Perché il Nobel Letteratura Orhan Pamuk rischia il carcere in Turchia (Newsby 08.11.21)

Lo scrittore turco Orhan Pamuk, premio Nobel per la letteratura, è attualmente indagato in Turchia con l’accusa di vilipendio nei confronti del Paese e del fondatore della Repubblica, Mustafa Kemal Ataturk. Sotto la lente della procura di Smirne sono finite alcune parole contenute nel libro “Le notti della peste”. Secondo l’accusa, lo scrittore avrebbe fomentato odio interetnico e sentimenti d’inimicizia per aver parlato del genocidio degli armeni. La legge turca vieta infatti di definire tali episodi “genocidio”, come stabilito dall’art. 301 del codice penale, per cui il vilipendio può essere punito con una condanna fino a 5 anni di carcere.

Pamuk accusato di vilipendio? Non è la prima volta

Ma non è la prima volta in cui il famoso romanziere è costretto a fare i conti con la giustizia turca. Le prime accuse risalgono al 2005, quando Pamuk rilascia alcune dichiarazioni a una rivista svizzera riguardanti il massacro da parte dei turchi di un milione di armeni tra il 1915 e il 1926 e trentamila curdi in Anatolia durante la prima Prima guerra mondiale. Il processo, iniziato il 16 dicembre 2005, viene successivamente sospeso, in attesa dell’approvazione del ministro della giustizia turco. Nonostante il grande successo riscosso in patria e all’estero, parte dell’opinione pubblica turca si schiera contro Pamuk. Un sottoprefetto di Isparta ordina persino la distruzione dei suoi romanzi nelle librerie e biblioteche. Mentre una TV locale propone un servizio per ritrovare una studentessa che aveva ammesso di possederne uno.

Lo scrittore sotto processo ormai da decenni: perché

L’anno successivo, le accuse vengono ritirate con la motivazione che il fatto non costituisce un reato per il nuovo codice penale. Quando cadono le accuse contro Pamuk, l’Accademia di Svezia decide di insignirlo del Premio Nobel per la letteratura, diventando il primo turco a ricevere il riconoscimento. È il 12 ottobre 2006. La motivazione dell’Accademia di Svezia è la seguente: “nel ricercare l’anima malinconica della sua città natale, ha scoperto nuovi simboli per rappresentare scontri e legami fra diverse culture“. A pochi mesi dall’assegnazione e in seguito a diverse minacce di morte, Pamuk parte alla volta degli Usa. Passano pochi anni, quando l’avvocato ultranazionalista Kemal Kerinçsiz, che aveva originariamente sporto denuncia contro Pamuk, si rivolge nuovamente alla Corte Suprema d’Appello. Il caso viene riaperto. Dichiarato colpevole il 27 marzo 2011, Pamuk deve pagare 6.000 lire di risarcimento totale a cinque persone per, tra le altre, aver insultato il loro onore.

Vai al sito

Armenia, viaggio in una Nazione del Cristianesimo (Oltrelalinea 08.11.21)

Laddove si è sempre resistito alle persecuzioni dell’uomo e oggi si lotta contro la decadenza degli idoli della modernità, si trova l’orgogliosa frontiera dell’Armenia. Questa piccola nazione di origine indoeuropea, incastrata fra i monti del Caucuso, culla del Cristianesimo, racconta di una civiltà millenaria che però da sempre ha dovuto lottare per la propria sopravvivenza.

Armenia, le dominazioni passate e presenti

Prima le varie dominazioni straniere, dai persiani ai bizantini, dai selgiuchidi ai mongoli, dagli ottomani alla Russia zarista e sovietica; oggi si trova di fronte a un nemico immateriale e ancora più temibile: la globalizzazione. Certo la sicurezza del Paese ancora non è una garanzia a causa della pressione a tenaglia di Turchia a Occidente e Azerbaijan a Oriente, la recente rovinosa guerra per il controllo dell’Artsakh (Nagorno Karabakh) ha certamente aumentato la percezione di minaccia sulla pacifica popolazione armena, ma per le strade si cominciano a vedere i primi tentativi di una colonizzazione ideologica che muove i suoi grigi e livellanti passi anche qui. Ne sono molto consapevoli i sacerdoti della Chiesa Apostolica d’Armenia, autonoma rispetto al mondo cattolico e a quello ortodosso poiché pre-calcedonese (come la chiesa egiziano-coopta o quella etiope), dove la dolcezza dei loro sguardi non tradisce una lucida e lungimirante analisi sulle nuove sfide culturali e antropologiche di questo atavico popolo. Probabilmente in questi prelati è chiara la lezione di Arnold Toynbe secondo il quale “Le civiltà non muoiono per omicidio ma per suicidio”.

Dopo il genocidio del popolo armeno, perpetrato fra il 1915 e il 1918 in un progetto di pulizia etnica in cui vennero sterminati circa un milione e mezzo di persone per mano turco-ottomana, il rischio di annientamento si è spostato sul piano culturale e identitario. Siamo solo agli inizi di quel processo, ormai noto anche in Italia ed Europa, che si insinua in maniera melliflua e menzognera fra le legittime aspettative della gente e dei suoi bisogni, specialmente materiali, ma che ne corrode lo spirito. Un processo presentato come progressista, umanitario e per le libertà ma che in realtà mira modellamento del consumatore perfetto attraverso l’annichilamento di qualsiasi identità che genera comunità e quindi alternativa ai bisogni di un Mercato sempre più aggressivo. In questo senso l’Armenia è diventata una nuova trincea della cosiddetta “guerra del sangue contro l’oro”.

Un Paese del Cristianesimo

Ma le fondamenta sono molto profonde e i bastioni ancora robusti. Il popolo armeno è storicamente il primo a convertirsi al Cristianesimo e i segni di questo viscerale abbraccio sono ben visibili nella presenza di khachkar sparsi in ogni angolo di questa terra. I khachkar sono delle croci votive scolpite dentro un blocco di pietra riccamente decorato con motivi floreali e geometrici, un’espressione artistica unicamente armena. Un altro segno evidente di quanto sia radicata e tenace la spiritualità di questo popolo è la numerosa presenza di monasteri, alcuni restaurati altri che portano i segni delle varie devastazioni seguite nei secoli ma che non hanno mai fiaccato l’animo di questa nazione.

Monasteri significa anche cultura ed è del monaco Mesrop Mashtots, all’inizio del V secolo, l’intuizione di creare un alfabeto originale che ha consentito al popolo armeno di dotarsi di una propria letteratura nonché la possibilità di maturare una salda coscienza nazionale e unitaria. Questi due elementi, lingua e religione, sono stati determinanti per la resistenza armena nella sua lunga e travagliata storia. Molti popoli si sono estinti ma l’Armenia no! Benché abbia ritrovato la sua indipendenza appena trent’anni fa allo sciogliersi dell’Unione Sovietica, in un fazzoletto di terra che è appena un decimo di quello storico, l’Armenia ancora resiste ed esiste animando quella che può essere considerata anche la frontiera più orientale di un’Europa dei popoli.

È per questo che in Italia l’area culturale “scorretta” deve cominciare a scoprire e approfondire questa terra dal grande fascino, particolarmente suggestiva per gli scenari paesaggistici che offrono gli altipiani caucasici ma anche molto attraente per la ricca presenza di arte, monumenti e siti storici; deve aprirsi a questo popolo che nonostante le tante sofferenze ha ancora un passionale e orgoglioso amor proprio nonché un carattere genuinamente caloroso e accogliente. Chiunque abbia la fortuna di visitare l’Armenia, infatti, si lascerà coinvolgere in maniera naturale dalla grande ospitalità delle famiglie, qui ancora patriarcali ovvero unite dalla gratuità dell’amore, qui ancora allargate, focolari ardenti a baluardo della propria identità e patrimonio del proprio futuro.

Vai al sito

Dichiarazione russa in occasione dell’anniversario della firma trilaterale del cessate il fuoco del 9 novembre 2020 in Artsakh (Korazym 07.11.21)

Il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha rilasciato un comunicato in occasione dell’anniversario della dichiarazione trilaterale firmata dai leader di Russia, Armenia e Azerbajgian il 9 novembre 2020. Sulla scorta di quanto riportato nel menzionato comunicato, l’Iniziativa italiana per l’Artsakh in un sunto – che riportiamo di seguito – ha focalizzato in otto punti più importanti ad un anno di distanza dalla fine della guerra in Artsakh.

1. La Russia non rivendica un monopolio nelle comunicazioni con l’Armenia e l’Azerbajgian, anche se vanta legami di lunga e stretta amicizia e una partnership su larga scala con i due Paesi e i rispettivi popoli.

2. Ad un anno dalla firma dell’accordo trilaterale la realtà dei fatti dimostra la falsità di talune congetture apparse sui social media riguardo al fatto che gli sforzi di mantenimento della pace della Russia sarebbero mirati a “spazzare via il Nagorno-Karabakh”, “consegnarlo” all’Azerbajgian e a trasformare l’Armenia in un “protettorato” russo.

3. Il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa sottolinea che gli accordi e i meccanismi trilaterali avviati da Mosca non sono stati imposti alle parti, ma si sono basati su un equilibrio verificato di interessi e includevano un atteggiamento molto rispettoso nei confronti della sovranità e degli interessi di Baku e Yerevan.

4. Alcune iniziative russe non hanno potuto essere concordate ma, di contro, l’accordo che è già stato confermato è stato conquistato a fatica e viene concretamente attuato.

5. Mosca è pronta a sostenere l’inizio dei negoziati sulla determinazione del confine armeno-azero per la futura delimitazione e demarcazione.

6. Mosca è determinata a continuare a collaborare attivamente con i Copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE. “I co-presidenti intendono visitare la regione e continuare i contatti nel formato 3+2” si legge nel comunicato.

7. A seguito degli otto incontri del gruppo di lavoro dei Vice Primo Ministro di Armenia, Russia e Azerbajgian, è stato presentato un rapporto che descrive percorsi ferroviari e automobilistici specifici per il ripristino delle comunicazioni tra Armenia e Azerbajgian, con accesso alle comunicazioni di trasporto dei Paesi vicini al fine di aumentare l’attrattiva di transito della regione e attirare ulteriori investimenti. È stato sottolineato che in questa occasione stanno emergendo ulteriori prospettive per la Russia e l’Armenia per la realizzazione del corridoio internazionale Nord-Sud.

8. “Non è meno importante, soprattutto alla luce della situazione creatasi sul cosiddetto Corridoio Zangezur, esagerata dai media, che tutti i partecipanti al gruppo di lavoro trilaterale abbiano concordato che le nuove vie di trasporto funzioneranno sulla base del rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dei paesi che attraversano”.

* * *

Voci sempre più insistenti riferiscono che la Federazione Russa starebbe preparando un incontro trilaterale in un vertice ad alto livello con Armenia e Azerbajgian. Comunque, per ora non è previsto alcun incontro tra il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan, il Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente azero Ilham Aliyev, ha detto un portavoce del Governo alla radio pubblica dell’Armenia. In precedenza, il canale televisivo Russia-1 (VGTRK) ha riferito che non vengono esclusi eventi con la partecipazione dei tre. Poi, l’agenzia russa Interfax ha citato in precedenza il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, dicendo che i leader dei tre Paesi si incontreranno in una videoconferenza all’inizio della prossima settimana.

Vai al sito

Dalle autorità turche segnali difformi verso scuole e Fondazioni delle minoranze non musulmane (Agenzia Fides 06.11.21)

Ankara (Agenzia Fides) – Dai diversi livelli del potere turco arrivano segnali apparentemente contrastanti e di non facile decifrazione in merito allo stato di difficoltà in cui versano da tempo le fondazioni e le scuole legate a comunità di fede minoritarie.
Nei giorni scorsi, la commissione per la pianificazione e il bilancio del Ministero turco per l’Istruzione ha respinto a maggioranza una mozione presentata dal parlamentare armeno Garo Paylan in cui si chiedeva di stanziare parte del budget ministeriale del 2022 a sostegno degli istituti educativi legati in vario modo alle locali comunità cristiane e a quella ebraica. Palyan, attuale Co-presidente dell’HDP (Partito Democratico dei Popoli, formazione d’opposizione che unisce organizzazioni politiche curde e forze di sinistra) aveva proposto di stanziare 40 milioni di lire turche a favore di scuole armene, greche, ebraiche e legate a altre comunità minoritarie, istituti educativi messi in grave difficoltà anche dalla crisi pandemica. La proposta del parlamentare armeno, riportata nei verbali della commissione riunitasi il 2 novembre e resa nota dalla testata armeno-turca Agos, aveva fatto riferimento alla somma di 10-12mila lire turche che il Ministero dell’istruzione turco stanzia ogni anno per ciascuno studente delle scuole pubbliche. Gli allievi che attualmente frequentano istituti educativi legati alle minoranze sono circa 4mila. Se si calcolano 10mila lire turche per ciascuno studente frequentante le scuole delle minoranze – era stato il ragionamento di Paylan – uno stanziamento di 40milioni di lire turche a sostegno di tali istituti educativi rappresenterebbe una semplice misura di giustizia, in linea con la dichiarata intenzione delle autorità turche di non alimentare discriminazioni su base etnico-religiosa. La mozione di Palyan è stata respinta dai voti dei rappresentanti dell’AKP – il partito del Presidente Recep Tayyip Erdogan – presenti nella commissione, ma al suo affossamento hanno contribuito anche le astensioni dei deputati del CHP, il Partito Popolare repubblicano, erede della tradizione “laicista” kemalista.
Sulla questione controversa delle Fondazioni legate alle minoranze religiosi – da anni paralizzate da un’impasse legislativa che blocca di fatto il rinnovo dei rispettivi organismi direttivi – è stato lo stesso Presidente Erdogan a confermare – dopo una riunione di gabinetto svoltasi lunedì 25 ottobre – che le autorità competenti hanno messo in agenda la questione delle elezioni delle direzioni e dei consigli di amministrazione di tali istituzioni, strumenti fondamentali per la gestione dei beni e delle risorse destinati ai luoghi di culto non musulmani e alle iniziative promosse dalle comunità di fede minoritarie.
Il regolamento che consente alle Fondazioni delle minoranza di scegliere i rispettivi Consigli di amministrazione è stato revocato dalla Direzione generale delle fondazioni nel 2013, senza che da allora si sia proceduto alla sua annunciata riforma. Di recente il greco ortodosso Laki Vingas, membro del Consiglio delle Fondazioni, ha documentato in un lungo intervento pubblicato su Agos gli effetti negativi di tale situazione di stallo sulla vita delle comunità ecclesiali e religiose minoritarie. Il blocco nei processi di rinnovamento degli organi direttivi delle fondazioni – ha fatto notare Vingas – contribuisce ai processi di allontanamento dei giovani dalle istituzioni legate alle proprie comunità di appartenenza, e anche tante attività di volontariato “vengono purtroppo interrotte”.
In passato, Laki Vingas ha ricoperto per due mandati l’incarico di Rappresentante delle Fondazioni non musulmane all’interno degli organismi di collegamento dell’intera rete delle Fondazioni turche. In tali organismi sono presenti membri di sette comunità di fede non musulmane presenti in Turchia: oltre agli ebrei, vi figurano i cristiani greci, armeni, siri, caldei, bulgari e georgiani. Il rappresentante delle Fondazioni non musulmane parla a titolo della rete di 167 Fondazioni comunitarie non islamiche presenti in Turchia. (GV) (Agenzia Fides 6/11/2021)

Vai al sito

Casellati in visita a S.Lazzaro degli Armeni Venezia (Ansa 06.11.21)

VENEZIA, 06 NOV – La presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, è stata in visita stamani all’isola San Lazzaro degli Armeni, a Venezia. Ad accoglierla – informa il Comune di Venezia – l’assessore comunale al Turismo Simone Venturini, e il direttore generale del Comune di Venezia, Morris Ceron. Presenti autorità civili, militari e religiose, tra cui l’ambasciatore in Italia della Repubblica d’Armenia. Accompagnata dal delegato Pontificio per la Congregazione Mechitarista, Boghos Levon Zekiyan, Casellati ha quindi visitato il monastero dei monaci armeni. (ANSA).


 

Nagorno-Karabakh: Brice Roquefueil nuovo copresidente francese del Gruppo di Minsk dell’Osce (Agenzianova 04.11.21)

Parigi, 04 nov 11:44 – (Agenzia Nova) – Brice Roquefueil è il nuovo copresidente francese del Gruppo di Minsk dell’Osce, l’organismo deputato di monitorare il cessate il fuoco fra Armenia e Azerbaigian e negoziare dei colloqui di pace. Stando a quanto riferisce il governo francese, Roquefueil sostituirà Stephane Visconti, che ha ricoperto il ruolo di copresidente francese dal 2016. Il decreto di nomina è stato firmato il 3 novembre. Brice Roquefueil ha precedentemente guidato le missioni diplomatiche a Panama e in Uzbekistan. (Frp)

Come si sono preparate le relazioni Turchia – Santa Sede? (AciStampa 04.11.21)

Per gli storici di Turchia, risalire alle tappe delle relazioni con la Santa Sede può essere difficile. Non ci sono documenti in turco, e i documenti di archivio in Segreteria di Stato sono tutti in italiano, o in francese. Ma c’è un lavoro, recentemente pubblicato, che punta proprio a colmare questo divario. Si chiama “Santa Sede – Turchia. Periodo di Mons. Rotta 1925 – 1930. Verso le relazioni diplomatiche del 1960”. Si tratta del primo catalogo in turco (titolo originale: “Türkiye ile Vatikan Diplomatik İlişkilere Doğru”) in cui i documenti in lingua originale vengono trascritti, aprendo la strada ai ricercatori turchi per meglio comprendere le tappe delle relazioni tra Santa Sede e Turchia.

Rinaldo Marmara, già presidente di Caritas Turchia, non è nuovo a operazioni del genere. Un altro suo libro, presentato a Papa Francesco al termine di una udienza generale, creò l’occasione per il disgelo tra Santa Sede e Turchia sulla questione del genocidio degli armeni: Papa Francesco aveva usato il termine genocidio in una celebrazione in Vaticano, e la Turchia – che non ha mai riconosciuto il massacro degli armeni come genocidio – aveva un po’ raffreddato i rapporti, finché la presentazione del libro al Papa fu l’occasione di un comunicato in cui ci si riferiva al massacro come ai “tragici fatti” del 1915. Questo non ha cambiato comunque poi la posizione della Santa Sede, tanto che Papa Francesco, durante il suo viaggio in Armenia, ha fatto riferimento per due volte alla questione del genocidio degli armeni, e così ha fatto anche il Cardinale Parolin, Segretario di Stato vaticano, ne aveva parlato ad una lectio magistralis ad Aquileia.

Con questo libro, Marmara continua nel suo lavoro culturale con l’obiettivo di creare un ponte tra Turchia e Santa Sede. Il libro doveva uscire lo scorso anno, per i sessanta anni di relazioni diplomatiche tra Turchia e Santa Sede, ma la pubblicazione è stata posticipata a causa del COVID. Raccogliendo documenti negli archivi in Vaticano, Marmara ha voluto ricostruire la tappa preparatoria verso le relazioni diplomatiche Turchia e Santa Sede, in un periodo nel quale erano soltanto stabilite relazioni amichevoli.

Il volume è stato sponsorizzato dall’Università Aydin di Istanbul, ed è il primo di una serie. Secondo Marmara, “gli archivi di ogni Stato riflettono una visione nazionale. Gli Archivi Vaticani, invece, non riflettono visioni e influenza di qualche altro Stato. Si tratta degli archivi più obiettivi del mondo, con una ricchezza di conoscenza che è rara da trovare. Ci sono migliaia di documenti che riguardano la Turchia”.

Marmara è uno dei pochi ricercatori turchi ad avere accesso agli Archivi vaticani. “Levantino” (cioè, turco di famiglia italiana) di Pangalti, ha scritto 50 libri ed è oggi lo storico ufficiale della Conferenza Episcopale di Turchia.

Vai al sito

All’onorevole Andrea Delmastro la massima onorificenza da parte della Repubblica Armena (Newsbiella 03.11.21)

E’ stato il deputato biellese capogruppo Fdi in commissione Esteri Andrea Delmastro, a ricevere la massima onorificenza nazionale conferita dal Presidente della Repubblica Armena per il riconoscimento anche in Italia del genocidio armeno da parte del popolo turco. <E’ un’onorificenza che mi fa molto piacere – commenta il deputato biellese – , oltre a rappresentare un passo importante a tutela dell’Armenia per contrastare l’espansione del presidente turco Erdogan>.

I rapporti tra Italia e Armenia sono costanti, e a fare da ponte è anche lo stesso Delmastro, che nei prossimi giorni tornerà in Armenia ospite del Governo, per visitare i confini con l’Azerbaigian. <In questa zona – spiega il deputato – il patrimonio storico artistico viene messo a dura prova perché continuamente bombardato dall’Azerbaigian. Sarò ufficialmente in missione per conto della Camera dei Deputati per verificare le condizioni del conflitto in questo momento a bassa intensità tra Azerbaigian e Armenia. In questo momento è compito dell’Italia difendere una nazione come l’Armenia che ha un patrimonio storico culturale del cristianesimo importantissimo, e che non può essere disperso per questa guerra portata avanti da Erdogan e dall’Azerbaigian>.

Un impegno, quello di Delmastro nella commissione esteri, che ha riflessi molto importanti sia sulla situazione economica delle famiglie che su quella delle imprese: <Quando si parla di accordi internazionali sull’ambiente abbiamo riflessi immediati sulle bollette per i consumi energetici – spiega il deputato – . Quando si parla di Libia e del fatto che Edorgan abbia disegnato nuove zone di sovranità marittima fra la Libia e la Turchia, ha di nuovo conseguenze intermedie sul costo dell’approvvigionamento energetico sia per le famiglie che per le imprese>.

Vai al sito

Turchia: i 2000 giorni in carcere di Nedim Türfent (Osservatorio Balcani e Caucaso

“Ci sono così tante ingiustizie nel nostro paese che sono restio a rilasciare dichiarazioni in occasioni specifiche. D’altra parte, è più facile far luce su ingiustizie, violazioni del diritto e abusi, se si fa riferimento a episodi conosciuti. Ecco perché questi miei 2000 giorni di detenzione li vedo come simbolo della grande ingiustizia che regna nel mio paese. È doveroso che si mostri attenzione non solo al mio caso, ma a tutti i detenuti che sono stati privati della libertà a causa delle loro opinioni e per aver esercitato il diritto di impegnarsi in politica. In occasione di questa giornata, mi rivolgo a tutte le organizzazioni per i diritti umani, in Turchia e all’estero, perché mostrino solidarietà nei confronti di tutti quelli che sono stati reclusi per via del loro pensiero, delle loro parole, della loro identità.

Nedim Türfent, 22 ottobre 2021

 

Una quarantina di organizzazioni torna ad invitare le autorità turche a rilasciare immediatamente e incondizionatamente il giornalista e poeta Nedim Türfent, e a proscioglierlo da ogni accusa. Oggi sono 2000 giorni da quando è stato arrestato e poi condannato a 8 anni e 9 mesi di reclusione sulla base di accuse, del tutto inventate, di terrorismo, in seguito a un processo ingiusto in cui tanti testimoni hanno dichiarato di essere stati costretti con la tortura ad accusarlo.

Giornalista per la DİHA , agenzia stampa filo-curda, ora chiusa, Nedim Türfent è stato arrestato il 12 maggio 2016 subito dopo aver raccontato degli abusi delle forze speciali di polizia turche ai danni di alcuni lavoratori curdi. In seguito alla pubblicazione del suo materiale video, Türfent ha cominciato a ricevere minacce di morte da parte della polizia ed è diventato l’obiettivo di una campagna di molestie online. Il giorno dopo l’arresto è stato indagato per “appartenenza a un’organizzazione terroristica”, ma l’accusa è stata formulata solo dieci mesi più tardi. Ha trascorso quasi due anni in isolamento in terribili condizioni di detenzione.

“Oggi si arriva ad un’altra dolorosa tappa del calvario di ingiustizia subito da Nedim Türfent. Non si riesce a credere che abbia trascorso 2000 giorni dietro le sbarre semplicemente per aver fatto il suo lavoro. Come primo passo per porre rimedio a questa ingiustizia, le autorità turche devono rilasciarlo immediatamente e incondizionatamente, e proscioglierlo da ogni accusa. Il suo caso è ancora all’esame della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, dopo quasi tre anni, e noi confidiamo che la Corte affronti il suo caso al più presto. I vari gruppi di PEN si stringono attorno a Türfent e a tutti gli scrittori e giornalisti detenuti ingiustamente in Turchia, e continueranno a chiederne la liberazione finché anche uno solo di loro non sarà più dietro le sbarre”, ha dichiarato Ma Thida, presidente del comitato Scrittori in Galera di PEN International.

Fra le motivazioni della condanna di Türfent, alcuni suoi post sui social media, i suoi servizi giornalistici e 20 testimoni di cui non si possono conoscere i nomi. Il suo primo interrogatorio è stato ad Hakkari il 14 giugno 2017, circa 200 km da Van dove era detenuto. Gli è stato negato il diritto di presentarsi in tribunale per sette volte, e gli è stato imposto un interrogatorio via SEGBIS, un sistema da remoto che presentava diversi problemi di connessione e comprensione. Dei 20 testimoni chiamati a deporre, 19 hanno ritrattato, affermando che la testimonianza era stata estorta sotto tortura.

“Oggi tocchiamo un’altra tappa di ingiustizia senza fine per Nedim, punito per il suo coraggio come reporter. Nedim è stato 2000 giorni in prigione in attesa della libertà, 2000 giorni che non avrebbe mai dovuto perdere e che non potrà mai riavere. Centinaia di altri giornalisti sono stati presi di mira allo stesso modo da un sistema giudiziario che diventa l’arma per mettere a tacere il dissenso. Due volte abbiamo chiesto alla Corte Costituzionale di dare priorità all’appello di Nedim per porre al più presto fine a questa enorme violazione dei diritti umani. Confidiamo che stavolta si arriverà all’azione”, ha dichiarato Renan Akyavaş, coordinatrice per la Turchia di IPI , International Press Institute.

Nonostante vi siano le prove lampanti di una violazione così chiara del diritto a un giusto processo, Türfent è stato condannato a 8 anni e 9 mesi di prigione per “appartenenza a organizzazione terroristica” e per “diffusione di propaganda terroristica” il 15 dicembre 2017. Il verdetto è stato confermato dalla Corte di Cassazione il 9 maggio 2020. Il ricorso in Cassazione deve essere ancora esaminato, più di tre anni dopo la reclusione. Gli avvocati si sono anche rivolti alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo il 5 febbraio 2019.

“Nedim è stato punito per la sua attività giornalistica per cui invece avrebbe dovuto essere premiato. Le ingiustizie che Nedim affronta sono ingiustizie che la maggior parte dei giornalisti curdi in Turchia affronta ogni giorno. Ecco perché ci rivolgiamo a tutti gli individui e alle istituzioni che hanno a cuore la libertà di espressione, perché stiano al fianco di Nedim”, ha dichiarato Mümtaz Murat Kök, coordinatore della comunicazione di Media and Law Studies Association (MLSA).

Vai al sito

L’Armenia incrementa produzione ed esportazione di mele fresche (Freshplaza.it 02.11.21)

Recentemente, l’Armenia si è unita al gruppo dei grandi esportatori regionali di mele fresche. Sulla scia della Georgia, che si è trasformata da grande importatore netto di mele in esportatore, nel 2020 l’Armenia ha esportato oltre 2.700 tonnellate, aumentando nettamente le forniture.

E’ probabile che il paese rinnovi il suo record di esportazioni di mele anche nel 2021, dato che nei primi 7 mesi dell’anno ha già esportato quasi tante mele quante in tutto il 2020. Inoltre, se confrontiamo le esportazioni di mele dall’Armenia nel periodo gennaio-luglio 2021 con lo stesso periodo del 2020, il volume delle forniture è aumentato di 4,7 volte.

Come riferiscono i partecipanti locali al mercato della frutta e verdura, negli ultimi anni la produzione di mele è effettivamente cresciuta, in Armenia. Inoltre, in diverse regioni sono stati implementati in una sola volta moderni meleti di dimensioni piuttosto grandi, che stanno gradualmente entrando in piena produzione.

Di conseguenza, sul mercato interno l’offerta di mele sta crescendo, e i volumi richiesti per le esportazioni stanno emergendo. I coltivatori locali mancano ancora di strutture moderne per lo stoccaggio, la selezione e l’imballaggio delle mele, anche se questi investimenti sono già in fase di discussione.

Vai al sito