Osce: presidente di turno Kurz, conclusione negoziati di pace Nagorno-Karabakh è questione prioritaria (Agenzia Nove 20.01.17)

Osce: presidente di turno Kurz, conclusione negoziati di pace Nagorno-Karabakh è questione prioritaria

Erevan, 20 gen 16:09 – (Agenzia Nova) – L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) non ha alcuna intenzione di ridurre i suoi sforzi per raggiungere una soluzione pacifica al conflitto che sta avendo luogo nella regione di Nagorno-Karabakh, contesa fra Armenia e Azerbaigian. Lo ha dichiarato oggi il presidente di turno dell’organizzazione, il ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz, in un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa armena “Mediamax”. “Nonostante il nostro impegno nel tentare di risolvere questa situazione, bisogna ammettere che il 2016 ha visto il conflitto aggravarsi: i combattimenti continuano e aumentano le difficoltà per la popolazione locale. L’Austria, alla quale è stata affidata la presidenza dell’Osce nel 2017, chiede ufficialmente alle parti in causa di schierarsi dalla parte del dialogo e della diplomazia”, ha affermato Kurz, sottolineando l’importanza, per tutti i paesi coinvolti, dell’avvio di un processo di pacificazione nella zona. “Come presidente di turno, ho intenzione di recarmi in visita in Armenia e in Azerbaigian nei prossimi mesi, e spero che il mio viaggio possa contribuire ad accelerare i negoziati di pace”, ha concluso il ministro austriaco.

Il gruppo di Minsk dell’Osce ha riferito in una nota che le violazioni del cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh sono in contrasto con gli impegni riconosciuti dai governi dei due paesi. In seguito alla recente escalation della tensione dopo i fatti del 29 dicembre scorso, quando Erevan e Baku si sono reciprocamente accusate di avere compiuto una violazione territoriale, i copresidenti sollecitano i leader di Armenia e Azerbaigian a rispettare rigorosamente gli accordi raggiunti durante il summit di Vienna e San Pietroburgo nel 2016, compresi gli obblighi di finalizzare nel più breve tempo possibile, un meccanismo investigativo diretto dall’Osce. I copresidenti, inoltre, hanno sollecitato la restituzione, senza indugio, delle vittime degli ultimi scontri, in accordo con le intese raggiunte durante il vertice di Astrakhan del 2010, tenuto conto della natura esclusivamente umanitaria di questa problematica. “Lanciamo un appello alle parti perché cessino le accuse reciproche e adottino tutte le misure necessarie per stabilizzare la situazione sul terreno”, conclude la nota in cui i copresidenti estendono le loro condoglianze alle famiglie dei militari caduti e a tutti i cittadini armeni e azeri.

I copresidenti del Gruppo di Minsk dell’Osce stanno inoltre tenendo delle consultazioni per individuare il momento più opportuno per visitare la linea di contatto nel Nagorno-Karabakh, secondo quanto dichiarato nei giorni scorsi dall’ambasciatore Richard Hoagland, che dal primo gennaio detiene per conto degli Stati Uniti la copresidenza del gruppo ad interim. “Io e i miei colleghi della copresidenza ci stiamo consultando attentamente per trovare il momento più opportuno per la nostra prossima visita nella regione”, ha detto Hoagland all’agenzia di stampa azera “Apa”. La situazione lungo la linea di contatto nella zona di conflitto del Nagorno-Karabakh è peggiorata drammaticamente durante la notte del 2 aprile, quando sono iniziati dei duri scontri. Le parti in conflitto hanno lanciato delle reciproche accuse di violazione della tregua.

In particolare il ministero della Difesa azero aveva denunciato bombardamenti attuati dalle Forze armate dell’Armenia, mentre il ministero della Difesa di Erevan aveva riferito di “azioni offensive” dal lato azero. L’aggravarsi della situazione ha subito una battuta d’arresto con il cessate il fuoco del 5 aprile. Tuttavia, periodicamente emergono reciproche accuse di attacchi. Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian per l’area contesa è iniziato nel febbraio 1988, quando la regione autonoma del Nagorno-Karabakh ha dichiarato la propria indipendenza dalla Repubblica sovietica dell’Azerbaigian. Nel settembre 1991, a Stepanakert – autoproclamata capitale – è stata annunciata la costituzione della Repubblica del Nagorno-Karabakh.

Nel corso del conflitto sorto in seguito alla dichiarazione unilaterale di indipendenza, l’Azerbaigian ha perso de facto il controllo della regione: Stepanakert, infatti, conta poco più di 50 mila abitanti, tutti di origine armena, dato che quelli di origine azera sono stati costretti a lasciare la città in seguito al conflitto. Dal 1992 proseguono i negoziati per la soluzione pacifica del conflitto all’interno del Gruppo di Minsk, formato che opera sotto l’egida dell’Osce. L’Azerbaigian insiste sul mantenimento della sua integrità territoriale, mentre l’Armenia protegge gli interessi della repubblica separatista, dal momento che la Repubblica del Nagorno-Karabakh, in quanto non riconosciuta come entità statale, non fa parte dei negoziati.

Lo scorso 20 giugno la Russia ha tentato di assumere un ruolo di mediazione diretta nel conflitto fra Armenia e Azerbaigian relativo alla regione contesa del Nagorno-Karabakh: il presidente Vladimir Putin ha accolto, infatti, a San Pietroburgo gli omologhi armeno e azero, rispettivamente Serzh Sargsjan e Ilham Alyev. In questa occasione, i tre capi di stato hanno concordato sulla necessità di dare nuovo impeto al processo di pace nel Nagorno-Karabakh. I presidenti dei tre paesi hanno concordato su una dichiarazione trilaterale che esprime l’impegno nel cercare progressi concreti per la pacificazione politica. L’iniziativa russa esula dal formato regolare dei negoziati, gestiti dal Gruppo di Minsk, che si era riunito l’ultima volta lo scorso 16 maggio.

La tragedia del popolo armeno spiegata agli studenti del Tosi (Varesenews 18.01.17)

Non ci sarà Antonia Arslan all’incontro con gli studenti del Liceo Arturo Tosi di Busto Arsizio in programma per il prossimo 20 gennaio dalle ore 10.00 alle 13.00, presso il Teatro Sociale di Busto Arsizio.

A spiegare ai ragazzi la situazione del popolo armeno sarà il Console Onorario della Repubblica di Armenia in Italia, Pietro Kuciukian, medico chirurgo, figlio di un sopravvissuto al genocidio del1915, fondatore del Comitato internazionale dei Giusti per gli armeni. La memoria è il futuro (Yerevan,1996) e cofondatore, insieme a Gabriele Nissim, di Gariwo, la foresta dei Giusti (Milano, 2001), (http://www.balcanicaucaso.org/aree/Armenia/Pietro-Kuciukian-i-giusti-tra-gli-ottomani-160727).

Le opere della scrittrice, che ha inviato uno scritto per l’occasione, con la storia del popolo armeno, saranno in ogni caso al centro dell’evento, così come il tema del dialogo interreligioso, tanto caro a Pietro Kuciukian, insignito con l’Ambrogino d’oro per la sua attività di ricerca dei “Giusti per gli armeni” (2003).

Il Console onorario ha pubblicato numerosi libri sugli armeni tra i quali si ricorda Voci nel deserto. Giusti e testimoni per gli Armeni, premiato con il premio S. Vidal (dialogo tra i popoli  le religioni).

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Osa ricordare il genocidio: deputato armeno sospeso dal parlamento turco (Globalist.it 17.01.16)

Nemmeno in Parlamento si può esprimere il proprio pensiero: Garo Paylan, membro armeno del Parlamento turco, è stato sospeso dalle autorità per avert ricordato il “genocidio contro le minoranze” durante un suo intervento mentre si discutevano gli emendamenti sul progetto di riforma costituzionale.
Paylan, che è deputato eletto nel partito filo-curdo Hdp aveva detto: “C’è stato un periodo di 10 anni di caos tra il 1913-1923 durante il quale abbiamo perso quattro popoli: armeni, greci, assiri ed ebrei. Essi furono deportati tra massacri e genocidi. Una volta eravamo il ​​40% della popolazione, ora siamo uno su mille. Senza dubbio, qualcosa di terribile è successo. Io lo chiamo genocidio, ma si può chiamare come vogliamo. Diamogli un nome condiviso e andiamo avanti. Il popolo armeno sa cosa è successo. Io so cosa è successo ai miei antenati, a mio nonno”.
Un discorso fatto per chiedere una costituzione pluralista. Ma durante il suo discorso, Paylan è contestato dai parlamentari del partito di governo Akp e dagli ultranazionalisti di Mhp.
Così Garo Paylan è stato sospeso dal parlamento e non potrà  partecipare a tre sessioni plenarie. Salvo il rischio di finire sotto processo in un paese che ha abolito l’immunità parlamentare e dove i deputati non sono liberi di poter esprimere fino in fondo le loro opinioni in Parlamento.

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ASIA/TURCHIA – Deputato cita il Genocidio armeno nel Parlamento turco: sospeso per 3 sessioni

Ankara (Agenzia Fides) – Il deputato armeno del Parlamento turco Garo Paylan, rappresentante del Partito Democratico dei Popoli (HDP, partito d’opposizione che unisce forze filo-curde e forze di sinistra) lo scorso 13 gennaio è stato sospeso per tre sessioni parlamentari dopo fatto riferimento al Genocidio armeno, nel corso del dibattito in aula sul tema della nuova Costituzione turca.
In un suo intervento, secondo quanto ripostato anche dall’Agenzia d’informazione nazionale Anadolu – il deputato ha citato il periodo in cui, a partire dal 1913, armeni, assiri, greci e ebrei presenti nella Penisola anatolica sono stati “esiliati da queste terre o sottoposti a violenze, fino a subire grandi massacri e il genocidio”. Il popolo armeno – ha sottolineato Paylan “sa molto bene quello che è accaduto…. io lo chiamo genocidio, qualunque sia il modo in cui lo definite voi”.
Il discorso di Paylan ha causato le risentite reazioni dei deputati dell’AKP, il Partito di governo, che hanno chiesto e ottenuto la misura disciplinare adottata contro il deputato armeno. (GV) (Agenzia Fides

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Turchia, deputato sospeso per aver menzionato “genocidio” armeni (Askanews 14.01.17)

Istanbul 14 gen. (askanews) – Garo Paylan, deputato filocurdo del Parlamento turco, è stato sospeso per tre sedute per aver fatto allusione al “genocidio” degli armeni durante un dibattito: è quanto pubblica la stampa turca.

Il deputato dell’Hdp ha sottolineato come quattro comunità siano state “scacciate da queste terre con dei massacri su vasta scala e dei genocidi”, riferendosi ad armeni, assiri, greci ed ebrei, secondo quanto riferito dall’agenzia di Stato, Anadolu.


Turchia, parla di ‘genocidio armeno’: sospeso da Parlamento deputato Hdp (La Presse 14.01.17)

Un deputato turco-armeno appartenente al partito turco di opposizione filocurdo Hdp, Garo Paylan , è stato sospeso per tre sedute dal Parlamento della Turchia per avere definito in aula “genocidio armeno” il massacro avvenuto sotto l’impero ottomano. Secondo quanto riferisce il quotidiano turco Hürriyet, Paylan ha fatto riferimento al genocidio durante il dibattito sulla riforma costituzionale che il partito al governo, l’Akp del presidente Recep Tayyp Erdogan, intende adottare. Nel suo intervento, il deputato ha ricordato che gli armeni un tempo costituivano il 40% della popolazione, mentre adesso sono appena l’uno per mille.

“Ovviamente qualcosa ci è successo e lo definisco un genocidio. Il popolo armeno sa molto bene che cosa gli è successo. Io so molto bene quello che è successo ai miei nonni”, ha detto Paylan. A chiedere l’espulsione del parlamentare è stato l’Akp, che lo ha accusato di “insultare la nazione turca”. Secondo gli armeni e la maggioranza degli storici internazionali, sono fra un milione e un  milione e mezzo gli armeni uccisi durante la Prima guerra mondiale dalle truppe ottomane. La Repubblica di Turchia, che è succeduta all’impero ottomano, si rifiuta di definire ‘genocidio’ l’accaduto e accusa molti armeni di essersi uniti ai russi nella guerra.

CULTURA: L’Armenia di Antonia Arslan, dopo il successo della Masseria delle allodole (East Journal 14.01.17)

La voce di Antonia Arslan è prima di tutto quella di una scrittrice, non di uno storico, un accademico – per quanto insegni letteratura italiana presso l’università di Padova – o un attivista. È una scrittrice – principalmente nota per La masseria delle allodole (ed. Rizzoli, 2004) – che si definisce “100% italiana e 100% armena” e che sente su di sé il dovere della memoria, della testimonianza verso la storia della propria famiglia e del proprio popolo.

Lo stesso senso del dovere che dovettero sentire le due donne, fortunate superstiti del genocidio, che nel 1915 portarono in salvo l’importantissimo “Libro – o Omiliario – di Mush”, reperto medievale (datato 1202), eletto a tesoro della cultura armena. La storia del recupero dell’imponente testo – alto un metro e pesante quasi 30 kg – è stata, non a caso, soggetto per l’omonimo libro della Arslan (Il libro di Mush, ed. Skira, 2012).

Il manoscritto miniaturato è una raccolta di omelie commissionata da un ricco mercante al monastero di Avakvank, che andò prima rubato durante l’invasione mongola e poi riacquistato a caro prezzo dai monaci del Monastero della valle di Mush. Nel 1915 l’armata turca, reduce della sconfitta nel Caucaso contro i russi, sfogò la rabbia sui villaggi armeni della valle, dando alle fiamme anche il monastero. Si salvarono due donne che, ritrovando intatto il “libro di Mush”, decisero di portarlo con sé – dividendolo in due per l’imponente peso – oltre i monti del Caucaso: oggi è conservato a Yerevan.

L’idea, la stessa di Antonia Arslan, era quella di “salvare almeno la cultura armena”. Ma non solo quella armena. Infatti, accanto agli armeni nei libri della scrittrice compaiono sempre personaggi greci, verso i quali si sente ugualmente debitrice: “si parla sempre di genocidio degli armeni, ma ci si dimentica che assieme ad essi vennero eliminati anche gli assiri (o siriaci) e i greci del Ponto (sul Mar Nero) e che invece il milione di greci che viveva sulle sponde dell’Egeo venne costretto ad andarsene in Grecia, dove non venne affatto accolto con ospitalità”.

L’ultimo libro di Antonia Arslan, Lettera a una ragazza in Turchia (ed. Rizzoli, 2016), come i precendenti, raccoglie le voci e le storie che l’autrice sentì in infanzia, soprattutto quella del nonno paterno, e vari documenti cercati e collezionati; eppure, è forse il libro che più degli altri si vuole ricollegare al presente. La cornice “epistolare” all’interno della quale si inseriscono i racconti suggerisce un interesse al dialogo con la Turchia di oggi. “L’orizzonte per il singolo in Turchia si sta rapidamente oscurando” afferma la Arslan con preoccupazione.

La scelta di scrivere fittiziamente ad una “ragazza in Turchia”, piuttosto che ad una “ragazza turca”, va in questa direzione. “La Turchia di Erdogan si sta orientando sempre più verso un’ideologia nazionalista e monoetnica, mentre la realtà è che la gente che vive oggi in Turchia, come in qualsiasi altra parte del mondo, è il più lontano possibile dall’appartenere ad una sola etnia”.

Non è solo il nazionalismo a preoccupare la scrittrice, ma anche la deriva autoritaria del governo: si parla, infatti, ormai di presidenzialismo (ne abbiamo parlato qui); inoltre, quest’anno la terza forza in parlamento è stata privata dell’immunità parlamentare. Anche sul golpe di luglio la Arslan ha qualche riserva: “non può essere stato un tentativo sovversivo reale, poiché il giorno successivo erano già pronte le liste delle persone da incarcerare”.

Non dimentica anche la questione femminile sull’uso del velo in università: “ora è stato revocato il divieto di portare il velo in università, ma da qui all’introduzione dell’obbligo di portarlo il passo è breve”. Ricorda infine il destino del suo best seller La masseria delle allodole in Turchia: “il libro è stato tradotto in 22 lingue, 23 se si considera quella turca, che è stata stampata, ma a cui non è mai stato dato il permesso di circolare sul mercato; l’editore è ora in esilio in Svezia e la sua fabbrica è stata ripetutamente oggetto di devastazioni da parte di individui non bene identificati”.

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La scrittrice armena Arslan incontra i liceali del Tosi (Varesenews.it 13.01.17)

Venerdì 20 gennaio, presso il Teatro Sociale di Busto Arsizio dalle 10.00 alle 13.00 gli studenti del Liceo Scientifico Arturo Tosi di Busto Arsizio, con i loro insegnanti, incontreranno la studiosa e scrittrice di origine armena Antonia Arslan.

Ad aprire l’incontro sarà  Mirella Giuggioli, docente di letteratura e lingua italiana e latina presso il Liceo Tosi, ideatrice ed organizzatrice dell’evento; a raccontare la tragica storia del popolo armeno sarà Antonia Arslan: la scrittrice entrerà nel dettaglio delle origini, delle tradizioni e delle specificità del popolo armeno, soffermandosi anche e soprattutto sulla difficile convivenza, nel corso dei secoli, con popoli ed etnie confinanti a causa dei diversi rivolgimenti dello scenario geo-politico internazionale e locale.

Interverranno, inoltre, Stefania Battistini e Simone Zoppellaro, giornalisti esperti e sensibili osservatori della contemporaneità, con esperienza diretta nei territori dell’Armenia attuale, per focalizzare l’attenzione sulle altrettanto gravi problematiche attuali di convivenza tra popoli armeni, curdi, ecc. e Stati confinanti, in particolare la Turchia, con collegamenti inevitabili al discorso della minaccia terroristica.

Al termine dell’incontro è previsto uno spazio per domande e chiarimenti.

L’incontro, nei limiti del possibile, è aperto alla cittadinanza.

Un ringraziamento speciale va al Comune di Busto Arsizio per aver messo a disposizione l’ampio e confortevole spazio pubblico del Teatro Sociale

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Turchia costruirà un muro lungo confine con Iran e Armenia (Siciliainformazioni.it 12.01.17)

Le autorità turche cominceranno a breve a costruire un muro lungo i confini orientali con l’Iran, l’Armenia e la Georgia. E’ quanto riporta il quotidiano filo-governativo ‘Star’, che cita fonti anonime della sicurezza. Il progetto, che ha finalità di sicurezza e sarà realizzato dall’Ente per lo sviluppo abitativo (Toki), dovrebbe partire non appena sarà completato il muro in costruzione lungo il confine con la Siria. “I lavori di costruzione sul confine siriano – ha spiegato la fonte – vanno avanti a piena velocità. Se non ci saranno cambiamenti nei programmi, quando il muro lungo il confine meridionale sarà completato, cominceremo a lavorare su quello orientale. Prevediamo di costruire il muro in alcune province frontaliere come Ardahan, Igdir e Kars”.

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Ad Arco la vera storia di Daniel Varujan, armeno. (Lavocedeltrentino 12.01.17)

ARCO – Il Medz Yeghern (Grande Crimine), primo grande genocidio del XX secolo, è raccontato attraverso la storia esemplare di Danièl Varujan, poeta barbaramente assassinato nel corso dell’ancora poco conosciuto genocidio degli armeni perpetrato nel 1915.

Lo spettacolo «La storia vera di Daniel Varujan, armeno, nato il 20 aprile 1884, ucciso il 26 agosto 1915» si tiene domenica 15 gennaio nel salone delle feste del Casinò municipale, per la ventiduesima edizione della rassegna «Domeniche in musica», il cartellone di concerti che anche quest’anno come tradizione saluta l’anno nuovo all’insegna della musica e del teatro. Inizio alle ore 15.30, ingresso libero (fino all’esaurimento dei posti).

Le poesie di Varujan, ritrovate dopo lunghe e appassionate ricerche tra i beni sequestrati agli armeni, sono diventate memoria e simbolo per le genti armene sparpagliate nel mondo.

“Perché, puoi tentare di eliminare un intero popolo, ma basta che resti qualcuno, qualcosa, una parola bene-detta, che da questa può ricrescere tutto, ” come si recita nel corso di questo toccante lavoro teatrale e musicale. “A che serve un poeta” vede intrecciarsi le splendide poesie simboliste di Danièl Varujan con i racconti popolari arguti e fantasiosi che lo stesso Varujan si era ripromesso di raccogliere prima di essere trucidato.

Si tratta di storielle brevi, argute barzellette, condite di ironia, capaci di rompere la durezza della vita con la potenza di un sorriso. Testo e regia di Paolo Domenico Malvinni, voce narrante Nora Fuser, violino Daniel Demircian, chitarra Pino Angeli, violoncello Federico Magris e fisarmonica Fabio Rossato.

Le musiche eseguite sono di compositori armeni: la bellissima “Gru” e il “Quartetto su temi armeni” sono di Padre Komitas; “Alay Bar” e “Madnus Agi Mavi“, sono riscritture da brani popolari con arrangiamenti del maestro Pino Angeli; la notissima “Danza delle spade” è del maestro Aram Khachaturian; la struggente “Broken arm” è del jazzista Arto Tunçboyaciyan. Non mancano intervalli a tema del maestro Pino Angeli e una virtuosa e appassionata improvvisazione su temi armeni di Fabio Rossato. Voce in armeno (registrata) di Alfred Hemmat Siraky; suoni di Corrado Ruzza; luci di Mattia Bonanome.

Lo spettacolo è co-prodotto dal Conservatorio Bonporti di Trento, Sezione di Riva del Garda, e ha ottenuto il patrocinio del Forum trentino per la pace e i diritti umani. Di rilievo che nell’ultima edizione della raccolta “Il canto del pane”, Antonia Arslan citi questo spettacolo nella prefazione, e che una versione adattata del testo sia stata pubblicata nel libro di autori vari, “Storia, storie, romanzo. Per una filosofia delle narrazioni” (ed. Scientifiche italiane, 2016), a sottolineare la bontà della resa nel rapporto tra storia vera e narrazione.

LA RASSEGNA – Correva l’anno 1996 quando Giorgio Ulivieri, raccogliendo un suggerimento del compianto Livio Moratelli, “inventava” la fortunata rassegna musicale, aggiungendo cosi un pregevole tassello alla vita culturale della città di Arco. Una serie di appuntamenti pensati per un più vasto pubblico dove il mondo dell’arte, protagonista la musica, è proposto e illustrato in tutte le sue forme, generi e stili. La proposta è dell’assessorato alla cultura del Comune di Arco con la collaborazione della Camerata Musicale Città di Arco e di Lega Vita Serna, e il sostegno della Cassa Rurale Alto Garda.

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EUROPA/ARMENIA – Cresce il numero degli aborti “selettivi” (Agenzia Fides 12.01.17)

Erevan (Agenzia Fides) – In Armenia, Paese fortemente connotato dal legame con le proprie tradizioni culturali e spirituali, si registra il terzo più alto tasso mondiale di aborti selettivi motivati dal sesso del nascituro, e i dati parlano di un aumento drastico del fenomeno nel tempo seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, di cui faceva parte anche la Repubblica caucasica.
Secondo dati forniti dal Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite (UNFPA), nel 2012 in Armenia sono state registrate 114 nascite di maschi ogni 100 nascite di femmine, il rapporto naturale è di circa 102 maschi ogni 100 femmine. “In dieci o venti anni” ha commentato con toni allarmati Garik Hairapetian, il rappresentante dell’Armenia all’UNFPA “ci troveremo di fronte un deficit di donne, in combinazione con un drastico calo dei tassi di fertilità, che porterà ad una grave crisi demografica. Entro il 2060, 100.000 potenziali madri armene non saranno nate. Diventeremo una società di uomini ‘single’ “.
In Armenia la pratica è gratuita negli ospedali pubblici. La scorsa estate i Parlamentari armeni hanno adottato una legge destinata a modificare in parte la tendenza agli aborti selettivi. La legge prevede sulla carta che vengano respinte le richieste di aborto, se vengono giustificate con motivazioni legate al sesso del nascituro o della nascitura. (GV) (Agenzia Fides 12/1/2017).

Novità in Libreria: “Armenian – Aryans” di Enrico Ferri – Ebrei, Armeni e Razzisti – Il Mito del Sangue

Negli anni Trenta furono promulgate, prima in Germania (1935) e poi in Italia (1938), una serie di leggi in “difesa della razza”. Partendo dall’ipotesi di un’originaria lingua indoeuropea, s’immaginava un altrettanto ancestrale popolo ariano con caratteristiche psico-fisiche ed una visone del mondo tipici di una razza guerriera fondata su valori come il senso dell’onore, l’amore del rischio, la voglia di affermarsi e il rispetto della gerarchia; valori e stili di vita che ne avrebbero legittimato il primato. Tale popolo si sarebbe poi diviso in varie etnie, che ne conservavano i caratteri originari presenti in gran parte dei popoli europei. Negli anni trenta dello scorso secolo, partendo da questi fragili presupposti, attraverso una serie di pseudo-scienze, come la frenologia e la fisiognomica ed altrettante mal definite “dottrine della razza”, si stabilirono criteri di appartenenza o di esclusione alla “razza ariana” e, di contro, alle razze semite e non arie, tesi che costituirono le premesse ideologiche per la discriminazione, la segregazione e la persecuzione di interi popoli e comunità, come gli ebrei e i rom. Nello studio si ricostruisce questo complesso quadro in riferimento alle vicende della comunità armena in Italia e in Europa, esponendo ed analizzando i vari argomenti che furono presentati a favore e contro il carattere ariano del popolo armeno ed il contesto storico in cui questo dibattito si svolse.

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