paese svolgono le loro attività religiose e comunitarie senza restrizioni. 40 chiese cristiane sono state restaurate con il sostegno dell’Organizzazione per il Patrimonio Culturale e il Turismo iraniano, mentre 57 associazioni dedicate alle minoranze religiose ricevono finanziamenti governativi per sostenere programmi sociali, culturali e assistenziali.

La condizione fondamentale posta è l’essere prima cittadini iraniani con diritti e doveri, e poi ciascuno segue le proprie credenze. Come era nella Repubblica Araba siriana, prima che arrivassero gli jihadisti protetti dagli USA, a portare la democrazia.

La Costituzione stabilisce che “lintromissione sulle singole credenze è proibita”, e che “nessuno può essere perseguito o arrestato semplicemente per avere una certa credenza”, se rispettoso delle leggi.

L‘Iran ospita circa 550 chiese cristiane, con quasi 450 ufficialmente riconosciute e oltre 100 registrate come siti del patrimonio nazionale.

Tra le chiese più importanti e storiche del paese si annoverano il Monastero di San Taddeo a Kare Kilisa, considerato la prima cattedrale armena costruita nel mondo; la Chiesa di Santo Stefano, costruita nel IX secolo, la seconda chiesa più importante dell’Iran; la Chiesa di Santa Maria, situata a nord-ovest di Kare Kilisa; la Cattedrale di Vank, costruita a Isfahan sotto lo Shah Abbas II; la Cappella di Chupan, talvolta chiamata Cappella del Pastore, una chiesa del XVI secolo nella provincia dell’Azerbaigian Orientale; la Cattedrale di San Sarkis, la chiesa più grande di Teheran, costruita nel 1970 e la Chiesa di Santa Maria a Tabriz, un sito storico risalente a 500 anni fa.

Se si guarda alla popolazione rispetto agli spazi di culto, le minoranze religiose godono in realtà di più del doppio dell’accesso pro capite rispetto alla maggioranza sciita. C’è circa una chiesa ogni 500 cristiani, mentre tra gli sciiti, c’è una moschea per più di 1000 persone

Il rispetto per le minoranze religiose è stato anche simboleggiato dalle numerose visite del leader della Rivoluzione islamica alle famiglie delle comunità minoritarie. Il riconoscimento di questi gruppi da parte dell’Iran si riflette anche a livello internazionale. Ad esempio, l‘Unione Internazionale degli Assiri ha trasferito la propria sede da Chicago a Teheran nel 2008, a testimonianza della fiducia che la comunità assira ripone nell’Iran.

Le minoranze religiose hanno dato un contributo significativo anche al calcio iraniano nel corso degli anni. Giocatori cristiani divenuti leggendari nel paese, includono Vazgen Safarian, Karo Haghverdian, Markar Aghajanyan, Serjik Teymourian, Fred Malekian, Edmond Bezik e Andranik Teymourian.

E’ anche significativo che, alla fine di dicembre 2024 i nomi più popolari per le ragazze appena nate in Iran riflettevano sia la devozione religiosa che la tradizione culturale: il nome Fatima ha guidato la lista con 4.448.000 portatrici, seguita da Zahra con 2.969.000, e in particolare, Mariam, con 1.811.000 portatori, al terzo posto, indice di un perenne rispetto per le figure religiose oltre la maggioranza musulmana.

 

Chiesa Armena

L’arcivescovo Sebouh Sarkissian, arcivescovo armeno di Teheran, nei diversi Concili internazionali a cui ha partecipato negli anni, ha sempre tenuto a ribadire: “Dovete togliervi quella lente appannata dagli occhi, perché ciò che vi viene raccontato non è la realtà. Bisogna vivere in Iran per conoscere il popolo iraniano, il governo iraniano e la specifica disponibilità che dimostrano verso i seguaci delle religioni divine…”, ha dichirato.

Il sacerdote Grigoris Nersesiani, della Diocesi Armena di Teheran, così testimonia: “ I cristiani rappresentano la più grande minoranza religiosa dell’Iran, contando più di 130.000 persone. Avendo una lunga e profonda presenza nel paese, i cristiani hanno contribuito in modo significativo alla vita economica, culturale e artistica dell’Iran, mantenendo le proprie chiese, scuole e istituzioni culturali. La loro presenza arricchisce il variegato mosaico religioso e culturale dell’Iran. Artisti cristiani come Mahaya Petrosian, Lorik Minasyan e Levon Haftvan sono tutti nomi familiari e rispettati in tutto il paese…Dalla mia esperienza di vita in Iran, posso dire che è un’esperienza molto serena e positiva, perché tra tutti i segmenti del popolo iraniano, possiamo davvero sperimentare affetto, amicizia, sincerità e solidarietà…Secondo la Costituzione, per noi armeni l’apprendimento della nostra lingua madre fa parte del percorso scolastico ed è obbligatorio. Anche l’educazione religiosa viene insegnata in armeno nelle nostre scuole. Per quanto riguarda lo svolgimento di cerimonie religiose, godiamo di piena libertà e, in generale, il Ministero dell’Interno e la polizia garantiscono la massima sicurezza e predispongono tutto il necessario per le nostre celebrazioni. Il Ministero della Cultura e dell’Orientamento Islamico sostiene attivamente le attività culturali, artistiche, mediatiche e religiose di tutti i cittadini. Negli ultimi cinque anni, ciò ha portato all’approvazione di 376 raduni per cerimonie e festività religiose, al rilascio di 157 licenze editoriali per libri di case editrici affiliate alle minoranze, a 107 eventi culturali, sociali e religiosi a livello nazionale e provinciale e a sovvenzioni dirette per i media al servizio delle comunità etniche e religiose. Le minoranze religiose in Iran possono celebrare liberamente le proprie cerimonie, festività e tradizioni, comprese le festività ufficiali. I cristiani iraniani celebrano la Pasqua, il Natale e il Capodanno gregoriano. Alcune chiese celebrano funzioni eucaristiche il venerdì per venire incontro alle esigenze dei fedeli che lavorano, dato che il venerdì è il giorno festivo settimanale ufficiale in Iran. Il governo ha inoltre adottato misure a sostegno delle celebrazioni religiose, come la donazione di 5000 alberi di Natale alle comunità cristiane per contribuire a rendere più solenni le festività. La storia ne è una testimonianza: quando gli armeni subirono il genocidio nell’Impero Ottomano e gli ebrei furono perseguitati nella Germania nazista, le comunità armene ed ebraiche iraniane continuarono a vivere in pace, salde nella loro fede e nella loro identità iraniana…In materia legale, ad esempio l’eredità, la distribuzione avviene secondo le nostre leggi religiose. E in questioni come il divorzio e il matrimonio, anche i casi delle persone sono gestiti secondo le nostre regole. C’erano anche alcuni vecchi regolamenti in Iran e lo stesso leader Ayatollah Khamenei ha emesso sentenze su di loro, ribaltando quelle precedenti disposizioni a favore delle comunità cristiane, ebraiche ed assire…”.

Proprio di fronte alla cattedrale di Sarkis, che è anche la sede della diocesi armena di Teheran, è stata costruita una stazione della metropolitana chiamata St Mary, e se si va in quella stazione, si può vedere che la sua architettura è una miscela di elementi islamici e cristiani. I designer sono andati a visitare la chiesa, hanno preso visione della sua architettura e poi hanno progettato la metropolitana in linea con quello stesso stile architettonico cristiano.

In tutta la stazione, si vedono le immagini della Vergine Maria e le immagini di Gesù. I simboli cristiani che appaiono nel Vangelo sono lì visibili in modo inconfondibile.

 

Chiesa cattolica

 Cattedrale della Consolata, Teheran

 

La Chiesa cattolica in Iran fa parte della Chiesa cattolica mondiale, sotto la guida spirituale del Papa di Roma. Il cattolicesimo si diffuse nel paese attraverso i missionari e la migrazione o il reinsediamento delle comunità cattoliche orientali fin dal Medioevo. Il XVII secolo vide sforzi missionari più forti da parte della Chiesa latina, ma la maggior parte di essa cessò entro la fine del XVIII secolo e solo dalla metà del XIX secolo in poi la Chiesa latina stabilì una nuova presenza. Oggi, ci sono circa 22.000 cattolici in Iran, la maggior parte dei quali sono cattolici caldei, ma con anche comunità latino-cattoliche presenti.

 

Un operaio lucida una scultura di rilievo di Gesù Cristo presso la stazione della metropolitana di Maryam Moghaddas (Virgin Mary) vicino alla cattedrale armena di Sarkis, a Teheran

 

Chiesa Ortodossa Patriarcato Mosca

L’ 11 marzo 2026 il Patriarca Kirill ha espresso le sue condoglianze per  l’assassinio dell’Ayatollah Seyyed Alì Khamenei, definendolo “un uomo dalle profonde convinzioni religiose”  e si è poi complimentato con il figlio di Khamenei per la sua elezione a guida spirituale del suo popolo.

In una lettera indirizzata a Masoud Pezeshkian, il Patriarca ha descritto il defunto come “un uomo di profonde convinzioni religiose” e un leader spirituale e nazionale di grande forza d’animo e carattere. Il Patriarca ha espresso la sua solidarietà e il suo sostegno alla famiglia e ai cari di Khamenei, pregando affinché Dio Misericordioso conceda a loro e al popolo iraniano la forza e il coraggio per sopportare il dolore.

Il Primate russo, si è schierato apertamente al fianco della Repubblica islamica iraniana, in seguito all’aggressione e all’assassinio dell’alto esponente, sollecitando a schierarsi dalla parte di essa e  ribadendo  i buoni rapporti tra Russia e Iran: “La Chiesa ortodossa russa mantiene un dialogo proficuo con la comunità islamica iraniana, basato sul rispetto reciproco e sull’impegno condiviso a preservare i valori morali tradizionali. Attendo con ansia il suo ulteriore e continuo sviluppo”.

Il patriarca Kirill ha poi confermato all‘Ayatollah Mojtaba Khamenei, la posizione di Mosca secondo cui i popoli di Russia e Iran intrattengono buoni rapporti di vicinato, mentre all’inizio della sua lettera lo chiama “fratello”. Parlando anche di un’elezione storica in un momento difficile per l‘Iran, sia a livello personale che nazionale: “…Mi congratulo sinceramente con Lei per la Sua elezione alla guida suprema del Paese da parte dell’Assemblea degli Esperti dell’Iran! Questo momento storico è stato segnato da una dura prova personale, legata alla morte del Suo stimato padre e dei Suoi cari. Lei si assume la responsabilità dello Stato e dei suoi cittadini in un momento drammatico, in cui l’Iran si trova ad affrontare numerose sfide esistenziali”, ha affermato nella lettera.

 Cattedrale di San Nicola a Teheran

La comunità ortodossa del Patriarcato di Mosca in Iran è formata solo più di un centinaio di fedeli, pur essendoci stretti rapporti tra la Federazione Russa e Teheran, e tra il Patriarca Kirill e gli Ayatollah del paese.

La cattedrale di San Nicola nella capitale è stata costruita negli anni ’40 con le donazioni degli emigrati russi. È stata progettata dall’architetto emigrato e ufficiale dell’esercito iraniano Nikolai Makarov. Dopo essere stata chiusa dal 1979, alla fine degli anni novanta fu riaperta con l’arrivo del nuovo capo sacerdote l’archimandrita Alexander Zarkeshev.

Faina Lvovna Noniyaz è la responsabile delle attività relative alla chiesa, intervistata ha raccontato la sua storia: “…Mio marito è iraniano. Ha vissuto a lungo in Russia come profugo politico, poi siamo tornati a Teheran nel 1994. All’inizio ho trovato difficile adattarmi. Ero profondamente nostalgica. Era difficile abituarsi al clima locale e allo stile di vita locale. Incontro i russi solo in chiesa, soprattutto durante le feste principali come il Natale, per esempio. La liturgia di Natale è molto bella e il coro è davvero bravo“.

Così anche una altra fedele, Olga Sosnova è arrivata da Kiev 16 anni fa, dove aveva incontrato il suo futuro marito iraniano, dopo essersi sposati, decisero di venire a vivere qui: “…Non me ne pento. Mi sento bene qui. È vero, è stato molto difficile adattarsi. La cultura e la mentalità sono diverse. Nonostante il fatto che fossi stata moralmente preparata, tutto sembrava diverso da quello che avevo immaginato. Quello che mi ha colpito di più è un bel atteggiamento nei confronti degli stranieri. Non importa se sei un uomo o una donna, fanno del loro meglio per fare una bella impressione su uno straniero”.
Come le donne iraniane, Olga indossa un velo e vestiti che coprono il corpo, ma questo non la irrita. Trascorre molto tempo nel social network Odnoklassniki, chiacchierando con donne come lei, ex cittadini sovietici sposati con iraniani. Spesso celebrano insieme le vacanze russe.
Celebriamo il Capodanno, l’8 marzo, il giorno della vittoria del 9 maggio e tutte le principali feste ortodosse. Gli iraniani sono molto tolleranti su questo. Non abbiamo mai riscontrato problemi. Per inciso, si possono vedere non solo i credenti ortodossi, ma anche i musulmani nella chiesa russa durante le feste. Vengono a guardare la liturgia cristiana…“.

 

 

A cura di Enrico Vigna, IniziativaMondoMultipolare/CIVG – 19 marzo 2026

 

La “petite Arménie”: storia della comunità armena di Lione (Meridiano13.it 16.03.26)

La comunità armena di Lione è tra le più grandi in Francia, patria adottiva degli armeni arrivati in varie ondate nel corso dell’ultimo secolo in fuga da guerre e persecuzioni.

La presenza di tale diaspora nel capoluogo dell’Alvernia-Rodano-Alpi è ben visibile nel centro della città, dove si trovano una chiesa apostolica armena, una scuola e un monumento in memoria del genocidio. In alcune boulangerie di Lione è poi possibile provare il gata, oltre ai classici baguette e croissant.

La “piccola Armenia” di Décines-Charpieu

Anche il comune di Décines-Charpieu (30mila abitanti circa) è un epicentro della comunità armena nell’area urbana di Lione.

Già sul tram che parte dalla stazione ferroviaria di Lyov-Part-Dieu si sente parlare armeno e il legame con il paese caucasico emerge entrando a Décines-Charpieu, dove un cartello segnala il gemellaggio del centro abitato francese con la città di Stepanavan.

Poche vie più in là la toponomastica suggerisce l’approcciarsi di una vera e propria petite Arménie. Dalla strada principale si svolta, infatti, prima su rue Wilson e poi su rue du 24 Avril 1915. Entrambe queste denominazioni richiamano eventi di oltre cent’anni fa ben presenti nella memoria collettiva degli armeni.

Il 24 aprile è la data in cui in Armenia e nel mondo si commemora il Medz Yeghern (grande crimine), il genocidio perpetrato dalle truppe ottomane in cui tra il 1915 e il 1917 caddero vittime oltre 1,5 milioni di civili, prevalentemente di etnia armena, oltre che greca e assira. Il presidente statunitense Woodrow Wilson (in carica dal 1913 al 1921) è invece guardato con grande rispetto da molti armeni, in quanto fu tra i leader internazionali che per primi si attivarono per alleviare le sofferenze delle vittime del genocidio e per il diritto all’autodeterminazione del loro paese.

Sulla rue du 24 Avril 1915 si trovano, nel giro di pochi metri, due chiese armene (una apostolica e una evangelica), un centro culturale – la Maison de la culture arménienne de Décines (MCA) – un monumento alle vittime del genocidio, oltre a una popolare scuola di ballo.

A raccontare a Meridiano 13 la storia della comunità armena di Décines-Charpieu, Jacques Etoyan, volontario alla MCA.

La presenza degli armeni nell’area è legata a stretto giro ai tragici eventi della Prima guerra mondiale. I reduci del genocidio arrivarono a Marsiglia, per poi risalire progressivamente la valle del Rodano e insediarsi a Lione dal 1925. Nel 1932 crearono un primo punto d’incontro, la Maison du Peuple (l’immagine di copertina di questo articolo ritrae l’interno dell’edificio costruito negli anni Trenta).

Da allora, spiega Etoyan, la comunità è cresciuta e ha partecipato alla vita di Décines-Charpieu. Negli anni Settanta altri gruppi di armeni, tra i quali il nostro interlocutore, sono arrivati in Francia dal Libano.

Proprio in quel periodo, nel 1978, la Maison du Peuple è stata rinnovata, assumendo la denominazione MCA e dotandosi di personale a tempo pieno per promuovere la cultura armena nella zona.

Negli anni Dieci una nuova evoluzione con la costruzione di un altro edificio grazie al supporto dello Stato e della comunità. Questa costruzione, decorata con le lettere dell’alfabeto armeno, oggi ospita il Centre national de la mémoire arménienne, con al suo interno un ristorante, una mediateca, uffici e una sala espositiva.

Il caratteristico edificio che ospita il Centre national de la mémoire arménienne e il ristorante Ara (Meridiano 13/Aleksej Tilman)

Diverse le attività organizzate per tenere viva la cultura armena: da un mercatino nel periodo di Natale, al pranzo annuale offerto agli anziani della comunità nel ristorante Ara, gestito dal Centro.

Viviamo in un ambiente armeno, ma ci evolviamo anche con la società francese, senza escludere nessuno.

Jacques Etoyan

Oltre alle sue istituzioni, a cambiare è anche la comunità armena di Lione. Negli ultimi vent’anni, infatti, sono arrivati in numero consistente armeni dall’Armenia. E, col tempo, l’apertura delle frontiere e di voli low cost diretti per Erevan, si sono rafforzati i rapporti con il paese caucasico da tutti considerato come una patria lontana… ma non più così tanto.

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Armenia tra storia e geopolitica (Chioggianotizie 16.03.26)

CHIOGGIA – Una sala San Filippo Neri al completo ha accolto l’ultimo appuntamento della rassegna “Orizzonti”, promossa dall’associazione NordEstSudOvest. Ospite della serata Pierpaolo Faggi, tra i più autorevoli geografi italiani e già docente di geografia umana all’Università di Padova, ha accompagnato il pubblico in un approfondito viaggio attraverso la storia e la geopolitica dell’Armenia.

Faggi ha spiegato come questo piccolo Paese del Caucaso, spesso percepito come periferico, sia in realtà da millenni un punto di incontro – e talvolta di scontro – tra Occidente e Oriente, tra Europa e Asia. Una posizione strategica che ha attirato l’interesse di grandi imperi del passato, dai romani ai persiani, dagli ottomani alla Russia zarista e poi sovietica. E che oggi continua a essere osservata con attenzione da potenze globali come Stati UnitiCinaRussia e India, interessate al ruolo dell’area come snodo economico e commerciale.

Uno dei passaggi più attesi dell’incontro ha riguardato la complessa vicenda del Nagorno Karabakh, regione a maggioranza armena all’interno dei confini dell’AzerbaigianFaggi ha ripercorso le tappe dei tre conflitti che hanno segnato il territorio – 19912020 e 2023 – illustrando le ragioni storiche, politiche ed etniche che rendono ancora oggi irrisolta la questione.

Non è mancato un riferimento alla diaspora armena, tema particolarmente sentito anche in Veneto. Il professore ha ricordato come proprio nella nostra regione si trovi una delle comunità armene più numerose d’Italia, erede di un legame antico che risale ai tempi della Serenissima e che continua a vivere attraverso scambi culturali e testimonianze storiche diffuse sul territorio.

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Armeni, identità e memoria (LeccePrima 16.03.26)

La città di Galatina si prepara ad accogliere un importante evento dedicato alla ricca cultura e alla millenaria storia degli Armeni. Occasione del convegno è la presentazione del libro del prof. armeno Kegham J. Boloyan, intitolato “Armeni, identità e memoria”, che si terrà il 26 marzo presso la Sala Pollio della Chiesa di San Biagio alle ore 18:30, e vedrà la partecipazione di studiosi, storici e rappresentanti della comunità armena, insieme a un momento di grande significato istituzionale.
L’evento sarà arricchito dalla presenza del Console della Repubblica Armena, Dario Rupen Timurian che sarà ricevuto dal Sindaco di Galatina dott. Fabio Vergine, in un incontro ufficiale a Palazzo Orsini volto a rafforzare i rapporti di amicizia e collaborazione tra le nostre comunità. Infatti, già nel 2018 l’Amministrazione comunale aveva riconosciuto il genocidio Armeno ( perpetrato dall’Impero ottomano tra il 1915 e il 1923 causando la morte di circa 3 milioni di persone per lo più cristiane) e nel 2019 è stata intitolata una strada cittadina dedicata ai “Martiri Armeni”.
Il convegno, organizzato dall’Ufficio Ecumenico dell’Arcidiocesi di Otranto e dal Centro Ecumenico Oikos “P. A. Lundin” di Galatina, si propone di approfondire le radici storiche, le tradizioni culturali e le sfide contemporanee dell’Armenia, offrendo al pubblico un’occasione unica di conoscere e valorizzare un patrimonio culturale di inestimabile valore.
PROGRAMMA
Ore 17:00 Palazzo Orsini – COMUNE DI GALATINA
Cerimonia di ricevimento del Console DARIO RUPEN TIMURIAN
ORE 18:00 Visita alla Strada cittadina intitolata ai “MARTIRI ARMENI”
ORE 18:30 Sala “Pollio” – Chiesa San Biagio – Galatina
Saluti istituzionali
Sindaco dott. FABIO VERGINE
don Pietro MELE direttore Ufficio Ecumenico
Intervento del Console DARIO RUPEN TIMURIAN
Dialogano con l’autore prof. KEGHAM BOLOYAN
ROSSELLA SCHIRONE
ANGELA MARIA RUTIGLIANO
ISABELLA OZTASCIYAN BERNARDINI D’ARNESANO
Nel corso della serata
– Presentazioni multimediali sulla cultura armena
– Tavola rotonda e confronto tra relatori e pubblico
– Momento di incontro e networking
L’evento è aperto a tutti e rappresenta un’occasione di promozione della diversità culturale e di rafforzamento dei legami tra le comunità.
Per ulteriori informazioni e aggiornamenti, si prega di contattare
Centro Ecumenico Oikos “P. A. Lundin” oikos.galatina@alibero.it


Armeni, identità e memoria
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