Nardò si prepara alla celebrazioni di San Gregorio Armeno: si parte con i riti religiosi (Leccepima.it 14.02.19)

NARDÒ – Comincia ufficialmente il calendario dei riti religiosi in onore di San Gregorio Armeno. Con la santa messa delle 18,30, avrà inizio il programma dei riti religiosi in onore del patrono di Nardò, cui sono dedicate come da tradizione soprattutto le giornate del 18, 19 e 20 febbraio. Uno sforzo comune del comitato feste patronali, della Diocesi di Nardò-Gallipoli dell’amministrazione comunale e degli istituti di istruzione secondaria superiore di Nardò, oltre ai contributi di tante aziende, associazioni e singoli cittadini, che rinnovano tutti insieme la tradizione con il viaggio collettivo nell’ anima più profonda della città.

Il 16 febbraio alle 19,30, l’inaugurazione della mostra progetto artistico ideato da Antonio Chiarello,  a cura di Pugliarmonica dal titolo “Il Vento devoto ”, che si terrà fino al 20 febbraio nel Chiostro dei Carmelitani. Martedì 19 febbraio, dalle 9  nella cattedrale, il convegno dal titolo “Siamo stranieri e pellegrini”, relatore Don Francesco Soddu,  direttore Caritas nazionale e subito dopo, presso la sala Roma, l’iniziativa sul tema “La cucina armena e la cucina salentina.

Due culture unite dalla gastronomia”, a cura degli studenti dell’istituto “Moccia” di Nardò. Alle 18 la messa pontificale e a seguire la tradizionale processione per le vie della città. Durante la mattina il concerto bandistico “Terra d’Arneo” si esibirà per le vie della città. Nel pomeriggio, alle 17 circa, è in programma l’emozionante momento commemorativo delle vittime del terremoto del 1743, con i cento rintocchi delle campane della torre dell’orologio di piazza Salandra e l’accensione della lampada, realizzata dagli alunni del Liceo artistico di Nardò, che sarà portata in cattedrale e depositata sotto la statua di San Gregorio.In serata, infine, il classico momento dedicato alla musica e al divertimento con l’atteso concerto di “Neri per caso” in piazza Salandra (inizio alle ore 20) a seguire Bengalata

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Monza, Petrosyan: “Italiano, di sangue armeno, ho preso a pugni il razzismo” (Il Giorno 13.02.19)

Monza, 13 febbraio 2019 – “Mio padre ha avuto il coraggio di portare la sua famiglia in un mondo migliore. Vivevamo a Erevan, c’era la guerra fra Armenia e Azerbaigian, c’erano sempre gli spari. A 18 anni ti chiamavano a fare il servizio militare e ti infilavano in mano un kalashnikov. E tanti finivano ammazzati. Ecco, mio padre non voleva tutto questo…”.  Gevorg “Giorgio” Petrosyan, 33 anni, pluricampione di kickboxing, soprannominato “The Doctor” per la sua tecnica chirurgica, considerato uno degli atleti più forti al mondo nella sua specialità, sarà alla Candy Arena di Monza sabato sera per l’evento “Petrosyan Mania Gold Edition”.  Petrosyan ripercorre la sua vita presa a pugni sin dalla più tenera età. Da quando nel 1999 papà Petrosyan decide un giorno di provare a scappare: salta sul rimorchio di un camion diretto in Italia con i figli Stepan e Gevorg, quest’ultimo di appena 13 anni.
“In Italia ci finimmo per caso, mio padre voleva l’Europa ma quel camion arrivò a Milano. Dieci giorni di viaggio”.
A Milano non fu facile sopravvivere.
“Furono tempi durissimi, dormivamo alla stazione Centrale, ci aiutava la Caritas. Ricordo che era inverno e ricordo il freddo, avevo le tonsille infiammate e arrivai a Milano con 40 di febbre. E ricordo mio padre preoccupato per come stavo. Poi, per caso, un ragazzo africano ci suggerì di partire per il Friuli, di andare a cercare una cittadina piccola dove farci crescere e finimmo a Gorizia: non ne avevo mai sentito parlare, ci rimasi per 14 anni”

Ora è di nuovo a Milano.
“Ci siamo tornati da 4 anni mio fratello Armen e io: abbiamo aperto la nostra palestra e insegniamo questo sport a tantissimi ragazzi. Molti saranno sul ring a Monza sabato”.

Perché combatte?
“Ho sempre voluto combattere, fin da piccolo, è sempre stato il mio sogno, volevo diventare il numero uno: mio padre mi ha sempre sostenuto in questo, mi diceva “non uscire la sera, dimentica la vita notturna, non bere…”. È stata una vita di sacrifici ma ha avuto ragione. Sono diventato un campione”.

È ancora così?
“Mi piace combattere, mi diverto. Ho fatto 108 incontri e ne ho persi solo 2 e pareggiati altri 2: gli altri li ho vinti tutti”.

Qualche giorno fa in Brianza hanno trovato 4 ragazzini nascosti nel cassone di un camion, fuggivano dall’Afghanistan.
“Chi scappa… un motivo lo ha: che sia la guerra, o la fame o altro, se uno lascia la propria casa è perché non vive più bene e cerca qualcosa di meglio”.

In Italia c’è timore, a volte odio verso gli immigrati.
“Il problema spesso sono le leggi e il fatto che non vengano fatte rispettare. Chi sbaglia deve essere punito. Io ho avuto il passaporto di questo Paese ma dopo 6 anni, grazie ai titoli mondiali che avevo conquistato”.

C’è razzismo in Italia?
“All’inizio soprattutto a Gorizia non erano abituati a vedere tanti stranieri e ricordo che gli altri ragazzi a volte ti dicevano “tornatene a casa tua, straniero di m…”: il vero problema è l’ignoranza, poi anni dopo in molti sono tornati a chiedermi scusa”.

Lei è arrivato da clandestino, ora ha la cittadinanza italiana, per meriti sportivi. Non tutti possono seguire la sua strada.
“Ma fare qualcosa di buono è alla portata di tutti. Mi sento italiano anche se il mio sangue resta armeno: ho imparato davvero questo sport in Italia, ho imparato a pensare come un italiano e ne sono fiero”.

Sabato metterà in palio il titolo mondiale Iska contro il giapponese Atsushi Tamefusa.
“Mi sto preparando, ormai per fortuna sono in fase di scarico e mi alleno solo una volta al giorno. Venerdì ho il peso: è la cosa che spesso angoscia di più gli atleti, anche se io non ho particolari problemi a rientrare nella mia categoria (-70 kg). Anche se non ne posso più: sono due mesi che mangio tre fette di pane integrale con la marmellata e 3 noci a colazione, riso con tonno o pollo a mezzogiorno e carne di pollo o pesce alla sera. Ma ormai ci siamo: il mio avversario è mancino come me, e questo può essere un problema, ma l’ho studiato bene: voglio a tutti i costi tenere la cintura a casa, chiedo al pubblico di venire, non lo deluderò”.

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Armenia: premier Pashinyan, risultati importanti in lotta ai monopoli nel 2018 (Agenzianova 09.02.19)

Erevan, 09 feb 11:33 – (Agenzia Nova) – L’Armenia ha ottenuto importanti risultati nel 2018 nella lotta ai monopoli. Lo ha detto il premier armeno, Nikol Pashinyan, commentando i dati forniti dall’indicatore del Forum Economico Mondiale di Davos che caratterizza il livello di mercato centralizzato per i singoli paesi. Nela relativa graduatoria l’Armenia ha registrato un progresso significativo di nove punti nel 2018 e si attesta al 19mo posto. “Ciò significa che la comunità internazionale riconosce che abbiamo raggiunto un grande successo nella lotta contro i monopoli nel 2018. Questa cifra è un segnale chiave per i potenziali investitori che possono notare l’Armenia è inclusa tra i primi 20 paesi del mondo in termini di lotta anti-monopolio “, ha scritto il premier sul suo profilo Facebook. (Res)

Al Corinaldesi incontro con il il prof. Marcello Flores (Viveresenigallia.it 08.02.19)

Senigallia 08/02/2019 – Martedi 12 febbraio alle ore 15.00 presso l’ITCG “Corinaldesi” di Senigallia ci sarà l’incontro con il prof. Marcello Flores, terzo ed ultimo appuntamento di un corso di formazione in collaborazione con l’istituto di storia delle Marche, dal titolo” Dalle leggi razziali alle Shoah dimenticate”.

L’argomento della relazione : “Dagli Armeni alla Shoah, il ‘900 secolo dei genocidi” è la sintesi di uno studio sistematico di uno storico italiano che va ad arricchire con nuove acquisizioni documentarie storiografiche un tema oggi molto dibattuto. Gli armeni subiranno crescenti persecuzioni fino alla decisione, presa nel corso della Grande Guerra, di deportarli e sterminarli. Fra aprile 1915 e settembre 1916 centinaia di migliaia di armeni vennero uccisi. Oltre a ricostruire analiticamente il processo, il prof. Flores presenta nel suo libro (Il genocidio degli Armeni il Mulino 2007) anche la lunga battaglia della memoria che tuttora si combatte su un genocidio che la Turchia continua a negare. Marcello Flores ha insegnato Storia comparata e Storia dei diritti umani nell’Università di Siena, dove ha diretto anche il Master europeo in Human Rights and Genocide Studies. Ha compiuto soggiorni di studio e periodi d’insegnamento a Berkeley, Cambridge, Parigi, Mosca, Varsavia dove è stato per due anni addetto culturale presso l’Ambasciata d’Italia.

Ha organizzato i seguenti convegni internazionali:
“Il mito dell’Urss. La cultura occidentale e l’Unione Sovietica”, Cortona, 1989;
“L’identità collettiva e la memoria storica”, Varsavia-Siena, 1994;
“L’esperienza totalitaria nel XX secolo”, Siena, 1997;
“Storia, Verità, Giustizia: i crimini del XX secolo”, Siena, 2000.

Ha organizzato la prima mostra internazionale sul “GULag. Il sistema dei lager in Urss” organizzata dal Comune di Milano nel 2000, che ha circolato per una ventina di comuni italiani. Fa parte del Comitato scientifico e del Comitato editoriale di “Storia della Shoah. La crisi dell’Europa, lo sterminio degli ebrei e la memoria del XX secolo” (Utet) di cui sono usciti sei volumi. Sempre per la Utet ha curato l’opera in sei volumi “Diritti umani. I diritti e la dignità della persona nell’epoca della globalizzazione”, uscita nel 2007. Fa parte del comitato scientifico per la pubblicazione dei documenti diplomatici italiani sull’Armenia.

Tra le sue ultime pubblicazioni: La fine del comunismo, Bruno Mondadori, Milano, 2011; Storia dei diritti umani, il Mulino, Bologna, 2008;1917. La rivoluzione, Einaudi, Torino, 2007; Il genocidio degli armeni, il Mulino, Bologna, 2006; Tutta la violenza di un secolo,Feltrinelli, Milano, 2005; Il secolo-mondo. Storia del Novecento, il Mulino, Bologna, 2001; Storia, verità, giustizia. I crimini del XX secolo (a cura di), Bruno Mondadori, Milano, 2001; Verità senza vendetta. L’esperienza della Commissione sudafricana per la verità e la riconciliazione, Manifestolibri, Roma, 1999 La cittadinanza è invitata.

Governo, via libera dal Consiglio dei Ministri alla ratifica ed esecuzione di accordi internazionali (cronachedi.it 08.02.19)

ROMA – Il Consiglio dei Ministri, riunitosi giovedì 7 febbraio 2019, alle ore 22.26 a Palazzo Chigi, su proposta del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi e del Ministro per gli affari europei Paolo Savona, ha approvato due disegni di legge di ratifica ed esecuzione di altrettanti Accordi internazionali.

Il primo accordo di partenariato globale e rafforzato tra l’Unione europea e la Comunità europea dell’energia atomica e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica d’Armenia, dall’altra, con Allegati, fatto a Bruxelles il 24 novembre 2017. L’Accordo costituisce infatti un valido strumento per promuovere relazioni più approfondite con l’Armenia e per accrescere il coinvolgimento politico ed economico dell’Unione nell’Asia Centrale.

Tra le altre, le principali finalità sono poi il rafforzamento del partenariato politico ed economico; il consolidamento del dialogo politico in tutti i settori di reciproco interesse; il rafforzamento della democrazia e della stabilità politica, economica e istituzionale nella Repubblica d’Armenia; la promozione e il rafforzamento della pace e della stabilità a livello sia regionale sia internazionale, potenziando la sicurezza delle frontiere e promuovendo la cooperazione transfrontaliera e le relazioni di buon vicinato; il potenziamento della cooperazione in materia di libertà, sicurezza e giustizia; l’incremento della mobilità e dei contatti tra le popolazioni; l’intensificazione della cooperazione commerciale.

Il secondo accordo rafforza il partenariato e la cooperazione tra l’Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte. E la Repubblica del Kazakhstan, dall’altra, con Allegati, fatto ad Astana il 21 dicembre 2015. L’Accordo è dunque uno strumento per promuovere relazioni più approfondite con il Kazakhstan. Paese che non è tra i destinatari della Politica europea di vicinato (PEV), e costituisce al contempo un percorso di avvicinamento all’aquiscomunitario.

Gli accordi rafforzano la cooperazione con altri Stati

Finalità più specifiche dell’Accordo sono quindi l’istituzionalizzazione di un dialogo sui valori condivisi. Quali democrazia, stato di diritto, governance, diritti umani, libertà fondamentali, diritti delle minoranze, economia di mercato e sviluppo sostenibile; la cooperazione in politica estera e di sicurezza, sulle tematiche della non-proliferazione delle armi di distruzione di massa, del disarmo e della prevenzione dei conflitti; l’approfondimento delle relazioni commerciali; il miglioramento della stabilità macroeconomica, della fiscalità e delle politiche per lo sviluppo sostenibile e sociale del Paese; la cooperazione rafforzata in settori chiave quali l’energia, i trasporti, l’agricoltura, la sanità pubblica, la scienza e tecnologia, l’istruzione, la cultura, la società dell’informazione e i media, le questioni migratorie, infine la lotta al terrorismo e al crimine organizzato; la convergenza del quadro legislativo, regolamentare e amministrativo.

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Turchia: presidenza condanna decisione Francia su giornata nazionale di commemorazione del genocidio armeno (Agenziastampa 06.02.19)

Ankara, 06 feb 16:21 – (Agenzia Nova) – Il capo dell’Eliseo ha annunciato ieri sera, nel corso di una cena con la comunità armena a Parigi, l’intenzione di proclamare il 24 aprile “giornata nazionale di commemorazione del genocidio armeno”. “La Francia è il paese che più di ogni altro sa come guardare in faccia la storia, è stata tra i primi a denunciare l’uccisione del popolo armeno, a chiamare quello del 1915 genocidio e a riconoscerlo giuridicamente come tale nel 2001 a seguito di una lunga battaglia”, ha dichiarato Macron nell’occasione. Da decenni è in corso una disputa tra Turchia e Armenia sul riconoscimento come genocidio dei massacri e delle deportazioni della popolazione armena da parte dell’impero Ottomano negli anni della Prima guerra mondiale. (Tua)

Macron istituisce giorno del ricordo del genocidio armeno (Ilgiornale.it 06.0219)

L’inquilino dell’Eliseo ha ufficializzato tale decisione durante un suo recente intervento al Consiglio per il coordinamento delle organizzazioni armene in Francia. In occasione di un convegno promosso dall’associazione in questione, il capo dello Stato ha infatti designato il “24 aprile” come “giornata del ricordo del genocidio armeno”. La nuova solennità servirà a sensibilizzare i francesi circa le “indicibili sofferenze” vissute dal popolo di fede cristiana ad opera dell’Impero ottomano durante la Prima guerra mondiale: “uccisioni di massa, deportazioni, stupri, saccheggi”.

Dopo avere annunciato l’introduzione del “giorno del ricordo”, Macron ha presentato tale scelta come la “naturale conclusione” di un percorso iniziato dalle istituzioni francesi nel 2001 e diretto a “restituire dignità storica” a un evento luttuoso per troppo tempo taciuto a causa di “convenienze politiche”. Diciotto anni fa, il parlamento transalpino aveva infatti ufficialmente definito “genocidio” quanto patito dagli Armeni tra il 1915 e il 1916 nell’attuale Turchia. Nel 2006, Parigi avrebbe poi varato una legge che criminalizza i “negazionisti” della tragedia in questione.

La scelta di Macron di dedicare il 24 aprile al ricordo del “genocidio armeno” ha immediatamente provocato la dura reazione della Turchia, ripetutamente additata dai Paesi occidentali come “responsabile” delle sofferenze patite da tale popolo nel periodo ’15 -’16. L’esecutivo Erdoğan ha subito accusato la Francia di volersi “unire al coro” delle nazioni intente a “infangare la storia turca e ottomana”. Ankara ha infatti finora sempre etichettato come “offesa all’identità nazionale” la definizione di “genocidio” attribuita dall’Occidente agli eventi sanguinosi verificatisi in Anatolia durante la Prima guerra mondiale.

Il ministero degli Esteri del Paese islamico ha quindi, tramite una nota, biasimato Macron per essersi “sottomesso” alle pressioni esercitate dalla “lobby anti-turca mondiale”, accusata da Ankara di “ingigantire” le morti verificatesi tra gli Armeni stanziati nell’allora Impero ottomano. Il governo Erdoğan ha quindi richiamato in patria per “consultazioni” il proprio ambasciatore a Parigi.

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La pagella del CoE all’Armenia (Osservatorio Balcani e Caucaso 05.02.19)

“Il grado di civiltà di una società si misura dalle sue prigioni”. La citazione è di Fedor Dostojevskij e ben riassume un concetto chiave: un paese è tanto più civile quanto più sa tutelare gli ultimi. E in questa materia l’Armenia ha appena ricevuto la “pagella” quadriennale.

Nel settembre 2018 la Commissaria per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatović ha visitato la Repubblica di Armenia. L’Armenia è divenuta membro del Consiglio d’Europa  nel 2001, impegnandosi a rispettare gli impegni imposti dall’organizzazione, che ha sede a Strasburgo. Come paese membro ospita periodicamente visite di monitoraggio e valutazione da parte del personale del Consiglio. Per quanto riguarda il Commissario per i Diritti Umani, l’ultima missione di valutazione risaliva a quattro anni fa.

Il 29 gennaio la Commissaria ha rese pubbliche le proprie osservazioni e conclusioni in un rapporto  , documento doppiamente interessante perché non solo dà un quadro della situazione dopo la Rivoluzione di Velluto, ma offre informazioni sulle priorità del nuovo governo in materia di diritti umani. La Commissaria ha avuto come interlocutori sia i rappresentanti della società civile, che del governo. Questi ultimi hanno esternato le linee guida e i progetti di legge che riguardano le aree oggetto di analisi.

Tre sono le aree coperte dal rapporto: la condizione femminile, quella dei gruppi vulnerabili e quella dei processi per i fatti del 2008, quando Ter-Petrosyan e i suoi sostenitori contestarono gli esiti delle elezioni del 19 febbraio che portarono all’elezione di Serzh Sarksyan, dando il via a una protesta di piazza cui seguirono numerosi arresti da parte della polizia.

La condizione femminile

OBC Transeuropa ha dedicato diverse pagine alla questione femminile in Armenia, segnalando come permanga un forte sessismo nella società, e denunciando come questo fenomeno non sia stato intaccato dal cambio di governo, nonostante l’attiva partecipazione delle donne  alla Rivoluzione di Velluto. Su questo tema la Commissaria si è confrontata con il Primo Ministro Nikol Pashinyan che ha confermato il dato, riconoscendo che la sua ascesa al potere è anche merito di quella parte del paese che rimane più emarginata ed esclusa dai luoghi tradizionali di gestione del potere, che siano vertici aziendali o ministeri pubblici.

Pashinyan si è impegnato a contrastare il fenomeno, che è uno dei tanti volti del sistema patriarcale che vige nel paese e che sarà ben difficile scalfire. I dati riportati dal rapporto non sono incoraggianti. L’Armenia è 97esima su 144 paesi, secondo il World Economic Forum per Gender Gap, 83esima nello Female Human Development Index del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, e 64esima secondo l’Economist Intelligence Unit nell’indice di opportunità economiche per le donne.

Più istruite degli uomini, le donne armene sono sottopagate e sotto-occupate. Il ruolo che rivestono nella famiglia tradizionale le incoraggia a sacrificare la carriera e le confina più ore al giorno possibile fra le mura domestiche. Questo non solo compromette, secondo il rapporto, la loro realizzazione professionale e indipendenza economica attuale ma anche quella futura, poiché scarsa contribuzione oggi, vuol dire pensione minima domani. Il nuovo governo prevede un Piano d’Azione 2019-2023 che dovrebbe mettere mano alle discriminazioni socio-economiche.

Il rapporto si sofferma poi sul tema della violenza domestica  , che – secondo le ONG locali – è epidemica nel paese. L’adozione della legge apposita, che pure aveva suscitato molte proteste e critiche è entrata in pieno vigore, con inclusi i training per le forze dell’ordine, a gennaio. Ma nota la Commissaria che il paese non è pronto. Non ci sono case famiglia, per cui la tutela delle vittime non è garantita, né per le donne, né per i figli. Le uniche due case famiglia, gestite da una ONG, non hanno la possibilità di far studiare i bambini che, a causa della minaccia rappresentata – in genere – dal padre, sono costretti a lasciare la scuola e vivere in un luogo nascosto.

Categorie vulnerabili

Nel rapporto si torna sul tema dei bambini anche non in relazione al feminicidio, ma a quello della disabilità e della povertà. Stando ai dati forniti dal rapporto, i bambini sono più soggetti a povertà nel paese. Il dato nazionale della povertà è del 29,4% della popolazione, e dell’1,8% di estrema povertà. Nelle fasce d’età minori, i dati sono rispettivamente del 34,2% e del 2%, aggregato maschi e femmine. Disgregando il dato, va peggio per le bambine.

Questi dati si concretano nel non accesso all’acqua, al riscaldamento, ad un alloggio, al gioco, al cibo. Spesso in condizione di non poter mantenere i figli, a maggior ragione per bambini con bisogni speciali, i genitori li abbandonano.  La Commissaria ha lamentato il mal funzionamento del sistema di famiglie affidatarie e di incentivi per i genitori naturali.

Le altre categorie vulnerabili sono disabili, anziani e membri delle minoranze sessuali. Per quest’ultimo di fatto il rapporto conferma il quadro presentato da OBC Transeuropa, e cioè una società socialmente conservatrice in cui l’omofobia rimane radicata e la vita delle persone LGBT non è facile. La Commissaria ha richiamato l’Armenia a rispettare i suoi obblighi di tutela e garanzia di sicurezza personale per tutti i suoi cittadini, indipendentemente dall’orientamento affettivo e sessuale.

Gli anziani in Armenia rappresentano una fetta crescente della popolazione e rimangono largamente sprovvisti di servizi e attenzioni dedicate. Sono spesso soli, anche a seguito della migrazione dei membri della famiglia in età da lavoro, e hanno pensioni sotto la soglia della povertà. Due le criticità indicate: garantire una pensione minima che garantisca la sopravvivenza e l’accesso ai farmaci, soprattutto gli antidolorifici.

Il rapporto raccomanda politiche più inclusive per i disabili. Ancora pochissimi asili sono attrezzati per accogliere disabili e il sistema degli insegnanti di sostegno necessita investimenti in tutti i gradi dell’istruzione. L’inclusione nel posto di lavoro rimane molto problematica. Ma soprattutto manca ancora la salvaguardia della persona e il riconoscimento della piena dignità di cittadino attraverso la tutela dei diritti e delle libertà personali. Il governo si è impegnato a ridurre l’emarginazione dei disabili cercando di ridurre del 30% l’anno quanti sono in istituti statali e a re-introdurli nel tessuto sociale.

I processi del 2008

L’ascesa alla presidenza di Sargsyan nel 2008 fu bagnata dal sangue. Ora la nuova classe dirigente si è fatta carico di portare luce in quella pagina buia del paese. Sono cominciati i processi per la repressione di piazza del 1 marzo 2008. L’allora Presidente uscente Robert Kocharyan, già incarcerato due volte in attesa di giudizio, condivide la sorte con alti esponenti delle forze dell’ordine. La Commissaria ha raccomandato di trattare questa questione con ponderazione: è l’occasione per rendere la società più coesa nei valori comuni della legalità e della tutela, non va trasformata nella gogna degli sconfitti e di tutti coloro che li hanno sostenuti.

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Batman in Armenia: Christian Bale, The Promise e l’ultima canzone di Chris Cornell (Hotcom.com 05.02.19)

Il genocidio, il passato e l’addio: finalmente disponibile il film a cui collaborarono l’attore e il cantante

«La verità? Sono sempre sull’orlo di mollare tutto. Poi ci ripenso e mi dedico completamente a un nuovo progetto. Perdendomi di nuovo». Christian Bale, si sa, non ha mai amato le mezze misure, non ha mai seguito un percorso lineare o prevedibile. Spulciate nella sua filmografia, al limite della schizofrenia, e troverete blockbuster da 200 milioni di dollari come il Batman di Nolan e pellicole minori di Zhang Yìmou, western e peplum, opere di Terrence Malick, Werner Herzog e Michael Mann a fianco di azzardi hollywoodiani come Terminator Salvation«Perché? Ma perché per me il cinema è una forma di conoscenza», spiegò qualche anno fa, giustificando la scelta delle pellicole girate, «e proprio per questo ho deciso di girare The Promise: per la mia ignoranza».

Perché ignoranza? Perché Bale, per sua stessa ammissione, non aveva idea di cosa fosse il genocidio armeno, di cosa fosse accaduto in Turchia nel 1915. Classe 1974, nato e cresciuto a Haverfordwest, diecimila anime perdute in Galles (stesso paesino di un altro folle: Rhys Ifans), Bale in trent’anni di cinema ha compiuto un percorso irregolare, imprevisto, spesso vicino al deragliamento, e forse proprio per questo a un certo punto si è trovato tanto vicino a un altro fuoriclasse irregolare come lui: Chris Cornell, uno dei re indiscussi del grunge, cantante e leader dei Soundgarden, quasi un fratello maggiore (era di dieci anni più vecchio) che per The Promise ha scritto la canzone omonima, poi inserita nella colonna sonora (potete ascoltarla qui sotto) con tanto di video e immagini prese dalla pellicola diretta da Terry George.

Nessuno però, tantomeno Bale, poteva immaginare che quella sarebbe stata una delle ultime cose scritte da Cornell, l’ultimo atto di una vita che stava finendo: l’attore e il cantante si sarebbero visti il 13 aprile 2017, a Hollywood, sul red carpet della prima del film, ma poco meno di un mese dopo, il 18 maggio a Detroit, dopo un concerto, Cornell si sarebbe suicidato. A soli 52 anni. «La canzone che ho scritto per The Promise», aveva spiegato pochi giorni prima della morte, «è un monito per ricordare a tutti che quello che è accaduto cento anni fa può succedere ancora, per questo la canzone non ha età, non è arrangiata con strumenti tipici dell’epoca: perché in realtà parla anche di oggi, esattamente come il film». 

Ma di cosa parla The Promise, che ora arriva finalmente su CHILI dopo non essere mai nemmeno passato per la sala in Italia? Ambientato in Turchia durante gli ultimi giorni dell’Impero Ottomano, il film racconta di un triangolo amoroso tra Michael Boghosian (Oscar Isaac), un brillante studente di medicina, la bellissima e sofisticata Ana (Charlotte Le Bon), e Chris Myers (Bale), un rinomato giornalista americano di base a Parigi. Le loro vite verranno sconvolte dal genocidio armeno e dalle conseguenze di tutto quello che vedranno accadere davanti ai loro occhi.

Presentato a Toronto nel settembre del 2016, poi arrivato negli Stati Uniti il 21 aprile del 2017, dopo l’uscita di The Promise e la morte di Cornell è stato lanciato in onore del cantante un hashtag, #KeepThePromise, per devolvere gli incassi del singolo ai profughi di guerra, esattamente come aveva chiesto lo stesso Cornell. Per riuscirci è stato anche montato un video – che potete vedere qui sotto – in cui attori come Tom Hanks, Josh Brolin e molti altri ricordano la promessa fatta dal cantante. Bale – sconvolto dalla morte di Cornell – appare nel video e fu tra i primi a dare l’ultimo saluto al cantante alla cerimonia funebre tenuta a Los Angeles il 26 maggio 2017. «And one promise you made, one promise that always remains. No matter the price, a promise to survive…».

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Armenia: rapporto Freedom House, importanti progressi in termini di democratizzazione (Agenzianova 05.02.19)

Erevan, 05 feb 11:11 – (Agenzia Nova) – L’Armenia è un paese che nel 2018 ha riscontrato progressi molto importanti in termini di democratizzazione. È quanto si legge all’interno del rapporto “La libertà nel mondo” pubblicato dall’organizzazione statunitense Freedom House. “Il blocco My Step dell’attuale primo ministro, Nikol Pashinyan, ha ottenuto una vittoria schiacciante alle elezioni parlamentari anticipate di dicembre, aprendo la strada ad un importante processo di riforma e facendo sì che la nuova maggioranza si concentri di più sulla promozione della trasparenza e sulla lotta alla corruzione delle istituzioni”, si legge nel rapporto.