Turchia,via a nuovo Parlamento: record donne, prima volta degli armeni (Lapresse.it 23.06.15)

Ankara (Turchia), 23 giu. (LaPresse/EFE) – Il nuovo Parlamento turco apre oggi i lavori dopo le elezioni del 7 giugno scorso. Si tratta del Parlamento con più donne e più figure emerse dalle minoranze etniche e religiose della storia del Paese. Sui 550 deputati, 98 sono donne, 20 in più rispetto alla composizione precedente. Non erano mai state così numerose prima d’ora. Per la prima volta in 55 anni, inoltre, sono presenti anche rappresentanti di alcune minoranze: tre armeni, uno yazida e un gitano.
In tutto sono quattro i partiti che sono riusciti a superare la soglia di sbarramento ed entrare in Parlamento. L’Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan, che conta 258 seggi, il socialdemocratico Chp, con 132 deputati, il partito nazionalista di destra Mhp e il partito di sinistra filocurdo Hdp, entrambi con 80 seggi. Tra i membri del nuovo Parlamento anche Dilek Ocalan, nipote di Abdullah Ocalan, storico leader della guerriglia curda, del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), attualmente in carcere dove sta scontando l’ergastolo.
Una volta che sarà eletto il presidente del Parlamento, il capo di Stato, Erdogan, incaricherà il primo ministro in funzione, Ahmet Davutoglu, di formare un governo come leader dell’Akp, la formazione politica che ha raccolto più voti. Ieri Davutoglu ha annunciato di essere disponibile a qualsiasi patto. Ma se non si riuscirà a raggiungere un accordo toccherà al capo del Chp, Kemal Kiliçdaroglu, provare a formare un esecutivo. Se passeranno 45 giorni senza esiti positivi, Erdogan dovrà convocare nuove elezioni, come prevede la Costituzione.

In Armenia, nel paese delle pietre urlanti (Il messaggero 22.06.15)

Le chiese cristiane sembrano nascondersi tra verdi vallate e fitti boschi. Altrevolte si ergono fiere, tra rocce impervie e acuminate, rendendosi difficilimente accessibili al visitatore. Il Paese “delle pietre urlanti”, terra di grandi tesori religiosi e luogo di transito di antichi pellegrini in viaggio, si trova al confine tra Oriente e Occidente: l’Armenia si svela attraverso centri spirituali immersi nello stupefacente contesto naturale delle montagne del Caucaso. Il suo territorio, stretto tra altrettante mete di misteriose bellezze, confina a nord con l’affascinante Georgia, bagnata dalle acque del Mar Nero. Continua

Genocidio armeno e negazionismo, una questione aperta. parte nona ed ultima (Caratteri Liberi 22.06.15)

di Claudio Vercelli

I campi in cui affluivano i deportati non costituivano un sistema concentrazionario estremamente rigido e coeso. Ovvero, benché le gratuite brutalità fossero moneta quotidiana, la metodicità dell’assassinio era affidata all’arbitrio e alla discrezionalità delle autorità locali. Si trattava, infatti, di un circuito di aree di prigionia creato in pochi mesi, nelle difficili condizioni dettate dalla guerra in corso e dopo aver già sterminato buona parte della popolazione armena con altri metodi.
La totalità delle strutture, inoltre, erano improvvisate, composte con gli scarsi materiali a disposizione. Da un lato non si voleva offrire ai prigionieri qualcosa che garantisse loro un’accoglienza e una permanenza dignitose. Dall’altro lato, non si avevano comunque i beni necessari.

Nei fatti, tuttavia, i deportati vi rimanevano imprigionati per lunghi periodi, in genere almeno fino all’arrivo di nuovi contingenti di civili. Cosa che, generando un immediato sovraffollamento, causava ulteriori trasferimenti di massa verso le regioni desertiche meridionali, nel tentativo di diminuire la popolazione imprigionatavi. Solo in alcuni luoghi, quindi, si arrivò all’istituzione di campi di concentramento permanenti.

La costituzione di campi di transito, con l’inizio del 1915, non ebbe poi ulteriore seguito, soprattutto quando, nell’estate dell’anno successivo, fu invece portato a termine il progetto di eliminazione di tutti gli armeni della regione a nord di Aleppo. La parziale eccezione a questo sistema organizzativo riguardò perlopiù i campi della linea Hama-Homs-Damasco-Gerusalemme-Amman-Maan, considerati ufficialmente «zone di reinsediamento» degli armeni deportati. Qualcosa, per intenderci, che si sarebbe ripetuto con i ghetti nazisti in Polonia tra il 1940 e il 1944. A questi ultimi, infatti, non fu riservata l’eliminazione sistematica e neanche la morte per inedia bensì una qualche forma di sopravvivenza. Ma fatta salva questa benevola eccezione, con il 1916, dinanzi ancora alla presenza di circa settecentomila prigionieri suddivisi in una ventina di campi, le autorità ottomane si risolsero per trasformare il maggiore numero di essi in luoghi di sterminio. Continua

Armeni: premier belga riconosce genocidio in parlamento (Giornale del popolo, 18.06.15)

Il Belgio ha riconosciuto come genocidio la strage degli armeni tra il 1915 ed il 1917. “Ritengo che i tragici avvenimenti del 1915-17 perpetrati dall’ultimo governo dell’Impero Ottomano debbano essere definiti come genocidio”, ha detto il premier Charles Michel.

 La dichiarazione, fatta in parlamento in risposta a una interrogazione parlamentare di due deputati della maggioranza, definita “storica” da molti parlamentari, anche dell’opposizione, è stata accolta dalla Camera con un lungo applauso ‘bipartisan’.  (continua a leggere)

L’Azerbaigian potenza bastarda: tra arresti, petrolio… (L’Espresso, 18.06.15)

Dal finestrino dell’aereo, arrivando di notte, la città sembra un’enorme piattaforma appoggiata in mare aperto. Uno spazio illuminato di rosso, intorno al quale regna il buio quasi assoluto. Baku sorge su una lingua di terra che si allunga di poco nel Caspio, e la differenza tra lei e tutto il resto dell’Azerbaigian è come quella fra il giorno e la notte.

Grazie ai soldi del petrolio, la piccola repubblica del Caucaso negli ultimi cinque anni è diventata una potenza regionale. E ha scelto di trasformare la sua capitale in una sorta di vetrina sul mondo: grandi alberghi, boutique d’alta moda, pratini all’inglese, marciapiedi immacolati, il museo nazionale disegnato da Zaha Hadid, tre torri firmate Norman Foster con tanto di bandiera nazionale riprodotta sulle vetrate da migliaia di luci a led. (continua a leggere)

Messina, il genocidio armeno verrà ricordato all’università (strettoweb.it 16.06.2015)

Giovedì 18 giugno alle ore 16,00 l’Aula Cannizzaro dell’Università di Messina, in Piazza Pugliatti, ospiterà una conferenza del Prof. Antonio Matasso in occasione del centenario del Medz Yeghern, il Genocidio armeno perpetrato dalla Turchia ottomana durante la Prima guerra mondiale. Nel corso dell’iniziativa sarà presentata una ricostruzione storica della presenza degli armeni a Messina attraverso i secoli e verrà anche ricordata l’Operazione Nemesis, organizzata dal partito socialista armeno Dashnak a partire dal 19 giugno 1920, per colpire i responsabili del Genocidio. Interverranno anche altri docenti universitari, insieme a rappresentanti della comunità armena ed ebraica. Continua

L’ambasciatore armeno scrive a monsignor Bellini: “Grazie per aver commemorato il genocidio” (Gonews 16.06.2015)

L’Ambasciatore della Repubblica dell’Armenia, Sargis Ghazaryan, ringrazia mons. Renato Bellini di Vinci per l’invito alla celebrazione liturgica nella Chiesa di Vinci avvenuta venerdì 12 giugno per commemorare il Centenario del genocidio degli Armeni. In una lettera indirizzata a mons. Bellini (v. allegato) l’Ambasciatore è molto riconoscente per l’ampia attività svolta dalla parrocchia per ricordare un milione e mezzo di Armeni trucidati dai Turchi. In effetti si tratta di un percorso iniziato nel 2014 con un viaggio organizzato dal 22 al 28 aprile nella stessa Armenia, che ha consentito di conoscere un bellissimo territorio situato alle pendici del Monte Ararat, la storia del primo paese al mondo divenuto cristiano, una popolazione ben attaccata alle sue origini, dei resti archeologici antichi e significativi. Il 27 febbraio 2015, invece, è avvenuta la proiezione del film “La masseria delle allodole” di Paolo e Vittorio Taviani, mentre venerdì 6 marzo 2015 è stato svolto un incontro con la prof.ssa Antonia Arslan sul tema ”Un popolo dimenticato: cent’anni fa il genocidio degli Armeni” Continua

Armenia, soldato russo trovato morto vicino base militare di Gyumri (sputniknews.com 15.06.2015)

Un soldato della base militare russa in Armenia è stato trovato morto a Gyumri, nel nord-ovest del Paese, dove è dislocata la maggior parte dei militari.
Il corpo del soldato è stato trovato al memoriale “Madre Armenia” vicino alla base con segni di violenza e ferite da accoltellamento, ha riferito Raffi Aslanian, procuratore della regione di Shirak.
Secondo i media locali, la vittima è Ivan Novikov, di stanza a Gyumri da circa 2-3 mesi. Attualmente presso il luogo del ritrovamento del cadavere sono al lavoro gli investigatori. Sul posto sono giunti anche i rappresentanti della base militare russa della città.
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A Gyumri hanno arrestato il sospetto assassino del soldato Ivan Novikov della base militare russa 102 in Armenia, riporta l’ufficio stampa del Distretto Militare Meridionale.
“Secondo le prime informazioni, il motivo dell’uccisione del soldato è stata una lite con un commilitone, che è attualmente è in stato di fermo e ammette la sua colpevolezza”, — riferisce l’ufficio stampa.
Questa mattina è stata resa nota la morte del soldato Ivan Novikov. Il suo corpo con ferite da arma da taglio è stato trovato vicino al monumento “Madre Armenia” a Gyumri. Novikov era una recluta: nella base militare russa in Armenia era in servizio da circa 2-3 mesi.

Belluno aderisce al progetto “Armenia: 100 anni dopo” (Lavocedelnordest, 15.06.15)

Belluno – Il Comune di Belluno aderisce e partecipa al progetto “Armenia: 100 anni dopo – Tradizioni di un popolo fra sacro, popolare e contemporaneo”, in collaborazione con il Circolo Culturale Bellunese e con il fondamentale supporto del Centro Studi e Documentazione della Cultura Armena di Venezia. Partecipano anche i Comuni di Sedico e Sospirolo, la Fondazione Teatri delle Dolomiti e Scuole in Rete per un Mondo di Solidarietà e di Pace. Il progetto, che gode del prestigioso patrocinio dell’ambasciata Armena in Italia, si svilupperà da maggio ad ottobre con una serie di iniziative distribuite nel territorio provinciale, che si propongono di condividere, in occasione di una ricorrenza così significativa, la memoria del sacrificio del popolo armeno, di dare voce alla sua storia, alla sua letteratura, alla sua musica, alla religione, alle tradizioni. Sono previsti concerti, conferenze, corsi di avviamento alla musica, mostre fotografiche, proiezioni, in un comune disegno programmatico. Continua

Genocidio armeno e negazionismo, una questione aperta. parte ottava (Caratteriliberi – parte ottava 14.06.15)

Un elemento di forte frizione nella parabola armena, durante gli ultimi anni dell’Impero ottomano, è senz’altro la posizione assunta nei confronti del conflitto russo-turco. A prescindere dalla martellante propaganda di Costantinopoli, tesa a dimostrare il ‘tradimento’ armeno a prescindere da qualsivoglia riscontro di merito, il tessuto comunitario locale era diviso al suo interno da spinte contrapposte.

Le componenti indipendentiste valutavano come un’opportunità il fatto che le crescenti tensioni tra i due imperi avessero generato una concorrenza politica che si era poi tradotta in conflitto, benché quest’ultimo fosse infine incapsulato di un più generale confronto armato, a livello intercontinentale, per l’appunto la Prima guerra mondiale. Diverso era invece l’atteggiamento dei gruppi più tradizionalisti e conservatori, orientati in senso lealista verso i turchi. Il patriarcato di Costantinopoli si poneva su quest’ultimo piano. Sta di fatto che l’insediamento armeno in Anatolia costituiva da tempo oggetto di particolari attenzioni da parte di San Pietroburgo, considerandolo come la porta di accesso all’area mediterranea. È certo che la comunità armena di Russia, in particolare quella presente nell’area transcaucasica, avesse trovato autorevoli appoggi e rilevanti sostegni nello stesso inner circle zarista. Il quale ne sfruttava le aspettative per meglio favorire la propria penetrazione in territorio ottomano, utilizzando le aspirazioni nazionaliste non meno che gli stessi strumenti di propaganda religiosa della parte avversa. Ovviamente ribaltati, in questo caso, contro gli ottomani Continua