IL GENOCIDIO DEGLI ARMENI Marcello Flores (Unlibrotiralaltro 14.01.24)

Ho saputo di quel che era successo agli Armeni durante la Grande Guerra, nel 1915, quando mi capitò di leggere con grande partecipazione, “I quaranta giorni del Moussa Dagh” di Franz Werfel. Si tratta di un romanzo, ricco però di riferimenti storici reali che narra di un fatto realmente avvenuto.

Quello che c’è di bello in questa epopea è che gli armeni che si erano rifugiati sul Mussa Dagh non solo riuscirono a evitare la deportazione e l’eliminazione fisica delle marce nel deserto ma addirittura tennero valorosamente testa ai Turchi e riuscirono infine a salvarsi in gran numero.

Quello toccato agli Armeni è un genocidio, che per varie ragioni viene ricollegato alla Shoah degli Ebrei. “Il genocidio degli Armeni” di Marcello Flores ricostruisce assai bene le due principali persecuzioni turche anti-armene: quella del 1894-96, quando al potere dell’Impero ottomano c’era un sultano e quella del 1915-16 a opera del governo dei Giovani Turchi. A suo avviso si può parlare di genocidio solo in riferimento a quest’ultima, avvenuta durante la prima guerra mondiale.

Le ragioni del “Grande Male” (così lo chiamano gli Armeni, che lo ricordano il 24 aprile di ogni anno), gli avvenimenti, gli schieramenti politici, le idee politiche e le relazioni internazionali del genocidio vengono ricostruiti e messi in rapporto alle diverse interpretazioni storiografiche. Queste ultime sono andate nel tempo evolvendosi e maturando sotto il profilo sia metodologico che epistemologico. A parte quella negazionista, le più varie interpretazioni convergono comunque sul fatto che di genocidio si sia trattato; per quanto differiscano fra loro in relazione alla datazione del suo inizio e all’individuazione delle motivazioni e delle intenzionalità dei responsabili.

Un’appendice fotografica, compresa di ricostruzione storica specifica, chiude il libro.

Recensione di Ettore Martinez

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Starlink in Armenia: una nuova era di connettività (Ultimometro 14.01.24)

L’Armenia, un paese montuoso situato nella regione del Caucaso, ha sempre avuto difficoltà ad avere una connessione internet affidabile e veloce. Tuttavia, grazie all’introduzione di Starlink, la situazione sta cambiando radicalmente.

Starlink è un servizio di internet satellitare fornito da SpaceX, l’azienda di Elon Musk. Il servizio utilizza una rete di satelliti in orbita bassa per fornire connessioni internet ad alta velocità e bassa latenza in tutto il mondo. Starlink è stato lanciato per la prima volta nel 2018 e, da allora, ha continuato a espandersi in tutto il mondo.

In Armenia, Starlink è stato introdotto per la prima volta nel 2021. Il servizio ha immediatamente attirato l’attenzione degli armeni che hanno sofferto per anni a causa della scarsa connettività internet. Con Starlink, gli armeni possono finalmente godere di una connessione internet veloce e affidabile, indipendentemente dalla loro posizione geografica.

Uno dei principali vantaggi di Starlink è la sua velocità. Il servizio promette velocità di download fino a 300 Mbps e velocità di upload fino a 30 Mbps. Questo è molto più veloce della maggior parte delle connessioni internet disponibili in Armenia. Inoltre, Starlink offre anche una bassa latenza, il che significa che la connessione è molto più reattiva e fluida rispetto ad altre opzioni.

Ma non è solo la velocità che rende Starlink così attraente per gli armeni. Il servizio è anche molto affidabile. A differenza delle connessioni internet tradizionali, che possono essere interrotte da problemi di rete o da eventi atmosferici, Starlink utilizza una rete di satelliti in orbita bassa che sono meno suscettibili a interruzioni. Ciò significa che gli utenti di Starlink possono godere di una connessione internet costante e affidabile, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche o di rete.

Inoltre, Starlink è anche molto conveniente. Il servizio richiede solo un’installazione iniziale e un abbonamento mensile. Non ci sono costi nascosti o sorprese. Questo lo rende un’opzione molto attraente per le famiglie e le piccole imprese che cercano di risparmiare sui costi di connettività internet.

Ma come funziona esattamente Starlink in Armenia? Gli utenti di Starlink ricevono un kit di installazione che include un’antenna satellitare, un modem e un cavo di alimentazione. L’antenna satellitare deve essere installata all’aperto, in modo che possa ricevere un segnale diretto dai satelliti Starlink in orbita bassa. Una volta installata, l’antenna satellitare si connette al modem, che a sua volta si connette al computer o al router.

Una volta che il kit di installazione è stato configurato correttamente, gli utenti di Starlink possono godere di una connessione internet veloce e affidabile. Il servizio è disponibile in tutto il paese, anche nelle zone rurali e montuose che in passato avevano difficoltà ad avere una connessione internet affidabile.

Inoltre, Starlink offre anche una serie di funzionalità avanzate che lo rendono ancora più attraente per gli utenti armeni. Ad esempio, il servizio supporta la videoconferenza ad alta definizione, il che lo rende ideale per le famiglie e le imprese che lavorano da remoto. Inoltre, Starlink offre anche una vasta gamma di opzioni di sicurezza, tra cui la crittografia end-to-end e la protezione contro gli attacchi informatici.

In sintesi, Starlink sta cambiando radicalmente la connettività internet in Armenia. Il servizio offre velocità di download e upload incredibilmente veloci, una bassa latenza e una connessione affidabile in qualsiasi condizione meteorologica. Inoltre, Starlink è anche molto conveniente e offre una serie di funzionalità avanzate che lo rendono ideale per le famiglie e le imprese che cercano di risparmiare sui costi di connettività internet. Con Starlink, l’Armenia sta entrando in una nuova era di connettività, che promette di migliorare la vita di milioni di persone in tutto il paese.

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Israele a Erdogan: Turchia responsabile genocidio armeni (Ilmionapoli 13.01.24)

Polemiche dopo il sostegno turco al Sudafrica all’Aja

Aspra polemica fra Israele e Turchia dopo che il presidente Recep Tayyp Erdogan si è schierato con le tesi avanzate dal Sudafrica all’Aja. “Il presidente della Turchia, lo Stato responsabile del genocidio degli armeni, che pensava che il mondo avrebbe assistito in silenzio – ha replicato su X il ministro degli esteri israeliano, Israel Katz – si ‘vanta’ di aver inoltrato all’Aja documenti che accusano Israele di genocidio”.”Ti conosciamo bene – ha proseguito Katz rivolgendosi ad Erdogan.- Non dimentichiamo il genocidio degli armeni nè le stragi contro i curdi. Avete distrutto un popolo. Noi ci difendiamo dai vostri barbari amici”.


Aja, tensioni intorno a Israele

101 poesie di poeti armeni di fine Ottocento e del Novecento. Un’epoca per niente serena, a dir poco (Korazym 12.01.24)

È appena uscito RINASCITA. 101 poesie armene 1890-1989, a cura e traduzione di Mariam Eremian, con la Prefazione di Marco Bais (Fuorilinea 2023, 160 pagine [QUI]). Il libro vuole offrire una finestra sul variopinto mondo letterario armeno, nello specifico sulle poesie di Hovhannes Tumanian, Vahan Terian, Yeghishe Charents [QUI e QUI], Hamo Sahyan, Hovhannes Shiraz, Gevorg Emin, Paruyr Sevak, Metakse, Razmik Davoyan. Tutti loro hanno dato il meglio di sé sia come intellettuali che come combattenti, hanno alzato con forza la propria voce per proclamare la verità, per difendere e sostenere i propri connazionali e, soprattutto, per ispirare la pace e l’amicizia tra i popoli.

«L’armeno è una lingua ricca
e ripagherebbe ampiamente
a chiunque il problema d’impararlo»
(George Gordon Byron).

Le 101 poesie raccolte nel volume si differenziano per stile, linguaggio, periodo, ma convergono per alcuni temi. Il protagonista è l’amore nostalgico, non mancano, però, riflessioni su misteri dell’universo, fragilità e grandezza dell’uomo, odi alla natura, alla madre e alla patria. Completano il volume brevi note sulle vite dei poeti che si snodano tra la fine dell’Ottocento e il Novecento. Un’epoca per niente serena, a dir poco, che inizia col genocidio armeno perpetrato dall’Impero ottomano e attraversa il periodo sovietico e staliniano, di illusioni e nuove sfide. Infine si arriva all’indipendenza dell’Armenia dall’URSS in cui gli Armeni, finalmente liberi, avrebbero fatto i conti con il devastante terremoto del 1988 e la guerra del Nagorno-Karabakh.

«La mia rabbia è colma d’amore, la mia notte colma di stelle»
«In un mondo diviso in bianco e nero, in cui “contano due poli soltanto” e dove le parole importanti sembrano essere solo “sì” e “no”, il poeta opta per l’astensione, ma la sua non è indifferenza né disimpegno, bensì una posizione terza, che si oppone a una visione conformistica delle cose e invita a cogliere le miriadi di sfumature esistenti tra il bianco e il nero e tra il sì e il no. È una riflessione, questa, che trascende le circostanze personali o storiche che l’hanno provocata per acquisire una valenza universale ed eterna. In un certo senso il poeta sfiora qui l’essenza della poesia, che è una forma peculiare di confronto dialettico tra l’uomo e il mondo ed è un tipo particolare di dialogo tra gli uomini, dove a entrare in contatto sono i mondi interiori e il linguaggio non può essere quello formalizzato, univoco, tecnico che solo sembra avere cittadinanza nel nostro mondo moderno, tecnologico e aspirante alla globalizzazione. La lingua del mondo interiore è ambigua, equivoca, evocativa. E dunque la poesia è una forma di resistenza rispetto a un mondo che predilige la semplificazione, la generalizzazione, la riduzione della complessità a sistema binario, l’affermazione del presente come metro su cui misurare non solo il futuro, ma addirittura il passato, da leggersi secondo i principi che regolano, o che si pretende regolino, la nostra vita attuale, secondo una prassi che abolisce qualsiasi sforzo di comprensione, consentendo solo di esprimere giudizi, ma impedendo di comprendere le ragioni» (Marco Bais).

«Figliolo se vuoi che sia
Lieve su di me la terra
Non lasciar incompleta la casa mia»
(Hovhannes Shiraz).

«Chiudo i miei occhi,
Chiudo le mie labbra,
E dentro me chiudo me stesso
Per tenere dentro sospiri e tristezza.
Tu mi sfiori
E tutte le mie chiusure tremano
Davanti al potere della tua carezza»
(Razmik Davoyan).

«Eravamo il mare, la notte, io e te
Solo noi quattro e nessun altro,
Se solo sapesse ciò che ci toglie
Anche l’alba non sorgerebbe di sicuro.
L’uno nell’altra ci cercavamo,
Tessevamo intesa le nostre anime,
Sospesi alle stelle ci cullavamo,
Eravamo il mare, la notte, io e te»
(Hamo Sahyan).

«Quei lumi che un tempo
io dentro m’accesi
per tenere lontano il terrore,
oggi ancora mi danno
un minuscolo raggio di speme
una piccola luce d’orgoglio»
(Yeghishe Charents).

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Un genocidio culturale dei nostri giorni (Osservatorio Balcani e Caucaso 12.01.24)

Presentazione presso la Camera dei Deputati del volume curato da A. Arslan e A Ferrari, Un genocidio culturale dei nostri giorni. Nakhichevan: la distruzione della cultura e della storia armena, edito da Guerini e Associati, Milano 2023.

Intervengono:

Antonia Arslan, scrittrice, saggista e curatrice del libro

Giulio Centemero, Presidente Gruppo Parlamentare di Amicizia Italia Armenia

Aldo Ferrari, professore presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e curatore del libro

Marco Pizzo, Direttore del Museo Centrale del Risorgimento di Roma

Posti limitati
RSVP – ufficiostampa@guerini.it

https://webtv.camera.it/conferenze_stampa

Erevan conta sull’Unione europea nel negoziato con Baku (Asianews 12.01.24)

Erevan (AsiaNews) – Secondo quanto dichiarato durante un briefing dal ministro degli esteri armeno Ararat Mirzoyan, la missione civile degli osservatori dell’Unione europea in Armenia ha una “importanza vitale” per la sicurezza di tutto il Paese, e soprattutto sulle frontiere con l’Azerbaigian. Egli ha espresso la soddisfazione del governo di Erevan per la decisione della Ue di ampliare la missione, aumentando il numero dei suoi membri e allungando il periodo del suo mandato.

La missione Euma era iniziata il 20 febbraio 2023 di fronte all’acuirsi delle tensioni tra Armenia e Azerbaigian, che hanno portato poi all’occupazione del Nagorno Karabakh, reintegrato nella repubblica azera dopo una guerra durata trent’anni, e riaccesasi in parallelo con i conflitti della Russia con Georgia e Ucraina. Proprio la passività delle forze di pace di Mosca sulle frontiere ha spinto gli armeni a cercare maggiore sostegno da parte dell’Europa, che ha deciso di rispondere secondo i principi di Politica comune di difesa e sicurezza (Csdp) con un gruppo di 138 osservatori per una missione di due anni, che lo scorso 11 dicembre sono stati integrati con altri membri fino a 209 persone, aggiungendo altri due anni di attività sul campo.

Il centro operativo della missione europea si trova a Ekhegnadzor, nella regione armena di Bajots-Dzorsk, ed è attiva anche un’altra base a Idževan nella regione di Tavuš. Lo scopo dell’iniziativa è l’aiuto alla stabilizzazione della situazione nelle zone di frontiera dell’Armenia, il rafforzamento della fiducia e della sicurezza delle persone rimaste vittime in vario modo del conflitto, ora soprattutto dei profughi armeni che hanno abbandonato il Nagorno Karabakh, e anche la ricerca di condizioni che favoriscano la normalizzazione delle relazioni tra Armenia e Azerbaigian con il sostegno della Ue.

Baku ha più volte contestato il sostegno europeo all’Armenia, ritenendo sufficiente la presenza dei militari russi, che secondo gli azeri dovrebbero occuparsi della de-militarizzazione della zona. La presenza di forze armate armene, secondo l’Azerbaigian, è il fattore che impedisce di arrivare rapidamente a un accordo di pace, permettendo di giungere a una demarcazione condivisa delle frontiere. I russi vogliono mostrarsi neutrali tra i due contendenti, fungendo di fatto da copertura delle azioni militari dell’Azerbaigian, ma senza esercitare eccessive pressioni a loro volta sull’Armenia, non volendo considerarla “in uscita” dalle storiche alleanze post-sovietiche, concedendola all’influenza europea.

Mirzoyan ha invece insistito proprio sugli sviluppi della collaborazione di Erevan con la Ue, che prevedono la realizzazione di diversi altri progetti. A suo parere, “le relazioni tra l’Armenia e l’Unione europea sono in una fase di apertura di nuovi processi a lungo termine, e gli argomenti di cui discutere si stanno accumulando sui tavoli delle trattative”. Alcuni progetti dipendono dall’Accordo di partenariato “onnicomprensivo e ampliato” già esistente, altri si aggiungono anche al di fuori del documento approvato. Il ministro ha concluso assicurando che “nonostante tutte le sfide che stiamo affrontando, l’Armenia continua sulla strada di ampie riforme democratiche, che ci avvicinano sempre di più all’Europa”.

Alle affermazioni di Mirzoyan fanno eco le parole del suo omologo della Grecia, Yorgos Gerapetritis, presente a Erevan in rappresentanza della Ue, secondo il quale questi progetti sono molto importanti non soltanto per l’Armenia, ma per tutta l’Unione europea, che considera il Paese caucasico “una parte importante dell’Europa”, e garantendo il pieno sostegno al cammino intrapreso. Un’azione comune messa a punto di recente è quella del cosiddetto “Incrocio della pace”, un piano funzionale allo sblocco delle comunicazioni e degli itinerari di trasporto in tutte le zone sensibili. Il ministro armeno garantisce che l’Armenia “è decisa in modo inequivocabile sulla questione del ristabilimento della pace, nonostante gli ostacoli, i rallentamenti e gli atteggiamenti distruttivi, e raggiungeremo l’obiettivo il più rapidamente possibile”.

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Consiglio d’Europa: Mijatovic, diritti umani siano al centro dei colloqui di pace tra autorità armene e azere (AgenSir 12.01.24)

La tutela dei diritti umani sia al centro dei colloqui di pace tra autorità armene e azere e vi siano forti garanzie per tutte le persone colpite dal conflitto: questo chiede la Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović, che oggi ha pubblicato le sue Osservazioni relative alla visita compiuta lo scorso ottobre 2023 nella regione. “Era la prima volta dopo decenni che una missione per i diritti umani di questo tipo ha potuto visitare il Karabakh”, segnala una nota del Consiglio. Al centro del viaggio la preoccupazione per gli oltre 101.000 armeni del Karabakh sfollati in Armenia, in seguito all’azione militare dell’Azerbaigian e al prolungato blocco della strada lungo il corridoio di Lachin. La Commissaria ha incontrato gli sfollati e ha chiesto alle autorità armene di garantire loro “accesso a tutto il supporto necessario nell’immediato, nel medio e nel lungo termine”. Agli Stati membri del Consiglio d’Europa invece chiede di non far mancare il sostegno finanziario. Secondo Mijatović a tutti gli armeni sfollati, dentro e oltre la regione del Karabakh, “dovrebbe essere data la possibilità di ritornare in sicurezza e dignità, anche se al momento sembra ipotetico per la maggior parte”. C’è poi il tema delle violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani: da indagare e, quando necessario, giudicare in modo efficace e tempestivo. Da risolvere ci sono anche la questione delle mine e dei residuati bellici esplosivi, delle persone detenute in relazione al conflitto, delle persone scomparse, dell’incitamento all’odio.

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Gaza, il ministro degli Esteri israeliano a Erdogan: “Siete voi i veri autori di un genocidio” (Agenzia Nova 12.01.24)

Il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, ha dichiarato oggi che è la Turchia il “vero autore di un genocidio”. In un post su X (ex Twitter), Katz ha affermato che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, “proveniente da un Paese che ha compiuto il genocidio armeno e che pensava che il mondo avrebbe taciuto, oggi è orgoglioso di aver consegnato al tribunale dell’Aia materiali che accusano Israele di genocidio”.

“Non abbiamo dimenticato l’olocausto armeno e i massacri dei curdi da parte della Turchia. Siete voi i veri autori del genocidio. Noi ci stiamo difendendo dai vostri amici barbari”, ha aggiunto il capo della diplomazia israeliana, facendo riferimento al movimento islamista palestinese Hamas. Le dichiarazioni di Katz arrivano dopo che Erdogan, nel corso di un evento del Partito giustizia e sviluppo (Akp), ha citato l’udienza per accuse di genocidio contro Israele svolta ieri e oggi presso la Corte internazionale di giustizia dell’Aia, affermando: “I documenti (di prove di genocidio) che abbiamo presentato sono utili per l’Aia”. Il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, “non ha un posto dove nascondersi e non c’è difesa” per l’operazione lanciata nella Striscia di Gaza contro Hamas, ha dichiarato il presidente turco.


Israele a Erdogan: Turchia responsabile genocidio armeni (Ansa 12.01.24)


 

Il Natale della comunità armena di Tbilisi (Osservatorio Balcani e Caucaso 12.01.24)

Quasi due settimane dopo che il Natale era stato celebrato in altre parti del mondo, e un giorno prima che la Georgia celebrasse il Natale ortodosso, la comunità etnica armena di Tbilisi ha celebrato il proprio Natale il 6 gennaio di quest’anno.

Secondo il censimento del 2014, circa 53.000 armeni risiedono nella capitale georgiana, mentre circa 168.000 armeni costituiscono la seconda minoranza etnica più grande della Georgia, esclusi quelli che risiedono nella regione separatista dell’Abkhazia.

Icone culturali di origine armena come il poeta e musicista del XVIII secolo Sayat Nova, vero nome Harutyun Sayatyan, o il regista di fama internazionale Sergei Parajanaov, sono nati a Tbilisi, così come il compositore classico e direttore d’orchestra di epoca sovietica Aram Khachaturyan.

Il primo ministro georgiano Irakli Garibashvili si è congratulato con i cittadini di etnia armena e con i cittadini dell’Armenia, il vicino più meridionale del paese, definendo entrambi come “popolo armeno fraterno”.

Anche la presidente georgiana Salome Zourabichvili ha augurato alla Chiesa apostolica armena e alla sua congregazione “Pace, salute e benessere”. Altri funzionari di Tbilisi hanno fatto lo stesso.

Le immagini ritraggono gli armeni che celebrano il Natale il 6 gennaio 2024 in una delle chiese apostoliche, Sant’Etchmiadzin, a Tbilisi.

Testo e foto di Onnik James Krikorian

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La pulizia etnica in Artsakh: La sfida nel definire un crimine internazionale (Motorblog 12.01.24)

In pochi giorni, le case sono state abbandonate, i negozi chiusi e le chiese hanno sentito le ultime preghiere. Il governo dell’Azerbaigian ha portato a termine la pulizia etnica degli armeni dalle loro terre ancestrali. Il 19 settembre 2023, l’Azerbaigian ha lanciato attacchi militari su larga scala contro Nagorno-Karabakh (“Artsakh”), un’enclave etnica che in precedenza ospitava 120.000 armeni. Da un giorno all’altro, sono riusciti a prendere possesso della regione con la forza, mettendo fine a secoli di presenza armena in quelle terre e a una contesa trentennale per la regione. Mentre molte organizzazioni internazionali si sono sorprese dalla rapidità con cui è stata condotta questa pulizia etnica in modo metodico, i membri della diaspora armena, come me, che avevamo attirato l’attenzione sulla situazione nella regione, non lo eravamo. Siamo dispiaciuti del fatto che la nostra richiesta di aiuto umanitario per la popolazione armena in Artsakh per un intero anno sia caduta nel vuoto, senza risposta da parte della comunità internazionale. Ancora più allarmante è stata l’aggressione del governo dell’Azerbaigian, che è stata condotta senza controllo a causa della mancanza di azione delle istituzioni internazionali nel affrontare adeguatamente la pulizia etnica.

Domande frequenti sulla pulizia etnica

Qual è la definizione di pulizia etnica?
La pulizia etnica si riferisce all’eliminazione intenzionale di un gruppo etnico specifico da un territorio determinato, mediante l’uso della forza.

La pulizia etnica è un crimine riconosciuto dal diritto internazionale?
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la pulizia etnica non è stata riconosciuta come un crimine indipendente e non ha una definizione formale nel diritto internazionale. Ciò consente un’interpretazione e un abuso eccessivi quando si tratta di atti di pulizia etnica.

Cosa differenzia la pulizia etnica da altri crimini di guerra?
Ciò che differenzia la pulizia etnica da altri crimini di guerra è l’intenzione di eliminare un gruppo etnico specifico da un territorio determinato mediante l’uso della forza.

Quali implicazioni ha l’adesione dell’Armenia alla Corte Penale Internazionale (CPI)?
Dopo aver ratificato lo Statuto di Roma e essere entrata a far parte della CPI, l’Armenia cerca di rafforzare la propria sovranità e prevenire future intrusioni. Ciò potrebbe anche consentirgli di presentare un caso legale contro l’Azerbaigian, poiché quest’ultimo non è membro della CPI. Tuttavia, questa decisione potrebbe generare tensioni nel rapporto tra l’Armenia e la Russia, poiché i membri della CPI sono impegnati nell’ordine di arresto del presidente russo, Vladimir Putin, per il rapimento di bambini ucraini.

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