Armenia: presidente parlamento a Mosca il 25-27 febbraio (Agenzianova 22.02.19)

Erevan, 22 feb 18:23 – (Agenzia Nova) – Il presidente del parlamento di Erevan, Ararat Mirzoyan, si recherà in visita ufficiale a Mosca nella giornata del 25 febbraio, su invito del presidente del Consiglio federale (la camera alta del parlamento di Mosca), Valentina Matvijenko. Lo ha annunciato oggi il servizio stampa del parlamento armeno. “Una delegazione ufficiale, guidata dal presidente Mirzoyan, sarà a Mosca per una visita di lavoro dal 25 al 27 febbraio, su invito del presidente del Consiglio federale russo, Valentina Matvijenko”, si legge nel messaggio diffuso dal servizio stampa del parlamento di Erevan.
(Res)

Gli onorevoli pellegrini dell’Arca di Noè (Ilfattoquotidiano.it 21.02.18)

Il cambiamento va bene, ma la tradizione è tradizione. E pare resistere a qualunque cosa. E così anche quest’anno, nonostante l’aria che tira, i parlamentari italiani andranno in pellegrinaggio: entro domani si saprà quanti tra deputati e senatori avranno risposto all’invito di Maurizio Lupi che da anni organizza con il Cappellano di Montecitorio un viaggio…

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Domani alla Libreria Arcadia l’ Armenia di Antonia Arslan (Giornaletrentino 20.02.19)

TRENTO. Domani 21 febbraio alle 19, alla Libreria Arcadia di via Fontana 16 a Rovereto, arriva Antonia Arslan con le sue storie armene. Antonia Arslan, scrittrice e saggista italiana di origine…

TRENTO. Domani 21 febbraio alle 19, alla Libreria Arcadia di via Fontana 16 a Rovereto, arriva Antonia Arslan con le sue storie armene. Antonia Arslan, scrittrice e saggista italiana di origine armena, ha insegnato Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova. Sostiene di aver ritrovato la sua “armenità” (una condizione dell’anima e culturale), attraverso la poesia di Varujan.

È stata capace di raccontare la storia di un popolo e la diaspora armena attraverso libri come “La masseria delle allodole” ( trasposto in un film dai fratelli Taviani ), “La strada di Smirne” e “Lettera a una ragazza in Turchia”, solo per citarne alcuni. Ovviamente al centro del suo interesse è sovente finita la scottante vicenda del genocidio armeno operato dai turchi a ridosso della prima guerra mondiale e poi rimosso e negato dalla coscienza collettiva turca: un genocidio che rappresenta una sorta di anticipazione dell’olocausto compiuto ai danni degli ebrei dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale.

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LaF, da giovedì 21 febbraio “Cucine segrete”, la penultima stagione (Mixerplanet 20.02.19)

Da giovedì 21 febbraio alle ore 21.10 laF (Sky 135) torna a promuovere e a divulgare l’opera di Anthony Bourdain con l’inedita e penultima stagione di “Cucine Segrete”, serie vincitrice di 10 Emmy Awards, tra cui 6 postumi nel 2018.

Un travel show unico, che ha convinto critica e pubblico dalla sua nascita nel 2013 e che la tv di Feltrinelli trasmette in esclusiva per l’Italia dal 2014, condividendone i valori: lo chef, giornalista e scrittore newyorkese recentemente scomparso si è infatti sempre interessato non solo a raccontare le tradizioni gastronomiche del mondo ma anche a cogliere le dinamiche sociali, economiche, storiche e culturali dei Paesi e delle città che visitava, con un occhio di riguardo al racconto delle popolazioni più povere e discriminate, cambiando il modo di trattare i temi legati ai viaggi e alla cucina in tv. Un’opera che gli è valso 2 Creative Arts Emmy Awards, 1 Peabody Award, 4 Critics’ Choice Awards e un PGA Award a gennaio 2019; Bourdain è stato inoltre insignito di un Premio onorario ai CLIO Awards come riconoscimento del lavoro fatto per avvicinare milioni di spettatori a nuove culture culinarie.

West Virginia, Canada, Armenia, Uruguay, Bhutan, Berlino, Hong Kong e Louisiana sono le 8 tappe dell’11a stagione di “Anthony Bourdain: Cucine Segrete”. Si parte dal West Virginia, dove Anthony scopre le radici della cultura orgogliosa del luogo, discutendo con i residenti sia di politica sia della loro vita oltre l’industria del carbone, assaggiando con loro i piatti tipici degli Appalachi: polpette di tartaruga, sugo di scoiattolo e carne d’orso. Nell’isola di Terranova in Canada, Bourdain, in compagnia dei famosi chef Frederic Moran, Jeremy Charles e David McMillan, esplora questo luogo ricco di pesci e selvaggina, partecipando alla pesca del merluzzo, alla caccia all’alce e al lancio delle asce. In seguito il viaggio continua in Armenia insieme a Serj Tankian, celebre frontman della band metal System of a Down e originario proprio di questa regione, dove Bourdain scopre non solo la gastronomia tradizionale, ma anche la storia del genocidio a cui è stata sottoposta la popolazione locale. Nella quarta tappa del suo viaggio, accompagnato dallo chef e ristoratore Ignacio “Nacho” Mattos, Bourdain arriva in Uruguay e trova una nazione che sta progredendo a livello sociale, ma che porta ancora i segni evidenti del suo passato coloniale, riscontrabili anche nella cucina locale.

In Bhutan, con il regista Darren Aronofsky, Bourdain viaggia lungo l’autostrada Est/Ovest, nota per le sue spettacolari vedute delle montagne dell’Himalaya, condivide un pasto con i pastori di yak e assiste a una gara di tiro con l’arco di bambù. Assieme a fotografi, buttafuori, proprietari di cabaret e ai musicisti Anton Newcombe e Ellen Allien, Anthony visita poi Berlino, una città estremamente accogliente e pullulante di creatività. La tappa successiva è la città di Hong Kong, una moderna metropoli in continua trasformazione, attraverso gli occhi del leggendario direttore della fotografia Christopher Doyle; infine, in Louisiana, Bourdain partecipa al celebre carnevale, il Mardi Gras.

L’11a stagione di “Anthony Bourdain: Cucine Segrete” (Anthony Bourdain: Parts Unknown), 8 episodi da 45 minuti ciascuno, va in onda per 4 giovedì dal 21 febbraio 2019 su laF (Sky 135) alle 21.10 ed è disponibile anche su Sky Go e Sky on Demand.

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Nagorno-Karabakh: Osce, presidente Lajcak sarà in Armenia e Azerbaigian a marzo (Agenzianova 19.02.19)

Mosca, 19 feb 11:51 – (Agenzia Nova) – Il ministro degli Esteri della Slovacchia, Miroslav Lajcak, già presidente di turno dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), ha annunciato oggi di volersi recare in visita ufficiale nelle capitali di Armenia e Azerbaigian il mese prossimo, per discutere la questione relativa al conflitto in corso nel Nagorno-Karabakh con le autorità dei due paesi caucasici. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Sputnik”. “Mi recherò a Baku ed Erevan nella prima metà di marzo, per discutere questa ed altre questioni”, ha detto il capo della diplomazia slovacco al termine del suo incontro di oggi con l’omologo russo, Sergej Lavrov. (segue) (Rum)

Genocidio armeno, respinti i ricorsi contro il monumento (Tio.ch 18.02.19)

GINEVRA – Gli abitanti della zona del parco Trembley a Ginevra non possono opporsi all’installazione del monumento commemorativo del genocidio armeno “Les Réverbères de la mémoire” (i riflessi della memoria): lo ha deciso il Tribunale federale (TF), che ha negato alle persone in questione il diritto di ricorrere.

Con la sentenza pubblicata oggi potrebbe essere posta la parola fine a una vicenda che si trascina da oltre dieci anni: la città aveva infatti approvato già nel 2008 l’erezione del monumento, opera del 50enne artista francese di origine armena Mélik Ohanian e costituito da alti lampioni a cui sono appese delle ampolle a forma di lacrima.

In un primo tempo l’autorità aveva manifestato l’intenzione di collocare la struttura nella città vecchia, ma vi erano stati problemi di natura archeologica. Si era poi pensato a un’area vicina al Palazzo delle Nazioni Unite, dove già si trova una statua del Mahatma Gandhi: ma questa scelta – invisa alla Turchia – era stata disapprovata anche dalle autorità federali, che temeva per la neutralità della Ginevra internazionale.

La città ha quindi optato per il parco Trembley, un giardino pubblico nel quartiere di Petit-Saconnex. La giustizia aveva dato il via libera nel marzo 2018, non riconoscendo ai ricorsi l’effetto sospensivo. L’opera è così stata inaugurata nell’aprile dello stesso anno.

Alcuni abitanti della zona hanno però chiamato in causa il Tribunale federale, sostenendo che con l’installazione del monumento il parco sarebbe potuto diventare un luogo di manifestazioni e di tensioni fra la comunità turca e quella armena.

Nella sua sentenza, la corte di Losanna ricorda che “i vicini hanno il diritto di presentare ricorso quando sono interessati con certezza o almeno con sufficiente probabilità dagli inconvenienti che una decisione può causare”. Nel caso in questione secondo i giudici questa condizione non è soddisfatta. “I ricorrenti non spiegano chiaramente in che cosa consistano i disturbi che temono, né in che modo sarebbero colpiti in modo particolare e più intenso rispetto al resto delle altre persone”.

Per il TF i tribunali ginevrini non hanno perciò arbitrariamente negato la capacità di ricorso. La corte ha quindi condannato i ricorrenti a pagare le spese giudiziarie di 3000 franchi e a risarcire la città con 3000 franchi per gli oneri legali.

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Super: torna lo scouting dei brand di ricerca by Pitti Immagine -Design emergente dall’Armenia- (Vogue.it 18.02.19)

…. Torna anche a questa edizione il progetto speciale dedicato alla scena della moda e del design emergente dall’Armenia, in collaborazione con Fashion & Design Chamber of Armenia. Protagonisti sei giovani designer, alcuni al loro debutto internazionale

  1. 1

    Avagyan_ Sonya Avagyan, giovane designer armena, lancia il proprio marchio concentrandosi inizialmente su t-shirt e felpe dall’anima pop e sperimentale. Capi sportivi e funky si fondono con l’eredità della terra d’origine alla luce di un perfetto senso dello stile.
  2. 2

    Kivera Naynomis _ Tra i più apprezzati luxury fashion brand presenti sul mercato armeno, le collezioni di Kivera partono dalla lezione della sartoria classica per costruire un raffinato omaggio alle tradizioni culturali, artistiche e architettoniche del Paese.
  3. 3

    LOOM Weaving _Sorelle e fondatrici del brand, Inga e Elen Manukyan realizzano una collezione che conferisce all’antica pratica del ricamo hand made uno stile moderno e luminoso. Un guardaroba dall’anima pratica ed insieme elegante, dove ogni capo è un pezzo unico.
  4. 4

    Shabeeg _ Su capi disegnati a mano e poi realizzati da eccezionali maestri, le stampe si ispirano alla natura armena nel suo complesso: la fauna, la flora, la storia secolare, l’abbigliamento tradizionale (taraz), l’architettura e molto altro.
  5. 5

    Vahan Khachatryan _ Nato e cresciuto a Yerevan, Vahan trae profonda ispirazione dall’eredità artistica del nonno pittore. Già punto di riferimento nel panorama della moda armena, il brand si distingue per i suoi abiti esclusivi, dove l’eccellenza della qualità e del design è amplificata dalla cura del dettaglio.
  6. 6

    Z.G.EST_ Zero Gravity Established punta su abiti confortevoli e accoglienti per una sensazione di assenza di gravità. Giovane brand di successo sul mercato armeno, le sue collezioni si contraddistinguono per smart style, proposte design innovative e la camicia come elemento chiave.

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Nagorno-Karabakh: ministri Esteri russo e armeno discutono prospettive risoluzione conflitto (Agenzianova 17.02.19)

Mosca, 17 feb 10:31 – (Agenzia Nova) – I ministri degli Esteri di Armenia e Russia, rispettivamente Zohrab Mnatsakanyan e Sergej Lavrov, hanno avuto ieri un incontro bilaterale a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, in corso nel capoluogo della Baviera. Lo ha confermato il ministero degli Esteri di Mosca in un comunicato. Al centro dei colloqui, lo stato delle relazioni bilaterali e la questione del Nagorno Karabakh. Il ministero russo ha reso noto che durante i colloqui le due parti hanno discusso delle prospettive della risoluzione del conflitto nella regione. Inoltre è stata sottolineata l’importanza degli sforzi compiuti dai copresidenti del gruppo di Minsk dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e altri temi di attualità del partenariato bilaterale, dell’agenda regionale e internazionale “nell’atmosfera di amicizia” nelle relazioni tra i due paesi. (segue) (Rum)

VENEZIA / Viagio intorno all’Arte Armena: un convegno internazionale a Ca’ Foscari (Storie & Archistorie 16.02.19)

 

VENEZIA, 16 febbraio 2019 – Alcuni tra i migliori specialisti di arte armena a livello internazionale, provenienti da Armenia, Francia, Italia, Germania e Repubblica Ceca, si daranno appuntamento a Venezia per il convegno internazionale, intitolato The Armenian art. Critical history and new perspectives, organizzato dall’Università Ca’ Foscari che si svolgerà presso l’Auditorium Santa Margherita dell’Università Ca’ Foscari  il 21 e 22 febbraio.

Gli interventi degli studiosi forniranno un quadro approfondito della ricerca più avanzata sui vari campi dell’arte armena, dall’architettura alla miniatura, dalle caratteristiche croci di pietra alla pittura. Si parlerà anche di “vishap”, le famose pietre presitoriche caratteristiche dell’Armenia, già oggetto del progetto cafoscarino Dragon Stones Archaeological Project. Verrà anche affrontato un tema scottante quale la preservazione del patrimonio artistico armeno in Turchia e Azerbaigian.

L’interesse per l’arte armena nell’ateneo cafoscarino ha una lunga tradizione che rivive ora con un evento di grande significato culturale e di ricerca che vede insieme il Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali (cattedra di Storia dell’arte medievale) e il Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea (cattedra di Lingua e Letteratura armena) e come docenti organizzatori Stefano Riccioni, Aldo Ferrari e Marco Ruffilli.

“Il rapporto tra Venezia e gli Armeni è intenso e fecondo. Nel corso dei secoli gli Armeni hanno vissuto nella città lagunare come mercanti, pellegrini, monaci, stampatori, artigiani e artisti. – ci spiega Aldo Ferrari, docente di lingua e letteratura armena a Ca’ Foscari – Non a caso il primo libro armeno a stampa è stato pubblicato proprio a Venezia, nel lontano 1512. Nel 1717 la Serenissima concesse alla congregazione monastica dell’abate Mechitar di insediarsi nell’isola di Lazzaro e di iniziare così una straordinaria avventura che sta alla base della rinascita culturale del popolo armeno. Sempre a Venezia venne creato il collegio Moorat Raphael dove, sino alla fine del XX secolo, ha studiato buona parte dell’élite culturale armena”.

Dal 1976 esiste a Ca’ Foscari una cattedra di lingua e letteratura armena che promuove attivamente anche gli studi sull’arte armena. L’arte armena è in effetti di un patrimonio straordinario che entusiasma tutti coloro che ne vengono a conoscenza. “Già nel 1988 – sottolinea Stefano Riccioni, docente di storia dell’arte medievale – il prof. Levon Zekiyan organizzò un fondamentale Convegno Internazionale sull’Arte Armena. Un anno dopo il prof. Adriano Alpago Novello iniziò a tenere a Ca’ Foscari il corso di Arte e Architettura Armena. Nel 1991 lo stesso Alpago Novello trasferì da Milano a Venezia, presso la Loggia del Temanza, il Centro Studi e Documentazione sulla Cultura Armena. Ancora oggi questo Centro, sotto la direzione di Minas Lourian, organizza numerosi eventi sull’arte armena, spesso in collaborazione con Ca’ Foscari e con la Biennale di Venezia. Tra le attività del centro sono anche da segnalare le “Manukian Lectures” organizzate in collaborazione con un altro importante studioso recentemente scomparso, il prof. Gianclaudio Macchiarella“.

L’interesse sempre vivo per l’arte armena è testimoniato anche dai Seminari sull’Arte Armena che da cinque anni vengono organizzati dagli stessi docenti all’interno del Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea.

Il convegno internazionale sull’arte armena si prospetta come un appuntamento di grande significato culturale, che conferma l’importante ruolo di Ca’ Foscari negli studi armeni. Il convegno è organizzato in collaborazione Centro di Studi e Documentazione sull’arte armena e con l’AIEA (Association Internationale des Études Arméniennes).

Informazioni: www.unive.it

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Serj Tankian (System of a Down) spiega perché ha iniziato a dipingere (rockol.it 16.02.19)

Il cantante dei System of a Down Serj Tankian ha pubblicato sul proprio canale YouTube un video nel quale spiega i motivi per i quali ha iniziato a dipingere.

Del suo rapporto con la pittura Tankian dice:

“Inizialmente, ho iniziato a dipingere a causa della mia musica. Il mio tipo di incursione nel mondo dell’arte è stato, ‘Che aspetto ha il mio brano musicale?’. Volevo vedere che aspetto avesse un certo brano e così il primo pezzo che ho fatto è stato una rappresentazione di una composizione musicale che ho fatto al piano e ho persino inserito le note musicali usando orologi senza braccia e cose del genere e l’ho dipinto tutto. È una di quelle cose che quando sei un artista, sei un musicista ma non sei un artista visivo e all’improvviso fai un pezzo di arte visiva, te ne stai lì di fronte e pensi, ‘E’ una merda o è buono?’. E mi è davvero piaciuto. Lo guardavo e, ‘Wow, questo è davvero, davvero unico’. Per quanto possa essere obiettivo, ‘Questo è davvero interessante’. L’intera idea di dipinti composti musicalmente è qualcosa a cui sono interessato da molto tempo come artista. Ho sempre desiderato andare a una mostra, indossare le cuffie e ascoltare brani musicali, proprio come un film.”

E continua ancora:

“I dipinti per me sono la stessa cosa; non ci sono immagini in movimento, ma se li guardi veramente, puoi vederli in movimento, specialmente con la musica. Anni fa, ricordo che un giornalista mi chiese: ‘Come descriveresti la musica dei System of a Down?’. E senza pensarci davvero, solo intuitivamente, penso di aver detto qualcosa del tipo ‘È come un violino violento nel bel mezzo di una tempesta di vento’, il che ha senso, perché il vento spingerebbe l’archetto del violino e sarebbe un tipo molto violento di entropia musicale, se vuoi. Molte delle cose che ho detto in passato sono citazioni poetiche o cose del genere che sono sedimentate nella mia mente, così quando ho avuto l’opportunità di creare idee visive, sono stato in grado di farlo.”

E parlando del violino dice:

“Il particolare violino che ho usato l’ho portato dall’Armenia anni fa. Ero all’aeroporto e non me lo lasciavano portare fuori dal paese. Non era un violino costoso o altro, probabilmente era solo un violino da studente o qualcosa del genere, ho simulato di suonare il violino in modo da poter provare che era il mio violino così da portarlo fuori dal paese perché volevo un elemento musicale dell’Armenia a cui aggrapparmi. Anni dopo, l’ho dipinto di bianco e l’ho pugnalato con il suo archetto in modo che il ‘sangue’ potesse fuoriuscire. Potrei aver visto troppo ‘Dexter’ in televisione, ma è solo l’idea di un violino violento. Trovo significati opposti nelle cose, quindi un violino che di solito tende a correlarsi con un ambiente molto bello, musica classica, una atmosfera carina. Volevo che fosse brutto e famigerato e misero. Stavo cercando di trovare una definizione inversa in un oggetto, in senso artistico”.

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