Taranto, la chiesa di San Andrea degli Armeni (Iltarantino.it 02.02.19)

TARANTO – La chiesa di S. Andrea degli Armeni risale al XIV secolo ed è la sola testimonianza di architettura religiosa rinascimentale rimasta nella città di Taranto. Situata nei pressi di via Paisiello, l’edificio religioso si trova nella piccola Piazza Monteoliveto in cui vi sono importanti testimonianze storiche ed architettoniche tra cui anche la presunta casa natale di Paisiello. L’altare in pietra, decorato con rilievi a stucco, è databile tra il Seicento e il Settecento e fu realizzato dalla famiglia degli Albertini. Gli affreschi situati sull’arco trionfale e sull’altare maggiore sono poco visibili a causa del passato di questa chiesa che è stata oggetto di bombardamenti.

FACCIATA DELLA CHIESA DI S. ANDREA DEGLI ARMENI CON QUATTRO LESENE

Sull’altare si trovava certamente un’icona, databile al 1525, di cui però non vi è traccia, ad eccezione della cornice in pietra modanata. L’icona probabilmente rappresentava la Vergine e S. Andrea in basso e in alto l’Onnipotente in trono circondato dagli angeli. Sulla facciata della chiesa di S. Andrea degli Armeni si notano quattro lesine ad un solo ordine che inquadrano il portale con timpano su cui è apposta una lapide con su incisa la data di costruzione. La facciata è completata da un rosone e presenta due statue laterali raffiguranti una figura femminile e una maschile la cui interpretazione non è chiara.

CHIESA DI S. ANDREA DEGLI ARMENI A NAVATA UNICA

Il soffitto della chiesa di S. Andrea degli Armeni presenta una volta lunettata e i muri perimetrali sono realizzati ad opus incertum. Lungo la parete occidentale vi sono due aperture (oggi murate) che in passato consentivano l’accesso ai piani superiori dell’edificio e alla sacrestia. All’interno la chiesa presenta un’unica navata ed è aggregata a un corpo edilizio che in passato era la sagrestia e la canonica. Ad oggi questo edificio è una struttura alberghiera.

Vai a sito

La leggenda di San Biagio (Paviafree.it 01.02.19)

San Biagio è festeggiato il 3 febbraio è il patrono di Maratea, oltre che di ventiquattro importanti centri in Italia tra i quali Ragusa, Ostuni, Ruvo, Fiuggi.

Biagio, medico di origine armena che visse nel IV secolo, fu il vescovo della città di Sebaste, dove operò numerosi miracoli, ma durante la persecuzione di Licinio fu arrestato dal preside Agricolao e avendo rifiutato di rinnegare la fede cristiana, per punizione venne straziato con i pettini di ferro, quelli che si usano per cardare la lana, e poi decapitato.

Il corpo di san Biagio venne sepolto nella cattedrale di Sebaste, l’odierna città di Sivas, nella Turchiaorientale, che a quel tempo era una provincia romana detta Armenia Minor, capitale dell’Armenia bizantina.

Nel 732 una parte dei suoi resti mortali, in un’urna di marmo, fu imbarcata, per esser portata a Roma, ma una tempesta fermò il viaggio a Maratea, dove i fedeli accolsero l’urna e la conservarono nella Basilica di Maratea, sul monte chiamato San Biagio.

La venerazione di Maratea per il santo protettore portò alla tradizionale processione della seconda domenica di maggio, che si apre il sabato precedente la prima domenica di maggio con la processione.

Il giovedì dopo il simulacro del Santo viene portato a Maratea Inferiore, e la mattina della seconda domenica di maggio la statua, col drappo rosso, torna alla Basilica.

Una statua di San Biagio si trova anche su una delle guglie del Duomo di Milano, dove in passato il panettone natalizio non si mangiava tutto intero, ma se ne conservava una parte per la festa di San Biagio.

Roma, alla chiesa dei Santi Biagio e Carlo ai Catinari, c’è l’osso della gola di San Biagio con il quale si benedicono i fedeli, mentre ai Santi XII Apostoli c’è la reliquia di un braccio del santo Vescovo di Sebaste invocato contro le malattie della gola.

Durante la festa di San Biagio vive l’usanza di distribuire pani benedetti, modellati in modo da assumere la forma delle parti malate, a Roma è nella chiesa di San Biagio alla Pagnotta, officiata dagli Armeni, mentre in Sicilia, a Comiso, sono modellati con la forma della trachea.

Taranta Peligna, in provincia di Chieti, il culto del santo nel XIII secolo venne promosso dalla Confraternita dei lanieri e dei tessitori, che organizzava la preparazione e la distribuzione delle panicelle, piccoli pani raffiguranti le dita della mano benedicente.

In Sardegna, a Gergei, in provincia di Cagliari, per San Biagio in ogni casa viene preparato Su sessineddu, una composizione di frutta e fiori tenuti insieme dalle foglie lunghe e piatte del sessini, una pianta della famiglia delle cipacee, cui sono appesi fichi secchi, pezzetti di lardo e di salsiccia, un rosario realizzato con la pasta e cotto al forno con il pane, grappoli di profumatissimi narcisi e un cordoncino di lana ritorta di diversi colori, che sarà portato al collo per l’intero anno, come benedizione per proteggersi dalle disgrazie e dal mal di gola.

Vai al sito

La preghiera dei migranti armeni (eastwest.eu 01.02.19)

Fa riflettere e apre scenari inaspettati la notizia secondo la quale, proprio mentre una nave battente bandiera olandese della Ong Sea Watch vagava davanti alle coste siciliane in attesa di sbarcare una cinquantina di migranti (tra cui donne e bambini), in una Chiesa dell’Aja proseguiva una preghiera no stop per impedire che venisse eseguito il provvedimento di espulsione a carico della famiglia armena Tamrazyan che aveva trovato riparo nella Chiesa Bethel dell’Aja. Una norma olandese vieta infatti l’ingresso delle forze dell’ordine nei luoghi di culto mentre sono in corso funzioni religiose. Con quel misto di pragmatismo e non violenza proprio della cultura protestante di quei Paesi, per 95 giorni non si è mai interrotta la preghiera fino a quando giovedì 31 gennaio la funzione ha avuto termine perché il Governo olandese ha accettato la richiesta di asilo della famiglia Tamrazyan, padre, madre e tre figli da 8 anni nel Paese che si erano rifugiati nel tempio, su indicazione della comunità locale, per sfruttare la norma che vieta l’ingresso della polizia durante le funzioni. Per cui il culto non si è interrotto per 2.280 ore totali, all’incirca, con oltre 650 pastori e predicatori che si sono alternati dal pulpito, provenienti anche da varie nazioni. Il Governo olandese a più riprese aveva reso noto di non avere alcuna intenzione di revisionare la sentenza, ma la ribalta internazionale ha portato a una scelta differente. Il braccio di ferro fra l’esecutivo e la Chiesa riformata locale si è giocato non solo sul culto no stop, ma anche sulla legge nota come children’s pardon, sorta di amnistia concessa ai minori presenti in Olanda da più di 5 anni, applicata con estrema ritrosia dal Governo in questi anni. Un accordo fra varie forze politiche ha portato a una revisione della norma, le cui maglie ora si allargheranno.

Il tribunale aveva considerato l’Armenia un Paese sicuro in cui rimpatriare la famiglia, ma in realtà il padre, Sasun, era stato più volte minacciato di morte per il suo impegno politico. Da qui la fuga nei Paesi Bassi.

Un cambio di politica che potrebbe riguardare altri 700 bambini circa con le relative famiglie. I casi verranno tutti riesaminati con un’elevatissima probabilità di venire accolti. Grande soddisfazione è stata espressa dalla Chiesa riformata nei Paesi Bassi che è stata capace di mobilitare i cuori di migliaia di persone e ora raccoglie i frutti di questo sforzo.

Nessuna reazione invece alle dure prese di posizione del Governo italiano sulle responsabilità nella vicenda della Sea Watch, nave della Ong battente bandiera olandese. Fonti del governo dell’Aja si sono limitate a ribadire che «non è obbligata ad accogliere i migranti salvati». Il Ministero delle Migrazioni olandese aveva ricordato di «aver preso atto della richiesta dell’Italia di rilevare i migranti, fornita tramite i canali diplomatici appropriati» ma che «spetta al capitano di Sea-Watch 3 trovare un porto sicuro per sbarcare i 47 migranti a bordo». Comportamento giudicato «inqualificabile» dal vicepremier Salvini. E Di Maio: «Siamo pronti a un incidente diplomatico con l’Olanda: è tempo che rialziamo la testa e ci facciamo sentire».

Ma la preghiera no stop nella Chiesa olandese ha spostato l’attenzione sul ruolo spesso decisivo che la Chiesa di Roma ha giocato e sta giocando nella vicenda migranti. Fermo restano il duro monito di Papa Francesco a favore dell’accoglienza e ai principi umanitari del non respingimento nel caso della Diciotti furono proprio strutture della Cei a farsi carico dell’accoglienza di gran parte dei migranti soccorsi. Strutture religiose a cominciare dalla Caritas che hanno svolto silenziosamente un grande ruolo di supplenza nei confronti dello Stato. Che poi sia in corso una trattativa tutt’altro che agevole tra Chiesa e Governo suicontributi statali per l’accoglienza offerta dalle strutture religiose è un altro conto. Che però smentisce quanto affermato più volte da Salvini secondo il quale gli italiani non dovranno pagare un euro in più per i migranti.

Vai al sito


Novanta giorni di messa per aiutare una famiglia di migranti (Cisiamo.info 01.02.19)

Una messa lunga tre mesi ed ininterrotta per consentire ad una famiglia di migranti di prendere tempo ed averne a sufficienza per restare a vivere in Olanda. È accaduto nella cittadina di Bethel, vicino L’Aia, dove la messa da record si è alla fine conclusa dopo 90 giorni ininterrotti di liturgia.

La celebrazione con uno scopo ben preciso

La funzione era iniziata per l’esattezza il 26 ottobre scorso, con rito protestante. Nessuna velleità da record o stramberia liturgica particolare erano state però alla base della decisione di celebrare una funzione così lunga, ma solo motivo umanitari e un pizzico di “furbizia buona”.

Al centro della vicenda infatti si trova una famiglia armena – padre, madre e tre figli – che rischiava l’accompagnamento coatto nel loro stato di origine. I cinque avevano lasciato l’Armenia nel 2010 ma lo status di rifugiati politici, in Olanda, era la sola via a ché la loro permanenza fosse garantita. Nel corso del 2008 lo spettro del rientro forzato si era invece fatto sempre più concreto.

Altri preti in supporto alla causa

A quel punto la mobilitazione clericale e l’escamotage: oltre 650 preti provenienti anche da Germania, Paesi Bassi e Francia avevano raggiunto Bethel, tutto questo mentre la famiglia avviava le ultime pratiche urgenti per il riconoscimento dello status, ed avevano dato inizio, all’una e trenta del 26 ottobre, alla interminabile messa, con i momenti salienti della liturgia ripetuti allo stremo.

La legge in Olanda lo vieta

Ma perché una messa in Olanda può “fermare la legge”? Semplice, per ché lo dice la legge stessa. In Olanda è fatto divieto alle forze dell’ordine, fatti salvi casi limite rigidamente disciplinati, di accedere ai luoghi di culto durante le celebrazioni.

L’uovo di Colombo era dunque che, con la famiglia in predicato di espulsione in chiesa e a messa, una messa lunga una stagione intera, le pratiche per il riconoscimento dello status di rifugiati si erano potute districare. In più, l’effetto pubblicistico stesso di quella messa “in suffragio dell’umanità” aveva accelerato l’iter. La famiglia armena è salva e, con essa, il pericolo di laringite per tutti gli officianti.

agorno-Karabakh: Merkel, esecutivo armeno ha fatto progressi su risoluzione conflitto (Agenzianova 01.02.19)

Berlino, 01 feb 16:51 – (Agenzia Nova) – Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian per l’area del Nagorno-Karabakh – territorio occupato dai militari di Erevan ma riconosciuto internazionalmente sotto la sovranità di Baku – è iniziato nel 1988, quando la regione autonoma del Nagorno-Karabakh ha chiesto il trasferimento dalla Repubblica sovietica dell’Azerbaigian a quella armena. Nel 1991 a Stepanakert – autoproclamatasi capitale – è stata annunciata la costituzione della Repubblica del Nagorno-Karabakh. Nel corso del conflitto, sorto in seguito alla dichiarazione di indipendenza, l’Azerbaigian ha perso de facto il controllo della regione. Dal 1992 proseguono i negoziati per la soluzione pacifica del conflitto all’interno del Gruppo di Minsk dell’Osce. L’Azerbaigian insiste sul mantenimento della sua integrità territoriale, mentre l’Armenia protegge gli interessi della repubblica separatista. La Repubblica del Nagorno-Karabakh, in quanto non riconosciuta internazionalmente come entità statale, non fa parte dei negoziati. (Res)

Olanda: finisce il culto no-stop per la famiglia armena. Non sarà espulsa. 2.280 ore di culto e 650 predicatori (SIR 31.01.19)

Dopo più di 3 mesi, 95 giorni per la precisione, si è concluso il culto no-stop nella chiesa Bethel nella città de L’Aja, nei Paesi Bassi. Ne dà notizia in Italia l’agenzia Nev della Chiese evangeliche. La funzione ha avuto termine perché il governo olandese ha accettato la richiesta di asilo della famiglia Tamrazyan, armena, che era stata colpita da provvedimento di espulsione nonostante viva nel Paese da oltre 8 anni. Dalla notizia della richiesta di espulsione, la famiglia, padre, madre e tre figli grandi, che stanno frequentando le scuole, si era rifugiata nel tempio, su indicazione della comunità locale, per sfruttare una vecchia norma che vieta l’ingresso delle forze dell’ordine in un edificio religioso durante una funzione. Per cui il culto non si è più interrotto. 2.280 ore totali, all’incirca, con oltre 650 pastori e predicatori che si sono alternati dal pulpito, provenienti da 20 denominazioni differenti e da varie nazioni, addirittura dagli Stati Uniti è giunta una delegazione di pastori mennoniti. Il Tribunale aveva considerato l’Armenia un Paese sicuro in cui rimpatriare la famiglia, ma in realtà il padre, Sasun, era stato più volte minacciato di morte per il suo impegno politico. Da qui la fuga nei Paesi Bassi.


Finita in Olanda la “messa” durata più di tre mesi per impedire il rimpatrio di una famiglia armena (Aleteia 31.01.19)

La legge olandese impedisce alle forze dell’ordine di interrompere una cerimonia religiosa, una comunità protestante decide di pregare incessantemente dal 26 ottobre al 30 gennaio

Per impedire che una famiglia di profughi armeni venisse espulsa dall’Olanda, la chiesa protestante di Bethel, all’Aia, ha sfruttato un’antica legge olandese che impedisce alla polizia di interrompere una funzioni religiose. E ha funzionato (31mag.nl).

La costanza della preghiera

I pastori sono arrivati da diverse città e si sono alternati senza sosta, anche di notte in una vera e propria maratona di preghiera, al fine di evitare che una famiglia armena (padre, madre e tre figli) venisse rimpatriata nel proprio Paese d’origine.

Questa iniziativa è stata accolta da ben seicento cristianifra cui anche alcuni preti, che si sono offerti di darsi il turno per continuare il rito, 24 ore su 24, sino a che il governo non avesse accettato la loro richiesta (Avvenire, 20 dicembre).

La famiglia Tamrazyan: madre, padre e tre figli di 15, 19 e 21 anni, che risiedono nei Paesi Bassi dal 2010 dopo che l loro permesso di soggiorno è scaduto e, dopo il rifiuto della richiesta d’asilo, e il conseguente ordine di rimpatrio ed espulsione (anche se i ragazzi frequentano la scuola e l’università) ha chiesto asilo alla parrocchia.

A dicembre il pastore Theo Hettema, presidente del consiglio generale della Chiesa protestante a L’Aia diceva a SkyTg24

“Non so per quanto potremo continuare, ma non per questo non era giusto provarci, facciamo affidamento sull’autorità giudiziaria, pensiamo che questa famiglia meriti che le sia data una chance”. “Quando abbiamo iniziato, sapevamo che sarebbe stata una lunga celebrazione, che sarebbe durata settimane, se non mesi”, ha aggiunto (1 dicembre).

I Tamrazyan hanno vissuto segregati nella parrocchia, senza poter uscire, raccontano “Siamo contenti di tutto il sostegno che stiamo ricevendo, ma non siamo liberi”, hanno detto.

Un esito positivo

Fortunatamente le cose si sono aggiustate e dopo tre mesi, nella serata di martedì, la coalizione al governo all’Aja ha raggiunto un accordo che ha concesso il “perdono” ai tre figli, in virtù del fatto che vanno a scuola e all’università. E dunque i Tamrazyan, genitori e 3 ragazzi,  non saranno espatriati.

L’iniziativa ha permesso di strappare al governo anche la promessa di rivedere circa 700 richieste di asilo di minori che erano state rifiutate. Per la famiglia armena Tamrazyan, dopo la straordinaria testimonianza di solidarietà, ora si apre anche “una prospettiva di futuro in Olanda”, come ha fatto notare Theo Hettema, presidente del Consiglio generale della Chiesa protestante dell’Aia. “Abbiamo mantenuto la speranza per mesi e ora questa speranza si sta avverando”, ha aggiunto. Hayarpi Tamrazyan, la figlia maggiore di 21 anni, ha espresso il suo sollievo in una conferenza stampa, preceduta da una cerimonia in chiesa (AGI).

Germania-Armenia: premier Pashinyan incontra esponenti comunità armena a Colonia (Agenzianova 31.01.19)

Berlino, 31 gen 15:59 – (Agenzia Nova) – Il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, ha incontrato un gruppo di esponenti della comunità armena residente a Colonia di fronte alla cattedrale cittadina, dove si è recato nel quadro della sua visita ufficiale in Germania. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Armenpress”, aggiungendo che i presenti, durante una breve conversazione avuta con il premier, avrebbero affermato che, “nonostante la nostra lontananza dalla madrepatria, abbiamo seguito con attenzione gli ultimi sviluppi politici nel paese”. Gli esponenti della diaspora armena in Germania avrebbero poi confermato il loro sostegno al capo del governo di Erevan. (Geb)

Olanda. La preghiera non stop salva la famiglia armena. Non sarà espulsa (Avvenire 30.01.19)

Ce l’hanno fatta: la famiglia Tamrazyan, di origine armena, non sarà espulsa dall’Olanda. La preghiera non stop della comunità è stata ascoltata. È così finita la maratona religiosa della chiesa protestante di Bethel, all’Aia, per evitare il rimpatrio di una famiglia di profughi armeni, che si era vista rifiutare la richiesta di asilo, nonostante viva in Olanda da nove anni.

Nella serata di martedì la coalizione al governo all’Aja ha raggiunto un accordo che ha concesso il «perdono» ai tre figli, in virtù del fatto che vanno a scuola e all’università. E dunque i Tamrazyan, genitori e 3 ragazzi, nel Paese dal 2010, non saranno espatriati Il caso aveva commosso il mondo.

In Olanda la polizia non ha il diritto di entrare in un luogo di culto e interrompere una funzione religiosa. La famiglia, cristiana credente, ma con il permesso di soggiorno scaduto e che si era vista rifiutare la richiesta d’asilo, ha avuto l’idea di chiedere «asilo» in chiesa. La cerimonia è durata oltre tre mesi, con quasi 650 pastori e fedeli, provenienti da tutto il Paese, ma anche da Francia, Germania e Belgio, che si sono dati il cambio per proteggere i cinque armeni, organizzando una messa a oltranza.

Un momento della preghiera non stop nella chiesa di Bethel a The Hague

Un momento della preghiera non stop nella chiesa di Bethel a The Hague

Ma alla fine il governo olandese ha ceduto e ha garantito alla coppia, con i suoi tre figli, di restare nel Paese.

La famiglia Tamrazyan si era rifugiata il 26 ottobre scorso nella piccola chiesa protestante di Bethel. L’iniziativa ha permesso di strappare al governo anche la promessa di rivedere circa 700 richieste di asilo di minori che erano state rifiutate.

Per la famiglia armena Tamrazyan, dopo la straordinaria testimonianza di solidarietà, ora si apre anche «una prospettiva di futuro in Olanda», come ha fatto notare Theo Hettema, presidente del Consiglio generale della Chiesa protestante dell’Aia. «Abbiamo mantenuto la speranza per mesi e ora questa speranza si sta avverando», ha aggiunto. Hayarpi Tamrazyan, la figlia maggiore di 21 anni, ha espresso il suo sollievo in una conferenza stampa, preceduta da una cerimonia in chiesa.

Vai al sito


Repubblica 30.01.19

 


La messa è finita: la preghiera non stop salva la famiglia armena. Non sarà espulsa dall’Olanda

(TPI 31.01.19) La maratona religiosa della chiesa protestante di Bethel, all’Aia, è finita. Era stata una strategia per evitare il rimpatrio di una famiglia di profughi armeni, che si era vista rifiutare la richiesta di asilo, nonostante viva in Olanda da nove anni.

Il governo dell’Aia si  è espresso positivamente nei confronti della famiglia: i due genitori e i tre figli potranno restare, sopratutto perché i ragazzi vanno ancora a scuola e all’università.

In Olanda la polizia non ha il diritto di entrare in un luogo di culto e interrompere una funzione religiosa. È proprio così che il parroco della chiesa è riuscito ad evitare il rimpatrio.

La famiglia Tamrazyan, cristiana credente, ma con il permesso di soggiorno scaduto, si era vista rifiutare la richiesta d’asilo, e ha avuto l’idea di chiedere “asilo” in chiesa.

Giorno e notte. La cerimonia è durata oltre tre mesi, con quasi 650 pastori e fedeli, provenienti da tutto il Paese, ma anche da Francia, Germania e Belgio, che si sono dati il cambio per proteggere i cinque armeni, organizzando una messa a oltranza.

La costanza è servita: il governo olandese si è arreso e ha garantito alla coppia, con i suoi tre figli, di restare nel Paese.

Questa battaglia non è stata utile solo per il nucleo famigliare in questione: il governo dei Paesi Bassi ha promesso di rivedere altre 700 richieste di asilo di minori che erano state rifiutate finora.

IL Presidente Inguscio a Jerevan: Siglato accordo CNR-Ministero della Scienza Armeno (AISE 28.01.19)

JEREVAN\ aise\ – “Abbiamo firmato un protocollo di collaborazione operativo con la Commissione scientifica, che rappresenta il completamento del memorandum d’intesa sulla cooperazione scientifico-tecnologica firmato in occasione della visita della scorsa estate in Armenia del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella”. Così Massimo Inguscio, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che venerdì scorso a Jerevan ha siglato il Programma di Cooperazione Scientifica e Tecnologica tra Cnr e la Commissione Scientifica del Ministero dell’Istruzione e della Scienza della Repubblica di Armenia, rappresentata dal Presidente Samvel Harutyunyan.

L’accordo, ha spiegato Inguscio, “prevede l’avviamento di una serie di progetti bilaterali in svariati ambiti, dall’agricoltura di precisione al settore culturale, fino ad arrivare all’intelligenza artificiale e alla ricerca nel campo della fisica”.
Nel corso della missione in Armenia, il presidente Inguscio ha anche partecipato “ad un importante incontro sulle strategie per l’avviamento di tali progetti” al quale erano presenti il ministro Arayik Harutyunyan e l’ambasciatore italiano in Armenia, Vincenzo Del Monaco.
Nello specifico, ha riferito Inguscio, “è stata sottolineata l’intenzione di concentrare il lavoro sullo sviluppo dell’agricoltura di precisione, che rappresenta per loro un ambito molto importante, e del patrimonio culturale nazionale, soprattutto a fronte delle eccellenze armene nel campo dell’archeologia e dei testi antichi”. (aise) 

Vai al sito

Armenia 301, il nuovo progetto fotografico di Jacopo Santini.(firenzeurbanlifestyle.com 27.01.19)

Jacopo Santini è insegnante di fotografia e Co-Direttore del programma di Master in Fotografia presso la scuola internazionale SACI di Firenze.

301 (dopo Cristo) è l’anno in cui, stando alla tradizione e dopo una serie di cruente indecisioni, l’Armenia accolse il Cristianesimo, per volontà del re Tidrate III, e ne fece la religione nazionale, primo – si dice – fra i popoli. 301 è anche l’articolo del codice penale turco che sanziona – con pene detentive – ogni offesa all’“identità turca”, disposizione usata spesso e volentieri per punire varie forme di dissenso e, ovviamente, ogni menzione di ciò che da 100 anni è in Turchia negato, Metz Yegern: il grande dolore, il primo genocidio del ’900 che, tra il 1915 e il 1918 (con sanguinosi strascichi successivi), per piano e mano dei Giovani Turchi, costò la vita a circa 1.500.000 armeni all’epoca residenti nei territori del fu Impero Ottomano, soprattutto nell’attuale Anatolia orientale (o Armenia occidentale).

Il termine genocidio è un conio dello storico Polacco Rafael Lemkin, che lo creò perché nulla, nel lessico anteriore bastava a definire lo sterminio organizzato e pianificato da Ittihad ve Terakki (Unità e Progresso, partito nato in seno ai Giovani Turchi) di un’intera popolazione per la propria diversità etnica, razziale e religiosa, l’annullamento e la distruzione di ogni sua traccia culturale, artistica e architettonica da un territorio che le autorità turche volevano – e dichiarano oggi – da sempre turco.
È bene chiarire che il genocidio, con un successo reso possibile dal disinteresse delle nazioni belligeranti, dall’attiva collaborazione di quelle alleate (la Germania) e da inconfessabili ma noti calcoli strategici, è continuato ben oltre i termini della Prima guerra mondiale e, in mancanza di residue vittime umane, ha eletto a proprio bersaglio la memoria. Ha potuto contare sull’ipocrita complicità di un buon numero di nazioni che, ad oggi non lo hanno riconosciuto come tale, nonostante il concorde avviso della comunità scientifica internazionale circa la copiosità, l’univocità e l’inconfutabilità delle prove.

Vai al sito

Trionfo in Armenia per la pianista Rita Cucè (Ligurianotizie 27.01.191)

Ancora un trionfo all’estero (ieri sera ad Yerevan, in Armenia) per la pianista albenganese Rita Cucè, che ha riscosso un grande successo nel concerto tenuto nella prestigiosa Komitas Chambers Hall della capitale armena, accompagnata dalla famosa Orchestra Nazionale Armena.

L’evento è stato organizzato dall’ Ambasciata d’ Italia di Yerevan, in collaborazione con il Ministero della Cultura della Repubblica di Armenia, il locale Comitato della Camera Nazionale Musicale dell’ Armenia e la National Chamber Orchestra dell’ Armenia. Il direttore artistico della Komitas Chambers Hall è il famoso pianista e direttore d’ Orchesta Vahan Mardirossian, mentre a dirigere il concerto è stato invece un altro noto direttore d’ Orchestra armeno Harutyun Arzumanyan.

Nota agli appassionati come grande interprete mozartiana la Cucè non si è smentita presentando un bellissimo ed applauditissimo programma imperniato sul concerto N. 12 in La Maggiore di Mozart, sulla Sinfonia G. Dur di Vivaldi, seguita dalle Antiche Arie e Danze N.3 di Respighi e dalla Sonata per Archi numero 6.

“E’ stata una grande gioia- dice la Cucè- tenere stasera questo importante concerto alla Komitas Chamber Hall di Yeravan con la National Chamber Orchestra of Armenia, alla presenza di Sua Eccellenza Vincenzo Del Monaco, Ambasciatore Italiano in Armenia. Ho avuto l’onore di suonare con un’ Orchestra meravigliosa, diretta magistralmente dal suo Direttore Harutyun Arzumanyan. E’ stato davvero un privilegio e l’ occasione ideale per festeggiare il compleanno del mio amato Mozart”.

Nata ad Albenga, Rita Cucè ha studiato al Conservatorio “Cherubini” di Firenze conseguendo la maturità artistica musicale quinquennale con il Maestro Alessandro Specchi e si è diplomata con il massimo dei voti presso il Conservatorio “Verdi” di Ravenna sotto la guida del Maestro Norberto Capelli.

Ha vinto numerosi premi e concorsi nazionali ed internazionali, come quelli di Pisa, Albenga, Camaiore ed Osimo.Ha suonato, fra le altre, con l’ Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari, l’ Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, l’Orchestra Sinfonica di Arezzo, con la State Philarmonic di Plodvid, la State Symphony Orchestra di Shoumen, l’Orchestra del Conservatorio “A. Boito” di Parma, l’Orchestra Sinfonica di Grosseto, con la Gams Ensemble di Firenze, con l’Orchestra di Stato Rumena “Dinu Lipatti” di Satu Mare e della Rai di Torino.

Al suo attivo ci sono numerosi concerti televisivi e radiofonici in Italia (Rai e Mediaset) ed all’ estero in veste di solista in Russia, Bulgaria, Spagna ed ora anche in Armenia.

Ha realizzato importanti Tournèe in Russia ed Afghanistan ed è il Direttore Artistico e Musicale (da novembre del 1999) dell’ Associazione Culturando 2000, con sede in Arezzo. Dal 2001 è anche la Consulente Tecnico Musicale del Comune di Alassio.
CLAUDIO ALMANZI

Vai al sito