«Il genocidio degli Armeni, una storia lunga un secolo» (Vallesabbianews.it 09.10.18)
Molto è stato scritto sulla tragedia che ha decimato gli Armeni dell’Impero Ottomano tra il 1915 e il 1916, ma diversi aspetti rimangono tutt’ora in ombra.
Erevan, 09 ott 12:16 – (Agenzia Nova) – Il ministro degli Esteri armeno, Zohrab Mnatsakanyan, ha incontrato oggi ad Erevan il sottosegretario agli Esteri dell’ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom), Viktor Dimovski, che si trova attualmente nella capitale armena in occasione della 35ma conferenza ministeriale dell’Organizzazione internazionale della Francofonia. Stando a quanto riportato dalla stampa locale, le due parti hanno espresso il loro interesse a rafforzare la cooperazione tra Erevan e Skopje in una serie di ambiti d’interesse reciproco, e discusso l’agenda della conferenza ministeriale e i prossimi eventi che avranno luogo nel quadro del vertice internazionale della Francofonia, definita come “una piattaforma per lo sviluppo dei rapporti a livello bilaterale e multilaterale”. Il capo della diplomazia armeno ha poi aggiornato Dimovski sugli ultimi sviluppi di politica interna nel paese caucasico, e il programma di riforme che il governo ha in mente di avviare nel prossimo futuro. (Res)
© Agenzia Nova – Riproduzione riservata
Alain Berset a vertice francofonia in Armenia (Swissinfo.ch 05.10.18)
Il presidente della Confederazione Alain Berset parteciperà, l’11 e il 12 ottobre, al XVII vertice della francofonia nella capitale armena Erevan.
L’incontro di capi di Stato e di governo è il principale organo dell’Organizzazione internazionale della francofonia (OIF). A margine del vertice, Berset avrà una serie di colloqui bilaterali, si legge in un comunicato odierno del Dipartimento federale dell’Interno (DFI).
Il motto dell’evento è “Vivere insieme nella solidarietà, nella condivisione dei valori umanistici e nel rispetto della diversità: fonte di pace e prosperità per lo spazio linguistico francofono”.
All’ordine del giorno anche una risoluzione presentata dalla Svizzera sulla partecipazione culturale. Nel testo si trovano raccomandazioni su come gli Stati possano garantire l’accesso alla cultura al maggior numero di persone possibile. Altri temi importanti saranno la solidarietà fra i popoli e le culture nell’area francofona e la parità tra uomo e donna.
La Svizzera fa parte dell’OIF dal 1996. Quest’anno il padiglione elvetico mostra in che modo e dove la Confederazione si impegna in favore della parità di genere all’interno della francofonia.
Parigi, 6 ott. (askanews) – Le esequie di Charles Aznavour, morto lunedì a 94 anni, sono state celebrate alla cattedrale armena Saint Jean Baptiste di Parigi, all’indomani della pubblica celebrazione officiata dal presidente francese Emmanuel Macron.
L’ultimo omaggio al grande cantante di origine armena è stato seguito da moltissimi parigini e da una folta rappresentanza della comunità armena: presente anche il primo ministro del paese, Nikol Pachinian: “E’ un giorno di lutto in Armenia e per tutti gli armeni”, ha detto.
“Ogni volta che cantava al palazzo dei Congressi prendevo i biglietti per dieci serate di seguito per non perdere nulla. E sua figlia gentilmente mi vedeva e mi diceva “sei qui anche stasera?” “Eh sì, sono qui perché ho scelto fra lo psichiatra e tuo padre e credo che tuo padre mi faccia molto bene” dice una signora.
E una delle giovani organizzatrici: “Ho lavorato all’organizzazione anche a titolo personale, perché era diciamo il rappresentante degli armeni, e io sono di origine armena; ci sosteniamo”.
“In Francia i poeti non muoiono mai”: omaggio nazionale a Parigi a Charles Aznavour, lo chansonnier francese figlio della diaspora armena scomparso lunedì all’età di 94 anni. “In Francia i poeti non muoiono mai”, ha detto il presidente Emmanuel Macron, nell’elogio funebre pronunciato dinanzi alle circa 2.000 persone giunte a salutare per un’ultima volta il grande della musica francese noto ai quattro angoli del pianeta.
“Charles Aznavour è diventato naturalmente, unanimemente, uno dei volti della Francia”, ha detto il presidente, spiegando che “francesi si diventa anche attraverso la lingua. Grazie ad essa che Aznavour è diventato così francese e anche, come diceva, parigino”. Per “milioni di persone – ha continuato il capo dell’Eliseo – le sue canzoni furono un balsamo, un rimedio, un conforto”.
Alla cerimonia, nel cortile dell’Hotel des Invalides – il complesso militare tra i luoghi più prestigiosi e simbolici del Paese, a ridosso dell’immensa cupola napoleonica scintillante sotto al sole parigino – erano presenti, tra gli altri, il presidente armeno Nikl Pachinian, nonché i famigliari di Aznavour, a cominciare dalla moglie Ulla, con cui ha vissuto per mezzo secolo, i figli e altri membri della famiglia inizialmente opposti a una celebrazione pubblica.
Presenti anche ex presidenti come Francois Hollande e Nicolas Sarkozy, accompagnato dalla moglie Carla Bruni-Sarkozy, la leader del Rassemblement National (Ex Front National) Marine Le Pen, artisti come Jean-Paul Belmondo, Dany Boon, Eddy Mitchell, Mireille Mathieu, Grand Corps Malade, Enrico Macias.
La cerimonia aperta al pubblico nei limiti dello spazio disponibile è cominciata alle dieci del mattino, trasmessa in diretta su due maxi-schermi, uno all’esterno degli Invalides, per chi non fosse riuscito ad entrare ed un altro a migliaia di chilometri, Erevan, Armenia, dove Aznavour era amatissimo e popolarissimo. Domani i funerali in forma strettamente privata a Montfort-l’Amaury, piccolo comune ad ovest di Parigi. Cantante, paroliere, compositore (e anche attore), Aznavour riposerà nella tomba di famiglia, al fianco dei genitori e del figlio Patrick, scomparso ad appena 25 anni.
Al termine del discorso di Macron, è stato osservato un minuto di silenzio seguito dalla Marsigliese. Il feretro di Aznavour è stato portato via dal cortile d’onore dietro alle note di ‘Emmenez-moi’, ‘Portatemi via’, una dei suoi brani più celebri, cantato in coro dalle 2.000 persone presenti, in un momento di grande emozione e solennità.
Non pensavo che la notizia della morte di Charles Aznavour, il cantate/attore/attivista francese di origine armena, potesse colpirmi così tanto. Cerco di spiegarmene il perché, e di perché ne trovo più d’uno. Per cominciare sono figlio di immigrati italiani in Francia e ho vissuto spesso a Parigi e nella sua banlieue. I grandi nomi della cultura e dello spettacolo (e anche della politica!) erano e sono molto spesso quelli di figli di immigrati stranieri. Per esempio, pensando solo al mondo della canzone e dello spettacolo e certamente dimenticandone molti: Luis Mariano (Spagna); Rina Ketty (anni trenta, Italia); Yves Montand (Italia); Serge Reggiani (Italia); Lino Ventura (solo attore, Italia); Henri Salvador (Antille); Salvatore Adamo (Belgio-Italia); Dalida (Egitto-Italia), eccetera. Eccetera. Eccetera. Eccetera. Aznavour era di origine armena, e non se ne è mai dimenticato, come non se ne sono mai dimenticati gli altri artisti citati e tantissimi francesi di varie arti e mestieri, da Marie Curie a… Sarkozy, mai vergognandosene o nascondendolo. Se sono stati amati così tanto era anche perché la forza di assimilazione della cultura francese permetteva e rispettava la loro «doppia natura», e perché quella cultura ha sempre saputo di dovere tantissimo alla sua apertura «geografica» ed etnica. Aznavour rivendicava la sua origine e si comportava di conseguenza: in rapporto alla storia passata del suo popolo (e al genocidio degli armeni che provocò agli inizi dello scorso secolo la loro diaspora e ha molto ancora a che fare con i loro odierni tormenti); e si è fatto, suscitando l’ammirazione dei francesi, portavoce della storia armena a livello internazionale, anche politico. Aznavour è stato anche un grande cantautore, ma da ex critico di cinema mi piace ricordarlo come ottimo attore in tanti film e in particolare in: La fossa dei disperati di Franju, straziante storia di due giovani evasi da un manicomio; Tirate sul pianista, di Truffaut, da un disperato e bellissimo noir di David Goodis; I fantasmi del cappellaio di Chabrol, da uno dei più bei romanzi di Simenon. E infine in Ararat di Atom Egoyan, un regista canadese-armeno, un film in cui Aznavour era un regista d’origine armena che deve girare un film sul massacro degli armeni… Aznavour ha fatto anche tanta tv, nessun francese poteva dire di non conoscerlo, e di non dovergli qualcosa. Accadrà mai in Italia qualcosa di simile? Dicevano vecchi maestri: la differenza è che i francesi hanno fatto la rivoluzione borghese e noi no.
Parigi: omaggio nazionale ad Aznavour ‘un poeta non muore mai’ (TG LA7)
Omaggio solenne e commovente insieme oggi a Parigi a Charles Aznavour, grande chansonnier ma anche attore, morto lunedì scorso a 94 anni. Centinaia di partecipanti tra personalità e gente comune erano presenti nel cortile des Invalides, luogo simbolo della Francia, dove è stata posta la bara avvolta dal tricolore francese, e dove la figlia Katia ha cantato ed eseguito alcune delle sue canzoni più amate. “Aznavour è stato un tesoro per la Francia ma anche per la causa armena” ha ricordato qualcuno con un cartello tra il pubblico. Ai funerali erano presenti oltre alle alte personalità dello Stato, che il presidente e il primo ministro armeno per ricordare le origini di Aznavour, e le sue battaglie per far conoscere la causa armena e le persecuzioni turche nei confronti degli armeni, fatto che ha spinto i genitori di Aznavour ad emigrare in Francia.
“Charles Aznavour ha reso la nostra vita più dolce, le sue canzoni erano un balsamo, una cura, un conforto. ha detto Macron nel suo discorso. “In Francia, i poeti non muoiono mai”, ha concluso. Al termine dell’intervento la bara è stata via sulle note della canzone “Portami via”.
di Roberto Zadik
Dopo la sua morte escono interessanti rivelazioni sul leggendario cantautore francese di origine armena Charles Aznavour. A questo proposito il sito Times of Israel ha recentemente pubblicato un interessante approfondimento non solo sul suo stretto rapporto col mondo ebraico, la sua famiglia salvò diversi ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, ma anche con Israele. La notizia era uscita nel 2016, quando il cantautore aveva raccontato a un ricercatore israeliano l’impegno dei suoi genitori armeni, nel salvare alcuni ebrei durante la Shoah.
Sempre dinamico, vitale e fantasioso fino al’ultimo, poliglotta e viaggiatore instancabile, a quanto pare questo gigante della canzone francese avrebbe dovuto esibirsi a luglio a Tel Aviv, dopo una serie di concerti di grande successo che aveva tenuto nella metropoli israeliana che era meta preferenziale nella sua scaletta concerti sempre molto attiva malgrado l’età.
E con Israele a quanto pare egli ebbe un rapporto molto stretto. Lo scorso 26 ottobre era stato invitato nientemeno che dal Presidente Rivlin nella sua Residenza per ricevere il Premio Raoul Wallenberg, dal nome del celebre diplomatico svedese che salvò migliaia di ebrei. Durante l’incontro i due parlarono lungamente di musica e della passione del Capo dello Stato ebraico per la sua musica e capolavori come “La Boheme”. Consegnandogli il prestigioso riconoscimento, Rivlin ha detto “la sua famiglia nascose gli ebrei perseguitati mentre Charles e sua sorella Aida li salvarono”.
Ringraziando sentitamente il presidente, Aznavour ha ricordato le proprie origini armene specificando nel suo discorso “noi e gli ebrei abbiamo tanti punti in comune. Nella musica, nelle arti, nei momenti felici e nelle difficoltà e nell’essere diventati gente importante nei Paesi che ci hanno accolto”.
Nato da origini armene a Parigi nel 1924 lui e la sua famiglia hanno nascosto e protetto diversi ebrei e partigiani rivelando altruismo e coraggio straordinari. Il Times of Israel nel suo omaggio ripercorre anche le tappe principali della carriera di questo cantautore. Uno degli artisti più famosi e apprezzati nel mondo assieme a Gilbert Becaud, Georges Brassens o Edith Piaf con cui esordì aprendo un suo concerto quando anche lei era agli esordi, per poi lanciarsi nella lunga e gloriosa carriera solistica dal 1956 con classici come “Sur Ma vie” (Sulla mia vita) e raggiungendo la fama grazie a film come “Tirate sul pianista” del grande Truffaut del 1960 e del quale era il protagonista. Una vera star salutata da varie celebrità alla sua morte come dal Primo Ministro Francese Valls che ha detto “nato da genitori armeni è stato uno dei più grandi esempi di brillantezza francese”.