IL PATRIMONIO CULTURALE ARMENO: IL SENSO DI UNA CANCELLAZIONE (Gariwo 15.04.22)

Samantha Power, diplomatica, accademica, rappresentante degli Usa presso l’ONU, consulente senior del governo Obama, membro del Consiglio di Sicurezza nazionale degli USA, ha vinto il Premio Pulitzer nel 2003 per il suo voluminoso testo di 850 pagine sui genocidi “Voci dall’inferno” (Baldini Castoldi Dalai, Milano 2004). Dalla analisi che l’autrice fa del lavoro di Raphael Lemkin, il giurista ebreo polacco che coniò il termine “genocidio”, si evince che già nel programmare un genocidio l’aspetto culturale è predominante. Avevo letto il libro molti anni fa ma oggi il nuovo libro di Gabriele Nissim, “Auschwitz non finisce mai” mi ha dato la possibilità di ascoltare la voce diretta di Lemkin raccolta dalla sua autobiografia; inoltre mi sono sentito coinvolto in un percorso che getta luce sulle grandi barbarie ideologiche del Novecento e sugli esiti conseguenti, a partire da una contemporaneità dove sono visibili nuove barbarie, armenofobia, antisemitismo, diffusione dell’odio e della violenza, prodromi di quei mali estremi che hanno visto nel passato lo sterminio di interi popoli. Gabriele Nissim ha una convinzione :”non ci può essere nessuna sopravvivenza se non in un destino comune dell’umanità “(p. 116). Il valore della figura di Raphael Lemkin, onorato quest’anno al Giardino dei Giusti di Monte Stella, un Giusto dell’Umanità, a cui dobbiamo l’elaborazione del concetto di genocidio, oltre che nell’individuazione del significato da attribuire ai crimini senza nome a lui contemporanei, crimini di una novità indicibile , sta nell’idea di fondo del concetto: la prevenzione dei genocidi per il futuro. Crimini ”che sconvolgono la coscienza” si sarebbero ripetuti ovunque.

All’inizio dei suoi studi Lemkin si era concentrato sul “crimine senza nome” subìto dagli armeni nel 1915, sconcertato dal fatto che uno Stato poteva eliminare impunemente i propri sudditi senza che nessuna potenza esterna avesse la forza giuridica di impedirlo. Il piano di sterminio degli ebrei messo a punto da Hitler lo aveva poi confermato nella sua intuizione: era necessario far rientrare nell’ambito della Giustizia Internazionale la punizione dei responsabili dello sterminio di gruppi nazionali, fare in modo che questo crimine efferato senza nome fosse perseguibile ovunque e non cadesse mai in prescrizione. La “Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio” da lui proposta e approvata dall’Onu nel 1948, vivrà l’iter tormentato delle ratifiche dei vari paesi, ma costituisce il lascito più grande di Lemkin all’umanità.

Va sottolineato nel percorso di Lemkin la parte che riguarda le riflessioni sul genocidio culturale e che voglio riprendere per accompagnare l’importanza della Risoluzione del Parlamento europeo del 22 marzo 2022 proposta in calce che condanna la distruzione del patrimonio culturale armeno nel Nagorno Karabakh da parte dell’Azerbaigian.

Lemkin, accanto al concetto di distruzione fisica del gruppo aveva anche proposto di includere il concetto di genocidio culturale per sottolineare che l’annientamento culturale distrugge l’identità di un popolo e un genocidio fisico inizia sempre con un genocidio culturale e continua anche dopo l’eliminazione totale o parziale del gruppo identificato quale bersaglio. Giornali, vignette, manifesti, graffiti, scritte sui muri, emittenti radio, come quella ruandese delle sette colline che incitava a schiacciare gli scarafaggi tutsi, ma specialmente i “chiacchericci” in famiglia, al bar sono i messaggi negativi più devastanti, come ci ricorda Daniel Goldhagen nel suo saggio “Peggio della guerra”(Mondadori 2010) quando il bersaglio veniva etichettato come “microbi”, “topi di fogna”, traditori, avari, usurai, ecc. Ed è in questo ambito specifico che è possibile la prevenzione, individuarne i prodromi prima che sia troppo tardi.

Dopo il genocidio realizzato o tentato subentra la proibizione dell’uso della lingua “nemica” come nel caso degli armeni o dei curdi, la soppressione dei nomi dei luoghi, della fauna e della flora originali connessi al nemico e la loro sostituzione, l’abbattimento dei luoghi di culto o la loro trasformazione. Lemkin aveva anche constatato che lo scopo principale di eliminare un proprio gruppo etnico considerato non leale da parte di un governo era finalizzato a sostituirlo con un altro gruppo ritenuto più affidabile. Così è stato con gli armeni, con gli ebrei, con gli slavi e con altre etnie. Per poter sradicare e far scomparire per sempre le tracce del gruppo eliminato la cosa più importante è quella di estirparne le sue radici culturali, prima e dopo l’avvenuto genocidio.

L’eliminazione fisica di un gruppo etnico non è sufficiente per la sua completa distruzione, in quanto la vita si riproduce continuamente, mentre la soppressione della cultura pone le basi per la sua distruzione totale e per poter instaurare una cultura diversa che dovrebbe durare indefinitamente.

La Risoluzione del Parlamento europeo fa riferimento alle decisioni prese il 7 dicembre 2021 dalla Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite e questo non fa che confermare il lascito inestimabile di Raphael Lemkin all’umanità.

In calce l’approfondimento sulla risoluzione del Parlamento europeo che condanna fermamente la distruzione sistematica del patrimonio culturale armeno nel Nagorno Karabakh da parte di Baku.

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Ohannés Gurekian, un progettista armeno delle Dolomiti. Convegno e mostra. Palazzo Fulcis dal 22 aprile all’8 maggio (Bellunopress 14.04.22)

volte si hanno sotto gli occhi elementi importanti che possono consentire di leggere una fase storica dell’architettura e del governo del territorio, elementi che però non notiamo e rispetto ai quali non ci interroghiamo.

È il caso delle opere di OHANNÉS GUREKIAN (Costantinopoli, 1902 – Asolo, 1984), ingegnere e architetto di origine armena, autore di un numero sorprendente di opere pubbliche e private, in particolare nella provincia di Belluno, e personaggio di spicco dell’intellighenzia locale nell’epoca tra il primo e secondo dopoguerra.

Gurekian si occupò, infatti, della montagna bellunese anche in qualità di Presidente della Sezione Agordina del CAI, di docente e formatore di tecnici, di membro del Consiglio provinciale del turismo di Belluno e del Comitato per la ricostruzione postbellica della provincia di Belluno.

Apportò il suo contributo di studioso delle dinamiche di sviluppo socioeconomico, riconoscendo le opportunità e i rischi dell’espansione del settore turistico in atto, con particolare riferimento alle conseguenti trasformazioni architettoniche e urbanistiche dell’ambiente alpino.

Comprese in modo lungimirante la necessità di adottare strategie per un governo (che oggi definiremmo sostenibile) di tali dinamiche.

Tradusse tali strategie nei numerosi strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale, ma anche in documenti quali lo statuto della prima pro-loco d’Italia (a Frassené Agordino, dove per molto tempo ha risieduto) dal quale tutta l’Italia prenderà spunto.

La rassegna proposta ha lo scopo di rimuovere quel velo di oblio che ha oscurato l’operato di Ohannés Gurekian, restituendogli il meritato ruolo di incisivo riferimento culturale per la nostra provincia.

L’Ordine degli Architetti PPC di Belluno, in collaborazione con la Fondazione Architettura Belluno Dolomiti e con il patrocinio del Comune di Belluno e della Provincia di Belluno, organizza i primi due importanti eventi della Rassegna culturale.

 

IL CONVEGNO

Area oggetto attività formativa: 1_Architettura

OHANNÉS GUREKIAN: UN PROGETTISTA ARMENO DELLE DOLOMITI

venerdì 22 aprile 2022, ore 15:00-18:00

sede: piano nobile del Museo Fulcis – Palazzo Bembo – Piazza Vittorio Emanuele, 1 – Belluno

CFP:

3 per iscritti Ordine Architetti PPC

3 per iscritti Ordine Periti Industriali

3 per iscritti Collegio Geometri
In definizione per iscritti: Ordine Ingegneri della sola provincia di Belluno

 

Programma

14:30 | Registrazione dei partecipanti
15:00 | Saluti e Presentazione degli argomenti:
arch. Angelo Da Frè, Presidente Fondazione Architettura Belluno Dolomiti

Intervengono:

pian. terr. Sara Gnech, Segretario FABD

Ohannés Gurekian, da Costantinopoli alle Dolomiti

arch. Fulvio Bona, Consigliere FABD e Ordine Architetti PPC BL

L’individuazione di uno stile a tutela del paesaggio dolomitico

17:00 | Presentazione della monografia, introduzione al percorso espositivo:
arch. Angelo Da Frè, Presidente Fondazione Architettura Belluno Dolomiti

arch. Fabiola De Battista, Presidente Ordine Architetti PPC di Belluno

dott. Carlo Cavalli, Conservatore Museo Fulcis Belluno

don Sergio Sacco, Editore – Istituto Bellunese di Ricerche Sociali e Culturali – Belluno

La monografia “Ohannés Gurekian – l’Ingegneria, l’Architettura, l’Urbanistica”

Interviene:

arch. Tommaso Del Zenero, Tesoriere Ordine Architetti PPC BL

Presentazione del lavoro di ricerca per la monografia e la Mostra

18:00 | Inaugurazione e visita della Mostra OHANNÉS GUREKIAN: UN PROGETTISTA ARMENO DELLE DOLOMITI – Conclusioni.

Modalità di iscrizione

L’iscrizione dovrà avvenire entro giovedì 21 aprile 2022, accedendo al sito dell’Ordine Architetti PPC di Belluno al link:

https://architettibelluno.it/formazione-continua-permanente/iscrizione-eventi-formativi

Posti disponibili: 50

In caso di impossibilità a partecipare dopo l’avvenuta iscrizione, è possibile cancellarsi dalla stessa pagina di iscrizione al link: »Vedi la tua iscrizione

Quota di partecipazione Evento gratuito previa iscrizione.

LA MOSTRA

Esposizione di 20 pannelli fotografici

OHANNÉS GUREKIAN: UN PROGETTISTA ARMENO DELLE DOLOMITI

da venerdì 22 aprile 2022 a domenica 08 maggio 2022

sede: chiostro del Museo Fulcis – Palazzo Bembo – Piazza Vittorio Emanuele, 1 – Belluno

Inaugurazione: venerdì 22 aprile 2022 | ore 18:00
1 CFP mediante ISTANZA DI AUTOCERTIFICAZIONE sulla piattaforma iM@teria

La Mostra, con ingresso libero e gratuito, sarà aperta al pubblico nei seguenti orari:

martedì-mercoledì-venerdì

09:30-12:30
15:30-18:30
giovedì

09:30-12:30
sabato-domenica e festivi

10:00-18:30 orario continuato

Tutor Convegno e Mostra

arch. Fulvio Bona
pian. terr. Sara Gnech
arch. Tommaso Del Zenero

 

Condizioni di sicurezza COVID-19 da rispettare per l’accesso al Museo Fulcis:

– è obbligatorio l’uso di mascherina
– non devono essere presenti sintomi influenzali come tosse, raffreddore ecc., la temperatura deve essere inferiore ai 37,5C
– nell’area di ingresso è obbligatoria l’igienizzazione delle mani

– Green Pass in base alla normativa.

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Genocidio, cos’è e cosa significa? I casi più famosi nella storia (Lanotiziagiornale.it 14.04.22)

Genocidio è una parola che purtroppo si è ripetuta più volte nel corso della storia. Nell’aprile 20202, il presidente USA Joe Biden più di una volta, è intervenuto accusando Putin di “genocidio”, gettando ulteriore benzina sul fuoco.

Genocidio, cos’è e cosa significa?

Il genocidio è il fenomeno con cui vengono indicati ” crimini contro l’umanità “, ed è inteso come lo sterminio sistematico , in tutto o in parte, di un gruppo sociale di persone, la cui motivazione principale sono principalmente le differenze di nazionalità, razza, religione e differenze etniche”.

La parola genocidio deriva dal greco genos che significa razza, tribù o nazione , e la radice latina termine -cida , significa uccidere . Il termine è stato creato da Raphael Lemkin, avvocato e consigliere ebreo polacco del dipartimento di guerra degli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale. La parola genocidio inteso come crimine di guerra fu utilizzato la prima volta nel corso della seconda guerra mondiale con la morte di milioni di ebrei.

I casi più famosi nella storia

Purtroppo la storia umana ha conosciuto tanti casi di genocidio che tanta sofferenza ha causato a diverse generazioni di popoli:

  •  Olocausto armeno: fu la deportazione forzata e lo sterminio di un numero indeterminato di civili armeni, stimato tra un milione e mezzo e 2 milioni di persone, dal Giovane governo turco nell’Impero ottomano, dal 1915 al 1923.
  •  Olocausto ucraino: si fa riferimento alla carestia causata dal regime stalinista, che ha devastato il territorio della Repubblica socialista ucraina sovietica, negli anni 1932-1933.
  • Il genocidio degli ebrei , chiamato anche Olocausto o Shoah: ha riguardato il tentativo di annientare totalmente la popolazione ebraica e ha portato alla morte di circa 6 milioni di ebrei, guidata da Adolf Hitler. I metodi utilizzati includevano soffocamento di gas velenoso, tiro, impiccagione, colpire, morire di fame e lavoro forzato.
  • Cambogia: esecuzione di quasi 2 milioni di persone tra il 1975 e il 1979, da parte del regime comunista dei Khmers Rouges o Khmers Khorn (Khmer Rouge), guidato da Pol Pot.
  • Ruanda: è stato un massacro commesso dal gruppo etnico di maggioranza, gli hutu, contro i tutsi, un’esecuzione di circa 1 milione di persone, avvenuta nel 1994.
  •  Bosnia: il massacro di migliaia di musulmani bosniaci si è verificato nella città di Srebrenica nel 1995 ed è stato perpetrato dall’esercito bosniaco di Serbia.

Armenia: l’Ambasciatore Di Riso incontra il Presidente Khachaturyan (Aise 14.04.22)

JEREVAN\ aise\ – Ambasciatore d’Italia a Jerevan, Alfonso Di Riso è stato ricevuto ieri, 13 aprile, dal Presidente della Repubblica di Armenia Vahagn Khachaturyan.
Il presidente, riporta l’Ambasciata, in riferimento alla recente visita in Armenia della Delegazione guidata dal Ministro Luigi Di Maio, ha sottolineato l’importanza delle visite reciproche a diversi livelli che offrono opportunità per l’ulteriore sviluppo delle relazioni tra i due Paesi e per l’approfondimento dei legami tra i due popoli amici in tutte le direzioni.
Durante l’incontro si è discusso dell’attuale situazione regionale e di una serie di argomenti di reciproco interesse. (aise) 

Pashinyan: “Dobbiamo fare del nostro meglio per evitare la stagnazione nei negoziati con la Turchia” (Trt 13.04.22)

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha dichiarato che dovrebbero fare del loro meglio per evitare la stagnazione nei negoziati con la Turchia.

Nel suo discorso al Parlamento armeno, Pashinyan ha valutato il processo di normalizzazione delle relazioni tra la Turchia e l’Armenia.

“Credo che i negoziati con Ankara devono continuare e si deve instaurare un dialogo. Dovremmo fare del nostro meglio per evitare una stagnazione nei negoziati con la Turchia. Sappiamo che i risultati del processo potrebbero non essere così veloci e lo diciamo anche ai nostri partner internazionali. Ma senza risultati rapidi, esiste il pericolo di una stagnazione. Per evitare questo tipo di stagnazione, è necessario esserci in grado di andare avanti a piccoli passi. I nostri partner internazionali sostengono pienamente la normalizzazione delle relazioni Turchia-Armenia”, ha affermato il premier armeno Pashinyan.

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Cerimonia commemorativa per il 107esimo anniversario del genocidio armeno (Padovaoggi 12.04.22)

Nel quadro storico del primo conflitto mondiale (1914-1918) si compie, nell’area dell’ex Impero Ottomano in Turchia, il genocidio del popolo armeno (1915-1923), il primo del XX secolo. Con esso il governo dei Giovani Turchi, che ha preso il potere nel 1908, attua l’eliminazione dell’etnia armena presente nell’area anatolica fin dal VII secolo a.C.
Gli storici stimano che persero la vita circa i 2/3 degli armeni dell’Impero Ottomano, quindi circa un milione cinquecentomila persone.

Medz Yegern – il Grande Male – è l’espressione con la quale gli Armeni nel mondo designano il massacro subito in Anatolia dal loro popolo, tra il 1915 e il 1916.

Volantino anniversario genocidio armeni

In occasione del 107° anniversario del genocidio, l’associazione Italiarmenia e il Comune di Padova organizzano una cerimonia commemorativa che quest’anno, vista l’attuale situazione di emergenza sanitaria, si svolge in forma ridotta.

Cerimonia commemorativa

Sabato 23 aprile, ore 10
Cortile di Palazzo Moroni, via VIII Febbraio

Deposizione di una corona di alloro, presso il bassorilievo in bronzo, a ricordo dei martiri del genocidio armeno.
Interventi di:

  • Sergio Giordani, sindaco di Padova;
  • Aram Giacomelli, rappresentante della Comunità Armena e dell’Associazione Italiarmenia.

Eventi collegati

  • Venerdì 8 aprile ore 17 – Sala degli Anziani di Palazzo Moroni
    Presentazione del libro di Sandra Fabbro Canzian “Il genocidio armeno. Dalle cause di ieri alle conseguenze di oggi” l’autrice ne discuterà con Pierpaolo Faggi e Nicoletta Prandoni;
  • Sabato 23 aprile ore 11 – Chiesa di S. Andrea
    Liturgia in rito armeno in memoria dei martiri del Genocidio degli Armeni officiata dai Padri della Congregazione Mechitarista dell’isola di San Lazzaro degli Armeni di Venezia;
  • Venerdì 6 maggio ore 17.30 – Musei Civici – Palazzo Zuckermann
    Inaugurazione della mostra “Armenia. Dipinti murali nelle chiese cristiane armene VII-XIII secolo”;
  • Venerdì 27 maggio ore 17 – Sala Paladin di Palazzo Moroni
    Conferenza “La conservazione del patrimonio artistico armeno” con Antonia Arslan saggista e scrittrice, Martina Corgnati storica dell’arte e docente di Storia dell’Arte Medievale presso l’Accademia di Brera di Milano, Arà Zarian architetto restauratore, Christine Lamoureux restauratrice.

Per informazioni

Info web

https://www.padovanet.it/evento/cerimonia-il-107%C2%B0-anniversario-del-genocidio-armeno

 

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Nagorno Karabakh, si torna a parlare di pace (Osservatorio Blacani e Caucaso 12.04.22)

Non è incoraggiante guardare il quadro del conflitto in Nagorno Karabakh: la crisi di Parukh non è finita, intorno alle alture del Daşbaşı vi sono ancora i soldati azeri, la cui comparsa ha innescato la crisi e le polemiche nei confronti dei peacekeeper russi. L’esercito azero sostiene che ha subito fuoco nemico ad Ağdam, con colpi provenienti quindi dal Karabakh ma anche che vi sarebbero stati colpi provenienti da Tavush, quindi lungo i confini di stato azero-armeni. Le controparti, quella armena e i secessionisti karabakhi smentiscono e parlano di provocazioni.

I canali diplomatici incaricati di risolvere la questione del Karabakh risentono della crisi intenzionale che ha il proprio epicentro nell’area post sovietica. Il gruppo di Minsk, a co-presidenza russa, francese e statunitense non si sta riunendo, e non ne è chiara la sorte. L’Azerbaijan l’ha già più volte etichettato come ormai inutile, mentre per l’Armenia e il Karabakh rimane lo strumento negoziale che dovrebbe portare a una soluzione politica.

Il protagonismo russo, in solitaria, non viene meno, ma è chiaro che Mosca è in altre faccende affaccendata, con viva apprensione dei secessionisti karabakhi.

In un momento in cui sembrerebbe impossibile portare avanti una qualche negoziazione intorno al Nagorno Karabakh, in cui i venti di guerra si fanno sempre più minacciosi, qualcosa si muove però in senso contrario, verso la pace.

Eppur si muove

Pace è una parola che suona veramente grossa: le distanze sulla possibile soluzione del conflitto che ha ormai più di 30 anni sembrano incolmabili. Per l’Azerbaijan il Karabakh non esiste, per gli armeni non può esistere sotto la sovranità di Baku. Ma forse lo stato di guerra che permea l’area post sovietica ha messo una nuova urgenza. Sono suonati tutti gli allarmi: in un’area di grande instabilità e imprevedibilità come è adesso quella dell’ex URSS bisogna fare presto, non si può più perdere una sola occasione.

E l’occasione l’ha offerta Bruxelles con il seguito del primo incontro trilaterale del dicembre 2021. C’era stato poi un incontro con le parti in video conferenza con il presidente Emmanuel Macron e il 6 aprile Charles Michel ha di nuovo ospitato il presidente azero Ilham Aliyev e quello armeno Nikol Pashinyan. L’incontro è stato lungamente e approfonditamente preparato e si è poi articolato in due momenti: prima i bilaterali fra il Presidente del Consiglio europeo Michel e le due controparti, poi il trilaterale che è durato più di 4 ore.

Prima dell’incontro, ormai definito Formato Bruxelles o Piattaforma Bruxelles, tra le varie speculazioni qualche voce aveva menzionato l’ipotesi che si sarebbe parlato di accordo di pace, ma serpeggiava un certo scetticismo. L’ultimo scontro a fuoco è recente, gli ostacoli molti, i nodi irrisolti di più.

Invece è prevalso un atteggiamento costruttivo, e il bilancio dell’incontro è stato alla fine positivo. Baku e Yerevan non hanno sempre avuto la stessa percezione del ruolo di Bruxelles rispetto al Karabakh, ma – appunto – sono tempi difficili e si cerca un mediatore percepito come disinteressato e che fornisca delle garanzie sul trattamento degli interessi nazionali delle parti. E Bruxelles pare aver conquistato questa fiducia.

Il comunicato stampa di Michel  a conclusione dell’incontro segnala passi avanti in 4 aspetti fondamentali: le questioni umanitarie, la delimitazione dei confini, la riapertura di tutte le forme di comunicazione, l’avvio dei lavori per un accordo di pace.

Per quanto riguarda la questione umanitaria, rimangono sospese le sorti di prigionieri armeni, e delle salme dei caduti, inclusi quelli della prima guerra del Karabakh, con un totale di quasi 4000 combattenti e civili azeri mai tornati a casa, e di circa 1000 armeni. C’è poi la questione delle mine, che ancora infestano i territori e per cui occorre collaborare, con trasparenza sulle mappe dei campi minati.

Entro fine mese dovrebbe nascere la commissione bilaterale per la delimitazione e la demarcazione del confine azero-armeno, che è stata causa di tensioni e scontri nell’ultimo anno e mezzo. Un nuovo impeto è stato dato anche ai punti delle dichiarazioni precedenti sulla riapertura delle vie di comunicazione via gomma e rotaia che dovrebbero sbloccare tutta la regione caucasica.

Ma soprattutto: i ministeri degli Esteri di Armenia e Azerbaijan hanno ricevuto l’incarico di cominciare a elaborare un Trattato di Pace che dovrebbe essere in grado di ricomprendere e risolvere tutte le questioni che hanno ammorbato le relazioni fra i due stati e i territori contesi per decenni. Uno sforzo diplomatico non indifferente e su cui non grava una data precisa, ma già il fatto che il processo sia stato messo in moto è un cambio di marcia rispetto a quello che si è visto negli ultimi anni.

Altrove, nel negoziato

Russia è la parola assente. Sono state nominate dalle parti le dichiarazioni congiunte che su iniziativa di Mosca hanno portato al cessate il fuoco, all’impegno di riaprire le comunicazioni, a risolvere le questioni transfrontaliere, ma il nome di Vladimir Putin non è mai stato fatto.

Che la Russia non sia disposta a essere accantonata è ben chiaro. Il Cremlino ha commentato positivamente l’esito dell’incontro, sottolineando di aspettarsi un processo estremamente lento per arrivare a una pace. Inoltre il ministro degli Esteri armeno Ararat Mirzoyan l’8 aprile era già a Mosca a incontrare il suo omologo Sergey Lavrov, il quale ha sottolineato il ruolo della Russia nella soluzione del conflitto ed ha chiesto che venga chiarito lo scontro a fuoco del 24 marzo.

Mentre Mirzoyan era a Mosca, Aliyev e il suo ministro degli Esteri Jeyhun Bayramov sentivano i loro omologhi turchi. C’è infatti un altro grande capitolo da sbloccare, e non è certo indifferente alle sorti delle relazioni azero-armene. Se si stabilizzano i rapporti Baku-Yerevan, anche le relazioni bilaterali armeno-turche possono entrare in una nuova fase distensiva.

Insomma vi sono molte aspettative rispetto a quello che può succedere di positivo nel decorso di questo complicato conflitto, ma anche paure e strumentalizzazioni. Nikol Pashinyan arriva al tavolo negoziale da sconfitto e con una opposizione interna che cerca di usare la negoziazione per il Karabakh contro di lui: ogni concessione è pesante come un macigno. I karabakhi sono in trepidazione: si sentono minacciati da quanto succede nel mondo dei secessionisti ex sovietici, fra guerre, annessioni, e scelte russe su cui non si ha il controllo.

Sono tanti i punti nevralgici di questa negoziazione, e molti sono altrove rispetto a Bruxelles. Ma almeno qualcosa si è mosso e si è tornato a parlare concretamente di pace.

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Chi ci guadagna dal nuovo centro di ricerche di Nvidia in Armenia (Formiche.net 12.04.22)

Nvidia, uno dei colossi della tecnologia che progetta schede grafiche e processori, apre a Yerevan lì dove è aspra la competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina

C’è anche la nuova pax del Caucaso dietro la decisione del player americano Nvidia di aprire un nuovo centro ricerche in Armenia. Si tratta di un’area altamente sensibile per via della fortissima competizione tecnologica esistente tra Washington e Pechino, oltre al fatto che l’intero comparto della banda larga è decisivo per quelle economie che stanno provando a rialzare la testa dopo il biennio pandemico.

Nvidia

La decisione nasce nel 2019, allorquando il primo ministro Nikol Pashinyan visitò la sede di Nvidia nel cuore della Silicon Valley. Il gigante della tecnologia ha un fatturato di 27 miliardi di dollari e oltre 20.000 dipendenti in tutto il mondo: a Yerevan opererà per il tramite di Rev Lebaredian, vicepresidente di Omniverse e del settore simulazione. Non solo intelligenza artificiale, dunque, ma anche chip per automobili, comparto in cui Nvidia è leader come dimostra la penetrazione nell’industria automobilistica tedesca, dove Mercedes-Benz dovrà condividere ogni euro speso per la guida autonoma proprio con Nvidia.

Più in generale il colosso si occupa di unità di elaborazione grafica (GPU) per i mercati dei giochi e di unità system on a chip (SoC) per il mercato automobilistico e del mobile computing.

Perché l’Armenia?

Il conflitto in Nagorno-Karabah non si è smaterializzato come per magia, ma sta vivendo una fase di pausa della contrapposizione più aspra, anche per via della crisi numero uno che risponde al nome di Ucraina. La cosiddetta pax caucasica sta portando, quindi, ad una serie di riequilibri a catena, di cui la prima conseguenza sta proprio in novità di carattere commerciale/geopolitico. In quell’area il tema del 5G non è secondario, visto e considerato che la presenza di soggetti cinesi e russi è oggettiva. Viva-MTS, una delle principali società di telefonia mobile in Armenia, è di proprietà della russa MTS. Ma il colosso Nokia, principale avversario di Huawei nella partita per il 5G, è attivo in Armenia grazie ad una partnership dello scorso anno, quando ha raggiunto un accordo con Telecom Armenia relativo alla fornitura di banda larga.

Tavolo Ue

Pochi giorni fa il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev e il primo ministro armeno Nikol Pashinyan si sono incontrati, sotto gli auspici del presidente del Consiglio europeo Charles Michel, a margine del Consiglio europeo di Bruxelles, dove ovviamente mancava la Russia. Quest’ultima è da tre decenni soggetto non spettatore tra i due poli, ma presente in moltissime dinamiche. All’indomani dell’invasione in Ucraina l’intero spettro geopolitico caucasico potrebbe mutare rapidamente anche per la nuova strategia decisa da Ue e Turchia. Ankara in precedenza ha appoggiato l’Azerbaigian, mentre da alcuni mesi Erdogan punta a normalizzare i legami con l’Armenia.

Normalizzazione

L’accordo di cessate il fuoco del 2020 merita una rivisitazione, a maggior ragione dopo che il gruppo Osce di Minsk ha di fatto interrotto le sue attività: lo dimostra la decisione dei due Paesi di costituire una commissione di frontiera congiunta che delineerà il confine tra i due Paesi e garantirà una situazione di sicurezza stabile lungo il confine. Normalizzare le relazioni tra i due soggetti presenta anche implicazioni di carattere energetico e geopolitico, passaggio che è propedeutico all’ingresso di nuovi soggetti come Nvidia, che offrono al contempo la possibilità di giocare la partita del 5G fino in fondo, in un settore dove le attenzioni cinesi sono sempre maggiori.

Inoltre i Paesi del Caucaso meridionale stanno iniziando a ragionare sul dopo guerra, sia in base alle conseguenze dirette che avranno dalle sanzioni alla Russia, sia in base al nuovo ruolo che Mosca si è ritagliata dopo aver invaso l’Ucraina.

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Dall’Armenia all’Italia (e alla Svizzera), un viaggio fatto di grinta e passione per il gioco più bello che c’è: il calcio (Varesenoi 12.04.22)

Il 19enne calciatore armeno Erik Hovakimyan si è trasferito in Italia a 10 anni insieme ai suoi genitori e da allora coltiva il suo sogno a forma di pallone, che ora prosegue in territorio elvetico. Questa è la sua storia

Dall’Armenia all’Italia (e alla Svizzera), un viaggio fatto di grinta e passione per il gioco più bello che c’è: il calcio

Erik Hovakimyan è nato 19 anni fa in Armenia, dove ha iniziato fin da bambino a giocare a calcio nel vivaio del Pyunik FC. A dieci anni si trasferisce insieme alla famiglia in Italia, a Perugia, ma vi rimane poco tempo perché i genitori, per motivi di lavoro, devono spostarsi a Varese, dove tuttora risiedono.

Il desiderio di giocare a pallone lo porta in Svizzera, dove si distingue nei vari settori giovanili grazie al suo scatto ed un’innata propensione al dribbling: gli inizi al TossWinterthur (dove chiude da capocannoniere), poi il Locarno e il Rapid Lugano.

Il ritorno in Italia avviene all’Accademia Milano, dove per due anni è seguito con attenzione da un grande maestro di calcio, l’ex granata Patrizio Sala. Nel frattempo viene selezionato per il reality-show di SportItalia e Afm E20, “La Squadra”, incontrando squadre selezionate del Brescia, dell’Atalanta, del Genoa. Un’esperienza straordinaria, a cui segue l’approdo in uno dei settori giovanili più importanti del nostro panorama calcisticoè quello rossoblù della Varesina. Qui Erik ha modo di distinguersi nuovamente, giocando due campionati Allievi nella squadra guidata da mister Giacomo Tenti.

La Svizzera chiama ancora e per Erik il calcio è un viaggio da vivere fino in fondo, qualsiasi sia la destinazione. Che è nuovamente la Svizzera, in particolare il Castello guidato da Oscar Braendli.

Raggiunta la maggior età, che lo porterà anche ad impegnarsi nel lavoro oltreché nello sport, passa al Riva San Vitale, una squadra del Ticino con tradizione, allenata da Stefano Lippman, dove si distingue grazie alle sue performance di velocità, tiro e visione di gioco. Qualità che, l’anno scorso, hanno per esempio attirato le attenzioni dell’Empoli Calcio nella persona del direttore tecnico del vivaio Simone Bombardieri. Da qui è nato anche un contatto con un giornalista e commentatore sportivo armeno, Senik Poghosyan, che ha realizzato un’intervista e un video – mandato in onda sulla tv armena nel programma Prof Football – per raccontare in patria le sue capacità.

Cosa riserverà il futuro è presto per saperlo. Quel che è certo è che il viaggio di Erik, fatto di grinta e passione, prosegue.

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«Armenia, terra senza pace a est dell’alba», incontro e mostra a cura di Centro Peirone e Fondazione Donat-Cattin (Diocesi Torino 22.04.22)

 

Venerdì 22 aprile 2022 ore 17.30, al Polo del Novecento-Palazzo San Celso, in corso Valdocco 4/A a Torino, è in programma l’incontro «Armenia, terra senza pace a est dell’alba».

L’Armenia è l’unica regione del vicino Oriente in cui il cristianesimo ha da millenni una presenza assolutamente preponderante. Questa condizione l‘ha esposta storicamente a un difficile rapporto con le aree confinanti a maggioranza musulmana. Ai problemi di convivenza religiosa e culturale si sono aggiunti quelli di natura geopolitica, come nella recente crisi nel Nagorno Karabakh.

L’evento, a cura del Centro Federico Peirone e della Fondazione Carlo Donat-Cattin, vuole mettere in luce non solo le criticità ma anche esplorare la storia, la cultura e le prospettive di una possibile convivenza pacifica con i vicini di quello che può essere considerato un avamposto europeo verso l’Asia caucasica.

Al termine dell’incontro, alle 19.30, viene inaugurata la mostra fotografica «Armenia oggi, fra passato e futuro» con la presentazione del curatore Garen Kokcijan. La mostra sarà visitabile dal 22 aprile al 15 maggio 2022 con il seguente orario 10­18.

Informazioni: segreteria@fondazionedonatcattin.it

Prenotazioni: reception@polodel900.it o +39 011 0883200

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