Un Tigran nelle mani (DiarioFvg 26.07.21)

GRADO – Antico e moderno, passatista e futurista, a pastello e a pennarello, conservatore e progressista, a tratti fluorescente a volte a carboncino, religioso e laico, in jeans e in doppiopetto, rock e lento come lo avrebbe presentato Adriano Celentano in un suo celebre programma prima serata mamma RAI un po’ di anni fa. Ed ancora – a rincarare – classico, jazz e popolare: così dopo la scomparsa di Chahnourh Varinag Aznavourian, per gli amici Charles Aznavour, Tigran Hamasyan è anche diventato ambasciatore musicale del popolo armeno in tutto il mondo.

Luna piena, antizanzare come se non ci fosse un domani, anticipata dal misticismo dei mongoli Huun-Huur-Tu, la asian-night di Grado Jazz si rivelerà di esito trionfale. Sin dalle prime battute si intuisce come l’ascolto di TH sia decisamente sconsigliato a colui che adoperasse una macchina col cambio automatico, dacché gli sarebbe incomprensibile apprezzare la libidine che si prova nello scalare, nell’accelerare, nello sgasare, sfrizionare prima seconda terza quarta terza seconda to be continued, senza sconfinare nel débrayer.

Un andamento liturgico che un istante dopo è diventato prog. Messa ortodossa mixata con Heart of the sunrise: per info citofonare Yes! Stacchi vertiginosi, poi vocalizzi massima auge Metheny Group in salsa sufi, attico NYC con mostra fotografica della periferia disagiata di Erevan, mondanità esoterica, incensi di Dior. Il Tigran è una locomotiva che corre sparata sul simbolico binario a ritroso che da Occidente punta verso Oriente a bordo di un Orient Express 4.0, ma che una volta arrivata al bivio forse sceglierà come meta Dubai piuttosto che il Caucaso.

Tigran solo is the best! Nei momenti in cui concede ristoro ai suoi compagni di viaggio, meri gregari, esprime il massimo della propria creatività. Loop fischiettato nostalgia Raindrops-keep-fallin’-on-my-head, armonizzazioni, spensieratezza di un mondo che non c’è più o che forse ci sarà (insomma, non è quello attuale), intimo, nostalgico, moderno flaneur da città, plenilunio all’occhiello con il giusto equilibrio.

«Questo qui ha le mani d’oro!» si sente mormorare tra gli addetti ai lavori di Euritmica, gente che qualche centinaio di concerti (in verità sono molti ma molti di più) li ha sentiti, visti, organizzati, vissuti. Nessun dubbio sulla mani, indiscutibilmente da esporre @ Tiffany’s. Ma, il cuore? Interrogativo da svelarsi nel prosieguo della sua carriera, classe 1987, hai voglia! E finalone acid, tanto per non farsi mancar nulla. Successo clamoroso!

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NAGORNO-KARABAKH: Serie infinita di scontri tra Armenia e Azerbaigian(Eastjournal 26.07.21)

A quasi nove mesi dal cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian dopo la seconda guerra del Nagorno-Karabakh, continuano gli scontri tra i due Paesi. Nel pomeriggio di venerdì 23 luglio, a seguito di spari al confine, un soldato azero è stato ucciso, mentre tre soldati armeni sono rimasti feriti, anche se non sono in pericolo di vita.

Tre giorni prima, il 20 luglio, uno scontro a fuoco è andato avanti diverse ore al confine tra l’Armenia e l’exclave azera del Nachicevan, a soli 60 km da Erevan, questa volta senza vittime. Una vittima invece c’è stata il 14 luglio, quando ulteriori scontri avevano provocato la morte di un soldato armeno, mentre il lato azero ha annunciato non meglio precisate perdite.

Questi sono solo gli ultimi tra gli scontri minori verificatisi tra i due paesi caucasici negli ultimi mesi, e la tensione non accenna a diminuire. La reazione dei governi armeno e azero, per ognuno di questi scontri, è stata piuttosto prevedibile: ognuna delle due parti rifiuta di prendere responsabilità, sostenendo di aver agito soltanto in risposta a un attacco da parte del nemico.

Possibili cambiamenti nel governo armeno

Intanto, dal lato armeno, il ministro della Difesa ad interim Vagharshak Harutiunian, che aveva ricevuto l’incarico dopo la tregua dello scorso novembre, ha presentato le sue dimissioni dopo gli scontri del 20 luglio. Harutiunian non ha esposto pubblicamente le motivazioni della sua scelta.

E, sempre nel governo armeno, RFE/RL segnala la nomina dell’ex segretario del Consiglio di Sicurezza armeno Armen Grigorian a vice-ministro degli Affari Esteri. Grigorian, uno degli esponenti di spicco della rivoluzione del 2018, è noto per le sue posizioni pro-Occidente e ha di recente criticato apertamente l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (CSTO), l’alleanza difensiva guidata dalla Russia di cui l’Armenia fa parte.

Grigorian aveva infatti incolpato il presidente del CSTO di aver minimizzato l’ennesimo scontro tra azeri e armeni il 3 luglio scorso, definendolo un “incidente sul confine” quando per Grigorian si trattava di un tentativo di occupare territorio armeno da parte dell’Azerbaigian.

Uno status quo potenzialmente esplosivo

Secondo RFE/RL, la nomina di Grigorian potrebbe significare un cambio di direzione nella politica estera armena, solitamente filorussa. Ma la dipendenza di Erevan da Mosca è ancora enorme e l’Armenia starebbe negoziando con la Russia per spostare alcuni militari russi dalla base di Gyumri all’altro lato del Paese, vicino al confine con l’Azerbaigian. Sembra quindi improbabile che l’Armenia possa permettersi di orientare la sua politica estera verso l’Occidente nel prossimo futuro.

Così come sembra improbabile che Armenia e Azerbaigian rispettino il cessate il fuoco nella sua totalità. Lo scambio di 15 prigionieri di guerra armeni per una mappa delle mine lasciate da Erevan nei territori ora in mano a Baku potrebbe sembrare un passo avanti, ma è stato prontamente seguito da un passo indietro.

Il 23 luglio, dopo gli scontri, l’Azerbaigian ha infatti condannato a sei anni di prigione 13 soldati armeni, accusandoli di aver attraversato il confine armati illegalmente; l’Armenia non ha commentato l’arresto, ma in casi simili aveva in precedenza sostenuto che i soldati siano da considerare come prigionieri di guerra e non criminali comuni.

A quasi un anno dall’inizio della guerra in Nagorno-Karabakh, la situazione è ancora esplosiva e la normalizzazione delle relazioni tra Armenia e Azerbaigian sembra più lontana che mai.

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SERJ TANKIAN: un assaggio del nuovo brano “Cyber Criminal” (Metalitalia 24.07.21)

Il cantante dei SYSTEM OF A DOWNSerj Tankian, il 6 agosto 2021 pubblicherà una nuova doppia raccolta di brani in stile colonna sonora, intitolata “Cinematique“. Sarà composta da due gruppi di composizioni intitolate “Illuminate” e “Violent Vioins“. La prima avrà un sound classico, mentre la seconda sarà più moderna.

Ecco un assaggio del brano “Cyber Criminal” da “Violent Vioins“:

Mkhitaryan: “Con Mourinho ci siamo chiariti. L’obiettivo è la Champions League” (Skysport 24.07.21)

L’esterno offensivo armeno, che ha rinnovato con il club giallorosso, ha fissato l’obiettivo per la prossima stagione: “Vogliamo arrivare almeno quarti in classifica. Mourinho è un vincente, spero potremo vincere insieme”

Vincere. È questo l’obiettivo di Henrikh Mkhitaryan, che è pronto a vivere la sua terza stagione in serie A con la maglia della Roma. L’esterno giallorosso, dal ritiro di Trigoria, ha toccato diversi argomenti partendo proprio dalla sua permanenza nella Capitale: “Sono rimasto perché ho creduto nel progetto della società. La squadra e la città mi piacciono dal primo giorno in cui sono arrivato e per questo ho scelto di rinnovare per un anno, perché credo che quest’anno possiamo fare bene”.

L’armeno poi spende due parole anche per José Mourinho, con il quale non era andato tutto per il verso giusto quando entrambi erano al Manchester United. “Non voglio parlare di quello che è accaduto in passato, ci siamo chiariti e siamo ripartiti da zero“. Un’esperienza in Inghilterra che è stata utile a Mkhitaryan per conoscere meglio l’allenatore portoghese. “Lo conosco molto bene e so cosa chiede ai suoi calciatori, sono pronto a tutto. È molto ambizioso e vuole vincere sempre, non gli interessa giocare bene ma i tre punti in ogni partita. Ha vinto quasi tutto, spero che possa vincere qualcosa anche qui a Roma perché è un allenatore che ti dà una marcia in più”.

“L’obiettivo deve essere la Champions League”

E con lo SpecialOne non è utopia per l’armeno pensare almeno al quarto posto in campionato. “La lotta per lo Scudetto sarà difficile come lo è stata lo scorso anno. Sarà interessante perché tutte le squadre saranno pronte per l’inizio del campionato. Non avendo visto come giocano le avversarie non posso sbilanciarmi nel dire una favorita, ma noi dobbiamo rimanere concentrati su noi stessi e capire bene qual è la strada giusta. Non giochiamo la Champions League da un paio d’anni, quest’anno dobbiamo crederci e possiamo raggiungerla”.

La Roma vuole Azmoun: primi contatti con lo Zenit

In chiusura l’ex calciatore dell’Arsenal stila una classifica dei tre calciatori più forti con i quali ha giocato. “Al primo posto c’è Ibrahimovic: la sua classe e la sua intelligenza calcistica sono fuori dal comune. Il secondo è Pogba: è un giocatore forte che spesso viene sottovalutato. Il terzo, invece, è Aubameyang: abbiamo giocato insieme sia al Borussia Dortmund che all’Arsenal e ci capivamo alla perfezione”. Una lista in cui non rientra, solo per il momento, Nicolò Zaniolo. “Dal primo giorno in cui l’ho visto giocare ho pensato che è un calciatore fantastico. Ho tanta fiducia in lui e credo che quest’anno ci darà qualcosa in più, lo scorso anno ci è mancato molto sotto tutti i punti di vista”.

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Calciomercato Milan – Il retroscena: “Mkhitaryan è stato ad un passo” (Pianetamilan 24.07.21)


Roma, Mkhitaryan: «Rimasto per il progetto. Offerte dalla Serie A» (Calcionws24 23.07.21)


Roma, Mkhitaryan: “Credo nel progetto della società” (Quotidiano.net 24.07.21)

La festa di Pordenonelegge (Corriereveneto 23.07.21)

Da Ishiguro a Le Tellier e Akçam, 400 autori e prime internazionali. Dal 15 settembre incontri solo con il Green Pass a Pordenone, Trieste, Lignano e dintorni

Dal Nobel Kazuo Ishiguro al Premio Gouncourt Hervé Le Tellier, a Peter Cameron, Nadia Wassef e Taner Akçam (in dialogo con Antonia Arslan), che con il suo libro spazza via il negazionismo della Turchia sul genocidio armeno. E teatro, musica, dialoghi e intrecci tra scrittrici e scrittori.
La ripartenza

Il nuovo pordenonelegge riparte con 400 protagonisti, oltre 200 incontri in presenza, a cui si potrà accedere solo con il Green Pass. E 10 città coinvolte, oltre a Pordenone, per la 22esima edizione della Festa del Libro, da mercoledì 15 settembre. «I libri come bussola per leggere il mondo». Gli eventi diffusi si allargano oltre che a Pordenone e dintorni, a Trieste e Lignano. Il titolo è «Tutta l’umanità ne parla», il simbolo (scaramantico) una ruota, un copertone d’auto nella speranza di un ritorno «on the road». Il direttore artistico Gian Mario Villalta spiega: «Vogliamo lasciare traccia. Un po’ come la ruota. L’immagine del pneumatico è fortemente evocativa: la sua radice, pneuma, riporta all’esperienza del respiro, alla ricerca di aria nuova e di uno spirito rinnovato che favorisca la svolta». Inaugurazione il 15 settembre in contemporanea in tre luoghi diversi: il Teatro Verdi di Pordenone, Eataly a Trieste e a Terrazza Mare di Lignano Sabbiadoro. Tutti gli eventi del festival quest’anno anche in diretta streaming e live sui social. Promosso da Fondazione Pordenonelegge, il festival è a cura di Gian Mario Villalta (direttore artistico), Alberto Garlini e Valentina Gasparet. Tra le tante prime nazionali, il 17 settembre un nome che ha rivoluzionato il panorama storico mondiale, Taner Akcam, storico turco con il suo libro Killing Ordesrs (Guerini e Associati) a cura di Antonia Arslan, in cui pubblica i documenti inediti di Talat Pasha, la prova degli ordini di morte partiti per lo sterminio del popolo armeno. Un libro-denuncia, che inchioda la Turchia alla responsabilità del genocidio armeno.

I riconoscimenti

A Fernando Aramburu verrà consegnato il Premio Crédit Agricole FriulAdria La storia in un romanzo. A Melania Mazzucco invece il Premio Regione Friuli Venezia Giulia pordenonelegge. Tra gli altri nomi, Graeme Armstrong, l’egiziana Nadia Wassef, il russo Evgenij Vodolazkin, l’olandese-iraniano Kader Abdolah, Brian Catling, l’autrice e performer Natalie Haynes. E dall’Italia, solo per citarne alcuni, Emanuele Trevi, Mauro Covacich, Daria Bignardi, Michele Serra, Lidia Ravera, Ilaria Tuti, Eliana Liotta, Elena Cattaneo, Antonella Viola, Milo Manara, Zerocalcare, Chiara Carminati. Tra i dialoghi incrociati, Paolo Nori e Serena Vitale, Eva Cantarella e Nicola Gardini, Mauro Corona e la figlia Marianna Corona, Silvia Avallone, Carmen Totaro e Paolo Giordano. Omaggio a Mario Rigoni Stern con Paolo Cognetti, Giuseppe Mendicino e Enrico Brizzi. Per la poesia, oltre 100 protagonisti e nel centenario dalla nascita, omaggio a Andrea Zanzotto. Un premio sarà dedicato al poeta Pierluigi Cappello. A pordenonelegge anche iniziative per i giovani e le scuole.

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Un’italiana a Londra e un’armena in Italia: Nina e Svet, quando i vini raccontano storie (Balarm 22.07.21)

Tre donne, un incontro e un omaggio che restituisce a quell’incontro il valore che gli appartiene.

«Gli incontri danno e tolgono, riempiono la vita di musica, liberano il percorso e aprono la mente e non esiste alcun altro modo di apprendere, di crescere, di rischiare di essere felici, se non quello di spalancare gli occhi, la testa, le braccia».

Nascono così i due nuovi arrivati in casa “Prezzemolo & Vitale” e che insieme fanno parte del progetto “Canone In-Verso”.

Il canone inverso in musica è una forma di fuga, un contrappunto fondato sulla melodia di base, come più armonie che si sovrappongono e si evolvono da quella originaria in modo che ogni voce vada in senso contrario rispetto alla precedente.

Perchè in realtà non c’è scatto in avanti che non sia una fuga e non tutte le fughe sono “contro” qualcosa, più spesso sono fughe che vanno “in-contro”.

Ed è questo ciò che è capitato a queste due donne a cui Giusi Vitale ha deciso di fare un omaggio, dedicando loro due vini che prendono il nome proprio dalle due protagoniste di questa storia: Nina e Svet.

Nina è un’italiana a Londra. Una vita vissuta a sorsi e bottiglie buone, tra vigne, lieviti, vendemmie e stagioni. Nina del vino sa grazie e disgrazie, ha l’eleganza minimalista del migliore dei bicchieri e l’ha regalata a Giusi spogliando gli spazi – e la mente – dalla ridondanza, una versione nostrana di “less is more”.

Sarà questo che le ha insegnato il passo leggero sulle cose, che vanno come devono andare, a prescindere dal tuo umore o stato d’animo. Una filosofia di vita che le permette di declinare ogni cosa con allegria, comprese le storture del percorso.

Dopo la maternità, Nina ha invertito di nuovo la sua strada, lasciando profumo e vuoto dietro di sé. Per questo a lei va un omaggio floreale e minerale.

Nina, infatti, è un Prosecco Superiore Brut Valdobbiadene DOCG, che racchiude delicati sentori fruttati di pesca e mela con una traccia agrumata, e note di rosa e acacia. Fresco, asciutto e gustoso, Nina è il compagno ideale di piatti a base di pesce.

Tutt’altra storia invece quella di Svetlana. Una donna poliedrica, colta e intraprendente la cui storia nasce dal suo amore per il cibo.

Una storia di curiosità e di viaggi gastronomici in cui Giusi ha faticato a entrare con il suo inglese alle prime armi. È così che si è ritrovata ad assaggiare un börek turco, senza nemmeno sapere cosa fosse, provare il pesce crudo per la prima volta in vita sua, e poi vieiras alla gallega e molto altro.

Svetlana diventa più di un braccio destro, abbatte le barriere facendo entrare nei negozi della catena palermitana prodotti internazionali, rendendoli punti di riferimento per l’eccellenza. Si trasforma così da cliente a manager e diventa anche amica e guida di viaggio.

Tutto questo è racchiuso adesso in un Prosecco Superiore Valdobbiadene DOCG Extra Dry, fresco e morbido, con note di rosa, mela e pesca bianca, ideale per un aperitivo o piatti a base di carne o legumi.

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Inizia “Tones on the Stones”: un pianista armeno apre i concerti nella cava di Oira (Lastampa e altri 22.07.21)

A Grado Jazz serata “Asian Night”, sul palco lontane sonorità dalla Siberia e dall’Armenia (Udine today 23.07.21)

DOVEParco delle Rose a GradoIndirizzo non disponibile
QUANDODal 23/07/2021 al 23/07/202119.30 e 21.30
PREZZOPrezzo non disponibile
ALTRE INFORMAZIONISito web euritmica.it
AGradoJazz 2021 è il momento della “Asian Night”. Stasera, venerdì 23 luglio un evento che si preannuncia ricco di suggestione, con dei protagonisti che vengono da lontano, così come “lontano” porteranno il pubblico gradese, grazie alle loro sonorità ancestrali.

Gli Huun-Huur-Tu, “miracolo musicale”

Alle 19.30, sul palco dell’Arena Parco delle Rose, saliranno gli Huun-Huur-Tu, gruppo proveniente da Tuva, regione della Siberia al confine con la Mongolia, incastonata nel cuore delle steppe dell’Asia Centrale. Questi incredibili musicisti sono stati definiti dal New York Times “un miracolo musicale”; il Newsweek ha descritto il loro cantante Khovalyg “il Pavarotti del canto laringeo”.

Questo quartetto riuscirà a far vivere al pubblico uno straordinario incontro con una tradizione etnica lontana ma estremamente affascinante e di enorme pregio nell’ambito della musica popolare. Gli Huun-Huur-Tu padroneggiano sonorità trasmesse da singolari strumenti a corda e percussivi, ma soprattutto dominano una vocalità misteriosa per i nostri canoni d’ascolto, con canti rituali che sviluppano il suono laringeo, tipico delle antiche tradizioni sciamaniche asiatiche.

Dall’Armenia Tigran Hamasyan

Lo spettacolo che segue, alle 21.30, vede protagonista il pianista armeno Tigran Hamasyan, in trio con il suo nuovo progetto “The Call Within”.

Questo lavoro non è soltanto un album musicale, ma rappresenta un viaggio epico nell’invisibile mondo interiore di Hamasyan, pianista dall’età di 3 anni, che a 18 ha vinto il primo premio al Montreux Jazz Festival e a 21 l’autorevole premio Thelonious Monk a New York, (consegnatogli da Herbie Hancock).

L’artista armeno vive in un mondo interiore onirico, dove il processo creativo è il mezzo per sentirsi cosciente. «Secondi indicibili di desiderio, realizzazione subliminale e per lo più gioia riempiono il corpo quando nasce un’opera d’arte, una poesia o una melodia, perché l’umanità possa scoprire cos’è invisibile: il mistero divino», dichiara Hamasyan. L’album che presenterà sul palco di Grado esplora le sue fonti d’ispirazione: la poesia, il popolo armeno cristiano e precristiano con le sue storie e leggende, l’astrologia, la geometria, l’antica pittura armena e le incisioni rupestri, la cinematografia. Un percorso tra realtà storica e mondo immaginario e probabilmente il progetto più energico e ad alta intensità di Hamasyan che, oltre al pianoforte, userà la voce e i synth. Con lui sul palco Evan Marien al contrabbasso e Arthur Hnatek alla batteria.

Biglietto unico valido per i due concerti online su Vivaticket e Ticketone.La sera del concerto la biglietteria al Parco delle Rose apre alle 18.30. Info&prenotazioni: tickets@euritmica.it – www.euritmica.it


Inizia “Tones on the Stones”: un pianista armeno apre i cconcerti nella cava di Oira (Lastampa 22.07.21)


Tiones on the Stones: il pianista armeno Tigran Hamasyan apre il festival nella cava di Oira 24 newsonline 22.07.21)


 

Caucaso: linee che dividono e lacerano comunità (Osservatorio Balcani e Caucaso 21.07.21)

Abkhazia, Ossezia del sud, Nagorno Karabakh. Sono numerose nel Caucaso del Sud le dispute territoriali aperte. Quali le conseguenze di confini non riconosciuti da tutte le parti in causa?

21/07/2021 –  Marilisa Lorusso

I tre territori secessionisti del Caucaso hanno condiviso due ondate di guerre, la prima durante lo smembramento dell’Unione Sovietica, la seconda negli anni 2000: in Georgia, Abkhazia e Ossezia del Sud con la guerra del 2008, e il Nagorno Karabakh con la guerra armeno-azera del 2020.

Il risultato di questo ritorno alle armi in tutti i casi ha comportato che una soluzione politica – e quindi concordata – per questi territori non sia mai stata raggiunta. Questo incide sui territori stessi, sul posizionamento dei loro confini – che non essendo concordato, è soggetto a continue dispute, cosa che mina profondamente per le comunità locali la vivibilità delle zone contese.

Ossezia del Sud e Abkhazia

Per la Georgia è una linea di confine amministrativo, per l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia, autoproclamatesi repubbliche de facto, è un confine di stato: la linea invisibile che divide i territori amministrati da Tskhinvali e Sukhumi e quello amministrato da Tbilisi diventa sempre più visibile, e si sposta.

Mappa a cura di OBC

Mappa a cura di OBCT

Quest’ultimo processo viene indicato come borderization, cioè demarcazione del confine, e dal 2009 è diventato la principale fonte di tensione in un cessate il fuoco che sta per molti aspetti tenendo. In quell’anno è cominciata da parte delle truppe russe e secessioniste la militarizzazione dell’area di contatto, prima largamente invisibile. In vari punti sono comparsi filo spinato e punti di osservazione. I valichi sono stati sempre più istituzionalizzati e controllati. Il processo si è intensificato nel 2013 e nel 2018 erano già 34 i villaggi nelle aree di confine che si erano trovati tagliati in due. Un fenomeno che non riguarda solo le comunità, sono anche i privati che improvvisamente si possono trovare esclusi dall’accesso ai propri pozzi, agli orti, ai pascoli. La stima  di Amnesty International è che dalle 800 alle 1000 famiglie siano state danneggiate da questo processo.

Altra conseguenza della borderization sono i sempre più frequenti casi di arresti e detenzioni di cittadini georgiani che attraversano la linea di demarcazione con Ossezia del Sud ed Abkhazia. Il mese scorso i familiari di Zaza Gakheladze, fermato per attraversamento nel luglio 2020 e coinvolto in uno scontro a fuoco, condannato a 12 anni di carcere in Ossezia del Sud, hanno manifestato accompagnati da un gruppo di sostenitori per la sua liberazione: nel giorno del 34esimo compleanno del figlio, il padre voleva simbolicamente attraversare a sua volta, ma è stato dissuaso dal farlo  dalle autorità georgiane. In una decina d’anni sono dalle 1200 alle 1800 le persone fermate, alcune di queste poi arrestate e condannate alla detenzione.

I meccanismi che si attivano in questo caso sono quelli creati per ridurre la tensione dopo la guerra russo-georgiana del 2008: interviene la missione dell’Unione Europea e se ne discute nella hotline istituita fra le parti. Se ne parla poi nel Meccanismo di Prevenzione e Risoluzione degli Incidenti (IPRM) concordato nelle Discussioni di Ginevra, e negli incontri di Ginevra stessi.

I più recenti spostamenti delle linee di demarcazione hanno riguardato le aree a ovest di Tsinkhvali, Gugutiantkari nella provincia di Gori, Takhtisdziri, Chorchana e Tsaghvli nella provincia di Khashuri, dove Tbilisi aveva aperto un checkpoint nel proprio territorio, causando l’ira di Tskhinvali e la conseguente borderization dell’area. Qui le autorità dell’Ossezia del Sud si sono spinte di 1.3 km all’interno dell’area controllata da Tbilisi, continuando quel processo di erosione territoriale già osservato nell’ultimo decennio. Stesso scenario lungo la linea che separa l’Abkhazia dalla Georgia, fra Saberio e Pakhulani e poi vicino a Khurcha e Ganmukhuri. Problemi poi anche nell’area strategica di Karapila/Khurvaleti, lungo la rotta autostradale che collega la Georgia da est a ovest e dove passa l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan.

Infine l’Abkhazia non ha poi confini pienamente demarcati con la Russia. È attivo un tavolo di negoziazione abkhazo-russo ma il georgiano Democracy Research Institute lamenta  come questa territorialità fluida faciliti una subdola annessione. Recentemente ad esempio il villaggio di Aibgha nel distretto di Gagra è passato dall’essere abkhazo a fare parte della Russia.

Nagorno-Karabakh

Il quadro è ancora più complicato per quanto riguarda il Nagorno-Karabakh. Come già analizzato su queste pagine la questione dei confini e degli attraversamenti si è estesa all’intero perimetro di contatto armeno-azero – e non solo nell’area del Nagorno Karabakh anche se è per quanto riguarda quest’ultima che vi sono le difficoltà maggiori.

Armenia e Azerbaijan infatti si riconoscono vicendevolmente, anche se hanno interrotto i loro rapporti diplomatici diretti. Sono consapevoli e accettano che esista un confine di stato fra loro, e che vada demarcato. Questo discorso non vale invece per il Nagorno Karabakh.

Per Baku l’exclave territoriale armena non esisterebbe più, l’Azerbaijan ritiene di aver riconquistato tutta l’area e la questione dello status non ha più ragione di essere. Baku prende atto che esiste una comunità armena non integrata nell’Azerbaijan, nell’area concordata con la Russia che coincide con l’area di competenza dei peacekeeper russi, ma ritiene che questa non sia altro che una soluzione provvisoria.

Quest’area corrisponde quindi al posizionamento dei punti di osservazione e check point russi, e vischiosamente ne segue il riposizionamento. È quindi un’area precaria, e Baku ritiene di poter spostare le proprie truppe e attività agilmente nelle aree riconquistate e che lambiscono quelle sotto la responsabilità russa. Per le coordinate il riferimento è il bollettino emesso  dal contingente di peacekeeping.

Per Armenia e le autorità del Nagorno Karabakh invece il Nagorno-Karabakh è temporaneamente quello emerso dal conflitto del 2020, con i confini come erano al momento del cessate il fuoco del 9 novembre, e con lo status politico rimasto da definire. Non si nascondono poi le velleità irredentiste a riguardo della città di Shusha/Shushi, capitolata durante la guerra e oggetto ora di grandi investimenti economici  e culturali da parte di Baku.

L’unico meccanismo che regola i contenziosi che possono emergere in questa area è l’intervento diretto dei peacekeeper russi. Non esistono né hotline, né tavoli di confronto che si svolgono direttamente nel territorio, come gli IPRM georgiani.

Ovviamente dove c’è un confine -che sia de facto o de jure – vi sono degli attraversamenti, più o meno volontari. È così che l’8 giugno il soldato Artur Kartanyan è stato tratto in arresto dagli azeri che trovandolo a Lachin, nel proprio territorio, l’hanno preso per un membro di un commando di sabotatori. In realtà il soldato si era perso nella nebbia, aveva attraversato una linea ancora largamente invisibile e dalla demarcazione ancora labile. In questo caso, per fortuna, chiarito l’equivoco, Artur Kartanyan è stato reso alla parte armena. Incidenti questi che però rischiano di ripetersi sempre più frequentemente, in assenza di una soluzione politica.

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Firmato memorandum di cooperazione tra Russia e Armenia (Sputnik 20.07.21)

I rappresentanti degli Stati maggiori dell’Armenia e della Russia hanno firmato un memorandum di cooperazione.
I rappresentanti degli Stati Maggiori degli eserciti di Armenia e Federazione Russa hanno firmato un memorandum di cooperazione a margine di negoziati a Yerevan, ha riferito il ministero della Difesa armeno.
Si nota che per condurre negoziati tra le forze armate dell’Armenia e della Russia una delegazione guidata dal vice capo di Stato Maggiore dell’esercito russo, il colonnello generale Sergey Istrakov, è arrivata nella capitale armena per una visita ufficiale di 5 giorni.

“La delegazione guidata da Istrakov ha parlato dei risultati dei colloqui, ha delineato ulteriori passi. Il capo di stato maggiore delle forze armate armene, il tenente generale Artak Davtyan ha ringraziato la delegazione russa per la stretta cooperazione. Sono state discusse ulteriori direzioni della cooperazione militare armeno-russa, è stato firmato un memorandum di cooperazione,” – si afferma in un comunicato sul sito web del ministero della Difesa armeno.

L’Armenia fa parte dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva, un’alleanza militare difensiva con Russia, Bielorussia, Kazakistan, Tagikistan e Kirghizistan.

Papa Francesco rassicura il nunzio in Armenia, «fratello piano piano mi sto riprendendo» (Corriere della Sera e Gazzettino 20.07.21)

Il biglietto del Papa: «A Santa Marta, poco a poco, mi sto riprendendo» (CDS 19.07.21)

di Gian Guido Vecchi

La convalescenza di Francesco dopo l’operazione e la lettera al nunzio in Georgia. Bergoglio scrive anche al Gemelli: «Come in famiglia, mi avete fatto sentire a casa»

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CITTÀ DEL VATICANO «Sono rientrato a Santa Marta e, poco a poco, mi sto riprendendo». Il biglietto scritto a mano da Papa Francesco porta la data di domenica 18 ed è indirizzato all’arcivescovo Joseph Bettencourt, nunzio apostolico in Georgia e Armenia. Una conferma che la convalescenza procede bene, soprattutto la prima volta che Bergoglio parla della propria salute. Per indole, il Papa non ama parlare di sé: anche nell’Angelus dall’ospedale Gemelli, si era limitato a ringraziare i fedeli per le preghiere, elogiando il servizio sanitario «accessibile a tutti e gratuito», mentre ieri, nel primo Angelus dal ritorno in Vaticano, si è soffermato sull’importanza del riposo vero. Non una parola su come si sentisse. Del resto, seppure un po’ smagrito e con la voce talvolta affannata, Francesco si è mostrato tutto sommato in buona forma, per un uomo di 84 anni che ha subìto appena due settimane fa un’operazione al colon di tre ore in anestesia generale. Ora sta passando la convalescenza a Santa Marta, l’albergo vaticano dove vive dal conclave del 2013. L’intervento era stato programmato all’inizio di questo mese perché a luglio Francesco resta sempre in «vacanza» in Vaticano, senza udienze né impegni salvo gli Angelus: tutto il tempo di riprendersi con calma. Ed è quello che scrive nella lettera breve diffusa sui social dalla stessa Nunziatura in Georgia e Armenia: «Caro fratello, grazie tante per la tua mail e i tuoi auguri. Sono rientrato a Santa Marta e, poco a poco, mi sto riprendendo…Che il Signore ti benedica e la Madonna ti custodisca. Fraternamente, Francesco».

Oggi il Papa ha inviato una lettera anche al presidente del Cda della Fondazione Gemelli, Carlo Fratta Pasini, per ringraziare l’ospedale e il personale sanitario: «Come in famiglia ho toccato con mano una accoglienza fraterna e una premura cordiale, che mi hanno fatto sentire a casa. Ho potuto constatare di persona quanto siano essenziali, nella cura della salute, la sensibilità umana e la professionalità scientifica».

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Papa Francesco rassicura il nunzio in Armenia, «fratello piano piano mi sto riprendendo» (Il Gazzettino 20.07.21)

Città del Vaticano – La guarigione procede ma i medici lo hanno detto più volte a Papa Francesco che occorre affrontare il periodo di convalescenza con cautela e tanta pazienza. «Sono rientrato a Santa Marta e, poco a poco, mi sto riprendendo». Il pontefice rassicura così il nunzio in Armenia e Georgia che gli aveva scritto una mail per sostenerlo e incoraggiarlo durante il periodo di ricovero al Gemelli.

In un bigliettino scritto a mano che porta la data di domenica scorsa Bergoglio conferma che il cammino di normalizzazione va avanti. Domenica si è affacciato a San Pietro per l’Angelus per la prima volta e i fedeli presenti sulla piazza hanno potuto scrutare che sul suo volto non ci sono più i segni del dolore. E’ solo un po’ più smagrito e si vede che si muove con maggiore circospezione per non compromettere la cicatrizzazione dei punti di sutura che i chirurghi gli hanno messo asportandogli un pezzo di intestino. E’ anche per questo che fa uso della carrozzina solo per i tragitti più lunghi.

Per avere 84 anni e diversi acciacchi (la sciatica, i problemi respiratori dovuti al fatto che ha mezzo polmone in meno) Francesco sfoggia un invidiabile fibra di ferro. L’intervento al colon era stato programmato all’inizio di questo mese perché a luglio le attività papali sono sospese e di conseguenza garantiscono a Francesco minore carico di lavoro. Il Papa scrive al nunzio Betancour: «Caro fratello, grazie tante per la tua mail e i tuoi auguri. Sono rientrato a Santa Marta e, poco a poco, mi sto riprendendo…Che il Signore ti benedica e la Madonna ti custodisca. Fraternamente, Francesco».

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