Armenia-Azerbaigian: il vertice di Washington e lo slancio verso un accordo di pace (AgenziNova 26.12.25)

Nel corso del 2025 la normalizzazione delle relazioni tra Armenia e Azerbaigian ha segnato uno dei momenti diplomatici più significativi dell’anno nel Caucaso meridionale, con la prospettiva di porre fine a quasi quattro decenni di conflitto armato e tensioni intermittenti legate alla disputa sul Karabakh. Questa regione montuosa, di maggioranza etnica armena ma riconosciuta a livello internazionale come parte dell’Azerbaigian, è stata al centro di ripetute escalation, culminate nell’offensiva azerbaigiana del 2023 che ha riportato Baku in controllo della zona e determinato l’esodo di gran parte della popolazione armena.

Il principale elemento di svolta politico diplomatico del 2025 è stato la firma dell’Accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian avvenuta l’8 agosto 2025 a Washington, mediato dagli Stati Uniti e dal presidente statunitense Donald Trump. Il documento, formalmente intitolato “On the Establishment of Peace and Interstate Relations between the Republic of Armenia and the Republic of Azerbaijan”, è stato firmato dal primo ministro armeno Nikola Pashinyan e dal presidente azero Ilham Aliyev.

L’accordo contiene impegni chiave per la stabilità regionale: il reciproco riconoscimento dell’integrità territoriale degli Stati firmatari e la rinuncia all’uso della forza come strumento di risoluzione delle controversie; la creazione di relazioni diplomatiche e commerciali tra Yerevan e Baku, ponendo basi nuove per una cooperazione stabile; il progetto del cosiddetto “Trump Route for International Peace and Prosperity (Tripp)”, un corridoio di transito che collegherà l’Azerbaigian continentale con la sua exclave del Nakhchivan attraverso territorio armeno: un elemento di collegamento strategico che, pur rimanendo sotto giurisdizione armena, offre diritti di sviluppo agli Stati Uniti per 99 anni.

Nel 2025 le trattative per redigere il testo dell’accordo erano già state concretizzate nelle fasi iniziali in primavera, e i due governi avevano annunciato la conclusione del negoziato sul testo formale già nel marzo 2025, dando così la possibilità alla conferenza di Washington di cristallizzare gli sforzi diplomatici pregressi. L’intesa ha raccolto apprezzamenti da numerosi attori internazionali.

La Nato ha salutato i progressi come graditi e necessari per la stabilità del Caucaso meridionale, sottolineando il ruolo positivo della mediazione statunitense nel processo. Anche l’Unione europea, la Turchia e le Nazioni Unite hanno espresso valutazioni positive sull’accordo, considerandolo un passo importante verso la pace. Tuttavia, in alcuni contesti regionali permane cautela: ad esempio, l’Iran si è detto contrario ad alcuni elementi di connettività territoriale che possono alterare gli equilibri geopolitici locali.

La cooperazione istituzionale multilaterale nel Caucaso meridionale ha subito cambiamenti strutturali nel 2025 con lo scioglimento formale del Gruppo di Minsk — creato negli anni Novanta per favorire una soluzione negoziata del conflitto – per decisione congiunta di Armenia e Azerbaigian. Ciò segna la fine di una lunga epoca negoziale e l’inizio di un processo di pace formalizzato con strumenti e modalità nuove.

Nonostante il significativo passo avanti formale, restano alcuni nodi da sciogliere che influenzeranno la sostenibilità a lungo termine della pace. Innanzitutto, il testo dell’accordo non è ancora stato completamente ratificato da entrambe le parti: resta infatti aperta la fas edi recepimento nelle rispettive legislazioni nazionali.

Le autorità azerbaigiane, ad esempio, hanno indicato come condizione la modifica costituzionale armena per eliminare riferimenti impliciti alle rivendicazioni su loro porzioni di territorio, una questione che richiede un referendum e consenso interno. Sul piano economico e infrastrutturale, la realizzazione di opere di connettività come il Corridoio di Zangezur potrebbe trasformare la geografia dei trasporti regionali, abbattendo barriere logistiche e creando nuovi canali commerciali tra Europa orientale, Caucaso e Asia centrale. Se realizzato, il Tripp potrebbe agevolare il transito di persone e merci bypassando rotte tradizionali attraverso Russia o Iran, con positive implicazioni per il commercio regionale e le opportunità di investimento internazionale in energia e trasporti. Dal punto di vista diplomatico, i segnali di collaborazione tra Baku e Yerevan stanno gradualmente creando un ambiente più favorevole alla cooperazione regionale, sebbene il contesto rimanga complesso: la fiducia reciproca, la gestione dei confini, l’integrazione di minoranze e la riconciliazione sociale rappresentano ancora sfide sostanziali che richiederanno un dialogo politico continuo e una forte supervisione internazionale per evitare ricadute.

Nel complesso, il 2025 ha segnato un momento storico nel processo di pace tra Armenia e Azerbaigian: l’accordo di Washington ha offerto una piattaforma concreta per la normalizzazione delle relazioni e per avviare una nuova fase di cooperazione bilaterale. Le reazioni internazionali positive, la fine del mandato del Gruppo di Minsk e la prospettiva di integrazione economica regionale costituiscono segnali incoraggianti. Le prospettive per il futuro dipendono ora dalla capacità di Erevan e Baku di tradurre gli impegni formali in politiche reali di gestione delle relazioni, con particolare attenzione agli aspetti costituzionali, alla sicurezza lungo i confini e alla valorizzazione dei corridoi di connessione. Il completamento della ratifica, l’avvio di progetti infrastrutturali e la creazione di opportunità economiche condivise potranno consolidare la pace e trasformare anni di conflitto in una nuova era di cooperazione nella regione del Caucaso.

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Dall’Armenia al Policlinico di Milano perché avvenisse un piccolo miracolo: Mario Calabresi racconta “Il Natale di Arpi e di chi le ha salvato la vita” (Policlinico.mi 26.12.25)

Ogni giorno che sta per cominciare avrebbe bisogno di una buona storia che possa farci coltivare fiducia nel prossimo e nelle soluzioni che le persone sanno trovare per rendere questo mondo un luogo più accogliente.

Con questa “ambizione”, Mario Calabresi ha realizzato un calendario dell’Avvento molto originale: raccontare che accanto alle tante brutte notizie di ogni giorno, qualcosa di bello continua ad accadere. Lo fa col suo podcast “Un giorno migliore”, e nella giornata del 25 dicembre ha deciso di parlare di un piccolo grande miracolo, “Il Natale di Arpi e di chi le ha salvato la vita“.

“I protagonisti sono una neonata, una suora, un medico e il nostro Servizio Sanitario Nazionale” si legge nell’introduzione. Arpi è il nome della bimba nata con una rara e gravissima malformazione che non le avrebbe garantito una lunga sopravvivenza, Suor Benedetta è la consacrata missionaria in Armenia che ha permeso alla piccola di finire nelle buone mani del chirurgo pediatrico del Policlinico di Milano Ernesto Leva.

La tenacia di Suor Benedetta ha permesso alla paziente di soli pochi mesi di essere seguita oltre confine.

“Il primo a rispondere alle richieste inviate a diverse ambasciate – ha spiegato Suor Benedetta a Mario Calabresi – è stato l’ambasciatore italiano che quando ha visto Arpi ha deciso di fare tutto il possibile per poterla portare in Italia”. A quel punto suor Benedetta scrive a Ernesto Leva, direttore del dipartimento Area Materno Infantile e della Chirurgia Pediatrica del Policlinico di Milano, gli manda la cartella clinica e chiede se esista la possibilità di curarla, lui le risponde subito dicendosi disponibile a studiare il caso e coinvolgendo il Policlinico di Milano e la Regione Lombardia.

Le belle storie, però, è bene vengano raccontate dall’inizio alla fine senza troppe incursioni.

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Nel presepio di San Gerardo la solidarietà alla missione di suor Benedetta in Armenia (Prima Como 25.12.25)

Inaugurato e benedetto il presepio di San Gerardo a Olgiate Comasco.

L’opera artistica

Ogni anno l’allestimento della natività si rinnova grazie all’opera di un gruppo di volontari. Lo scenario ideato e realizzato artisticamente per il Natale 2025 ambienta il presepio tra il colonnato di piazza San Pietro in Vaticano, sullo sfondo i volti di Papa Francesco e di Papa Leone, in più l’audio con le loro parole di pace.

La benedizione

Oggi, giovedì 25 dicembre, al termine della messa delle 7.30, il presepio è stato benedetto da don Alberto Dolcini, che ha ringraziato i volontari.

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Türkiye sostiene i progressi nel processo di pace tra Azerbaigian e Armenia (TRT 25.12.25)

Ankara e Baku continueranno la loro cooperazione in tutti i settori, in particolare nel commercio, afferma il presidente Recep Tayyip Erdogan in una telefonata con il presidente azero.

Il Presidente Erdogan ha sempre sostenuto il dialogo e la cooperazione regionale per risolvere il conflitto tra Azerbaigian e Armenia e garantire una pace duratura. / AA

Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha detto mercoledì al suo omologo azero Ilham Aliyev, durante una telefonata, che la Türkiye sostiene i progressi nel processo di pace tra Azerbaigian e Armenia.

Erdogan ha affermato che Türkiye e Azerbaigian continuano a lavorare insieme per raggiungere i loro obiettivi attraverso la cooperazione in tutti i settori, in particolare il commercio, ha riferito la Direzione delle Comunicazioni di Türkiye sulla piattaforma di social media turca NSosyal.

Il presidente ha inoltre fatto gli auguri di compleanno ad Aliyev e gli ha rivolto i migliori auguri per il prossimo anno.

Türkiye ha sostenuto attivamente i rinnovati sforzi per porre fine a decenni di conflitto tra Armenia e Azerbaigian, in particolare dopo recenti svolte diplomatiche.

Un riavvicinamento più ampio

Lo scorso agosto i leader di Azerbaigian, Armenia e Stati Uniti hanno firmato a Washington una dichiarazione congiunta volta a porre fine alle ostilità, riaprire le vie di trasporto e normalizzare le relazioni, passi che segnano progressi significativi in un processo di pace a lungo bloccato da scontri ricorrenti e dal conflitto del Karabakh.

Erdogan all’epoca accolse la mossa, definendo «i recenti progressi … incoraggianti» e affermando che una pace duratura e un ambiente stabile avrebbero giovato all’intera regione, ribadendo al contempo l’impegno di Türkiye a sostenere il processo.

Türkiye ha collegato i propri sforzi di normalizzazione con l’Armenia ai progressi nel processo di pace, segnalando che un riavvicinamento più ampio nel Caucaso meridionale sarebbe agevolato da un trattato di pace formale tra Baku e Yerevan.

Erdogan e altri funzionari turchi hanno ripetutamente sottolineato il desiderio di Ankara di vedere pace, stabilità e una maggiore connettività — inclusi corridoi di trasporto — in tutta la regione.

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Corte dell’Azerbaigian accusa gli armeni rimasti in Karabakh di terrorismo (Notizie da Est 24.12.25)

Un tribunale azero ha incriminato Karen Avanesyan, un armeno etnico che è rimasto nel Nagorno-Karabakh dopo l’esodo di massa degli Armeni nel 2023, di terrorismo. Potrebbe dover scontare fino a 18 anni di carcere. Avanesyan, che secondo quanto riferito soffre di un disturbo mentale, è stato anche accusato ai sensi di sette altri articoli del codice penale.

Secondo l’accusa, avrebbe tenuto in mano un’arma e avrebbe tentato di avvicinarsi al luogo di un evento partecipato dal presidente azero Ilham Aliyev. Avanesyan è stato fermato il 14 settembre. Il processo è in corso presso la Corte per i reati gravi di Ganja.

L’avvocato Ara Kazaryan, che rappresenta Avanesyan presso la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), ha presentato informazioni sul caso alla corte.

“Stiamo ora seguendo da vicino gli sviluppi in Azerbaigian. Tuttavia, la decisione iniziale della CEDU che prevedeva un accesso immediato in Armenia, agli avvocati e ai familiari non è stata attuata. Quando e perché l’Azerbaigian di solito non rispetta le decisioni della CEDU? Quando ne crea una narrativa attorno a un caso particolare,” ha detto Kazaryan a Radio Azatutyan (RFE/RL).

  • Yerevan otterrà un prestito di 250 milioni di dollari per fornire alloggi agli armeni del Karabakh
  • Dialoghi Armenia-Azerbaijan: pubblicati documenti sull’accordo sul Karabakh
  • La società armena all’oscuro sulla sconfitta nella guerra del Karabakh: reagiscono l’opposizione e gli esperti

Video mostra un uomo con uno zaino, né Kalashnikov né mitragliatrice

Le autorità di Baku sostengono che l’uomo di 58 anni Karen Avanesyan avrebbe tentato di avvicinarsi al luogo di un evento a cui partecipava il presidente azero Ilham Aliyev. Avrebbe portato con sé un fucile Kalashnikov carico e cinque granate, ma è stato fermato dalla polizia. I media azeri hanno riferito che Avanesyan “ha resistito, ha sparato e ha lanciato granate”.

Il giorno precedente, un testimone, Elmar Gurbanov, ha testimoniato davanti alla Ganja Serious Crimes Court, affermando di essere stato colpito da otto proiettili durante la presunta resistenza. Ha anche detto che l’imputato aveva aperto il fuoco contro la polizia con una mitragliatrice.

I media armeni dicono di non poter verificare in modo indipendente le informazioni fornite dai media azero. Tuttavia, il video presentato come prova non mostra alcun fucile Kalashnikov né alcuna mitragliatrice. Il filmato mostra solo un uomo — identificato come Avanesyan — che cammina con uno zaino ai margini di una città.

“Ascolti trasformati in una farsa”: Ruben Vardanyan abbandona l’avvocato

L’ex ministro del NKR non riconosciuto, attualmente in giudizio a Baku, ha detto alla sua famiglia che il processo giudiziario manca di “nessun segno di obiettività e imparzialità”.

Ara Kazaryan ricorda che a settembre la CEDU ha applicato una misura provvisoria. Ha ordinato all’Azerbaigian di fornire informazioni sulla salute di Karen Avanesyan, sulle condizioni della sua detenzione e di assicurare il contatto con i suoi familiari e avvocati.

“L’Azerbaigian ha detto che stava bene e aveva ricevuto assistenza medica in prigione. Hanno persino inviato fotografie di Karen che legge un libro, usa Internet in prigione e fa esercizio su una macchina per il fitness. Queste immagini portano chiaramente la firma dell’Azerbaigian — è evidente che sono state allestite,” Kazaryan ha detto.

Ha anche sostenuto che il video presentato al tribunale come prova in realtà mostra l’imputato che cammina in direzione opposta rispetto al luogo in cui si svolgeva l’evento a cui partecipava il presidente azero Ilham Aliyev.

Ara Kazaryan dice di aver inviato tutte le informazioni disponibili alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Aggiunge che è importante che anche la Corte di Strasburgo riceva documenti che confermino i problemi di salute mentale di Karen Avanesyan.

Tuttavia, ha detto che il ministero della salute ha rifiutato di fornire tali documenti, citando la riservatezza medica e chiedendo una procura.

“Karen non può autorizzarci, perché non gli viene data l’opportunità di contattarci. In una situazione in cui è impossibile ottenere alcuna procura da Baku, le autorità armene dovrebbero fornirci i dati di Karen,” ha affermato l’avvocato.

Il personale dell’ambasciata USA, ove possibile, assiste ai processi di armeni a Baku

La difensora dei diritti umani Siranush Sahakyan ha detto che gli americani cercano informazioni alternative dai parenti e dagli avvocati poiché un monitoraggio completo a Baku è impossibile.

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Caucaso, religione e politica (Osservatorio Balcani e Caucaso 23.12.25)

Dalla spaccatura nella Chiesa ortodossa dell’Abkhazia al fermento tra i prelati della Georgia, che si schierano in parte contro il partito di governo Sogno georgiano, senza dimenticare lo scontro tra il Premier armeno e la Chiesa apostolica. Una panoramica delle commistioni tra religione e politica nel Caucaso

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Armenia, governo contro clero

Anche la politica armena è a un bivio, e governo e chiesa paiono esprimerne i due rami divergenti.

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha avviato un acceso scontro con il capo della Chiesa Apostolica Armena, il Catholicos Karekin II. Secondo il premier, la Chiesa è diventata un “clero criminal-oligarchico” che tramerebbe un colpo di Stato. Come parte di questa campagna, Pashinyan ha proposto un rinnovamento radicale della leadership ecclesiastica: ha chiesto la rimozione di Karekin II e l’elezione di un nuovo Catholicos selezionato tramite controlli preliminari sul carattere e il comportamento.

Pashinyan ha accusato Karekin II di aver infranto il voto di celibato e di essere padre di un figlio, affermando su Facebook che “se Karekin II cerca di negarlo, lo proverò con tutti i mezzi necessari”. Pashinyan ha poi fatto un’offerta provocatoria, dichiarandosi pronto a sottoporsi a un esame fisico per dimostrare che non è circonciso, in risposta a insinuazioni del portavoce del Catholicos, per dimostrare la propria aderenza alle pratiche crisitiano-armene. Le reazioni da parte del clero sono state forti e la spaccatura è profonda.

La tensione ha avuto anche un risvolto simbolico all’estero: durante il viaggio di Pashinyan a Istanbul nel giugno 2025, non è stato ricevuto da alcun esponente religioso della comunità armena locale. Il Patriarca di Costantinopoli, Sahak Mashalian, ha spiegato che il patriarcato è rimasto chiuso per protesta, definendo l’assenza del clero un segno contro le dichiarazioni aggressive di Pashinyan nei confronti di Karekin II.

Nella chiesa ci sono posizioni diverse. A novembre una decina di prelati hanno rilasciato una dichiarazione in questo senso, a dicembre una trentina hanno dichiarato la loro incondizionata fedeltà al Catholicos. Pashinyan ha presenziato la messa celebrata da un prete scomunicato, Aram Asatryan, che è stato rimosso dal servizio dalla Chiesa su ordine di Karekin II per aver pressato sacerdoti a unirsi a manifestazioni di opposizione.

La crisi riflette visioni opposte sull’identità del Paese: per Pashinyan, la Chiesa deve essere riformata e liberata da élite privilegiate, Karekin II è un agente straniero (russo); per molti religiosi, le sue accuse arrivate da palazzo rappresentano un attacco alla tradizione e all’autonomia ecclesiastica.

Per le tensioni è stata sospesa la conferenza dei Vescovi, prevista per metà dicembre, mentre sono già quattro gli alti prelati che sono finiti in arresto. L’ultimo è il vescovo Arshak Khachatryan, accusato di aver messo della droga nello zaino di un manifestante anti Karekin II nel 2018.

E per far vedere chi comanda, Pashinyan ha sostenuto che visto che lo stato ha fondato la chiesa nel 301 d.C. sarebbe il caso che prima della messa domenicale si intonasse l’inno nazionale.

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A Natale il Cinema Monviso regala un biopic su Charles Aznavour (Comune di Cuneo 22.12.25)

A Natale il Cinema Monviso piazza sotto l’albero un biopic su Charles Aznavour. La straordinaria parabola umana e artistica dello chansonnier franco-armeno sarà nella sala di via XX Settembre a partire da mercoledì 24 fino a martedì 30 dicembre.

Figlio di due profughi armeni – vittime secondarie di un efferato genocidio caduto nell’oblio – non ha perso tempo a lamentarsi del destino, come va tanto di moda oggi. Ha preferito lavorare, sudare e cantare finché la chanson française non ha dovuto inchinarsi. Il film racconta gli inizi duri, quando sembrava uno dei tanti che non ce l’avrebbero fatta, e invece ha ribaltato il pronostico grazie anche agli incontri con Edith Piaf e Frank Sinatra. Ne viene fuori il ritratto di un artista che non ha chiesto permessi né indulgenze: si è preso tutto da solo, con una voce che oggi farebbe arrossire molti idoli di cartone.

“Monsieur Aznavour” sarà proiettato mercoledì 24 e giovedì 25 alle 18.30 e 21, venerdì 26 alle 16, 18.30 e 21, sabato 27 alle 18.30 e 21, domenica 28 alle 16, 18.30 e 21; nella settimana successiva il film sarà in sala lunedì 29 e martedì 30 alle 21. Mercoledì 31 dicembre la sala osserverà un giorno di riposo.

Per ulteriori informazioni sulla programmazione, che può subire variazioni, è consigliato consultare il collegamento al portale Cuneo Cultura. In alternativa, è possibile contattare l’Ufficio Spettacoli del Comune di Cuneo dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12.30, ai numeri 0171.444.812 – 818, o ancora, nelle ore serali, l’interno del cinema: 0171.444.666. I biglietti sono acquistabili il giorno dell’evento all’indirizzo ticket01 a partire dalle 9, oppure direttamente presso la biglietteria del cinema da 30 minuti prima della proiezione.

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Armenia. Arriva carburante dall’Azerbaijan: la pace che muove le merci (Notizie Geopolitiche 21.12.25)

di Giuseppe Gagliano –

La spedizione di carburante azero verso l’Armenia per via ferroviaria non è una notizia tecnica, né un episodio marginale. È un segnale politico forte, perché traduce in economia ciò che per decenni è rimasto confinato alle dichiarazioni diplomatiche. 22 vagoni cisterna, 1.210 tonnellate di benzina premium AI-95 prodotta da SOCAR, partiti il 18 dicembre e transitati dalla Georgia, raccontano una storia nuova nel Caucaso meridionale: quella di una pace che comincia a muovere merci, non solo parole.
Armenia e Azerbaigian arrivano da un passato segnato da guerre, frontiere chiuse e infrastrutture interrotte. Per questo l’elemento ferroviario conta più del volume della fornitura. Il ripristino di un collegamento sospeso per anni è una scelta simbolica e pratica insieme: la rotaia è il contrario del confine militarizzato, è continuità, prevedibilità, scambio. Non a caso entrambi i governi parlano di “benefici economici concreti della pace”.
Oggi l’Armenia importa oltre il 60 per cento del carburante dalla Russia. Inserire l’Azerbaigian tra i fornitori non significa solo diversificare le fonti, ma ridisegnare i margini di autonomia politica ed economica. In un contesto regionale instabile, la sicurezza energetica diventa uno strumento di sovranità. Per Baku, invece, l’operazione rafforza il ruolo di hub energetico regionale, capace di usare petrolio e infrastrutture come leve diplomatiche.
La spedizione è figlia diretta dell’incontro di Gabala tra il vice primo ministro azero Shahin Mustafayev e l’omologo armeno Mher Grigoryan. Ma si inserisce in una cornice più ampia, avviata dopo il vertice di Washington e il trattato di pace che ha aperto la strada al progetto della Trump Route for International Peace and Prosperity, il corridoio destinato a collegare l’Azerbaigian all’exclave di Nakhchivan attraverso l’Armenia. Qui la geografia diventa politica: strade, ferrovie ed energia sono gli strumenti con cui si ricostruisce un ordine regionale.
Il dialogo parallelo tra Armenia e Turchia, con al centro la possibile riapertura della ferrovia Kars-Gyumri, completa il quadro. Se queste linee torneranno operative, il Caucaso meridionale smetterà di essere una periferia bloccata e diventerà un nodo di transito tra Mar Nero, Mediterraneo e Asia centrale. Non è solo commercio: è geoeconomia, perché ridefinisce rotte, interessi e dipendenze.
Nessuno a Baku o a Erevan ignora quanto il processo resti fragile. Le delimitazioni di confine sono in corso, le diffidenze profonde non spariscono con un treno di benzina. Ma proprio per questo il valore dell’operazione è alto: la pace, quando funziona, si vede nei contratti, nei vagoni che attraversano confini un tempo chiusi, nelle infrastrutture che tornano a vivere. Nel Caucaso, oggi, la normalizzazione passa dalla ferrovia. E per una volta, il rumore non è quello delle armi, ma delle ruote sui binari.

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Spitak: dove il terremoto non ha mai smesso di parlare (Cath 20.12.25)

di Chiara Gerosa

In Armenia il nome Spitak non è solo quello di una città: è una ferita viva. Qui, nel 1988, il terremoto distrusse tutto in pochi secondi, lasciando migliaia di bambini senza casa, senza genitori, senza un futuro immaginabile. Ancora oggi chi arriva in questa parte del Paese, al nord, avverte un silenzio diverso, un misto di resilienza e memoria che si respira in ogni strada.

l terremoto che cambiò una missione

Proprio quel terremoto, avvenuto l’8 dicembre, cambiò anche la storia delle Missionarie della Carità, le suore di Madre Teresa. Negli anni Ottanta, Madre Teresa aveva promesso alla Madonna che avrebbe aperto quindici case nell’ex Unione Sovietica, una per ogni mistero del Rosario. Sembrava un sogno impossibile: allora l’URSS era un mondo chiuso, impenetrabile. Poi la terra tremò. E in mezzo alla tragedia, Madre Teresa vide uno spiraglio. Chiese alle autorità sovietiche il permesso di inviare le sue suore a soccorrere i terremotati. Per un miracolo fu accettata, forse non sapevano come affrontare una crisi di quelle proporzioni. Così venne aperta una casa a Mosca, come centro dell’organizzazione, e il giorno dopo fu inaugurata la casa in Armenia.

Vivere tra le macerie

Le prime suore arrivarono a Spitak tra macerie e silenzio, vivendo in baracche insieme ai terremotati. Accolsero i piccoli rimasti soli: bambini disabili, spesso gravemente, che nessuna struttura riusciva a seguire. Molti di loro sono ancora lì oggi, ormai adulti. La casa di Spitak è diventata il loro mondo: un luogo essenziale, dove si vive con ciò che c’è e con ciò che manca, dove il futuro non è un programma ma un gesto quotidiano di cura. In questo contesto entra suor Benedetta, tenace superiora proveniente da Olgiate Comasco. Non come protagonista, ma come una delle tante mani che ogni giorno tengono in piedi questo fragile equilibrio. “La nostra missione – dice – è restare. Rimanere dove gli altri non vengono.” Da tredici anni vive tra Spitak e Yerevan, tra adulti che non parlano ma si fanno capire e bambini che respirano grazie a chi li solleva, li gira, li ascolta.
La capitale ospita l’altra casa: qui arrivano i bambini più piccoli e più malati, quelli che richiedono cure frequenti negli ospedali di Yerevan. Non è un centro medico: è un luogo dove la vita, anche quando dura poco, viene accompagnata con tenerezza. “In molti casi – dice suor Benedetta – non possiamo guarire. Ma possiamo non lasciarli soli.”

Un’Armenia che resiste

Visitare queste due case significa capire qualcosa di profondo dell’Armenia: un Paese segnato da tragedie e rinascite, che porta una forza antica nelle sue montagne e una vulnerabilità evidente nelle sue periferie. È un popolo che ricorda, che soffre, che accoglie. A Spitak il terremoto ha distrutto case, ma ha aperto spazi dove la solidarietà è diventata quotidianità. A Yerevan la fragilità dei bambini obbliga a un amore che non fa rumore ma costruisce comunità. E in mezzo a tutto questo ci sono le suore, tra cui suor Benedetta: non eroine, ma donne che vivono accanto ai più fragili affinché nessuna vita sia considerata “troppo poco”.

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Arslan e il mer­ca­tino di libri per soste­nere l’ospe­dale armeno (CDS 20.12.25)

Il pic­colo ospe­dale di Ashotsk in Arme­nia, è punto di rife­ri­mento di circa 13 mila per­sone

Unmer­ca­tino ricco di libri di ogni genere, diret­ta­mente dalla col­le­zione per­so­nale della scrit­trice Anto­nia Arslan, domani alla Casa di Cri­stallo di Padova in via Alti­nate 114-116. Dalle 11 alle 18 con ora­rio con­ti­nuato, libri, romanzi, saggi, volumi sto­rici e altri che appro­fon­di­scono il ter­ri­to­rio Veneto e guide e iti­ne­rari per viaggi e per­corsi natu­ra­li­stici, oltre a volumi d’arte e libri anti­chi sono a dispo­si­zione, a offerta libera, alla Casa di Cri­stallo. Un’ini­zia­tiva di soli­da­rietà orga­niz­zata dalla scrit­trice pado­vana, di ori­gine armena, Anto­nia Arslan, per soste­nere l’ospe­dale Redemp­to­ris Mater di

Ashotsk in Arme­nia, punto di rife­ri­mento di circa 13 mila per­sone. A gestire que­sto pic­colo mira­colo tra steppa e mon­ta­gne, cir­con­dato solo da qual­che vil­lag­gio di pastori, è padre Mario Cuc­ca­rollo, vicen­tino, reli­gioso camil­liano, da oltre 35 anni in Arme­nia. For­te­mente voluto da papa Gio­vanni Paolo II nel 1988 dopo il ter­re­moto che devastò l ’ A r meni a , l ’o s p e d a l e d i Ashotsk è oggi l’unica strut­tura sani­ta­ria per l’intera regione. Ma quel gesto di soli­da­rietà del Papa avrebbe avuto vita breve senza l’impe­gno di una per­sona che si tra­sfe­risse lì a occu­parsi dell’ospe­dale. All’epoca le auto­rità sovie­ti­che accet­ta­rono la dona­zione del Vati­cano, a patto però che l’ospe­dale venisse costruito agli estremi con­fini dell’Arme­nia, in un ter­ri­to­rio povero e iso­lato. La dire­zione fu affi­data ai padri Camil­liani, che man­da­rono a Ashotsk padre Mario Cuc­ca­rollo. Il vicen­tino Cuc­ca­rollo accettò subito. La forza della fede e l’aiuto di tante per­sone, oltre a Cei e Cari­tas che con­tri­bui­scono a finan­ziare le atti­vità dell’ospe­dale, hanno tra­sfor­mato il Redemp­to­ris Mater di Ashotsk in una strut­tura pulita e acco­gliente di 5000 metri qua­drati dove lavo­rano 140 per­sone, unico baluardo a for­nire assi­stenza sani­ta­ria in tutta la zona. Una pre­senza ras­si­cu­rante resa pos­si­bile anche gra­zie all’aiuto dei fondi dell’8 per mille. Sulla sto­ria di padre Mario Cuc­ca­rollo e sull’atti­vità dell’ospe­dale è stato girato un docu­film, «Padre Mario alle peri­fe­rie dell’Arme­nia».

Tra chi sostiene l’infa­ti­ca­bile padre Cuc­ca­rollo e l’ospe­dale, c’è la scrit­trice Anto­nia Arslan con i suoi tra­di­zio­nali mer­ca­tini a favore dell’ospe­dale. Per la prima volta dome­nica, il mer­ca­tino è tutto a tema libri, con molti volumi messi a dispo­si­zione pro­prio dalla scrit­trice Arslan dalla sua immensa biblio­teca.

Un’occa­sione per tro­vare non solo romanzi di recente uscita, ma anche libri pre­giati e anti­chi, dai volumi d’arte a quelli sto­rici. Il mer­ca­tino è aperto a ora­rio con­ti­nuato 1118 e l’ingresso è libero.

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