Mese della Memoria – appuntamenti nel fine settimana in Puglia con con Antonia Arslan e Eva Giovannini (247.libero.it 18.02.16)

Il fine settimana, domani e sabato 20 febbraio, si arricchisce di eventi dedicati al “Mese della Memoria” in corso fino alla fine del mese organizzato, per l’ottavo anno consecutivo dall’Associazione Presìdi del libro, su affidamento dell’Assessorato all’Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” la frase di Primo Levi (da “Se questo è un uomo”) è il titolo di questa edizione, che pone il focus sulla attuale diffusione dei movimenti antisemiti, xenofobi e razzisti, pur mantenendo salda la memoria della Shoah che ha caratterizzato il Novecento per la sua tragica dimensione di fenomeno universale.

Un discorso specifico, inerente al tema del genocidio, è rappresentato dalle vicende storico-politiche del popolo armeno, che saranno raccontate dalla scrittrice ANTONIA ARSLAN, autrice di saggi fondamentali su narrativa popolare e letteratura femminile tra Ottocento e Novecento, ha riscoperto le proprie origini armene traducendo le opere del grande poeta Daniel Varujan Raccontare il genocidio armeno è la storia degli armeni, fatta di parole e grida di dolore. La memoria del genocidio, testimoniata da tutti i romanzi dell’autrice, si ricostruisce attraverso le storie, i personaggi, i ricordi, i paesaggi, le avventure del cuore e della menteospite da giovedì 18 nelle scuole di Bisceglie e venerdì 19 a Nardò e nel pomeriggio nel Palazzo Gallone di Tricase, in provincia di Lecce. La scrittrice chiuderà il tour pugliese sabato 20 presso la scuola di Martina Franca e nel pomeriggio al Caffè D’Arte DolceAmaro di Bari.

Europa anno zero. Il ritorno dei nazionalismi (Marsilio, 2015) è il titolo del libro di EVA GIOVANNINI, inviata del programma di Rai Tre “Ballarò”, che a Conversano, venerdì con Thierry Vissol Ennio Triggiani e Filippo Giannuzzi, e sabato agli studenti della scuola San Benedetto, racconterà come ben otto paesi dell’Unione Europea hanno decretato l’avanzata delle destre. Sono destre anomale, nuove, che non vogliono essere definite tali. Un viaggio che scandaglia il ritorno dei nazionalismi del terzo millennio, dalla Francia di Le Pen al Regno Unito di Farage, passando per Germania,Ungheria, Grecia e Italia.

Segue il programma dettagliato di venerdì 19 a sabato 20 febbraio
il calendario completo del Mese della Memoria è disponibile su www.presidi.org
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Omaggio alle vittime del Genocidio Armeno. Un Successo a Gallese (Newstuscia.it 15.02.16)

Laura Ciulli

(NewTuscia) – GALLESE – “Mi ricordo ed esigo” per non dimenticare il genocidio degli armeni, in scena a Gallese, con il patrocinio del Comune.

Nella giornata degli innamorati dedicata a san Valentino, il Museo e Centro Culturale “Marco Scacchi” di Gallese, ospita un oubblico attento e coinvolto in un evento che vuole sì ricordare, ma andare oltre e lanciare un messaggio di speranza ed amore alle generazioni future.
Musica, poesia, ma anche storia per riflettere, omaggiare le vittime del ” Medz yeghern”, ossia il “grande crimine”, dal termine coniato dallo storico Raphael Lemon.
Sona Hakobyan, stupenda al pianoforte, flauto armeno e voce. In lei le emozionanti note danno vita al ricordo, all’omaggio di un popolo metodicamente sterminato.
Un emozionante viaggio che, pur nella drammaticità del contenuto, accarezza i cuori dei numerosi spettatori in sala, lanciando un messaggio di speranza in un futuro senza più assurde divisioni ed odi.
Tra il 23 ed il 24 aprile 1915, infatti, con l’arresto dei primi membri della comunità armena di Costantinopoli, inizia il genocidio deciso dall’ Impero Ottomano, con deportazioni di massa dei cristiani armeni occidentali.

Con la poliedrica artista Sona, anche Satenig Gugiughian, figlia di una vittima sopravvissuta miracolosamente al genicidio, il cantante Angelo Innocenzi e la Corale di Gallese.
Arrangiamenti di Paolo Rizzo, Pasquale Gizzi scenografie.

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Leggi anche “MI RICORDO ED ESIGO” A GALLESE PER RICORDARE LE VITTIME DEL GENOCIDIO ARMENO

”Il Libro della vita”: Serra Yilmaz racconta ”La bastarda di Istanbul” a Scandicci (Portale giovani Firenze 13.02.16)

Domenica 14 febbraio alle ore 11.00 nel Nuovo Auditorium in Piazza della Resistenza a Scandicci si terrà un nuovo appuntamento de “Il Libro della vita”, ciclo di incontri dove dieci ospiti illustri raccontano il libro che li ha maggiormente ispirati nella vita.

Protagonista del sesto incontro è l’attrice Serra Yilmaz che parlerà de “La bastarda di Istanbul” di Elif Safak, partendo dal suo omonimo spettacolo teatrale che da anni registra ininterrottamente il tutto esaurito e che tornerà a calcare il palcoscenico del Teatro di Rifredi da martedì 16 a domenica 30 febbraio.
“La bastarda di Istanbul” è il secondo romanzo scritto in lingua inglese dalla scrittrice turca Elif Safak. La storia vede Rose, una ragazza del Kentucky, sposata con un armeno, Barsam Tchakhmakhchian. Dal matrimonio nasce una figlia, Armanoush, ma proprio a causa dell’invadenza della ultratradizionalista famiglia del marito, il matrimonio va a rotoli. Consapevole dell’odio reciproco che anima turchi e armeni, quasi per ripicca Rose si risposa con un turco, il giovane geologo Mustafa Kazanci. Insieme si trasferiscono in Arizona, dove Armanoush cresce divisa tra l’affetto oppressivo della madre e la famiglia del padre a San Francisco. A 19 anni, Armanoush decide di recarsi di nascosto a Istanbul per ritrovare le proprie radici armene, facendosi ospitare dalla famiglia del patrigno, una famiglia tradizionalista turca composta di sole donne. Qui farà amicizia con la cugina Asya, la ‘bastarda’ del titolo. Ma il destino intreccerà le storie delle due famiglie in modo ancora più complesso e le due ragazze, insieme, scopriranno che l’odio ancestrale tra turchi e armeni si può superare.

Iniziata a novembre 2015 con il rettore dell’Università di Firenze Luigi Dei, “Il libro della mia vita” andrà avanti fino a domenica 17 aprile. La rassegna è stata ideata da Raffaele Palumbo e organizzata dal Comune di Scandicci e Scandicci Cultura con il contributo della Regione Toscana; lo scorso anno per la prima edizione ha visto la partecipazione di più di 5.000 persone in undici appuntamenti. “Il Libro della Vita” si propone come un evento culturale metropolitano che vuole mettere al centro la lettura, capace di attirare centinaia di persone la domenica mattina per ascoltare voci autentiche, non autoreferenziali, che raccontano i libri, veri protagonisti della rassegna.

La civiltà multiculturale dell’Anatolia (Gariwo.net 12.02.16)

La Mappa del Patrimonio Culturale della Turchia, realizzata grazie al progetto della Hrant Dink Foundation, è una mappa online interattiva che consente di localizzare monumenti ed altri edifici costruiti in Turchia dagli armeni, dai greci, dai siriaci e dagli ebrei. Uno strumento unico per la ricchezza dei dati raccolti e che rivela quanti di questi edifici sono andati persi o si sono deteriorati nel corso del tempo. Per verificarlo basta visitare il sito: Turkiyekulturvarliklari.hrantdink.org/en/

La Hrant Dink Foundation è andata alla ricerca di chiese, sinagoghe, monasteri, scuole, orfanatrofi, ospedali e cimiteri costruiti dalle varie comunità, e dopo quasi due anni di lavoro ha individuato circa 10.000 strutture. Questo inventario, che testimonia il patrimonio culturale delle comunità vissute in Anatolia per secoli, è il più ampio finora realizzato ed è ora accessibile a tutti. Nella mappa, disponibile in turco e inglese, è possibile trovare sia gli edifici ancora in piedi, che quelli distrutti o danneggiati e quelli che, in assenza di tutela, sono stati adibiti a usi diversi da quello originario, come depositi, magazzini, o trasformati in moschee. Il progetto ha avuto il sostegno del Ministero turco per l’Unione Europea, della Open Society e della Chrest Foundation.

Il coordinatore del progetto Merve Kurt ha detto che si tratta della prima iniziativa per fare conoscere l’eredità culturale dell’Anatolia non musulmana e che la mappa è aperta al contributo di tutti. “L’accesso ai dati è facile. Foto, fatti storici e le rispettive fonti sono riportate sulla mappa”, ha detto Kurt, intervistato dal settimanale Agos (fondato e diretto da Hrant Dink, il giornalista turco di origine armeno ucciso nel 2007).

Secondo Kurt questo lavoro accrescerà la consapevolezza che ci sono molti edifici storici che dovrebbero essere tutelati. “Anche se ufficialmente registrati, sono in rovina e i cacciatori di tesori effettuano ancora scavi in quei siti. In ogni regione ci sono organismi preposti alla tutela, ma a Kayseri, per esempio, sono ufficialmente registrate 30-35 strutture, mentre noi ne abbiano mappate 130. Alcune sono del tutto ignorate. Il nostro lavoro è importante proprio per queste”.

Vahakh Kesisyan, uno dei ricercatori coinvolti nel progetto, ha spiegato che tutti possono dare un contributo alla mappa interattiva, aggiungendo foto e informazioni, e modificare le informazioni attuali. “C’è anche un’opzione per inserire un nuovo elemento che non è stato censito nel nostro inventario. Riceveremo questi materiali e come suggerimenti e li conserveremo come dati”.

di Viviana Vestrucci

Armenia: le critiche dell’OSCE sul referendum costituzionale (Osservatorio Balcani e Caucaso 11.02.16)

L’OSCE boccia il referendum costituzionale tenutosi lo scorso 6 dicembre in Armenia. Secondo il rapporto del team di esperti dell’Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani (ODIHR) dell’organizzazione di sicurezza pan-europea, la modalità con cui si è tenuto il referendum “riflette l’assenza di azioni significative nei tre anni precedenti per affrontare le precedenti raccomandazioni fatte dall’OSCE/ODIHR per migliorare la fiducia della cittadinanza nel processo elettorale, tra cui assicurare l’accuratezza dei registri elettorali, prevenire l’abuso di risorse pubbliche nella campagna elettorale, e rafforzare le garanzie contro le irregolarità nel giorno del voto e l’efficacia dei meccanismi di ricorso e responsabilità”.

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La legislazione armena è stata addirittura modificata, a monte del referendum, per permettere ai funzionari pubblici armeni di partecipare alla campagna referendaria. Si è permesso così che le risorse dell’amministrazione pubblica venissero messe a disposizione dei comitati per il “sì”, opzione sostenuta dai partiti della maggioranza.

Il rapporto OSCE ha anche denunciato seri casi di intimidazioni e frode elettorale durante la conta dei voti in due seggi della capitale Yerevan, pur specificando come la limitata dimensione della missione internazionale non consenta all’OSCE di valutare se tali violazioni siano state sistematiche o meno. Tali rilievi sul processo elettorale sono stati fatti anche da cittadini, gruppi dell’opposizione e organi d’informazione nel paese.

Dal canto suo il governo armeno rigetta tutte le accuse.  Per il presidente della Commissione elettorale centrale dell’Armenia, Tigran Mukuchian, “il rapporto [OSCE] trae conclusioni basate su voci e articoli giornalistici che devono essere verificati”.

Secondo i dati ufficiali, il 50,5% degli armeni è andato alle urne, e il 63,3% di loro ha approvato le riforme, che trasformano l’Armenia da un sistema semi-presidenziale ad un sistema parlamentare. Ma per l’opposizione il governo ha falsificato i risultati e gonfiato i dati sulla partecipazione alle urne. Secondo l’analista di OSW Maciej Falkowski, “paradossalmente cambiare la Costituzione preserverà il sistema politici in Armenia.” Per Falkowski “il Partito Repubblicano d’Armenia, che ha monopolizzato il potere, è un’emanazione dell’élite oligarchico-burocratica che controlla la vita politica ed economica del paese.”

Secondo quanto riporta Azatutyun, il capo della Delegazione UE in Armenia, Piotr Switalski, ha affermato che l’élite politica armena dovrebbe “prendere in seria considerazione” le conclusioni del rapporto OSCE. “Il processo e la legislazione elettorale hanno bisogno di essere migliorati, e il rapporto ne è un’ulteriore prova.” Altrimenti, “ci sarà un’atmosfera di sospetto e di mancanza di fiducia, e l’immagine internazionale dell’Armenia ne soffrirà”.

Entro fine mese i parlamentari armeni inizieranno a discutere di una nuova legge elettorale. Per la delegazione UE sarà importante che essa venga approvata in maniera consensuale, con il contributo dell’opposizione. Secondo il deputato di maggioranza Hovannes Sahakian, le autorità armene “prenderanno in considerazione” le raccomandazioni dell’OSCE nel corso del dibattito.

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ASIA/TURCHIA – Perizia medica conferma: il Patriarca armeno di Costantinopoli ha bisogno di un “tutore” (Agenzia Fides 10.02.16)

Istanbul (Agenzia Fides) – L’organismo sanitario incaricato dai magistrati turchi di verificare le condizioni di salute del Patriarca armeno di Costantinopoli, Mesrob II, ha confermato lo stato di demenza sofferto dal Patriarca e la necessità di nominare un tutore autorizzato a prendere decisioni in sua vece. Nel rapporto sanitario emesso in merito dall’ospedale armeno Yedikule Surp Pırgic – riferiscono fonti turche consultate dall’Agenzia Fides – si certifica che il Patriarca non è assolutamente in grado di esercitare la sua libera volontà, e che non servono ulteriori accertamenti di carattere sanitario o legale per confermare la diagnosi.
Il Patriarca Mesrob II, formalmente ancora titolare della sede patriarcale armena di Costantinopoli, è stato colpito nel 2008 da una forma virulenta di morbo di Alzheimer che lo ha reso in breve tempo totalmente inabile. Da allora, in seno alla comunità armena apostolica della Turchia si è aperto un dibattito – a tratti non privo di tensioni – sulla possibile successione del Patriarca, che sopravvive in una condizione vegetativa, in virtù degli strumenti che ne assicurano la respirazione e l’alimentazione artificiale.
Dal 2008 le funzioni di Vicario del Patriarca sono state assolte dal Vescovo Aram Ateshian. Negli ultimi anni, membri autorevoli della comunità armena presente in Turchia hanno ricominciato a sostenere l’opportunità di eleggere un Co-Patriarca con funzioni piene, che assuma la guida del Patriarcato. La proposta deve trovare l’appoggio dei vertici del Patriarcato e poi essere sottoposta, in forma di richiesta, al Ministero degli Interni. I regolamenti, risalenti all’epoca ottomana, consentono di eleggere un nuovo Patriarca armeno solo quando la sede è vacante per la morte del titolare. (GV) (Agenzia Fides 10/2/2016)

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«Nessuna sepoltura per mia madre armena» (Corriere della Sera 10.02.16)

C’è un «orrore nell’orrore» che merita di essere sottolineato, nel genocidio armeno (1915-16) di cui è appena ricorso il centenario: le immani sofferenze e la morte atroce che dovettero patire, negli infuocati deserti di pietra dell’Anatolia orientale, centinaia di migliaia di donne e ragazze armene.

Dopo avere incarcerato, torturato e trucidato tutta la popolazione maschile adulta, la violenza dei Turchi Ottomani si scatenò con inusitata ferocia contro la parte femminile della nazione armena, affinché a quel popolo non fosse concesso di ricostituirsi e riprodursi all’interno dei confini dell’impero. Esiste, anche sotto questo aspetto, un’ampia e ben documentata letteratura.

Nella società e nella famiglia armena la donna era rispettata, sulla base di tradizioni antichissime.

Le madri ricoprivano un ruolo preminente: guidavano con piglio e dolcezza la vita domestica e sovraintendevano all’educazione dei figli. Tutte le ragazze, al pari dei loro fratelli maschi, ricevevano una buona istruzione scolastica. Gli armeni occupavano una posizione economica e sociale di rilievo, poiché costituivano una minoranza colta, benestante e cristiana, in un impero a larga maggioranza musulmana, povera e non alfabetizzata, eccezion fatta per l’élite al potere nella burocrazia e nell’esercito.

Haigaz chiamava: «Mikael… Mikael…» (LibriLiberi, Firenze) la testimonianza di Michel Mikaelian che da bambino sopravvisse miracolosamente alle deportazioni, concorre a documentare questo genocidio, che vede unanimi le ricostruzioni degli storici, sulla base delle testimonianze di protagonisti e sopravvissuti – in contrasto ovviamente con la versione ufficiale della propaganda turca.

Ai vecchi, ai bambini, ma soprattutto alle donne armene toccò in sorte la fine peggiore. Le nonne, le madri e le figlie di Armenia furono deportate in lunghe carovane della morte, «destinazione il nulla», con marce forzate sotto un sole torrido, senza quasi poter mangiare né bere. Morirono dapprima le più anziane, impossibilitate a procedere per le gambe gonfie e i piedi feriti; le ragazze più giovani e attraenti furono rapite o vendute, per essere schiavizzate negli harem turchi o nei villaggi curdi. Durante le soste notturne, in accampamenti precari, le ragazzine si videro strappare brutalmente la verginità dalla soldataglia ottomana, che le violentava a turno, incurante delle grida di disperazione delle madri impotenti. Quasi tutte infine perirono di stenti, arse dalla sete e falciate dalle malattie. Alcune infelici si diedero spontaneamente la morte, gettandosi nelle acque torbide del Mourad o dell’Eufrate, per sfuggire agli abusi e porre fine a un tormento insopportabile.

Anche Fethiyè Cetin, la coraggiosa avvocatessa molto nota in Turchia per il suo attivismo in difesa dei diritti civili (che le è costato, fra l’altro, tre anni di carcere) ha raccontato in un libro del 2004 il doloroso passato familiare. Heranush – Mia nonna (Alet Edizioni) narra di Seher, la matriarca che ha sempre avuto un debole per quella nipote così intelligente e dotata, e che un giorno le rivela: «Io non mi chiamo Seher, mi chiamo Heranush. Io non sono turca, sono armena. Un giorno sono venuti i gendarmi, e hanno ucciso gli uomini, li hanno sgozzati e gettati nel fiume. Le donne e i bambini sono stati mandati in esilio…». Heranush, 9 anni, viene strappata alla mano di sua madre, della quale non saprà più nulla. Solo molti decenni più tardi sua nipote scoprirà che nelle vene della famiglia scorre il «sangue corrotto» del popolo armeno.

Heranush appartiene al «resto della spada», come Mikaelian, che per salvarsi abbandona il fratellino di neanche due anni, sordo ai suoi richiami, e si allontana senza voltarsi.

Il sopravvissuto dedica al calvario delle donne armene parole dolorose: «Alla fine, solo pochissime fra voi arriveranno sul luogo dell’ultima tappa, negli immensi deserti di Derzor roventi di sabbia. Dopo tutte quelle terribili prove, sopravvissute per miracolo, renderete l’ultimo respiro in quelle terre torride e inospitali».

L’adolescente rivive lo struggente ricordo di sua madre, che rifiuta la proposta di un turco amico di famiglia di trasferirsi da lui, per evitare la deportazione: «Figli miei, nessuno di noi, mai, sarà musulmano. Preferisco morire fra mille sofferenze nelle sabbie infuocate del deserto». E così sarà: qualche settimana dopo, il giovane Mikael abbandonerà ai piedi di un arbusto il corpo senza vita di Arussiag, che diverrà presto «il festino dei topi e dei corvi». Nessuna sepoltura per una madre armena.

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Teatro Spazio Bixio, in scena il genocidio degli Armeni (Vicenzareport 09.02.16)

Cento anni sono trascorsi dal Metz Yeghern, il “Grande Male”. Cento anni di storia, prima dimenticata, poi negata nonostante la mobilitazione internazionale. Tra massacri e deportazioni furono circa un milione e mezzo di persone a perdere la vita in uno dei più sanguinosi eccidi dei tempi moderni, che prese avvio nella notte tra il 23 e il 24 aprile del 1915 quando furono eseguiti i primi arresti tra l’élite armena di Costantinopoli. Su questa drammatica, e troppo spesso dimenticata, pagina di storia contemporanea fa luce Theama Teatro con due eventi di commemorazione per il Centenario del genocidio degli Armeni, in programma rispettivamente il 12 e il 13 febbraio, alle 21, al Teatro Spazio Bixio di Vicenza.

Il primo è il concerto “In memoria di Padre Komitas”, curato dal musicista vicentino Giuseppe Dal Bianco, mentre il secondo è “Non colpevole… !”, una produzione di Nautilus Cantiere Teatrale con l’ideazione di Adriano Marcolini. Due appuntamenti per non dimenticare, inseriti all’interno della rassegna “Mai così vicini”, realizzata e promossa da Theama Teatro in collaborazione con il Comune di Vicenza. Per quanto riguarda il primo, è un concerto di musica armena, con Giuseppe Dal Bianco (dudùk armeno, shofar, flauto traverso, flauti etnici), Giuseppe Laudanna (tastiere), Mauro Lazzaretti (voce recitante). Compositore, etnomusicologo, paleografo musicale, Komitas fu uno dei primi intellettuali armeni ad essere arrestato quella notte di primavera del 1915, vivendo in prima persona la deportazione. Non venne ucciso, si salvò, ma dovette assistere alle peggiori atrocità verso il suo popolo. E’ considerato il padre della moderna musica armena ed il concerto è dedicato alla sua memoria.

Venendo al secondo appuntamento, “Non colpevole… !” rievoca idealmente lo sviluppo del processo intentato a Berlino nel 1921 contro Soghomon Tehlirian, uno studente armeno riparato in Germania accusato di aver assassinato l’ex Ministro ottomano degli Interni, Talaat Pascià. L’omicida è stato arrestato subito dopo aver commesso il delitto ed è reo confesso, ma il processo, apparentemente semplice, assumerà via via caratteri inaspettati giungendo, alla fine, ad una sorprendente conclusione. Lo spettacolo è scritto e diretto da Adriano Marcolini, che va in scena con Mara Santacatterina e Manuel Bendoni di Nautilus Cantiere Teatrale, accompagnati dal caldo suono del dudùk di Aram Ipekdjian. I biglietti sono disponibili a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo, presso la biglietteria del Teatro Spazio Bixio, ma si consiglia sempre la prenotazione. Per informazioni e prenotazioni: www.spaziobixio.com.

A Settembre il viaggio di Bergoglio in Armenia (In Terris 09.02.16)

Ecumenismo e misericordia sono le parole che contraddistinguono il pontificato di Papa Bergoglio. A confermarlo sono anche le destinazioni dei viaggi apostolici. Da poco si è messa in moto la macchina organizzativa che porterà Francesco in Armenia. Il Santo Padre spera di volare presto nel paese che lo scorso anno ha commemorato il centenario del “Grande Male”, ovvero lo sterminio perpetrato dall’Impero Ottomano. Un viaggio che potrebbe fare tappa anche in altre due repubbliche ex sovietiche del Caucaso, la Georgia e l’Azerbaigian. Ipotizzato per fine giugno, è stato rimandato per la concomitanza con il Sinodo panortodosso, che lo ha reso difficile se non impossibile, poiché Francesco si recherebbe in un paese ortodosso, la Georgia, mentre il patriarca di quella Chiesa è impegnato nell’assise sinodale a Creta.

La visita pastorale in Armenia è delicata anche per quanto riguarda i rapporti con la Turchia. Le relazioni tra Vaticano e il governo di Ankara, infatti, sono ritornati nei giorni scorsi alla normalità, col ritorno a Roma dell’ambasciatore turco presso la Santa Sede, dopo la crisi scoppiata un anno fa quando il Papa, durante una celebrazione in San Pietro, ripeté le parole di Giovanni Paolo II sul “primo genocidio del XX secolo” durante le celebrazioni del centenario dello sterminio degli armeni avvenuto nel 1915.

Nei giorni scorsi le autorità turche hanno notevolmente apprezzato il fatto che nei comunicati della Sede Apostolica quella parola non fosse più usata, ma si parlasse solo di “tragici eventi” del 1915. Visitare l’Armenia è da tempo un grande desiderio di Bergoglio, che ha atteso a realizzarlo dopo aver visitato prima la Turchia e dopo aver evitato di compiere la sua visita proprio nel centenario dei “tragici eventi del 1915”.

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L’odissea degli armeni dell’Ulisses (Corriere 09.02.16)

Sarà che da quelle parti, a Erevan, capitale dell’Armenia, i poemi omerici forse non sono inseriti nel programma della scuola dell’obbligo, e quindi magari non li conoscono benissimo, ma se è vero che il destino è nel nome allora la colpa è di chi nel 2006 ha avuto la pessima idea di cambiare quello vecchio, Dinamo-Zenith, che suonava forse un filo troppo sovietico, per passare al più pomposo Ulisses Football Club: è finita, ovviamente, con un’odissea. Oggi è la peggior squadra d’Europa, 2 punti in 15 partite nella Bardsragujn Chum, la A armena, media terrificante di 0,13 per gara, la miseria di 8 gol fatti e ben 37 subìti, quasi due e mezzo alla volta: dietro, fra tutte le massime serie di tutte e 54 le federazioni affiliate all’Uefa, non c’è nessuno.

E mica è finita qui. Perché alla profonda crisi tecnica si è aggiunta quella finanziaria, forse addirittura peggiore. Tanto che il proprietario del club, un certo Valeri Hovhannisyan fra l’altro dirigente pure dei russi di serie B del Torpedo Armavir, il 3 febbraio sul profilo Facebook ufficiale del club ha annunciato che la squadra non si ripresenterà in campo nel girone di ritorno: «Durante l’inverno le abbiamo provate tutte — ha scritto —. A un certo punto sembrava che avremmo risolto i problemi ma non c’è stato nulla da fare. Mi spiace molto, io vivo un doppio dolore». Già, perché oltre all’odissea di risultati e societaria, c’è pure quella giudiziaria: per non farsi mancare niente l’Ulisses è finito dentro a una brutta storie di partite truccate. Come riportato dall’agenzia di stampa Arka, il 12 gennaio l’allenatore Gagik Simonyan è stato arrestato dal Servizio di Sicurezza Nazionale assieme al terzino Hayk Hunanyan e a un altro paio di tesserati, tutti accusati di violazione dell’articolo 201 del codice penale armeno («corruzione di partecipanti di sport professionisti»).

Chissà come si dice «fiasco» in armeno. O «delusione». Perché gli esordi non erano stati neanche male: fondata nel 2000, a un certo punto la società biancorossa aveva creduto di poter far le cose in grande, e in realtà qualche buon risultato era anche arrivato, tipo la vittoria del campionato nel 2011, o le quattro partecipazioni ai primi turni di Europa League (l’estate scorsa è stata eliminata dal Birkirkara di Miccoli, 0-0 e 1-3). Poi, l’odissea. «Vi prego, ripensateci» scrive un tifoso su Facebook. Chissà, in fin dei conti anche Ulisse un giorno riuscì a tornare a casa.

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