La Gazzetta dello Sport intervista Giorgio Petrosyan, campione di kickboxing, che ha deciso di ritirarsi, per lui è in programma un ultimo combattimento sabato sera all’Allianz di Milano contro il portoghese José Sousa.
Petrosyan, perché smette?
«La voglia c’è, ma preparare un match è diventato un inferno. Sa quanti infortuni ho avuto?».
No, elenchi.
«Mi sono rotto 11 volte la mano sinistra, la destra non so nemmeno quante, poi tre fratture della mandibola, le ginocchia, i piedi, l’ernia cervicale, il naso spaccato che per me è normale. Mi sono sempre operato in tempo e ho risolto i problemi, ma quando la testa vuole spingere il corpo le dice: “Oh, fermati, mi c’hai 20 anni”».
La guerra, dicevamo. Pochi anni dopo lei, suo padre e suo fratello Armen vi nascondete su un camion e arrivate in Italia.
«Ricordo qualche mese prima un Italia-Brasile in tv. Io tifavo Brasile e pensavo che sarebbe stato bellissimo andare lì, mio fratello Armen tifava Del Piero e diceva che era meglio l’Italia. Alla fine si avvera il suo, di sogno.Ma i primi ricordi dell’Italia sono tremendi: la stazione centrale di Milano, un freddo cane, non sappiamo dove dormire, io ho la febbre a 40 e la gola in fiamme, mio padre che cerca aiuto».
Poi finite alla Caritas di Gorizia.
«E anche lì mi alleno, da solo. Lego dei materassi a un palo, provo calci e pugni. Un amico armeno mi porta alla palestra di Paolo Vidoz, ma lui è a Sydney per leOlimpiadi e devo aspettare che torni per iscrivermi. Migliorare per me è un’ossessione, mi alzo all’alba, chilometri di corsa, poi vado a lavorare in cantiere e mi faccio assegnare apposta i lavori più pesanti per acquisire forza. A vent’anni smetto di fare il muratore perché andare in palestra una volta al giorno non mi basta più».
Com’è l’Italia per chi arriva da fuori?
«Qualcosa non funziona. Chi sbaglia non paga. Quelli che arrivano non sono tutti uguali, per chi spaccia, ruba e fa casino servono regole più severe, non è possibile che escano dopo due giorni e riprendano a fare il c… che vogliono».
Lei allena tanti ragazzi, vede il fuoco che aveva lei?
«No. So che è un errore fare paragoni, ma se proponessi in palestra gli allenamenti che facevo a 16 anni una persona normale non resisterebbe tre giorni».
Come mai?
«Quando sono arrivato avevo 13 anni e tredicimila risse in Armenia, un’altra mentalità. Tanti li vedi che si allenano solo per farsi una foto, metterla sui social e far vedere agli amici che combattono. È che in Italia si sta bene. Se stai bene dove la prendi la cattiveria?».
Fra pochi giorni festeggerà 40 anni, stasera l’atleta armeno (milanese d’adozione) sfiderà il portoghese Sousa
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-11-19 15:33:412025-11-23 15:38:14Il campione di kickboxing Giorgio Petrosyan: «Quando sono arrivato in Italia avevo 13 anni e tredicimila risse in Armenia» (IlNapolista 19.11.25)
Mercoledì 26 novembre, dalle ore 14:30 alle ore 17:00, lo spazio di socialità anziani presso la Casa della Carità ospita “Lecco racconta l’Armenia, un’amicizia che continua”, il racconto di due pellegrinaggi lecchesi in Armenia con immagini e testimonianza, a cura di Lucia Panzeri e Francesco Riva.
Ingresso da via san Nicolò 9, suonare ACCOGLIENZA. Possibilità di parcheggio interno.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-11-18 19:37:102025-11-19 19:38:25“Lecco racconta l’Armenia” per lo spazio di socialità anziani (Leccocentro 18.11.25)
Venerdì 21 novembre, alle ore 16.00, nella sala conferenze Maria Luisa Famà del Museo Lilibeo, si terrà il convegno sul tema “Sicilia e Armenia: due esperienze di archeologia subacquea a confronto”.
L’incontro di studi costituisce un’importante occasione di dialogo e condivisione di esperienze diverse e di culture solo apparentemente distanti l’una dall’altra, ma accomunate da facies culturali, quali quella ellenistico romana e da progetti di ricerca archeologica.
Nel mese di agosto 2025 ha preso, infatti, il via una missione archeologica armeno-italiana, sostenuta, per parte italiana, dall’ISMEO (Associazione Internazionale di studi sul Mediterraneo e l’Oriente), dall’Università di Bologna e finanziata anche dal Ministero degli Affari Esteri, e per parte armena dall’Istituto di Archeologia ed Etnografia della Accademia delle Scienze della Repubblica d’Armenia.
La missione si concentra sullo studio dell’area del Lago Sevan, grande bacino interno dell’Armenia a 1.800 metri s.l.m., con particolare attenzione alle testimonianze ellenistico romane. Tra gli obiettivi principali c’è anche l’introduzione nel Paese dell’archeologia subacquea come disciplina scientifica, attraverso un approccio metodologico aggiornato.
Elemento che costituisce il ‘trait d’union’ dell’iniziativa al contesto locale è la presenza nel team italiano di Diego Maria Mezzapelle, archeologo subacqueo marsalese (laureato al corso di Trapani dell’Università di Bologna sotto la guida del prof. Sebastiano Tusa), che in Armenia ha coordinato le operazioni subacquee, portando così un’esperienza, formatasi in Sicilia, all’interno di un progetto internazionale.
Gli archeologi armeni, prof. Mkrtich Zardaryan e dott. Hayk Gyulamiryan, e il geomorfologo Ara Avagyan, in Italia per il convegno “L’Armenia in età ellenistico-romana”, che si terrà a Ravenna il 18 e 19 novembre, sono stati invitati a Marsala dal Parco di Lilibeo per una giornata di confronto con gli archeologi siciliani e il pubblico locale, che si svolgerà grazie anche al sostegno dell’Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente-ISMEO e il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna; l’Associazione degli Amici del Parco Archeologico di Marsala, assieme alla direzione del Parco offrirà il consueto supporto.
Il convegno del 21 novembre si distinguerà per un taglio specifico, focalizzato sulla presentazione delle attività della missione in Armenia, che amplia il suo campo di interesse all’archeologia subacquea (a cura del prof. Pierfrancesco Callieri e del dott. Diego Maria Mezzapelle) e sul patrimonio archeologico sommerso siciliano, con particolare attenzione alle esperienze di conservazione (a cura del Soprintendente del Mare Ferdinando Maurici e dell’archeologo Roberto La Rocca).
L’evento offrirà un’occasione concreta di confronto tecnico tra le due realtà, molto utile per i conservatori armeni, che, in occasione del programmato recupero di un’imbarcazione lignea del XVI secolo dal fondo del Lago Sevan, si troveranno ad affrontare nei prossimi anni problematiche simili a quelle sperimentate dall’archeologia subacquea nella Sicilia occidentale, a partire dalla pioneristica impresa di Honor Frost nel mare di Marsala negli anni Settanta del Novecento (illustrata dalla archeologa del Parco Maria Grazia Griffo) fino alle più recenti esperienze di recupero e conservazione condotte a largo del lido di Marausa, benché gli ambienti di indagine siano profondamente diversi.
“Lo scambio di esperienze sarà certamente utile – afferma la direttrice del Parco, Anna Occhipinti – anche per la gestione del patrimonio subacqueo custodito nel Museo di Marsala, in un’ottica di circolazione di buone pratiche e di aggiornamento professionale e in linea con l’indirizzo culturale promosso dall’Assessore Francesco Paolo Scarpinato, finalizzato a rafforzare il legame tra la comunità scientifica internazionale e il patrimonio archeologico della Sicilia”.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-11-18 19:34:002025-11-19 19:34:46Sicilia e Armenia: due esperienze di archeologia subacquea a confronto (Tele8 18.11.25)
EREVAN, ARMENIA – 17 Novembre 2025 – È stata aggiornata ufficialmente “Voske Daran”, una nuova applicazione mobile dedicata a far conoscere le opere letterarie del celebre scrittore nazionale armeno Hovhannes Toumanyan a un pubblico globale.
Filippo Biagioli e la sua assistente Elisa Vitelli
EREVAN, ARMENIA – 17 Novembre 2025 – È stata aggiornata ufficialmente “Voske Daran”, una nuova applicazione mobile dedicata a far conoscere le opere letterarie del celebre scrittore nazionale armeno Hovhannes Toumanyan a un pubblico globale. L’iniziativa, resa possibile grazie al supporto della Armenia Educational Foundation, mira a preservare e diffondere il ricco patrimonio culturale armeno in varie lingue del mondo.
L’app “Voske Daran” è scaricabile da tutti gli store online e organizza le opere dell’autore in quattro sezioni distinte per una navigazione intuitiva: Leggende e ballate, Fiabe, Poemi e Quartine. Un focus speciale è stato posto sulla sezione “Fiabe“, che attualmente comprende le lingue armeno, inglese, russo, francese, italiano, giapponese e arabo. Questa sezione è in continua evoluzione, con l’obiettivo di aggiungere ulteriori contenuti e lingue nel tempo.
Per la versione italiana, le fiabe sono state interpretate da Filippo Biagioli, con la preziosa collaborazione della sua assistente Elisa Vitelli (giovane e talentuosa attrice teatrale) per le parti femminili. Le fiabe recitate dal duo includono titoli noti come: Il babbeo, Il pesce parlante, Lo stolto e lo scaltro, L’orcio dell’oro, Il servo e il padrone, Il cacciatore bugiardo, Il carnevale, Hurì la fannullona, Il bugiardo, Panos lo sciagurato, Nazar il baldo e Cuor contento il ciel l’aiuta.
Filippo Biagioli ha espresso grande entusiasmo per il progetto:
“Ho conosciuto il Museo Toumanyan di Erevan, un giorno, per caso su internet e ho fatto per loro un libro fatto a mano con le fiabe di Toumanyan. Sono stato subito colpito dalle persone armene con cui avevo contatto, gentili, calorose e amanti custodi delle loro tradizione. Toumanyan è questo, mi sento molto simile a lui nel tentare di far sopravvivere le tradizioni della nostra cultura. L’amicizia con l’Armenia è divenuta sempre più stretta tanto da realizzare per il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea della città di Kapan (Armenia) l’Opera “Spada e la Corona di Maria” e infine ho partecipato con grande passione a questo progetto di recitare le fiabe del grande scrittore armeno“.
Anche Elisa Vitelli ha condiviso le sue impressioni:
“Mi ha fatto molto piacere prendere parte al progetto di doppiaggio per l’app Voske Daran. È stato un percorso molto interessante, pieno di sorprese e istruttivo: Toumanyan tratta di temi universali, che sono stati illustrati in modo simpatico e semplice nei suoi racconti. Inoltre, le sue fiabe rappresentano un patrimonio culturale della nazione dell’Armenia; per questa ragione e per l’opportunità che mi è stata offerta e che mi ha portato a cimentarmi nell’ambito a me sconosciuto del doppiaggio, sono molto onorata. È stato bellissimo dare voce a dei personaggi che, con le loro frasi brevi ma cariche di significato, nel complesso della storia hanno espresso i valori che costituiscono la cultura armena“.
L’app “Voske Daran” è disponibile per il download immediato sui principali web store.
La Armenia Educational Foundation è un’organizzazione dedicata a sostenere iniziative educative e culturali volte a preservare e promuovere il patrimonio armeno in tutto il mondo.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-11-17 19:25:092025-11-19 19:26:45Filippo Biagioli dà voce a Hovhannes Toumanyan: la cultura armena sbarca in Italia con l’App “Voske Daran” (Liquidarte 17.11.25)
Tra gli artisti preferiti del cantante ci sono Michael Jackson, i Beatles, Adriano Celentano e Pavarotti, con cui l’artista è cresciuto, come racconta in un’intervista a Vanity Fair.
Celentano, «è un culto da noi. Nella mia famiglia abbiamo sempre seguito Celentano. Mia madre cantava le sue canzoni. Mi ha ispirato tanto, sia come cantante in sé – ne amo i brani – e sia, soprattutto, come performer. Ha uno stile di ballo unico, riconoscibile, che per me, per chi fa questo mestiere, è fondamentale. Lo si vede e si dice: ok, è Celentano. Da noi chiunque lo conosce». Non solo, Parg ama anche la lirica italiana: «Sono cresciuto anche con Pavarotti», continua.
L’artista apprezza anche i cantanti più giovani e il festival della musica italiana: «Adesso sono più concentrato sulle novità. Mahmood e Blanco, tra i tanti, sono fortissimi. E sono un fan dello stesso Lucio Corsi. In generale, seguo spesso Sanremo, se non proprio la diretta almeno le playlist e le canzoni».
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-11-17 15:43:092025-11-23 15:49:47Eurovision 2025, l'Armenia è in finale con Parg: chi è l'artista, la passione per Celentano e Sanremo, il bullismo durante l'adolescenza, le curiosità (Il Messaggero 17.11.25)
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 15.11.2025 – Renato Farina] – A Sharm el Sheik, in Egitto, davanti a un mare favoloso, i leader massimi di 22 Stati hanno firmato, o meglio controfirmato, apporto il loro sigillo di benedizione, all’accordo di pace per Gaza tra Israele e Hamas di fatto imposto da Donald Trump alle parti atrocemente confliggenti dal 7 ottobre 2023. Intanto, quel lunedì 13 ottobre 2025 (data completa come si conviene quando si avverte lo scalpiccio di cavalli della storia che passa) si è realizzata una “tregua”. Fine bombardamenti, ostaggi liberati, inizio della restituzione dei corpi morti alle famiglie.
Che c’entra il Molokano, che se ne sta con i suoi guai e le sue ferite che non cicatrizzano, sul lago di Sevan? L’Armenia mi ha insegnato che esiste la comunione dei morti, le schiere delle vittime, le lacrime passate e presenti dei miti, mescolate ai denti degli assassini, giacciono nel lago della nostra umanità intera. Una “scintilla di speranza” in Terra Santa (definizione di Leone XIV) buca il buio del mondo intero, mobilita ogni popolo a ricordare cos’è la luce, per cercare di farsi incendiare da quel brivido fiammeggiante. Sperare per tutti!
Dunque posso sperare, possiamo sperare anche per gli Armeni che non hanno dove posare il capo e sono stati strappati, lasciando lacerti di carne viva in Nagorno-Karabakh, sbattuti fuori dalla terra-case-chiese-monasteri, ormai due anni fa, il 25 settembre 2023, 120mila. Quindi questo apre squarci per gli ostaggi Armeni arrestati e tenuti in condizioni infami (torture?) nelle carceri dell’Azerbajgian, trascinati via dalle loro case perché leader o supposti tali degli Armeni dell’Artsakh-Nagorno. Sperare per tutti! Ripeto.
Invece no. Sono costretto a dire che (per ora! o forse fino all’ultimo giorno del tempo?) quella scintilla non è stata considerata idonea ad accendere la penna di alcun trattato almeno simile a quello che, secondo il piano di Trump, beneficerà i Gazawi e le famiglie ebraiche degli ostaggi liberati…
Tra i capi presenti in Egitto nella festosa e trepidante giornata della gloria trumpiana c’erano il Presidente della Repubblica dell’Azerbajgian, Ilham Aliyev, e il Premier della Repubblica d’Armenia, Nikol Pashinyan. Erano lì perché firmatari dell’intesa preliminare di pace concordata davanti al medesimo Trump, in Washington, l’8 agosto 2025.
Mi domando: ha letto Pashinyan i 20 punti esecutivi del trattato israelo-palestinese? Io sì. E mi esplode il cuore di santa invidia. Trascrivo e metto a confronto i due protocolli. Dapprima cito quello di Sharm, poi, tra parentesi (in corsivo), il corrispettivo punto dell’accordo di Washington.
2. “Gaza sarà ricostruita e riqualificata a beneficio del popolo di Gaza, che ha già sofferto più che a sufficienza” (Non sono citati né il Nagorno Karabakh, né i suoi abitanti cacciati via. Nessun diritto al ritorno, e – figuriamoci – nessun accenno alle sofferenze di chi è stato sbattuto via, dopo un assedio con l’uso della fame per 9 mesi!).
4. Entro 72 ore dall’accettazione pubblica dell’accordo da parte di Israele, tutti gli ostaggi, vivi o deceduti, saranno restituiti” (Nessun accenno è presente nell’accordo di Washington a prigionieri Armeni in mano ad Aliyev. Il Lemkin Institute, che prende il nome dal giurista polacco che inventò la parola genocidio studiando il “Grande Male” provocato dai turchi agli Armeni nel 1915, afferma che nel trattato che il trattato “nella sua forma attuale … non affronta … il destino dei prigionieri di guerra Armeni e dell’ex leadership politica dell’Artsakh nelle carceri azere”. Quanti? Quattordici sono i politici, imprecisabile quello dei militari).
13. Israele si impegna a non annettere né occupare Gaza. 15. “Nessuno sarà costretto a lasciare Gaza; chi desidera partire potrà farlo liberamente e potrà ritornare quando lo vorrà” (Invece il Nagorno-Karabakh? Non esiste, si dà per ovvio e scontato che sia da sempre e per sempre a sovranità azera e abitato da Turcomanni. Gli Armeni di Stepanakert sono stati costretti a lasciare l’Artsakh, siccome non esistono, non possono avere diritti, chi non esiste è impossibile pretenda di avere dei diritti).
Mi chiedo? Possibile che nessuno abbia informato Trump? O Giorgia Meloni? Questo è un indecente doppio standard…
Possibile che nessuno abbia informato Papa Leone XIV che il 17 ottobre ha ricevuto la moglie del dittatore Aliyev nominata Primo Vicepresidente dell’Azerbajgian? (foto di copertina) [*].
Se fosse vivo Charlie Kirk si precipiterebbe nella camera ovale a pretendere da Trump un po’ di amore per noi Armeni, una briciola di giustizia. Ce ne sarebbero le premesse. Finalmente il Premier Bibi Netanyahu ha riconosciuto e usato la parola genocidio davanti allo scempio degli Armeni del 1915. Persino Simon Perez aveva negato l’uso di questa parola per altri che non fossero gli Ebrei.
Quella scintilla di Gaza per favore, lo chiedo in ginocchio, illumini un poco le terre intorno al lago di Sevan, nero di dolore.
Il Molokano
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di novembre 2025 di Tempi in formato cartaceo.
[*] «Nella mattinata di venerdì 17 ottobre 2025, il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto in Udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, S.E. la Sig.ra Mehriban Aliyeva, Primo Vicepresidente della Repubblica dell’Azerbajgian, che si è successivamente incontrata con Sua Eminenza il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato dal Rev.mo Mons. Daniel Pacho, Sotto-Segretario per il Settore Multilaterale della Sezione per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali. Durante i cordiali colloqui in Segreteria di Stato, è stata espressa da ambo le Parti soddisfazione per lo sviluppo e il rafforzamento delle buone relazioni bilaterali esistenti, con particolare riferimento alla collaborazione in ambito culturale, e con apprezzamento per le attività della Chiesa Cattolica nel Paese. Nel contempo non si è mancato di prestare attenzione ad altri temi di comune interesse, in modo particolare della necessità di una pace giusta e duratura nel Caucaso meridionale».
Fonte: Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede sull’Udienza di Papa Leone XIV al Primo Vicepresidente della Repubblica dell’Azerbajgian, Mehriban Aliyeva.
Visita del Primo Vicepresidente della Repubblica dell’Azerbaigian Mehriban Aliyeva alla Santa Sede, 16-17 ottobre 2025
Giovedì 16 ottobre 2025, al Parco di Commodilla, Mehriban Aliyeva ha partecipato all’inaugurazione dei lavori di restauro degli affreschi della basilica ipogea dei Santi Felice e Adautto e del cubicolo di Leone, due dei monumenti più importanti della catacomba di Commodilla. L’intervento, realizzato con il sostegno della Heydar Aliyev Foundation, presieduta da Mehriban Aliyeva, ha dato seguito all’accordo firmato il 4 marzo 2021 con la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra per la valorizzazione di questo rilevante complesso catacombale. Alla cerimonia hanno preso parte il Presidente della Commissione, Mons. Pasquale Iacobone; il Presidente emerito, Cardinale Gianfranco Ravasi; l’Ambasciatore dell’Azerbajgian presso la Santa Sede, Ilgar Mukhtarov; e il Presidente dell’VIII Municipio di Roma, Amedeo Ciaccheri.
Giovedì 16 ottobre 2025, Mehriban Aliyeva ha visitato la Basilica di San Paolo Fuori le Mura, alla presenza dell’Arciprete, il Cardinale James Michael Harvey, dove sono stati visionati i lavori di messa in sicurezza effettuati con il sostegno della Heydar Aliyev Foundation per il Giubileo 2025.
Giovedì 16 ottobre 2025, Mehriban Aliyeva ha visitato l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, ricevuta dal Presidente Prof. Tiziano Onesti, con cui, il 9 settembre 2025, è stato firmato un Memorandum d’Intesa che ha coinvolto oltre la Fondazione Heydar Aliyev anche il Ministero della Salute della Repubblica dell’Azerbajgian, “per promuovere la cooperazione nei campi della formazione specialistica pediatrica, della diagnostica genetica, della medicina personalizzata e della gestione clinica dei casi complessi”, riferiscono le fonti diplomatiche azere.
Venerdì 17 ottobre 2025, Papa Leone XIV ha ricevuto in Udienza Mehriban Aliyeva. Secondo fonti diplomatiche azere, “l’incontro ha fornito informazioni sulle attività della comunità cattolica in Azerbajgian, nonché sui lavori preparatori per la costruzione della seconda Chiesa Cattolica nella capitale del Paese. Papa Leone XIV ha richiamato l’attenzione sulla lunga storia di cooperazione bilaterale tra lo Stato del Vaticano e la Repubblica dell’Azerbaigian, esprimendo la sua gratitudine al Primo Vicepresidente per il suo impegno e al Presidente Ilham Aliyev per la concessione del terreno per l’edificazione della seconda Chiesa. Il Primo Vicepresidente Mehriban Aliyeva ha ringraziato il Pontefice, invitandolo a visitare l’Azerbajgian”.
Dopo l’incontro con Papa Leone XIV, Mehriban Aliyeva si è incontrata con Sua Eminenza il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, accompagnato dal Rev.mo Mons. Daniel Pacho, Sotto-segretario per il Settore Multilaterale della Sezione per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali. Secondo fonti diplomatiche azere, “durante i cordiali colloqui in Segreteria di Stato è stata espressa da ambo le parti soddisfazione per l’andamento positivo delle buone relazioni bilaterali. Il Cardinale Parolin, che ha visitato l’Azerbajgian nel 2023 e nel 2024, in occasione della COP29, ha accolto con particolare apprezzamento la decisione di erigere una seconda Chiesa Cattolica nella capitale azerbajgiana, quale segno dell’attenzione che il Paese riserva a tutte le religioni, e si è congratulato per i progressi compiuti e l’impegno volto al raggiungimento di una pace duratura nella regione”.
Presso il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, venerdì 17 ottobre 2025 Mehriban Aliyeva è stato accolto da Suor Raffaella Petrini, Segretaria Generale, “con la quale ha discusso le prospettive future di collaborazione nei campi della cultura e del restauro”, secondo fonti diplomatiche azere. A seguire, nei Giardini Vaticani, si è tenuta una cerimonia simbolica durante la quale è stato piantato un albero di melograno, donato dall’Azerbajgian, secondo fonti diplomatiche azere ”in segno di amicizia e dialogo tra le due Comunità”. La delegazione ha inoltre visitato la Basilica di San Pietro e la Biblioteca Apostolica Vaticana, dove ha potuto ammirare i manoscritti restaurati e digitalizzati con i contributi della Heydar Aliyev Foundation. Con la stessa Biblioteca Vaticana il 10 settembre era stato firmato un Memorandum, che comprendeva anche l’Archivio Apostolico Vaticano e l’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Azerbaigian, per attività congiunte di ricerca e digitalizzazione, la conservazione di documenti relativi alla storia dell’Azerbaigian negli archivi vaticani, e lo sviluppo di mostre e progetti bibliografici e archivistici.
La giornata di venerdì 17 ottobre 2025, e la visita di Mehriban Aliyeva alla Santa Sede in generale, si sono concluse con l’inaugurazione ufficiale dell’Ambasciata della Repubblica dell’Azerbajgian presso la Santa Sede, in via della Conciliazione, a cui ha preso parte anche il Cardinale Pietro Parolin. L’Ambasciatore dell’Azerbajgian presso la Santa Sede, Ilgar Mukhtarov, che ha accolto gli ospiti, è il primo Ambasciatore residente a ricoprire l’incarico, “a testimonianza di relazioni tra le parti sempre più intense e di reciproca fiducia e stima, come da lui stesso espresso durante la cerimonia”, come hanno affermato delle fonti diplomatiche azere.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-11-15 20:22:292025-11-17 20:27:01Un indecente doppio standard. Per gli ostaggi Armeni dell’Artsakh nelle carceri dell’Azerbajgian neanche un po’ della giustizia di Sharm (Korazym 14.11.25)
Per la prima volta in trent’anni un carico di grano proveniente dal Kazakistan ha attraversato il territorio dell’Azerbaijan per arrivare in Armenia. Finalmente sbloccati i collegamenti ferroviari tra i due paesi
Per la prima volta da oltre trent’anni, il grano è stato trasportato su rotaia attraverso il territorio azero, cosa precedentemente proibita a causa della guerra dei primi anni ’90. Per via dell’assenza di sbocchi sul mare e della chiusura dei confini con Azerbaijan e Turchia, le uniche rotte commerciali dell’Armenia erano passate finora da Iran e Georgia. La ferrovia di epoca sovietica, che un tempo trasportava merci tra Armenia e Russia, rimane chiusa poiché attraversa la regione separatista georgiana dell’Abkhazia.
L’annuncio a sorpresa è arrivato il 22 ottobre dal presidente azero Aliyev, in Kazakistan. “La pace tra Azerbaijan e Armenia non è più solo sulla carta, ma anche nella pratica”, ha dichiarato. Molti analisti attribuiscono questo sviluppo all’incontro dell’8 agosto tra Aliyev e il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, in compagnia del presidente degli Stati uniti Donald Trump.
Lo sblocco del commercio e dei trasporti nel Caucaso meridionale ha avuto un ruolo di primo piano nell’agenda. In quell’occasione, i ministri degli Esteri armeno e azero hanno anche siglato un accordo in 17 punti per normalizzare le relazioni. Sebbene alcuni analisti non escludano che si sia trattato di uno sviluppo concordato da Armenia, Azerbaijan e Russia, ci si aspettava che la prima merce ad essere trasportata sarebbe stato il grano dal Kazakistan.
Non è la prima volta che il grano assume un ruolo simbolico in termini di cooperazione tra l’Armenia e i vicini in conflitto. Durante un inverno particolarmente rigido nel 1992, la Turchia accettò di consentire il transito temporaneo del grano.
Il grano kazako, che passa dall’Azerbaijan per raggiungere l’Armenia, ha anche aperto la prospettiva che Yerevan possa ridurre la sua dipendenza da Mosca. L’anno scorso, l’Armenia ha importato 316.000 tonnellate di grano dalla Russia e Mosca ha già utilizzato questa informazione per smorzare qualsiasi entusiasmo verso un avvicinamento all’Occidente. Il capo del Consiglio di sicurezza armeno, Armen Grigoryan, ha persino pubblicamente valutato se fosse giunto il momento di passare al riso importato.
Il 6 novembre, tuttavia, il primo carico di grano non è arrivato dal Kazakistan, ma dalla Russia. Il grano kazako è arrivato comunque via Mosca, Baku e Tbilisi, evidenziando come l’Armenia rimanga dipendente dalla Russia, che controlla ancora la rete ferroviaria attraverso le Ferrovie del Caucaso meridionale.
Non tutti, tuttavia, erano soddisfatti. Secondo i media, l’opposizione sostiene che il grano kazako fosse di qualità inferiore a quello russo. Nel frattempo, una minoranza di armeni ha creduto alle teorie del complotto e ha espresso preoccupazione sul potenziale avvelenamento del carico da parte dell’Azerbaijan durante il passaggio sul suo territorio. In risposta il ministro dell’Economia armeno, Gevorg Papoyan, ha ironicamente affermato che, se necessario, avrebbe assaggiato il grano per primo.
Nonostante i detrattori, lo sblocco dei collegamenti ferroviari attraverso l’Azerbaijan è uno sviluppo di portata storica. Pashinyan ha ringraziato sia l’Azerbaijan che la Russia. Si è offerto di consentire il commercio turco attraverso l’Armenia verso l’Azerbaijan, sebbene ciò sia improbabile fino alla conclusione formale del conflitto tra Baku e Yerevan. Ciò dipenderà dalla modifica della costituzione armena, che dovrebbe avvenire solo dopo le elezioni parlamentari previste per il 7 giugno del prossimo anno.
Per ora, il confine terrestre tra Armenia e Turchia rimane completamente chiuso fino alla firma dell’accordo in 17 punti, finalizzato a marzo e siglato ad agosto. In generale, tuttavia, Armenia e Azerbaijan sono considerati più vicini alla pace che in qualsiasi altro momento degli ultimi trent’anni.
Ci sono stati altri sviluppi positivi. A settembre, il co-direttore del think tank Topchubashov di Baku ha visitato Yerevan per partecipare al seminario Rose Roth dell’Assemblea parlamentare della NATO. Alla fine di ottobre, altri cinque azeri sono volati direttamente a Yerevan da Baku con un volo charter Azerbaijan Airlines, il primo dal 2011. Hanno incontrato i loro omologhi della società civile armena per lanciare un formato Track II ufficialmente approvato al fine di preparare le popolazioni alla pace.
Si prevede che i partecipanti armeni voleranno a Baku per proseguire la discussione nel prossimo futuro. Fra i temi, la ripresa degli scambi tra i media, cosa che non accadeva dal 2019, e la facilitazione dei contatti interpersonali tra le comunità su entrambi i lati del confine tra Armenia e Azerbaijan.
All’inizio di questo mese, due analisti azeri sono volati a Yerevan per partecipare ad un forum organizzato dal Centro Orbeli del governo armeno. A fine ottobre, decine di armeni e azeri, principalmente studenti e giovani professionisti, si erano incontrati in gruppi tematici a Tbilisi per discutere le prospettive future per i loro Paesi.
Gli ultimi due mesi hanno segnato il passaggio dalle dichiarazioni politiche a tangibili sviluppi sul campo. Sebbene permangano ostacoli, non ultimi i cambiamenti costituzionali in Armenia, le parti sembrano ora più pragmatiche che mai.
Tuttavia, affinché la svolta abbia successo, dovrà essere sostenibile e verificarsi anche in altri ambiti. Gli ultimi sviluppi non devono rimanere semplici gesti simbolici, ma devono invece diventare la base per una pace duratura definita da legami, fiducia e reciproco beneficio.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-11-14 20:20:492025-11-17 20:22:02Armenia e Azerbaijan sempre più vicini alla pace (Osservatorio Balcani e Caucaso 14.11.25)
GD – Jerevan, 13 nov. 25 – L’ambasciatore d’Italia in Armenia, Alessandro Ferranti, è stato ricevuto dalla Procuratrice Generale della Repubblica d’Armenia, Anna Vardapetyan.
La Procuratrice Generale Vardapetyan ha espresso il proprio vivo apprezzamento per l’eccellente cooperazione in corso tra i vari Organi giudiziari e investigativi dei due Paesi.
Nel corso del colloquio la Procuratrice Generale ha voluto evidenziare con gratitudine l’importanza della sua recente visita in Italia il 6 e il 7 novembre scorsi, culminata con la firma di un Memorandum d’Intesa tra la Procura Militare armena e la Procura Generale Militare della Repubblica presso la Corte Suprema di Cassazione italiana.
La Procuratrice Generale Vardapetyan ha inoltre menzionato con particolare soddisfazione i colloqui intrattenuti con il Procuratore Generale Militare, Maurizio Block, e il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, Piero Gaeta.
La Procuratrice Generale ha poi voluto ricordare il Memorandum d’Intesa precedentemente firmato il 30 giugno 2023 con l’allora Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, Luigi Salvato, volto ad ampliare la cooperazione nei settori della giustizia penale, della tutela dei diritti umani e del rafforzamento dello Stato di diritto.
Durante l’incontro è stata inoltre trattata un’ampia gamma di ulteriori tematiche di reciproco interesse.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-11-13 20:19:132025-11-17 20:19:45Armenia: amb. Ferranti con Procuratrice Generale Anna Vardapetyan (Giornalediplomatico 13.11.25)
L’accordo preliminare Armenia-Azerbaijan dell’agosto 2025 apre prospettive per la stabilizzazione dei corridoi energetici caucasici, cruciali per la diversificazione europea dal gas russo.
La mediazione statunitense e il controllo del corridoio TRIPP rivelano un paradosso geoeconomico: l’Unione Europea, principale cliente del gas azerbaigiano, si trova priva di leverage negoziale. La dipendenza energetica post-2022 e i vincoli normativi sui diritti umani impediscono a Bruxelles di tradurre il potere economico in influenza strategica. Gli Stati Uniti, liberi da tali costrizioni, mediano la pace e controllano i corridoi commerciali, relegando l’Europa a ruolo di importatore pagante.
L’8 agosto 2025 è stato siglato dalla Repubblica Armena e da quella dell’Azerbaijan un testo preliminare in previsione di una pace che metterebbe fine al susseguirsi di scontri e violenze risalenti ad almeno l’inizio del XX secolo, connesse e legate alla complessa storia del Caucaso e delle sue popolazioni autoctone. I due paesi del Caucaso meridionale si sono scontrarti più volte nel corso della storia, ragion per cui le loro popolazioni sono permeate da narrazioni storiche reciprocamente opposte, e le tensioni per la regione del Nagorno-Karabakh si sono progressivamente intensificate fino a degenerare inviolenze e guerre, ciò sin dagli anni ’80 del Novecento, quando le repubbliche erano ancora sotto il controllo dell’Unione Sovietica. Dopo tre guerre (1988-1994, 2016, 2020), nel 2023 l’Azerbaigian ha preso il controllo della regione contesa del Nagorno-Karabakh, costringendo più di 100.000 persone di etnia armena alla fuga.
La prospettiva di pace, da un punto di vista di relazioni internazionali, prospetterebbe quindi la normalizzazione di una regione estremamente importante, anche in termini di scambi di materie prime, quali petrolio e gas. Nello specifico, la Repubblica dell’Azerbaijan, data la sua posizione geografica e la sue capacità estrattive, potrebbe diventare un nuovo hub centrale di approvvigionamento. Da segnalare infatti che la centralità del Caucaso nella mappa geografica rende la regione un corridoio di incontro tra il mondo europeo e quello asiatico in termini non solo fisici, ma anche economici e culturali. La stabilità dell’area implicherebbe dunque maggiore sicurezza energetica per i paesi importatori, che guarderebbero all’Azerbaijan come a un’alternativa alle rotte del gas russo.
L’accordo di pace, concordato presso la Casa Bianca il 13 marzo 2025 in un draft agreementprevede 17 punti di cui si segnalano i seguenti:
Il riconoscimento reciproco della sovranità, indipendenza politica, integrità territoriale e relativa inviolabilità dei confini (i quali però non sono ancora del tutto definiti);
Impegno a non avanzare rivendicazioni territoriali in futuro;
Impegno al principio di non usare la forza;
Apertura verso cooperazione economica, transito, cooperazione culturale.
Congiuntamente all’accordo preliminare di pace, è stato approvato un piano per un nuovo collegamento stradale e ferroviario –il quale sarà denominato Trump Route for International Peace and Prosperity(TRIPP – Percorso Trump per la pace e la prosperità internazionale) – che unirà l’Azerbaigian al Nakhichevan, exclave azera confinante con Armenia, Iran e Turchia. L’Armenia ha concesso di sviluppare questo corridoio di trasporto, lungo circa 43 chilometri, che attraversa il suo territorio a un consorzio disocietà private americane, il quale avrà la gestione dello stesso per 99 anni. Nello specifico, è previsto che l’Armenia manterrà il controllo sovrano del passaggio e all’Azerbaigian sarà concesso “libero accesso” da e verso il Nakhichevan. Il piano TRIPP sostituisce un accordo del 2020 tra Aliyev, Pashinyan e Putin che avrebbe concesso alla Russia il controllo della rotta.
In questo panorama si colloca anche l’Unione europea (UE), che ha stretto nel 2022 con l’Azerbajan un memorandum di intesa volto al potenziamento dell’approvvigionamento di gas nell’ambito della strategia di diversificazione energetica promossa dalla Commissione europea (CE) a seguito dell’aggressione russa in Ucraina e del piano di eliminazione delle importazioni di gas naturale dalla Russia entro il 2027. L’accordo siglato ad agosto 2025 apre dunque nuove opportunità per i corridoi energetici, ma la mancata ratifica finale crea incertezza per gli investimenti europei. Il coinvolgimento di nuovi attori, quali gli USA, pone dubbi sul futuro della presenza europea nella regione.
L’Azerbaijan è a tutti gli effetti definibile come un rentier state, per cui la sua economia ruota intorno al commercio di gas naturale, che il paese estrae principalmente dal giacimento di Shah Deniz. Come mostrato dal grafico è necessario sottolineare come il Paese non è un “gigante” del gas – può vantare infatti riserve modeste – la sua importanza è infatti posizionale, non quantitativa.
Le principali pipeline che interessano il Paese in questione sono tre:
Verso l’Europa il corridoio meridionale (o Southern Gas Corridor) che a sua volta comprende il South Caucasus Pipeline (SCP) – noto anche come Baku-Tbilisi-Erzurum –, il Trans-Anatolian Pipeline (TANAP) e il Trans Adriatic Pipeline (TAP).
E la nuova connessione Iğdır–Nakhchivan, inaugurata nel 2025 in cooperazione tra Turchia e Azerbaijan (BOTAŞ e SOCAR) e volta a garantire una fornitura stabile al Nakhchivan senza passare attraverso altre rotte complesse.
A queste rotte operative si aggiungo progetti futuri che coinvolgono, a occidente, i paesi dell’UE e del Mar nero (White Stream), ma anche la Turchia, la Georgia, il Turkmenistan, il Kazakistan, l’Uzbekistan e l’Iran. Di particolare rilevanza fra i progetti in discussione è il Trans-Caspian Gas Pipeline (TCP / TCGP), collegamento sottomarino che dovrebbe collegare Turkmenistan e Azerbaijan attraversando il fondale del Mar Caspio, per trasportare il gas turkmeno verso l’Europa tramite il Southern Gas Corridor.
Per quest’ultimo progetto, già discusso senza successo negli anni ’90, si sono moltiplicate le consultazioni tra Baku, Ashgabat, Bruxelles e Ankara nel 2024–2025 al fine di definire possibili schemi di cooperazione o mini-TCP (collegamenti più piccoli). L’intensificarsi del dialogo mostra quindi l’enorme interesse europeo per il Caucaso, che permetterebbe all’UE di raggiungere i mercati dell’Asia centrale. L’iniziativa renderebbe quindi Azerbaijan un hub di fondamentale importanza per l’Unione europea.
È in atto un “grande gioco” in cui i partner tradizionali del Paese faticano a mantenere la loro posizione e nuovi attori, prima nemici, reclamano un ruolo. Infatti, l’Azerbaijan, e più in generale il Caucaso, non è interesse solo europeo ma vede coinvolti altri attori, primo fra tutti la Federazione Russa, la cui presenza egemonica sulla regione si è ridotta drasticamente negli ultimi anni, soprattutto a seguito del conflitto in Ucraina. L’obiettivo russo è quello di cercare di rimanere rilevanti nell’area (intenzione dimostrata in occasione delle elezioni georgiane la cui regolarità è stata fortemente messa in dubbio).
Similmente anche l’Iran (culturalmente legato all’Azerbaijan per ragioni “etniche” e religiose) assiste a un progressivo ridimensionamento della propria influenza nel Paese come dimostrato dall’attacco all’ambasciata azera a Teheran del 2023. Infatti, con l’apertura delle nuove rotte energetiche l’Iran rischierebbe di perdere una leva geopolitica assai rilevante. Inoltre vivono in Iran circa 20 milioni di azeri etnici (circa il 25% della popolazione) che potrebbero mobilitarsi, ispirati da una spinta di Baku di matrice nazionalista, contro l’Iran.
Al contrario Turchia e Israele stanno stringendo rapporti sempre più stretti con l’Azerbaijan proprio grazie allo strumento energetico e ad accordi militari. Baku mantiene stretti legami sia con Turchia che con Israele, posizionandosi come mediatore tra i due paesi.
Infine il nuovo attore entrato in gioco sono proprio gli Stati Uniti di Trump i quali, in contrasto con la Sezione 907 della legge del 1992 che limita l’assistenza USA all’Azerbaijan (retaggio del conflitto del Nagorno-Karabakh), vedono il Paese come un perno fondamentale per il controllo della zona. Il controllo del Caucaso significherebbe per gli Stati Uniti avere un alleato alle porte dell’asia centrale capace di contenere la Russia, le potenze medio-orientali nonché la Cina e la sua Belt and Road Initiative (BRI). Questo interesse spiega il coinvolgimento americano nel conflitto. Il TRIPP si inserisce nel più ampio Middle Corridor, che collega la Cina all’Europa attraverso Asia Centrale e Caucaso, bypassando Russia e Iran. Questo posiziona l’Azerbaijan come snodo strategico non solo per l’energia, ma anche per i flussi commerciali terrestri, in diretta competizione con la Belt and Road Initiative cinese.
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Si osserva dunque come i corridoi energetici siano l’arma diplomatica migliore per l’Azerbaijan per ritagliarsi un ruolo nell’area. L’UE, che ha investito politicamente e economicamente nell’area non solo potrebbe diventare un attore marginale, ma rischia di essere esclusa dalla zona perdendo il ruolo di mediatore politico che negli anni si era ritagliata.
Nello specifico, appare dunque che l’Europa non ha alcune leverage negoziale, specialmente dal 2022. Ciò è dovuto a due ragioni principali:
L’insicurezza energetica fa si che l’UE sia costretta ad accettare condizioni subottimali e non gli permette di avere alcun potere negoziale.
Dover dar conto all’opinione pubblica obbliga l’UE ha dover seguire strade non ottimali e molto più complesse. A titolo esemplificativo si segnala il report del 2024 di “freedom house” che valuta l’Azerbaijan come un paese autoritario e non libero, caratteristiche assai lontane dal messaggio politico che l’UE tenta di trasmettere ai suoi cittadini.
Importazioni trimestrali dell’UE per fonte(ultimo aggiornamento 2/10/2025)
Di conseguenza, il memorandum europeo del 2022 pone l’UE nella condizione di dover assolutamente fare i conti con la crescente centralità dell’Azerbaijan, porta d’ingresso verso l’Oriente – sia persiano che cinese (infatti i paesi a Est del Mar Caspio ruotano sotto l’orbita di Pechino); ma l’ideale dei diritti umani, che è alla base non solo dei principi ma anche della legittimazione politica e giuridica stessa dell’UE, impone cautela nel dialogare con l’Azerbaijan. Gli Stati Uniti, al contrario, non sono affatto soggetti a tali vincoli e, dalla loro posizione di “isola” rispetto all’Eurasia riescono a muoversi molto più agilmente.
In altri termini, se per gli USA la pace fra Azerbaijan e Armenia è un traguardo politico, per l’UE risulta essere una condizione economica e il costo della stabilità diventa il prezzo della sicurezza energetica europea.
La grande quantità di attori in gioco nel contesto caucasico e l’imprevidibilità relativa alla concreata pace fra Azerbaijan e Armenia aprono a diversi scenari per la futura azione dell’UE.
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Scenario USA: Il maggiore coinvolgimento Statunitense potrebbe essere funzionale al raggiungimento della Pace fra Armenia e Azerbaijan e la conseguente normalizzazione della regione. Inoltre, l’interesse geostrategico statunitense per il Caucaso e l’indebolimento degli attori principali dell’area (Russia e Iran) da una parte, dal punto di vista economico, garantirebbe all’UE un partenariato con un attore destinato a diventare sempre più centrale in ambito di sicurezza energetica; ma, dall’altra parte, implicherebbe anche una dipendenza politica e diplomatica nei confronti degli Stati Uniti.
Tale scenario quindi garantirebbe all’UE dei vantaggi in termini economici, ma richiederebbe anche uno sforzo di politica estera collettiva per poter ritagliare una posizione di rilievo nelle negoziazioni, aumentando il leverage negoziale e limitando la dipendenza da attori esterni.
Scenario russo: La Russia – sebbene ora sia impegnata nella guerra in Ucraina – attraverso interferenze e azioni ibride potrebbe riacquisire il controllo dell’area impedendo la pace tra i due paesi del Caucaso, probabilmente spingendo l’Armenia a non implementare le richiesti azere propedeutiche alla pace. In questo caso non solo la stabilizzazione della regione non avrebbe seguito, ma inoltre l’Europa si troverebbe senza un partner (e una rotta) importante in termini di approvvigionamento. Inoltre, qualora lo scenario si avverasse, gli investimenti finora stanziati dall’UE andrebbero perduti dal momento che i rapporti tra Europa e Russia risultano essere ridotti al minimo.
In questo scenario l’Europa si troverebbe in forte difficoltà, la strategia da adottare sarebbe dunque quella di cercare un nuovo hub di approvvigionamento che possa mettere in contatto l’Eurasia; tuttavia l’instabilità nell’area mediorientale e del Asia centrale renderebbero certamente molto ardua tale sfida.
Worst casescenario– orientalizzazione: In questo scenario si assisterebbe ad un “reindirizzamento” delle politiche estere dei paesi del Caucaso, nello specifico dell’Azerbaijan, verso i grandi mercati asiatici. Il consolidarsi della pace con l’Armenia — favorito da mediazioni extra-europee, principalmente statunitensi e turche — garantirebbe la stabilità necessaria per attrarre investimenti e infrastrutture orientate a Est, legate alla BRI e al corridoio transcaspico. Questo scenario renderebbe irrisoria ogni iniziativa europea nella zona e significherebbe l’effettiva perdita degli investimenti nonché degli approvvigionamenti. L’Europa, priva di un proprio spazio d’influenza autonoma, sarebbe quindi rilegata a diventare una “penisola dell’Eurasia”.
L’UE per poter reagire in questo scenario dovrebbe quindi potenziare la propria credibilità in termini di politica estera, implementare una diplomazia energetica proattiva e influire tramite un Soft power mirato, capace di combinare incentivi economici e sostegno alla modernizzazione politica dell’area.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-11-13 20:16:292025-11-17 20:19:03Il grande gioco del Caucaso e gli interessi economici europei (IARI 13.11.25)
Il team di ricercatori del progetto “Ucraina Incognita” ha fatto una vera scoperta: nella città di Yazlovets (oggi comunità di Buchach, regione di Ternopil), hanno rinvenuto una targa commemorativa unica del XVII secolo, dedicata alla costruzione di un pozzo armeno.
Questo pozzo si trova vicino all’ex tempio armeno del 1551 e, esteriormente, sembra una normale sorgente “tsyurkach” di Podolsk: un basso muro di pietra con un tubo di ghisa da cui sgorga acqua costantemente. Tuttavia, in realtà, come segnalato Il fondatore del progetto è Roman Malenkov: si tratta di una complessa struttura idraulica costruita dalla comunità armena di Yazlovets nel XVII secolo.
Foto: Roman Malenkov
La parte sotterranea del pozzo rimane nascosta all’occhio umano: l’acqua si raccoglie prima in una grande cisterna sotterranea, da dove proviene da una sorgente nascosta in una piccola struttura in mattoni che ricorda una cantina di villaggio.
“La porta è chiusa a chiave e pochi sanno cosa si nasconde all’interno. E pochi sono interessati: dopotutto, sembra una normale cantina”, osserva Roman Malenkov.
Foto: Roman Malenkov
Fu lì che i ricercatori riuscirono a trovare una lastra di pietra scolpita con iscrizioni in latino e armeno.
La parte superiore della tavoletta è decorata con l’immagine di un uccello (aquila o colomba) con le ali spiegate, sotto il quale si trova una croce decorata con una bizzarra decorazione floreale. Seguono due iscrizioni:
In latino: “L’armeno Hakob lo costruì nel 1611 per il bene della società.”
In armeno: “Questa croce e la sorgente costruita sono opera di Hakob e di suo fratello Stepan. Completate nel calendario armeno tra il 1000 e il 60. Abram [il maestro scalpellino] le eseguì con devozione.”
Sulla lastra è inoltre riportata la data 1787, che probabilmente indica l’epoca della ricostruzione della struttura.
Foto: Roman Malenkov
I ricercatori hanno osservato che le tavolette di fondazione si trovano solitamente su templi o castelli, ma una tavoletta simile su un pozzo è un fenomeno unico.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-11-13 20:14:552025-11-17 20:16:26I ricercatori di "Ucraina Incognita" hanno scoperto una targa commemorativa armena unica del XVII secolo nella regione di Ternopil (Pragmatika 13.11.25)
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