La nuova strategia di Erdogan per “conquistare” gli armeni (Tempi 01.11.21)

A un anno dalla terza guerra del Nagorno-Karabakh e dal sanguinoso armistizio firmato dagli armeni il 9 novembre, l’Armenia non è mai stata così debole. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan lo sa e per questo ora tende la mano a Erevan proponendo di ristabilire le relazioni diplomatiche interrotte negli anni Novanta. La proposta fa gola al premier armeno Nikol Pashinyan, che appare isolato, ma l’offerta della Turchia potrebbe essere un’arma a doppio taglio.

Le chiese rase al suolo nel Nagorno-Karabakh

Senza l’appoggio dei turchi, che hanno inviato a combattere sul campo anche centinaia di mercenari islamisti siriani, gli azeri non avrebbero mai vinto la guerra dell’anno scorso. Baku deve proprio a Erdogan, alle sue armi e ai suoi droni la conquista in poco più di un mese dei tre quarti del Nagorno-Karabakh, strappati alla Repubblica dell’Artsakh, mai riconosciuta a livello internazionale.

Dopo aver cacciato più di 35 mila armeni dalle loro case, ora l’Azerbaigian si appresta a ricostruire strade e città, per modernizzare il territorio e cancellare ogni traccia della cultura e della tradizione armene allo stesso tempo. Simbolo di questa strategia è l’autostrada che collega l’Azerbaigian con la città di Shushi, dove si trova la cattedrale di Cristo San Salvatore danneggiata dai bombardamenti azeri e vandalizzata dopo la fine delle ostilità. Nella stessa città è stata distrutta la Green Church, mentre un’altra è stata rasa al suolo su un’altura della città di Jabrayil.

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Diplomazia pontificia, una “casa del Papa” in Armenia. E un filo rosso con la Russia (AciStampa 30.10.21)

L’inaugurazione della nunziatura in Armenia segna un nuovo capitolo nelle relazioni tra la Santa Sede e il più antico Paese cristiano, e mostra una attenzione della Santa Sede verso le aree più periferiche o problematiche. C’è, tra l’altro, anche un dialogo aperto con la Russia, dove l’arcivescovo Gallagher sarà dall’8 al 10 novembre.

Si definisce anche l’agenda diplomatica del Papa per novembre, e si aspetta una visita in Vaticano del presidente palestinese Mahmoud Abbas il 4 novembre.

FOCUS ARMENIA

Una “casa del Papa” in Armenia

È andato l’arcivescovo Edgar Pena Parra, sostituto della Segreteria di Stato, ad inaugurare la sede della nunziatura apostolica a Yerevan, la capitale dell’Armenia. E la sua presenza stava a segnalare l’importanza attribuita a questa nuova sede diplomatica. Perché fino ad ora, la nunziatura di Armenia aveva sede a Tbilisi, in Georgia, e c’era un solo “ambasciatore del Papa” per le due nazioni del Caucaso. E resterà un solo nunzio, l’attivo arcivescovo José Bettencourt, che però potrà contare su una sede con un incaricato d’affari residenziale in quello che è il più antico Paese cristiano, e che vanta grandi legami di amicizia con la Santa Sede.

Il progetto per una “casa del Papa” nella capitale armena è nato diverso tempo fa, ed è diventato sempre più necessario se si considerano i conflitti nella regione. L’arcivescovo Bettencourt ha trovato una sede centrale e molto visibile, a North Avenue, e ha aperto l’edificio già dall’1 settembre, decorandolo con cura e con segni che raccontano il legame tra Santa Sede ed Armenia. Il sostituto della Segreteria di Stato ha poi ufficialmente benedetto l’ufficio il 27 ottobre, per poi visitare il 28 ottobre la Santa Sede di Echmiadzin, il “Vaticano” della Chiesa Apostolica Armena, in cui ha avuto un incontro con il Catholicos Karekin II, alla presenza anche dell’ambasciatore di Armenia presso la Santa Sede Garen Nazarian.

Nel suo discorso alla benedizione dell’edificio, l’arcivescovo Pena Parra ha sottolineato che “questa nuova Nunziatura apostolica è un chiaro segno della sollecitudine e della preoccupazione del Santo Padre per il popolo di questo nobile Paese”.

La nunziatura di Yerevan è un segno di reciprocità con l’Armenia, che da pochi anni ha un ambasciatore residenziale. Nel 2022 e nel 2023 si celebreranno rispettivamente i trenta anni dallo stabilimento delle relazioni diplomatiche e dalla nomina del primo nunzio. L’arcivescovo Pena Parra non ha mancato di notarlo, sottolineando che “le buone relazioni bilaterali tra la Repubblica d’Armenia e la Santa Sede sono dovute in gran parte al nostro reciproco apprezzamento per il ruolo positivo che la religione svolge nella società civile”.

Secondo il sostituto, “con una cultura così ricca e intrisa di tradizioni, per non parlare delle esperienze di dolore e sofferenza portate dalla discriminazione e dalla persecuzione, l’Armenia ha molte lezioni preziose da insegnare alla comunità internazionale a questo proposito”, e anche per questo “la Santa Sede guarda con grande attesa alla continua cooperazione bilaterale con l’Armenia su molte questioni, specialmente quelle riguardanti la libera espressione della religione e la dignità di ogni vita umana, in modo da imparare dalla storia ed evitare di ripetere alcuni dei suoi capitoli più bui”.

L’arcivescovo Pena Parra ha avuto anche un incontro con il Primo Ministro armeno Pashinyan, e ha insignito il 29 ottobre il presidente Armen Sarkissian del Gran Collare dell’Ordine Pontificio Pio IX.

Secondo un comunicato della presidenza armena, Sarkissian ha “sottolineato ancora una volta con soddisfazione il continuo sviluppo delle relazioni interstatali dell’Armenia”, e ha accettato l’onorificenza “come una valutazione del mio modesto lavoro, poiché riconosce il fatto che sono stato il primo ambasciatore dell’Armenia presso la Santa Sede. Ho sempre lavorato per il bene delle strette relazioni tra l’Armenia e il Vaticano. Quindi accetto questo, promettendo di fare di più”. Il presidente Sarkissian è il primo nella regione a ricevere questa onorificenza.

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Green pass, Ue: ok a mutuo riconoscimento con Gran Bretagna e Armenia (Tgcom24 29.10.21)

I certificati Covid emessi dalla Gran Bretagna e dall’Armenia sono equivalenti al certificato digitale emesso dall’Ue. E’ questo il risultato di due decisioni adottate dalla Commissione europea. I due Paesi saranno collegati al sistema dell’Ue e i loro certificati Covid saranno quindi accettati nell’Ue alle stesse condizioni del certificato europeo. La decisione europea prevede la reciprocità con Londra ed Erevan.

Ricordando Georgi Vanyan (Osservatorio Balcani e Caucaso 28.10.21)

Costruttore di pace e attivista convinto, Georgi Vanyan è morto a soli 58 anni il 15 ottobre scorso. Di lui si ricorda soprattutto l’enorme sforzo per portare al dialogo azerbaijani e armeni

28/10/2021 –  Onnik James Krikorian Tblisi

L’ultima volta che ho parlato con Georgi Vanyan è stata a fine settembre, al telefono. L’attivista armeno stava visitando Tbilisi per incontrare Emin Milli, il fondatore ed ex-direttore di Meydan TV. Milli aveva già intervistato Georgi in merito alle sue attività di peacebuilding, e ora aveva in programma di visitare il villaggio georgiano dove avevano avuto luogo.

Georgi mi ha invitato ad accompagnarli, ma c’era un problema. Non si sentiva bene e doveva quindi sottoporsi a un tampone per il Covid-19 prima che potessimo incontrarci. Due giorni più tardi, mi ha mandato un messaggio per informarmi di essere risultato positivo e di doversi auto-isolare a Tbilisi. Mi ha detto che mi avrebbe contattato una volta ripreso, ma le cose hanno preso una brutta piega ed è stato ricoverato in ospedale. Alla fine, dopo essere stato attaccato al respiratore, Georgi Vanyan è stato dichiarato morto il 15 ottobre.

Per tutti coloro che lo conoscevano, e per le persone impegnate nel lavoro alle frontiere per una pace regionale, questa perdita ha rappresentato una vera e propria tragedia.

“In questa fase del processo di riconciliazione armeno-azero, la comunità aveva bisogno di lui più che mai”, ha scritto su Twitter Ahmad Alili, analista e ricercatore regionale che vive a Baku. “Una persona sincera. Un attivista autentico. Una grande perdita. Riposa in Pace, Georgi.”

Per molti, però, la scomparsa di Georgi è passata inosservata.

Georgi Vanyan © O. J. Krikorian

Georgi Vanyan © O. J. Krikorian

“Sono preoccupato che la storia di Georgi Vanyan non verrà raccontata né in Armenia né all’estero”, spiega Milli. “Ho controllato i social media ieri e non ho visto nessun armeno parlare di questa perdita, salvo rare eccezioni. Era come se niente fosse successo e come se quest’uomo non fosse esistito e non fosse stato l’unico coraggioso in Armenia e in Azerbaijan a fare quello che ha fatto”.

Georgi Vanyan era figura controversa in Armenia, e il silenzio sulla sua morte non sorprende. Nell’ultimo decennio tutti i media e gli spazi di informazione sono stati impegnati in una campagna coordinata di diffamazione pubblica contro di lui. Nel 2007, un gruppo di blogger nazionalisti interruppe il suo evento “Days of Azerbaijan” in una scuola sperimentale a Yerevan, e nel 2012 una folla nazionalista assaltò il suo tentativo di proiezione di film azeri nella seconda città più grande dell’Armenia, Gyumri.

Durante la guerra del Karabakh, nel 2020, mentre molti costruttori di pace (peacebuilder) divennero fautori della guerra, Vanyan pubblicò una lettera aperta chiedendo al Primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, di fermare i combattimenti e avviare un dialogo con Baku. Le sue parole caddero nel vuoto in entrambi i paesi, ma la polizia armena se ne accorse, al punto di minacciare una pesante multa se avesse continuato con queste richieste.

Forse però il progetto più famoso di Georgi è stato la sua convocazione di incontri regolari di attivisti, accademici e giornalisti armeni, azeri e georgiani nel villaggio di Tekali. Abitato da un’etnia azera, Tekali si trova in Georgia vicino al confine con Armenia e Azerbaijan; questa è stata probabilmente una delle poche autentiche iniziative di pace dal basso nella regione.

La vicinanza di Tekali per chi vive nelle regioni di tutti e tre i paesi ha permesso praticamente a chiunque di partecipare. Contrariamente al solito approccio “porte chiuse e facce note” degli altri progetti di peace building tenuti in costosi hotel o località di villeggiatura, anche la comunità locale ha beneficiato del processo di Tekali. Gli abitanti del villaggio, per esempio, potevano fornire servizio di ristorazione e guadagnarne.

A riprova di quanto il processo di Tekali sia stato efficace nel facilitare il contatto interpersonale, un ospite di uno show televisivo azero, nel 2019, riteneva che l’approccio di Georgi Vanyan fosse persino pericoloso: “Per l’Azerbaijan esiste solo il nemico al di là del confine, e nessun altro” spiegava l’ospite. “Se un soldato azero vede che anche oltre il confine ci sono madri, sorelle, bare e lacrime, non obbedirà più agli ordini”.

Questa critica era sconosciuta in Armenia, dove è stato costretto a trascorrere i suoi ultimi anni in povertà vicino al confine con l’Azerbaijan. Nell’incontro online organizzato in sua memoria, l’attivista e partecipante di Tekali Sevak Kirakosyan ha ricordato che Georgi spingeva le ONG a spostare la loro attività dove potevano davvero essere d’aiuto: nelle comunità colpite dal conflitto.

Quando il corpo di Georgi è stato trasferito nella capitale armena per la sepoltura, diverse figure di spicco sono andate a porgere l’ultimo saluto. C’erano, ad esempio, Boris Navarsadyan, direttore del Yerevan Press Club, Ashot Bleyan, direttore della scuola dove Georgi aveva invitato intellettuali e scrittori alla fine degli anni 2000, e il dissidente dell’era sovietica Paruyr Hairikyan.

Anche il portale di informazione armeno Espress.am  , ospite fisso a Tekali, ha seguito la cerimonia, ma solo pochi altri si sono uniti a loro.

Mariam Yeghiazaryan era una di questi. La 26enne, membro del team Bright Garden Voices, un’iniziativa dal basso transfrontaliera per portare insieme armeni e azeri online all’indomani della guerra dei 44 giorni dello scorso anno, sottolinea il clima di repressione che subiva Georgi Vanyan.

“Prima di andare al funerale ero preoccupata che accadesse qualcosa di brutto nella camera mortuaria”, racconta. “Qualcosa di irrispettoso per lui e la sua eredità, come quanto successo durante e dopo il film festival. Fortunatamente, così non è stato.”

Anche se la giovane attivista non ha mai incontrato Georgi, racconta di aver prestato maggior attenzione al suo lavoro di peacebuilding dopo la guerra in Karabakh nel 2020, e soprattutto dopo la sua morte. Yeghiazaryan ora lo paragona ad altri personaggi armeni importanti, come il grande scrittore Hovhannes Tumanyan e l’editore turco-armeno Hrant Dink.

“Noi onoriamo Tumanyan, un grande scrittore e umanista, ma non so quanti abbiano letto le sue lettere e i suoi articoli sugli scontri armeno-tartari. Noi onoriamo Hrant Dink, non tanto per la sua eredità e i suoi contributi, ma per la possibilità di usare e manipolare la sua morte in quanto causata da un nazionalista turco, dimenticando che tutta la sua vita è stata finalizzata al dialogo tra Armenia e Turchia. Qual è la differenza tra loro e Vanyan?”.

Inoltre Mariam ricorda come Georgi fosse stato etichettato come “traditore” da coloro che, in effetti, si erano opposti a un accordo di pace negoziato e vantaggioso per entrambe le parti.

“Noto con rammarico che i giornalisti giocano un ruolo importante in questo caso”, racconta. “Ci sono articoli terribili con titoli terribili, report e video. Quante interviste o articoli di qualità si possono trovare in armeno su Vanyan? Il fatto che la morte di Vanyan non sia stata coperta dai media armeni non riguarda lui, ma l’Armenia e il giornalismo armeno. È molto triste. Molto.”

Questo è ciò che preoccupa di più Milli: “Sono davvero preoccupato che la sua idea possa morire con lui. Ho visto un coraggio mai visto prima, e ho realizzato che nessuno in Azerbaijan, me compreso, avrebbe osato organizzare una giornata del cinema armeno in Azerbaijan. Il coraggio di Vanyan era così forte che mi ha colpito profondamente: questo ha rappresentato l’elemento che ha fatto morire il nazionalismo dentro di me”.

Milli, che ora ha lasciato Meydan TV, ha un nuovo progetto, la Restart Initiative (Iniziativa di Ripartenza), che pur cercando principalmente di contribuire allo sviluppo dell’Azerbaijan, cercherà anche di coltivare e sviluppare il dialogo con l’Armenia e gli armeni, e a questo scopo alcune delle precedenti iniziative di Georgi potrebbero benissimo essere riproposte.

“Spero che il progetto Tekali verrà implementato ancora”, rimarca Yeghiazaryan, “e spero che il suo approccio sarà materia di discussione, dibattito, ricerca e conversazione quotidiana, sia in Armenia che in Azerbaijan”.

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A Yerevan la nuova sede della Nunziatura: una “casa del Papa” per tutti gli armeni (Vaticannews 27.10.21)

L’ha definita “la casa del Papa” in Armenia, monsignor Edgar Peña Parra, la nuova sede della Nunziatura apostolica, inaugurata questa mattina a North Avenue, nella capitale Yerevan. Il sostituto della Segreteria di Stato ha benedetto questa mattina l’ufficio che affiancherà la sede della Nunziatura apostolica in Georgia e Armenia a Tbilisi (Georgia) e che temporaneamente – in attesa di una sistemazione più ampia – aiuterà a svolgere i molteplici impegni della missione della Santa Sede e della Chiesa cattolica nel Paese.

La vicinanza del Papa

Il sostituto ha portato ai presenti i saluti del Papa, che, nel suo viaggio del 2016 come pure negli incontri con i rappresentanti politici ed ecclesiali dell’Armenia, ha sempre mostrato grande vicinanza al popolo armeno. “Questa nuova Nunziatura apostolica è un chiaro segno della sollecitudine e della preoccupazione del Santo Padre per il popolo di questo nobile Paese”, ha rimarcato infatti monsignor Peña Parra, spiegando che “è desiderio di Papa Francesco che questa nuova Casa assista il nunzio apostolico nello svolgimento della sua missione nella Repubblica d’Armenia e nella comunità cristiana locale”.

Un segno delle buone relazioni reciproche

Il nuovo edificio è inoltre segno delle solide relazioni bilaterali che già esistono tra la Santa Sede e la Repubblica d’Armenia, che solo pochi anni ha deciso di aprire un’ambasciata presso la Santa Sede e nominare un ambasciatore residenziale. L’inaugurazione dell’ufficio di Yerevan è dunque occasione per “ricambiare” quel gesto nella speranza di un costante approfondimento dei reciproci legami. A tal proposito, il sostituto ha ricordato il prossimo anniversario – rispettivamente nel 2022 e nel 2023 – dei trent’anni dello stabilimento delle relazioni diplomatiche armeno-vaticane e la nomina del primo nunzio apostolico.  “Le buone relazioni bilaterali tra la Repubblica d’Armenia e la Santa Sede sono dovute in gran parte al nostro reciproco apprezzamento per il ruolo positivo che la religione svolge nella società civile”, ha evidenziato, ricordando che l’Armenia è stata la prima nazione ad aver abbracciato la fede cristiana, la quale “ha sostenuto questo grande popolo, specialmente nei momenti difficili della sua storia” e “ha contribuito a formare la ricca eredità spirituale e culturale dell’Armenia”.

L’eredità del popolo armeno

Questa eredità continuerà a ispirare e arricchire le future generazioni di armeni: “Con una cultura così ricca e intrisa di tradizioni, per non parlare delle esperienze di dolore e sofferenza portate dalla discriminazione e dalla persecuzione, l’Armenia ha molte lezioni preziose da insegnare alla comunità internazionale a questo proposito”, ha affermato monsignor Peña Parra. “La Santa Sede – ha aggiunto – guarda con grande attesa alla continua cooperazione bilaterale con l’Armenia su molte questioni, specialmente quelle riguardanti la libera espressione della religione e la dignità di ogni vita umana, in modo da imparare dalla storia ed evitare di ripetere alcuni dei suoi capitoli più bui”.

Verso la piena comunione

Da qui un pensiero alla Chiesa apostolica armena e all’auspicio che la nuova Casa del Papa in Armenia possa essere vista come “un’ulteriore affermazione” della comunione con la Chiesa cattolica e “ci porti un passo più vicini alla realizzazione del desiderio del Signore di unità tra i suoi seguaci”. Insieme a questo, il sostituto ha espresso la speranza che la Nunziatura a Yerevan sia per la piccola comunità cattolica locale “un segno della vicinanza del Santo Padre a loro e un forte incoraggiamento a vivere la loro fede con gioia e in comunione con i nostri fratelli e sorelle della Chiesa Apostolica Armena”.

Incontro al Ministero degli Esteri

In mattinata, tra i primi appuntamenti del suo viaggio in Armenia in programma fino al 29 ottobre, monsignor Peña Parra ha preso parte a un incontro di alto livello al Ministero degli Esteri armeno, organizzato dal ministro Ararat Mirzoyan. Anche questo, ha detto il sostituto della Segreteria di Stato, è una conferma del “rapporto di cooperazione e di amicizia” sempre esistito tra Santa Sede e Repubblica di Armenia. Nel suo discorso, il presule ha ringraziato il presidente della Repubblica e il Governo armeno che “hanno sollecitato la Santa Sede ad aprire una rappresentanza diplomatica in Armenia”. Eguale gratitudine anche al nunzio José Bettencourt per il lavoro nella creazione di questo nuovo ufficio. Progetto che, “nonostante la scarsità di risorse e di personale disponibile”, si è riuscito a realizzare in pochi mesi. Questo “perché tutti noi ci abbiamo creduto”, ha sottolineato Peña Parra, dicendosi certo che la nuova Nunziatura “sarà per l’Armenia e per la più ampia comunità internazionale un simbolo della necessità di costruire ponti, di creare opportunità di incontro e di aprire nuove strade per una pace giusta e duratura in questa regione”.

Collaborazione per il bene comune e la pace

In quest’ottica, l’arcivescovo ha ribadito il sostegno della Santa Sede di Roma alla Santa Sede di Etchmiadzin “per il bene comune e per lo sviluppo integrale del popolo armeno”, come pure al governo armeno e alla comunità internazionale per “la pace e il disarmo, i diritti umani, lo sviluppo umano e culturale, la libertà religiosa, la protezione e la salvaguardia dell’ambiente”.

La visita al Memoriale

Sempre oggi Peña Parra ha visitato il Tzitzernakaberd Memorial Complex, “la fortezza delle rondini”, il grande complesso che commemora le vittime del Metz Yeghern, lo sradicamento sanguinoso subito dagli armeni nell’impero ottomano nel 1915. Il sostituto ha firmato il Libro d’Onore, presentandosi come “pellegrino” ed offrendo le sue preghiere al Signore “per il riposo eterno di coloro che, rimanendo fedeli agli insegnamenti del Vangelo, sono stati spogliati della loro dignità umana e hanno perso la vita”. Insieme a questo, la viva speranza “che tali eventi non si ripetano mai più in futuro e che tutte le persone vivranno in libertà, vedendo i loro diritti garantiti e rispettati”. Il presule ha inoltre deposto un mazzo di fiori rossi accanto alla “fiamma eterna”, la torcia al centro del grande monumento che brucia all’infinito, quale simbolo di una memoria che mai deve spegnersi.

Cipro-Armenia: verso creazione commissione interparlamentare di cooperazione (AgenziaNova 26.10.21)

Nicosia, 26 ott 16:10 – (Agenzia Nova) – Il presidente del Parlamento dell’Armenia, Alen Simonyan, ha incontrato oggi a Nicosia il presidente della commissione parlamentare sulla cooperazione armeno-cipriota, Harris Georgiades. Secondo quanto riferisce una nota della presidenza del Parlamento di Erevan, è stata riaffermata la volontà di rafforzare i rapporti bilaterali tra Armenia e Cipro. In particolare è stata annunciata la volontà di creare una commissione interparlamentare di cooperazione con il coinvolgimento di deputati ciprioti e armeni. Simonyan ha inoltre sottolineato l’importanza del contributo di Cipro nel contesto dello sviluppo dei rapporti tra Armenia e Ue. Il formato di cooperazione trilaterale Cipro-Armenia-Grecia, secondo i due interlocutori, è stato infine un altro aspetto ritenuto essenziale per lo sviluppo di progetti congiunti. (Res)

Turchia: Erdogan, normalizzazione con l’Armenia possibile (Ansa 26.10.21)

(ANSA) – ISTANBUL, 26 OTT – “La Turchia non ha alcun problema a normalizzare i rapporti con l’Armenia”.

Lo ha affermato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aggiungendo che la distensione dei rapporti potrà avvenire solo “se l’Armenia mostrerà una volontà sincera a risolvere i suoi problemi con l’Azerbaigian”.

Il presidente turco ha rilasciato queste dichiarazioni in una conferenza stampa congiunta con l’omologo azero Ilham Aliyev durante una visita nei territori del Nagorno-Karabakh riconquistati da Baku con il conflitto dello scorso anno contro Yerevan. (ANSA).

Studi scientifici sulle reliquie di San Mercuriale: il saluto commosso dell’ambasciatore armeno (auslromagna 26.10.21)

Grande partecipazione di persone e un saluto commosso dell’ambasciatore armeno alla Santa Sede, Garen Nazarian, presente ieri a Forlì in occasione della Festa di San Mercuriale e per incontrare il gruppo scientifico che ha condotto gli studi sulle reliquie del primo Vescovo di Forlì di origine armena.

Dopo il riconoscimento della provenienza armena di San Mercuriale, Vescovo di Forlì, avvenuta a dicembre 2019, la Festa del Patrono ha infatti accolto, quest’anno, la presenza eccezionale dell’ ambasciatore Nazarian, che ha espresso con un lungo e toccante discorso tutta la sua vicinanza e riconoscenza per il lavoro svolto dagli studiosi e la valorizzazione della figura di San Mercuriale .

“Sto ripercorrendo il cammino di Mercuriale dall’Armenia a Forlì – Questa  celebrazione è un messaggio di pace e dialogo tra i popoli. Ringrazio gli studiosi, il gruppo Ausl Romagna Cultura, la Diocesi di Forlì-Bertinoro, il Lions Terre di Romagna e la famiglia Silvestrini per il sostegno dato alle ricerche sulle reliquie. Questo è solo l’inizio di un proficuo rapporto di collaborazione tra Italiani ed Armeni e tra Armeni e  forlivesi”.  E’ di questi giorni, peraltro, la notizia che il Vaticano ha  deciso di aprire una nunziatura in Armenia per intensificare ulteriormente la cooperazione tra l’Armenia e la Santa Sede in materia di cultura, scienza, archeologia e altri settori.

L’ambasciatore, prima di essere ospite  alla festa di San Mercuriale , presso l’omonima abbazia di piazza Saffi, si era recato a visitare il Duomo di Forlì e la sede della Fondazione Cassa di Risparmio ed ha assistito  alla breve conferenza tenuta dall’antropologo fisico Mirko Traversari, che ha riepilogato i risultati dell’esame autoptico operato sui resti del proto vescovo forlivese. In basilica erano presenti il Sindaco di Forlì e  le autorità religiose, civili e militari della città.

 

Il progetto dello studio sulle reliquie

Il progetto dello studio sulle reliquie di San Mercuriale, che ha preso avvio con la ricognizione scientifica del 19 settembre 2018, nasce grazie ad una proficua collaborazione tra ricercatori ed istituzioni. Protagonisti dell’iniziativa sono Mirko Traversari, antropologo fisico e responsabile del progetto, Tiziana Rambelli e Luca Saragoni del gruppo Ausl Romagna Cultura e la Diocesi di Forlì-Bertinoro, con il contributo del Lions Club Forlì-Cesena Terre di Romagna, particolarmente attivo su attività di valorizzazione e tutela della città di Forlì, che si è dimostrato immediatamente sensibile all’importante iniziativa.

Gli studi hanno accertato che San Mercuriale è vissuto tra il II e  il III secolo d.C, e’ morto in un’età  compresa tra i 40 e i 50 anni, era alto 1 metro e 60 e soffriva di osteoporosi.

“Grazie all’immenso lavoro che in questi mesi le amiche e colleghe del Laboratorio del DNA antico dell’Università di Bologna, Campus di Ravenna, prof. Donata Luiselli e dott. Elisabetta Cilli hanno compiuto”, ha detto ancora Traversari, “siamo riusciti ad ottenere l’intero genoma mitocondriale e a decifrare l’aplogruppo delle reliquie di san Mercuriale e, in virtù di questo eccellente materiale, è stato finalmente firmato un accordo di collaborazione scientifico con il laboratorio diretto dal prof. Yepiskoposyan, che ci permetterà di approfondire l’analisi con un altissimo grado di dettaglio”.

“Studi di questo genere”, ha aggiunto, “mirano ad individuare e riconoscere ogni singola specificità e mutazione della sequenza genetica, attribuendone un significato preciso in relazione all’appartenenza ancestrale ad un gruppo popolazionistico rispetto un altro, e molto altro ancora”.

“Questa collaborazione rappresenta un nuovo punto di partenza, che aprirà certamente nuovi interessantissimi scenari scientifici e conoscitivi del nostro compatrono san Mercuriale. Ho sempre pensato che, nonostante siano già trascorsi più di due anni dall’avvio de progetto, fossimo in realtà solo all’inizio di questo affascinante cammino conoscitivo”, ha concluso Traversari.

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Festa di San Mercuriale con l’ambasciatore armeno della Santa Sede (Forlitoday 22.10.21)


Forlì celebra san Mercuriale (Corriere Romagna 22.10.21)


 

 

Minassian: il Libano soffre, mi metto a servizio per curarne i bisogni (Vaticannews 24.10.21)

Nella cattedrale di San Gregorio Illuminatore – Sant’Elia di Beirut si è svolta la cerimonia di intronizzazione del nuovo Patriarca di Cilicia degli Armeni

Robert Attarian – Beirut

È in un Libano dilaniato, stanco, sfinito, dove alla crisi politica si è aggiunta quella economica e poi la crisi sanitaria, dove manca tutto, domenica 24 ottobre 2021 si è svolta la cerimonia del Patriarca di Cilicia degli Armeni Cattolici, Sua Beatitudine Raphaël Bedros XXI Minassian, eletto come successore del defunto Patriarca Krikor Bedros XX, deceduto lo scorso maggio all’età di 94 anni. Eletto lo scorso 23 settembre 2021 durante il Sinodo dei Vescovi della Chiesa Armeno Cattolica convocato dal Santo Padre a Roma, a norma del Codice canonico, con la cerimonia odierna il neoeletto Patriarca assume ufficialmente tutte le sue funzioni e i poteri per esercitare il suo ministero a servizio della Chiesa Armeno Cattolica.

Nella lettera consegnata a Papa Francesco durante l’incontro con i vescovi armeno-cattolici a Roma, Sua Beatitudine Raphaël Bedros XXI Minassian sottolineava di voler assumere questa responsabilità come Capo, “per servire la Chiesa con tutte le mie forze”, e come Padre, “per curare i suoi bisogni, malgrado le mie umili possibilità, confidando in questo nella Misericordia di Cristo che non ci lascia mai soli”.

Alla cerimonia erano presenti tra gli altri il rappresentante del presidente della Repubblica Libanese, il patriarca maronita cardinale Béchara Boutros Räi, il patriarca della Chiesa melkita Sua Beatitudine Youssef Absi,  vescovi rappresentanti dei Patriarchi Aram I e Karekin II, il presidente dell’Unione delle Chiese evangeliche armene in Medio Oriente, l’ambasciatore dell’Armenia in Libano Vahakn Atapekian, rappresentanti deI governo dell’Armenia e del Libano e tanti rappresentanti del mondo civile, nonché fedeli della Chiesa Armeno Cattolica.

La cerimonia di intronizzazione ha origine molto antiche ed è fatta di canti, preghiere, invocazioni che si susseguono dove si alternano suppliche recitate dai vescovi della Chiesa Armena con quelle del popolo di Dio, per invocare le grazie divine per il neoeletto Patriarca. Il rito solenne di intronizzazione è stato celebrato a inizio della Santa Messa quando il candidato è stato presentato al popolo, mentre l’arcivescovo più anziano gli chiedeva di pronunciare la professione di fede e la presa di possesso delle responsabilità per questo suo nuovo ministero.

Alle preghiere e alle invocazioni è seguito poi il momento più importante della cerimonia, il rito d’intronizzazione celebrato con gesti semplici ma dal significato profondo. Dopo le letture liturgiche, i vescovi concelebranti posano sul capo del Patriarca un telo dorato che rappresenta il potere ecclesiale che viene dallo Spirito Santo, come protezione per la sua nuova missione. Si consegna poi il bastone patriarcale e due vescovi conducono il nuovo Patriarca verso la sedia patriarcale dove lo fanno sedere e si danno il segno della pace, mentre le campane della Cattedrale cominciano a suonare in segno di giubilo annunciando la lieta notizia.

Al rito dell’intronizzazione è seguita la Messa presieduta da Sua Beatitudine, Raphaël Bedros XXI Minassian, che nell’omelia ha rivolto parole di ringraziamento in primo luogo a Papa Francesco che “ha confermato la mia elezione”, poi ai vescovi del Sinodo della Chiesa armeno cattolica, che “mi hanno affidato il grande peso del Catolicosato, che porteremo avanti per la salvezza dei nostri fedeli”. Il Patriarca ha ringraziato tutti i presenti, affidandosi alle loro preghiere, per poi ricordare che proprio in questa cattedrale ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale.

“Ieri all’inizio del mio sacerdozio, qui in Libano, c’era la guerra civile, e oggi all’inizio del mio Patriarcato, ritorno qui, nella sempre verde Patria dei cedri, per condividere con i miei fratelli e le mie sorelle, tutte le tribolazioni e le sofferenze in cui vive il popolo. Però, come abbiamo potuto vincere le sfide del passato e siamo sopravvissuti tutti insieme, sono sicuro che con la Provvidenza Divina noi potremmo vincere anche tutte le sofferenze del presente”, ha affermato Sua Beatitudine Raphaël Bedros XXI, che al termine dell’omelia richiamando la figura di Cristo, Buon Pastore che conosce i suoi e li ama, ha esortato tutti a cercare riparo da Lui con l’intercessione della Sua Santissima Madre, “affinché – ha concluso – ci aiuti  per affrontare questo difficile periodo della nostra vita”.

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Chiese orientali: Beirut, domani nella cattedrale di San Gregorio Illuminatore insediamento del nuovo patriarca di Cilicia degli Armeni, Raphaël Bedros XXI Minassian (SIR 23.10.21)

Laura Efrikian alle Stanze Ulivieri racconta la sua famiglia armena (La Nazione 23.10.21)

Arezzo 23 ottobre 2021 – “Autori in circolo” che di fatto sono uno spaccato del mondo dello spettacolo e della musica. Incontri per conoscere da vicino artisti che tutti conoscono e confrontarsi con loro. Nomi come Laura Ephrikian, la regina del circo Liana Orfei, i cantanti Don Backy e Iva Zanicchi, l’attore Paolo Conticini, Marisa Laurito, Gianmarco Sicuro, i giornalisti Rosanna Lambertucci e Michele Cucuzza, Vladimir Luxuria  in un dibattito aperto con il maestro designer cover man Luciano Tallarini che si può dire abbia vestito la musica italiana.

Una carrellata di personaggi che si ritroveranno con il pubblico alle Stanze Olivieri di Montevarchi, circolo che negli ultimi anni riesce a portare in Valdarno protagonisti del mondo dello spettacolo in veri e propri eventi esclusivi, a ingresso libero e con la direzione artistica  di  Alex Isetto, Anna Verdi, Lorenzo Giusti.

Primo appuntamento domenica 24 ottobre alle 17.30 con l’attrice, scrittrice e pittrice  Laura  Ephrikian che molti ricordano come ex moglie di Gianni Morandi, che presenterà il suo libro “Una famiglia armena” dove si racconta come donna, attrice, autrice di libri, moglie e madre, uno spaccato temporale fatto di ricordi , testimonianze, incontri speciali e memorie quotidiane.

Il padre di Laura, Angelo Ephrikian, era di origine armena, violinista, direttore d’orchestra e compositore. Ricordare la sua famiglia e le sue origini è anche un modo per ricordare come il genocidio degli armeni uccisi dai turchi nel 1915 avesse ridotto la comunità armena a pochi sopravvissuti. Fu un vero e proprio olocausto con oltre un milione e mezzo di morti. Voltando pagina, le cronache rosa poi ci ricordano di quando Laura nel 1966 sposò Gianni Morandi con cui ebbe i figli Serena, morta subito dopo il parto, Marianna e Marco, che l’hanno resa nonna di cinque nipoti.  Un raconto che la svelerà anche donna impegnata in missioni all’estero per aiutare i bambini africani.

La prima delle tante storie di vita che verranno ospitate nel salone delle Stanze Ulivieri accompagnate dal pianista Leonardo Macerini.

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