Kazakhstan. L’armeno Pashinyan in visita: il nuovo asse dei corridoi eurasiatici (NotizieGeopolitiche 25.11.25)

di Giuseppe Gagliano –

La visita di Nikol Pashinyan in Kazakistan segna un passaggio delicato nella diplomazia dei corridoi eurasiatici. Astana non solo sostiene l’iniziativa armena Crossroads of Peace, ma si dice pronta a partecipare alla Trump Route for International Peace and Prosperity, l’ambizioso progetto che dovrebbe collegare l’Azerbaigian continentale alla sua enclave di Nakhchivan attraverso il territorio armeno. Il presidente Tokayev ha spiegato con chiarezza la logica kazaka: diversificare, ridurre la dipendenza dalle rotte tradizionali e aprirsi nuove vie verso Ovest, oltre l’Azerbaigian e al di là del Mar Nero. Il Corridoio Zangezur, considerato centrale da Azerbaigian e Turchia, diventa per il Kazakistan un modo per connettersi direttamente alla regione anatolica evitando strozzature geopolitiche.
Per l’Armenia, travolta dalla crisi del Nagorno-Karabakh e dal crollo dell’ordine regionale costruito sul ruolo di Mosca, TRIPP rappresenta una carta politica e strategica. Yerevan tenta di ricostruire il proprio valore negoziale attraverso la diplomazia dei trasporti, presentandosi come attore prevedibile e affidabile in un’area attraversata da rivalità. Da qui la gratitudine di Pashinyan verso Astana per aver ospitato i negoziati fra ministri armeno e azero, preludio all’accordo di pace dell’8 agosto. Dopo quel passo, l’Armenia punta a consolidare un percorso che porti a una stabilità duratura, in un quadro giuridico sostenuto da Washington.
Il trasferimento di sovranità rimane però simbolicamente sensibile. La rotta TRIPP resterebbe sotto legge armena, ma con diritti di sviluppo esclusivi agli Stati Uniti per 99 anni. Una scelta che segnala l’ingresso pieno di Washington nel cuore del Caucaso meridionale e la volontà di Yerevan di bilanciare l’influenza di Ankara e Baku, evitando allo stesso tempo un’eccessiva esposizione ai rischi del riavvicinamento turco-azero.
I due grandi esclusi, Iran e Russia, guardano alla mappa dei nuovi corridoi con crescente sospetto. Per Teheran, la possibilità di perdere l’accesso privilegiato all’Armenia, unico cuscinetto terrestre stabile verso il Nord, mette a rischio la sua strategia regionale. Per Mosca, già indebolita dalla guerra in Ucraina e dalla fine del ruolo di garante nel Karabakh, TRIPP rischia di erodere ciò che resta della sua influenza nel Caucaso. Vedere gli Stati Uniti installare una presenza infrastrutturale quasi secolare in un territorio che un tempo considerava parte della propria zona d’influenza è un segnale politico che va oltre la logistica.
La cornice economica della visita a Astana conferma il cambio di passo: quindici accordi, un partenariato strategico, discussioni su investimenti, digitale, intelligenza artificiale, agricoltura, sanità, commercio e un possibile collegamento aereo diretto. La prima spedizione di mille tonnellate di grano dal Kazakistan all’Armenia è solo un simbolo, ma indica una direzione: lo spazio eurasiatico è in fase di riallineamento, con nuove rotte che cercano di tagliare fuori i colossi tradizionali e redistribuire i flussi commerciali.
L’accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian resta sulla carta, in attesa di ratifica. E, come ricordano molti osservatori, il percorso per trasformare TRIPP in un corridoio operativo dipende da equilibri politici che possono cambiare rapidamente. L’Armenia teme l’abbraccio troppo stretto del tandem Ankara-Baku; il Kazakistan vuole evitare di allinearsi a blocchi rigidi; gli Stati Uniti cercano una presenza stabile; Russia e Iran tentano di difendere territori d’influenza in erosione.
La partita non è solo commerciale. È geopolitica nel senso più pieno: chi controlla le rotte controlla i rapporti di forza. E nel Caucaso di oggi, dove vecchi equilibri si sgretolano e nuovi attori avanzano, i corridoi non sono semplici linee sulla mappa: sono la forma contemporanea del potere.

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Sanità, l’Armenia incontra il modello Nemo al Niguarda di Milano (AdnKronos 25.11.25)

Nel cuore dell’ospedale Niguarda di Milano, il Centro clinico Nemo ha accolto ieri pomeriggio la visita istituzionale del ministro del Lavoro e Affari sociali armeno, Arsen Torosyan, con il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli. Nell’ambito della visita ufficiale al nosocomio milanese si è voluto far conoscere da vicino il luogo che, da 17 anni, rappresenta un punto di riferimento nazionale e internazionale per la cura e la ricerca sulle malattie neuromuscolari e neurodegenerative. Ad accogliere la delegazione il presidente dei Centri clinici Nemo, Marco Rasconi, con il direttore generale, Paolo Lamperti, e il direttore clinico-scientifico della sede milanese, Valeria Sansone. Per l’ospedale Niguarda erano presenti, tra gli altri, il direttore generale Alberto Zoli e la direttrice sociosanitaria Laura Zoppini.

La visita ufficiale – spiega una nota – si inserisce nel percorso di cooperazione tra Italia e Armenia, rafforzato dal memorandum d’intesa firmato a Yerevan lo scorso giugno proprio dal ministro Locatelli, con l’obiettivo di sviluppare progetti condivisi e scambi di buone pratiche per la tutela dei diritti delle persone con disabilità. In questo quadro, l’unicità del modello Nemo è stata individuata come esempio virtuoso, capace di unire conoscenza ed esperienza clinica, multidisciplinarietà concreta e innovazione terapeutica, per patologie rare e complesse come la Sla, la Sma e le distrofie muscolari, per le quali non c’è ancora una cura risolutiva.

Accompagnata dell’équipe clinica e degli operatori, la delegazione ha incontrato pazienti e famiglie, ha visitato gli spazi dove quotidianamente si realizza la presa in carico al fianco della persona, cuore dell’identità del modello Nemo. Un approccio che ha portato oggi alla costruzione del network nazionale, con 8 sedi, contribuendo alla realizzazione di una rete di cura e ricerca riconosciuta anche a livello internazionale.

I numeri lo confermano. Solo nell’ultimo anno il Centro Nemo di Milano ha preso in carico oltre 1.500 adulti e bambini, e attraverso il Clinical Research Center ha al suo attivo la gestione di 74 studi di ricerca clinica, osservazionali e interventistici, inclusi quelli di fase 1 grazie ai quali il farmaco in studio viene somministrato per la prima volta all’uomo per verificarne in prima battuta sicurezza e tollerabilità. Ad oggi sono 120 i pazienti del Nemo Milano che hanno avuto accesso ai nuovi trattamenti di cura approvati. Il centro, inoltre, è presidio per le malattie rare di Regione Lombardia, è riconosciuto Centro Ern (European Reference Network) per le malattie neuromuscolari ed è l’unico centro europeo a far parte dell’Executive Board del Neuromuscular Study Group, il consorzio scientifico internazionale impegnato nello sviluppo della ricerca sulle patologie neuromuscolari.

“La visita che abbiamo avuto il privilegio di accogliere conferma il valore del dialogo tra Paesi che scelgono di mettere al centro le persone – afferma Rasconi – Condividere la nostra esperienza clinica e scientifica significa essere al servizio delle istituzioni per contribuire a rispondere ai bisogni reali delle famiglie e generare, insieme, nuove opportunità di accesso alla cura per chi vive le nostre patologie. Perché nessuno rimanga indietro”.

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Cosa c’è dietro l’interesse di Trump per la pace tra Armenia e Azerbaigian (Il Foglio 24.11.25)

Gli accordi di agosto siglati a Washington  sono incardinati sulla Trump Route for International Peace and Prosperity, un’arteria commerciale che collegherà Baku con l’exclave di Nakhchivan. Così gli Stati Uniti ostacolerebbero i piani della Nuova Via della Seta cinese, marginalizzando anche Russia e Iran

Il raggiungimento della pace in medio oriente e Asia potrebbe svoltare a seguito della visita del primo ministro saudita Bin Salman alla Casa Bianca. Se Donald Trump riuscisse a includere l’Arabia Saudita negli Accordi di Abramo, la serie di patti bilaterali che normalizzano le relazioni tra Israele e vari stati del mondo arabo, solidificherebbe l’intesa raggiunta quest’estate nel Caucaso meridionale.   In quest’ottica, la volontà di Trump di includere l’Azerbaigian ed altre nazioni del centro Asia negli Accordi di Abramo acquisirebbe ancor più rilevanza – un’eventualità che rafforzerebbe la partnership già strategica tra Israele e Azerbaigian nei settori militare ed energetico.  Gli accordi di agosto siglati a Washington tra Armenia e Azerbaigian sono incardinati sulla Trump Route for International Peace and Prosperity (Tripp), un’arteria commerciale che collegherà l’Azerbaigian con l’exclave di Nakhchivan attraverso l’Armenia meridionale.  L’accordo sembra storico. Promette stabilità tra Armenia e Azerbaigian entro la fine del mandato Trump. Ma un quadro costruito su diplomazia personale e incentivi economici può resistere o è destinato a sgretolarsi a causa di interferenze straniere e della volatilità politica statunitense?

Prima di definire il Tripp, Armenia e Azerbaigian hanno concordato ma non firmato un trattato di pace nel marzo 2025, quando l’intelligence statunitense ha appreso che l’Azerbaigian stava preparando un’incursione militare nell’Armenia meridionale. Secondo Nerses Kopalyan, professore associato di scienze politiche all’Università del Nevada, il presidente azero Aliyev intendeva interrompere lo status quo di stabilità dell’èra Biden, mettendo alla prova la risposta di Trump. Il pretesto era il “Corridoio di Zangezur”, la versione primordiale del Tripp spinta da narrative azere. Il team di Trump ha ribaltato la formula Biden. Come ha detto Kopalyan, “Invece di fare prima la pace e poi gli investimenti, entriamo con gli investimenti come incentivo, li riportiamo alla normalità e poi firmeranno la pace.” Quest’approccio ha formulato il Tripp. Secondo Kopalyan, Baku inizialmente spingeva per il libero accesso di ogni cargo – anche militare – e per il diritto di extraterritorialità sul suolo armeno. Gli americani sono rimasti inflessibili. Il compromesso finale preserva totalmente la sovranità armena, con ispezioni meccaniche e digitalizzate nei punti di ingresso e di uscita dall’Armenia. Nonostante ciò, “Per l’Azerbaigian le richieste sono state soddisfatte”, ha affermato Ahmad Alili, direttore del Caucasus Policy Analysis Center di Baku. Tuttavia, “La chiave del successo risiederà nella creazione di procedure operative standard che definiscano le responsabilità in caso di incidenti.”

L’interesse statunitense per il Caucaso meridionale è aumentato dopo che la Cina ne ha fatto uno snodo cruciale della Nuova Via della Seta. Con la sola sponsorizzazione di un’infrastruttura commerciale, gli Stati Uniti ne ostacolerebbero i piani, marginalizzando Russia e Iran. Il Tripp è un meccanismo a basso costo che non richiede truppe, basi militari, o decine di miliardi di aiuti. Come ha detto Kopalyan, il Tripp permette agli Stati Uniti “di prendere 10 piccioni con una fava”.  Secondo Tatevik Hayrapetyan, una storica esperta di studi azeri, la mediazione degli Stati Uniti è stata accolta positivamente dagli armeni, che considerano la presenza americana un deterrente alle offensive azere. Ma Hayrapetyan sottolinea come i prigionieri di guerra tutt’ora detenuti a Baku e la retorica incoerente e talvolta guerrafondaia di Aliyev siano fonte di preoccupazione. Dopo le parole concilianti di Washington in agosto, Aliyev ha citato il “Corridoio di Zangezur” all’assemblea generale dell’Onu il 26 settembre, nonostante non sia mai menzionato negli Accordi, provocando la piccata reazione di Pashinyan, il presidente armeno.

Anche a Baku il quadro di pace è stato accolto con cauto ottimismo, come afferma Alili. Il Tripp concretizza le priorità azere: vie di transito, una chiara demarcazione dei confini e sostegno politico occidentale – senza la presenza di forze straniere sul territorio.  Ma l’entusiasmo iniziale si basa su benefici economici, non su una riconciliazione formale. Il che lascia un margine di instabilità. La Russia, un tempo indispensabile mediatore, ha espresso scetticismo attraverso il ministro degli Esteri Sergey Lavrov. Secondo Alili, “Mosca vede la questione come una perdita di influenza ed è probabile che ne testi i limiti con disturbi calibrati”, che potrebbero assumere la forma di incidenti locali, pressioni indirette o campagne di disinformazione.

La reazione dell’Iran è altrettanto complessa. Come osservato da Alili, le fazioni conservatrici della Repubblica Islamica, che confina con l’Armenia a nord, percepiscono il TRIPP come una contrazione degli importantissimi trasporti su gomma verso la Georgia e il Mar Nero e come una possibile copertura per le attività di intelligence statunitensi. Ma grazie alla correttezza dell’Armenia, che ha sempre mantenuto comunicazioni regolari con Teheran, ha prevalso la linea dei moderati, più pragmatica. La visita di fine agosto del presidente iraniano a Yerevan ha mitigato le preoccupazioni e sancito nuove collaborazioni economiche. Ma gli accordi di Washington vanno ben oltre il Tripp. Gli Stati Uniti hanno firmato dei Memoranda d’intesa con Armenia e Azerbaigian. Per l’Armenia, la partnership è strategica e comprende progetti logistici, sicurezza ai confini, difesa informatica e tecnologia. Un’integrazione nelle filiere industriali statunitensi creerebbe una dipendenza vitale per la sua sicurezza. Per l’Azerbaigian, è un primo passo verso una partnership strategica con Washington.

Il quadro di pace è considerato un’iniziativa credibile: il dipartimento di stato statunitense ha annunciato l’11 settembre un pacchetto di investimenti da 145 milioni di dollari, con la convocazione di gruppi di lavoro prevista entro la fine dell’anno.  Gli incentivi economici e il soft power americano potrebbero avere successo dove anni di mediazione europea e russa hanno fallito. “L’ingresso degli Stati Uniti è visto come un punto di svolta”, afferma Alili. Una normalizzazione duratura tra Armenia e Azerbaigian, protetta da interferenze straniere con traguardi sequenziati e finanziamenti, incoronerebbe gli Stati Uniti come attore geopolitico principale nel Caucaso meridionale.  “Anche se tra cinque o dieci anni la Russia volesse tornare nella regione, troverebbe un ambiente completamente diverso rispetto al passato”, afferma Kopalyan. Ma se i venti politici statunitensi dovessero cambiare, il Tripp potrebbe appassire prima ancora di mettere radici.

Armenia-Azerbaigian: Hajiyev, in corso negoziati attivi su prigionieri armeni detenuti a Baku (Agenzia Nova 24.11.25)

Erevan, 24 nov 12:05 – (Agenzia Nova) – È in corso un processo negoziale attivo sulla questione dei prigionieri armeni detenuti in Azerbaigian. Lo ha assicurato Hikmet Hajiyev, consigliere del presidente dell’Azerbaigian e direttore del dipartimento di politica estera dell’amministrazione presidenziale, durante un incontro con esperti armeni in visita a Baku nell’ambito dell’iniziativa “Ponte della pace”. La delegazione armena, composta da Areg Kochinyan, Boris Navasardyan, Naira Sultanyan, Narek Minasyan e Samvel Meliksetyan, ha incontrato il 21 e 22 novembre colleghi azerbaigiani e funzionari di governo per discutere lo stato del processo di pace, il ruolo della società civile e progetti congiunti. Kochinyan ha riferito che la visita si è svolta in reciprocità a quella di rappresentanti azeri in Armenia e ha auspicato la continuità dell’iniziativa. Sultanyan ha sottolineato di aver sollevato la questione dei prigionieri armeni durante l’incontro con Hajiyev, senza ottenere numeri precisi, ma ricevendo rassicurazioni sull’esistenza di negoziati in corso. Secondo Minasyan, la parte armena ha chiesto misure per ridurre la retorica provocatoria e la falsificazione dei toponimi, trovando apertura da parte azerbaigiana. Nel colloquio con Hajiyev, quest’ultimo ha ribadito che, per Baku, la guerra con l’Armenia è finita e non ci sono rivendicazioni territoriali. Meliksetyan ha inoltre riferito che è stata discussa la riapertura delle comunicazioni regionali e la questione delle enclave, mentre Navasardyan ha annunciato che il formato di dialogo “5+5” sarà ampliato a nuovi partecipanti.
(Rum)

Amb. Ferranti a convegno su Armenia nell’età ellenistico-romana (Ansa 24.11.25)

(ANSA) – ROMA, 24 NOV – L’Ambasciatore d’Italia a Jerevan, Alessandro Ferranti, ha partecipato in videoconferenza con un indirizzo di saluto all’apertura del congresso internazionale ‘Armenia in the Hellenistic-Roman Age: Between Tradition and Innovation’, organizzato dal Dipartimento di Beni Culturali e dal Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna, da Ismeo e da Fondazione Flaminia.
L’iniziativa è strettamente legata al recente avvio delle attività archeologiche in Armenia nell’area del Lago Sevan, condotte dall’Università di Bologna (in collaborazione con Ismeo e con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri, sotto la direzione dei Pierfrancesco Callieri e Mkrtich Zardaryan, che includono anche le prime indagini archeologiche subacquee mai effettuate nel Paese. (ANSA).


Armenia: amb. Ferranti a congresso «Armenia in the Hellenistic–Roman Age»

24-11-2025 13:21 – Ambasciate
GD – Jerevan, 24 nov. 25 – L’ambasciatore d’Italia in Armenia, Alessandro Ferranti, ha partecipato con un indirizzo di saluto in videoconferenza all’apertura del congresso internazionale «Armenia in the Hellenistic–Roman Age: Between Tradition and Innovation» [«L’Armenia in età ellenistico-romana: tra tradizione e innovazione»], organizzato dal Dipartimento di Beni Culturali e dal Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna, dall’ISMEO e dalla Fondazione Flaminia. L’evento, svoltosi a Ravenna, è stato il secondo grande congresso dedicato all’Armenia a Ravenna dopo “Armenia: A Multimillennial People”, tenutosi nel 2023.
L’iniziativa è strettamente legata al recente avvio delle attività archeologiche in Armenia nell’area del Lago Sevan, condotte dall’Università di Bologna (in collaborazione con ISMEO e con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) sotto la direzione dei professori Pierfrancesco Callieri e Mkrtich Zardaryan, che includono anche le prime indagini archeologiche subacquee mai effettuate nel Paese. L’Università di Bologna vanta una lunga tradizione negli studi armeni, avviata nel 1973 dalla compianta Gabriella Uluhogian e attualmente proseguita dalla docente Anna Sirinian. ISMEO, da parte sua, vanta anch’esso una solida tradizione di ricerche archeologiche in Armenia, che spaziano dalle fasi più remote della storia armena fino al periodo tardoantico.
Nel corso dei lavori, articolati in quattro sessioni, sono state presentate relazioni di studiosi armeni e italiani riguardanti la storia, la storia dell’arte, l’archeologia e la geologia dell’Armenia. Il congresso si è concluso con un concerto di musica armena organizzato da ISMEO.

La cultura armena sbarca in Italia con l’App Voske Daran (Corriere Nazionale 24.11.25)

Filippo Biagioli dà voce a Hovhannes Toumanyan: La cultura armena sbarca in Italia con l’App “Voske Daran”. Scopri i dettagli
voske daran

È stata aggiornata ufficialmente “Voske Daran”, una nuova applicazione mobile dedicata a far conoscere le opere letterarie del celebre scrittore nazionale armeno Hovhannes Toumanyan a un pubblico globale. L’iniziativa, resa possibile grazie al supporto della Armenia Educational Foundation, mira a preservare e diffondere il ricco patrimonio culturale armeno in varie lingue del mondo.

L’ app “Voske Daran” è scaricabile da tutti gli store online e organizza le opere dell’autore in quattro sezioni distinte per una navigazione intuitiva: Leggende e ballate, Fiabe, Poemi e Quartine. Un focus speciale è stato posto sulla sezione “Fiabe“, che attualmente comprende le lingue armeno, inglese, russo, francese, italiano, giapponese e arabo. Questa sezione è in continua evoluzione, con l’obiettivo di aggiungere ulteriori contenuti e lingue nel tempo.

Per la versione italiana, le fiabe sono state interpretate da Filippo Biagioli, con la preziosa collaborazione della sua assistente Elisa Vitelli (giovane e talentuosa attrice teatrale) per le parti femminili. Le fiabe recitate dal duo includono titoli noti come: Il babbeo, Il pesce parlante, Lo stolto e lo scaltro, L’orcio dell’oro, Il servo e il padrone, Il cacciatore bugiardo, Il carnevale, Hurì la fannullona, Il bugiardo, Panos lo sciagurato, Nazar il baldo e Cuor contento il ciel l’aiuta.

Filippo Biagioli ha espresso grande entusiasmo per il progetto:

“Ho conosciuto il Museo Toumanyan di Erevan, un giorno, per caso su internet e ho fatto per loro un libro fatto a mano con le fiabe di Toumanyan. Sono stato subito colpito dalle persone armene con cui avevo contatto, gentili, calorose e amanti custodi delle loro tradizione. Toumanyan è questo, mi sento molto simile a lui nel tentare di far sopravvivere le tradizioni della nostra cultura. L’amicizia con l’Armenia è divenuta sempre più stretta tanto da realizzare per il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea della città di Kapan (Armenia) l’Opera “Spada e la Corona di Maria” e infine ho partecipato con grande passione a questo progetto di recitare le fiabe del grande scrittore armeno“.

Anche Elisa Vitelli ha condiviso le sue impressioni:

“Mi ha fatto molto piacere prendere parte al progetto di doppiaggio per l’app Voske Daran. È stato un percorso molto interessante, pieno di sorprese e istruttivo: Toumanyan tratta di temi universali, che sono stati illustrati in modo simpatico e semplice nei suoi racconti. Inoltre, le sue fiabe rappresentano un patrimonio culturale della nazione dell’Armenia; per questa ragione e per l’opportunità che mi è stata offerta e che mi ha portato a cimentarmi nell’ambito a me sconosciuto del doppiaggio, sono molto onorata. È stato bellissimo dare voce a dei personaggi che, con le loro frasi brevi ma cariche di significato, nel complesso della storia hanno espresso i valori che costituiscono la cultura armena“.

L’app “Voske Daran” è disponibile per il download immediato sui principali web store.

La Armenia Educational Foundation è un’organizzazione dedicata a sostenere iniziative educative e culturali volte a preservare e promuovere il patrimonio armeno in tutto il mondo.

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Alla scoperta dell’Armenia: un webinar per aziende e professionisti (9 colonne 23.11.25)

BigItaly focus

BigItalyFocus è un servizio di news quotidiane che offre informazioni e approfondimenti sul meglio della presenza italiana nel mondo. Dal lunedì al venerdì, offre un panorama di informazione completo che spazia dalle attività di cooperazione al made in Italy

Erevan – Il Centro per la cooperazione e lo sviluppo tra Italia e Armenia organizza un webinar in italiano dedicato a imprese e professionisti interessati al mercato armeno. “Armenia: Discover New Opportunities for Your Businesses” è il titolo dell’appuntamento in programma per il 10 dicembre alle 10. Il webinar sarà uno strumento utile per valutare il potenziale dell’Armenia come mercato di destinazione per l’export Made in Italy; scoprire procedure, tutele e best practice per operare nel Paese; approfondire il quadro legale e fiscale con esperti di primo piano; accedere a un momento di Q&A dedicato alle esigenze delle imprese. Per partecipare è necessario registrarsi a questo link. (9colonne)

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Azerbaigian-Armenia: volo con esperti armeni atterra a Baku, prima visita in oltre 30 anni (AgenziaNova 21.11.25)

Baku, 21 nov 10:11 – (Agenzia Nova) – Un volo charter partito da Erevan con a bordo un gruppo di esperti armeni è atterrato questa mattina all’aeroporto internazionale Heydar Aliyev di Baku. Si tratta del primo volo da Erevan a Baku da oltre trent’anni, e della prima volta che un aereo della compagnia Armenian Airlines atterra nella capitale azerbaigiana dall’epoca sovietica. Secondo fonti locali, la missione rappresenta una visita di ritorno dopo quella effettuata da una delegazione azerbaigiana a Erevan avvenuta il 21 e 22 ottobre. Il governo armeno ha confermato che gli esperti prenderanno parte a una tavola rotonda a Baku con rappresentanti della società civile. A fine ottobre, una tavola rotonda analoga si era svolta nella capitale armena, con la partecipazione di esponenti di Ong e del segretario del Consiglio di sicurezza armeno, Armen Grigoryan. La visita avviene nel contesto di un graduale riavvicinamento bilaterale seguito all’incontro dell’8 agosto a Washington tra il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente statunitense Donald Trump. In quell’occasione è stata adottata una dichiarazione congiunta per la parafatura di un accordo di pace, e Yerevan accettò di partecipare alla “Trump Roadmap per la pace e la prosperità internazionale”.
(Rum)

Armenia, la patria del turismo «slow» tra canyon, monasteri e vini antichi (Il Sole 24 ore 19.11.25)

Niente code e ritmi umani. Nell’era dell’overtourism l’Armenia è una destinazione ideale per chi ama viaggiare senza l’ansia di dover prenotare online la prossima visita. Un turismo lento, sostenibile e per niente stressante.

L’Armenia è un fazzoletto di terra senza sbocchi sul mare con solo due confini aperti, a nord con la Georgia e a sud con l’Iran. La non facile accessibilità è il suo punto di forza: c’è tutto il tempo di godersi le ricchezze di questa comunità antica e solida nonostante le profonde ferite che ha dovuto subire nei secoli della sua tormentata storia.

Giovani talenti della musica classica in arrivo dall’Armenia al Salieri (Larena 19.11.25)

Mercoledì nella sala Riello del Salieri fa tappa il progetto promosso sul territorio da Cultura senza Frontiere
Giovani talenti. La violinista Shushanna Puchinyan
Giovani talenti. La violinista Shushanna Puchinyan

Dopo alcuni anni di assenza dal «parterre» legnaghese, torna al teatro Salieri la «Tournée internazionale Giovani Talenti di musica classica» arrivata quest’anno alla 18a edizione.

A promuoverla nel territorio è l’Associazione Cultura senza Frontiere, presieduta da Maurizio Marcassa. La tournée, che per il Veneto prevede otto concerti, si avvale della collaborazione del teatro Salieri, dell’Associazione Italia Armenia, del Consolato Onorario Armeno di Venezia, della Congregazione Mechitarista dell’Isola di San Lazzaro a Venezia, della Regione, della Banca Veneto Centrale, dell’Aics del Veneto.

Protagonisti del concerto che a Legnago avrà luogo mercoledì 19 novembre, alle 20.45, nella sala Riello, saranno quattro musicisti poco più che ventenni in arrivo dall’Armenia: i pianisti Meri Sharbatyan e Arthur Grigoryan, il clarinettista Eduard Khorozyan e la violinista Shushanna Puchinyan. Nonostante la giovane età non solo hanno tutti già ottenuto numerosi riconoscimenti in concorsi internazionali, ma si sono esibiti con successo sui palcoscenici di teatri europei ed extraeuropei. Meri Sharbatyan , 21 anni, vincitrice, tra gli altri, del primo premio Elevato International Piano Competition, in Svizzera, è la principale pianista al’Hover State Chamber Choir.

Il 23enne Arthur Grigoryan, dal 2018 al 2024, ha vinto 11 concorsi internazionali. Suona regolarmente in festival e concerti sia come solista che con orchestre sinfoniche in Armenia e all’estero. Eduard Khorozyan, 21 anni, di premi a livello nazionale e mondiale ne ha vinti più di 20, ed è stato già interprete di diversi concerti in Austria, Repubblica Ceca, Libano, Francia, Russia, Messico, Guatemala, Kirghizistan, Georgia, Italia e Stati Uniti. La più giovane, Shushanna Puchinyan, 20 anni, oltre ad aver ricevuto numerose borse di studio e riconoscimenti internazionali, dal 2023 è primo violino della Yerevan Youth Symphony Orchestra. Il concerto è a ingresso gratuito, con offerta libera.

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