La “Rondine d’oro” ai vertici dell’Osce (Toscanaoggi 21.07.26)

Maria Karapetyan, ex studentessa di Rondine Cittadella della Pace (Arezzo) e deputata armena, è stata eletta vicepresidente dell’Assemblea Parlamentare dell’Osce con 119 voti. Per Rondine è un riconoscimento al valore della formazione al dialogo e alla pace

Grande orgoglio e soddisfazione a Rondine Cittadella della Pace (Arezzo) per l’importante traguardo raggiunto da Maria Karapetyan. Membro dell’Assemblea Nazionale dell’Armenia e “Rondine d’Oro”, Karapetyan è stata eletta Vicepresidente dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE. L’elezione ha visto una convergenza straordinaria sulla sua figura: la deputata ha ottenuto il maggior numero di preferenze tra i candidati, raccogliendo 119 voti da parte dei parlamentari in rappresentanza di 57 Paesi.

Un traguardo, questo, che dà nuova forza alle parole che Maria aveva pronunciato in passato, proprio durante il suo percorso formativo a Rondine, e che oggi risuonano come una promessa mantenuta e confermata dai suoi eccezionali risultati: “I giovani non sono solo il futuro, ma il presente: se offri ai giovani la possibilità di prendere parte alla formazione del proprio futuro, loro possono essere in prima linea nella costruzione della pace”.

Una vita spesa per il dialogo e per i diritti umani Nata in Armenia nel 1988 – anno in cui la sua terra natale fu squarciata da un terribile terremoto –, Maria Karapetyan ha imparato negli anni ad accettare gli eventi immodificabili, scegliendo però di intervenire con coraggio laddove le è possibile fare la differenza. Un percorso di crescita avvenuto anche grazie all’esperienza formativa a Rondine. Dal 2013 al 2015 è stata infatti studentessa presso la Cittadella della Pace, dove si è impegnata in prima persona nella progettazione e realizzazione di programmi educativi per studenti italiani e internazionali. Nello stesso periodo ha conseguito con successo il Master in Studi sulla Pace presso l’Università di Roma Tre.

Ha contribuito a progetti innovativi di dialogo tra i popoli del Caucaso meridionale e, dal 2012, ha ricoperto il ruolo di direttrice di sviluppo dell’Imagine Center for Conflict Transformation, organizzazione indipendente nata nel 2007 per la trasformazione positiva delle relazioni e la creazione di fondamenti per una pace durevole e sostenibile nelle società che hanno superato i conflitti. In questo contesto è stata attivamente coinvolta nella progettazione e realizzazione di progetti di dialogo tra i popoli del Caucaso. Nella primavera del 2018, durante la così detta Rivoluzione di velluto, Karapetyan è scesa in piazza a Yerevan tra le protagoniste del cambiamento politico dell’Armenia verso una maggiore democrazia. Entrata nelle istituzioni, ha ricoperto la carica di membro dell’Assemblea Nazionale dal 2019 al 2021, periodo in cui ha fatto parte della Commissione permanente per la protezione dei diritti umani e gli affari pubblici. In seguito alle elezioni parlamentari del 20 giugno 2021, è stata nuovamente rieletta all’Assemblea Nazionale, dove siede tutt’oggi nella Commissione permanente per gli affari esteri.

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Discanto si chiude con una giornata dedicata alla musica e alla tradizione armena (La Voce del Trentino 21.07.26)

Dopo il successo di pubblico registrato nei primi appuntamenti, DISCANTO si avvia alla conclusione del suo percorso con il quarto e ultimo incontro, confermandosi tra le principali iniziative dedicate alle musiche popolari e ai canti della tradizione. La rassegna, ospitata negli spazi del METS – Museo etnografico trentino San Michele, ha proposto un percorso attraverso culture corali di diversa provenienza, offrendo al pubblico un’occasione di approfondimento del patrimonio musicale tradizionale.

L’ultimo appuntamento sarà dedicato alla scoperta della cultura armena e della sua tradizione musicale, con una giornata di iniziative in programma sabato 25 luglio.

Ad aprire il programma sarà, dalle 15 alle 18, un workshop di canto armeno, a partecipazione gratuita con prenotazione obbligatoria, rivolto a chi desidera avvicinarsi al repertorio vocale della tradizione. canto armeno. La partecipazione è gratuita, con prenotazione obbligatoria al seguente link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSecaEoO5WzlBwVotcztTIJ-igueWUpQDWJAl0syAalvy8_NVw/viewform.

La rassegna si concluderà ufficialmente alle 21 con il concerto dell’Ensemble Edesse, tra i pochi complessi vocali italiani specializzati nella ricerca e nell’esecuzione della musica sacra e popolare armena. Il concerto sarà dedicato alla figura di Padre Komitas, musicologo considerato il principale custode e artefice della salvaguardia della musica tradizionale armena.

A impreziosire la serata sarà la partecipazione del musicista Arsen Petrosyan, proveniente da Yerevan, riconosciuto a livello internazionale come virtuoso del duduk, antico strumento a fiato in legno di albicocco, caratterizzato da una doppia ancia e da un timbro caldo e malinconico, simbolo della tradizione musicale armena.

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Netanyahu Blocca il Riconoscimento I$r@eliano del Gen*oci*dio Armeno su Richiesta degli Azeri. (Stilum Curiae 20.07.26)

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di Inside Over. Per molti anni, e da molti anni, ci siano occupati del primo genocidio del secolo dei genocidi, quello dei cristiani armeni; fra l’altro è interessante notare che Hitler, nella riunione in cui si decise la soluzione finale per gli ebrei, disse: “Chi si ricorda adesso dello sterminio degli armeni”? Hitler probabilmente aveva saputo degli eventi da un responsabile di alto livello dell’esercito tedesco in Turchia durante la guerra, suo amico; che fu ucciso, mentre era a braccetto di Hitler durante il fallito putsch di Monaco. Israele ha sempre evitato di riconoscere ufficilamente quello che gli armeni chiamano Metz Yeghèrn, il Grande Male. Vuoi in omaggio al dogma dell’unicità della Shoah (che affiora ancora adesso nelle dichiarazioni di personalità ebraiche) vuoi per questioni di opportunità geo-politica. Nelle settimane passate la situazione di attrito con Ankara (che da sempre pratica un negazionismo aggressivo e attivo) sembrava aver convinto il governo a prendere una posizione netta. Da notare che il governo azero ha compiuto nel recente passato una pulizia etnica nei confronti degli armeni dell’Artsakh, Nagorno Karabag. Ma…buona lettura e condivisione.

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A fine giugno il governo israeliano ha approvato all’unanimità una proposta per definire genocidio le violenze perpetrate dall’Impero Ottomano contro gli armeni durante la Prima Guerra Mondiale.

Ma secondo una fonte israeliana, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha bloccato la votazione al Parlamento dopo che Hikmet Hajiyev, consigliere per gli affari esteri del presidente azero, ha contattato l’ufficio del Primo Ministro.

Il governo israeliano ha poi informato i funzionari azeri che la questione era stata rimossa dall’ordine del giorno della Knesset e che pertanto non sarebbe stata inclusa nella serie di votazioni tenutesi prima della pausa estiva.

Il mese scorso il governo azero ha emesso una condanna ufficiale della decisione israeliana di riconoscere il genocidio armeno e ha chiesto che tale decisione venisse riconsiderata.

Nella sua dichiarazione, il Ministero degli Esteri azero ha affermato che il riconoscimento equivale a “una distorsione dei fatti storici relativi agli eventi del 1915” e riduce “una complessa questione storica a una decisione politica priva di una solida base giuridica o accademica”.

Il genocidio degli armeni cominciò ad aprile1925 e proseguì fino ai primi anni Venti. 1 milione e mezzo di armeni furono uccisi o lasciati morire attraverso deportazioni, massacri, fame, malattie, persecuzioni. La Turchia continua a negare la definizione di genocidio.

Per decenni Israele ha evitato di riconoscere formalmente il genocidio armeno, non perché mancassero documenti, testimonianze o consapevolezza storica, ma perché allora la Turchia era un interlocutore troppo importante per Tel Aviv.

L’ufficio del ministro degli Esteri di Israele Gideon Sa’ar ha negato che la votazione sia stata annullata a seguito dell’intervento di Netanyahu ma non ha fornito una spiegazione alternativa sul perché la questione non sia stata sottoposta alla Knesset.

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Armen Agop da Pietrasanta alla Biennale di Venezia (Luzzatimes 20.07.26)

L’artista di origine armena, che da 25 anni vive e lavora a Pietrasanta, ha raccontato il proprio percorso creativo.

A un mese dall’apertura della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, il Padiglione dell’Egitto, con il progetto Silence Pavilion: Between the Tangible and the Intangible, si è affermato come uno dei padiglioni nazionali più visitati e maggiormente discussi di questa edizione. L’artista di origine armena, che da 25 anni vive e lavora nella “Piccola Atene” della Versilia, ha raccontato il proprio percorso creativo e il legame con un territorio che ha contribuito alla sua crescita, accompagnandolo fino alla designazione, da parte del Ministero della Cultura egiziano, a rappresentare il proprio Paese alla Biennale 2026 con “Silence pavilion: between the tangible and the intangible”.

In una conferenza stampa al Media Center Sassoli a palazzo del Pegaso è stato presentato l’artista Armen Agop protagonista all’ultima Biennale di Venezia. Sono intervenuti la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi, il sindaco di Pietrasanta Alberto Stefano Giovannetti, il critico d’arte Alessandro Romanini e l’artista Armen Agop.

Il Padiglione sceglie il silenzio e diventa una delle esperienze più discusse della Biennale di Venezia: artista e curatore del padiglione, Armen Agop ha concepito un percorso articolato in tre ambienti, nei quali il visitatore è invitato ad ascoltare il silenzio, osservare l’invisibile e toccare l’intangibile. Armen Agop si trasferisce in Italia in Versilia nel 2000 tra i principali riconoscimenti figurano il Prix de Rome (2000), il Premio Umberto Mastroianni (2010) e il Premio Sulmona, la Medaglia del Presidente della Repubblica Italiana (2013

Armen Agop, realizza sculture e dipinti che esplorano la relazione tra dimensione fisica e spirituale. Radicata nella sua eredità egiziano-armena, la sua opera collega tradizioni antiche e pratica contemporanea, sfumando il confine tra creazione artistica e meditazione. Ispirato dal deserto, Agop distilla il suo lavoro in forme essenziali, libere da narrazione o rappresentazioni. Le sue opere diventano meditazioni — registrazioni del tempo e della coscienza, echi di un processo spirituale piuttosto che rappresentazioni della forma.

La presidente del Consiglio regionale Saccardi in apertura ha evidenziato le grandi qualità artistiche di Armen Agop protagonista dell’ultima Biennale di Venezia, che vive da molti anni in Toscana, coniugando la sua ricerca alle tradizioni illustri della Toscana e in particolare a Pietrasanta, luogo ideale di incontro di culture ed esperienze diverse che nascono nel segno dell’internazionalizzazione e del confronto di artisti che provengono da tutto il mondo.

“Rendiamo il dovuto riconoscimento – ha commentato il sindaco di Pietrasanta Alberto Stefano Giovannetti – a un artista che testimonia come Pietrasanta sia un punto di riferimento internazionale per la scultura e un luogo capace di accogliere i protagonisti dell’arte contemporanea. Accanto ai nostri maestri artigiani, Armen Agop ha fatto propria una tradizione che affonda le radici nella nostra terra e nello spirito più autentico della Toscana, trasformando il dialogo con il granito e con il saper fare dei nostri laboratori e fonderie in una parte essenziale della sua arte. La scelta di affidargli la rappresentanza del Paese alla Biennale di Venezia conferma il valore del suo percorso e rende ancora più significativo il legame con Pietrasanta, un’eccellenza che incarna perfettamente la firma e il prestigio del Made in Italy nel mondo. Ringrazio la presidente Stefania Saccardi per aver accolto la richiesta di presentare il lavoro di Armen Agop nella sede del Consiglio regionale della Toscana, dando valore a una storia che unisce il talento di un grande artista all’anima della nostra regione e a quella sapienza artigiana che ci rende unici a livello internazionale. È un ambasciatore nel mondo della città di Pietrasanta che porta il nome del nostro territorio nel mondo e testimonia il nostro carattere sempre più internazionale.”

“L’espressione artistica – ha spiegato Armen Agop – è un prezioso strumento per riconnettersi con il proprio io, con la dimensione più intima di noi stessi. Le opere esposte alla Biennale di Venezia 2026, come è caratteristico della mia poetica, invitano lo spettatore al silenzio, all’osservazione dell’invisibile e al contatto con l’intangibile. In un’epoca caratterizzata dall’iperconnessione digitale, dall’attenzione superficiale e distratta, l’arte diventa un prezioso mezzo di rinascita. L’arte che respiro ogni giorno a Pietrasanta da oltre 25 anni. Sono molto contento del successo che sta ottenendo il mio padiglione e il grande interesse del pubblico per la mia opera che è piuttosto particolare e inconsueta. Sono da molti anni a Pietrasanta che è un luogo ideale per fare arte e dai tempi di Michelangelo vive nel segno della scultura e dell’arte Una città cosmopolita che attira artisti da tutto il mondo”.

“L’arte del pittore e scultore Armen Agop – ha illustrato il critico Alessandro Romanini – si caratterizza per un’armonica sintesi fra la meditazione, la riflessione concettuale e il saper-fare manuale appreso in 25 anni di permanenza a Pietrasanta. L’artista realizza forme affrancate dalla decorazione superficiale, ottenute grazie a un lavoro certosino, rituale e culturale, con cui riunisce in maniera sinergica le radici culturali del suo paese natale, con la cultura umanistica toscana e la tecnica e l’attitudine creativa emanate dalla cittadina versiliese dove vive e risiede. Nel padiglione veneziano si vede perfettamente come l’artista riesce a coniugare la tradizione millenaria del suo paese di origine con la storia artistica della Toscana, in particolare di Pietrasanta, che parte dai Medici e Michelangelo per arrivare ai giorni nostri.”

Concepito dall’artista Armen Agop, Silence Pavilion accoglie i visitatori con una richiesta insolita: non parlare, non fotografare e non utilizzare il telefono cellulare. Una scelta controcorrente in uno degli eventi culturali più fotografati al mondo. Ed è proprio questo invito alla disconnessione ad aver trovato una così profonda risonanza nel pubblico. Artista e curatore del padiglione, Armen Agop ha concepito un percorso articolato in tre ambienti, nei quali il visitatore è invitato ad ascoltare il silenzio, osservare l’invisibile e toccare l’intangibile.

In una Biennale spesso caratterizzata dalla spettacolarizzazione dell’immagine, dalla rapidità della fruizione e dalla costante documentazione digitale, Silence Pavilion propone un ritmo diverso. Il pubblico è invitato a rallentare, mettere da parte i propri dispositivi e instaurare un rapporto con l’opera fondato sull’attenzione e sulla presenza.

La risposta è stata straordinaria. Lunghe code continuano a formarsi all’esterno del padiglione, con visitatori disposti ad attendere pur di vivere l’esperienza nel rispetto delle condizioni poste dall’artista. Quello che era nato come un progetto dedicato al silenzio è diventato una delle esperienze più discusse della Biennale, suscitando un interesse costante da parte del pubblico, della critica e dei media internazionali. Ogni giorno migliaia di persone prendono parte a un’esperienza condivisa di riflessione silenziosa, trasformando il padiglione in uno dei rari luoghi di contemplazione collettiva all’interno di uno dei più importanti eventi culturali internazionali.

Anche la stampa internazionale ha sottolineato l’impatto del progetto. La rivista d’arte spagnola Bonart lo ha definito “una delle proposte più intense, profonde e memorabili dell’intera esposizione internazionale”. La testata Merca2 lo ha inserito tra i momenti più significativi della Biennale. Più recentemente, Soul Arabia ha indicato Silence Pavilion come uno dei padiglioni più discussi della Biennale.

Frutto di una ricerca che da anni indaga le antiche tradizioni spirituali, la materia e la trascendenza, Silence Pavilion propone il silenzio non come assenza, ma come forma di connessione.

L’opera invita il visitatore a oltrepassare le continue sollecitazioni della vita contemporanea per entrare in uno spazio in cui attenzione, introspezione e consapevolezza possano ritrovare il loro tempo. In questo modo, il padiglione suggerisce che il silenzio possa aprire un passaggio tra l’individuo e una dimensione universale. In un’epoca in cui l’attenzione è diventata una delle risorse più preziose e contese, le code che continuano a formarsi davanti testimoniano quanto questo invito trovi oggi una profonda corrispondenza nel pubblico. A un mese dall’apertura della Biennale, Silence Pavilionsi conferma come una delle esperienze più significative dell’edizione 2026, ricordandoci che, in un mondo saturo di immagini e rumore, il silenzio conserva ancora la capacità di parlare con straordinaria profondità.

Armen Agop si trasferisce in Italia nel 2000 dopo aver ricevuto il prestigioso Premio Roma. Al termine della residenza partecipa alla mostra Diari di lavoro di artisti stranieri a Roma, presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, dove il suo lavoro riceve un’accoglienza estremamente positiva. In seguito, decide di stabilirsi definitivamente in Italia. Nel corso della sua carriera partecipa a numerose esposizioni in Italia. Nel 2010 riceve il Premio Umberto Mastroianni nell’ambito della VII Biennale Internazionale di Scultura della Regione Piemonte. Nel 2013 vince la 40ª edizione del Premio Sulmona, una delle più importanti rassegne internazionali dedicate all’arte contemporanea, e gli viene conferita la Medaglia del Presidente della Repubblica Italiana.

La partecipazione alla Biennale di Venezia rappresenta il punto più recente di un percorso internazionale che ha portato le opere di Armen Agop in importanti collezioni e istituzioni museali in Italia e all’estero, tra cui tra cui quelle del Saudi Arabia Museum of Contemporary Art, Mathaf (Doha), Barjeel Art Foundation (Sharjah) e il Museo d’Arte Moderna Egiziana del Cairo. Grazie alle opere di Agop, il padiglione si dispiega come un percorso articolato in tre movimenti sensoriali, dall’intangibile al tangibile, fino all’invisibile mistico: uno spazio votato alla contemplazione che incoraggia ad ascoltare il silenzio, a cogliere ciò che non si vede e a percepire profumi e risonanze dell’immateriale. Attraverso sculture e dipinti realizzati appositamente per la Biennale e caratterizzati da una ricerca rigorosa sulla forma e sulla materia, l’artista propone un linguaggio capace di superare i confini geografici e culturali, mettendo in dialogo le proprie radici egiziane e armene con la tradizione artistica occidentale e con il patrimonio di conoscenze maturato in Toscana.

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Inizia la stagione dei festival estivi e autunnali in Armenia (Viaggairenews 19.07.26)

L’Armenia si prepara ad accogliere i viaggiatori con un ricchissimo calendario di eventi culturali che celebrano la musica, il vino e le antiche tradizioni locali.

Eventi ed elenchi

Il debutto della stagione dei festival tra le montagne del Caucaso

L’Armenia inaugura ufficialmente una straordinaria stagione turistica mettendo al centro del suo rilancio culturale una serie di eventi unici dedicati alle tradizioni millenarie e all’arte contemporanea. Questo affascinante Paese montano si prepara ad accogliere migliaia di visitatori internazionali attraverso un  viaggio sensoriale che unisce la maestosità dei suoi paesaggi storici alla vivacità di manifestazioni uniche nel loro genere. Le città principali e i piccoli borghi rurali si animeranno per diversi mesi grazie a rassegne cinematografiche di livello internazionale, concerti suggestivi all’aperto e imperdibili appuntamenti dedicati alla rinomata enogastronomia locale. Partecipare a queste celebrazioni collettive rappresenta l’occasione ideale per entrare in contatto diretto con la calda ospitalità della popolazione locale, scoprendo la profonda autenticità di un territorio sospeso tra passato e futuro.

La grande musica internazionale risuona nei luoghi storici armeni

La  musica classica apre le danze nella suggestiva provincia meridionale del Syunik con il celebre Festival Internazionale di Kapan, un evento di riferimento che trasforma questa località montana in un teatro a cielo aperto dal fascino magnetico. Pochi giorni dopo, la scena artistica si sposta nello spettacolare scenario archeologico del Tempio di Garni, dove le sonorità elettroniche del noto duo internazionale Bedouin si fonderanno con le antiche architetture ellenistiche. Per gli amanti dei ritmi sincopati, la rassegna itinerante Hay at Jazz porterà la migliore produzione jazzistica nazionale in suggestive piazze storiche di città affascinanti come Goris, Dilijan e Vanadzor. Questa straordinaria offerta  musicale prosegue fino all’autunno inoltrato grazie all’Armenia International Music Festival, una prestigiosa rassegna che vede la straordinaria partecipazione della rinomata Orchestra Sinfonica di Stato Armena in esecuzioni classiche di altissimo livello.

Vacanze ed eventi stagionali

Antichi rituali collettivi e il grande cinema d’autore a Yerevan

Il cinema d’autore diventa assoluto protagonista nella splendida capitale Yerevan grazie al celeberrimo festival internazionale Golden Apricot, una kermesse cinematografica di rilievo globale che attira ogni anno importanti registi, produttori e attori da ogni angolo del pianeta. Nello stesso periodo estivo, residenti e turisti si uniscono per celebrare il Vardavar, la famosissima festa tradizionale dell’acqua che prevede divertenti e purificatori gavettoni collettivi tra le strade di ogni città del Paese. Coloro che desiderano invece esplorare la vita rurale più autentica possono raggiungere la pittoresca valle di Yeghegis in occasione dello Yeghegis Fest, un caloroso evento comunitario incentrato sulla cucina tradizionale e sull’artigianato locale. Le connessioni culturali si espandono ulteriormente ad agosto con il festival Navasard a Sisian, un evento culinario che mette splendidamente in mostra la secolare amicizia e il patrimonio artistico condiviso tra la cultura armena e quella iraniana.

Un viaggio gastronomico tra eccellenti birre artigianali e vini millenari

La cucina tradizionale rappresenta da sempre il pilastro fondamentale della cultura locale e i numerosi festival gastronomici di questa stagione offrono un percorso degustativo senza precedenti per tutti i viaggiatori. Gli amanti delle produzioni brassicole artigianali si danno appuntamento nel cuore della capitale per i movimentati Beer Days, tre giorni di festa all’aperto caratterizzati da street food di qualità e ottima musica dal vivo. Gli appassionati di carne alla brace non possono assolutamente perdere il Festival Pan-armeno del Khorovats a Stepanavan, una competizione culinaria interamente dedicata al tipico e gustosissimo barbecue locale preparato secondo antiche ricette tradizionali. La stagione agroalimentare tocca il suo apice ad Areni, una delle culle della viticoltura mondiale risalente a oltre seimila anni fa, dove la locale festa del vino celebra i vitigni autoctoni attraverso grandi degustazioni pubbliche e la tradizionale pigiatura dell’uva.

Storia

Arte contemporanea e voli in mongolfiera nei cieli del Paese

La straordinaria energia creativa di questa terra si esprime anche attraverso eventi moderni capaci di valorizzare il talento di giovani designer e artigiani locali nella storica Gyumri. Il Gyumri Dalan Rock Fest trasforma infatti il centro storico cittadino in un vivace laboratorio creativo all’aria aperta che ospita mostre d’arte contemporanea, concerti rock e mercatini di manufatti unici. Nel mese di settembre, i cieli sopra Yeghvard si popolano di spettacolari acrobazie aeree grazie all’Armenia Air Fest, mentre a Dilijan si celebra il raffinato artigianato locale con laboratori interattivi. L’autunno regala infine uno degli spettacoli visivi più emozionanti dell’anno con il festival internazionale delle mongolfiere, un evento magico che permette di ammirare gli spettacolari e colorati palloni aerostatici mentre sorvolano i canyon più profondi e i monasteri medievali del Paese.

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E’ in corso la stagione dei festival in Armeni

SOAD e Daron Malakian: quando il metal incontra John Lennon (Radiofreccia 18.06.26)

Autodidatta, cresciuto tra Slayer e Beatles, Daron Malakian ha costruito il suono dei System of a Down mettendo sempre le canzoni prima della tecnica.

Tra i grandi chitarristi del rock contemporaneo, Daron Malakian dei System Of A Down occupa un posto particolare: un autore che ha sempre messo la scrittura, l’espressione e l’identità della band davanti al virtuosismo, alla perfezione accademica e all’esibizione della propria tecnica strumentale.

Nato il 18 luglio 1975 a Hollywood da genitori armeni, è il principale compositore dei System of a Down. Formazione, influenze e cinque brani fondamentali permettono di ricostruire il profilo di un grande chitarrista da band, originale, istintivo e imprevedibile.

Ritmo e metallo

Esistono chitarristi che trasformano la musica in una vetrina per la propria tecnica e altri che usano lo strumento per dare forma alle canzoni. Daron Malakian appartiene con decisione alla seconda categoria. Il principale autore dei System of a Down non ha mai inseguito il virtuosismo né coltivato un approccio accademico alla chitarra. «Non ho mai praticato la chitarra un giorno in vita mia», ha raccontato: suonava quando ne sentiva il bisogno, utilizzando lo strumento per comporre, esprimere emozioni e costruire l’identità della band. Da bambino, in realtà, avrebbe voluto diventare batterista, ma i genitori, spaventati dal fracasso di uno strumento che, a differenza di una chitarra elettrica, «non si può spegnere», lo indirizzarono verso le sei corde. Quell’attrazione originaria per le percussioni non sarebbe però scomparsa: la vivacità ritmica, il groove, la furia e la libertà metrica sono rimasti elementi decisivi della scrittura dei System of a Down. La sua formazione parte dai Kiss, scoperti a quattro anni, e prosegue attraverso Van Halen, Black Sabbath, Iron Maiden, Judas Priest e Ozzy Osbourne, fino al thrash e alle forme più aggressive del metal di Slayer, Metallica, Pantera e Sepultura. Non è quindi casuale l’intesa con Rick Rubin, produttore che aveva contribuito a portare gli Slayer alla popolarità e che avrebbe co-prodotto con Malakian gli album decisivi dei System of a Down.

 

Canzoni e radici

Il vero elemento capace di rendere particolare la formazione di Malakian è però la sua devozione per John Lennon. Nello stesso musicista convivono l’amore per il metal estremo, le distorsioni e i riff aggressivi, e un’attenzione assoluta per il songwriting dei Beatles. A queste influenze si aggiungono The Kinks, The Who, Neil Young, David Bowie, Iggy Pop e gli Stooges: artisti molto diversi, accomunati dalla capacità di costruire un’identità forte attorno alle canzoni. Il suo linguaggio nasce inoltre dall’ambiente familiare armeno e dall’ascolto di musica armena, araba e greca che scopre da bambino durante feste e matrimoni. Scale e inflessioni mediorientali sono così entrate naturalmente nel suo modo di scrivere riff e melodie. Da questo intreccio nasce il suono dei System of a Down: metal estremo, alternative rock, progressive, punk, folk armeno, melodie pop, ritmi irregolari e improvvisi cambi di atmosfera. Tutto può entrare nelle loro composizioni, ma nulla viene utilizzato come semplice esercizio di stile. Anche quando la musica diventa complessa, dissonante o imprevedibile, resta ancorata a un’idea salda di canzone. Malakian è quindi la quintessenza del chitarrista da band: non cerca di sovrastare il brano, ma ne determina struttura, dinamica, carattere e direzione emotiva. La sua tecnica emerge quando serve, come nel sorprendente assolo di “Lonely Day”, ma rimane sempre subordinata alla scrittura.

 

Cinque brani chiave

“Sugar” – System of a Down (1998) 
Il manifesto delle origini: riff brutali, stop and go, dissonanze e un’imprevedibilità destinata a diventare la firma della band.

“Chop Suey!” – Toxicity (2001)
  Arpeggi delicati e improvvise esplosioni metal convivono grazie a un controllo magistrale della dinamica, del ritmo e della tensione.

“Toxicity” – Toxicity (2001) 
Le inflessioni mediorientali attraversano riff e melodie, mostrando quanto le radici armene siano integrate nel linguaggio compositivo di Malakian.

 

“B.Y.O.B.” – Mezmerize (2005)
 Cambi repentini, ritmiche frenetiche, aperture melodiche e pesanti accelerazioni condensano mondi lontanissimi in una scrittura compatta e immediatamente riconoscibile.

“Lonely Day” – Hypnotize (2005 ) La prova definitiva che Malakian è molto più di un riff-maker. Il solo inizia in modo lirico e si trasforma in una frenesia di note distorte e velocissime, diventando una piccola composizione dentro la composizione. Un assolo sorprendente, originale e profondamente espressivo, capace di aggiungere una nuova dimensione emotiva al brano invece di limitarsi a commentarne la melodia.

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Armenia: il cuore del Caucaso batte a ritmo di festival (Gist 15.07.26)

Dalle vette del Syunik ai vigneti millenari di Areni, un calendario di eventi imperdibili trasforma l’Armenia in un palcoscenico a cielo aperto.
Ecco come vivere l’estate armena tra folklore, musica e avanguardia in una destinazione che sappia coniugare il fascino ancestrale della storia con una vivacità culturale contemporanea ed effervescente: la rotta obbligata, quest’anno, è l’Armenia.
Con l’arrivo della bella stagione, il Paese si trasforma in un palcoscenico diffuso, dove la tradizione non è un reperto da museo, ma un rito vivente che coinvolge visitatori e comunità locali in un abbraccio corale.

Armenia
Areni Wine festival

La musica come linguaggio universale

L’estate armena è un’esperienza sinestetica che parte dalle montagne del Syunik.
È qui, tra scenari naturali di rara bellezza, che si è tenuto il Festival Internazionale di Musica di Kapan, un appuntamento che porta l’eccellenza della classica tra vette maestose.

Il viaggio in musica prosegue con Hay at Jazz, festival itinerante che in agosto farà tappa a Yeghegnadzor, Goris, Vanadzor e Dilijan, trasformando le piazze storiche in jazz club all’aperto.
A chiudere il cerchio, dal 9 settembre, l’Armenia International Music Festival consoliderà il prestigio della scena sinfonica nazionale sotto la guida dell’Orchestra Sinfonica di Stato.

Armenia
International Music Festival

Cinema, riti e radici profonde

Yerevan, la capitale, si conferma polo attrattivo internazionale con il Golden Apricot fino al 19 luglio), il festival cinematografico che trasforma le strade cittadine in un caleidoscopio di proiezioni e masterclass.

Per chi cerca l’autenticità rurale, lo Yeghegis Fest (25 luglio) nel villaggio di Hors è una finestra aperta sulla vita di valle, tra artigianato e sapori contadini, mentre il festival Navasard (10–11 agosto) a Sisian celebra, attraverso un gemellaggio culinario con l’Iran, le antiche radici del Capodanno armeno.

Un viaggio gastronomico, sorso dopo sorso

Armenia
Yerevan beer festival

Il cibo è la vera lingua dell’ospitalità locale. L’estate armena si gusta in strada: dai “Beer Days” a Yerevan (17–19 luglio) al Festival del Khorovats a Stepanavan (1° agosto), il tempio del barbecue armeno. Ma è il vino il vero protagonista di un autunno precoce: il 3 ottobre, il borgo di Areni celebra la sua storica vendemmia. Qui, in una delle regioni vinicole più antiche del pianeta — con radici che affondano in oltre 6.000 anni di storia — la pigiatura dell’uva diventa una festa che fonde vino, musica e mercatini artigianali.

Creatività e sguardi verso l’alto

L’energia creativa armena esplode in festival come il Gyumri Dalan Rock Fest (7–9 agosto) e si libra in aria con l’Armenia Air Fest di Yeghvard (5 settembre) e le mongolfiere di Discover Armenia from the Sky (6–11 ottobre), che regaleranno una prospettiva inedita sui paesaggi caucasici.

Armenia
Garni

Viaggiare in Armenia oggi significa lasciarsi guidare dalla curiosità. Che si tratti di un bicchiere di vino millenario o di una performance jazz sotto le stelle, il Paese si svela proprio durante questi eventi: il modo più autentico per toccare con mano un’identità antica, orgogliosa e profondamente accogliente.

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Premio Cardinale Michele Giordano, al libro “Il Grande Crimine” di Marco Impagliazzo

Sarà Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio e professore ordinario di Storia contemporanea all’Università Roma Tre, il vincitore della XIV edizione del Premio Cardinale Michele Giordano. Ad aggiudicarsi il riconoscimento è il suo volume Il Grande Crimine, il genocidio degli armeni pubblicato nel 2025 da Morcelliana.

La decisione è stata assunta dalla commissione del riconoscimento composta dai giornalisti Francesco Antonio Grana, segretario del Premio, Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Antonello Perillo, condirettore della Tgr, Marco Perillo (Il Mattino), Alfonso Pirozzi (Ansa) e Pietro Treccagnoli (Corriere del Mezzogiorno).

La cerimonia di consegna del Premio si svolgerà lunedì 28 settembre 2026, alle ore 16, nella Basilica Santuario Incoronata Madre del Buon Consiglio e dell’Unità della Chiesa, in via Capodimonte 13, a Napoli. A presiedere l’evento sarà il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli e presidente del Premio Cardinale Michele Giordano. L’iniziativa si svolge con il patrocinio dell’Arcidiocesi di Napoli e dell’Ordine dei Giornalisti della Campania.

Con Il Grande Crimine, pubblicato da Morcelliana, Impagliazzo affronta una delle pagine più drammatiche e meno conosciute della storia del Novecento: il genocidio degli armeni, perpetrato durante la Prima guerra mondiale dall’Impero ottomano. Il Metz Yeghern, il “Grande Crimine”, rappresenta infatti il primo genocidio del XX secolo, segnando tragicamente la storia dell’umanità.

Il volume ricostruisce il contesto storico e politico che rese possibile lo sterminio sistematico della popolazione armena attraverso deportazioni e massacri. L’autore analizza il progetto nazionalista dei Giovani Turchi, fondato su criteri etnici e religiosi, e mostra come il clima della guerra abbia favorito una macchina di violenza che garantì ai responsabili libertà d’azione e impunità.

Partendo da una serie di interrogativi fondamentali – come sia stato possibile organizzare una strage di tali proporzioni e chi abbia impartito gli ordini che portarono all’eliminazione di un intero popolo – Impagliazzo si avvale delle più recenti ricerche storiche, che negli ultimi anni hanno contribuito a far luce su una vicenda a lungo rimasta ai margini della coscienza europea.

Tra i primi storici italiani ad aver approfondito la questione armena, Impagliazzo propone un’opera rigorosa ma accessibile, rivolta in particolare ai giovani e a tutti i lettori interessati a conoscere e comprendere le radici di una tragedia che continua a interrogare la coscienza collettiva. Un libro che invita a custodire la memoria storica come antidoto all’indifferenza e come strumento per riconoscere e contrastare i meccanismi che possono condurre alla persecuzione e allo sterminio dei popoli.

Con questo riconoscimento, il Premio Cardinale Michele Giordano conferma la propria attenzione verso opere capaci di coniugare rigore scientifico, valore civile e impegno nella diffusione della cultura, premiando un volume che restituisce voce a una delle più grandi tragedie del secolo scorso e richiama il valore universale della memoria.

Armenia protagonista dell’estate 2026 con festival, celebrazioni e nuove esperienze di viaggio (Advtraining 13.07.26)

L’Armenia si prepara a una stagione ricca di appuntamenti che uniscono cultura, creatività, avventura e tradizione. Città e villaggi di tutto il Paese si animano con musica, cinema, gastronomia e celebrazioni dalle radici secolari. Che si scelga di unirsi alle migliaia di persone che festeggiano Vardavar, il celebre festival dell’acqua armeno, di assistere a spettacoli di livello internazionale tra le montagne del Syunik, di degustare vini prodotti con vitigni autoctoni nella più antica regione vinicola dell’Armenia o di scoprire l’arte contemporanea nelle strade storiche di Gyumri, quasi ogni settimana della stagione offre ai viaggiatori l’opportunità di conoscere un volto diverso del Paese.
Questo programma di festival rappresenta il complemento ideale al patrimonio armeno riconosciuto dall’UNESCO, agli spettacolari paesaggi montani, alla vivacità della capitale e alla rinomata ospitalità del Paese, creando innumerevoli occasioni per entrare in contatto con le comunità locali e vivere il suo patrimonio culturale ancora vitale.

La musica risuona dalle montagne alle piazze

L’estate si apre con il Festival Internazionale di Musica di Kapan (4–14 luglio), uno dei più prestigiosi appuntamenti di musica classica dell’Armenia. Sullo sfondo delle scenografiche montagne della provincia del Syunik, il festival riunisce solisti, ensemble da camera e orchestre di fama internazionale, trasformando la città di Kapan in un’eccezionale sede concertistica. L’11 luglio, il Tempio di Garni diventa il palcoscenico del duo di musica elettronica Bedouin, che si esibirà davanti all’eccezionale scenario del tempio greco-romano, fondendo patrimonio antico, musica contemporanea ed effetti visivi immersivi.
La musica prosegue per tutto il mese di agosto con Hay at Jazz, un festival itinerante che porta alcuni dei più importanti jazzisti armeni in suggestivi spazi all’aperto a Yeghegnadzor (14 agosto), Goris (15 agosto), Vanadzor (21 agosto) e Dilijan (22 agosto). La rassegna unisce concerti di alto livello all’atmosfera unica di spazi storici e piazze pubbliche, offrendo al pubblico un modo originale per scoprire le città armene dopo il tramonto.
Dal 9 settembre al 15 ottobre, l’Armenia International Music Festival riunisce musicisti di fama internazionale e l’Orchestra Sinfonica di Stato Armena. Il festival celebra la musica classica, promuovendo al tempo stesso lo scambio culturale e valorizzando la vivace scena artistica del Paese.

Cinema, antichi rituali e celebrazioni che uniscono le comunità

Uno degli appuntamenti di punta della stagione è il Festival Internazionale del Cinema Golden Apricot (12–19 luglio), che trasforma Yerevan in una delle principali capitali culturali del Caucaso. Registi, attori, produttori e appassionati di cinema provenienti da tutto il mondo si ritrovano per proiezioni, anteprime, masterclass e incontri, mentre la città stessa diventa un grande palcoscenico aperto al cinema internazionale contemporaneo. Il 12 luglio i visitatori possono inoltre prendere parte a una delle tradizioni armene più straordinarie e amate: Vardavar, il celebre festival dell’acqua. Celebrato in tutta l’Armenia, questo appuntamento secolare vede persone di ogni età spruzzare allegramente acqua su amici, parenti e perfetti sconosciuti.
La cultura tradizionale è al centro anche dello Yeghegis Fest (25 luglio), ospitato nel villaggio di Hors, nella suggestiva valle di Yeghegis, nella regione di Vayots Dzor. Musica popolare, cucina locale, artigianato e feste di comunità offrono un’autentica introduzione alla vita rurale armena in una delle zone più pittoresche del Paese. La stagione propone anche il Festival culturale e culinario armeno-iraniano Navasard (10–11 agosto) a Sisian, nella provincia del Syunik. Ispirato all’antica celebrazione del Capodanno armeno, il festival riunisce artisti, musicisti e chef armeni e iraniani, mettendo in luce secoli di scambi culturali attraverso spettacoli, cucina tradizionale e un patrimonio condiviso. Il calendario culturale prosegue, alla fine di settembre, con il Festival internazionale francofono delle arti performative ‘Théâtrons’, che riunisce danza, drammaturgia e performance art per promuovere il dialogo culturale tra l’Armenia e il mondo francofono.

Un’estate da gustare: birra, barbecue e una delle più antiche culture vinicole del mondo

Il cibo è da sempre al centro dell’ospitalità armena e i festival estivi rappresentano l’occasione ideale per scoprire le tradizioni gastronomiche del Paese. A Yerevan, la festa della birra “Beer Days” (17–19 luglio) anima Zakyan Street con birrifici artigianali locali, street food, musica dal vivo e intrattenimento, dando vita a uno degli eventi all’aperto più vivaci della capitale.
Il 1° agosto la città settentrionale di Stepanavan ospita il celebre Festival Pan-armeno del Khorovats, dedicato al barbecue armeno, la carne cotta alla brace. Gare di cucina, degustazioni e produttori locali trasformano l’appuntamento in una grande celebrazione di una delle tradizioni gastronomiche più amate dell’Armenia. Gli appassionati di vino non possono perdere la Festa del vino di Areni, in programma il 3 ottobre ad Areni, nel villaggio diventato sinonimo della vitivinicoltura armena. Situato a Vayots Dzor, una delle regioni vinicole più antiche del mondo, il festival valorizza i vitigni autoctoni attraverso degustazioni, presentazioni delle cantine, musica tradizionale, mercatini artigianali e la popolare gara di pigiatura dell’uva.

Dove la creatività incontra la tradizione

L’energia creativa dell’Armenia si esprime nei suoi festival contemporanei. Dal 7 al 9 agosto il Gyumri Dalan Rock Fest trasforma il centro storico di Gyumri in una vivace vetrina della creatività nazionale, riunendo artisti, designer, musicisti, artigiani e performer. Il festival mette in risalto sia l’artigianato tradizionale sia le espressioni artistiche contemporanee, confermando la reputazione di Gyumri come uno dei principali centri culturali del Paese. Il 5 settembre i visitatori possono scegliere tra il festival dell’aria e del volo “Armenia Air Fest” a Yeghvard, con esibizioni acrobatiche e mostre dedicate all’aviazione, e il Festival delle arti e dell’artigianato a Dilijan, che offre esposizioni, laboratori e dimostrazioni dal vivo. Dal 14 al 21 settembre, il IV Festival Internazionale dell’acquerello “Colors of Armenia” accoglie artisti provenienti da tutto il mondo per mostre e sessioni di pittura en plein air. Il Festival internazionale delle mongolfiere “Discover Armenia from the Sky” (6–11 ottobre) porta nei cieli oltre 20 coloratissime mongolfiere, che sorvolano che sorvolano gli scenari più suggestivi del Paese.

Scoprire l’Armenia attraverso i suoi festival

Viaggiare in Armenia durante la stagione dei festival significa scoprire il Paese attraverso i momenti che contano di più per le comunità locali. Ogni festival racconta una storia diversa: quella di tradizioni antiche tramandate di generazione in generazione, della musica che risuona nelle valli montane, dei villaggi che celebrano il proprio patrimonio, dei viticoltori che portano avanti un sapere risalente a oltre 6.100 anni fa e degli artisti e cineasti che plasmano l’identità culturale contemporanea dell’Armenia.

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L’Ue lancia una missione in Armenia contro le minacce ibride (Ansa 13.07.26)

Il Consiglio dell’Ue lancia oggi la Missione di partenariato dell’Ue in Armenia (Eupm Armenia) nell’ambito della Politica di sicurezza e di difesa comune (Psdc).

L’obiettivo di questa missione civile consultiva è quello di sostenere le autorità armene nel rafforzare la resilienza del Paese contro le minacce ibride e la sua capacità di affrontare le sfide di sicurezza in continua evoluzione.
Formalmente istituita il 21 aprile 2026, la missione sosterrà la capacità dell’Armenia di affrontare tali sfide ibride, tra cui le minacce informatiche, la manipolazione e l’interferenza di informazioni straniere (Fimi) e i flussi finanziari illeciti.
Nello specifico, la missione fornirà consulenza strategica, competenze tecniche e supporto per il rafforzamento delle capacità istituzionali a diverse istituzioni nazionali armene per affrontare tali minacce e sosterrà un approccio orizzontale e intergovernativo.
La missione Eupm Armenia è una missione non esecutiva e non avrà alcun ruolo nei processi decisionali delle autorità armene.
La missione avrà un mandato iniziale di due anni e sarà composta principalmente da esperti distaccati dagli Stati membri dell’Ue.
“La scorsa settimana, l’Ue ha presentato un importante pacchetto di sostegno economico e politico per l’Armenia al fine di contrastare le pressioni russe.

Oggi, dispieghiamo una nuova missione dell’Ue sul territorio. Gli esperti dell’Ue sosterranno le autorità armene nell’affrontare le minacce informatiche e la disinformazione, nonché nel contrastare i flussi finanziari illeciti”, ha affermato Kaja Kallas, Alta rappresentante Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza.


L’UE invia in Armenia una missione per contrastare le minacce ibride.