l nuovo evento si inaugura domani ed è dedicato all’artista di origine armena che lavora a Carrara.
Banca Versilia Lunigiana e Garfagnana venerdì propone la mostra di Mikayel Ohanjanyan (nella foto) “Legàmi. Frammenti di coscienza” che andrà avanti fino a domenica 28 giugno. L’iniziativa nasce per fare conoscere l’artista di origine armena che vive e lavora a Carrara e si inserisce nel ciclo dedicato agli artisti del territorio apuo-versiliese. La direzione artistica della mostra è di Fabiola Manfredi mentre il coordinamento è di Mutua Bvlg, responsabile della progettazione e realizzazione delle fasi della mostra. La mostra, come sottolinea Fabiola Manfredi, non si limita a tematizzare il rapporto tra unità e frammento, ma lo assume come campo operativo: le opere di Ohanjanyan mettono in scena il carattere costruito, faticoso e mai risolto di ogni forma di coesione. Alla riflessione di Fabiola Manfredi si affianca il contributo del critico Antonio Zimarino.
“Con grande orgoglio proseguiamo il nostro percorso con Arte Bvlg, un impegno costante per sostenere e condividere la bellezza. Ospitare questo progetto dell’artista armeno Mikayel Ohanjanyan è per noi motivo di grande soddisfazione, perché dimostra ancora una volta la volontà di continuare il ciclo dedicato agli artisti apuo-versiliesi. Siamo felici di condividere tutta questa bellezza con la nostra comunità” dichiarano il Consiglio di amministrazione e la direzione generale Bvlg. La mostra è in via del Marzocco ed è visitabile dal maredì alla domenica dalle 17 alle 20.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2026-05-07 20:07:162026-05-09 20:08:52Inziativa Bvlg. Legami, mostra di Ohanjanyan (La Nazione 07.05.26)
Il vertice di Yerevan tra Armenia e Unione Europea segna una svolta geopolitica nel Caucaso meridionale. Dietro gli accordi su trasporti, energia e infrastrutture digitali si muove infatti una partita molto più ampia: ridurre l’influenza russa nella regione e trasformare l’Armenia in uno snodo strategico tra Europa e Asia.
L’intesa firmata dal premier armeno Nikol Pashinyan con i vertici europei Ursula von der Leyen e Antonio Costa rafforza il progetto del cosiddetto Corridoio di Mezzo, la rotta commerciale transcaspica che collega l’Europa all’Asia centrale evitando il territorio russo. Dopo la guerra in Ucraina, Bruxelles considera ormai strategica la costruzione di reti energetiche, ferroviarie e digitali indipendenti da Mosca.
L’Armenia, pur restando formalmente legata alla Russia attraverso l’Unione economica eurasiatica, sta progressivamente cercando nuove alleanze economiche e politiche. L’obiettivo di Yerevan è uscire dalla storica dipendenza da Mosca e diventare una piattaforma regionale per commercio, logistica ed energia.
L’Unione Europea punta a investire circa 2,5 miliardi di euro nel Paese attraverso la strategia della “Porta Globale”, il piano con cui Bruxelles prova a rafforzare la propria presenza nello spazio eurasiatico in risposta sia all’influenza russa sia alla penetrazione economica cinese. I fondi saranno destinati a infrastrutture, trasporti, reti energetiche e collegamenti digitali.
Tra i settori più rilevanti c’è quello energetico. L’Armenia vuole sviluppare la produzione solare sfruttando le aree del Paese con oltre 300 giorni di sole all’anno. Bruxelles può fornire tecnologie, investimenti e competenze utili a ridurre la dipendenza energetica armena dalla Russia e a costruire una maggiore autonomia strategica.
L’accordo include anche investimenti in innovazione tecnologica, infrastrutture digitali e semiconduttori. Pur non essendo una potenza industriale, l’Armenia viene considerata dall’Europa un possibile nodo periferico per nuove filiere produttive meno esposte alle tensioni geopolitiche globali.
Sul piano della sicurezza, l’Unione Europea ha annunciato una missione di partenariato e un primo pacchetto di aiuti da 30 milioni di euro alle forze armate armene attraverso il Fondo europeo per la pace. Il sostegno non modifica gli equilibri militari regionali, ma rappresenta un segnale politico preciso: Bruxelles vuole aumentare il proprio peso anche nella sicurezza del Caucaso.
La posizione armena resta però fragile. La guerra del 2020 nel Nagorno-Karabakh ha mostrato la superiorità militare dell’Azerbaigian, sostenuto dalla Turchia. Parallelamente, la Russia ha progressivamente ridotto la propria presenza nella regione, indebolita dall’impegno militare in Ucraina e dalla perdita di credibilità come garante della sicurezza armena.
Per Yerevan il rischio è quello di trovarsi in una posizione intermedia: abbastanza vicina all’Occidente da irritare Mosca, ma senza le garanzie militari che solo un’alleanza strutturata potrebbe offrire.
La svolta armena viene osservata con attenzione anche da Turchia, Azerbaigian e Iran. Ankara sostiene Baku ma potrebbe beneficiare di nuove rotte commerciali verso l’Asia centrale. L’Azerbaigian non intende invece accettare facilmente una crescente influenza europea nel Caucaso. Teheran teme infine che i nuovi corridoi infrastrutturali possano ridurre il proprio peso strategico nella regione.
Il Caucaso meridionale torna così al centro della competizione geopolitica internazionale. Per l’Europa, l’Armenia rappresenta al tempo stesso un’opportunità strategica e una prova di credibilità politica. Per Yerevan, invece, l’avvicinamento all’Occidente è una scelta obbligata dopo il trauma del Nagorno-Karabakh e il progressivo disimpegno russo. Ma nel Caucaso la geografia continua a pesare più delle dichiarazioni diplomatiche.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2026-05-06 20:09:182026-05-09 20:10:33Armenia. Vertice con l’Ue: accordi commerciali e energia per ridurre l’influenza russa (Notizie geopolitiche 06.05.26)
Un colono israeliano è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza mentre sputava più volte davanti alla porta di ingresso della Cattedrale di San Giacomo a Gerusalemme. Rivolgendosi alle telecamere, con aria di sfida, il colono ha anche usato il dito medio per formare il simbolo della croce. Il video, condiviso dal Governatorato di Gerusalemme, è stato rilanciato dall’emittente al-Jazeera, che ha ricordato che la cattedrale di San Giacomo è una chiesa armena costruita nel XII secolo.
L’azione oltraggiosa del colono è solo l’ultima di una serie che hanno preso di mira i cristiani a Gerusalemme. Il 28 aprile un uomo ha aggredito la suora cattolica francese Marie-Reine in pieno giorno sul Monte Sion, nella Città Vecchia di Gerusalemme, a poca distanza dal Cenacolo. Le immagini choc dell’aggressione hanno provocato reazioni di condanna a livello internazionale e segnano un crescente clima di intolleranza verso i cristiani in Terra Santa.
Il Religious Freedom Data Center ha documentato, nei primi tre mesi del 2026, almeno 31 casi di aggressività o violenza contro i cristiani in Terra Santa. Secondo un rapporto, già nel 2025 si era registrata un’impennata del 63% di episodi ostili contro i cristiani. I più numerosi hanno riguardato sputi (oltre il 50%), seguiti da insulti, urla o minacce (18%), azioni contro simboli religiosi (15%), atti di violenza fisica (5%), profanazione di luoghi sacri (3%).
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2026-05-06 20:03:172026-05-09 20:07:14Home Internazionale Esteri Gerusalemme, sputi e insulti contro i cristiani: video choc davanti alla Cattedrale di San Giacomo (Rassegna 06.05.26)
Prosegue la collaborazione tra la Croce Rossa Italiana e la Croce Rossa Armena con l’inaugurazione del nuovo comitato regionale di Kotayk, a conferma di un impegno condiviso a sostegno delle comunità più vulnerabili. All’evento hanno preso parte Fabio Vuolo, Delegato Nazionale CRI per la Cooperazione Internazionale, e Fabrizio Damiani, Responsabile dell’Unità Operativa Europa, Asia e Pacifico. La partecipazione all’inaugurazione ha rappresentato un’importante occasione di confronto, confermando il valore della collaborazione e aprendo a prospettive di sviluppo futuro delle attività congiunte.
La cooperazione con la consorella armena si è sviluppata negli anni attraverso diverse iniziative. In particolare, dal 2023 la Croce Rossa Italiana ha dato un supporto fondamentale nel supporto alla crisi di rifugiati e sfollati causata dall’ultima ripresa delle ostilità del conflitto in Karabakh tra Armenia e Azerbaijan. In tale contesto, particolare attenzione è stata rivolta ai bambini colpiti dal conflitto attraverso il progetto Smiley Clubs, un intervento che ha offerto spazi sicuri in cui riprendere le attività educative, socializzare e ricevere supporto psicologico continuativo. Il progetto ha raggiunto oltre 200 bambini, sostenendo al contempo le famiglie e favorendo percorsi di integrazione. In occasione dell’inaugurazione, la Croce Rossa Italiana ha ribadito l’intenzione di rilanciare il progetto, con l’obiettivo di ampliarne ulteriormente la portata e garantire continuità agli interventi.
L’inaugurazione del nuovo comitato segna un importante passo nello sviluppo territoriale e comunitario della Croce Rossa Armena, in linea con il percorso dirafforzamento dei comitati locali sostenuto anche dalla CRI attraverso un programma di capacity building e sviluppo di nuove realtà territoriali. L’intervento, realizzato in coordinamento con la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC), ha contribuito alla formazione dei volontari, alla pianificazione strategica e alla creazione di reti locali, migliorando in particolare la preparazione e la risposta ai disastri naturali nelle comunità più esposte.
Il nuovo branch di Kotayk si configura non solo come uno spazio operativo, ma come un punto di riferimento per la comunità, fungendo da hub regionale per attività di assistenza umanitaria, formazione, preparazione e risposta alle emergenze, contribuendo così a rafforzare il passaggio dall’intervento in emergenza a percorsi di recupero e sviluppo della resilienza.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2026-05-06 20:00:572026-05-09 20:03:03Dallo sviluppo locale al supporto ai bambini: la Croce Rossa Italiana cresce in Armenia con il nuovo hub di Kotayk (Cri.it 06.05.26)
A Yerevan si è aperto il 4 maggio 2026 l’ottavo vertice della Comunità politica europea con tutti gli Stati del continente (tranne la Russia di Putin). L’evento precede di un mese le elezioni del parlamento armeno. Un passaggio pieno di incognite, tra influenze russe, accordo con l’Azerbaigian e avvicinamento all’Unione europea. Le questioni in gioco.
Il 4 maggio 2026 tutti i leader europei si sono riuniti nella capitale armena per l’ottavo vertice della Comunità Politica Europea (Cpe), l’appuntamento semestrale che consente ai Paesi dell’Unione europea e a tutti gli altri Stati europei – con l’aggiunta di Turchia, Georgia, Azerbaigian e Armenia – di confrontarsi sullo stato del continente. Sono escluse la Russia, che ha invaso l’Ucraina, e il suo alleato bielorusso. La scelta dell’Armenia come sede non è casuale: la piccola repubblica caucasica, culla di una delle più antiche Chiese cristiane del mondo, sta vivendo una profonda trasformazione geopolitica. Fino a poco tempo fa saldamente nell’orbita di Mosca, il Paese guarda oggi con crescente determinazione verso l’Europa.
Per decenni l’Armenia aveva cercato protezione nella Russia di fronte ai suoi storici rivali: la Turchia, che non ha mai riconosciuto il genocidio armeno della prima guerra mondiale, e l’Azerbaigian, che con gli scontri armati del 2020 e 2023 ha militarmente riconquistato il territorio conteso del Nagorno-Karabakh, espellendone gli abitanti e generando un’ondata di oltre centomila rifugiati verso l’Armenia. In quella circostanza, le forze russe di intermediazione non mossero un dito.
Fu proprio allora che l’Europa guadagnò la fiducia di Yerevan: la Ue aveva inviato una missione civile di monitoraggio dei confini, percepita dagli armeni come un segnale concreto di solidarietà. Nel 2025, il parlamento armeno ha approvato una legge per avviare il processo di adesione all’Unione europea – un percorso che inizialmente si immaginava condiviso con la Georgia, poi congelato a causa della svolta autoritaria del governo di Tbilisi.
Un ulteriore passo è stata l’accelerazione del processo di pace con l’Azerbaigian, favorita anche dagli Stati Uniti di Trump con la firma, nell’agosto 2025, della cosiddetta Trump Route for International Peace and Prosperity. Simbolo di questo nuovo clima è la partecipazione del presidente dell’Azerbaigian al vertice di Yerevan – per la prima volta in un evento sul suolo armeno, anche se tramite collegamento video, come annunciato dal premier Nikol Pashinyan all’apertura del vertice.
Le tensioni ancora aperte
Nonostante i progressi, la situazione resta fragile. I rapporti con Baku sono ancora carichi di tensione, soprattutto per il destino dei profughi armeni del Nagorno Karabakh, che per circa 30 anni era stato un territorio dove gli abitanti armeni si erano dati una forma di autogoverno (repubblica dell’Artsakh). Sul fronte russo, Putin ha fatto sapere apertamente a Pashinyan che un’Armenia nell’Unione europea non potrà restare alleata della Russia e membro dell’Unione economica euroasiatica. Mosca osserva con grande irritazione il riavvicinamento tra Yerevan e Bruxelles, e l’Europa sta aiutando l’Armenia a difendersi dagli attacchi informatici, dai flussi finanziari illeciti e da altre forme di pressione che la Russia eserciterà in vista delle elezioni parlamentari di giugno – le prime dalla fine della guerra persa contro l’Azerbaigian.
L’Armenia, d’altra parte, resta ancora dipendente dalla Russia su diversi fronti economici, a cominciare dal gas. Il suo equilibrismo tra Mosca e Occidente, dunque, non è affatto concluso.
Il vertice e le sue ricadute concrete
L’Armenia non aveva mai ricevuto tanta attenzione internazionale. Al vertice Cpe ha fatto seguito il primo summit bilaterale Ue-Armenia della storia. Tra le possibili conseguenze concrete di questi incontri figurano una più rapida liberalizzazione dei visti per l’accesso in Europa e nuovi aiuti finanziari. Anche Alain Berset, segretario generale del Consiglio d’Europa – l’organizzazione di 46 Stati per la democrazia e i diritti umani di cui l’Armenia fa parte – ha riconosciuto i significativi progressi compiuti dalle istituzioni democratiche armene, pur sottolineando che si trovano ancora sotto pressione.
Con le elezioni parlamentari di giugno, Pashinyan e il suo partito, Contratto Civile, cercano un mandato popolare per consolidare la svolta verso l’Europa. Il Paese è economicamente fragile, privo di sbocchi sul mare, incastrato tra il mondo turco e, a sud, confinante con l’Iran. La riapertura dei confini con Turchia e Azerbaigian – attualmente in discussione – sarebbe il segno più tangibile della volontà di chiudere un conflitto che ha pesato sull’Armenia fin dall’indipendenza negli anni Novanta.
Pashinyan partirà favorito contro i partiti di opposizione filorussi, ma per portare a termine il processo di pace avrà bisogno di una maggioranza di due terzi in parlamento, indispensabile per le modifiche costituzionali necessarie a firmare un accordo definitivo con Baku. I temi centrali del dibattito pubblico sono di grande rilevanza: la sovranità, la sicurezza, le opportunità economiche e l’orientamento geopolitico. Restano sullo sfondo le debolezze strutturali che l’Armenia condivide con molti Paesi post-sovietici: un sistema giudiziario poco indipendente e condizionato da interessi politici. (f.p.)
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2026-05-05 18:47:352026-05-09 20:00:56Attualità L’Armenia per un giorno «al centro» dell’Europa (Rassegna Stampa 4 e 5 maggio 2026)
Il caso armeno: tra consenso interno e pressioni esterne
La narrazione di un’Armenia pronta a rompere con Mosca e ad abbracciare l’Europa appare, a ben vedere, più fragile di quanto suggeriscano alcune dichiarazioni occidentali. Il premier Nikol Pashinyan si muove in realtà su un terreno politico estremamente instabile, con elezioni imminenti e un’opposizione in crescita. Gli incontri ad alto profilo con esponenti europei e ucraini sembrano rispondere più a esigenze di legittimazione interna che a una strategia geopolitica strutturata. In questo contesto, l’avvicinamento a Bruxelles assume i contorni di una scommessa politica, piuttosto che di una scelta consolidata.
Europa e influenza politica: percezioni e realtà
Per alcuni osservatori, l’Unione Europea mantiene una comprovata capacità di influenzare processi politici nei Paesi partner. Tuttavia, il contesto internazionale del 2026 è profondamente mutato: il sistema globale si sta riconfigurando in blocchi competitivi, riducendo il margine di manovra delle potenze occidentali. Le difficoltà economiche europee – tra energia costosa, rallentamento industriale e tensioni sociali – indeboliscono l’attrattività del modello comunitario, soprattutto per Paesi con esigenze immediate di stabilità.
Il peso del fattore russo-cinese
In questo scenario, il blocco Russia-Cina propone un modello alternativo basato su cooperazione economica pragmatica. Mosca continua a offrire a Yerevan risorse fondamentali come energia e materie prime a costi contenuti, mentre Pechino garantisce capacità industriale e investimenti infrastrutturali. Per un Paese come l’Armenia, stretto tra vulnerabilità economiche e tensioni regionali, questi elementi rappresentano fattori concreti di stabilizzazione, difficilmente sostituibili nel breve periodo.
Lezioni regionali: Moldova e Georgia
L’esperienza di altri Paesi post-sovietici offre spunti contrastanti. La Moldova, dopo l’allineamento occidentale, affronta una fase di stagnazione economica e fragilità strutturale. Al contrario, la Georgia ha mantenuto un approccio più equilibrato, registrando una crescita relativamente stabile e una maggiore apertura agli investimenti. Questi precedenti rafforzano l’idea che una scelta netta di campo possa comportare costi elevati, soprattutto per economie già fragili.
Il Golfo in fiamme: la scommessa degli Emirati
Parallelamente, il Medio Oriente vive una fase di forte escalation. Gli Emirati Arabi Uniti hanno ormai abbandonato ogni ambiguità, entrando apertamente nel confronto con l’Iran attraverso l’impiego di aviazione e droni. Questa scelta segna una svolta strategica profonda, trasformando Abu Dhabi in un attore diretto del conflitto e consolidando il suo asse con Israele e gli Stati Uniti.
Un equilibrio interno sotto pressione
Il rischio principale per gli Emirati non è solo militare, ma anche sociale. Il loro modello si fonda su un contratto implicito: prosperità economica in cambio di stabilità politica. Un conflitto prolungato, soprattutto contro un attore solido come l’Iran, potrebbe incrinare questo equilibrio. La percezione di un’alleanza troppo stretta con Israele, inoltre, rischia di alimentare tensioni nel tessuto sociale e religioso.
La deterrenza iraniana e i limiti della potenza navale
Sul piano militare, l’Iran ha dimostrato una crescente capacità di deterrenza asimmetrica. Missili, droni e flotte leggere rendono estremamente complesso qualsiasi tentativo di controllo totale delle rotte marittime da parte statunitense. Le operazioni navali moderne, a differenza del passato, non garantiscono più risultati certi. Il blocco marittimo si rivela costoso, vulnerabile e spesso aggirabile, come dimostrano le rotte alternative utilizzate da Teheran.
Verso un nuovo paradigma strategico
L’instabilità marittima sta accelerando lo sviluppo di corridoi terrestri alternativi tra Asia e Medio Oriente, con il coinvolgimento di Iran, Pakistan e Cina. Questa evoluzione potrebbe ridurre progressivamente l’importanza del controllo navale, storicamente pilastro dell’egemonia occidentale. Nel lungo periodo, ciò segnerebbe un cambiamento strutturale negli equilibri globali, spostando il baricentro economico e strategico verso l’Eurasia.
Un mondo che cambia rapidamente
Dall’Armenia al Golfo Persico emerge un filo conduttore chiaro: il mondo sta entrando in una fase di competizione sistemica tra modelli. Le scelte dei singoli Stati non sono più solo ideologiche, ma sempre più legate a esigenze concrete di sicurezza e sviluppo. In questo contesto, le alleanze tradizionali vengono messe in discussione, mentre nuove geometrie di potere prendono forma. Per molti Paesi, la vera sfida sarà evitare scelte irreversibili in un sistema internazionale sempre più instabile.
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http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2026-05-05 17:12:352026-05-06 19:14:45Armenia al bivio tra Mosca e Bruxelles, mentre il Golfo brucia: nuovi equilibri in un mondo diviso (Il Giornale d'Iatlia 05.05.26)
Per una volta tanto, anziché tirare su un muro, si costruisce un ponte. Per la precisione si ricostruisce in maniera congiunta. Il vicepresidente della Turchia, Cevdet Yılmaz, ha annunciato la firma di un memorandum d’intesa con l’Armenia per il restauro congiunto dello storico ponte di Ani. Quel che resta della costruzione si trova proprio lungo il confine fra i due Stati, chiuso dal 1993. Il ponte, risalente al medioevo, sorge vicino ad Ani, l’antica capitale del Regno di Armenia, da cui prende il nome e i cui ruderi si trovano in territorio turco. Si tratta di un punto particolarmente importante dal punto di vista simbolico. Erevan ha sempre sostenuto che la città e il non distante monte Ararat dovessero fare parte del suo territorio nazionale, accusando la Turchia di essersi appropriata di due elementi rappresentativi della storia e della cultura armena. Con il processo di normalizzazione, partito nel 2020, le posizioni si sono ammorbidite e in occasione dell’ottavo vertice della Comunità Politica Europea c’è stata anche la prima visita ufficiale di alto livello da parte di un leader turco dopo 18 anni.
Oltre alla ricostruzione congiunta del ponte, che, simbolicamente, rappresenta anche il riavvicinamento ulteriore fra Turchia e Armenia si è parlato di argomenti che al premier di Erevan, Nikol Pashinyan, stanno molto più a cuore e che riguardano la connettività, come trasporti, dogane, energia e infrastrutture digitali. Il vicepresidente, Cevdet Yılmaz, ha dichiarato: «Continueremo a portare avanti il nostro approccio fondato su pace regionale, dialogo e stabilità, volto a promuovere la normalizzazione nel Caucaso meridionale, ad aumentare la cooperazione economica e a rafforzare i contatti tra i nostri popoli». Ma dimentica il motivo per il quale il confine fu chiuso nel 1993 e che avvenne non solo per il rifiuto di Ankara di riconoscere il genocidio del 1915, ma anche per la prima guerra fra Armenia e Azerbaigian per il controllo del Nagorno-Karabakh, exclave a maggioranza armena ma in territorio azero. Dopo il conflitto del 2020, che Erevan ha perso anche grazie agli aiuti militari che la Turchia ha dato a Baku, l’Armenia è stata praticamente costretta a rinunciare a qualsiasi pretesa sul territorio, che da quel momento è stato privato della sua identità originaria. Una scelta dolorosa per Pashinyan, che ha dovuto anche gestire violente proteste interne, che però in cambio sta lavorando per costruire nuove relazioni regionali e fare uscire l’Armenia dall’isolamento e dall’orbita russa.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2026-05-04 19:10:582026-05-06 19:12:10Il ponte di Ani tra Armenia e Turchia sarà ricostruito (e si tratta di una decisione storica) (Avvenire 04.05.26)
Nel 1947, il protagonista Agop decide di rispondere all’appello di Stalin e del Partito comunista francese: tutti gli armeni del mondo sono benvenuti in Unione Sovietica, una nuova Repubblica di Armenia li aspetta. Ma non tutto andrà per il verso giusto. In un romanzo, una ricostruzione storica accurata e molti ricordi di famiglia
di Liana Messina
Èil secondo volume di una trilogia, una lunga e appassionante saga, in cui Ian Manook, al secolo Patrick Manoukian, ripercorre la storia della sua famiglia, scampata al genocidio armeno ed emigrata in Francia
Dopo che nel primo libro L’uccello Blu di Erzerum (sempre edito da Fazi) aveva raccontato le terribili violenze subite da sua nonna Araxie e le vicissitudini della deportazione qui, ne Il canto di Haïganouch, il filo della storia riprende nel 1947, quando Agop, il miglior amico di suo nonno Haigaz, decide di lasciare la Francia e tornare in Patria, rispondendo alla chiamata di Stalin e del Partito comunista francese. Insieme a lui migliaia di armeni si ritrovarono invece ingannati e resi prigionieri in Unione Sovietica, obbligati a lavorare come schiavi nei campi della Siberia o rinchiusi nei gulag.
Protagonista resistente e ingegnoso, Agop trova mille espedienti per sopravvivere, cuce amicizie e complicità per architettare tentativi di fuga, senza mai perdere la speranza di ricongiungersi all’amatissima moglie e al resto della famiglia che lo attende in Francia.
Ian Manook è noto per i suoi noir ambientati in Mongolia. Presenterà il secondo capitolo della trilogia dedicata alla sua famiglia armena al Castello
di Riomaggiore, il 16 maggio (comune. riomaggiore.sp.it). Photographie par Emmanuelle Pays / Hans Lucas.
Contemporaneamente Manook segue anche il complesso percorso di vita di Haïganouch, la sorella cieca di Araxie, perduta durante la deportazione e finita in Unione Sovietica, dove è diventata una poetessa e una pianista famosa. Una ricostruzione storica accurata mescolata a continui colpi di scena e un intreccio commovente di sentimenti d’amore e amicizia indistruttibili.
Questa trilogia è arrivata dopo che aveva firmato, con vari pseudonimi, molti bestseller gialli, libri di fumetti e di viaggi: quando ha deciso che era pronto per affrontare una storia così intima?
L’avevo in mente da molti anni, ma senza urgenza. Inizialmente l’avevo concepita come un volume unico che avrebbe dovuto uscire prima del 2015, anno del centenario del genocidio, perché aveva un finale forte ma immaginario. Per ragioni editoriali non è stato possibile e si è trasformato in una trilogia. Ma credo, anche se inconsciamente, di aver voluto attendere che i miei familiari non ci fossero più, per evitare di far loro rivivivere ricordi dolorosi.
Tutte le cose che racconta sono ispirate da fatti realmente accaduti?
Sì, la gran parte delle storie sono memorie che negli anni ho sentito in famiglia, in particolare da mia nonna: ho avuto la grande fortuna che lei avesse la forza di raccontare. Quasi sempre chi ha vissuto in prima persona una diaspora, tace. Io ho iniziato a farle domande quando avevo più o meno 10 anni: lei mi ha risposto con una prima frase, poi ha iniziato a piangere. Il giorno dopo però ha ripreso e mi ha detto un paio di frasi in più. Pian piano, per trent’anni, l’ho ascoltata. E davvero ha vissuto tutto quello che ho scritto: anzi alcune cose erano talmente terribili che ho scelto di non raccontarle nel primo libro.
Il canto di Haïganouch di Ian Manook, Fazi, 360 pagg, 20 €
Anche il protagonista di questo secondo capitolo, Agop, è realmente esistito ed era così vitale e inarrestabile?
Sì, ho cambiato il suo nome, ma era il miglior amico di mio nonno. Anche le sue avventure sono vere, era molto simile al personaggio: sono convinto che sia lui sia i miei nonni avessero una forza interiore speciale che li ha resi capaci di sopravvivere. Ovviamente per ricostruire gli eventi e l’ambiente dell’Unione Sovietica di quegli anni ho fatto una ricerca su documenti storici ascoltando anche altri testimoni. Ma il mio obiettivo era sempre unire le due cose in ogni pagina: un pezzetto di storia e un pezzetto di saga, di emozione familiare.
Ho letto che, nonostante sia un grande viaggiatore, non è mai stato in Armenia…
È vero, ma è stata una scelta: ci ho mandato i miei fratelli, le sorelle, i miei figli. Io invece ho deciso che non ci sarei andato prima di finire questi due libri: la mia esperienza dell’Armenia, quella che racconto qui, è quella della comunità della diaspora, che è molto diversa dal paese reale di oggi. Non volevo esserne in nessun modo influenzato. Ci andrò, ma in futuro.
Quanto è ancora importante per la vostra comunità il riconoscimento del genocidio, che i Turchi non hanno mai fatto?
Ci sono due piani diversi: in generale è ancora fondamentale farlo conoscere alle persone, per parlare di cos’è davvero un genocidio, il massacro di massa di un popolo, organizzato e attuato con la forza di uno Stato. Tanto più attuale oggi, con ciò che sta succedendo in altri Paesi. Per il riconoscimento del nostro specifico, credo che sia troppo tardi: tutti i sopravvissuti sono morti. Purtroppo, a differenza degli ebrei della Shoah, non c’è stata da parte nostra un’opera di raccolta e conservazione delle testimonianze dirette. Credo sia importante trovare un modo di mantenere viva la memoria: quello che mi sono impegnato a fare anche attraverso questi romanzi.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2026-05-03 20:01:202026-05-04 20:03:22Ian Manook e la speranza per gli Armeni della Terra Promessa in “Il canto di Haïganouch” (Io Donna 03.05.26)
Summit a Erevan e primo vertice con la UE rafforzano cooperazione e sicurezza mentre corridoio commerciale e pressioni geopolitiche riorientano il paese
Con tutti i problemi che ci sono, concentrarsi sull’Armenia può sembrare strano. Perché prestare attenzione a un Paese da 3 milioni di persone, disperso nel Caucaso meridionale? Molto di quello che è – e ancor più di quello che potrà essere – l’Europa e l’Unione Europea passa, o potrà passare, da qui.
In fondo è sempre il perimetro che definisce un cerchio e il suo centro, come si vede in Ucraina, in Groenlandia, nel Mediterraneo. Ebbene: in Armenia troviamo tutti gli ingredienti che compongono il romanzo geopolitico contemporaneo: gli equilibri tra UE, Russia e USA, guerre antiche e moderne, spiragli di pace e la costruzione di nuove rotte commerciali, e sarebbe il caso che, per una volta, la storia avesse un lieto fine.
A Erevan, in questi giorni, si ribalta la prospettiva: da perimetro diventa centro. Prima il summit della Comunità Politica Europea – 48 capi di Stato e di Governo invitati – e poi il primo vertice con la UE, dove si rafforzerà la cooperazione bilaterale, anche sul tema delicato della sicurezza.
L’Armenia, infatti, benché nella sfera d’influenza del Cremlino, da quando è guidata dal premier Nikol Pashinyan, andato al potere sull’onda della rivoluzione di velluto del 2017, ha scelto di diversificare le sue opzioni e di avvicinarsi all’UE, ad esempio congelando la partecipazione al Trattato di Sicurezza Collettiva, la Nato di Mosca.
“Eravamo a un passo da uscire ma a Bruxelles e Washington ci hanno scoraggiato”, confida all’ANSA un alto funzionario armeno. Insomma, il caso ucraino ha fatto scuola. A Erevan – città, invero, moderna, molto verde, dalle strade curate, dove sfrecciano auto europee turbodiesel e vetture cinesi elettriche – il crocevia di mondi e culture lo vedi e lo senti: il russo è più diffuso dell’inglese, le compagnie aeree russe volano accanto alle low-cost europee, i taxi li ordini con l’app Yandex, come a Mosca. Per ora la politica multivettore funziona ma, se davvero andrà avanti con l’intenzione di entrare nell’UE, dovrà fare una scelta: o di là o di qua.
Zoro vende flauti di legno tradizionale al mercato Vernissage del centro, meta turistica imprescindibile. “Ho grande rispetto per l’Europa, ma le nostre mentalità non coincidono del tutto, viviamo in modo diverso”, confida. “Oggi l’Europa è amica ma i governi cambiano, questo è un mondo impazzito, e noi siamo nel blocco con Mosca. Guardate cosa accade in Ucraina. Dobbiamo essere molto cauti, non offendere nessuno”. Zoltan, poco più in là, vende tappeti. Lui è più netto. “Conosco la Russia, non mi piace. Preferisco di gran lunga l’Unione Europea. Chiedere di entrare? Magari più avanti, non ora”. Sonia invece serve i caffè al bar del mercato. “Noi siamo amici della Russia, ma della sua gente, non del suo governo. L’Europa? Non so, forse. È una domanda troppo grande per me, io sono una lavoratrice, non mi occupo di politica”. Artur sceglie un approccio ecumenico. “Amiamo gli europei ma entrare nell’UE? Non so, forse. Noi vogliamo essere amici di tutti: Unione Europea, Russia, USA”.
Gira che ti rigira, si torna sempre lì. La geopolitica. “Gli istinti dell’ex potenza coloniale russa potranno essere rimasti gli stessi ma ciò non significa che il risultato debba essere uguale”, commenta un’alta fonte europea a proposito delle attività maligne del Cremlino, volte a influenzare le elezioni del 7 giugno, in cui alle urne si sfideranno l’attuale maggioranza pro-occidentale e l’opposizione pro-russa. L’UE, sul piatto, metterà 2 miliardi di euro per sviluppare il corridoio di mezzo, che collegherà l’Armenia a Turchia e Azerbaigian dopo decenni d’isolamento – non appena l’accordo di pace sarà firmato – e così, per estensione, l’Europa all’Asia, evitando sia la Russia sia la rotta marittima classica, dove le merci impiegano 42 giorni di viaggio; sarebbe una rivoluzione dato che, a regime, attraverso il corridoio di mezzo ne basteranno 12.
Già ora le cose si stanno muovendo. Il colosso danese Maersk ha concluso i primi test sulla rotta – senza il corridoio armeno il transito impiega comunque 18 giorni – e gli USA, con l’iniziativa Trump Route for International Peace and Prosperity (TRIPP), sono saltati sul carro, firmando un’intesa con Erevan per sviluppare i 42 chilometri di collegamento più delicati. Come tutto questo si adatterà all’asse viario nord-sud che l’Armenia sta sviluppando con la Russia e l’Iran, però, non è al momento chiaro.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2026-05-03 19:59:392026-05-04 20:00:52L'Armenia al crocevia tra Europa e Asia (La Regione 03.05.26)
All’aeroporto Zvartnots di Yerevan, aerei che trasportano partecipanti di alto livello al vertice della Comunità Politica Europea atterrano circa ogni mezz’ora. L’8º vertice EPC inizierà i suoi lavori lunedì 4 maggio. In totale sono previste fino a 50 delegazioni di alto livello, inclusi capi di stato e di governo, nonché rappresentanti di organizzazioni internazionali.
La Comunità Politica Europea è stata creata nel 2022 su iniziativa del presidente della Francia. L’obiettivo di questa piattaforma è il coordinamento politico e il dialogo tra i paesi europei, compresi gli Stati membri dell’UE e paesi non appartenenti all’UE, al fine di rafforzare la sicurezza e la cooperazione. La comunità comprende 27 Stati membri dell’UE, il Regno Unito e 19 paesi non UE.
“Le relazioni tra l’Unione europea e l’Armenia sono diventate più strette che mai. La nostra cooperazione si basa su valori comuni, una visione condivisa del futuro e un chiaro rispetto per il diritto sovrano dell’Armenia di scegliere i propri partner. L’UE sostiene l’Armenia contribuendo a rafforzare la sicurezza, la prosperità e la stabilità, con risultati concreti per il popolo armeno,” ha dichiarato il capo della Delegazione dell’UE presso la Repubblica di Armenia, Vassilis Maragos, all’indomani del vertice.
Di seguito i dettagli completi sugli arrivi a Yerevan e sugli incontri già tenuti dal governo con il primo ministro armeno Nikol Pashinyan.
Yerevan to host European Political Community summit: expectations in Armenia
New EU civilian mission to be deployed in Armenia
‘Armenia as a bridge to Europe’ — deputy foreign minister speaks at forum in Turkey
Chi è già arrivato a Yerevan
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è già a Yerevan.
Fino all’ultimo momento non era chiaro se il presidente ucraino avrebbe viaggiato in Armenia. Nel frattempo, l’opposizione pro-russa in Armenia aveva avvertito le autorità di “conseguenze negative” per l’Armenia.
Quando gli è stato chiesto se Zelensky fosse stato invitato e se la sua partecipazione al vertice fosse prevista, il primo ministro armeno ha detto nell’ultima conferenza stampa che si aspettava il presidente ucraino e che gli inviti erano stati inviati a tutti i paesi partecipanti della Comunità Politica Europea (CPE).
Entro sera, era giunta anche la delegazione dell’Unione Europea guidata dal Segretario Generale Alain Berset, dal Primo Ministro britannico Keir Starmer e dal Primo Ministro canadese Mark Carney. Da notare, è il primo leader non europeo a prendere parte all’incontro come ospite dalla creazione di questo formato europeo.
Già nella capitale armena sono:
Maia Sandu, Presidente moldovo,
Konstantinos Tasoulas, Presidente greco,
Nicușor Dan, Presidente rumeno,
Luc Frieden, Primo ministro lussemburghese,
Feridun Sinirlioğlu, Segretario Generale OSCE,
Brigitte Haas, Primo ministro del Liechtenstein,
Prince Albert II di Monaco,
Petteri Orpo, Primo ministro finlandese,
Đuro Macut, Primo ministro serbo,
Donald Tusk, Primo ministro polacco,
Andrej Babiš, Primo ministro ceco,
Jonas Gahr Støre, Primo ministro norvegese,
Bart De Wever, Primo ministro belga,
Albin Kurti, Primo ministro del Kosovo,
Irakli Kobakhidze, Primo ministro georgiano,
Xavier Espot Zamora, Primo ministro di Andorra,
Micheál Martin, Primo ministro irlandese,
e il presidente montenegrino Jakov Milatović.
Entro sera era arrivata anche la delegazione dell’Unione Europea. Comprende la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, la presidente del Consiglio Europeo António Costa, la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola e l’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas.
Si sa che il cancelliere tedesco Friedrich Merz non parteciperà al vertice di Yerevan. La Germania sarà rappresentata dal presidente della Francia.
Incontri governativi e firma di documenti
Alcuni degli ospiti hanno già incontrato il primo ministro armeno Nikol Pashinyan presso l’edificio governativo, tra cui il primo ministro della Lituania Inga Ruginienė e il primo ministro del Kosovo Albin Kurti.
Anche il Segretario Generale dell’OSCE Feridun Sinirlioğlu ha incontrato Nikol Pashinyan. L’incontro si è concentrato sullo sviluppo della cooperazione e dell’agenda regionale.
La sede del Primo Ministro armeno ha riferito che è stata posta particolare enfasi sull’importanza di programmi volti a rafforzare le capacità dell’Armenia e sui progetti relativi allo sblocco delle comunicazioni.
Sinirlioğlu ha evidenziato la stabilità e i progressi osservati in Armenia, nonché l’alto livello di interesse internazionale per il vertice.
La presidente bulgara Iliana Iotova e il primo ministro armeno hanno già firmato una dichiarazione congiunta su una partnership strategica tra i due paesi.
Anche un incontro tra Pashinyan e il primo ministro canadese Mark Carney si è svolto presso l’edificio governativo. Questa è la prima visita ufficiale di un primo ministro canadese in Armenia negli ultimi dieci anni.
La visita del presidente francese non si limiterà al vertice
Il presidente francese Emmanuel Macron è arrivato in Armenia insieme a sua moglie.
È arrivato non solo per partecipare al vertice EPC.
Questa è la prima visita di stato di Macron in Armenia.
Il ministero degli Affari Esteri dell’Armenia ritiene che diventi “una tappa importante”, poiché la natura strategica delle relazioni tra i due paesi sarà finalmente documentata formalmente. Ci si aspetta la firma di un accordo di partenariato strategico tra i due paesi.
Gli esperti affermano che le relazioni Armenia-Francia hanno da tempo questa natura.
Nel corso della sua visita, il presidente francese sosterà anche la città di Gyumri, dove parteciperà al grande concerto “Musical Bridge: Armenia – France.”
Di cosa discuteranno i partecipanti al vertice
Secondo il sito ufficiale della CPE, le discussioni a Yerevan si concentreranno sul rafforzamento della resilienza delle democrazie, sullo sviluppo delle infrastrutture di trasporto e sul potenziamento della sicurezza economica ed energetica, nonché sulle decisioni in un contesto di sicurezza in evoluzione:
“I partecipanti scambieranno idee su come una cooperazione più stretta e un’azione coordinata possano contribuire a creare uno spazio europeo più resiliente, sicuro e unito.”
Secondo il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, il vertice affronterà “gli argomenti più importanti” – dalle minacce ibride e dalla resilienza democratica alle questioni di connettività ed energia.
Ha detto che è un grande onore per l’Armenia ospitare il vertice e “giocare un ruolo attivo nel plasmare il futuro dell’Europa”:
“Per l’Armenia, questo vertice non è solo una tappa importante nella cooperazione con i partner europei, ma anche l’opportunità di riaffermare il nostro fermo e costante impegno verso i valori democratici e lo stato di diritto.”
Gli ospiti passeggiano per Yerevan e visitano i musei
Una delegazione guidata dal Primo Ministro lituano Inga Ruginienė ha visitato il Complesso memoriale Tsitsernakaberd dedicato alle vittime del Genocidio armeno. Anche il presidente greco Konstantinos Tasoulas ha visitato il sito.
Una delegazione guidata dalla ministra degli Affari Esteri canadese Anita Anand ha anche visitato il Museo-Instituto del Genocidio armeno.
Anche i giornalisti armeni hanno avvistato Anita Anand passeggiare nel centro di Yerevan.
Nel frattempo, la presidente bulgara Iliana Iotova, insieme ai membri della delegazione bulgara, ha visitato una scuola di Yerevan intitolata al rinomato poeta bulgaro Peyo Yavorov.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2026-05-03 19:55:352026-05-04 19:57:28Yerevan accoglie i partecipanti al vertice della Comunità Politica Europea. Foto e video (Notiziedaest 03.05.26)
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