Per i cento anni dal genocidio armeno Puglia omaggia Aznavour (La Gazzetta del Mezzogiorno, 29.08.15)

MONOPOLI (BARI) – Con il progetto ‘Pour toi, Armènie’, che sarà presentato in prima nazionale domani nell’ambito Festival Ritratti, a Monopoli, nel chiostro di Palazzo San Martino, Cristina Zavalloni ricorderà Charles Aznavour, le sue origini armene e il genocidio di cento anni fa.
Il concerto verrà riproposto – ricordano gli organizzatori con un comunicato – il primo settembre a Bari per l’inaugurazione del festival ‘Anima Meà alla presenza dell’ambasciatore armeno in Italia, Sargis Ghazaryan.

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Centenario morte del Beato Ignazio Maloyan e proclamazione di San Gregorio di Narek dottore della Chiesa (Vaticanstate.va)

L’Ufficio Filatelico e Numismatico celebra quest’anno due personalità della Chiesa armena, il beato Ignazio Maloyan e San Gregorio di Narek. Il primo, per il quale ricorrono quest’anno i cento anni dal martirio, lo ricordiamo Arcivescovo di Mardine (Turchia), località dove fu sempre vicino ai problemi dei fedeli della diocesi sul piano materiale, sociale e spirituale. In particolare, ebbe cura di diffondere in tutte le parrocchie la devozione al Sacro Cuore e alla Madre di Dio. A noi rimane la testimonianza della sua Fede in Cristo Risorto, sia quando esortò a pregare e a restare saldi nella Fede i suoi sacerdoti, alla luce delle tristi notizie e delle minacce contro il popolo armeno di quel 1915 che così tanto segnò non solo la Turchia ma l’intera Europa, sia quando poco prima del supplizio, al suo carnefice, che lo spingeva a rinnegare la Fede per aver salva la vita, diceva «ti ho già detto che io vivo e muoio per la mia vera fede. Mi glorifico nella Croce del mio Signore e mio Dio». Il secondo, San Gregorio, è stato dichiarato quest’anno nel mese di aprile da Papa Francesco Dottore della Chiesa. Visse gran parte della sua vita nei monasteri di Narek, in Armenia, dove condusse una vita piena di umiltà e carità, coltivando le arti letterarie, retaggio dell’insegnamento della famiglia di origine, e la teologia. È ricordato come uno dei più grandi poeti della letteratura armena. Alla sua morte, la sua tomba fu da subito meta di pellegrinaggi del popolo armeno che lo invoca nella preghiera fin dagli anni delle prime persecuzioni.

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La Filarmonica della Scala all’Auditorium di Roma per l’Armenia (Il Velino 25.08.15)

Sabato 5 settembre la Filarmonica della Scala diretta da Daniel Harding sarà all’Auditorium Parco della Musica di Roma (Sala Sinopoli – ore 21.00), ospite dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con un concerto speciale nel centenario del Genocidio armeno. L’appuntamento rappresenta la tappa italiana del progetto “With you Armenia”, partito da Gerusalemme lo scorso marzo, per commemorare le vittime del massacro della popolazione armena avvenuto nel 1915. Oltre Roma, l’iniziativa include concerti nelle principali sale da concerto del mondo: a New York con Evgeny Kissin e Krzysztof Penderecki in concerto alla Carnagie Hall, a Londra con la Royal Philharmonic Orchestra e Pinchas Zukerman, a Bruxelles con l’Orchestra Nazionale Belga e a Vienna al Musikverein. Il ciclo di concerti ha come finalità quella di sensibilizzare sul tema del genocidio armeno attraverso la musica e la testimonianza d’interpreti e orchestre di fama internazionale. Portavoce di questo messaggio per l’Italia è la Filarmonica della Scala, reduce dal successo a Sarajevo con il Concerto della Pace del 12 luglio scorso per il ventennale della fine del conflitto in Bosnia. Sul podio Daniel Harding, al pianoforte il solista Alessandro Taverna. In programma: il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra di Ludwig Van Beethoven, la Sinfonia n. 8 di Antonín Dvořák e Waltz di Aram Khachaturian, compositore russo di origine armena.

Papa Francesco sabato proclama martire un’altro vescovo cattolico vittima del genocidio Armeno (Il Messaggero 25.08.15)

CITTA’ DEL VATICANO – Papa Bergoglio proclama martire il primo vescovo siro-cattolico ucciso in Turchia cento anni fa dal fanatismo anticristiano dei Giovani Turchi. Monsignor Flaviamo Melki è una delle vittime del genocidio ordinato dal triumvirato Talat-Enver-Djemal nell’aprile del 1915 con lo scopo di cancellare dall’Impero ottomano la minoranza cristiana. Armeni, siro cattolici, caldei. Il piano ha portato alla morte un totale di quasi 2 milioni di vittime. Il vescovo siro-cattolico verrà proclamato beato la sera di sabato 29 agosto, in Libano, nel corso di una liturgia solenne. Vi prenderanno parte numerosi Patriarchi e capi delle Chiese cristiane d’Oriente provenienti dal Libano, dalla Siria e dall’Iraq. La cerimonia di beatificazione sarà presieduta dal Patriarca siro cattolico Ignatius Youssef III. Il decreto di beatificazione sarà letto dal cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e inviato di Papa Francesco. Melki fu ucciso in odium fidei il 29 agosto di cento anni fa a Djézireh, nell’attuale Turchia. Era nato nel 1858 in un villaggio vicino a Mardin, una cittadina situata sull’altipiano che guarda la Siria, teatro di uno dei peggiori massacri. Era stato ordinato vescovo di Gazarta nel 1913. Da questa cittadina, nell’estate del 1915, decise di tornare a Mardin dopo aver saputo che in quella città le violenze si sarebbero presto abbattute anche sui suoi fedeli. Fu arrestato dalle autorità ottomane il 28 agosto, insieme al vescovo caldeo della stessa città. Secondo testimonianze oculari riportate da fonti musulmane, i due vescovi furono uccisi dopo essersi rifiutati di abiurare la propria fede e di convertirsi all’islam. Michele Melki fu seviziato a morte e infine decapitato Continua

Nagorno-Karabakh: risale tensione, fino a 9 morti (Swissinfo, 24.08.215)

Risale la tensione nel Nagorno-Karabakh. Fino a nove militari sono morti in recenti scontri tra le forze armate azere e quelle armene.

Baku sostiene che l’esercito azero ha respinto un attacco armeno nella zona di Agdam-Khojavend e che cinque soldati armeni sono morti nei combattimenti e otto sono rimasti feriti. Le autorità dell’autoproclamata repubblica a maggioranza armena dichiaratasi indipendente dall’Azerbaigian nel 1991 riportano invece l’uccisione di quattro soldati azeri e il ferimento di 15.

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Kardashian chi? Ecco da dove viene la famiglia di supermilionari e di fenomeni mediatici ‘famosi per essere famosi’ (Il fatto quotidiano, 24.08.15)

In principio fu Robert Kardashian, avvocato e uomo d’affari di grido, figlio di un imprenditore che si occupava di macellazione e confezionamento della carne, discendente da immigrati armeni scampati al genocidio del 1915 proprio grazie alla fuga negli Usa. Un secolo fa la famiglia si chiamava Kardachoff, alla russa, e dal remoto villaggio di Karakale era arrivata in Germania, da dove partì alla volta delle coste americane. Una storia di emigrazione come ce n’erano tante, all’epoca. Una storia di emigrazione di successo, per giunta, visto che i Kardachoff, poi Kardashian, avevano dimostrato ben presto un certo fiuto per gli affari, grazie aTatos Kardashian, figlio di Sam e Harom, nonno di Robert, che aveva fondato un’impresa di raccolta rifiuti nell’area di Los Angeles.

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Agosto 1915: la guerra alla Turchia e l’Isonzo (Il giornale d’Italia 23.08.15)

Mussolini sul Popolo d’Italia parla della strage degli Armeni. Le nostre truppe guadagnano lentamente terreno contro gli Austriaci

Penisola di Gallipoli, Altura del Cunukbahir. Nella seconda settimana di agosto del 1915 si fronteggiano Impero Britannico (Regno Unito e Nuova Zelanda), guidato da Alexander Godley, e quello Ottomano, condotto da Mustafa Kemal Ataruk. La battaglia, come abbiamo visto, volge a favore dei turchi e i britannici si trovano costretti ad abbandonare il piano di un’offensiva massiccia nella Penisola.

Il 17 agosto sul fronte orientale comincia la grande ritirata russa, che si protrarrà fino a settembre inoltrato: le truppe evacuano la Galizia e la Polonia. Una ritirata che – ne abbiamo parlato – ha una valenza strategica: alla Russia serve del tempo per riprendersi, per riorganizzarsi anche in termini industriali: il problema maggiore per l’esercito russo è infatti la scarsità di armi e munizioni. Di certo non mancano gli uomini, che però restano in buona parte appunto disarmati. Abbiamo anche visto come l’alto comando russo fu costretto a prendere la decisione di adottare la politica della “terra bruciata”: nei territori che via via venivano abbandonati veniva imposta l’evacuazione forzata della popolazione, in modo che non potesse supportare in alcun modo il nemico che avanzava occupando i territori. Continua

Portavoce Turkish Airlines: “Presto saremo main sponsor della Roma”. La comunità Armena insorge (ForzaRoma.info, 22.08.15)

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MAIN SPONSOR – Sarà il marchio della Turkish Airlines a comparire sulla maglia di Totti e compagni, un’operazione da 7 milioni di euro a stagione destinati a salire. A conferma della veridicità della trattativa arrivano anche le parole del portavoce della compagnia aerea Ali Genç rilasciate al quotidiano online aa.com.tr: “L’accordo di sponsorizzazione con la Roma sarà firmato il prima possibile”. Il portale rivela inoltre che è già la quinta volta che Turkish Airlines mostra interesse per la Roma.

LA PROTESTA – Definito l’accordo, non ha tardato arrivare la protesta della comunità Armena di Roma, in una lettera indirizzata alla società, il presidente Nevart Cricorian scrive: “Ci permettiamo, come romani di origine armena, di consigliare alla “nostra” Roma la massima cautela in tale operazione e, laddove la stessa si sia effettivamente conclusa, di mantenere comunque una “distanza” tra sponsor e società evitando per quanto possibile qualsiasi coinvolgimento che vada oltre il normale rapporto commerciale.

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Summer School on Religions, il ritorno a Badia a Passignano di studiosi da tutto il mondo (Gonews 21.08.15)

Isolamento, emarginazione, esclusione. La solitudine del Duemila ha nomi diversi ed è sempre più contaminata da disagi e insofferenze di carattere sociale. Teologi, docenti, antropologi, studiosi, rappresentanti del mondo istituzionale, formativo e religioso provenienti da varie parti del mondo, dal Messico all’Armenia, si incontreranno a San Gimignano e Badia a Passignano per discuterne e dimostrare che il senso della vita può andare oltre le nuove solitudini. La ricetta è il dialogo interreligioso: è questo il tema sul quale convergeranno idee, posizioni, studi messi a confronto dai numerosi relatori della dodicesima edizione della International Summer School on Religions, diretta da Arnaldo Nesti e promossa dal Centro Internazionale di studi sul Religioso Contemporaneo in collaborazione con AIS-Associazione Italiana di Sociologia / Sezione di Sociologia della Religione con i Comuni di Tavarnelle Val di Pesa e San Gimignano. In programma dal 26 al 29 agosto nei Comuni di San Gimignano e Tavarnelle Val di Pesa, la scuola estiva si propone come prestigiosa occasione di approfondimento di respiro internazionale. Significativo per la giunta Baroncelli il ritorno della Summer School nella cornice dove è nata: l’Abbazia millenaria di Badia a Passignano. Il complesso monastico ospiterà infatti una sessione di lavoro della manifestazione dedicata al tema del nodo tra bellezza, arte e spiritualità come risposta alla solitudine sociale. “Siamo contenti – commenta l’assessore alle attività formative dell’Unione comunale Marina Baretta – di ospitare un evento che ha un’evidenza culturale così alta e internazionale con tematiche incentrate sulla spiritualità e sul dialogo interreligioso, lo siamo soprattutto per aver riportato questa manifestazione all’interno della badia che la ospitava già quindici anni fa”. “L’iniziativa – commenta uno dei coordinatori Giuseppe Picone – è costruita grazie al lavoro volontario e alla abnegazione di tante persone e resa possibile dalla generosità dei singoli relatori e di associazioni scientifiche, prima fra tutte Sezione di Sociologia della Religione della Associazione Italiana di Sociologia diretta da Maria Immacolata Macioti e da Comuni di San Gimignano e Tavarnelle. In quattro giornate e in sei intense sessioni l’iniziativa vuol contribuire a combattere questa amarezza che ci inquieta”. Un omaggio speciale sarà dedicato all’Armenia nel centenario del genocidio con una mostra fotografica e un evento musicale ispirato all’incontro tra Oriente e Occidente. Sarà presente anche Sarkis Ghazaryan, Ambasciatore della Repubblica di Armenia. Fonte: Ufficio Stampa Associato del Chianti Fiorentino

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Lo schiaffo del British Museum alla Turchia Una stanza dedicata all’Armenia (Corriere della Sera, 21.08.15)

Dopo le pressioni di diverse associazioni armene, il British Museum ha rinominato la stanza numero 54 della sua prestigiosa collezione, chiamandola ora “Anatolia and Urartu” invece che “Antica Turchia”, come era in precedenza. Urartu, il nome dell’antico regno armeno, era stato proposto dallo stesso Forum of Armenian Associations of Europe, che già nel gennaio del 2013 aveva cominciato a protestare con il British Museum per quel nome dedicato alla Turchia per una stanza che in realtà ospitava manufatti e oggetti artistici dell’antica Armenia. Una petizione aveva anche consentito di raccogliere oltre 12mila firme. L’iniziativa ha visto un’accelerazione nelle ultime settimane grazie a Zepyur Batikian, intellettuale armena, che nella sua pagina Facebook ha lodato la decisione del museo aggiungendo che «questo è il primo passo verso il ripristino della giustizia».

“Di certo preferirei che fosse chiamata Armenia ma questo è il primo passo verso il ripristino della giustizia” ha detto Batikian

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RISCRIVERE LA STORIA  CORRETTAMENTE. QUANDO IL QUIRINALE…

Nel 2007 il “Consiglio per la comunità armena di Roma” inviò una nota di protesta al Quirinale chiedendo che fosse cambiato il titolo della mostra “Turchia, 7000 anni di storia”. Alcuni membri del Consiglio furono ricevuti dal Consigliere culturale del Presidente della Repubblica, ma il titolo non venne ovviamente modificato. Oggi il prestigioso British Museum riscrive in modo corretto la storia di quelle terre. I turchi sono arrivati molto, molto tempo dopo tutte le altre popolazioni che le abitavano.

(leggi qui la nostra lettera al Quirinale)