La scrittrice Antonia Arslan alla rassegna Stills of Peace il 14 ottobre (Abruzzonews 10.10.22)

PESCARA – A conclusione degli eventi previsti dalla nona edizione della ricca rassegna Stills of Peace, Fondazione Aria incontra la scrittrice Antonia Arslan, una delle più rilevanti voci della cultura armena in Italia.

Venerdì 14 ottobre alle 18.30, presso il Museo d’Arte Moderna Vittoria Colonna, si parlerà dell’Armenia attraverso la ristampa della raccolta dei Canti Popolari (Ed. Carabba) voluta dalla Fondazione, a cento anni dalla sua prima uscita, di cui l’Arslan ha realizzato la prefazione.

‘L’Armenia è sotto i riflettori per la guerra in corso con l’Azerbaigian, ma è importante che se ne parli anche per la sua millenaria cultura e che si faccia luce sul suo tormentato passato’ dichiara il Presidente della Fondazione Dante Marianacci, che condurrà il dialogo con l’autrice del romanzo ‘La masseria delle allodole’, che tratta appunto il tema del genocidio del 1915.

Nel corso della serata verrà proiettato, per la prima volta a Pescara, il cortometraggio ‘Antarram’ introdotto dalla direttrice della rassegna Stills of Peace, Giovanna Dello Iacono, girato tra Venezia, Napoli e Bari dal regista Dino Viani.

Nella sede del Museo d’Arte Moderna Vittoria Colonna fino al 23 ottobre è possibile visitare le mostre ‘Qui è come Altrove’ a cura di Paolo Dell’Elce, dedicata alla fotografia armena, e ‘Murap – un racconto per immagini’, del fotografo Iacopo Pasqui, due dei principali progetti che Fondazione Aria ha messo in campo quest’anno tra Pescara e Atri.

Ingresso libero ad entrambe le mostre dal martedì alla domenica negli orari 10/12 e 17/21 fino a domenica 23 ottobre.

Per maggiori informazioni: murap.it / fondazionearia.it / stillsofpeace.com

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Le forze armate azere hanno aperto il fuoco sul territorio dell’Armenia (Avia 09.10.22)

Nonostante gli accordi tra Yerevan e Baku, un nuovo conflitto divampa al confine tra Azerbaigian e Armenia.

La notte prima, unità azerbaigiane schierate al confine con l’Armenia hanno aperto il fuoco inaspettato sulle posizioni dell’esercito armeno. Il fuoco è stato sparato da armi leggere di vario calibro, comprese quelle grandi. A seguito dell’apertura del fuoco di risposta, le posizioni del personale militare delle forze armate azere sono state soppresse. Secondo i dati preliminari, non ci sarebbero state vittime.

“La sera dell’8 ottobre, unità delle forze armate azere hanno aperto il fuoco con armi leggere di vario calibro in direzione delle postazioni armene situate nella parte orientale del confine armeno-azero. Le unità delle Forze armate armene hanno soppresso il fuoco nemico con azioni di rappresaglia”, – riferisce il Ministero della Difesa della Repubblica di Armenia.

Al momento la situazione al confine tra Azerbaigian e Armenia si è stabilizzata, ma il rischio di nuovi scontri è molto alto.
Подробнее на: https://avia-pro.it/news/podrazdeleniya-vs-azerbaydzhana-otkryli-ogon-po-territorii-armenii

L’arte della tessitura (Osservatorio Balcani e Caucaso 07.10.22)

La tessitura è stata per centinaia di anni un’arte molto apprezzata in Armenia e in tutto il Caucaso. Un mestiere che però ora, dopo essere sopravvissuto a imperi e cambiamenti culturali, si trova ad affrontare una minaccia esistenziale, in parte dovuta alla diminuzione del numero di tessitori, in parte alla domanda limitata di tappeti tradizionali.

@ Karin Manukyan

L’arte della tessitura di tappeti è legata a doppio filo alle culture della regione. Nell’antica Armenia i tappeti erano pezzi d’arredamento costosi e non tutti ne possedevano uno. “Chi possedeva un tappeto era considerato dotato di grandi risorse”, afferma l’etnografo Ashkhunj Poghosyan. “Nel Medioevo, soprattutto sotto il Califfato arabo, era considerato un onore parlare con qualcuno che possedeva un tappeto armeno”.

In epoca sovietica su territorio armeno e anche altrove vennero istituite scuole per insegnare la tessitura. Si imparava il mestiere anche lavorando al fianco di produttori esperti nelle fabbriche.

Varvara Yavryan, 65 anni, lavora da vent’anni come tessitrice presso la fabbrica Megeryan Carpet, a Yerevan. Ha imparato a tessere tappeti da sua madre.

“Il lavoro è duro, ma non ci stanchiamo. Non ci si stanca di tessere quando lo si ama veramente”, racconta Varvara. La figlia, però, non l’ha seguita su questa strada. Il numero ridotto di tessitori è un problema reale, osserva un dirigente di Megeryan Carpet.

“Il numero di tessitori di tappeti sta diminuendo. È così in tutto il mondo ed è legato al cambiamento delle abitudini”, afferma. “Le persone scelgono di lavorare in banca o in aziende informatiche, o in lavori facili e ben pagati”.

Per ispirare una nuova generazione di tessitori, studi come la Scuola di arti popolari organizzano corsi di tessitura di tappeti nella capitale armena Yerevan e in altre parti del paese.

Hasmik Markaryan, 46 anni, dopo aver completato un corso presso la Scuola di arti popolari ha aperto un proprio centro di formazione. Hasmik, che ha imparato a tessere da bambina da sua madre e sua nonna, dice che tutti coloro che iniziano a tessere “se ne innamorano”. Lei e altre due tessitrici stanno insegnando questo mestiere a Ijevan, in Armenia, dove hanno aperto il centro culturale Telik.

Shahane Serobyan, 24 anni, ha iniziato a insegnare la tessitura in un centro comunitario ad Aragats, nella provincia occidentale armena di Aragatsotn, dopo aver ricevuto anche lei una formazione presso la Scuola di arti popolari.

Diana Hovhannisyan, organizzatrice del programma culturale del la Scuola di arti popolari, sottolinea come stipendi bassi e instabili, così come i problemi di salute cronici che affliggono i tessitori – mal di schiena, dolore ai gomiti, problemi di vista – scoraggiano le persone dal tessere tappeti a livello professionale. Per chi ama la tessitura, Shahane dice, è indispensabile trovare clienti regolari.

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L’impatto economico dell’esodo russo in Armenia e Georgia (Osservatorio Balcani e Caucaso 07.10.22)

Iniezione di nuovi capitali nei tessuti economici locali, inflazione del mercato immobiliare, case in affitto introvabili: i russi in fuga hanno influenzato l’economia armena e georgiana

07/10/2022 –  Armine Avetisyan

Decine di migliaia di persone si sono trasferite dalla Russia verso Armenia e Georgia negli ultimi mesi, con un’accentuazione del flusso negli ultimi 10 giorni. Vi è già un impatto economico misurabile sui due paesi.

Armenia

Negli ultimi giorni, l’aeroporto internazionale di Yerevan Zvartnots ha gestito un sovraccarico nella programmazione dei voli. Dopo la mobilitazione annunciata dalla Russia, centinaia di russi si sono infatti affrettati a trasferirsi in Armenia.

“La mia famiglia è già in Armenia da diversi mesi, ho sempre rimandato la partenza, ma non avevo più altre opzioni”, racconta Pyotr, arrivato a Yerevan pochi giorni fa.

Il primo flusso anomalo di cittadini russi in Armenia è stato registrato nel marzo di quest’anno, spinti dall’inizio del conflitto russo-ucraino. Secondo i dati forniti dal Servizio migrazioni armeno, nel periodo gennaio-giugno sono arrivati in Armenia 372.086 cittadini russi. Per un confronto, nello stesso periodo del 2021, erano stati 159.466. Non tutti arrivano per rimanere ma, da un anno all’altro, è incrementato notevolmente anche il numero di chi è poi rimasto

Al momento le autorità armene forniscono i dati elaborati solo del primo semestre 2022 ma è ormai evidente che il secondo semestre segnerà un ulteriore incremento.

Inflazione

Nel 2022, se paragonato con il 2021, i prezzi degli appartamenti in vendita in Armenia sono cresciuti significativamente. Nel corso di un anno, il prezzo al metro quadro degli appartamenti nel centro della capitale è cresciuto di 109 mila drams di media (circa 273 euro).

Anche i prezzi degli affitti sono aumentati. Nel distretto amministrativo di Kentron, quello del centro della capitale, se lo scorso anno un appartamento bilocale arredato poteva essere affittato per circa 500 euro, ora il prezzo è cresciuto di almeno il 50%.

Secondo le stime dell’economista Samson Grigoryan, è stata la guerra russa-ucraina ad aver portato un notevole impatto sul mercato immobiliare dell’Armenia.

“Ogni flusso umano contribuisce alle fluttuazioni dei prezzi. Ha anche il suo lato positivo – contribuisce allo sviluppo delle regioni – perché Yerevan non può ospitare tutti, quindi altri andranno anche in altre regioni del paese”, ha scritto Grigoryan.

Dopo la capitale, la città preferita dai russi è Gyumri, nella regione Shirak. È la seconda città più grande dell’Armenia con circa 100 mila residenti. Come a Yerevan, anche qui l’inflazione ha già colpito il mercato immobiliare.

“Di solito vivevo in un bilocale nella periferia della città e pagavo 100 euro. Era una cifra normale per Gyumri. Oggi, non si trova più nessuna casa a quel prezzo, o addirittura non si trovano proprio case libere”, racconta Karen Sahakyan, che è in cerca di un appartamento a Gyumri da un mese.

Karen si era trasferita da poco dall’appartamento precedente a causa dell’aumento del prezzo d’affitto. Un mese fa, il proprietario ha intimato alla ragazza di pagare il doppio o di lasciare la casa.

“Il proprietario di casa è venuto e mi ha detto che dovrei essergli grata per non aver aumentato il prezzo dallo scorso marzo, come molti hanno fatto. Non potevo pagare in quel momento, per questo ho lasciato la casa. Ma questo nuovo flusso di russi prova che non troverò un appartamento accessibile per tanto altro tempo”.

“L’inflazione del mercato immobiliare è, certamente, negativa, ma questo flusso di persone ha anche i suoi effetti positivi’, afferma Liza Gasparyan, specialista di turismo di Gyumri.

Secondo Gasparyan, gli ospiti della città hanno incrementato le attività di Gyumri. Osserva che se Gyumri era affollata durante i giorni festivi, oggi i bar della città sono pieni tutti giorni.

“Gyumri è una città turistica, ma qui è il turismo interno ad essere sviluppato. Tuttavia, l’immagine della città è cambiata negli ultimi mesi. Ci sono ospiti dalla Russia, Bielorussia e Ucraina. Amiamo tutti la pace. Daremo il benvenuto a chiunque, affinché regni la pace’.

Georgia

L’immagine che arriva della Georgia è simile a quella armena. Sono arrivati un gran numero di cittadini della Federazione Russa e si è registrata una rilevante inflazione nel mercato immobiliare.

Secondo l’ong georgiana IDFI  , dall’inizio della guerra in Ucraina fino a giugno sono stati 49.505 i cittadini russi a stabilirsi in Georgia: hanno affittato appartamenti principalmente nelle grandi città tra cui ovviamente la capitale Tbilisi e poi Batumi, Kutaisi e Rustavi.

In queste città sono presenti la quasi totalità delle università della Georgia.

Lika proviene dalla regione Imereti e ha iniziato gli studi quest’anno, ma non riesce a trovare un appartamento in cui vivere con i suoi amici.

“Quest’anno sono stata ammessa all’Università di Business e Tecnologia, ma non riesco a trovare un appartamento. Molti studenti hanno questo problema. Qualche proprietario di casa afferma di non voler studenti. Considerato l’aumento dei prezzi, abbiamo deciso di metterci assieme, in 4, ma alcune persone non vogliono affittare a così tante persone. Stiamo cercando da un mese e non abbiamo trovato niente. Non perdo ancora la speranza, ma ho pensato addirittura di prendermi un ‘anno sabbatico’ e continuare i miei studi più tardi”, afferma Lika.

L’aumento dei prezzi d’affitto è confermato dai dati dell’Istituto nazionale di statistica della Georgia, secondo il quale, in agosto, paragonato con lo stesso periodo dell’anno precedente, le entrate statali dalle tasse sugli affitti sono aumentate del 22.5%.

Quale sarà l’effetto sui prezzi nei prossimi mesi del recente nuovo afflusso? Come e quanto cambierà la disponibilità abitativa? Per ora gli esperti non azzardano previsioni.

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Armenia, Azerbaijan e Turchia attorno a un tavolo per discutere di pace (Euronews e altri 07.10.22)

Il vertice della comunità politica europea a Praga giovedì ha visto una scena storica nell’incontro informale tra il presidente turco Tayyip Erdogan con il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il leader azero Ilham Aliyev. I recenti scontri tra l’Armenia e l’Azerbaigian, alleato di Ankara, avevevano fatto pensare che potesse essere un incontro impossibile.

A gennaio Turchia e Armenia, che non intrattengono relazioni diplomatiche o commerciali dagli anni ’90, hanno avuto il loro primo ciclo di contatti.

Così Recep Tayyip Erdogan, Presidente della Turchia:  “Non abbiamo alcun pregiudizio , abbiamo solo detto: ‘Assicuriamoci che le relazioni con l’Azerbaigian raggiungano un certo livello di maturità e concludiamo un accordo di pace. Non appena lo faremo, non ci saranno intoppi fra noi . Se le porte devono essere aperte, apriremo le porte e apriremo la strada a tutti i tipi di rapporti via aria, terra, e su rotaia”.

Per aiutare a stemperare la tensione fra i due vicini l’Unione europea invierà una “missione civile” in Armenia, lungo il confine con l’Azerbaigian, per “costruire la fiducia” tra le due nazioni e contribuire alla delimitazione dei confini. L’annuncio è nelle prime ore di questo venerdì.

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Nagorno-Karabakh, pace più vicina tra Azerbaigian e Armenia con la mediazione di Erdogan (Il Giornale d’Italia)

ARMENIA. Artak Beglaryan: Armenia e Artsakh un’unica integrità. India sovvenziona Yerevan (Agcnews 07.10.22)

Gli interessi dell’Armenia e dell’Artsakh dovrebbero essere considerati in un’unica integrità ha detto il Ministro di Stato dell’Artsakh, Artak Beglaryan, che ha rilasciato alcune importanti citazioni dalla dichiarazione del 3 ottobre del Consiglio di Sicurezza allargato dell’Artsakh.

«Sottolineiamo» ha detto «che qualsiasi documento che possa ignorare l’esistenza del conflitto in Karabakh, mettere a repentaglio le prospettive di una giusta soluzione e limitare le possibilità di riconoscimento internazionale del diritto all’autodeterminazione del popolo dell’Artsakh e dei risultati della realizzazione di tale diritto, anche attraverso un falso programma di subordinazione al principio dell’integrità territoriale, è per noi inaccettabile. I valori e gli interessi nazionali condivisi implicano che, a prescindere da tutto, la Madre Armenia deve sempre essere al fianco dell’Artsakh in tutte le direzioni, soprattutto nel garantire la sicurezza del popolo dell’Artsakh e il riconoscimento internazionale del suo diritto all’autodeterminazione. Finché la Repubblica dell’Artsakh non sarà coinvolta nel processo di risoluzione del conflitto su una base completa e al più alto livello internazionale, la Repubblica d’Armenia è obbligata e autorizzata a rappresentare e proteggere i diritti e gli interessi del popolo dell’Artsakh nell’arena internazionale».

E poi ha chiosato Beglaryan: «Siamo pronti a negoziare con l’Azerbaigian sulla risoluzione del conflitto solo se verrà ripristinato il formato completo dei negoziati in cui la Repubblica di Artsakh sarà riconosciuta come parte a pieno titolo. È innegabile che il beneficiario del futuro dell’Artsakh sia l’intero popolo armeno e che gli interessi dell’Armenia e dell’Artsakh debbano essere considerati come un tutt’uno».

Prima di volare a Praga il sei ottobre, Nikol Pashinyan ha terminato incontro con i membri della fazione dei contratti civili. All’incontro, durato circa due ore, sono stati affrontati temi legati all’attuale situazione in Armenia, ai rapporti con l’Azerbaigian, al ritorno dei prigionieri, nonché agli incontri Pashinyan-Aliyev-Makron-Michel e Pashinyan-Erdogan previst a Praga. Non sono emerse indiscrezioni in merito.

Nel frattempo l’Armenia mette in cassaforte sovvenzioni a fondo perduto. L’accordo con l’India siglato il sei ottobre è un buon punto di partenza. L’India fornirà una sovvenzione di 478 milioni di dram (1,1 milioni di dollari) all’Armenia. Questo è quanto è stato stabilito nella riunione del 6 ottobre quando il governo armeno ha approvato un memorandum d’intesa tra i governi dell’Armenia e dell’India sul sostegno a fondo perduto che l’India fornirà per l’attuazione di programmi di sviluppo comunitario ad alto impatto. Il memorandum è stato firmato il 4 luglio 2022. È previsto un sostegno a fondo perduto di 478,2723 milioni di AMD per l’attuazione di programmi ad alto impatto volti allo sviluppo delle comunità armene.

Anche gli Stati Uniti intendono sostenere l’Armenia: l’ambasciatore statunitense e il procuratore generale armeno discutono della cooperazione tra le forze dell’ordine dei due Paesi, l’incontro svoltosi il sei ottobre aveva anche lo scopo di esplorare l’ulteriore assistenza degli Stati Uniti all’Armenia nella lotta alla corruzione e nel rafforzamento dello Stato di diritto.

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Missione europea per definire i confini tra Armenia e Azerbaigian (Cdt 07.10.22)

L’Unione Europea invierà una «missione civile» in Armenia per aiutare a definire le frontiere con l’Azerbaigian. L’obiettivo è «costruire un rapporto di fiducia» tra i due Paesi. È quanto dichiarato al termine di un incontro a Praga a cui hanno partecipato il primo ministro armeno Nikol Pachinian, il presidente azero Ilham Aliyev, il capo di Stato francese Emmanuel Macron e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. La missione inizierà ad ottobre ed avrà una durata massima di due mesi.


Armenia-Azerbaigian: l’Ue invierà una missione civile al confine fra i due Paesi (AgenziaNova 07.10.22)

Missione Ue al confine tra Armenia e Azerbaijan (Osservatorio Balcani e Cuacaso)

Conflitto nel Caucaso: sì alla missione dell’UE lungo il confine armeno (Sardegnagol)

ART DILOMAZIA 2022 MAD in Armenia per la pace (FattoLatina 06.10.22)

MAD Museo d’Arte Diffusa partecipa al simposio internazionale degli artisti che si tiene a Ejmiatsin (Vagharshapat  che è una città di circa 57.500 abitanti della provincia di Armavir in Armenia. Echmiadzin è la città più sacra dell’Armenia, sede del Catholicos, il capo della Chiesa apostolica armena e si trova a circa 20 chilometri a ovest di Erevan). Gli italiani di MAD sono stati invitati per il terzo anno alla settima edizione della rassegna ART DIPLOMATIA dalla galleria russa (dell’oblast’ di Mosca) ArtBaza, quest’anno in collaborazione con il comune armeno nell’ambito delle celebrazioni dei 2707 anni della nascita della città ex antica capitale. Confermata la presenza di Fabrizio Gargano (sketchcrawl e fumetto) e Alessandra Chicarella (pittura) alle en plein air; i due pontini ormai compongono un gruppo affiatato con MAD e ben integrata al gruppo degli artisti che ogni anno s’incontrano all’estero per il progetto che è dedicato all’amicizia tra i popoli attraverso la cultura e l’arte. 

Gargano e Chicarella partecipano come outsider nella categoria delle estemporanee, non essendo esplicitamente dei pittori paesaggisti confermano la vocazione di MAD che propone progetti collaterali attenti a particolari dinamiche artistiche che strizzano l’occhio alle molteplici varianti della contemporaneità. Ne sono esplicito esempio l’urban sketching di Fabrizio che attraverso disegno, fumetto e narrativa si affianca ad una interazione letteraria tra arte e graphic novel (su carte pregiate e non) e la pittura informale di Alessandra con le sue ampie pennellate, segni e graffiti (su tela e anche materiali di ogni genere).

LatinaSergiev Posad e Ejmiatsin sono tre importanti comuni capoluogo nei pressi delle tre capitali RomaMosca e Erevan delle rispettive nazioni e insieme ogni anno lanciano un messaggio di distensione attraverso lo spirito culturale e turistico dell’arte. Dal 1al 7 ottobre sono tre le en plein eir nei luoghi simbolici della città più sacra dell’Armenia che culmineranno in un’esposizione delle opere grafico-pittoriche degli artisti il 7 ottobre nel municipio.

Diversi sono i progetti di cui si parla tra gli organizzatori per il prossimo anno che vedrà ospiti anche nuovi artisti italiani in Armenia dalle en plein eir alla rigenerazione urbana con l’arte.

Il manifesto di Art Diplomazia 2022 in Armenia

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Il mondo di ieri: fra i fuoriusciti russi in Armenia (Ilcaffegeopolitico 05.10.22)

In breve

  • Un incontro con alcuni russi scappati dalla guerra in Armenia: sono soprattutto giovani, studenti, professionisti che non approvano l’aggressione russa in Ucraina, ma non hanno il coraggio di protestare.
  • Dopo le proteste della metà degli anni Novanta, in Russia gli studenti non sono più scesi in piazza.
  • Il sistema scolastico e universitario russo punta alla riproduzione del sapere e non alla formazione di un pensiero critico. A questo si aggiungono le difficoltà economiche in cui la maggior parte degli studenti vive.
  • Due anni di pandemia e di vita online hanno fatto dei giovani russi – e non solo – degli individui non più in grado di ritrovarsi fisicamente e di organizzarsi politicamente in una qualsiasi forma di collettività.

Analisi – Sono molti i giovani russi che già nei mesi scorsi si sono recati in Armenia per sfuggire alla guerra in Ucraina. L’accoglienza locale nei loro confronti è spesso ostile, mentre l’esilio forzato non fa che rimarcare il loro isolamento e la loro incapacità di influenzare la politica del proprio Paese.

 

RUSSI A DILIJAN

Dilijan è una città del nord dell’Armenia, a pochi chilometri dal confine con l’Azerbaijan e non lontana dal lago Sevan, il più grande specchio d’acqua del Caucaso. Dilijan si estende lungo la valle scavata dal fiume Aghstev, ed è circondata da montagne coperte di boschi. L’aria pulita, i sentieri dai panorami mozzafiato e la tranquillità del luogo, fanno di Dilijan un centro turistico estivo molto frequentato dai cittadini di Yerevan. Fra le strade del centro si vedono sempre più turisti russi; gente che è scappata dal proprio Paese dopo l’aggressione all’Ucraina e che adesso vive soprattutto a Yerevan e sceglie Dilijan per trascorrere le vacanze e i fine settimana. L’Armenia dipende politicamente e economicamente da Mosca e per questo il Governo non ha condannato l’invasione russa in Ucraina ma, allo stesso tempo, accoglie i russi che fuggono dal proprio Paese. A Dilijan, però, non tutti sembrano essere soddisfatti del comportamente dei nuovi venuti. L’impiegata di una farmacia del centro città, infatti, non nasconde le proprie lamentele: “In Armenia parliamo tutti russo, siamo bilingui, ma in ogni caso la lingua principale è l’armeno. Questi russi pensano di essere a casa loro: vivono qui da mesi e non hanno imparato neppure a dire “Buongiorno” e “Grazie” in armeno. Questo è un segno di arroganza, credono di trovarsi ancora nell’URSS. Per non parlare poi del fatto che il loro Presidente, Putin, ha praticamente venduto il Nagorno-Karabakh all’Azerbaijan e alla Turchia”. Sono in molti a condividere il pensiero della farmacista. Karen, un tassista dal volto magro e scavato, siede alla guida della sua vecchia “Lada”e aspetta i clienti vicino alla  stazione degli autobus. Dice amareggiato: “Guardate cosa ci hanno fatto i russi. Guardate quel pederasta di Putin che ci ha voltato le spalle e ha dato il via libera all’attacco dell’esercito azero e non ci ha difesi dai nemici. In Armenia non ci sono più giovani, sono tutti morti, ammazzati dagli azeri. Speriamo che i russi non vincano in Ucraina, speriamo che Zelensky annienti questi schifosi traditori!”. Nell’estate del 2020, l’Azerbaijan è ritornato in possesso dei territori contesi del Nagorno-Karabakh, conquistati dall’Armenia negli anni Novanta. La guerra non è mai finita e, nonostante il cessate il fuoco firmato nel 2020, Baku continua a bombardare i territori non solo del Karabakh, ma anche dell’Armenia, in particolare le zone vicino al lago di Sevan. Alla fine di settembre, l’ennesimo attacco azero si è esteso anche alle zone settentrionali dell’Armenia e il rimbombo delle granate si è sentito persino sui monti vicino a Dilijan.

Fig. 1 – La città di Dilijan | Foto: Christian Eccher

INNA, VLADIMIR E GLI UCRAINI

In una giornata di fine agosto, Inna e Vladimir tornano da una passeggiata fra i monti che chiudono e proteggono la conca lungo la quale si estende Dilijan. Inna trema, piange e sembra non riuscire a calmarsi, nonostante Vladimir la stringa a sé e cerchi di rincuorarla e farle coraggio. Sulle alture di Dilijan ci sono dei poligoni di tiro e spesso l’esercito armeno prova le armi che verranno poi usate per la difesa del territorio al confine con l’Azerbaijan: si tratta soprattutto di granate. Il rombo cupo degli spari e il fumo delle esplosioni hanno raggiunto anche l’arcipelago dell’inconscio della ragazza e le hanno ricordato le immagini della guerra in Ucraina viste alla televisione, un trauma di cui non era forse neppure consapevole. I due entrano nel caffè centrale di Dilijan e si siedono a un tavolino. Originari di una piccola città siberiana, Inna e Vladimir si sono conosciuti ai tempi del Liceo e si sono fidanzati molto presto, come d’abitudine in Russia. Insieme si sono trasferiti a Novosibirsk per completare gli studi universitari, poi Inna è andata a Mosca per gli studi specialistici e Vladimir, che nel frattempo si è laureato, l’ha seguita. Allo scoppio della guerra, la ragazza ha convinto il fidanzato a lasciare la Russia per la paura che il Cremlino ordinasse una mobilitazione improvvisa. Da allora, la vita della coppia è stata completamente stravolta: “Sono rimasta a Mosca per tre mesi da sola, fino alla fine del semestre. A giugno ho raggiunto Vladimir a Yerevan. A febbraio c’era un clima strano nella capitale, io sono scappata in Siberia, dove raramente succede qualcosa. Vladimir ha raggiunto Yerevan e adesso lavoriamo online, da qui, per una ditta di Mosca”. Alla mia domanda se avessero mai pensato di rimanere a Mosca e di protestare, Inna risponde piangendo e, improvvisamente, il suo sguardo mite e triste assume un’espressione inaspettata di odio e di disperazione: “Ma che ne sai tu di quello che accade in Russia? Tu che ti diverti a fare il reporter, vieni dall’Italia e per un giornale serbo vai in Ucraina a scrivere stupidi reportage? Stai una settimana sotto le bombe, senti l’adrenalina e poi te ne torni a casa. Per te la guerra è un gioco, che ne sai di come ci sentiamo noi? La settimana scorsa Vladimir e io siamo stati a Tbilisi, in un ristorante non ci hanno serviti perché siamo russi. Che ne sai tu di che cosa si provi a stare dalla parte sbagliata? Il mio mondo è completamente crollato, mai avrei pensato che la mia gente avrebbe attaccato un popolo fratello. Tutto in quello in cui credevo, la patria, il rispetto reciproco, la fratellanza fra i popoli, tutto questo non esiste più. Presto dovrò tornare in Russia per finire gli studi di laurea specialistica, e non ne ho voglia, ho paura, non dormo più la notte“. Dal tavolo vicino, una donna sulla quarantina, magra, dagli occhi verdi e fulgenti, si rivolge inaspettatamente ad Inna: “Volete venire da noi, a Mikolaiv, da dove siamo dovuti scappare? Non vi servono nei ristoranti, poverini! Da noi bombardano i palazzi, abbiamo dovuto lasciare la città e l’Ucraina. Le nostre case, la nostra gente, e adesso siamo profughi. Chi sta peggio? Noi o voi? Voi russi siete in grado solo di scappare, perché non scendete in piazza? Se per le strade di Mosca si riversasse un milione di persone, cosa potrebbe fare Putin? Spedire tutti in Siberia? Svegliatevi, fermate questa carneficina! Codardi!”. Alla mia proposta di sedersi con noi, la donna ucraina e il suo compagno si alzano, mi ringraziano e lasciano il locale. Nel caffè subentra un silenzio surreale. Anche gli altri avventori, armeni, hanno sentito il dialogo e guardano sottecchi Inna e Vladimir, mentre fingono di continuare a bere il caffè. I due ragazzi si alzano, chiedono il conto e se ne vanno.

Fig. 2 – Palazzi di epoca sovietica a Dilijan | Foto: Christian Eccher

LA PROFESSORESSA DI TOMSK E LA FINE DI OGNI PROTESTA

A quel punto, mi si avvicina una donna, alta, dinoccolata, sulla cinquantina. Chiede se si può sedere: è una professoressa del Politecnico di Tomsk, in Armenia in vacanza, ha sentito il drammatico dialogo fra i russi e gli ucraini e vuole parlare con me. Lei non è scappata perché non saprebbe dove andare: “Noi in Siberia, almeno noi della vecchia generazione, siamo sempre stati contro. Siamo abituati a essere contro il potere centrale di Mosca. Adesso abbiamo paura, è vero, ma quei due ragazzi vanno capiti”. Le ultime proteste da parte dei giovani, sostiene la professoressa, risalgono a metà anni ’90, quando nelle Università delle principali città della Federazione si venne a creare un movimento spontaneo che chiedeva a gran voce programmi sociali che garantissero borse di studio, case dello studente e riduzione delle tasse universitarie: “A poco a poco, le autorità hanno comprato e corrotto i rappresentanti degli studenti dando loro privilegi e denaro. Sono così riusciti a smorzare le proteste”. Continua la professoressa: “Le borse di studio sono miserrime, circa 80 euro al mese, e vengono date in base ai risultati e non al reddito. Ovvio che i figli delle famiglie più ricche, che possono permettersi di pagare ripetizioni e hanno un maggiore accesso alla cultura, ottengono risultati migliori e quindi camere nei dormitori e l’esenzione dalle tasse. In ogni caso, uno studente fuori sede che viva in una grande città della Federazione, se non ha genitori più che benestanti, per mantenersi agli studi deve trovare un lavoro”. È quello che è accaduto anche ad Inna: nonostante abbia una borsa di studio, deve lavorare per sopravvivere. “In una simile situazione – aggiunge la professoressa – gli studenti hanno poco tempo per informarsi, per leggere un giornale. Vivono in maniera meccanica. Fra lavoro e studio. A Tomsk, le lezioni della laurea specialistica sono tutte concentrate la sera: si sottintende che, dopo il bachelor, quasi tutti gli studenti lavorino. Se a questo aggiungete i programmi scolastici e universitari vecchi che impongono di riprodurre il sapere e non di sviluppare un pensiero proprio, il lavaggio del cervello da parte delle tv e dei mezzi di informazioni, la politica di promozione dei valori familiari che spinge i giovani a sposarsi e ad avere figli molto presto, avete un quadro completo della situazione in Russia: i giovani vivono in una bolla di stress e di impegni frenetici, che non permette loro di porsi criticamente davanti alla realtà. Chi dovrebbe protestare in Russia, se non loro, e in particolare gli studenti? Non sono in grado, non sono capaci né di capire cosa stia succedendo né di organizzarsi anche perché, dopo due anni di pandemia e di vita online, non hanno neppure contatti con i propri compagni e commilitoni. Essere giovani è sempre stato difficile, ma mai come oggi in Russia”, conclude la professoressa.

IL MONDO DI IERI

Amareggiato, saluto la professoressa e lascio il locale; il mio pensiero va a Inna e Vladimir, che adesso passeggiano soli, chissà dove, per Dilijan. Sono “Schöngeist”, anime belle, come diceva Hegel, che fuggono dalle difficoltà con l’unico, egoistico scopo di vivere bene o sono vittime del sistema? Su una panchina, un ragazzo, probabilmente un turista straniero, legge un libro in tedesco. Riesco a malapena a sbirciare il titolo: è “Il mondo di ieri”, il romanzo di memorie che Stefan Zweig scrisse dopo essere fuggito dalla Germania nazista e poco prima di suicidarsi, insieme alla moglie, in una sperduta città del Brasile.

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Scontro all’europarlamento sull’Armenia: “Vale di più il gas azero o il sangue armeno?” (Ilprimatonazionale 05.10.22)

oma, 5 ott – Prosegue il conflitto tra Armenia e Azerbaigian e, se negli ultimi giorni si è attenuato sul piano bellico, lo stesso continua a scatenare non poche polemiche e attriti sul piano politico. Nelle ultime ore l’eurodeputato francese del Rassemblement National, ex Front National, Jordan Bardella, ha fortemente criticato il vicepresidente della Commissione europea e l’alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell. Per il deputato francese, il motivo che ha fatto scaturire la polemica è stato l’aver “sacrificato l’amicizia europea con il popolo armeno”. La dura polemica sollevata da Bardella nasce in seguito alla firma dell’accordo energetico dell’UE con l’Azerbaigian, proprio mentre quest’ultimo sta attaccando l’Armenia.

Conta di più il gas azero o il sangue armeno?

“Cosa conta di più per l’UE, il gas azero o il sangue armeno?”. Questa è la domanda accusatoria che Bardella ha sollevato a Borrell durante una discussione al Parlamento europeo, a proposito dell’attacco azero contro l’Armenia. Una frase dura, secca, che non lascia spazio a dubbi e che sembra provenire da altri tempi; epoche in cui il sangue dei popoli valeva ancora più dell’oro di tiranni e mercanti. “La mia domanda è molto chiara e diretta: cosa conta di più per te, il gas azero o il sangue armeno? Penso di conoscere già la risposta perché la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha firmato un accordo per raddoppiare le forniture di gas dall’Azerbaigian, senza mai proteggere con una dichiarazione ufficiale gli armeni, che sono stati attaccati sulla loro stessa terra“, ha detto ancora Bardella.

La nostra civiltà sta bruciando, mentre l’Europa guarda altrove

Il giovane eurodeputato del Rassemblement National ha poi affermato che sono emersi filmati autenticati che mostrano l’esecuzione di prigionieri di guerra armeni da parte delle truppe azere. “Che cosa state aspettando? Cosa aspetti a puntare il dito su questa sporca guerra scatenata da Baku? L’UE è diventata incapace di esprimere posizioni nelle relazioni globali senza le strutture americane? Forse questo è per paura di esporre la Turchia, che è un membro della NATO e sostiene direttamente le aspirazioni dell’Azerbaigian“, ha tuonato ancora Jordan Bardella. Il politico nazionalista francese ha infine sottolineato di non accusare l’UE delle sue azioni volte a ridurre la dipendenza energetica da un’unica fonte. “Vi accusiamo di imprevedibilità e cecità ideologica, e anche di fare tutto questo in fretta e di sacrificare l’amicizia europea con il popolo armeno. La nostra civiltà sta bruciando, mentre l’Europa guarda altrove”. Al termine del duro discorso di Bardella, l’alto rappresentante della Ue, Josep Borrell, presente in aula, si è rifiutato di rispondere.

Andrea Bonazza

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