“Mistero armeno. Daniel Varujan in poesie e immagini”, mostra alla Gran Guardia (Padovaoggi 29.04.22)

In mostra alla Gran Guardia “Mistero armeno. Daniel Varujan in poesie e immagini” dell’illustratrice Silvia Paggiarin dal 30 aprile al 29 maggio.

Dettagli

Sabato 30 aprile, nella sala della Gran Guardia, in piazza dei Signori a Padova, sarà aperta al pubblico la mostra “Mistero armeno. Daniel Varujan in poesie e immaginidi Silvia Paggiarin.

L’esposizione, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova, sarà visitabile, a ingresso libero, fino al 29 maggio 2022, dal martedì alla domenica, con orario: 09.30-12.30/16-19; chiuso il lunedì e il 1° maggio.
In mostra 40 opere tra illustrazioni e relative poesie e quattro pannelli contenenti la biografia e la gigantografia del ritratto del poeta.

La mostra nasce dall’incontro dell’illustratrice Silvia Paggiarin con la poesia di Daniel Varujan, poeta armeno assassinato nel 1915, durante il Genocidio del suo popolo ad opera dei Turchi.

Attraverso le illustrazioni, Silvia Paggiarin dialoga con i versi potenti ed evocativi di Varujan, tessendo una trama preziosa di suggestioni tra Oriente e Occidente, racconti silenziosi e delicati perché così vuole il mistero della vita.

“I turchi bussarono alla sua porta in una notte di aprile, quando i due figli dormivano e il terzo scalciava nel ventre della madre. Appena il tempo per infilare in tasca una penna e un quaderno, poi il viaggio nel buio. Era un cantore dei mari di grano, profeta di una mistica buona e calda come il pane, impastata di miti pagani e cristianesimo, il credo colpevole che gli costò l’esistenza. Chissà come sembrava l’oro opaco dell’Anatolia mentre l’ombra dei suoi passi pestava le stelle fredde dell’addio.
Il 26 agosto del 1915 concluse la sua prigionia legato ad un albero, spezzato dalle torture, depredato di tutto. Cominciò poco dopo la forsennata ricerca del quaderno intriso di sangue e versi che di certo tenne con sé fino alla fine dei suoi giorni. Strana cosa la poesia, infetta dell’assurdo e necessario potere di sopravvivere a chi la scrive, figlia ingrata e irresistibile del genio umano.
Nel 1921 un agente segreto ingaggiato dalla famiglia recuperò il quaderno da un cumulo di oggetti sequestrati ai prigionieri armeni, penoso bazar del male assoluto, quello che ti punisce nel nome di un Dio, di un tratto somatico, di un’invidia antica”.

Il tesoro ritrovato era “Il Canto del Pane”, capolavoro incompiuto di Daniel Varujan.

Silvia Paggiarin

Diplomata in Arte Applicata e Arte del Tessuto, laureata in Filosofia all’Università di Padova, Silvia Paggiarin si è formata come illustratrice alla Scuola Internazionale di Illustrazione di Sarmede. A partire dal 2009 è stata selezionata in numerosi concorsi e mostre di illustrazione, come la rassegna I colori del Sacro del Museo Diocesano di Padova, la Mostra Internazionale di Illustrazione Le immagini della fantasia di Sarmede e la rassegna Notte di Fiaba al Museo Alto Garda di Riva del Garda.

Orari

Dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.

Chiuso tutti i lunedì e il primo maggio

Info

https://padovacultura.padovanet.it/it/attivita-culturali/silvia-paggiarin

info@mignon.it https://www.mignon.it/

Card. Sandri: non dimenticare il genocidio armeno (Korazym 29.04.22)

Domenica 24 aprile nella chiesa di san Nicola da Tolentino, presso il Pontificio Collegio Armeno, si è celebrata la divina liturgia in rito armeno presieduta dal card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, e officiata dal rettore del Collegio, p. Naamo Nareg Luis, in occasione del 107^ anniversario del genocidio armeno.

Anche l’Unione degli Armeni in Italia ha invitato a non dimenticare: “E’ prima di tutto una sfida di conoscenza, per non fermarsi a un uso retorico della memoria. Occorre invece approfondire le complessità del passato per comprendere che l’annientamento di un popolo e della sua identità è un dramma che ci riguarda davvero tutti e, al contempo, ci porta a riscoprire la ricchezza che la cultura armena è ancora in grado di offrire.

E’ una sfida di coraggio, per leggere le conflittualità del presente ed affrontarle senza timori, avendo ben in mente la drammatica lezione del passato, coscienti che la posta in gioco è il nostro futuro, con i suoi valori di integrazione e difesa della propria identità. Per noi, che siamo orgogliosamente anche cittadini italiani, essi sono la vera eredità che proviene da chi ci ha preceduto e possono diventare un patrimonio da condividere con la nazione in cui abbiamo scelto di vivere”.

Il card. Sandri ha tenuto l’omelia e ha presieduto il momento commemorativo al termine del rito presso il Khachkar, (la croce scolpita nella roccia presso il cortile del collegio), chiedendo pace in Ucraina:

“Giunga in modo particolare questo grido ai fratelli e alle sorelle (anche armeni) in Ucraina, annunciando la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte mentre sembra continuare in quei luoghi un Venerdì santo di Passione, Crocifissione e Morte, e sulle vite di migliaia di persone come sui cuori di noi tutti grava pesante la pietra non rotolata via del sepolcro.

Abbi pietà di noi Signore, fa’ risuonare il tuo annuncio ai discepoli, apparendo loro con i segni della Croce, ma Risorto e vivo: ‘Pace a voi!’ Ferma le mani che offendono il giorno Pasquale lanciando missili e bombe, rifiutando l’appello di molti ad una tregua che consenta tra l’altro i corridoi umanitari. Perdona i silenzi incomprensibili che mettono a tacere la coscienza e la profezia di una società di fronte al trionfo della violenza”.

Riprendendo la Liturgia armena il card. Sandri ha ricordato il genocidio armeno: “E tutto questo nel contesto della preghiera del popolo armeno che oggi ricorda i 107 anni dal Genocidio: quella di oggi per noi è una occasione di ricordare nella preghiera, e qui giustamente stiamo compiendo una celebrazione liturgica e non un atto politico.

In che modo allora, come dice il Salmo, oggi la Parola di Dio è lampada ai nostri passi? Il testo degli Atti ci presenta sostanzialmente due quadri, anticipati da un discorso sapienziale del saggio Gamaliele, alla cui scuola si era formato il giovane Saulo.

Egli sostanzialmente chiede ai membri del Sinedrio la capacità di essere prudenti ed aspettare, leggendo i segni dei tempi: egli non è un credente in Cristo, ma quantomeno pone una domanda ai suoi colleghi. Se quanto sta accadendo viene da Dio, nessuno riuscirà a distruggere questa opera. Se viene dagli uomini, si scioglierà da sola come neve al sole”.

Rifacendosi a san Gregorio di Narek il card. Sandri ha chiesto di non dimenticare il genocidio: “La sapienza dei santi armeni lungo i secoli, e soprattutto la lettura sapienziale della storia proposta da San Gregorio di Narek, ci invita 107 anni dopo il Genocidio come credenti in Cristo certamente a non dimenticare e far dimenticare quello che ancora a volte non si vuole constatare o si nega esplicitamente, ma soprattutto a riconoscere il modo eroico, vissuto nella fede, con cui i figli e le figlie del vostro popolo hanno vissuto il grande Male.

Come i ventuno cristiani copti pochi anni fa, hanno tenuto il nome di Gesù sulle labbra mentre un coltello recideva la loro gola, così i vostri antenati hanno patito l’esilio, la fame, le violenze sulle donne e sui bambini, le uccisioni e quanto altro di male è stato loro fatto, non smettendo di ripetere il nome di Gesù, quel nome legato alla storia dell’Armenia sin dal Battesimo del 301”.

Infine ha ricordato l’affidamento del mondo alla Divina Misericordia da parte di san Giovanni Paolo II: “Proprio quest’anno ricorre il ventesimo anniversario dell’affidamento, avvenuto il 17 agosto 2002, del mondo alla Divina Misericordia, fatto da san Giovanni Paolo II:

nel suo libro ‘Memoria ed identità’ egli ha molto riflettuto sul mistero del male che ha attraversato il secolo ventesimo, con i sistemi iniqui quali il nazionalsocialismo e il comunismo sovietico che hanno calpestato in nome di una fatua ideologia la dignità inviolabile dell’essere umano.

Il genocidio armeno è stato una triste anticipazione, passata sotto silenzio, dei drammi che si sarebbero consumanti qualche decennio dopo. Di fronte a questo abisso di male però san Giovanni Paolo II dice, Dio ha posto come argine il mistero della Divina Misericordia”.

Al termine della celebrazione hanno preso la parola gli ambasciatori di Armenia presso la Santa Sede e presso l’Italia ed erano presenti anche altri diplomatici, tra cui l’ambasciatore del Libano presso la Santa Sede

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Gerace ha ricordato il 107 anniversario del “Genocidio del Popolo Armeno” (Rivieraweb 29.04.22)

La città di Gerace, guidata dal Sindaco Giuseppe Pezzimenti, ha fortemente voluto celebrare l’iniziativa promossa dalla “Comunità Armena-Calabria e sostenuta dall’Unione dei Talenti Armeni d’Italia”, celebrando il 107 anniversario del “Genocidio del Popolo Armeno”.

Il Vice Sindaco di Gerace Rudi Lizzi, a seguito della commemorazione dell’eccidio subito dal Popolo Armeno, ha dichiarato: “Il rispetto della diversità e delle identità, la pace, il dialogo e la fratellanza fra popoli sono valori universali incarnati dal popolo calabrese e riconosciuti dalla Comunità di Gerace. Per questo motivo abbiamo esposto il Tricolore Armeno nella giornata a ricordo del 107 anniversario del “Genocidio del Popolo Armeno. La Città di Gerace rappresenta un baluardo della libertà umana e della dignità della persona secondo i principi e le disposizioni della Costituzione della Repubblica. La memoria storica, senza alcun pregiudizio ideologico, è la via sicura per sanare vecchie ferite e per incoraggiare e promuovere un saldo percorso di dialogo per la normalizzazione e la pacificazione delle relazioni fra il popolo turco e quello armeno”.

L’Assessore Salvatore Galluzzo, insieme agli altri Consiglieri Comunali presenti, ha evidenziato il rapporto solidale che lega la Calabria al popolo Armeno nel corso dei secoli, che è ben rappresentato da un ricco patrimonio culturale, linguistico, archeologico e monumentale presente nella Locride e nell’area Metropolitana reggina.

Il Vice Sindaco di Gerace Rudi Lizzi, che in qualità di Consigliere della Città Metropolitana di Reggio Calabria ha le deleghe in materia di Istruzione e Minoranze Linguistiche, lo scorso anno è stato promotore di due importanti mozioni di solidarietà e sostegno del Popolo Armeno, poi approvate dal Consiglio Metropolitano all’unanimità, che hanno riconosciuto il “Genocidio del popolo armeno”, avvenuto tra il 1915 e il 1917 a opera dell’Impero Ottomano, e formalmente la Repubblica armena dell’Artsakh.

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“Garò, una storia armena” è di scena al Teatro Sociale (Ciacomo 28.04.22)

In prima nazionale, debutta sabato 30 aprile alle ore 20.30, al Teatro Sociale di Como, il nuovo spettacolo di Giuseppe Di Bello intitolato Garò. Una storia armenacon la produzione di Anfiteatro – Progetto Piattaforma di UnoTeatro. Protagonista e solo sul palcoscenico sarà l’attore Stefano Panzeri. Lo spettacolo andrà in scena a pochi giorni di distanza dal 24 aprile, giornata dedicata alla commemorazione delle vittime del genocidio armeno del 1915, una serie di massacri da parte degli ottomani che causarono un milione e mezzo di morti. Garò racconta la storia del giovane Garabed Surmelian, della sua famiglia e della vita a Shevan, un piccolo villaggio di montagna dove tutto scorre ancora con i tempi dettati dalla natura e da riti antichi. Attraverso le parole di un Meddah, un narratore della tradizione, apparirà un affresco appassionato, curioso e rispettoso, che alterna momenti intimi emozionanti e profondi ad altri più leggeri e divertenti per raccontare la nascita, i riti di passaggio, i giochi e le feste, che porteranno gli spettatori ad entrare in contatto con alcuni dei “colori” di questa cultura straordinaria; ma pure con le ansie e le paure, perché sugli armeni di questo villaggio, come su quelli di tutti gli altri villaggi o città, incombe la folle minaccia di una giovane classe dirigente turca portatrice di un’ideologia nazionalista, che sfocerà nella pianificazione e nell’attuazione del più atroce e terribile dei crimini: il genocidio.

E quando il racconto volge al termine in senso tragico e tutto sembra ormai perduto, il Meddah toccherà ancora una volta i cuori con un’ultima storia che consentirà a tutti di tornare a sperare e a respirare.

«La mostruosità di quel genocidio non può e non deve essere solo sostanza della storia del popolo armeno, ma deve diventare parte della coscienza universale perché i morti non smetteranno mai di far sentire la loro voce. – ha raccontato il regista Pino Di Bello – Né dovremmo farlo noi, in loro ricordo, perché solo coltivando la memoria come antidoto, possiamo immaginare, per tutti coloro che verranno, un mondo senza fanatismi, intolleranze e razzismo».

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A Luino una messa per ricordare il genocidio del popolo armeno (Varese News 28.04.22)

Come ormai da alcuni anni, a Luino si terrà nel fine settimana una celebrazione per ricordare la tragedia del genocidio armeno.Sabato 30 aprile  alle 18 nella Chiesa Prepositurale SS. Pietro e Paolo a Luino si terrà una messa in memoria dei martiri del genocidio armeno alla presenza del responsabile della Chiesa armena ortodossa d’Italia padre Tirayr Hakobyan.

Il popolo armeno fu il primo a convertirsi al cristianesimo nel III secolo ed è stato sempre protagonista con la sua cultura in diversi secoli. Nel 1915 gli Ottomani sterminarono 1.5 milioni su 2 milioni di armeni col primo genocidio del ‘900.

«È dovere di tutti ricordare – spiegano i promotori dell’iniziativa – In particolare di una comunità cristiana che vede suggellarsi in ciò un ecumenismo di sangue». Una tradizione che si rinnova e che nel giugno 2021 ha portato una delegazione di giovani armeni della comunità di Milano proprio a Luino per una giornata di gemellaggio molto parrtecipata e significativa.

La celebrazione è aperta a tutti.

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Portuense, tirato a lucido il giardino di piazza Lorenzini: manca solo l’inaugurazione (Romatoday 27.04.22)

Piazza Lorenzini è stata riqualificata. Lo spazio verde, per anni degradato ed inutilizzabile, è stato tirato a lucido. E lo scorso 24 aprile ha ospitato anche una cerimonia per commemorare le vittime del genocidio armeno.

Un luogo rigenerato

Già due anni fa denunciammo la situazione di degrado e di abbandono del parco di Piazza Lorenzini, totalmente dimenticato dalla precedente amministrazione – ha ricordato il consigliere della lista Calenda Dario Nanni – Domenica scorsa durante la celebrazione dell’anniversario del genocidio degli armeni, avvenimento storico a cui quell’area verde è dedicata, abbiamo potuto verificare di persona i lavori effettuati e la riqualificazione complessiva dello stesso, che ha permesso di effettuare l’evento alla presenza dell’ambasciatrice e della comunità armena. Ora auspichiamo che venga anche manutenuto, per evitare che torni a degradarsi”.

L’intervento di riqualificazione

L’intervento di riqualificazione ha consentito di rimuovere un gazebo di legno ormai fatiscente. Il giardino è stato sfalciato, la targa è stata sostituita ed è stata rifatta tutta la recinzione. Sistemata la pavimentazione l’amministrazione comunale ha provveduto anche a posizionare delle nuove panchine, al momento anche protette sotto i teli di cellophane. L’area, per anni transennata, è quindi pronta per essere restituita alla cittadinanza. Manca solo l’inaugurazione, ma la sistemazione del giardino è praticamente stata completata.

Uno spazio a disposizione dei cittadini

“Da quando il parco è stato chiuso, quasi 4 anni fa, i cittadini della zona si sono trovati senza un importante luogo di aggregazione. Durante la campagna elettorale abbiamo raccolto le richieste di persone giovani e anziane che hanno più volte  manifestato il malcontento per non avere una panchina su cui sedersi un luogo in cui potersi incontrare – ha ricordato Gianluca Fioravanti, il consigliere municipale della Lista Calenda – Inoltre si tratta di un luogo che la città di Roma ha dedicato al popolo armeno per commemorare uno dei momenti più drammatici della sua storia. Vederlo chiuso e abbandonato era quindi doppiamente grave.  I lavori effettuati dall’ufficio Decoro del SIMU  sono iniziati a inizio marzo e sono stati celeri e hanno riguardato anche i pini malati della piazza a cui sono stata somministrata la relativa cura endoterapica”.

Il giardino dedicato al popolo armeno

Nella piazza è stata riposizionata anche la targa che commemora le vittime del genocidio Armeno a cui, dal 2009, il giardino è intitolato. Quest’anno alla commemorazione, con una delegazione dell’ambasciata armena, hanno preso parte anche i consiglieri capitolini Dario Nanni (Lista Calenda) e Federico Rocca (FdI). “E’ un luogo importante quel giardino, perché crea un legame particolare tra la città di Roma e la comunità armena. E’ uno spazio che offre l’occasione per riflettere sui crimini commessi versi quel popolo. Auspico sia sempre più conosciuto e frequentato dai residenti e dagli studenti del territorio – ha commentato il consigliere di Fratelli d’Italia – perché è importante conoscere gli errori della storia per non ripeterli”.

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Biblioteca Vez: il 5 maggio la conferenza “Non solo genocidio. Storia e cultura degli armeni attraverso i millenni” (Comune Venezia 27.04.22)

La Rete Biblioteche Venezia prosegue incessantemente il proprio calendario di eventi: giovedì 5 maggio alle ore 18, la Biblioteca Civica VEZ (Salone d’ingresso) ospita Aldo Ferrari, scrittore, storico e docente di Lingua e Letteratura armena all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Il professore terrà una conferenza dal titolo “Non solo genocidio. Storia e cultura degli armeni attraverso i millenni”: l’’incontro è inserito all’interno di un ciclo di eventi promosso dalla Presidenza del Consiglio comunale ed è organizzato in memoria della strage armena, avvenuta ad opera dei Turchi nel 1915, ma vuol anche essere un’occasione di approfondimento della storia e cultura di una civiltà che ha saputo mantenere coesa la propria identità, nonostante la diaspora e molti secoli di invasioni e dominazioni straniere che lo hanno costretto all’emigrazione.

Il popolo armeno ha una lunga storia che inizia nel primo millennio a.C. in un vasto territorio posto tra il Caucaso e l’odierna Turchia e prosegue sino ai giorni nostri. Un storia complessa e affascinante che l’ha visto protagonista di una cultura originale, fondata su una forte identità cristiana, mantenuta tenacemente salda sia nel territorio ancestrale sia durante la diaspora.

L’emigrazione ha spinto gli armeni fino alle coste dell’Italia e in particolar modo fino a Venezia, dove tutt’ora vive, sin dal lontano Medioevo, commerciando, stampando libri e tenendo vivo quel luogo straordinario di fede e cultura che è il Monastero dei Padri Mechitaristi, situato nell’Isola di San Lazzaro. Questo evento non vuol dunque essere solo un ricordo “in memoria” ma è un omaggio alla cultura di un popolo che ha saputo far valere la propria identità con tenacia e coesione.

informazioni, www.culturavenezia.it/biblioteche

Gerace ricorda il Genocidio del Popolo Armeno (Telemia 27.04.02)

«Il rispetto della diversità e delle identità, la pace, il dialogo e la fratellanza fra popoli sono valori universali incarnati dal popolo calabrese e riconosciuti dalla Comunità di Gerace. Per questo motivo abbiamo esposto il Tricolore Armeno nella giornata a ricordo del 107 anniversario del “Genocidio del Popolo Armeno”».

È quanto ha dichiarato il Vice Sindaco di Gerace Rudi Lizzi a seguito della commemorazione dell’eccidio subito dal Popolo Armeno che l’Amministrazione Comunale della Città di Gerace, guidata dal Sindaco Giuseppe Pezzimenti, ha fortemente voluto celebrare l’iniziativa promossa dalla “Comunità Armena-Calabria e sostenuta dall’Unione dei Talenti Armeni d’Italia”.

Nel corso del ricordo del genocidio Armeno si sono richiamati i principi di pace, fratellanza e rispetto fra i Popoli: «La Città di Gerace – ha aggiunto il Vice Sindaco – rappresenta un baluardo della libertà umana e della dignità della persona secondo i principi e le disposizioni della Costituzione della Repubblica. La memoria storica, senza alcun pregiudizio ideologico, è la via sicura per sanare vecchie ferite e per incoraggiare e promuovere un saldo percorso di dialogo per la normalizzazione e la pacificazione delle relazioni fra il popolo turco e quello armeno».

L’Assessore Salvatore Galluzzo, insieme agli altri Consiglieri Comunali presenti, ha evidenziato il rapporto solidale che lega la Calabria al popolo Armeno nel corso dei secoli, che è ben rappresentato da un ricco patrimonio culturale, linguistico, archeologico e monumentale presente nella Locride e nell’area Metropolitana reggina.

Il Vice Sindaco di Gerace Rudi Lizzi, che in qualità di Consigliere della Città Metropolitana di Reggio Calabria ha le deleghe in materia di Istruzione e Minoranze Linguistiche, lo scorso anno è stato promotore di due importanti mozioni di solidarietà e sostegno del Popolo Armeno, poi approvate dal Consiglio Metropolitano all’unanimità, che hanno riconosciuto il “Genocidio del popolo armeno”, avvenuto tra il 1915 e il 1917 a opera dell’Impero Ottomano, e formalmente la Repubblica armena dell’Artsakh.

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Armenia oggi, tra passato e futuro (Il Torinese 27.04.22)

Una mostra sull’Armenia per ricordare il genocidio degli armeni nell’Impero ottomano durante la Prima guerra mondiale e per raccontare la storia di un popolo antichissimo con i suoi luoghi sacri, chiese e monasteri. È allestita al Polo del ‘900 in corso Valdocco 4/A fino al 15 maggio.

Una sezione della mostra fotografica, curata da Garen Kokcijan in collaborazione con il Centro Federico Peirone e la Fondazione Donat-Cattin, presenta fotografie e drammatiche testimonianze della deportazione della popolazione armena cristiana realizzate da Armin Wegner, ufficiale medico dell’esercito tedesco, alleato degli Ottomani, che documentò, rischiando la vita, il genocidio turco degli armeni nel 1915 mentre era in servizio nei territori dell’Impero. Le sue fotografie sono una chiara e drammatica testimonianza di quel che accadde all’inizio della Prima guerra mondiale in Asia Minore. Un milione e mezzo di armeni, e forse anche di più, furono sterminati dai turchi. Nella seconda parte della rassegna viene raccontata la storia dell’Armenia, si vedono monasteri e chiese armene, la natura selvaggia del Caucaso e gli antichi khachkar, croci di pietra dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. L’esposizione è stata organizzata in occasione del Giornata della Memoria Armena che ogni anno viene celebrata il 24 aprile. Gli armeni l’hanno chiamato il Grande Male (Metz Yeghern) ed è la storia del genocidio turco degli armeni che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento fece sparire oltre un milione e mezzo di armeni cristiani colpevoli solo di appartenere ad un’etnia diversa e a una religione di minoranza.

È una delle pagine più tragiche e meno conosciute del secolo scorso che riguarda la scomparsa di uno dei più antichi popoli della regione anatolico-caucasica. Uno sterminio di massa, una pulizia etnica che in una ventina di anni cancellò tutte le comunità cristiane che vivevano nell’Impero Ottomano, armeni in particolare, ma anche assiri e greci, deportati e uccisi con intere famiglie mentre chiese e scuole cristiane venivano date alle fiamme. Prima del 1915 gli armeni erano il 30% della popolazione, circa due milioni, e dopo la Grande Guerra sono rimasti appena l’uno per cento. Secondo gli ottomani le minoranze cristiane erano in grado di mettere in pericolo l’unità dello Stato attraverso rivolte appoggiate da interventi stranieri. Gli armeni erano in sostanza considerati una quinta colonna nell’Impero pronta ad aiutare nemici e invasori e pertanto da eliminare. Con questo pretesto gli Ottomani misero in atto un piano di pulizia etnica ideato dal sultano Abdul Hamid II nell’ultima decade dell’Ottocento, proseguito dal movimento dei Giovani Turchi e dal governo repubblicano di Ataturk. Tra il 1894 e il 1924 si contarono tra il milione e mezzo e i due milioni di cristiani uccisi da turchi, curdi, ceceni e arabi. L’arresto di centinaia di armeni il 24 aprile 1915 a Costantinopoli e in altre città dell’Impero diede il via alla persecuzione di massa che portò all’eliminazione del popolo armeno. Quel giorno è diventato la Giornata della Memoria Armena, la data ufficiale per la commemorazione dell’eccidio. Gli storici, e tra di loro anche qualche turco, parlano di genocidio vero e proprio e la documentazione non manca. La Turchia continua a negare il genocidio ma documenti, carte, appunti, le fotografie delle esecuzioni, diari, dispacci e telegrammi autentici con gli ordini da eseguire inchiodano i turchi alle loro gravissime responsabilità. La mostra è visitabile fino al 15 maggio al Polo del ‘900 in corso Valdocco 4 con orario 10-18.
Prenotazioni: 011 0883200 o reception@polodel900.it
Filippo Re

Armenia e Azerbaigian, le altre tensioni nello spazio ex sovietico (Treccani 27.04.22)

Prima dell’invasione dell’Ucraina, l’ultimo conflitto nello spazio post-sovietico era stato quello tra Armenia e Azerbaigian nell’autunno del 2020, combattuto per il controllo della regione contesa del Nagorno-Karabakh. Nonostante la tregua raggiunta successivamente tra i due Paesi, il Caucaso meridionale resta tuttora una delle aree di maggiore instabilità nel vicinato orientale europeo, una regione caratterizzata da tensioni di lunga data e dalla presenza di importanti attori esterni.

A inizio aprile ha avuto luogo a Bruxelles, su iniziativa del presidente del Consiglio europeo Charles Michel, un incontro di grande rilevanza sul piano diplomatico tra il capo dello Stato azero Ilham Aliyev e il primo ministro armeno Nikol Pashinyan. I due leader hanno concordato sulla volontà di raggiungere rapidamente un accordo di pace, una svolta positiva nell’ambito di un processo negoziale da tempo bloccato. Aliyev e Pashinyan hanno trovato un’intesa anche sull’istituzione di una commissione congiunta per i confini, che vada a delimitare le frontiere nazionali nelle aree contese nel Nagorno-Karabakh. Ai ministri degli Esteri di Baku e Erevan verrà dato mandato di lavorare per la stesura di un vero e proprio trattato di pace, al fine di risolvere questioni aperte da decenni. L’Unione Europea emerge dall’incontro del 6 aprile scorso come il facilitatore del dialogo, un ruolo inedito per Bruxelles nel contesto delle tensioni tra Armenia e Azerbaigian. Prima della guerra del 2020, tale ruolo era ricoperto essenzialmente dal gruppo di Minsk l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), mentre il cessate il fuoco nell’ultimo conflitto era stato mediato dalla Russia, che si era occupata poi di dispiegare i propri peace-keeper nella regione contesa.

Complice l’invasione dell’Ucraina, Mosca sembra aver perso la forza per concentrarsi su altri teatri nel contesto post-sovietico, così da lasciare più spazio al protagonismo dell’Unione Europea. Lo sforzo diplomatico di Bruxelles è stato reso possibile dalla volontà delle autorità dell’Azerbaigian di sigillare un accordo che metta nero su bianco la conquista dei territori ottenuti nel corso dell’ultimo conflitto. Diversa la posizione del governo armeno, in difficoltà nel certificare una sconfitta con pesanti conseguenze di politica interna. L’intesa mediata da Michel parte proprio dal piano in cinque punti che Baku aveva presentato in tempi recenti per la normalizzazione delle relazioni con Erevan: nel testo veniva incluso il reciproco riconoscimento dell’integrità territoriale dei due Paesi, l’astenersi dalle minacce, la demarcazione dei confini e l’apertura dei collegamenti di trasporto. Questa prospettiva aveva creato dei dubbi in Armenia e pressioni sull’esecutivo di Pashinyan, accusato dall’opposizione di essere pronto a dolorose concessioni verso l’Azerbaigian.

Gli sviluppi dell’incontro di Bruxelles sembrano dunque positivi, dopo diverse “false partenze” registrate negli ultimi mesi, non ultima quella di fine 2021, quando Erevan e Baku non sono riuscite a istituire la commissione bilaterale per la demarcazione dei confini. Rivolgendosi al proprio esecutivo immediatamente dopo l’incontro di Bruxelles, il premier armeno Pashinyan ha spiegato che la commissione non si occuperà solo dei lavori per la delimitazione, ma anche di «assicurare sicurezza e stabilità lungo la frontiera», in una dinamica che potrebbe portare a uno scambio di territori tra i due Paesi. Al bilaterale tra i leader di Armenia e Azerbaigian ha fatto seguito un colloquio telefonico tra i ministri degli Esteri, che hanno avuto un confronto senza intermediari come non accadeva da diversi anni a questa parte. Si tratta di progressi innegabili da un punto di vista diplomatico, benché ancora lontani dal segnare un reale cambio di rotta rispetto al passato, considerando anche le ultime schermaglie ai confini, registrate lo scorso marzo.

Nonostante gli sforzi dell’Unione Europea, non si può però escludere la Russia dall’equazione: la missione di pace dispiegata nel Nagorno-Karabakh concede a Mosca una leva decisiva nel determinare qualsiasi sviluppo negoziale tra Erevan e Baku. La mediazione russa sembra dunque essenziale, pur considerando la complicata situazione internazionale in cui si trova attualmente il Paese e il deficit di credibilità che inevitabilmente deriverà da qualsiasi sforzo diplomatico condotto dal Cremlino. Mosca potrebbe financo “sabotare” i tentativi dell’Unione Europea di giungere a un accordo tra Armenia e Azerbaigian, sfruttando le fazioni all’interno dei due Paesi che risulterebbero insoddisfatte da una conclusione positiva dei negoziati sponsorizzati da Bruxelles. Tra i principali indiziati figurano i deputati dell’opposizione nel Parlamento armeno e i separatisti dell’autoproclamata repubblica dell’Artsakh, timorosi che le autorità di Erevan possano riconoscere la sovranità di Baku sui territori passati sotto il controllo delle truppe azere nel corso dell’ultimo conflitto nel Nagorno-Karabakh. I toni e le minacce usati dalla leadership dell’entità separatista sono di aperto scontro verso qualsiasi concessione da parte dall’Armenia: il governo di Stepanakert ha persino avanzato l’ipotesi estrema di un referendum per chiedere l’annessione alla Federazione Russa, al fine di prevenire qualsiasi scenario “avverso”. Mosca è divenuta di fatto la garante della sicurezza dell’Artsakh, dopo la sconfitta dell’esercito armeno, e l’unica che potrebbe in qualche modo assicurare all’entità separatista il mantenimento dello status quo anteriore al 2020: una prospettiva che sarebbe però inconciliabile con qualsiasi trattato di pace tra Erevan e Baku. In un contesto regionale già estremamente complesso, la tensione ormai altissima tra Occidente e Russia potrebbe dunque avere come effetto indesiderato il rallentamento o persino la sospensione del processo negoziale tra Armenia e Azerbaigian, almeno qualora il Cremlino decidesse di spendere tutte le carte a propria disposizione per ostacolarne il corso.

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