Galleria Nazionale di Armenia a Jerevan. In mostra 55 capolavori (9colonne.it 06.12.18)
Cinquantacinque capolavori del Barocco Romano e della Scuola del Bernini, provenienti dalla collezione di Palazzo Chigi in Ariccia, saranno esposti da oggi fino al 18 febbraio 2019, presso la Galleria Nazionale di Armenia a Jerevan. La mostra è stata realizzata dall’Ambasciata d’Italia in Jerevan in collaborazione con il Ministero della Cultura della Repubblica di Armenia e con la Delegazione dell’Unione Europea in Armenia.
Genocidio armeno, on line l’archivio perduto con i documenti del piano di sterminio dei turchi (Ilmessaggero.it 05.12.18)
Roma – La memoria ritrovata per arrivare alla verità con la ‘V’ maiuscola oggi a disposizione di tutti grazie al web. Padre Krikor Guerguerian – un sopravvissuto al genocidio armeno – il piano di sterminio costato la vita a un milione e mezzo di persone sotto l’impero ottomano tra il 1915 e il 1920 – ha trascorso tutta la sua vita, raccogliendo e collezionato pazientemente documenti, fotografie, testimonianze puntualmente trascritte relative a ciò che lui stesso aveva vissuto personalmente. L’inferno. Questo prete vide morire i suoi parenti e i suoi familiari. Per questo ha viaggiato a lungo e in largo tutti i luoghi della diaspora cercando le prove di quello che sarebbe poi stato definito il genocidio turco. Prove che oggi ritrovano una nuova collocazione grazie al lavoro di un professore della Clark University, nel Worcester, che ha catalogato e pubblicato quei vecchi con documenti, compreso alcune prove terrificanti, gli ordini di morte cifrati che i burocrati ottomani diffondevano alle province ottomane grazie al telegrafo. I piani di sterminio. Gli studi di padre Krikor Guerguerian, morto negli Stati Uniti nel 1988, furono da lui stesso ordinati in una sorta di tesi che prima di morire affidò al Patriarcato armeno di Gerusalemme. I documenti, invece, si pensavano dispersi fino a che non si è arrivati, solo recentemente, a recuperarli, grazie ad una catena di anziani, figli di sopravvissuti, che avevano certezza dell’esistenza dell’archivio. 20 mila pagine che sono state scannerizzate, indicizzate e tradotte e pubblicate on line e consultabili su:
www.wordpress.clarku. edu/guerguerianarchive.
Ritagli di Armenia (Iternazionale.it 05.12.18)
Da cinque anni il festival Emerging talents si occupa di promuovere fotografi emergenti da tutto il mondo. La nuova edizione si svolge al Mattatoio di Roma dal 7 dicembre al 6 gennaio, ed è dedicata alle diverse modalità di sperimentazione con l’immagine.
Il festival, diretto da Arianna Catania e Sarah Carlet, ruota intorno a sedici mostre, tra cui The tapestry in my room di Lucie Khahoutian (1990). La famiglia, la religione, le tradizioni, il legame con la Francia sono i temi che hanno segnato la vita dell’artista armena e che ritroviamo rielaborati in questo progetto, attraverso l’uso di collage e foto. “Ho intessuto un ‘arazzo visivo’ di ciò che mi circonda, allo scopo di fornire un universo visivo completo e sottile in cui l’occidente e l’oriente coesistono senza intoppi”, dichiara Khahoutian. The tapestry in my room combina fotografia e collage con lo spirito del gioco, provando a rappresentare qualcosa di magico e inafferrabile: “Mi piace rinnovare gli strumenti usati per narrare la mia storia e distorcere la verità di tanto in tanto, allo stesso modo in cui il tempo distorce la mia memoria”. Il progetto è stato premiato dal concorso lanciato dal festival, vincendo la produzione e l’allestimento della mostra.
Nel primo weekend di Emerging talents (7-9 dicembre) si potranno vedere le mostre accompagnati dagli stessi fotografi, assistere a dibattiti e partecipare a laboratori per bambini e adulti.
Difesa: Armenia, trovata scatola nera del Su-25 schiantatosi questa mattina (Agenzianova 04.12.18)
Uso del cauterio nella mummia di San Davino Armeno a Lucca (Pisatoday.it 03.12.18)
Uso del cauterio nella mummia di San Davino Armeno a Lucca
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Per la prima volta in paleopatologia è stato documentato l’uso medievale del cauterio in relazione al trattamento chirurgico di un trauma cranico. La scoperta viene dalla Divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa, diretta dalla professoressa Valentina Giuffra, che ha condotto uno studio sul corpo mummificato di San Davino Armeno durante una ricognizione canonica promossa dalla Curia Arcivescovile di Lucca e condotta nel marzo 2018 sotto la supervisione scientifica del professor Gino Fornaciari. Lo studio è stato ritenuto così interessante per gli aspetti paleopatologici e storico-medici da essere pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica ‘The Lancet’.
Nelle fonti agiografiche leggiamo che Davino, originario del Regno d’Armenia, giunse a Lucca nell’anno 1050, dopo un lungo pellegrinaggio che lo avrebbe condotto prima a Gerusalemme e poi a Roma. Morì a Lucca improvvisamente sulla strada per Santiago de Compostela. Il corpo, conservatosi miracolosamente, divenne presto oggetto di grande venerazione ed è stato conservato per secoli nell’altare maggiore della basilica di San Michele in Foro. “Lo studio, che ha incluso l’esame macroscopico e la CT total body della mummia, effettuata presso la Clinica Barbantini di Lucca, ha rivelato trattarsi di un giovane adulto di circa 25 anni – spiega la professoressa Valentina Giuffra – sul cranio sono state rilevate due lesioni traumatiche con segni di lunga sopravvivenza: un taglio superficiale sul frontale lungo 5 cm, prodotto da una lama dentata, e una lesione ellittica con frattura depressa in corrispondenza del tratto di destra della sutura coronale, prodotta da un corpo contundente. Intorno a questa lesione è stato possibile osservare una cicatrice ossea con margini sottili di forma pentagonale, causata dal contatto di un ferro rovente, un cauterio a testa pentagonale, applicato probabilmente per arrestare l’emorragia dopo la toilette chirurgica”.
Uso del cauterio nella mummia di San Davino Armeno a Lucca
La medicina medievale bizantina e araba faceva ampio uso del cauterio, ossia di un ferro rovente da applicare a una lesione o a una ferita a scopo terapeutico. In particolare, il mondo islamico aveva elaborato una dottrina medico-chirurgica che prevedeva in moltissimi casi il ricorso alla cauterizzazione, intervento che aveva il merito di limitare l’effusione del sangue, così come prescritto dalle leggi coraniche. Uno dei maggiori chirurghi islamici del X-XI secolo, lo spagnolo Albucasis, nel celebre trattato ‘al-Tasrif’ descrive con dovizia di particolari le modalità d’uso del cauterio. Nonostante queste attestazioni storiche, rarissimi sono i casi paleopatologici di cauterizzazione individuati direttamente sui resti umani antichi.
I cauteri avevano forma variabile: rotondi, a oliva, quadrati o poligonali, a seconda del loro impiego e dello scopo dell’intervento, ma finora non era stata trovata una prova diretta così evidente di questa pratica chirurgica. Antonio Fornaciari, primo autore del lavoro, aggiunge: “San Davino nella tradizione popolare era il Santo invocato per la guarigione del mal di testa; fino a qualche decennio fa i devoti erano soliti andare a venerare il corpo e indossavano il cappello di San Davino per ottenere la guarigione. È interessante aver trovato sul cranio del Santo l’evidenza di due gravi traumi cranici, di cui uno con evidenza di trattamento medico. È evidente che Davino soffrì di gravi emicranie a seguito dei traumi e che dunque la tradizione ha una relazione con episodi della vita del Santo realmente accaduti”.
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Armenia, l’ostacolo è Mkitharyan. Oltre al viaggio (Tuttomercatoweb.it 02.12.18)
Come andare da Sochi a San Pietroburgo. È la distanza fra Roma e Erevan, capitale dell’Armenia, tra la Georgia, Azerbaigian e la Turchia. Insomma, un viaggio lungo attende gli azzurri per la sfida nell’ex Hayastan. E potrebbe non essere l’unico ostacolo in una gara comunque abbastanza semplice: c’è Henrikh Mkhitaryan come nome di spicco, in una nazionale già affrontata dagli azzurri durante le qualificazione per i Mondiali del 2014: 3-1 in Armenia, 2-2 nell’ultima sfida del girone, con i gol di Florenzi e Balotelli. Dall’altra parte oltre al già citato Mkhitaryan segnò Movsisyan.
Ed è, in effetti, l’altro giocatore per cui si può serbare un’attenzione particolare, sebbene ora abbia deciso di cambiare completamente calcio, passando dall’Europa ai Chicago Fire. Nella Nations League l’Armenia ha perso contro Gibilterra, in una sfida a una sola porta che, però, ha sorriso alla nazione del piccolo stato a sud della Spagna. Con queste premesse è difficile pensare che il 4-2-3-1 di Sukiasyan possa essere un pericolo per l’Italia. In ogni caso il pareggio, peraltro casalingo, della squadra di Prandelli 5 anni fa deve far riflettere.
Falsi medici con laurea armena: quaranta arresti in Israele (Ilmessaggero.it 02.12.18)
Con un blitz condotto simultaneamente nell’intero territorio nazionale la polizia israeliana ha arrestato oggi 40 medici ed infermieri sospettati di aver ottenuto in istituti educativi dell’Armenia diplomi falsi che in seguito hanno utilizzato per lavorare in Israele. La operazione è stata battezzata dalla polizia: Licenza di uccidere. Si tratta, si legge in un comunicato della polizia, di persone che avevano trovato difficoltà a completare studi regolari di medicina in Europa. Hanno allora provveduto ad iscriversi in istituti armeni dove al termine di corsi relativamente brevi hanno ottenuto i loro diplomi. Secondo la polizia è possibile che lo stesso traffico abbia coinvolto anche istituti della Georgia. Gli arresti sono avvenuti in località beduine del Neghev, in località arabe della Galilea e fra i drusi delle alture del Golan.
La Messa diventa infinita per salvare i rifugiati armeni (Ilgiornale.it 01.12.18)
Letture, preghiere e sermoni vanno avanti senza pause, giorno e notte, dal 26 ottobre. Quando, cioè, intorno all’ora di pranzo i cinque componenti della famiglia Tamrazyan hanno fatto il loro ingresso nell’edificio. Da quel momento è partita la maratona. Obiettivo: impedire alle forze dell’ordine di espellere la famiglia dall’Olanda.
I Tamrazyan – i due genitori e tre figli di 21, 19 e 14 anni – sono arrivati nei Paesi Bassi dall’Armenia 9 anni fa. Nel Paese d’origine il padre, attivista politico, aveva ricevuto minacce di morte, da lì la decisione di emigrare. Inizialmente L’Aia aveva concesso l’asilo alla famiglia, e per due volte il governo aveva inutilmente fatto ricorso contro la decisione. Al terzo tentativo, però, ce l’ha fatta, e così ai cinque è stato recapitato un decreto di espulsione. Temevano un raid della polizia per rimandarli in Armenia e invece è arrivata l’invito della Bethelkerk, parrocchia protestante della città olandese. Il sacerdote, Axel Wicke, ha offerto ai Tamrazyan un appartamento all’interno della chiesa e ha lanciato l’idea della messa no-stop. La strategia è semplice: la legge locale vieta alle forze dell’ordine di condurre operazioni durante i servizi religiosi, quindi bisogna fare in modo che la liturgia sia sempre in corso.
«Ho copiato e incollato in un unico enorme documento le liturgie degli ultimi dieci anni e continuavamo a cantare e pregare con quelle», ha raccontato Wicke. Ma nel giro di poche settimane l’attenzione attirata dal caso ha chiamato a raccolta volontari da tutto il Paese e oltre. «Ci sono già più di 450 tra preti, pastori e diaconi che ruotano per partecipare alla funzione – ha continuato il sacerdote – Abbiamo ricevuto aiuti anche dall’estero e ora i sermoni sono in inglese, francese e tedesco. È commovente vedere persone che liturgicamente non hanno niente in comune darsi il cambio per la causa».
I Tamrazyan non vogliono esporsi pubblicamente e hanno rifiutato finora qualunque intervista. A settembre, però, la figlia maggiore, Hayarpi, ha voluto raccontare la storia della sua famiglia in un video su Twitter, chiedendo agli olandesi di intercedere per loro. «Voi avete il potere – ha detto in olandese – Per favore usatelo per noi e per altri 400 bambini come noi». La legge in vigore nei Paesi Bassi prevede, in effetti, alcuni casi in cui si possono fare delle eccezioni sulle procedure di espulsione, ad esempio per le famiglie con figli che abbiano vissuto nel Paese per almeno 5 anni, come appunto gli inquilini della Bethel. Finora il governo dell’Aia ha rifiutato di concedere loro questa possibilità e, interpellato dai media, ha detto di non voler commentare casi di espulsione individuali. Ma la resistenza passiva dei Tamrazyan e di tutta la comunità nazionale e internazionale che li sta appoggiando non sembra voler terminare. E l’esecutivo prima o poi dovrà dare una risposta alla giovane Hayarpi, che nel suo appello ricorda: «Siamo innocenti».
Eurovision 2019: l’Armenia inizia con Srbuk la stagione degli annunci (eurofestivalnews.com 30.11.18)
Dopo un’attesa insolitamente lunga rispetto ai normali standard dell’Eurovision Song Contest, l’edizione 2019 ha finalmente la sua prima artista.
L’Armenia, dopo l’uscita in semifinale dello scorso anno con Qami di Sevak Khanagyan, ha deciso di mandare Srbuk, all’anagrafe Srbuhi Sargsyan. L’annuncio del suo viaggio verso Tel Aviv è arrivato durante il talk show in seconda serata Lav Yereko.
Si tratta di un nome emergente della scena musicale armena, con numerose partecipazioni in competizioni nazionali e internazionali.
Nel 2011 è arrivata seconda nella stagione inaugurale della versione locale di X Factor, quindi ha iniziato a cantare assieme a una band in piccoli locali, con una particolare predilezione per jazz, soul R&B e pop contemporaneo.
Nel giro di alcuni anni ha ricevuto inviti a diversi tra festival musicali, programmi tv ed eventi in Armenia. Ha inoltre partecipato alla versione ucraina di The Voice.
Il suo singolo di debutto, Yete karogh es, è stato anche un tormentone di rilevanti dimensioni in Armenia, avendo toccato la vetta della classifica nazionale per alcune settimane. L’ultimo suo singolo è Half a Goddess, uscito la scorsa settimana.
Srbuk cita, tra gli artisti che l’hanno influenzata, Aretha Franklin, Etta James, Ella Fitzgerald, Stevie Wonder, Ray Charles e Michael Jackson.
Queste le parole rilasciate dall’artista al sito ufficiale dell’Eurovision:
Sto iniziando adesso un nuovo viaggio che, ne sono certa, sarà pieno di nuove e piacevoli emozioni, sfide ed grandi esperienze! Sono grata a tutti i miei amici e fan, che sono sempre con me e hanno sempre voluto vedermi sul palco dell’Eurovision. Ringrazio la Televisione Pubblica dell’Armenia per la sua fiducia. È un onore rappresentare il mio Paese di fronte a tutto il mondo! Abbiamo uno splendido viaggio davanti a noi, e spero che avremo successo insieme!
David Tserunyan, capodelegazione armeno, ha raccontato così la scelta:
Quella di scegliere Srbuk per rappresentare l’Armenia all’ESC 2019 è stata una decisione unanime del nostro team. Vorrei inoltre sottolineare che molti fan armeni del concorso la volevano vedere sul palco dell’Eurovision. Sono convinto che il carattere unico di Srbuk colpirà gli appassionati e i telespettatori di tutto il mondo. Seguo da molto tempo la carriera di Srbuk. Posso distinguere il suo impegno e la sua energia unica, che sono tra le caratteristiche più importanti che possono aiutare ad ottenere un buon risultato all’Eurovision.
Sebbene Half a Goddess sia ampiamente all’interno dei termini entro i quali una canzone è eleggibile per esser cantata all’Eurovision, non sarà l’entry di Srbuk.
La tv armena, infatti, ha dato tempo ai compositori che lo volessero fino al 10 gennaio 2019 per inviare una composizione all’indirizzo e-mail selection@armtv.com. La clausola principale è legata all’utilizzo, nella canzone, della lingua armena o di quella inglese.
L’Eurovision Song Contest 2019 si terrà a Tel Aviv, Israele, il 14, 16 e 18 maggio. Il sorteggio delle semifinali si terrà a gennaio, perciò l’Armenia ancora non sa in quale giorno comincerà la sua avventura.
L’anno scorso Sevak Khanagyan, con la sua Qami, la prima canzone tutta in armeno della storia del concorso, si è fermato appena al quindicesimo posto nella prima semifinale, con 79 punti: si è trattato della seconda eliminazione in semifinale dell’Armenia da quando ha debuttato in concorso, nel 2006.
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