In Karabakh gli armeni muoiono di fame: “L’Azerbaijan responsabile del genocidio” (La Stampa 16.08.23)

l genocidio degli armeni del Nagorno Karabakh è iniziato. «Martedì 15 agosto, un uomo residente a Stepanakert, la capitale, è morto per denutrizione». Lo afferma Gegham Stepanyan, Garante dei Diritti civili della piccola Repubblica caucasica, un fazzoletto di terra intrappolato nell’Azerbaijan e in una guerra lunga oltre trent’anni. Dallo scorso 12 dicembre gli azeri hanno chiuso il Corridoio di Lachin, l’unico accesso all’enclave armena per costringerla alla capitolazione e condannarla alla definitiva occupazione. E da oltre otto mesi il Karabakh non riceve più rifornimenti di cibo, medicine e generi di prima necessità. L’Azerbaijan ha inoltre interrotto le forniture di gas, acqua potabile ed elettricità: per i 120.000 abitanti del Karabakh è iniziata una gravissima crisi umanitaria, il Paese è allo stremo.
«Le conseguenze catastrofiche del blocco sono drammaticamente evidenti nel settore della sanità, perché sta colpendo i gruppi più vulnerabili della popolazione: bambini, donne incinta, pazienti con malattie croniche, persone con disabilità e anziani» conferma l’Ombusman. Secondo le stime del Ministero degli Esteri armeno «in Karabakh sono 8450 i malati gravi privi di cure adeguate, 2000 le donne in gravidanza senza assistenza, 30.000 i bambini e 20.000 gli anziani a rischio malnutrizione, 9000 i disabili abbandonati a sé stessi». Persone a cui l’Azerbaijan impedisce di trovare rifugio in Armenia.
«La catastrofica situazione alimentare causata dagli azeri sta creando episodi di malnutrizione e tra poche settimane saremo alla fame. Inoltre, la mancanza di medicinali sta paralizzando gli ospedali e migliaia di persone non possono essere più curate» spiega Gegham Stepanyan. Una situazione drammatica a cui il regime del presidente azero Ilham Aliyev non sembra voler porre fine, anzi, perché tutti gli appelli della Comunità internazionale sono fino ad ora letteralmente caduti nel vuoto. Compreso quello inviato lo scorso 6 luglio dalla Corte internazionale dell’Aja per intimare all’Azerbaijan la rottura dell’assedio: «Negare il diritto alla libera circolazione di persone, veicoli e merci costituisce plausibilmente una discriminazione razziale». Persecuzione etnica, dunque. Durissime anche le parole del presidente del Nagorno Karabak, Araik Arutyunyan, nella sua ultima lettera al Consiglio europeo: «Il mio Paese è stato trasformato in un immenso campo di concentramento». Non lascia scampo neanche il rapporto pubblicato l’8 agosto dall’ex Procuratore capo della Corte penale internazionale, Luis Moreno Ocampo. «Non ci sono forni crematori nè attacchi a colpi di machete. La fame è un’arma di genocidio invisibile. In mancanza di cambiamenti rilevanti e tempestivi, questo gruppo di armeni verrà distrutto in poche settimane» ha denunciato l’alto magistrato argentino. Le immagini del povero Karen Hovhannisyan, 43 anni, il corpo consumato dalla fame e dagli azeri fino alla morte, testimoniano che lo sterminio degli armeni del Nagorno Karabakh è già iniziato, invisibile solo agli occhi di chi non vuol vedere.

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Gli osservatori Ue coinvolti nelle sparatorie di confine tra Armenia e Azerbaigian. Nessun ferito (Eunews 16.08.23)

Bruxelles – Continuano, senza pausa, le tensioni tra Armenia e Azerbaigian lungo il confine e in Nagorno-Karabakh. Ma nell’ultimo episodio di escalation armata è rimasta indirettamente coinvolta anche l’Unione Europea. Come confermato su X (precedentemente Twitter) dalla missione civile Ue in Armenia (Euma) una pattuglia di osservatori europei “è intervenuta in occasione di una sparatoria nella nostra area di responsabilità”, ma “nessun membro Euma è stato ferito“. Si tratta di una prima volta dall’inizio delle operazioni a febbraio – e nel pieno degli sforzi diplomatici di Bruxelles – anche se gli spari di confine tra i due Paesi caucasici al momento sono di origine e responsabilità non chiarita.

Nagorno Karabakh Armenia AzerbaijanLa comunicazione dell’Euma è stata caratterizzata da un equivoco quantomeno bizzarro. Dopo che il segretario stampa del ministero della Difesa armeno, Aram Torosyan, aveva per primo dato notizia ieri (15 agosto) sul fatto che l’esercito azero aveva “scaricato il fuoco contro gli osservatori dell’Ue”, sulla stessa pagina X della missione civile Ue in Armenia era apparso un post (poi cancellato) con un perentorio “falso”. Solo poche ore più tardi è stato pubblicato l’aggiornamento di rettifica che ha dato ragione al portavoce armeno, almeno nella parte in cui è stata confermata la presenza della pattuglia europea durante gli spari, senza nessun riferimento alla responsabilità azera. Da parte di Baku è stata respinta l’accusa armena degli spari da parte dell’Azerbaigian come “teoricamente e praticamente impossibili”, dal momento in cui l’esercito era a conoscenza della presenza di pattuglie Ue nella zona. Dallo scorso 20 febbraio Euma è presente in Armenia con l’obiettivo di contribuire alla stabilità nelle zone di confine tra Armenia e Azerbaigian.

Il nuovo episodio di tensione si iscrive in una guerra congelata che va avanti dal 1992 , con scoppi di violenze armate ricorrenti. Il più grave degli ultimi anni è stato quello dell’ottobre del 2020: in sei settimane di conflitto erano morti quasi 7 mila civili, prima del cessate il fuoco che ha imposto all’Armenia la cessione di ampie porzioni di territorio nel Nagorno-Karabakh. Mentre l’Ue è impegnata in un difficilissimo sforzo di mediazione diplomatica e sul campo per risolvere la questione dei confini e dell’integrità territoriale, per oggi (16 agosto) è prevista una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull’aggravarsi della crisi umanitaria nel Nagorno-Karabakh, in particolare dopo che l’Azerbaigian ha preso il controllo del corridoio di Lachin e ha bloccato la fornitura di aiuti umanitari.

La difficile mediazione Ue sul Nagorno-Karabakh

Armenia Azerbaijan UE
Da sinistra: il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, e il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan

Dopo le sparatorie alla frontiera tra i due Paesi di fine maggio dello scorso anno il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, ha cercato di rendere sempre più frequenti i contatti diretti con il premier dell’Armenia, Nikol Pashinyan, e il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev. La priorità dei colloqui di alto livello è sempre stata posta sulla delimitazione degli oltre mille chilometri di confine. Tuttavia, mentre a Bruxelles si sta provando da allora a trovare una difficilissima soluzione a livello diplomatico, sul terreno non si è mai allentata la tensione. Nel mese di settembre sono riprese le ostilità tra Armenia e Azerbaigian, che si accusano a vicenda di bombardamenti alle infrastrutture militari e sconfinamenti di truppe di terra.

La mancanza di un monitoraggio diretto della situazione sul campo da parte della Russia – che fino allo scoppio della guerra in Ucraina era il principale mediatore internazionale – ha portato alla decisione di implementare una missione Ue. Dopo il compromesso iniziale con Yerevan e Baku raggiunto il 6 ottobre a Praga in occasione della prima riunione della Comunità Politica Europea, 40 esperti Ue sono stati dispiegati lungo il lato armeno del confine fino al 19 dicembre dello scorso anno. Una settimana prima della fine della missione l’Azerbaigian ha però bloccato in modo informale – attraverso la presenza di pseudo-attivisti ambientalisti armati – il corridoio di Lachin, l’unica via di accesso all’Armenia e al mondo esterno per gli oltre 120 mila abitanti dell’autoproclamata Repubblica dell’Artsakh (Nagorno-Karabakh). Da 154 giorni su questa strada sono in atto forti limitazioni del transito di beni essenziali come cibo e farmaci, gas e acqua potabile, e gli unici a poterla percorrere sono i soldati del contingente russo di mantenimento della pace e il Comitato internazionale della Croce Rossa.

Azerbaigian Armenia Corridoio Lachin
Soldati dell’Azerbaigian al posto di blocco sul corridoio di Lachin (credits: Tofik Babayev / Afp)

A seguito dell’aggravarsi della situazione nel corridoio di Lachin, il 23 gennaio è arrivata la decisione del Consiglio dell’Ue di istituire la missione civile dell’Unione Europea in Armenia (Euma) nell’ambito della politica di sicurezza e di difesa comune, con l’obiettivo di contribuire alla stabilità nelle zone di confine e garantire un “ambiente favorevole” agli sforzi di normalizzazione dei due Paesi caucasici. Ma la tensione è tornata a crescere lo scorso 23 aprile, con la decisione di Baku di formalizzare la chiusura del collegamento strategico attraverso un posto di blocco, con la giustificazione di voler impedire la rotazione dei soldati armeni nel Nagorno-Karabakh “che continuano a stazionare illegalmente nel territorio dell’Azerbaigian”. Da Bruxelles è arrivata la risposta secca dell’alto rappresentate Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell: “I diritti e la sicurezza degli armeni del Nagorno-Karabakh devono essere sempre garantiti”. Dopo la ripresa delle discussioni a maggio, lo scorso 15 luglio si è tenuto un nuovo round di negoziati di alto livello tra Michel, Aliyev e Pashinyan – “una delle fasi più complete e vigorose dei negoziati tra Armenia e Azerbaigian”, ha garantito il presidente del Consiglio Ue – ma ormai è diventata una costante l’alternarsi di speranze diplomatiche e tensioni crescenti sul campo.

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Rassegna Stampa dal 01 al 15 agosto 2023 – Armenia e Nagorno Karabakh

Armenia, intervenire prima che sia troppo tardi!!! (Cultura Cattolica 15.08.23)

Nagorno-Karabakh, la Russia chiede all’Azerbaigian di sbloccare una rotta umanitaria per l’Armenia (Repubblica 15.08.23)

247° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Nessun Stato ha il diritto di usare cibo e acqua come armi (Korazym 14.08.23)

Armenia: dove si trova, curiosità, luoghi di interesse, storia e sicurezza del paese (Viagginanopress 14.08.23)

#ArtsakhBlockade. Gli “Imagine Dragons” a Baku. La petizione per chiedergli di cancellare il concerto (Korazym 14.08.23)

Ore decisive nell’assedio del Nagorno-Karabakh, l’Armenia chiede l’intervento Onu. “E’ in corso un genocidio” (Repubblica 14.08.23)

Armenia, Bonfrisco (Gruppo ID-Lega): comunità internazionale completamente immobile (Agenparl 14.08.23)

245° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Chi fermerà l’Azerbajgian terrorista? Preghiamo per l’Artsakh! (Korazym 13.08.23)

#ArtsakhBlockade. #FactChecking. Perché Aliyev affama l’Artsakh? Azione legale collettiva a Washington contro l’Anglo Asian Mining (Korazym 13.08.23)

«Vi imploro di fermare il genocidio del popolo dell’Artsakh» (Tempi 12.08.23)

Minassian: un crimine contro l’umanità a Lachin, bimbi e vecchi alla fame (VaticanNews 12.08.23)

Narsete, il santo armeno che cercava l’unità tra i cristiani (Lanuovabq 12.08.23)

244° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Un toast tagliato a metà su tutti i Tg. Per 120.000 Armeni ridotti alla fame da 8 mesi, niente (Korazym 12.08.23)

Leonida Edizioni — Xenia Book Fair — il trio musicale armeno di fama mondiale “Khachaturian” incanta l’Arena dello Stretto (Ildispaccio 12.08.23)

La memoria del genocidio degli armeni (Libero 12.08.23)

243° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. «Lieve è il dolore che parla. Il grande dolore è muto» (Korazym 11.08.23)

Nagorno-Karabakh: blocco del corridoio di Lachin. Appello del Patriarca Minassian, “è un crimine contro l’umanità e nessuno fa nulla” (SIR 11.08.23)

Il lager degli armeni (Lastampa 10.08.23)

242° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. 120.000 persone alla fame sotto la minaccia di pulizia etnica in Nagorno-Karabakh (Korazym 10.08.23)

#ArtsakhBlockade. Se non fermata, l’aggressione azera continuerà fino a quando non ci saranno più Armeni (Korazym 09.08.23)

«Il quartiere armeno di Gerusalemme non è in vendita» (Terra Santa 09.08.23)

241° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh, il cui popolo fa morire di fame sotto i nostri occhi (Korazym 09.08.23)

#ArtsakhBlockade. Aliyev sta commettendo la pulizia etnica nel Caucaso meridionale sotto i nostri occhi (Korazym 09.08.23)

La situazione della libertà di informazione in Armenia, intervento dell’Ambasciatore (Articolo21 08.08.23)

Nagorno-Karabakh: appello delle Chiese all’Unione europea per la popolazione nel Lachin, 120.000 persone senza cibo, medicine e elettricità. “Diritti umani violati” (Agensir 08.08.23)

Il Karabakh come un lager, il mondo fermi il genocidio degli armeni (La Stampa 08.08.23)

240° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Le sanzioni avrebbero dovuto essere sul tavolo già da molto tempo. La pace costa meno della guerra (Korazym 08.08.23)

239° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. “Non fateci morire di fame”, implorano i 30.000 bambini Armeni dell’Artsakh (Korazym 07.08.23)

Israel fornisce armi all’Azerbajgian, nonostante l’elefante nella stanza, che la comunità internazionale esita ad affrontare a causa della geopolitica (Korazym 06.08.23)

238° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. L’Azerbajgian si prepara all’uso della forza (Korazym 06.08.23)

237° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Non c’è pace se non si può crescere i figli in un ambiente sicuro (Korazym 05.08.23)

Gli azeri bloccano la Croce rossa: arrestato un paziente armeno per “crimini di guerra” commessi nel 1991 (Tempi 04.08.23)

236° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Holodomor per l’Artsakh con 30.000 bambini (Korazym 04.08.23)

LETIZIA LEONARDI HA RICEVUTO LA MEDAGLIA DI GRADITUDINE DELL’ARMENIA (Corriere Etrusco 04.08.23)

Nagorno-Karabakh, a un passo dalla crisi umanitaria (Formiche 03.08.23)

Tigran Hamasyan: com’è trovarsi di fronte a un autentico uragano del pianoforte (Tiscali 03.08.23)

235° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. “Non avete pane? Mangiate la pasta!” (Korazym 03.08.23)

Armenia, in viaggio attraverso il tempo nel cuore del Caucaso (La Repubblica 02.08.12)

Ani Nersesyan si aggiudica il Premio Energheia Germania 2023 (Trmtv 01.08.23)

233° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Sbloccare l’umanità di Artsakh… per umanizzare la terra (Korazym 01.08.23)

Tensioni al corridoio di Lachin, Erevan accusa Baku di embargo sul Nagorno-Kharabakh (Euronews 01.08.23)

Armenia – Azerbaijan, nuovi disaccordi sul corridoio di Lachi (Osservatorio Balcani e Caucaso 01.08.23)

A 120 anni dalla nascita di Aram Khachaturian, il concerto dedicato al compositore armeno al Politeama (Palermotoday 01.08.23)

Presidente armeno a Nova: L’Italia può aiutare a rimuovere il blocco del Corridoio di Lachin imposto dall’Azerbaigian (AgenziaNova 01.08.23)

Pe, preoccupati da peggioramento situazione Nagorno-Karabakh (Ansa 01.08.23)

Quale futuro per il Nagorno-Karabakh? Lo abbiamo chiesto ai leader di Armenia e Azerbaigian (Euronews 01.08.23)

 

 

 

Rassegna Stampa Luglio 2023 – Armenia e Nagorno Karabakh

Una crisi umanitaria senza precedenti minaccia gli armeni cristiani del Nagorno Karabakh (Insider Over 31.07.23)

231° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. “Cibo per la vita”. “O lo restituite. O siete complici” (Korazym 30.07.23)

Rassegna Stampa dal 22 al 30 giugno 2023

Armenia, una storia di gestazione per altri (Osservatorio Balcani e Caucaso 22.06.23)

193° giorno del #ArtsakhBlockade. Altre armi all’autocrate azero: quanto è debole la politica estera italiana (Korazym 22.06.23)

Armenia e Led Zeppelin per il piano di Hamasyan (Larena 22.06.23)

Comprano in Ue, vendono a Putin: le rete ex Urss che aggira le sanzioni (La Repubblica 23.06.23)

Russia e Bielorussia vogliono essere i tutori dell’Armenia (Asianews 23.06.23)

L’Europa condanna l’Azerbaijan: “Stop all’isolamento del Karabakh: Baku viola i diritti umani e incita all’odio contro gli armeni” (LaStampa 23.06.23)

194° giorno del #ArtsakhBlockade. L’UE è complice della negazione da parte dell’Azerbajgian del diritto all’autodeterminazione degli Armeni dell’Artsakh (Korazym 23.06.23)

Armeni in Italia: “Armi all’Azerbaigian inaccettabili”/ “Roma condanni il regime” (Il Sussidiario 23.06.23)

Tigran Hamasyan. A Verona il pianista e compositore armeno (Vocedimantova 23.06.23)

Raphael Bedros XXI Minassian: “Non dimenticate gli armeni del Nagorno Karabakh” (Vatican News 24.06.23)

95° giorno del #ArtsakhBlockade. L’Azerbajgian installa una barriera di cemento sul Corridoio di Lachin, rafforzando la pulizia etnica in atto (Korazym 24.06.23)

Vaticano, nuovo Sos per il destino di 120 mila cristiani armeni, il vescovo Minassian parla di crisi umanitaria grave (Il Messaggero 25.06.23)

196° giorno del #ArtsakhBlockade. “Non dimenticate gli Armeni del Nagorno-Karabakh”. “Se sei neutrale in situazioni di ingiustizia, hai scelto la parte dell’oppressore” (Korazym 25.06.23)

Il Nagorno Karabakh soffocato dal blocco attende una soluzione diplomatica (Lanuovabq 26.06.23)

Le tante provocazioni azere, preludio all’invasione dell’Armenia (Tempi 26.06.23)

97° giorno del #ArtsakhBlockade. L’ostilità e l’incitamento all’odio anti armeno mette in discussione la sincerità e la volontà di pace azera (Korazym 26.06.23)

Cenacolo nel mirino degli estremisti ebrei (Lanuovabq 27.06.23)

198° giorno del #ArtsakhBlockade. Le aggressioni azere quotidiane contro l’Artsakh e l’Armenia sono il preludio dell’invasione alla prima occasione (Korazym 27.06.23)

Il placido fascino a due passi dalla Serenissima: scopriamo le meraviglie della Laguna Veneta  (Paesionline 27.06.23)

Nagorno-Karabakh: atteso negli Usa un nuovo round tra Armenia e Azerbaigian (OR 27.06.23)

ALTRI SOLDATI ARMENI UCCISI: FERMATE IL CRIMINALE ALIYEV! (Politicamentecorretto 28.06.23)

199° giorno del #ArtsakhBlockade. La folle resilienza degli Armeni determinati a vivere nella loro terra ancestrale in Artsakh. Un altro modo di combattere (Korazym 28.06.23)

Ratifica accordo giustizia Italia-Armenia: Giacobbe (Pd) annuncia voto favorevole del partito (Aise 28.06.23)

Antony Blinken incontra Ceyhun Bayramov e Ararat Mirzoyan, a Washington (Trt 28.06.23)

#ArtsakhBlockade. La “pace” secondo Aliyev. Lo dice e quello che dice fa (Korazym 28.06.23)

Dalle Marche alle montagne armene: per Lorenzo l’ennesima sfida da vincere (Youtvrs 29.06.23)

REMARE DA MARSIGLIA A BEIRUT PER LA PACE E LA SOLIDARIETÀ (Gariwo 29.06.23)

200° giorno del #ArtsakhBlockade. Con il tacito consenso del mondo civilizzato il regime autocratico azero-turco sta distruggendo il popolo cristiano armeno dell’Artsakh (Korazym 29.06.23)

I giovani russi fuggiti in Armenia, un esercito di pace (La Ragione 29.06.23)

I mille volti dell’Armenia, terra sospesa tra due guerre che vuole ripartire puntando sull’imprenditoria (Forbes 21.06.23)

Armenia, terra degli ossimori, dove convivono modernità e tradizione, pace e guerra, passato e futuro. Questo Paese di quasi 3 milioni di abitanti distribuiti in 29.743 km di superficie oggi ha molte anime diverse, e serve conoscerle tutte per capirne a pieno la direzione.

Yerevam oggi si trova sospesa tra due guerre, una lontana e una alle porte, che però non paiono rendere la vita della capitale diversa da com’è sempre stata. Anzi, questo territorio di mezzo tra est ed ovest potrebbe sfruttare proprio questo momento storico per farsi crocevia e punto d’incontro tra mondi solo in apparenza lontani.

Il conflitto con l’Azerbaijan

La dissoluzione dell’Urss ebbe molteplici conseguenze, una fu l’inevitabilmente ritorno alle differenti identità nazionali. Ma spesso questo processo di identificazione non è risultato facile, in quanto in molti stati coesistono differenti nazionalità, con lingue e tradizioni diverse.

Uno dei conflitti più celebri dell’aerea post sovietica è appunto quello del Nagorno Karabakh, regione a maggioranza armena all’interno dei confini dell’Azerbaijan. La guerra del 1994 aveva visto la vittoria armena che era riuscita a ottenere il controllo della regione ma anche di aree circostanti non abitate da armeni, causando centinaia di sfollati. Per due decenni la situazione è rimasta tesa ma stabile, fino a quando nel 2020 l’Azerbaijan ha deciso di tornare all’attacco.

Dopo un’imponente offensiva, in soli 44 giorni di guerra e oltre 7mila morti, l’Armenia si è dovuta ritirare dalla regione, e accettare l’armistizio con mediazione russa, in cui si riconosceva all’Azerbaijan il controllo di tutti i territori adiacenti il Nagorno Karabakh, nonché parte dell’ex regione autonoma.

La guerra ha causato migliaia di sfollati, ma buona parte della popolazione armena (circa 140mila persone) continua a vivere nella regione, protetta da un contingente della Federazione russa, in un contesto che pare sempre più fragile. Se infatti Mosca è da sempre alleata degli armeni, gli azeri possono contare su un altro potente amico, ovvero la Turchia. Dopo l’inizio del conflitto con l’Ucraina i rapporti di forza tra i due giganti sono però cambiati, e la voglia del Cremlino di schierarsi contro Istanbul pare sempre minore.

L’esodo russo

Ma se da un lato il conflitto alle porte è una fonte di tensione, dall’altro quello tra i due giganti dell’ex area sovietica sta portando a conseguenze inaspettate per l’economia armena. Dall’invasione russa infatti, nel solo 2022 oltre 372mila russi sono arrivati ​​in Armenia, secondo i dati ufficiali del governo di Yerevam, che vanno a sommarsi ai 156.496 dello stesso periodo dell’anno precedente.

La repubblica caucasica, come alcuni dei suoi vicini, rimangono gli ultimi porti franchi per chi vuole sfuggire all’attuale situazione economica della Russia, o molto più umanamente sottrarsi al servizio di leva ed evitare il fronte. Molte di queste persone non si sono stabilite qui e hanno proseguito la diaspora verso l’Europa. Ma coloro che lo hanno fatto sono più che sufficienti per trasformare profondamente il tessuto sociale e l’economia del Paese.

L’aumento dei prezzi degli immobili

Una delle conseguenze più immediate per gli armeni è stato il rapido aumento dei prezzi degli immobili, in particolare a Yerevan, che ha innescato sfratti e “cacciato” la fascia a basso reddito della popolazione fuori dalle aree centrali a discapito dei nuovi affittuari russi in arrivo.

Ma allo stesso tempo, l’arrivo di decine di migliaia di russi, spesso con redditi disponibili significativamente più alti rispetto ai locali, ha contribuito a una sorta di boom economico in tutta l’Armenia. LBanca europea già nei primi mesi del 2022 era stata costretta a rivedere tutte le proprie previsioni in modo vertiginoso: dal 4,5% all’8%.

Molte delle persone che si sono trasferite sono informatici, ingegneri e professionisti qualificati, ma anche molti imprenditori o nuovi imprenditori che in Armenia hanno aperto nuovi bar, caffè, scuole e media, trasformando in modo rapidissimo la città e la sua offerta, e rendendola palcoscenico elettivo per nuove importanti manifestazioni culturali.

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Armenia

Armenia, nuovo punto d’incontro

Gegham Kazarian, barman-imprenditore , ha passato gli ultimi anni della sua vita in Spagna, ad Alicante, dove ha fondato “Kazari’s Project”, un progetto a 360° tra mixology, cucina, hospitality. Anche lui, come molti altri expat, ha deciso di approfittare di questo momento storico particolare per provare a tornare nel suo Paese natio e partire con nuovi progetti. Il primo e forse più importante è la Yerevan Cocktail Week.

L’evento, che si è tenuto a maggio, e conclusasi con successo, è stata un vero e proprio festival internazionale legato alla bar industry, che ha avuto ospiti da tutto il mondo, e si è svolta in diversi bar e ristoranti delle città.

Ma uno dei motivi per cui tanti professionisti ed appassionati hanno deciso di prendere un volo per raggiungere l’Armenia, è che qui si sono potuti rincontrare e assaggiare alcuni dei più celebri bartender europei e russi, storicamente abituati a scambi e collaborazioni, e ora forzatamente lontani da due anni. In questo senso l’Armenia può fungere da “Svizzera” del Caucaso, territorio di incontri e confronti culturali, di aperture e distensioni di pace tra popoli lontani. E questo non è certo cosa da poco per un Paese sospeso tra due guerre.

 

ALTRE ARMI AL DITTATORE AZERO: QUANTO È DEBOLE LA POLITICA ESTERA ITALIANA (Politicamentecorretto 21.06.23)

ALTRE ARMI AL DITTATORE AZERO: QUANTO È DEBOLE LA POLITICA ESTERA ITALIANA

Nelle scorse settimane è stata diffusa la notizia della vendita all’Azerbaigian di (almeno) due aerei da trasporto militare da parte di Leonardo. Tale fornitura si aggiunge a quelle precedenti nel solco di sempre più stringenti contatti, anche nel campo della Difesa, tra l’Italia e l’Azerbaigian.

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Le organizzazioni e associazioni armene in Italia osservano con estrema preoccupazione non solo il rafforzamento dell’arsenale bellico azero con crescenti forniture e addestramenti anche dallo Stato italiano, ma soprattutto l’assoluta assenza di Roma, ormai appiattita sulle posizioni del regime azero, nelle discussioni internazionali sul contenzioso armeno-azero, come peraltro ben evidenziato dalla mancata partecipazione ai recenti vertici organizzati sul tema dall’Unione europea.

In particolare:

–        L’Italia continua a fornire armi e assistenza a un Paese formalmente in guerra, in violazione della legge 185/1990;

 

–        Nell’attuale prima forza politica di governo è presente una qualificata lobby filo azera (parlamentari e ministri) che non ha alcuna remora nel manifestare la propria vicinanza al regime azero nonostante gli indici internazionali di settore collochino l’Azerbaigian agli ultimissimi posti per libertà di stampa, rispetto dei diritti civili e politici, percezione della corruzione (al riguardo: RSF, Freedom house, Trasparency)

 

–        La conclusione di accordi commerciali anche con le peggiori dittature non deve essere alibi per “dimenticare” quei principi e valori democratici che sono alla base delle istituzioni italiane;

 

–        La politica estera dell’Italia, nel caso specifico, è caratterizzata da debolezza, paura e incapacità di assumere un ruolo che non sia quello di mero esecutore di ordini altrui;

 

–        L’Italia non ha speso una sola parola di solidarietà o comunque di attenzione verso la popolazione armena del Nagorno Karabakh (Artsakh) che è isolata dal resto del mondo da oltre sei mesi a causa del blocco azero lungo il corridoio di Lachin;

 

–        L’Italia, nonostante sensibilizzazioni politiche e diplomatiche al riguardo, non ha inteso intervenire con azioni umanitarie – a differenza di quanto fatto da altre nazioni europee – per ottenere la liberazione di almeno alcuni prigionieri di guerra armeni ancora illegalmente detenuti nelle carceri azere a quasi tre anni dalla fine della guerra.

Come cittadini italiani di origine armena siamo sconcertati di fronte alla politica italiana e registriamo con amarezza i commenti internazionali sui social riguardo al comportamento delle istituzioni e la loro vicinanza a un autocrate guerrafondaio e ai sospetti che le azioni di taluni siano motivate solo da tornaconti economici.

Nonostante i secolari rapporti culturali, religiosi e sociali fra la nazione armena e quella italiana, con amarezza dobbiamo constatare come l’Italia abbia oggi fatto una scelta di campo, schierandosi dalla parte di una pericolosa dittatura come quella azera e rinunciando alla propria dignità politica e istituzionale.

Le organizzazioni e associazioni armene in Italia confidano che il governo italiano voglia modificare la propria posizione: gli antichi legami restano, il gas (e il caviale) di Baku prima o poi finisce.

Coordinamento delle organizzazioni e associazioni armene in Italia

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Nel Nagorno-Karabakh la disputa per le risorse del lago di Sarsang quasi prosciugato da siccità e sfruttamento intensivo (Osservtore Romano 21.06.23)

La siccità è solo concausa della grave crisi idrica in cui versa il bacino di Sarsang, nella regione del Nagorno-Karabakh. La causa principale è invece il conflitto irrisolto tra queste montagne del Caucaso, che vede contrapporsi armeni e azeri anche sullo sfruttamento delle risorse idriche. Sono passati oltre sei mesi dal 12 dicembre, quando è iniziato il “blocco” del corridoio di Lachin, unica striscia di territorio che collega l’Armenia e il Nagorno-Karabakh. E nel mese di aprile gli azeri hanno istituito un vero e proprio posto di blocco lungo il Corridoio, limitando gli spostamenti verso la regione quasi esclusivamente ai mezzi di Croce rossa internazionale e peacekeeper russi. Per gli armeni del Nagorno-Karabakh una privazione della libertà di movimento e una condizione di isolamento dal resto del mondo.

Al dramma umanitario nel quale si trovano i circa 120.000 armeni sempre più arroccati nell’area, considerata da Baku parte integrante del territorio azero, si aggiunge ora la problematica ambientale. La guerra del 2020 ha visto l’Azerbaigian conquistare circa 30 impianti idroelettrici prima controllati dagli armeni e questa regione ricca di risorse idriche si è ritrovata così dipendente dall’Armenia per il fabbisogno di energia. Lo scorso inverno è stato segnato da continue interruzioni nelle forniture a causa di danni alla rete con l’Armenia, ancora non riparati poiché i cavi danneggiati si trovano nel territorio sotto controllo azero. Tutto ciò ha comportato uno sfruttamento intensivo delle riserve del bacino di Sarsang, dove si trova l’unico dei sei impianti idroelettrici della regione ancora sotto controllo armeno in grado di contribuire al fabbisogno energetico.

La siccità primaverile è stata poi complice dell’attuale record di penuria di acqua, tanto da costringere le autorità a ricorrere, a fine maggio, a blackout programmati. Le prospettive in vista dell’estate non sono rosee, considerando che dalle acque del Sarsang dipendono anche migliaia di agricoltori azeri nella valle del fiume Tartar.

Il controllo dello sfruttamento delle risorse idriche è un tema caldo nei rapporti tra Armenia e Azerbaigian. Baku nel febbraio 2023 ha avviato un arbitrato contro Yerevan ai sensi del Trattato sulla Carta dell’Energia, nel quale viene contestata la costruzione tra il 1991 e il 2020 di almeno 37 impianti idroelettrici “non autorizzati” nel Nagorno-Karabakh. (valerio palombaro).

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192° giorno del #ArtsakhBlockade. Il blocco azero dell’Artsakh costituisce un crimine di guerra ai sensi del diritto internazionale (Korazym 21.06.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 21.06.2023 – Vik van Brantegem] – Anche se nelle condizioni più difficili la gente di Artsakh è forte e la vita in Artsakh continua, nonostante l’indifferenza del mondo, comunque la situazione in Artsakh peggiora ogni giorno. L’assedio totale impedisce la consegna dei beni di prima necessità, tra cui carburante, medicine e cibo, rischiando di provocare la fame per 120.000 persone.

«Da circa un mese c’è carenza d’acqua in alcuni villaggi della regione di Martuni dell’Artsakh; principalmente l’acqua viene fornita ai residenti per due ore al giorno. Sarebbe necessario l’installazione di generatori diesel nelle stazioni di pompaggio, cosa non possibile visto la carenza di gasolio» (Siranush Sargsyan).

«Human Rights Watch, Amnesty International, Freedom House e altre organizzazioni internazionali per i diritti umani: è già il settimo giorno in cui la popolazione del Nagorno-Karabakh viene privata persino degli aiuti umanitari. Per favore, non essere indifferente al destino delle persone minacciate dalla fame e dal disastro umanitario» (Gegham Stepanyan, Difensore dei Diritti Umani della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh).

Gli aiuti umanitari quotidiani, fornite da più di sei mesi soltanto attraverso il contingente di mantenimento della pace russo, non sono più entrati nell’Artsakh/Nagorno-Karabakh dalla sparatoria del 15 giugno 2023 presso il ponte Hakari dove è installato il checkpoint illegale dell’Azerbajgian, all’ingresso del Corridoio di Berdzor (Lachin) sul confine tra l’Armenia e l’Artsakh, quando un gruppo di militare azeri tentarono di piantare la bandiera azera all’altra parte del ponte, in territorio sovrano armeno.

Sono informazioni confermate anche da fonti non ufficiali, scrive il Nagorno Karabakh Observer. Prodotti essenziali già estremamente scarsi prima, diventano sempre più rari. Manca frutta e verdura, interruzioni di elettricità è in aumento, la fornitura di gas naturale è interrotta ormai da diversi mesi.

L’Artsakh è adesso totalmente isolato: se prima solo le forze di mantenimento della pace russe potevano portare una certa quantità di aiuti umanitari, questo ora è finita. Non c’è più nessun video verificato di persone che attraversano i posti di blocco dal 15 giugno, né alcun transito.

È evidente l’obiettivo dell’Azerbajgian di pulire etnicamente l’Artsakh, con la fase attuale iniziata il 12 dicembre 2022 alle ore 10.30 sotto la copertura di una finta eco-protesta, è evidente, mentre l’inerzia internazionale condivide la responsabilità del destino di questi 120.000 Armeni, tra cui 30.000 bambini. Il popolo dell’Artsakh ha la propria identità culturale unica, che si è formata attraverso i secoli di eredità armena. A meno che la comunità internazionale non adotti misure pratiche e punitive sanzionando il regime autocratico di Ilham Aliyev, l’Azerbajgian continuerà la sua criminale politica armenofobica contro l’Artsakh e la sua popolazione indigena armena, gettando le basi per nuovi crimini di guerra, pulizia etnica e genocidio.

L’Azerbajgian ha schierato veicoli blindati all’ingresso del Corridoio di Lachin presso il ponte Hakari, dove in precedenza ha installato un checkpoint illegale. Il Consigliere del Ministro di Stato della Repubblica di Artsakh si aspetta passi urgenti ed efficaci dalla comunità mondiale
20 giugno 2023

L’Artsakh sta rapidamente cadendo nell’abisso di una catastrofe umanitaria e di sicurezza e tutti gli Stati devono assumersi la responsabilità e prevenire la tragedia imminente. Ne ha scritto Artak Beglaryan, Consigliere del Ministro di Stato della Repubblica di Artsakh sulla sua pagina Facebook, postando le foto dell’unica strada tra l’Artsakh e l’Armenia bloccata dai blindati azeri: «Artsakh si trova sotto il blocco azero da 191 giorni e durante questo periodo il movimento molto limitato di persone e beni umanitari è stato organizzato esclusivamente dalla Croce Rossa e dalle forze di mantenimento della pace russe.

Da 6 giorni ormai i 120.000 abitanti dell’Artsakh sono in completo isolamento e assedio, senza alcun rifornimento e movimento nemmeno da parte della Croce Rossa e delle forze di mantenimento della pace russe.

Le foto mostrano come, nei giorni scorsi, i mezzi blindati azeri abbiano bloccato l’unica strada tra l’Artsakh e l’Armenia nei pressi del loro posto di blocco illegalmente installato. Questa è la loro garanzia di “libera circolazione”, quindi stanno ingannando il mondo intero, dicendo che non c’è blocco?

L’Artsakh sta rapidamente cadendo nell’abisso di una catastrofe umanitaria e di sicurezza, e ogni Stato deve assumersi la responsabilità e prevenire la tragedia imminente, e non scaricare la responsabilità sugli altri.

Ci aspettiamo i passi più urgenti ed efficaci da Armenia, Russia, Stati Uniti, Francia, Unione Europea, Nazioni Unite e tutti gli altri attori, così come dagli armeni di tutto il mondo, una grande pressione da tutte le parti».
Il Ministero della Difesa della Repubblica di Armenia comunica che ieri alle ore 15.50 le unità delle forze armate dell’Azerbajgian hanno aperto il fuoco contro le posizioni di difesa dell’Armenia vicino a Nerkin Hand e Srashen.

La delegazione della Sottocommissione per la sicurezza e la difesa del Parlamento europeo, guidata dal Presidente Nathalie Loiseau si è unita alla Missione dell’Unione Europea in Armenia per un pattugliamento programmato al Corridoio di Lachin, ha twittato la Missione dell’Unione Europea in Armenia (EUMA).

Nathalie Loiseau: abbiamo visto con i nostri occhi il blocco completo e illegale del Corridoio di Lachin da parte dell’Azerbajgian

Il blocco del Corridoio di Lachin è illegale e deve essere fermato, ha dichiarato il Presidente della Sottocommissione per la sicurezza e la difesa del Parlamento europeo, Nathalie Loiseau, riaffermando la posizione del Parlamento europeo sulla questione del blocco del Corridoio di Lachin. Ha osservato che gli Europarlamentari sono venuti in Armenia per esprimere il loro sostegno ai processi democratici e alle riforme a cui hanno assistito nel corso degli anni, nonché a tutti gli sforzi orientati alla pace volti all’idea di stabilire la pace con il vicino Azerbaigian:
«Volevamo assicurarci e valutare noi stessi la situazione e anche vedere come sta lavorando la missione civile dell’Unione europea, che opera lungo il confine da quattro mesi. Ieri abbiamo avuto un incontro con i funzionari a Yerevan, tra cui il Primo Ministro, Nikol Pashinyan, e altri funzionari di alto rango. Oggi siamo stati a Goris, dove abbiamo incontrato il Governatore di Syunik, il Capo della comunità di Goris, residenti del Nagorno-Karabakh in Armenia e abbiamo parlato con loro della guerra dei 44 giorni e del blocco del Corridoio di Lachin.
Ci siamo anche avvicinati all’ingresso del Corridoio di Lachin e abbiamo visto con i nostri occhi il blocco completo e illegale del Corridoio di Lachin da parte dell’Azerbaigian. Abbiamo sentito parlare del numero crescente di incidenti armati e dell’invasione del territorio sovrano dell’Armenia. Abbiamo appreso dell’incidente a Yeraskh, dove sono stati presi di mira i civili. Abbiamo anche appreso dell’incidente all’ingresso del Corridoio di Lachin, dove gli Azeri hanno cercato di alzare una bandiera. Vorrei inviare un messaggio forte: per quanto l’Armenia sia devota alla pace, l’Azerbajgian è obbligato a presentare la prova che è anche devota alla pace. L’Unione Europea sta compiendo sforzi per facilitare i contatti tra le leadership di Armenia e Azerbajgian».

Secondo Nathalie Loiseau, l’Unione Europea sta compiendo sforzi per ridurre la tensione e la presenza della missione dell’Unione Europea in Armenia dovrebbe contribuire a ridurre tali tensioni:
«Come sapete, una volta che un Paese decide di iniziare una guerra, per fermarla è necessaria la buona volontà di entrambi i Paesi. È giunto il momento per stabilire una pace duratura. Voglio riaffermare la posizione del Parlamento Europeo: il blocco del Corridoio di Lachin è illegale e deve essere fermato. I diritti e il benessere degli Armeni del Nagorno-Karabakh devono essere protetti e la sovranità e l’integrità territoriale dell’Armenia devono essere rispettate. Porterò questo messaggio con me a Brussel, testimonierò di ciò che abbiamo visto e sentito mentre eravamo in Armenia.
Poiché il blocco del Corridoio di Lachin è illegale, invio anche un messaggio agli ambasciatori europei accreditati a Baku: se l’Azerbajgian li invita a un posto di blocco costituito illegalmente, dovrebbero astenersi dall’accettare l’invito, rimanendo fedeli ai termini della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia».

In precedenza, il Servizio di guardia di frontiera del Servizio di sicurezza nazionale della Repubblica di Armenia ha riferito che il 15 giugno 2023, intorno alle ore 08.40, un gruppo di soldati del Servizio di guardia di frontiera dell’Azerbajgian ha tentato di avanzare verso il ponte Hakari per issare una bandiera sul territorio della Repubblica di Armenia. Si noti che, a seguito delle misure adottate dalla parte armena, è stata impedita l’avanzata dei militari azeri e il tentativo di issare una bandiera sul territorio della Repubblica di Armenia. In uno dei video diffusi su Internet, si è visto come l’esercito azero, accompagnato dalle forze di mantenimento della pace russe, ha cercato di issare la bandiera azera sul ponte Hakari. Successivamente, durante un incontro tenutosi presso il Ministero degli Esteri dell’Armenia, all’Ambasciatore russo in Armenia, Sergey Kopirkin, è stata presentata la forte insoddisfazione dell’Armenia per l’incidente che ha coinvolto le forze di mantenimento della pace russe vicino al ponte Hakari.

La Russia chiede a Yerevan di non ritirarsi dal lavoro nel formato trilaterale e a Baku di prendere provvedimenti per lo sblocco del Corridoio di Lachin, ha dichiarato Maria Zakharova, Portavoce del Ministero degli Esteri russo, durante la Conferenza Stampa odierna. «L’interruzione delle attività di Yerevan ha un impatto negativo sulla situazione nella regione e porta all’aggravamento della situazione sul campo. E chiediamo a Baku di prendere provvedimenti per sbloccare il Corridoio di Lachin e di non tenere la popolazione del Karabakh ostaggio delle differenze politiche con Yerevan». Zakharova ha inoltre affermato che Mosca continua a lavorare attraverso le forze di mantenimento della pace russe per il completo sblocco del Corridoio di Lachin e si aspetta che le parti armena e azera rispettino tutti gli obblighi assunti dall’accordo tripartito del 9 novembre 2020. «È rilevante come lo era prima», ha aggiunto Zakharova.

54 membri del Congresso degli Stati Uniti, guidati dalla deputata Barbara Lee, hanno inviato una lettera al Segretario di Stato, Antony Blinken, chiedendo al governo del Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, di interrompere gli aiuti militari all’Azerbajgian, di sostenere l’Artsakh e di opporsi al blocco dell’Artsakh da parte dell’Azerbajgian e all’aggressione anti-armena.

La retorica aggressiva dell’Azerbajgian aumenta le tensioni nella regione

Il Primo Ministro armeno, Nikol Pashinyan, ha ricevuto la delegazione della Sottocommissione per la sicurezza e la difesa del Parlamento europeo, guidata dal Presidente, Nathalie Loiseau.

Pashinyan ha sottolineato la stretta collaborazione dell’Armenia con il Parlamento europeo e ha elogiato la risoluzione adottata da quest’ultimo per garantire il funzionamento ininterrotto del Corridoio di Lachin. Pashinyan ha espresso fiducia che questa visita dei membri della delegazione del Parlamento europeo contribuirà a valutare la situazione nella regione. Ha aggiunto che la crisi umanitaria in Nagorno-Karabakh sta peggiorando a causa del blocco illegale del Corridoio di Lachin da parte dell’Azerbajgian, poiché la consegna delle forniture alimentari è stata bloccata per diversi giorni. In questo contesto, ha sottolineato l’ingresso di una missione conoscitiva internazionale nel Corridoio di Lachin e nel Nagorno-Karabakh. Ha concluso che l’Azerbajgian continua la sua retorica aggressiva e le violazioni del cessate il fuoco, che aumentano la tensione nella regione.

Da parte sua, Loiseau ha sottolineato la necessità di misure per garantire la pace e la stabilità nella regione, nonché per ridurre i rischi di tensioni. A questo proposito, gli interlocutori hanno evidenziato le attività della Missione europea di monitoraggio civile in Armenia.

Si è fatto riferimento anche alla possibilità di sbloccare le infrastrutture di trasporto regionale e la delimitazione delle frontiere. Pashinyan ha presentato le posizioni della parte armena su questi temi.

Sono state inoltre scambiate riflessioni sull’andamento delle riforme istituzionali in corso di attuazione in Armenia e sui programmi futuri con l’assistenza dell’Unione Europea, nonché sul processo di normalizzazione delle relazioni armeno-turche.

Il Ministero della Difesa della Repubblica di Armenia comunica che ieri alle ore 16.30, le unità delle forze armate dell’Azerbajgian, partner affidabile di Ursula von der Leyen, hanno nuovamente aperto il fuoco con armi leggere di diverso calibro contro l’impianto metallurgico in costruzione con investimenti stranieri a Yeraskh. Nel cantiere sono state issate le bandiere dell’Armenia e degli Stati Uniti.

«Il Fronte per la sicurezza e lo sviluppo dell’Artsakh condanna fermamente l’abbandono da parte della comunità internazionale dell’Artsakh nell’assedio totale. Il blocco dell’unica strada che collega l’Artsakh all’Armenia ha comportato l’impossibilità di trasportare pazienti in condizioni critiche e beni umanitari essenziali. Questa negligenza, unita alla mancanza di conseguenze per le violazioni del diritto internazionale da parte dell’Azerbajgian, mette in mostra i doppi standard e mette a repentaglio la sicurezza delle popolazioni indigene e il loro diritto all’autodeterminazione. Chiediamo un’azione immediata da parte delle forze di mantenimento della pace russe per sbloccare il Corridoio di Lachin, in conformità con le disposizioni della dichiarazione tripartita del 9 novembre 2020. Chiediamo alle organizzazioni armene, ai compatrioti globali e alle strutture nazionali di protestare contro il disastro in corso nell’Artsakh. Inoltre, esortiamo i governi e i parlamenti di tutto il mondo ad applicare sanzioni internazionali contro l’Azerbajgian» (Ruben Vardanyan, 20 giugno 2023).

Il blocco azero costituisce un crimine di guerra ai sensi del diritto internazionale
L’inazione e l’indifferenza infatti incoraggiano le azioni genocide dell’Azerbajgian

Il Ministero degli Esteri della Repubblica di Artsakh ha rilasciato una dichiarazione sul blocco completo del Corridoio di Berdzor (Lachin) da parte dell’Azerbajgian in violazione degli obblighi internazionali:
«Per il settimo giorno, dal 15 giugno, l’Azerbajgian ha bloccato completamente la consegna di tutti i tipi di merci umanitarie alla Repubblica di Artsakh attraverso il Corridoio di Lachin, compresi cibo e medicine, effettuate dalle forze di mantenimento della pace russe e dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, privando così deliberatamente i 120.000 abitanti dell’Artsakh, tra cui donne, bambini e anziani, dei mezzi minimi di sussistenza.
Sottolineiamo che il blocco completo e arbitrario del Corridoio di Lachin, in particolare l’ostruzione deliberata della consegna di carichi umanitari da parte delle forze di mantenimento della pace russe e del Comitato Internazionale della Croce Rossa, per i bisogni primari della popolazione dell’Artsakh sotto assedio, è considerato un crimine di guerra ai sensi del diritto internazionale. In sostanza, l’Azerbajgian è passato dalla palese violazione delle disposizioni della Dichiarazione trilaterale del 9 novembre 2020 e dal completo disprezzo dell’ordinanza giuridicamente vincolante della Corte Internazionale di giustizia del 22 febbraio 2023 ad azioni che equivalgono a un crimine di guerra.
Ricordiamo che il Corridoio di Lachin, previsto dalla Dichiarazione trilaterale dei leader di Russia, Armenia e Azerbajgian del 9 novembre 2020, che stabilisce, tra l’altro, il controllo esclusivo del Corridoio da parte delle forze di mantenimento della pace russe, funziona da tempo sei mesi con restrizioni severe e arbitrarie imposte dall’Azerbajgian ed è stato utilizzato solo per il passaggio di veicoli del Comitato Internazionale della Croce Rossa e delle forze di mantenimento della pace russe. Il 15 giugno, dopo una deliberata provocazione con la bandiera azera sul ponte Hakari, l’Azerbajgian ha chiuso completamente il Corridoio, anche bloccando la strada con veicoli blindati. Pertanto, il movimento in entrambe le direzioni attraverso il Corridoio è stato ora bloccato per i rappresentanti del Comitato Internazionale della Croce Rosse e delle forze di mantenimento della pace russe, che hanno consegnato rifornimenti essenziali alla Repubblica dell’Artsakh.
Il blocco completo e l’isolamento della Repubblica di Artsakh dal mondo esterno esacerbano la crisi umanitaria e prepara un terreno fertile per l’escalation dei continui crimini contro l’umanità e del crimine di genocidio dell’Azerbajgian. Bloccando completamente il Corridoio di Lachin, che è l’unica Strada della Vita per il popolo dell’Artsakh, l’Azerbajgian ha effettivamente portato ad un nuovo livello la sua politica mirata di pulizia etnica dell’Artsakh e distruzione del suo popolo in quanto tale.
Non c’è dubbio che lo scopo iniziale dell’istituzione illegale del controllo azero sul Corridoio di Lachin sia stato il suo successivo blocco e utilizzo come mezzo per condurre la sua politica aggressiva e genocida contro il popolo dell’Artsakh. Infatti, il Corridoio di Lachin, originariamente destinato a collegare l’Artsakh con il mondo esterno e come una delle garanzie della normale attività di vita della sua gente, viene utilizzato dall’Azerbajgian come strumento politico-militare per compiere azioni aggressive contro la Repubblica di Artsakh e i suoi cittadini.
La deliberata fame di 120.000 persone, tra cui donne, bambini e anziani, infliggendo loro insopportabili sofferenze quotidiane, nonché l’imposizione della volontà dell’Azerbajgian con l’uso o la minaccia della forza, richiede alla comunità internazionale di adottare urgenti ed efficaci misure di esecuzione volte a prevenire massicce violazioni dei diritti del popolo dell’Artsakh.
Chiediamo con forza che tutti i membri responsabili della comunità internazionale prendano le necessarie misure collettive e individuali per fermare i crimini internazionali in corso commessi dall’Azerbajgian e per prevenire una catastrofe che minacci il popolo dell’Artsakh di genocidio. Riteniamo inoltre opportuno che il Comitato Internazionale della Croce Rossa e altre strutture internazionali e organizzazioni per i diritti umani pertinenti valutino adeguatamente la situazione e sollecitino le autorità azere a rispettare il diritto del popolo dell’Artsakh all’assistenza umanitaria e alla protezione internazionale. Notiamo che l’inazione e l’indifferenza di fatto incoraggiano le azioni genocide dell’Azerbajgian».

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]

Da Torre Pellice in Armenia, lungo la Via della Seta (piazzapinerolese 21.06.23)

Da Torre Pellice ad Aruch, in Armenia, per la missione archeologica di Aruch e dell’incastellamento della Via della Seta con Ismeo, l’Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente.

È cominciata con una ‘fotogrammetria’ l’ultima ‘avventura’ di Alessandro Vaio, quarant’anni compiuti lo scorso undici novembre, archeologo di Torre Pellice:

“Per prima cosa mi sono occupato di fare la fotogrammetria di tutto il ‘castello’, che in realtà sono dei ruderi a lato del paesello. Quasi sempre si tratta di un doppio lavoro: con l’aiuto di un drone, si fa una scansione dell’intera area, per poi montare le foto con un software apposito, in modo da avere un’unica grossa foto dell’intera area – spiega Vaio –. Sul terreno si prendono i punti principali e li si posiziona in modo georiferito, basandosi sui dati Gps e del geoportale nazionale, poi questi punti si incollano sopra la foto dell’intera area, ottenendo così una foto georiferita”.

La cittadina di Aruch si trova in una piana stepposa caratteristica del basso Caucaso, in posizione strategica lungo la Via della Seta, tra quelle che furono le grandi capitali storiche dell’Armenia in epoca tardo-antica e medievale, Dvin e Ani.

“La nostra principale zona di interesse in questo mese di giugno, è quella del ‘castello’ diroccato, nei pressi del Caravanserraglio” prosegue Vaio.

Il Caravanserraglio, fra i punti di interesse dei turisti in visita ad Aruch, era una sorta di albergo primitivo che accoglieva le carovane in Oriente, e rappresenta un’ulteriore conferma dell’importanza strategica e commerciale della località.

L’obiettivo dello studio è quello di realizzare un’indagine, sia sotto il profilo militare che il profilo commerciale, dei complessi fortificati delle regioni caucasiche e la loro evoluzione storica all’interno dei sistemi di connettività a lunga percorrenza dell’Eurasia, in particolare in epoca tardo-antica e medievale.

Questo consentirà anche l’elaborazione di una carta archeologica della viabilità e del sistema fortificato dell’area.

“Si tratta di un progetto giunto al suo secondo anno di attività, e ne sono previsti in tutto cinque, che andranno confermati di anno in anno – illustra Vaio – Tra il XIII e il XII Secolo a.C. Il Regno Armeno ha cambiato una decina di capitali, quindi non dobbiamo aspettarci di trovare oggetti belli da esposizione, perché ogni volta che una Capitale veniva abbandonata per spostarsi in un’altra, logicamente si portavano dietro tutti gli oggetti di valore; però la zona potrebbe essere stata colpita da alluvioni, quindi non si esclude che possano ritrovarsi reperti, seppur non in perfetto stato di conservazione. La cosa importante è che l’intero progetto, nel corso degli anni, darà un importante contributo alla valorizzazione del patrimonio monumentale del territorio, e conseguentemente alla sua promozione turistica”.

Per ulteriori dettagli sulla missione Ismeo, è possibile seguire il sito ufficiale a questo link.

“È quasi un tabù asserirlo, ma noi archeologi di fatto siamo scienziati. Fra le nostre competenze ci sono anche storia dell’arte, geologia, botanica, antropologia… Di fatto, complessivamente, siamo scienziati ‘sul campo’ – si racconta Vaio –. Io ho scelto questo mestiere perché soddisfa la mia voglia di avventura. Sono curioso e amo andare a zonzo e scoprire il mondo”.

E sono davvero molti e variegati i viaggi compiuti da lui, che, fra le altre passioni, coltiva anche quella per la fotografia naturalistica e storica, com’è possibile ammirare sul suo sito Internet.