Cultura: Città dell’uomo, il 19 dicembre incontro a Romans d’Isonzo con mons. Zekiyan (SIR 13.12.25)

“Testimone di speranza fra Oriente e Occidente”: è il titolo dell’incontro promosso dall’associazione Città dell’uomo unitamente all’unità pastorale Magnificat di Romans d’Isonzo che si terrà venerdì 19 dicembre (ore 20.30) a Romans d’Isonzo (Gorizia). Ospite dell’evento mons. Boghos Levon Zekiyan, già arcivescovo degli armeni cattolici di Istanbul. Professore ordinario in quiescenza dell’Università Cà Foscari di Venezia, il presule è presidente dell’Associazione culturale Padus Araxes, studioso e autore di pubblicazioni e traduzioni dalla lingua armena come l’opera su Gregorio di Narek, a cui sta lavorando da qualche anno e di cui è uscito il volume delle Lamentazioni. “Conoscitore di numerose lingue e culture, mons. Zekiyan – spiegano i promotori – rappresenta un ponte fra Oriente ed Occidente nel suo affaccio oltre confini e dimensioni settoriali per approdare ad uno sguardo universale ricco di sapienza, spiritualità e bellezza. Riconoscendosi nell’appartenenza identitaria armena, mons. Zekiyan sintetizza in sé il bagaglio di esperienze e relazioni che lo hanno portato a vivere a stretto contatto con religioni diverse, a mediare con governi e legislazioni dissimili, ad affrontare contesti sociali difformi. Un incontro che apre orizzonti e vuole dispensare semi di speranza in questo nostro mondo che è alla disperata ricerca di senso”.

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Quarto volume della rivista “Armeniaca. International Journal of Armenian Studies”

Si segnala l’uscita del quarto volume della rivista “Armeniaca. International Journal of Armenian Studies”, pubblicato dalle Edizioni Ca’ Foscari di Venezia.
Il volume è liberamente accessibile a questo indirizzo:

Pashinyan chiede una road map congiunta con l’Azerbaigian per risolvere la questione del Karabakh (TRT 12.12.25)

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha proposto all’Azerbaigian l’adozione di una roadmap congiunta per porre fine alla questione del Nagorno Karabakh.

In una conferenza stampa in Germania, riportata giovedì dall’agenzia statale Armenpress, Pashinyan ha dichiarato: «Rivolgo una proposta diretta all’Azerbaigian: sediamoci al tavolo e definiamo insieme una roadmap su come risolvere questa questione».

Le sue parole giungono in risposta alla dichiarazione rilasciata martedì dal Ministero degli Esteri azero riguardo all’agenda strategica adottata all’inizio del mese dall’Armenia e dall’Unione Europea. Baku aveva criticato il riferimento nel documento agli “armeni del Karabakh sfollati a seguito delle operazioni militari azere”.

L’Azerbaigian aveva inoltre contestato la definizione di questo gruppo come “rifugiati”, descrivendola come «un chiaro esempio di pregiudizio contro l’Azerbaigian».

«Non dobbiamo riavviare il movimento del Karabakh»

Definendo il tema del “ritorno degli armeni nel Karabakh” come una questione delicata, il primo ministro Nikol Pashinyan ha sostenuto che la sua risoluzione significherebbe, nel lungo periodo, «eliminare qualsiasi potenziale situazione di conflitto».

«Ho detto anche alla nostra popolazione del Karabakh che un ritorno non è realistico», ha aggiunto.

Pashinyan ha inoltre affermato: «Se continuiamo a insistere sull’agenda del ritorno, ciò significherebbe riavviare il movimento del Karabakh. Ma io ho detto chiaramente che non dobbiamo riavviare il movimento del Karabakh. Quel movimento è finito, e qualsiasi tentativo di riportarlo in vita è inutile».

Il premier armeno ha poi osservato: «Allo stesso tempo, in Armenia vediamo che l’Azerbaigian continua a usare l’espressione — difficilmente comprensibile — di “Azerbaigian occidentale”».

Baku non ha ancora rilasciato una dichiarazione ufficiale sulla proposta.

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ARMENIA-AZERBAIJAN/ La pace trumpiana crea “nuovi” spazi ma deve tener buona la Russia (Il Sussidiario 11.12.25)

Armenia e Azerbaijan hanno fatto pace grazie all’intervento di Trump. Ora operano gli interessi (anche turchi) per un corridoio commerciale Asia-Europa

Trump fa da paciere tra Armenia e Azerbaijan. E spiana la strada verso l’utilizzo del corridoio di Zangezur, da sempre conteso tra armeni e azeri, come parte di un corridoio più ampio che mette in comunicazione Asia ed Europa e che potrebbe costituire una valida alternativa per le merci che passano dal Mar Nero e dal canale di Suez.

Gli americani, però, osserva Valeria Giannottadirettore scientifico dell’Osservatorio Turchia del CeSPI, sempre più legati ai turchi non solo nella regione mediorientale ma anche nell’Asia centrale, devono stare attenti a non calpestare gli interessi dei russi e non devono perdere d’occhio la Cina, con la quale l’Azerbaijan ha buonissimi rapporti. L’area, insomma, ha equilibri fragili, che forse anche un corridoio commerciale potrebbe contribuire a rafforzare.

Armenia e Azerbaijan sembrano avere imboccato la strada della pace: come si è arrivati a un accordo e quali conseguenze avrà?

Ad agosto di quest’anno l’America si è inserita nelle negoziazioni in corso fra Armenia e Azerbaijan intavolate dopo la guerra del Nagorno Karabakh, fino a firmare un accordo a Washington, presenti Trump, il presidente azero Aliyev e il primo ministro armeno Pashinyan. È stato avviato una specie di meccanismo tripartitico, in cui l’America fa un po’ da ponte, da sponda e da garante. Sono state cancellate le restrizioni da parte americana che gravavano sull’Azerbaijan e il passaggio delle merci cargo tra i territori armeni e azeri è stato liberalizzato. Anche dal punto di vista politico il dialogo non avviene più in zone neutre: l’ultimo incontro, infatti, si è tenuto in Armenia.


Si sta lavorando ancora sull’accordo?

Tra America e Azerbaijan si sono costituiti dei gruppi di lavoro che si incontrano a scadenza regolare e si danno come deadline un periodo di sei mesi: tendono a regolare materie cruciali come possono essere l’energia e i trasporti. Ad oggi il processo di pace sembra proseguire in un nuovo clima, molto più positivo. La vera questione pendente ora è quella della riforma costituzionale da parte dell’Armenia, per cui si andrà a referendum nel 2026, in cui si riconosce il Nagorno Karabakh come azero.

Una delle questioni aperte fra i due Stati è quella del corridoio di Zangezur nella zona dell’enclave armena del Nakhchivan, che si trova tra Azerbaijan e Turchia. Su questo gli americani stanno trattando con gli armeni con l’impegno di tenere informati gli azeri. Perché questo corridoio è così importante?

Accordo Armenia-Azerbaijan
Pace tra Armenia-Azerbaijan: il premier Nikol Pashinyan con il presidente Ilham Aliyev ad Abu Dhabi (ANSA-EPA 2025)

A parte i malumori da parte armena per la denominazione del corridoio (Zangezur) perché è un nome tendenzialmente azero, si tratta di un passaggio funzionale a tutta la linea logistica Est-Ovest, cruciale anche per la Turchia, l’Europa e gli Stati Uniti. Siamo in un contesto in cui l’Azerbaijan è riconosciuto come attore chiave nella regione: è negoziatore tra Israele e Siria e punto di riferimento per USA ed Europa, non solo per quanto riguarda la questione energetica, ma soprattutto come attore di stabilizzazione. D’altra parte, è forse l’unico Paese del Mediterraneo allargato che non è circondato da sacche di tensione.

Ma i rapporti tra Armenia e Azerbaijan sono davvero cambiati?

Gli azeri hanno appena organizzato a Vienna la conferenza sugli studi dell’Azerbaijan alla quale per la prima volta c’erano anche esponenti armeni, studiosi e giornalisti: è la cartina al tornasole del cambio di approccio.

Quali sono i piani per il corridoio di Zangezur?

È parte importante del Middle Corridor, che passa dal Nakhchivan, si unisce alla Turchia e arriva in Azerbaijan e Asia centrale ed è un corridoio multimodale, con autostrade, porti e ferrovie per connettere tutti i Paesi dell’Asia centrale con l’Europa. Una via commerciale sulla quale, tenendo conto dei conflitti in corso, si sta investendo come alternativa al Mar Nero e al canale di Suez. Già ora in questa zona ci sono opere che sono un punto di riferimento: la linea ferroviaria tra Azerbaijan, Turchia e Georgia e a livello energetico il Southern Corridor, che passa sempre da Azerbaijan e Turchia. Il progetto del Middle Corridor, però, riguarda tanti Paesi: bisognerà uniformare gli investimenti nelle infrastrutture.

Questo progetto conferma l’asse Turchia-USA nel Medio Oriente? E la Russia, tradizionale alleato dell’Armenia, che ruolo ha: passa in secondo piano?

L’asse Turchia-USA si conferma anche con il nuovo asse tra Azerbaijan e Stati Uniti. La Turchia è unita storicamente all’Azerbaijan, tanto è vero che si definiscono una nazione con due Stati diversi. La Russia potrebbe costituire un problema se, vedendo che perde margini di influenza, non le viene dato nulla in cambio. Bisogna cercare di non contrariarla, soprattutto in relazione a quella fascia di Paesi come Uzbekistan, Kazakistan, Tajikistan, che gravitavano sotto l’Unione Sovietica.

Tra russi e americani, però, in questo momento sembrano esserci buoni rapporti: Washington ne terrà conto anche nella gestione del dossier Armenia-Azerbaijan?

Credo di sì. Se leggiamo il nuovo rapporto sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti vediamo che la Russia non è più considerata un nemico. Il grande problema di Mosca è lo stesso che per certi versi ha portato al conflitto con l’Ucraina: non vuole noie in quelle che considera le proprie sfere di influenza. Insomma, siamo in uno scacchiere in cui l’equilibrio di potere deve essere mantenuto il più possibile. In questo contesto, comunque, c’è da tenere conto anche della Cina, con la quale l’Azerbaijan ha rapporti ottimi. Ci sono delle convergenze ma anche degli equilibri molto fragili. Penso, tuttavia, che la Russia non abbia interesse a rovinare i piani degli altri se gli altri non rovinano i suoi.

(Paolo Rossetti)

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“I baroni di Aleppo”: a Salerno la storia di una famiglia armena e del celebre hotel (SalernoToday 10.12.25)

A Salerno si tiene la presentazione del libro I baroni di Aleppo (Marlin editore), scritto dai giornalisti Flavia Amabile e Marco Tosatti. L’evento è in programma giovedì 11 dicembre alle ore 19.30 presso la Libreria Imagine’s Book, situata in Corso Garibaldi 142. Durante l’incontro, l’autrice dialogherà con il giornalista e scrittore Paolo Romano.

Il libro

Il volume ripercorre la storia del Medio Oriente dall’inizio del Novecento fino ai giorni nostri, filtrata attraverso le vicende della famiglia armena Mazloumian. La narrazione prende avvio in Anatolia nella seconda metà dell’Ottocento, quando i protagonisti sono costretti a lasciare la propria terra per sfuggire al genocidio armeno e rifugiarsi ad Aleppo. Qui, nel 1911, il patriarca Krikor fonda il Baron’s, destinato a diventare il primo albergo della regione. La struttura assume presto un ruolo centrale, complice l’arrivo del treno Orient-Express l’anno successivo, trasformandosi in un punto di riferimento strategico. Tra gli episodi storici riportati nel testo figurano il passaggio di Agatha Christie, che sulla terrazza dell’hotel scrisse Assassinio sull’Orient Express, e il ruolo dell’albergo durante la prima guerra mondiale come nascondiglio per le prove del genocidio armeno. Il libro analizza infine il declino della struttura, iniziato dopo la seconda guerra mondiale con la fine del mandato francese e proseguito con la nazionalizzazione in seguito al colpo di stato siriano del 1966, fino agli sforzi dell’ultimo erede, Armen, per mantenere l’attività durante la guerra civile scoppiata nel 2012.


“I baroni di Aleppo”: a Salerno la storia di una famiglia armena e del celebre hotel
https://www.salernotoday.it/eventi/cultura/baroni-aleppo-amabile-imagines-book-corso-garibaldi.html
© SalernoToday

Comunicato stampa – La rinascita del vino armeno raccontata nel nuovo libro Vini armeni

Un ponte di pace e vicinanza tra popoli, Seborga accende “L’albero della solidarietà Italia-Armenia” (SanremoNews 09.12.25)

Un albero della solidarietà è stato posizionato e acceso in piazza Martiri della Libertà a Seborga in occasione delle festività natalizie con l’intento di creare un ponte di pace e vicinanza tra Italia e Armenia.

Alto undici metri è stato decorato con luci solari e con palline trasparenti che contengono i disegni dei bambini del comprensorio scolastico ligure e degli armeni rifugiati, che sono stati costretti a lasciare le proprie case durante l’attacco dell’Azerbaijan. L’albero rappresenta i colori della bandiera dell’Armenia e parla di solidarietà, di bambini che hanno perso tutto e di altri bambini che decidono di non lasciarli soli. L’iniziativa, realizzata dalle scuole del territorio, come l’Istituto Comprensivo di Vallecrosia e della val Verbone (San Biagio, Perinaldo, Soldano) e dei bambini di Seborga, insieme a LumiBear S.R.L., Pro Seborga, gli Scout di Taggia, la Regione Liguria e in collaborazione con l’UNHCR Armenia e l’Ambasciata Italiana a Yerevan, rappresenta perciò un simbolo potente di vicinanza tra popoli. Un modo per sostenere i bambini e le famiglie armene rifugiate che hanno perso case e villaggi e creare un ponte di pace dalla Liguria a Yerevan.

All’inaugurazione erano presenti The Scouts del comprensorio, l’arpa celtica con Monica Zantedeschi, i bambini che hanno cantato insieme creando un’atmosfera magica e intensa, la principessa Nina, il consigliere regionale Veronica Russo e il sindaco di Vallecrosia Fabio Perri. “Ho avuto il piacere di partecipare, in rappresentanza della Regione Liguria, all’inaugurazione dell’Albero di Natale solidale Italia–Armenia, un progetto ricco di significato che unisce la nostra Riviera ai bambini rifugiati armeni attraverso il linguaggio universale della creatività” – afferma il consigliere regionale Veronica Russo – È un’iniziativa che ho seguito fin dalla sua nascita, passo dopo passo, vedendola crescere fino a diventare un simbolo concreto di solidarietà e collaborazione tra comunità lontane ma profondamente vicine nei valori. Un grazie speciale a Flavio Gorni e a LumiBear S.R.L. per aver dato vita a questo progetto ma soprattutto ai bambini dell’Istituto Comprensivo di Vallecrosia, che con le loro palline decorate hanno portato sull’albero colore, speranza e un messaggio che va ben oltre i confini geografici”.

L’albero si potrà ammirare fino al 6 gennaio e poi verrà ripiantato in un luogo privato dove potrà continuare a vivere. “Ho partecipato con grande piacere all’inaugurazione dell’Albero di Natale solidale Italia–Armenia a Seborga, un progetto che porta con sé un messaggio di pace, condivisione e vicinanza tra comunità diverse. Desidero ringraziare Flavio Gorni e LumiBear S.R.L. per l’invito, ma soprattutto i bambini e gli insegnanti dell’Istituto Comprensivo di Vallecrosia, che hanno contribuito con entusiasmo alla realizzazione delle decorazioni dell’albero” – commenta il sindaco di Vallecrosia Fabio Perri – “Vedere le loro creazioni esposte accanto ai disegni dei bambini rifugiati armeni è stato emozionante e profondamente significativo. Un gesto semplice ma capace di costruire un ponte simbolico tra la nostra città e chi vive situazioni difficili, ricordandoci quanto i più piccoli possano essere ambasciatori naturali di solidarietà”.

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Russia: Merz in Armenia, ‘Mosca non interferisca in elezioni’ (AdnKronos 09.12.25)

Mosca, 9 dic. (Adnkronos/Afp) – il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha messo in guardia da una possibile ingerenza russa nelle elezioni parlamentari armene del prossimo anno, affermando che Mosca sta cercando di impedire legami più stretti tra la nazione caucasica e la Ue. “È diventata una triste normalità che le elezioni vengano attaccate dai nemici della democrazia”, ​​ha affermato Merz in una conferenza stampa a Berlino insieme al suo omologo armeno Nikol Pashinyan, accusando la Russia di “cercare di spaventare gli elettori in Armenia” e di “diffondere falsità sugli obiettivi e i valori dell’Unione Europea” attraverso “disinformazione e sabotaggio”. “Non è solo l’Europa che la Russia sta cercando di destabilizzare con mezzi ibridi, ma anche l’Armenia”, ha aggiunto.

Esclusiva, Armenia e Azerbaigian: “La pace è irreversibile, ora al lavoro per aumentare la fiducia” (Euronews 09.12.25)

In quella che hanno definito “un altro mattone nel muro della fiducia”, i rappresentanti dell’Armenia e dell’Azerbaigian hanno rivelato a Euronews come è iniziato il processo di pace e il futuro comune dei due Paesi

L’Armenia e l’Azerbaigian hanno ribadito il loro impegno a collaborare per trasformare l’intero panorama del Caucaso meridionale dopo decenni di conflitto, in un’intervista congiunta a Euronews durante il Doha Forum in Qatar.

In quello che fino a poco tempo fa sembrava un obiettivo impossibile e in una regione a lungo segnata dalla guerra, i due Paesi hanno trovato un terreno comune non solo per raggiungere la pace, ma anche per cooperare in ambito economico.

Per la prima volta, gli esponenti dei due Paesi, che rappresentano le rispettive leadership, hanno parlato di come abbia avuto inizio il processo di pace e come abbiano continuato a costruire una cooperazione economica che sta ridisegnando lo spazio eurasiatico.

Hikmet Hajiev, assistente del presidente dell’Azerbaigian, e Armen Grigoryan, segretario del Consiglio di sicurezza dell’Armenia, hanno dichiarato di aver iniziato i colloqui nel 2020 con il supporto dell’Unione europea.

L’ultimo scontro tra i due Paesi era culminato con lo storico accordo di pace tra il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, e il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, con la mediazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Grigoryan ha aggiunto che “le leadership stavano riflettendo su come portare pace e stabilità nella regione”, il che ha poi portato alle discussioni su “come istituzionalizzare la pace e andare avanti”.

“Il successo è grande e lo stiamo celebrando”, ha dichiarato il rappresentante armeno.

“La pace è come un bene strategico”

“In tutti i conflitti, le parti non si fidano l’una dell’altra. Ma noi abbiamo lavorato per risolvere questo aspetto. Come diceva una famosa canzone, è un altro mattone nel muro e abbiamo cercato di costruire questo muro di fiducia“, ha aggiunto Grigoryan.

Il rappresentante dell’Azerbaigian ha aggiunto che il processo di pace congiunto è una “storia di successo, in un contesto globale di conflitti e di guerre”.

Poiché “questo capitolo del conflitto è stato chiuso, con una vera pace sul terreno“, l’Azerbaigian e l’Armenia stanno intraprendendo insieme una massiccia espansione economica della regione.

“Siamo certi che i progetti economici regionali aumenteranno l’interdipendenza e rafforzeranno la pace“, ha dichiarato il rappresentante dell’Armenia.

“Ci stiamo muovendo in questa direzione e la prova è che io e Hikmet siamo seduti insieme qui a Doha“, ha detto Grigoryan.

Entrambi i rappresentanti hanno sottolineato che l’attuale processo di pace è pensato “per le generazioni future”, che la pace è “irreversibile” e che i due Paesi stanno lavorando su “misure di rafforzamento della fiducia”.

Hikmet Hajiev, assistente del presidente dell'Azerbaigian, e Armen Grigoryan, segretario del Consiglio di sicurezza dell'Armenia, parlano con Jane Witherspoon di Euronews a Doha, 9 dicembre 2025.
Hikmet Hajiev, assistente del presidente dell’Azerbaigian e Armen Grigoryan, segretario del Consiglio di sicurezza dell’Armenia, parlano con Jane Witherspoon di Euronews a Doha, 9 dicembre 2025 Euronews

La trasformazione della regione è ora l’obiettivo di entrambi i Paesi, poiché “la pace è come un bene strategico”, hanno concordato.

“Il grande e bellissimo accordo raggiunto a Washington”, come lo ha definito Grigoryan, porterà alla realizzazione della cosiddetta Trump Route for International Peace and Prosperity (Tripp) tra i due Paesi, che “cambierà completamente la mappa dei trasporti del continente eurasiatico”, secondo Hajiev.

Grigoryan ha affermato che l’attuazione del progetto è ora oggetto di discussioni con gli Stati Uniti.

“Spero che avvenga molto presto. Lavoreremo per sbloccare la regione, è un progetto storico enorme”, ha dichiarato il rappresentante armeno.

I due negoziatori hanno concluso che la guerra è finita, che la pace deve essere “eterna” per le generazioni future e che i due Paesi devono ora guardare a un futuro comune.

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Armenia: ambasciata al Christmas Charity Bazaar (Giornalediplomatico 08.12.25)

Jerevan, 8 dic. 25 – L’Ambasciata d’Italia in Armenia ha preso parte al tradizionale Christmas Charity Bazaar “Christmas around the World”, promosso dall’associazione International Women’s Association of Yerevan (IWAY), all’Elite Plaza Business Center di Jerevan.
L’evento multiculturale ha riunito i rappresentanti delle Missioni diplomatiche accreditate nel Paese, leaders di comunità, imprenditori locali, ONG e Organizzazioni Internazionali, registrando un’alta affluenza di pubblico che ha potuto ammirare i numerosi stand espositivi: dall’artigianato alle decorazioni festive, dal cibo agli spettacoli musicali e di danza ispirati alle tradizioni, natalizie e non, provenienti da tutto il mondo.
Lo stand italiano ha riscosso anche quest’anno particolare interesse: grazie alla fattiva partecipazione del personale dell’Ambasciata e di esponenti della collettività italo-armena, con il contributo di prodotti italiani offerti da alcuni patrocinatori, i visitatori hanno potuto apprezzare la qualità italiana a prezzi speciali, contribuendo al valore solidale dell’iniziativa.
I proventi raccolti dalla vendita e dalla lotteria di beneficenza contribuiranno a sostenere e a realizzare concrete iniziative di sviluppo nelle comunità di confine dell’Armenia. Dal 2012, il Christmas Charity Bazaar ha infatti sostenuto con successo oltre 30 progetti, apportando significativi cambiamenti nella vita di donne e bambini delle aree rurali armene.

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