Armenia: Zohrab Mnatsakhanyan nominato nuovo ministro Esteri (Agenzianova 13.05.18)

Erevan, 13 mag 09:41 – (Agenzia Nova) – Il rappresentante permanente dell’Armenia presso le Nazioni Unite, Zohrab Mnatsakhanyan, è stato nominato nuovo ministro degli Esteri di Erevan. In base ad un decreto presidenziale, Mnatsakhanyan prende il posto di Eduard Nalbandyan, in carica dal 2008. La nomina è stata effettuata dal presidente armeno Armen Sarkissian; già fra 2011 e 2014, Mnatsakanyan era stato vice ministro degli Esteri. L’avvicendamento al dicastero si lega al rinnovamento nell’esecutivo successivo alla nomina del nuovo premier Nikol Pashinyan. (segue) (Res) © Agenzia Nova – Riproduzione riservata

In Armenia formato il nuovo governo (Sputniknews 12.05.18)

Il presidente dell’Armenia Armen Sarkissian ha nominato tutti i ministri del nuovo governo, riferisce il servizio stampa del capo dello stato.

Sabato per decreto del presidente, il vice-primo ministro nominato è Mher Grigoryan, il ministro del lavoro e politiche sociali è il deputato della fazione “Elk”  Mane Tandiljan,  il ministro delle finanze è l’ex tesoriere del paese Atom Zhandzygasjan, il ministro della giustizia è il deputato del parlamento della fazione “Elk” Аrtak Zainaljan, il ministro della sanità è Arsen Torosjan, che non ha ricoperto in precedenza incarichi statali.

Il ministro dell’agricoltura è l’ex governatore di Shirak Arthur Khachatryan, il ministro dello sviluppo economico e degli investimenti è l’ex-capo del dipartimento della protezione della natura Azvik Minassian, entrambi del partito “Dashnak”. Il ministro dello sport e gioventù è l’ex capo di uno degli uffici competenti Lavon Vagradjan, il direttore del Ministero delle Emergenze è l’ex capo del ministero dello sport Gracian Rostomjan.

Il ministro delle infrastrutture energetiche e delle risorse naturali è diventato Arthur Grigoryan, il ministro della cultura è Lilith Makunz, ministro per la conservazione della natura è Eric Grigoryan, il ministro dei trasporti, delle comunicazioni e delle tecnologie dell’informazione  è Ashot Akopian.

In precedenza è stato riferito che ministero degli esteri è Zorab Mnazakanjan.

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Argentero al Baff con ‘Hotel Gagarin’: “In Armenia freddo e magia” (Lapresse.it 12.05.18)

“Con Simone siamo amici da anni, gli ho detto ‘se vuoi fare un film sono disposto a seguirti fino in capo al mondo’… e lui mi ha portato in Armenia”. Luca Argentero è il protagonista della penultima serata del Busto Arsizio Film Festival, dove presenta in anteprima il film ‘Hotel Gagarin’, opera prima di Simone Spada.

La commedia racconta la storia di cinque italiani, spiantati e in cerca di un’occasione, che vengono mandati a girare un film in Armenia. Argentero interpreta un fotografo in fuga dalla malavita che si presta a fare l’operatore. Con lui Giuseppe Battiston nei panni di un professore di liceo con velleità da regista, Claudio Amendola, un elettricista che ha paura di volare e diventa tecnico di scena, e Silvia D’Amico, nella parte di una prostituta ingaggiata per fingersi attrice. Tutti loro, però, sono vittima del complotto di un falso produttore senza scrupoli, che vuole solo mettersi in tasca decine di migliaia di euro di fondi europei.

Appena arrivano in Armenia, scoppia una guerra e il sedicente produttore sparisce con i soldi. Abbandonati all’Hotel Gagarin, isolato nei boschi e circondato dalla neve, trovano il modo di inventarsi un’inaspettata occasione di felicità. “Truffe nel cinema? Purtroppo ne accadono, ma il film non parla proprio di questo”, scherza Spada, alla prima opera dopo vent’anni da aiuto regista. “Dicono che sono un giovane regista, anche se ho già i capelli bianchi. Una cosa molto italiana”. La commedia, tra scenari desolati e paesaggi innevati, regala scene surreali e momenti poetici. “Dal film trasparirà solo una parte del freddo che abbiamo sofferto sul set”, racconta Argentero, ma ne è valsa la pensa perché, dice, “abbiamo incontrato un popolo magico che fa da sfondo a questa storia, ambientata in un posto che sembra molto lontano, anche se poi così lontano non è”.

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Turchia: “Pronti ad aprire una nuova pagina con lʼArmenia” (Tgcom24 12.05.18)

La Turchia è pronta ad aprire “una nuova pagina” con l’Armenia dopo le dichiarazioni del nuovo primo ministro armeno, Nikol Pachinian, il quale ha ipotizzato di ristabilire le relazioni diplomatiche fra i due Paesi. “Se l’Armenia rinuncia alla politica ostile, se cambia il suo approccio negativo alla questione delle frontiere e dell’integrità territoriale della Turchia, noi rispondiamo”, ha dichiarato il premier Binali Yildirim.


Turchia: pronti a aprire nuova pagina in rapporti con Armenia (Tvsvizzera 12.05.18)

La Turchia è pronta a discutere l’appello giunto dal nuovo primo ministro dell’Armenia, Nikos Pashinyan, per l’apertura di “una nuova pagina” nelle relazioni bilaterali. Lo ha detto il capo del governo di Ankara, Binali Yildirim.

Quest’ultimo ha affermato che un dialogo è possibile “se l’Armenia abbandona il suo approccio ostile”.

Nel 2009, Ankara ed Erevan siglarono un accordo per lo sviluppo di relazioni diplomatiche e l’apertura dei confini, ma l’intesa venne poi abbandonata per una disputa sulla richiesta all’Armenia di ritirare le sue trappe dal Nagorno-Karabakh, regione contesa con l’Azerbaigian, sostenuto dalla Turchia. I due Paesi si scontrano inoltre periodicamente sul riconoscimento del genocidio armeno del 1915, sempre negato da Ankara.

La “rivoluzione di velluto” in Armenia. Intervista a Monica Ellena (Radioradicale 10.05.18)

Un’analisi della situazione del Paese caucasico, al centro di uno scacchiere geopolitico complicato e alle prese con l’ultraventennale conflitto con l’Azerbaijan per il Nagorno-Karabakh, dopo la “rivoluzione di velluto” che ha portato al potere Nikol Pashinyan che promette una nuova stagione politica fatta di riforme, rinnovo della classe politica, fine della corruzione e distensione internazionale.

Monica Ellena è coordinatrice editoriale del portale Chai-Khana e collaboratrice di Osservatorio Balcani e Caucaso-Transeuropa e di altre importanti testate italiane e internazionali.

“La “rivoluzione di velluto” in Armenia. Intervista a Monica Ellena” realizzata da Roberto Spagnoli con Monica Ellena (coordinatrice editoriale del portale Chai-Khana).

L’intervista è stata registrata giovedì 10 maggio 2018 alle 16:56.

Nel corso dell’intervista sono stati trattati i seguenti temi: Armenia, Azerbaigian, Caucaso, Esteri, Geopolitica, Politica, Riforme, Turchia, Unione Europea.

La registrazione audio ha una durata di 26 minuti.

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La marcia popolare che ha cambiato l’Armenia («ma il difficile arriva adesso») (Tempi.it 10.05.18)

Quando è partito con pochi seguaci con la sua marcia di protesta il 1o aprile dalla città di Gyumri, la seconda più grande dell’Armenia, Nikol Pashinyan era solo un ex giornalista di 42 anni noto per aver creato molti problemi al sistema politico che guida la Repubblica caucasica con tante ombre dal 2008. Nel giro di un mese, quello che era un marginale leader della coalizione di opposizione si è trasformato in un condottiero in grado di infiammare gli animi della popolazione e portare in piazza nella capitale Erevan 300 mila persone in quella che è stata ribattezzata “Rivoluzione di velluto”. Una rivolta pacifica, non violenta, che ha spinto alle dimissioni il contestato premier appena nominato Serzh Sargsyan e che ha “obbligato” il Parlamento a eleggere martedì primo ministro proprio Pashinyan.

«FENOMENO ORIGINALE». «Non credo sia necessario trovare un’etichetta o un colore per ogni stravolgimento e non so se userei il termine “rivoluzione”», dichiara a tempi.it Aldo Ferrari, docente di Lingua e letteratura armena, storia del Caucaso, e storia della cultura russa presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, appena tornato dall’Armenia. «Di sicuro si tratta di un fenomeno originale e non violento, che dimostra come il paese abbia non solo una grande storia ma anche una capacità di organizzazione democratica pacifica notevole. È un cambiamento di governo importante, anche perché nei paesi post-sovietici quasi mai chi è al potere riesce ad essere scalzato».

“IL MIO PASSO”. La marcia di Pashinyan di 120 chilometri, denominata “Il mio passo”, iniziata tra l’indifferenza dei media e sfociata nella più grande manifestazione di piazza di cui si abbia memoria nella Repubblica post-sovietica, parte però da lontano. Nel 2008 violente proteste seguirono all’elezione a presidente della Repubblica di Sargsyan, accusato di frodi e compravendita di voti. Le manifestazioni, nelle quali rimasero uccise dieci persone, furono sedate solo dall’intervento della polizia, che arrestò decine di cittadini. Rieletto di nuovo nel 2013, e non potendo più candidarsi a causa del limite di due mandati previsto dalla Costituzione, Sargsyan riuscì nel 2015 a far modificare la Costituzione per trasferire tutti i poteri che contano al primo ministro con un referendum. In seguito alle elezioni parlamentari del 2017, durante le quali il Partito Repubblicano ha ottenuto la maggioranza assoluta, il 17 aprile 2018 Sargsyan si è fatto nominato premier, dopo aver promesso che non l’avrebbe mai fatto, aggirando così di fatto i limiti previsti dalla Costituzione.

UN PAESE BLOCCATO. «La forzatura di Sargsyan è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso», continua Ferrari, che è anche direttore dei programmi di ricerca su Russia, Caucaso e Asia Centrale dell’Ispi di Milano. «Sono 20 anni che chi occupa il potere occupa tutte le leve del controllo economico e politico del paese. Negli ultimi anni l’Armenia, uno Stato con poche risorse, si è trovata in una situazione di difficoltà economica. E nonostante l’aiuto della diaspora armena, 7-8 milioni di persone che hanno inviato importanti rimesse a casa, i fondi sono stati gestiti in modo oscuro. Gli armeni hanno avuto la sensazione che il paese fosse bloccato, senza possibilità di miglioramento. L’azione di Pashinyan è arrivata nel momento giusto».

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Dalla Biblioteca Universitaria a New York: la Mappa Armena di Marsili torna a splendere (Magazine.unio.it 09.05.18)

visitatori del museo di Palazzo Poggi possono assistere al restauro pubblico dell’eccezionale documento cartografico che a settembre verrà esposto in America

restauratrice Melania ZanettiLa “Mappa Armena” del conte Luigi Ferdinando Marsili prende nuovamente vita grazie al restauro pubblico realizzato nella Biblioteca Universitaria di Bologna. L’intervento sull’eccezionale documento cartografico, dedicato all’Armenia sacra e risalente al 1691, viene infatti realizzato sul tavolo della sala IV della Biblioteca, in vista della sua esposizione a settembre al Metropolitan Museum of Art di New York.

Il restauro della Tabula Corographica Armenica, come è meglio conosciuta, si svolge dall’8 al 26 maggio ed è aperto al pubblico, che nel corso della visita al museo di Palazzo Poggi può godere in presa diretta del ritorno della carta al suo antico splendore. L’iniziativa, organizzata da Sistema Museale di Ateneo, dalla Biblioteca Universitaria di Bologna e dal Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna, con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia, consente ai visitatori di osservare la restauratrice Melania Zanetti nel corso del suo intervento sulle lacerazioni, che riguardano l’intero perimetro della mappa e alcuni dei 16 fogli che compongono l’opera. Verranno in questo modo riparati i danni provocati dalle sollecitazioni dovute all’arrotolamento della Tabula nel corso del tempo.
Per le sue caratteristiche e per la storia che la circonda, la mappa costituisce un’opera d’arte unica nel suo genere. Si tratta infatti di una carta verticale di grandi dimensioni, lunga tre metri e mezzo e larga 120 centimetri, in cui sono rappresentati i luoghi sacri dell’Armenia attraverso una fitta trama di illustrazioni a colori e scritte. A realizzarla fu l’intellettuale Eremia Č‘ēlēpi K‘ēōmiwrčean, che nel 1691 rispose al desiderio del nobile bolognese Luigi Ferdinando Marsili di conoscere i luoghi sacri armeni. Della Tabula si erano perse le tracce fino al 1991, quando venne ritrovata dalla professoressa Gabriella Uluhogian nel Rotolo 24 del Fondo Marsili, custodito nella Biblioteca Universitaria. Con il restauro, la “Mappa Armena” torna ad avere il prestigio che le compete.
Per l’occasione, giovedì 10 maggio alle 10 nell’aula Magna della Biblioteca Universitaria di Bologna (via Zamboni 35), si terrà l’evento “La Mappa Armena del Marsili e i tesori armeni della Biblioteca Universitaria di Bologna”, durante il quale interverranno: la professoressa Anna Sirinian del Dipartimento di Storia Culture Civiltà , Khachik Harutyunyan della Biblioteca e Istituto dei manoscritti armeni antichi «Matenadaran» di Erevan, Barbara Bertoni, Direttore commerciale «Imago s.r.l.», e Nazenie Garibian della Biblioteca e Istituto dei manoscritti armeni antichi «Matenadaran» e Accademia delle Belle Arti di Erevan.
Durante il restauro sarà inoltre possibile partecipare a due visite guidate gratuite a cura della prof.ssa Anna Sirinian, che si terranno venerdì 18 e 25 maggio alle 14.45, previo pagamento del biglietto di ingresso al Museo e prenotazione. Dall’8 al 26 maggio si potrà assistere al restauro nei seguenti giorni ed orari: il martedì, mercoledì e venerdì dalle 10.00 alle 16.00, quando la mappa sarà stesa sul tavolo dell’aula IV; mentre giovedì (10.00 – 16.00), sabato e domenica (10.00 – 18.00), martedì 22 e mercoledì 23 maggio verrà esposto il fac-simile.

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Armenia: presidente Sarkissian, cercherò di garantire il successo del nuovo governo (Agenzianova 09.05.18)

Erevan, 09 mag 12:08 – (Agenzia Nova) – La crisi istituzionale in Armenia, tuttavia, di concetto non è ancora terminata. Pashinyan, infatti, ora sarà chiamato a formare un nuovo governo e a presentare il suo programma in parlamento per ottenere la fiducia. Una prospettiva tutt’altro che semplice visto che la posizione di Pashinyan continuerà a dipendere dai voti dei repubblicani, a lui tendenzialmente ostili. Le tre forze che sostengono il neo premier infatti possono contare su un totale di 47 seggi: Yelq ne ha nove; l’Alleanza Tsarukyan, che è stato sinora il principale gruppo all’opposizione ne ha 31; e infine i sette seggi della Federazione rivoluzionaria armena che, dallo scorso 25 aprile, ha interrotto l’accordo di coalizione con il Pra e iniziato a sostenere le proteste organizzate da Pashinyan. Dal canto suo il Partito repubblicano ne ha 58, una maggioranza minima ma comunque sufficiente rispetto ai 105 seggi complessivi di cui è composta la legislatura armena. Ieri peraltro sono serviti proprio i voti di 13 parlamentari repubblicani per favorire l’elezione dell’esponente del blocco Yelq. (segue) (Res)

A Milanere di Almese va in scena al Centro Sociale il genocidio armeno (Lagendanews.it 09.05.18)

ALMESE – Venerdì 11 maggio alle ore 21, presso il Centro Sociale di Milanere, in Via della Chiesa 1 nella frazione di Almese, all’interno del ciclo di conferenze “Restiamo Partigiani” organizzato dall’ANPI Valmessa i B.Factory e l’AB.Fabbrica Creativa presentano: “Metz Yeghèrn il Grande Crimine: racconti dal Genocidio Armeno“.

Il crimine contro gli armeni

Gli armeni lo chiamano “il Grande Crimine”. In fondo, lo chiamano così perché non c’è modo di chiamarlo altrimenti. Non c’è un altro modo di chiamare un milione e mezzo di persone morte per la sola colpa della loro nascita. Non c’è altro modo di chiamare il far morire di fame e di sete in mezzo al deserto, il crocifiggere la gente lungo le strade, il dar fuoco a donne, vecchi e bambini stipati in una chiesa con le porte sbarrate. Non c’è altro modo di chiamare il fatto che ancora oggi, a un secolo di distanza, con tutte le prove raccolte in cento anni, ci sia chi, semplicemente, sostiene che tutto questo non sia mai esistito.

Il cittadino armeno non ha mai perdonato che si sia sgozzato suo padre sulla montagna curda, ma lui ti ama perché neppure tu hai mai perdonato a coloro che hanno marchiato con questa nera macchia la fronte del popolo turco” ha scritto Nazim Hikmet. Lo spettacolo è a cura di Alberto Borgatta con Alberto e Luca Borgatta.

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L’Armenia volta pagina, Pashinyan eletto premier (Lastampa.it 08.05.18)

Missione compiuta per Nikol Pashinyan. Il leader della Rivoluzione di Velluto è stato eletto primo ministro dal Parlamento dell’Armenia riunito in seduta straordinaria. Viene così sancito il pieno successo delle rivolte pacifiche iniziate un mese fa a Yerevan per scongiurare il rischio che l’ex presidente Serzh Sargsyan detenesse il potere a vita. Un evento storico per l’Armenia, che comunque secondo gli esperti resterà saldamente nella sfera di influenza del Cremlino.

Decine di migliaia di persone festeggiano in Piazza della Repubblica, nel cuore della capitale. Molti indossano una maglietta bianca come simbolo della loro speranza che con Pashinyan premier si apra una nuova pagina della storia armena. I sostenitori dell’ex giornalista agitano palloncini rossi, blu e arancioni – i colori della bandiera nazionale – ed esultano lanciando in aria palline di neve. A Yerevan ci sono 16 gradi, ma la neve l’hanno portata apposta dalle montagne vicine con un camion per fare festa.

Meno corruzione, meno povertà, elezioni libere: è questo ciò che chiedono i sostenitori di Pashinyan. Ed è per questo che da metà aprile riempiono (e bloccano) le vie delle principali città armene. Il primo risultato, il più importante, lo hanno raggiunto il 23 aprile, quando Serzh Sargsyan è stato costretto a dimettersi da premier appena sei giorni dopo essersi insediato a capo del governo. Sargsyan è stato presidente per un decennio, dal 2008 al 9 aprile di quest’anno. Nel 2015, sapendo che finito il secondo mandato consecutivo da capo dello Stato la Costituzione gli impediva di ricandidarsi, ha indetto un referendum – marcato da irregolarità – per trasferire, a partire da quest’anno, tutta una serie di poteri dal presidente al Parlamento e al primo ministro. Carica che ha poi prontamente riservato a se stesso subito dopo aver lasciato il palazzo presidenziale.

Sargsyan non aveva però fatto i conti con la rabbia popolare, magistralmente sfruttata da Nikol Pashinyan. Il nuovo premier, deputato e leader della coalizione liberale Yelk (‘Esodo’), esattamente una settimana fa si era visto respingere la candidatura a capo del governo. Ma i suoi simpatizzanti hanno reagito bloccando strade, ferrovie e metropolitana, e hanno così spinto il Partito Repubblicano di Sargsyan a fare dietro front e votare oggi per Pashinyan primo ministro pur di favorire una soluzione alla crisi politica. Metodi chiaramente poco ortodossi quelli del leader delle piazze, che però assicura che il suo incarico non durerà molto: tre o sei mesi – spiega il suo portavoce – giusto il tempo di traghettare l’Armenia verso le urne e “organizzare elezioni” parlamentari anticipate che siano “oneste”.

Pashinyan è arrivato alla poltrona di primo ministro seguendo un percorso lungo e irto di difficoltà. Nel 1995 fu espulso dall’università per la sua attività politica. Nel 2004, quando era direttore del giornale Haykakan Zhamanak, la sua auto venne fatta saltare in aria in quello che pare essere stato un tentativo di farlo fuori. Nel 2008 dovette nascondersi per mesi perché accusato di aver istigato le proteste contro l’elezione di Sargsyan alla presidenza in cui morirono dieci persone. Arrestato nel 2009, nel 2010 fu condannato a sette anni di reclusione, ma l’anno dopo tornò in libertà per un’amnistia. Dietro le sbarre Pashinyan c’è tornato poche settimane fa, ma per poco: arrestato il 22 aprile, nel pieno delle proteste e dopo aver chiesto di persona a Sargsyan di dimettersi, è stato scarcerato nel giro di 24 ore.

Il nuovo premier, che in piazza si fa ritrarre con addosso una maglietta mimetica e i suoi detrattori accusano di essere un populista, dovrà ora affrontare altre sfide. Innanzitutto il Parlamento è dominato dai suoi avversari del Partito Repubblicano, che oggi gli hanno concesso solo 11 voti dei 58 a loro disposizione: tanto quanto bastava per superare lo stallo politico e “garantire stabilità al Paese”. Pashinyan è stato eletto primo ministro con 59 voti a favore e 42 contrari. Dal punto di vista geopolitico non dovrebbe cambiare molto. Oggi in Parlamento il leader della Rivoluzione di Velluto ha ribadito “la priorità” dell’alleanza con la Russia, che in Armenia ha due basi militari. Yerevan fa inoltre grande affidamento su Mosca come garante nel conflitto del Nagorno-Karabakh tra armeni e azeri. Non per niente Pashinyan incontrerà molto presto Putin: già il 14 maggio, a Sochi, nell’ambito di un summit dell’Unione economica eurasiatica guidata da Mosca.

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L’Armenia volta pagina, eletto il nuovo premier (Repubblica.it 08.05.18)

EREVAN – L’Armenia volta pagina: il leader carismatico dell’opposizione, Nikol Pashinyan, è stato eletto primo ministro dal Parlamento dell’ex repubblica sovietica nel Caucaso meridionale, mettendo fine a tre settimane di proteste che avevano portato alla fine del lungo “regno” di Serzh Sargsyan. Il 42enne ex giornalista è stato votato da 59 deputati su 101, sei in più di quelli di cui aveva bisogno per approdare alla guida del governo.

Nella precedente votazione del primo maggio, a Pashinyan erano mancati i voti del Partito repubblicano di Sargsyan ma a sbloccare la situazione è stata la minaccia di uno sciopero generale. Il presidente russo, Vladimir Putin, è stato tra i primi a congratularsi con il neo-premier e gli ha assicurato che non romperà il saldo legame con Mosca di questo Paese di tre milioni di abitanti a maggioranza ortodossa.

L’Armenia festeggia la rivoluzione civile di Nikol Pachinian – il reportage dal nostro inviato Pietro Del Re

Pashinyan, ottimo oratore, ha coronato così la “rivoluzione di velluto” iniziata nel 2008 e culminata nella protesta che da metà aprile aveva paralizzato le strade della capitale Erevan e in cui erano rimaste ferite 46 persone. Alla fine il premier Sargsyan, accusato di manipolare la Costituzione per restare aggrappato al potere, si era dimesso il 23 aprile.


Pashinyan premier dell’Armenia, la piazza ha sconfitto Sargsyan (Ilmanifesto.it 08.05.18)

Giornata storica quella di ieri per l’Armenia. Con 59 voti a favore Nikol Pashinyan è stato eletto dal parlamento primo ministro. Si conclude così positivamente la crisi politica iniziata quasi un mese fa.

Pashinyan, 43 anni, ha alle spalle un passato da giornalista e attivista dei diritti umani. Entrato in politica nel 2008 come leader dell’opposizione al partito repubblicano al potere, era stato condannato per le sue ripetute azioni di disobbedienza civile a sette anni di prigione, poi amnistiato nel 2010.

In queste ultime settimane è stato alla testa del grande movimento contro la corruzione e la riforma della costituzione che avrebbe permesso a Serž Sargsyan, leader del partito repubblicano, di restare a capo del paese anche dopo la fine dei due mandati presidenziali previsti. Il neo premier malgrado le forti tensioni accumulatesi in un mese di manifestazioni e scioperi è riuscito, come aveva promesso, a mantenere la mobilitazione popolare in un quadro pacifico, quasi da happening.

Come l’altro ieri notte, quando la rockstar di origine armena Serj Tankian, attivista ecologista e sostenitore di Bernie Sanders, è atterrato a Erevan per sostenere Pashinyan, provocando scene di grande entusiasmo tra i giovani. Anche al Cremlino grande soddisfazione per com’è evoluta la situazione.

Dopo i primi tentennamenti, Pashinyan ha confermato che l’Armenia resterà nell’Unione Euroasiatica, mentre le basi militari russe resteranno al loro posto almeno fino al 2042 come da accordi stipulati nel 2010. Vladimir Putin, subito dopo il voto, ha chiamato Pashinyan dichiarandosi «convinto che la sua attività alla testa del governo rafforzerà l’amicizia e la partnership tra i nostri due paesi».

Nel discorso di investitura Pashinyan ha confermato che «si batterà per mettere fine al regime oligarchico» e ha promulgato subito un decreto in cui si chiede all’Fbi di far rientrare i capitali esportati illegalmente negli Stati uniti da esponenti del governo.

I problemi che il nuovo premier dovrà affrontare sono molti. Il piccolo paese caucasico dopo il crollo dell’Urss si è inabissato in una crisi economica e sociale profonda. Il reddito medio annuo armeno non supera i 3.200 euro l’anno (in gran parte prodotto dalle rimesse e donazioni della diaspora mondiale armena) mentre petrolio e gas vengono sussidiati da Mosca.

Sul piano internazionale, oltre ai rapporti di pessimo vicinato con la Turchia che continua a negare pervicacemente il genocidio del 1915, resta aperto il contenzioso del Nagorno-Karabach in seguito al conflitto armeno-azero del 1994. Domani il nuovo premier si recherà proprio nel Nagorno-Karabach per festeggiare l’anniversario della Grande Guerra Patriottica sovietica.

«Non ci può essere soluzione di questa crisi senza il coinvolgimento della popolazione del Nagorno-Karabach», ha sostenuto ieri Pashanyan, provocando una piccata reazione azera: «Cambiano i governi ma l’Armenia non cambia la sua politica», ha dichiarato il ministero degli esteri di Baku.


Armenia: il leader dell’opposizione Nikola Pashynian è il nuovo premier (Euronews 08.05.18)

È Nikol Pashinyan dunque il nuovo primo ministro armeno. Questo potrebbe riportare la calma in un paese da settimane nel caos.

Pashinyan è un ex giornalista leader del partito Contratto Civile. Ha ottenuto 59 voti a favore e 42 contro. La maggioranza era di 53 voti. Pashinyan ha 42 anni ed era l’unico candidato al posto lasciato vacante dalle dimissioni dell’ex premier Serzh Sarkissian che aveva abbandonato l’incarico un paio di settimane fa. Quello stesso Sarkissian che era stato presidente per 10 anni. Era stato nominato primo ministro appena il 17 aprile.

L’elezione di Pashinyan è un cambiamento sostanziale soprattutto dopoché, con la riforma costituzionale del 2015 il premier nel paese che confina fra l’altro con Turchia e Iran, è diventato più importante dello stesso presidente.

Lotta alla corruzione, nuova legge elettorale ed elezioni. È il programma di massima del neo premier Nikol Pashinyan eletto questo martedì. La notizia era nell’aria da giorni ma era stata inizialmente ostacolata dal Partito Repubblicano del dimissionario Sargsyan, che però ha ceduto dopo che era stato organizzato uno sciopero generale.

Tra i leader del Congresso Nazionale Armeno, partito liberale di opposizione fondato nel 2008 dal primo presidente del paese, Levon Ter-Petrosyan. Fino a pochi anni fa era un personaggio quasi sconosciuto, ma in poco tempo è diventato il volto più visibile delle opposizioni, guidando le proteste che erano cominciate intorno alla metà di aprilecontro la decisione di Sargsyan di farsi eleggere primo ministro nonostante avesse promesso il contrario.

Pashinyan ha anche approfittato del crollo del suo rivale Sargsyan che in pochi mesi si è giocato i suoi alleati.


L’Armenia ha vinto e Nikol Pashinian è il primo ministro (Il Foglio.it 08.05.18)


«Per l’Armenia è un nuovo inizio», ci spiega il presidente Sarkissian (Eastwet.eu 08.05.18)

Oggi il parlamento ha nominato come premier il leader della protesta Pashinyan. «La via è quella del cambiamento democratico» ci dice in questa intervista il presidente della Repubblica. Che puntualizza: «Russia e Occidente non c’entrano, questa è una questione armena».

Erevan – Per l’Armenia quelle di oggi sono state ore decisive. Il Parlamento ha scelto il nuovo premier. E dopo qualche giorno di tregua concordata, il movimento per la democrazia si è presentato di nuovo in piazza a Erevan, la capitale, pronto a festeggiare la nomina del suo leader Nikol Pashinyan alla guida del Paese. O a far ripartire la protesta, in caso di colpi di scena. Ma il voto positivo è arrivato, e  in pizza dell’Indipedenza è scoppiata la festa.


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Per Pashinyan molte sono le incognite, a partire dal fatto che il suo esecutivo si reggerà con i voti del Partito repubblicano, il pilastro del regime guidato fino a pochi giorni fa da Serzh Sarksyan. È ben possibile che sarà una coalizione dalla vita breve, che avrà il compito di traghettare l’ex repubblica sovietica verso nuove elezioni, garantendone la gestione trasparente. Ma è solo un’ipotesi tra le tante. Per ora, di certo, c’è che la sua ascesa è un passo in più, per giunta formale, verso il cambiamento.

«Non possiamo tornare indietro, e non possiamo deludere le aspettative che si sono create in queste settimane. Questo deve essere un nuovo inizio», afferma Armen Sarkissian, il presidente della repubblica. Premier a metà degli anni ‘90, poi ambasciatore a Londra per vent’anni, Sarkissian è stato nominato capo dello stato dal Partito repubblicano ma nel corso delle proteste è rimasto sempre sopra le parti, mediando per assicurare il passaggio ordinato dei poteri. Ci ha ricevuto al palazzo presidenziale di Erevan.

Presidente, che direzione deve prendere il suo Paese?

La via da percorrere è quella del cambiamento democratico, perché gli armeni chiedono questo. Si sono creati grandi speranze. C’è molta energia positiva. E un’energia positiva, anche se un po’ naif, è sempre meglio di un’energia negativa, aggressiva. Ora, bisogna prendere questa forza e trasformarla in qualcosa di buono e di creativo. Se dovesse prevalere l’odio, tutte le idee di questo movimento si tramuterebbero in vendetta, e avremmo un fallimento.

Che idea si è fatto dei giovani, i grandi protagonisti in queste settimane di protesta?

Questi ragazzi e queste ragazze sono la generazione Facebook. Sono brillanti, rapidi, sanno cosa vogliono. In piazza sono stati molto creativi, ma hanno anche rispettato la legge e l’ordine. Al tempo stesso, il potere ha capito che non poteva ricorrere all’uso della forza.

Si attendeva le dimissioni dell’ex presidente, e poi premier per pochi giorni, Serzh Sarkysian?

Per un uomo che è stato ministro della difesa, ministro della sicurezza, presidente e primo ministro, farsi da parte è stato a mio avviso un gesto di valore. Così facendo ha dimostrato di essere un politico responsabile. Le sue dimissioni hanno riportato la calma e unito il Paese.

Un Paese che per lungo tempo ha guidato in modo autoritario…

Non credo che tutto ciò che è stato fatto in passato sia sbagliato e che quanto realizzeremo in futuro sarà giusto. Non credo nel bianco e nel nero, ma nella varietà di colori. Se tutto fosse stato nero, questi giovani non sarebbero cresciuti in modo così libero. No, non sono cresciuti in una dittatura.

In Armenia la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi. Per lei questa è anche una rivoluzione sociale e anti-oligarchica?

Dobbiamo essere saggi. Non si può di certo risolvere la questione delle disparità arrestando chi è ricco. E non possiamo fare di ogni erba un fascio. Normalmente, non si ritiene Bill Gates un oligarca. Ma tutti vorrebbero essere come lui, o come Steve Jobs. Noi dobbiamo creare una società dove tutti, potenzialmente, possono essere il Bill Gates o lo Steve Jobs dell’Armenia. Dobbiamo cambiare la mentalità, la cultura, i comportamenti della nostra società, aprendo le porte a una sana competizione.

Ci sono analogie con la protesta in Ucraina di cinque anni fa?

No. Questo è un Paese unito, mentre in Ucraina non era così. L’Armenia ha dimostrato che può avere un dialogo civile.

La Russia, garante storica della vostra sicurezza, può fare qualche mossa per condizionare lo scenario a Erevan?

Tralascerei il discorso sul ruolo della Russia. Anzi, a dire il vero c’è chi dice che ci sia un’influenza europea, per via del fatto che diversi di questi ragazzi si sono formati in Occidente e che alcune organizzazioni europee li stanno finanziando. L’unica cosa vera è che questa è una questione armena, e personalmente mi sto impegnando a spiegare ai miei omologhi stranieri proprio tale aspetto.


 Armenia: Pashinyan ‘fra 3-6 mesi a voto’ (Ansa 08.05.18)

(ANSA) – MOSCA, 8 MAG – In Armenia, il leader della Rivoluzione di Velluto, Nikol Pashinyan non intende rimanere a lungo premier, ma traghettare l’Armenia verso elezioni legislative anticipare, e quindi “si dimetterà tra 3-6 mesi”: lo ha detto il portavoce del nuovo premier armeno, Tigran Avinyan, citato da Rbk. “Noi – ha affermato Avinyan – stiamo formando un governo temporaneo per organizzare elezioni oneste, un governo permanente non rientra nei nostri programmi”.


http://it.euronews.com/2018/05/08/armenia-nella-citta-natale-del-nuovo-primo-ministro