La MetroCity riconosce la Repubblica dell’Artsakh e il genocidio degli armeni (Reggio Today 29.05.21)

Nella giornata di mercoledì 26 maggio, il consiglio della Città metropolitana ha approvato all’unanimità due importanti mozioni in solidarietà e sostegno del popolo armeno: nella prima si riconosce il “Genocidio del popolo armeno”, avvenuto nel 1915 a opera dell’Impero Ottomano; nella seconda si riconosce formalmente la Repubblica armena dell’Artsakh, ultimamente vittima di un’aggressione armata da parte dell’Azerbaigian. “Come “Comunità Armenia-Calabria” esprimiamo tutta la nostra gratitudine per questi due importanti passaggi che rappresentano un grande abbraccio reggino alla ritrovata sorella Armenia”.

Le congratulazioni da parte della Comunità Armena-Calabria nel commento della presidente Tehmine Arshakyan: “Il rapporto fra la provincia di Reggio e l’Armenia, benché ancora poco conosciuto, in realtà è secolare e negli ultimi anni sta ritrovando vivacità. Come “Comunità Armenia- Calabria” vogliamo ringraziare tutto il Consiglio metropolitano per la sensibilità dimostrata e in particolare vogliamo ringraziare il consigliere Rudi Lizzi che ha conosciuto la nostra realtà e ha voluto fare propria la causa armena attraverso la presentazione di queste due mozioni. Vogliamo esprimere la nostra gratitudine anche ai consiglieri Antonio Minicuci, Armando Neri, Carmelo Versace, Giuseppe Ranuccio, Domenico Mantegna, Antonio Zimbalatti, Filippo Quartuccio e Domenico Marino, che in maniera trasversale hanno sottoscritto le due mozioni presentate dal consigliere Lizzi.

Il rapporto fra il popolo armeno e il territorio reggino nasce intorno al decimo secolo dopo Cristo, un legame testimoniato dai numerosi siti archeologici presenti in particolare nella provincia jonica, nonché nel culto di alcuni santi e in toponimi e idiomi che utilizziamo nella nostra quotidianità anche senza rendercene conto. Riscoprire questo rapporto significa rinsaldare le proprie radici culturali oltre che ravvivare un’amicizia con una terra lontana geograficamente ma vicina per storia e cultura.

Già da qualche anno questa relazione aveva ripreso vita alimentando un flusso di ricercatori accademici e di visitatori armeni, in particolare a Brancaleone e nei Comuni limitrofi che attraversano quella che ormai viene definita la “Valle degli Armeni”. Siamo certi che queste due mozioni risulteranno da stimolo per incentivare le relazioni fra Reggio e l’Armenia, ma anche per far crescere l’interesse culturale verso il nostro territorio tanto da divenire possibile volano di un auspicato sviluppo turistico con positive ricadute sul territorio”.

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Nagorno-Karabakh: Pashinyan, Armenia pronta a ritirare truppa da confine con Azerbaigian (Agenzianova 29.05.1)

Erevan, 29 mag 17:22 – (Agenzia Nova) – L’Armenia è pronta a ritirare le sue truppe dal confine con l’Azerbaigian nel tentativo di ridurre l’escalation della situazione di sicurezza. Lo ha detto oggi il primo ministro ad interim dell’Armenia, Nikol Pashinyan, commentando la dichiarazione del Gruppo di Minsk dell’Osce sul Nagorno-Karabakh. “Accolgo con favore la dichiarazione dei copresidenti del Gruppo di Minsk dell’Osce, la logica dei passi presentati lì è fondamentalmente accettabile per noi. Siamo pronti a iniziare a ritirare le truppe in qualsiasi momento e stiamo aspettando che il Gruppo di Minsk dell’Osce raggiunga un accordo con l’Azerbaigian per avviare un tale ritiro”, ha detto Pashinyan in un incontro con i residenti del distretto di Erevan di Nork-Marash. Il premier ha aggiunto che l’Armenia è pronta a svolgere il lavoro sulla demarcazione e delimitazione delle frontiere, nonché a riprendere il processo negoziale sul Nagorno-Karabakh sotto gli auspici del Gruppo di Minsk. (Rum)

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Nuove tensioni al confine tra Armenia e Azerbaigian (Sputniknews 28.05.21)

Al confine tra Armenia e Azerbaigian la situazione non è delle migliori da un paio di settimane. Dopo la guerra per il Nagorno Karabakh i Paesi intendono decidere in merito alla demarcazione dei confini, ma si tratta di un compito difficile vista la conformazione montana del territorio.
Erevan ha accusato Baku di essersi impossessata di alcuni territori nella regione di Syunik e ha chiesto aiuti militari all’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva. Azerbaigian risponde dicendo di avere difficoltà tecniche al momento. Sputnik in questo articolo cerca di approfondire per voi le ragioni di questa nuova escalation.
Provocazioni su pretesto
I primi a lanciare il segnale d’allarme sono stati gli abitanti del comune frontaliero di Goris. “Il nemico ha valicato il confine e si è spinto per 3 km in direzione del comune di Verishen. Date ascolto agli abitanti di Syunik. Per noi è la fine. Non fa più differenza per noi”, scrive sui social la vice-sindaca della città Irina Yolyan.
Il suo collega Menua Ovsepyan aggiunge: “Si tratta di un confine nazionale. Ma non ci è stato dato riscontro sulla dislocazione del confine nella regione di Syunik. Il governo deve intervenire e dare disposizioni a chi di dovere”.
Nikol Pashinyan ha reagito rapidamente: “Nelle regioni di Syunik e Gegharkunik crescono le tensioni. Oltre 200 soldati azeri hanno valicato illegalmente il nostro confine”. E si è rivolto alla ricerca di aiuti agli alleati della Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva e ha conversato più volte al telefono con Vladimir Putin. Mosca ha confermato che “continuerà a facilitare la normalizzazione della situazione sul confine armeno-azero”.
Anche Emmanuel Macron si è espresso sul tema. “L’Azerbaigian ha invaso l’Armenia. Chiediamo una ritirata tempestiva. Lo ribadisco, la Francia è solidale con il popolo armeno”, ha scritto su Facebook in lingua armena. Anche i diplomatici statunitensi ed europei hanno espresso la loro preoccupazione.
Il punto per Baku è la demarcazione dei confini. All’inizio degli anni 2000, quando la maggior parte dei Paesi post-sovietici stava delimitando i propri confini, Armenia e Azerbaigian ancora erano in guerra. Quindi, in quel momento non si riuscì a fissare la demarcazione dei confini.
L’esito della prima guerra del Nagorno Karabakh non fece che peggiorare la situazione: finirono sotto il controllo armeno 7 regioni azere. Baku parlò di occupazione e si rifiutò di intavolare qualsivoglia discussione in merito ai confini. Dopo la seconda guerra del Nagorno Karabakh, l’Azerbaigian decise che fosse giunto il momento di avviare questa discussione. Considerato che i territori oggetto di controversie si trovano in aree montane dove abbondano fiumi e laghi, Baku non ha escluso possibili “difficoltà tecniche” nel processo di demarcazione.
L’Azerbaigian rafforza la sicurezza ai confini. E questo avviene sulla base delle mappe (sovietiche, NdR) che regolano i confini di Baku ed Erevan. Noi rispettiamo la sovranità dei confini, l’integrità territoriale e il principio di non aggressione”, comunica il Ministero azero degli Esteri.
Baku ha esortato Erevan a risolvere questioni controverse bilaterali anche senza l’intervento di intermediari. “La reazione armena è uno strumento politico da sfruttare nella campagna elettorale che si sta svolgendo nel Paese”, afferma convinto il Ministero azero degli Esteri.
Pashinyan invece insiste che i Paesi non possano risolvere le criticità esistenti su base bilaterale in quanto tra di loro non sussistono relazioni diplomatiche. “Processi quali l’avvio di relazioni e la demarcazione di confini devono essere effettuati in un contesto trilaterale”, ha spiegato.
peacekeeper russi che si trovano nell’area transfrontaliera come da accordi a partire dal 9 novembre 2020 stanno tentando di normalizzare la situazione la quale tuttavia continua ad essere tesa.
Pashinyan quotidianamente si sente con gli alleati dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva e con i diplomatici europei. Ilham Aliev, a sua volta, ha discusso della situazione frontaliera con Jake Sullivan, consigliere del presidente USA alla sicurezza nazionale.
Inoltre, Hikmet Gadjev si è recato a Bruxelles per intavolare delle trattative con il braccio destro del segretario generale della NATO Mircea Geoană.
Accordi segreti
L’Armenia si sta preparando alle elezioni parlamentari straordinarie previste per il mese di giugno. I detrattori di Pashinyan stanno cercando di ottenere la maggioranza in parlamento facendo fuori il suo partito Contratto civile. E le loro pretese nei confronti del capo di governo non si limitano al conflitto nella regione di Syunik.
L’opposizione è preoccupata da un certo nuovo documento siglato con l’Azerbaigian. Queste informazioni sono state diffuse dall’ex ambasciatore armeno in Vaticano Mikayel Minasyan. In un canale Telegram ha pubblicato un’immagine parzialmente oscurata in cui sono però visibili i primi due punti della presunta dichiarazione trilaterale tra Armenia, Azerbaigian e Russia. Nel testo si legge della creazione di commissioni nazionali per la demarcazione e la delimitazione dei confini. Minasyan ricorda che Pashinyan sta altresì discutendo con Aliev in merito alla cessione all’Azerbaigian di 5 comuni della provincia di Ararat. La popolazione in queste enclaves è per la maggior parte azera.
Le manifestazioni sotto il palazzo del governo chiedevano di tenere delle audizioni parlamentari. La richiesta principale a Pashinyan era quella di “cessare qualsivoglia accordo segreto” con Baku.
Anna Nagdalyan, ministra armena degli Esteri, in seguito ha dichiarato che ad oggi la repubblica azera non avrebbe ritirato i militari dalla regione di Syunik e che la presa in esame di altre questioni è di fatto impossibile.
Torna la paura
“L’Azerbaigian ha avviato il processo di demarcazione dei confini subito dopo la sottoscrizione dell’accordo trilaterale il 9 novembre. Ma solo adesso in Armenia sta divagando il panico”, afferma l’esperto azero Farhad Mamedov. “Degno di nota è il fatto che a lanciare l’allarme sia stata la regione di Syunik. Il governatore di quest’ultima si presenta alle elezioni con il partito Armenia Prospera. È uno dei partiti che rientrava nel blocco dell’ex presidente Robert Kocharyan, il principale avversario di Pashinyan. La regione sta diventando un avamposto dell’opposizione”.
Mamedov ritiene che i punti dolenti nel processo di demarcazione possano essere sciolti da una commissione impegnata sul tema. Ma per istituire una tale commissione sono necessari una certa volontà politica nel riconoscere il reciproco diritto all’integrità territoriale e l’instaurazione di relazioni diplomatiche.
“Erevan accusa Baku di aver tentato di prendere il controllo sulla regione di Syunik. Da qui parte anche il cosiddetto Corridoio di Syunik, ma non stiamo parlando della conquista di territori armeni. L’opposizione e Pashinyan stanno alimentando tensioni e paure in maniera artificiale. Ad oggi comunque permane la presenza di militari armeni in Nagorno Karabakh. Sebbene nell’accordo del 9 novembre si dice che la missione di pace debba essere effettuata parallelamente alla ritirata dei militari armeni da quelle aree. Pare dunque che Erevan stia cercando dei modi per non riconoscere l’integrità territoriale dell’Azerbaigian. Smettete di parlare del Karabakh e poi smetteremo di parlare di Syunik”, così esprime il suo pensiero in merito Mamedov.
Il politologo non esclude che a breve le parti sottoscriveranno un ulteriore documento trilaterale tra Baku, Erevan e Mosca. “Il processo di demarcazione non è facile. Dovranno essere prese in considerazione anche le 6 enclaves nell’Armenia settentrionale a maggioranza azera. Apparentemente nel nuovo documento anche questi territori saranno oggetto di attenzione”, sostiene Mamedov.
“Un’occupazione infida”
“Entrambe le repubbliche hanno tra le mani delle mappe sovietiche. In base a queste dovrebbe essere effettuata la demarcazione. Ma pare che Baku non sia interessato ad agire in questo modo”, osserva il giurista e politologo armeno Artashes Halatyan. “In base alle provocazioni di natura frontaliera, Aliev desidera mettere in discussione tutto ciò che le parti hanno realizzato nei 6 mesi dopo la sottoscrizione dell’accordo del 9 novembre. La retorica belligerante delle autorità azere conferma che le stesse non intendono dare attuazione agli accordi”.
Halatyan ricorda che Armenia e Azerbaigian sono Stati membri dell’ONU, della CSI e di altre organizzazioni internazionali. Entrando a far parte di queste istituzioni, questi Paesi hanno dichiarato l’assenza di qualsivoglia pretesa territoriale, ma Baku sta violando le obbligazioni assunte a proprio carico.
“L’incidente frontaliero è una occupazione infida delle nuove terre armene. Ma del resto in quale altro modo possiamo interpretare le dichiarazioni di Aliev di occupare con la forza la regione di Syunik? Erevan non cederà i propri diritti sovrani su questo territorio. È difficile credere che Baku consenta anche a noi di utilizzare questi territori. Farebbero meglio a prendere i nostri territori con la forza senza prendere accordi con nessuno”, ritiene Halatyan.
Gli esperti azeri e armeni citati in questo approfondimento sono concordi sulla necessità di avviare delle consultazioni. Secondo Halatyan, Baku deve rinunciare alla sua retorica di aggressività. Mamedov, dal canto suo, invita alla risoluzione dei problemi sulla base degli accordi stipulati a novembre e a gennaio.

Roma-Mkhitaryan ancora insieme, ok di Mourinho al rinnovo. Le news di calciomercato (Sport.sky 28.05.21)

C’è l’ok di José Mourinho per la conferma di Henrikh Mkhitaryan alla Roma. Come spiegato da Sky Sport,  il nuovo allenatore giallorosso ha dato il via libera per la permanenza del 32enne armeno nella Capitale, mettendo di fatto da parte le frizioni tra i due dei tempi di Manchester, dove si erano incrociati nel biennio 2016-2018. La proprietà della Roma e il direttore generale dell’area sportiva Tiago Pinto sono sempre state convinte di voler rinnovare con Mkhitaryan, che nel suo contratto ha una clausola che gli permette di liberarsi dal 31 maggio. Trattenere Mkhitaryan, miglior calciatore della Roma nell’annata appena conclusa con 15 gol e 13 assist in 46 partite, era uno degli obiettivi prioritari dei Friedkin, che hanno chiesto allo Special One di trovare una soluzione rapida alla vicenda. Tutte le parti sono d’accordo sulla necessità di ripartire dal numero 77. La proposta sul tavolo dell’ex Arsenal e United è di un rinnovo pluriennale e dall’entourage del giocatore filtra disponibilità a restare nella Roma, con il club giallorosso che ora attende un feedback. La Roma ha fatto la sua scelta, ora starà a Mkhitaryan rispondere.

Un altro giocatore che fa parlare per il suo futuro è Alessandro Florenzi. Ha completato la stagione in prestito al Psg con 36 presenze, 2 gol e un assist in tutte le competizioni, e il club francese sta prendendo tempo per decidere il da farsi sul laterale destro: da contratto, i parigini hanno la possibilità di riscattare il giocatore entro il 15 giugno ma il direttore sportivo Leonardo sta riflettendo sulla posizione del classe 1991. La priorità per il Psg è infatti la scelta dell’allenatore, con Mauricio Pochettino che potrebbe tornare al Tottenham. Una volta definita la guida tecnica per la stagione 2021/22, sarà tempo di affrontare con lo stesso allenatore la questione Florenzi.

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ARMENIA: Si aggrava la crisi del Lago Sev (EastJournal 28.05.21)

A oltre sei mesi dalla firma dell’accordo di pace che ha sancito la fine della Seconda Guerra del Nagorno-Karabakh, le rivendicazioni territoriali continuano a gravare sulle relazioni tra Armenia e Azerbaigian. Le tensioni sono degenerate a partire dal 12 maggio, quando le forze armate azere sono penetrate in territorio armeno dalla zona di confine del Lago Sev (Lago Nero), avanzando le loro posizioni di 3,5 chilometri. In base alle informazioni fornite dall’esercito armeno, circa 1000 soldati azeri sarebbero stanziati nelle regioni del Syunik e del Gegharkunik. Sebbene Erevan abbia esortato Baku a ritirare i militari dal suo territorio, quest’ultima si è rifiutata di adempiere alla richiesta, affermando che le sue truppe sono situate all’interno dei propri confini nazionali.

Confini e mappe

Il 18 maggio, i media armeni hanno pubblicato una mappa dello Stato maggiore delle forze armate dell’Unione Sovietica che mostra come le coste occidentali, meridionali e orientali del Lago Sev si trovassero all’interno della Repubblica Socialista Sovietica Armena.

Il riemergere delle cartine geografiche dell’epoca sovietica, le uniche a delineare, parzialmente, la frontiera tra i due paesi caucasici, è indice della complessa questione della demarcazione del confine internazionale tra Armenia e Azerbaigian. Nel corso della Prima Guerra del Nagorno-Karabakh (1988-1994), Erevan ha preso il controllo di vaste porzioni di territorio azero intorno alla regione contesa. La maggior parte della frontiera visibile sulle cartine geografiche o su Google Maps non ha quindi riflettuto la realtà sul territorio fino alla vittoria azera nel conflitto nell’autunno del 2020.  L’accordo di cessate il fuoco del 9 novembre, firmato da Armenia e Azerbaigian con la mediazione della Russia, tuttavia non regola la demarcazione delle aree di confine estranee al Nagorno-Karabakh, ecco quindi la causa della tensione di queste settimane.

Dopo lo sconfinamento azero del 12 maggio, l’Armenia ha avviato una serie di consultazioni con l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), l’alleanza militare guidata da Mosca di cui Erevan è membro dal 2002. In base agli obblighi previsti dalla CSTO, il Cremlino si dovrebbe impegnare a fornire sostegno militare agli stati membri qualora la loro sovranità territoriale venga messa a repentaglio. Il 19 maggio, nel corso di un vertice dei paesi membri a Dušanbe, il segretario generale dell’Organizzazione, Stanislav Zas, ha dichiarato che l’alleanza “osserva con preoccupazione l’evoluzione della situazione nella regione armena del Syunik”. Il 26 maggio, parlando all’Assemblea nazionale, il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan ha espresso insoddisfazione per l’operato della CSTO, affermando che l’Armenia non ha escluso la possibilità di rivolgersi al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

A seguito delle continue tensioni, le reazioni all’interno della comunità internazionale si sono fatte sentire. Il Dipartimento di Stato americano ha invitato i suoi cittadini a non recarsi in Armenia, nella regione del Nagorno-Karabakh e in Azerbaigian. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrovha affermato che il Cremlino ha lanciato un’iniziativa per creare una commissione mista armeno-azera sulla demarcazione dei confini, alla quale prenderebbe parte come mediatore. In un comunicato ufficiale, il segretario del Consiglio di sicurezza dell’Armenia, Armen Grigoryan, ha osservato che il prerequisito fondamentale per risolvere la questione dei confini sia l’immediato ritiro delle forze azere dal territorio dell’Armenia. L’Azerbaigian, dal canto suo, ha chiesto che gli armeni forniscano loro mappe delle mine terrestri deposte durante la guerra, un ritiro delle forze militari armene dal Nagorno-Karabakh e un calendario accelerato per l’apertura di nuove rotte di trasporto verso l’exclave di Nachicevan attraverso la regione del Syunik.

Crisi ed elezioni

Sullo sfondo di tali tensioni, un nuovo scandalo ha agitato l’opinione pubblica armena. Il 19 maggio Mikael Minasyan, ex ambasciatore presso la Santa Sede, nonché genero dell’ex presidente Serzh Sargsyanha dichiarato che il primo ministro Pashinyan starebbe concordando con il suo omologo azero nuovi principi di demarcazione e concessioni territoriali in cambio del ritiro delle truppe dal territorio armeno. Il giorno successivo, il premier armeno ha annunciato, con un post su Facebook, che l’Armenia firmerà un’intesa con l’Azerbaigian, purché rispetti al 100% gli interessi nazionali. Il testo di tale accordo non è stato reso noto, ma una parte dell’opinione pubblica armena non ha perso tempo per accusare Pashinyan di tradimento.

Sul versante opposto, il presidente azero Ilham Aliyev, in un tweet del 21 maggio, ha scritto che l’Azerbaigian è pronto a collaborare con l’Armenia al trattato di pace. Usando toni molto diversi da quelli battaglieri impiegati finora, Aliyev ha espresso l’auspicio che, in seguito alle elezioni in Armenia del prossimo 20 giugno, le relazioni tra i due paesi possano migliorare.

Mentre i negoziati continuano, il ministero della Difesa armeno ha riferito che, il 25 maggio, un soldato è rimasto ucciso in una sparatoria al confine con l’Azerbaigian, nella provincia armena di Gegharkunik. Le autorità azere hanno risposto negando che le loro forze armate avessero aperto il fuoco e accusando l’Armenia di diffondere false informazioni. Due giorni dopo, sei soldati armeni  sono stati catturati dalle forze azere vicino al confine. Se da una parte Erevan ha dichiarato che i sei sono stati “circondati e catturati” sul suolo armeno dalle forze azere nelle prime ore di giovedì, dall’altra Baku ha respinto le accuse al mittente, sostenendo che i propri soldati sono stati trovati sul lato azero del confine.

Dopo questi ultimi sviluppi, il ministro degli Esteri armeno, Ara Ayvazyanha presentato le sue dimissioni il 27 maggio. All’origine della decisione ci sarebbe stato un appello presentato lo stesso giorno da Pashinyan e indirizzato ai tre paesi co-presidenti del gruppo di Minsk dell’OSCE – l’ente internazionale preposto a risolvere il conflitto tra Baku e Erevan – senza consultare Ayvazyan. In tale dichiarazione, il premier armeno proponeva il ritiro delle forze armene e azere dall’area di confine e invitava Francia, Russia e Stati Uniti a schierare osservatori internazionali nella zona per evitare l’aggravarsi della situazione.

I recenti incidenti si consumano in un clima soggetto ora a crescenti tensioni lungo il confine, ora a schiarite negoziali sul delicato contenzioso territoriale. Chissà che una volta che le due parti riescano a trovare un accordo sulla demarcazione dei confini e che le elezioni armene avranno dato un verdetto, non si assista a un graduale miglioramento nelle relazioni tra Baku e Erevan.

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Armenia, il ministro degli Esteri si e’ dimesso (Trt.net 28.05.21)

REGGIO – Approvate all’unanimità mozioni del consigliere Rudi Lizzi a sostegno del popolo armeno (Veritasnews 27.05.21)

Nella seduta del Consiglio Metropolitano di ieri, è arrivato parere unanime dall’aula per le mozioni del Consigliere di Fratelli d’Italia Rudi Lizzi.

Si tratta di iniziative consiliari a sostegno del popolo armeno, e del riconoscimento formale dello Stato indipendente della Repubblica dell’Artsakh.

Le due mozioni sono state fortemente sostenute dall’intero Consiglio, su proposta di Lizzi, per rinsaldare e irrobustire il legame culturale tra Reggio Calabria e la comunità armena.

Si tratta di due terre distanti geograficamente ma caratterizzate da un profondo legame testimoniato dall’analisi storica e documentale, dai lasciti archeologici, dal culto dei Santi, dai toponimi e da idiomi che contraddistinguono anche la nostra quotidianità.

Le due mozioni discusse – ha dichiarato Lizzi – hanno rappresentato un’importante contributo a favore del rispetto dei diritti umani, per la promozione della pace fra i popoli, per il sostegno al dialogo fra culture, che ha aggiunto – principi sanciti dalla nostra Costituzione e valori fondanti l’Unione Europea ma che, purtroppo, in varie parti del mondo ancora rappresentano una conquista da raggiungere”.

La comunità Armena-Calabria da diverso tempo – ha continuato il Consigliere metropolitano – ha posto alla mia attenzione le tensioni che purtroppo animano l’area caucasica recentemente scossa da un conflitto armato fra la Repubblica di Armenia e l’Azerbaijan per l’integrità e l’indipendenza della regione del Nagorno-Karabakh, chiamata anche “Repubblica dell’Artsakh”.

Con queste due mozioni anche la Città Metropolitana di Reggio Calabria – conclude Rudi Lizzi – si inserisce in un percorso concreto di solidarietà e di difesa dei diritti umani, del dialogo e della pace che si può costruire solo attraverso atti che, sicuramente possono avere un valore simbolico, ma che hanno anche un loro concreto peso mediatico e nel contesto delle relazioni internazionali. E noi reggini, intimamente legati all’Armenia, non possiamo restare indifferenti”.

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IL CONSIGLIO METROPOLITANO DI REGGIO CALABRIA RICONOSCE GENOCIDIO ARMENO (Ntcalabria 27.05.21)


 

ASIA/SIRIA – Aleppo, l’Arcivescovo Boutros Marayati nominato Amministratore patriarcale della Chiesa armena cattolica (27.05.21)

Aleppo (Agenzia Fides) – L’Arcivescovo armeno cattolico Boutros Marayati, a capo della comunità armeno cattolica di Aleppo, è stato nominato Amministratore apostolico ad Interim della Chiesa cattolica armena, dopo la scomparsa per malattia del Patriarca armeno cattolico Krikor Bedros Ghabroyan (vedi Fides 26/5/2021). La notizia della nomina è stata diffusa nel pomeriggio di mercoledì 26 maggio dalla Segreteria del Patriarcato armeno cattolico. La nomina è avvenuta sulla base dell’articolo 127 del Codice dei Canoni delle Chiese orientali cattoliche, dove si legge che durante la vacanza della Sede patriarcale assume la carica di Amministratore della Chiesa patriarcale “il Vescovo più anziano per ordinazione tra i Vescovi della Curia patriarcale o, se questi non ci sono, tra i Vescovi che sono membri del Sinodo permanente”. Il compito principale dell’Amministratore patriarcale ad interim sarà quello di convocare i membri del Sinodo della Chiesa armena cattolica per eleggere il nuovo Patriarca.
Boutros Marayati, nato a Aleppo nel febbraio 1948, è stato ordinato sacerdote nel 1971 e nel 1990 è stato consacrato Vescovo armeno cattolico della sua città natale. Nei lunghi anni del conflitto siriano è rimasto a fianco delle sempre più esigue comunità cristiane di Aleppo, città martire, per lungo tempo terreno di scontro tra le forze militari fedeli al Presidente Bashar al Assad e le milizie ribelli, comprese quelle di marca jihadista.
Nel gennaio 2014, in qualità di Amministratore apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis dell’eparchia armena cattolica di Kamichlié (Qamishli), l’Arcivescovo Marayati sconfessò l’iniziativa “Adotta una parrocchia in Siria” lanciata on line da un sacerdote armeno cattolico siriano, come progetto per raccogliere fondi a favore delle sofferenti comunità cristiane in Siria. In quell’occasione (vedi Fides 11/1/2014), l’Arcivescovo Marayati rese noto attraverso l’Agenzia Fides che il sacerdote promotore dell’iniziativa non aveva “nessuna facoltà né autorizzazione per organizzare raccolte di fondi in nome e a favore delle parrocchie o delle scuole cristiane della Siria”. (GV) (Agenzia Fides 27/5/2021)

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Ucraina: cordoglio della Chiesa greco-cattolica ucraina per la morte del Patriarca armeno cattolico Krikor Bedros XX Ghabroyan (Sir 27.05.21)

Azerbaijian-Armenia, risale la tensione: catturati sei soldati armeni al confine (La Repubblica 27.05.21)

Il ministero della Difesa armeno ha annunciato che sei militari sono stati arrestati e catturati nella regione di Gegharkunik, al confine con l’Azerbaijian: “Questa mattina “i militari delle forze armate azere hanno circondato e catturato sei militari armeni che stavano eseguendo dei lavori di ingegneria (…) nella sezione di confine della regione di Gegharkunik”, ha riferito il ministero in un comunicato.

In questo momento, riporta il dicastero di Erevan, sono in corso tutti gli sforzi necessari per ottenere la liberazione dei militari. All’inizio della giornata, il ministero della Difesa azero ha detto che i sei militari sono stati arrestati dopo il loro tentativo di attraversare il confine.

Secondo le autorità di Baku, un gruppo di ricognizione-sabotaggio delle forze armate armene avrebbe tentato di entrare nel territorio del Paese, nei pressi del villaggio di Yukhari Ayrim, nella regione di confine di Kalbajar. In seguito a quanto accaduto, si legge nella nota, “sei militari nemici che cercavano di minare le rotte di rifornimento che conducevano agli avamposti dell’esercito dell’Azerbaijian al confine, sono stati circondati, neutralizzati e fatti prigionieri. In mattinata, diversi veicoli da combattimento, compresi i carri armati delle forze armate armene si sono ammassati nei pressi del confine. Attualmente, la situazione operativa in questa direzione è sotto il controllo delle unità dell’esrecito azero”.

L’arresto dei sei militari è l’ennesimo incidente al confine meridionale fra Armenia e Azerbaijian dopo la morte del sergente Georg Khurshudyan rimasto ucciso il 25 maggio a Verin Shorza, nella regione armena di Gegharkunik, in seguito a dei colpi di arma da fuoco che secondo Erevan sarebbero partiti dalgli azeri di stanza al confine. La situazione alla frontiera è tesa dal 12 maggio: da un lato l’Armenia chiede l’immediato ritiro dei militari azerbaigiani entro il loro confine; dall’altro, le autorità di Baku sostengono che la frontiera in quell’area non sia pienamente delimitata e ritengono di non aver commesso alcuna violazione.

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SCENARI/ Guerre e affari: cosa bolle nella pentola di Armenia, India e Pakistan (Sussidiario.ne 27.05.21)


 

Il Liceo Leopardi e l’Armenia rafforzano il gemellaggio: continua lo scambio culturale (Leccotoday 27.05.21)

Il legame tra il Liceo Leopardi di Lecco e l’Armenia si rinsalda grazie ad un bel progetto di gemellaggio, entrato nel vivo proprio in queste settimane. Da tempo la scuola di Rancio è attenta alla situazione armena, offrendo momenti di approfondimento e riflessione aperti a tutta la città, ed è stata quindi ben felice di aderire alla proposta di gemellaggio ricevuta dalla scuola di Vanadzor, danneggiata nel 1988 a seguito di un terremoto.

Gemellaggio Armenia5-2

Durante il primo incontro online del progetto, gli studenti del Liceo Leopardi hanno presentato figure di eccellenza della storia italiana, da Leonardo da Vinci a Samantha Cristoforetti, e i ragazzi armeni hanno fatto altrettanto con la loro storia. Il rapporto a distanza sta proseguendo ora in versione “pen pal 2.0”: i ragazzi continuano a conoscersi e a far scoprire i propri luoghi scambiandosi, al posto delle classiche lettere, dei video realizzati da loro. Questo gemellaggio fa parte di un progetto nato nel 2018 e che ha coinvolto alcuni Istituti Comprensivi della provincia in una corrispondenza per e-mail, in lingua inglese, con alcune scuole del primo ciclo dell’Armenia, in concomitanza con un viaggio compiuto da tre gruppi lecchesi in Armenia.

Gemellaggio Armenia4-2

Il Liceo Leopardi ha così modo di proseguire un percorso di approfondimento delle tematiche legate alla situazione armena iniziato già lo scorso novembre, dal titolo “Armenia: la luce dal Pozzo Profondo”. In quell’occasione, avevano dialogato con gli studenti tre illustri ospiti: il prof. Aldo Ferrari, docente all’Università Ca’ Foscari di Venezia, la famosa scrittrice e saggista Antonia Arslan e la Presidente della Casa Armena di Milano, Marina Mavian.

OLTRE L’IMMAGINE: INCONTRO SULL’ARMENIA (Pugliaeccellente 26.05.21)

26.05.2021 – Nell’ambito del progetto culturale del Teatro delle Bambole, Oltre l’immagine, percorso di conoscenza, dialogo e scambio culturale tra differenti etnie, martedì 1 Giugno 2021 – ore 18.45, si parlerà dell’Armenia.

L’incontro si terrà presso il Pluriuso del quartiere Catino (Bari – Via Narcisi, 9) e sarà dedicato alla conoscenza dell’Armenia attraverso la testimonianza di alla presenza di Kegham J. Boloyan, professore di lingua e letteratura araba nonché di lingua e traduzione araba presso l’Università del Salento e Carlo Coppola, Presidente del Centro Studi “Hrand Nazariantz” e Segretario dell’Associazione Armeni Apulia.

L’incontro sarà moderato da Andrea Cramarossa e le letture saranno a cura di Kegham J. Boloyan e Federico Gobbi.

L’incontro è gratuito. I posti disponibili sono limitati: la prenotazione è obbligatoria.

Dopo la pausa obbligata, ha ripreso il suo cammino il percorso culturale e artistico denominato “OLTRE L’IMMAGINE – Nel mondo dell’altro: è anche il mio” sotto la Direzione artistica di Andrea Cramarossa. Il progetto si inserisce nella programmazione di eventi della Rete Civica Urbana di Santo Spirito, Catino, San Pio e Torricella del Comune di Bari.

Per informazioni e prenotazioni: Cell. 347 3003359 – info@teatrodellebambole.it

Il Progetto “OLTRE L’IMMAGINE – Nel mondo dell’altro: è anche il mio” ha come valori intrinseci la libertà e lo sviluppo sostenibile e solidale della persona e delle comunità, per un auspicabile granire di società emancipatesi dal pregiudizio e in stretta e costante relazione coi virtuosi processi di conoscenza della memoria extra temporale, per ritrovare la radice unica di una genealogia multiforme.

Per il rispetto delle disposizioni sanitarie per il contenimento del COVID19, l’incontro si svolge all’aperto dove è garantito il distanziamento.

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OLTRE L’IMMAGINE
Letteratura | Cinema | Fotografia | Teatro | Performance
Direzione artistica: Andrea Cramarossa
Coordinamento: Federico Gobbi
Teatro delle Bambole

http://www.teatrodellebambole.it

PLURIUSO

Via Narcisi, 9
BARI, quartiere CatinoPer informazioni:

Federico Gobbi

Cell.: 347 3003359 – info@teatrodellebambole.it

Comunicazione RCU – Santo Spirito, Catino, San Pio e Torricella

Daniele Di Cell.: 320 3274086 – daniele.difronzo@ngm.it