Armenia: delegazione azerbaigiana a Erevan per tavola rotonda su agenda di pace (Agenzia Nova 13.02.26)

Erevan, 13 feb 11:11 – (Agenzia Nova) – Una delegazione azera composta da 19 persone è arrivata in Armenia per partecipare a una tavola rotonda bilaterale nell’ambito dell’iniziativa “Un ponte per la pace”. Lo riferisce “Trend”, precisando che il gruppo ha attraversato la zona di confine terrestre delimitata e demarcata tra i due Paesi. Il 13 e 14 febbraio si terranno incontri con rappresentanti della società civile armena e azera, con delegazioni allargate di entrambe le parti. Tra i membri figura anche Emin Aliyev, caporedattore dell’agenzia Trend International. Nel corso dei dibattiti saranno esaminate le questioni legate all’agenda di pace approvata al vertice di Washington dell’8 agosto 2025, inclusi sicurezza regionale, cooperazione economica e ruolo della società civile nel rafforzamento della fiducia reciproca.
(Rum)

Armenia, l’Ambasciatore Alessandro Ferranti incontra il Ministro dell’Ambiente Hambardzum Matevosyan (Gazzetta Diplomatica 13.02.26)

Giovedì 12 febbraio l’Ambasciatore Alessandro Ferranti è stato ricevuto dal Ministro dell’Ambiente della Repubblica d’Armenia, Hambardzum Matevosyan.

L’incontro ha rappresentato un’occasione utile per passare in rassegna l’agenda delle relazioni bilaterali, e sottolineare l’importanza dell’approfondimento della cooperazione nei settori della tutela dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile.

In particolare, si è fatto riferimento al Memorandum d’Intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo sostenibile, firmato nel 2021, base per l’attuazione di iniziative congiunte volte ad aumentare la resilienza climatica, valutare i rischi e migliorare i sistemi di gestione delle catastrofi, preservare la biodiversità, nonché per promuovere la gestione sostenibile delle foreste e delle risorse idriche, garantire una gestione efficiente dei rifiuti e sviluppare l’economia circolare.

 

Nell’occasione, è stata inoltre discussa la partecipazione della delegazione della Repubblica d’Armenia, guidata dal Ministro Matevosyan, alla sessione riaperta della 16ª Conferenza delle Parti (COP16) della Convenzione sulla Diversità Biologica, tenutasi a Roma nel 2025, durante la quale sono stati raggiunti importanti accordi sui meccanismi di finanziamento della biodiversità e sul pacchetto completo di indicatori per misurare i progressi nell’attuazione del Quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montreal.

Durante l’incontro le parti hanno anche affrontato i lavori preparatori per la COP17 in programma a Jerevan dal 18 al 30 ottobre 2026. In tale contesto, il Ministro ha sottolineato l’importanza degli eventi di alto livello previsti dal 16 al 19 febbraio a Roma, nell’ambito della sesta sessione del Subsidiary Body on Implementation (SBI-6), intitolati “Taking Action for Nature” e “Agrifood systems taking action for nature”.

Infine, sono state esaminate diverse prospettive di cooperazione futura, e valutate le opportunità di scambio con l’esperienza italiana e di ampliamento delle iniziative congiunte.

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Armenia. Pashinyan vuole allungare la vita della centrale nucleare fino al 2046 (Notizie Geopolitiche 12.02.26)

di Vincenzo Tartaglia –

Il primo ministro Nikol Pashinyan ha affermato che l’Armenia è attualmente impegnata a estendere il periodo di operatività dell’obsoleta centrale nucleare di Metsamor fino al 2046, cercando nel frattempo una soluzione alternativa, come riportato dal quotidiano ArmenPress.
La centrale, costruita in epoca sovietica tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso, è composta da due reattori: uno ancora in funzione e uno spento a causa del terremoto che devastò l’Armenia nel 1988.
Nonostante sia altamente strategica per Yerevan e copra attualmente tra il 30 e il 40% del fabbisogno elettrico nazionale, la centrale è in servizio da oltre quarant’anni e dovrebbe essere chiusa al più presto per fare spazio a un impianto più moderno.
Nel tentativo di guadagnare tempo e tamponare la situazione energetica, nel dicembre 2023 l’Armenia ha firmato un accordo con l’agenzia nucleare russa Rosatom per modernizzare l’unico reattore di Metsamor ancora funzionante, con l’obiettivo di mantenerlo in attività fino al 2036.
Il premier armeno ha esortato il Parlamento e il Consiglio dei ministri a sfruttare il tempo a disposizione fino a quella data per prendere decisioni sulla costruzione di una nuova centrale nucleare. Il governo sta infatti valutando le proposte avanzate da Russia, Stati Uniti, Francia, Cina e Corea del Sud.
Queste valutazioni fanno da sfondo alla recente visita del vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance in Armenia, il 9 e 10 febbraio, che ha segnato un rafforzamento dei legami bilaterali tra i due Paesi. A conferma di questo riavvicinamento, sono stati firmati accordi di cooperazione anche nel settore dell’energia nucleare.
Si potrebbe affermare che Metsamor sia la centrale nucleare della discordia. Le nazioni che hanno presentato progetti e proposte per il nuovo impianto hanno infatti tutto l’interesse ad aggiudicarsi un appalto altamente strategico, capace di estendere la propria influenza in una delle aree geopolitiche più sensibili del mondo: il Caucaso.
L’Armenia, dal canto suo, oltre a coltivare rapporti con l’Occidente e con la Russia, cura anche le relazioni con i vicini Georgia e Iran.
Secondo quanto riportato da Arka News Agency, il fatturato del commercio estero tra Yerevan e la Georgia ha superato i 279 mila dollari nel 2025, registrando però un calo del 16%. Con l’Iran, invece, il volume complessivo degli scambi ha raggiunto i 768 mila dollari, con un aumento del 4,2%.
Per quanto riguarda il confinante iraniano, al centro dell’attenzione mondiale per le tensioni con gli Stati Uniti, il presidente armeno Vahagn Khachaturyan ha incontrato il nuovo ambasciatore iraniano Khalil Shirgholami. Durante il colloquio, ha espresso le sue congratulazioni al popolo iraniano per il 47° anniversario della Rivoluzione islamica del 1979 e ha affrontato temi legati alla cooperazione multisettoriale e agli sviluppi regionali.
Successivamente, l’ambasciatore ha incontrato anche il presidente del Comitato per le entrate statali, Eduard Hakobyan. Le parti hanno discusso questioni di cooperazione bilaterale volte a facilitare i flussi commerciali transfrontalieri tra i due Paesi.
In particolare, è stata affrontata la creazione di un sistema di scambio di dati elettronici avanzati tra i servizi doganali di Armenia e Iran. È stata inoltre discussa l’introduzione di un ipotetico ma strategico “corridoio doganale semplificato” al confine tra i due Stati, con l’obiettivo di facilitare i crescenti scambi commerciali previsti per il 2026.
Questo rafforzamento dei rapporti economici non può non sorprendere, considerando che il 22 gennaio il presidente statunitense Donald Trump aveva imposto una tariffa del 25% su tutti i Paesi che fanno affari con l’Iran. Tra questi figura anche l’Armenia, che condivide con la Repubblica islamica un breve confine di 44 chilometri.
Significative, in questo contesto, le dichiarazioni del parlamentare armeno Artur Hovhannisyan: “L’Armenia persegue una politica estera equilibrata nei confronti degli Stati Uniti d’America e della Repubblica islamica dell’Iran”. Parole che riassumono efficacemente l’attuale modus operandi di Yerevan in questo delicato frangente geopolitico.

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Non agiremo contro la Russia, ma agiremo sempre per gli interessi dell’Armenia — Pashinyan (Notizie da Est 12.02.26)

«Non agirò contro la Russia, ma agirò sempre nell’interesse dell’Armenia. Questa è la nostra strategia», ha dichiarato il primo ministro armeno Nikol Pashinyan in un’intervista alla Televisione Pubblica. Sottolineò che Yerevan trasmette lo stesso messaggio ai suoi partner internazionali: «Non c’è stata, non c’è e non ci sarà alcuna intenzione nel nostro programma di danneggiare la Russia o gli interessi russi».

Il signor Pashinyan ha affermato che i problemi possono sorgere ma possono anche essere risolti, aggiungendo che le autorità armene sono pronte a un dialogo aperto. Ha indicato gli accordi di Washington dell’8 agosto 2025 e le preoccupazioni di Mosca in quel contesto. Il premier ha detto che l’Armenia in precedenza aveva presentato alla Russia una proposta simile al “Trump Route”.

«Ci servivano solo cinque parole. Quelle parole sono integrità territoriale, sovranità, giurisdizione, reciprocità e inviolabilità delle frontiere. Abbiamo detto: scrivete queste cinque parole su un foglio, e sono pronto a firmare quel documento in qualsiasi momento. E non c’è esagerazione in ciò che dico.»

«La “Rotta Trump per la Pace e la Prosperità Internazionali” (TRIPP) è una strada pensata per collegare l’Azerbaigian con la sua enclave di Nakhchivan attraverso il territorio armeno.

Per diversi anni, Erevan e Baku non sono riusciti a raggiungere un accordo sulla questione. L’Azerbaigian chiedeva una rotta che chiamava la “corridore Zangezur”. Le autorità armene affermavano di essere pronte a sbloccare tutti i collegamenti di trasporto, ma respingevano il termine “corridor”, che sostenevano implicasse una perdita di controllo o di diritti sovrani sul territorio.

Solo l’8 agosto, a Washington, le parti hanno convenuto che la strada sarebbe rimasta sotto il controllo sovrano dell’Armenia, mentre gli Stati Uniti si sarebbero uniti al processo di sblocco come partner commerciali. Di conseguenza, il progetto divenne noto come la “Rotta Trump”, in onore del mediatore.

Pashinyan disse che potrebbero nascere tensioni tra le parti, ma l’Armenia non intende entrare in conflitto con la Russia. Invece, ha dichiarato, Erevan discuterebbe tutte le questioni dando la priorità e difendendo i propri interessi.

Il premier ha anche commentato la visita della vicepresidente degli Stati Uniti e il progetto TRIPP, i suoi colloqui con Ilham Aliyev ad Abu Dhabi, la questione della Russia che ripristina tratti di linee ferroviarie per collegarsi con Azerbaigian e Turchia, le prossime elezioni in Armenia e la sua iniziativa per rinnovare la Chiesa armena.

  • «Ci sono questioni che devono essere discusse» – Il presidente dell’Assemblea dell’Armenia avverte Lavrov
  • Opinione: il partito dell’oligarca Samvel Karapetyan, «Armenia Forte», rappresenterà gli interessi russi
  • «Tentativo di giustificare l’uso della forza»: l’Armenia reagisce alle minacce dell’ospite della TV di stato russa

«We got what we expected»: sulla visita di Vance

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha detto che la visita della vicepresidente degli Stati Uniti ha attirato l’attenzione globale sull’Armenia.

 

«È molto importante che la comunità degli investimenti americana stia prestando sempre più attenzione alle opportunità che si sono aperte, e si stanno aprendo, in Armenia.»

Il premier ha affermato che Erevan ha ottenuto ciò che si aspettava dalla visita di Vance. Ha detto che le cifre sugli investimenti annunciate durante il viaggio si «trasformeranno in progetti concreti e in luoghi specifici». Ha aggiunto che le dichiarazioni hanno già mostrato una «forte volontà politica degli Stati Uniti a sostegno dell’Armenia». Secondo il premier, i programmi in atto derivano dall’agenda di pace e confermano il successo degli accordi di Washington.

«Non abbiamo discusso della situazione al confine o delle tensioni regionali. Cosa significa? Significa che tali questioni non sono all’ordine del giorno. Ovviamente rimangono sul tavolo questioni legate al conflitto o alla situazione post-conflitto, e sono state discusse», ha detto.

Nikol Pashinyan ha detto anche che la questione degli armeni detenuti a Baku è emersa durante i colloqui con Vance, ma non ha fornito dettagli. Ha detto che l’esperienza ha dimostrato che la questione dovrebbe essere risolta «senza rumore superfluo».

Visita della vicepresidente degli Stati Uniti in Armenia definita storica – cosa ha portato

Il primo ministro armeno e la vicepresidente degli Stati Uniti hanno firmato una dichiarazione congiunta sull’uso pacifico dell’energia nucleare e hanno discusso nuove aree di partenariato strategico.

 

 

«Gli Stati Uniti dicono che l’Armenia sovrana esisterà per almeno 99 anni»

Parlando del progetto armeno-americano della “Trump Route”, Pashinyan ha detto che il programma di investimenti durerà almeno 99 anni.

 

«La potenza suprema del mondo dice che l’Armenia esisterà per 99 anni come stato indipendente e sovrano. E qui ci sarà pace e un ambiente di investimenti normale.»

Pashinyan ha detto di non conoscere un altro periodo della storia in cui l’Armenia avesse una prospettiva di 99 anni garantita da una superpotenza.

«L’Armenia si libera dall’emisfero russo-turco»: reazione alla visita di JD Vance

Secondo l’analista politico Lilit Dallakyan, Washington considera il Caucaso meridionale come un’unica regione e, in questo contesto, si aspetta determinati passi verso la normalizzazione delle relazioni anche con la Georgia.

 

 Opinione sulla visita di JD Vance a Yerevan

 

“Le imprese armene potrebbero utilizzare le ferrovie azere per le esportazioni”

Pashinyan ha detto che i colloqui con la delegazione azera ad Abu Dhabi si sono concentrati principalmente su questioni economiche.

 

«Abbiamo discusso quali progetti economici siano di interesse reciproco e abbiamo parlato di commercio bilaterale.»

Lo spoke ha sottolineato che i collegamenti ferroviari dall’Armenia verso altri paesi attraverso il territorio azero sarebbero possibili.

«I rappresentanti azeri ci hanno assicurato che questa ferrovia non sarebbe chiusa. Hanno confermato che le imprese armene potrebbero utilizzare le ferrovie azere per le esportazioni.»

Si riferiva in particolare alle esportazioni dall’Armenia verso Russia, Asia centrale e Cina. Al momento, le imprese armene usano la rotta solo per le importazioni.

Pashinyan ha detto che una volta completati i progetti ferroviari, verranno aperti anche i collegamenti stradali. Le negoziazioni su tale questione sono già in corso.

«Primo accordo economico dall’indipendenza»: il petrolio azero arriva in Armenia

Venti-due carri di petrolio sono arrivati in Armenia dall’Azerbaigian via ferrovia attraverso la Georgia. Commenti di economisti e reazioni degli utenti armeni sui social media.

 

Petrolio azero arriva in Armenia

 

«We must not lose our competitive advantage»: on railway restoration

L’Armenia si aspetta che la Russia ripristini i tratti mancanti della ferrovia a Ijevan, Yeraskh e Akhurik. Il piano prevede la ricostruzione e la costruzione di binari che conducono ai confini con Azerbaigian e Turchia. Questi tratti permetteranno a tutte le rotte di operare come parte della più ampia “Rotta Trump”. Senza di essi, l’Armenia non può sbloccare completamente i propri collegamenti di trasporto. Pashinyan ha detto di aver chiesto personalmente ai partner russi di intraprendere questi passi, ma Mosca non ha ancora fornito una risposta ufficiale.

Il richiamo alla Russia è legato al fatto che la società che gestisce le ferrovie armene — South Caucasus Railways — è una filiale interamente controllata delle Ferrovie Russe. Inizio 2008, l’Armenia firmò un accordo di concessione di 30 anni che affidò la gestione delle Ferrovie Armene all’azienda russa. Il contratto prevede una estensione di dieci anni se entrambe le parti sono d’accordo. Tuttavia, funzionari armenì ora discutono la possibilità di terminare l’accordo se la Russia non può assumersi urgentemente il lavoro.

L’idea dell’Armenia di avere tratti ferroviari da Zangilan a Meghri e da Meghri a Nakhchivan è importante, poiché Turchia e Azerbaigian hanno annunciato piani per costruire una linea da Kars a Nakhchivan.

«Ci aspettiamo che la rotta internazionale possa correre lungo la linea Yeraskh–Akhurik, dove esiste già una ferrovia funzionante. Mancano solo alcuni chilometri di linea nella sezione di Yeraskh. Ancora meno manca ad Akhurik, già al confine turco. Ora dobbiamo concentrarci sui nostri vantaggi competitivi.»

Ha aggiunto che, nell’attuale contesto internazionale ad alta tensione, la ferrovia Kars–Nakhchivan sembra più vantaggiosa, poiché le Ferrovie russe gestiscono la linea che passa per l’Armenia.

«Sentiamo che stiamo perdendo il nostro vantaggio competitivo. Dobbiamo capire cosa fare, perché questa non è una questione di uno, due, tre o quattro anni,» ha detto Nikol Pashinyan.

Ha aggiunto che ripristinare i tratti mancanti della ferrovia non è un problema finanziario o tecnico. Tuttavia, la ferrovia deve soddisfare standard moderni. In particolare, deve permettere velocità più elevate, cosa che richiederebbe investimenti aggiuntivi.

In ogni caso, Pashinyan ha detto che l’Armenia dovrebbe cercare modi per risolvere la questione con la Russia «in una logica amichevole». Ha sottolineato che questo riguarda gli interessi strategici a lungo termine dell’Armenia.

«Tutte le nazioni amiche dovrebbero essere interessate a garantire che i nostri interessi siano protetti, non spinti in un vicolo cieco.»

Opinione: ‘L’Armenia ripristinerà i collegamenti ferroviari con Azerbaigian e Turchia – con o senza la Russia’

L’Armenia ha affidato la gestione della propria rete ferroviaria a una società russa. Se non riuscirà a completare i tratti mancanti, le autorità armene dicono di essere pronte a occuparsene da sé.

 

Cosa succederà al sistema ferroviario dell’Armenia

 

«La Chiesa sta cercando di presentarsi come uno Stato estero all’interno di uno Stato»

Commentando le tensioni con i vertici del clero, Pashinyan ha detto di dover spiegare alla società cosa intende per rinnovare la chiesa. Ha detto che due punti chiave dovrebbero guidare quel processo:

 

  • la chiesa non può funzionare come uno Stato all’interno di uno Stato,
  • il clero non dovrebbe impegnarsi in politica né partecipare alla vita politica interna.

«Sfortunatamente, di recente abbiamo visto segnali ripetuti che la chiesa cerca di presentarsi non solo come uno Stato all’interno di uno Stato, ma anche come uno Stato straniero all’interno di uno Stato», ha detto.

Come esempio del coinvolgimento della chiesa nella politica, Pashinyan ha indicato le richieste di dimissioni rivoltegli. Il Catholicos stesso fece una tale richiesta. Anche un arcivescovo guidò il movimento d’opposizione Sacro Scontro.

Secondo Pashinyan, la riforma della chiesa richiederebbe un comportamento dignitoso da parte del clero, trasparenza finanziaria e l’introduzione di meccanismi di responsabilità.

«Esistono informazioni che ora vengono chiarite, inclusa la notizia che fondi opachi sono entrati in Armenia per scopi politici attraverso le attività della Chiesa Apostolica Armena.»

Il primo ministro ha anche affermato che dal 2020 quasi tutte le chiese in Armenia hanno presentato omelie contenenti “testi politici radicali”. Ha descritto l’“uso dell’altare per prediche politiche” come sacrilegio.

«Garegin II potrebbe dichiararsi Catholicos-in-exile» – dibattito in Armenia

Il Patriarca ha convocato un consiglio di vescovi in Austria. «Come sappiamo che non lascerà l’Austria per andare da qualche altra parte e dichiararsi Catholicos-in-exile lì?» ha detto l’arcivescovo Vazgen Mirzakhanyan.

 

Consiglio dei vescovi AAC da tenersi in Austria

 

«L’Armenia sta passando da periferia a centro»

Parlando delle elezioni parlamentari previste per il 7 giugno 2026, Pashinyan ha detto:

 

«Dobbiamo fare una scelta non politica, ma storica.»

Ha descritto come principale successo del suo governo l’instaurazione della pace. Ha detto che non era “perfetta”, ma ha creato condizioni per prosperità, libertà e felicità.

«L’Armenia sta passando da periferia a centro davanti ai nostri occhi. Questo accade grazie agli sforzi comuni di tutti noi. E alle prossime elezioni, il cittadino armeno deve alzarsi per difendere la pace raggiunta grazie ai propri sforzi, alle proprie sofferenze e alle proprie perdite.»

Ha detto che anche gli elettori dovrebbero difendere la trasformazione del Paese da periferia a centro del mondo. Ha sottolineato che il processo riguarda l’intera regione.

«Quella è la garanzia della pace — quando la pace è più vantaggiosa per tutti i Paesi della nostra regione rispetto alla sua assenza.»

Pashinyan e Aliyev ricevono il Premio Zayed per gli sforzi di pace: perché è importante

I media armeni riferiscono che i leader dell’Armenia e dell’Azerbaigian riceveranno ciascuno un milione di dollari. hanno tenuto un incontro bilaterale prima della cerimonia di premiazione. Dettagli completi

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Olimpiadi invernali: protesta azera sul brano “Artsakh” (Assadakah 12.02.26)

Letizia Leonardi (Assadakah News) – Non bastava aver cancellato l’Artsakh dalla geografia politica con la forza. Ora l’Azerbaijan pretende di cancellarlo anche dai tabelloni olimpici. È questo, in sostanza, il senso della vicenda che nelle ultime ore ha scatenato indignazione nella comunità armena e ha portato AssoArmeni Roma-Lazio a inviare una lettera aperta al Comitato Olimpico Internazionale.

Il caso riguarda la coppia armena di pattinaggio artistico Karina Akopova e Nikita Rakhmanin, che nel proprio programma corto utilizza un brano del compositore Ara Gevorgyan intitolato “Artsakh”. Un titolo che per gli armeni non è propaganda: è memoria, identità, storia. Ma per Baku è un bersaglio.

Il Comitato Olimpico Nazionale dell’Azerbaijan ha protestato formalmente sostenendo che il titolo “Artsakh”, nome armeno del Nagorno-Karabakh, avrebbe una connotazione politica e “separatista”. Da qui la richiesta: eliminare quel nome dal contesto olimpico, invocando il principio di neutralità della Carta Olimpica.

Il risultato è stato un compromesso che, però, ha il sapore amaro della resa simbolica. La coppia armena è stata autorizzata a esibirsi con la stessa musica, ma nei documenti ufficiali e nei record olimpici il brano non viene più indicato col suo titolo. Al suo posto compare una formula neutra e asettica: “Musica di Ara Gevorgyan”.

Una scelta che formalmente viene presentata come prudenza e neutralità, ma che di fatto produce il messaggio chiarissimo che si può pattinare, ma non si può nominare. Come se la parola “Artsakh” fosse di per sé un atto proibito.

Ed è qui che la vicenda assume un significato che va ben oltre lo sport. Perché l’Azerbaijan non si limita a rivendicare sul piano politico e militare ciò che ha già ottenuto con la forza: continua a spingere per una cancellazione totale, anche culturale, anche linguistica, anche simbolica. Non basta aver preso la terra: si pretende che il mondo smetta perfino di pronunciarne il nome armeno.

Nella lettera inviata al Comitato Olimpico, AssoArmeni Roma-Lazio riconosce l’obiettivo dichiarato delle istituzioni sportive: mantenere gli eventi estranei alle controversie politiche. Tuttavia, osserva con lucidità che decisioni come questa rischiano di ottenere l’effetto opposto. Non separano sport e politica, ma diventano esse stesse un atto politico.

L’associazione chiede inoltre che i criteri adottati siano trasparenti, coerenti e applicati in modo uniforme, sollevando una questione di fondo: se domani qualcuno contestasse un brano intitolato “Milano”, verrebbe cancellato? E cosa accadrebbe con titoli legati a territori contesi, come “Gerusalemme” o “Donetsk”? La neutralità, se è vera neutralità, non può funzionare a geometria variabile.

C’è poi un punto che in questa storia pesa come un macigno: per gli armeni, Artsakh non è un capriccio terminologico, ma un riferimento storico e culturale profondo. La rimozione del nome dagli archivi ufficiali non viene vissuta come un dettaglio burocratico, ma come una forma di negazione identitaria.

Il Comitato Olimpico e l’International Skating Union hanno probabilmente pensato di spegnere un incendio. Ma così facendo rischiano di alimentare un precedente pericoloso: quello per cui basta la pressione di uno Stato per far sparire un nome scomodo dai documenti ufficiali.

E se questo passa alle Olimpiadi, allora passa ovunque.

Perché qui non si sta parlando di un titolo musicale. Si sta parlando di un popolo che, dopo aver perso la propria terra sotto gli occhi del mondo, vede adesso qualcuno provare a cancellare anche la parola che la ricorda. Perché alla fine il punto è che l’Azerbaijan non si accontenta di aver vinto sul campo della forza. Vuole vincere anche sul campo della memoria. Vuole che gli armeni non abbiano più una terra, e nemmeno un nome da pronunciare.

E quando un’istituzione olimpica accetta di cancellare una parola per “non creare problemi”, non sta difendendo la neutralità ma sta semplicemente dicendo che, davanti alla pressione del più aggressivo, la verità può essere riscritta.

Oggi hanno tolto “Artsakh” da un tabellone. Domani cosa si cancella? Un popolo intero?

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Mikayel Ohanjanyan al mudaC di Carrara: 5 sculture in marmo raccontano i legami (Oblo.it 12.02.26)

L’artista armeno Mikayel Ohanjanyan arriva al mudaC di Carrara con un’installazione monumentale. Dal 14 febbraio al 30 agosto 2026 il museo delle arti ospita Legami: Ties That Bind, personale curata da Christopher Atamian e Tamar Hovsepian della piattaforma newyorkese Atamian Hovsepian Curatorial Practice. Cinque sculture in marmo.

INFORMAZIONI PRATICHE
Quando: 14 febbraio – 30 agosto 2026 | Dove: mudaC, Via Canal del Rio 1, Carrara
Orari: fino al 31 maggio mar-dom 9.30-12.30/15-18 | Ingresso: € 5 intero, € 3 ridotto
Opening: 13 febbraio ore 18.00 | Info: mudac.museodellearticarrara.it

La mostra si concentra sui legami intesi come connessione, memoria storica e resilienza. Le opere dell’artista nato a Yerevan nel 1976 parlano di identità, tempo e relazioni umane attraverso il linguaggio scultoreo del marmo. Un materiale che Ohanjanyan plasma per dare forma a riflessioni universali.

L’installazione monumentale in marmo

Le cinque sculture sono concepite come un’unica installazione monumentale che occupa gli spazi del museo carrarese. L’artista armeno sviluppa la sua ricerca più recente attraverso opere che esplorano i nodi della contemporaneità. Il marmo diventa medium per raccontare storie di connessioni umane e resistenza.

I curatori Atamian e Hovsepian hanno costruito un percorso espositivo che valorizza il dialogo tra le opere e l’architettura del mudaC. La loro piattaforma curatoriale con base a New York porta a Carrara una visione internazionale dell’arte contemporanea.

Orari e modalità di visita

Il museo modifica gli orari durante il periodo estivo. Fino al 31 maggio l’apertura è dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18, con chiusura il lunedì. Dal 1 giugno al 30 agosto gli orari cambiano: martedì, sabato e domenica dalle 17 alle 20, mercoledì e giovedì dalle 9.30 alle 12, venerdì dalle 18 alle 22.

L’ingresso costa 5 euro per il biglietto intero e 3 euro per il ridotto. L’accesso è gratuito la prima domenica di ogni mese. Accompagna la mostra un catalogo con presentazione istituzionale di Gea Dazzi e testi critici dei curatori e di Cinzia Compalati.

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Festa patronale a Nardò: tutto pronto per la celebrazione di san Gregorio Armeno (Lecceprima 11.02.26)

Gli appuntamenti religiosi iniziano con il settenario presso la basilica cattedrale “Santa Maria Assunta”: momenti liturgici ma anche civili per rinnovare un antico legame tra la città e il protettore

San Gregorio.

NARDO’ – Tutto pronto per la celebrazione del santo patrono a Nardò, dove la comunità locale e cittadina, tra fede e devozione, festeggia san Gregorio Armeno e rinnova un profondo legame con la figura del proprio protettore.

Gli appuntamenti religiosi iniziano con il settenario che avvia i momenti di preghiera e di raccoglimento delle confraternite nella basilica cattedrale “Santa Maria Assunta” dal 13 al 19 febbraio, giornata di massima solennità con il solenne pontificale, alle ore 18, celebrato da Giuseppe Satriano, arcivescovo metropolita di Bari-Bitonto, e da Fernando Filograna, vescovo della diocesi Nardò-Gallipoli. Al termine muoverà per le vie cittadine la processione con il busto del santo.

Il 17 febbraio, dopo la santa messa, la cattedrale ospita un concerto sacro per tenore e organo “Rex Coelestis” con Enrico Tricarico e Vincenzo Maria Sarinelli.

Il 20 febbraio, altro appuntamento ormai consolidato e sentito dai fedeli, alle 17.15 autorità civili, religiose e cittadinanza, si riuniranno in piazza Salandra per ricordare le vittime del terremoto del 1743 con la cerimonia dei cento rintocchi.

Per ciò che attiene agli eventi civili che caratterizzano i festeggiamenti del 20 febbraio, in piazza Cesare Battisti, a partire dalle 20, un appuntamento canoro che vedrà due artiste, già note al Salento, esibirsi con un repertorio tutto italiano: Michela Borgia con un tributo a Mina e Silvia Mezzanotte con una selezione di musica italiana. Entrambe saranno accompagnate dall’orchestra Terra del Sole diretta da Enrico Tricarico. Non mancheranno, come ogni anno, la fiera e le luminarie per le vie del centro storico.

Il comitato feste patronali ringrazia in modo particolare l’amministrazione comunale, i rappresentanti diocesani e parrocchiali per il sostegno all’organizzazione.

La devozione

La devozione nei confronti del santo patrono a Nardò ha radici profonde, da quando la sua statua posta sul Sedile in piazza Salandra, alle 16.30 del 20 febbraio 1743, accogliendo le preghiere dei fedeli in panico, resistette al terremoto, fermandolo e salvando la popolazione dalla morte e dalla devastazione. Nardò è la sola città in Italia, che ha come principale e unico Santo Patrono San Gregorio Armeno l’illuminatore.

L’Armenia è il paese che per primo ha abbracciato la fede cristiana e che proprio a San Gregorio ha dato i natali. La sua vita, come quella del suo popolo, è stata sempre caratterizzata da persecuzioni e violenze che sono continuate nei secoli fino a sfociare in un vero genocidio, il primo del XX secolo, tra il 1915 e il 1923 con lo sterminio di un milione e mezzo di armeni.

È la seconda metà del III secolo d.C. quando San Gregorio viene al mondo. È membro di una stirpe reale costretta a fuggire in Cappadocia quando suo padre si rende responsabile dell’omicidio del re Chosroe. È qui che abbraccia la fede cristiana. Con la maggiore età, sposato e con due figli, viene ordinato sacerdote (le usanze dell’epoca consentivano il sacerdozio ai coniugati anche se nella chiesa ortodossa e in quella greco cattolica ci si può sposare ancora oggi) e torna in Patria con l’intento di riparare al crimine compiuto dal padre, ma viene arrestato e trascorre 13 anni nella fortezza di Artashat.

Di lui già si narra che sia in possesso di poteri miracolosi e, proprio per questo, verrà liberato dopo aver guarito il sovrano – Tiridate III – lo stesso che ne aveva ordinato l’arresto. Non solo, il sovrano si converte al cristianesimo e ordina che questa diventi anche la religione ufficiale del regno. Per questo motivo San Gregorio è anche conosciuto come il primo Santo capace di convertire al cristianesimo, nel 301 d.C., una intera nazione. Un anno dopo diventa Patriarca d’Armenia e il principale punto di riferimento per la comunità cristiana. L’ultimo periodo della sua vita lo vive da eremita e muore sul monte Sepouh intorno all’anno 328. Alcune sue reliquie sono sparse in giro per il mondo.

A Nardò intorno all’VIII secolo giunge una parte di avanbraccio portata dai monaci armeni in fuga da una persecuzione iconoclasta. Inizialmente è custodita in un reliquario ligneo che poi verrà sostituito con uno in argento. Purtroppo la reliquia, con il suo contenitore, fu trafugata la notte del 5 marzo 1975, dalla chiesa di San Domenico dove era temporaneamente custodita a causa dei lavori di restauro della Cattedrale. L’attuale reliquario è una copia uguale, realizzata interamente a spese dei fedeli, subito dopo il furto.


Festa patronale a Nardò: tutto pronto per la celebrazione di san Gregorio Armeno
https://www.lecceprima.it/zone/nardo/festa-patronale-san-gregorio-nardo-11-febbraio-2026.html
© LeccePrima

La carta di partenariato strategico tra Stati Uniti e Azerbaigian e le aspettative per la visita del vicepresidente Vance a Baku (Notizie da Est 11.02.26)

Il Patto di Partenariato Strategico tra Stati Uniti e Azerbaigian è stato firmato in una riunione tenutasi a Baku il 10 febbraio dal vicepresidente degli Stati Uniti James David Vance e dal presidente azero Ilham Aliyev. Il Patto di Partenariato Strategico “rafforzerà le relazioni bilaterali tra i nostri paesi. Gli Stati Uniti restano impegnati a collaborare con l’Azerbaigian per sbloccare il grande potenziale della regione del Caucaso meridionale”, ha detto in una dichiarazione l’Ambasciata degli Stati Uniti in Azerbaigian.

Entrambi i leader hanno definito la visita di Vance e la firma del Patto un “evento storico.”

Il vicepresidente degli Stati Uniti James David Vance (J.D. Vance) è arrivato a Baku il 10 febbraio per una visita ufficiale proveniente da Yerevan, dove ha incontrato i leader armeni il 9–10 febbraio.

Vance è stato accolto all’aeroporto di Baku da rappresentanti del governo azero prima che la sua scorta si dirigesse verso la residenza di Zagulba per un incontro con il presidente Ilham Aliyev.

L’obiettivo principale dichiarato del tour regionale è promuovere le iniziative di pace del presidente Donald Trump nel Caucaso meridionale, in particolare il progetto di transito noto come la “Trump Route for International Peace and Prosperity” (TRIPP).

Tuttavia, la visita di un alto funzionario statunitense di questo livello ha anche prodotto ulteriori aspettative in Azerbaigian e nella regione.

Alcuni membri dell’opposizione azera sperano che durante la visita venga sollevata la questione dei prigionieri politici e che alcuni detenuti possano essere rilasciati.

Nell’Armenia, ci sono anche aspettative legate al possibile rilascio di prigionieri armene attualmente detenuti nelle carceri azere.

US vice-president’s visit to Armenia hailed as ‘historic’ – what it delivered

Il primo ministro dell’Armenia e il vicepresidente degli Stati Uniti hanno firmato una dichiarazione congiunta sull’uso pacifico dell’energia nucleare e hanno discusso nuove aree di partenariato strategico.

 

US Vice-President JD Vance visits Yerevan

 

Accordo di pace e piano TRIPP

La principale aspettativa riguarda l’avanzamento di un accordo di pace a lungo termine tra Azerbaigian e Armenia.

Con la mediazione statunitense, le parti hanno concordato il testo di un trattato di pace nel marzo 2025 e, l’8 agosto, il documento è stato inizialato in un incontro a cui ha partecipato il presidente Trump. Secondo i termini concordati, Baku e Yerevan si sono impegnate ad aprire tutte le principali rotte di trasporto e a rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti nei settori energetico, tecnologico ed economico.

Una particolare attenzione è rivolta al corridoio di trasporto noto come la “Trump Route” (TRIPP). Questo corridoio attraverserà l’Armenia e collegherà l’Azerbaigian al suo exclave di Nakhchivan.

Gli analisti ritengono che l’amministrazione Trump miri a raggiungere una pace sostenibile nel Caucaso meridionale attraverso l’integrazione economica. La strategia è prevenire conflitti futuri creando un ambiente di cooperazione e prosperità nella regione, con la partecipazione e gli investimenti di aziende statunitensi.

Si prevede che gli incontri di Vance a Baku includeranno discussioni sui dettagli finali del trattato di pace.

Il presidente Ilham Aliyev ha già dichiarato che, se l’Armenia eliminerà la disposizione controversa dalla sua costituzione che mette in discussione l’integrità territoriale dell’Azerbaigian, è pronto a firmare l’accordo di pace e a sottoporlo al parlamento per la ratifica.

Il primo ministro Nikol Pashinyan avrà bisogno di sostegno politico interno per attuare questi cambiamenti costituzionali.

Per questo motivo, Vance ha pubblicamente espresso supporto a Pashinyan durante la sua visita a Yerevan, sottolineando che la continuazione della leadership di Pashinyan è importante per l’attuazione degli accordi raggiunti con la mediazione di Washington.

Questo è visto come un segnale che gli Stati Uniti attribuiscono grande importanza al processo di pace armeno-azerbaigiano.

Uno dei principali esiti della visita è stata una dichiarazione che ribadisce l’impegno di entrambe le parti nell’agenda della pace.

Allo stesso tempo, Vance è anche probabile che discuta con la parte azera l’implementazione del corridoio TRIPP. Secondo gli accordi precedentemente firmati a Washington, la costruzione e l’operazione del corridoio saranno gestite da aziende statunitensi, escludendo la Russia dal progetto.

Mosca, la cui influenza geopolitica nella regione si sta indebolendo, ha espresso insoddisfazione per la situazione ma finora si è astenuta dall’esprimere proteste aperte.

Gli osservatori politici osservano che l’amministrazione Trump si sta affidando a progetti commerciali ed economici con paesi della regione come modo per limitare l’influenza di Russia e Iran nel Caucaso meridionale.

Will the trial of former leaders of Karabakh affect peace talks?

Avvocati degli uomini condannati sostengono che, sebbene le sentenze siano definitive dal punto di vista legale, non si possa escludere una revisione politica.

 

 

Prigionieri politici e diritti umani

In vista della visita del vicepresidente Vance, anche le aspettative si sono concentrate sulla situazione dei diritti umani in Azerbaigian.

Attivisti locali per i diritti umani riferiscono che attualmente sono detenuti oltre 300 prigionieri politici nelle carceri del paese, mentre le autorità ufficiali negano l’esistenza di tali individui.

Human Rights Watch osserva che la situazione è peggiorata nel 2025, evidenziando un aumento della pressione su media indipendenti, oppositori politici e società civile.

In questo contesto, diverse persone considerate prigionieri politici, insieme ai loro familiari, hanno inviato lettere aperte all’amministrazione Trump.

Hanno citato le azioni statunitensi per assicurare il rilascio di prigionieri politici in paesi come Bielorussia e Venezuela, esprimendo l’aspettativa che Washington assuma una posizione altrettanto ferrea nei confronti dell’Azerbaigian.

Anche politici americani si sono interfacciati sulla questione.

In particolare, il congressman James McGovern, co-presidente della Tom Lantos Human Rights Commission, ha inviato una lettera al vicepresidente Vance chiedendo che il rilascio di prigionieri di coscienza sia una priorità durante gli incontri ufficiali a Baku.

Nella sua lettera, McGovern ha elencato diversi noti attivisti politici e giornalisti azero: l’economista Gubad Ibadoglu, suo fratello Galib Bayramov, figura dell’opposizione Tofiq Yagublu, il leader del PNF-A Ali Kerimli, l’ufficiale di partito Mamed Ibrahim, l’attivista civico Bakhtiyar Hadjiev, il giornalista di Radio Free Europe Farid Mehralizade e sua moglie Nargiz Mukhtarova, i giornalisti arrestati nel caso Meydan TV – Shamshad Aga, Aynur Elgunesh, e Ulviya Guliyeva – nonché i difensori dei diritti umani Rufat Safarov e Anar Mamedli.

McGovern ha sottolineato che la lista non è esaustiva, ma che tutte le persone menzionate meritano il rilascio. Inoltre, due senatori statunitensi (entrambi democratici) hanno chiesto separatamente a Vance di sollecitare il rilascio del giornalista Farid Mehralizade.

Nonostante queste richieste suscitino una certa speranza a livello domestico, i commentatori politici locali restano scettici sul fatto che Vance sollevi pubblicamente questioni sui diritti umani. Secondo loro, durante l’amministrazione Trump Washington ha prioritizzato l’alleanza strategica e questioni di sicurezza nelle sue relazioni con Baku, il che significa che i diritti umani non sono stati un tema centrale delle negoziazioni.

Quando i media indipendenti hanno chiesto se Vance tratterà il destino dei giornalisti arrestati a Baku, alcuni esperti hanno risposto: “Non abbiamo affatto alcuna aspettativa.”

Tuttavia, è possibile che Vance possa affrontare la situazione di alcuni detenuti durante incontri privati con Aliyev. Anche un minimo progresso in casi sotto scrutinio da parte dei media internazionali – come la possibile liberazione di Mehralizade – potrebbe essere visto come un risultato umanitario della visita.

Yerevan discusses the potential for linking energy systems of Armenia and Azerbaijan

Il dibattito è stato stimolato da una dichiarazione di Nikol Pashinyan: “I sistemi energetici dell’Armenia e dell’Azerbaigian saranno collegati e faranno uso reciproco delle opportunità di esportazione ed importazione.”

 

La questione dei prigionieri armeniani

A fronte della visita del vicepresidente Vance a Baku, sono emerse anche alcune aspettative dalla società e dai media armeni. Uno dei temi chiave resta il destino dei prigionieri armeni che sono finiti nelle mani azere durante e dopo la Seconda Guerra del Karabakh.

Prima di lasciare Yerevan, James Vance ha dichiarato pubblicamente che solleverà questa questione a Baku. La sua dichiarazione è stata accolta positivamente dalla società armena.

Il 14 gennaio l’Azerbaigian ha trasferito quattro prigionieri armeni in Armenia per motivi umanitari. Tuttavia, secondo le autorità armene, 19 prigionieri armeni restano detenuti in Azerbaigian.

È in corso un processo in Azerbaijan contro un altro gruppo di ex leader e combattenti del regime non riconosciuto del Karabakh, numeroso intorno a 16 individui. Tra loro vi è l’ex “State Minister” del Karabakh, il miliardario Ruben Vardanyan, il cui caso è in fase di trattazione separata.

Questi individui sono processati in Azerbaigian per accuse di terrorismo, crimini di guerra e altri reati gravi, e alcuni sono già stati condannati all’ergastolo. Il Yerevan ufficiale e le organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno chiesto il loro rilascio.

È possibile che la visita di Vance possa portare ad alcuni accordi su questa questione. Gli osservatori suggeriscono che, su proposta di Washington, l’Azerbaigian potrebbe rilasciare alcuni prigionieri armeni o trasferirli tramite la mediazione di un terzo paese come gesto di buona volontà.

Opinione: ‘Le condanne inflitte agli armeni a Baku non si adattano all’agenda di pace’

Nonostante le sentenze dure, alcuni esperti armeni ritengono che alcuni detenuti possano tornare a casa. Tuttavia, ritengono che l’Azerbaigian non abbia intenzione di restituire i vecchi leader del Karabakh.

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La visita di Vance a Erevan e il tweet cancellato sul genocidio armeno: “Un errore dello staff” (Republica e altri 11.02.26)

Il governo Usa non utilizza questa definizione per timore di danneggiare i rapporti con l’alleata Turchia. Il vicepresidente Usa ha annunciato la vendita di tecnologia per droni per un valore di 11 milioni di dollari e la firma di un accordo sull’uso pacifico dell’energia nucleare… (Vai al sito)


 

La Casa Bianca cancella il post sui social media di J.D. Vance che fa riferimento al genocidio armeno

La Casa Bianca ha cancellato un post sui social media in cui J.D. Vance faceva riferimento alle “vittime del genocidio armeno”, suscitando l’ira dei membri della diaspora armena e dei politici dell’opposizione in tutti gli Stati Uniti. Era stato pubblicato su X durante il viaggio di due giorni del vicepresidente e di sua moglie, Usha Vance, a un memoriale per gli oltre 1,5 milioni di armeni uccisi dalle truppe ottomane più di un secolo fa.

La Casa Bianca sostiene che, a scrivere il commento sul “genocidio armeno”, non sia stato Vance

Per la prima volta l’amministrazione Trump ha usato il termine “genocidio” per descrivere i massacri. Un collaboratore di Vance ha poi dichiarato ai giornalisti che il messaggio sarebbe stato frutto di un errore sui social media di un membro del personale che non viaggiava con il politico.

È la seconda volta, nell’ultimo periodo, che l’amministrazione ha dato questa motivazione per spiegare il contenuto dei suoi post sui social media. La scorsa settimana, dopo che Donald Trump aveva cercato di smorzare le polemiche per un video razzista che raffigurava Barack e Michelle Obama come scimmie. Il presidente degli Stati Uniti aveva dichiarato che il messaggio era stato pubblicato per errore da un membro dello staff.

Il commento di Alex Galitsky, direttore politico del Comitato Nazionale Armeno d’America

Martedì, Vance, il primo vicepresidente o presidente degli Stati Uniti in carica a visitare il Paese, ha evitato di menzionare la parola genocidio. Ha invece descritto le atrocità come “una cosa terribile accaduta poco più di cento anni fa” nei commenti alla stampa. Ha poi spiegato come la visita sia stata una richiesta del governo armeno. Per lui, si sarebbe trattato di un“segno di rispetto” per le vittime e il governo locale.

“Vance è stato un codardo a cancellare questo post”, ha scritto sui social media Alex Galitsky, direttore politico del Comitato Nazionale Armeno d’America, un importante gruppo di difesa dei diritti umani. Ha poi descritto il post come un “insulto alla memoria” di coloro che sono morti e “un affronto” a una comunità che ha lottato a lungo per il proprio riconoscimento.

Federica Checchia

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Vance in Armenia annuncia accordo da “11 milioni” in tecnologia droni

JD Vance in Azerbaigian: Usa consolida l’impegno per lo sviluppo del Caucaso meridionale

La carta di partenariato strategico tra Stati Uniti e Azerbaigian e le aspettative per la visita del vicepresidente Vance a Baku

 

Monsieur Aznavour, recensione: il biopic sulla complessa vita del cantante franco-armeno conosciuto in tutto il mondo (Spettacolo.eu 11.02.26)

La nostra recensione di Monsieur Aznavour, il biopic con Tahar Rahim sulla vita del famoso cantante franco-armeno che nonostante tutte le avversità è riuscito a raggiungere il successo

Monsieur Aznavour è un biopic diretto da Mehdi Idir e Grand Corps Malade sul celebre cantante Charles Aznavour. Figlio di armeni rifugiati in Francia, scopre fin da bambino la sua vocazione per la musica e grazie a determinazione e sacrifici, riesce ad emergere nel mondo dello spettacolo viaggiando tra Parigi e New York. Il punto di forza del film è l’interpretazione di Tahar Rahim, molto convincente nella trasformazione in Aznavour e, pur lasciando il contesto storico sullo sfondo, emergono temi importanti come razzismo e discriminazione. Nonostante sia un omaggio rispettoso, il film appare a tratti didascalico e poco approfondito nei conflitti interiori del protagonista.

Monsieur Aznavour - Tahar Rahim (foto Antoine Agoudjian)
Monsieur Aznavour – Tahar Rahim (foto Antoine Agoudjian)

Un sogno

Charles Aznavour, figlio di armeni fuggiti in Francia, sale per la prima volta su un palcoscenico quando è solamente un bambino ed è proprio in quel momento che capisce qual è il suo destino: diventare un cantante. La sua determinazione e ambizione lo portano verso il successo, nonostante debba compiere una serie di sacrifici. Durante gli anni Cinquanta inizia a viaggiare, da Parigi a New York, mentre conosce alcuni dei più grandi artisti di tutti i tempi come Édith Piaf.

Monsieur Aznavour - Tahar Rahim (foto Rémi-Deprez)
Monsieur Aznavour – Tahar Rahim (foto Rémi-Deprez)

Un protagonista versatile

Monsieur Aznavour è un biobic di Mehdi Idir e Grand Corps Malade, alla loro terza collaborazione, che tenta di omaggiare una delle più importanti figure musicali francesi a livello mondiale. La pellicola è divisa in cinque capitoli, i cui titoli sono alcune delle canzoni più celebri del protagonista. Grande valore viene dato ai primi, i quali durano maggiormente e sono più approfonditi, probabilmente perché si voleva dare spazio alla difficile gioventù di Aznavour, una fase difficile della sua vita ma che lo ha formato e segnato per sempre.

Gli ultimi capitoli durano meno ma, paradossalmente, presentano un ritmo più lento e delle scene meno avvincenti, in alcuni momenti quasi ripetitive. Nonostante ciò, quello che colpisce di quest’opera è il suo protagonista, interpretato da un versatile Tahar Rahim, il quale ha indossato i panni di Charles Aznavour andando incontro ad una trasformazione notevole ma, d’altronde, non è una novità per l’attore, basti pensare al cambiamento fisico che aveva dovuto affrontare per il suo ruolo in Alpha.

Rahim, probabilmente aiutato dal trucco e dai vestiti, ma anche da un cast di talento composto ad esempio da Marie-Julie Baup che interpreta Édith Piaf e Bastien Bouillon che presta il volto a Pierre Roche, si muove e parla proprio come il cantante franco-armeno, anche se, solo in alcuni momenti, determinati gesti o espressioni risultano leggermente caricaturali.

Monsieur Aznavour - Tahar Rahim e Marie-Julie Baup (foto Antoine Agoudjian)
Monsieur Aznavour – Tahar Rahim e Marie-Julie Baup (foto Antoine Agoudjian)

La diversità come valore aggiunto

Il contesto storico funge solo da sfondo, soprattutto all’inizio quando si fa brevemente accenno alla Seconda guerra mondiale o anche a quello che il popolo armeno, e di conseguenza la famiglia di Aznavour, ha dovuto subire. Ciò che cambia sono i vestiti, il trucco, le acconciature e i capelli che cadono mentre il tempo scorre inesorabilmente. Tramite la figura del protagonista si sfiorano tematiche molto importanti, primo fra tutti il razzismo, poi la discriminazione verso persone che esteticamente non rientrano negli standard convenzionali ed indirettamente anche l’omosessualità.

Charles Aznavour era basso, aveva un naso grande, una postura particolare e vestiti troppo grandi per lui, eppure, fatto che il film vuole sottolineare, nella vita è riuscito a raggiungere i suoi obbiettivi nonostante gli insulti, le porte in faccia e ogni genere di ostacolo gli si presentasse davanti. Potrebbe suonare scontato e retorico ma la perseveranza, la tenacia e il fatto di credere in sé stessi da spesso i suoi frutti. Ovviamente, l’ambizione che caratterizzava Aznavour aveva sia aspetti positivi che negativi e l’opera decide di mostrare entrambi, senza nessun tipo di filtro.

Monsieur Aznavour è riuscito, nonostante due ore non siano mai veramente abbastanza, a riassumere abbastanza bene l’esistenza di una persona vissuta ben 94 anni. Il problema è che anche se la pellicola si presenta come un bellissimo e rispettoso omaggio al celebre cantante, si limita a mostrare in maniera didascalica e progressiva una serie di eventi senza dare loro grande spessore. Raccontare per intero la vita di una persona è una scelta molto ambiziosa ed il rischio è che nel tentare di mostrare gli eventi più importanti, si finisce col non dare spazio ai tormenti, alle ambivalenze e in generale alle sfaccettature di un determinato personaggio.

TITOLO Monsieur Aznavour
REGIA Mehdi Idir, Grand Corps Malade
ATTORI Tahar Rahim, Victor Meutelet, Rupert Wynne-James, Bastien Bouillon, Marie-Julie Baup, Camille Moutawakil
USCITA 18 dicembre 2025
DISTRIBUZIONE Movies Inspired

 

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