“Armenia: alla scoperta della millenaria tradizione cristiana” (Corrierepl 14.07.25)

“Armenia: alla scoperta della millenaria tradizione cristiana”  
Martedì 15 luglio 2025  ore 20,00 – Monastero dell’Immacolata, Castellana Grotte (BA)

Un incontro per riscoprire le radici del Cristianesimo e meditare sull’eredità spirituale di un popolo antico e ricco di fedele.  Si terrà martedì 15 luglio 2025 alle ore 20.00 presso il Monastero dell’Immacolata, in via Pozzo Stramazzo 11 a Castellana Grotte (BA), la serata culturale e religiosa “Armenia: alla scoperta della millenaria tradizione cristiana”.
Promosso da Don Giovanni Amodio, Arciprete e Parroco di San Leone Magno, in collaborazione con il Consolato Onorario della Repubblica d’Armenia in Bari, l’evento offrirà una preziosa occasione di approfondimento su un popolo che, primo al mondo, fece del Vangelo la propria legge di Stato già nel 301 d.C.
Attraverso testimonianze e riflessioni, verranno presentati i tratti distintivi della spiritualità armena, la sua tenace fedeltà alla Croce nonostante le prove della storia, e il valore universale della sua cultura religiosa.

Dialogheranno:

  • Don Giovanni Amodio, Arciprete e Parroco di San Leone Magno di Castellana Grotte
  • Dario Rupen Timurian, Console Onorario della Repubblica d’Armenia per la Puglia
  • Gianni Giampietro, Vice-Caporedattore di TGR Puglia
  • Carlo Coppola, Consigliere Generale del Consolato Onorario Armeno
  • Siranush Quaranta, Consigliere per la Ricerca Storica del Consolato

Una serata di ascolto e condivisione, per riscoprire l’attualità della fede e della testimonianza cristiana armena nel cuore del Mediterraneo e della Chiesa universale.

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Nagorno Karabakh, accordo Azerbaijan-Armenia-Turchia: cosa prevede/ Corridoio Zangezur: NATO sfida la Russia? (Il Sussidiario 13.07.25)

L’accordo tra Armenia, Azerbaijan e Turchia sul corridoio di Zangezur apre la pace sul Nagorno Karabakh: le conseguenze per Russia, Iran (e UE)

IL CAOS IN NAGORNO KARABAKH NON FINISCE DOPO LA TREGUA DEL MARZO 2025: COSA PREVEDE IL NUOVO ACCORDO CON LA TURCHIA

Da un lato una pace si conferma e struttura dopo la prima stretta di mano dello scorso marzo, dall’altro un potenziale scontro ancora più ampio rischia di prendere origine dall’accordo tra Armenia, Azerbaijan e Turchia sul Nagorno Karabakh: è uno scacchiere molto complesso quello che sembra emergere tra lìEuropa e l’Asia minore, con sullo sfondo il potenziale “strappo” tra NATO e Russia dopo le tensioni ormai “infinite” generate dalla guerra in Ucraina.

Dopo il recente meeting ad Abu Dhabi con i leader di Armenia e Azerbaijan, il Premier armeno Nico Pashinyan e il Presidente azero Ilham Aliyev si sono dati appuntamento anche per la prossima settimana per ratificare l’accordo di pace complessivo tra i due Paesi in guerra ormai da anni per il controllo della regione del Caucaso, il Nagorno Karabakh, conteso tra i due Paesi rispettivamente a maggioranza cristiana e musulmana.



Confine Nagorno Karabakh
Nagorno Karabakh, chekpoint tra Armenia e Azerbaijan (ANSA-EPA)

A livello geografico il Nagorno apparterebbe all’altopiano dell’Armenia ma centro di scontro da decenni, con la svolta avvenuta nel settembre 2023 quando più di 100mila armeni sono stati esiliati dall’intervento delle truppe azere: Erevan rivendica la piena indipendenza del Nagorno, sognando la riunificazione con l’Armenia mentre Baku ritiene legittima l’assegnazione fatta dalla Russia di Stalin di quell’enclave nel 1921.

Tornando ai giorni nostri, l’accordo chiuso negli scorsi giorni prevede un via libera trilaterale tra Armenia, Azerbaijan e Turchia per il controllo del corridoio di Zangezur, di fatto allontanando sempre più il “controllo” della Russia sull’area del Caucaso meridionale come diretta conseguenza della lunga guerra tra Ucraina e Mosca che ha reso possibile una pace altrimenti complicatissima sul Nagorno Karabakh.

Com il nuovo accordo “federato” da Erdogan, si rende molto più facilitato il collegamento regionale sul Mar Caspio, oltre ad aprire la prospettiva di una nuova base NATO (controllata alla Turchia, membro attivo e attore principale nell’area) che si combina con l’influenza sempre più centrale del corridoio TRACECA che punta ad isolare maggiormente Putin allungando invece la “mano” americana e turca nell’area, tanto da far trovare una pace stabile ai due “duellanti” sul Nagorno.

LE CONSEGUENZE DELL’ACCORDO SUL NAGORNO TRA ARMENIA E AZERBAIJAN

Se da un lato l’UE si conferma ancora una volta un “attore” piuttosto debole e ambiguo, incapace di prendere una direzione netta sulla vicenda (così come sull’Ucraina, pur sostenendo Kiev con aiuti e armi da ormai oltre tre anni), il ruolo crescente della Turchia di Erdogan sembra aver “sostituito” le possibilità di influenza dell’Unione Europea all’interno del difficile conflitto tra Armenia e Azerbaijan.

Erdogan con il leader dell'Azerbaijan
Vertice Azerbaijan-Turchia, i Presidenti Ilham Aliyev e Recep Tayyip Erdogan (ANSA-EPA 2025)

L’accordo sul corridoio (che separa Turchia e Azerbaijan) potrebbe a questo punto essere l’ultimo tassello della pace complessiva sul Nagorno Karabakh, con possibile rischio per la Russia di Putin di dover anche ritirare la presenza militare dall’enclave di Gyumri proprio per gli effetti della pace siglata con il corridoio di Zangesur.

Pur rimanendo tra i principali attori internazionali in dialogo con la Russia, i leader di Armenia, Azerbaijan e Turchia avrebbero chiuso l’affare con l’aiuto della diplomazia USA-UK che punta ad offrire a Erdogan il ruolo di “hub” strategico dell’intera Asia minore in attesa di capire se realmente possa esser questa l’area per completare l’asse di sfida della NATO al Cremlino. Con un accordo del genere, in un colpo solo, non si isola solamente la Russia dallo scacchiere asiatico ma si diminuisce il ruolo potenziale dell’Iran, a vantaggio ovviamente del principale nemico (e alleato USA), lo Stato di Israele.

NUOVA SFIDA-SCONTRO TRA NATO E RUSSIA?

Secondo diversi osservatori internazionali, la mediazione di Erdogan tra Putin e Aliyev (come tra Kiev e Mosca, ndr) rischierebbe una “mossa” simile a quella avvenuta a Kiev nel 2014 con l’erosione graduale dell’influenza russa sull’area internazionale e locale. Mosca per la prima volta viene esclusa dal dialogo Armenia-Azerbaijan (sostituita dalla Turchia filo-NATO), come spiega a Euronews il direttore del Centro Studi Regionali di Erevan, Richard Giragosian.

«Con la Russia sopraffatta dalla sua fallita invasione dell’Ucraina, questo è un evento che esclude la Russia». In tutto questo l’Armenia sembra aver comunque “sacrificato” parte del Nagorno Karabakh in nome di un accordo a lungo termine più ampio e che la pone più sostenuta e difesa dall’Occidente.

Da ultimo, proprio l’offensiva degli scorsi anni dell’Azerbaijan ha dimostrato all’Armenia quello che altri alleati di Mosca hanno sperimentato in questi mesi, dalla Siria all’Iranquando gli alleati vengono attaccati, la Russia non reagisce e/o interviene come dovrebbe. E così la sfera di alleanze internazionali si modifica ulteriormente con il rischio di un vero ed effettivo scontro non più solo a distanza tra NATO e Putin.

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Azerbaijan. Gli Usa pronti a prendere il controllo del Corridoio di Zangezur

Il canto degli Armeni (Rai -TGR 12.07.25)

Il concerto curato da Veronika Khizanishvili ha inaugurato il Festival Federico Cesi ad Acquasparta. Una musica spirituale che unisce antico e moderno

Inaugurazione solenne ad Acquasparta per il Festival Federico Cesi – Musica Urbis che andrà avanti fino al 21 settembre coinvolgendo anche Avigliano Umbro. Il Festival propone una fusione tra le melodie e la bellezza architettonica e paesaggistica di città e luoghi dell’Umbria. Il concerto d’apertura ha viaggiato fino alle terre al confine tra Europa e Asia, ed è stato dedicato all’esecuzione in prima assoluta de Il canto degli Armeni, di Elena Mardian per flauto, soprano, coro e organo. Con il Rom Ensemble a curare il concerto è stata Veronika Khizanishvili.

Una musica spirituale che unisce antico e moderno, e che racconta della travagliata storia di questo popolo ma affidando l’esecuzione a voci italiane, in un fecondo dialogo interculturale. Il programma del festival prevede anche appuntamenti dedicati a Giovanni Pierluigi da Palestrina, al virtuosismo pianistico di Franz Liszt, alla chitarra da Scarlatti a Segovia, fino a un altro progetto interculturale con i coreani della K-Opera. La rassegna Fabrica Harmonica Giovani poi ospiterà conserti gratuiti di giovani talenti.

di Osvaldo Baldacci 

Arcivescovi armeni accusati di ordire un golpe (Osservatorio Balcani e Caucaso 11.07.25)

È scontro aperto tra il governo e la Chiesa armena. Il governo parla di golpe e arresta due arcivescovi e un noto imprenditore, l’opposizione grida alla repressione politica. Sullo sfondo gli equilibri geopolitici e i negoziati con l’Azerbaijan

11/07/2025 –  Onnik James Krikorian

A undici mesi dalle elezioni parlamentari, il clima politico in Armenia non è mai stato così teso in un periodo pre-elettorale. Lo scorso 25 giugno, il Servizio di sicurezza nazionale (NSS) ha arrestato una dozzina di persone accusate di aver pianificato un colpo di stato con l’intento togliere il potere al primo ministro Pashinyan.

Pochi giorni prima, l’imprenditore russo-armeno Samvel Karapetyan è stato arrestato con le stesse accuse. La nuova ondata di arresti ha colpito anche l’arcivescovo Bagrat Galstanyan, sacerdote revanscista che l’anno scorso aveva guidato le proteste contro Pashinyan.

Il NSS ha reso noto che sono state trovate armi e un programma di sette pagine per rovesciare il governo. Il documento è stato originariamente pubblicato su un sito pro-Pashinyan, poi però è apparso tra gli oggetti sequestrati dal NSS. Per il governo e i suoi sostenitori, il presunto colpo di stato era imminente. Tuttavia, in una fotografia pubblicata dal NSS appare una versione datata del documento così da suggerire che il piano di golpe sarebbe stato attuato tra fine giugno e fine settembre dello scorso anno. Il sito pro-Pashinyan ha nascosto maldestramente questo dato, coprendolo con una striscia di carta.

Sono state pubblicate anche registrazioni audio di Galstanyan che parlava del presunto tentativo di golpe. Secondo alcuni deputati eletti tra le fila del partito di Pashinyan, Galstanyan avrebbe confermato che la voce registrata era sua. Il sacerdote però ha respinto le accuse.

Ora tocca agli esperti di informatica forense analizzare la registrazione, che contiene anche minacce di violenza e omicidi.

Si sostiene inoltre che gli ex presidenti dell’Armenia Robert Kocharyan e Serzh Sargsyan, gli oligarchi Gagik Tsarukyan e Samvel Alexanyan, e alcuni armeni del Karabakh siano stati citati come persone pronte ad appoggiare il presunto golpe. Si parla di armi, munizioni ed esplosivi resi disponibili, di piani di disobbedienza civile e azioni violente incoraggiate da centinaia di ex militari, che sarebbero stati incaricati di creare una “situazione incontrollabile”.

Galstanyan è stato sottoposto a custodia cautelare della durata di due mesi. Subito dopo la stessa misura è stata disposta anche contro un altro arcivescovo rinnegato in quella che appare sempre più come un’azione orchestrata per mettere a tacere la Chiesa apostolica armena prima delle elezioni del prossimo anno.

Il clero, come anche l’opposizione parlamentare, si oppone fermamente a qualsiasi tentativo di normalizzare le relazioni con Azerbaijan e Turchia. Per Pashinyan invece, alle prese con un calo di consensi, la normalizzazione dei rapporti coi vicini, con il pieno sostegno dell’Unione europea, potrebbe rivelarsi l’unica strada percorribile per assicurarsi la rielezione.

Lo scorso 30 giugno, un altro dignitario ecclesiastico, l’arcivescovo Mikayel Ajapahyan, è stato arrestato con l’accusa di aver pianificato un colpo di stato. Anche Ajapahyan è stato posto in custodia cautelare per due mesi, con l’accusa di aver invocato un golpe militare in alcune dichiarazioni rilasciate in passato.

Il fatto che il NSS solo ora abbia preso misure contro Ajapahyan porta i critici a rilanciare l’ipotesi secondo cui ad essere prese di mira sono le personalità di spicco che in futuro potrebbero mobilitare gli oppositori di Pashinyan spingendoli a scendere in piazza. Ajapahyan, insieme a Galstanyan, è stato uno dei leader delle proteste contro Pashinyan dello scorso anno.

Alla fine di giugno, le forze dell’ordine sono entrate nella sede della Chiesa apostolica armena, a Etchmiadzin. Tuttavia, centinaia di fedeli hanno impedito che Ajapahyan venisse arrestato. Successivamente, l’arcivescovo si è recato a Yerevan per presentarsi alla polizia.

Intanto, Pashinyan, impegnato in una campagna tutta sua contro Ajapahyan, si è detto pronto ad attenuare i toni. Facebook ha già cancellato uno dei suoi post per violazione delle regole del social.

Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo, ha espresso preoccupazione per gli sviluppi in Armenia. Il suo omologo armeno, Ararat Mirzoyan, ha risposto invitando Lavrov a non immischiarsi negli affari interni dell’Armenia. Mirzoyan insiste sulla necessità di prendere misure contro i due arcivescovi, ma anche contro il Catholicos armeno, Karekin II, che – secondo Pashinyan – sarebbe padre di almeno un bambino avendo violato il voto di celibato. Il primo ministro ha invitato Karekin II a lasciare la carica.

Ad oggi, l’UE non ha voluto commentare quella che molti considerano una campagna di repressione contro l’opposizione armena. Durante la sua visita in Armenia a fine giugno, Kaja Kallas, Alta rappresentante UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, non ha rilasciato alcuna dichiarazione sulla vicenda.

Tuttavia, il presidente francese Emmanuel Macron ha pubblicamente offerto il suo sostegno a Pashinyan di fronte a quello che ha definito un tentativo di destabilizzare l’Armenia. L’opposizione armena insiste invece sull’idea che lo scopo della repressione interna sia quello di accontentare l’Azerbaijan e la Turchia.

Pashinyan spera ancora di firmare un accordo di pace con l’Azerbaijan entro la fine dell’anno. L’auspicio del premier armeno, espresso più volte negli ultimi mesi, è che Bruxelles e Washington facciano pressione per convincere la Turchia ad aprire il confine con l’Armenia, in modo da spingere Baku a rinunciare alle richieste rivolte a Yerevan. L’Azerbaijan insiste infatti sulla necessità di modificare la Costituzione armena [in cui si parla delle rivendicazioni territoriali sul Karabakh e sulla Turchia] prima della firma di qualsiasi accordo di pace.

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Il Corridoio di Zangezur e il confronto tra Turchia e Russia nel Caucaso (Asianews 11.07.25)

Nella recente visita a Istanbul il premier armeno Pašinyan avrebbe di fatto concesso il via libera alla “via turanica” che era uno dei principali obiettivi dell’Azerbaigian nella guerra. Un incontro diretto con Aliev per finalizzare l’accordo di pace tra Erevan e Baku dovrebbe tenersi a Baku a metà luglio. Una svolta che vedrebbe Erdogan come il vero vincitore nella regione, a fronte dell’indebolimento di Mosca e Teheran nei conflitti globali.

Erevan (AsiaNews) – Il turcologo armeno Varoužan Gegamyan ha commentato su Novosti. Armenia i processi di ridefinizione delle influenze nella regione del Caucaso, dove la Turchia sta occupando con sempre maggiore convinzione lo spazio della Russia e dell’Iran, impegnati in conflitti di dimensioni globali. Riferendosi agli avvenimenti in corso nell’Armenia, egli osserva che “mentre noi siamo concentrati sul conflitto del governo contro la Chiesa, con i timori di finire in un sistema autoritario e anti-popolare, sul versante esterno sono in atto processi molto dinamici, che si sono accelerati dopo la visita a Istanbul del premier Nikol Pašinyan”.

In quell’incontro con il presidente Recep Tayyip Erdogan, il primo ministro di Erevan ha di fatto concesso il via libera alla “Via turanica” nota come “Corridoio di Zangezur”, una delle finalità principali dell’Azerbaigian nel conflitto con gli armeni, dichiarando a nome del popolo che questa prospettiva “non costituisce un problema”. Negli ultimi giorni molte piattaforme informative turche e azere parlano del raggiungimento di un accordo tra Turchia, Armenia e Azerbaigian per la realizzazione del “corridoio”, sulla base di fonti anonime, e nello stesso tempo di parla di smobilitazione delle basi militari russe in Armenia. Si preannuncia anche un incontro tra Pašinyan e il presidente azero Ilham Aliev, che si dovrebbe tenere a Dubai a metà luglio grazie alla mediazione degli Emirati Arabi Uniti, per giungere a una valutazione definitiva dell’accordo di pace tra Erevan e Baku, che ancora non è stato firmato.

Pašinyan ha dichiarato più volte di avere intenzione di raggiungere la regolazione del processo di pace, approvando le concessioni che gli azeri ancora si attendono; se la modifica della costituzione armena rimane in sospeso per le procedure interne ai vari organi di potere politico e legislativo, anche se il premier ha già chiarito che non è da interpretare come una minaccia nelle definizioni territoriali, è evidente secondo Gegamyan che il fattore decisivo riguarderà proprio la questione del Corridoio.

Altre fonti diplomatiche affermano che le parti sono disponibili a discutere la variante americana nell’apertura del Corridoio, lasciando che il controllo delle strade sia affidato a rappresentanti delle compagnie americane, sottraendolo alle autorità armene. Tutto questo si inserisce nel contesto delle tensioni sempre più acute da parte dell’Azerbaigian nei confronti della Russia e dell’Iran, mentre gli azeri parlano dell’apertura di una base militare turca nel loro Paese. Il turcologo mette in guardia da questi sviluppi, che “porterebbero l’Armenia sotto il controllo della Turchia con la benedizione dell’Occidente, che approva l’emarginazione della Russia e dell’Iran… Che cosa ne sarebbe a questo punto dell’Armenia? Sembra che questa domanda non interessi a nessuno, neanche agli armeni stessi”.

I giochi sono del resto ancora tutti da definire: la Russia considera da sempre la regione del Caucaso meridionale come una delle più a rischio di sommovimenti pericolosi, avendo un ampio confine con essa, ed essendo una zona di presenza di vari gruppi etnici legati storicamente e culturalmente alla Russia, a cominciare da armeni e georgiani. Armeni e azeri costituiscono due grandi diaspore all’interno della Federazione russa, e in Georgia si trovano oggi molti russi espatriati per la guerra in Ucraina, e non è facile mantenere l’equilibrio tra queste diverse componenti.

L’Azerbaigian è un partner sempre più importante nelle vie del commercio energetico, passando dalla Turchia verso tanti Paesi dell’Europa e del Mediterraneo, oltre a essere un importante mercato per le produzioni turche, a cominciare dagli armamenti, e molti lo chiamano ormai “la vetrina turca nel Caucaso”. Il Corridoio di Zangezur darebbe una definizione decisiva a questi movimenti geopolitici, e l’Armenia sta cercando di non esserne tagliata fuori, mettendo a rischio la propria sovranità e il proprio futuro.

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Non puoi costruire un trono sul sangue dei martiri (The European Times 10.07.25)

Del metropolita †SERAFINO (Motovilov)

«Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli» (Matteo 5:10).

Le ceneri dell’antica terra bussano al mio cuore. Il dolore insopportabile della sofferenza di un popolo fiero riempie la mia anima di tristezza. La mia mente non riesce ad accettare la persecuzione senza precedenti di una delle chiese più antiche del nostro mondo. E non devo, non posso tacere, perché sono sempre rimasto e rimango dalla parte di coloro che soffrono persecuzioni per il nome di Cristo.

Una cosa terribile sta accadendo davanti ai nostri occhi. In Armenia, il primo paese cristiano al mondo, dove ogni pietra è battezzata con il sangue dei martiri, dove ogni collina conserva la memoria di santi e guerrieri, oggi viene versato nuovo sangue – spirituale, incruento per ora, ma non per questo meno terribile. Una nazione sopravvissuta a mille anni di persecuzioni e massacri da parte di nemici esterni vede oggi il proprio cuore colpito, la propria mano alzata contro un luogo sacro. E sembra che tutto questo sia già accaduto: tradimento, calunnia, crocifissione. Ma questo non rende le cose più facili. Nikol Pashinyan e il suo governo hanno scatenato una guerra non solo con gli oppositori politici – questa potrebbe ancora essere interpretata come una lotta per il potere. Ma sono andati oltre: hanno dichiarato guerra alla Chiesa. A ciò che tiene a galla l’Armenia anche quando tutto sta crollando. A ciò per cui questa nazione è rimasta nella storia. Intendevano piegarla a sé, costringerla al silenzio, trasfigurare le preghiere in slogan. Ma è possibile riscrivere Cristo? È possibile mettere a tacere il Vangelo? È possibile costruire un trono sul sangue dei martiri? Non sentono già le pietre gridare? La Chiesa Apostolica Armena è diventata oggi l’unica forza che, da un antico santuario, difendendo il suo popolo, dice la verità ad alta voce. Parla del tradimento del Karabakh, del crollo dell’esercito, del fatto che il potere non può essere costruito su menzogne ​​e paura. I nomi di coloro che non hanno avuto paura di dirlo sono già stati iscritti nella cronaca della sofferenza: l’arcivescovo Mikael Ajapakhyan, che ha denunciato apertamente il tradimento dei santuari e del popolo, è oggi umiliato, calunniato, sottoposto a pressioni e vessazioni; il vescovo Pargev Martirosyan, lo stesso che stava con i soldati in prima linea durante i terribili giorni della guerra e pregava per loro, è ora accusato di “attività antistatali”; il vescovo Nshan Movsesyan è stato arrestato per aver osato uscire con il popolo in processione religiosa; Il vescovo Mkrtich Khachatryan è stato arrestato per aver predicato che la rinuncia ai santuari è la morte dell’anima. Nella stessa linea di martiri, hanno messo anche Samvel Karapetyan, un benefattore e costruttore di chiese, un uomo che con il suo denaro e il suo lavoro ha ricostruito chiese in rovina – e che ora si trova in prigione con accuse inventate.

I loro nomi sono pietre che vengono già lanciate contro il governo attuale. Queste pietre gridano: “Beati i perseguitati per amore della verità!” Perché hanno già vinto, anche se ammanettati. Perché Cristo è dietro di loro.

Guardando tutto questo, non si può fare a meno di chiedersi: perché? Perché il governo, che ha già tutto nelle sue mani – l’esercito, la polizia, i tribunali, i giornali – ha così paura di pochi vescovi e delle loro preghiere? La risposta è semplice: perché la preghiera è più forte di un bastone. Perché la Chiesa è più forte del trono. Perché la Chiesa è la coscienza del popolo e non può essere comprata né messa a tacere. E se tace, il popolo perisce, e se parla, la menzogna crolla. E quindi oggi i paladini della menzogna sono condannati a combatterla. Ma la cosa più terribile è un’altra: cosa succederà se il Catholicos Garegin II deciderà di usare tutto il suo potere primaziale e andrà fino in fondo? Cosa succederà se chiuderà le chiese per battesimi, matrimoni, funerali? Se i sacerdoti smetteranno di pregare per i governanti e smetteranno di benedirli? Se la Chiesa abbandonerà scuole, ospedali, l’esercito e lascerà ognuno solo con se stesso? Allora la gente capirà cosa significa vivere senza grazia, allora sentirà che senza preghiera e senza altari c’è solo oscurità. Allora il cielo sopra l’Armenia diventerà di rame e le pietre grideranno al sacrilegio. Poi verrà il dolore, ma dopo di esso verrà il pentimento. Il potere che sogna di distruggere la Chiesa dimentica quale sia stata la fine di tutti i persecutori. Pensavano che il trono fosse più affidabile della croce, ma la croce è rimasta, e i loro troni sono crollati in polvere. Il potere costruito sulla menzogna crolla sempre, come una casa sulla sabbia. E se uno degli scenari dell’Apocalisse si sta realizzando oggi in Armenia, allora questo è solo l’adempimento della promessa: “Dove abbonda l’iniquità, sovrabbonda la grazia”. Vediamo già i primi germogli di questa grazia: la gente esce nelle chiese, processioni religiose percorrono le strade di Vagharshapat e Yerevan, le madri si inginocchiano davanti alla polizia antisommossa, i giovani tengono icone in mano e cantano salmi, gridando: “Non toccate la Chiesa!” Sono pochi, ma la forza non viene dai numeri. San Giovanni Crisostomo scrisse: “La Chiesa è forte non perché sia ​​numerosa, ma perché Cristo è con lei. E dove c’è Cristo, c’è vittoria”. E la gente va, va alle mura della Santa Madre Sede di Etchmiadzin, e tra il rumore della folla si ode sempre più spesso un rombo minaccioso, che si fonde non in una supplica, ma in una richiesta. E si ode la voce disperata del popolo, rivolta al Supremo Patriarca di tutti gli Armeni: “Maledicili! Maledicili, Catholicos! Non permettere che distruggano la Santa Chiesa!”. Parole terribili. E terribile è l’ira del popolo! Non permettere che la coppa della Tua ira si riempia.

Questi giorni sono i giorni della confessione e del giudizio. Giorni in cui si decide cosa sia più importante: la paura o la fede, il pane o la croce, il trono o l’altare. Perché è detto: “E i nemici dell’uomo saranno quelli della sua stessa casa”. Perché è detto: “Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima”. Perché è detto: “Fate questo in memoria di me”.

Ma è anche detto: “Le porte dell’inferno non prevarranno contro la Chiesa”. E questo significa che il sangue dei martiri non è vano, ed è impossibile costruirvi un trono. Chi ci prova diventerà cenere.

Perché quando i templi tacciono, il cielo piange. Quando il popolo tace, le pietre piangono. Quando il sacerdote tace, il sangue stesso di Cristo piange. Perché la Chiesa non è un’organizzazione, ma il Corpo di Cristo. E il Corpo di Cristo non si spezza né si compra.

E perciò dico ora: è meglio essere tra coloro che sono scacciati per la verità, che tra coloro che sono incoronati per la menzogna. È meglio essere con i perseguitati, che con i persecutori. È meglio essere in prigione per Cristo, che sul trono contro di Lui.

Non puoi costruire un trono sul sangue dei martiri.

Nota bene: La Vera Chiesa Ortodossa è l’erede della Chiesa Ortodossa Russa Cattolica e Apostolica di Rito Orientale, divisa dalla rivoluzione del 1917 in diverse parti canonicamente uguali, ciascuna delle quali esprimeva il proprio atteggiamento nei confronti del potere empio dei bolscevichi (la Vera Chiesa Ortodossa – non riconoscimento, aperta resistenza). Secondo l’esperienza storica del 1937-1941, la Vera Chiesa Ortodossa è una chiesa martire, lavata nel sangue di combattenti intransigenti per la purezza dell’Ortodossia. Il ricordo di ciò impone una speciale responsabilità morale ed etica al suo clero e al suo gregge.

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Danze armene, Valzer viennesi e capolavori europei in Piazza della Signoria (Firenze Today 10.07.25)

QuandoDal 11/07/2025 al 11/07/2025 solo domani21:00
PrezzoGratis
Altre informazioniSito web florenceyouthfestival.com
Venerdì 11 luglio 2025, alle ore 21.00, la Loggia dei Lanzi sarà il palcoscenico della performance della grandiosa formazione austriaca Jugendsinfonieorchester Dornbirn, guidata da Matthias Seewald.
Oltre 80 giovani musicisti, di età compresa tra i 15 e i 18 anni, eseguiranno un programma variegato che dall’Armenia toccherà la Russia e l’Italia per poi tornare all’Austria.Il concerto si apre con l’esecuzione delle Armenian Dances di Alfred Reed. L’Orchestra Sinfonica giovanile di Dornbirn eseguirà la prima delle quattro parti del capolavoro di Reed, nato nel 1872 ed eseguito per la prima volta nel 1873, dalla Illinois Symphonic Band, dedicato al suo direttore Dr. Harry Begian, consistente in danze folfkloristiche armene, tratte dalla collezione dell’etnomusicologo Komitas Vardapet.
Dall’Armenia alla Russia con Sergej Rachmaninov e il suo Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 Op. 18, interpretato, nel primo movimento Moderato, dal giovane solista Tobias Jacob. Si tratta della composizione più nota delle quattro dell’autore russo dedicate al pianoforte, il cui primo tempo è caratterizzato da due temi tra di loro contrastanti, il primo maestoso e marziale, dal carattere drammatico, in tonalità minore; il secondo più cantabile, lirico, tanto dolce quanto intenso.
Dalla Russia all’Italia, con l’esecuzione dell’Intermezzo da Suor Angelica, atto unico del compositore lucchese Giacomo Puccini, per il libretto di Giovacchino Forzano, facente parte del suo celebre Trittico insieme a Il tabarro e Gianni Schicchi.
Due capolavori di Johann Strauss Jr, il valzer Sul bel Danubio Blu Op. 314 e la polka Sotto tuoni e fulmini Op. 324, incastonano la nota pagina del compositore norvegese Edvard Grieg, Nell’antro del Re della montagna, quarto movimento della Suite Peer Gynt n. 1.

Ingresso libero e gratuito.

Ricordiamo che questa 26esima edizione del Festival è realizzata con il contributo e il patrocinio di Coesione Italia 21-27, dell’Unione Europea, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Comune di Firenze – Estate Fiorentina 2025, in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, il Ministero della Cultura, l’Accademia San Felice London Ltd.

Per info: www.florenceyouthfestival.com, email info@florenceyouthfestival.it,
Pagina IG https://www.instagram.com/festivalorchestregiovanili/
Pagina FB https://www.facebook.com/festivalorchestregiovanili/?locale=it_IT


Danze armene, Valzer viennesi e capolavori europei in Piazza della Signoria
https://www.firenzetoday.it/eventi/festiva-internazioanale-orchestre-giovanili-firenze-danze-armene.html
© FirenzeToday

Armenia e Azerbaigian si avvicinano alla pace, allontanando la Russia dal Caucaso meridionale (Euronews 10.07.25)

I leader di Armenia e Azerbaigian si incontrano ad Abu Dhabi per finalizzare l’accordo di pace e forgiare un futuro fianco a fianco dopo quasi quattro decenni di conflitto. Quella che prima era considerata una pace impossibile è diventata realtà dopo la guerra della Russia contro l’Ucraina

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente azero Ilham Aliyev si incontreranno giovedì ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, per discutere i prossimi passi da compiere per finalizzare l’accordo di pace. Lo hanno confermato i rispettivi uffici.

Si tratta del primo incontro bilaterale formale tra i leader di Armenia e Azerbaigian da quando hanno concordato la bozza di testo dell’accordo di pace, dopo quasi quattro decenni di conflitto.

I risultati di questo incontro determineranno il futuro del Caucaso meridionale non solo per l’accordo tra i due leader, ma anche perché la Russia è per la prima volta assente dall’equazione Armenia-Azerbaigian.

Richard Giragosian, direttore fondatore del Centro Studi Regionali (Rsc), un think tank indipendente di Yerevan, ha dichiarato a Euronews: “Con la Russia sopraffatta dalla sua fallita invasione dell’Ucraina, questo è un evento che esclude la Russia”.

E questa esclusione non viene dall’iniziativa di Mosca. Sia Baku che Erevan hanno preso le distanze dal Cremlino, dato che le loro relazioni con la Russia si sono notevolmente deteriorate negli ultimi anni.

L’incontro ad Abu Dhabi segue anche un analogo incontro bilaterale tra il premier armeno e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, in quello che Giragosian ha definito “un grado di progresso sorprendente su entrambi i binari diplomatici in questo difficile panorama postbellico”.

Gli ex alleati di Mosca

Mentre è impantanata in Ucraina, Mosca ha gradualmente perso la sua influenza nello spazio ex-sovietico. Il cambiamento più eclatante in questo senso è la perdita della decennale roccaforte russa nella regione del Caucaso meridionale.

Nel settembre 2023, l’Azerbaigian ha recuperato il controllo completo della regione del Karabakh dopo una campagna militare fulminea, a seguito di un conflitto decennale con l’Armenia in cui il Cremlino è stato un attore centrale.

“Ha messo in luce la vacuità di una sicurezza che si affida alla Russia, ma direi anche che l’Armenia e l’Azerbaigian condividono ironicamente lo stesso obiettivo, una politica per sfidare Mosca, respingendo e allontanando la Russia dal Caucaso meridionale”, ha detto Giragosian.

Quasi due anni dopo, Erevan e Baku stanno facendo la storia lontano dalla Russia, concordando il testo di un accordo di pace e normalizzando le loro relazioni dopo un sanguinoso conflitto che fino a poco tempo fa non lasciava intravedere una fine.

La campagna militare dell’Azerbaigian in Karabakh ha dimostrato all’Armenia ciò che i regimi siriano e iraniano hanno scoperto in seguito: la Russia non interviene per sostenere i suoi alleati quando ne hanno bisogno.

Giragosian ha dichiarato a Euronews che l’Armenia se ne è resa conto anche prima, nel 2020, durante le sei settimane di escalation in Karabakh, “dove la Russia era più realisticamente vista come pericolosamente inaffidabile”.

Ora che la regione “non è più uno strumento di pressione per la Russia”, ha detto, Mosca cercherà inevitabilmente un altro modo per mantenere la sua influenza sul Caucaso meridionale.

Destabilizzare l’Armenia

Mosca ha cercato di riparare la cooperazione con il suo ex alleato. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha visitato Yerevan il 20 maggio, segnalando l’intenzione del Cremlino di stabilizzare e rafforzare i legami con l’Armenia.

Secondo Giragosian, l’Armenia è ora soggetta a due distinte campagne di disinformazione russa. La prima si concentra sulle notizie di un rafforzamento militare russo nella loro base nella seconda città dell’Armenia, Gumri.

Giragosian ha detto che parte della ragione di questa campagna è il tentativo della Russia sia di spaventare l’Unione europea, che ha dispiegato degli osservatori in Armenia, sia di fare pressione sul governo di Yerevan che si sta avvicinando all’Europa.

L’intelligence militare ucraina (Hur) ha pubblicato quello che sostiene essere un ordine dell’esercito russo di aumentare la propria presenza militare in una base in Armenia. Erevan ha smentito categoricamente le affermazioni secondo cui la Russia starebbe rafforzando la sua presenza in Armenia.

La seconda campagna di disinformazione, ha detto Giragosian, definendola “altrettanto assurda”, comprende un’affermazione russa di “un impianto di armi biologiche in Armenia orchestrato dagli americani“.

Prima dell’invasione su larga scala, Mosca aveva ripetutamente fatto affermazioni simili sulle strutture statunitensi per le armi biologiche in Ucraina. In passato, la Russia ha fatto affermazioni false simili anche sulla Georgia.

Secondo Giragosian, queste campagne evidenziano la debolezza della Russia. “Mosca ha perso molto potere e influenza nel Caucaso meridionale e in Asia centrale. Questo, tuttavia, è temporaneo. È un’aberrazione. Vediamo una tempesta all’orizzonte”, ha spiegato.

Il quinto tentativo di colpo di Stato

Quindici persone, tra cui due arcivescovi della Chiesa apostolica, sono state arrestate in Armenia alla fine di giugno con l’accusa di complottare un colpo di Stato.

Il primo ministro Pashinyan ha dichiarato che le forze dell’ordine hanno sventato un piano sinistro e su larga scala da parte di un “clero oligarchico criminale” per destabilizzare la Repubblica di Armenia e prendere il potere.

Pochi giorni prima di questi arresti, le autorità armene hanno arrestato Samvel Karapetyan, un miliardario russo di origine armena che controlla il gestore della rete elettrica nazionale dell’Armenia e che ha anche ambizioni politiche.

Prima del suo arresto, Karapetyan aveva espresso il suo sostegno e il suo appoggio alla Chiesa, affermando che “un piccolo gruppo di persone che ha dimenticato la storia millenaria dell’Armenia e della Chiesa” stava attaccando l’istituzione religiosa.

“Sono sempre stato al fianco della Chiesa armena e del popolo armeno”, ha detto il miliardario, aggiungendo quello che sembrava essere un indicatore diretto delle sue intenzioni: “Se i politici non avranno successo, interverremo a modo nostro in questa campagna contro la Chiesa”.

Interrogato sul tentativo di colpo di Stato, Giragosian ha dichiarato a Euronews che la situazione è “più di quanto sembri, ma anche meno di quanto sembri”.

“In un contesto più ampio, questo è stato in realtà il quinto tentativo di colpo di Stato contro il governo armeno democraticamente eletto (dalle elezioni del 2018, quando Pashinyan è salito al potere, ndr)”, ha detto.

“Nessuno di questi cinque tentativi è stato molto serio. E molte delle mosse contro il governo armeno sono state concepite per ottenere il sostegno della Russia, piuttosto che essere guidate dall’attività russa”.

Anche se Mosca volesse intervenire di più in Armenia, ha detto Giragosian, non potrebbe farlo visto che “la Russia rimane sopraffatta da tutto ciò che riguarda l’Ucraina” e da come viene percepita in Armenia.

Il fattore Ucraina nel Caucaso meridionale

L’Armenia, così come altri vicini russi, hanno già tratto le loro conclusioni dalla “fallita invasione dell’Ucraina da parte della Russia”, ha dichiarato Giragosian a Euronews.

“Una lezione significativa appresa dal campo di battaglia ucraino è la sorprendente debolezza e incompetenza delle forze armate russe. Si tratta di una lezione importante per tutti i Paesi vicini e non, vicini alla Russia”.

La seconda lezione è che “il futuro dell’Armenia è molto più in Occidente, e non c’è più la nostalgia di una leadership autoritaria sul modello di Vladimir Putin”.

“La Russia è in gran parte responsabile della sua arroganza e del fatto che dà l’Armenia per scontata. In altre parole, quello che vediamo è un’Armenia che riafferma l’indipendenza, rafforzando la sovranità a spese di anni di eccessiva dipendenza dalla Russia”.

All’inizio del 2025, il parlamento armeno ha adottato un disegno di legge volto ad avviare il processo di adesione all’Unione europea, un passo in definitiva ostile per Mosca.

Erevan si è anche resa conto del rischio di trovarsi dalla parte sbagliata della storia “se guardiamo agli enormi crimini della Russia contro l’Ucraina”, ha aggiunto Giragosian.

Vuoto di potere nel Caucaso meridionale

La perdita di influenza di Mosca nella regione, con l’Azerbaigian e l’Armenia che prendono le distanze dall’ex alleato, lascerà un pericoloso vuoto di potere, ha detto Giragosian. “L’Azerbaigian ha ragione, così come l’Armenia, nel rifiutare qualsiasi ruolo di mediazione della Russia”.

Ci sono preoccupazioni e aspettative che “una Russia arrabbiata e vendicativa si scagli contro tutti i suoi vicini cercando di riconquistare l’influenza perduta”.

E anche se ora la Russia rimane sopraffatta dalla sua guerra totale contro l’Ucraina, c’è la chiara consapevolezza che “questa distrazione non durerà per sempre”, soprattutto perché il prossimo giugno in Armenia si terranno le elezioni.

Yerevan osserva da vicino la Moldova, dove le prossime elezioni parlamentari sono già state prese di mira dalle campagne di disinformazione della Russia e dai tentativi di manipolazione dell’opinione degli elettori su una scala senza precedenti.

A questo proposito, l’Armenia sta aumentando la sua cooperazione con l’Ue.

“L’approccio transazionale armeno è prudente perché è incrementale. Non punta all’adesione alla Nato o a qualcosa di eccessivamente provocatorio”, ha detto Giragosian e ha aggiunto: “Ma ritengo che le credenziali democratiche, la legittimità e la prospettiva di stabilità dell’Armenia la rafforzino nel rifiutare qualsiasi tipo di sottomissione alla Russia di Putin”.

Allo stesso tempo, Erevan sta anche normalizzando le sue relazioni con la Turchia.

La Turchia cerca di riconquistare il ruolo di leadership regionale perduto“, afferma Giragosian, sottolineando l’aspetto economico di questa situazione, in quanto Ankara sta cercando di riaprire il confine con l’Armenia per stabilizzare l’est della Turchia.

“Ci aspettiamo una situazione vantaggiosa per tutti in termini di ripristino del commercio e dei trasporti. Questo è il motore di gran parte di questi progressi diplomatici”, ha detto, aggiungendo che la Russia cercherà ancora di ripristinare la sua influenza.

“La Russia, se sarà intelligente, cercherà di svolgere un ruolo di gestione nel ripristino del commercio e dei trasporti, soprattutto tra Armenia e Azerbaigian”, strategia che l’Armenia ha già contrastato, secondo Giragosian, poiché “la Russia è così profondamente impopolare e sfiduciata in Armenia“.

Tuttavia, la vera sfida è prepararsi a ciò che verrà: non i cambiamenti in Armenia, come ha avvertito Giragosian, ma quelli provenienti dalla Russia.

“Dobbiamo prepararci a un altro scenario. Per il dopo Putin, una Russia debole con una lotta di potere a Mosca è una sfida altrettanto seria nella regione”, ha concluso.

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Il Ritorno in Libreria de “I Baroni di Aleppo”. Edizione Riveduta e Aggiornata. Marlin Editore. (Stilum Curiae 10.07.25)

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, ci permettiamo di usare il nostro sito per una pubblicità personale. Dopo molti anni è stato ripubblicato- aggiornato ai tempi che viviamo –  da Marlin Editore un libro, “I Baroni di Aleppo” frutto del lavoro di Flavia Amabile e di chi scrive queste righe. Qui sotto trovate il comunicato che ne annuncia il ritorno al pubblico. Buona lettura e diffusione.

***

IL 4 LUGLIO IN LIBRERIA LA NUOVA EDIZIONE DE I BARONI DI ALEPPO

DI FLAVIA AMABILE E MARCO TOSATTI

Dal genocidio armeno alla Siria di Assad, le vicende di tre generazioni di una famiglia di albergatori e un secolo di storia, visti dalle finestre del più noto albergo del Medioriente, il Baron’s di Aleppo.

Il 4 luglio arriva in libreria la riedizione de “I baroni di Aleppo” di Flavia Amabile e Marco Tosatti (Marlin editore, collana Vulcano). Una storia di straordinaria attualità, alla luce dei conflitti che stanno tormentanto il mondo, a partire da quell’area geografica attraversata, amata, conosciuta e analizzata con precisione e lucidità dagli autori.

Il libro

I baroni di Aleppo è il racconto della storia del Medio Oriente dall’inizio del Novecento a oggi attraverso le vicende di una famiglia armena e del suo albergo fondato ad Aleppo nel 1911. Il libro ha inizio in Anatolia nella seconda metà dell’Ottocento quando l’impero ottomano stava preparando il genocidio armeno. E armeni sono i Mazloumian che, per sfuggire alla strage che stava per abbattersi sul loro popolo, lasciano la casa e la terra che dava loro da vivere e arrivano ad Aleppo. Hanno soltanto un carretto, alcuni bauli e tanta voglia di lavorare. È qui che Krikor, il patriarca, ha l’intuizione che cambierà la vita della famiglia: fonderà il primo albergo della regione. Non poteva scegliere momento e luogo migliore: l’anno seguente il treno Orient-Express arriva in città, Aleppo diventa un crocevia ancora più strategico e il Baron’s è il quartier generale di ogni trama, di ogni intrigo, di ogni incontro di rilievo. Durante la prima guerra mondiale i Mazloumian riescono a nascondere nelle stanze del loro albergo il giornalista Aram Andonian e le prove del genocidio armeno, negli anni Trenta sulla terrazza Agatha Christie scrive Assassinio sull’Orient Express. Il declino ha inizio dopo la seconda guerra mondiale quando, terminato il controllo francese, la Siria si incammina lungo un tormentato percorso che nel 1966 viene interrotto da un colpo di stato. Il Baron’s viene nazionalizzato e la famiglia conduce una lunga battaglia contro lo Stato per riprenderne il controllo. Armen, l’ultimo Mazloumian, fa quello che può per tenere aperto l’albergo ma nel 2012 scoppia la guerra civile e Aleppo finisce sotto le bombe…

Il giudizio di Gian Antonio Stella

Di padre in figlio, la storia avventurosa e struggente dei Mazloumian e del loro leggendario Hotel Baron, storia di trionfi e cadute, esilii e ritorni nel cuore di Aleppo, la città di Hadad il dio della tempesta, racchiude non solo i destini d’una famiglia armena ma di un mondo millenario a cavallo tra l’Occidente e l’Oriente, tra Agatha Christie, Lawrence d’Arabia e l’Isis”.

Dichiarazione di Flavia Amabile

Sembra difficile immaginarlo adesso ma la Siria è stata per secoli un luogo di incontro tra culture e religioni diverse. La storia dell’hotel Baron’s di Aleppo e della famiglia Mazloumian che raccontiamo in questo libro permette di ripercorrere questa epoca e questa Siria che oggi sono scomparse. Quattro generazioni che hanno vissuto amori e subito persecuzioni, dittature, regimi corrotti partendo dal genocidio armeno di fine Ottocento alla guerra civile che ha devastato la Siria dopo il 2012. Attraverso la storia dei Mazloumian si entra nella grande storia del Medio Oriente del secolo scorso”.

Dichiarazione di Marco Tosatti

L’idea di questo libro nacque per puro caso, una sera, sullaterrazza dell’Hotel Baron. Eravamo gli unici due clienti stranieri. Il proprietario, Armen Mazloumian, ci narrò la storia della sua famiglia e dell’hotel. Poi se ne andò. Flavia ed io restammo incantati dalla magia del suo racconto. Sembrava una fiction, ma era tutto vero;una catena di fatti personaggi, drammi e avventure che si dipanavano all’ombra della Cittadella di Aleppo, una delle città più antiche del mondo. Decidemmo, lì per lì, che non avremmo permesso che quel tesoro restasse nascosto, o perso per sempre. Così come siamo rimasti colpiti dalla magia di quella storia, speriamo che anche voi, che leggete queste righe, o vedete il video, vi facciate rapire dalla curiosità di scoprire il Baron Hotel e i suoi ospiti leggendari. Buon viaggio”.

Flavia Amabile

Nata a Salerno, vive e lavora a Roma. Giornalista del quotidiano “La Stampa”, ha pubblicato i seguenti volumi: Ultimi, viaggio nell’Italia che scompare (Gamberetti 1999), La vera storia del Mussa Dagh (con Marco Tosatti, Guerini, 2005), Mussa Dagh. Gli eroi traditi (con Marco Tosatti, Guerini, 2007), I baroni di Aleppo (con Marco Tosatti, La Lepre, 2009), Fiordamalfi (La Lepre, 2009), Elvira (Einaudi 2022), I contadini volanti (All Around, 2023).

Marco Tosatti

Nato a Genova nel 1947, è giornalista dal 1972, e ha coperto molti settori: sport, cronaca, politica, sindacale, e istruzione. Dal 1981 si occupa di informazione su temi religiosi. È stato il vaticanista de “La Stampa” dal 1981 al 2008. Ha scritto numerosi libri, su temi di religione e storia, in particolare del Medio Oriente, e sulla questione armena: I Baroni di AleppoLa vera storia del Mussa DaghGli eroi traditi; e inoltre: Inchiesta sul demonio, Padre Pio e il diavoloSanti posseduti dal demonioInchiesta sulla Sindone. Con don Gabriele Amorth ha scritto Memorie di un esorcista. Attualmente è titolare di un suo blog, “Stilum Curiae” su religione, politica, costume ed economia.

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Armenia e Azerbaigian si avvicinano alla pace, allontanando la Russia dal Caucaso meridionale (Euronews 10.07.25)

I leader di Armenia e Azerbaigian si incontrano ad Abu Dhabi per finalizzare l’accordo di pace e forgiare un futuro fianco a fianco dopo quasi quattro decenni di conflitto. Quella che prima era considerata una pace impossibile è diventata realtà dopo la guerra della Russia contro l’Ucraina

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente azero Ilham Aliyev si incontreranno giovedì ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, per discutere i prossimi passi da compiere per finalizzare l’accordo di pace. Lo hanno confermato i rispettivi uffici.

Si tratta del primo incontro bilaterale formale tra i leader di Armenia e Azerbaigian da quando hanno concordato la bozza di testo dell’accordo di pace, dopo quasi quattro decenni di conflitto.

I risultati di questo incontro determineranno il futuro del Caucaso meridionale non solo per l’accordo tra i due leader, ma anche perché la Russia è per la prima volta assente dall’equazione Armenia-Azerbaigian.

Richard Giragosian, direttore fondatore del Centro Studi Regionali (Rsc), un think tank indipendente di Yerevan, ha dichiarato a Euronews: “Con la Russia sopraffatta dalla sua fallita invasione dell’Ucraina, questo è un evento che esclude la Russia”.

E questa esclusione non viene dall’iniziativa di Mosca. Sia Baku che Erevan hanno preso le distanze dal Cremlino, dato che le loro relazioni con la Russia si sono notevolmente deteriorate negli ultimi anni.

L’incontro ad Abu Dhabi segue anche un analogo incontro bilaterale tra il premier armeno e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, in quello che Giragosian ha definito “un grado di progresso sorprendente su entrambi i binari diplomatici in questo difficile panorama postbellico”.

Gli ex alleati di Mosca

Mentre è impantanata in Ucraina, Mosca ha gradualmente perso la sua influenza nello spazio ex-sovietico. Il cambiamento più eclatante in questo senso è la perdita della decennale roccaforte russa nella regione del Caucaso meridionale.

Nel settembre 2023, l’Azerbaigian ha recuperato il controllo completo della regione del Karabakh dopo una campagna militare fulminea, a seguito di un conflitto decennale con l’Armenia in cui il Cremlino è stato un attore centrale.

“Ha messo in luce la vacuità di una sicurezza che si affida alla Russia, ma direi anche che l’Armenia e l’Azerbaigian condividono ironicamente lo stesso obiettivo, una politica per sfidare Mosca, respingendo e allontanando la Russia dal Caucaso meridionale”, ha detto Giragosian.

Quasi due anni dopo, Erevan e Baku stanno facendo la storia lontano dalla Russia, concordando il testo di un accordo di pace e normalizzando le loro relazioni dopo un sanguinoso conflitto che fino a poco tempo fa non lasciava intravedere una fine.

La campagna militare dell’Azerbaigian in Karabakh ha dimostrato all’Armenia ciò che i regimi siriano e iraniano hanno scoperto in seguito: la Russia non interviene per sostenere i suoi alleati quando ne hanno bisogno.

Giragosian ha dichiarato a Euronews che l’Armenia se ne è resa conto anche prima, nel 2020, durante le sei settimane di escalation in Karabakh, “dove la Russia era più realisticamente vista come pericolosamente inaffidabile”.

Ora che la regione “non è più uno strumento di pressione per la Russia”, ha detto, Mosca cercherà inevitabilmente un altro modo per mantenere la sua influenza sul Caucaso meridionale.

Destabilizzare l’Armenia

Mosca ha cercato di riparare la cooperazione con il suo ex alleato. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha visitato Yerevan il 20 maggio, segnalando l’intenzione del Cremlino di stabilizzare e rafforzare i legami con l’Armenia.

Secondo Giragosian, l’Armenia è ora soggetta a due distinte campagne di disinformazione russa. La prima si concentra sulle notizie di un rafforzamento militare russo nella loro base nella seconda città dell’Armenia, Gumri.

Giragosian ha detto che parte della ragione di questa campagna è il tentativo della Russia sia di spaventare l’Unione europea, che ha dispiegato degli osservatori in Armenia, sia di fare pressione sul governo di Yerevan che si sta avvicinando all’Europa.

L’intelligence militare ucraina (Hur) ha pubblicato quello che sostiene essere un ordine dell’esercito russo di aumentare la propria presenza militare in una base in Armenia. Erevan ha smentito categoricamente le affermazioni secondo cui la Russia starebbe rafforzando la sua presenza in Armenia.

La seconda campagna di disinformazione, ha detto Giragosian, definendola “altrettanto assurda”, comprende un’affermazione russa di “un impianto di armi biologiche in Armenia orchestrato dagli americani“.

Prima dell’invasione su larga scala, Mosca aveva ripetutamente fatto affermazioni simili sulle strutture statunitensi per le armi biologiche in Ucraina. In passato, la Russia ha fatto affermazioni false simili anche sulla Georgia.

Secondo Giragosian, queste campagne evidenziano la debolezza della Russia. “Mosca ha perso molto potere e influenza nel Caucaso meridionale e in Asia centrale. Questo, tuttavia, è temporaneo. È un’aberrazione. Vediamo una tempesta all’orizzonte”, ha spiegato.

Il quinto tentativo di colpo di Stato

Quindici persone, tra cui due arcivescovi della Chiesa apostolica, sono state arrestate in Armenia alla fine di giugno con l’accusa di complottare un colpo di Stato.

Il primo ministro Pashinyan ha dichiarato che le forze dell’ordine hanno sventato un piano sinistro e su larga scala da parte di un “clero oligarchico criminale” per destabilizzare la Repubblica di Armenia e prendere il potere.

Pochi giorni prima di questi arresti, le autorità armene hanno arrestato Samvel Karapetyan, un miliardario russo di origine armena che controlla il gestore della rete elettrica nazionale dell’Armenia e che ha anche ambizioni politiche.

Prima del suo arresto, Karapetyan aveva espresso il suo sostegno e il suo appoggio alla Chiesa, affermando che “un piccolo gruppo di persone che ha dimenticato la storia millenaria dell’Armenia e della Chiesa” stava attaccando l’istituzione religiosa.

“Sono sempre stato al fianco della Chiesa armena e del popolo armeno”, ha detto il miliardario, aggiungendo quello che sembrava essere un indicatore diretto delle sue intenzioni: “Se i politici non avranno successo, interverremo a modo nostro in questa campagna contro la Chiesa”.

Interrogato sul tentativo di colpo di Stato, Giragosian ha dichiarato a Euronews che la situazione è “più di quanto sembri, ma anche meno di quanto sembri”.

“In un contesto più ampio, questo è stato in realtà il quinto tentativo di colpo di Stato contro il governo armeno democraticamente eletto (dalle elezioni del 2018, quando Pashinyan è salito al potere, ndr)”, ha detto.

“Nessuno di questi cinque tentativi è stato molto serio. E molte delle mosse contro il governo armeno sono state concepite per ottenere il sostegno della Russia, piuttosto che essere guidate dall’attività russa”.

Anche se Mosca volesse intervenire di più in Armenia, ha detto Giragosian, non potrebbe farlo visto che “la Russia rimane sopraffatta da tutto ciò che riguarda l’Ucraina” e da come viene percepita in Armenia.

Il fattore Ucraina nel Caucaso meridionale

L’Armenia, così come altri vicini russi, hanno già tratto le loro conclusioni dalla “fallita invasione dell’Ucraina da parte della Russia”, ha dichiarato Giragosian a Euronews.

“Una lezione significativa appresa dal campo di battaglia ucraino è la sorprendente debolezza e incompetenza delle forze armate russe. Si tratta di una lezione importante per tutti i Paesi vicini e non, vicini alla Russia”.

La seconda lezione è che “il futuro dell’Armenia è molto più in Occidente, e non c’è più la nostalgia di una leadership autoritaria sul modello di Vladimir Putin”.

“La Russia è in gran parte responsabile della sua arroganza e del fatto che dà l’Armenia per scontata. In altre parole, quello che vediamo è un’Armenia che riafferma l’indipendenza, rafforzando la sovranità a spese di anni di eccessiva dipendenza dalla Russia”.

All’inizio del 2025, il parlamento armeno ha adottato un disegno di legge volto ad avviare il processo di adesione all’Unione europea, un passo in definitiva ostile per Mosca.

Erevan si è anche resa conto del rischio di trovarsi dalla parte sbagliata della storia “se guardiamo agli enormi crimini della Russia contro l’Ucraina”, ha aggiunto Giragosian.

Vuoto di potere nel Caucaso meridionale

La perdita di influenza di Mosca nella regione, con l’Azerbaigian e l’Armenia che prendono le distanze dall’ex alleato, lascerà un pericoloso vuoto di potere, ha detto Giragosian. “L’Azerbaigian ha ragione, così come l’Armenia, nel rifiutare qualsiasi ruolo di mediazione della Russia”.

Ci sono preoccupazioni e aspettative che “una Russia arrabbiata e vendicativa si scagli contro tutti i suoi vicini cercando di riconquistare l’influenza perduta”.

E anche se ora la Russia rimane sopraffatta dalla sua guerra totale contro l’Ucraina, c’è la chiara consapevolezza che “questa distrazione non durerà per sempre”, soprattutto perché il prossimo giugno in Armenia si terranno le elezioni.

Yerevan osserva da vicino la Moldova, dove le prossime elezioni parlamentari sono già state prese di mira dalle campagne di disinformazione della Russia e dai tentativi di manipolazione dell’opinione degli elettori su una scala senza precedenti.

A questo proposito, l’Armenia sta aumentando la sua cooperazione con l’Ue.

“L’approccio transazionale armeno è prudente perché è incrementale. Non punta all’adesione alla Nato o a qualcosa di eccessivamente provocatorio”, ha detto Giragosian e ha aggiunto: “Ma ritengo che le credenziali democratiche, la legittimità e la prospettiva di stabilità dell’Armenia la rafforzino nel rifiutare qualsiasi tipo di sottomissione alla Russia di Putin”.

Allo stesso tempo, Erevan sta anche normalizzando le sue relazioni con la Turchia.

La Turchia cerca di riconquistare il ruolo di leadership regionale perduto“, afferma Giragosian, sottolineando l’aspetto economico di questa situazione, in quanto Ankara sta cercando di riaprire il confine con l’Armenia per stabilizzare l’est della Turchia.

“Ci aspettiamo una situazione vantaggiosa per tutti in termini di ripristino del commercio e dei trasporti. Questo è il motore di gran parte di questi progressi diplomatici”, ha detto, aggiungendo che la Russia cercherà ancora di ripristinare la sua influenza.

“La Russia, se sarà intelligente, cercherà di svolgere un ruolo di gestione nel ripristino del commercio e dei trasporti, soprattutto tra Armenia e Azerbaigian”, strategia che l’Armenia ha già contrastato, secondo Giragosian, poiché “la Russia è così profondamente impopolare e sfiduciata in Armenia“.

Tuttavia, la vera sfida è prepararsi a ciò che verrà: non i cambiamenti in Armenia, come ha avvertito Giragosian, ma quelli provenienti dalla Russia.

“Dobbiamo prepararci a un altro scenario. Per il dopo Putin, una Russia debole con una lotta di potere a Mosca è una sfida altrettanto seria nella regione”, ha concluso.

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Incontro tra Armenia e Azerbaigian ad Abu Dhabi (Faro di Roma)