Ieri per la prima volta dal 15 giugno gli armeni del Nagorno-Karabakh sono tornati a ricevere aiuti umanitari. La Croce rossa internazionale e le forze russe di mantenimento della pace hanno trasportato in Artsakh circa 23 tonnellate di farina di produzione armena attraverso il Corridoio di Lachin, che l’Azerbaigian ha bloccato il 12 dicembre scorso. Allo stesso tempo, beni sanitari e per l’igiene personale di produzione svizzera e russa sono arrivati attraverso la città di Aghdam, controllata dall’Azerbaigian. Nelle prossime ore, nuovi aiuti dovrebbero arrivare da Rostov.
L’Azerbaigian ricatta gli armeni
Le autorità del Nagorno-Karabakh hanno dovuto accettare il ricatto del regime di Ilham Aliyev per impedire che la catastrofe umanitaria, che ha già fatto diverse vittime, si trasformasse in un genocidio. L’Azerbaigian, infatti, dopo aver provocato artificialmente la crisi che ha reso impossibile la vita ai 120 mila armeni residenti in Artsakh, ha proposto di far passare gli aiuti da Aghdam tenendo chiuso il Corridoio di Lachin.
Non si tratta di una proposta innocua o neutrale: il Corridoio di Lachin è l’unica strada che collega gli armeni del Nagorno-Karabakh all’Armenia. L’obiettivo degli azeri è di bloccare completamente quella via per aprirne un’altra che passa dai territori conquistati dall’Azerbaigian nella guerra del 2020.
In questo modo Baku potrebbe allentare o rinfocolare la crisi umanitaria nel Nagorno-Karabakh a piacimento, tenendo gli armeni sotto scacco e sotto costante ricatto. Le autorità dell’Artsakh hanno sempre cercato di resistere all’invio di aiuti attraverso la città di Aghdam ma, presi per fame, hanno dovuto cedere dopo aver ottenuto però la consegna di aiuti anche attraverso il Corridoio di Lachin.
Il Corridoio di Lachin va riaperto
L’accordo raggiunto il 12 settembre, e che si è concretizzato ieri con l’arrivo dei primi aiuti, è senza dubbio una notizia positiva per la popolazione del Nagorno-Karabakh, ormai allo stremo.
Il compromesso non risolve però il problema di fondo: il Corridoio di Lachin deve essere riaperto e il transito di beni e persone da e verso l’Armenia ripristinato. Solo il ripristino della giustizia e dello stato di diritto potranno infatti evitare un nuovo conflittotra Armenia e Azerbaigian.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-09-19 18:30:062023-09-19 18:30:06Il doppio gioco azero sugli aiuti umanitari agli armeni del Nagorno-Karabakh (Tempi 19.09.23)
La biblioteca civica «Bruno Emmert» propone venerdì 22 settembre l’incontro con Sara Maino, artista audiovisiva, educatrice, poeta e performer, regista cinematografica e teatrale, che presenta il suo libro «Quaderno armeno. Hotel Praha, Yerevan» (Nous, 2023).
A Yerevan, la capitale dell’Armenia indipendente, non è il mondo armeno diasporico occidentale accogliente, pacificato, plurilingue, caratterizzato da un cristianesimo aperto e universale che viene incontro a Sara. Per una serie di disavventure verrà fagocitata da un clan di rifugiati ospiti in un albergo fatiscente, dove il degrado risulta insopportabile, dove non ci sono turisti o armeni locali ma profughi della guerra del Nagorno Karabakh; un rifugio dove una umanità dolente tenta di cancellare un vissuto che non ha futuro. Un diario-racconto di straordinaria efficacia descrittiva e insieme capace di andare in profondità, di scavare nel proprio mondo e nel mondo dell’altro senza timore di far emergere la verità scomoda della difficoltà di potersi accettare nella propria diversità (dalla prefazione di Pietro Kuciukian).
Inizio alle ore 17.30, ingresso libero.
L’autrice dialogherà con Giuliano Geri, editor e traduttore; interverrà Pietro Kuciukian, console onorario della Repubblica di Armenia in Italia, e saranno presenti Chiara Sicurella e Giuditta Busà della casa editrice Nous.
Bruxelles – Dopo mesi di stallo e di completa chiusura dei rifornimenti umanitari, gli oltre 120 mila abitanti del Nagorno-Karabakh possono tornare a sperare in un flusso costante di cibo e farmaci, gas e acqua potabile. “Accogliamo con favore il passaggio simultaneo di carichi umanitari attraverso Lachin e Ağdam“, è il commento soddisfatto del presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, alla notizia di oggi pomeriggio (18 settembre) dell’ingresso di camion del Comitato internazionale della Croce Rossa carichi di aiuti umanitari nella regione separatista a maggioranza armena sul territorio dell’Azerbaigian: “Questo passaggio deve essere regolarizzato“.
Il primo convoglio umanitario a fare ingresso nell’enclave a maggioranza cristiana nel sud-ovest dell’Azerbaigian (a maggioranza musulmana) era arrivato martedì scorso (12 settembre) ma dal territorio azero attraverso la rotta Ağdam-Askeran. Altri convogli francesi e armeni erano rimasti invece finora bloccati, nonostante l’accordo del 9 settembre tra il governo azero e quello armeno per riaprire il corridoio di Lachin. Per questo motivo il leader del Consiglio Ue aveva chiesto “a tutte le parti interessate di dare prova di responsabilità e flessibilità” nel “facilitare la riapertura dell’unica via di accesso all’Armenia e al mondo esterno per decine di migliaia di abitanti dell’autoproclamata Repubblica dell’Artsakh. Dopo la svolta di oggi – che mette forse fine a una crisi che va avanti da nove mesi – per Bruxelles “è essenziale avviare colloqui tra Baku e gli armeni del Nagorno-Karabakh sui loro diritti e la loro sicurezza“, ha messo in chiaro Michel, anticipando che “l’Ue è pronta a sostenere”.
L’Unione Europea è diventata da un anno e mezzo il principale mediatore tra il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, e il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, e si spiega così l’entusiasmo di Bruxelles nel vedere i primi segnali di distensione tra due Paesi caucasici. “Accogliamo la consegna di aiuti umanitari della Croce Rossa attraverso Lachin e Ağdam agli armeni del Nagorno-Karabakh”, ha ribadito il portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), Peter Stano. Quello che le istituzioni comunitarie ora si aspettano è “garantire forniture regolari alla popolazione”, spingere per un “dialogo significativo” tra Baku e i separatisti e soprattutto “diminuire le tensioni sulla linea di contatto e sul confine internazionale“. La crisi dura da mesi e il dispiegamento di truppe azere lungo il confine armeno ha aumentato i timori per lo scoppio di un nuovo conflitto tra Baku e Yerevan per il controllo del Nagorno-Karabakh.
La tensione in Nagorno-Karabakh
Da sinistra: il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, e il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan
Tra i due Paesi caucasici la guerra congelata va avanti dal 1992, con scoppi di violenze armate ricorrenti. Il più grave degli ultimi anni è stato quello dell’ottobre del 2020: in sei settimane di conflitto erano morti quasi 7 mila civili, prima del cessate il fuoco che ha imposto all’Armenia la cessione di ampie porzioni di territorio nel Nagorno-Karabakh. Dopo un anno e mezzo la situazione è tornata a scaldarsi a causa di alcune sparatorie alla frontiera a fine maggio 2022, quando è diventato sempre più evidente che la tensione sarebbe tornata a salire. La priorità dei colloqui di alto livello stimolati dal presidente del Consiglio Europeo è stata posta sulla delimitazione degli oltre mille chilometri di confine. Tuttavia, mentre a Bruxelles si sta provando da allora a trovare una difficilissima soluzione a livello diplomatico, da settembre sono riprese le ostilità tra Armenia e Azerbaigian, con reciproche accuse di bombardamenti alle infrastrutture militari e sconfinamenti di truppe di terra.
La mancanza di un monitoraggio diretto della situazione sul campo da parte della Russia – che fino allo scoppio della guerra in Ucraina era il principale mediatore internazionale – ha portato alla decisione di implementare una missione Ue. Dopo il compromesso iniziale con Yerevan e Baku raggiunto il 6 ottobre a Praga in occasione della prima riunione della Comunità Politica Europea, 40 esperti Ue sono stati dispiegati lungo il lato armeno del confine fino al 19 dicembre dello scorso anno. Una settimana prima della fine della missione l’Azerbaigian ha però bloccato in modo informale – attraverso la presenza di pseudo-attivisti ambientalisti armati – il corridoio di Lachin e fino a oggi sono stati messi in atto forti limitazioni del transito di beni essenziali come cibo e farmaci, gas e acqua potabile. Gli unici a poterla percorrere erano i soldati del contingente russo di mantenimento della pace e il Comitato internazionale della Croce Rossa.
Soldati dell’Azerbaigian al posto di blocco sul corridoio di Lachin (credits: Tofik Babayev / Afp)
A seguito dell’aggravarsi della situazione nel corridoio di Lachin, il 23 gennaio è arrivata la decisione del Consiglio dell’Ue di istituire la missione civile dell’Unione Europea in Armenia (Euma) nell’ambito della politica di sicurezza e di difesa comune, con l’obiettivo di contribuire alla stabilità nelle zone di confine e garantire un “ambiente favorevole” agli sforzi di normalizzazione dei due Paesi caucasici. Ma la tensione è tornata a crescere lo scorso 23 aprile, con la decisione di Baku di formalizzare la chiusura del collegamento strategico attraverso un posto di blocco, con la giustificazione di voler impedire la rotazione dei soldati armeni nel Nagorno-Karabakh “che continuano a stazionare illegalmente nel territorio dell’Azerbaigian”. Da Bruxelles è arrivata la condanna dell’alto rappresentate Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, prima della ripresa delle discussioni a maggio e un nuovo round di negoziati di alto livello tra Michel, Aliyev e Pashinyan il 15 luglio.
L’alternarsi di sforzi diplomatici e tensioni crescenti sul campo ha portato a uno degli episodi più allarmanti per gli osservatori Ue presenti dallo scorso 20 febbraio in Armenia per contribuire alla stabilità nelle zone di confine. Il 15 agosto una pattuglia della missione Euma è rimasta coinvolta in una sparatoria dai contorni non meglio definiti (entrambe le parti, armena e azera, si sono accusate a vicenda), senza nessun ferito. L’evento aveva provocato qualche imbarazzo a Bruxelles, dopo che Yerevan aveva dato la notizia secondo cui l’esercito azero aveva “scaricato il fuoco contro gli osservatori dell’Ue”. Sulla stessa pagina X della missione civile Ue in Armenia era apparso un post (poi cancellato) con un perentorio “falso”, ma poche ore più tardi è stato pubblicato l’aggiornamento di rettifica che ha dato ragione ai portavoce armeni, almeno nella parte in cui è stata confermata la presenza della pattuglia europea durante gli spari, senza nessun riferimento alla responsabilità azera.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-09-18 18:27:472023-09-19 18:28:59Le forniture di aiuti umanitari nel Nagorno-Karabakh sono finalmente riprese. L'Ue esorta a "regolarizzare il passaggio" (Eunews 18.09.23)
Una delegazione del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) è in visita presso la Chiesa apostolica armena da oggi18 fino al 22 settembre. La visita prevederà un’udienza con Karekin II, patriarca e catholicos di tutti gli Armeni.
La delegazione discuterà della situazione attuale del Corridoio Lachin, la strada principale che collega la regione all’Armenia, che è bloccato da più di nove mesi, colpendo gravemente le condizioni di vita di 120.000 persone, compresi i bambini. La crisi umanitaria continua ad aggravarsi nell’enclave bloccata del Nagorno-Karabakh (Artsakh).
«Data la terribile situazione nel Nagorno-Karabakh e la continua lotta per far arrivare gli aiuti umanitari, il comitato centrale del Cec ha chiesto al segretario generale di guidare una delegazione in questa parte tormentata del mondo. La nostra visita ha lo scopo di esprimere la solidarietà della comunità globale, studiare la situazione, stabilire i fatti e considerare con i leader e le realtà locali cosa può fare il Consiglio ecumenico per affrontare la situazione. Chiediamo alle nostre chiese membro e ad altri di pregare per la situazione nel Nagorno-Karabakh».
Durante la visita della delegazione al monastero armeno di Noravank, risalente al XIII secolo, si terrà una preghiera per la pace nella regione.
Gli incontri che si terranno nella capitale armena Yerevan e altrove includeranno funzionari statali, organizzazioni della società civile, la missione di monitoraggio civile dell’Unione europea e altri attori.
Il segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese, il pastore Jerry Pillay, sarà accompagnato dall’arcivescovo Vicken Aykazian, vice moderatore del comitato centrale del Cec, dalla pastora. Rita Famos, presidente della Chiesa protestante svizzera, da Carla Khijoyan, dirigente del programma Cec per il Medio Oriente, da Peter Prove, direttore della Commissione delle Chiese per gli affari internazionali del Cec e da Ani Ghazaryan Drissi, dirigente del programma del Cec per la Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico.
Qui l’intervista al giornalista Simone Zoppellaro che abbiamo pubblicato la scorsa settimana in relazione proprio alla situazione nella regione.
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http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-09-18 18:24:072023-09-19 18:25:16Il Consiglio ecumenico delle chiese in visita in Armenia (Riforma.it 18.09.23)
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 18.09.2023 – Vik van Brantegem] – A mezzogiorno di ieri, domenica 17 settembre 2023 – il giorno di Khachverats nella Chiesa Apostolica Armena, la festività dell’Esaltazione della Santa Croce – abbiamo ascoltato un’altra recita dell’Angelus Domini domenicale, durante la quale Papa Francesco continua a non menzionare il destino dell’Armenia, la prima nazione cristiana, e la drammatica crisi umanitaria causata dall’Azerbajgian, che si aggrava giorno dopo giorno in Artsakh. Perché?
Ani Badalyan, Portavoce del Ministero degli Esteri dell’Armenia, comunica con un post su Twitter che Ararat Mirzoyan, Ministro degli Esteri dell’Armenia parteciperà dal 18 al 24 settembre 2023 a New York alla 78ª sessione dell’Assemblea Generale ed eventi di alto livello delle Nazioni Unite. Aggiunge: «Sono previsti numerosi incontri con funzionari e controparti delle Nazioni Unite di diversi Paesi».
Da un altro post su Twitter, questa volta della Segreteria di Stato della Santa Sede, apprendiamo: «Il Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, S.E. Mons. Paul Richard Gallagher, parteciperà alla 78ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la Settimana di Alto-Livello, che si terrà a New York dal 18 al 26 settembre 2023».
Certamente, il Segretario Mons. Gallagher avrà occasione di spiegare al Ministro Mirzoyan questo inquietante silenzio della Suprema Autorità che rappresenta a questo Alto Livello.
Il Centro l’informazione della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh ha pubblicato ieri, 17 settembre 2023 alle ore 13.16 sulla sua pagina Facebook il post che segue (nostra traduzione italiana dall’inglese). Il post informa che il governo della Repubblica di Artsakh ha acconsentito all’apertura della rotta di Akna (Aghdam), con la simultanea apertura del Corridoio di Berdzor (Lachin), per il trasporto umanitario con veicoli della Croce Rossa.
Ricordiamo, che ciò non significa che il Corridoio di Berdzor (Lachin) è aperto, poiché si tratta solo di veicoli della Croce Rossa e per un volume limitato. Quindi, non secondo lo status del Corridoio di Berdzor (Lachin) definito nella dichiarazione trilaterale del 9 novembre 2023 e l’ordine vincolante della Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite, per l’apertura del corridoio in ambedue le direzioni senza ostacoli per persone, veicoli anche privati e merci (sia umanitari e commerciali).
«Cari connazionali,
la crisi causata dal blocco dell’Artsakh da parte dell’Azerbajgian si aggrava ogni giorno. Il governo organizza l’approvvigionamento di grano e la fornitura di farina ai panificatori in condizioni ristrette, purtroppo non è sempre possibile fornire i 200 grammi di pane giornalieri a disposizione dei cittadini con il sistema dei tagliandi.
Considerando l’aggravarsi del disastro e della situazione di sicurezza nel Paese, le autorità della Repubblica di Artsakh hanno deciso di accettare la proposta congiunta dell’ufficio di Stepanakert del Comitato Internazionale della Croce Rossa e del Comando della missione di mantenimento della pace russo per il trasferimento simultaneo di carichi umanitari della Croce Rossa attraverso il Corridoio di Berdzor, lungo l’autostrada Goris-Stepanakert e lungo la strada Akna-Stepanakert, con autoveicoli del Comitato Internazionale (merci di origine estera).
L’organizzazione del processo è necessaria sia per neutralizzare le minacce alla vita e alla salute dei nostri cittadini, sia per garantire l’ulteriore trasporto di carichi umanitari attraverso il Corridoio di Berdzor.
Vi informiamo inoltre che i mediatori stanno lavorando per organizzare un incontro con i rappresentanti ufficiali dell’Artsakh e dell’Azerbajgian al fine di alleviare la tesa situazione umanitaria e di sicurezza nella Repubblica».
Secondo quanto si apprende, e viene riferito anche dall’agenzia 301, gli aiuti in arrivo da Svizzera, Russia, Spagna e India verranno trasportati nell’Artsakhdalla strada Akna (Aghdam)-Askeran-Stepanakert. Gli aiuti dall’Armenia, invece, seguiranno la strada Goris-Stepanakert, lungo il Corridoio di Berdzor (Lachin) che collega l’Armenia con l’Artsakh. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa gestirà in esclusiva il trasporto delle merci, mentre i veicoli della Mezzaluna Rossa non opereranno sulla strada Akna-Stepanakert.
Il passaggio attraverso la strada Akna (Aghdam)-Askeran-Stepanakert.
Secondo i rapporti ufficiali del Comitato Internazionale della Croce Rossa Internazionale, la Croce Rossa ha consegnato con successo aiuti umanitari all’Artsakh attraverso il Corridoio di Berdzor (Lachin) e la strada Akna (Aghadam)-Askeran-Stepanakert.
Questa mattina, intorno alle ore 07.30 ora locale, un camion e autoverture del CICR sono passati attraverso la strada Akna (Aghdam)-Askeran-Stepanakert e sono stati ricevuti da un rappresentante dell’ufficio della Croce Rossa a Stepanakert. Questo carico umanitario, come confermato dal CICR, comprende forniture essenziali come farina e medicine. In contemporanea un camion e autovetture del CICR sono passati attraverso il Corridoio di Berdzor (Lachin) con 23 tonnellate di farina armena.
Il CICR ha affermato che i residenti dell’Artsakh sono in fila per il pane e che le strutture sanitarie mancano di forniture mediche. Ha aggiunto che le spedizioni di aiuti umanitari rappresentano una necessità urgente.
Il passaggio attraverso la strada Akna (Aghdam)-Askeran-Stepanakert.Il passaggio attraverso la strada Akna (Aghdam)-Askeran-Stepanakert, al posto di blocco delle forze di mantenimento della pace russe sulla linea di contatto Artsakh-Azerbajgian.Il passaggio sul ponte Hakari all’ingresso del Corridoio di Berdzor (Lachin) dall’Armenia, al posto di blocco illegale dell’Azerbajgian sulla frontiera tra Armenia e Artsakh.
«Come risultato dei persistenti sforzi diplomatici volti a trovare un consenso umanitario tra i decisori, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) lunedì sta portando spedizioni di farina di grano e articoli medici essenziali alle persone bisognose tramite il Corridoio di Lachin e la strada di Aghdam.
“Siamo estremamente sollevati dal fatto che molte persone che dipendono dagli aiuti umanitari riceveranno finalmente il sostegno tanto necessario nei prossimi giorni”, ha affermato Ariane Bauer, direttrice regionale del CICR per l’Europa e l’Asia centrale. “Le strutture sanitarie mancano di forniture mediche. Le persone fanno ore di fila per il pane. Hanno urgentemente bisogno di aiuti continui attraverso spedizioni umanitarie regolari. Questo consenso ha permesso alle nostre équipe di riprendere questo lavoro salvavita”.
Nelle ultime settimane il CICR ha discusso con i decisori politici sulle opzioni per far arrivare gli aiuti nell’area attraverso diversi percorsi, tra cui sia il Corridoio di Lachin che la strada di Aghdam. L’operazione di lunedì prevedeva due camion che consegnavano simultaneamente le merci attraverso il Corridoio di Lachin e la strada di Aghdam» (CICR Ginevra).
«Spero che questo consenso consenta ai nostri convogli strettamente umanitari di riprendere non solo oggi ma nelle settimane a venire in modo da poter fornire regolarmente aiuti a coloro che ne hanno bisogno. Il nostro obiettivo è raggiungere coloro che hanno più bisogno di assistenza in linea con i nostri principi fondamentali di neutralità, imparzialità e indipendenza» (Ariane Bauer, Direttrice regionale del CICR per l’Europa e l’Asia centrale).
«Come risultato dei persistenti sforzi diplomatici per trovare un consenso umanitario tra i decisori, oggi stiamo portando spedizioni di farina di grano e articoli medici essenziali alle persone bisognose attraverso il Corridoio di Lachin e la strada di Aghdam» (CICR Armenia).
«I camion del CICR hanno attraversato liberamente il posto di controllo di frontiera di Lachin dopo essere ispezionato, diretto verso Khankendi di Azerbajgian [cioè, Stepanakert, la capitale della Repubblica di Artsakh, sotto assedio dalle forze armate dell’Azerbajgian da 9 mesi]”, scrivono i media statali azeri, omettendo di menzionare che questa è la prima volta che degli aiuti umanitari attraversano il Corridoio di Berdzor (Lachin) dallo scorso mese di giugno.
Il passaggio del carico umanitario del Comitato Internazionale della Croce Rosso attraverso la strada di Akna (Aghdam)-Askeran-Stepanakert è descritto dal giornalista Fardin Isazade, che durante il blocco degli sedicenti “eco-attivisti” del Corridoio di Berdzor (Lachin) si era offerto “scherzosamente” di uccidere degli Armeni in occasione della festa di Novruz.
Poiché è stato raggiunto un accordo affinché la strada Akna (Aghdam)-Askeran-Stepanakert sia utilizzata esclusivamente per aiuti umanitari attraverso la Russia trasportati dalla Croce Rossa russa, gli ex sedicenti “eco-attivisti” che hanno bloccato il Corridoio di Berdzor (Lachin), riciclati manifestanti della “farina umanitaria-filantropica” della Mezzaluna Rossa azera liberanno la strada Aka (Aghadam)-Askeran-Stepanakert dallo show e torneranno a casa?
Non ci sono segni di una riapertura generale del Corridoio di Berdzor (Lachin). Finché le persone e le merci (incluso carburante) non potranno viaggiare liberamente tra Artsakh e Armenia in ambedue le direzioni, senza intromissione dell’Azerbajgian nel Corridoio di Berdzor (Lachin); finché la fornitura di gas ed elettricità dall’Armenia non viene ripristinata, il blocco dell’Azerbajgian rimane in pieno vigore. Se il popolo dell’Artsakh ha bisogno di aiuti umanitari per sopravvivere, significa che si trova ancora sotto blocco in una crisi umanitaria creata dall’Azerbajgian.
«L’integrità territoriale del Paese con una superficie di 29.800 km2, i diritti e la sicurezza del popolo del Nagorno-Karabakh sono una linea rossa per l’Armenia. Dopo la caduta di Hitler, la pulizia etnica non è più una questione interna di nessun Paese. Le massicce violazioni dei diritti umani non possono mai essere considerate affari interni di nessun Paese. Spero che quando l’Armenia preparerà le sue risposte all’Azerbajgian, avrà luogo un nuovo incontro. Ma è molto importante che l’Azerbajgian faccia passi di fiducia in risposta ai nostri passi. Il processo non può essere unilaterale» (Edmon Marukyan, Ambasciatore con incarichi speciali presso il Ministero degli Esteri dell’Armenia, Leader del partito Armenia Luminosa).
«Un aereo militare azero Ilyushin IL-76MD è recentemente atterrato a Islamabad, in Pakistan, sollevando preoccupazioni a causa del suo volo insolito, senza data di ritorno o destinazione nota. Ciò suggerisce che il Pakistan potrebbe inviare personale o armi all’Azerbajgian» (Agenzia 301).
Avi Scharf, giornalista di Haaretz segnala voli tra Israele-Azerbajgian di cargo militari registrati: «RARO volo di Rosh Hashanah dall’aeroporto azera vicino al confine con l’Armenia alla base israeliana di Ovda. Il 7°! cargo jumbo pesante in 2 settimane (il 105° in 7 anni)».
«”Teheran non permetterà la restrizione o la chiusura della storica rotta che collega l’Iran all’Armenia”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir Abdollahian. “Se l’Azerbajgian vuole effettuare un’operazione militare contro l’Armenia, risponderemo con un’operazione 10 volte più potente in modo che non mandino i loro soldati a morire inutilmente”, ha dichiarato il Membro della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, Yaqub Rezazadeh» (Agenzia 301).
Segue un articolo di JAMnews (di Go Group Media, con sede in Georgia), in cui viene spiegato in chiare lettere che l’Azerbajgian non solo si sta preparando alla guerra, ma questa è inevitabile. Riprende le parole da un’intervista con l’organo di stampa statale azero Bizim.Media di Elmar Mammadyarov, che è stato Ministro degli Esteri dell’Azerbajgian dal 2004 al 2020. Fu licenziato dopo che il Presidente Ilham Aliyev lo ha criticato per essere stato assente dal Ministero degli Esteri durante uno scontro armato al confine con l’Armenia il 12 luglio 2020. Gli fu vietato di lasciare il Paese, essendo inserito in una no-fly list per il suo coinvolgimento in un’indagine su accuse di corruzione nel Ministero degli Esteri.
“Per firmare il trattato di pace è necessario uno scontro militare” – ex Ministro degli Esteri azerbajgiano, Elmar Mammadyarov sulla probabilità della guerra JAMnews, 13 settembre 2023
(Nostra traduzione italiana dall’inglese)
Secondo l’ex Ministro degli Esteri azerbajgiano, Elmar Mammadyarov, per firmare un trattato di pace tra Azerbajgian e Armenia è necessario uno scontro militare. “Può essere uno scontro a breve termine o una guerra. Solo questo potrà costringere Pashinyan a firmare il trattato”, ha aggiunto.
“L’inizio delle esercitazioni militari nelle Forze Armate dell’Azerbajgian ha spaventato gli Armeni. Nonostante il fatto che, secondo alcuni giornalisti, i revanscisti armeni desiderino iniziare una guerra. Questa è un’opinione fondamentalmente errata. Analisi internazionali mostrano che l’esercito armeno è stato schiacciato durante la guerra durata 44 giorni. L’attuale situazione economica dell’Armenia non consente di ricostruire l’esercito. Pertanto, la guerra è ciò che Pashinyan teme di più.
E ora Pashinyan bussa a diverse porte per evitare la guerra. Vuole che i leader dei principali Stati del mondo convincano l’Azerbajgian a non iniziare una guerra. Pashinyan sa che un’altra guerra potrebbe segnare la fine non solo della sua carriera politica, ma anche dell’intera Armenia”.
Così l’ex ministro degli Esteri azero Elmar Mammadyarov ha commentato gli ultimi sviluppi nella regione in un’intervista a Bizim.Media.
Ha sottolineato che gli scontri militari costringeranno l’Armenia a firmare un trattato di pace: “Ho detto molte volte che per firmare un trattato di pace dovrebbero esserci dei tipi di scontri militari. Una guerra o scontri a breve termine costringeranno Pashinyan a firmare il trattato. In questo momento la leadership armena sta facendo un doppio gioco. Non vuole né la pace né la guerra. Sotto la pressione di forze interne ed esterne, il governo di Pashinyan fa spesso dichiarazioni anti-azerbajgiane. Ma poi non riesce a sostenere queste affermazioni e si ritira dalle sue posizioni. Ora chiede nuovi incontri e trattative. Per questo si rivolge ai leader degli altri Paesi”.
Secondo Mammadyarov l’operazione antiterrorismo è necessaria: “Attualmente l’esercito azerbajgiano controlla l’intera zona del confine condizionale con l’Armenia. Ma in Karabakh il quadro è un po’ diverso. I separatisti rappresentano una seria minaccia non solo per il nostro popolo, ma anche per lo Stato. Dovremmo tenere conto del fatto che molti oggetti strategici, a partire dal bacino idrico di Sarsang fino al Bazaar Rosso, sono sotto il controllo dei separatisti armeni. Per questo motivo è necessaria un’operazione antiterrorismo su questo territorio. Un’altra opzione che Pashinyan teme è un’operazione antiterroristica da parte dell’esercito azerbajgiano in Karabakh e l’espulsione dei militanti armeni dal Paese. Questo non promette nulla di buono per Pashinyan. Ecco perché è preoccupato. Attraverso i leader di Francia, Germania e Turchia sta cercando di dissuadere Baku dall’idea di un’operazione del genere”.
«Ovviamente, il Comune di Stepanakert non è in grado di raccogliere la spazzatura a causa della mancanza di carburante. Ovviamente, quel povero cane non riesce a trovare nulla per colazione. Ancora mattina a Stepanakert» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – Email).
«Nove mesi dopo l’inizio del #ArtsakhBlockade in Nagorno-Karabakh, la carenza di pane peggiora. Nonostante il sistema dei tagliandi, oggi [17 settembre 2023] tutti i panifici sono chiusi, rendendo impossibile trovare il pane anche con i tagliandi. I proprietari hanno esposto degli avvisi in cui si dice “niente farina” a causa della continua carenza» (Siranush Sargsyan, giornalista freelance nel Nagorno-Karabakh assediato).
»Questo ragazzo è andato in bicicletta all’altra parte della città per cercare cibo, ha fatto il giro del mercato, fermandosi, indugiarono per un po’, Poi, è tornato a casa, a mani vuote» (Siranush Sargsyan, giornalista freelance nel Nagorno-Karabakh assediato)
«Ho appena visitato il mercato di Stepanakert per comprare un po’ di roba…» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – Email).
«Tutti comprano l’uva quanto possono» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – Email).
«C’è un villaggio in Nagorno-Karabakh/Artsakh chiamato Sos [come SOS-Save Our Souls). Un uomo da lì ha consegnato uva alla città. “Per favore, datemi ancora un po’, ci sono quattro bambini a casa”, ha detto una donna, tenendo in mano il sacchetto di plastica. Così Sos salva le anime della capitale» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – Email).
I 9 mesi di blocco significano anche che non c’è più sale in Artsakh. Quindi, la gente produce il sale in casa, perché il sale è fondamentale per conservare per fare le provviste in previsione dell’inverno.
Domenica mattina 17 settembre 2023, Stepanakert. «Un’altra coda. E ancora una volta. per il pane. L’Eucaristia» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – Email).
«Come vi procurate le candele? chiedo al diacono.
– Da Etchmiadzin.
– Ma il Corridoio di Lachin è chiuso.
– Siamo riusciti a portarle l’ultima volta poi la strada è stata chiusa. Sai, è chiaro che presto anche queste finiranno» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – Email).
«”Ieri mio figlio è andato a dormire piangendo. Sono il peggior genitore di questo mondo”. La crisi alimentare colpisce le famiglie povere di Nagorno-Karabakh/Artsakh» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – Email).
«Russi in Nagorno-Karabakh. Almeno potete portare un sacco di caffè per Stepanakert. Volate in continuazione sopra le nostre teste e non vi chiediamo neanche un risarcimento per l’inquinamento atmosferico. Almeno potete consegnare le sigarette ai vostri colleghi dell’esercito e della polizia in Nagorno Karabakh. Almeno vi chiamate forze di mantenimento della pace… Certamente non è così difficile come aprire il Corridoio di Lachin» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – Email).
Code, un sistema di governo azero-turco
Code non solo in Artsakh, ma anche in Turchia. Recep Tayyip Erdoğan dice che il XXI secolo è il “secolo turco” (chi lo spiega che esistono Cina e India?), ma a Defne, nella provincia di Hatay, la gente fa code enormi che secondo il giornalista sono troppo lunghe per lui per camminare e che la gente sarà fortunata per prendere un pacco d’acqua.
Defne è un’antica città greca originariamente chiamata Dafne (Δάφνη) dal nome di una ninfa mitologica associata a fontane, pozzi, sorgenti, ruscelli, torrenti e altri fonti d’acqua dolce. Dafne era una città portuale turistica durante l’impero greco seleucide, famosa per le cascate. Oggi, il 12º e attuale Presidente della Turchia non è in grado di fornire abbastanza acqua dolce alla gente del posto, ma questo secolo è totalmente turco…
«Elmar Allahverdiyev, un ex militare azero, che aveva rivelato i crimini del dittatore Aliyev, ha subito un attentato e la sua moglie è stata uccisa. Allahverdiyev era stato torturato senza pietà nell’ambito del “caso Tartar”, uno dei più grandi crimini ordinati da Ilham Aliyev.
Mentre stava andando in vacanza con la sua famiglia, l’auto (Lexus) su cui viaggiava Allahverdiyev è stata attaccata da altre auto. A seguito di questo attacco terroristico, la moglie di Allahverdiyev, Rahima Allahverdiyeva nata nel 1994, è stata uccisa e lui e 2 figli sono rimasti gravemente feriti
Allahverdiyev ha detto su canali giornalistici YouTube la verità sul crimine di Tartar, su ordine di chi e da chi è stato commesso. Alcune settimane prima dell’attentato, Allahverdiyev era stato minacciato dal DTX [Dövlət Təhlükəsizliyi Xidməti, il servizio di sicurezza dello Stato della Repubblica di Azerbajgian). Gli fu detto che se non stesse zitto, se continuasse a parlare dei fatti di Tartar, avrebbero ucciso lui e la sua famiglia.
Vorrei menzionare che nel 2017, su ordine del Presidente dell’Azerbajgian, Ilham Aliyev, più di 1.700 militari [azeri] sono stati brutalmente torturati e alcuni di loro sono stati uccisi a causa della tortura. Le persone che sono state torturate hanno detto che il generale e altri ufficiali che le hanno torturate hanno detto che İlham Aliyev li aveva ordinato di farlo.
Informazioni più dettagliate sul “caso Tartar” si possono trovare su Wikipedia [QUI].
Fino ad oggi, gli autori dei crimini di Tartar non sono stati puniti e coloro che parlano di questo crimine vengono imprigionati e torturati. Le organizzazioni per i diritti umani probabilmente chiederanno sanzioni ad Aliyev e al suo ministero del terrore, il DTX, per questo attentato contro la famiglia di Elmar Allahverdiyev e per l’omicidio di sua moglie» (Manaf Jalilzade, blogger politico azero e fondatore-capo di Diktator TV, residente in Svizzera).
«Il dittatore Aliyev presto farà una provocazione contro gli Armeni. Secondo le precise informazioni che ho ricevuto, Aliyev effettuerà nuove provocazioni al confine con l’Armenia per avviare il prossimo turno di guerra. Il mondo intero sa benissimo che Nikol Pashinyan e il popolo armeno non vogliono la guerra. Si può anche dire che la maggior parte del popolo azero odia gli spettacoli di guerra di Aliyev. Ma Aliyev continua a effettuare provocazioni e a uccidere i giovani. A causa di questo malvagio dittatore, oggi l’Azerbajgian è conosciuto nel mondo come un Paese del terrore. La maggior parte della popolazione in Azerbajgian non vuole più la guerra, ma chi si oppone viene picchiato dalla polizia e imprigionato. Lo ripeto un’altra volta: Aliyev farà presto una grande provocazione per iniziare una guerra con l’Armenia» (Suleyman Suleymanli, blogger politico azero, Defence of Freedom of Speech and Democracy Organization, residente in Svizzera).
NOI PREGHIAMO IL SIGNORE PER QUESTO MIRACOLO
NON DOBBIAMO SPERARE CHE VENGA DAGLI UOMINI,
QUELLO CHE SOLO IL SIGNORE POTREBBE DARCI
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-09-18 18:20:352023-09-19 18:21:39281° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Artsakh è armeno. Lo è stato sempre… e non rinuncia ad essere armeno (Korazym 18.09.23)
I separatisti armeni nell’enclave separatista del Nagorno-Karabakh in Azerbaigian hanno concordato oggi la consegna di forniture umanitarie attraverso il territorio controllato da Baku, segnando un primo passo verso la de-escalation nella instabile regione.
17.9.2023 – 21:57
L’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di alimentare una crisi umanitaria nel Nagorno-Karabakh dopo che Baku ha bloccato l’anno scorso l’unica strada che collega la regione montuosa con l’Armenia, il corridoio Lachin, sorvegliato dalle forze di pace russe.
L’Azerbaigian ha respinto l’accusa, sostenendo che il Nagorno-Karabakh potrebbe ricevere tutte le forniture di cui ha bisogno attraverso l’Azerbaigian. Baku ha affermato che le autorità separatiste hanno semplicemente rifiutato la sua proposta di riaprire contemporaneamente sia il corridoio Lachin che la strada Aghdam che collega il Nagorno-Karabakh con il resto dell’Azerbaigian.
Consegne consentite
Oggi il governo separatista ha dichiarato di aver accettato di consentire «consegne simultanee di carichi umanitari» attraverso entrambe le rotte, mentre «mediatori non specificati stanno lavorando per organizzare un incontro con i rappresentanti ufficiali dell’Artsakh (nome armeno del Nagorno-Karabakh) e dell’Azerbaigian al fine di alleviare la tesa situazione umanitaria e di sicurezza nella repubblica».
Il ministero degli Esteri di Baku ha affermato di essere stato informato dal Comitato internazionale della Croce Rossa che le autorità separatiste «hanno concordato forniture parallele di carichi umanitari a partire dal 18 settembre».
L’Unione europea e gli Stati Uniti hanno chiesto la riapertura delle rotte di Lachin e Aghdam per gli aiuti umanitari poiché il Nagorno-Karabakh è alle prese con una grave carenza di cibo e medicine.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-09-17 18:22:402023-09-19 18:23:50Nagorno-Karabakh, i separatisti accettano il passaggio di aiuti (Bluewin 17.09.23)
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 17.09.2023 – Vik van Brantegem] – Con il blocco dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh «gli Azeri vogliono che moriamo per strada», è quello che gli Armeni – dichiarati da Ilham Aliyev “cittadini del Karabagh dell’Azerbajgian senza alcun diritto o garanzia di sicurezza particolare” – dicono sia un tentativo di Baku di costringerli alla sottomissione: pulizia etnica a tappe e genocidio al rallentatore.
«La mia passeggiata domenicale attraverso il viale principale di Stepanakert. Le persone raramente passano. Si sente parlare solo di cibo. Tutti hanno facce allarmate. Buona giornata» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – Email).
Sono necessarie tre azioni immediate:
1. Sanzioni contro il regime autocratico azero e i suoi massimi rappresentanti, in testa il clan Aliyev (le cui massime ricchezze si trovano in Occidente), in quanto responsabili delle atrocità di massa in corso nell’Artsakh/Nagorno-Karabakh.
2. Aperture immediato del Corridoio di Berdzor (Lachin) senza ostacoli per persone, veicoli umanitarie e private, merci umanitarie e commerciali. Ogni minuto conta visto la situazione umanitaria al collasso.
3. Riconoscimento al popolo armeno dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh del diritto all’autodeterminazione. La discriminazione per motivi raziali e l’oppressione sistematiche sottolineano l’urgenza di questo riconoscimento. Il riconoscimento dell’indipendenza della Repubblica di Artsakh da parte della comunità internazionale è essenziale per l’esercizio del diritto fondamentale degli armeni a vivere in pace nelle loro terre ancestrali.
Il Nagorno Karabakh Observer nel pomeriggio e in serata di ieri, ha informato, che l’esercito di difesa della Repubblica di Artsakh è stato messo in massima allerta, aggiungendo che non c’è nessuna indicazione diretta dello scoppio imminente di una guerra, solo le normali segnalazioni di violazione del cessate il fuoco da parte dell’Azerbajgian, che sono diventate la nuova norma. Poi ha riferito di rapporti non ufficiali secondo cui l’Azerbajgian sta concentrando delle truppe lungo la linea di contatto con il Nagorno-Karabakh nella regione di Martakert. Inoltre, ha riferito di segnalazioni di camion dell’esercito di difesa della Repubblica di Artsakh in movimento da/per Stepanakert ad Askeran, vicino alla linea di contatto a est, lungo la strada che porta ad Akna (Aghdam), al centro dell’attenzione nei giorni scorsi come “rotta alternativa alla strada Lachin”.
Jean-Christophe Buisson, il Vice Direttore de Le Figaro Magazine, in un post su Twitter scrive: «Confusione sulla situazione a #Martakert nell’#Artsakh. Voci di bombardamenti azeri sugli Armeni smentite dal sindaco, che però sottolinea come gli Azeri abbiano concentrato nelle vicinanze molto equipaggiamento militare negli ultimi giorni. La tensione è quindi reale. Anche la nostra attenzione».
Il Centro di informazione della Repubblica di Artsakh alle ore 22.22 ha pubblicato un post sulla sua pagina Facebook, con il seguente messaggio del servizio stampa del Ministero della Difesa: «Relativamente ai movimenti e agli accumuli effettuati dalle forze armate azerbajgiane, in Artsakh è stato osservato una stato di allarme nella popolazione della Repubblica. A questo proposito, vi informiamo che la Repubblica di Artsakh segue la situazione 24 ore su 24 e informa immediatamente il pubblico in caso di sviluppi significativi. La diffusione di informazioni non verificate nella situazione attuale non contribuisce in alcun modo alla difesa del nostro Paese. Da notare anche che i servizi speciali nemici sono attivi nel fomentare situazioni di panico. Vi invitiamo a seguire le notizie ufficiali».
Il Centro di informazione della Repubblica di Artsakh alle ore 22.43 pubblicato sulla sua pagina Facebook il seguente post: «Cari compagni compatrioti, in caso di cambiamento nella situazione sulla linea di contatto, il servizio stampa del Ministero della Difesa informerà immediatamente il pubblico. Esortiamo a non parlare di sicurezza e questioni militari nei social network e nelle conversazioni telefoniche, in quanto si ciò potrebbe danneggiare la difesa della Repubblica di Artsakh. Vi esortiamo a mostrare moderazione e di seguire solo le notizie ufficiali».
Ani Badalyan, Portavoce del Ministero degli Esteri dell’Armenia in un post su Twitter ha affermato: «Apprezzate le dichiarazioni chiare e mirate espresse durante l’audizione “Valutazione della crisi nel Nagorno-Karabakh” [al Senato] negli Stati Uniti [QUI], sul contenimento dell’escalation della situazione nel Caucaso meridionale, sulla prevenzione della pulizia etnica nel Nagorno-Karabakh, sottolineando che il Corridoio di Lachin dovrebbe essere sbloccato e che i diritti e la sicurezza della popolazione armena dovrebbero essere affrontati. I rispettivi passaggi, un forte coinvolgimento internazionale e l’implementazione sono fondamentali».
Il 16 settembre, 8 pazienti del Centro Medico Repubblicano della Repubblica di Artsakh, insieme ai loro accompagnatori, sono stati trasferiti nei centri medici specializzati della Repubblica di Armenia con la mediazione e l’accompagnamento del Comitato Internazionale della Croce Rossa. Lo riferisce il Ministero della Salute della Repubblica di Artsakh, aggiungendo che 18 bambini sono attualmente ricoverati nell’unità medica Arevik, di cu 3 nel reparto neonatale e di rianimazione. 72 pazienti sono ricoverati presso il Centro Medico Repubblicano, di cui 6 pazienti nel reparto di terapia intensiva, 4 dei quali in condizioni critiche.
Dal canale Telegram delle forze di mantenimento della pace russe in Nagorno-Karabakh, 14 settembre 2023, inusualmente chiaro e schietta, riferendo come stanno le cose senza parafrasi fumose diplomatiche:
«Il Ministro della Difesa armeno ha discusso con il comandante in capo delle forze di terra delle forze armate russe e il nuovo comandante del contingente di mantenimento della pace russo la situazione nella regione.
Il 14 settembre 2023, il Ministro della Difesa della Repubblica di Armenia, Suren Papikyan, ha ricevuto il comandante in capo delle forze di terra russe, il Generale dell’esercito Oleg Salyukov, e il nuovo comandante del contingente di mantenimento della pace della Federazione Russa nel Nagorno-Karabakh, il Maggiore generale Kirill Kulakov. Il Ministro della Difesa ha salutato il comandante del contingente di mantenimento della pace e gli ha augurato successo nella missione di mantenimento della pace.
Le parti hanno discusso della situazione al confine armeno-azerbajgiano e nell’area di responsabilità delle forze di mantenimento della pace. È stata inoltre sollevata la questione di aumentare l’efficacia della missione del contingente di mantenimento della pace.
Il Ministro della Difesa ha presentato i dati sui movimenti e le concentrazioni delle forze armate azere lungo i confini, sulle provocazioni, sulle sparatorie e sulla diffusione della disinformazione. Ha inoltre sottolineato la necessità di una rigorosa attuazione di tutti i punti della dichiarazione trilaterale del 9 novembre 2020 e l’importanza degli sforzi volti a sbloccare rapidamente il Corridoio di Lachin».
Dal canale Telegram delle forze di mantenimento della pace russe in Nagorno-Karabakh, 16 settembre 2023
«Il 16 settembre 2023, 80 persone hanno lasciato il Karabakh per l’Armenia attraverso il Corridoio di Lachin.
I residenti dell’Armenia e del Nagorno-Karabakh si sono rivolti al punto di accoglienza dei cittadini del contingente di mantenimento della pace russo in Karabakh: studenti di università armene e straniere, nonché specialisti e lavoratori che, a causa del blocco da parte dell’Azerbajgian, hanno perso il lavoro e non potevano ritornare al loro luogo di residenza permanente.
I rappresentanti del contingente della mantenimento della pace russo in Nagorno-Karabakh hanno organizzato il trasporto e la scorta di queste persone attraverso il Corridoio di Lachin, hanno monitorato il loro passaggio attraverso il punto di controllo di frontiera sul lato azerbajgiano, hanno aiutato a caricare e consegnare i bagagli e hanno offerto l’opportunità di viaggiare su comodi autobus».
Ovviamente, come di consueto l’operazione è stato filmato come un reality show dai media statali azeri, con le solite interviste, e riportato da Adnan Huseyn («Circa 80 persone di nazionalità armena hanno attraversato oggi liberamente il valico di frontiera di Lachin in direzione di Khankendi-Gorus. Alcuni avevano cittadinanza e passaporti russi. Dopo un controllo documentale è stato garantito il loro regolare movimento»), il tutto rilanciato dai troll azeri, come prova che “non c’è un #ArtsakhBlockade” e “la strada Khankendi-Goris è aperta”.
Il movimento pubblico Fronte per la Sicurezza e lo Sviluppo dell’Artsakh ha rilasciato una dichiarazione riguardante la distribuzione di pacchi alimentari – come si nota dalle foto con prodotti di fabbricazione russa – per le donne incinte. Secondo la dichiarazione, le donne incinte registrate presso l’Associazione medica regionale di Martuni hanno diritto a ricevere pacchi alimentari ipercalorici appositamente progettati per le donne incinte distribuiti dal Fronte per la Sicurezza e lo Sviluppo dell’Artsakh. Per ottenere questi pacchi il destinatario o un suo familiare è pregato a presentare un documento di riconoscimento valido a nome del destinatario.
Il Comitato esecutivo del Consiglio del Fronte per la Sicurezza e lo Sviluppo dell’Artsakh è coordinato da Ruben Vardanyan, già Ministro di Stato della Repubblica di Artsakh.
Arshak Abrahamyan, membro del movimento pubblico Fronte per la Sicurezza e lo Sviluppo dell’Artsakh, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook le foto di quelle che sembrano dei piccoli panini, che è riuscito ad acquistare venerdì 15 settembre dopo aver fatto la fila per il pane per diverse ore: «A Stepanakert, questi sono considerati pirozhki [in riferimento ai fagottini ripieni tipici della tradizione culinaria russa, in questo caso senza un ripieno] e vengono venduti a 200 dram al pezzo. Ieri sono stato in fila per tutta la notte e poiché avevano assegnato meno farina al panificio, avevano deciso di preparare almeno “pirozhki”. Li ho presi da loro».
«Stamattina ho camminato per 3 km per arrivare al mercato sperando di trovare carne, verdura o frutta venduta dagli abitanti dei villaggi. Non c’era niente, tranne alcuni sottaceti, erbe e zucche, che sono di stagione» (Siranush Sargsyan, giornalista freelance nel Nagorno-Karabakh assediato). Ecco, che mercato ricco provvisto di tutto, manca solo una torta per organizzare un fantastico matrimonio appositamente per il rappresentante dell’Azerbaigian all’ONU o per i troll azeri a cui piace postare filmati di grassi ospiti Armeni che ballano durante una festa di matrimonio (peccato che non fanno vedere tutto questo magnifico cibo che è disponibile in Karabagh in Azerbajgian a prova che il #ArtsakhBlockade è inventato dai criminali separatisti di Khankendi).
Chi avrebbe fornito tutti questi prodotti che nelle foto si vedono esposti sulle bancarelle del mercato: Azeri, alieni o altri bravi ragazzi pieni di umanesimo con la casacca della Mezzaluna azera, riciclati eco-attivisti del blocco del Corridoio di Lachin?
Il HALO Trust, una delle due ONG internazionali (con il Comitato Internazionale della Croce Rossa) ancora operative nell’Artsakh/Nagorno-Karabakh, riferisce della situazione sul campo [QUI].
HALO sta implementando un programma di assistenza finanziaria rivolto ai membri vulnerabili della comunità, come le donne incinte e gli anziani, i cui redditi sono stati drasticamente colpiti dagli effetti della carenza di beni e non possono più permettersi il poco cibo disponibile.
Nonostante queste sfide, HALO ha continuato il suo lavoro salvavita. Con la sospensione anche del razionamento del carburante, l’attenzione si è spostata sui compiti nelle vicinanze di Stepanakert per preservare questa risorsa limitata. HALO rimane impegnata a schierare le sue squadre di sgombero delle mine per eliminare la minaccia di contaminazione mortale nella regione. Attraverso questi sforzi, continua a migliorare la vita delle famiglie e dei bambini nel Nagorno-Karabakh, consentendo loro di vivere liberamente senza paura, curare in sicurezza i loro giardini e sostenersi durante il periodo di carestia.
Dal 2000, HALO ha ripulito quasi 500 campi minati nel Nagorno-Karabakh, rendendo il territorio sicuro e trasformando la vita della popolazione. I volontari di HALO visitano scuole e comunità per insegnare alle persone, soprattutto ai bambini, come rimanere al sicuro finché tutte le mine non saranno scomparse.
Ma le mine antiuomo non sono l’unica sfida. Il 27 settembre 2020, nel Nagorno Karabakh sono scoppiati i peggiori combattimenti degli ultimi decenni, con molte famiglie costrette a fuggire dalle proprie case. Il 9 novembre 2020 è stato concordato un cessate il fuoco, ma le case, le strade e i giardini sono rimasti disseminati di esplosivi. L’attenzione di HALO ora in Karabakh è sulla rimozione di munizioni a grappolo e altri ordigni inesplosi da centri abitati chiave come Stepanakert, Martakert e Martuni. Ciò garantirà la sicurezza della popolazione rimanente e delle famiglie sfollate che fanno ritorno nelle loro case.
Segnaliamo
– Perché questo blocco porta alla fame e alla minaccia di guerra di Iris de Graaf – NOS, 16 settembre 2023 [QUI]https://nos.nl/video/2490638-waarom-deze-wegblokkade-tot-honger-en-oorlogsdreiging-leidt: «Il Nagorno-Karabakh è tagliato fuori dal mondo esterno da nove mesi. L’unica strada di accesso alla regione armena dell’Azerbaigian è bloccata, provocando una crisi umanitaria. La NOS [la più grande televisione dei Paesi Bassi] è andata a vedere il Corridoio di Lachin bloccato per riferire sulla situazione attuale. La corrispondente Iris de Graaf spiega come è nata la situazione».
ARTSAKH-29072023_06 NOI PREGHIAMO IL SIGNORE PER QUESTO MIRACOLO
NON DOBBIAMO SPERARE CHE VENGA DAGLI UOMINI,
QUELLO CHE SOLO IL SIGNORE POTREBBE DARCI Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]http://www.korazym.org/83192/indice-artsakhblockade-in-aggiornamento/
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-09-17 18:21:472023-09-19 18:22:24280° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Sottomettere gli Armeni con l’arma della fame in modo che, se e quando il Corridoio di Lachin riaprirà, se ne vadano (Korazym 17.09.23)
La firma dell’accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian entro la fine dell’anno è possibile, ha dichiarato in un briefing il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, aggiungendo che Erevan sta adottando tutte le misure necessarie a tal fine.
“La grave crisi umanitaria nel Nagorno-Karabakh influisce ovviamente sul processo di pace. Dedichiamo molto tempo alla chiusura del corridoio Lachin [da parte dell’Azerbaigian] e alla crisi umanitaria nel Nagorno-Karabakh. Questa energia e tempo dovrebbero essere spesi per affrontare l’accordo di pace . Ritengo sempre possibile firmare un accordo di pace entro la fine dell’anno poiché ho accettato l’obbligo di firmare tale accordo. Sì, crediamo che la firma sia possibile entro la fine dell’anno”, ha affermato.
Il 13 settembre il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha ufficialmente riconosciuto che il suo Paese riconosce la regione contesa del Nagorno-Karabakh come parte del territorio sovrano dell’Azerbaigian. La sua dichiarazione è arrivata in risposta alle osservazioni di Putin che ha espresso limitazioni al coinvolgimento della Russia nel Nagorno-Karabakh in seguito al riconoscimento pubblico da parte dell’Armenia della rivendicazione dell’Azerbaigian sulla regione a maggioranza armena.
Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian per la regione montuosa del Nagorno-Karabakh, un territorio conteso che faceva parte dell’Azerbaigian prima della disgregazione dell’Unione Sovietica, ma che era popolato principalmente da armeni, scoppiò nel febbraio 1988 dopo la guerra del Nagorno-Karabakh. La Regione Autonoma del Karabakh ha annunciato il suo ritiro dalla Repubblica Socialista Sovietica dell’Azerbaigian. Nuovi scontri sono scoppiati il 27 settembre 2020, con intense battaglie che hanno infuriato nella regione contesa.
9 novembre 2020, il presidente russo Vladimir Putin, il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev e il primo ministro armeno Nikol Pashinyan hanno firmato una dichiarazione congiunta su un cessate il fuoco completo nel Nagorno-Karabakh. Secondo il documento, l’Azerbaigian e l’Armenia hanno mantenuto le posizioni che avevano, mentre alcuni distretti sono stati consegnati a Baku e le forze di pace russe sono state schierate lungo la linea di contatto e lungo il corridoio Lachin.
L’anno scorso, l’Azerbaigian e l’Armenia hanno avviato i colloqui per un trattato di pace, in cui la questione della demarcazione della linea di confine comune è diventata uno dei seri ostacoli. Pashinyan e Aliyev hanno avuto diversi incontri personali attraverso la mediazione della Russia e dell’UE.
Le parti si scambiano regolarmente nuove proposte e commenti sulla bozza di accordo di pace, anche se occasionalmente si verificano sparatorie al confine, in cui Baku e Yerevan si incolpano a vicenda.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-09-17 18:19:142023-09-19 18:20:27Azerbaigian e Armenia: firma della pace entro fine anno (Osservatoriosullalegalita 17.09.23)
Le tensioni in Artsakh – Nagorno Karabakh sono tutt’altro che risolte. Su Internet circolano filmati del blocco del contingente russo di mantenimento della pace. Il fatto è che l’evento si è verificato un mese fa a Khojaly. L’11 settembre, dall’Azerbaigian, le forze di pace russe hanno consegnato aiuti umanitari all’Artsakh. Prima di ciò, gli azeri, sotto le spoglie della Mezzaluna Rossa, hanno cercato di costringere gli armeni del Nagorno-Karabakh ad aprire la strada mentre tengono chiuso il corridoio di Lachin sul lato armeno.
I russi hanno concordato con gli azeri che avrebbero guidato un’auto attraverso Aghdam, dopodiché avrebbero dovuto sbloccare il corridoio Lachin entro 24 ore e lasciar passare la Croce Rossa armena, le organizzazioni umanitarie russe e armene nell’Artsakh. Ma Baku ha un’opinione diversa: non esiste un corridoio aperto dall’Azerbaigian – non si può parlare di consentire il passaggio delle merci attraverso Lachin. Nel frattempo essendo Lachin l’unico corridoio percorribile per far arrivare il cibo in Nagorno Karabakh la gente muore letteralmente di fame.
Nikol Pashinyan da tempo ha dimostrato di non fidarsi di di Vladimir Putin, e ha chiesto l’intervento di Francia e Stati Uniti, che non si sono tirati indietro soprattutto in funzione anti russa.
L’ambasciata americana a Yerevan ha annunciato il 14 settembre l’arrivo in Armenia del comandante della 10a divisione di fanteria da montagna dell’esercito americano, il generale Gregory Anderson e il Vice Capo di Stato Maggiore del Comando USA in Europa e Africa Patrick Ellis. Il 15 settembre si sono uniti all’ambasciatrice americana Christina Quinn e osserveranno lo stato di avanzamento dell’esercitazione congiunta del personale militare americano e armeno Eagle Partner-2023, che si svolge dall’11 settembre con la partecipazione della 12a brigata di peacekeeping delle forze armate armene.
L’arrivo del comandante di una delle unità d’élite delle forze armate statunitensi, che ha partecipato a numerose guerre e conflitti, è in una certa misura simbolico. E Patrick Ellis è già stato in Armenia quest’anno: all’inizio di aprile, nell’ambito di una visita di lavoro, Ellis ha incontrato i rappresentanti del ministero della Difesa armeno e ha visitato il centro di addestramento Zar. L’arrivo di due generali di alto rango testimonia la priorità della Transcaucasia nella politica estera della Casa Bianca.
Per tutta la giornata del 14 e del 15 settembre Armenia e Azerbaijan si sono difesi sui media dalle reciproche accuse: «Il messaggio del Ministero della Difesa azerbaigiano secondo cui unità dell’Esercito di Difesa dell’Artsakh hanno svolto lavori di ingegneria nella regione di Askeran il 14 settembre alle 19:05-19:25 è disinformazione», riferisce il Ministero della Difesa dell’Artsakh.
Il 14 settembre, intorno alle 22:30, unità delle forze armate azere hanno aperto il fuoco con armi leggere contro posizioni armene situate nella zona di Verin Shorzha (regione di Gegharkunik), riferisce il ministero della Difesa armeno. Gli azeri negano.
Il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che non tollererà alcun attacco contro la popolazione dell’Artsakh (Nagorno-Karabakh). «Grazie alla collaborazione con partner internazionali è stato possibile consentire l’ingresso del primo camion nel Nagorno-Karabakh. Il mezzo era russo, secondo l’accordo, il traffico lungo il corridoio Lachin dovrebbe essere ripristinato. Siamo tutti lieti che un camion sia passato per Agdam, ma questo non basta. Il corridoio Lachin deve essere aperto. Questo non è negoziabile. Il corridoio Lachin deve essere aperto adesso, non più tardi, ma per ora non dovrebbero esserci ritardi in questa materia. Non tollereremo alcuna azione militare o attacco contro la popolazione del Nagorno-Karabakh, questo è assolutamente chiaro. La guerra tra Armenia e Azerbaigian non è finita, il che rende urgenti i nostri sforzi per stabilire una pace duratura e dignitosa»; lo ha affermato il 14 settembre, durante un’audizione sulla situazione nel Nagorno-Karabakh presso la commissione per le relazioni estere del Senato americano, il sottosegretario di Stato americano per gli affari europei ed eurasiatici, Yuri Kim. Il camion di cui si parla è lo stesso di cui parlano i russi.
Il presidente della Repubblica dell’Artsakh Samvel Shahramanyan ha convocato il 15 settembre una riunione di lavoro. L’ordine del giorno dell’incontro era la situazione che si era sviluppata nella repubblica a seguito del blocco totale dell’Artsakh da parte dell’Azerbaigian e i meccanismi per superarla. Sono state discusse anche questioni relative alla soluzione dei problemi alimentari della popolazione, al prezzo dei prodotti agricoli, alla distribuzione dei prodotti essenziali e ad altri problemi urgenti. Il presidente Shahramanyan ha osservato che il governo dovrebbe adottare misure tempestive per centralizzare le risorse alimentari nella repubblica e organizzare il processo di fornitura alla popolazione di prodotti vitali attraverso il sistema dei coupon.
Durante l’incontro il Presidente ha toccato anche la questione del movimento dei civili dall’Artsakh alla Repubblica d’Armenia, accompagnati dalle forze di pace russe e dal Comitato internazionale della Croce Rossa. Samvel Shahramanyan ha osservato che questo processo deve essere portato avanti in condizioni di stretto controllo, in modo trasparente e in conformità con le procedure esistenti. In questo contesto, il Capo dello Stato ha sottolineato la necessità di creare gruppi di lavoro locali. Il Presidente ha impartito specifiche istruzioni ai vertici delle autorità competenti sull’ordine del giorno della riunione.
Sempre il 15 di settembre sulla social sfera armena si legge: «Cittadini armeni hanno consegnato aiuti umanitari alla 102esima base militare russa a Gyumri. Ricordiamo che da 9 mesi la Russia non adempie ai propri obblighi e, in particolare, in collusione con l’Azerbaigian, mantiene chiuso il corridoio Berdzor (Lachin)».
Anna Lotti
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-09-17 17:50:072023-09-19 17:52:36NAGORNO KARABAKH. Artsakh alla fame. Gli Azeri dicono no all’apertura di Lachin (Agc News 17.09.23)
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 16.09.2023 – Vik van Brantegem] – «Voglio essere chiaro su una questione cruciale: gli Stati Uniti non tollereranno alcuna azione o sforzo, né a breve né a lungo termine, per la pulizia etnica o per commettere altre atrocità contro la popolazione armena del Nagorno-Karabakh. L’attuale situazione umanitaria non è accettabile», ha dichiarato Yuri Kim, Vice Segretario ad interim per gli Affari Europei ed Eurasiatici del Dipartimento di Stato americano, durante l’audizione sull’Artsakh/Nagorno-Karabakh della Commissione per le Relazioni Estere del Senato degli Stati Uniti.
«Nel contesto di qualsiasi discussione di pace, abbiamo chiarito che i diritti e la sicurezza degli Armeni del Nagorno-Karabakh devono essere protetti. Questo è un elemento essenziale di qualsiasi accordo di pace duraturo e dignitoso. L’Azerbajgian deve fornire garanzie verificabili a livello internazionale sul rispetto dei loro diritti e sulla capacità di rimanere nelle proprie case e vivere senza paura», ha affermato Yuri Kim.
Yuri Kim ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno lavorato intensamente negli ultimi mesi per affrontare il deterioramento della situazione umanitaria nel Nagorno-Karabakh: «Abbiamo costantemente affermato che il Corridoio [di Berdzor (Lachin)] deve essere aperto al traffico commerciale, umanitario e privato. Abbiamo trasmesso questo messaggio sia pubblicamente che privatamente a tutti i livelli del governo dell’Azerbajgian in numerose occasioni».
Di seguito riportiamo nella nostra traduzione italiana dall’inglese la trascrizione completa della testimonianza di Kim durante l’audizione alla Commissione del Senato:
«Grazie per il vostro invito a parlare con voi oggi degli sforzi del governo nel Caucaso meridionale, in particolare rispetto alla situazione umanitaria nel Nagorno-Karabakh. Apprezzo l’opportunità di aggiornarvi sul nostro lavoro e di ascoltare il vostro punto di vista su queste questioni urgenti. Abbiamo lavorato intensamente negli ultimi mesi per affrontare il deterioramento della situazione umanitaria nel Nagorno-Karabakh. Siamo profondamente preoccupati per la continua chiusura del Corridoio di Lachin e per l’impatto che questa chiusura sta avendo sui residenti del Nagorno-Karabakh. Voglio chiarire che consideriamo lo status quo del tutto inaccettabile. Non smetteremo di lavorare finché non avremo una soluzione. Abbiamo costantemente affermato che il corridoio deve essere aperto al traffico commerciale, umanitario e privato. Abbiamo trasmesso questo messaggio sia pubblicamente che privatamente a tutti i livelli del governo dell’Azerbajgian in numerose occasioni. L’accesso al cibo, alle medicine, al latte artificiale e all’energia non dovrebbe mai essere tenuto in ostaggio. Il Segretario Blinken, il Consigliere senior per i negoziati sul Caucaso, Louis Bono, i colleghi dell’USAID e molti altri, me compreso, sono stati intensamente impegnati su questo tema con un’ampia gamma di contatti a tutti i livelli per premere per l’apertura immediata e simultanea del Corridoio di Lachin così come altre rotte verso il traffico umanitario, commerciale e privato per consentire il passaggio delle forniture umanitarie urgentemente necessarie. Abbiamo accolto con favore la notizia che il 12 settembre una spedizione che trasportava circa 20 tonnellate di forniture umanitarie è passata attraverso la rotta di Aghdam nel Nagorno-Karabakh. Ulteriori aiuti umanitari da parte del Comitato Internazionale della Croce Rossa sono posizionati da settimane appena fuori dai checkpoint di Lachin e Aghdam. Il Consigliere senior Bono è ancora una volta nella regione per fare pressione affinché queste forniture siano autorizzate immediatamente e simultaneamente nel Nagorno-Karabakh. Il Presidente Aliyev e i rappresentanti del Nagorno-Karabakh hanno dichiarato pubblicamente di aver accettato questo accordo. Non dovrebbero esserci ulteriori ritardi nell’attuazione di questo accordo. È essenziale che queste forniture – pronte a partire da settimane – vengano consegnate subito alla popolazione del Nagorno-Karabakh. È inoltre essenziale raggiungere un accordo più sostenibile per gli uomini, le donne e i bambini del Nagorno-Karabakh. In questo contesto, esortiamo il governo dell’Azerbajgian a ripristinare il libero transito delle merci commerciali, umanitario e persone sia in entrata che in uscita dal Corridoio di Lachin in tempi rapidi, pur riconoscendo l’importanza di rotte aggiuntive. Una delle tante sfide per trovare una soluzione è la profonda sfiducia nella regione dopo decenni di conflitto e instabilità. Dobbiamo continuare a incoraggiare tutte le parti a lavorare in modo costruttivo e a incoraggiare coloro che vivono nel Nagorno-Karabakh ad accettare assistenza umanitaria da fonti internazionali affidabili come il Comitato Internazionale della Croce Rossa. Qualunque sia il compromesso che alla fine verrà raggiunto, l’unica strada da percorrere è attraverso il dialogo e il compromesso per costruire la fiducia. Occorre affrontare le cause profonde dell’instabilità e dei conflitti che affliggono questa regione da così tanto tempo. Il governo continua a credere che la pace nel Caucaso meridionale abbia il potenziale per trasformare la regione e promuovere gli interessi degli Stati Uniti. Ora abbiamo un’opportunità strategica per combattere l’influenza maligna nella regione da parte di attori come Russia, Cina e Iran, raggiungendo una pace duratura che espanderà la nostra cooperazione economica e di sicurezza bilaterale e fornirà una maggiore sicurezza energetica ai partner e agli alleati europei. Il Segretario Blinken ha ospitato tre cicli di negoziati di pace con i Ministri degli Esteri di Armenia e Azerbajgian dallo scorso novembre, e la sua leadership ha dato risultati. Le parti hanno fatto progressi verso un accordo di pace che potrebbe stabilizzare la regione. Le commissioni di confine dell’Armenia e dell’Azerbajgian hanno avviato le discussioni sulla complicata questione della delimitazione del confine. Continueremo a sostenere i progressi verso un accordo di pace tra le parti. Il progresso non avverrà né facilmente né rapidamente, ma siamo determinati a fare tutto il possibile per sostenere una pace dignitosa e duratura – un obiettivo che è imperativo nel più ampio contesto regionale. Abbiamo investito in questo sforzo perché crediamo che la pace tra Armenia e Azerbajgian porterebbe benefici a cascata per la regione, nell’interesse della sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Una pace dignitosa e duratura potrebbe facilitare la sicurezza energetica regionale e potenziare i collegamenti di trasporto regionali, migliorando a sua volta le prospettive economiche di tutti i Paesi della regione e migliorando la vita di milioni di persone. Gli Stati Uniti potrebbero aumentare la cooperazione in materia di sicurezza nella regione e rafforzare la fiducia e la capacità di ciascun Paese di preservare e proteggere la propria sovranità e indipendenza. Nel contesto di qualsiasi discussione di pace, abbiamo chiarito che i diritti e la sicurezza degli armeni del Nagorno-Karabakh devono essere tutelati. Questo è un elemento essenziale di qualsiasi accordo di pace duraturo e dignitoso. L’Azerbajgian deve fornire garanzie verificabili a livello internazionale sul rispetto dei loro diritti e sulla capacità di rimanere nelle proprie case e vivere senza paura. In conclusione, voglio essere chiaro su una questione cruciale: gli Stati Uniti non tollereranno alcuna azione o sforzo – a breve o lungo termine – per la pulizia etnica o per commettere altre atrocità contro la popolazione armena del Nagorno-Karabakh. L’attuale situazione umanitaria non è accettabile. L’accesso umanitario attraverso il Corridoio di Lachin e altre rotte deve essere reso disponibile ora. Abbiamo anche ampiamente chiarito che l’uso della forza non è accettabile. Diamo a questa Commissione la nostra garanzia che questi principi continueranno a guidare i nostri sforzi in questa regione. Grazie ancora per l’opportunità di discutere le nostre priorità e i nostri sforzi per contribuire a costruire una pace giusta e duratura nel Caucaso meridionale».
«Gli USA hanno annunciato la linea rossa che l’Azerbajgian non deve oltrepassare. Gli USA hanno inviato un messaggio restrittivo all’Azerbajgian, che sta pianificando una guerra contro l’Armenia e il Nagorno-Karabakh e sottoponendo gli Armeni alla pulizia etnica. È estremamente importante che gli Stati Uniti facciano pubblicamente tale dichiarazione. Ciò impedisce, almeno nel breve termine, una nuova guerra su vasta scala pianificata da Aliyev. Ciò significa che l’Azerbajgian potrebbe essere sottoposto a gravi pressioni e sanzioni se iniziasse una guerra contro il Nagorno-Karabakh.
A differenza della Russia, gli Stati Uniti non hanno una presenza militare nel Nagorno-Karabakh, ma sono in grado di imporre sanzioni schiaccianti contro Aliyev se iniziasse una guerra. Gli Stati Uniti hanno precedentemente imposto una serie di sanzioni contro dittatori sanguinari che hanno compiuto massacri, genocidi e pulizia etnica contro i membri delle minoranze etniche nel loro Paese. Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro il Presidente del Sudan, Omar al-Bashir, incriminato dalla Corte Penale Internazionale per genocidio e crimini di guerra contro la popolazione del Darfur. Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro il Presidente della Siria, Bashar al-Assad, accusato di usare armi chimiche contro il suo stesso popolo e di reprimere brutalmente il dissenso. Gli Stati Uniti hanno anche imposto sanzioni contro il leader supremo della Corea del Nord, Kim Jong Un, accusato di violare i diritti umani e di creare armi nucleari.
Tuttavia, a differenza dei leader della Corea del Nord o della Siria, il Presidente dell’Azerbajgian è più vulnerabile e non dispone di protezioni per resistere alle sanzioni americane. Una parte significativa delle proprietà del clan Aliyev si trova in Occidente e l’Azerbajgian ha un’ampia cooperazione energetica con i Paesi europei, che è di importanza strategica per Baku. C’è anche il fattore della tesa situazione politica interna in Azerbajgian, dove i dissidenti politici sono soggetti a violenza e incarcerazione. Questo è un altro strumento contro Aliyev che può essere utilizzato per punirlo severamente. Pertanto, il Presidente dell’Azerbajgian correrà un rischio enorme se ignorerà l’avvertimento degli Stati Uniti e iniziasse una guerra contro il Nagorno-Karabakh.
L’Azerbajgian chiede che il Nagorno-Karabakh sciolga le sue istituzioni statali e accetti l’agenda di integrazione dell’Azerbajgian senza introdurre un sistema di garanzie internazionali per la sicurezza e la protezione dei diritti. Ciò significa che l’Azerbajgian non vuole assumere alcun obbligo internazionale che escluda i suoi programmi di pulizia etnica e genocidio.
L’Azerbajgian vuole fornire agli Armeni del Nagorno-Karabakh tali garanzie di diritti e sicurezza (“garantite” dalla Costituzione dell’Azerbajgian) che consentiranno al regime autocratico di Ilham Aliyev di creare condizioni disumane per gli Armeni a breve termine e costringerli a partire. E quegli armeni che, nonostante il trattamento disumano, rimangono nel Nagorno-Karabakh, alla lunga saranno costretti ad andarsene a causa degli scontri. L’Azerbajgian cambierà anche la composizione etnica del Nagorno-Karabakh insediando gli Azeri.
Penso che il Vice Segretario di Stato americano abbia calcolato la probabilità di uno scenario così estremo e richieda che il Presidente dell’Azerbajgian fornisca garanzie approvate a livello internazionale. Questa posizione degli Stati Uniti impedisce la possibilità di una nuova guerra da parte dell’Azerbajgian, oltre a sconvolgere lo scenario di sottomissione forzata degli Armeni del Nagorno-Karabakh attraverso un attacco militare. Naturalmente, l’Azerbajgian cercherà di infrangere questo divieto imposto dagli Stati Uniti e cercherà l’aiuto di Russia e Turchia, con le quali hanno cambiato lo status quo attraverso la guerra dei 44 giorni del 2020, e hanno anche spinto gli Stati Uniti e l’Unione Europea fuori dal Caucaso meridionale.
Ma ora gli Stati Uniti stanno facendo sul serio, non solo aumentando il loro ruolo nella risoluzione del conflitto del Nagorno.Karabakh, ma anche creando nuovi formati di cooperazione con l’Armenia, anche nel campo della sicurezza.
L’Azerbajgian cercherà di attuare il processo di integrazione degli Armeni del Nagorno-Karabakh insieme alla Federazione Russa. Credo che le forze di mantenimento della pace russe svolgeranno un ruolo nell’attuazione del piano di integrazione dell’Azerbajgian. La Russia propone di integrare il Nagorno-Karabakh nell’Azerbajgian senza garanzie internazionali di diritti e sicurezza.
Nel frattempo, la formula proposta dagli Stati Uniti è più stabile e forte. La posizione delle nuove autorità del Nagorno-Karabakh è di fondamentale importanza qui. Devono decidere se negoziare con Baku secondo il formato russo o occidentale. In ogni caso, possiamo affermare che gli Stati Uniti danno al Nagorno-Karabakh l’opportunità di gestire il proprio destino ottenendo garanzie internazionali più forti. Il Nagorno-Karabakh non dovrebbe cedere alle pressioni russe. Quali saranno gli sviluppi lo si vedrà nel prossimo futuro» (Roberto Ananyan – Nostra traduzione italiana dall’inglese).
Gli Stati Uniti proteggono la democrazia e i diritti umani per gli Armeni del Nagorno-Karabakh. La reazione isterica e aggressiva dell’Azerbajgian allo sviluppo promettente. Il sanguinoso piano di Ilham Aliyev è sull’orlo del fallimento
«L’Azerbajgian è diventato molto isterico a causa delle dichiarazioni rilasciate al Senato dal Vice Segretario di Stato americano Yuri Kim. Gli USA stanno contrastando i piani dell’Azerbajgian di occupare il Nagorno-Karabakh con la forza, distruggere le forze di difesa armene, massacrare e deportare gli Armeni. Il sanguinoso piano dell’Azerbajgian è sull’orlo del fallimento. Yuri Kim non ha difeso l’Armenia, ma ha respinto lo scenario di una soluzione del conflitto con la guerra.
Poiché Ilham Aliyev ha pianificato un’operazione militare contro gli Armeni del Nagorno-Karabakh, è naturale che l’Azerbajgian abbia percepito in modo aggressivo la dichiarazione pacifista del funzionario americano. L’Azerbajgian intendeva lanciare uno scenario militare, che gli Stati Uniti stanno ora impedendo. Gli Stati Uniti insistono sul fatto che non tollereranno la pulizia etnica o altre atrocità contro il popolo del Nagorno-Karabakh. Washington ha centrato l’obiettivo. Gli Stati Uniti rivelano il piano dell’Azerbajgian e dicono che è intollerabile.
Il Portavoce del Ministero degli Esteri azerbajgiano, Ayhan Hajizade, ha affermato che la terminologia «popolo armeno del Nagorno-Karabakh» contraddice l’integrità territoriale e la sovranità dell’Azerbajgian: «L’inclusione di un riferimento ai “diritti e alla sicurezza del popolo armeno del Nagorno-Karabakh” nel trattato di pace contraddice l’integrità territoriale e la sovranità dell’Azerbajgian, poiché contiene un termine utilizzato appositamente dall’Armenia per incoraggiare il separatismo nel nostro territorio».
Ho studiato il panorama mediatico azerbajgiano. Esperti e giornalisti pagati dal governo di Ilham #Aliyev dichiarano che gli Stati Uniti minacciano l’Azerbajgian. Gli azerbajgiani temono che gli Stati Uniti stiano vietando loro il processo di instaurazione di “legge e ordine” nel Nagorno-Karabakh attraverso l’esercito azerbajgiano.
Gli esperti di Ilham Aliyev notano che il rafforzamento degli Stati Uniti in Armenia rappresenta una minaccia per l’Azerbajgian tanto quanto per l’Iran, che si oppone all’attacco azerbajgiano al territorio armeno. Ricordo che Yuri Kim ha anche affermato che gli Stati Uniti dovrebbero aumentare il sostegno allo sviluppo dell’Armenia, così come la cooperazione in materia di difesa con l’Armenia.
L’Azerbajgian teme che l’influenza degli Stati Uniti stia aumentando a causa dell’indebolimento della posizione della Russia in Armenia. Considerano questo un serio ostacolo allo scatenamento di nuove guerre contro l’Armenia e il Nagorno-Karabakh. L’Azerbajgian non ha abbandonato il piano di occupazione dei territori per creare il “Corridoio di Zangezur” nella regione di Syunik. Anche l’innalzamento della bandiera americana in Armenia sconvolge questo piano dell’Azerbajgian. Credo che gli Stati Uniti saranno un meraviglioso alleato in termini di sicurezza e valori, e che la sicurezza e la stabilità nel Caucaso meridionale saranno ulteriormente rafforzate grazie al contenimento dei fattori russo e cinese. A proposito, è una coincidenza interessante che la Cina e la Georgia siano diventate partner strategici e stiano lanciando una serie di progetti economici, mentre gli Stati Uniti alzano la bandiera in Armenia, parlando pubblicamente della necessità di aumentare gli aiuti all’Armenia nel campo della sicurezza e della difesa e di attuare il partenariato. Questo è il modo giusto per approfondire la cooperazione armeno-americana. Questo è ciò di cui ho scritto molte volte.
Ma torniamo all’Azerbajgian. L’Azerbajgian è rimasto molto turbato dall’espressione “popolo del Nagorno-Karabakh” utilizzata dal Vice Segretario di Stato americano, Yuri Kim. Gli Azeri vedono un pericolo quando gli Stati Uniti considerano intollerabili «le atrocità contro il popolo del Nagorno-Karabakh e la pulizia etnica», così come quando gli Stati Uniti affermano che «i diritti e la sicurezza degli Armeni del Nagorno-Karabakh devono essere protetti, perché è una componente chiave di qualsiasi accordo di pace, e anche l’Azerbajgian dovrebbe fornire garanzie approvate a livello internazionale».
Quando l’Azerbajgian afferma che la terminologia «popolo armeno del Nagorno-Karabakh» contraddice l’integrità territoriale e la sovranità dell’Azerbajgian, temono che gli Stati Uniti vogliano ottenere uno status altamente autonomo per gli Armeni del Nagorno-Karabakh. Gli Stati Uniti in realtà non accettano il piano dell’Azerbajgian di effettuare la pulizia etnica nel Nagorno-Karabakh. Gli Stati Uniti dicono all’Azerbajgian che non tollereranno la pulizia etnica e le atrocità contro l’Artsakh. Gli Stati Uniti affermano che l’Azerbajgian dovrebbe fornire garanzie approvate a livello internazionale agli Armeni del Nagorno-Karabakh. Attuando questi protocolli, gli Stati Uniti ostacolano i piani dell’Azerbajgian di occupare con la forza il Nagorno-Karabakh, distruggere le forze dell’esercito di difesa, massacrare e deportare gli Armeni. Gli Stati Uniti danno istruzioni specifiche a Baku non solo di non sottomettere il Nagorno-Karabakh con la guerra, ma obbliga Baku a fornire garanzie approvate a livello internazionale ai nativi Armeni.
Penso che gli Stati Uniti si siano resi conto che l’Azerbajgian sta deliberatamente facendo fallire dei negoziati costruttivi e, insieme alla Russia, sta cercando di spopolare il Nagorno-Karabakh. Washington impedisce quel terribile piano.
L’ingresso del camion russo nel Nagorno-Karabakh aveva lo scopo di allentare la pressione di Stati Uniti e Unione Europea sull’Azerbajgian riguardo all’apertura del Corridoio di Lachin. Yuri Kim ha affermato che gli Stati Uniti sono preoccupati per il continuo blocco del Corridoio di Lachin e per le conseguenze che questo blocco ha sulla popolazione del Nagorno-Karabakh. Pertanto, gli Stati Uniti avvertono l’Azerbajgian e la Russia che non permetteranno che il blocco degli Armeni del Nagorno-Karabakh continui e di sottometterli con la forza sottoponendoli alla fame.
La Russia ha già proposto un piano per integrare il Nagorno-Karabakh nell’Azerbajgian. Non viene offerta alcuna garanzia internazionale per garantire i diritti e la sicurezza degli Armeni del Nagorno-Karabakh. Nel frattempo, gli Stati Uniti affermano che l’Azerbajgian dovrebbe fornire garanzie approvate a livello internazionale agli Armeni del Nagorno-Karabakh. L’uso dell’espressione «popolo del Nagorno-Karabakh» da parte degli Stati Uniti è già una rivendicazione di status per l’Azerbajgian. Ma l’Azerbajgian vuole privare gli Armeni del Nagorno-Karabakh dei loro diritti fondamentali a mangiare e bere, ad avere gas, elettricità, a ricevere un’istruzione e un lavoro adeguati, ad andare in e venire dall’Armenia.
Baku vuole distruggere il Nagorno-Karabakh come unità etnica governata dagli Armeni, commettere atrocità contro di loro e sottoporre il Nagorno-Karabakh alla pulizia etnica. Baku ha calcolato che se oggi non riesce a soggiogare il Nagorno-Karabakh con la guerra, a lungo termine intende creare dure condizioni di vita e costringere gli Armeni a lasciare il Nagorno-Karabakh.
Gli Stati Uniti chiedono di fornire agli Armeni del Nagorno Karabakh garanzie approvate a livello internazionale, la cui attuazione significherà l’esclusione della pulizia etnica da parte dell’Azerbajgian. Ciò è contrario all’ideologia statale dell’Azerbajgian, secondo la quale gli Armeni non dovrebbero rimanere nel Nagorno-Karabakh. Questo è il motivo per cui l’Azerbajgian risponde in modo aggressivo alla dichiarazione pacifica del Vice Segretario di Stato, Yuri Kim.
È ovvio che gli Stati Uniti stanno inasprendo la loro retorica, che è una conseguenza del comportamento aggressivo dell’Azerbajgian, delle azioni volte a sconfiggere i negoziati e della chiara prova dei preparativi per la guerra.
L’Azerbajgian per due volte non ha incontrato i rappresentanti del Nagorno-Karabakh secondo il formato proposto dagli Stati Uniti. Non accetta il negoziato con Stepanakert attraverso un meccanismo internazionale in un Paese terzo. L’Azerbajgian intende attuare uno scenario militare, che gli Stati Uniti stanno ora impedendo. Gli Stati Uniti si mostrano come un leader globale che, come membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, considerano intollerabili la pulizia etnica e le atrocità nel Nagorno-Karabakh. Si dice spesso che i valori dei diritti umani e della democrazia non trovano posto nella geopolitica, ma vediamo che gli Stati Uniti proteggono la democrazia e i diritti umani nel caso degli Armeni del Nagorno-Karabakh.
Penso che gli Stati Uniti dovrebbero far capire all’Azerbajgian che dovrebbe tornare a negoziati costruttivi e spiegare chiaramente che ci saranno conseguenze negative per Baku, se si passasse ad uno scenario di guerra contro gli Armeni in collaborazione con la Russia. Vediamo il chiaro posizionamento degli Stati Uniti come mediatore reale e produttivo nel processo Armenia-Azerbajgian. Questo è uno sviluppo importante» (Roberto Ananyan – Nostra traduzione italiana dall’inglese).
Da luglio gli Armeni hanno organizzato un sit-in 24 ore su 24, 7 giorni su 7 davanti alla sede delle Nazioni Unite in Armenia a Yerevan. Hanno raccolto scorte di olio d’oliva e farina per la popolazione dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh che sta morendo di fame sotto il blocco del’Azerbajgian.
La crisi del pane raggiunge il culmine nell’Artsakh sotto assedio totale. E i mediatori internazionali continuano ad affrontare questo genocidio come un normale conflitto che mantiene la parità e chiude un occhio davanti alla fame genocida di un intero popolo. È inquietante il mito secondo cui la Russia è troppo impegnata conl’Ucraina per revocare il blocco, che si ripeta indiscriminatamente, mantenendo viva l’illusione che la Russia sia un alleato dell’Armenia, mentre lo è dell’Azerbajgian.
A tarda notte una donna anziana dell’Artsakh, in piedi sotto la pioggia, tiene stretto un pane. È in fila da giorni, ma non riesciva a procurarsi il pane.
L’Azerbajgian per due volte aveva accettato il trasferimento della salma di Helen Dadayan nell’Artsakh, ma in seguito ha annullato la propria decisione, chiedendo che i documenti di trasferimento specifichino l’Azerbajgian come destinazione.
La 21enne Helen Dadayan, residente nell’Artsakh, ha perso tragicamente la vita insieme ad altre 11 persone in un incidente stradale il 14 agosto scorso vicino al villaggio di Lanjik sull’autostrada Yerevan-Gyumri nell’Armenia occidentale. I suoi resti sono all’obitorio di Goris da circa un mese, in attesa di raggiungere l’Artsakh assediato dove vive la sua famiglia. Lo zio di Helen, Mushegh Safaryan, che si trova a Goris, ha menzionato i progressi nel trasferimento del suo corpo nell’Artsakh con la mediazione del nuovo comandante delle forze di mantenimento della pace e delle autorità dell’Artsakh. Tuttavia, la richiesta dell’Azerbajgian di coinvolgere il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha causato problemi burocratici, incentrati sulla destinazione da menzionare nei documenti. Safaryan sperava in un’imminente decisione della Corte Europea dei Diritti dell’uomo (CEDU) in merito al trasferimento. Oggi, la CEDU ha respinto la petizione.
L’amico di Helen da 14 anni, Astghik Alaverdyan, ha detto: «Se la strada per l’Artsakh non fosse stata chiusa, saremmo stati entrambi a Chartar molto tempo fa.
Giovani volontari in Karabakh consegnano cibo a chi ne ha bisogno
Negli ultimi due mesi, Nare, 16 anni, residente nel Nagorno-Karabakh, si è offerta volontaria per aiutare a consegnare cibo ai bisognosi. La grave carenza di cibo, medicine e altre forniture nell’Artsakh/Nagorno-Karabakh è il risultato del blocco illegale imposto da 9 mesi dall’Azerbajgian. La mancanza di carburante fa sì che le risorse disponibili possano essere acquisite solo da coloro che sono in grado di percorrere lunghe distanze a piedi. Per i malati e gli anziani questo è impossibile nella maggior parte dei casi.
Inizialmente, Nare aveva il compito di consegnare il pane dai panifici agli anziani e i malati, che non erano in grado di stare in lunghe file per tente ore, ma con l’aggravarsi della carenza di pane, la missione è cambiata. Ora, Nare e il team consegnano cibo da una mensa locale, facendo tutto il possibile per sostenere la loro comunità (Civilnet, 14 settembre 2023
(Nostra traduzione italiana dall’inglese).
«Nell’Artsakh, i bambini in età scolare arrivano a lezione malnutriti. Al mattino a colazione non c’è quasi nulla. Quando hanno fame durante la lezione, si accontentano di mezzo pezzo di pane portato da casa» (Ani Abaghyan, giornalista di Artsakh).
«Buon pomeriggio. Giorno 279 sotto blocco» (Ani Abaghyan, giornalista di Artsakh).
Il Primate della Diocesi di Artsakh ha ricevuto la Baronessa Cox
Il Vescovo Vrtanes Abrahamyan, Primate della Chiesa Apostolica Armena ha ricevuto la Baronessa Caroline Cox, con i membri dell’Organizzazione cristiana per i diritti umani International Christian Solidarity (CSI) e dell’Humanitarian Aid Relief Trust (HART). Era presente anche Azatuhi Simonyan, Consigliere del Presidente della Repubblica di Artsakh con incarichi speciali.
Il Vescovo Abrahamyan ha rivolto parole di benedizione e gratitudine alla Baronessa Caroline Cox, fedele amica del popolo dell’Artsakh, e a tutti i presenti per la loro preoccupazione per il popolo dell’Artsakh.
Sono state discusse le questioni relative all’ulteriore cooperazione con la Diocesi di Artsakh e all’attuazione dei programmi di assistenza umanitaria.
Gli ospiti si sono informato anche del destino dei monumenti storici e culturali nel territorio dell’Artsakh occupato dall’Azerbajgian, alla profanazione delle chiese Apostoliche Armene e alla politica di desacralizzazione delle chiese da parte dell’Azerbajgian.
Il simbolo ∀ sui veicoli militari dell’esercito azero, che si stanno muovendo verso il confine con l’Armenia.
Del simbolo ∀ sui veicoli militare dell’esercito azero, che si stanno muovendo verso il confine con l’Armenia, abbiamo riferito il 5 [QUI], il 9 [QUI] e il 15 settembre 2023 [QUI] . Ieri ha scritto della questione il Telegraph.
Le forze azerbajgiane che utilizzano simboli in stile russo si stanno ammassando al confine con l’Armenia
di James Kilner The Telegraph, 15 settembre 2023
(Nostra traduzione italiana dall’inglese)
L’esercito dell’Azerbajgian sta rafforzando le sue forze vicino all’Armenia e ha dipinto i suoi veicoli con “segni di guerra” simili a quelli usati dall’esercito russo prima di invadere l’Ucraina.
L’intelligence open source condivisa con il Telegraph dal Center for Information Resilience (CIR) sembra sostenere le affermazioni armene secondo cui l’Azerbajgian si sta preparando alla guerra.
Oltre all’intensificazione dell’attività nelle basi Azerbajgiane, il CIR ha affermato di aver rilevato anche un aumento dei voli tra l’Azerbajgian e un aeroporto militare in Israele, uno dei suoi alleati, e l’opposizione alle manovre militari dell’Iran, alleato dell’Armenia.
“È possibile che si tratti di movimenti di routine, ma l’analisi di altri dati open source disponibili potrebbe ulteriormente indicare un rafforzamento militare”, ha affermato Kyle Glen, un investigatore del CIR.
I simboli militari azeri sono una “A” rovesciata e una “F” stilizzata e sono stati dipinti principalmente sui camion della fanteria dell’esercito e sui veicoli corazzati.
L’Azerbajgian non ha spiegato i simboli, ma l’esercito russo ha utilizzato i simboli “V” e “Z” come identificatori dei gruppi di battaglia prima di invadere l’Ucraina nel febbraio 2022 e, come in Russia, anche i nazionalisti azeri hanno adottato questi segni militari come avatar e loghi.
Per il governo armeno le intenzioni dell’Azerbajgian sono chiare.
“Siamo preoccupati che possa scoppiare una nuova guerra, o almeno un aumento dell’aggressione su larga scala”, ha affermato Vahan Kostanyan, Vice Ministro degli Esteri dell’Armenia. L’Azerbajgian lo ha precedentemente negato. Il suo Ministero degli Esteri non ha risposto alle richieste di commento del Telegraph.
Il fulcro del rafforzamento delle forze armate è l’area di confine attorno al Nagorno-Karabakh, un territorio montuoso grande all’incirca quanto il Somerset su cui Azerbajgian e Armenia hanno conteso e combattuto sin dalla disgregazione dell’Unione Sovietica nel 1991.
In una guerra durata cinque settimane nel 2020, sono state uccise circa 7.000 persone. L’Azerbajgian ha sconfitto l’Armenia nella guerra, utilizzando per la prima volta i droni turchi, prima che il Cremlino intervenisse per imporre un cessate il fuoco.
Ma gli analisti dicono che con il Cremlino distratto dall’invasione dell’Ucraina e l’influenza occidentale limitata nel Caucaso meridionale, il Presidente dell’Azerbajgian Ilham Aliyev sta ora cercando di portare a termine l’ambizione di una vita di cacciare tutti gli Armeni dalla regione del Nagorno-Karabakh. “Siamo a un punto pericoloso e siamo solo a un paio di passi da un nuovo conflitto”, ha detto Thomas de Waal, membro senior del think tank Carnegie Europe.
La guerra in Ucraina ha anche distrutto le alleanze tradizionali, fratturando il Caucaso meridionale intrinsecamente instabile.
Il più importante alleato e partner commerciale dell’Armenia è stata la Russia e il Cremlino era visto come un garante dell’indipendenza armena. In base all’accordo di pace del 2020 che ha fermato la guerra, ai soldati russi è stato assegnato un ruolo di mantenimento della pace e il Cremlino mantiene una delle sue più grandi basi militari all’estero fuori Gyumri, la seconda città dell’Armenia.
Ma l’Armenia ha accusato il Cremlino di ignorare l’aggressione azera perché non ha appoggiato l’invasione dell’Ucraina e ha spostato la sua attenzione diplomatica verso l’Occidente. Nikol Pashinyan, il Primo Ministro armeno, questo mese ha inviato sua moglie a Kiev con aiuti umanitari e ha ospitato soldati americani per un’esercitazione militare, facendo infuriare il Cremlino.
Il Signor de Waal ha detto che il cambiamento diplomatico dell’Armenia è comprensibile. “Se la Russia non ti protegge, qual è l’utilità del rapporto?”, ha detto.
Se la guerra in Ucraina è stata un disastro per le relazioni dell’Armenia con la Russia, è stata un grande vantaggio per l’Azerbajgian, che ha aumentato le sue forniture di gas all’Europa. I leader dell’Unione Europea sono volati a Baku per stringere la mano ad Aliyev e hanno accolto i diplomatici azeri a Brussel, rendendo molto più difficile per loro fermarlo. L’Azerbajgian ha anche ricostruito i suoi legami danneggiati con la Russia, acquistando ulteriore gas russo per integrare le sue forniture all’Unione Europea.
Un altro grosso grattacapo, dicono gli analisti, è che qualsiasi potenziale nuova guerra intorno al Nagorno-Karabakh potrebbe avere implicazioni più ampie e renderla più esplosiva della guerra del 2020. Oltre a Israele, la Turchia è un alleato dell’Azerbajgian e il Pakistan è un fornitore di armi. L’Armenia ha sviluppato un’alleanza con l’Iran, anche se ha insistito sul fatto che non si tratta di un’alleanza militare, e acquista armi dall’India.
Negli ultimi due anni la pressione si è accumulata intorno al Nagorno-Karabakh. Ci sono regolarmente scaramucce mortali lungo il confine, ma ora sono saldamente concentrate su un unico tratto di strada lungo 20 miglia chiamato Corridoio di Lachin che collega l’Armenia continentale con l’altopiano montuoso.
Da dicembre l’Azerbajgian ha bloccato il Corridoio di Lachin, prima utilizzando manifestanti ambientalisti civili e poi installando un blocco che impedisce anche ai convogli umanitari di raggiungere la città di Stepanakert, il tutto sorvegliato da soldati russi vigili e impassibili.
Circa 120.000 Armeni vivono su questo altopiano montuoso, dentro e intorno a Stepanakert, che ora è isolato dal resto del mondo.
Luisine, che vive a Stepanakert, dice che il pane, la carne e le forniture mediche sono strettamente razionate e che le persone sono tornate a una forma di esistenza di sussistenza medievale.
“Sono tre giorni che non c’è pane”, ha detto al telefono. “Quando cammino per le strade sento i bambini che implorano il cibo e le loro madri che piangono perché non hanno risposte”.
I negozi di Stepanakert sono spogli e non c’è caffè, tè o tabacco. Gli agricoltori trasportano i prodotti di base al mercato a piedi o con l’asino e il carro.
Quando Luisine ha visitato il mercato principale della città questa settimana, ha detto che erano in vendita solo gelsi freschi e succo di gelso. “È terrificante in questo momento”, ha detto.
Il governo armeno ha accusato l’Azerbajgian di “genocidio”. L’Azerbajgian ha affermato di aver installato un posto di blocco per fermare il contrabbando di armi e di aver offerto un percorso alternativo per raggiungere la città.
Per Anjelika è chiaro che un’altra guerra è imminente. Ha detto che l’Azerbajgian vuole cacciarla dal suo villaggio, a poche miglia da Stepanakert, e suo figlio è stato arruolato nell’esercito di etnia armena locale.
“Le cose sono terribili. Molto male”, ha detto, insistendo sul fatto che non se ne andrà. “Non è rimasto più nulla, né burro, né sale, né cereali, né verdure, né prodotti per l’igiene. Niente”.
«Putin, il re armeno Tigran il Grande e il sangue armeno-azero. Per comprendere quanto sia assurda la politica della Russia nei confronti dei rapporti tra Armenia e Azerbajgian, farò un piccolo esempio. Recentemente, Putin si è lamentato del fatto che l’Armenia abbia riconosciuto l’integrità territoriale dell’Azerbajgian, che è stata registrata su carta a Praga nell’ottobre 2022.
“Ora il presidente Aliyev mi dice: beh, sai, l’Armenia ha riconosciuto che il Karabakh è nostro, che la questione dello status del Karabakh non esiste più, è stata risolta. Questa non è la nostra decisione, questa è la decisione dell’attuale leadership dell’Armenia. Non c’è niente da dire qui, se l’Armenia stessa riconosce che il Karabakh fa parte dell’Azerbajgian, allora cosa dovremmo fare”, ha detto Putin.
In altre parole, Putin sostiene che l’Armenia non avrebbe dovuto riconoscere l’integrità territoriale dell’Azerbajgian affinché la Russia potesse avviare negoziati con l’Azerbajgian sullo status del Nagorno-Karabakh. Putin afferma che l’Armenia non avrebbe dovuto accettare la Dichiarazione di Alma-Ata sulla creazione della CSI nel 1991 come base dell’integrità territoriale dell’Azerbajgian e dell’Armenia.
In altre parole, secondo la Russia, l’integrità territoriale dell’Armenia dovrebbe rimanere in dubbio, e il confine armeno-azerbajgiano dovrebbe rimanere incerto. Perché se gli ex confini amministrativi dell’URSS non vengono riconosciuti come confini statali, la demarcazione e la delimitazione saranno impossibili.
Se l’Armenia aderirà alla proposta di Putin e non riaffermerà la Dichiarazione di Alma-Ata da essa firmata nel 1991, secondo la quale i confini amministrativi delle ex repubbliche dell’URSS furono trasformati in confini statali, vorrà dire che resterà giuridicamente sconosciuto dove Il confine dell’Armenia dovrebbe iniziare e finire. L’Azerbajgian utilizzerà questo come una falsa giustificazione per invadere i territori dell’Armenia, avvenuta il 13 settembre 2022. E la Russia è d’accordo con la narrativa dell’Azerbajgian secondo cui l’avanzata delle truppe azere nel territorio dell’Armenia è una conseguenza della mancata delimitazione del confine armeno-Azerbajgiano.
Cosa vuole Putin? La Russia ha bisogno che il confine armeno-azerbajgiano rimanga incerto e che l’Azerbajgian continui i suoi attacchi militari contro l’Armenia. La preoccupazione della Russia non è affatto l’Artsakh e il suo status. Putin ha rilasciato due dichiarazioni dopo l’annuncio del 9 novembre 2020 e ha riconosciuto il Nagorno-Karabakh come parte dell’Azerbajgian.
Inoltre, il 22 febbraio 2022, la Russia ha firmato una dichiarazione di rapporti di alleanza con l’Azerbajgian, con la quale riconosce l’integrità territoriale dell’Azerbajgian e si impegna con Baku a combattere i movimenti separatisti in Azerbajgian.
La Russia vuole che il confine armeno-azerbajgiano non acquisisca una base legale, che non venga effettuata la demarcazione, affinché l’Azerbajgian possa continuare ad aggredire l’Armenia, dopodiché, secondo i calcoli del Cremlino, le truppe russe verranno schierate sul confine armeno-azerbajgiano.
Ho informazioni che Mosca voleva che le truppe russe fossero schierate al confine durante il processo di demarcazione armeno-azerbajgiano. Tuttavia, tale processo non è ancora iniziato e l’Armenia ha annunciato che intende schierare guardie di frontiera armene sul confine armeno-azerbajgiano dopo la demarcazione e ritirare attrezzature militari pesanti e truppe. Questo è un altro fattore per impedire l’allargamento dell’influenza russa in Armenia.
In altre parole, il mancato riconoscimento da parte dell’Armenia dell’integrità territoriale dell’Azerbajgian e i periodici conflitti consentiranno alla Russia di avere una presenza militare sul confine armeno-azerbajgiano e di tenere sotto controllo Baku e Yerevan. Questo è il vero obiettivo di Putin, non che sia preoccupato per il destino del Nagorno Karabakh.
Se la Russia non avesse voluto che la sovranità dell’Azerbajgian si estendesse sul Nagorno-Karabakh, non avrebbe dovuto fornire insieme alla Bielorussia all’Azerbajgian il 67% dell’arsenale militare azero nel 2011-2020. Inoltre, la Russia non avrebbe dovuto pianificare e attuare la guerra contro il Nagorno-Karabakh insieme all’Azerbajgian e alla Turchia, di cui il Ministro della Difesa russo era apertamente orgoglioso.
E qual è l’assurdità? Dalle parole di Putin si capisce che la Russia è contraria a delimitare giuridicamente il confine armeno-azerbajgiano e a considerare come confini statali i confini amministrativi delle repubbliche armena e azerbajgiana dell’ex Unione Sovietica.
Ma quando l’Azerbajgian ha attaccato l’Armenia il 13 settembre 2022, la Russia ha sostanzialmente giustificato l’aggressione dichiarando che la ragione di quell’attacco è che il confine armeno-azerbajgiano non è delimitato e dovrebbe essere delimitato. Ciò ha legittimato la tesi dell’Azerbajgian secondo cui, poiché il confine armeno-azerbajgiano non è delimitato, le forze armate dell’Azerbajgian si muovono liberamente.
Vediamo che in un caso la Russia critica l’Armenia nel riconoscimento dell’integrità territoriale dell’Azerbajgian, cioè negli sforzi per concretizzare il confine armeno-azerbajgiano, nell’altro caso, dice che la ragione dell’attacco dell’Azerbajgian del 13 settembre 2022 è che il confine armeno-azerbajgiano non è delimitato.
In altre parole, come immagina la Russia la demarcazione del confine armeno-azerbajgiano senza riconoscere l’integrità territoriale e i confini dell’altro? Come è possibile avviare la demarcazione senza specificare su quali basi tale confine dovrebbe essere riconosciuto? Dopotutto, Putin stava dicendo che esiste una mappa presso lo Stato Maggiore delle Forze Armate russe, in base alla quale dovrebbe essere effettuata la demarcazione.
L’Armenia oggi afferma che gli ex confini amministrativi dell’URSS, divenuti confini statali dopo la firma della Dichiarazione di Alma Ata, dovrebbero costituire la base della demarcazione. L’Armenia propone di utilizzare come base la mappa del 1975.
La Russia, in attesa della demarcazione armeno-azera, accusa l’Armenia di aver accettato gli ex confini dell’URSS come base giuridica per la demarcazione.
A proposito, Putin vuole che si prende come base i confini dell’Armenia ai tempi di Tigran il Grande? Lo sanno la Turchia, l’Azerbajgian, l’Iran e la Georgia? Con questa battuta voglio mostrare quanto sia assurda la politica della Russia nel Caucaso meridionale. In realtà, capiamo tutti che il conflitto irrisolto del Nagorno Karabakh e la mancanza di demarcazione del confine tra Armenia e Azerbajgian sono la base di continui conflitti ed esplosioni, il che costituisce un ambiente meraviglioso per la Russia per rafforzarsi nel Caucaso meridionale, per mantenere Armenia e Azerbajgian sotto controllo a scapito del sangue di Armeni e di Azeri.
Per la Russia è importante la guerra costante, il sangue e la presenza russa. Ingannare e manipolare non è un problema per Putin» (Roberto Ananyan – Nostra traduzione italiana dall’inglese).
Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, prima della sua partenza per gli Stati Uniti per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha annunciato la sua proposta di convocare un incontro che coinvolga i leader di Russia, Azerbajgian e Armenia per affrontare la situazione dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh.
Durante il briefing pre-partenza, Erdoğan ha delineato il suggerimento della Turchia per un incontro trilaterale o addirittura quadrilatero sull’Artsakh/Nagorno-Karabakh), al quale la Turchia parteciperebbe insieme a Putin, Aliyev e Pashinyan. Ha sottolineato che questo incontro coinvolgerà i leader attivamente impegnati nella questione, piuttosto che quelli estranei ad essa. Erdogan ha anche rivelato la sua intenzione di discutere questa proposta con Aliyev e ha osservato che fino ad ora non c’è stata alcuna risposta, né negativa né positiva, da parte delle parti coinvolte nella proposta della Turchia.
È come presentare un appello per la pena di morte davanti allo stesso giudice, giuria e boia.
Non devono esserci negoziati sull’Artsakh senza l’Artsakh e senza la presenza di garanti internazionali (USA e Francia, Membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite).
NOI PREGHIAMO IL SIGNORE PER QUESTO MIRACOLO
NON DOBBIAMO SPERARE CHE VENGA DAGLI UOMINI,
QUELLO CHE SOLO IL SIGNORE POTREBBE DARCI
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