Turchia: Rapporto Cespi, per i cristiani diritti fragili tra aperture e limiti. Il nodo del riconoscimento giuridico (SIR 09.04.26)

Le comunità cristiane in Turchia restano una presenza esigua ma significativa, centrale nel dibattito sulla libertà religiosa e sui diritti delle minoranze. È quanto emerge dal report diffuso dal Cespi (Centro Studi di Politica Internazionale), che fotografa la condizione attuale di cattolici, ortodossi, armeni, siriani e protestanti in un Paese dove il pluralismo religioso continua a scontrarsi con limiti strutturali, a partire dall’assenza di pieno riconoscimento giuridico. Oggi i cristiani rappresentano meno dello 0,2% di una popolazione di oltre 86 milioni di abitanti, pari a circa 150-170mila persone, concentrate soprattutto a Istanbul, Izmir e nel sud-est anatolico. Un mosaico di comunità diverse che include, secondo le stime, 25mila cattolici, 50-90mila armeni apostolici, 15-25mila siriaci, circa 3mila greco-ortodossi e fino a 15mila protestanti. Dal punto di vista giuridico, solo tre gruppi – greco-ortodossi, armeni ed ebrei – sono formalmente riconosciuti dallo Stato in base al Trattato di Losanna del 1923. Tutte le altre comunità cristiane, comprese quelle cattoliche, si legge nel Rapporto, non dispongono di personalità giuridica, con ricadute dirette sulla gestione delle proprietà, sull’organizzazione interna e sulla formazione del clero. Negli ultimi vent’anni non sono mancati segnali di apertura: tra il 2011 e il 2025 sono state restituite o regolarizzate oltre mille proprietà appartenenti a fondazioni delle minoranze religiose e oggi risultano attive 167 fondazioni cristiane. Tuttavia, sottolinea il report, queste misure non hanno prodotto una riforma strutturale del sistema, lasciando il rapporto tra Stato e comunità cristiane legato a decisioni discrezionali e a frequenti contenziosi. La recente visita di Papa Leone XIV ha riportato l’attenzione internazionale sulla condizione dei cristiani nel Paese, offrendo visibilità alle richieste di maggiore tutela. Ma, conclude l’analisi del Cespi, senza un riconoscimento giuridico pieno e stabile, le comunità cristiane continueranno a vivere in una condizione di fragilità, sospese tra aperture simboliche e limiti sostanziali.

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Alta domanda di nuove abitazioni in Armenia: cosa la guida e cosa aspettarsi (NotiziedaEst 09.04.26)

La costruzione di nuove abitazioni è a pieno regime in Armenia, principalmente a Yerevan e nei comuni limitrofi. Gli agenti immobiliari spiegano questa tendenza con una forte domanda sia da parte dei residenti locali sia da parte degli acquirenti stranieri. Sottolineano anche che molte persone hanno recentemente iniziato a preferire appartamenti di nuova costruzione. Sul mercato secondario, gli abitanti si trovano spesso ad affrontare problemi quali ascensori obsoleti o impianti fognari usurati.

Tuttavia, gli agenti immobiliari affermano che i nuovi sviluppi non attirerebbero una domanda così alta senza una legge che consenta agli acquirenti di recuperare l’imposta sul reddito sui mutui ipotecari. Il meccanismo si applica solo all’acquisto di alloggi di nuova costruzione. Lo Stato rimborsa l’imposta sul reddito dallo stipendio dell’acquirente. Gli acquirenti possono poi utilizzare questa somma per coprire gli interessi del mutuo.

La legge è entrata in vigore nel 2014. Le autorità hanno cessato di applicarla a Yerevan nel 2025. Tuttavia, gli sviluppatori che hanno ottenuto i permessi di costruzione prima del 2022 possono ancora vendere appartamenti nell’ambito del sistema di rimborso dell’imposta sul reddito.

Gli acquirenti possono utilizzare questa opzione solo una volta. Le persone con redditi stabili e salari più alti tendono a scegliere questo modo di acquistare una casa.

Naturalmente, il rimborso dell’imposta sul reddito comporta un onere finanziario significativo per lo Stato. Tuttavia, l’adozione di questa legge ha innescato negli ultimi cinque anni un inedito boom edilizio a Yerevan e nelle aree circostanti. La costruzione è diventata il motore principale della crescita economica.

Un’analisi degli annunci sui siti di nuove abitazioni mostra che oltre la metà degli appartamenti pronti per essere abitati sono già stati venduti. Le cifre variano a seconda della località, ma in genere oscillano tra il 40% e il 70%.

Le persone con redditi più modesti tendono ad acquistare alloggi sul mercato secondario. I prezzi in questo segmento sono notevolmente inferiori.

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Dati statistici

Secondo il Comitato Catastale, nel 2025 sono state registrate a Yerevan oltre 74.458 transazioni immobiliari. Queste comprendevano edifici di appartamenti, case private, lotti di terreno e proprietà commerciali. Ciò rappresenta un incremento dell’8% rispetto al 2024, quando furono registrate 68.914 transazioni.

Circa 21.000 transazioni riguardavano l’acquisto di appartamenti in edifici residenziali plurifamiliari. Di queste, 15.000, ovvero il 72%, si sono svolte a Yerevan.

Dopo la capitale, il numero più alto di vendite di alloggi di nuova costruzione è stato registrato nella città di Abovyan, con 3.131 transazioni.

Più della metà di tutte le transazioni di compravendita di alloggi a Yerevan riguardano appartamenti in edifici nuovi. L’89% degli acquirenti ha acquistato i propri appartamenti direttamente dai costruttori.

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Cosa attira gli acquirenti verso le abitazioni di nuova costruzione

Ashkhen Avalyan ha acquistato un nuovo appartamento di 50 metri quadrati a Yerevan, approfittando del regime di rimborso dell’imposta sul reddito.

Un metro quadrato dell’edificio costava 520.000 drams (circa 1.390 dollari). Ha versato un acconto del 10%.

«Ho esaminato attentamente le offerte sul mercato secondario e ho scelto questa opzione. In primo luogo, sul mercato secondario avrei dovuto pagare un acconto del 30%. Inoltre, le case a meno di 80.000 dollari richiedevano ristrutturazione e arredamento. Ciò ha aumentato significativamente il costo complessivo», spiega Ashkhen.

Gli acquirenti negli sviluppi di nuova costruzione devono di solito aspettare a lungo prima di trasferirsi. La maggior parte acquista appartamenti in una fase iniziale di costruzione, mentre altri acquistano poco più tardi. La costruzione spesso richiede più tempo del previsto, e le persone possono trasferirsi solo dopo uno o tre anni. Molti usano questo periodo per risparmiare denaro per ristrutturazione e arredamento.

«Nel caso del rimborso dell’imposta sul reddito, i pagamenti rimangono relativamente bassi nei primi anni. In seguito, gli interessi diminuiscono, ma il pagamento del capitale aumenta. A dire il vero, quando ho acquistato un appartamento di nuova costruzione, prevedevo anche di rivenderlo in seguito a un buon prezzo. Il mercato secondario suscita dubbi a questo proposito. Il vecchio parco edilizio è problematico — gli ascensori sono obsoleti e i sistemi di fognatura sono usurati. Sarà difficile vendere un simile appartamento a un prezzo ragionevole», afferma Ashkhen.

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Sia le abitazioni nuove che quelle vecchie continuano ad essere richieste

Andranik Grigoryan è un agente immobiliare. Ora propone ai clienti anche nuovi sviluppi fuori Yerevan. Tuttavia, afferma che il mercato di Yerevan continua a dominare:

«Le persone sono disposte a pagare dal 30 al 40% in più per acquistare un appartamento nella capitale. Le offerte regionali attirano di più i residenti locali. Alcuni nuovi sviluppi a Yerevan rientrano ancora nel regime di rimborso dell’imposta sul reddito. Tuttavia, a dire il vero, non sono per chi ha redditi bassi o medi. Un metro quadrato di tali appartamenti di solito costa più di 3.000 dollari.»

Secondo Andranik, la maggior parte degli acquirenti in questo segmento non utilizza il rimborso dell’imposta sul reddito:

«Spesso acquistano immobili in contanti, senza mutuo. I nostri connazionali che vivono all’estero acquistano principalmente alloggi in questo segmento. Lo vedono come un investimento o un modo per garantire stabilità finanziaria. Le conversazioni con loro mostrano che molti intendono trascorrere la vecchiaia qui o viverci per alcuni mesi all’anno.»

L’agente ritiene che l’Armenia offra l’ambiente più sicuro per la diaspora armena:

«Inoltre, alcuni connazionali che vivono all’estero sono pronti a trasferirsi qui per evitare i problemi che incontrano in altri paesi. Le persone mi chiedono spesso chi comprerà così tanti appartamenti in nuovi sviluppi se il potere d’acquisto interno rimane basso. La risposta è: Armeni della diaspora. Alcuni acquistano diverse abitazioni contemporaneamente. I prezzi non subiranno cambiamenti drastici nei prossimi anni, poiché continua l’afflusso di persone dall’estero. Inoltre, alcuni acquirenti acquisteranno appartamenti da affittare per garantire un reddito stabile.»

Parlando dei prezzi elevati nei nuovi sviluppi, sottolinea che il mercato secondario offre ancora opzioni accessibili per gli acquirenti con mezzi limitati. Ciò permette al mercato secondario di mantenere vendite stabili, anche senza il sostegno dello Stato come il rimborso dell’imposta sul reddito.

«Gli acquirenti nei mercati primario e secondario sono diversi. Chi ha risparmi preferisce il mercato secondario, perché vuole immediatamente trasferirsi o affittare la proprietà. Nel caso dei nuovi sviluppi, il trasferimento avviene in uno da tre anni,» spiega Andranik Grigoryan.

In ogni caso, l’Armenia sta registrando un boom edilizio. Lo scorso anno, gli sviluppatori hanno immesso sul mercato 2.270.000 metri quadrati di alloggi. Per confronto, la cifra era di 1.251.000 metri quadrati nel 2024.

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Armenia: la scommessa europea nel Caucaso dagli anni Novanta a oggi (InsiderOver 08.04.26)

Dal 2024 ad oggi si sta assistendo a un progressivo intensificarsi dei rapporti dell’Armenia con l’Unione Europea, alimentando il dibattito sul possibile ingresso del Paese nei prossimi decenni. Questo percorso lento ma costante segna un cambio di postura strategico tutt’altro che scontato nel complesso quadro geopolitico del Caucaso.

I rapporti fra l’Armenia e l’Unione Europea iniziano negli anni Novanta e sono proseguiti fino ai giorni nostri; tuttavia, nel corso degli ultimi decenni si è assistito ad avvicinamenti e conseguenti battute di arresto e a nuovi riallineamenti. Formalmente, il dialogo politico e la cooperazione economica cominciarono nel 1996, quando lo Stato firmò l’Accordo di Partenariato e Cooperazione che entrò in vigore tre anni più tardi nel 1999. L’accordo rappresentò un primo timido avvicinamento al vecchio continente senza che ciò implicasse un cambiamento di rotta delle scelte strategiche del Paese.

A seguito dell’allargamento verso Est dell’Unione Europea nel 2004 e l’adesione dei Paesi del blocco di Visegrad, l’Armenia venne coinvolta nella Politica Europea di Vicinato, ossia uno strumento ideato appositamente per agevolare i rapporti con le nazioni limitrofe al territorio euro-unionale. Pochi anni dopo, nel 2009, l’Armenia, assieme ad altri Stati dell’ex-blocco sovietico, entra a far parte del Partenariato Orientale.  In quel periodo l’Armenia cominciò una stagione di riforme, sia amministrative sia relative allo Stato di diritto, ed estese la cooperazione economica verso Occidente, tuttavia, non smise di guardare verso il suo alleato di sempre: la Russia.

Fra il 2010 e il 2013 l’Unione Europea e l’Armenia sono in procinto di negoziare un accordo di Associazione che prevede l’individuazione di un’area di libero scambio. Tuttavia, questo ambizioso progetto non vide la luce, in quanto Yerevan, nel settembre 2013 decise di aderire all’Unione Economica Eurasiatica a guida russa. Tale scelta rifletteva più ragioni di natura difensivo-strategica che valoriali-economiche. Non a caso, in quel periodo si stava intensificando il conflitto con l’Azerbaigian per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh e l’unico partner in grado di sostenere l’Armenia nel conflitto, anche in ottica meramente deterrente, era appunto la Russia. I rapporti con l’Unione non si arrestano bruscamente; anzi, il dialogo prosegue, ma con nuove consapevolezze, considerando le esigenze concrete del Paese.

Nel 2017 si giunge alla firma del CEPA (Comprehensive and Enhanced Partnership Agreement), ossia un accordo ideato per rafforzare la cooperazione in diversi settori, fra cui la governance, la giustizia, l’economia, la mobilità, ma senza comunque contemplare elementi che potessero compromettere i rapporti eurasiatici dell’Armenia.

La vera e propria svolta nei rapporti UE-Armenia si è registrata solo nell’ultimo lustro. Fra il 2020 e il 2022 l’inasprimento delle tensioni nel Nagorno-Karabakh e dei conflitti lungo il confine azero determina un nuovo equilibrio. L’Armenia, infatti, iniziò a manifestare delle critiche nei confronti di Mosca, accusandola di non essere stata in grado di fornire un sostegno adeguato in quella fase così delicata. Conseguentemente, Yerevan iniziò a guardare all’Unione non più solo come a un partner commerciale ma come un alleato strategico, chiedendo proprio un coinvolgimento diretto europeo sul territorio.

Fu così che, nell’ottobre del 2022, il rapporto fra Armenia e Unione Europea assume dei connotati molto diversi dovuti (o grazie) al contesto geopolitico regionale. In particolare, nell’autunno del 2022 le forze militari azere colpiscono innumerevoli infrastrutture situate nel territorio, più precisamente nelle province di Gegharkunik e Syunik. Questo avvenimento viene percepito con particolare serietà da Yerevan, perché il conflitto non è più solo localizzato nella regione del Nagorno-Karabakh, da sempre terreno di diatribe territoriali fra i due vicini, ma ora le aree colpite sono zone in prossimità del confine internazionalmente riconosciuto.

La gravità della circostanza induce l’Armenia a invocare la protezione da parte dell’OTSC ossia l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva di cui fa parte insieme ad altri Stati dell’area ex sovietica. La risposta non si fa attendere, ma non è incisiva come sperato. La Russia si limitò infatti a inviare una delegazione incaricata di valutare la situazione e raccogliere informazioni, a cui poi hanno fatto seguito una serie di dichiarazioni programmatiche atte principalmente a invocare la de-escalation e il dialogo. Nessun contingente militare dunque accorse in aiuto dell’Armenia né tantomeno vennero spese parole di aperta condanna alle aggressioni azere in territorio armeno.

Le aspettative armene non erano affatto eccessive, considerato il fatto che la Russia è stata per decenni l’alleato privilegiato dell’Armenia, a favore del quale Yerevan ha anche rinunciato, nell’oramai lontano 2013, a un ghiotto partenariato con l’Unione Europea. Inoltre, l’OTSC rappresenta una vera e propria alleanza di difesa, non un mero foro politico di riferimento. In questo scenario, Mosca non è stata in grado di proteggere uno dei suoi principali alleati nel Caucaso meridionale, perdendo un’occasione strategica cruciale e così contribuendo ad erodere la sua già fragile credibilità come alleato strategico-difensivo nella regione, già messa profondamente in discussione dopo la perdita di influenza in Georgia diventata irreversibile a seguito del conflitto russo-georgiano del 2008.

Il disimpegno russo si giustifica prevalentemente con lo sforzo bellico impiegato in Ucraina cominciato con l’oramai famigerata “operazione speciale” del 24 febbraio dello stesso anno; la scarsa effettività delle misure russe non è sufficiente a segnare la fine del legame strategico che lega i due Paesi, ma è idoneo ad indurre l’Armenia a ripensare alla sua strategia difensiva optando per una diversificazione dei suoi partner. È così che, per la prima volta, si comincia ad osservare l’UE non più solo come un partner commerciale ma come un valido alleato nella regione che possa garantire la sua presenza operativa sul territorio, complementarmente a quella russa.

Così, nell’ottobre 2022, al vertice della Comunità politica Europea a Praga si pianifica la EUMCAP ossia la European Union Monitoring Capacity to Armenia che consiste nel dispiegamento di una missione civile a durata temporanea che, sul confine azero, si occupa di monitorare la situazione e redigere rapporti indipendenti. Alla conclusione del mandato, nel dicembre 2022, tuttavia, la situazione fra Azerbaigian e Armenia resta molto critica; così, nel gennaio 2023, il Consiglio dell’Unione Europea approva l’istituzione di una missione civile a lungo termine chiamata EUMA (European Union Mission in Armenia) che diventa operativa a partire dal febbraio dello stesso anno e svolge la sua attività proprio nelle regioni colpite dall’offensiva azera del settembre 2022 (Syunik, Gegharkunik e Tavush) ma, anche questa volta, senza alcun mandato militare.

Sia EUMCAP sia EUMA sono iniziative che rientrano nella Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC), cioè lo strumento mediante il quale Bruxelles dispiega dal 2017 missioni civili e militari in Paesi con finalità diverse, dalla prevenzione dei conflitti alla gestione delle crisi, sino alla formazione militare. Sono sempre operazioni non offensive, concepite per il monitoraggio e la garanzia della stabilità locale, in un’ottica assimilabile per finalità a quella svolta con le operazioni civile delle Nazioni Unite.

La scelta europea di intervenire in Armenia è una svolta rilevante non solo per l’area, ma soprattutto per l’Unione stessa; in questo modo essa ha modo di rafforzare la propria credibilità come attore geopolitico di stabilizzazione in un’area dominata storicamente da altre potenze. Ben lungi dal sostituirsi alla presenza politico-militare della Russia nel Paese, lo sforzo dell’Europa nella regione è determinante per introdursi come attore politico nuovo con una legittimità internazionale al contempo privo di ambizioni egemoniche.

Un ulteriore passaggio che segna un allentamento più marcato da Mosca e un avvicinamento all’area di influenza europea è rappresentato dalla ratifica dello Statuto di Roma istitutivo della Corte Penale Internazionale e la sua progressiva ratifica nel febbraio 2024; tale scelta segna non solo un allineamento di Yerevan agli standard giuridici internazionali, nonché un chiaro smacco politico per la Russia, poiché Putin, dopo l’invasione dell’Ucraina, è destinatario di un mandato di arresto da parte della corte penale stessa. Il Cremlino, infatti, ha definito “ostile” la ratifica del Parlamento armeno.

Durante il 2024 le operazioni dell’EUMA sono proseguite e il dialogo politico fra Yerevan e Bruxelles si è via via più intensificato e parallelamente si accentua il raffreddamento dei rapporti con l’OTSC con un’Armenia sempre meno disposta a mascherare la propria insoddisfazione per l’inefficacia delle azioni intraprese dalla Russia sul fronte azero.

Nel gennaio 2025 il Parlamento approva una legge con il precipuo compito di avviare un percorso di progressiva integrazione europea. Comincia così ad essere formalizzato, a livello istituzionale, l’orientamento europeo, che culmina il 2 dicembre scorso con l’adozione della Strategic Agenda UE-Armenia, un documento che supera la mera politica di vicinato e consente all’Armenia di avvicinarsi sempre più all’Europa. Pur non trattandosi di una candidatura formale all’adesione, comunque è vero che rappresenta un segnale positivo. Pur mantenendo la necessaria cautela, non si può negare la portata di tale avvicinamento, che non appare più solo plausibile, ma oramai dichiarato e strutturato, probabilmente precursore di sviluppi e ravvicinamenti che si vedranno in un futuro non troppo lontano.

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I concerti dell’Orchestra Sinfonica Siciliana, sul podio del Politeama il direttore armeno Karen Durgaryan — I concerti dell’Orchestra Sinfonica Siciliana, sul podio del Politeama il direttore armeno Karen Durgaryan (PalermoToday 07.04.26)

QuandoDal 10/04/2026 al 11/04/2026venerdì alle ore 20.30 | sabato alle ore 17.30
Prezzoda 18 a 30 euro (intero) | da 14 a 24 euro (ridotto -20% per abbonati, docenti e convenzioni) | da 9 a 15 euro (ridotto -50% per studenti under16 e disabili con accompagnatore).
Altre informazioniSito web orchestrasinfonicasiciliana.it
Tradizione culturale russa e identità armena, storie e leggende cariche di slancio epico, virtuosismo e variegato colore orchestrale: questi i temi che uniscono il programma dei prossimi concerti della 66ª Stagione dell’Orchestra Sinfonica Siciliana, in programma venerdì 10 aprile alle ore 20.30 e sabato 11 aprile alle ore 17.30 al Politeama Garibaldi di Palermo.

Sul podio salirà il direttore armeno Karen Durgaryan, protagonista di una carriera internazionale che lo ha visto alla guida di importanti teatri e orchestre europee e asiatiche, affiancato dal pianista Vardan Mamikonian, interprete di grande prestigio e presenza costante nelle principali sale da concerto del mondo.

Il concerto si apre con l’Ouverture da Ruslan e Ljudmila di Michail Ivanovič Glinka, una delle pagine più celebri del repertorio russo. Tratta dall’opera omonima ispirata al poema di Puškin, l’ouverture è un concentrato di energia e brillantezza: un brano rapido, scintillante, costruito su temi contrastanti, tra slancio festoso e cantabilità lirica. In pochi minuti Glinka riesce a condensare un mondo sonoro vivace e immediatamente comunicativo, che ha contribuito a definire le basi della scuola nazionale russa.

Cuore della prima parte è la Ballata eroica per pianoforte e orchestra di Arno Babadžanjan, pagina di grande impatto espressivo e virtuosistico, eseguita raramente nelle sale da concerto italiane. Composta nel 1950, l’opera unisce il linguaggio sinfonico del Novecento alla tradizione melodica armena, rielaborata in una scrittura moderna e personale. Il pianoforte assume un ruolo centrale, alternando passaggi di grande brillantezza tecnica a momenti più lirici e meditativi, in un continuo dialogo con l’orchestra. La Ballata si sviluppa come un unico grande arco narrativo, nel quale convivono tensione eroica e intensità emotiva, con richiami stilistici che rimandano a Rachmaninov, Prokof’ev e Chačaturjan.

Nella seconda parte il programma è interamente dedicato a Aram Chačaturjan, uno dei compositori più rappresentativi del Novecento sovietico, di origine armena. Saranno eseguite tre celebri suite tratte dai suoi balletti e dalle musiche di scena, in una selezione curata dallo stesso direttore.

Da Spartacus – balletto ispirato alla rivolta degli schiavi guidata dal celebre gladiatore – vengono proposti alcuni dei brani più noti, tra cui la sensuale Variazione di Aegina, il celebre Adagio di Spartacus e Phrygia, di grande intensità lirica, e le danze dal forte carattere ritmico che restituiscono l’energia drammatica della vicenda. Segue una selezione da Gajane, balletto ambientato in Armenia, in cui Chačaturjan valorizza melodie e ritmi popolari in una scrittura ricca di colori e contrasti. Tra i brani più celebri figurano la Danza delle fanciulle delle rose, di grande eleganza, la Ninna nanna, pagina di intensa dolcezza, e la travolgente Lezghinka finale, danza caucasica dal ritmo incalzante.

Chiude il programma la Suite da Maškaráda, musiche di scena per il dramma di Lermontov: cinque brani di grande popolarità, tra cui il celebre Valzer, il Notturno e il Galop finale, che uniscono raffinatezza melodica e brillantezza orchestrale.

Sul podio, Karen Durgaryan, già direttore principale del Teatro dell’Opera e del Balletto Nazionale Armeno e oggi nuovamente alla guida dell’istituzione, è riconosciuto per la profonda conoscenza del repertorio russo e armeno. La sua carriera lo ha portato a dirigere nei principali teatri europei, tra cui la Bayerische Staatsoper, l’Opéra National de Lyon e il Teatro di San Carlo di Napoli, consolidando nel tempo un rapporto privilegiato con il pubblico italiano.
Accanto a lui, Vardan Mamikonian, pianista di straordinaria solidità tecnica e sensibilità musicale, ospite delle più prestigiose sale da concerto internazionali – dal Musikverein di Vienna alla Carnegie Hall di New York – e collaboratore di importanti orchestre e direttori. Il suo repertorio e la sua cifra interpretativa trovano nella Ballata eroica di Babadžanjan un terreno ideale, tra virtuosismo e profondità espressiva.

Prossimi concerti da non perdere: venerdì 17 (ore 20.30) e sabato 18 (ore 17.30) aprile con Christian Arming sul podio e Mengla Huang al violino per un programma dedicato a Paganini, Janacek e Martinu.


I concerti dell’Orchestra Sinfonica Siciliana, sul podio del Politeama il direttore armeno Karen Durgaryan
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Gurdjieff Ensemble a Treviso: concerto di musica armena (Teatrionline 07.04.26)

Duduk, kanon e organo alla Chiesa di San Francesco: il Gurdjieff Ensemble porta la musica sacra armena a Treviso il 9 maggio 2026.

Sabato 9 maggio 2026, alle ore 20.45, la Chiesa di San Francesco di Treviso ospita Armonia, concerto di musica sacra armena organizzato da nusica.org nell’ambito della rassegna Ci saranno albe sulla terra, dedicata al 111° anniversario del genocidio armeno.

Il concerto nasce dall’incontro tra tre strumenti provenienti da tradizioni diverse: il duduk, con la sua sonorità profonda e meditativa radicata nella cultura armena; il kanon, espressione dell’orizzonte musicale mediorientale; e l’organo, voce della liturgia cristiana occidentale. Il programma non contrappone questi linguaggi, ma li conduce verso uno spazio sonoro comune, come voci di un cammino spirituale condiviso.

Il programma: tra liturgia armena e musica contemporanea

Il repertorio intreccia pagine di KomitasSayat NovaSan Nerses ShnorhaliMkhitar Ayrevanetsi e Khachatur Taronatsi con estratti della liturgia armena, ninne nanne antiche e canti contemplativi. Il percorso musicale è scandito da tre letture in italiano tratte dal Libro delle Lamentazioni di Grigor Narekatsi — mistico, poeta e teologo armeno del X secolo, proclamato Dottore della Chiesa — che si inseriscono tra le sezioni come momenti di pausa e riflessione.

A queste si affiancano le letture poetiche di Erika De Bortoli, autrice della silloge D’Anima e di pietra, vincitrice del Premio della Critica al Concorso Artistico Letterario Internazionale «Le pietre di Anuaria» (2025). I suoi testi, dedicati ai temi dell’alba, dell’identità e della memoria, si intrecciano al percorso musicale ampliandone la dimensione evocativa.

Il Gurdjieff Ensemble: Gapoyan, Hakobyan, Eskenian

A interpretarlo sono tre musicisti del Gurdjieff Ensemble, formazione di riferimento internazionale per la musica armena e interculturale. Norayr Gapoyan, al duduk, è uno dei principali interpreti dello strumento in Armenia: la sua esecuzione coniuga il radicamento nella tradizione orale con una sensibilità aperta al confronto tra linguaggi. Tatev Hakobyan, al kanon, è tra le interpreti più rappresentative della scena armena contemporanea, con un repertorio che spazia dalla delicatezza liturgica alla brillantezza virtuosistica. Levon Eskenian, organista e direttore artistico dell’ensemble, è autore anche degli arrangiamenti. La sua formazione attraversa tradizioni musicali diverse — armena, mediorientale e occidentale — e ha trovato riconoscimento internazionale anche attraverso le incisioni pubblicate da ECM Records.

Durante la serata, sul muro retrostante ai musicisti saranno proiettate opere di Francesco De Florio dedicate all’Armenia, in dialogo con gli affreschi della chiesa. La regia visiva è affidata a Davide Esposito-Albini, artista e direttore creativo formato allo IUAV di Venezia. Le immagini non commentano la musica, ma la accompagnano, costruendo una relazione tra pittura, suono e spazio architettonico.

Il concerto si inserisce nella rassegna Ci saranno albe sulla terra, che dall’11 aprile al 9 maggio 2026 porta a Treviso anche la mostra Riconosciuti, dedicata alla pittura di Jirair (Gerardo) Orakian, allestita a Casa Robegan fino al 3 maggio.

Informazioni pratiche e biglietti

Concerto Armonia
Chiesa di San Francesco, Viale S. Antonio da Padova 2, Treviso
Sabato 9 maggio 2026, ore 20.45
Biglietti: € 13,00 online su oooh.events | € 15,00 in loco Ridotto € 10,00 (under 18, over 70, persone con disabilità)
Contatti: staff@nusica.org
+39 327 4610693
https://www.nusica.org/web/ci-saranno-albe-sulla-terra/

A Stepanakert occupata: gli Azeri hanno distrutto la “Sorgente Teatrale”, simbolo della memoria culturale dell’Artsakh (Korazym 07.04.26)

Il 6 aprile 2026, nuove notizie confermano un ulteriore atto di distruzione del patrimonio culturale armeno nei territori della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh occupati dall’Azerbajgian: nella capitale Stepanakert è stata demolita la cosiddetta Sorgente Teatrale, conosciuta anche come Le Tre Fonti o Tre Rubinetti.

Il monumento si trovava nel complesso del Teatro Drammatico Statale Vahram Papazyan, la principale istituzione teatrale dell’Artsakh, ed era considerato uno dei simboli più riconoscibili della città.

 

Il teatro ha una lunga storia, con le prime rappresentazioni teatrali organizzate a Shushi già nel XIX secolo. Successivamente, l’attività si è spostata e consolidata a Stepanakert nel 1932. Ha rappresentato un pilastro della cultura armena nella regione, mettendo in scena oltre 450 spettacoli con le opere più famose del repertorio armeno e internazionale, fino alla sua chiusura con l’occupazione azera nel 2023. Sul suo palco si sono esibiti grandi attori del teatro armeno come Hovhannes Abelyan e Hrachya Nersisyan. Originariamente intitolato a Maxim Gorky, il teatro portava il nome di Vahram Papazyan, un celebre attore sovietico di etnia armena del XX secolo, noto soprattutto per i suoi ruoli shakespeariani.

Tuttavia, la compagnia ha ripreso l’attività a Yerevan, in Armenia, con il sostegno dell’Unione dei Teatranti d’Armenia e dell’organizzazione DIALOG, sotto il nome di Teatro Drammatico Armeno Vahram Papazyan di Stepanakert Rinascente. La prima produzione della compagnia rinnovata a Yerevan è stata La storia dell’amore di Artsakh, andata in scena il 12 novembre 2025 al Teatro per Giovani Spettatori di Yerevan. È simbolico che il debutto a Yerevan del teatro di Stepanakert ha presentato un’opera scritta dal Prof. Alexander Manasyan in dialetto dell’Artsakh. Questa produzione fu l’ultima messa in scena dal teatro a Stepanakert prima della guerra dei 44 giorni del 2020. Lo spettacolo, diretto dal direttore artistico del teatro, Ruzan Khachatryan, cattura l’essenza della vita creativa dell’Artsakh attraverso sentimenti umani e un amore sincero. «La storia dell’amore di Artsakh è uno spettacolo pensato, anche solo per un istante, per riportare il pubblico alla propria fiaba perduta. La nostra fiaba forse non era magica, lussuosa o glamour, ma era la nostra: semplice e pura, bella e luminosa e, soprattutto, reale. Lo spettacolo è interpretato in dialetto dell’Artsakh, con la sua unicità e il suo fascino», ha osservato il regista.

 

Un simbolo della città e della sua cultura

Costruita nel 1975, la fontana-monumento rappresentava tre maschere teatrali – simboli universali dell’arte drammatica – raffiguranti emozioni diverse: tristezza, sogni e felicità.

Sotto ciascuna maschera si trovava una fontana a forma di rubinetto, la cui parte superiore ricordava una chiave dorata. L’insieme costituiva non solo un elemento architettonico urbano, ma un vero e proprio segno identitario della vita culturale di Stepanakert.

Gioielli

 

Negli anni, il monumento ha ispirato anche creazioni artistiche e gioielli, a testimonianza della sua rilevanza simbolica.

Un’immagine già entrata nella memoria del Blog dell’Editore

Per i lettori di Korazym.org, la Sorgente Teatrale non è un’immagine nuova.

Già il 20 marzo 2023, nel contesto del 99° giorno del blocco dell’Artsakh, questo Blog dell’Editore aveva scelto proprio questa scultura come immagine di copertina, definendola un’“immagine enigmatica di Stepanakert”: le tre maschere – tristezza, sogni e felicità – come sintesi visiva della condizione del popolo armeno nell’Artsakh/Nagorno-Karabakh.

Anche il 9 luglio 2023, nel 210° giorno del blocco, abbiamo richiamato la stessa fontana come simbolo.

 

Oggi quella stessa immagine appartiene ormai alla memoria.

La denuncia: “Distruzione sistematica del patrimonio culturale”

Secondo quanto riportato dalla ONG Agenzia per lo Sviluppo del Turismo e della Cultura dell’Artsakh (ARCTA), la demolizione della fontana rientra in un quadro più ampio.

L’organizzazione denuncia infatti “una distruzione sistematica di opere d’arte monumentali” nei territori occupati, in particolare a Stepanakert, interpretata come parte di una politica deliberata volta a eliminare il patrimonio culturale armeno; cancellare le tracce storiche e culturali della presenza secolare armena nella regione.

Tra gli altri casi documentati figurano: il busto di Vahram Papazyan (agosto 2024), il monumento ad Ashot Ghulyan, numerose altre statue e opere, spesso confermate da immagini satellitari.

Dopo il 2023: occupazione e cancellazione

Questi eventi si inseriscono nel contesto successivo all’offensiva militare azera del 2023, che ha portato all’occupazione di Stepanakert e di tutta la Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, e all’esodo forzata dell’intera popolazione armena dall’Artsakh.

In questo scenario, la distruzione di simboli culturali assume un significato che va oltre il vandalismo materiale: rappresenta una trasformazione forzata del paesaggio storico e identitario.

Silenzio internazionale e richieste di intervento

L’ARCTA ha criticato apertamente quello che definisce il silenzio e l’inazione della comunità internazionale, chiedendo alle autorità della Repubblica di Armenia un intervento ai massimi livelli e alla comunità internazionale di assumersi la responsabilità nella tutela del patrimonio culturale globale.

Secondo la dichiarazione, il patrimonio armeno dell’Artsakh non è solo parte dell’identità nazionale, ma appartiene all’intera umanità e richiede quindi protezione internazionale.

La perdita di un simbolo

La distruzione della Sorgente Teatrale non è soltanto la perdita di un monumento urbano. È la scomparsa di un simbolo che, negli anni più difficili del blocco dell’Artsakh e della crisi umanitaria, aveva rappresentato – anche visivamente – la complessità emotiva e la speranza di un popolo: tristezza, sogni e felicità.

Oggi, di quella immagine – già utilizzata per raccontare l’Artsakh durante il blocco – resta soltanto la memoria documentata. E, forse, il significato ancora più profondo di ciò che rappresentava.

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“Un viaggio in Armenia” (Padova Oggi 07.04.26)

Giovedì 9 aprile 2026 alle ore 17:30 presso la sala San Luca dell’Abbazia di Santa Giustina (ingresso dietro alla basilica, Via G. Ferrari 2/A), l’associazione San Daniele APS propone la conferenza dal titolo: “Un viaggio in Armenia”. Relatore prof. Pierpaolo Faggi, in dialogo con la prof.ssa Luisa Chelotti.

«Un viaggio in Armenia è un viaggio tra l’Est e l’Ovest, tra Bisanzio e Ctesifonte ieri, come tra Bruxelles, Mosca e Nuova Delhi oggi: sempre al centro degli incroci e delle relazioni complesse in questo quadrante di mondo.  Ma è anche un viaggio tra passato, presente e futuro: un passato che risale al regno Urartu, il regno di quegli “abitanti della montagna” che gli Armeni considerano i loro antenati diretti, al momento della loro conversione precocissima al Cristianesimo, a rimarcare la loro differenza dai pagani e dagli zoroastriani che li circondavano o a quello, di poco successivo, in cui un monaco sapiente inventò il loro ricco alfabeto; un presente di dolore e lotte che includono l’esperienza durissima del Genocidio, dell’espropriazione territoriale e di diversi tentativi di cancellare la loro storia; un futuro in costruzione che punta ottimisticamente e con forza ad una dimensione di relazioni e di innovazioni che li faccia diventare uno degli hub territoriali imprescindibili della regione medioorientale. In mezzo ci sono loro, i tre milioni di Armeni della Repubblica e i sei milioni della diaspora, con la loro adattabilità ai nuovi territori e la nostalgia della terra originaria, con il rimpianto della loro Montagna perduta, delle loro vallate vertiginose, dei loro mondi abbarbicati sui pianori vulcanici d’alta quota. La terra delle “pietre urlanti” e del “colore dell’argilla”, dei paesi appesi al rumore dell’acqua corrente “come a dei cestini di fil di ferro” (O. Mandelstam)».


“Un viaggio in Armenia” il 9 aprile 2026
https://www.padovaoggi.it/eventi/un-viaggio-in-armenia-9-aprile-2026.html
© PadovaOggi

Opinione: La Russia ricatta l’Armenia minacciando aumenti dei prezzi del gas (Notizie da Est 07.04.26)

Le dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin durante un recente incontro con il primo ministro armeno Nikol Pashinyan sono state interpretate dalla comunità di esperti armena come una minaccia.

Putin ha detto che Mosca resta calma riguardo al desiderio dell’Armenia di sviluppare legami con l’UE.
Ha anche detto che Yerevan non può aspettarsi di diventare membro dell’Unione Europea. Non può nemmeno rimanere nell’Unione economica eurasiatica guidata dalla Russia. Ha anche dichiarato che Yerevan non può aspettarsi di essere membro sia dell’Unione Europea sia dell’Unione Economica Eurasiatica guidata dalla Russia. Ha sottolineato che l’economia armena sta crescendo costantemente. Ha aggiunto che le esportazioni verso i paesi dell’EAEU sono aumentate di dieci volte negli ultimi anni.

Putin ha anche affrontato questioni energetiche. Avvertì che i prezzi del gas in Europa superano i 600 dollari per 1.000 metri cubi. Ha aggiunto che la Russia vende gas all’Armenia a 177,5 dollari. Ha detto che questa differenza è significativa.

«È la vostra decisione, in fin dei conti — la decisione della vostra squadra e dei vostri esperti — dove, con chi, e su quali basi lavorare», ha detto Putin.

Il giorno dopo l’incontro, anche il viceministro degli esteri russo Alexei Overchuk ha parlato della questione. Ha affermato che le controparti armene erano “arrivate vicino a un punto dopo il quale dovremo strutturare le nostre relazioni economiche con questo paese in modo diverso”.

Le autorità armene sostengono che i prezzi del gas non cambieranno. Sostengono che altrimenti la partecipazione dell’Armenia all’EAEU perderebbe di significato.

Non escludono inoltre che, se i prezzi del gas dovessero variare, Yerevan potrebbe lasciare le strutture guidate da Mosca. Ciò include sia l’Unione Economica Eurasiatica sia l’alleanza militare CSTO.

Allo stesso tempo, analisti armeni affermano che la Russia affronterebbe perdite se prendesse misure drastiche contro l’Armenia. Aggiungono che Yerevan potrebbe rivolgersi ad opzioni alternative, come importare gas dal Kazakistan.

Reazioni delle autorità armene, nonché commenti degli esperti, seguono.

  • «Il garante della sicurezza dell’Armenia ci ha portato al massacro» — Nikol Pashinyan
  • «La Russia sta tentando di mandare decine di migliaia di elettori alle elezioni dell’Armenia»: dibattito a Yerevan
  • Opinione: l’Armenia trarrebbe beneficio dal riportare le sue ferrovie allo stato
  • In attesa della fine della guerra in Ucraina: le intenzioni della Russia nel Caucaso meridionale

«Se i prezzi del gas dovessero cambiare, l’Armenia lascerà l’EAEU e la CSTO»

I giornalisti armeni hanno chiesto ai rappresentanti del partito al potere se Mosca avesse assunto un tono da ultimatum nei confronti di Yerevan.

In risposta, il Presidente dell’Assemblea Nazionale Alen Simonyan ha detto che il Primo Ministro Nikol Pashinyan ha parlato con Putin “dalla posizione di uno stato indipendente e sovrano”. Ha aggiunto che le discussioni sui prezzi delle merci russe e del gas non sono nuove e sono proseguite per molti anni.

Simonyan ha detto che se venisse presa una decisione di cambiare i prezzi, l’Armenia deciderà di lasciare i blocchi di integrazione guidati dalla Russia — la CSTO e l’EAEU.

Tuttavia, non ritiene che la situazione arriverà a quel punto. Ha anche detto che, dopo le loro dichiarazioni pubbliche, i due leader hanno avuto una conversazione “molto buona”:

«Ne abbiamo discusso, e lo ripeto: non abbiamo fatto nulla contro la Russia, non stiamo facendo nulla e non faremo nulla. Allo stesso tempo, abbiamo difeso e continueremo a difendere gli interessi dell’Armenia.»

Il ministro dell’Economia Gevorg Papoyan ha espresso fiducia che i prezzi del gas non cambieranno, poiché i partner hanno bisogno che l’Armenia resti nelle strutture guidate dalla Russia:

«I partner hanno bisogno che l’Armenia rimanga sia nella CSTO sia nell’EAEU. E se l’Armenia non dovesse trarne beneficio, allora perché dovrebbe rimanere in questa unione? [In risposta] un processo inizierà in un’altra unione — e si accelererà.»

Pashinyan-Putin meeting in Moscow: Working visit to tackle pressing issues

Dato che questioni sensibili erano già state sollevate durante la parte dei colloqui aperta ai media, si può presumere che la loro discussione sia continuata a porte chiuse.

 

 

Analista politico Ruben Mehrabyan ha detto:

«La conversazione tra Pashinyan e Putin ha mostrato che la Russia considera il gas una delle sue leve di pressione sull’Armenia. Ricordiamo come Serzh Sargsyan fu ‘portato dentro’, e di conseguenza l’Armenia divenne vittima di un trascinamento nel cosiddetto blocco EAEU — una struttura da cui non siamo ancora riusciti a liberarci. Anche allora il gas costituiva una delle ragioni.

Questo si riferisce al 3 settembre 2013, quando il presidente dell’Armenia Serzh Sargsyan annunciò a Mosca che il paese si sarebbe unito all’Unione doganale eurasiatica guidata dalla Russia. La decisione sorprese. Prima di ciò, l’Armenia stava negoziando un Accordo di Associazione con l’UE. Analisti armeni dissero apertamente in quel periodo che la Russia costrinse Sargsyan a impegnarsi ad aderire all’Unione doganale, che in seguito evolse nell’EAEU.

L’Armenia deve resistere a questo. L’idea di trasportare gas kazako verso l’Armenia e l’Europa tramite l’Azerbaigian è davvero promettente.

Questo renderebbe il gas ancora più economico per l’Armenia, poiché il consumo nel paese non è molto elevato.

Il sistema energetico dell’Armenia non dipende fortemente dal gas. Il gas è principalmente usato per alimentare le automobili, per riscaldare le case e per cucinare.

E ora Putin ha deciso di ricattarci con il gas, confrontandolo con il prezzo attuale di 600 euro in Europa, in mezzo a un forte aumento del mercato.

Cosa dovrebbe fare l’Armenia? Deve resistere a tutto questo. Non ci dovrebbe essere alcuna ritirata in relazione a questo nuovo pacchetto di misure russe dal 3 settembre [riferendosi agli eventi del 3 settembre 2013], che la Russia sta ora promuovendo.”

«Tentativo di giustificare l’uso della forza»: l’Armenia reagisce alle minacce dell’ospite della TV di stato russa

Il propagandista russo afferma che perdere l’Armenia vorrebbe dire andare contro gli interessi nazionali della Russia e suggerisce di avviare una “operazione militare speciale” lì per preservare la propria “sfera di influenza.”

 

Solovyov’s proposal to wage war on Armenia

 

Rappresentante della società civile, Daniel Ioannisyan, ha detto:

“Alcuni gruppi in Armenia cercano di creare l’impressione che l’Armenia viva a spese della Russia come un parassita, e che se non riusciamo a compiacere il Cremlino, tutto crollerà. Non è vero. È una narrazione falsa promossa su istruzioni da Mosca.

La realtà è che se la Russia blocca importazioni di beni armeni o aumenta i prezzi del gas per noi, anche la Russia ne soffrirebbe.

Se la Russia prendesse misure così drastiche, potremmo, innanzitutto, lasciare l’alleanza CSTO e rimuovere la base militare russa da Gyumri. Ciò sarebbe un duro colpo reputazionale per la Russia. Il mondo intero vedrebbe quanto è indebolita la ex superpotenza.

Potremmo anche lasciare l’EAEU. Ciò chiuderebbe un canale per l’importazione di alcuni beni occidentali attraverso l’Armenia che sono importanti per l’economia della Russia.

È importante notare che i dazi doganali pagati all’Armenia per i beni importati attraverso il paese non restano qui. Trasferiamo circa il 98,7% di essi ad altri stati membri dell’EAEU. Sì, anche loro perderebbero quei soldi.

Inoltre, l’economia russa e i consumatori perderebbero l’accesso a prodotti alimentari a prezzi accessibili dall’Armenia, il che peggiorebbe ulteriormente i prezzi in aumento in Russia. Per non parlare di passi «più piccoli» come chiudere canali TV russi o nazionalizzare le ferrovie.

Se la Russia aumenterà significativamente i prezzi del gas per noi, potremo acquistare gas da altri paesi. La Russia perderebbe entrate dalla vendita del gas, proprio come ha già perso significativi introiti dall’esportazione del gas verso l’Europa.

Non sto dicendo che questi scenari siano favorevoli o vantaggiosi per noi. Ma non sono vantaggiosi nemmeno per la Russia — e non sono masochisti.”

Opinione: «La Russia ha molta più leva sull’Armenia che sulla Moldova»

«L’Armenia ha chiesto lo stesso sostegno per contrastare le interferenze straniere che abbiamo fornito alla Moldova», afferma il capo della politica estera dell’UE Kaja Kallas — commenti di un analista politico armeno

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Un viaggio sinfonico tra epica e danza con Karen Durgaryan sul podio e al piano Vardan Mamikonian (Comune Parlemo 07.04.26)

dal 10 Aprile 2026 al 11 Aprile 2026

Tradizione culturale russa e identità armena, storie e leggende cariche di slancio epico, virtuosismo e variegato colore orchestrale

 

Cos’è

Tradizione culturale russa e identità armena, storie e leggende cariche di slancio epico, virtuosismo e variegato colore orchestrale: questi i temi che uniscono il programma dei prossimi concerti della 66ª Stagione dell’Orchestra Sinfonica Siciliana, in programma venerdì 10 aprile alle ore 20.30 e sabato 11 aprile alle ore 17.30 al Politeama Garibaldi di Palermo.
Sul podio salirà il direttore armeno Karen Durgaryan, protagonista di una carriera internazionale che lo ha visto alla guida di importanti teatri e orchestre europee e asiatiche, affiancato dal pianista Vardan Mamikonian, interprete di grande prestigio e presenza costante nelle principali sale da concerto del mondo.
Il concerto si apre con l’Ouverture da Ruslan e Ljudmila di Michail Ivanovič Glinka, una delle pagine più celebri del repertorio russo. Segue la Ballata eroica per pianoforte e orchestra di Arno Babadžanjan, pagina di grande impatto espressivo e virtuosistico. Nella seconda parte il programma è interamente dedicato a Aram Chačaturjan, uno dei compositori più rappresentativi del Novecento sovietico, di origine armena. Saranno eseguite tre celebri suite tratte dai suoi balletti e dalle musiche di scena, in una selezione curata dallo stesso direttore (SpartacusGajane e Maškaráda).

A chi è rivolto

 

A tutti

 

Treviso, “Ci saranno albe sulla terra”: arti visive e musica per la memoria armena (11 aprile – 9 maggio) (Fattiitaliani 06.04.26)

Dall’11 aprile al 9 maggio 2026, Treviso ospita Ci saranno albe sulla terra, un progetto culturale ideato da Gayane Sahakyan e promosso da nusica.org, in collaborazione con Fondazione Mazzotti, con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia e della Città di Treviso. La rassegna si articola in due momenti distinti accomunati da una stessa domanda: in che modo l’arte può testimoniare ciò che la storia ha tentato di cancellare

Il riferimento è al genocidio armeno del 1915, una delle più gravi catastrofi del Novecento, ancora oggi non abbastanza presente nella memoria collettiva europea. Ci saranno albe sulla terra affronta questa storia non attraverso una commemorazione formale, ma attraverso il linguaggio delle arti visive e della musica: due forme espressive che, pur nelle loro differenze, condividono la capacità di restituire al dolore storico una dimensione umana, individuale e viva.

La prima parte è la mostra Riconosciuti, dedicata alla pittura di Jirair (Gerardo) Orakian (Costantinopoli, 1901 – Roma, 1962). L’esposizione è in programma dall’11 aprile al 3 maggio a Casa Robegan (via Antonio Canova 38, Treviso) e riunisce opere provenienti dalla collezione della famiglia Orakian, custodite per decenni in ambito privato. La mostra è curata da Satenik Chookaszian, Responsabile del Dipartimento di Arti Decorative e Applicate della Galleria Nazionale d’Armenia e docente presso l’Università Statale di Yerevan.

Orakian visse a Roma dal 1920 fino alla morte, in condizioni spesso difficili e lontano dai circuiti del mercato. La sua pittura, di matrice espressionista e di forte intensità emotiva, è rimasta per decenni ai margini della storia dell’arte, nonostante la qualità e la coerenza di una ricerca che attraversa il trauma del genocidio, la condizione della diaspora e la vita degli esclusi.

Il secondo momento è Armoniaconcerto di musica armena in programma sabato 9 maggio 2026 alle ore 20.45 grazie all’ospitalità della Chiesa di San Francesco (Viale S. Antonio da Padova 2, Treviso). Il concerto è costruito attorno all’incontro tra dudukkanon e organo, tre strumenti che provengono da tradizioni diverse — armena, mediorientale e cristiana occidentale — e propone un percorso musicale che intreccia pagine della liturgia armena antica con composizioni di Komitas e altri maestri della tradizione. A interpretarlo sono Norayr GapoyanTatev Hakobyan e Levon Eskenian, tre musicisti del Gurdjieff Ensemble, formazione di riferimento internazionale per la musica armena e interculturale. La serata comprende anche letture dal Libro delle Lamentazioni di Grigor Narekatsi e da opere di San Nerses Shnorhali  e proiezioni di opere di Francesco De Florio, con regia visiva di Davide Esposito-Albini.

Alla rassegna partecipa anche la poetessa Erika De Bortoli, con un ciclo di testi sull’Armenia che verranno letti all’inaugurazione della mostra e al concerto. De Bortoli indaga i temi dell’alba, dell’armonia e dell’identità, in rapporto con la letteratura, la storia e la spiritualità armena. È autrice della silloge D’Anima e di pietra, vincitrice del Premio della Critica al Concorso Artistico Letterario Internazionale «Le pietre di Anuaria» nel 2025.

Il titolo della rassegna riprende un verso della stessa raccolta: non promette la fine del dolore, ma indica una direzione: quella di chi, anche dopo la perdita, continua a cercare.

Ci saranno albe sulla terra è un progetto di Gayane Sahakyan, organizzato da nusica.org con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia e della Città di Treviso, e con il sostegno di Fondazione MazzottiJane Demirchian e DAL BO’. La mostra Riconosciuti è realizzata in collaborazione con AssoArmeni, con la curatela di Satenik Chookaszian e con la preziosa collaborazione della famiglia Orakian. Il concerto Armonia è realizzato in collaborazione con l’Archivio De Florio Venezia, con la direzione creativa di Davide Esposito-Albini.

Approfondimenti

Riconosciuti: Jirair (Gerardo) Orakian — Un artista ritrovato

Per decenni il nome di Jirair (Gerardo) Orakian (Costantinopoli, 1901 – Roma, 1962) è rimasto ai margini della storia dell’arte, nonostante la forza e l’originalità della sua pittura. La mostra Riconosciuti, in programma dall’11 aprile al 3 maggio 2026 a Casa Robegan, intende restituire visibilità a una delle voci più intense e singolari del Novecento, riportando all’attenzione del pubblico un artista la cui vicenda umana e creativa attraversa alcuni dei nodi più drammatici del secolo scorso. L’esposizione riunisce opere provenienti dalla collezione italiana del figlio Marcello e dei nipoti Massimiliano e Morris Orakian, custodite per decenni in ambito familiare. È curata dalla storica dell’arte armena Satenik Chookaszian, Responsabile del Dipartimento di Arti Decorative e Applicate della Galleria Nazionale d’Armenia e docente presso l’Università Statale di Yerevan.

Una vita tra esilio e pittura

La parabola biografica di Orakian è inseparabile dalla sua opera. Nato in una famiglia colta nella Costantinopoli d’inizio Novecento, vive da giovanissimo il trauma della dissoluzione del proprio mondo. Il genocidio armeno del 1915 segna in modo irreversibile la sua storia familiare: il padre viene catturato durante le violenze e non farà più ritorno. Nel 1920, appena diciannovenne, lascia la città natale e si trasferisce a Roma. Non tornerà mai più.

Nella capitale conduce una vita appartata e difficile, spesso ai limiti della povertà, lontano dai circuiti del mercato e solo marginalmente intercettato dalla critica. Eppure, proprio in questa condizione di isolamento, costruisce un corpus di opere di straordinaria intensità. Per tutta la vita coltiva il desiderio di raggiungere l’Armenia sovietica, di tornare almeno simbolicamente alla terra dei propri antenati. Un desiderio destinato a non compiersi, ma che attraversa in profondità la sua sensibilità e il suo linguaggio pittorico, alimentando una tensione costante tra memoria, perdita e appartenenza.

Non inseguì mai il successo commerciale. Vendette raramente i propri dipinti, preferendo donarli a chi ne comprendeva il valore umano prima ancora che artistico. La pittura, per lui, non fu mai un semplice mestiere o un bene da scambiare, ma un gesto necessario, quasi morale. Nel suo studio dipingeva cantando canzoni popolari armene e talvolta danzando: un processo creativo vissuto come rito personale, come forma di resistenza interiore e di fedeltà alla memoria culturale.

Nel 1962, dal letto d’ospedale a Roma, espresse un ultimo desiderio: che i suoi dipinti tornassero al suo popolo. Quel desiderio venne rispettato — la maggior parte della sua produzione raggiunse la Galleria Nazionale d’Armenia e il Museo d’Arte Contemporanea di Yerevan, e nel 1966 Yerevan gli dedicò una grande retrospettiva postuma. Un ritorno simbolico a casa per un artista che quella casa aveva continuato a cercarla per tutta la vita.

Le opere: quando il dolore diventa forma

Dal punto di vista stilistico la sua opera si colloca entro un espressionismo figurativo di forte intensità emotiva. Le figure appaiono spesso allungate, contratte, talvolta instabili; i corpi assumono una monumentalità inquieta, mentre le composizioni si organizzano secondo equilibri tesi, attraversati da un senso di compressione e precarietà. Non si tratta mai di deformazioni gratuite: ogni scelta visiva concorre a esprimere una condizione psicologica, una tensione interiore, un’esperienza di sofferenza e memoria. La figura umana diventa portatrice di uno stato d’animo, le composizioni di gruppo arene in cui la sofferenza individuale si fonde in un’atmosfera collettiva.

Come osserva la curatrice Satenik Chookaszian, «forgiata all’incrocio tra esilio, memoria e resilienza spirituale, la sua opera costituisce un linguaggio artistico singolare e inconfondibile – refrattario all’imitazione e resistente a ogni facile assimilazione. In essa, deformazione della forma, intensità cromatica e densità compositiva convergono non soltanto in una testimonianza personale, ma in una meditazione duratura sulla condizione etica ed esistenziale dell’essere umano.»

Le opere dedicate al genocidio armeno sono tra le più potenti dell’intera arte del Novecento. Pur non avendolo vissuto direttamente, Orakian ne fu profondamente segnato attraverso la memoria familiare, il lutto della diaspora, le testimonianze dei sopravvissuti. Da questa ferita nasce un’attenzione costante per i soggetti marginali — orfani, rifugiati, diseredati ed esclusi — che occupano uno spazio centrale nella sua visione etica oltre che pittorica.

In Genocide (1947), i corpi si addensano in una massa quasi scultorea, in cui il dolore sembra diventare peso fisico, pressione collettiva, grido trattenuto. Altrettanto straziante è Orphans (1951), dove un gruppo di bambini si stringe in un’immagine di vulnerabilità assoluta: i volti, gli occhi, le posture restituiscono l’infanzia privata troppo presto di ogni leggerezza. Attraverso questa deformazione radicale, Orakian sottolinea l’erosione prematura dell’infanzia sotto il peso della violenza storica. L’orfano diventa non solo un soggetto sociale, ma un simbolo morale — incarnazione dell’abbandono collettivo e testimonianza vivente del costo umano della catastrofe.

Accanto ai temi legati alla memoria storica, la sua pittura si apre a scene di vita familiare, figure contadine, interni di caffè, paesaggi e autoritratti. Sono immagini che, pur muovendosi in registri diversi, condividono una medesima densità emotiva. Anche quando rappresenta luoghi di incontro o momenti quotidiani, i personaggi sembrano abitare una solitudine silenziosa, come se la vicinanza fisica non bastasse a colmare una distanza interiore più profonda.

Particolarmente significative sono le figure femminili, spesso ritratte in una dimensione raccolta e introspettiva. I loro sguardi raramente cercano quello dello spettatore; appaiono piuttosto rivolti verso un altrove interiore, attraversati da una malinconia che non è posa, ma stato dell’essere. In questi ritratti la somiglianza individuale lascia spazio a una dimensione più universale: le donne dipinte da Orakian sembrano incarnare forme di resistenza silenziosa, di lutto trattenuto, di memoria non estinta. Il motivo del nudo attraversa l’intera produzione con un realismo straordinario — spogliato di ogni idealizzazione, liberato dalle convenzioni accademiche.

Anche gli autoritratti occupano un posto importante nella sua ricerca. In Double Portrait, l’artista si raffigura giovane e maturo nello stesso dipinto, costruendo un dialogo interiore tra età diverse della propria esistenza. È una pittura che non smette di interrogare l’identità, il tempo, la continuità fragile del sé. Perfino nei paesaggi, dove la figura umana arretra o scompare, permane una vibrazione emotiva intensa: lo spazio sembra assorbire e trattenere il medesimo senso di sospensione che attraversa i corpi.

Gran parte della sua produzione è realizzata ad acquerello — oltre cento composizioni — con un uso del colore mai decorativo: contrasti accesi, tonalità dense e accostamenti arditi come strumenti per articolare tensioni psicologiche e stati interiori. Come sosteneva lui stesso, la pittura non è ornamento né compiacimento estetico, ma atto necessario, presa di posizione morale, testimonianza.

Riconosciuti non è soltanto il titolo della mostra, ma una dichiarazione di intenti. Restituire Orakian allo sguardo del pubblico significa riconoscere il valore di un artista rimasto troppo a lungo in ombra, ma anche riportare al centro una pittura capace di trasformare l’esperienza dell’esilio, del dolore e della memoria in una testimonianza di profonda forza umana

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Armonia : Un concerto tra Oriente e Occidente

Il 9 maggio 2026, alle 20.45, la Chiesa di San Francesco di Treviso ospita Armonia, concerto di musica sacra armena che rappresenta il secondo momento della rassegna Ci saranno albe sulla terra, nel quale la musica si fa strumento di memoria e riflessione.

La formazione è costruita attorno all’incontro tra duduk, kanon e organo, tre strumenti che provengono da tradizioni diverse — la cultura musicale armena, l’orizzonte mediorientale e la liturgia cristiana occidentale — e propone un percorso musicale che non contrappone i linguaggi, ma li conduce verso uno spazio sonoro comune. Il duduk, con la sua sonorità profonda e meditativa, il kanon, con la sua vivacità timbrica, e l’organo, con la sua dimensione solenne, diventano voci di un cammino spirituale condiviso.

Il programma si sviluppa come un itinerario interiore, scandito da tre letture in italiano tratte dal Libro delle Lamentazioni di Grigor Narekatsi — mistico, poeta e teologo armeno del X secolo, proclamato Dottore della Chiesa — collocate tra le sezioni musicali come momenti di pausa e riflessione. Il repertorio intreccia pagine di KomitasSayat Nova, San Nerses ShnorhaliMkhitar Ayrevanetsi e Khachatur Taronatsi con estratti della liturgia armena, ninne nanne antiche e canti contemplativi.

A interpretarlo sono tre musicisti del Gurdjieff Ensemble, formazione di riferimento internazionale per la musica armena e interculturale. Norayr Gapoyan, al duduk, è uno dei principali interpreti dello strumento in Armenia: la sua esecuzione coniuga il radicamento nella tradizione orale con una sensibilità aperta al confronto tra linguaggi. Tatev Hakobyan, al kanon, è tra le interpreti più rappresentative della scena armena contemporanea, con un repertorio che spazia dalla delicatezza liturgica alla brillantezza virtuosistica. Levon Eskenian, all’organo e agli arrangiamenti, è il direttore artistico dell’ensemble: cresciuto in Libano a contatto con le tradizioni musicali armena, greca, araba, curda e assira, ha approfondito la musica classica occidentale in Armenia sviluppando un linguaggio capace di mettere in relazione mondi sonori differenti. Le sue incisioni per ECM Records hanno ricevuto riconoscimenti internazionali.

Durante la serata, sul muro retrostante ai musicisti saranno proiettate opere di Francesco De Florio dedicate all’Armenia, in dialogo con gli affreschi della Chiesa di San Francesco. La regia visiva è affidata a Davide Esposito-Albini, artista e direttore creativo formato allo IUAV di Venezia. De Florio, pittore attivo da oltre cinquant’anni, lavora da tempo sul tema della memoria armena. Le immagini non commentano la musica: la accompagnano, costruendo un rapporto tra pittura, suono e spazio architettonico.

Mostra Riconosciuti
Casa Robegan, via Antonio Canova 38, Treviso
11 aprile – 3 maggio 2026
Inaugurazione: sabato 11 aprile ore 17.00
Venerdì 15:00–19:00 |
Sabato e domenica 10:00–13:00 e 14:00–19:00
Ingresso gratuito
Contatti: staff@nusica.org
+39 388 6468011

Concerto Armonia
Chiesa di San Francesco, Viale S. Antonio da Padova 2, Treviso
Sabato 9 maggio 2026, ore 20.45
Biglietti: € 13,00 online su oooh.events | € 15,00 in loco Ridotto € 10,00 (under 18, over 70, persone con disabilità)
Contatti: staff@nusica.org

+39 327 4610693