Scoperto il significato delle Pietre del drago in Armenia: ex voto e segnali delle sorgenti d’acqua (Geopop 29.12.25)

Le “pietre del drago” (vishap) sono grandi stele preistoriche armene, scolpite a forma di pesci o arieti e risalenti al II millennio a.C. Uno recente studio su 115 esemplari dimostra che queste pietre sono collocate sui monti dell’Armenia secondo pattern non casuali: la loro posizione indicava infatti delle preziose fonti d’acqua.

Le cosiddette “pietre del drago” (note come “vishap”, che in lingua armena significa “drago”), gli affascinanti monumenti preistorici del II millennio a.C. caratteristici dei paesaggi di alta montagna dell’Armenia, hanno affascinato per secoli viaggiatori, storici e antropologi. Scolpiti in modo da rappresentare dei pesci o degli animali che sembrerebbero degli arieti (ma esistevano anche delle forme ibride di pesci-arieti o pesci-bovini), possono addirittura arrivare a 5 metri d’altezza.

Per molti anni gli studiosi si sono domandati perché questi grandi monoliti fossero stati eretti, e ora sembra esserci una risposta: in un’epoca in cui la gestione e il controllo delle risorse idriche erano vitali, le pietre indicavano dove trovare l’acqua, e probabilmente erano anche degli ex voto, ossia simboli di ringraziamento e preghiera affinché la fonte della vita continuasse ad alimentare e far prosperare la comunità. La teoria è emersa da uno studio condotto da due ricercatori armeni, Vahe Gurzadyan (Centro di Cosmologia e Astrofisica dell’Università di Yerevan) e Arsen Bobokhyan (Istituto di Archeologia ed Etnografia), che hanno anche osservato come le pietre seguano un pattern ricorrente: le 115 pietre prese in esame nell’attuale territorio armeno si trovano in una fascia che va dai 1000 ai 3000 metri di altezza.

Contrariamente a quanto si possa pensare, non sembra esserci una diminuzione delle dimensioni dei vishap man mano che l’altitudine aumenta, e nemmeno del loro numero. Ciò dimostra come la collocazione di questi monoliti fosse percepita dalle comunità che li avevano realizzati come estremamente importante e necessaria.

Dimensioni e diversi tipi di vishap. Il primo è a forma di pesce, il secondo di ariete, mentre il terzo unisce entrambe le simbologie. Credit: Gurzadyan & Bobokhyan 2025.
Come potrete immaginare, realizzare una pietra del drago nella preistoria era un processo estremamente laborioso. Non solo bisognava cavare la pietra, sbozzarla, lavorarla e scolpirla, ma una volta concluso questo lavoro occorreva anche trasportarla nel punto per cui era stata concepita, anche a 3000 metri di altitudine.

Pietre del drago nel paesaggio armeno. Credit: Gurzadyan & Bobokhyan 2025.
La presenza di queste affascinanti pietre, secondo Guzardyan e Bobokhyan, sembrerebbe essere legata alle fonti d’acqua. Anche la simbologia del pesce, quella più ricorrente nei vishap, potrebbe rimandare a un ambito cultuale fortemente legato all’elemento acquatico. Non è insolito che attorno a questi monoliti si concentri la presenza di diversi siti archeologici preistorici, tra cui perfino antichi sistemi di irrigazione. Di conseguenza, le pietre del drago erano probabilmente dei marcatori del territorio, destinate a segnalare non solo la presenza di fonti d’acqua affidabili per gli antichi abitanti delle montagne, ma anche a fungere da fulcri religiosi e sociali comunitari.

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Investire in Armenia: Settori promettenti (Notiziedaest 27.12.25)

Gli esperti locali considerano l’Armenia una destinazione attraente per gli investimenti. Sottolineano che, sebbene il mercato sia piccolo, la domanda dei consumatori è alta e le imprese possono accedere sia ai mercati di esportazione tradizionali sia a quelli emergenti. Evidenziano inoltre che i flussi turistici verso l’Armenia continuano tutto l’anno, creando opportunità aggiuntive per i fornitori di servizi.

Gli economisti indicano vari settori particolarmente promettenti per gli investimenti. Allo stesso tempo, osservano che il successo dipende spesso meno dal settore stesso e più da una gestione efficace e da idee innovative.

Prima di avviare un’impresa, gli esperti consigliano sia agli investitori esteri sia a quelli locali di analizzare:

  • i settori e il loro potenziale,
  • incentivi fiscali e doganali,
  • la disponibilità dei potenziali dipendenti a adempiere alle proprie responsabilità,
  • le norme legali,
  • le infrastrutture di comunicazione,
  • e il comportamento dei consumatori.

Nell’ambito imprenditoriale, di solito gli investitori agiscono solo dopo un’analisi dettagliata di tutti i vantaggi e i rischi. Tuttavia, alcuni prendono decisioni sulla base di previsioni personali e soggettive. Molti di coloro che adottano questo approccio hanno successo grazie alla determinazione e a strategie non convenzionali.

Sui temi delle opportunità di investimento in Armenia, sia le esperienze personali sia le valutazioni professionali offrono intuizioni preziose..

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La storia di una famiglia che torna in Armenia dalla Francia

Lara e Vachagan Arakelyan si sono trasferiti in Francia per studiare e hanno vissuto lì per un totale di 12 anni. Dicono di non aver incontrato difficoltà sociali o finanziarie durante il soggiorno. Tuttavia, dopo un’altra vacanza in Armenia nel 2023, hanno capito di non voler più lavorare per altri e hanno deciso di avviare una propria attività.

«Per circa due mesi, io e mio marito abbiamo studiato il mercato, chiesto consigli agli amici e fatto dei calcoli. Alla fine ci siamo resi conto di spendere troppa energia in questo. L’Armenia è un paese impegnativo per gli investimenti. Abbiamo concluso che se avessimo continuato ad analizzare l’impresa esclusivamente attraverso le statistiche, potremmo non iniziare mai davvero. Qui, le statistiche e la realtà differiscono in parte», ha detto Lara.

La coppia ha quindi discusso dei propri punti di forza e di debolezza e identificato i settori con potenziale non sfruttato.

In definitiva, hanno deciso di avviare un’attività di servizi, offrendo in particolare servizi di pulizia.

«Abbiamo scelto questo perché le donne che lavorano in Armenia hanno bisogno di aiuto a casa. Allo stesso tempo, poche aziende offrono questi servizi e quelle che lo fanno raramente garantiscono lavori di alta qualità. Entrambi lavoriamo bene con la gente. Comprendiamo rapidamente i problemi, valuteremo correttamente le situazioni, reagiamo adeguatamente nei momenti critici e troviamo soluzioni. Abbiamo acquistato le migliori attrezzature e selezionato con cura il nostro personale, inclusi un autista e un contabile.»

Per garantire standard elevati, hanno organizzato corsi di formazione per i propri dipendenti, insegnando loro a utilizzare i diversi materiali e strumenti per la pulizia. Per evitare problemi di comunicazione con i clienti, Lara e Vachagan hanno assunto personale che, oltre alla lingua madre, parla fluentemente inglese e russo.

Entro un anno e mezzo hanno costruito un team di 24 persone. Ora stanno considerando di ampliare la gamma di servizi offerti.

«Non è che i servizi di pulizia non esistano in Armenia. Abbiamo solo un approccio diverso. Rispondiamo rapidamente alle richieste dei clienti, siamo cortesi e costruiamo buone relazioni. Le persone tornano da noi e raccomandano i nostri servizi ad altri. Questo significa che sono soddisfatti. Una buona pulizia non basta; è importante anche una comunicazione cortese. Le persone vogliono essere trattate bene. Vogliono un’atmosfera piacevole e un prodotto di qualità. E sono disposte a pagare bene per questo», ha affermato Lara.

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Dati statistici del Comitato delle Entrate di Stato e commenti dell’economista Armen Ktoyan

Cosa dovrebbero sapere gli investitori stranieri

Gli abitanti locali hanno generalmente una certa comprensione dell’ambiente imprenditoriale e delle condizioni in cui avviano iniziative. Per gli investitori stranieri, la situazione è più impegnativa, soprattutto se non dispongono delle risorse per studiare e analizzare il mercato.

Lo Stato offre agli investitori stranieri robuste protezioni e garanzie. In particolare, gli investimenti esteri in Armenia sono protetti dall’esproprio e dalla nazionalizzazione. Qualora si verificasse una simile situazione, agli investitori è garantita un’indennità di risarcimento completa.

Gli investitori possono utilizzare sia meccanismi nazionali sia internazionali di risoluzione delle controversie. I loro investimenti sono protetti da trattati internazionali di investimento bilaterali e multilaterali.

L’Armenia partecipa attivamente agli accordi internazionali sugli investimenti ed è membro del Centro Internazionale per la Risoluzione delle Controversie Relative agli Investimenti. Il paese ha anche firmato la Convenzione di New York sul riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze arbitrali.

‘Modernisation is essential for progress’: Economista propone alle autorità armene

Armen Ktoyan analizza le cifre del commercio e i fattori che influenzano l’economia del paese, offrendo una previsione di cosa aspettarsi nel prossimo futuro.

Appeal degli investimenti in Armenia: valutazione di un consulente aziendale

Arshavir Matevosyan è un consulente aziendale che si occupa principalmente di attrarre investimenti internazionali.

Secondo lui, nonostante le sfide regionali, politiche e geostrategiche, l’Armenia dispone di settori economici con basso rischio di fallimento che rimangono attraenti per gli investitori.

In primo luogo è il settore tecnologico. Si sta sviluppando rapidamente, è competitivo in termini di risorse umane e beneficia di incentivi fiscali.

«Metterei in evidenza diverse aree in cui valga la pena avviare progetti imprenditoriali: sviluppo software, automazione delle attrezzature, blockchain [un sistema di archiviazione delle informazioni che rende difficile o impossibile la modifica o la pirateria], sistemi di sicurezza e trattamento e analisi dei dati. Questo settore è destinato a crescere notevolmente nei prossimi anni, soprattutto con il sostegno statale», ha detto Matevosyan.

Evidenzia una fabbrica di intelligenza artificiale da 500 milioni di dollari in costruzione in collaborazione con NVIDIA, Firebird e Team Group come una grande spinta per il settore tech e per attrarre ulteriori investimenti.

Un altro settore promettente che consiglia è la sanità, nello specifico i servizi estetici.

«Il paese ha un potenziale enorme ancora non sfruttato. Negli ultimi anni, molti cittadini russi hanno visitato l’Armenia per procedure estetiche. La principale sfida è che i centri medici locali e gli specialisti spesso non soddisfano gli standard internazionali. Diversi progetti a cui sono stato personalmente coinvolto sono falliti proprio per la mancanza di certificazione internazionale», ha spiegato.

Matevosyan ritiene che il turismo sanitario estetico possa espandersi significativamente nei prossimi anni. Suggerisce di condurre campagne di marketing per rendere l’Armenia più visibile in questo settore.

«L’Armenia può ottenere un vantaggio competitivo qui grazie ai suoi prezzi. Procedure simili in altri Paesi costano diverse volte di più», ha affermato.

Ritiene inoltre che l’agricoltura sia attraente per gli investimenti, raccomandando approcci non convenzionali.

«Sebbene affrontiamo sfide all’esportazione, le esportazioni agricole non dovrebbero essere sottovalutate. Dobbiamo sfruttare il nostro potenziale climatico e coltivare prodotti richiesti su mercati come Georgia, Russia, Cina e altri. C’è già un esempio di successo — le esportazioni di asparagi. Suggerirei di esplorare altri raccolti non tradizionali per l’Armenia», ha detto.

Matevosyan sottolinea che l’innovazione è essenziale nell’agricoltura. Crede che sia impossibile costruire un’impresa di successo coltivando colture tradizionali con metodi convenzionali.

Consiglia inoltre di considerare investimenti in gioielleria e lavorazione del diamante, in istruzione alternativa e in intrattenimento estremo.

Armenia mira a diventare hub tecnologico del Sud Caucaso con una nuova fabbrica di dati sull’IA

Secondo l’esperto di cybersicurezza Samvel Martirosyan, se il progetto da 500 milioni di dollari sarà implementato con successo, l’Armenia potrebbe diventare un protagonista di rilievo nel settore tecnologico

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Emmanuel Tjeknavorian e la Nona: “Una sinfonia senza compromessi. Che interroga ancora l’umanità” (Il Giorno 27.12.25)

Con la Nona Beethoven ruppe la tradizione per raggiungere l’immensità. Una rivoluzione: la musica non fu più come prima. All’Auditorium di Milano lunedì, martedì, mercoledì alle 20 e il primo gennaio alle 16 il maestro Emmanuel Tjeknavorian e l’Orchestra Sinfonica di Milano accompagnano gli ascoltatori verso il nuovo anno con la “Sinfonia n. 9 in Re minore per soli, coro e orchestra op. 125” di Ludwig van Beethoven, inno alla fratellanza, alla speranza e alla gioia. Protagonisti Benedetta Torre soprano, Laura Verrecchia mezzosoprano, Davide Tuscano tenore, Manuel Walser baritono, Massimo Fiocchi Malaspina Maestro del Coro. Direttore Musicale dell’Orchestra Sinfonica di Milano, nato a Vienna trent’anni fa in una famiglia di musicisti di origine armena, vincitore del Premio Abbiati 2025, Emmanuel Tjeknavorian racconta.

Maestro, l’esecuzione della Nona Sinfonia di Beethoven è una tradizione di lunga data dell’Orchestra Sinfonica. Perché ha deciso di mantenerla? “Potrei dare molte e varie risposte a questa domanda, ma offrirò quella più semplice e sincera: è la mia opera preferita. Credo che le tradizioni rimangano vive solo se riempite di nuova convinzione. Questa sinfonia non è un rituale per me, è un organismo vivente, che parla ancora in modo diretto, urgente e senza compromessi”.

Tra le sinfonie di Beethoven, la Nona è quella che assume un profondo significato filosofico e umano. Cosa può trasmettere oggi a chi l’ascolta? “Ci pone di fronte alla domanda su cosa significhi essere umani, non in astratto, ma attraverso il suono, il respiro, la lotta e la speranza. Ricorda che la fratellanza non è un’idea ingenua, ma impegnativa. In un mondo caratterizzato dalla frammentazione e dalla velocità, Beethoven insiste sull’ascolto, sulla pazienza e sul coraggio di credere in qualcosa più grande e più importante di noi stessi. Il movimento finale non è una facile celebrazione ma un’affermazione di dignità conquistata a fatica”.

Cosa crede di aver maggiormente ricevuto dalla collaborazione con l’Orchestra Sinfonica di Milano? “Fiducia. La vera libertà musicale nasce solo dove c’è fiducia reciproca, sia nella sala prove, sia nel silenzio, sia nei momenti di rischio sul palco. Con l’Orchestra Sinfonica sento un crescente senso di responsabilità condivisa: non solo per il risultato ma anche per il processo che abbiamo avviato. Cresciamo insieme ascoltandoci l’un l’altro, questo è il dono più grande che un’orchestra offre a un direttore”.

Cosa si aspetta dal prossimo anno musicale? “Alla superficialità ho sempre privilegiato la profondità. Quindi vorrei avere tanto tempo per provare, per poter mettere in discussione le mie abitudini e permettere alle mie interpretazioni di maturare. Artisticamente, desidero onestà e coraggio, personalmente equilibrio e salute. Se, alla fine dell’anno, sentiremo di aver espresso la verità attraverso la nostra musica, significa che abbiamo realizzato una stagione di successo”.

Come concilia il suo essere violinista con il direttore d’orchestra? “In realtà, sono un violinista in pensione. Eppure, nonostante sia un “pensionato“ non dirò mai di no ad alcune proposte: quando il mio eroe, Riccardo Chailly mi ha chiesto di suonare il Concerto di Mendelssohn con la Lucerne Festival Orchestra ho accettato immediatamente. Queste occasioni sono eccezioni assolute. Pubblicamente, ora sono al 97% direttore d’orchestra e forse al 3% violinista. Dentro di me rimarrò sempre pienamente sia l’uno che l’altro. Sono infinitamente grato per il rispetto che mi viene dimostrato per il mio passato lavoro di violinista: mi ricorda che la disciplina e i sacrifici dell’infanzia e dell’adolescenza non sono stati vani”.

Tra le tradizioni di Capodanno armene, austriache e italiane a quale si senta più legato? “Non ho mai fatto distinzioni tra le tradizioni delle festività attorno a Capodanno delle diverse culture. Per me la notte di San Silvestro è sempre stata un momento intimo, trascorso con la famiglia, in silenzio e con attenzione. E dall’anno scorso lo festeggio con la mia famiglia musicale a Milano. Ma l’attimo in cui l’orologio segna la mezzanotte rimane molto personale: è un momento di riflessione e gratitudine, che non vorrei mai vivere in una festa rumorosa e con sconosciuti”.

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Il Governo armeno cerca di sottomettere la Chiesa Apostolica (InfoVaticana 27.12.25)

La relazione tra lo Stato armeno e la Iglesia Apostólica Armenia sta attraversando uno dei momenti più delicati dalla indipendenza del paese. Diversi analisti avvertono che il governo attuale, guidato dal primo ministro Nikol Pashinyan, starebbe procedendo verso una subordinazione politica della Chiesa, con possibili effetti sulla libertà religiosa e su un elemento centrale dell’identità nazionale armena.

La Iglesia Apostólica non è un’istituzione qualunque in Armenia: costituisce un nucleo storico, spirituale e culturale di primo ordine. L’Armenia fu il primo paese al mondo ad adottare ufficialmente il cristianesimo, e l’appartenenza alla Chiesa ha svolto un ruolo decisivo nella continuità della nazione armena di fronte a invasioni, persecuzioni e tragedie storiche. Per questo, qualsiasi tentativo di limitarne l’indipendenza va oltre il puramente religioso e acquisisce rilevanza sociale e politica.

Secondo lo storico e analista José Luis Orella, questa tensione si iscrive nel cambiamento di orientamento geopolitico impulsato dal governo: un avvicinamento agli Stati Uniti e un distanziamento dalla Russia, tradizionale sostegno militare dell’Armenia. Orella collega questa svolta a una conseguenza particolarmente dolorosa: la perdita di Nagorno-Karabaj dopo l’offensiva azera del 2023 e lo spostamento della maggioranza della popolazione armena dall’enclave.

Questo ripensamento strategico ha provocato un forte rifiuto interno. Il Katolikós Karekin II, massima autorità spirituale della Iglesia Apostólica Armenia, è arrivato a chiedere le dimissioni del primo ministro. Le mobilitazioni hanno avuto come figura di spicco l’arcivescovo Bagrat Galstanian, leader religioso della regione di Tavush, e il conflitto si è intensificato con l’arresto dello stesso Galstanian e di altri chierici con accuse di cospirazione contro lo Stato.

Per Orella, questi fatti non possono essere analizzati in modo isolato. Nella sua lettura, la pressione sulla Chiesa risponde alla necessità di indebolire una resistenza morale e sociale di fronte a decisioni politiche altamente controverse: il riconoscimento della sovranità azera su Nagorno-Karabaj, possibili riforme costituzionali richieste da Baku o la costruzione di un corridoio strategico che collegherebbe l’Azerbaijan con Naxçıvan e la Turchia, alterando l’equilibrio regionale.

L’analista avverte inoltre di un tentativo di riconfigurare la Chiesa dall’interno, promuovendo voci ecclesiali affini al potere politico ed erodendo la sua autonomia istituzionale. Quel modello —sostiene— ricorda processi osservati in alcuni paesi europei dove chiese storiche sono finite integrate nell’agenda dello Stato, con una perdita progressiva di indipendenza.

La questione acquisisce una dimensione ancora più sensibile se si considera che circa il 92 % della popolazione armena si dichiara fedele alla Iglesia Apostólica. L’interferenza del potere politico nella vita interna ecclesiale non riguarderebbe solo un’istituzione religiosa, ma potrebbe compromettere diritti fondamentali e aggravare fratture sociali.

In questo contesto, l’avvertimento di José Luis Orella è chiaro: sottomettere la Iglesia Apostólica Armenia non è una semplice riforma modernizzatrice, ma un movimento che colpisce uno dei pilastri centrali dell’identità armena e mette alla prova la qualità democratica del paese. L’evoluzione di questo conflitto sarà determinante per comprendere il futuro politico, culturale e spirituale dell’Armenia.

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Armenia-Azerbaigian: il vertice di Washington e lo slancio verso un accordo di pace (AgenziNova 26.12.25)

Nel corso del 2025 la normalizzazione delle relazioni tra Armenia e Azerbaigian ha segnato uno dei momenti diplomatici più significativi dell’anno nel Caucaso meridionale, con la prospettiva di porre fine a quasi quattro decenni di conflitto armato e tensioni intermittenti legate alla disputa sul Karabakh. Questa regione montuosa, di maggioranza etnica armena ma riconosciuta a livello internazionale come parte dell’Azerbaigian, è stata al centro di ripetute escalation, culminate nell’offensiva azerbaigiana del 2023 che ha riportato Baku in controllo della zona e determinato l’esodo di gran parte della popolazione armena.

Il principale elemento di svolta politico diplomatico del 2025 è stato la firma dell’Accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian avvenuta l’8 agosto 2025 a Washington, mediato dagli Stati Uniti e dal presidente statunitense Donald Trump. Il documento, formalmente intitolato “On the Establishment of Peace and Interstate Relations between the Republic of Armenia and the Republic of Azerbaijan”, è stato firmato dal primo ministro armeno Nikola Pashinyan e dal presidente azero Ilham Aliyev.

L’accordo contiene impegni chiave per la stabilità regionale: il reciproco riconoscimento dell’integrità territoriale degli Stati firmatari e la rinuncia all’uso della forza come strumento di risoluzione delle controversie; la creazione di relazioni diplomatiche e commerciali tra Yerevan e Baku, ponendo basi nuove per una cooperazione stabile; il progetto del cosiddetto “Trump Route for International Peace and Prosperity (Tripp)”, un corridoio di transito che collegherà l’Azerbaigian continentale con la sua exclave del Nakhchivan attraverso territorio armeno: un elemento di collegamento strategico che, pur rimanendo sotto giurisdizione armena, offre diritti di sviluppo agli Stati Uniti per 99 anni.

Nel 2025 le trattative per redigere il testo dell’accordo erano già state concretizzate nelle fasi iniziali in primavera, e i due governi avevano annunciato la conclusione del negoziato sul testo formale già nel marzo 2025, dando così la possibilità alla conferenza di Washington di cristallizzare gli sforzi diplomatici pregressi. L’intesa ha raccolto apprezzamenti da numerosi attori internazionali.

La Nato ha salutato i progressi come graditi e necessari per la stabilità del Caucaso meridionale, sottolineando il ruolo positivo della mediazione statunitense nel processo. Anche l’Unione europea, la Turchia e le Nazioni Unite hanno espresso valutazioni positive sull’accordo, considerandolo un passo importante verso la pace. Tuttavia, in alcuni contesti regionali permane cautela: ad esempio, l’Iran si è detto contrario ad alcuni elementi di connettività territoriale che possono alterare gli equilibri geopolitici locali.

La cooperazione istituzionale multilaterale nel Caucaso meridionale ha subito cambiamenti strutturali nel 2025 con lo scioglimento formale del Gruppo di Minsk — creato negli anni Novanta per favorire una soluzione negoziata del conflitto – per decisione congiunta di Armenia e Azerbaigian. Ciò segna la fine di una lunga epoca negoziale e l’inizio di un processo di pace formalizzato con strumenti e modalità nuove.

Nonostante il significativo passo avanti formale, restano alcuni nodi da sciogliere che influenzeranno la sostenibilità a lungo termine della pace. Innanzitutto, il testo dell’accordo non è ancora stato completamente ratificato da entrambe le parti: resta infatti aperta la fas edi recepimento nelle rispettive legislazioni nazionali.

Le autorità azerbaigiane, ad esempio, hanno indicato come condizione la modifica costituzionale armena per eliminare riferimenti impliciti alle rivendicazioni su loro porzioni di territorio, una questione che richiede un referendum e consenso interno. Sul piano economico e infrastrutturale, la realizzazione di opere di connettività come il Corridoio di Zangezur potrebbe trasformare la geografia dei trasporti regionali, abbattendo barriere logistiche e creando nuovi canali commerciali tra Europa orientale, Caucaso e Asia centrale. Se realizzato, il Tripp potrebbe agevolare il transito di persone e merci bypassando rotte tradizionali attraverso Russia o Iran, con positive implicazioni per il commercio regionale e le opportunità di investimento internazionale in energia e trasporti. Dal punto di vista diplomatico, i segnali di collaborazione tra Baku e Yerevan stanno gradualmente creando un ambiente più favorevole alla cooperazione regionale, sebbene il contesto rimanga complesso: la fiducia reciproca, la gestione dei confini, l’integrazione di minoranze e la riconciliazione sociale rappresentano ancora sfide sostanziali che richiederanno un dialogo politico continuo e una forte supervisione internazionale per evitare ricadute.

Nel complesso, il 2025 ha segnato un momento storico nel processo di pace tra Armenia e Azerbaigian: l’accordo di Washington ha offerto una piattaforma concreta per la normalizzazione delle relazioni e per avviare una nuova fase di cooperazione bilaterale. Le reazioni internazionali positive, la fine del mandato del Gruppo di Minsk e la prospettiva di integrazione economica regionale costituiscono segnali incoraggianti. Le prospettive per il futuro dipendono ora dalla capacità di Erevan e Baku di tradurre gli impegni formali in politiche reali di gestione delle relazioni, con particolare attenzione agli aspetti costituzionali, alla sicurezza lungo i confini e alla valorizzazione dei corridoi di connessione. Il completamento della ratifica, l’avvio di progetti infrastrutturali e la creazione di opportunità economiche condivise potranno consolidare la pace e trasformare anni di conflitto in una nuova era di cooperazione nella regione del Caucaso.

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Dall’Armenia al Policlinico di Milano perché avvenisse un piccolo miracolo: Mario Calabresi racconta “Il Natale di Arpi e di chi le ha salvato la vita” (Policlinico.mi 26.12.25)

Ogni giorno che sta per cominciare avrebbe bisogno di una buona storia che possa farci coltivare fiducia nel prossimo e nelle soluzioni che le persone sanno trovare per rendere questo mondo un luogo più accogliente.

Con questa “ambizione”, Mario Calabresi ha realizzato un calendario dell’Avvento molto originale: raccontare che accanto alle tante brutte notizie di ogni giorno, qualcosa di bello continua ad accadere. Lo fa col suo podcast “Un giorno migliore”, e nella giornata del 25 dicembre ha deciso di parlare di un piccolo grande miracolo, “Il Natale di Arpi e di chi le ha salvato la vita“.

“I protagonisti sono una neonata, una suora, un medico e il nostro Servizio Sanitario Nazionale” si legge nell’introduzione. Arpi è il nome della bimba nata con una rara e gravissima malformazione che non le avrebbe garantito una lunga sopravvivenza, Suor Benedetta è la consacrata missionaria in Armenia che ha permeso alla piccola di finire nelle buone mani del chirurgo pediatrico del Policlinico di Milano Ernesto Leva.

La tenacia di Suor Benedetta ha permesso alla paziente di soli pochi mesi di essere seguita oltre confine.

“Il primo a rispondere alle richieste inviate a diverse ambasciate – ha spiegato Suor Benedetta a Mario Calabresi – è stato l’ambasciatore italiano che quando ha visto Arpi ha deciso di fare tutto il possibile per poterla portare in Italia”. A quel punto suor Benedetta scrive a Ernesto Leva, direttore del dipartimento Area Materno Infantile e della Chirurgia Pediatrica del Policlinico di Milano, gli manda la cartella clinica e chiede se esista la possibilità di curarla, lui le risponde subito dicendosi disponibile a studiare il caso e coinvolgendo il Policlinico di Milano e la Regione Lombardia.

Le belle storie, però, è bene vengano raccontate dall’inizio alla fine senza troppe incursioni.

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Nel presepio di San Gerardo la solidarietà alla missione di suor Benedetta in Armenia (Prima Como 25.12.25)

Inaugurato e benedetto il presepio di San Gerardo a Olgiate Comasco.

L’opera artistica

Ogni anno l’allestimento della natività si rinnova grazie all’opera di un gruppo di volontari. Lo scenario ideato e realizzato artisticamente per il Natale 2025 ambienta il presepio tra il colonnato di piazza San Pietro in Vaticano, sullo sfondo i volti di Papa Francesco e di Papa Leone, in più l’audio con le loro parole di pace.

La benedizione

Oggi, giovedì 25 dicembre, al termine della messa delle 7.30, il presepio è stato benedetto da don Alberto Dolcini, che ha ringraziato i volontari.

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Türkiye sostiene i progressi nel processo di pace tra Azerbaigian e Armenia (TRT 25.12.25)

Ankara e Baku continueranno la loro cooperazione in tutti i settori, in particolare nel commercio, afferma il presidente Recep Tayyip Erdogan in una telefonata con il presidente azero.

Il Presidente Erdogan ha sempre sostenuto il dialogo e la cooperazione regionale per risolvere il conflitto tra Azerbaigian e Armenia e garantire una pace duratura. / AA

Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha detto mercoledì al suo omologo azero Ilham Aliyev, durante una telefonata, che la Türkiye sostiene i progressi nel processo di pace tra Azerbaigian e Armenia.

Erdogan ha affermato che Türkiye e Azerbaigian continuano a lavorare insieme per raggiungere i loro obiettivi attraverso la cooperazione in tutti i settori, in particolare il commercio, ha riferito la Direzione delle Comunicazioni di Türkiye sulla piattaforma di social media turca NSosyal.

Il presidente ha inoltre fatto gli auguri di compleanno ad Aliyev e gli ha rivolto i migliori auguri per il prossimo anno.

Türkiye ha sostenuto attivamente i rinnovati sforzi per porre fine a decenni di conflitto tra Armenia e Azerbaigian, in particolare dopo recenti svolte diplomatiche.

Un riavvicinamento più ampio

Lo scorso agosto i leader di Azerbaigian, Armenia e Stati Uniti hanno firmato a Washington una dichiarazione congiunta volta a porre fine alle ostilità, riaprire le vie di trasporto e normalizzare le relazioni, passi che segnano progressi significativi in un processo di pace a lungo bloccato da scontri ricorrenti e dal conflitto del Karabakh.

Erdogan all’epoca accolse la mossa, definendo «i recenti progressi … incoraggianti» e affermando che una pace duratura e un ambiente stabile avrebbero giovato all’intera regione, ribadendo al contempo l’impegno di Türkiye a sostenere il processo.

Türkiye ha collegato i propri sforzi di normalizzazione con l’Armenia ai progressi nel processo di pace, segnalando che un riavvicinamento più ampio nel Caucaso meridionale sarebbe agevolato da un trattato di pace formale tra Baku e Yerevan.

Erdogan e altri funzionari turchi hanno ripetutamente sottolineato il desiderio di Ankara di vedere pace, stabilità e una maggiore connettività — inclusi corridoi di trasporto — in tutta la regione.

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Corte dell’Azerbaigian accusa gli armeni rimasti in Karabakh di terrorismo (Notizie da Est 24.12.25)

Un tribunale azero ha incriminato Karen Avanesyan, un armeno etnico che è rimasto nel Nagorno-Karabakh dopo l’esodo di massa degli Armeni nel 2023, di terrorismo. Potrebbe dover scontare fino a 18 anni di carcere. Avanesyan, che secondo quanto riferito soffre di un disturbo mentale, è stato anche accusato ai sensi di sette altri articoli del codice penale.

Secondo l’accusa, avrebbe tenuto in mano un’arma e avrebbe tentato di avvicinarsi al luogo di un evento partecipato dal presidente azero Ilham Aliyev. Avanesyan è stato fermato il 14 settembre. Il processo è in corso presso la Corte per i reati gravi di Ganja.

L’avvocato Ara Kazaryan, che rappresenta Avanesyan presso la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), ha presentato informazioni sul caso alla corte.

“Stiamo ora seguendo da vicino gli sviluppi in Azerbaigian. Tuttavia, la decisione iniziale della CEDU che prevedeva un accesso immediato in Armenia, agli avvocati e ai familiari non è stata attuata. Quando e perché l’Azerbaigian di solito non rispetta le decisioni della CEDU? Quando ne crea una narrativa attorno a un caso particolare,” ha detto Kazaryan a Radio Azatutyan (RFE/RL).

  • Yerevan otterrà un prestito di 250 milioni di dollari per fornire alloggi agli armeni del Karabakh
  • Dialoghi Armenia-Azerbaijan: pubblicati documenti sull’accordo sul Karabakh
  • La società armena all’oscuro sulla sconfitta nella guerra del Karabakh: reagiscono l’opposizione e gli esperti

Video mostra un uomo con uno zaino, né Kalashnikov né mitragliatrice

Le autorità di Baku sostengono che l’uomo di 58 anni Karen Avanesyan avrebbe tentato di avvicinarsi al luogo di un evento a cui partecipava il presidente azero Ilham Aliyev. Avrebbe portato con sé un fucile Kalashnikov carico e cinque granate, ma è stato fermato dalla polizia. I media azeri hanno riferito che Avanesyan “ha resistito, ha sparato e ha lanciato granate”.

Il giorno precedente, un testimone, Elmar Gurbanov, ha testimoniato davanti alla Ganja Serious Crimes Court, affermando di essere stato colpito da otto proiettili durante la presunta resistenza. Ha anche detto che l’imputato aveva aperto il fuoco contro la polizia con una mitragliatrice.

I media armeni dicono di non poter verificare in modo indipendente le informazioni fornite dai media azero. Tuttavia, il video presentato come prova non mostra alcun fucile Kalashnikov né alcuna mitragliatrice. Il filmato mostra solo un uomo — identificato come Avanesyan — che cammina con uno zaino ai margini di una città.

“Ascolti trasformati in una farsa”: Ruben Vardanyan abbandona l’avvocato

L’ex ministro del NKR non riconosciuto, attualmente in giudizio a Baku, ha detto alla sua famiglia che il processo giudiziario manca di “nessun segno di obiettività e imparzialità”.

Ara Kazaryan ricorda che a settembre la CEDU ha applicato una misura provvisoria. Ha ordinato all’Azerbaigian di fornire informazioni sulla salute di Karen Avanesyan, sulle condizioni della sua detenzione e di assicurare il contatto con i suoi familiari e avvocati.

“L’Azerbaigian ha detto che stava bene e aveva ricevuto assistenza medica in prigione. Hanno persino inviato fotografie di Karen che legge un libro, usa Internet in prigione e fa esercizio su una macchina per il fitness. Queste immagini portano chiaramente la firma dell’Azerbaigian — è evidente che sono state allestite,” Kazaryan ha detto.

Ha anche sostenuto che il video presentato al tribunale come prova in realtà mostra l’imputato che cammina in direzione opposta rispetto al luogo in cui si svolgeva l’evento a cui partecipava il presidente azero Ilham Aliyev.

Ara Kazaryan dice di aver inviato tutte le informazioni disponibili alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Aggiunge che è importante che anche la Corte di Strasburgo riceva documenti che confermino i problemi di salute mentale di Karen Avanesyan.

Tuttavia, ha detto che il ministero della salute ha rifiutato di fornire tali documenti, citando la riservatezza medica e chiedendo una procura.

“Karen non può autorizzarci, perché non gli viene data l’opportunità di contattarci. In una situazione in cui è impossibile ottenere alcuna procura da Baku, le autorità armene dovrebbero fornirci i dati di Karen,” ha affermato l’avvocato.

Il personale dell’ambasciata USA, ove possibile, assiste ai processi di armeni a Baku

La difensora dei diritti umani Siranush Sahakyan ha detto che gli americani cercano informazioni alternative dai parenti e dagli avvocati poiché un monitoraggio completo a Baku è impossibile.

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Caucaso, religione e politica (Osservatorio Balcani e Caucaso 23.12.25)

Dalla spaccatura nella Chiesa ortodossa dell’Abkhazia al fermento tra i prelati della Georgia, che si schierano in parte contro il partito di governo Sogno georgiano, senza dimenticare lo scontro tra il Premier armeno e la Chiesa apostolica. Una panoramica delle commistioni tra religione e politica nel Caucaso

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Armenia, governo contro clero

Anche la politica armena è a un bivio, e governo e chiesa paiono esprimerne i due rami divergenti.

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha avviato un acceso scontro con il capo della Chiesa Apostolica Armena, il Catholicos Karekin II. Secondo il premier, la Chiesa è diventata un “clero criminal-oligarchico” che tramerebbe un colpo di Stato. Come parte di questa campagna, Pashinyan ha proposto un rinnovamento radicale della leadership ecclesiastica: ha chiesto la rimozione di Karekin II e l’elezione di un nuovo Catholicos selezionato tramite controlli preliminari sul carattere e il comportamento.

Pashinyan ha accusato Karekin II di aver infranto il voto di celibato e di essere padre di un figlio, affermando su Facebook che “se Karekin II cerca di negarlo, lo proverò con tutti i mezzi necessari”. Pashinyan ha poi fatto un’offerta provocatoria, dichiarandosi pronto a sottoporsi a un esame fisico per dimostrare che non è circonciso, in risposta a insinuazioni del portavoce del Catholicos, per dimostrare la propria aderenza alle pratiche crisitiano-armene. Le reazioni da parte del clero sono state forti e la spaccatura è profonda.

La tensione ha avuto anche un risvolto simbolico all’estero: durante il viaggio di Pashinyan a Istanbul nel giugno 2025, non è stato ricevuto da alcun esponente religioso della comunità armena locale. Il Patriarca di Costantinopoli, Sahak Mashalian, ha spiegato che il patriarcato è rimasto chiuso per protesta, definendo l’assenza del clero un segno contro le dichiarazioni aggressive di Pashinyan nei confronti di Karekin II.

Nella chiesa ci sono posizioni diverse. A novembre una decina di prelati hanno rilasciato una dichiarazione in questo senso, a dicembre una trentina hanno dichiarato la loro incondizionata fedeltà al Catholicos. Pashinyan ha presenziato la messa celebrata da un prete scomunicato, Aram Asatryan, che è stato rimosso dal servizio dalla Chiesa su ordine di Karekin II per aver pressato sacerdoti a unirsi a manifestazioni di opposizione.

La crisi riflette visioni opposte sull’identità del Paese: per Pashinyan, la Chiesa deve essere riformata e liberata da élite privilegiate, Karekin II è un agente straniero (russo); per molti religiosi, le sue accuse arrivate da palazzo rappresentano un attacco alla tradizione e all’autonomia ecclesiastica.

Per le tensioni è stata sospesa la conferenza dei Vescovi, prevista per metà dicembre, mentre sono già quattro gli alti prelati che sono finiti in arresto. L’ultimo è il vescovo Arshak Khachatryan, accusato di aver messo della droga nello zaino di un manifestante anti Karekin II nel 2018.

E per far vedere chi comanda, Pashinyan ha sostenuto che visto che lo stato ha fondato la chiesa nel 301 d.C. sarebbe il caso che prima della messa domenicale si intonasse l’inno nazionale.

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