l’Ambasciatore Ferranti all’apertura della Fashion Week Armenia 2025 (Aise 28.10.25)

JEREVAN\ aise\ – L’Ambasciatore d’Italia in Azerbaigian, Alessandro Ferranti, ha partecipato alla serata inaugurale della Terza Edizione della Settimana della Moda di Jerevan, che si è tenuta dal 23 al 26 ottobre per l’organizzazione della Camera di Commercio Armena per la Moda e l’Abbigliamento assieme al Municipio di Jerevan e vari partner locali ed internazionali, tra cui la Delegazione dell’Unione Europea accreditata in Armenia.
Durante la cerimonia, tenutasi presso la Galleria Nazionale di Armenia, è stata anche presentata al pubblico la mostra “Shape of Manner: A Dialogue Between Art and Fashion”. L’esposizione ha riunito le creazioni di trenta stilisti armeni, che hanno reinterpretato i capolavori della collezione pittorica e scultorea della Galleria, fra cui varie opere provenienti dall’Italia, dando vita a un vero e proprio dialogo estetico e figurativo tra arte e moda.
Con 21 sfilate, 6 mostre, 15 fashion talk e oltre 60 marchi espositivi, la manifestazione ha riunito stilisti armeni ed internazionali, professionisti del settore, opinion leader e appassionati di moda per quattro giorni all’insegna della creatività, del dialogo e dell’ispirazione.
L’evento ha testimoniato altresì l’impegno dell’Unione Europea nel promuovere e sostenere il settore della moda in Armenia, anche attraverso la costruzione dei padiglioni della Fashion Expo ed incentivando la partecipazione di giornalisti internazionali ed esperti di moda per promuovere l’evento a livello globale. (aise) 

Armenia: sostegno statale a compagnie aeree, 6,7 milioni di euro per nuove rotte nel 2026 (AgenziaNova 28.10.25)

Erevan, 28 ott 10:43 – (Agenzia Nova) – Il governo dell’Armenia ha annunciato che nel 2026 verrà introdotto un programma di sostegno pubblico destinato alle compagnie aeree che apriranno nuovi collegamenti verso gli aeroporti di Zvartnots (Yerevan) e Shirak (Gyumri). Lo ha dichiarato il ministro dell’Amministrazione territoriale e delle infrastrutture, Davit Khudatyan, durante la sessione congiunta delle commissioni parlamentari sul bilancio statale per il 2026. Nel bilancio statale per il 2026 sono stati stanziati 3,6 miliardi di dram (circa 8,1 milioni di euro) per il settore dell’aviazione, dei quali circa 3 miliardi di dram (circa 6,7 milioni di euro) saranno riservati ai sussidi per le compagnie che insedieranno base operativa in uno dei due aeroporti e attiveranno nuove rotte. La misura prevede un contributo di 20 mila dram (circa 45 ) europer passeggero sopra i 2 anni che vola verso Zvartnots e 15  mila dram (circa 34 euro) per passeggero sopra i due anni verso Shirak. Il ministro Khudatyan ha spiegato che il programma è aperto a tutte le compagnie che soddisfino i requisiti e ha citato positivamente l’ingresso della compagnia Wizz Air all’aeroporto di Zvartnots. (Rum)

Il centro NeMO modello di cura anche per l’Armenia (Corriere 27.11.25)

Il Centro Clinico NeMO del Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano, da diciassette anni punto di riferimento per la cura e la ricerca sulle malattie neuromuscolari e neurodegenerative, ha accolto la visita istituzionale del ministro del Lavoro e Affari Sociali armeno Arsen Torosyan con la ministra per le Disabilità, Alessandra LocatelliLa visita si inserisce nel percorso di cooperazione tra Italia e Armenia, rafforzato dal memorandum d’intesa firmato a Yerevan lo scorso giugno proprio dal ministro Locatelli, con l’obiettivo di sviluppare progetti condivisi e scambi di buone pratiche per la tutela dei diritti delle persone con disabilità. In questo quadro, l’unicità del modello NeMO è stata individuata come esempio virtuoso, capace di unire conoscenza ed esperienza clinica, multidisciplinarietà concreta e innovazione terapeutica, per patologie rare e complesse come la Sla, la Sma e le distrofie muscolari, per le quali non c’è ancora una cura risolutiva.

I numeri

La delegazione ha incontrato pazienti e famiglie, ha visitato gli spazi dove quotidianamente si realizza la presa in carico al fianco della persona, cuore dell’identità del modello NeMO. Un approccio che ha portato oggi alla costruzione del network nazionale, con otto sedi, contribuendo alla realizzazione di una rete di cura e ricerca riconosciuta anche a livello internazionale. Ed i numeri lo confermano. Solo nell’ultimo anno, infatti, il NeMO di Milano ha preso in carico oltre 1.500 adulti e bambini e, attraverso il Clinical Research Center, ha al suo attivo la gestione di 74 studi di ricerca clinica, osservazionali ed interventistici, inclusi quelli di fase 1, grazie ai quali il farmaco in studio viene somministrato per la prima volta all’uomo per verificarne in prima battuta sicurezza e tollerabilità. Ad oggi sono 120 i pazienti del NeMO Milano che hanno avuto accesso ai nuovi trattamenti di cura approvati. 

Presidio per le malattie rare

Il Centro, inoltre, è presidio per le malattie rare di Regione Lombardia, è riconosciuto Centro ERN (European Reference Network) per le malattie neuromuscolari ed è l’unico centro europeo a far parte dell’Executive Board del Neuromuscular Study Group, il consorzio scientifico internazionale impegnato nello sviluppo della ricerca sulle patologie neuromuscolari. Ad accogliere la delegazione, il presidente dei Centri Clinici NeMO, Marco Rasconi, con il direttore Generale, Paolo Lamperti e il direttore clinico-scientifico della sede milanese, la prof.ssa Valeria Sansone. E per l’Ospedale Niguarda erano presenti, tra gli altri, il direttore generale Alberto Zoli e la direttrice sociosanitaria Laura Zoppini.

Armenia-Puglia nuovo volo diretto Bari-Jerevan ponte Europa-Caucaso (AffariItaliani 27.10.25)

Dopo l’atterraggio del primo volo diretto proveniente da Jeran, si è svolto presso l’Aeroporto di Bari “Karol Wojtyła”, il taglio del nastro del nuovo collegamento diretto Bari–Jerevan, che segna una tappa storica nei rapporti tra la Puglia e la Repubblica d’Armenia. Il volo, simbolo di un ponte culturale e umano millenario, consolida un legame che affonda le sue radici nella storia e si proietta verso nuove prospettive di cooperazione economica, turistica e istituzionale.

Il taglio del nastro è stato presieduto dal Console Onorario della Repubblica di Armenia per la Puglia, Dario Rupen Timurian, affiancato dai due consiglieri del Consolato Onorario Carlo Coppola e Siranush Quaranta. L’evento, carico di significato simbolico, ha sottolineato l’importanza strategica di questo collegamento aereo per entrambe le regioni, in un contesto di crescente apertura internazionale.

Nei giorni che hanno preceduto l’inaugurazione, una delegazione armena sempre guidata dal Console Timurian aveva incontrato il Presidente di Aeroporti di Puglia, Antonio Maria Vasile. Alla cerimonia avevano preso parte alcuni cittadini pugliesi di origine armena, che hanno accolto con entusiasmo l’avvio della nuova rotta, riconoscendone il valore per il mantenimento dei rapporti familiari, culturali e commerciali tra le due sponde. L’incontro, svoltosi in un clima di grande cordialità e visione condivisa, ha posto le basi per ulteriori sinergie tra i due Paesi nel campo del turismo e dei trasporti.

In segno di gratitudine e amicizia, la delegazione armena ha donato al Presidente Vasile un’opera d’arte di straordinario valore simbolico: una fotografia d’autore di Patrizia Posillipo, raffigurante un antico documento pergamenaceo del 991 d.C., custodito a Bari. Si tratta della più antica testimonianza scritta in caratteri armeni rinvenuta in Italia, prova storica dell’antichissimo legame tra la Puglia e l’Armenia, che affonda le sue radici in oltre un millennio di relazioni culturali e spirituali.

A coronare la dimensione spirituale dell’iniziativa, il cappellano dell’Aeroporto di Bari, Don Mimmo Memoji, ha presieduto una liturgia della parola nella cappella aeroportuale. La celebrazione, arricchita da letture tratte dagli Atti degli Apostoli e dal canto del Salmo 22, si è conclusa con la preghiera comune del “Hayr Mer” (Padre Nostro) e del “Ter Voghormia” (Signore abbi Misericordia) in lingua armena. Un momento di profonda comunione tra le tradizioni cristianed’Oriente e d’Occidente, che ha conferito alla giornata un tono di intensa spiritualità e fraternità universale.

Un collegamento strategico tra Europa e Caucaso – Il nuovo volo Bari–Jerevan rappresenta molto più di un collegamento aereo: è un ponte tra due popoli, due culture e due economie. La nuova rotta aprirà canali privilegiati per gli scambi commerciali, il turismo, la collaborazione accademica e culturale, rafforzando al contempo la presenza armena in Puglia e favorendo la conoscenza reciproca tra le comunità.

L’iniziativa si inserisce in una più ampia strategia di internazionalizzazione di Aeroporti di Puglia, volta a consolidare il ruolo dello scalo barese come porta d’Europa verso il Caucaso e il Medio Oriente. Con l’avvio del volo Bari–Jerevan, la Puglia si conferma così crocevia di culture e punto di incontro tra l’Occidente e l’Oriente cristiano.

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Dall’aeroporto di Bari tre nuove rotte internazionali per l’Est: voli verso Armenia, Moldavia e Macedonia del Nord (BariToday 27.10.25)

Tre nuove collegamenti internazionali arricchiscono ulteriormente la rete di destinazioni dell’aeroporto Karol Wojtyla di Bari: Erevan (Armenia), Chișinău (Moldavia) e Skopje (Macedonia del Nord). L’annuncio arriva da Aeroporti di Puglia e Wizz Air, che hanno celebrato oggi l’espansione senza precedenti dello scalo barese, divenuto un crocevia strategico tra il Mediterraneo e l’Europa orientale.

La rotta per Erevan è stata inaugurata il 26 ottobre, mentre da oggi decollano i voli per Chișinău (tre frequenze settimanali: lunedì, mercoledì e venerdì) e per Skopje (due collegamenti settimanali: lunedì e venerdì). Tutti i voli sono operati con aeromobili Airbus A321neo di ultima generazione, a basso consumo ed elevata efficienza.

“L’avvio delle rotte verso Yerevan, Skopje e Chisinau rappresenta un ulteriore passo nel percorso di crescita e internazionalizzazione del nostro sistema aeroportuale – ha dichiarato Antonio Maria Vasile, presidente di Aeroporti di Puglia –. Questi collegamenti rafforzano il ruolo della Puglia come ponte naturale tra l’Europa e le aree balcaniche e caucasiche, favorendo scambi culturali, turistici ed economici di grande valore”.

Le tre nuove destinazioni, oltre a potenziare l’offerta turistica, rispondono anche alla crescente domanda di viaggi Vfr (Visit Friends and Relatives), legata alla presenza in Puglia di comunità provenienti da questi Paesi.

Tra gennaio e ottobre 2025, Wizz Air ha operato oltre 3.800 voli da Bari, trasportando più di 756.000 passeggeri con un tasso di puntualità del 99,8% e un incremento delle performance operative del +11,9% rispetto all’anno precedente.

“Non si tratta solo di aggiungere voli, ma di connettere il dinamismo del Sud Italia con le culture più antiche dell’Est Europa – ha commentato Salvatore Gabriele Imperiale, Corporate Communications Manager di Wizz Air –. Bari è e continuerà a essere un pilastro fondamentale della nostra rete”.

Con l’introduzione di queste tre rotte, Wizz Air consolida il proprio ruolo di secondo vettore per importanza all’aeroporto di Bari, con 12 rotte attive verso 8 Paesi, un tasso di riempimento del 90% e oltre 1,1 milioni di posti offerti nel 2025.

Nuovi voli da Bari: Wizz Air inaugura le rotte per Armenia, Moldavia e Macedonia del Nord
https://www.baritoday.it/attualita/nuove-rotte-internazionali-bari-wizz-air-2025.html
© BariToday


 

BeneficenzaLa donna che unisce Ticino e Armenia (Cdt.ch 26.10.25)

Questa è la storia di come la fede di una donna sia riuscita a unire due popoli apparentemente lontani e creare un movimento di amicizia che si rinsalda negli anni e semina i suoi frutti sul territorio e nei cuori. Lei è Teresa Mkhitaryan, travolgente donna armena che da 26 anni vive in Svizzera, dove lavora nel settore finanziario e ha fondato l’associazione «Germoglio», con sede a Lugano.

«Quello che colpisce di Teresa è la forza della sua fede cristiana, che non si lascia abbattere da apparenti sconfitte ma vive tutto ciò che succede come un’opportunità per andare avanti e nutrire una speranza che va oltre la speranza», osserva Fabio Leidi, insegnante che da anni è entrato a far parte di questo grande movimento di amicizia tra ticinesi e armeni.

Il pranzo armeno

Oltre 300 persone erano presenti a fine settembre a Loverciano per la più recente edizione del pranzo armeno, un momento di condivisione e di amicizia che ha ogni volta un obiettivo filantropico differente. È capitato più volte che i proventi del pranzo in Ticino venissero utilizzati per donare una casa a una famiglia di Gyumri che decenni dopo il terremoto del 1988 viveva ancora in una baracca in lamiera (per acquistare una casa in Armenia bastano circa 10’000 franchi) oppure che andassero a riempire gli scaffali del banco alimentare armeno, destinato alle famiglie bisognose. Quest’anno invece il pranzo armeno aveva l’obiettivo di finanziare le scuole domenicali in 74 villaggi situati nelle zone più discoste del Paese, dove i bambinicantano, ballano, studiano il Vangelo ma soprattutto maturano la forza di spirito necessaria per affrontare con fiducia le piccole e grandi sfide che la vita pone loro davanti su una terra da troppo tempo instabile.

«L’esperienza delle scuole domenicali è qualcosa di meraviglioso – afferma Maria Cristina Centonze, un’altra ticinese lasciatasi contagiare da questo movimento di amicizia -. È qualcosa che infonde speranza in un mondo migliore, non solo tra i bambini armeni ma anche a noi che siamo qui in Svizzera. Io sono grata di aver conosciuto Teresa e di aver potuto così entrare in contatto con una realtà che ci insegna a cercare il bene, a coltivare l’amicizia, ad avere speranza che tutte le difficoltà possono essere superate, grandi o piccole che siano».

Ed è per certi versi incredibile che a infondere speranza sia un popolo che arriva dalla recente sconfitta nella guerra con l’Azerbaigian, che ha visto i circa 120.000 armeni del Nagorno Karabakh dover abbandonare in fretta e furia le loro case, ponendo fine a una presenza armena in quel territorio che durava dal IV secolo dopo Cristo, da quando gli armeni divennero il primo popolo ad adottare il cristianesimo come religione di Stato.

«Io sono convinta che alla fine il bene vince sempre e questo mi dà pace – interviene Teresa Mkhitaryan -. È una convinzione che si rafforza grazie all’amicizia, grazie alla condivisione del bene, grazie alla compagnia di quelle persone che aiutano a coltivare la speranza. Noi non possiamo salvare il mondo. Ma come durante la guerra ogni soldato impara che deve difendere la sua parte della trincea, lo stesso vale per noi. Ognuno di noi deve difendere la sua parte del mondo più bello, più giusto, più vero». Teresa Mkhitaryan si reca regolarmente in Armenia e stabilisce l’ordine di priorità dei suoi progetti in base alle necessità che vede sul posto. «Ci sono spesso amici ticinesi che mi accompagnano in questi viaggi – spiega -. La cosa bella è che nessuno di loro dice agli armeni cosa dovrebbero cambiare, come dovrebbero vivere, ciò che purtroppo accade in tanti progetti umanitari. No, la vera amicizia non mira a cambiare l’altro bensì ad aiutarlo a diventare di più sé stesso».

Il bello, il buono, la vita

Oltre ai frequenti viaggi umanitari, gli amici si riuniscono una volta all’anno per il tradizionale pranzo, l’occasione di condividere quello spirito di speranza tipico degli armeni che Teresa Mkhitaryan ha saputo trasmettere in Ticino.

«Il popolo armeno non finirà mai di stupirmi per la sua ospitalità – afferma Stefania Busacca -. È un popolo pacifico, che ama il bello, l’arte, la musica, fortemente legato alla sua storia. È un popolo anche nostalgico e la loro musica per certi versi melanconica rievoca le atrocità del passato. Ma gli armeni sono anche un popolo che guarda avanti, senza rancori. Con la mitezza che li contraddistingue, continuano con fiducia ad aprire le porte, ad accogliere l’ospite come fosse un fratello. Ti danno il meglio che hanno, il frutto più bello, il cognac più buono e non ti lasciano mai andare a casa a mani vuote. È forse anche per questo che per loro il pranzo della domenica è tanto importante. È un ritrovarsi dal loro essere dispersi, è un’occasione per stare di nuovo insieme a celebrare il bello, il buono, la vita».

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Business news: Armenia, da Germania 84,6 milioni di euro in prestiti e sovvenzioni per Pmi ed efficienza energetica (AgenziaNova 25.10.25)

Erevan, 25 ott 05:00 – (Agenzia Nova) – La Germania fornirà all’Armenia un pacchetto di assistenza finanziaria da 84,6 milioni di euro, suddiviso in 18,6 milioni a fondo perduto e 66 milioni sotto forma di prestiti agevolati. Lo ha annunciato il ministro dell’Economia armeno, Gevorg Papoyan, presentando la relativa bozza all’Assemblea nazionale. Secondo il ministro, l’accordo si basa su un’intesa di cooperazione avviata nel 2023 durante una sessione congiunta della commissione intergovernativa Armenia-Germania a Erevan. Il pacchetto di prestiti sarà gestito dalla Banca Centrale d’Armenia in collaborazione con la Banca tedesca per la ricostruzione e lo sviluppo (KfW) e sarà canalizzato attraverso banche commerciali locali sotto forma di credito agevolato per piccole e medie imprese (Pmi). (Rum)

Festa di San Mercuriale. Due giorni di celebrazioni e iniziative all’abbazia in nome del primo vescovo (Il Resto del Carlino 25.10.25)

Oggi il ‘Pomeriggio insieme per bambini e famiglie’ dalle 16 al chiostro e serata a cura degli scout. Messa e messaggio del vescovo domani alle 19.

Un’immagine di gruppo della celebrazione in settimana, in rito armeno (Frasca)

Un’immagine di gruppo della celebrazione in settimana, in rito armeno (Frasca)

Oggi e domani Forlì festeggia il suo primo vescovo, San Mercuriale, con le celebrazioni solenni che si svolgeranno nell’abbazia di piazza Saffi. Oggi, vigilia della festa, alle 18 è in programma la recita dei primi vespri presieduta da mons. Enrico Casadei, vicario generale della diocesi di Forlì-Bertinoro; seguirà alle 19.30 nel chiostro della basilica un momento conviviale a cura del gruppo Scout Agesci Forlì 1. Sempre oggi vi sarà l’apertura del campanile di San Mercuriale dalle 15.30 alle 18.30; intanto, alle 16 inizierà il ‘Pomeriggio insieme per bambini e famiglie’ nel chiostro, sempre a cura del gruppo Scout Agesci Forlì 1.

Domani, solennità di San Mercuriale, il parroco dell’Unità pastorale del centro storico, don Nino Nicotra, celebrerà la messa alle 11; alle 18.15 vi saranno i secondi vespri e alle 19 la messa presieduta dal vescovo di Forlì-Bertinoro, mons. Livio Corazza, che rivolgerà il suo tradizionale Messaggio alla città alla presenza delle autorità cittadine e impartirà la benedizione papale con l’indulgenza plenaria. Domani, inoltre, dalle 9.30 sul sagrato della basilica (in caso di maltempo sotto il chiostro) vi sarà una vendita di torte con pesca di beneficenza, il cui ricavato sarà destinato a sostenere le spese dei recenti lavori di restauro della chiesa, e il campanile sarà aperto al pubblico dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 19.

Le poche notizie su Mercuriale, che fu nominato dal Papa alla sede episcopale romagnola, sono state arricchite negli ultimi anni grazie all’esame delle reliquie del Santo, databili in un arco temporale che va dal II al III secolo. Era originario dell’Armenia, alto un metro e sessanta, dell’età di 50 anni, di corporatura non particolarmente robusta e affetto da osteoporosi.

Episodi della vita del Santo sono illustrati nella basilica di piazza Saffi: nella cappella Mercuriali è presente un quadro di Ludovico Cardi con l’immagine di Mercuriale al ritorno da Gerusalemme e nella navata destra un’opera di Giacomo Zampa lo raffigura benedicente mentre un angelo gli presenta il modellino della città di Forlì.

La festa di San Mercuriale si celebrava inizialmente il 30 aprile ma per non sovrapporla a quella di San Pellegrino, che ricorre l’1 maggio, fu spostata in altre date e infine fissata al 26 ottobre, giorno in cui, nel 1601, le reliquie del santo furono traslate nella cappella Mercuriali in fondo alla navata destra della basilica. La testa del Santo è conservata nella Chiesa della Ss. Trinità, in piazza Melozzo degli Ambrogi, e per la Festa viene trasportata a San Mercuriale. Mercoledì si è tenuta la celebrazione eucaristica in rito armeno, in onore all’origine di San Mercuriale, coi monaci mechitaristi del monastero di S. Lazzaro degli Armeni di Venezia.

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Fede e guerra. Una mostra fotografica all’Ambrosianeum (Vivimilano 24.10.25)

Indirizzo e contatti

Ambrosianeum
Via delle Ore 3

 

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gratuito. In settimana occorre prenotare a memoracollective@gmail.com

di Giovanna Maria Fagnani

 

Nelle situazioni di crisi umanitarie, dove la vita delle persone è sempre a rischio, la fede trova spazio e regala speranza. Questo ed altro racconta la mostra fotografica “Fede e guerra”, dal 27 ottobre al 5 aprile,  promossa dal collettivo di fotografi Memora negli spazi dell’Ambrosianeum, con il patrocinio dell’Arcidiocesi di Milano, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, del Pime e il sostegno della Fondazione Bcc, Consorzio cooperative lavoratori e Bink’s. Fede e Guerra è un progetto collettivo e un’opera aperta. Attraverso gli sguardi dei fotografi Carlo Cozzoli, Davide Canella, Alessandro Cimma e Marco Cremonesi, si raccontano diversi conflitti attuali del mondo in cui viviamo: Armenia, Siria, Libano, Myanmar e Nigeria.
A Pulka, in Nigeria, i contadini si recano a messa ogni mattina alle cinque, prima di recarsi nei campi. Ogni giorno qualcuno scompare, rapito dagli estremisti islamici che schiavizzano, convertono, o chiedono riscatti per finanziare la jihad. In Armenia, l’intreccio tra identità nazionale e religiosa è diventato strumento di persecuzione: le comunità cristiane vengono sistematicamente colpite, i simboli sacri distrutti, nel tentativo di cancellare una memoria millenaria. Il Libano, mosaico di oltre cinquanta confessioni religiose, vive oggi sospeso tra gli attacchi di Hezbollah e dell’Idf. Sulla Blue Line, le comunità cristiane si trovano letteralmente tra incudine e martello: non vogliono essere parte del conflitto, ma restano a difesa dei loro villaggi, dei luoghi dove sono cresciuti i loro padri e i loro nonni.
In Siria, il sentimento di appartenenza e la fede continuano a legare intere comunità segnate da anni di violenze settarie. Un filo rosso di incertezza unisce i fedeli di Damasco, le vittime degli attentati di Mar Elias, gli abitanti di Basser e Kharaba, fino alle combattenti assire Nutoro del Rojava. E nel silenzio del monastero di Deir Mar Musa, fondato da padre Paolo Dall’Oglio, sopravvive il sogno di un dialogo abramitico, fragile ma necessario, tra cristiani e musulmani. I ragazzi della generazione Z del Myanmar, di cultura buddista ma in molti casi di fede cristiana, combattono nella giungla contro una dittatura militare che bombarda scuole e chiese.
Con un particolare allestimento nella cupola superiore della Rotonda dei Pellegrini, la mostra conferma quanto la fede sia un tema impossibile da non trattare quando si affrontano i reportage di guerra. Alla mostra si affianca un  calendario di incontri con ospiti e testimoni che porteranno le loro esperienze e riflessioni su temi centrali dell’iniziativa Il 17 dicembre 2025 alle ore 18 il fotografo Davide Canella presenta il suo lavoro dedicato alla Siria. Il 19 gennaio appuntamento con Carlo Cozzoli, per parlare del Myanmar, il 26 febbraio Alessandro Cimma racconta il Libano, il 17 marzo 2026 è la volta della Nigeria e infine dell’Armenia, il 31 marzo 2026.
Ingresso libero, sabato e domenica dalle ore 11 alle 18 e nei giorni feriali su prenotazione a memoracollective@gmail.com

Quasi la metà degli attacchi nella Città Vecchia di Gerusalemme prendono di mira i cristiani armeni (Iqnal 24.10.25)

Un’organizzazione israeliana che documenta gli attacchi anticristiani ha rivelato che quasi la metà nella Città Vecchia di al-Quds, occupata da Israele, prende di mira i cristiani armeni, in un contesto di allarmante aumento dei crimini d’odio nel quartiere armeno della città.

Il Religious Freedom Data Center (RFDC), nel suo nuovo rapporto trimestrale intitolato “Incidenti contro i cristiani in Israele”, pubblicato martedì, ha registrato 31 crimini d’odio anticristiani nei territori occupati.

Secondo il rapporto, che copre il periodo da luglio a settembre 2025, il 43% di tutti gli incidenti nella Città Vecchia di al-Quds ha preso di mira i cristiani armeni, con il Patriarcato armeno che emerge ancora una volta come il sito più frequentemente preso di mira.

Gli episodi includevano sputi, molestie verbali, violazione di proprietà privata, vandalismo, deturpazione, provocazione online e profanazione di luoghi sacri, concentrati prevalentemente nella Città Vecchia di al-Quds e nei suoi dintorni.

Tra i 31 attacchi registrati, 9 episodi (29%) erano caratterizzati da sputi, 8 (26%) da insulti verbali, 7 (23%) erano correlati a istigazione online, 3 (10%) riguardavano vandalismo di segnaletica, 3 (10%) riflettevano mancanza di rispetto verso un luogo sacro, 2 (7%) erano casi di deturpazione verificatisi in almeno un caso di violazione di proprietà privata.

All’interno della Città Vecchia, sono stati documentati complessivamente 13 incidenti (42%), di cui il 43% (6) avvenuto presso il Patriarcato armeno, il 23% (3) lungo la Via Dolorosa, il 17% (2) in prossimità della Porta di Giaffa (nota come Bab al-Khalil in arabo) e di Via David, e un ulteriore 17% (2) nel Quartiere Ebraico.

Sono stati segnalati incidenti al di fuori della Città Vecchia, ad al-Quds Ovest (16%), sul Monte Sion (6%) e in altre zone oltre al-Quds (36%), come Migdal HaEmek, Latrun, il Mar di Galilea, Cafarnao e la Fonte di Maria situata a Ein Kerem.

In numerosi casi, le forze di polizia erano presumibilmente sul posto, ma non sono intervenute.

Sono state presentate denunce ufficiali, tuttavia, il RFDC osserva che i successivi controlli sono ancora minimi.

Il rapporto evidenzia una netta differenza nelle azioni di contrasto: al Monastero Polacco, le forze dell’ordine sono intervenute prontamente per porre fine alle molestie, mentre alla Fonte di Maria a Ein Kerem, sembra che nessuna autorità sia disposta ad assumersi la responsabilità, con il risultato che la segnaletica del sito viene costantemente vandalizzata senza alcuna indagine.

Come affermato dalla direttrice del RFDC, Yisca Harani, le statistiche ufficiali riflettono probabilmente solo una piccola parte della situazione reale, evidenziando una diffusa sottostima derivante da paura, rassegnazione e mancanza di responsabilità.

Il rapporto avverte che “vengono presentate denunce, ma le condanne sono inesistenti”, a dimostrazione di una tendenza all’impunità che ha reso le comunità cristiane più vulnerabili.

Traduzione per InfoPal di F.L.

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Il patrimonio, i monumenti e i luoghi armeni di Parigi (Sortiraparis 24.10.25)

Da oltre un secolo, la comunità armena è stabilmente insediata a Parigi. Oggi, cattedrali, biblioteche, musei e fondazioni testimoniano questo passato. Partite alla scoperta del patrimonio armeno visibile nella capitale.

 

Passeggiando per alcune strade di Parigi e della sua periferia, è possibile percepire le tracce della storia di un popolo sradicato: la comunità armena. Giunta in Francia in contesti difficili, dall’inizio del XX secolo ha saputo costruire luoghi di memoria, cultura, culto e vita comunitaria. A Parigi, queste tracce sono visibili attraverso chiesemusei, negozi e ristoranti e testimoniano il radicamento di una diaspora che ha dovuto fuggire per ricostruirsi.

L’arrivo degli armeni a Parigi affonda le sue radici nella drammatica storia del genocidio armeno del 1915 perpetrato dall’Impero ottomano. Questo dramma provoca una massiccia dispersione delle popolazioni armene che cercano rifugio in Europa, in particolare in Francia, che appare come un paese di accoglienza. La comunità cresce ulteriormente dopo la seconda guerra mondiale, caratterizzata dall’arrivo di nuovi profughi in fuga dai regimi comunisti del Caucaso e dell’Oriente.

A Parigi e nell’Île-de-France esistevano già precedenti migrazioni, ma è stato solo dopo il 1915 che l’esodo si è intensificato, aprendo la strada alla costituzione di una diaspora armena strutturata. Oltre alla fuga dal genocidio, anche la ricerca di lavoro e l’opportunità di una vita più sicura motivarono le migrazioni, con alcuni nuovi arrivati – artigiani, commercianti, studenti, rifugiati politici – che cercavano di rifarsi una vita lontano dalla loro terra d’origine.

A Parigi propriamente detta, uno dei primi centri si sviluppa nel 9° arrondissement, dove già negli anni ’20 la comunità si insedia e crea negozi, associazioni e strutture culturali. Anche altre città della periferia, come Alfortville, Issy-les-Moulineaux, Clamart o Arnouville, testimoniano la presenza armena.

Partite alla scoperta del patrimonio armeno a Parigi, attraverso le testimonianze di questa storia: le sue chiese, le sue cattedrali, i suoi musei, le sue biblioteche… prima di deliziarvi nei ristoranti armeni della capitale.

Il patrimonio, i monumenti e i luoghi armeni di Parigi:

La Cattedrale Sainte-Croix degli Armeni

L’edificio che ospita la comunità cattolica armena di Parigi si trova al 13 di rue du Perche, nel 3° arrondissement, nel quartiere del Marais. Questo edificio, originariamente progettato come chiesa di Saint-Jean-Saint-François all’inizio del XVII secolo, è stato assegnato alla comunità armena nel 1970.

All’esterno, la sua elegante facciata alterna fasce chiare e scure, a testimonianza di una ricostruzione in stile classico e poi neoclassico, con un portico monumentale firmatodall’architetto Victor Baltard nel 1855. L’ingresso, modesto in questa strada del Marais, nasconde uno spazio inaspettato.

All’interno si scopre infatti una navata basilicale coperta da volte a botte e due organi storici di Aristide Cavaillé-Coll classificati come monumenti storici. Le pareti sono decorate con importanti dipinti di Ary Scheffer e Hugues Taraval, mentre il coro rivela un altare sormontato da un timpano dorato raffigurante la Gloria. La cattedrale ospita funzioni in lingua armena e francese, cerimonie commemorative e concerti.

La Cattedrale di Saint-Jean-Baptiste a Parigi

Questa cattedrale della Chiesa apostolica armena si trova al 15 di rue Jean-Goujon, nell ‘8° arrondissement, a due passi dagli Champs-Élysées. La sua costruzione è avvenuta tra il 1902 e il 1904, grazie al mecenatismo del ricco armeno di origine georgiana Alexandre Mantacheff, desideroso di dotare la comunità armena di Francia di un tempio dall’architettura autenticamente armena.

All’esterno, la facciata presenta elementi ispiratiall’arte architettonica armena, come un campanile a cupola, una croce armena e motivi geometrici. L’interno rivela un santuario spazioso, una cupola centrale, motivi decorativi orientati verso l’Oriente e arredi liturgici tipici della tradizione apostolica armena. Questo luogo è la sede della diocesi armena in Francia e ospita le grandi cerimonie della comunità, in particolare i funerali di Charles Aznavour nel 2018.

 

La Biblioteca Nubar

La Biblioteca Nubar, situata all’11 di square Alboni nel 16° arrondissement, è un’istituzione culturale fondata nel 1928 dal filantropo Boghos Nubar Pacha sotto l’egida dell’Unione Generale Armena di Beneficenza. Il suo scopo: “servire da luogo di incontro, conservazione e studio del patrimonio dell’antico mondo armeno ottomano”.

Questo edificio in stile Art Déco è stato inaugurato nel 1922 in uno stile sobrio ed elegante e contiene oltre 43.000 opere a stampa, manoscritti armeni, archivi della diaspora e pubblicazioni specializzate, rendendo questo luogo un pilastro della ricerca e della memoria. Utilizzata come biblioteca di riferimento per gli studi armeni, la struttura è anche un luogo di esposizioniconferenze e scambi intellettuali sulla storia, la cultura e la diaspora armena.

Il Museo Armeno di Francia

Situato al 59 di avenue Foch, il Museo Armeno di Francia è stato fondato nel 1949 da Nourhan Fringhian. In questo edificio in stile haussmanniano, la collezione riunisce circa 1.200 opere (oggetti sacri, manoscritti, sculture, arte profana) che ripercorrono oltre 3.000 anni di storia e cultura armena.

Sebbene attualmente chiuso, si tratta di un luogo importante per la memoria armena a Parigi, destinato a conservare, esporre e trasmettere l’arte e la storia armena.

La Maison de la Culture Arménienne

In fondo a un tranquillo cortile, la Maison de la Culture Arménienne è un luogo accogliente e intimo, con arredi semplici e tradizionali: boiserie, bandiera armena alle pareti, tavoli ravvicinati e un’atmosfera familiare. Si viene qui per il suo ristorante, che non paga di apparenza ma offre ai clienti e ai curiosi la possibilità di scoprire piatti tipici armeni, preparati con amore.

La Casa degli studenti armeni – Fondazione Marie Nubar

Nel cuore della Cité internationale universitaire nel 14° arrondissement, questa residenza studentesca armena è stata inaugurata nel 1930 su iniziativa di Boghos Nubar Pacha e progettatadall’architetto armeno Léon Nafilyan. In questo splendido edificio dalle influenze stilistiche armene si trovano 74 alloggi per studenti, saloni comuni e spazi di studio.

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